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Abitare è in edicola con il numero 600: bellezza, storia e design da sfogliare

Il 27 novembre Abitare è in edicola con il n.600 e alla soglia dei 60 anni della storica rivista RCS, oggi diretta da Silvia Botti, celebra la concretezza e guarda al futuro. «Abitare ha raccontato, attraverso i decenni, le evoluzioni del mondo della progettazione e della produzione di settore. Lo facciamo anche oggi, in questo difficilissimo momento che però ha riportato la casa al centro delle nostre vite e dei nostri interessi» racconta la direttrice Silvia Botti. «E in un periodo in cui non c’è nulla da festeggiare, celebriamo la concretezza, la capacità di cogliere e descrivere i cambiamenti in atto e di immaginare nuovi e migliori mondi possibili: la nostra anima, il nostro impegno».

Abitare è in edicola con il numero 600: i contenuti

Tra i tanti contenuti del numero: la scuola materna rosso lacca di Chaoyang, firmata da MAD Architects, capace di coniugare antico e nuovo. Lo spettacolare rifugio sulle Ande cilene disegnato dagli architetti degli studi GAAA e ACAA con un camino conico di pietra che lo attraversa in tutta la sua altezza. E ancora: gli interni della storica casa di Walter Netsch nella vecchia Chicago ridisegnati da SOM.
La torre scultorea con vista sulla baia di San Francisco, progettata da Studio Gang.  Il parcheggio multipiano nel cuore di Utrecht che può ospitare 12.500 biciclette.  Le pagine dedicate al nuovo design made in Italy.

Abitare è in edicola: un numero speciale da conservare

Alla vigilia dei 60 anni di Abitare, che ricorrono nel 2021, il numero 600 diventa anche occasione per ragionare su quasi cento anni di storia delle riviste del settore, che Abitare ripercorre attraverso una veloce panoramica firmata dallo storico e critico Alberto Bassi (che lui definisce “parziale, tendenziosa e personalissima”). Un viaggio tra le pubblicazioni di architettura e design che hanno accompagnato la storia della cultura del progetto del Novecento, e quella della società.

 Scopri Abitare anche online

A partire dalla rivista fondata nel 1961 da Piera Peroni, che si è imposta a livello internazionale tra le voci più autorevoli dell’architettura e del design, oggi Abitare è un moderno Sistema multicanale.
Si completa online con il sito www.abitare.it, che dal rinnovamento avvenuto nel 2018 ha registrato una crescita del +124% delle pagine viste e del +40% degli utenti unici, e con i canali social Facebook, Instagram e Twitter, seguiti rispettivamente da 230mila, 80mila e 54mila follower. Un costante punto di riferimento per gli specialisti, gli studenti e tutti gli appassionati del settore, per la sua capacità di raccontare il cambiamento e tracciare il futuro, offrendo strumenti e idee sempre al passo coi tempi.

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Weekend a Lecce in autunno, tra cultura e shopping

Piazze senza folla e voli davvero low cost. Ma la vera sorpresa di un weekend a Lecce in autunno è trovare un capoluogo vivace, aperto, forse quest’anno ancora di più. Non ci sono solo i palazzi barocchi da visitare, ma anche spazi dedicati all’arte contemporanea e alla musica. Per un weekend alternativo in una città da esplorare a piedi o in bicicletta, scaricando l’app per il bike sharing BicinCittà o noleggiando due ruote (info: salentobicitour.org).

Ci si scalda poi a tavola. A pochi passi da viale Lo Re, l’ottocentesca caffetteria La Cotognata Leccese di viale Marconi si è appena rifatta il look. I registi Edoardo Winspeare e Ferzan Özpetek, amici dell’attrice Barbara de Matteis, proprietaria del locale, sono di casa: qui si gusta il tipico dolce di mele cotogne, caratteristico della città.

Dietro al multisala Massimo ha aperto in agosto W Club, cocktail bar, ristorante e spazio per musica dal vivo, tutto vetri, specchi e glamour anni Ottanta. I cocktail si ispirano ai vari generi musicali e sono accompagnati da tacos, taboulè e carpacci. A cena si gustano piatti etnici e barbecue creativi della cucina cosmopolita di Ivan Scrimitore, come l’anatra affumicata al legno di pecan con salsa senape e chips di cipolla caramellata.

La cocktail room del W Club

Il mite autunno salentino invita a gironzolare. Magari per scoprire la città medievale e romana. Si può iniziare dal castello Carlo V, dove si visitano i sotterranei e le prigioni, per proseguire poi con la basilica di Santa Croce, nell’antico quartiere ebraico medievale, e con il Museo ebraico di Palazzo Taurino, ex Personé, di fronte alla basilica, che nell’ipogeo ospita i luoghi per l’abluzione rituale e i resti della ex sinagoga.

Palazzo Personé accanto alla basilica di Santa Croce

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Qui, fino al 28 febbraio 2021, si visita (verificare in tempo reale l’apertura, in base alle normative anti-Covid) la mostra Il Filo della Storia, con una decina di tele ricamate con temi ebraici da Federico Caputo e le sculture di Margherita Grasselli, che ha forgiato morbide bambine di argilla, collocate qui e nei cortili dei Palazzi dei Celestini, Adorno e Tamborino Cezzi.
Attenzione; da quest’anno le chiese principali del centro sono a pagamento (da 3 a 9 euro, info: chieselecce.it; visite turistiche sospese causa Covid).

La mostra Il Filo della storia, a Palazzo Celestini

Tutta Lecce mescola storia e nuove idee. Il bistrot di Palazzo Taurino è gestito dai proprietari di Vico dei Bolognesi, concept store di via Matteotti dove scovare pezzi vintage per la casa, bijoux, capi no logo, lampade di design.
Sullo stesso vicolo si trova Buon Consiglio, due ampi appartamenti (prezzi: doppia b&b da 75 a 130 euro) in un palazzo del Quattrocento. I titolari sono perfetti personal shopper e hanno una linea di borse e accessori di lusso fatti a mano.

Uno scorcio serale di piazza Duomo (ph: Getty Images)

Punta tutto su moda, design italiano e firme giovani Chiara Giulia Micoccio, anima dello showroom CGM.
Palazzo BN, del 1930, era invece la sede del Banco di Napoli. Oggi offre 13 appartamenti (Prezzi: Basic da 220 a 280 euro; Presidenziale, da 95 mq, con terrazza, da 400 a 590 euro) con roof garden, una palestra nell’ex caveau e un spazio ristorazione con quattro proposte gastronomiche: dal Banco lounge bar al bistrot di pesce Ammos, dal ristorante Red alla salsamenteria Terra, dove acquistare e degustare vini, frise e formaggi.

L’Ammos Fish Bar, nel complesso di Palazzo BN

Aria nuova anche nelle sale del Museo Castromediano, il più antico di Puglia, oggi laboratorio di sperimentazione e dialogo fra le arti, tra concerti di musica classica, mostre, incontri con autori e persino sessioni di yoga.
Pochi passi a piedi e si raggiunge il Convitto Palmieri, sede della Biblioteca Bernardini e della Fabbrica delle Parole, percorso permanente sull’arte della stampa, dove curiosare tra macchine tipografiche e computer d’antan.

Una sala del Museo Castromediano

A pranzo, poco lontano, la cucina al femminile di 63 Osteria Contemporanea propone orecchiette artigianali con grani antichi e torta ricotta e zucca. E, per la notte, il vicino b&b La luna in cortile (prezzi: doppia b&b da 80 a 100 euro) ingloba tracce delle mura medievali.

Il b&b La luna in cortile, ricavato presso le Mura urbiche, la cinta difensiva medievale

Per una gita fuori porta, è aperto, ogni weekend, il Parco archeologico di Rudiae, raggiungibile in bici sulla strada per San Pietro in Lama. L’ultima sorpresa è che Lecce ha ben due anfiteatri romani a distanza di tre chilometri: quello di Lupiae, in piazza Sant’Oronzo e, appunto, quello della città messapica di Rudiae, che diede i natali al poeta latino Quinto Ennio. Ieri il teatro, oggi il cinema e la musica: i leccesi amano essere al centro della scena.

Il Parco Archeologico Rudiae

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Natale autentico nel cuore di Orvieto, tra storia, arte e buona tavola

Abbarbicata su una rupe di tufo, ancora oggi lì, dove gli Etruschi la fondarono, Orvieto appare fin da subito a chi arriva e la guarda dalla valle del Peglia un gioiello incastonato nella Storia. Ma è una volta entrati in città che quella storia, lunga 3000 anni, ti avvolge e ti coinvolge, facendoti sentire parte di quelle mura, di quelle strade, di quelle pietre. 

E così accade che, soprattutto a Natale, si abbia la sensazione di entrare in un presepe a dimensione naturale, nel quale passeggiare sentendo il profumo delle lumachelle che cuociono nei forni delle case e il suono delle campane che si leva dalla Cattedrale o dalla torre campanaria della Collegiata dei Santi Andrea e Bartolomeo. 

Natale a Orvieto

All’atmosfera natalizia naturale, ogni anno, si aggiungono eventi contemporanei che coinvolgono la città fin dall’ultima settimana di novembre e che hanno il culmine a cavallo di Capodanno con l’Umbria Jazz Winter. Naturalmente, nell’anno in cui l’emergenza sanitaria impone un Natale più sobrio, le consuete iniziative delle feste puntano a creare in città un’atmosfera più intima e raccolta e anche il festival jazz rimanda i suoi concerti a dicembre 2021. 

Il Natale 2020 di Orvieto sarà tranquillo, ma di certo non spento: la città sarà illuminata da installazioni artistiche che accenderanno le facciate dei palazzi del centro storico, e una grande stella cometa di 17 metri richiamerà i fedeli in piazza Duomo e in Cattedrale. E, mentre sulle case del quartiere medievale saranno esposti arazzi illuminati, a creare un originale presepe in una nuova suggestiva forma, il tradizionale Presepe nel pozzo della Cava, quest’anno sarà sostituito da una Natività simbolica. 

Ma a richiamare l’attenzione, a Natale e non solo, sarà soprattutto il celebre pozzo di San Patrizio, realizzato nella prima metà del Cinquecento da Antonio Sangallo il Giovane su richiesta di papa Clemente VII, in cerca di un rifugio sicuro in caso di assedio di Roma.

Sono stati appena conclusi, infatti, i lunghi lavori di restauro che hanno restituito a questo capolavoro di ingegneria profondo 54 metri la sua bellezza originaria. Anche se questo Natale non sarà possibile, per ragioni di sicurezza sanitaria, godere dell’albero di luce che l’anno scorso ha acceso l’interno del profondo cilindro, si potranno comunque ammirare i risultati dei lavori sulla parte esterna. E non appena sarà di nuovo permesso, sarà un piacere ancora più grande scendere e risalire i 248 scalini delle due rampe elicoidali che non si incrociano mai.

Orvieto sotterranea, la città nascosta

Proprio dal pozzo di San Patrizio potrebbe partire l’itinerario alla scoperta di Orvieto: cominciando dal basso, da quella parte di città che c’è sotto la città stessa e che è un vero e proprio viaggio nel tempo. 

Nei Sotterranei, la Orvieto Underground, attraversare i cunicoli e le cavità artificiali scavate nel tufo vuol dire attraversare anche i secoli: dalla civiltà etrusca, di cui si possono ammirare le cisterne per la raccolta dell’acqua realizzate nel V secolo a.C., alla seconda guerra mondiale, quando le grotte erano utilizzate come rifugi antiaerei, passando per il Medioevo e il Rinascimento quando in quelle cavità si allevavano i colombi o si lavorava l’olio. 

D’obbligo, però, visitare anche i sotterranei della chiesa di Sant’Andrea, definita la “carta d’identità” di Orvieto: qui sono conservate testimonianze storiche che risalgono all’età del bronzo, poi etrusche e romane fino alle prime comunità cristiane. La Collegiata, che si trova accanto al Palazzo Comunale, fu costruita nel VI secolo d.C. sulle rovine di un antico tempio etrusco, ma nei secoli la sua struttura è stata modificata, fino ai restauri di inizio Novecento che hanno dato alla chiesa e all’adiacente torre dodecagonale l’aspetto attuale. 

Orvieto e il Duomo illuminato al tramonto

Vivere Orvieto da orvietani 

Una volta usciti “a riveder le stelle” dalla chiesa, ci si trova in pieno centro storico. Ed è  il momento di vivere Orvieto da veri orvietani. Anche perché la città è lì ad accogliere i turisti come persone di famiglia o amici intimi, con i quali condividere tutto ciò che ha di più bello, comprese le abitudini quotidiane. Così, inoltrandosi su corso Cavour, verso la Torre del Moro – l’antica torre dell’orologio sui cui salire per godere del panorama della città e della campagna che la circonda – ci si può fermare a fare shopping di pregiati cachemire, prendere un caffè al bar, oppure infilarsi in vicolo Michelangeli per visitare l’omonima antica bottega di falegnameria e farsi una foto su uno dei cavalli di legno in esposizione, proprio come, da generazioni, fanno i bambini di Orvieto. Non c’è album di famiglia in città, raccontano gli orvietani, in cui non ci sia un ragazzino immortalato su un cavallo della bottega Michelangeli.

Tante altre botteghe storiche, in cui acquistare ceramiche (anche per uso quotidiano) e merletti, si incontrano nel cuore della città. Ma se si preferisce lo shopping gastronomico, l’appuntamento è al sabato al mercato di piazza del Popolo, proprio sotto il maestoso palazzo del Capitano del Popolo: qui, seguendo le abitudini degli orvietani, si possono cercare i fagioli secondi del Piano di Orvieto (presidio slow food), formaggi, salumi e, quando è stagione, tartufi e funghi. E se facendo la spesa viene fame, basta chiedere consiglio a un passante per farsi suggerire un posto dove pranzare: non c’è da temere di incappare in locali per turisti, qui non esistono: i visitatori e gli abitanti mangiano tutti negli stessi ristoranti. 

Il pomeriggio, poi, può essere dedicato a una passeggiata o un’escursione in bicicletta fuori le mura, magari lungo l’Anello della Rupe fino alla Necropoli etrusca del Crocifisso del Tufo, in pieno Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano. Ma se si preferisce restare in città, non si può prescindere da una sosta alla bottega dell’Orvietan, l’amaro erboristico citato anche da Molière (nella commedia L’Amour Médecin), e da Manzoni (nella prima versione dei Promessi Sposi), così come in enoteca per portare a casa almeno una bottiglia di Orvieto Doc, prodotto in una delle 20 cantine della zona.

La passeggiata nel centro storico non può che concludersi, al tramonto, davanti alla maestosità del Duomo, il “Giglio d’oro delle cattedrali” che, con i suoi mosaici illuminati dal sole calante, colora di mille sfumature dorate la stupenda facciata decorata da Lorenzo Maitani.

Naturalmente, tutti possono entrare nel Duomo per raccogliersi in silenzio, mentre le visite guidate devono essere prenotate – come per gli altri più importanti monumenti di Orvieto – sul portale liveorvieto.com, per assicurare a tutti la possibilità di vivere la Storia in totale sicurezza. 

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Guida Michelin 2021: Oldani sale a due stelle, ci sono 26 new entry e le nuove “stelle verdi”

È stata presentata oggi, 25 novembre, la 66ma edizione della Guida Michelin Italia 2021. Nonostante le difficoltà del mondo della ristorazione, l’attesissima “Rossa” ha snocciolato regolarmente la lista delle nuove stelle, con un evento digitale, trasmesso in diretta streaming. 

Tutti i numeri della Guida Michelin 2021

Qualche buona notizia arriva, perché il coronavirus non ha del tutto arrestato il fermento e l’intraprendenza degli chef. In Italia la gastronomia sta facendo di tutto per mantenere vive le attività, con standard di qualità sempre elevati. In Italia attualmente ci sono 371 stelle Michelin (contro le 374 dello scorso anno) e fra queste ci sono 26 new entry con una stella Michelin, ossia ristoranti che “meritano la sosta” secondo la prestigiosa guida. Novità anche sul fronte delle due stelle Michelin, per i ristoranti che “meritano la deviazione”, perché ci sono tre nuovi ingressi: il D’O dello chef Davide Oldani a Cornaredo (Milano), l’Harry’s Piccolo a Trieste dello chef Matteo Metullio e il Santa Elisabetta a Firenze, che vede impegnato alla regia lo chef di origini campane Rocco De Santis. Confermati tutti gli 11 tre stelle Michelin, i ristoranti con il massimo riconoscimento, che secondo la guida “valgono il viaggio”. 

La Lombardia, con 59 ristoranti, rimane la regione più stellata, seguita dal Piemonte, con 46 ristoranti, e dalla Campania, con 44 ristoranti. In quarta posizione, troviamo la Toscana, con 43 ristoranti, che quest’anno si aggiudica il titolo di regione più ricca di novità, con ben 6 nuovi ristoranti stellati. Ben posizionato anche il Veneto, con 37 ristoranti stellati, di cui due novità. 

Napoli resta la provincia più stellata, con 28 ristoranti, seguita ancora una volta da Roma con 23 ristoranti, da Bolzano con 20 ristoranti, da Cuneo con 19 ristoranti e da Milano, che slitta dalla terza alla quinta posizione con 17 ristoranti stellati.  

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La stella verde, novità della Guida Michelin Italia 2021

Tra le novità di questa edizione, l’introduzione della stella verde, un simbolo simile a un trifoglio che indica un riconoscimento ai ristoranti che si sono distinti per l’attenzione all’ambiente, con pratiche sostenibili e iniziative green. Un premio assegnato agli chef di 13 ristoranti presenti sulla guida. Tra questi, il tre stelle Michelin Massimo Bottura dell’Osteria Francescana, che da anni è impegnato assieme alla moglie Lara Gilmore in progetti sostenibili con l’associazione Food For Soul, nata ai tempi di Expo 2015 e fondata sull’equa distribuzione del cibo e sulla lotta allo spreco alimentare. La stella verde è stata attribuita anche a Mariangela Susigan, che nel suo ristorante Gardenia a Caluso, in Piemonte, ha fatto delle erbe spontanee, del rispetto e del contatto con la natura una filosofia gastronomica. 

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Non solo i ristoranti stellati. Il trifoglio verde è stato assegnato anche a roccaforti della tradizione come il Caffè La Crepa di Isola Dovarese (Cremona), indicato come Bib Gourmand sulla guida (ossia un ristorante dove si ha una buona esperienza gastronomica con menu sotto i 35 euro), o a ristoranti che propongono un buon pasto con prodotti di qualità (segnalati sulla guida con il simbolo del piatto) come Casa Format di Igor Macchia a Orbassano.

Tutti i premi speciali della Guida Michelin Italia 2021

Come ogni anno, sono stati attribuiti anche i riconoscimenti speciali. È Antonio Ziantoni, del Ristorante Zia di Roma, a conquistare il Premio Giovane Chef 2021 (oltre all’ambita stella Michelin), mentre il Premio Servizio di Sala incorona Christian Rainer del Peter Brunel Ristorante Gourmet di Arco (Trento), un altro indirizzo (di recente apertura) che si va a piazzare anche tra le new entry stellate. Il Miglior sommelier 2021, invece, si trova a Ne (Genova) ed è Matteo Circella del ristorante La Brinca. Infine, va a Niko Romito, chef tristellato del Reale di Castel di Sangro, in Abruzzo, il premio come Chef Mentore 2021, per l’impegno decennale nella formazione dei giovani chef, con l’accademia che porta il suo nome. A proposito di talenti in erba, la Guida Michelin 2021 premia ben quattordici chef under 34 e quattro chef under 30: il miglior augurio per guardare al futuro.

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L’Alligatore, su Rai 2 la nuova serie tv tratta dai libri di Massimo Carlotto: trama, cast e location

L’Alligatore è una nuova serie tv crime, tratta dai romanzi best seller di Massimo Carlotto, che va in onda il 25 novembre in prima visione su RAI 2 (ma è già disponibile per il binge watching in anteprima su RaiPlay). Quattro puntate, per quattro prime serate, che esplorano un genere inedito per le fiction italiane, l’hard-boiled, trasportandoci in una Laguna Veneta fosca e ruvida.

L’Alligatore: trama della nuova serie tv

L’Alligatore è Marco Buratti, un ex detenuto e ora detective fuori dagli schemi, che ama il blues, le donne e il Calvados. Il soprannome viene dal suo vecchio gruppo, gli Old Red Alligators, di cui era cantante. Dopo essere finito in carcere da innocente, la sua vita è stravolta. Non canta più, ha perso l’amore, ma ha imparato a muoversi nella melma e nelle fosche paludi cittadine dove regna la criminalità, spinto da una “ossessione” per la giustizia. Indaga, suo malgrado, come detective molto apprezzato nel giro degli avvocati. Accetta casi difficili, talvolta impossibili. Muovendosi con disinvoltura ai limiti della legalità.

Nella sua squadra di investigatori improbabili, c’è l’ambientalista Max, detto La Memoria, il contrabbandiere milanese Beniamino Rossi con la compagna Sylvie, e Marielita, una mistica che parla con le piante. Personaggi improbabili che, però, come l’Alligatore, cercano di fare sempre la cosa giusta. Come farne a meno?

E poi ci sono le donne. Come Virna, ma soprattutto l’amore impossibile, Greta, che non lo perdona e lo accusa di aver tradito per sempre la sua fiducia, la musica. Ecco perché ora vive altrove e ama un altro. C’è poco da fare.

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Location: dove è ambientato L’Alligatore

Nella sua nuova vita anfibia l’Alligatore si muove in mondi all’apparenza opposti. Scivola tra il vero e il falso, il giusto e lo sbagliato, l’acqua della Laguna Veneta, e il mondo emerso. Seguendo il ritmo del blues. Il Veneto in questa serie tv è la “nostra” Louisiana triste, la terra delle voci roche e crude, della musica dolente. La bellissima colonna sonora, selezionata da Teho Teardo, nell’Alligatore è ritmo e sostanza. Rispecchia l’anima di Marco, scesa a patti con il dolore, e la vita dura della laguna.

“La bellezza dei canali che da Comacchio si espandono fin sopra Venezia non poteva non entrare con la sua “musica visiva” nel nostro racconto” ha dichiarato il regista Daniele Vicari. “Così dai marroni e dai verdi della laguna sono emersi i colori della fotografia di Gherardo Gossi che hanno determinato quelli della scenografia e dei costumi. Abbiamo cercato di “sentire” e “vedere” Alligatore muoversi per quei canali, nel suo ambiente naturale. Con le sorelle Vecchi, conoscitrici del mondo rock & blues che lungo il Po si è sviluppato dando vita ad una miriade di locali, di stili musicali, di “costumi” di bottiglie di Whisky e Rum scolate senza remore, abbiamo pensato costumi”.

La serie tv è stata girata tra la provincia di Padova e Venezia. Sul piccolo schermo, si riconoscono così i luoghi iconici di Padova, come l’Orto Botanico e il Castello Carrarese, la piazza delle Erbe, della Frutta e dei Signori e il Caffè Pedrocchi, il Prato della Valle e l’ex cinema Quirinetta. Non mancano casali, vigneti e ville dei Colli Euganei, l’aviosuperficie di Bagnoli di Sopra e Montegrotto Terme. E, chiaramente, la Laguna di Cavallino, il Delta del Po, e località come Porto Viro e Albarella.

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L’Alligatore, il cast

A vestire i panni di Marco Buratti detto “Alligatore”, è Matteo Martari, già visto nelle fiction Tai nei panni di Luigi Tenco in Fabrizio De Andrè – Principe Libero e del magistrato Buffardi ne I  bastardi di Pizzofalcone. Martari è veneto, cresciuto immerso in quei paesaggi in cui è ambientata la serie tv ed ha pescato nella laguna tutta l’energia e il “marcio” necessari per dare al suo personaggio il vitalismo e la malinconia con cui Carlotto ha tratteggiato Marco Buratti.

Protagonisti con lui, Thomas Trabacchi, che interpreta Beniamino Rossini, Valeria Solarino che è la bellissima cantante Greta, amore della vita di Buratti, mentre Gianluca Gobbi è Max “La Memoria”. E, ancora, Fausto Maria Sciarappa nel ruolo di Castelli, Eleonora Giovanardi in quello di Virna, Shalana Santana nelle vesti di Marielita e Andrea Gherpelli in quelle di Pellegrini.

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L’Alligatore è una coproduzione Rai Fiction – Fandango, prodotta da Domenico Procacci per Fandango, con la supervisione artistica di Daniele Vicari, regia di Daniele Vicari e Emanuele Scaringi. Le sceneggiature sono di Andrea Cedrola, Laura Paolucci con la collaborazione di Massimo Carlotto che insieme hanno firmato anche il soggetto di serie e i soggetti di puntata. I romanzi dell’Alligatore di Massimo Carlotto sono editi in Italia da Edizioni e/o.

Per vedere la serie tv L’Alligatore su RaiPlay: raiplay.it/programmi/lalligatore

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Si è concluso il Festival IT.A.CÀ 2020: dal turismo responsabile la strada per un nuovo modello di economia

È stata complessa ma allo stesso tempo stimolante l’edizione 2020 di IT.A.CÀ migranti e viaggiatori, Festival del Turismo Responsabile in Italia, di cui DOVE è media partner, che si è conclusa ad Acerra il 15 novembre. A confermarlo è Sonia Bregoli, co-fondatrice e coordinatrice nazionale della rassegna che quest’anno è stata dedicata alla bio-diversità: «Non è stato un anno facile ma questa situazione così particolare ha costretto tutti a cambiare abitudini e modalità di lavoro e ha aperto strade inaspettate», racconta.

La trasposizione digitale del festival è stato un esperimento vincente, aggiunge la coordinatrice: «Ci ha permesso di entrare in contatto con tante persone che normalmente non avrebbero avuto modo di conoscere il festival. Abbiamo ampliato il nostro pubblico, coinvolto tanti esperti, avviato nuove collaborazioni e arricchito i nostri contenuti di tematiche che, in presenza, sarebbe stato difficile affrontare. In una situazione di crisi è stato molto importante essere riusciti a trovare nuove vie che ci hanno permesso di veicolare a più persone i temi per cui ci battiamo da tanti anni»

Primavera on line e autunno sui territori

Sostenibilità, ambiente, rispetto del territorio sono tematiche che la stessa pandemia ha portato in evidenza, interrogandoci sui nostri personali stili di vita. Ma, visto che l’essenza di IT.A.CÀ sono sempre stati il movimento, i cammini, i viaggi, portare tutto questo al pubblico solo attraverso uno schermo sarebbe stato limitante. Per questo, appena è stato possibile, e seguendo tutte le direttive sulla sicurezza, il festival è stato anche live: «Il rapporto con le istituzioni, con le associazioni, in generale con le persone è essenziale», continua Sonia Bregoli. «Perciò abbiamo ridotto la programmazione (12 tappe anziché le 24 previste) e trasformato le tappe del festival in piccoli eventi sul territorio, situazioni più intime e a numero chiuso, svolte nel rispetto di tutte le norme. La scelta si è rivelata vincente, perché inaspettatamente gli eventi a numero chiuso sono stati non solo molto partecipati, ma soprattutto hanno richiamato persone realmente interessate». 

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Lo sguardo al futuro di IT.A.CÀ

Il festival ha trovato il modo di adattarsi al cambiamento, sviluppando nuove strategie, individuando nuove strade e dimostrando una capacità di reazione notevole. Ma non mancano le criticità. E le preoccupazioni riguardano soprattutto il futuro: «In alcune zone la crisi seguita al primo lockdown ha morso di più e la rete locale si è trovata ad affrontare problemi economici che non hanno permesso loro di partecipare e organizzare eventi», continua la co-fondatrice Bregoli. «La situazione non ci consente di fare previsioni, ma noi ci siamo già messi al lavoro per il 2021, per riproporre le tappe saltate e vagliare le tantissime richieste che ci sono giunte da nuovi territori. C’è molto da fare perché questa pandemia ci ha posto di fronte alla realtà del fatto che il sistema attuale non è più sostenibile: bisogna cambiare e imparare a rimettere al centro l’ambiente, la natura e la cura delle comunità. E non solo nel turismo».

Turismo responsabile una strada per “spingere” l’economia

Un approccio sostenibile può davvero contribuire a dare una spinta all’economia? «È sicuramente una strada», risponde Sonia Bregoli. «Il festival 2020 è stato incentrato sulla biodiversità, un tema che non riguarda soltanto il turismo. Con questa pandemia il modello economico attuale è in buona parte crollato, il lockdown ci ha mostrato che il nostro stile di vita ha un notevole impatto sull’ambiente e ci ha costretto a riflettere su nuovi paradigmi. Dovremmo sfruttare questo momento, non sprecare questa consapevolezza. Magari partendo proprio dal modo di fare turismo: liberando le grandi città e le mete turistiche per eccellenza da un overtourism mordi-e-fuggi, invasivo e invadente, e ripensando un modo di viaggiare diverso, più lento e rispettoso delle comunità e delle aree interne, che crei sviluppo economico nei territori di accoglienza attraverso buone pratiche di turismo responsabile. Dobbiamo cercare vie alternative e sostenibili in tutto: bisognerà ripensare le metropoli, tanto per cominciare, sempre tenendo presente la complessità delle società stratificate in cui viviamo. Tutto questo non è facile e ci vuole tempo per realizzare un reale cambiamento, perché prima di tutto bisogna modificare la mentalità del Paese e di chi prende le decisioni. Ma questo è il nostro compito, come festival: lavorare sulla mentalità, con l’aiuto di chi è sensibile alle nostre tematiche». Redazione di DOVE compresa.

Ci rivediamo a IT.A.CÀ migranti e viaggiatori, Festival del Turismo Responsabile, edizione 2021.

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Elegia americana, Netflix: trama e trailer dell’ultimo film di Ron Howard e Glenn Close

Il 24 novembre debutta su Netflix Elegia Americana (Hillbilly Elegy, nella versione originale), l’ultimo film diretto da Ron Howard, con protagoniste Glenn Close e Amy Adams, tratto dall’autobiografia di J.D. Vance. La pellicola racconta un dramma famigliare, la dura infanzia dello scrittore. Ma ci mostra anche un Paese diviso e ferito, portandoci nelle campagne industrializzate dell’Ohio, dove il sogno americano si è infranto.

Di cosa parla Elegia Americana: trama

J.D. Vance è un ex marine che studia legge a Yale. Sta per ottenere il lavoro dei suoi sogni, l’occasione giusta per dare definitivamente una svolta positiva alla sua vita. Ma, all’improvviso, una crisi familiare lo costringe a tornare a casa. È così che si ritrova nel suo paese d’origine in Ohio, ai piedi degli Appalachi, la regione montuosa che si estende dal Canada all’Alabama, a fare i conti con il proprio passato. E, soprattutto, con la madre Bev, un’infermiera tossicodipendente, che ha sempre lasciato J.D. a cavarsela da solo. La vediamo da giovane cambiare spesso compagno, costringere i figli a seguirla da una casa all’altra, sempre alle prese con lo sconforto, gli attacchi d’ira, le crisi depressive. L’infanzia di J.D. passa tra patrigni nullafacenti, vicini di casa alcolizzati, che sopravvivono grazie ai sussidi statali, periferie desolate.

Fortuna che in tutto questo c’è nonna Mamaw, che ha l’aspetto di un’arpia, poco rassicurante, dai modi piuttosto bruschi e sbrigativi. Eppure si rivela una donna tosta, che ha la consapevolezza di essere l’unica a poter salvare il nipote, portandolo sulla retta via. Una figura salvifica per il piccolo J.D., che capisce, grazie alla nonna, di dover accettare la sua famiglia disfunzionale per poter intraprendere la sua strada, realizzare i suoi sogni. Una consapevolezza che acquisisce negli anni, non senza dolore, sempre diviso tra senso del dovere e opportunità, desiderio di redenzione e attrazione per l’abisso.

Elegia Americana, Netflix, film di Ron Howard con Glenn Close
Elegia Americana, Netflix, film di Ron Howard con Glenn Close

Elegia Americana è un racconto toccante nell’infanzia autobiografica dello scrittore, nei drammi che una famiglia può ritrovarsi a vivere, nel sogno infranto di un riscatto solo sfiorato. Ma è anche un viaggio in un’America divisa e ferita. Il film di Rod Howard, come ha avuto il merito di fare il libro, alza il velo su un Paese frustrato, tra una classe operaia rurale e operaia che un tempo era il motore del sogno americano e che ora, invece, vive di sussidi, disuguaglianze e rabbia. Un mondo di outsider guardato son sufficienza e sospetto dall’America delle metropoli, come spiega bene il titolo originale del film, Hillbilly Elegy: hillbilly è infatti il termine dispregiativo che gli americani usano per definire gli abitanti delle aree rurali e montuose degli Stati Uniti d’America, giudicate arretrate e violente.

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Trailer di Hillibilly Elegy, l’ultimo film di Ron Howard e Glenn Close su Netflix

Curiosi di sapere di più sul nuovo film? Qui trovate il trailer ufficiale di Elegia Americana.

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Elegia Americana, Netflix: nel cast, Glenn Close e Amy Adams

La pellicola schiera un cast sorretto dall’interpretazione magistrale di due attrici: Glenn Close (praticamente irriconoscibile grazie al trucco) e Amy Adams. Cos’hanno in comune? Tante nomination agli Oscar, mai agguantato alla fine. Sarà questa l’occasione buona? In attesa di scoprirlo, godiamoci la performance della Adams nei panni di Bev Vance, la madre tossicodipendente di D.J.. La Adams tornerà poi protagonista di Kings of America, miniserie tv prossimamente su Netflix. Glenn Close interpreta Mamaw, mentre Gabriel Basso (già in Super 8, film del 2011 scritto e diretto da J. J. Abrams.) J.D. Vance. Completano il cast di Elegia Americana, Haley Bennett nei panni di Lindsay, la sorella di J.D., Freida Pinto (Usha), Bo Hopkins (Papaw).

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Fa’ la cosa giusta 2020: 100 eventi gratuiti online e un focus sui cammini d’Italia

Dal 20 al 29 novembre, si viaggia a piedi lungo tutta la Penisola: cammini e turismo slow sono il cuore di Fa’ la cosa giusta! 2020. L’ormai storica fiera milanese del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, organizzata da Terre di Mezzo Editore, che torna con una speciale edizione online. Di 10 giorni e 100 appuntamenti gratuiti, tra incontri in live streaming sul sito (falacosagiusta.org) e sui social (Facebook e YouTube) e webinar (su prenotazione) sulla piattaforma Zoom.

Fa’ la cosa giusta: ambiente e cammini, i temi dell’edizione online

Quattro i focus di questa edizione speciale: Ecosistemi e innovazione, per parlare di tutela della biodiversità, di cambiamenti climatici e innovazione scientifica, Ripartire dai territori, incontri dedicati all’Italia minore, piccoli centri e luoghi marginali dove nascono idee e progetti e arrivano segnali di rilancio e sviluppo.

Covid-19: come rileggere la società, sezione per riflettere sul presente e iniziare a immaginare la società post-pandemia. E poi c’è La settimana dei cammini – Walk and live, Slower deeper: un programma ricchissimo di incontri dedicati al turismo lento e alla scoperta di nuovi itinerari storici, culturali, spirituali. Ecco alcuni degli eventi da non perdere per appassionarsi e  programmare i prossimi viaggi a piedi, o in bici.

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Il Cammino Balteo, il Forte di Bard. Credits Roberta Ferraris

Fa’ la cosa giusta 2020: la settimana dei cammini

Si parte con i “grandi” cammini: la Via Francigena e il Cammino di Santiago, al centro di un incontro sabato 21 alle 14.30. Intitolato Torneremo a camminare verso Santiago? sarà dedicato all’Anno Santo che ricorre nel 2021 e indagherà le possibilità di percorrere in sicurezza l’itinerario europeo più frequentato già il prossimo anno.

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Lazio: la Via Amerina e il Cammino Naturale dei Parchi

La settimana dei cammini è anche l’occasione per scoprire itinerari meno battuti come la Via Amerina, antichissimo percorso che risale al III secolo d.C., rotta fondamentale per la diffusione del cristianesimo che da Veio, a pochi chilometri dalla capitale, giungeva ad Ameria (oggi Amelia) in Umbria. Oggi è possibile percorrere il tratto da Assisi a Roma, 200 km e 11 tappe, come si racconterà nell’incontro La Via Amerina, tra fascino bizantino e turismo rurale, sabato 21, alle 13. In Lazio si snoda anche Il Cammino Naturale dei Parchi che collega Roma a l’Aquila, attraverso la campagna romana, le colline, i boschi, le valli dell’Italia Centrale. Un viaggio a piedi di 430 km suddivisi in 25 tappe, che tocca 4 parchi regionali, 2 riserve naturali e il Parco Nazionale del Gran Sasso. Venerdì 27 alle 13.

I cammini della Lombardia

Il tour dell’Italia a passo lento prosegue con Uno, dieci, cento cammini in Lombardia: sicuri di conoscerli tutti? domenica 22, alle 14.30. Tra gli itinerari presentati: La Via Francisca del Lucomagno, antico percorso di 510 chilometri che da Costanza attraversa tutta la Lombardia fino a Pavia, incontrando siti del Patrimonio Unesco e del FAI, parchi naturali e vie d’acqua. Il Sentiero del Viandante, un percorso di circa 50 km che ripercorre antiche vie di comunicazione che da Milano portavano al di là delle Alpi e si snoda lungo la sponda orientale del Lago di Como. E ancora, si parlerà del trekking CamminaForeste che collega 20 boschi lombardi e il Parco dello Stelvio.

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La Sardegna a piedi

Sempre domenica 22 (ore 13), appuntamento con la Sardegna: l’incontro Sardegna, un’isola da vivere in cammino è l’occasione per scoprire i diversi itinerari che il territorio offre. Dal Cammino minerario di Santa Barbara, 30 tappe per 500 km tra le miniere più famose d’Italia, al Cammino di Santu Jacu, che attraversa tutta l’isola (da Cagliari a Porto Torres) collegando i luoghi di culto di San Giacomo.

Via Francisca del Lucomagno, Navigli Lombardi. Credits Marco Giovannelli

Valle d’Aosta: il Cammino Balteo

23 tappe nella natura, un percorso ad anello che si estende all’intera Valle d’Aosta, tra mulattiere e antichi canali, castagneti e rovine della storia, vigneti e piccoli borghi di pietra. Il 24, alle 13, si parte alla scoperta del Cammino Balteo: i luoghi più belli, la cucina locale, fino all’attrezzatura più adatta per percorrerlo, raccontati dagli autori dell’omonima guida di Terre di mezzo Editore.

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Vie di pellegrinaggio e monasteri dell’Emilia Romagna

Con diciotto percorsi, l’Emilia Romagna offre numerose avventure ai camminatori: per scoprirle tutte c’è un webinar, su prenotazione, il 25 alle 11, sulla piattaforma Zoom, intitolato i Cammini dell’Emilia-Romagna. Altra occasione per un viaggio nella regione, tra arte, natura e spiritualità, Monasteri aperti in Emilia-Romagna, webinar su prenotazione il 27, alle 11, incentrato sui monasteri, le pievi, i conventi e i luoghi di devozione popolare lungo le vie storiche di pellegrinaggio.

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I cammini religiosi della Sicilia

Mercoledì 25, alle 11, un’opportunità per conoscere la rete siciliana dei cammini sacri: Vie Sacre Sicilia, un progetto nato per riunire tutti gli itinerari dell’isola che coniugano l’esperienza religiosa con quella escursionista, come accade sul Cammino di Santiago. Oltre 20 cammini, alcuni già pronti e dotati di strutture per accogliere i viandanti, come la Via dei Frati (da Caltanissetta a Cefalù per scoprire l’entroterra siciliano) o il percorso Sulle Orme di san Bernardo (da Corleone a Sciacca), altri ancora da realizzare.  Fanno parte del progetto anche i 4 itinerari noti come Vie Francigene di Sicilia: se ne parlerà  giovedì 26, alle 14.30, nell’incontro  nell’incontro Camminando verso Sud. Luoghi, storie e racconti, dedicato alla Rete dei Cammini del Sud.

Sardegna a Piedi: l’Iglesias. Credits Roberta Ferraris

Umbria: la Valnerina e la Via Romea Germanica

La Valnerina con i suoi percorsi in bici, lungo il vecchio tracciato della Ferrovia Spoleto-Norcia e la ciclovia del fiume Nera, e con il Cammino di San Benedetto, da Norcia a Cassino, è protagonista il 26 alle 13. Si resta in Umbria per Verso Roma. In Umbria lungo la Via Romea Germanica, il 28, alle 13: un racconto del tratto umbro – da Castiglione del Lago a Orvieto – della Via Romea Germanica. Itinerario che nel Medioevo collegava il Mare del Nord con Roma e la Terra Santa, dove nei secoli passarono re, papi, crociati, santi, pellegrini ed eserciti.

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Tra Umbria e Marche: il Cammino Francescano della Marca

Da Assisi  ad Ascoli Piceno, sui passi di San Francesco. Passando per Spello, Foligno, borghi medievali e scenari  naturali come le cascate del  fiume Mentore e il Parco dei Monti Sibillini. Il Cammino Francescano della Marca si percorre virtualmente venerdì 27, alle 14.30, con Luciano Monceri e Maurizio Serafini, autori della guida di Terre di Mezzo Editore, e Cristina Menghini, guida escursionistica ambientale.

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Riapre il Teatro Donizetti di Bergamo con il festival online. E una nuova partnership

Una nuova sinergia per la rinascita di Bergamo. Proprio a partire dalla cultura. Un messaggio positivo per tutta l’Italia, visto che la città lombarda è stata purtroppo simbolo del disastro causato dalla prima ondata della pandemia Covid-19. Il Teatro Donizetti di Bergamo riapre dopo tre anni di lavori di restauro e lancia una nuova stagione di spettacoli (sebbene al momento solo online e senza pubblico, causa lockdown), inaugurata dal festival Donizetti Opera: ben tre nuove produzioni di titoli del compositore bergamasco che da venerdì 20 novembre verranno trasmesse sulla neonata Donizetti webTV. Le produzioni sono state realizzate in queste ultime settimane, nel massimo rispetto delle normative vigenti, all’altezza di questo festival considerato un’eccellenza culturale cittadina, che in pochi anni si è affermata a livello internazionale conquistando il favore del pubblico e i più prestigiosi riconoscimenti della critica, fra cui il premio Best Festival 2019 della critica tedesca.

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Una ripartenza all’insegna della cultura e della tecnologia, anche grazie al supporto di Allianz che diventa main partner e membro benemerito della Fondazione Teatro Donizetti. Una partnership che durerà cinque stagioni, fino al 2025 e che conferma l’impegno di Allianz a a sostegno della musica classica e dell’opera: il gruppo finanziario-assicurativo è già al fianco di altre prestigiose istituzioni come il Teatro alla Scala di Milano, il Verdi di Trieste e di manifestazioni come il Maggio Musicale Fiorentino. Una strategia di responsabilità sociale che viene portata avanti anche grazie alle attività della Fondazione Allianz Umana Mente.

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Il Sentiero d’arte di Torrechiara: un tour tra cultura e buona tavola

Una passeggiata nell’arte, nella natura. E nel gusto. Poco più di sei chilometri, nel Parmense, per ammirare, passo dopo passo, affreschi rinascimentali e installazioni di arte contemporanea e per assaporare salumi di eccellenza e fiabeschi paesaggi rurali. Il Sentiero d’arte di Torrechiara (info: sentieroditorrechiara.it) si percorre in un’ora e mezzo.

Si parte dalla rinascimentale badia benedettina di Santa Maria della Neve, si tocca il borgo di Torrechiara, dominato dallo scenografico castello, per poi costeggiare il canale San Michele, attraverso vigneti e campi, incontrando dieci installazioni open air firmate da nove artisti contemporanei. Fino alle porte di Langhirano, dove è d’obbligo la visita al Museo del Prosciutto di Parma.

Il Sentiero d’arte di Torrechiara: un museo diffuso

“Il Sentiero d’arte è figlio di un incendio”, racconta Carlo Galloni, presidente dell’associazione Sentiero d’Arte Torrechiara – Langhirano Odv e della Fratelli Galloni Spa, uno dei più rinomati prosciuttifici della zona. “Quattro artisti avevano creato per l’azienda opere con i rottami plasmati dalle fiamme che ci hanno colpito nel 2016. Opere che sono oggi in mostra nel rinato stabilimento. Da quell’esperienza, Alberto Vettori, curatore del museo diffuso lungo il sentiero, ha avuto l’idea di portare l’arte anche all’esterno, coinvolgendo altri nomi della scena contemporanea e altri attori sul territorio”. Il progetto di Torrechiara è sostenuto da una rete (info: parmaiocisto.com) che comprende associazioni, istituzioni culturali e imprenditori e si innesta su quello più ampio di Parma Capitale della cultura 2020+21 (info: parma2020.it).

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Il chiostro della badia benedettina di Santa Maria della Neve

Nel borgo di Torrechiara

All’interno della cinta muraria del quattrocentesco castello di Torrechiara, in un’atmosfera sospesa tra Medioevo e Rinascimento, ci si può anche fermare a dormire e a mangiare. La Locanda del Borgo, ristrutturata nel 2019, è un ottimo punto di partenza per esplorare i colli di Parma: il proprietario, Walter Leonardi, è titolare anche di E-bike Tour, che organizza itinerari guidati con bici elettriche.

A tavola ci si siede nell’ampio salone o nelle tre salette, più intime, della Taverna del castello, per gustare i tortelli d’erbetta al burro fuso e Parmigiano Reggiano dop, ingrediente nobile di tutte le cucine della zona, siano esse stellate o casalinghe, insieme al prosciutto di Parma dop e al fungo di Borgotaro igp, orgoglio della vicina Val di Taro.

La Locanda del borgo a Torrechiara

Prosciuttifici, caseifici E gastronomie nel Parmense: dove comprare i prodotti tipici

Decine di prosciuttifici e caseifici di eccellenza sono le tappe di un pellegrinaggio nel santuario del gusto, la Food Valley Italiana (Parma, con il suo territorio, dal 2015 è anche Città creativa Unesco per la gastronomia).

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Ma se non si ha molto tempo per collezionare visite e assaggi, si può mettere insieme un bottino goloso di tutto rispetto andando a colpo sicuro in soli due indirizzi: la Salumeria Ugolotti, che dal 1869 vende i migliori salumi parmensi nel centro di Langhirano, e La bottega di Mora, ai piedi del castello di Torrechiara, che, da semplice macelleria aperta nel 1968, si è evoluta in un paradiso del palato a tutto tondo.

Non ancora sazi, si può scendere dalle colline verso Parma, puntando alle rive del Po. A metà strada, a Noceto, vale la sosta il caseificio dell’azienda agricola Bertinelli, che all’area di produzione del Parmigiano Reggiano (anche kosher) ha affiancato un agribar, per gustose colazioni e aperitivi, e un’agribottega per la vendita di formaggi e di altre eccellenze.

Il Museo del prosciutto di Parma a Langhirano

Sul Po, tra la nebbia, nella Bassa Parmense

Meta finale per viziarsi sulla sponda del Po è l’Antica Corte Pallavicina, a Polesine Parmense, un castello trecentesco trasformato in relais con undici camere. Nel ristorante stellato si sperimenta la cucina “gastrofluviale” dello chef Massimo Spigaroli, mentre nella Hosteria del Maiale regna la tradizione casalinga, tra vini dell’azienda agricola e i salumi di eccellenza: le antiche cantine di stagionatura sono famose in tutto il mondo. A completare questo paradiso per golosi, il Museo del culatello e del casalèn (il norcino) e l’agribottega, aperta nell’estate 2020 a poca distanza dalla corte.

L’Hosteria del Maiale (ph: Infraordinario)

Novembre è perfetto per un fine settimana in zona: nella Bassa Parmense è ormai appuntamento fisso da quasi vent’anni November Porc… speriamo ci sia la nebbia! (info: novemberporc.it). In quattro weekend, Sissa Trecasali, Polesine Parmense, Zibello e Roccabianca si passano il testimone in una staffetta degli assaggi. Quest’anno, a causa della pandemia Covid-19, gli eventi pubblici della rassegna sono saltati ma restano possibili le visite nei caseifici, salumifici, spacci. E i ristoranti coinvolti mantengono la tradizione con “A tavola con november porc”. Così anche per questo 2020 la mariola di Parma, strolghino, culatello di Zibello dop e le rarità “preti” e “vescovi” restano i protagonisti della manifestazione. Insieme alla poetica nebbia che aleggia sul Po.

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