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Laghi, valli e monti: il paradiso delle vacanze all’aria aperta è tra il Lago Maggiore e le Alpi piemontesi

Magnifici panorami in cui immergersi camminando o pedalando. Sentieri e ferrate su cui inerpicarsi con scarponcini e bastoni. Acque cristalline in cui tuffarsi d’estate e candide piste innevate sulle quali lanciarsi in inverno. Non manca nulla in questo angolo di Piemonte, che confina con Svizzera e Lombardia: laghi, valli, montagne e parchi da scoprire in una vacanza all’aria aperta, magari invogliati dall’arrivo della primavera.

Facile da raggiungere da ogni parte d’Italia – a circa mezz’ora dall’aeroporto di Milano Malpensa – il Distretto Turistico dei Laghi Monti e Valli è un territorio affascinante, ricco di storia, natura e buona cucina. Si estende dal versante piemontese del Lago Maggiore fino alle Alpi Pennine, su cui svetta il Monte Rosa, e Lepontine. Percorrendolo, si incontrano gli specchi d’acqua del Lago d’Orta e del Lago di Mergozzo e si attraversano le sette valli del territorio dell’Ossola, disposte a foglia d’acero nella piana del fiume Toce, che, più su, con i suoi 143 metri di altezza è considerata uno dei più bei salti dell’arco alpino.

A piedi o in bici intorno al Lago Maggiore 

Il Colosso di Arona, dedicato a San Carlo Borromeo, è situato in una posizione panoramica unica che abbraccia tutto il versante meridionale del lago, fino alla sponda lombarda, dove si erge la medievale Rocca di Angera. Il monumento, alto 35,10 metri, è la seconda statua di rame più alta del mondo, dopo quella della Libertà a New York, che raffiguri un essere umano. Costruito in maniera tale da permettere ai visitatori di entrare (in tempi normali) per fermarsi sulla sua terrazza, o di salire fino alla testa per guardare fuori attraverso le fessure degli occhi del Santo, il “San Carlone”, come lo chiamano affettuosamente gli abitanti, è una tappa obbligata per scoprire, in un colpo d’occhio, le meraviglie del Lago Maggiore.

Tra le colline su due ruote

Poco più a sud, sempre ad Arona, si trova l’ingresso al Parco dei Lagoni di Mercurago, area naturale protetta e primo insediamento palafitticolo rinvenuto in Italia. Inserito dal 2011 nella lista dei Beni Patrimonio dell’umanità dell’Unesco, è uno dei luoghi da non perdere se si ama passeggiare immersi nel verde, osservando il volo degli uccelli migratori attratti dalla presenza delle zone umide, e i cavalli della razza Dormello Olgiata nei ranch della zona.

Se invece è la bicicletta il mezzo preferito, da Arona si può salire verso Stresa seguendo l’Anello Stresa-Arona, oppure si può scegliere il percorso – che è anche uno degli itinerari del Giro d’Italia – che attraversa le colline del Vergante, dove si coltivano i fiori tipici del Lago Maggiore (camelie, rododendri e azalee), e porta fin su in vetta al Mottarone (1492 metri), la montagna detta “dei due laghi” perché posta esattamente tra il Lago Maggiore e il Lago d’Orta. Qui, se d’inverno si scia, durante la bella stagione, oltre a godere di una splendida vista panoramica fino al Monte Rosa, si possono percorrere i sentieri di trekking alla portata di tutti, famiglie comprese, e gustare la Toma del Mottarone o altri prodotti tipici nei rifugi del posto, prima di tornare a Stresa (con la funivia, in auto o in bicicletta) o di deviare verso Baveno, da dove parte la via Ferrata dei Piccassas, così chiamata in ricordo dell’antico mestiere dello scalpellino.

I giardini del Lago Maggiore

Una volta arrivati a Stresa, impensabile non visitare le Isole Borromee: la barocca Isola Bella, con il suo palazzo e i magnifici giardini all’italiana, e la romantica Isola Madre, con il suo parco in stile inglese e la residenza cinquecentesca. Così come vale la pena di ritagliarsi una “pausa caffè con i pavoni” al Parco Pallavicino, villa ottocentesca di stile neoclassico, che ospita, nei 18 ettari del suo giardino, un vera e propria riserva faunistica: 50 specie tra mammiferi e volatili, tra cui anche alcuni esemplari selvatici salvati dalla guardia forestale, accuditi da un team di esperti veterinari.  

Lo stesso benvenuto al visitatore lo danno, più su, a Verbania, i Giardini Botanici di Villa Taranto, definiti “museo di rarità” per le oltre 3 mila piante che disegnano aiuole, prati e terrazze e circondano gli specchi d’acqua. Ci si arriva, via terra, attraversando a piedi o in bicicletta, la Riserva Naturale Speciale di Fondotoce, habitat perfetto, con i suoi canneti, per la nidificazione e lo svernamento di numerose specie di uccelli migratori. Da qui, parte anche la Ciclovia del Toce: un percorso adatto a tutta la famiglia che corre, tra boschi, borghi pittoreschi e prati, lungo l’intera piana fluviale, dal Lago Maggiore, attraverso l’Ossola inferiore e l’Ossola superiore fino a Domodossola.

Itinerari panoramici

Poco sopra Verbania, oltre a visitare il Sacro Monte della Trinità di Ghiffa, uno dei sacri monti alpini inseriti nel 2003 tra i Beni Unesco Patrimonio dell’umanità, dove regalarsi passeggiate vista lago su sentieri adatti ad adulti e bambini, si può intraprendere, in mountain bike l’itinerario Slow Panorama che segue la celebre Linea Cadorna (il sistema difensivo italiano della frontiera Nord, dal 1915) e che permette di ammirare dall’alto la vista a picco sul Lago Maggiore. Tra i tanti percorsi possibili, la cima di Morissolo è un vero e proprio balcone sul lago che si raggiunge tramite un sentiero lungo il quale si visitano le gallerie fortificate della storica Linea.

Da qui, si scende di nuovo verso il lago, diretti a Cannobio o Cannero Riviera, centri turistici ricchi di strutture ricettive attrezzate dove praticare vela, windsurf ma anche nordic walking, oppure ci si inoltra nella Valle Cannobina, ad ammirare lo spettacolo naturale degli orridi creati dalle acque del torrente Cannobino: uno su tutti l’Orrido di Sant’Anna così chiamato per il piccolo Oratorio del 1638 che lo domina. Nella valle si snodano anche sentieri escursionistici come la Strada Borromea, una mulattiera già percorsa da San Carlo Borromeo nel 1574 e oggi transitabile a piedi.

Tra valli e monti, nei parchi naturali

A piedi nella natura incontaminata

A piedi è il modo migliore per conoscere il vicino Parco Nazionale Val Grande, anche perché i 15 mila ettari di quest’area naturale unica in Europa sono accessibili solo durante la bella stagione, attraverso passi e sentieri percorribili con una guida esperta e abilitata. L’attraversamento del parco può durare anche più giorni, ma è possibile dormire in rifugi e bivacchi in mezzo alla natura incontaminata.

Anche nei vicini Parco Naturale dell’Alta Valle Antrona ricco di sorgenti e laghetti, e Parco Naturale Veglia Devero, chiamato anche “piccolo Canada” per la spettacolarità dei suoi paesaggi e dei colori, la presenza umana è modesta, tanto che durante le escursioni è perfino possibile avere un incontro ravvicinato con stambecchi e marmotte. 

Il “ritorno alla civiltà” dopo  questa immersione nella natura è sicuramente a Domodossola, capoluogo ossolano e “Borgo della Cultura”, dove passeggiare tra le testimonianze artistiche del passato rinascimentale e gustare le specialità enogastronomiche della zona (pane nero, la sua versione dolce Crescenzin, gnocchetti all’ossolana, Brisaula Val d’Ossola ma soprattutto il formaggio Bettelmat, da “innaffiare” con il rosso Valli Ossolane DOC) prima di riprendere il cammino verso il Sacro Monte di Domodossola, patrimonio Unesco, o anche sulla via dei Torchi e dei Mulini, itinerario escursionistico lungo antiche strade di pietra che conduce da Villadossola al Sacro Monte Calvario e prosegue – per i più esperti – fino a Bognanco. 

Sulle vette più alte

La Valle Vigezzo, invece, è perfetta per essere percorsa in bici da adulti e bambini, sul circuito cicloturistico Vigezzo in Bici che, da Druogno a Re, attraversa la cosiddetta “Valle dei pittori“, passando per il capoluogo Santa Maria Maggiore. Non mancano, naturalmente, percorsi più impegnativi per ciclisti esperti nelle vicine valli Antigorio-Formazza.

Ed è proprio in alta Valle Formazza che si ammira la maestosa Cascata del Toce. Ci si arriva con percorsi escursionistici o in mountain bike, ma si può godere dello spettacolo della sua massima portata solo per brevi periodi nel corso dell’anno, in quanto le acque del Toce vengono raccolte nel bacino di Morasco, a monte della Cascata.

I borghi della zona sono tutti caratterizzati dalla tipica architettura Walser, ma il più particolare è probabilmente Macugnaga, in Valle Anzasca, storica località turistica e stazione sciistica che è anche punto di partenza per le escursioni sul versante est del Monte Rosa (4.634 metri). Qui si estende l’Oasi Faunistica di Macugnaga, istituita nel 1969, che ha permesso la ripopolazione spontanea degli stambecchi, ma merita una visita anche la Miniera d’oro della Guia (ingresso solo su prenotazione): inattiva dal 1961, racconta, lungo un percorso di circa 1 km e mezzo, il lavoro nella miniera, nella quale è ancora possibile vedere autentici filoni di pirite aurifera.

Chiare, fresche e dolci acque 

Lago di Mergozzo, piccolo paradiso

Da felpa e scarponcini al costume da bagno basta poco, giusto il tempo di arrivare dal Monte Rosa al Lago di Mergozzo. Interdetto alla navigazione delle barche a motore, questo piccolo specchio d’acqua, lungo 2 km e mezzo e profondo al massimo 74 metri, è uno dei più limpidi e incontaminati di tutta Italia, ed è l’ideale non solo per chi ama gli sport acquatici ma anche per chi vuole semplicemente rilassarsi nuotando. Collegato al Lago Maggiore da un canale non navigabile e dalla striscia di terra su cui si estende la Riserva Speciale di Fondotoce, il territorio che circonda il lago può essere scoperto percorrendo le piste ciclabili e i tanti sentieri che si intrecciano nell’area. Come il Sentiero Azzurro, un percorso storico-ambientale che parte da Mergozzo e segue il perimetro del lago fino a risalire, attraverso una mulattiera, il versante orientale del Montorfano.

Lago d’Orta, romanticismo e mountain bike

Azzurro è anche il nome dell’Anello che circonda il Lago d’Orta: copre l’intero perimetro del bacino per ben 40 km ed  è percorribile sia a piedi, sia – per buona parte – in mountain bike. Ma tanti sono anche i sentieri e i percorsi che si snodano all’interno dei borghi e tra i boschi di castagni, fanno tappa ad antiche chiese e santuari e permettono di scoprire il meglio di entrambi i lati di questo lago. Come l’escursione al Santuario della Madonna del Sasso, che si può raggiungere in mountain bike o – se si è ben allenati – a piedi, oppure come la strada che attraversa la Valle Strona (anche questa riservata ai più esperti).

Cantato da Balzac e Montale, il romantico Lago d’Orta ha dato i natali anche a Gianni Rodari che, proprio su queste sponde, a Omegna, nacque un secolo fa. Omegna, che a partire dalla prima metà del Novecento fu importante polo industriale, è il capoluogo del lago e merita di essere visitata con un trekking urbano alla scoperta dei suoi luoghi simbolo, tra cui il Parco della Fantasia, dedicato a Rodari, e il Forum, ex fonderia, ora polo culturale. 

A passo lento va visitata anche Orta San Giulio, per godere dell’atmosfera d’altri tempi che si respira nel borgo, ammirando gli affreschi e il porticato del Palazzo della Comunità, l’elegante Piazza Motta, i palazzi signorili e la Salita della Motta che porta alla quattrocentesca Chiesa dell’Assunta. Basta una mezz’ora di salita, poi, per raggiungere a piedi, dal centro storico del borgo, il Sacro Monte di Orta, complesso monumentale cinquecentesco dedicato a San Francesco d’Assisi, inserito nella lista Unesco dei Beni Patrimonio dell’Umanità.

Prima di imbarcarsi su un battello o su un motoscafo per raggiungere l’incantevole Isola di San Giulio e percorrere in silenzio la Via della Preghiera e della Meditazione che si snoda ai piedi della Basilica di San Giulio e dell’Abbazia Benedettina Mater Ecclesiae, merita una visita anche Legro, frazione di Orta, detta “il paese dei muri dipinti”: qui artisti di tutto il mondo hanno decorato le mura delle abitazioni con scene di film girati sul lago e altri colorati affreschi. 

 

Tutti gli itinerari di trekking adatti a principianti ed esperti, adulti e bambini, si trovano nella guida Slow Trek distribuita presso gli uffici turistici del territorio o scaricabile in versione e-book sui siti distrettolaghi.it e lagomaggiorexperience.it

 

 

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“Profonda leggerezza”. L’editoriale del nuovo DOVE di marzo, oggi in edicola

Parole semplici. “(…) Nel contesto della filosofia e dell’etica epicurea, Lucrezio vede nella levitas la strada che permette all’uomo di liberarsi dalla paure e dalle preoccupazioni. Troppo poco per Italo Calvino.

La cover della rivista dove marzo 2021 è dedicata all'isola di Procida
Marina di Corricella, il borgo colorato di Procida in copertina di DOVE di marzo (ph. Chu-Wen Lin/Alamy/IPA)

Lo scrittore italiano, nella prima delle sue Lezioni Americane e assieme a Paul Valéry, ha contribuito a ridare dignità alla parola «leggerezza», liberandola definitivamente dal riduttivismo semantico nel quale è stata con troppa facilità ricacciata. «Si deve essere leggeri come l’uccello che vola e non come la piuma», è l’invito del poeta francese.

E, «prendere la vita con leggerezza – gli fa eco Calvino, che aggiunge – leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore». (…) Leggerezza auspicabile è quella che fa tornare semplici e concreti, come tanti uomini e donne che non nascondono la fatica, neanche quella dei propri sentimenti.

Quando raggiungeremo la libertà di vivere e camminare senza interessi nascosti, nemmeno quelli camuffati da aspirazioni religiose; quando vivremo per la strada, nelle case, sotto il cielo pieno di fiducia; quando useremo parole semplici che vengono dal cuore e il cuore raggiungono, allora, solo allora, potremo sentirci leggeri”.

Ho letto un paio di volte la pagina 212 di Nel cuore della vita (ed. Solferino, 2021), l’ultimo libro di monsignor Nunzio Galantino, presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e docente di antropologia filosofica, perché tra le varie idee per prendersi cura del mondo, così recita il sottotitolo, l’invito a riflettere sull’intensa profondità delle leggerezza mi è sembrato perfetto per il momento che stiamo vivendo. E assolutamente in linea con i pensieri che hanno fatto nascere il viaggio di Dove di marzo.

Energia alternativa. Non sarà una passeggiata a nascondere il peso dei mesi passati in isolamento, privati della libertà, orfani di un sorriso di uno sconosciuto, della bellezza con la B maiuscola di un viaggio senza meta. No, dopo la resilienza, ora ci toccherà cercare un’energia alternativa, potente come la levitazione magnetica che farà volare tra qualche anno i treni a mille chilometri all’ora.

Ecco, per uscire da questo inverno dell’anima serve un disgelo emotivo, serve ricominciare a progettare sotto “un cielo pieno di fiducia”. Camminare in avanti senza guardarsi i piedi o, peggio, fissare lo schermo di un cellulare, ma cercando un nuovo sogno da realizzare. È per questo che abbiamo scelto i colori e l’allegria di Procida per illuminare questo marzo, abbiamo voluto tra le pagine il vento delle Maldive e la neve dei boschi della Calabria.

Non dobbiamo aspettare un’altra genialata di Elon Musk per aprirci a una nuova primavera, ma solo sfruttare la forza dell’acqua viva, come raccontiamo nel dossier. “Consapevoli, insieme”, come scrive Galantino, “che le cose importanti si possono vivere e raccontare con il sorriso, senza che perdano in intensità e in profondità. Le storie profonde vivono di leggerezza”.

Ora, vi basta voltare pagina per iniziare a volare con noi.

In edicola con DOVE di aprile, la prima guida con i podcast

Non perdete la nuova Guida Sicilia di Dove, in edicola dal 26 marzo, allegata a Dove di aprile (tutto a € 9,90). Per la prima volta potrete scaricare la versione audio, disponibile in podcast sul sito Loquis.com e sull’app Loquis. È una guida sonora geolocalizzata: i racconti seguiranno i vostri passi, regalandovi emozioni incredibili.

 

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Incontro speciale nella Georgia del Sud: fotografato per la prima volta un raro pinguino giallo

La spedizione, della durata di due mesi, era partita nel dicembre del 2019 con l’obiettivo di fotografare la splendida e vastissima colonia di migliaia di pinguini reali a Salisbury Plain, una pianura sulla costa nord nella Georgia del Sud. Ma per il 43enne fotografo naturalista Yves Adams la fortuna è andata ben oltre le aspettative: un esemplare molto particolare ha attirato la sua attenzione, un pinguino con il piumaggio giallo brillante.

Un’insolita livrea: “Vedere il più bel pinguino reale e potergli fare delle foto è come vincere la lotteria della natura” ha detto il fotografo. (ph: Yves Adams)

“È stata un’esperienza indescrivibile. Non avevo mai visto o sentito parlare di un pinguino giallo”, ha detto Adams alla stampa. “C’erano 120.000 pinguini su quella spiaggia ed era l’unico giallo”. I pinguini reali sono la specie di maggiori dimensioni della famiglia dopo i pinguini imperatori. Possono arrivare pesare fino a 17 chili.

Sono presenti sulle coste di Patagonia, Georgia del Sud, isole Falkland e altri arcipelaghi. Hanno il becco lungo, sottile e ricurvo verso il basso, un piumaggio nero sul capo, sulla nuca e sulla gola; per il resto sono di colore grigio e bianco col becco nero e rosso e le zampe brune.

A determinare questa colorazione unica è il leucismo, una perdita di pigmentazione. (ph: Yves Adams)

Il raro pinguino giallo soffre di leucismo, una condizione che rende il pelo degli animali bianco o pallido; a differenza dell’albinismo, non influenza il colore degli occhi ma solo le piume. Gli scienziati spiegano il fenomeno parlando di una carenza di melanina. “Siamo stati davvero fortunati che sia atterrato proprio dove eravamo. Se fosse stato anche solo a cinquanta metri di distanza non saremmo stati in grado di ammirare questo spettacolo”, ha aggiunto Adams. Su Instagram, il fotografo (qui la sua pagina Ig) ha descritto gli scatti come una “vincita alla lotteria della natura”, “il sogno di una vita”.

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Strade Bianche 2021: la gara (e il relax) tra le colline della Val d’Orcia

Dopo l’edizione straordinaria di agosto 2020, Strade Bianche, la corsa ciclistica organizzata da RCS Sport riservata ai professionisti, torna quest’anno sabato 6 marzo, in perfetta sincronia con l’arrivo della nuova stagione e il risveglio della natura. Un momento ideale anche per concedersi una pausa di benessere.

Mettersi in sella a una bicicletta e pedalare è un’esperienza che rigenera il corpo e rilassa la mente. Farlo, poi, nella bellezza di una terra come la Val d’Orcia, Patrimonio Unesco dal 2004, trasforma l’esperienza in un’occasione unica, per cogliere dettagli, colori, profumi. E per immergersi nel fascino che caratterizza quest’ampio tratto di campagna in provincia di Siena. Non a caso, è una terra da cinema, non lontana dal confine con l’Umbria e guardata a vista dal Monte Amiata, la montagna sacra. Una terra che nel Rinascimento ha ispirato i pittori della scuola senese.

Un’immagine della Val d’Orcia, in provincia di Siena: strade bianche tra i filari di cipressi che si arrampicano a zig-zag sui dorsi delle colline e tra i casolari

Strade Bianche: la 15esima edizione in Val d’Orcia

Il paesaggio collinare della valle è percorso dalle strade bianche, ovvero stradine sterrate ricoperte da uno strato di sassi o di ghiaia per evitare che diventino fangose.

Qui dal 2007 va in scena appunto Strade Bianche, la gara di corsa in bicicletta tra le più attese dai bikers professionisti e dagli appassionati delle due ruote, giunta alla sua 15esima edizione. Così affascinante per la tipologia di percorso e le atmosfere da attirare ogni anno tantissimi appassionati di questo sport. Tra sport all’aria aperta, terme e buona cucina, elementi che in questa terra, al centro dell’Italia, la fanno da protagonisti.

Strade Bianche 2020: i concorrenti in gara (Luca Bettini/Bettini Photo)

Strade Bianche 2021: il percorso maschile e femminile

Sono due i percorsi di gara: uno pro-maschile (Strade Bianche) e l’altro riservato alle donne (Strade Bianche Women Elite). Il primo è leggermente più lungo, da 184 chilometri, il secondo, da 136 chilometri, non è però meno impegnativo.

Entrambi affascinanti per lo sviluppo e la varietà del tracciato, sono percorsi molto mossi e ondulati sia sul piano planimetrico che altimetrico (vedi sotto la mappa). Sono privi di lunghe salite, ma costellati di strappi più o meno ripidi specie su sterrato.

Come da tradizione degli ultimi anni, entrambe le gare partiranno da Siena e si concluderanno in Piazza del Campo.

Il percorso maschile di Strade Bianche 2021
Il percorso maschile di Strade Bianche 2021

 

Il percorso di Strade Bianche 2021
Il percorso femminile di Strade Bianche 2021

 

Strade Bianche: i campioni in gara

Strade Bianche 2021 (percorso maschile da 184 chilometri) si sviluppa su undici tratti di strade bianche (63 chilometri). La “classica del Nord più a sud d’Europa” è ormai una gara chiave del calendario UCI WorldTour. L’ultimo corridore a imporsi in Piazza del Campo è stato il belga Wout van Aert, vincitore, poi, anche dell’edizione 2020 della Milano-Sanremo.

Strade Bianche 2020: un momento della gara (LaPresse/Fabio Ferrari)

Introdotta più di recente, invece, la versione femminile, Strade Bianche Women Elite 2021 (percorso da 136 chilometri), si svolge lungo otto tratti di strade bianche. Parte con qualche ora di anticipo rispetto alla gara maschile e si distingue nel panorama delle gare mondiali per la partecipazione di atlete di altissimo livello tecnico. Le ultime due edizioni sono state vinte da Annemiek van Vleuten.

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Bici, terme e benessere: un connubio perfetto

In vista di Strade Bianche, l’occasione è perfetta per trascorrere una pausa rigenerante in Val d’Orcia. In sella a una bicicletta con “il campione”, pedalando sue giù per le colline della campagna senese. E dopo la fatica e lo sforzo fisico, abbandonarsi nell’abbraccio benefico dell’acqua termale che qui scorre naturalmente. Ecco dove.

Le piscine termali esterne dell’Adler Spa Resort Thermae a Bagno Vignoni

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Bike tours con il campione Alberto Elli

A chi volesse ripercorrere una parte delle strade bianche del circuito gara, e poi godersi i paesaggi mozzafiato della Val D’Orcia con una guida d’eccezione, l’Adler Spa Resort Thermae di Bagno Vignoni organizza i tour “Pedala e degusta con il campione Alberto Elli”, ciclista professionista che ha indossato la Maglia Gialla del Tour de France diventando Mr. 4 Volte.

Nella settimana dal 28 febbraio al 7 marzo, Alberto accompagnerà gli ospiti in cinque speciali tour in bici alla scoperta dei paesaggi incantevoli e dei sapori unici di questa terra. Condividerà, inoltre, alcuni segreti di un professionista del ciclismo e darà consigli pratici di benessere adatti a tutti e per tutti i giorni. Dopo lo sforzo fisico, niente di meglio delle piscine dell’hotel, alimentate dall’acqua termale di Bagno Vignoni nota per gli effetti benefici su pelle, muscoli e struttura osseo-articolare.

Un’immagine della piscina termale del hotel Posta Marcucci, a Bagno Vignoni

La Val d’Orcia accoglie anche il Posta Marcucci, sempre a Bagno Vignoni, e il suo stabilimento termale. Le acque curative di questa piscina sgorgano dalla terra alla temperatura di 49° C. Due le vasche collegate, nella prima la temperatura si stabilizza fra i 35° e i 38° C, nella seconda tra i 28° e i 32° C. Grazie alla presenza di preziosi minerali nell’acqua si accelerano e dinamizzano tutte le reazioni corporee e mentali.

A chi cerca la pace di un agriturismo, Fattoria Pieve a Salti sorge in un piccolo borgo caratteristico a 25 chilometri da Siena, nel cuore delle Crete Senesi lungo il percorso dell’Eroica. L’Azienda ha una propria azienda agricola di 700 ettari a produzione biologica. Da qui, direttamente in bici, per chi ama il sali-scendi delle dolci colline senesi, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Per chi invece predilice la riservatezza e la comodità di un appartamento vacanza immerso nella Toscana più autentica, Borgo al Cerro è un vecchio casale agricolo recentemente restaurato, che sorge sull’antica strada doganiera per Casole d’Elsa. Le campagne intorno al Borgo sono state coltivate per secoli dai contadini che con il semplice e duro lavoro delle braccia hanno creato gli immensi giardini di viti e di ulivi che sono tutt’oggi parte integrante del bel paesaggio toscano.

In bici in Val d’Orcia. Sono molti gli itinerari che è possibile percorrere sulle strade bianche della campagna toscana

Tutti parte del circuito Luxury Bike Hotels, i quattro alberghi sono, come si dice in gergo, bike friendly. Offrono, cioè, servizi specifici e attività appositamente dedicate a chi pedala, tra cui bike tour con guida gratuiti, l’App GPS “Val d’Orcia Outdoor” con 1.000 chilometri di percorsi, insieme al noleggio di diversi modelli di bici (come mountain bike, gravel bike, e-bike e bici da corsa). E ancora, ciclo officina, stanza per le bici, lavanderia rapida per gli indumenti sportivi, massaggi e trattamenti decontratturanti e defaticanti.

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Sicurezza in montagna: arriva il drone “made in Italy” per trovare i dispersi nelle valanghe

Fuoripista, escursioni, ciaspolate, scialpinismo: soprattutto in questo periodo (anche se gli impianti di risalita restano chiusi) sono numerose le persone che si avventurano su pendii e montagne innevate. Il pericolo valanghe, tuttavia, è sempre dietro l’angolo. E nello sfortunato caso di essere travolti, l’intervento dei soccorritori in quei minuti cruciali può rivelarsi spesso più complicato del previsto.

Sicurezza in montagna e pericolo valanghe

La rapidità dei soccorsi dipende può essere compromessa da varie incognite: le condizioni meteo; l’impossibilità di arrivare con l’elicottero in quota; la zona di recupero inaccessibile. Un aiuto in questi casi può arrivare dal drone, che può raggiungere rapidamente i luoghi dei distacchi ed individuare eventuali persone sepolte. 

Una società di Parma, la Difly, ha messo a punto uno speciale quadricottero per la ricerca dei dispersi in valanga. Il drone si avvale di diverse tecnologie: l'”Artva” (apparecchio di ricerca dei travolti in valanga) , il localizzatore che permette la ricerca di dispersi in caso di valanga (che ogni scialpinista o escursionista in zone a rischio slavine dovrebbe indossare); il sistema “Recco” (il riflettore di salvataggio); le termocamere di bordo.

Come funziona il drone sviluppato a Parma

Grazie a questi tre sistemi, il drone può scandagliare in tempi relativamente rapidi tutto il fronte di valanga, aumentando così le possibilità di sopravvivenza degli escursionisti coinvolti. Uno degli elementi cruciali per trovare persone travolte dalla valanga ancora in vita è, infatti, ridurre al minimo (entro 15 minuti) il tempo di intervento e ritrovamento: un gran numero di decessi avviene infatti per asfissia, pochi minuti dopo il seppellimento.

“È la prima volta in Italia che si utilizza un drone dotato di questa tecnologia per la ricerca di dispersi e le fasi sperimentali condotte questo inverno, integrando i suggerimenti sul campo forniti da esperti in ricerche e soccorso, hanno portato a risultati eccellenti in termini di precisione e velocità di ritrovamento”, spiega Marco Pesci della Difly Srl. 

Qui sotto il video di presentazione del drone

Il funzionamento del drone è garantito anche in notturna

Il drone, inoltre, può essere utilizzato anche di notte o con condizioni meteo avverse, ossia quando gli elicotteri spesso sono impossibilitati a volare. La società – che progetta, costruisce e vende droni ad alta autonomia – si dice pronta a dotare di questo sistema gli enti di soccorso di tutta Italia; attualmente l’apparecchiatura è in servizio di pronto intervento per le zone di Parma, Reggio Emilia e Modena.

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Tesori nascosti si svelano online: le visite guidate alle sedi storiche di Banco BPM

Ogni anno, in ottobre, meravigliosi palazzi e tesori d’arte nascosti si rivelano al pubblico solo per un giorno. Con grande successo: sono migliaia e migliaia i visitatori che solitamente partecipano a Invito a Palazzo, la manifestazione promossa dall’ABI che apre le sedi storiche delle banche e delle fondazioni bancarie italiane per promuovere la scoperta del loro patrimonio artistico.

Nel 2020, a causa all’emergenza sanitaria da Covid-19 e delle misure restrittive ancora in vigore, l’evento si è svolto in forma digitale. Con il vantaggio che alcuni dei video e degli eventi virtuali prodotti per l’occasione, sono ancora disponibili. È il caso delle speciali visite guidate alle sedi storiche di Banco BPM: il Palazzo di piazza Meda a Milano, Palazzo Scarpa a Verona e Palazzo Bellini a Novara sono oggi a portata di click, sul sito gruppo.bancobpm.it.

Tre i video a disposizione di tutti, realizzati in collaborazione con la storica dell’arte Claudia Corti, per varcare portoni solitamente chiusi e passeggiare tra saloni rococò e caveau, dipinti, sculture, rovine romane.

Milano, il palazzo degli anni Trenta in piazza Meda

Nello storico palazzo di piazza Meda, la sede centrale, un monumentale edificio progettato dall’architetto Giovanni Greppi e completato nel 1931, si resta subito impressionati dal grande salone, cuore dell’istituto. Un ambiente unico di 1000 metri quadrati, sovrastato da un’enorme cupola-velario, a pianta quadrata e con una struttura a raggiera, alta diciotto metri, che filtra la luce che inonda la sala dall’alto (nella foto in alto).

Proprio al centro del salone si ammira una monumentale scultura di Arnaldo Pomodoro, intitolata Movimento, una colonna in bronzo alta più di cinque metri, realizzata dall’artista nel 1970-71.

Ma c’è anche riproduzione fotografica a grandezza naturale del Cenacolo Vinciano. Del 1969, è una testimonianza unica dello stato del capolavoro di Leonardo prima dell’ultimo, lungo intervento di restauro, durato 20 anni e concluso nel 1999.

E ancora, si scoprono nel salone cinque affreschi provenienti dal quattrocentesco Palazzo Corio Casati, l’antica sede della banca, che fu integrata nel nuovo edificio di Greppi,

Dal grande salone centrale, la visita prosegue alla scoperta dell’altro cuore, quello più segreto, dell’edificio: il caveau, chiuso da una porta di 2 metri di diametro e 18 tonnellate di peso, realizzata in un’unica colata di acciaio.

Il palazzo di piazza Meda in una foto d’epoca

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Verona, il palazzo capolavoro di Carlo Scarpa

Nel centro storico a Verona, in piazza Nogara, un capolavoro di architettura contemporanea costruito negli anni Settanta e  progettato da uno dei più grandi architetti italiani del XX secolo, Carlo Scarpa.

Un edifico sorto su un sito ricco di storia, tanto che la visita ha inizio nel piano interrato dove si scoprono i resti di una Domus romana del I sec. a.C. Tracce murarie e un meraviglioso  mosaico policromo, che sono tra le testimonianze meglio conservate dell’edilizia romana a Verona e non solo.

Il nuovo palazzo di Scarpa s’inserisce con grande armonia nel contesto architettonico preesistente e nel tessuto storico della Verona antica. L’architetto ha guardato alla tradizione della città per la scelta di materiali e colori, come il rosso di Verona o il botticino.

Ma è anche l’amore per le atmosfere orientali del maestro veneziano a rivelarsi durante la visita, nella ricchezza di luce, colore e nella ricerca di linee geometriche pure.

Come racconta la guida, sarà Arrigo Rudi, allievo e collaboratore di Carlo Scarpa, a portare avanti i lavori del palazzo dopo la prematura scomparsa del grande architetto, a causa di un incidente in Giappone. L’opera fu completata raccordando gli edifici della banca con un sistema di gallerie e una scala elicoidale di colore rosso di grande impatto.

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Nei saloni di Palazzo Bellini a Verona

La sede storica della Banca Popolare di Novara (oggi Banco BPM)  è forse il palazzo più raffinato ed elegante della città.

Un edificio di origine medievale, costruito intorno alla metà del Trecento per volere della famiglia Tornelli e trasformato, nel corso del Sei e del Settecento, in un capolavoro rococò, tra stucchi, dorature e decorazioni degli interni, ancora oggi perfettamente conservati.

Salone dopo salone, si scoprono opere d’arte degne di un museo: dipinti di Gaetano Previati, Luca Giordano, van Dyck, Giovanni Boldini, fra gli altri.

Colpisce il salone degli specchi, l’ambiente più vasto e sontuoso con vista sulla cupola di San Gaudenzio. E poi la sala degli arazzi e dei coralli, con una preziosissima collezione di oggetti (50 pezzi) realizzati con corallo del Mediterraneo da manifatture trapanesi nel 1600.

Ma sono anche gli ospiti illustri di Palazzo Bellini a impressionare: Napoleone Bonaparte, prima della battaglia di Marengo, Re Carlo Alberto, dopo la sconfitta di Novara e nel momento della scelta di abdicare in favore del figlio Vittorio Emanuele. Che qui, tra le sale di Palazzo Bellini, tornerà in compagnia di Napoleone III, prima della battaglia di Magenta.

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L’eruzione dell’Etna vista dal satellite: lo spettacolare scatto dell’Agenzia spaziale europea

La foto è stata scattata il 18 febbraio alle 9.40 dal satellite Sentinel-2: mostra, dallo spazio, la seconda eruzione dell’Etna in meno di tre giorni con le colate laviche che scendono dal cratere di sudest.

La prima eruzione, quella del 16 febbraio, aveva provocato uno spettacolare episodio eruttivo parossistico, caratterizzato da fontane di lava con altezze fra 600 e 700 metri. Le colate laviche sono scese dalla sommità del vulcano innevato; la più lunga, che si estende per circa 4 chilometri, si è diretta verso la desertica Valle del Bove.

Etna: la colata di lava del 18 febbraio

Ma la seconda grande esplosione di giovedì 18 ha diffuso lava per circa 1,3 chilometri lungo il fianco meridionale del vulcano. L’immagine catturata dalla missione Copernicus Sentinel-2 (qui potete vederla in alta risoluzione) è stata elaborata utilizzando la banda infrarossa a onde corte della missione per mostrare la colata di lava in rosso vivo, informa l’ESA.

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Etna: il flusso del 19 febbraio nella Valle del Bove

Insomma, a Muntagna o Idda (“Lei”) – come la chiamano affettuosamente i catanesi – non sembra fermarsi. Anche oggi, venerdì 19 febbraio, sta infatti continuando a eruttare: un nuovo trabocco lavico del cratere di sudest ha avuto inizio poco prima delle 8.55. Il flusso lavico è sceso verso la Valle del Bove. Dal cratere si è alzata una nube di cenere alta oltre un chilometro, che si è poi dispersa.

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“Everesting Paganella”: un’impresa da 8.849 metri sulle piste del Trentino

“Non volevamo stabilire un record ma far conoscere le nostre montagne”, hanno detto i due trentini Yanez Borella, esploratore e runner, ed Enzo Romeri, trail runner. L’impresa, chiamata “Everesting“, ha avuto inizio da Fai della Paganella (Trentino) alle 5 del mattino del 13 febbraio e si è conclusa ad Andalo alle 19.47 – dopo 14 ore e 47 minuti di salite e risalite (dopo essere scesi, sempre con gli sci d’alpinismo) sui pendii di entrambi i versanti della Paganella.

Nessun record ma “una scusa come un’altra per metterci alla prova, per stare insieme, ma soprattutto per valorizzare e promuovere il luogo dove ci alleniamo, giriamo e viviamo”, hanno spiegato. 

Scalare l’Everest sulla Paganella

Ad affiancare i due sportivi lungo il percorso anche Luca Troncar, friulano di nascita, che da qualche anno lavora come pasticcere in una struttura di Fai della Paganella.

Compagno di allenamenti dei due atleti e amante della mountain bike, Troncar conosce molto bene le piste del comprensorio: è qui, infatti, che nel 2020 ha vinto la “Moonlight Up Hill” del Monte Bondone e ha ottenuto il secondo posto al “Memorial Felice Spellini”, sfida che si svolge in notturna sulle piste della Paganella.

L’impresa, che ha avuto inizio alle prime luci dell’alba e che si è conclusa dopo quasi 15 ore, è stata progettata e realizzata con il supporto dell’area sciistica della Paganella. (ph: Federico Modica)

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Piste perfette, impianti chiusi

“Il percorso è iniziato con il maltempo e la nebbia ci ha accompagnato per parte del tragitto, ma poi il cielo si è schiarito regalandoci quei panorami che solo le nostre montagne sanno dare. Inoltre, le piste erano in perfette condizioni, anche se, a causa della pandemia, gli impianti sono chiusi, e per questo dobbiamo ringraziare l’area sciistica della Paganella e l’Apt Dolomiti Paganella, che ci hanno permesso di vivere questa esperienza in sicurezza e nel migliore dei modi”.

I due atleti Yanez Borella e Enzo Romeri si allenano insieme dal 2011; nel 2020 hanno percorso in 7 giorni la parte trentina del Sentiero della Pace, il tracciato che unisce tra loro i luoghi della memoria seguendo la linea del fronte della Prima guerra mondiale.

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Il traguardo raggiunto insieme

L’impresa è stata progettata e realizzata con il supporto dell’area sciistica Paganella e dell’Apt Dolomiti Paganella.

Per garantire la sicurezza e l’intervento tempestivo in caso di necessità, inoltre, gli atleti sono stati seguiti durante tutto il percorso da una motoslitta. 

“Lungo il percorso i tre atleti si sono incoraggiati l’uno con l’altro e, alla fine, seguendo i ritmi di ognuno, hanno raggiunto il traguardo insieme, ricordandoci l’importanza del gioco di squadra”, ha detto Luca D’Angelo, Destination Manager di Dolomiti Paganella. 

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Cicloturismo: con l’e-bike, l’escursione in bici è a portata di tutti

Non è stata soltanto la pandemia a far sì che il 2020 si consacrasse come l’anno del turismo outdoor, dei cammini e del cicloturismo, sia in versione classica che in e-bike. Certo, i mesi di lockdown e l’impossibilità di affrontare viaggi a lungo raggio hanno certamente contribuito a far ritrovare agli Italiani il piacere di scoprire la natura e l’attività sportiva. Ma quello delle esperienze all’aria aperta è un trend che va avanti da diversi anni.

Già nel 2019 il rapporto sul cicloturismo Isnart-Unioncamere e Legambiente raccontava di un aumento del 51% su base quinquennale dei turisti che, durante la loro vacanza, decidevano di spendere qualche giorno andandosene in giro in bicicletta. E nel 2020, lo stesso rapporto parla di 20,5 milioni di pernottamenti di cicloturisti italiani nell’anno precedente, con una spesa media di 75 euro pro capite e la prospettiva di raggiungere quote di mercato sempre più ampie (qui trovate il nostro approfondimento sui dati del Cicloturismo in Italia). Un settore in grande espansione, insomma.

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Vacanze in e-bike: il cicloturismo alla portata di tutti

Certo, si può pensare che il cicloturismo non sia proprio per tutti. Per inforcare una bicicletta e decidere di affrontare un percorso più o meno lungo c’è bisogno di un minimo di preparazione atletica, soprattutto se l’itinerario scelto si sviluppa su due o più giorni. Non tutti si sentono sufficientemente sportivi da trasformarsi in cicloturisti, e in molti sono spaventati dalla possibilità di non farcela.

Per questo, per i turisti meno allenati, che non vogliono perdersi l’esperienza di pedalare in mezzo alla natura, una soluzione può essere l’e-bike, la bici a pedalata assistita. Pratica, semplice da usare, ma molto meno faticosa di una bici tradizionale. Anche in questo caso, parliamo di un mercato in grande crescita: dopo il lockdown primaverile, il sondaggio “State of the Nation” di Shimano (fatto su un campione di 13.000 persone divise in 11 Paesi europei) ha svelato che il 30% degli Italiani era interessato all’acquisto di una bicicletta elettrica, a fronte di una media europea del 17%. E in effetti a fine 2020 le vendite delle biciclette a pedalata assistita sono aumentate del 20%, con 40mila unità in più vendute, secondo Confindustria Ancma. Complice, sicuramente il bonus bici, l’incentivo introdotto nel 2020 per l’acquisto di mezzi di mobilità individuale, a propulsione prevalentemente elettrica.

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BikeSquare: la piattaforma italiana dell’e-bike

Lo sa bene BikeSquare, la prima piattaforma italiana dedicata al turismo con biciclette elettriche che, approfittando del momento d’oro del cicloturismo, sta allargando il suo modello di business in tutta Italia. La start up nata nel 2016 in Piemonte, con l’obiettivo di promuovere il territorio attraverso la riscoperta degli itinerari da fare su due ruote, oggi comprende 27 destinazioni, 269 percorsi, 581 punti di interesse segnalati sugli itinerari, tra monumenti, luoghi panoramici, ma anche ristoranti tipici, cantine aperte per le degustazioni, strutture ricettive.

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Come funziona BikeSquare per gli utenti

Durante una vacanza lunga, si può aver voglia di fare un’esperienza diversa. Proprio a questa esigenza risponde BikeSquare, app e un sito internet che, grazie alla geolocalizzazione, permette di trovare il noleggio di bici elettriche più vicino e di individuare un itinerario cicloturistico più adatto ai propri interessi e al proprio grado di preparazione fisica. “Ogni bici ha un portacellulare”, spiega Lucia Savino, “così, scaricando la nostra app, si può fare un tour autoguidato, gestendolo secondo i propri ritmi: lungo il percorso la guida indica le cose da vedere, da fare, i punti di interesse, le strutture ricettive”. Ma esistono anche i tour guidati da esperti del posto, che accompagnano i cicloturisti alla ricerca di curiosità e luoghi segreti che solo un locale conosce.

Sono 29 le località in cui il servizio è attivo. La diffusione del circuito è principalmente al Nord Italia, dove la start up è nata e cresciuta, ma oggi gli orizzonti si sono ampliati: “abbiamo un itinerario in Spagna e uno in Slovenia”, spiega Lucia Savino, co-fondatrice di BikeSquare, “e abbiamo appena vinto il bando FactorYmpresa Turismo per espanderci lungo la Ciclovia Tirrenica, un’area perfetta per noi, dove vogliamo offrire al turista balneare la possibilità di scoprire l’entroterra con piccole gite in e-bike di due o tre giorni”.

“Abbiamo un target di riferimento ben preciso”, spiega Lucia Savino, “che non corrisponde necessariamente a quello dei classici cicloturisti. Il nostro pubblico è il turista in generale, magari meno allenato dello sportivo appassionato, ma che ha voglia di fare un’esperienza diversa di conoscenza del territorio e della sua cultura, più che scoprire solo i singoli itinerari da fare in bici”.

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Come funziona per gli imprenditori

“Abbiamo attivato una rete in cui le strutture del territorio possono aderire per farsi conoscere”, racconta Lucia Savino. Se si decide che il cicloturista è un target interessante, si può infatti essere inseriti tra i riferimenti consigliati ai viaggiatori, pagando un abbonamento annuale di 200 euro.

Dall’altro lato, se si vuole rientrare nella rete dei noleggiatori di Bike Square, si può proporre il proprio punto di noleggio preesistente, attrezzandolo con un’offerta di e-bike. Oppure si può aprire un punto vendita nuovo, magari approfittando degli incentivi per le nuove imprese. “Ad esempio, grazie all’iniziativa “Resto al Sud”, in molte regioni del Sud e nelle isole il costo di una nuova impresa di questo tipo può essere interamente finanziabile”, conclude Lucia Savino.

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Entrare in una favola: in Danimarca il museo immersivo ispirato a Andersen

Chi non ricorda La Sirenetta, La Piccola fiammiferaia, Pollicino, Il soldatino di stagno? Hans Christian Andersen, scrittore danese del XIX secolo, è celebre in tutto il mondo. Le sue opere sono entrate nell’immaginario collettivo, hanno dato vita a capolavori dell’animazione e vengono lette da tutti, non solo dai più piccoli. A lui è dedicato anche il più importante premio internazionale di letteratura per l’infanzia, una sorta di “Nobel” di questa letteratura. 

Museo immersivo ispirato a Andersen

Proprio da una delle sue opere, L’acciarino magico, la bellissima favola della buonanotte pubblicata per la prima volta nel 1835, trae ispirazione il progetto del nuovo museo Museo Hans Christian Andersen, concepito dall’architetto giapponese Kengo Kuma e il suo team (lo stesso che ha disegnato lo stupendo stadio olimpico di Tokyo). Aprirà nell’estate del 2021 nella cittadina danese di Odense. “L’idea alla base del progetto architettonico assomiglia al metodo di Andersen, dove un piccolo mondo si espande improvvisamente in un universo più grande”, hanno spiegato gli architetti.

Il museo offrirà un’esperienza completa in cui architettura, suono, luce e un flusso di immagini “si fonderanno” per creare nuove occasioni di interazione tra i visitatori e le fiabe. (ph: Kengo Kuma and Associates, Cornelius Vöge, MASU planning)

Sarà come entrare in una delle favole di Andersen

Lo spazio immersivo e artistico mira a evocare la sensazione di entrare nelle favole di Andersen usando l’architettura, il suono, la luce e un flusso di immagini. I giardini e gli edifici coprono un’area di circa 9000 metri quadrati. L’edificio principale ospita un caffè e strutture per i visitatori, e c’è anche una casa per bambini e un museo sotterraneo, che si intreccia con un “magico giardino” tutto intorno. 

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“Dobbiamo calarci nelle fiabe che tutti conoscono: l’idea non è quella di raccontarle nuovamente, ma di rappresentare la loro familiarità, la loro presenza nella vita quotidiana, e ispirare così altre letture di Andersen”, ha detto Torben Grøngaard Jeppesen, direttore dei musei di Odense. La nuova struttura verrà realizzata grazie al contributo della Fondazione A.P. Møller. Intorno all’area del Museo si svilupperanno il Centro culturale Tinderbox per bambini e il parco Lotzes Have.

Il museo vuole proporre un’esperienza di visita unica e innovativa, per grandi e piccini. (ph: Kengo Kuma and Associates, Cornelius Vöge, MASU planning)

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Il tour di Andersen in città

Hans Christian Andersen è nato nel 1805 in una casetta gialla affacciata su una stradina nel cuore di Odense. La casa è ancora lì, e oggi ospita uno dei musei letterari più antichi al mondo. È un ottimo punto di partenza per un tour ispirato al celebre scrittore attraverso le zone più affascinanti e antiche della città. Una sua statua si trova nel Giardino delle Fiabe mentre un murale di 12 metri è stato disegnato a Bangs Boder. Odense dista meno di un’ora e mezza da Copenaghen e Aarhus.

Qui le info: hcandersenshus.dk

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