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Hotel Sonnwies a Luson, il paradiso dei bambini

Ben 70 ore di assistenza e animazione (da 0 a 14 anni), 10 mila metri quadri di natura e parco giochi, la piscina con lo schermo gigante per vedere i cartoni animati, la parete di arrampicata e il mini zoo, i laboratori e le gite tematiche in malga. L’Hotel Sonnwies di Luson, vicino a Bressanone, è il paradiso dei bambini.

I genitori, loro possono rilassarsi intanto nelle villas con piscina privata, nella sauna privata, la vasca idromassaggio, il solarium privato, e le degustazioni personalizzate insieme al sommelier.

Una suite in mansarda dell’Hotel Sonnwies di Luson.

Hotel Sonnwies: una base per  imparare a sciare

L’Hotel Sonnwies si trova in una posizione ideale per i principianti dello sci, punto di partenza per le aree sciistiche più belle delle Dolomiti e dell’Alto Adige.

Per gli ospiti, la zona Mini Ski è accanto all’hotel e lo skipass è sempre incluso per tutta la famiglia.

La scuola di sci si trova proprio in hotel: qui è possibile prenotare corsi di sci per bambini a partire da 2 anni e mezzo e noleggiare sci e snowboard. Oltre alla pista, servita dallo skilift, ecco lo snowpark per bambini con tappeto magico.

E per chi vuole sciare nel comprensorio della Plose ci sono le navette gratuite dall’hotel.

Anche la pista di pattinaggio con noleggio di pattini, disponibili in tutte le misure (a pagamento) si trova nel giardino dell’hotel ed è aperta da dicembre a metà marzo. E per chi ama lo slittino, Luson è perfetta, con la pista da slittino più lunga dell’Alto Adige, la Rudi Run, lunga 10,5 chilometri e parte dalla Plose, più una pista da slittino separata per bambini piccoli, piste da slittino naturali e slittini al chiaro di luna. Partendo, volendo, direttamente dall’hotel.

Le attività per bambini: la mini fattoria e il laboratorio

In questo luogo isolato e magico, in mezzo alla natura, gli ospiti sono avvolti da una piacevole atmosfera ricca di eventi inaspettati. Accanto all’hotel, ecco la mini fattoria biologica del maso della famiglia Hinteregger, situato dietro all’hotel, con oltre 30 capi di bestiame.

Tante attività nella minifattoria biologica del Sonnwies.

I pony e i cavalli islandesi di proprietà dell‘albergo sono un’attrazione per tutte le età: oltre a cavalcarli, si possono anche accarezzare, foraggiare e strigliare (senza costi aggiuntivi). Qui si impara anche a fare il burro con il latte fresco delle mucche, si impasta la pizza, si fanno i canederli e si decorano torte con il cioccolato.

Hotel Sonnwies: benessere alla spa

Il benessere, dei bambini e dei genitori, è il fulcro di ogni vacanza al Sonnwies.

Per gli adulti vi è un’area wellness esclusiva, dove potersi rilassare nel bagno di vapore al profumo di fiori, nella sauna di vapore tirolese con vista sulle Alpi, nel bagno Brechel con rami di abete. In quest’area, solo per adulti, si trovano anche docce a tema, una fontana di ghiaccio, un’area per distendersi con accesso al prato esterno, luoghi di riposo, solarium e una fontana con acqua potabile.

Nella spa è disponibile un ampio menu di trattamenti wellness e beauty e angoli relax. Il pacchetto Relax per due propone un bagno rivitalizzante con olio essenziale di pino mugo nellavasca idromassaggio, seguito da un massaggio alla schiena con applicazione di arnica per alleviare le tensioni. In regalo c’è anche un piccolo extra: una lozione per il corpo all’arnica da applicare a casa (110 minuti, a 235 mila euro a coppia).

Il massaggio al cioccolato per bambini dura circa 25 minuti ed è il sogno di ogni piccolo ospite a 49 euro.

Una panoramica dell’Hotel Sonnwies di Luson (Bz).

Hotel Sonnwies: le piscine e l’acqua fun

Le cinque piscine interne ed esterne, comprese piscine per bambini e vasche per neonati, sono un paradiso di scivoli e giochi d’acqua sono un vero e proprio catalizzatore di divertimento per tutta la famiglia.

Una terrazza con piscina dell’Hotel Sonnwies di Luson.

I giochi dell’Acquapark attirano i bambini di tutte le età: ci sono poi scivoli speciali come quello lungo 80 metri, con misurazione del tempo e lo scivolo a onde larghe, adatto anche ai più piccoli. E nei pressi dell’hotel ecco il laghetto naturale che vanta una delle acque più pure dell’Alto Adige, con scivolo gigante e piscina per bambini (ingresso gratuito per gli ospiti di Sonnwies).

Vacanza a Luson: al ristorante e in cantina

Nell’hotel perfetto per la vacanza in famiglia  non si rinuncia alla buona tavola. Tre membri su cinque della famiglia Hinteregger (l’hotel è a conduzione famigliare) siano sommelier , con a disposizione una cantina con oltre 700 etichette e 17 mila bottiglie.

Qui si possono fare degustazioni e visite organizzate nelle cantine, dove il giovane Lukas Hinteregger  ha voluto pareti di vetro, tanto legno stile alpin chic e pavimenti in argilla naturale, e i locali sono scavati nella terra perché la temperatura e l’umidità rimangano costanti.

Altre cantine sono state realizzate per conservare le più diverse bottiglie: lo spumante, lo champagne, le rarity, le etichette extra europee, i vini francesi.

A tavola ecco i menu dello chef Willy Larese, da 5 anni ai fornelli del Sonnwies. I menu a disposizione sono tre. I prodotti del menu alpino provengono dalle fattorie nei dintorni di Luson. Carne, latte, frutta – anche per le marmellate fatte in casa) e verdura vengono consegnati freschi ogni giorno. Nel menu vegetariano ecco “Insalate fresche di giardino e melanzane alla parmigiana”; “Latticello con uva”; “Maccheroni al torchio e cacio e pepe”. E a finire in bellezza il buffet di formaggi in arrivo da piccoli caseifici e malghe alpine. Da assaporare con il vino giusto.

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Feste oltre frontiera: i mercatini di Natale più belli di Salisburgo e dintorni

Non c’è da stupirsi se alcuni dei mercatini di Natale più belli d’Europa si trovino nel Salisburghese. Proprio nella città di Salisburgo, patria della musica e dell’onnipresente Mozart, i mercatini di Natale sono una tradizione antica: i primi Adventmarkt furono allestiti già nel XV secolo. E poi, proprio qui, è stato composto Astro del Ciel, canto natalizio per antonomasia, tradotto in tutto il mondo. Dalla Domplatz alla Fortezza Hohensalzburg, fin verso i villaggi di campagna di Hellbrunn e St.Leonhard, e ancora sui monti di Grossarl, si accende la magia.

Mercato dell’Avvento di Hellbrunn ph @Hellbrunner Adventzauber

Salisburgo città del Natale: dove si trovano i mercatini più belli

Salisburgo è un tripudio di luci che accendono la Getreidegasse, via principale famosa per le botteghe e le antiche insegne, dalla quale si diramano dedali nascosti, cortili meravigliosi e ballatoi adornati, che conducono al Duomo. E’ qui che si tiene il mercato dell’Avvento più famoso della città: il Christkindlmarkt. Un centinaio di casette in legno riempiono due piazze, la Domplatz e la Residenzplatz (fino al 1-1-2023).

Mercato di Natale nella Domplatz di Salisburgo ph © Tourismus Salzburg

Tra questi banchi si trovano addobbi per l’albero, boule de neige, soldatini, ghirlande e, ovviamente, tipiche golosità: le irrinunciabili praline Mozartkugel (le palle di Mozart inventate nel 1890 da Paul Fürst nell’omonimo Cafe Konditorei Fürst, in cui è vivamente consigliato entrare), i biscotti speziati, ma anche brezen, salsicce, carne alla birra, frittelle di mela e pasticcio dell’imperatore, ossia il Kaiserschmarrn, da gustare mentre si ascolta il Turmblasen, concerto di fiati che riecheggiano da una torre all’altra del Duomo, allo scoccare delle 18:00 (tutti i giovedì, venerdì e sabato).

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ph E.Lanzetti

Camminare per le vie di Salisburgo, con la città vestita a festa e il profumo di caldarroste, punch e brioche alla vaniglia, è inebriante. Dopo aver fatto un salto al Museo del Natale nella Mozartplatz (aperto tutto l’anno) e al Museo dei giocattoli, si sale alla Fortezza Hohensalzburg che domina la città dall’alto del monte Festungsberg.

Per raggiungerla basta prendere la funicolare, e in cinque minuti si arriva sul balcone della città: il panorama è davvero mozzafiato. Cupole e campanili, all’ora del tramonto vengono illuminati dalla luce dorata. Nel cortile della fortezza, durante il fine settimana si tiene un piccolo ma grazioso mercatino d’Avvento, e nelle antiche cucine del maschio si sfornano dolci speziati. Al rientro, la cena in puro stile natalizio è al St. Peter Stiftskulinarium, il ristorante più antico d’Europa risalente all’anno 803 (nella foto sotto). Addobbi, peluche, e gingilli, addobbano le diverse sale in modo parecchio scenografico, tanto da avere ormai la fama di essere uno dei locali più fotografati della città. Entrare per credere.

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ph E.Lanzetti

Mercatini Natale Salisburgo e dintorni: Hellbrunn e St. Leonhard

Si lascia la città e ci si dirige verso la campagna salisburghese. Una decina di chilometri e si arriva al Castello di Hellbrunn, dove si aprono le porte di un vero e proprio villaggio di Natale: decine di abeti addobbati con migliaia di palline rosse, produttori locali, fornai, canti corali, cortei di Krampus e un’immensa area per bambini con tanto di trenino. L’atmosfera che regala la grande corte del maniero barocco del 1600, è unica. (Questo è il solo mercatino dell’Avvento con biglietto di ingresso: 6 euro, il costo).

Info qui:  hellbrunneradventzauber.at

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Mercato dell’Avvento a Hellbrunn ph © Tourismus Salzburg

A una decina di minuti di auto, si trova il piccolo borgo di St.Leonhard. Davanti alla trattoria tipica Gasthof Schorn, lungo una delle vie gastronomiche del Salisburghese dove gustare corroboranti zuppe, ottimo gulash, e cervo con salsa di mirtilli rossi, ha preso il via la cinquantesima edizione del mercatino dell’Avvento solidale.

Oltre una ventina di espositori e artigiani destinano l’intero incasso in beneficenza ad associazioni che operano a sostegno di persone con disabilità. Qui si assaggiano (e si acquistano come souvenir golosi) alcune prelibatezze del periodo: immancabile il Früchtebrot, un pane dolce e scuro con frutta secca nell’impasto, preparato al momento dalle donne del paese, e cotto nel forno a legna (nella foto sotto); burro alle aringhe o al salmone, e gli Spitzbuben, i biscotti “matti” profumati e speziati.

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ph E.Lanzetti

Sui monti di Salisburgo: il mercatino d’atmosfera nel villaggio di Grossarl

Dalla campagna si sale sulle montagne degli Alti Tauri. Grossarl è il centro montano principale del Salisburghese. Paradiso dello sci non lontano dalla città, e valle in cui le malghe lavorano durante tutta la bella stagione per assicurare la fornitura di burro e formaggi per quanto scenderà la coltre bianca a coprire i pascoli. In questa cornice idilliaca si tiene il tradizionale mercato dell’Avvento di Großarl, uno dei più belli del Salisburghese. Lungo la Gemeindestraße, e per le viuzze del centro, il profumo di vin brulé e salsicce è da acquolina. Un appuntamento molto sentito dai locali che, soprattutto nel fine settimana, riempiono il cuore di questo villaggio montano dominato dall’antica chiesa.

Info sui Mercatini di Natale nel Salisburghese: salzburgerland.com

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Mercato dell’Avvento a Grossarl ph E.Lanzetti

Per gli amanti dell’arte, e regali d’autore, vale la pena di visitare l’atelier dell’artista del legno (e non solo) Rupert Kreuzer, in Dorfstraße. Chi, invece, è in cerca di relax e charme, potrà concedersi qualche giorno al Das Edelweiss Salzburg Mountain Resort: suite panoramiche; Spa su due piani con infinity pool e vista sulle piste da sci; parco acquatico dedicato ai bambini, sala trattamenti, lounge e diversi ristoranti tra cui un sushi bar e un fine dining. Tutto a due passi dall’incantevole scenario di luci e colori dell’Avvento sulla neve. Per continuare l’esperienza da fiaba basta raggiungere il piccolo villaggio di Hüttschlag, dove addentrarsi nel Parco naturale degli Alti Tauri su una romantica slitta trainata da cavalli.

ph E.Lanzetti

Cosa gustare ai mercatini nel Salisburghese

Sia che il tour dei mercatini di Natale si fermi alla sola città di Salisburgo, o che prosegua con le tappe nei dintorni del Salisburghese, la vista è un’occasione ghiotta (nel senso vero del termine) per poter provare le tipicità dell’Avvento. Cosa assaggiare oltre a salsicce, crauti e patate cucinate in ogni modo? I dolci della tradizione: cornetti alla vaniglia (Vanillekipferl), biscotti “monelli” (Spitzbuben), frollini alla nocciola (Nussmakronen), praline al rum (Rumkugel), baci al cocco (Kokosbusserl), Linzer Augen, biscotti al mosto (Mostkekse), e il Salzburger Nockerl, ossia le tipiche tre montagnette morbide preparate con albumi, zucchero vanigliato, un poco di farina e zucchero a velo (nella foto sotto).

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ph E.lanzetti

Info, date e orari di tutti i mercatini di Salisburgo: www.salzburg

 

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Rimborso dei trasporti: cosa fare in caso di ritardo o cancellazione

Viaggiando, può capitare di rimanere bloccati da cancellazioni, ritardi o scioperi dei mezzi di trasporto, mettendo a rischio appuntamenti di lavoro o vacanze. A seconda della causa le compagnie di trasporto – aereo, ferroviario o marittimo – sono tenute al risarcimento del biglietto oltre ad altre tutele, garantite dalla normativa europea in tema di diritti dei passeggeri. Vediamo le regole per il Rimborso di ritardi e cancellazioni

Rimborso ritardi e cancellazioni: gli aerei

Il rimborso, generalmente, spetta alle compagnie di trasporto. Se il viaggio avviene in aereo, in caso di negato imbarco, di cancellazione o di ritardo prolungato del volo, il passeggero deve rivolgersi direttamente alla compagnia aerea che ha emesso il biglietto per chiedere il rimborso. Oppure, nel caso di viaggi tutto compreso, al Tour operator con il quale ha prenotato il viaggio. In assenza di specifiche procedure di reclamo previste dalle singole compagnie aeree, si può inoltrare il modulo di reclamo predisposto dall’Unione europea.

Se la compagnia aerea non fornisce risposta dopo sei settimane dalla data di ricezione del reclamo del passeggero o ritiene che la risposta ricevuta dalla compagnia aerea non sia soddisfacente rispetto a quanto previsto dal Regolamento (CE) 261/2004, il passeggero può inviare un reclamo all’ENAC.

Rimborso ritardi e cancellazioni: i treni

Nel caso di un viaggio in treno, la richiesta va fatta presso la biglietteria della stazione di partenza.
In caso di soppressione di un treno di Trenitalia, viene rimborsata l’intera cifra (in contanti o con riaccredito della carta di credito) anche se il biglietto sia stato già convalidato. Se si trattasse un biglietto di andata e ritorno, se la soppressione riguarda il viaggio di andata, sarà rimborsato anche il biglietto di ritorno. Si può anche richiedere il rimborso online sul sito di Trenitalia compilando il modulo apposito.

Le regole per Italo

Nel caso di Italo ci si può rivolgere direttamente al personale Italo in stazione oppure contattare Italo Assistenza al numero 892020 (a pagamento). In caso di soppressione di un treno, anche Italo riconosce automaticamente l’indennizzo entro 30 giorni dalla data del viaggio.

Se il treno soppresso è un treno regionale, si dovrà chiedere il rimborso presso una biglietteria. Oppure, sul sito di Trenitalia, compilando il modulo di richiesta, allegando il biglietto stampato, da inviare alla direzione regionale competente per la stazione di destinazione del viaggio.

GUARDA ANCHE: Sciopero dei trasporti, come tutelarsi 

Rimborso ritardi e cancellazioni: i treni

Infine, se i disagi riguardano viaggi in traghetto o nave da crociera bisogna rivolgersi direttamente alla compagnia di navigazione o all’ente che gestisce il terminal. Entrambi  sono tenuti a segnalare il nuovo orario previsto di partenza e di arrivo entro 30 minuti dall’orario di partenza inizialmente previsto, oltre a fornire l’assistenza necessaria. Se la partenza viene ritardata di oltre 90 minuti, si può scegliere se chiedere il rimborso del biglietto. E in più , se necessario, il trasporto gratuito verso il punto di partenza iniziale (ad esempio se il ritardo rende inutile il viaggio) oppure seguire un altro itinerario, in condizioni analoghe e senza spese aggiuntive.

Aerei: che cosa prevede il rimborso

In aeroporto, i disagi possono dipendere da uno sciopero a sorpresa del personale di terra o di volo, da cancellazioni dei voli, ritardi, oppure overbooking. Come viene effettuato il rimborso?

Negato imbarco – Il negato imbarco si verifica quando il passeggero, pur in possesso di un biglietto aereo valido, si presenta all’imbarco entro il termine indicato, ma non viene comunque imbarcato. La compagnia aerea può negare l’imbarco se vi sono ragionevoli motivi, come motivi di salute, di sicurezza, documenti inadeguati oppure in caso di overbooking.

GUARDA ANCHE: Aerei, le 20 curiosità che dovresti conoscere 

La compagnia aerea, però, è obbligata a rispettare le tutele dei passeggeri definite dal Regolamento CE 261/2004, art. 4, verificando se ci siano passeggeri volontari disposti a cedere il proprio posto in cambio di benefici da concordare. Se non ci sono volontari, il passeggero cui viene negato l’imbarco può scegliere una soluzione alternativa.

In questo caso il rimborso può essere ridotto del 50 per cento se trasferito su un altro volo che comporti un ritardo massimo di 2 ore (per tratte inferiori 1500 km), 3ore (per tratte tra i 1500 km e i 3500 km), o 4 ore (per tratte superiori a 3500 km). Oppure può essere ridotto fra il 30 e il 70% del prezzo del biglietto, in base alla lunghezza della tratta, nel caso in cui si accetti di viaggiare in una categoria inferiore rispetto a quella prenotata. A questo si aggiunge l’assistenza durante l’attesa (pasti e bevande, sistemazione in albergo se sia necessario uno o più pernottamenti, trasferimento dall’aeroporto al luogo di sistemazione e viceversa e a due chiamate telefoniche o messaggi via fax o posta elettronica).

 Aerei, il rimborso in denaro: le tipologie e le cifre

Se, infine, il passeggero rifiuta anche questa soluzione, ha diritto a un rimborso pecuniario stabilito in base alla tratta aerea (intracomunitaria o extracomunitaria) e alla distanza in Km percorsa. Per le tratte all’interno dei confini europei ha diritto a un rimborso di 250 euro se la tratta è inferiore o uguale a 1.500 km e di 400 euro per tratte superiori ai 1500 km. Per le tratte extracomunitarie, ha diritto a un rimborso di 250 euro se la tratta è inferiore o uguale a 1500 km, di 400 euro per tratte comprese tra i 1.500 e i 3.500 km, e di 600 euro per le tratte superiori ai 3500 km.

È bene sapere, però, che non ha diritto al rimborso il passeggero che viaggia gratuitamente o a una tariffa ridotta non accessibile, direttamente o indirettamente, al pubblico (come i dipendenti delle compagnie aeree, delle agenzie di viaggio o dei tour operator) oppure per motivi di salute, di sicurezza o in caso di documenti di viaggio non validi.

 Aerei: cancellazione del volo

Nel caso in cui il volo venga cancellato, valgono le stesse tutele del negato imbarco. Il rimborso non è dovuto, invece, se la compagnia aerea può provare che la cancellazione del volo sia stata causata da circostanze eccezionali, come condizioni meteorologiche avverse, scioperi estranei alla compagnia, improvvise ed imprevedibili carenze del volo dal punto di vista della sicurezza (come previsto dai punti 14 e 15 in premessa al Reg. CE n. 261/04), e se il passeggero sia stato informato della cancellazione con almeno due settimane di preavviso.

Ritardo prolungato del volo

I passeggeri sono tutelati anche nel caso in cui la partenza del volo sia ritardata rispetto all’orario di partenza previsto. La compagnia aerea deve assicurare l’assistenza (pasti e bevande, sistemazione in albergo se necessario, trasferimento da e per l’aeroporto, due chiamate telefoniche o messaggi via fax o posta elettronica) per voli intracomunitari ed extracomunitari di distanze inferiori o pari ai 1500 Km che subiscono un ritardo di almeno 2 ore. Per voli intracomunitari con distanze superiori a 3500 Km e tutti gli altri voli che percorrono distanze comprese tra 1500 e 3500 Km e un ritardo di almeno 3 ore. Per i voli con tratte superiori ai 3500 Km al di fuori dell’Unione Europea e un ritardo di almeno 4 ore.

Si può rinunciare al volo?

Se il ritardo del volo è di almeno 5 ore, il passeggero ha la possibilità di rinunciare al volo senza dover pagare penali e di ottenere il rimborso del biglietto per la parte del viaggio non effettuata e all’assistenza fino al momento della rinuncia al volo.

In alcuni casi di ritardo prolungato del volo si ha diritto anche al rimborso pecuniario secondo quanto previsto per alcuni casi di cancellazione del volo, e cioè quando l’arrivo a destinazione dell’aereo sia pari o superiore alle 3 ore rispetto al previsto.

GUARDA ANCHE: Overbooking, che cos’è, quando si verifica e come tutelarsi 

Rimborso ritardi e cancellazioni treni

Per quanto riguarda ritardi o cancellazioni dei treni nazionali, è previsto il rimborso del biglietto se la causa dei disagi sono dovuti all’azienda di trasporto. Le modalità e gli importi sono simili per Trenitalia e Italo. I biglietti sono rimborsati entro un mese e ammonta al 25 % del prezzo del biglietto per ritardi compresi tra 60 e 119 minuti. Oppure  al 50 % per ritardi superiori. La tutela dei passeggeri deve includere anche l’assistenza durante l’attesa. E cioè un pasto in stazione o a bordo, se possibile, e alloggio se necessario e possibile.

Navi e traghetti: cosa prevede il rimborso

Anche per viaggi a bordo di navi e traghetti, è possibile incorrere in disagi dovuti a cancellazione o ritardo. Secondo il regolamento UE n. 1177/2010 i passeggeri hanno diritto all’assistenza e a un risarcimento economico.

In caso di cancellazione o di ritardo superiore a 90 minuti alla partenza di un traghetto o di una nave da crociera, i passeggeri hanno diritto all’assistenza (pasti e bevande in rapporto all’attesa).  Possono scegliere un trasporto alternativo per raggiungere la destinazione senza alcun supplemento.

Ritardi: quando non si ha diritto al rimborso

Infine, hanno diritto al rimborso del biglietto entro sette giorni e, se opportuno, il ritorno gratuito al punto di partenza iniziale. E, se necessario, deve essere anche rimborsato l’alloggio a terra, limitato a tre notti e a 80 euro a notte. L’alloggio non è dovuto se la cancellazione o il ritardo sono causati dalle condizioni meteorologiche.

In caso di notevole ritardo all’arrivo, la compagnia deve rispondere con un rimborso entro un mese su richiesta del passeggero. Che può variare tra il 25% o il 50% a seconda della lunghezza della tratta e del ritardo.

Non sono ammessi al rimborso i passeggeri  informati del rischio del ritardo prima dell’acquisto del biglietto.

O quando il ritardo è  dovuto alle condizioni meteorologiche o a circostanze di forza maggiore.

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Val d’Ega: sulla neve in Alto Adige, all’insegna della sostenibilità

Bastano una manciata di chilometri da Bolzano per arrivare in val d’Ega. Qualcuno in più per passare dai vigneti ai massicci dolomitici che ne disegnano il paesaggio, il Catinaccio e il Latemar. Con le creste frastagliate sul bianco della neve, resti di antiche scogliere in un mare primordiale, dal 2009 appartengono al Patrimonio mondiale dell’umanità Unesco.

Sono beni da proteggere, assieme ai boschi che coprono ben il 70 per cento del territorio e alle tradizioni care ai suoi abitanti. Un impegno che quest’angolo di Alto Adige si è assunto da tempo, come testimonia la certificazione del Global Sustainable Tourism Council ottenuta lo scorso ottobre.

Sono solo cinque in Italia le destinazioni che l’hanno ricevuta dall’ente fondato, tra gli altri, dall’Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite e dal Programma dell’Onu per l’ambiente.

 

Passeggiata invernale nei dintorni di Nova Ponente, in Val d’Ega (foto: Günther Pichler)

L’Alto Adige a tutela dell’ecosistema

Ma la valle non dorme sugli allori. Il programma Val d’Ega 2030 immagina un futuro sempre più attento al fragile ecosistema dell’alta montagna. Anche nel campo dello sci alpino, grazie alle iniziative attuate dai comprensori di Carezza e Obereggen.

A Carezza già si vedono i risultati. Da un lato si usa solo energia verde prodotta da fonti rinnovabili, dall’altro si risparmia carburante ed elettricità grazie a sistemi di innevamento intelligente e a lavori sulle piste basati su tracciati Gps e calcolo dello spessore del manto.

Non solo: dal 2019 questa è la prima area sciistica privata italiana ad aderire al Patto per la neutralità climatica 2025, grazie a interventi di riduzione locale e di compensazione. Che si uniscono alla promozione della raccolta differenziata, del minor uso di plastica nei rifugi, dell’utilizzo di prodotti locali.

A Carezza si usa solo energia verde prodotta da fonti rinnovabili (foto: Harald Wisthaler)

In linea con la sostenibilità sono anche gli impianti. La cabinovia König Laurin, che dall’albergo Malga Frommeralm sale allo storico rifugio Fronza alle Coronelle e alla moderna Laurins Lounge, nasconde nella roccia del Catinaccio la stazione di arrivo grazie al progetto dell’architetto Werner Tscholl. Anche la nuova funivia cabrio (con balcone sul tetto) che collega la val di Tires con il Catinaccio è destinata ad avere ricadute positive sull’ambiente diminuendo il traffico veicolare.

In montagna tra rinnovabili e sostenibilità

Pure Obereggen è in prima fila nella sostenibilità. Da 16 anni vanta un sistema di gestione ambientale certificato Iso 14001, lo standard internazionale più riconosciuto in questo settore.

Tante anche qui le iniziative, dal teleriscaldamento da biomassa per risparmiare 500 mila litri di gasolio all’anno, al calore assicurato dalla geotermia al rifugio Oberholz, autentico gioiellino architettonico, ai lavori di preparazione dei pendii erbosi che accolgono le piste, in cui si utilizza una speciale miscela di semi locali per preservare la biodiversità dei prati.

E per lasciare a casa l’auto, skibus e mezzi pubblici gratuiti in tutta la val d’Ega, anzi in tutto l’Alto Adige, con il Guest Pass val d’Ega, soggiornando nelle strutture affiliate alle associazioni turistiche.

Info: eggental.com

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Courmayeur: la vacanza è attiva ai piedi del Monte Bianco

È sempre lui il protagonista: con la sua sfacciata bellezza, il Monte Bianco accompagna ogni momento di una vacanza a Courmayeur. Vale la pena, quindi, fare subito la sua conoscenza e salire sulla Skyway, l’avveniristica funivia che porta ai 3.466 metri di Punta Helbronner, uno sperone di roccia in mezzo ai ghiacciai proprio nel cuore del massiccio.

Lo spettacolo è garantito e senza misteri. Alla stazione intermedia del Pavillon è allestita una mostra permanente che racconta la storia di questo impianto di risalita dal 1941 a oggi. Dalla terrazza di Punta Helbronner si scattano immagini impareggiabili, ma si possono anche calzare gli sci e affrontare uno dei più straordinari fuoripista delle Alpi: la Vallée Blanche. La discesa non è tecnicamente impegnativa, ma a causa della presenza dei crepacci si consiglia di farsi accompagnare da una guida alpina, che meglio di chiunque altro sa “leggere” il manto nevoso ed evitare le insidie nascoste.

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Dove sciare nei dintorni di Courmayeur

Si scia per 24 chilometri, di cui 18 su ghiacciaio, fino alle porte di Chamonix, sul versante francese del Bianco, da dove si rientra al punto di partenza con i frequenti bus di linea. Il mare di neve e ghiaccio intorno alla stazione d’arrivo di Skyway si può affrontare anche con le ciaspole percorrendo, sempre con le guide alpine, un itinerario ad anello lungo i facili pendii del Col du Toula e del col de Rochefort, uno degli angoli più belli del gruppo del Bianco. I freerider più adrenalinici si gettano invece lungo il ghiacciaio del Toula e scendono fino al Pavillon regalandosi sciate entusiasmanti (ma da non prendere mai alla leggera).

Funivie moderne ed efficienti rendono l’area del Monte Bianco perfetta per chi ama sciare (foto: Lorenzo Belfrond for Courmayeur Mont Blanc)

Grazie alla conformazione delle montagne che la circondano Courmayeur è entrata nel novero delle località più amate dai freerider di tutto il mondo. Molto apprezzati sono i canali di Dolonne, che grazie all’esposizione a nord godono a lungo di neve abbondante e polverosa. Per raggiungerli occorre salire fino alla stazione a monte della funivia dell’Arp. Chi desidera lasciare la propria traccia su pendii ancora più fuorimano utilizza l’elicottero e raggiunge il Mont Fortin o le Pyramides Calcaires, sopra la Val Veny: sono due discese stupende e si possono affrontare nella stessa giornata.

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Courma: le piste del mito

Tutto questo, però, non deve far dimenticare una skiarea di primissimo livello. Sono cento, complessivamente, i chilometri di tracciati a disposizione degli sciatori. Si può scegliere il versante dello Checrouit, da raggiungere sia con la funivia posta nel centro di Courmayeur che con la telecabina Dolonne, oppure le lunghe piste tra i boschi della Val Vény, accessibili grazie alla funivia che parte da Entrèves.

Le piste più famose sono la Checrouit, la Internazionale, la Youla e la Gigante, ma merita di essere scoperta anche la pista dell’Orso, lasciata in stile wild, appositamente non battuta e ricca di gobbe. Per gli amanti del freestyle, tra la pista Aretù e la Checrouit si trova lo snowpark dove perfezionare trick e acrobazie su sci e snowboard.

Il comprensorio sciistico Courmayeur-Chécrouit/​Val Veny si trova sul Monte Bianco. Per lo sci e lo snoward sono disponibili 41,5 km di piste (foto: Giacomo Buzio)

Chi fa volentieri a meno delle scariche di adrenalina, prende il bus navetta che dal paese raggiunge la Val Ferret, il paradiso delle discipline nordiche.

Sono più di 20 i chilometri di pista di fondo disponibili, in massima parte piuttosto semplici, che partendo da Planpincieux si snodano accanto alla Dora di Ferret. Tracciati da percorrere con il naso all’insù, lo sguardo rivolto verso le incombenti Grandes Jorasses, mentre ci si inoltra verso Lavachey e Arnouva, oppure verso la cima del Bianco e le creste del Peuterey sulla strada in direzione del punto di partenza.

Da Planpincieux partono anche numerosi itinerari per le ciaspole e un percorso pedonale che raggiunge la frazione di Lavachey. I camminatori condividono la pista con le bici: lo snowbike è infatti una delle grandi attrazioni della Val Ferret. Il percorso, dopo una brevissima salita iniziale, si svolge quasi interamente in piano. Ed è bello pedalare anche dopo il tramonto.

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In Valle d’Aosta non mancano chilometri e chilometri di piste per le discipline nordiche (foto: Elisa Bessega for Courmayeur Mont Blanc)

Un tuffo nella mondanità

Dopo tanto sport ci si rimette in forma nelle numerose Spa degli hotel di Courmayeur e ci si tuffa, quasi inevitabilmente, nella mondanità. La passeggiata lungo l’isola pedonale di via Roma è scandita dalle soste davanti a vetrine che spaziano dalle creazioni di artigiani e artisti valdostani alle più conosciute griffe della moda, non solo sportiva. Bar storici e localini di tendenza obbligano a ulteriori soste.

Ma poi è piacevole andare alla scoperta delle frazioni più autentiche e silenziose, come Entrèves, proprio ai piedi del Bianco, o Dolonne, sulla riva opposta della Dora Baltea rispetto al centro. Luoghi magici e riservati, caratterizzati da antiche case in pietra e vicoli segreti. Già, perché Courmayeur non è nata ieri.

L’INTERVISTA

Federica Brignone: il sogno di salire sulla vetta del Bianco

Di Courmayeur Federica Brignone, la prima donna italiana a vincere la classifica assoluta della Coppa del mondo di sci, conosce e apprezza ogni angolo:

“La mia pista preferita è l’Internazionale, perché ha la pendenza perfetta per tirare le curve come piacciono a me. Non è mai troppo ripida, non è mai piatta. Per riempirmi gli occhi di bellezza, invece, mi fermo in cima alla seggiovia della Gabba dove c’è una vista straordinaria con il Monte Bianco”.

(Pentaphoto)

Il luogo del cuore?

“Adoro la Val Ferret, dove d’inverno vado appena possibile con gli sci da fondo”.

Ma dove, esattamente? “Ogni volta cerco di andare in un posto diverso perché è talmente magica che non saprei scegliere” risponde la campionessa. “Consiglio di fare la balconata a piedi per il panorama incredibile e poi di mangiare un panino con vista o un bel piatto di polenta in valle. Ai più avventurosi suggerisco una gita al Dalmazi o al Gervasutti. E, in inverno, ovviamente l’anello di fondo, davvero stupendo”.

Una vita, quella di Federica, all’insegna dello sport. Non solo lo sci alpino, però: “Nei pochi giorni liberi, faccio sci alpinismo, fondo e freeride. A proposito di freeride, la Vallée Blanche è un fuoripista fantastico per il panorama” racconta l’atleta milanese, che ai più bravi suggerisce di affrontare il vallone dell’Arp, sopra Dolonne.

Ma la zona di Courmayeur non è affascinante solo in inverno: “Non sempre si “vede” è la bellezza e il potenziale che ha questo posto in primavera ed autunno – spiega la Brignone -, con i colori e le attività sportive tipiche della mezza stagione. A fine stagione, ad esempio, fare un’escursione con le pelli o salire sullo Skyway sono esperienze bellissime”. Nonostante i successi, resta per lei ancora un sogno nel cassetto. Anzi due: “Disputare una gara di Coppa del mondo a Courmayeur e salire sulla vetta del Monte Bianco”.

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Da Cavallino Treporti a Portogruaro, una vacanza slow nel nordest del Veneto

Esiste un Veneto orizzontale. Che è, insieme, Venezia e confine, mare e campagna, porto e città. Un paesaggio dilatato dai giochi di luce, dove la distanza tra acqua e terra, canneti e barene, pare annullarsi. Un’altra Camargue, che invita a decelerare. E muta dalla limpidezza dei giorni invernali alle nebbie ovattate d’autunno, fino al risveglio di primavera.

L’hanno amata gli scrittori, prima che un turismo balneare da 22 milioni di presenze l’anno la relegasse al ruolo di comprimaria.

“Sono un ragazzo del basso Piave”, scrisse in una lettera Ernest Hemingway. Gli stessi luoghi raccontarono Ippolito Nievo e, un secolo dopo, Giovanni Comisso e Goffredo Parise. Quel paesaggio bagnato a sud dall’Adriatico è ancora lì. Non immutato, ma riconoscibile.

Nuovi indirizzi in Laguna

Tra queste fragili barene, battute dallo scirocco e minacciate dall’acqua alta, due trentenni, Martina e Anna Sarzetto, hanno ricevuto in eredità la Valle Falconera, a Cavallino Treporti. E hanno fatto una scelta di vita. “Abbiamo trascorso l’infanzia qui. Oggi vogliamo recuperare l’isola, impiantare un’azienda agricola e aprirla al turismo responsabile”. Isola Falconera si trova su Facebook.

Il sogno di una laguna migliore ha anche gli occhi di Riccardo Ghiotto, 30 anni, che ha lasciato un sicuro destino da ottico per recuperare Albatros, una barca storica, o di Kevin Dalla Puppa, ideatore di Laguniamo, una mini flotta di barche elettriche.

Il ritmo morbido delle dune oggetto del progetto di difesa Life Redune accompagna ora la Pordelio, la ciclabile a sbalzo sul mare. La meta è una piccola isola alla foce del Sile dove da secoli si trova un luogo speciale. “Da quasi quattro secoli la Locanda alle Porte 1632  presidia l’ingresso che, attraverso il canale Casson, porta alla laguna di Venezia”, spiega Sara Bettin, ora alla guida di questa icona. “Era il mio sogno: far continuare la sua storia d’ospitalità anche per i viandanti contemporanei”.

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La piccola borgata di Lio Piccolo con i suoi orti acquatici, a Cavallino-Treporti, a nordest di Venezia (foto: Franco Cogoli)

In laguna sulle due ruote

I passaggi barca d’estate rendono fluidi i trasbordi terra-mare lungo la Gira lagune, ciclabile che collega la litoranea da Jesolo a Bibione, ma ci sono percorsi ad anello sui fiumi perfetti anche per l’inverno. A nord, ecco invece un mondo a sé di ostriche selvatiche e salicornia, l’erba amata dagli chef, e verso Eraclea la Laguna del Mort è un paradiso nascosto di acque basse e varietà autoctone, una palude salsa circondata dalle distese di bonifica coltivate di Valle Ossi che ispira percorsi di nordic walking.

Si può poi scegliere di proseguire sullo sterrato in bici, fin quando, in una manciata di chilometri, inconfondibile, ecco la sagoma del Campanile dell’Angelo a strapiombo sul mare. Ecco Caorle, borgo marinaro di casette colorate e ristorantini di pesce sul porto. Belli anche a ombrelloni chiusi. Come i casoni, le capanne con il tetto in paglia dei pescatori che, anche d’inverno, si possono visitare prima di una tappa da Elio (tel. 0421 82193): interni orgogliosamente anni Settanta, polenta e pesce in stile Alto Adriatico.

Poco distante, in terraferma, Ca’ Corniani è un esempio di nuova comunità sociale di artisti e contadini: un ex latifondo rigenerato, oggi azienda agricola, cantina e galleria.

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Le bonifiche, nei secoli, hanno cercato di domare una laguna che ancora racconta di fenicotteri rosa, tartarughe e casoni di paglia: Valgrande a Bibione è un’antica bassura sul delta del Tagliamento diventata valle da pesca, da attraversare a piedi, a cavallo o su due ruote. Da qui, tra campi ordinati, tagli di fiume riconnettono costa e entroterra tra ampi silenzi e antiche battute di caccia.

Scrittori innamorati

Proprio in queste atmosfere, a Latisana, Hemingway, sempre lui, conobbe nel 1948 Adriana Ivancich, contessa diciottenne di origine dalmata. Un rapporto destinato a ispirare Di là dal fiume e tra gli alberi, romanzo di guerra e d’amore, e i cui segreti sono ancora custoditi a Villa Ivancich a San Michele al Tagliamento, sull’ansa del fiume in bilico tra Veneto e Friuli. Le bombe dell’ultima guerra hanno distrutto il corpo centrale, ma restano un parco e due splendide barchesse.

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“Le famiglie Biaggini e Ivancich hanno intrecciato le loro storie con quelle di romanzieri e poeti”, racconta Irina Ivancich, nipote di Ivana. “L’amicizia di Yole Biaggini con Antonio Fogazzaro era cosa nota: fu lei a ispirargli il personaggio di Jeanne in Piccolo mondo moderno.

La sorella Noemi strinse più tardi amicizia con Gabriele d’Annunzio, e Emma Ivancich, figlia di Giacomo ed Elina Biaggini, frequentò compositori illustri come Gian Francesco Malipiero, Ottorino Respighi, Goffredo Petrassi e il maestro Arturo Toscanini.

E tramite l’amicizia con Olga Rudge, compagna di Ezra Pound, conobbe anche il poeta. La coppia del secolo, però, rimangono loro. Ernest e Adriana, che si incontrarono qui ma si frequentarono poi a lungo anche a Venezia, Parigi e Cuba e tennero sempre una fitta corrispondenza.

Fu una grande amicizia, un rapporto platonico, che si estese anche a mio padre Gianfranco. Lui lavorò a lungo a Cuba, tanto che lo scrittore gli fece leggere proprio le bozze di Di là del fiume e tra gli alberi”. Oggi a Villa Mocenigo Biagini Ivancich  la famiglia, insieme al Comune di San Michele di Tagliamento, organizza visite guidate e giornate letterarie.

La bici è il mezzo di trasporto ideale per scoprire questa parte di veneto tra litorale e laguna(foto: Beppe Calgaro)

In Veneto tra le città perdute

Moceniga si chiama anche la rosa sopravvissuta al bosco secolare di Alvisopoli, la città utopica fatta costruire a inizio Ottocento dal nobile illuminista Alvise, ancora visibile a Fossalta. È un crocevia di storie, questa Venezia Orientale.

Ma anche una terra di vino. Se il Prosecco attraversa Veneto e Friuli, a Villa Bogdano si produce ancora un Tokaj che, dal 2010, si chiama però Lison Docg, bianco di punta della tenuta che corre lungo la via Annia.

Vicino, ecco i resti della colonia romana di Concordia Sagittaria, un Battistero affrescato d’epoca bizantina e la piazza nel cuore di paesaggio archeologico unico, tra un tratto di basolato della via Annia, i muri della cappella paleocristiana di Trichora, il ponte romano e i resti delle terme.

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Lungo la stessa direttrice, più ad Ovest, sorgeva l’antica città di Altinum, nell’attuale comune di Quarto d’Altino. Era una grande città romana, con un foro con una basilica per funzioni pubbliche, templi, empori e un teatro. Nel VII secolo le invasioni barbariche costrinsero gli Altinati a rifugiarsi nelle isole della laguna, in particolare a Torcello. Venezia è nata così.

Ancora una volta l’acqua: benedizione e maledizione di questi luoghi. Racconta proprio tutto questo il Museo della Bonifica di San Donà di Piave. Un eco-museo, completamente rinnovato nel 2018, per ripercorrere, fra testimonianze materiali ed immateriali, paesaggi, ambienti, storie e tradizioni, l’avventura anfibia del Basso Piave nel corso dei secoli. Il rapporto unico, dall’antichità fino ai giorni nostri, tra le città, l’acqua e un territorio che nell’acqua, tra bonifica e fiume, ha la sua anima profonda.

L’Oratorio della Madonna della Peschiera a Portogruaro, un tempo luogo devozionale dei pescatori del fiume Lemene (foto: IPA)

Attracco finale a Portogruaro, città d’acqua, ancora una volta, e feudo dei conti Marzotto. È qui villa (oggi sede di uffici del Comune) in cui Marta, scomparsa nel 2016, animò uno dei salotti più esclusivi del Nordest. Di fronte, un percorso di camminamenti attraversa le sponde del Lèmene per arrivare all’Oratorio della Madonna della Pescheria, tra mulini diventati gallerie d’arte e piazzette.

Il Palazzo municipale a coda di rondine, il Fondaco, il ponte del Rastrello e i Palazzi Gemelli sono segni di una civiltà opulenta, cresciuta all’ombra della Serenissima. Quella de Le confessioni di un Italiano di Nievo. Del resto, è al Fortino del Castello di Fratta, oggi museo letterario che Carlo Altoviti bacia per la prima volta la sua Pisana, eroina anticonformista e sregolata del romanzo. Tra carta e realtà, il viaggio finisce seduti A l’ombra de la tore, osteria in una porta del ‘200. Davanti ad un braccio di fiume che va a nascondersi tra gli alberi e le case.

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Skiarena Due Paesi: sulla neve tra Alto Adige e Austria. Con un solo skipass

Cartina alla mano, la geografia della Skiarena Due Paesi offre un’anteprima di cosa significhi sciare qui. Un territorio che comprende cinque aree sciistiche, le “cinque sorelle“ diverse per le esperienze e la gamma di attività invernali che offrono, ma da considerarsi un unicum percorribile con un solo skipass.

Una linea (quasi) retta che da Solda all’Ortles, in Alto Adige/Südtirol, nel cuore della Val Venosta sale fino a Nauders, nel Tirolo Austriaco, toccando Belpiano-Malga San Valentino, le due skiaree del Passo Resia, Watles e Trafoi all’Ortles.

Il campanile di Curon, parzialmente sommerso nel Lago di Resia è il “simbolo” della Skiarena Due Paesi (foto: IDM Südtirol/Benjamin Pfitscher)

Sono 211 chilometri di piste in grado di accontentare tutti: gli sciatori esperti, con le lunghe e ampie discese delle aree di Belpiano-Malga San Valentino e Solda; le famiglie e i principianti che possono fare pratica nei comprensori di Trafoi e Watles.

Su tutto domina natura montana incontaminata, presidiata dal re Ortles e dalle tante cime che toccano i tremila metri. E se è vero che la diversità è ricchezza, è anche nell’incontro di due culture differenti, quella italiana e quella austriaca, che si misura l’esperienza di venire a sciare qui.

Un esempio? In una sola giornata nei diversi rifugi della Skiarena Due Paesi si possono gustare canederli e strudel, pasta e caffè espresso nelle località sciistiche dell’Alto Adige, Kaiserschmarrn (la frittata dell’imperatore) e Dampfnudel (gnocchi dolci al vapore) in Austria.

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Oltre confine, nel Tirolo austriaco, Nauders gode di una posizione ideale, a un’altitudine tra i 1.400 e i 2.750 metri (foto: Nauders Tourismus/Daniel Zangerl)

Tutto intorno al campanile sommerso del Lago di Resia

Al cospetto dell’Ortles, del Monte Zebrù e del Gran Zebrù, le grandi montagne che hanno conquistato anche il grande alpinista himalayano Reinhold Messner, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio c’è l’area di Solda. Qui si scia da ottobre a maggio su 44 chilometri di piste perfettamente innevate.

Qui, con piccozza e ramponi si sperimenta l’emozione di arrampicare su cascate di ghiaccio. Sommerso, e avvolto d’inverno da una coltre di ghiaccio, il campanile di Curon nel lago di Resia è invece il simbolo della Val Venosta, nonché il punto di riferimento degli sciatori che solcano i 65 chilometri di piste tra le due aree di Malga San Valentino e Belpiano. A collegarle è la cabinovia San Valentino-Belpiano e l’impianto Höllental.

Chi fa freestyle ha a disposizione lo snowpark di Belpiano, con un’area per principianti, una medium kicker-line e una pro-line per gli esperti. E la Funline Belpiano, l’unica di tutto l’arco alpino con una chiocciola a due livelli e diversi ostacoli da superare a tutta velocità.

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La pista di slittino nel comprensorio di Watles, nei pressi del Passo Resia (foto: IDM Südtirol/Frieder Blickle)

Le piste di Watles

Piccola e deliziosa, a due passi dalla Svizzera e dall’Austria, Watles è tra le aree sciistiche dell’Alto Adige con più ore di sole al giorno. Offre quattro piste, lunghe in tutto 18 chilometri, per principianti e famiglie. Più una, per gli appassionati dello slittino. Ce n’è anche per gli amanti dello sci nordico al centro di Slingia, noto a livello internazionale.

Ai piedi del Passo Stelvio c’è Trafoi, dove la leggenda dello sci Gustav Thöni ha mosso i suoi primi passi sulla neve e si è allenato per tutta la vita. Qui, adulti e bambini sciano in totale relax, fuori dal caos delle grandi aree sciistiche.

Sono 11 i chilometri di piste e per i piccoli sciatori c’è anche un asilo neve. Oltre confine, nel Tirolo austriaco, Nauders gode di una posizione ideale, a un’altitudine tra i 1.400 e i 2.750 metri che permette di sciare fino a primavera su 75 chilometri di piste.

Ce n’è per snowboarder, freerider, appassionati di slittino, che trovano nella Bergkastel una delle piste più lunghe del Tirolo (8 chilometri). E per i più piccoli non mancano una pista a misura di bambino (nel Goldpark) e un asilo con ristorante dedicato e seggiovie con apposite misure di sicurezza. Per una stagione che comincia a dicembre e continua fino a primavera.

Info: venosta.net/skiarena-due-paesi

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Weekend sulla neve in Valle d’Aosta, tra cramponnage e sleddog

Silenzio, per favore. Va in scena la natura. Tra grandi classici e novità di stagione.

È il caso del cramponnage, la camminata con i ramponi, il nuovo modo per avventurarsi nel cuore della montagna d’inverno. Per praticarlo è sufficiente un torrente ghiacciato e non troppo ripido lungo il quale procedere senza rischi. Difficile non rimanere stregati da un’esperienza che regala il sottile piacere di sentirsi tra i precursori di un’attività destinata a fare proseliti.

Il luogo giusto per cominciare è Cogne dove le guide alpine organizzano escursioni lungo i torrenti che scendono verso il paese.

L’itinerario varia a seconda delle condizioni, ma si procede sempre in cordata inoltrandosi in gole incassate tra pareti rocciose dalle quali scendono cascate di ghiaccio. Le guide forniscono i materiali, spiegano come procedere con i ramponi legati agli scarponi, mostrano perfino dove posare i piedi, passo dopo passo. Si cammina senza affaticarsi grazie anche alle soste necessarie per riempire di immagini la memoria dello smartphone. Ma è soprattutto nel cuore che rimane l’emozione di un’escursione di questo tipo.

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Nei silenzi della Vallée, i cambi di scena sono numerosi. Il latrato degli husky fende l’aria nella conca del Breuil. Poco distante dal centro di Cervinia, si trova la base di The Husky Experience, collaudata scuola di sleddog dove si impara a condurre una slitta trainata da cani. Si prova l’esperienza artica lungo una pista riservata di circa 3 chilometri, pianeggiante ma non priva di divertenti passaggi tecnici, supportati da vicino dagli istruttori.

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Un gruppo di persone impegnate nel cramponnage nella Valle di Cogne (foto: A. Silvestri)

Escursioni e cene gourmet

I fondisti, oltre che nella stessa Cogne e in Val Ferret, proprio ai piedi del Monte Bianco, si divertono lungo le piste di Saint- Barthélemy. Ce ne sono per 32 chilometri con partenza dalla frazione di Porliod.

Si sceglie tra anelli di ogni difficoltà e lunghezza, ma è nel vallone di Saint-Barthélemy che si vivono le giornate più appaganti. Lo si risale senza salite impegnative fino ai 2.007 metri del Rifugio Magià. Gli skialper prediligono invece il palcoscenico della Valgrisenche, ormai vocata principalmente alla pratica di questo sport.

Bella la salita alla Punta dell’Arp Vieille, non difficile e quasi sempre al riparo dalle valanghe, dalla cui sommità si gode un panorama straordinario sul Rutor. I neofiti possono dirigersi all’alpeggio di Verconey. La Valsavarenche, nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso, è invece il luogo perfetto per le ciaspolate, nel corso delle quali è frequente avvistare stambecchi, camosci e, volgendo il capo verso il cielo, aquile e gipeti.

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Alcuni ciaspolatori in Val di Rhemes, una splendida vallata dal fondo pianeggiante, tipicamente glaciale (foto: Enrico Romanzi)

Due, almeno, le escursioni da mettere in agenda: l’ascesa alla Casa di caccia reale di Orvieille, che si raggiunge in un paio d’ore da Eaux Rousses seguendo il tracciato dell’Alta via n. 2, e quella che da Pravieux sale al Rifugio Chabod, ai piedi della parete nord del Gran Paradiso. Nella parallela Val di Rhemes si può risalire ciaspole ai piedi fino all’ampio vallone dell’Entrelor oppure al rifugio Benevolo con la mole della Granta Parey onnipresente compagna di viaggio.

E la sera? Per una cena gourmet si va alla Société Anonyme de Consommation sulle piste di Pila, o a gustare i piatti tradizionali valdostani a Lo Riondet di La Thuile. Tra i vicoli di un antico villaggio d’alta quota ci sono, poi, i sapori del Rifugio Vieux Crest, vicino alla cabinovia che sale da Champoluc. Sono la meritata ricompensa per le fatiche della giornata.

Info: guidealpinecogne.it, saintbart.it, guidevalgrisenche.com, guide-trek-alps.com, lovevda.it/it/sport, lovevda.it/it/esperienze/cene-in-quota

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Lombardia di sapori: quando il cibo diventa cultura

D’acqua e di terra, di vigna e di bosco. La cucina della Capitale italiana della Cultura 2023 è golosa e varia, antica e attuale. Proprio come le città protagoniste del gemellaggio, Bergamo e Brescia. Del resto, in queste terre generose, le materie prime non sono mai mancate. Pollami e suini, legumi e cereali, funghi, erbe spontanee e vini alimentavano i commerci della Brixia romana e dei monasteri, come quello di Santa Giulia, dove i frati medievali elencavano le decime dovute dagli orti del contado su manoscritti ancora oggi consultabili negli archivi.

Alcune delle tipicità gastronomiche di Bergamo e Brescia, capitali del gusto (foto: Giovanni Tagini/DOVE)

Dai casoncelli ai formaggi: sapori di Lombardia

La squisita cucina locale ha lasciato tracce anche nei testi di autori come Galeazzo degli Orzi e Teofilo Folengo, che già nel Rinascimento lodavano i casoncelli, orgoglio della cucina locale. Quelli della tradizione sono a mezzaluna, con un ripieno a base di carne, formaggio ed erbe aromatiche.

Ogni famiglia, in realtà, ha la sua ricetta e ne esistono un’infinità di varianti, a partire dagli scarpinocc bergamaschi, tipici di Parre, in Val Seriana. La forma è simile, ma nel ripieno la carne lascia il posto a uova, burro, spezie e pangrattato. In Val di Scalve, invece, si assaggiano le creste scalvine, con la chiusura piegata a plissé per evocare le cime frastagliate dei dintorni, dalla Presolana al Pizzo Tornello, al Cimon della Bagozza.

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Un itinerario tra i sapori del territorio non può che partire proprio dai monti, tra gli alpeggi delle Orobie. Da lì arriva il latte delle mandrie dei bergamì, che l’arte millenaria dei casari trasforma in un’infinita varietà di lavorazioni. Un concentrato di delizie premiato dall’‘Unesco, che nel 2019 ha incluso Bergamo e le sue Cheese Valleys tra le Città creative per la gastronomia.

“I numeri parlano da soli: delle 50 Dop nazionali, ben nove provengono dalle valli bergamasche. Nessun altro territorio così circoscritto ha dato vita a una tale varietà di forme, stagionature e tipologie di formaggi”, conferma Francesco Maroni, presidente dell’associazione Cheese Valleys e del festival Forme, dedicato alle eccellenze casearie.

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Un passaggio nella preparazione del bagòss, tipico formaggio prodotto nell’area di Bagolino, in Valle Sabbia (foto: Visit Brescia)

Come quelle che arrivano dalla Val Taleggio, con i suoi pascoli punteggiati dai tradizionali tetti in pietra che spuntano tra i prati e l’intenso verde dei boschi. Favoriti da un clima mite anche d’inverno, i casari locali, come abili alchimisti, qui creano meraviglie come lo strachitunt, antichissimo formaggio (la prima testimonianza è riportata in una pergamena del 1380) che si è salvato grazie alla tenacia di pochi allevatori e produttori. O il formai de mut dell’alta Val Brembana, simbolo dei sapori delle vette alpine. Spostandosi nelle terre bresciane si scopre il bagòss, dal sapore intenso, prodotto nell’area di Bagolino, in Valle Sabbia.

E poi c’è la Valle Camonica, un mondo gastronomico a parte, dove i gusti si fanno forti e i profumi decisi. Qui dominano gli allevamenti della capra bionda dell’Adamello: è lei a dare il latte per il fatulì, sapida formaggetta affumicata su frasche di ginepro. Assieme alla riscoperta degli antichi formaggi, gli ultimi anni hanno segnato la riscossa della polenta, che non è stata dimenticata, anzi. Tornata sulle tavole dei ristoranti, segna un netto recupero sui piatti raffinati che l’avevano soppiantata, rielaborata dagli chef con ricette tradizionali e versioni creative. Per assaggiarla, si punta verso Branzi, il borgo di origine romana dominato dalla cascata della Borleggia, dove si celebra il matrimonio perfetto tra l’omonimo formaggio locale e la polenta taragna, servita calda e filante.

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Vino e formaggi, tra i prodotti tipici del territorio lombardo compreso tra Bergamo e Brescia (foto: APT Brescia)

Pesce, olio, limoni e vino: eccellenze sul lago

A fare da contraltare ai sapori delle montagne ci sono quelli dei laghi. Dalle sponde del Garda arrivano i limoni che arricchiscono di sfumature la cucina locale. Riparate dai venti, le limonaie di Gargnano sono un vero spettacolo: erano quasi scomparse a inizio Novecento, ma sono state coraggiosamente recuperate da piccoli produttori. Dalla geometria perfetta delle terrazze affacciate sulle rive arriva anche l’olio extravergine, l’altra eccellenza del Garda.

“Qui la coltivazione degli ulivi ha una storia antichissima, abbiamo ritrovato frantoi di epoca romana”, spiega Silvano Zanelli, presidente di Aipol, l’associazione che raggruppa i produttori oleari lombardi. La caccia ai tesori del gusto continua sulle acque di un altro lago, quello d’Iseo.

Uno scorcio del Monte Isola, sull’omonima isola al centro del lago d’Iseo (foto: Fabio Cattabiani)

Le passerelle galleggianti di Christo, nell’estate del 2016, hanno fatto conoscere al mondo questo specchio d’acqua incastonato tra le due province. Qui la meta è Monte Isola, grande isola lacustre dove le trote, le tinche, il coregone e i cavedani diventano grigliate e pâté, mentre gli agoni vengono salati ed essiccati al sole e al vento per essere serviti con la polenta alla griglia.

Poco distante si apre la distesa di vigneti della Franciacorta. La terra del vino va scoperta senza fretta, passando da un borgo all’altro tra ville del Settecento incorniciate dai filari. In quest’oasi verde della provincia bresciana la cultura enogastronomica ha attecchito con radici solide, valorizzando un territorio in cui l’operosità non è mai disgiunta dai piaceri del buon vivere. Dietro ogni curva si nasconde un ristorante dove provare le specialità locali o una cantina che invita alla sosta, per degustare etichette apprezzate nel mondo.

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La storica capitale della regione vinicola, Rovato, è considerata la culla del manzo all’olio con polenta, semplice e robusto piatto locale la cui ricetta è tutelata da una delibera municipale e che oggi si trova in tutte le osterie del paese.

E a suo modo rappresenta l’orgoglio di questi territori che ospitano produttori e ristoratori garanti della cultura di un cibo sano, sostenibile e che rispetta la biodiversità locale, in nome di una cucina di sostanza, fatta con pochi ingredienti semplici. Per un tour nei sapori della cucina lombarda a filiera corta. Anzi, cortissima.

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Questo delizioso paese nel Salento vi regala 30.000 euro se vi trasferite

Il problema della desertificazione dei villaggi rurali è sempre più acuto, soprattutto al sud. Secondo le statistiche, i paesi fantasma in Italia sono quasi 6.000 e più di un centinaio sono i comuni che hanno perso oltre il 60 per cento della popolazione dagli anni Settanta. Per contrastare questa emorragia, gli amministratori stanno escogitando diverse iniziative – come quella delle “case a 1 euro” – che piacciano soprattutto agli stranieri, in prevalenza inglesi, francesi e americani.

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Questa volta a proporre una soluzione per favorire il ripopolamento è un delizioso paesino situato nel Salento: Presicce Acquarica, in provincia di Lecce, comune istituito nel 2019 dalla fusione degli ex comuni di Presicce e di Acquarica del Capo. Il bando allestito dall’amministrazione comunale si chiama “Benvenuti a Presicce Acquarica” e offre a coloro che sceglieranno il borgo del Capo di Leuca come propria dimora, 30mila euro per acquistare casa.

A Presicce Acquarica, 30 mila euro per trasferirsi in Salento

cortile di Presicce Acquarica
(iStock)

Nello specifico: per ogni cittadino o famiglia che deciderà di stabilire in uno dei due borghi di Presicce o Acquarica la residenza principale, l’amministrazione ha previsto di coprire il 50% della spesa sostenuta per l’acquisto di una casa (e in caso dei lavori di ristrutturazione) fino a un massimo di 30mila euro. Il fondo istituito è pari a circa 150 mila euro e, con molta probabilità, verrà stanziato anche nei prossimi anni se l’iniziativa avrà successo. 

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“La somma massima dei 30mila euro è prevista solo nel caso in cui l’acquirente decida di spostare la sua residenza per almeno 10 anni dall’acquisto” ha dichiarato ai giornali locali il sindaco Paolo Rizzo. Negli anni, il Comune ha già lanciato diversi programmi per attirare nuovi residenti, tra cui agevolazioni fiscali per l’avvio di attività commerciali e bonus bebè per le famiglie con bambini.

La notizia di Presicce Acquarica fa il giro del web

La notizia è finita in questi giorni anche su CNN Travel e su altri siti di news, tanto che alcune agenzie immobiliari della zona hanno registrato un’improvvisa impennata delle domande d’acquisto di case e casali nel territorio del comune salentino. “Ci sono molte case vuote nel centro storico costruite prima del 1991 che vorremmo vedere di nuovo vive con nuovi residenti“, ha raccontato a CNN l’assessore comunale Alfredo Palese. “È un peccato assistere come i nostri vecchi quartieri pieni di storia, architettura meravigliosa e arte, si stiano lentamente svuotando”. 

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(iStock)

Il prezzo per queste proprietà storiche si aggira intorno ai 500 euro al metro quadro; circa 25.000 euro dovrebbero essere sufficienti per assicurarsi un’abitazione di 50 metri quadrati che necessita di alcune riparazioni. C’è da dire che, al momento, gli amministratori locali stanno ancora ultimando i dettagli del bando. La pubblicazione dovrebbe avvenire nelle prossime settimane. Info: comune.presicceacquarica.le.it

Presicce è Città dell’Olio e tra i Borghi più belli d’Italia

La storia di Presicce risale al Medioevo, quando gli insediamenti si svilupparono intorno a una fortezza saracena costruita da monaci che scavarono cripte e frantoi sotterranei come rifugio per i sopravvissuti alle incursioni dei pirati. Presicce è nota come “Città dell’Olio e degli Ipogei” grazie alla sua secolare tradizione olivicola. Si trova a circa un quarto d’ora dalle bellissime spiagge e dalle acque turchesi di Santa Maria di Leuca.

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Il centro storico è stato inserito nel 2001 nella lista dei “Borghi più belli d’Italia”. Oggi il comune pugliese conta circa 9 mila residenti, di cui solo la metà vive nel centro storico. E il saldo demografico continua ad essere negativo: quest’anno ci sono state 60 nascite e 150 morti. 

 

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