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“Le vie del profumo”: la mostra a Cuneo è un viaggio nel mondo delle fragranze

“Il profumo ha una forza di persuasione più convincente delle parole, dell’apparenza, del sentimento e della volontà. Non si può rifiutare la forza di persuasione del profumo: essa penetra in noi come l’aria che respiriamo, penetra nei nostri polmoni, ci riempie, ci domina totalmente. E non c’è modo di opporvisi”. Le parole Patrick Süskind, autore del besteller Il profumo (dal quale è stato tratto nel 2006 l’omonimo film diretto da Tom Tykwer), sono il migliore in invito a una mostra speciale, aperta fino al 30 gennaio nelle sale del settecentesco Palazzo Samone di Cuneo: s’intitola “Le vie dei profumi” ed è stata allestita in collaborazione con l’associazione Pro Natura Cuneo, con il patrocinio del Comune e con la curatela di Silvana Cincotti, egittologa e storica dell’arte, impegnata da anni nello studio della storia dell’olfatto, che ha allestito un percorso da esplorare con gli occhi e soprattutto con il naso, alla ricerca delle ultime tracce di essenza rimaste su reperti anche antichi – fiale, pissidi, incensieri, alambicchi, vasi da farmacia, flaconi di bouquet d’autore – presentati nelle diverse “stanze” dell’esposizione insieme a oggetti unici, provenienti da importanti collezioni antiquarie del territorio piemontese, e opere di numerosi artisti, locali e non, che hanno reinterpretato l’universo del profumo.

Le vie dei profumi”, la mostra a Cuneo

“L’odore buono è stato considerato per secoli la manifestazione del divino, e la sua presenza sugli altari e nei templi permetteva agli uomini di entrare in contatto con gli dei”, spiega la curatrice. “L’olfatto si pone poi, per sua natura, come il più irresistibile dei sensi perché è intimamente connesso al respiro, e le sostanze profumate, siano esse fragranze di fiori, frutta, cortecce, piante, resine o spezie, emulano i piacevoli odori della natura ed evocano in questo il senso stesso della vita”.

La mostra cuneese, organizzata secondo un criterio cronologico e scandita da numerosi e dettagliati tabelloni informativi, prende le mosse dai profumi dell’Antico Egitto (dove spezie e resine venivano usate per l’imbalsamazione e per i riti funebri), passa attraverso le essenze delle civiltà del Mediterraneo, sfiora il Medioevo e il Rinascimento, sbarca nel Seicento (l’età più maleodorante della Storia) e arriva fino all’Ottocento e al Novecento, secoli in cui fecero il loro debutto le grandi Maison del profumo.

Il viaggio è impreziosito anche da alcune “ricostruzioni”: per esempio, è stato ricreato con suppellettili, materie prime e attrezzi originali l’atelier del profumiere e uno spazio specialissimo è stato riservato alla storia olfattiva della Sindone, che probabilmente è giunta fino a noi proprio grazie agli unguenti con cui venne trattato il corpo dell’uomo che ha lasciato la sua impronta impressa sul tessuto di lino.

“Le fragranze hanno contraddistinto la società umana, segnandone valori e costumi, legandosi non solo ai riti officiati in onore degli dei, ma svolgendo una parte importante nelle attività connesse al culto dei defunti e alle attività quotidiane”, spiega Cincotti, che ha voluto allestire anche il tipico ambiente domestico che ospitava un tempo la toeletta mattutina e serale delle signore.

“È un modo per ricordare che oggi il profumo ha purtroppo perduto in larga parte il suo contenuto di ritualità. Ormai colonie e eau de toilette si acquistano distrattamente online o nei centri commerciali, spesso seguendo i suggerimenti del marketing o degli influencer: si è persa, insomma, la gioia di esplorare le fragranze, di provarle, di capire come reagiscono sul corpo. E invece varrebbe la pena di tornare a dedicare tempo alla scelta del profumo, perché ogni essenza richiama alla mente concetti familiari, memorie, ricordi: è un microcosmo composto da diverse migliaia di molecole volatili destinate ad entrare in stretto contatto con noi, con la nostra pelle ma soprattutto con la nostra anima”.

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La storia del profumo in Piemonte

“Da centinaia di anni gli abitanti delle valli piemontesi si erano dotati di rudimentali distillatori con cui estraevano gli oli essenziali da tante varietà di fiori, ottenendo profumi delicati e avvincenti”, aggiunge Domenico Sanino, presidente di Pro Natura Cuneo, l’ente promotore della mostra che dal 1965 opera sia per proteggere la flora di montagna, sia per salvaguardare le tante piante autoctone usate per le loro proprietà medicamentose, ma anche per i legami profondi con il mondo sacro e con le tradizioni culturali. E dunque non a caso “questa mostra riserva un’attenzione specifica alle specie locali. Non bisogna infatti dimenticare che le popolazioni dell’arco alpino sapevano raccogliere con attenzione fiori, erbe, radici, frutti e bacche per farne infusi, liquori e distillati da usare anche per la cura del corpo: ne sono un esempio le erbe sacre o erbe di San Giovanni, legate da sempre alle tradizioni del solstizio d’estate, che meritano di essere rispettate, tramandate e riscoperte”.

La mostra è aperta al pubblico (ingresso libero con Green Pass) dal giovedì al sabato (15.30 -19.00) e la domenica (10.00 – 12.30; 15.30 – 19.00).
Il 12 gennaio alle 17.30 è possibile partecipare alla conferenza “Le Vie del Profumo”, che si terrà nella Sala Polivalente CDT, Largo Barale 6, Cuneo. Per informazioni: pronoaturacuneo.it.

I profumi nel mondo antico

Oltre che in Egitto, l’arte del profumo fu ampiamente coltivata anche in Grecia e a Roma, soprattutto in relazione alle cerimonie religiose e ai riti funebri: corolle di rose, gigli e viole venivano inserite nei sudari, perché considerati emblemi della vita eterna.

Già le civiltà cretesi e micenee (1500 a.C.) ritenevano che a fiori, spezie, radici, resine e altre materie prime usate per la produzione dei profumi fossero legate degli esseri divini, che si manifestavano attraverso il fumo e tramite la percezione olfattiva.

La fumigazione con l’incenso e la mirra – i cosiddetti aromata, che in epoca più tarda riempiranno turiboli e incensieri – era una pratica diffusissima nel templi per finalità di purificazione oltre che per creare un anello di congiunzione fra la Terra e il Cielo grazie al fumo che saliva verso l’alto insieme alle preghiere, ma le essenze profumate erano presenti anche nei luogo privati, per impreziosire l’acqua dei bagni e gli oli vegetali (come quello d’oliva) impiegati per la produzione degli unguenti.

Il medico romano Galeno scriverà un fondamentale trattato sulle proprietà terapeutiche delle piante e delle essenze, s’iniziano a ricavare da mirto, ginestra, pino e laudano i primi jus, gli estratti profumati con i quali sacerdoti e matrone si ungono talvolta fino all’eccesso.

Mostra Profumo Cuneo
Alcuni oggetti in mostra a Cuneo. Foto di Livio Secco

Il profumo alla corte di Costantinopoli

L’imperatrice Zoe Porfirogenita nacque a Costantinopoli nel 978 d.C., quando suo padre Costantino era ancora coreggente dell’impero insieme al fratello Basilio II. Alla morte di Basilio, nel 1025, Zoe aveva 47 anni e suo padre salì al trono come Costantino VIII: con la scomparsa del padre, la corona imperiale toccò a lei.

Il termine porfirogenita indica la discendenza da famiglia imperiale, in quanto nata nella sala rivestita di porfido, collocata all’interno del Palazzo costantinopolitano del Boukoleon, affacciato sul mare e dotato di un proprio porto.

Secondo le cronache dell’epoca, Zoe aveva riconvertito alcune sale del palazzo imperiale in laboratori per la produzione di profumi e unguenti, che l’avrebbero aiutata a conservare un volto bello e luminoso fin oltre i sessant’anni.

L’opera della ceramista aviglianese Giuliana Cusino, esposta alla mostra sui profumi di Cuneo, affianca all’immagine dell’imperatrice Zoe due pannelli di natura che ricalcano l’assenza di spazio tipica del mosaico bizantino, dove manca la prospettiva e i fiori possono crescere su un immaginario tappeto erboso vicino alle chiome degli alberi.

L’opera di Giuliana Cusino. Foto di Livio Secco

Le vie dei profumi”, la mostra a Cuneo: antichi vasi in ceramica decorata

Già a partire da Medioevo e poi in seguito, nel corso del Rinascimento e nei secoli successivi, le materie prime usate per la preparazione dei medicamenti e dei profumi venivano conservate in grandi contenitori di ceramica (come quello fotografato nell’immagine qui sotto), di cui resta ancora traccia nelle più antiche farmacie.

Nelle spezierie medievali, accanto ai vasi di ceramica, venivano solitamente adoperati anche recipienti di ferro, di stagno e di piombo. A partire dal XIII secolo i vasi in ceramica sostituiscono completamente i recipienti fabbricati con altro materiale, fatta eccezione per le scatole di legno destinate a contenere i medicamenti semplici.

Con il tempo, a seconda del tipo di preparazione da conservare, nacquero forme diverse, ad esempio per i medicamenti liquidi venivano usati vasi a forma globulare che spesso divennero vere e proprie opere d’arte dipinte. Alcune di queste appartengono alla Collezione Vivalda e sono state selezionate appositamente per la mostra “Le vie dei profumi” di Cuneo.

Uno dei grandi vasi in ceramica usati per conservare i profumi. Foto di Livio Secco

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I metodi di estrazione e gli strumenti del profumiere

Tanti e diversi, nel corso della storia, sono stati i metodi impiegati per estrarre le essenze profumate dalle materie prime d’origine vegetale e animale: i più comuni sono l’enfleurage, la spremitura e la distillazione a vapore.

Con la tecnica dell’enfleurage, utilizzata soprattutto per estrarre il profumo dai fiori, petali e corolle vengono depositati su del grasso purificato che ne assorbe il profumo. I fiori vengono sostituiti quando perdono colore e il processo può proseguire per varie settimane, finché il grasso non sarà saturo di essenza. A quel punto, sarà diluito in alcool per separare l’olio essenziale.

La spremitura a freddo è il metodo indicato per estrarre le fragranze dalle scorze degli agrumi, che vengono ammollate in acqua e poi pressate: alla fine dell’operazione, si raccoglie l’olio essenziale che resta a galleggiare sulla diluizione.

Risale al 1500 il Liber de arte distillandi de semplicibus, scritto da Hieronymus Brunschwig, autore tedesco che espone in modo molto dettagliato i differenti materiali e le tecniche di distillazione con corrente di vapore: acqua e fiori vengono posti in un’ampolla sopra il fuoco e portati a ebollizione; il vapore che si crea è saturo di molecole aromatiche e e, mentre attraversa un sottile tubicino in vetro, si raffredda e lascia cadere l’olio in un apposito contenitore.

Hieronymus Brunschwig elenca ben 305 distillati vegetali e animali, dei quali precisa le diverse proprietà terapeutiche, testimoniando un’evoluzione delle preparazioni profumate e spiegando l’uso dell’alambicco in vetro.

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Fragranze on the road

L’esigenza di profumare (e di deodorare) gli abiti, la persona e l’acqua del bagno non viene meno in viaggio. Oggi i beauty case sono considerati un accessorio principalmente femminile, ma pochi sanno che, almeno in Gran Bretagna, erano stati progettati per un uso esclusivamente maschile. Divennero di moda alla fine del XVIII secolo.

All’epoca erano conosciuti come dressing cases ed erano dei contenitori finemente lavorati e realizzati con materiali e finiture di lusso dotati di scomparti per accessori e prodotti di toeletta come acqua di colonia, crema da barba, pettini e strumenti per la manicure.

I francesi, tuttavia, avevano già in uso da qualche secolo il nécessaire de voyage che risale al XIV secolo. Queste custodie da viaggio vennero realizzate per le necessità della corte, divenendo gradualmente più stravaganti nel design a mano a mano che le esigenze di viaggio si evolvevano. Erano suddivisi in più scomparti e furono progettati per trasportare di tutto, inclusi cancelleria, attrezzature per cucire e persino portacandele.

I nécessaire presenti in mostra sono pezzi unici che provengono dalla collezione cuneese Oldofredi Tadini.

Il rituale della toeletta

Fino al secondo Dopoguerra, quando il rituale del trucco non si era ancora trasferito in bagno, ogni signora disponeva nella propria camera da letto di un apposito mobile da toeletta.

Davanti all specchio, sedute sopra una poltroncina o uno sgabello basso, la mattina e di nuovo la sera adolescenti, ragazze e donne mature si dedicavano alla cura della propria bellezza. Tutte disponevano di pettini, spazzole e di una selezione più o meno ricca di profumi, che applicavano sulla pelle nei punti più adatti per prolungarne la durata e amplificarne l’intensità. Quelle zone magiche del corpo, dove il sangue pulsa con maggior vigore, sono il collo, la nuca, i polsi, le orecchie (dietro i lobi), l’ombelico, la cavità dietro le ginocchia e il petto, fra i seni.

Anche i guanti un tempo dovevano essere profumati con la medesima fragranza utilizzata per la persona: l’uso dei guanti profumati e addirittura conciati con gli oli essenziali (e, talvolta, anche con veleni!) pare che sia stato introdotto in Francia da Caterina de’ Medici.

All’inizio nel Seicento in Europa cominciò a diffondersi una nuova figura professionale, quella del maestro guantaio e profumiere, attività che divenne particolarmente fiorente nell’area di Grasse, dove abbondavano le coltivazioni di gelsomino, rosa centifolia e tuberosa e che è tuttora una delle capitali mondiali del profumo.

Una toeletta d’epoca. Foto di Livio Secco

Gli unguenti della Sacra Sindone

La mostra di Cuneo ospita una sezione unica del suo genere, dedicata alle sostanze aromatiche rinvenute sulla Sindone e alle immagini originali del sacro sudario, che oggi fanno parte della Collezione Sanino.

Fu Gerolamo Oldofredi Tadini, patrizio bresciano con casa e terreni a Cuneo, gentiluomo di corte della Regina Margherita e diplomatico per conto del Re Umberto I, che dal 25 maggio al 2 giugno del 1898 presiedette, su incarico del Sovrano, alla Ostensione della Sacra Sindone che si tenne nel Duomo di Torino.

Al termine dell’Ostensione, prima che Sindone fosse riposta nella sua teca, Oldofredi poté prendere le misure dell’Uomo che aveva lasciato la sua effige sul lino e, anche forte dello studio delle teorie “vaporografiche” del francese Paul Vignon, si convinse che l’immagine potesse essere il risultato di particolari reazioni chimiche prodotte sul tessuto dagli aromi usati, secondo le usanze ebraiche, per cospargere il corpo dei defunti.

Tra questi profumi ci sarebbero stati l’aloe (Aloe vera), la mirra (Commiphora molmol) e, probabilmente, l’olio di nardo (Nardostachys Jatamansi), molto usato in Egitto nei rituali legati alla sepoltura e noto in India per la sua azione pacificante e riequilibrante.

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Guerlain, una famiglia di “nasi”

Il fondatore della celebre maison di fragranze parigine fu Pierre François Pascal Guerlain (1798-1864) che decise, nel 1817, di lasciare la famiglia d’origine per seguire il suo sogno: creare profumi. Fra i suoi evergreen, spesso confezionati in flaconi di cristallo di Baccarat, si ricordano per esempio l’Eau de Cologne Imperiale, dedicata all’Imperatrice Eugenia, consorte di Napoleone III.

Alla morte di Pierre, l’azienda passò ai figli Gabriel e Aimé, e quest’ultimo si dedico alla creazione dei profumi. Aimé, che non ebbe figli, prenderà con sé come apprendista il nipote Jacques Guerlain, che diventerà ben presto uno straordinario “naso” e creatore di fragranze d’autore: il suo primo capolavoro – L’heure bleue – fu messo a punto nel 1912 e distilla la passione di Jacques per l’impressionismo.

Arruolato durante la Grande Guerra, Jacques Guerlain perse l’uso di un occhio in battaglia, ma l’incidente non gli impedì di creare nel 1919 l’indimenticabile Mitsouko seguito, nel 1921, dal tuttora iconico Shalimar (dal nome dei giardini costruiti nel 1641 per volere del Gran Mogol Shah Jahan a Lahore, in Pakistan, in omaggio alla principessa Mumtāz Maḥa, per la quale fu costruito il Taj Mahal) che nella formula a base di bergamotto, rosa, iris, vaniglia e fava tonka, definisce per la prima volta la matrice della famiglia orientale.

Dopo la perdita (nel corso della seconda Guerra Mondiale) del figlio Pierre e la distruzione degli stabilimenti di Bécon Led Bruyères, Jacques Guerlain smise di creare profumi. Oggi la maison, una delle più rinomate al mondo, prosegue alla guida del maître parfumeur Thierry Wasser: erede di un patrimonio olfattivo di oltre 1100 fragranze e intrepido leader di progetti futuri.

Coty, il maestro dei maestri

Joseph Marie François Spoturno è il vero nome di François Coty, nato nel 1874 ad Ajaccio da una famiglia di origini liguri.

Coty divenne celebre a livello internazionale grazie ad alcuni jus storici ma anche perché fu il primo a vendere i suoi prodotti in appositi “corner” creati nei primi grandi magazzini di Parigi. Si spiega così la ragione per cui Silvana Cincotti, curatrice dell’esposizione di Palazzo Samone, gli ha voluto dedicare uno spazio speciale accanto ai tableau riservati ai maestri dell’alta profumeria creativa.

Ancora sconosciuto, Coty tentò di commercializzare La Rose Jacqueminot (formula per la quale utilizza prodotti sintetici studiati a Grasse, denominati rhodinal e ionone) presso i grandi magazzini, senza tuttavia incontrare il favore dei direttori commerciali.

Si narra che, deluso da questa diffidenza, un giorno ai Grandi Magazzini del Louvre, Coty avrebbe lanciato con rabbia a terra uno dei flaconi di La Rose Jacqueminot che, rompendosi, permise al profumo di diffondersi nell’aria, col risultato che molte signore si chiesero da dove mai provenisse quella fragranza così speciale. Fu l’inizio (casuale) di un grande successo e una piccola grande rivoluzione nel mondo del profumo.

A Coty si deve anche la codificazione della famiglia olfattiva “cipriata”, che prende nome dal suo celeberrimo profumo Cypre: le note cipriate si ispirano al mix di polveri d’amido, muschio di quercia, zibetto, ambra grigia, rizoma di cipero dolce (dal sentore di violetta), rizoma di iris e talvolta labdano, usate già nel XVI secolo per creare polveri per capelli, per profumarli, disinfettarli e renderli più corposi, e definite appunto polveri di Cipro.

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Dior, l’impalpabile fascino del New Look

Per la creazione del suo primo, straordinario profumo – Miss Dior – Christian Dior si era ispirato ai giardini della casa di Granville, in Normandia, dov’era nato e cresciuto, figlio di una famiglia benestante che produceva sostanze chimiche e fertilizzanti.

L’idea del quell’eau, maturata quasi per “rivestire” di buono le donne che rialzavano la testa dopo gli anni bui della guerra, va di pari passo con la nascita del suo New Look: uno stile ispirato alla leggerezza e alla femminilità, che verrà lanciato ufficialmente il 12 febbraio 1947 nella sede della Maison, in Avenue Montaigne a Parigi. Inondata per l’occasione da litri di Miss Dior.

Quel profumo sofisticato e senza tempo, ancora oggi in produzione e racchiuso in un flacone dalla silhouette quasi sartoriale, arpeggiava su sfumature di cuoio e galbano, create per Dior dai nasi Paul Vacher e Jean Carles, alternate a note di mandarino, gardenia e bergamotto (testa), gelsomino, narciso, neroli e rosa (cuore), e patchouli, quercia e legno di sandalo (fondo).

Nel corso del tempo, la Maison Dior porterà alla ribalta altri successi: come Diorissimo (1953), creato dal naso Edmond Roudnitska su una base di mughetto, e Poison (1985), il cui concept prende spunto da una frase dello scrittore Paul Valéry: “Il profumo è il veleno del cuore”.

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Chanel, la signora delle aldeidi

Per secoli il profumo è stato legato alle sostanze naturali dalle quali veniva di volta in volta estratto, ma è con Coty e soprattutto con Chanel che inizia a farsi più astratto ed evocativo. E, grazie alle innovazioni della ricerca chimica del Novecento, comincia ad abbracciare le infinite possibilità creative degli ingredienti di sintesi.

Il profumiere Ernest Beaux, quando incontrò Gabrielle Chanel detta Coco aveva già firmato diversi profumi di successo, fra cui la colonia Bouquet de Napoléon nel 1912 e il Bouquet de Catherine, dedicata al 300° anniversario della dinastia dei Romanov.

Uomo curioso, carismatico, elegante e soprattutto audace, Beaux fu uno dei primi a sfruttare le nuove molecole provenienti dalla sintesi chimica: le aldeidi. Per Chanel creò un bouquet modernissimo per i tempi (siamo all’inizio degli anni Venti) mescolando ylang ylang, Rosa centifolia, neroli, gelsomino, oltre ai derivati artificiali che conferirono al profumo le inconfondibili sfaccettature metalliche, che ricordando l’odore del freddo, del vento del Nord e del bucato messo ad asciugare al sole.

Perché questo profumo diventò Chanel N°5? Coco, che era una fuoriclasse del marketing, posta di fronte a dieci varianti del profumo, numerate da Beaux da 1 a 5 e da 20 a 24, scelse la quinta fialetta. Il motivo? “Presento sempre le mie collezioni il quinto mese di maggio, il quinto mese dell’anno”, disse la couturière, “e quindi lasceremo che questo numero cinque mantenga il nome che ha già. Porterà fortuna”.

Nella boutique di Rue Cambon, Coco esigeva che il N°5 fosse spruzzato ogni giorno nei camerini, affinché le clienti ne memorizzassero la fragranza e lo collegassero allo stile della Maison.

“Le vie del profumo”, mostra aperta a Cuneo. Foto di Livio Secco

Oro, incenso e mirra

In una rassegna sui profumi, a maggior ragione se inaugurata il 6 gennaio, non poteva mancare un omaggio olfattivo ai doni di Melchiorre, Gaspare e Baldassarre, i Re Magi che fanno visita a Gesù Bambino nei giorni successivi alla nascita dopo aver attraversato il deserto in groppa ai cammelli, guidati dalla scia della Stella Cometa.

Melchiorre depone accanto all’umile greppia l’oro, che di fatto non ha nulla a che fare con il mondo delle fragranze ma era usato a scopo rituale già dagli Egizi, che lo aggiungevano in polvere a bevande e cibi per suscitare il favore degli dei: il luminoso metallo giallo è comunque l’omaggio riservato ai sovrani, considerando che il Bambinello fin dalla nascita viene chiamato con l’epiteto di “Re dei Re”.

L’incenso, portato da Gaspare e bruciato durante tutte le cerimonie religiose, rappresenta invece il riconoscimento da parte dei Magi della natura divina di Gesù, mentre la mirra, che è un dono di Baldassarre, il magio dalla pelle scura, simboleggia l’umanità e la mortalità del Cristo: non a caso la resina ricavata dal tronco della Commiphora myrrha faceva parte dei cerimoniali legati al culto dei morti e nell’antico Egitto veniva impiegata per le pratiche di imbalsamazione, così da favorire la conservazione del defunto anche per la vita nell’aldilà.

Secondo altre tradizioni, l’oro sarebbe invece un emblema della fede, l’incenso della santità e la mirra della passione del Cristo, oppure i tre doni coinciderebbero con le tre virtù teologali: l’oro è la fede intesa come tesoro prezioso, l’incenso è la speranza perché i suoi fumi aromatici mettono in collegamento la dimensione umana con la sfera divina, e la mirra è la carità, perché la resina si usava per preservare il corpo mortale dopo il trapasso.

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Il viaggio continua su carta: il catalogo

Alla mostra “Le vie del profumo” si accompagna l’omonimo catalogo (in tutto 112 pagine, nella foto l’immagine della copertina) pubblicato da Kemet Edizioni con la curatela di Silvana Cincotti e testi di Donatella Avanzo, Olimpia Biasi e Domenico Sanino (autore delle schede botaniche dedicate alle “piante da profumo”), in collaborazione con Pro Natura Cuneo.

Il volume è un’affascinante guida storica e culturale per esplorare l’universo multiforme delle fragranze e avvicinarne i principali protagonisti, e si può acquistare dopo la visita a Palazzo Samone o direttamente su kemet-edizioni.com.

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Brescia 2022: il meglio delle esperienze da fare in città e provincia

Lo stupore. Questa è la reazione che accomuna tutti quelli che visitano Brescia per la prima volta. Un misto di incredulità e sorpresa per la scoperta di una città ricca di cultura e tesori archeologici, ancora sconosciuti ai più, che si potrebbe definire un ‘Effetto Brescia’.

Del resto la Leonessa d’Italia, così la definiva il Carducci per indicarne il coraggio dimostrato nell’insurrezione delle Dieci Giornate contro gli Austriaci, ha tante storie da raccontare e molta voglia di svelarsi. A cominciare dai preparativi per il 2023, quando insieme a Bergamo sarà Capitale Italiana della cultura.

Ascolta il podcast: Brescia, che sorpresa!

Brescia e l’area archeologica romana

Cuore pulsante della Brescia storica e culturale è Brixia, l’area archeologica romana più grande del Nord. Un affascinante viaggio nel tempo in 4200 mq di superficie, tra le vestigia del Foro, con il santuario di età repubblicana, il teatro, il tratto lastricato del decumano, e il Capitolium. Qui, dopo due anni di restauri a cura dell’Opificio delle pietre Dure di Firenze, è tornata nella sua casa originaria la statua della Vittoria Alata (nella foto sotto). Questa meraviglia bronzea del I secolo d.C. è stata collocata in una nuova sala ricavata dall’ala orientale del tempio con un’illuminazione e allestimento simbolico ad opera dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg.

credit A. Sessa

Vittoria Alata, il progetto del restauro 

E proprio ispirate alla statua, le cui spese di mantenimento del restauro sono sostenute dal produttore di caviale bresciano Calvisius, sono le 8 sculture di Francesco Vezzoli. Visibili fino al 9 gennaio, le installazioni dell’artista bresciano riunite nel progetto Palcoscenici Archeologici, sono state collocate tra il parco Brixia e il complesso museale di Santa Giulia. Figure riprese dall’antichità e rivisitate in chiave pop dialogano con le vestigia antiche in un curioso accostamento che valorizza ulteriormente il sito (nella foto di apertura).

Brescia: cosa vedere e dove andare

Brescia e i suoi musei: le mostre da vedere ora

A proposito di arte antica e linguaggio contemporaneo, Brescia Musei ha affidato al topo giornalista amato dai bambini di tutto il mondo il compito di accompagnare i piccoli visitatori nell’avventuroso mondo della cultura bresciana. Succede grazie all’ app-game museale “Geronimo Stilton. Brescia Musei Adventures”, un’esclusiva mondiale.

Realizzata da Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con Atlantyca Entertainment e con il sostegno di Fondazione Cariplo, l’applicazione in 3D prevede tre avventure ambientate al Museo di Santa Giulia, alla Pinacoteca Tosio Martinengo, al Brixia-Parco archeologico di Brescia Romana e al Museo “Luigi Marzoli”. Un modo divertente per far conoscere le collezioni museali bresciane, tra enigmi da risolvere, amuleti da cercare e indizi da interpretare.

Brescia Musei: arriva la prima app game con Geronimo Stilton 

Tra le mostre da visitare ora, fino al 27 febbraio alla Pinacoteca Tosi Martinengo, la tela Il Pranzo di Diego Velázquez, in prestito per la prima volta in Italia dall’Ermitage di San Pietroburgo, dialoga con le opere di Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto. Al Museo di Santa Giulia fino al 20 febbraio si tiene la mostra Il senso del nuovo. Lattanzio Gambara, pittore manierista dedicata alla produzione del maestro bresciano, tra affreschi profani e soggetti sacri. In un’altra sezione del museo, fino al 13 febbraio, va invece in scena l’esposizione La Cina (non) è vicina. BADIUCAO – opere di un artista dissidente, prima personale dedicata all’attivista e alla sua arte di protesta.

Guida agli eventi e ai tesori di Brescia

Brescia e i suoi laghi: dal Garda all’Iseo

Non solo arte, Brescia vanta un territorio ricco di bellezze naturalistiche che si susseguono di lago in lago. La cartolina più famosa è quella che arriva dal Lago di Garda, dove godere di panorami come quello dalla Rocca di Lonato, tra camminamenti medievali e sale immersive. O ammirarlo da vicino a Desenzano, tra il porto vecchio e il Duomo che custodisce “L’ultima cena” di Tiepolo.

I laghi di Brescia: Garda, Idro e Iseo 

E naturalmente Sirmione (nella foto qui sotto), la perla più lucente, con le sue rovine romane e le merlature del castello scaligero. Senza dimenticare Gardone Riviera con il Vittoriale degli Italiani creato da Gabriele d’Annunzio, che apprezzerebbe l’anfiteatro in marmo rosso di Verona realizzato secondo il progetto originario. E Limone sul Garda con la sua spettacolare ciclabile sul lago.

credit Guglielmo Gaslini

Scendendo al Lago d’Idro, il più profondo lago alpino, si ammira il panorama più bello dalla Rocca d’Anfo, veneziana prima e napoleonica poi. Mentre al Lago d’Iseo si collezionano chicche poco note come la chiesa di Santa Maria della Neve a Pisogne, tutta affrescata dal Romanino. Si naviga verso il cuore del bacino incoronato da Monte Isola e dalle due isolette private San Paolo e Loreto. Fino a scendere a Paratico e al Parco Oglio Nord, dove il lago dà origine al fiume tra zone umide, aironi e boschi.

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Brescia e le sue valli in festa fino all’Epifania

Chi arriva a Brescia tra dicembre e gennaio, la può ammirare scintillante nelle illuminazioni del centro. Ma non solo in città. La provincia regala tante suggestioni a cominciare dalla Valle di Sarezzo, dove il 6 gennaio si può assistere a un Presepe vivente con cento personaggi disposti in trenta stazioni. O Marcheno, dove il Presepe sul fiume Mella è permanente, e Caino con il Grande Presepe Meccanico allestito sulla collina accanto alla chiesa fino al 9 gennaio. E ancora, Bagolino, in Val Sabbia, dove cento presepi artistici vengono posizionati fino al 6 gennaio tra vicoli, portici e fontane lungo un itinerario di 6 km. Fino al Lago di Garda, dove a Gardone Riviera si ammira il Presepe galleggiante del Porto Vecchio e si visita il Museo del Divino Infante con la collezione di sculture dedicate al Bambin Gesù raccolte dalla collezionista tedesca Hiky Mayr.

Il Natale a Brescia e dintorni

E per chi volesse approfondire la bellezza delle valli bresciane, c’è anche il dossier di DOVE “Estate Valli Bresciane”, uno speciale che racconta il meglio delle montagne bresciane passando per i borghi alpini e prealpini, e le valli Camonica, Sabbia e Trompia. Per richiederlo basta scrivere a info@servizi360.it.

Per maggiori informazioni: Visit Brescia, il sito ufficiale di tutta la provincia di Brescia

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Capodanno 2022: come e dove festeggiare la notte di San Silvestro a teatro

Festeggiare la notte di Capodanno a teatro è un modo alternativo di accogliere il nuovo anno. Con gli attori in scena dal vivo, per il pubblico in poltrona non mancheranno di certo le emozioni. In tutta sicurezza, previo controllo del green pass rafforzato all’ingresso e l’obbligo di indossare la mascherina Ffp2 in sala. Ad accendere l’atmosfera – e la serata di fine anno – ci penserà poi la magia del teatro.

Tra danza, prosa, musical e pièce di vario genere, ecco allora gli spettacoli in programma per la notte di Capodanno (e non solo) nelle principali sale italiane.

Da VeneziaNapoli, passando per Bologna, Firenze, Roma… perché c’è bisogno di un po’ di spensieratezza per evadere da un periodo pieno di incertezza come quello che ha caratterizzato gli ultimi due anni. E l’arte, nelle sue diverse forme, oltre a intrattenere può certamente contribuire ad alleggerire la tensione.

Capodanno al Teatro Sistina di Roma, Mamma Mia!

Il celebre musical con le canzoni degli Abba accenderà di allegria e spensieratezza il Capodanno romano. Mamma Mia! è un musical senza tempo, adatto a tutti, anche alle famiglie con bambini.

Al ritmo delle hit più celebri del gruppo pop svedese – da Mamma Mia! a Dancing Queen, tutte suonate dal vivo dall’orchestra diretta dal Maestro Emanuele Friello -, il musical adattato e diretto da Piparo vedrà sul palco Luca Ward, Paolo Conticini, Sergio Muniz, Sabrina Marciano e un cast di oltre 30 artisti. Mamma Mia! è in scena anche sabato 1° gennaio e giovedì 6 gennaio.

Un’immagine di scena del musical Mamma Mia! (foto © Antonio Agostini)

Capodanno a teatro a Bologna, tra danza e musica

La sera del 31 dicembre, a Bologna, il sipario si alzerà su diversi teatri cittadini. Tra musica, danza e comicità, due gli spettacoli da non perdere.

Il trittico Preludio – “O” – Bliss, al Teatro Comunale di Bologna. Lo spettacolo di danza sostituisce il Don Juan. A causa della quarantena a cui si sono dovuti sottoporre alcuni protagonisti del balletto Don Juan, il Teatro Comunale di Bologna e la Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto hanno deciso infatti di sostituire il titolo con tre tra le più apprezzate coreografie realizzate negli ultimi anni della stessa Compagnia.

Sono Preludio, una creazione per cinque interpreti costruita attorno ad alcuni intensi poemi e brani del cantautore australiano Nick Cave, uno dei più grandi esponenti del Post Punk. Cave affronta l’intreccio tra temi come l’amore, la dipendenza, l’ossessione e la perdita intersecandoli tra loro. E poi, il passo a due “O”, in cui due esseri umani o due robot obbligano lo spettatore a interrogarsi su come potrebbe mutare il senso del contatto fisico: resterà emotivo e sentito, o diventerà seriale e alienato? E infine, Bliss, ispirato dalla musica del Köln Concert di Keith Jarrett. Inger e i danzatori in scena raccontano come ci si relaziona con questa musica iconica: una sfida compositiva ed emotiva.

Per un’ultima notte dell’anno all’insegna della musica e di un pizzico di comicità, va in scena al Teatro EuropAuditorium lo spettacolo di Neri Marcorè, che insieme a un gruppo di musicisti, sarà protagonista de Le mie canzoni altrui: un concerto che spazia nel mondo del cantautorato italiano e straniero, dal folk al pop, con pezzi che in qualche modo rappresentano il percorso musicale dell’artista, legato a esperienze di vita personali o semplicemente al piacere di coinvolgere il pubblico.

SCOPRI ANCHE: Cosa fare nel 2022: eventi, concerti, show, mostre e festival. A cominciare da Procida…

Capodanno in musica al Teatro La Fenice di Venezia

È un classico il concerto di Capodanno al Teatro La Fenice, nel cuore di Venezia. L’appuntamento è alle ore 16.00 del 31 dicembre, quest’anno con l’Orchestra e il Coro della Fenice diretti dal maestro Myung-Whun Chung.

Come da tradizione, la prima parte del concerto sarà prettamente orchestrale, mentre la seconda vedrà la partecipazione dei solisti e del coro. Il concerto si conclude con le arie di Giuseppe Verdi.

Il Concerto di Capodanno della Fenice come da tradizione propone un programma musicale in due parti: una prima orchestrale e una seconda parte dedicata al melodramma, con una carrellata di arie, duetti e passi corali interpretati da solisti di assoluto prestigio e dal Coro del Teatro La Fenice.

A chiudere lo spettacolo, due pagine di Giuseppe Verdi, capisaldi del patrimonio musicale italiano: il Coro «Va’ pensiero sull’ali dorate» da Nabucco e il festoso brindisi «Libiam ne’ lieti calici» da La traviata.

Capodanno al Teatro Verdi di Firenze

Al Teatro Verdi di Firenze, il 31 dicembre, va in scena la bella commedia all’italiana. A due passi da Piazza della Signoria, in uno dei più grandi teatri della Toscana (in grado di ospitare fino a 1550 persone, tra la platea, la galleria e i sei ordini dei palchi), va in scena Manola.

Protagonista della commedia è Nancy Brilli, insieme con Chiara Noschese, figlia d’arte dell’imitatore Alighiero Noschese. La storia ruota intorno alle vicende di due gemelle in contrasto tra loro – Anemone e Ortenzia – che si rivolgono alla stessa terapeuta dell’occulto le loro pene e le loro esperienze.

La Manola del titolo, in realtà, è una non presenza, un interlocutore invisibile: non è altro che la quarta parete teatrale sfondata dal flusso di coscienza di Anemone e Ortensia attraverso un gioco di specchi, evocazioni, malintesi, rivalse.

Capodanno con delitto al Teatro il Pozzo e il Pendolo di Napoli

Mentre al Maschio Angioino lo spettacolo musicale Passione live si svolgerà in diretta, ma senza pubblico (sarà trasmesso in streaming sul canale istituzionale del Comune di Napoli), al Teatro il Pozzo e il Pendolo di Napoli l’ultima notte dell’anno si chiude con delitto. E a seguire, un murder party per accogliere il nuovo anno.

Gli ospiti parteciperanno a un cenone ossequioso della tradizione e lentamente saranno trasportati nella storia. Che, un boccone dopo l’altro, prenderà forma e mistero. Fino ad arrivare a smascherare l’assassino. Tra delitti e colpevoli, non mancheranno il brindisi di mezzanotte, i giochi, la musica… in perfetto stile delle Feste.

SCOPRI ANCHE: Riapre il Teatro Lirico di Milano: la città ritrova un suo gioiello. Ecco le foto, la storia, novità e curiosità

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Capodanno 2022: come e dove festeggiare la notte di San Silvestro a teatro

Festeggiare la notte di Capodanno a teatro è un modo alternativo di accogliere il nuovo anno. Con gli attori in scena dal vivo, per il pubblico in poltrona non mancheranno di certo le emozioni. In tutta sicurezza, previo controllo del green pass rafforzato all’ingresso e l’obbligo di indossare la mascherina Ffp2 in sala. Ad accendere l’atmosfera – e la serata di fine anno – ci penserà poi la magia del teatro.

Tra danza, prosa, musical e pièce di vario genere, ecco allora gli spettacoli in programma per la notte di Capodanno (e non solo) nelle principali sale italiane.

Da VeneziaNapoli, passando per Bologna, Firenze, Roma… perché c’è bisogno di un po’ di spensieratezza per evadere da un periodo pieno di incertezza come quello che ha caratterizzato gli ultimi due anni. E l’arte, nelle sue diverse forme, oltre a intrattenere può certamente contribuire ad alleggerire la tensione.

Capodanno al Teatro Sistina di Roma, Mamma Mia!

Il celebre musical con le canzoni degli Abba accenderà di allegria e spensieratezza il Capodanno romano. Mamma Mia! è un musical senza tempo, adatto a tutti, anche alle famiglie con bambini.

Al ritmo delle hit più celebri del gruppo pop svedese – da Mamma Mia! a Dancing Queen, tutte suonate dal vivo dall’orchestra diretta dal Maestro Emanuele Friello -, il musical adattato e diretto da Piparo vedrà sul palco Luca Ward, Paolo Conticini, Sergio Muniz, Sabrina Marciano e un cast di oltre 30 artisti. Mamma Mia! è in scena anche sabato 1° gennaio e giovedì 6 gennaio.

Un’immagine di scena del musical Mamma Mia! (foto © Antonio Agostini)

Capodanno a teatro a Bologna, tra danza e musica

La sera del 31 dicembre, a Bologna, il sipario si alzerà su diversi teatri cittadini. Tra musica, danza e comicità, due gli spettacoli da non perdere.

Il trittico Preludio – “O” – Bliss, al Teatro Comunale di Bologna. Lo spettacolo di danza sostituisce il Don Juan. A causa della quarantena a cui si sono dovuti sottoporre alcuni protagonisti del balletto Don Juan, il Teatro Comunale di Bologna e la Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto hanno deciso infatti di sostituire il titolo con tre tra le più apprezzate coreografie realizzate negli ultimi anni della stessa Compagnia.

Sono Preludio, una creazione per cinque interpreti costruita attorno ad alcuni intensi poemi e brani del cantautore australiano Nick Cave, uno dei più grandi esponenti del Post Punk. Cave affronta l’intreccio tra temi come l’amore, la dipendenza, l’ossessione e la perdita intersecandoli tra loro. E poi, il passo a due “O”, in cui due esseri umani o due robot obbligano lo spettatore a interrogarsi su come potrebbe mutare il senso del contatto fisico: resterà emotivo e sentito, o diventerà seriale e alienato? E infine, Bliss, ispirato dalla musica del Köln Concert di Keith Jarrett. Inger e i danzatori in scena raccontano come ci si relaziona con questa musica iconica: una sfida compositiva ed emotiva.

Per un’ultima notte dell’anno all’insegna della musica e di un pizzico di comicità, va in scena al Teatro EuropAuditorium lo spettacolo di Neri Marcorè, che insieme a un gruppo di musicisti, sarà protagonista de Le mie canzoni altrui: un concerto che spazia nel mondo del cantautorato italiano e straniero, dal folk al pop, con pezzi che in qualche modo rappresentano il percorso musicale dell’artista, legato a esperienze di vita personali o semplicemente al piacere di coinvolgere il pubblico.

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Capodanno in musica al Teatro La Fenice di Venezia

È un classico il concerto di Capodanno al Teatro La Fenice, nel cuore di Venezia. L’appuntamento è alle ore 16.00 del 31 dicembre, quest’anno con l’Orchestra e il Coro della Fenice diretti dal maestro Myung-Whun Chung.

Come da tradizione, la prima parte del concerto sarà prettamente orchestrale, mentre la seconda vedrà la partecipazione dei solisti e del coro. Il concerto si conclude con le arie di Giuseppe Verdi.

Il Concerto di Capodanno della Fenice come da tradizione propone un programma musicale in due parti: una prima orchestrale e una seconda parte dedicata al melodramma, con una carrellata di arie, duetti e passi corali interpretati da solisti di assoluto prestigio e dal Coro del Teatro La Fenice.

A chiudere lo spettacolo, due pagine di Giuseppe Verdi, capisaldi del patrimonio musicale italiano: il Coro «Va’ pensiero sull’ali dorate» da Nabucco e il festoso brindisi «Libiam ne’ lieti calici» da La traviata.

Capodanno al Teatro Verdi di Firenze

Al Teatro Verdi di Firenze, il 31 dicembre, va in scena la bella commedia all’italiana. A due passi da Piazza della Signoria, in uno dei più grandi teatri della Toscana (in grado di ospitare fino a 1550 persone, tra la platea, la galleria e i sei ordini dei palchi), va in scena Manola.

Protagonista della commedia è Nancy Brilli, insieme con Chiara Noschese, figlia d’arte dell’imitatore Alighiero Noschese. La storia ruota intorno alle vicende di due gemelle in contrasto tra loro – Anemone e Ortenzia – che si rivolgono alla stessa terapeuta dell’occulto le loro pene e le loro esperienze.

La Manola del titolo, in realtà, è una non presenza, un interlocutore invisibile: non è altro che la quarta parete teatrale sfondata dal flusso di coscienza di Anemone e Ortensia attraverso un gioco di specchi, evocazioni, malintesi, rivalse.

Capodanno con delitto al Teatro il Pozzo e il Pendolo di Napoli

Mentre al Maschio Angioino lo spettacolo musicale Passione live si svolgerà in diretta, ma senza pubblico (sarà trasmesso in streaming sul canale istituzionale del Comune di Napoli), al Teatro il Pozzo e il Pendolo di Napoli l’ultima notte dell’anno si chiude con delitto. E a seguire, un murder party per accogliere il nuovo anno.

Gli ospiti parteciperanno a un cenone ossequioso della tradizione e lentamente saranno trasportati nella storia. Che, un boccone dopo l’altro, prenderà forma e mistero. Fino ad arrivare a smascherare l’assassino. Tra delitti e colpevoli, non mancheranno il brindisi di mezzanotte, i giochi, la musica… in perfetto stile delle Feste.

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Vacanze sulla neve in Piemonte: tra piste da sci, snowpark, natura e prodotti tipici

Secondo un sondaggio di Metis Ricerche, il 35 per cento degli italiani sarebbe interessato, quest’inverno, a una vacanza. Di questi, il 49 per cento sceglierebbe il Piemonte. La cosa non sorprende: con 1350 chilometri di piste e più di 50 comprensori, la regione dell’Italia nord-occidentale è un vero e proprio paradiso per gli sciatori (e non solo). Dalle Alpi Lepontine alle Marittime passando per le cime biellesi, tante sono le località tra cui scegliere per divertirsi o rilassarsi qualche giorno sulla neve. Destinazioni perfette per chi cerca una vacanza attiva – tra snowboard e fondo, scialpinismo e fat bike non c’è  che l’imbarazzo della scelta – ma anche per chi vuole, semplicemente, immergersi nell’affascinante natura invernale dei paesaggi da favola.

Distretto dei Laghi: sulla neve con vista

Si comincia con il Distretto dei Laghi, tra il Lago Maggiore e il Lago d’Orta. Nel comprensorio Neveazzurra ci sono ben 150 chilometri di piste sempre praticabili – grazie all’innevamento programmato – distribuiti tra 16 località, 9 vallate e 50 impianti di risalita dai 1.000 ai 3.000 metri. Tante le destinazioni tra cui scegliere, dal Parco del Mottarone con i suoi lievi pendii e lo splendido scenario naturale con vista su sette laghi, ai due comprensori di Macugnaga, piccola perla adagiata ai piedi del Monte Rosa, fino a Domobianca, a 10 chilometri dalla bellissima cittadina di Domodossola. Ed è proprio a Domobianca che, ogni venerdì sera, si scia in notturna lungo i tre chilometri di piste illuminate a giorno che la rendono una delle discese “by night” più lunghe d’Europa. E ancora: tra le Valli Ossolane e il Parco Nazionale della Val Grande si può scegliere tra ben 12 proposte di “Snow Trek” tra paesaggi incantati e vari anelli per lo sci di fondo, con la Valle Vigezzo e la Valle Formazza a far da padrone.

E per chi desidera un po’ di relax, l’indirizzo giusto sono le Terme di Bognanco, vera oasi di benessere con 150 anni di storia a 700 metri sul livello del mare e a 7 chilometri da Domodossola. Non prima, però, di essersi rifocillati con un piatto di gnocchi walser, del pane nero di Coimo accompagnato dal profumato formaggio Bettelmatt e dalla mortadella ossolana presidio Slow Food, aromatizzata con vino e spezie.

In Valsesia, la porta del paradiso bianco e dei sapori della tradizione

Non c’è da annoiarsi nemmeno in Valsesia, in provincia di Vercelli, con le sue case walser. Una valle alpina dalle antiche tradizioni, prediletta dagli sciatori e, in particolare, dagli amanti dello sci fuoripista che l’hanno definita, non a caso, freeride paradise. La stazione sciistica di Alagna è la porta d’ingresso a 180 chilometri di piste battute all’interno di Monterosa Ski, uno dei più grandi comprensori d’Europa. Da qui, grazie alla telecabina, si arriva a Pianalunga, a 2025 metri, al Passo dei Salati, mille metri più su, e al ghiacciaio di Punta Indren (3.275 metri), il punto più alto raggiungibile con gli impianti di risalita sul Monte Rosa. Per chi non vuole solo sciare c’è lo Snow Park a Scopello Alpe di Mera con box, rail, jibfeature, jump e projump, ma anche i vari tracciati per ciaspolare, come l’anello nel bosco verso la splendida Val d’Otro.

Uno dei panorami che si possono ammirare in Valsesia (foto: ATL Biella Valsesia Vercelli Monterosa2000)

E se tra una discesa e l’altra dovesse venire appetito, oltre ai rifugi in cui prenotare un posto al caldo, ad Alagna c’è il gatto delle nevi foodtruck direttamente sulle piste da sci ed equipaggiato con bar, cucina e consolle. Le specialità da gustare?  Le “miacce”, sottilissime cialde croccanti da accompagnare con salumi e formaggi, la torta di Alagna e l’uberlekke, ricco bollito accompagnato da patate, carote e rape bollite. Sapori tradizionali da portare anche a casa, insieme a qualche oggetto tipico come la tradizionale pantofola detta “scapin valsesiano”, le trine ricamate al puncetto e le stoviglie in pietra ollare.

Sulla ViaLattea, a un passo da Torino

È in provincia di Torino, invece, che si trova la ViaLattea, il più vasto comprensorio dell’Italia nord-occidentale con circa 70 impianti di risalita e 400 chilometri di piste. Località, queste, rese famose dalle Olimpiadi invernali di Torino 2006 e dalle grandi competizioni: Sestriere e Pragelato, Cesana-Sansicario, Claviere, Oulx, Sauze d’Oulx e la francese Montgenèvre. Non lontano, Bardonecchiaski, famosa per lo snowpark olimpico, e le due aree di Jafferau – qui le piste hanno una quota media di circa 2.800 metri – e di Colomion-Les Arnauds. Proprio Bardonecchia, poi, è la porta di ingresso per la Valle Stretta, da scoprire con le ciaspole, gli sci di fondo o lo scialpinismo, per poi prendersi una pausa gourmand tra zuppe di castagne, tome e gofri (cialde cotte tra due ferri roventi da servire con salumi, formaggi o guarnizioni dolci).

Soddisfatti anche coloro che cercano aree meno turistiche e più incontaminate: le valli di Lanzo, Susa, Sangone e Chisone-Germanasca offrono piste per lo sci da discesa e aree per bob e slittino, così come anelli di fondo e itinerari per racchette da neve, fuori dai soliti giri. In zona, poi, da non perdere è l’Ecomuseo delle Guide Alpine di Balme e, a Prali, lo Scopriminiera, uno spettacolare viaggio nei sotterranei della miniera Paola alla scoperta dei segreti dell’estrazione del talco bianco della Val Germanasca (dal 10 gennaio).

Alpi biellesi, la neve più zen

Voglia di pace? Basta andare a Bielmonte, nelle Alpi Biellesi. Suggestiva stazione sciistica dalla grande balconata naturale sulla Pianura Padana, offre 8 km di piste da discesa per principianti ed esperti con tanto di seggiovie, ski-lift e tappeti sui vari versanti. Una curiosità: qui non si trovano né funivie né ovovie. Ciò significa che le risalite sono tutte all’aria aperta. Tappa obbligata l’Oasi Zegna, ideale per trascorrere una giornata immersi nel silenzio e nella natura più autentica. Una riserva naturale di 100 chilometri quadrati, prediletta da coloro che cercano un approccio lento e contemplativo della montagna non trascurando lo sci (merita, a tal proposito, l’anello turistico per il fondo che parte dal Bocchetto Sessera: 9 chilometri di pista tra faggi, abeti rossi e viste sulla vallata del Sessera).

Oasi Zegna

All’Oasi Zegna anche i bambini possono sperimentare lo sci su discese facili e soleggiate – i pediatri italiani l’hanno inserita tra le 20 località ideali per i più piccoli – in alternativa c’è anche il Winter Bielmonte Kids. Così, mentre loro si divertono, gli adulti possono salire sui pendii per ammirare le cime della Svizzera, il massiccio del Monte Rosa e tutta la catena delle Alpi che arriva fino al Monviso, per poi scendere a valle e rifocillarsi con un bel piatto di “polenta conscia”, la rinomata e cremosa polenta dal cuore di formaggio grasso locale, servita con burro fuso.

Nel Cuneese, tra Pinocchio e neve estrema

Anche nella provincia di Cuneo non mancano le opportunità per trascorrere una vacanza sulla neve da ricordare. Tra le località più gettonate, il comprensorio di Riserva Bianca Limone Piemonte, con le stazioni sciistiche di Limonetto e Quota 1400. Oltre 80 km di piste e itinerari per tutti gli amanti delle escursioni con racchette da neve e dei fuoripista, distribuiti in tre valloni. A questi si aggiungono – ad Artesina, Prato Nevoso e Frabosa Soprana il vasto comprensorio di Mondolè Ski con oltre 130 km di piste e lo snowpark di Prato Nevoso, oasi della neve “estrema”.

Per i fan dello scialpinismo, a Crissolo, ai piedi del Monviso, c’è Garessio 2000. Pian Munè, a Paesana, è invece un autentico terrazzo innevato perfetto per discesa, scialpinismo, snowboard. Soddisfatti anche i fondisti, ai quali sono consigliate le valli del Cuneese con quasi 300 km di binari immersi in paesaggi incontaminati costellati da borghi alpini. E se si viaggia con la famiglia, non mancano le stazioni a misura di bambino –  Entracque, Lurisia, San Giacomo Cardini Ski, Viola St. Gréé, Sampeyre, Argentera e Ponte Chianale e Rucaski per citarne alcune – cui si aggiunge Vernante, il paese di Pinocchio, un museo a cielo aperto con oltre 160 murales dedicati al celebre personaggio. Anche in questa parte di Piemonte le delizie gastronomiche sono di un certo rilievo. Da non perdere gli gnocchi della Valle Varaita, arricchiti con tomino e serviti con burro d’alpeggio, le fondute di formaggio e le paste dolci di meliga (frollini a forma di piccola ciambella).

Mondolé Ski, uno dei comprensori sciistici più famosi del Cuneese. (foto: ATL del Cuneese)

In provincia di Alessandria, dove finisce il Piemonte

Verso sud, nella provincia  di Alessandria, si va a Caldirola, in Alta Val Curone, l’unica stazione sciistica della zona al confine con la Liguria, la Lombardia e l’Emilia. Qui, sono quattro le piste di sci alpino che convergono nel medesimo canalone dove si trova la partenza della seggiovia che conduce alla località La Gioia (1.110 metri) sul Monte Gropà (1.446 metri). Imperdibile anche il parco tematico in cui sperimentare la discesa in bob su rotaia. Un piccolo angolo di Piemonte ancora poco battuto, su misura per grandi e piccini. Qui i prodotti tipici sono il salame nobile del Giarolo e il formaggio Montebore, entrambi presidio Slow Food. Perfetti per ripartire pieni di energia. E di ricordi.

Per info: visitpiemonte.com

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Auguri a tutti per il 2022, un nuovo anno. Davvero nuovo

Romeo il fantastico cagnolone della nostra art director Cinzia, addobbato a festa, è diventato ormai la mascotte di redazione e torna qui anche quest’anno per augurarvi buone feste.

La prossima volta Romeo sarà nella foto in mezzo a tutti noi, vogliamo prometterlo e sperarlo con tutto il cuore. Perché vorrà dire che finalmente sotto il prossimo albero di Natale ritroveremo la nostra vita di sempre.

Stiamo per lasciare un altro anno immerso nella pandemia e siamo arrivati alla variante Omicron. Ma almeno nel 2021 abbiamo la potentissima arma dei vaccini  a nostra disposizione per  evitare che il Covid ci porti in terapia intensiva. E vaccinarsi senza se e senza ma è l’unica via d’uscita. Parlano i dati, tutto il resto sono parole inutili. Fine delle discussioni. Appena è stato possibile, ci siamo rimessi in viaggio. La voglia di muoversi è esplosa quest’estate, nei ponti e nei weekend. Ora il Natale è immerso nella quarta ondata, ma, tra mille precauzioni, possiamo concederci qualche giorno per allontanarci da casa. E il pensiero corre ai progetti, ai viaggi dei nostri reporter, perché nella redazione di DOVE la cucina non chiude mai. Stiamo già scrivendo il numero che trovere in edicola -e nell’edizione digitale- il 28 gennaio e abbiamo in cantiere nuovi speciali, guide, incontri…insomma, se siamo riusciti nel 2021 a lanciare il nuovo giornale (qui l’evento), a chiudere l’anno con uno speciale inverno da record (qui il video), immaginate con quanta energia stiamo progettando il 2022!

Ma abbiamo bisogno anche del vostro sostegno. E vi chiediamo di entrare a far parte della famiglia. Come? Abbonandovi o regalandone uno. Basta fare un salto qui e il citofono della nostra casa avrà un nuovo nome. Noi vi promettiamo ogni giorno sul sito,  sui social, ogni mese in edicola, nuove idee, nuovi reportage per conoscere il mondo, sempre attenti all’attualità e alle tendenze.

Rubo un’ultima riga per ringraziare di cuore tutta la squadra che con me ha attraversato un anno complicato, emozionante, ma, come un albero di Natale, illuminato da successi e brillanti risultati. Grazie davvero.

Da parte mia e di tutta la redazione di DOVE, un  abbraccio infinito per questo Natale con l’augurio di feste dolci e serene. E per un anno nuovo che sia davvero nuovo.

Romeo, la mascotte di DOVE. Il cucciolone della nostra art director Cinzia Brunone.
Auguri anche da Romeo, la mascotte di DOVE. Il cucciolone della nostra art director Cinzia Brunone.

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Natale e Capodanno a Rimini: dai presepi di sabbia al Fellini Museum, dove vivere la magia delle feste

Un grande albero di Natale in piazza Cavour. Le luci che ondeggiano nella nebbiolina che sale dall’Adriatico. Le spiagge che ospitano la tradizione dei presepi di sabbia… È un po’ un sogno e un po’ una festa il Natale a Rimini che, nelle settimane a cavallo tra anno vecchio e anno nuovo, regala agli abitanti e ai visitatori un’atmosfera magica e piena di allegria. 

Per chi preferisce trascorrere le feste in un clima più temperato, Natale e Capodanno a Rimini diventano anche una splendida occasione per scoprire l’arte, la storia e le tradizioni della città di Fellini. Senza mai privarsi del divertimento e del benessere che da sempre fanno parte del DNA della città simbolo della Romagna. 

Così, tra mercatini, presepi, ed eventi per adulti e bambini – con una programmazione in continuo aggiornamento sul sito visitrimini.com – è possibile regalarsi dei momenti di sport in spiaggia, un pomeriggio sulla pista di pattinaggio e perfino la libertà di lavorare in riva al mare grazie alle workstation allestite lungo la costa. 

I Presepi di sabbia di Rimini richiamano artisti da tutto il mondo – Getty Images

L’arte di oggi e di ieri, tra presepi di sabbia e musei

La tradizione dei Presepi di Sabbia è una delle più conosciute e amate da chi sceglie di trascorrere le festività a Rimini: queste opere d’arte, realizzate da artisti di fama internazionale specializzati nelle sculture di sabbia, infatti, si ispirano sempre a un argomento d’attualità, che cambia ogni Natale. 

Quest’anno i Presepi di Sabbia si possono ammirare all’interno del Villaggio del Presepe, sulla spiaggia libera di piazzale Boscovich a Marina Centro (ingresso su prenotazione fino al 6 gennaio), oppure sulla spiaggia di Torre Pedrera, al Bagno 65, dove la tradizionale Natività è visitabile al coperto, accanto a un mercatino di Natale nel quale, durante le feste, vengono organizzate tombole e animazioni per i bambini. Da sabato 18 dicembre, invece, la Natività naviga sull’acqua, nella Darsena, dove è possibile ammirare il presepe galleggiante allestito sulle barche storiche delle Vele al Terzo di Rimini.

Per chi dà importanza anche alla colonna sonora delle festività, al Teatro Galli e al Tempio Malatestiano gli appuntamenti con la musica classica e d’autore, magari accompagnati dai brunch e dagli aperitivi nel Ridotto del teatro, fanno parte della tradizione.

Mostre, serate e rassegne cinematografiche affollano i calendari di dicembre e gennaio nei più importanti musei e luoghi culturali della città. Un’occasione perfetta per scoprire spazi come il PART, dedicato all’arte contemporanea e allestito all’interno dei palazzi dell’Arengo e del Podestà, nato dalla collaborazione tra Comune e Fondazione San Patrignano.

Un capitolo a parte merita il celebre Cinema Fulgor, protagonista della vita e delle opere di Federico Fellini, la cui palazzina Liberty è appena tornata agli antichi splendori dopo cinque anni di restauri e ristrutturazioni, sulla base dei progetti realizzati dal Maestro Dante Ferretti. Qui, la programmazione pensa anche ai più piccoli con la rassegna “Cinema per i bimbi”, su misura per le feste in famiglia. Il palazzo del Fulgor fa parte di FM – Fellini Museum con altri due spazi dedicati al grande regista: Castel Sismondo e Piazza Malatesta, visitabili con un biglietto unico (tour guidati il sabato pomeriggio, prenotabili qui). 

Lo spirito natalizio di Rimini tra luci e mercatini

Ma lo spirito natalizio pervade tutta Rimini, dal Ponte di Tiberio, dove fino al 24 dicembre si possono acquistare abeti e piante alla Fiera degli Alberi di Natale, fino alla piazza dei Sogni, con le sue luminarie riflesse sull’acqua delle piscine; da piazza Cavour, dove archi di luce avvolgono l’albero di Natale e illuminano le vie dello shopping fino agli chalet del Mercatino dei sogni di Natale, alla fortezza rinascimentale di Castel Sismondo, dove le luminarie rievocano l’antico fossato e illuminano le casette di legno che ospitano arti e mestieri antichi, tramandati nel tempo (maestri del rame e dell’argento, maestri ceramisti, vetrai, artigiani del cuoio, della lana e dell’oggettistica in legno).

In piazzale Fellini, il mercatino natalizio è allestito accanto alla pista di pattinaggio sul ghiaccio aperta davanti al luccicante Grand hotel di Rimini, mentre sulla costa si passeggia tra le bancarelle del mercatino di Miramare, in via Oliveti, tra luci, addobbi, presepi e la casa di Babbo Natale immersa in un caratteristico bosco, o anche al villaggio di Natale Viserba Wonderland che, fino al 6 gennaio, offre spettacoli e concerti, oltre ai prodotti tipici da regalare.

Rimini: un mondo di benessere al Parco del Mare

Ed è il mare – anzi, proprio il lungomare – la ciliegina sulla torta di una fuga natalizia a Rimini. Perché se è vero che non è certo tempo di ombrelloni e sedie sdraio, le attività da fare lungo la costa, all’aria aperta, sono infinite anche d’inverno.

Sedici i chilometri del progetto Parco del Mare che sono stati già pedonalizzati, arricchiti di aree verdi e macchia mediterranea, e forniti di servizi dedicati al benessere e alla qualità della vita. Un esempio? Nella parte sud, si possono già provare le isole fitness dedicate all’attività fisica outdoor, provviste di attrezzi (jumping box, parallele pull-up, spalliere, anelli) e spazi adatti a tutti i livelli di allenamento. L’obiettivo è rendere Rimini una città sempre più sostenibile e verde, e trasformare il lungomare in un luogo da vivere tutto l’anno, all’insegna del benessere olistico e dello sport.

Un obiettivo che è già realtà per molti abitanti (del posto o di passaggio), a giudicare dalla quantità di persone che ogni giorno corrono, giocano a beach-tennis o  beach-volley nei campi allestiti, o che si allenano con i personal trainer prenotabili online. 

E quest’anno c’è un’ulteriore novità: chi non può (o non deve) rinunciare allo smartworking nemmeno durante le feste, trova oltre 6 chilometri di lungomare allestiti con le cosiddette piazzette di comunità, piccoli spazi di socialità (una sorta di coworking marino) dove sgabelli e tavoli alti sono a disposizione come workstation, postazioni di lavoro dei sogni, fronte mare e open air. Non mancano zone relax con poltroncine e tavolini bassi per fare una pausa in compagnia, all’aria aperta. Tutte anticipazioni di un più ampio progetto di riqualificazione dell’intero waterfront riminese.

Piazza Malatesta, a Rimini, conosciuta anche come piazza dei Sogni, teatro del Capodanno 2021

Notte di Capodanno “diffusa” a Rimini

Il cinema Fulgor apre le sue porte anche la notte di San Silvestro con una serata evento durante la quale, dopo la proiezione, sarà offerto un buffet dolce per brindare allo scoccare della mezzanotte.

Ma la serata al cinema di Fellini è solo una delle tante iniziative che la città ha organizzato per festeggiare l’arrivo del 2022: gli spettacoli, infatti, sono diffusi in tutto il centro storico, con programmi musicali che vanno da Bach alla capoeira, passando per lo swing di Kelly Joyce e il funk del Saturnino Power trio. Sarà proprio il bassista di Jovanotti ad accendere la musica del primo giorno dell’anno nuovo, in piazza Malatesta. Dopo lo show di Kelly Joyce con cui si saluterà il 2021, il Saturnino Power trio salirà sul palco per accogliere suonando il 2022. Musica anche in piazza Francesca da Rimini, con gli allievi della Music Academy Rimini e il concerto dei Dellai, direttamente da Sanremo giovani 2021.

Per i più freddolosi, non mancano gli spettacoli musicali al coperto: alla Domus del chirurgo, con un repertorio di standard jazz e latin, al Complesso degli Agostiniani, con una serata dedicata alla musica caraibica e dell’America Latina, e al museo della Città, dove, nella Sala del Giudizio la musica incontrerà l’arte con il quartetto d’archi Eos (che si esibirà sui grandi classici, da Bach ai Led Zeppelin), mentre nell’Ala Moderna una festa musicale attraverserà spazi interni ed esterni.

Chi invece preferisce ritagliarsi una serata culturale potrà approfittare delle aperture straordinarie del Teatro Galli, del Fellini Museum, del Part, e del Visitor.

Ad aumentare la magia di tutte queste iniziative sarà lo spettacolo di videomapping Insight! che, a partire dalle 22,45 del 31 dicembre, animerà di proiezioni ed effetti visivi le facciate del teatro Galli, il ledwall del Palazzo del Fulgor e la torre di Castel Sismondo. Per salutare un nuovo anno pieno di luce.

Piazza Tre Martiri addobbata a festa ©Giorgio Salvatori

Esperienze e card per una vacanza perfetta a Rimini

Apprezzare tutte le bellezze che Rimini offre, senza impazzire nel traffico o nella ricerca di parcheggio, è possibile non solo grazie al trenino di C’entro facile, un servizio gratuito che permette di raggiungere il centro dai principali parcheggi della città (in funzione dal 17 al 24 dicembre, dal 26 al 31 dicembre, 1, 2 e 6 gennaio), ma anche grazie al potenziamento, durante le festività, della rete di bus locali e del Metromare, la nuova linea di trasporto pubblico costiero che unisce Rimini a Riccione. Ma sono tanti i servizi, le esperienze e le facilitazioni che il comune di Rimini mette a disposizione di chi vuole godersi la città senza stress. 

Innanzitutto le visite guidate: ce ne sono per tutti i gusti e in partenza tutti i weekend. Oltre al già citato tour felliniano del sabato pomeriggio, che accompagna i partecipanti nei luoghi più amati dal grande Maestro, la domenica mattina si può andare (sempre a piedi, indossando scarpe comode) alla scoperta delle meraviglie di Rimini, un percorso che parte dal museo multimediale Visitor Center e guida tra Arco d’Augusto, Tempio Malatestiano, Domus del Chirurgo e Vecchia Pescheria, fino al Ponte di Tiberio.

Chi invece preferisce muoversi da solo, può scaricare direttamente da VisitRimini.com la guida della città, e scoprire le diverse card che permettono con un’unica tessera di accedere ai tanti vantaggi. C’è il Biglietto Art Card (acquistabile direttamente all’interno dei musei della città e valido per 5 giorni dall’attivazione) che consente l’ingresso a tutti i musei  di Rimini; la Rimini Style Card con la quale si accede a ristoranti, centri benessere e negozi usufruendo di agevolazioni e sconti dedicati e infinite proposte di esperienze da vivere, in città e nella natura. Da non trascurare, la Rimini Country Card che permette di scoprire i borghi più belli della Valmarecchia e della Valconca, inoltrandosi nell’entroterra riminese (dove merita una visita anche il parco Italia in miniatura, che resta aperto dal 26 dicembre al 9 gennaio). 

Per info, offerte e programmi dettagliati: VisitRimini.com

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“Un’idea diversa del viaggio che verrà”. L’editoriale dello Speciale Italia 2022 di DOVE

“E adesso? Come saranno i nostri viaggi post-pandemici o post-pandemonici, in un’èra a venire che ho proposto di chiamare, speranzoso, il Koinocene? Dopo l’Antropocene, l’epoca in cui l’essere umano è divenuto così forte da distruggere il mondo, c’è da sperare che si possa lavorare per il sorgere di una nuova epoca, in cui prevalga un’etica dei beni comuni, delle somiglianze tra umani e non umani, del riconoscimento delle interdipendenze (il sostantivo greco koinotes e la radice aggettivale koinos indicano appunto “somiglianza”,“comunanza”, “tessitura”).

In copertina L’Italia 2022 secondo Dove. Dall’alto, in senso orario: Luca Scamporlino/Dove, Bruno Zanzottera, Borchee/Getty Images, Domenico Nardozza/iStock, Valentina Rosati/Dove

Potremo ancora viaggiare nel Koinocene? Uno scenario che vorrei non si verificasse è proprio la fine, questa volta letterale, dei viaggi. Sarebbe una scelta disastrosa: perché siamo una specie nomade, pervasi da una costante irrequietezza, come diceva Bruce Chatwin, e perché ostruire quella via di fuga che è il viaggio ci chiuderebbe ancor più in pericolosi identitarismi. Il viaggio deve continuare, ma come? (…).

Viaggiare per guardare cartoline scorrere dal finestrino di un’auto o di un treno non ha più molto senso nell’epoca dell’immagine del mondo (come i filosofi chiamavano da tempo il globo mediatizzato). La ‘scoperta’ oggi è piuttosto la relazione con gli altri, umani e non umani, l’approfondimento immersivo di un contesto sociale e ambientale, la costruzione di nuovi ‘noi’ che arricchiscono la nostra vita abituale e permangono anche a distanza dopo l’esperienza del movimento.

I viaggi del Koinocene saranno viaggi di tessitura, di connessione, di intrecci. È un’utopia certo, ma la si può costruire con precise scelte: fermando per esempio l’economia del turismo, che ha devastato e illuso intere regioni. Il turismo ha senso se è imbricato entro un’economia e una società vivente, non vale il viceversa (…)”. Così scrive l’antropologo culturale Adriano Favole, vicedirettore per la ricerca al dipartimento Culture, politica e società dell’Università di Torino, nell’interessante rivista trimestrale Sotto il vulcano (ed. Feltrinelli), nuovo progetto editoriale di Marino Sinibaldi che aiuta a riflettere sulle trasformazioni del mondo contemporaneo.

Ed è necessario (non solo auspicabile) pensare che un nuovo senso del viaggio rinasca nella scoperta delle relazioni, di un nuovo “noi”. In un’epoca dove l’etica del rispetto dei beni comuni, delle somiglianze tra esseri viventi finalmente prevarrà sullo sfruttamento del pianeta. Mi piace pensare che lo Speciale Italia di Dove, una raccolta di idee da tenere per tutto il 2022, possa dare un contributo pratico, concreto, all’idea del nuovo viaggio di cui parla l’antropologo. Perché coincide con la nostra filosofia editoriale. E serve proprio una lettura lenta come Dove per prepararsi a un’esperienza nuova, diversa, profonda. Anche “noi” viaggiatori, dopo la pandemia, possiamo contribuire a costruire il Koinocene. Non solo sperarlo.

 

( Nella foto di copertina:  L’Italia 2022 secondo Dove. Dall’alto, in senso orario: Luca Scamporlino/Dove, Bruno Zanzottera, Borchee/Getty Images, Domenico Nardozza/iStock, Valentina Rosati/Dove) 

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“Geronimo Stilton. Brescia Musei Adventures”: la prima app-game museale con il topo giornalista

Doppio primato per Brescia Musei che ha appena lanciato la prima app-game museale che, in esclusiva mondiale, ha per protagonista il topo giornalista più amato dai bambini di tutto il mondo.

“Geronimo Stilton. Brescia Musei Adventures” è stata realizzata da Fondazione Brescia Musei in collaborazione con Atlantyca Entertainment e con il sostegno di Fondazione Cariplo.

Un progetto che vede per la prima volta una fondazione culturale cimentarsi nel mondo del gaming scegliendo come protagonista un character di tutto rispetto come Geronimo Stilton, amatissimo in Italia e all’estero, con all’attivo oltre 170 milioni di libri venduti nel mondo e 3 serie animate distribuite in oltre 130 Paesi.

Attraverso uno storytelling giocoso, coniugato con le tecnologie più moderne, contenuti culturali vengono trasmessi attraverso la condivisione, il divertimento e con una buona dose di leggerezza.

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Basta uno smartphone o un tablet per prendere parte alle tre avventure che prendono vita in quattro luoghi iconici del complesso museale bresciano: il Museo di Santa Giulia con la nuova casa della Vittoria Alata nel Capitolium, la Pinacoteca Tosio Martinengo, Brixia-Parco archeologico di Brescia Romana e il Museo “Luigi Marzoli”.

Attraverso giochi, indizi ed enigmi da risolvere, si esplorano diverse epoche dalla preistoria al periodo romano fino ai bizantini. Tra amuleti, anfore, dipinti e armature, Geronimo guida alla scoperta della storia dei musei e del loro patrimonio con l’utilizzo della realtà aumentata che trasforma alcuni pezzi del museo in immagini 3D da osservare, rigirare e ingrandire per coglierne ogni dettaglio.

Bimbi in missione al Museo di Santa Giulia a Brescia

Nel Museo di Santa Giulia in “Geronimo Stilton alla ricerca del medaglione perduto” i bambini vanno in missione per conto di Geronimo. L’obiettivo è trovare un prezioso medaglione custodito nel museo, ma per raggiungerlo è necessario prima recuperare diversi oggetti, seguendo le impronte del direttore dell’Eco del Roditore che danno l’avvio al percorso in museo.

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Alla ricerca del quadro nella Pinacoteca Tosio Martinengo

Un’altra avventura dal titolo “Geronimo Stilton, un’avventura a colpi di pennello” si vive alla Pinacoteca Tosio Martinengo dove i bambini aiutano il topo-giornalista a ritrovare, tra i capolavori esposti alla Pinacoteca, importanti dettagli che servono a ricostruire un quadro andato distrutto.

ph: Fondazione Brescia Musei

Cavalieri per un giorno al Museo “Luigi Marzoli”

Nel Museo “Luigi Marzoli” in “Geronimo Stilton una giornata da cavaliere”, i bambini fanno un tuffo nel mondo medievale per aiutare Geronimo a trovare tutti i pezzi dell’armatura adeguata a poter partecipare alla giostra dell’anello. Attraversando le sale dell’imponente Mastio visconteo del Castello, il secondo complesso fortificato più grande d’Europa, tablet alla mano, i bambini scoprono quali erano le parti che componevano un’armatura e come era decorata, come vedevano i cavalieri attraverso le piccole aperture dei loro elmi, quali erano le prove che un giovane doveva superare per diventare cavaliere, come era bardato il suo cavallo e tantissime altre curiosità.

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L’applicazione “Geronimo Stilton. Brescia Musei Adventures” è disponibile gratuitamente per smartphone su AppStore e PlayStore. I percorsi sono disponibili così sia attraverso i propri device personali, sia utilizzando tablet messi a disposizione senza costi aggiuntivi dalla Fondazione Brescia Musei presso le biglietterie delle varie sedi museali.
Info: bresciamusei.com

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In cima alla Sagrada Familia di Barcellona ora c’è una stella luminosa (di 5 tonnellate): il video

Il termine dei lavori per la Sagrada Familia di Barcellona non ha ancora una data precisa. Si pensava che la mastodontica opera iniziata alla fine dell’Ottocento dall’architetto Antoni Gaudí, sarebbe stato completata nel 2026. Ma quella meta è stata dichiarata  “irraggiungibile” a settembre 2020, dopo l’inizio della pandemia. Infatti, hanno raccontato i media spagnoli, il grosso dei lavori non potrà ripartire prima del 2024, a causa della drastica riduzione degli incassi provocata dal minor volume di visite turistiche da marzo dell’anno scorso in poi. Tuttavia, nel frattempo è stata completata una delle torri previste nel progetto di Gaudí, la Torre di Maria. 

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Il nuovo punto più alto della Sagrada Familia

L’altezza complessiva della torre è di 127 metri, sormontata da una grossa stella a 12 punte dal peso di 5,5 tonnellate, uno dei simboli legati alla madre di Cristo. La scultura di vetro e acciaio è larga 7,5 metri e verrà ufficialmente inaugurata l’8 dicembre 2021, giorno dell’Immacolata Concezione. La scultura ha portato il monumento a 137 metri. La Torre di Maria è ora la più alta costruita nella basilica. 

Guarda qui il video del posizionamento della stella sulla Torre di Maria:

Ma i lavori non sono conclusi: nel progetto finale la più alta sarà la Torre di Gesù (oltre 172 metri): per il suo completamento ci vorranno però ancora molti anni. 

Guarda qui come sarà la torre dedicata a Gesù Cristo:

I lavori per il completamento dell’opera del modernista catalano sono stati ostacolati anche dall’emergenza Covid: la fine era prevista per il 2026, in occasione dei 100 anni dalla morte dell’architetto. Tuttavia, non sarà così: ci vorranno ancora diversi anni per vedere finalmemte terminata l’opera.

Ecco come sarà la Sagrada Familia una volta finita del tutto (guarda il video):

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