Portogallo on the road: il Cammino della costa, lungo l’Oceano Atlantico

Difficile dire se sia una banale suggestione da saudade lusitana, nostalgia dei tempi andati, o se c’entri quella sorta di sottile smarrimento che coglie il viandante ogni volta che si accinge a un nuovo cammino. Ma non c’è dubbio che l’idea di affrontare la via per Santiago di Compostela seguendo, in Portogallo, il Cammino della costa (Caminho da Costa), una strada diversa, periferica, da sud verso nord, ritagliata sulla costa dell’Oceano Atlantico e spesso direttamente sulla spiaggia, da Porto fino alla foce del Minho, qualche senso di euforica inquietudine lo infonde.

Il Cammino della costa in Portogallo: che cos’è, tutte le informazioni utili

Il Cammino della costa (Caminho da Costa, in portoghese), che in 150 chilometri da Porto arriva a Valenca e al confine spagnolo seguendo l’oceano e le sponde del fiume Minho, è un itinerario concepito ex novo per far convivere il pellegrinaggio della fede e il turismo. Nato da un finanziamento europeo che coinvolge dieci municipalità contigue, il cammino costiero portoghese ha unificato, razionalizzandoli, i tratti che per secoli hanno marcato la medesima direttrice senza mai consolidarsi in una via. Il risultato è al tempo stesso un esperimento di pianificazione territoriale, di promozione turistica e di sviluppo sociale che mira anche alla riconversione economica delle fasce costiere, dedite finora alla pesca, all’agricoltura e all’industria conserviera. Oggi il cammino è sia un’opportunità di viaggio a piedi, sia una chiave di lettura del Portogallo che cambia. Il tragitto può essere percorso anche in auto, in moto e in parte in treno, scegliendo di volta in volta il mezzo con il quale affrontarlo. Sito internet, mappe, guide, segnaletica e una vasta rete di accoglienza rendono il percorso facile per tutti. Tutte le informazioni utili su caminhoportuguesdacosta.com

Cammino della costa: le tappe

L’itinerario del Cammino della Costa in Portogallo è diviso in sei tappe, frazionabili: Porto-Vila do Conde (16,5 km), Vila do Conde-Esposende (27,9 km), Esposende-Viana do Castelo (21,4 km), Viana do Castelo-Caminha (30,5 km), Caminha-Vila Nova de Cerveira (17,4 km), Vila Nova de Cerveira-Valença (21,9), per un totale di 136,6 chilometri.

Il póveiro: i segni lungo il Cammino

Il paesaggio influisce sullo stato d’animo, sul modo di guardare le cose, e lo cambia. Nel caso del caminho costiero portoghese il mutamento si manifesta all’improvviso, nel momento in cui si approda nel villaggio di Póvoa de Varzim. Qui, all’inizio, si notano solo strani contrassegni affiorare dalle prore delle barche e dagli stipiti delle case, dagli architravi dei portoni e dai ricami sugli strofinacci appesi a asciugare. Alla fine, con meraviglia, si apprende che sul protoalfabeto della comunità dei pescatori, o póveiro, esistono studi, libri e addirittura una sezione dedicata del museo storico ed etnografico di Póvoa de Varzim (info: cm-pvarzim.pt). Nato forse da rune (simboli) vichinghe, evolutesi come un insieme di simboli con i quali ogni famiglia poteva contrassegnare gli oggetti di sua proprietà, come in una sorta di araldica povera, o póveiro (che non si esprime per suoni, né per ideogrammi) si è pian piano arricchito di significati, inclusa la descrizione delle relazioni parentali e delle regole patrimoniali alla base di una società chiusa, antica e fiera. Un mondo che non ti aspetti in un contesto che non ti aspetti. È come l’inizio di un nuovo caminho. Quando, a Porto, l’avventura ha inizio, nulla farebbe immaginare tutto questo.

Porto, l’inizio del Cammino della costa

Si parte da praça (piazza) da Ribeira, proprio sulle sponde del Douro, dove un tempo attraccavano i barconi con il loro carico di pellegrini. Nonostante una grande stella, immutabile simbolo del cammino, campeggi sulla facciata del palazzo che sovrasta lo slargo, nulla ha la solennità che ci si attenderebbe, offuscata dal viavai dei turisti, dei traghetti e delle bancarelle. È la Porto pulsante e vivace di oggi. Una città magnifica, ma assai poco slow. Ci vuole dunque qualche attimo per cogliere la sequenza delle stelle dipinte di giallo sul selciato o agli angoli delle strade e imparare a seguirle. Poi, quasi immediatamente, il cammino comincia a salire, i vicoli si intersecano con le arterie dello shopping. Il fiato si accorcia, mentre aumenta la pendenza della strada verso la maestosa cattedrale cittadina. Ma anche qui, salvo trattenersi per la notte, c’è appena qualche minuto per godersi l’impressionante veduta: il pellegrinaggio deve cominciare e per almeno un paio di giorni l’incedere del viandante sarà costretto a confrontarsi soltanto con la velocità del mondo e il suo espandersi metropolitano.

Veduta di Porto

Matosinhos, per esempio, la prima delle municipalità che si incontrano uscendo da Porto, è saldata al capoluogo tanto da sembrarne un distretto. Il mercato ittico, con le bancarelle del pescato cotto al momento per i pellegrini e non solo, non è più all’aperto: è protetto da una grande struttura moderna. Che offre sì ristoro e un confortevole riparo, ma l’atmosfera popolare si è perduta. Allo stesso modo la chiesa del Buon Gesù, con l’immenso sagrato e la maestosa facciata barocca, pare spuntare quasi a sorpresa da una grande rotatoria invasa di auto. Il porto e l’oceano sono già a un passo, ma se ne intuiscono appena i sentori.

Si arriva così, per vie d’asfalto, a Maia, ultima cittadina del distretto di Porto. Qui, per raccapezzarsi, invece di camminare è addirittura necessario salire, in ascensore, fino all’ultimo piano della torre municipale di vetro e cemento, a contemplare dalla terrazza panoramica non solo lo snodarsi dei molti passi da affrontare, ma un prospetto che, a pensarci bene, è l’opposto di quanto ci si aspetta: gli orti immaginati sono diventati parchi pubblici e impianti sportivi, i latifondi una grande distesa aeroportuale, le antiche torri di guardia lontani grattacieli.

Chi ha tempo e gambe non dovrebbe però perdersi l’escursione di un paio di chilometri fino alla Quinta dos Cónegos, villa-scrigno progettata nel ‘600 dall’italiano Niccolò Nasoni e oggi di proprietà comunale (il giardino è sempre aperto, le sale si visitano solamente il sabato): è immersa in un ecoparco della periferia urbana dove le strade ferrate dismesse sono diventate piste da passeggio, luogo in cui si scambiano saluti con i pensionati intenti a curare gli alberi da frutta. Piccole incrostazioni rurali salde come licheni ai margini di una società in rapido mutamento.

Lungo il Cammino della costa, del resto, le strade ferrate possono essere il miglior alleato del turista pellegrino: la metropolitana di Porto transita dall’aeroporto (anche per prelevare i viandanti all’arrivo) e poi va su e giù più volte al giorno fino a Póvoa de Varzim, con fermate in tutti i punti-tappa, consentendo così un’infinità di varianti non solo a chi cammina, ma anche a chi avesse voglia di farsi tutto o parte del tragitto in auto.

Del resto, fino a San Pedro de Rates, tra Póvoa ed Esposende, per un certo tratto l’itinerario costiero e quello interno del cammino per Santiago corrono pressoché paralleli, offrendo a chi guida l’opportunità di spostarsi a piacere da un tracciato all’altro. Poi, come suggerisce la dettagliatissima cartellonistica che affianca ogni passo del percorso, occorre decidere se seguire la via dell’oceano o quella delle colline.

Da Vila do Conde a Esposende, tra barcaioli e pescatori

Per chi sceglie la prima opzione, lungo l’oceano, la tappa successiva conduce a Vila do Conde, città ora solare, ora dolente. Da un lato la mole del convento-prigione di Santa Clara (destinato a diventare un albergo di lusso), con le enormi finestre serrate da grandi sbarre sporgenti. Da un altro le architetture eclettiche dei santuari dei marinai, pieni di ex voto. Da un altro ancora, i vicoli colorati del centro storico e un museo del merletto in cui, dicono, si conserva l’esemplare più grande del mondo, frutto del lavoro corale di decine di tessitrici locali. Un’atmosfera in chiaroscuro colta alla perfezione da Ruy Belo, uno dei maggiori lirici esistenzialisti portoghesi: “Questa strada è allegra. Una strada anonima non è allegra, ma Rua de São Bento in Vila do Conde vista da me lo è, una mattina dopo la pioggia, con la nebbia che già si dirada verso Santa Clara”.


Impegno fisico a parte, del resto, il cammino costiero è più che altro un’avventura interiore, ma, in quanto organizzato e lineare, poco lascia al caso. Così è consigliabile ogni tanto uscire dal tracciato ufficiale per scoprire i luoghi degli antichi percorsi. Di queste possibili deviazioni, la tappa che da Vila do Conde conduce a Esposende comprende forse l’opportunità più affascinante. È l’escursione che, in pochi chilometri, porta a Barca do Lago, per secoli snodo fluviale primario non solo della direttrice per Santiago de Compostela, ma anche di ogni traffico tra Porto e la Galizia. Qui il fiume Cávado, con il pontile una volta brulicante di barche, scorre lento tra le facciate screpolate di quelli che furono locande, alberghi, opifici, magazzini per merci e ospizi per viandanti. Passarono da qui diretti a Santiago, si racconta, anche Cosimo III de’ Medici e Carlo Alberto di Savoia. L’ultimo barcaiolo, informa il solito pannello, ha appeso i remi al chiodo negli anni Sessanta. Ora rimane solo un contesto di verde e placida bellezza, ideale per una sosta all’aperto, un picnic o un pranzo da Senhora Peliteiro (info: srapeliteiro.com), ristorante gourmet proprio sulla riva del fiume.

Chi non ha appeso affatto i remi al chiodo sono invece i pescatori: proseguendo nel cammino sulla costa verso Santiago se ne incontrano a bizzeffe. Sulle spiagge di Esposende le vele hanno lasciato il posto ai fuoribordo e per trascinare le reti sulle rampe non si usano più i cavalli, ma i trattori. Le modeste casette rivierasche stanno progressivamente diventando b&b. Anche i grandi edifici ottocenteschi, che un tempo ospitavano le colonie per i bambini e ora languono vuoti e cadenti, paiono in attesa di un restauro imminente.

Da Esposende a Viana do Castelo: ville, fortezze e onde da surf

Fuori dai centri abitati si estendono infiniti tratti di spiaggia selvaggia battuta dalle onde e alte creste di dune spazzate dal vento oceanico. Qua e là, spezzoni di passerelle in legno costruite ex novo sulla sabbia per il transito dei pellegrini (davvero magnifici i sei chilometri ininterrotti di Averomar, poco a nord di Póvoa) aspettano di essere saldate in una lunga, interminabile passeggiata, facendo però già a pugni con radi campi da golf, sciagurati condomini e stabilimenti per nudisti. Ma di norma il pellegrino non si cura di loro, né guarda.


Qua e là, fronte mare, recinzioni serrate attestano che alcuni antichi mulini costieri si sono salvati diventando raffinate abitazioni per le vacanze. In uno, oggi più serrato e più munito di altri, abitò a lungo la scrittrice Luísa Dacosta (1927-2015). Ora non ci vive nessuno. Non lontano, minuscole al cospetto del grande arenile, donne anziane trascinano a spalla, come cent’anni fa, le cubatas, sacche piene di sargassi raccolti a riva che poi mettono a seccare al sole: diventeranno un ottimo fertilizzante per gli orti che i mariti coltivano nell’entroterra. Sono gli stessi uomini che sfidano la salsedine nei campos masseiras, le coltivazioni nascoste dietro le dune: grano e viti piantati in buche in cui la brezza atlantica non arriva e l’umidità del suolo, scavato a mano, aiuta le piante a crescere. Delle une e degli altri parlò quarant’anni fa, con cinica cupezza, José Saramago in un passo memorabile del suo Viaggio in Portogallo. Chissà se oggi riconoscerebbe questi luoghi e queste persone. E che direbbe dei tipi tutti uguali che camminano in fila indiana, con il cappellino in testa e lo zaino in spalla? E chissà anche se, al tramonto, nel suo girovagare, pure lui salì fino sulla cima della collina per godersi la spettacolare vista dell’oceano dal santuario di São Félix.

Tutte impressioni che tornano a sembrare lontane quando ci si riavvicina alla città percorrendo il bel ponte di ferro, progettato da Gustave Eiffel, e poi si passeggia sul lungomare e tra le viuzze del vivace centro storico di Viana do Castelo, pieno di movida, locande e pasticcerie. La più famosa è quella di Manuel Natário (info: pastelariaconfeitariamanuelnatario.pt), l’inventore delle bolas de berlim, la versione lusitana dei krapfen: sono sfornati, inderogabilmente, dalle 11 alle 16, e la gente viene apposta per comprarli. Difficile dar loro torto. In alternativa, oltre a concedersi una cena in uno dei ristoranti di pesce del porto, a Viana si può tentare la salita dei 650 scalini che portano al santuario panoramico di Santa Lucia. Oppure prendere la comoda cremagliera. In darsena, l’ultracentenaria ex nave-ospedale Gil Eannes (info: fundacaogileannes.pt) sta alla fonda come il secondo museo più visitato del Portogallo.

Grazie alla sua particolare esposizione, Viana do Castelo è anche considerata una delle patrie lusitane del surf e del kitesurf. Poco fuori città, in un grande parco affacciato direttamente su una magnifica spiaggia, il Feelviana Sport Hotel (info: feelviana.com) noleggia attrezzature per queste attività e organizza corsi, anche per chi non è ospite dell’albergo.


Da Viana do Castelo a Caminha, l’ultimo sguardo al mare

Quella che porta a Caminha è la quarta frazione del cammino e l’ultima sul mare: appena superata l’antica città di frontiera (bello il museo civico con la torre dell’orologio) il percorso vira infatti a occidente per risalire il corso del Minho. La Spagna è a vista, pochi minuti di auto o di barca, ma per il pellegrino la strada è ancora lunga.

Vale la pena di godersela visitando una per una le fortezze arrampicate sulle scogliere e camminando, zaino in spalla, sui lunghi tratti di sentiero ritagliati tra rocce, magari sbocconcellando il pão com chouriço, una sorta di pane cotto a legna lardellato di salume piccante o, tra gennaio e aprile, assaggiando il piatto cittadino, la lampreda al sugo. Chi ha tempo può anche farsi scarrozzare sulle alture boscose a bordo dei vecchi fuoristrada militari trasformati in automezzi per turisti fino al belvedere della cappella di Sant’Antonio, oppure visitare la grandiosa chiesa madre in stile gotico, con il lungo camminamento panoramico sul fiume.

Da Caminha-Vila Nova de Cerveira, locande e arte contemporanea

Il tragitto che copre la quinta tappa, alla volta di Vila Nova de Cerveira, si incunea nella grande valle che accoglie il corso del Minho. Poco sotto la città, l’isola della Boega per un breve tratto divide il fiume in due rami, facendolo somigliare da lontano a una sorta di estuario montano. Il paesaggio cambia bruscamente, i rilievi si fanno più ampi e aspri, l’economia costiera lascia il posto a quella rurale, con le antiche quintas, spesso trasformate in raffinate locande, a punteggiare qua e là un territorio che il secolare fronteggiamento spagnolo ha reso di una lusitanità verace, radicale, profonda.

Non a caso la città è cinta da complesse strutture difensive. Nel bel centro storico spicca la chiesa della Misericordia, che cela all’interno un dedalo di altari e di retroaltari simili alle quinte di un teatro. Vale la pena di insistere un po’ per farseli mostrare dal neghittoso custode. Bisogna scendere quasi in riva al Minho per visitare invece il Museo della Biennale (Fundação Bienal de Arte de Cerveira, info: bienaldecerveira.org), che ospita la collezione permanente e le mostre della locale biennale d’arte contemporanea, la massima rassegna portoghese nel suo genere e una delle più importanti d’Europa, nata nel 1978 su iniziativa dello scultore José Rodrigues.


Proprio Rodrigues, autore del grande cervo stilizzato che da una roccia domina la valle a simboleggiare il nome della città, in quegli anni acquistò il monastero trecentesco di San Payo, salvandolo dall’abbandono e facendone il suo studio e la sua residenza. Oggi il complesso ospita un delizioso albergo (info: conventosanpayo.com) e la collezione di oggetti di arte spirituale raccolti in tutto il mondo dallo stesso Rodrigues. Non sono pochi i pellegrini che si fanno a piedi gli otto chilometri che separano il monastero dalla città per ammirarne l‘architettura, i magnifici paesaggi e l’atmosfera eremitica.

Verso Valença e Santiago de Compostela

Il cammino volge al termine. Da Cerveira a Valença è un passo. Oltre, solo un vecchio ponte ferroviario con la passerella pedonale e, al di là, le dogane spagnole rese desuete dal trattato di Schengen. Lo sguardo scende in basso verso le acque verdi del Minho. A Santiago mancano 117 chilometri. Ci sono ancora tanti incontri da fare e tante emozioni da vivere.

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Estate 2020: come e dove fare vacanze sicure in Valle d’Aosta

Ampi spazi e attività all’aria aperta. Sono queste le parole chiave per la stagione estiva 2020, caratterizzata dal post Coronavirus. Ecco perché è arrivato il momento di scommettere sulla montagna. Ed ecco perché la Valle d’Aosta si candida come punto di riferimento per le vacanze sicure in quota, con nuove proposte e soluzioni tecnologiche.

La Valle d’Aosta in una App: eventi, visite ed escursioni da prenotare direttamente

Valle d’Aosta Events è l’App dell’Office Régional du tourisme che, in questa estate 2020, si propone di fare da guida ai turisti che desiderano scoprire la montagna in sicurezza. Oltre alle funzioni informative l’App offre la possibilità di prenotare e acquistare direttamente il biglietto di tutti gli eventi che lo consentono, nonché di attivare le notifiche, utili a ricordare un appuntamento e a comunicare informazioni di servizio. Dagli eventi all’aria aperta riorganizzati in funzione delle distanze di sicurezza, come Yoga Mountain Days con diversi appuntamenti al Forte di Bard, a Courmayeur e a Champoluc tra giugno e luglio, fino alle escursioni a piedi o a cavallo con guide esperte lungo sentieri studiati anche per bambini, famiglie e anziani, comunicate (e prenotabili) direttamente tramite l’App.

Food & Wine, le eccellenze enogastronomiche della Valle d’Aosta

Il fascino della Valle d’Aosta sta anche nella sua cucina tipica, con ricette ricche di sapore a base di selvaggina e fontina, formaggio D.O.P. nato nel 1200 e da quel momento re incontrastato della fonduta. Anche la produzione vinicola vanta eccellenze pluripremiate. Ed è proprio da qui che si è partiti, già in tempi di quarantena, con l’offerta di delivery wine per tutti i cultori e amanti del vino: bottiglie a domicilio e webinar dedicati alle degustazioni, ma anche cocktail delivery. Per l’estate l’esperienza prosegue: sul sito Lovevda.it si trovano tutte le schede dei singoli ristoranti in cui è possibile effettuare prenotazioni, con tutte le indicazioni di quali sono aperti in quel momento, quali effettuano solo consegne a domicilio e quali offrono entrambe le opportunità.

Hotel, appartamenti, relais e chateaux in Valle d’Aosta: proposte su misura

Per sopperire alla riduzione degli eventi pubblici, quasi tutti gli hotel sono pronti a offrire servizi aggiuntivi di animazione per bambini e corsi di fitness o escursioni guidate, sempre nel rispetto delle normative sul distanziamento e con i dispositivi di sicurezza individuali. L’alternativa ai piccoli alberghi sono gli appartamenti in affitto: su Booking.lovevda.it, dall’1 giugno è possibile prenotare entrambe le tipologie di sistemazioni senza intermediazioni e trovare la soluzione giusta per vacanze sicure. L’idea in più? Spostarsi in auto tra varie località della regione, seguendo itinerari poco battuti, come quelli proposti dal circuito Relais e Chateaux lungo la Route du Bonheur intorno al Monte Bianco.

Il progetto pilota dei rifugi della Valle d’Aosta, tra tende e cestini da pic-nic

In Valle d’Aosta sono molti i rifugi pronti ad accogliere il turismo alpinistico ed escursionistico con soluzioni ad hoc, grazie alla creazione di un tavolo tra l’Associazione Albergatori e Rifugisti e l’azienda sanitaria regionale, che rappresenta un’esperienza pilota a livello nazionale per la stesura di un protocollo sanitario specifico che tenga conto delle particolari condizioni ambientali.  Per i rifugi a quote medio-basse, vocati prevalentemente alla ristorazione, si punta sui piatti tipici distribuiti in cestini da pic-nic per pranzare all’aperto, ma senza le classiche tavolate. I rifugi d’alta quota, punti di partenza o di arrivo per gli scalatori e arrampicatori, si stanno attrezzando invece per il pernottamento, offrendo spazi tenda all’esterno in sostituzione delle camerate, oppure camere da due o tre posti per nuclei famigliari o gruppi omogenei. Tutti i rifugi sono contattabili attraverso il portale Lovevda, nella sezione a loro dedicata.

La Valle d’Aosta e le fiabe nel bosco, per i bambini

L’appuntamento da non perdere per le famiglie con bambini, anche nell’estate 2020, è la rassegna delle Fiabe nel bosco. Nei weekend dal 26 giugno al 23 agosto l’appuntamento alle ore 17.30 è con i classici delle fiabe riadattate ai luoghi della Valle d’Aosta e dedicate alla fascia d’età 3-11 anni. Le sei fiabe di quest’anno vanno in scena in quattro diverse località della regione: Brusson, Introd, Morgex e Gressoney. Il palcoscenico naturale è sempre una radura nel bosco con ampi spazi verdi, dove ogni famiglia può sistemarsi con una coperta in una zona del prato per godersi lo spettacolo senza preoccupazioni: tutte le informazioni sono nella sezione dedicata ai bambini dell’App Valle d’Aosta Events

Valle d’Aosta: cosa vedere e dove andare. Idee viaggio per vacanze e weekend

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Cucari (Fiavet Campania): «Il settore deve unirsi per chiedere le modifiche al Decreto»

Il presidente di Fiavet Campania-Basilicata, Ettore Cucari ha scritto una lettera aperta ai prefetti della Campania per chiarire il proprio punto di vista sul Decreto rilancio. La pubblichiamo volentieri. «Gli agenti di viaggio della Campania non sono soddisfatti delle misure del Decreto rilancio. Non vogliamo trascurare alcuni aspetti positivi, che pure andranno approfonditi, che ci [...]→ Leggi alla Fonte

Astoi-Fto: senza modifiche al Decreto, il turismo organizzato morirà

L’Italia è ripartita, ma un settore corposo per volume d’affari e occupati come il Turismo Organizzato non sarà in condizione di riprendere l’attività se il Governo non metterà mano a misure sostanziali. Il Decreto-legge “Rilancio” ha profondamente deluso le aspettative del comparto: non sono state recepite le richieste che in questi mesi sono state sottoposte in tutti [...]→ Leggi alla Fonte

Preferred: 26 le novità nella collezione da inizio anno

Nonostante le difficoltà dell’emergenza sanitaria in corso, non si ferma l’azione del soft brand Preferred Hotels & Resorts che dal 1° gennaio al 30 aprile ha aggiunto ben 26 nuovi indirizzo alla propria collezione a livello globale. La nostra compagnia “si fonda per sua natura sul viaggio e sulla convinzione che, anche nei periodi di grande [...]→ Leggi alla Fonte

DGV Travel ha creato Roma Sanificazioni insieme a Ostia Holiday

DGV travel, dopo aver riorganizzato l’azienda con un cassa integrazione parziale, si è attivata su più fronti: ha gestito le partenze confermate nei mesi passati attraverso tutti gli strumenti in nostro possesso. Sta lavorando per offrire ai viaggiatori, appena il mercato ripartirà, oltre le nostre 21 destinazioni, nuovi paesi sempre nell’ottica dei nostri viaggi esperenziali.  Ha [...]→ Leggi alla Fonte

Confinati in paradiso: storie di velisti bloccati in mare a causa del coronavirus

Bloccati in barca in remoti paradisi tropicali: sembra un sogno e invece può essere un incubo, o quasi. È quello che è accaduto a diversi velisti, in genere coppie, che si sono trovati in giro per il mondo quando è scoppiata la pandemia da Covid-19. E ora sono confinati in remoti porti in quarantena, mentre buona parte del resto del mondo sta ancora vivendo il lockdown.

Il viaggio di una vita

Viaggiare per il mondo in barca a vela è il sogno di molti, non solo degli amanti del mare, della solitudine, dell’avventura. Ogni anno sono circa 10.000 le imbarcazioni, anche di piccole dimensioni, che salpano dai porti di ogni angolo del pianeta per esplorare oceani e terre lontane. Sono famiglie ma anche navigatori solitari: per qualche settimana – addirittura mesi o anni – decidono di staccare da tutto e da tutti e fare il grande salto. Tuttavia, quelli appena trascorsi non sono stati mesi “normali”. E per molti di loro quel “viaggio di una vita” si è trasformato nel confinamento in un limbo, per ora senza termine e senza scadenza.Un incubo, appunto, in formato tropicale.

I Godfreys di Las Vegas, 38 anni, avevano iniziato a pianificare il loro viaggio di cinque anni in barca a vela intorno al mondo mentre erano ancora al college (ph: oddgodfrey)

Gli americani confinati alle Maldive

A inizio marzo, Leslie e Andrew Godfrey, 38 anni, si stavano godendo un viaggio di 1200 km in barca a vela dallo Sri Lanka alle Maldive quando – racconta la CNN – il mondo intorno a loro è cambiato. Non avevano idea di quello che stava succedendo. La coppia di Las Vegas, che naviga per gli oceani da quattro anni e mezzo, non aveva accesso a internet e ha scoperto della pandemia da Covid-19 mentre, attraversando il mar delle Laccadive, stavano per attraccare alle Maldive con la loro “Sonrisa”, una barca a vela Valiant 40. “La nostra procedura per il check-in è stata bruscamente interrotta quando i funzionari sono stati chiamati per una riunione d’emergenza”, scrive Leslie sul suo blog.

“Una volta tornati, ci hanno riferito che le Maldive avevano dichiarato lo stato di emergenza e chiuso i confini”. Tutte le imbarcazioni, tra cui la “Sonrisa”, sono state dirottate verso un’area isolata, vicino ad un atollo disabitato. E due mesi dopo, i Godfrey si trovano ancora lì, in quello stesso luogo, solo in apparenza idilliaco. La coppia, infatti, non ha idea come si evolverà la situazione, per quanto tempo dovranno rimanere, se potranno ripartire e se vale la pena avventurarsi in mare. Alle Maldive, nel frattempo, è arrivata la stagione conosciuta come “Kethi” caratterizzata da forti tempeste monsoniche.

Leslie e Andrew Godfrey sono bloccati su un atollo disabitato alle Maldive (ph: Leslie, Andrew Godfrey)

La coppia irlandese bloccata sul Mar Rosso

Sue Richards, editore di Noonsite, un magazine per gli avventurieri del mare, spiega: “Le piccole imbarcazioni, purtroppo, vengono trattate come le navi da crociera dalla maggior parte dei Paesi”. Anche Susie Harris, 62 anni, e il marito, Kevin, 53 anni, stanno cercando di tornare a casa in Irlanda a bordo della loro barca a vela di 14 metri “Temptress of Down”. Partiti dal Regno Unito nel 2013, hanno attraversato l’Atlantico attraverso i Caraibi e poi il Pacifico, da Panama a Singapore.

Quest’anno, il piano era di dirigersi attraverso l’Oceano Indiano verso il Mar Rosso, il Canale di Suez, il Mediterraneo e infine tornare a casa. Invece sono bloccati in un porto sul Mar Rosso. Dopo aver lasciato Gibuti il 7 marzo scorso, hanno saputo che l’Eritrea, il Sudan e poi l’Egitto – tutti paesi in cui avevano pianificato di fermarsi per fare rifornimento di cibo e carburante e per passare qualche giorno di relax – avevano chiuso i loro confini. “La nostra speranza al momento è che la Grecia ci faccia entrare”.

La stessa sorte, racconta sempre la CNN, è toccata all’australiano David Fair: partito un anno fa dalla Francia, il 26enne si trova a Nuku Hiva, un’isola dell’Oceano Pacifico, da solo, a bordo di “Soma”.

L’australiano David Fair è a Nuku Hiva, da solo, a bordo della sua barca a vela “Soma” (ph: David Fair)

La famiglia isolata in Polinesia

Nathalie e Michael Neve, insieme ai loro figli Naomie, 7 anni, Bastien, 9 anni, e Noah, 11 anni, si trovavano invece già nella Polinesia Francese quando le autorità hanno imposto il lockdown. La famiglia dell’Oregon doveva esplorare le isole nel Pacifico del Sud fino alla fine di aprile, per poi iniziare a navigare verso ovest e terminare il loro “’anno sabbatico“ in Australia a novembre. Ora si trovano bloccati sulla loro imbarcazione “Ubi” di 13 metri: non possono andare a riva e nemmeno nuotare nell’acqua dove sono ancorati. “Al momento abbiamo tre opzioni – hanno detto alla CNN -. Lasciare la barca a Tahiti e volare a casa su costosi voli di rimpatrio (se riusciamo a trovarne uno); cercare di navigare verso le Hawaii e poi tornare in Nord America o spingerci oltre il Pacifico e sperare che un Paese ci faccia entrare”.

Un anno sabbatico in barca a vela: la famiglia Neve è bloccata nella Polinesia francese (ph: Nathalie Neve)

Gli svedesi alle Bahamas

La famiglia svedese-americana dei Trautman (Brian, 43 anni; Karin, 33 anni, e la piccola Sierra) si trova su un atollo disabitato alle Bahamas, proprio mentre sta iniziando la stagione degli uragani. Il piano degli youtuber era quello dirigersi con la loro “Delos” di 16 metri verso Terranova e la Groenlandia e attraverso il passaggio a nord-ovest verso Seattle, completando la circumnavigazione iniziata oltre 10 anni fa. Contrariamente a quanto pianificato, hanno trascorso gli ultimi 80 giorni in un un porto remoto insieme ad altre otto barche. “Non ci sono cure mediche nelle vicinanze, e la spesa richiede tre giorni per essere consegnata da un cargo locale da Nassau”. 

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Autentico Hotels dona 20 “buoni soggiorno” per una iniziativa solidale a sostegno degli eroi del Covid

Autentico Hotels, la community di strutture alberghiere del lusso italiano che raggruppa 16 hotel indipendenti e promuove l’Italia più vera, offrendo esperienze di soggiorno personalizzate legate al territorio, lancia, a pochi giorni dalla Giornata Internazionale degli Infermieri che si è celebrata il 12 maggio, l’iniziativa solidale che premia e ringrazia il personale sanitario. Se da [...]→ Leggi alla Fonte