12 maggio, Giornata internazionale dell’Infermiere: per celebrare gli eroi in corsia

Martedì 12 maggio è la Giornata Internazionale dell’Infermiere 2020, una ricorrenza che quest’anno assume un significato particolare. L’emergenza sanitaria da Coronavirus ha messo infatti in luce il grande capitale umano che i professionisti del settore sanitario mettono in campo ogni giorno. Con abnegazione, impegno, fatica e coraggio, gli infermieri, insieme ai medici, sono in prima linea nella lotta al “nemico invisibile”. E sono diventati gli eroi moderni.

Perché si celebra la Giornata Internazionale dell’Infermiere

La Giornata Internazionale dell’Infermiere è celebrata ogni anno nel giorno della nascita di Florence Nightingale. L’infermiera, nata il 12 maggio 1820, è infatti ritenuta la fondatrice delle Scienze infermieristiche moderne. “L’infermieristica non è semplicemente tecnica, ma un sapere che coinvolge anima, mente e immaginazione”, scrisse la Nightingale.

Ma come è nata l’idea di istituire una giornata dedicata agli operatori sanitari? Nel 1953, negli Stati Uniti, l’ufficiale del dipartimento della salute, educazione e benessere, Dorothy Sutherland sottopose la richiesta al presidente Eisenhower. La proposta non ebbe successo, ma divenne realtà nel 1965, quando il Consiglio Internazionale degli Infermieri istituì la giornata per valorizzare il loro lavoro negli ospedali.  La data ufficiale, 12 maggio, fu stabilita più tardi, nel 1974.

2020 è l’Anno dell’infermiera e dell’ostetrica

Nel 2020 cade il 200esimo anniversario della nascita di Florence Nightingale. Per questo l’Oms nel 2019 ha stabilito che il 2020 sarebbe stato dichiarato l’Anno dell’infermiera e dell’ostetrica. “Queste professioni hanno un valore inestimabile per la salute delle persone di tutto il mondo” disse il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Dr. Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Il 2020 sarà dedicato ad evidenziare l’enorme contributo di infermieri e ostetriche alla Salute e per garantire l’attenzione nell’affrontare le gravi carenza di organico di queste professioni”. Parole che oggi suonano drammaticamente vere e attuali.

Saputa la notizia, il presidente del Consiglio, Annette Kennedy, dichiarò: “Gli oltre 20 milioni di infermieri in tutto il mondo saranno entusiasti di vedere la loro professione riconosciuta in questo modo”.

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Omaggi ai medici e infermieri

Nel corso della pandemia, non sono mancate le iniziative solidali a sostegno di medici infermieri. E omaggi dal mondo dell’arte e della cultura. L’ultimo in ordine di tempo, quello dello street artist Banksy, che ha donato all’ospedale di Southamptonm un’opera che celebra il sacrificio del personale sanitario. Si chiama “Game Changer” e raffigura un bambino che lascia nella cesta dei giochi Batman e l’Uomo Ragno, preferendo la bambola di una nuova supereronia: un’infermiera con mascherina, camice della Croce Rossa e mantello, con il braccio alzato, come fosse il nuovo Superman.

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. . Game Changer

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Gesti di solidarietà sono venuti anche dal mondo del turismo. Cento soggiorni gratis per gli “eroi dell’emergenza” sono stati offerti dal gruppo alberghiero marchigiano Lindbergh Hotels & Resorts al personale sanitario attivo nella Regione Marche.

Anche Starhotels dona 1.000 soggiorni nei propri hotel a medici ed infermieri in prima linea. Con l’iniziativa “Grazie di cuore”, la catena alberghiera offre un soggiorno di due notti per due persone in trattamento di camera e prima colazione negli alberghi italiani dal 1 giugno al 31 dicembre 2020. Per ringraziare chi ha lavorato instancabilmente per salvare vite durante l’emergenza Covid-19.

Mentre Airbnb, grazie al generoso contributo dei suoi host, già dai primi giorni dell’emergenza ha potuto mettere a disposizione del personale sanitario, gratuitamente, 4.500 appartamenti (di cui oltre il 30% in Lombardia, la regione più colpita): le persone ospitate sono 340, operatori che hanno dovuto lasciare la loro casa, spostarsi e cambiare in città per offrire aiuto (più info sul portale Airbnb Medici e Infermieri).

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Disneyland Shanghai riapre le porte: il parco del divertimento si protegge così

Una delle tante cose che il Coronavirus è riuscito a fermare è la macchina dei sogni targata Disney. I quattordici parchi divertimento targati Walt Disney Company e sparsi in tutto il mondo, infatti, sono chiusi per la pandemia più o meno da metà marzo. Perdite stimate in diversi milioni al giorno e migliaia di persone lasciate a casa in congedo temporaneo. Cosa che aveva causato il rimprovero perfino di Abigail Disney, nipote del fratello maggiore di Walt. Per capire la portata della chiusura dei parchi del gruppo, basti pensare che la divisione Disney Parks genera quasi 7 miliardi di dollari di guadagno all’anno.  Disneyworld Florida, il parco numero uno del gruppo, aveva registrato nella scorsa stagione circa 21 milioni di ingressi.

Disneyland Shanghai riapre le porte

Ma nessuno può tenere troppo a lungo in gabbia Topolino & Co, neanche il Covid-19. Così, dopo due lunghi mesi di stop, riapre l’11 maggio Disneyland Shanghai, primo fra i parchi divertimento più famosi del mondo a tentare timidamente un ritorno alla normalità. Un segnale di grande speranza, sotto molti punti di vista, come ha sottolineato anche Joe Schott, direttore generale dello Shanghai Disney Resort, parlando di “luce in fondo al tunnel”.

Un segnale di speranza

Simbolicamente, è proprio il marchio da sempre  identificato con la felicità e la fantasia a puntare per primo alla ripartenza del turismo di settore. Un passo avanti capace di rassicurare, in un colpo solo, i dipendenti, gli azionisti e anche i turisti di tutto il mondo. Che finalmente tornano all’idea che presto si potrà cominciare a concedersi viaggi, svago e divertimenti. Non a caso, i biglietti disponibili per la prima settimana di apertura del parco di Shanghai sono andati esauriti in poche ore.

Le linee guida per la riapertura

La riapertura di Disneyland Shanghai non è solo un elemento di positività in un settore economico gravemente compromesso dalla crisi sanitaria ed economica mondiale. Il parco dei divertimenti cinese, infatti, prova a fare da apripista per la categoria, mettendo alla prova una serie di precauzioni che potrebbero fornire un utile esempio a cui guardare per la ripartenza.
Intanto, è bene considerare che il parco ha riaperto con una capacità estremamente limitata rispetto al suo regime operativo ordinario: 24mila i visitatori ammessi ogni giorno, circa un quarto dei turisti che affollavano le attrazioni prima del Coronavirus (la sola Disneyland di Shanghai, l’anno scorso, aveva attratto circa 12 milioni di visitatori). Un numero deciso oggi con riserva: potrebbe anche diminuire ulteriormente, se ci si renderà conto che i turisti sono troppi per permettere di applicare le nuove regole di sicurezza.

Disneyland Shanghai riapre le porte: prenotazione online, zero assembramenti

I nuovi protocolli di apertura del parco di Shanghai, inoltre, prevedono la prenotazione online e il controllo della temperatura corporea dei visitatori all’ingresso, e l’obbligo di indossare le mascherine e guanti per tutti gli ospiti e i dipendenti (che possono essere gettati in appositi bidoni della spazzatura). Le foto con i personaggi in costume, un grande classico dei parchi di divertimento in tutto il mondo, sono per ora consentite solo a distanza.

No alle foto di gruppo con Topolino

Si dovrà purtroppo rinunciare – almeno per il momento – alla parte legata all’intrattenimento dal vivo: niente spettacoli teatrali né la tradizionale parata dei personaggi Disney, che causerebbe assembramenti agli angoli delle strade. I percorsi per accedere alle attrazioni, inoltre, sono stati dotati di segnaletiche che indicano la distanza minima da mantenere mentre si è in coda, e sulle giostre – che vengono disinfettate dopo ogni corsa – sono state previste file di posti da lasciare vuote. La risposta degli ospiti, nella giornata inaugurale, è stata molto positiva e rispettosa delle regole, assicurano dalla direzione del parco.

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