Delta: primi problemi con i rimborsi. Class action in vista

In Georgia la prima causa per ottenere dalle compagnie aeree, in questo caso Delta, la restituzione di denaro e non di voucher, è arrivata. Ma è in buona compagnia Delta, perché simili iniziative sono state prese, negli USA verso United Airlines and Southwest Airlines. L’ U.S. Department of Transportation (ministero dei trasporti) dichiara che “un [...]→ Leggi alla Fonte

Mazzi (Fiavet Lazio): «I rimborsi non arrivano, gli Adm sì»

Nel mare di insicurezze e preoccupazioni in cui navighiamo in queste ultime settimane, abbiamo una sola certezza: alle agenzie di viaggi i rimborsi delle compagnie aeree non arrivano ma puntuali vengono emessi gli Adm. «Che la situazione fosse a dir poco critica lo avevamo capito dai primi giorni, ma oggi, dopo settimane di blocco totale [...]→ Leggi alla Fonte

“Quello che conta”, l’editoriale di Dove di maggio. In edicola

Il nostro dovere. Cambierà tutto, non cambierà nulla. In questo periodo non c’è pensatore, politico, scienziato che non sostenga una tesi o il suo contrario. E noi qui in casa a cercare di immaginarci il futuro. In attesa della fase due, della fase tre, di sognare il ritorno alla normalità. Uguale, migliore o, Dio non voglia, peggiore. Ma quello che conta ora è non perdere la speranza di poterci rimboccare le maniche e partecipare alla ricostruzione del nostro Paese, perché è di questo che ormai dobbiamo parlare.

Abbiamo rispettato le regole, cantato dai balconi, firmato appelli, sottoscritto donazioni e contrastato le dannose catene di fake news. Ma quello che è contato davvero in questo periodo è aver continuato, ognuno nelle proprie case, a fare il proprio dovere. Di genitore, di figlio, di studente, di lavoratore. Perché aver mantenuto la rotta della quotidianità ha reso tutti noi straordinari.

Ora, nel “dopo”, servirà un cambio di passo, una visione di un futuro che parli di rinascimento, non di restaurazione. Di neo-umanesimo, non di personalismi. Forse quello che ci ha insegnato questa tragedia è anche il valore delle competenze. L’importanza della conoscenza e della preparazione. Speriamo solo di non dimenticarlo più.

E il nostro DOVE? Questo mese non ci siamo trasformati tutti in Salgari, non abbiamo immaginato luoghi che non abbiamo visto. I nostri reporter hanno realizzato i servizi che trovate in queste pagine in periodi antecedenti la chiusura e continueremo a pubblicare DOVE con l’idea che, appena si potrà, torneremo a immergerci nella bellezza del mondo.

Stiamo anche preparando un grande progetto dedicato all’Italia, perché è da qui che ha senso ripartire. Perché, come abbiamo scritto altre volte, il turismo rappresenta una voce fondamentale del nostro Pil (tra diretto e indotto parliamo del 13 per cento) e siamo tutti coinvolti.

Come tanti, abbiamo lavorato da casa, e lasciatemi ringraziare qui la mia straordinaria squadra che ha condotto in porto questo numero del giornale con la stessa determinazione e passione di sempre, nonostante le difficoltà.

Grazie a voi. Ma ringrazio anche voi, cari lettori, perché i risultati in edicola e sul sito, davvero straordinari in questo periodo, parlano di tante nuove persone appassionate alla conoscenza dei territori e al viaggio contemporaneo “alla DOVE”. Numeri record che confermano anche il nostro ruolo di ispirazione, pianificazione e, perché no, di sogno, in mesi in cui siamo costretti a viaggiare solo con la fantasia.

E questo è un bel segnale che vorremmo condividere con tutti: anche se sarà per gradi, anche se, in attesa del vaccino, ci saranno regole e limiti da rispettare, il nuovo turismo, sempre più responsabile, sempre più consapevole e irrorato da nuovi valori, vedrà sicuramente una grande ripresa e noi torneremo a consumarci le scarpe per offrire le migliori storie possibili.

 

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La Gomera, isola selvaggia delle Canarie: cosa vedere tra spiagge e foreste

Era il linguaggio dei pastori che attraversava vallate, sfiorava cime, si insinuava nei barrancos, i canyon profondi. Oggi il silbo gomero, il fischio melodioso che mima il verso degli uccelli, con cui si possono comunicare, a chilometri di distanza, anche quattromila parole, è patrimonio immateriale dell’umanità e viene insegnato a scuola. Il silbo è il simbolo di La Gomera, territorio primitivo dell’arcipelago iberico delle Canarie, al largo della costa nordoccidentale dell’Africa, a cui è stato dedicato anche il film La Gomera – L’isola dei fischi, applaudito l’anno scorso al festival di Cannes.

La Gomera, Canarie: storia dell’isola

In questo scampolo di vulcano, sperduto nell’Atlantico, fece tappa Cristoforo Colombo, il 12 agosto 1492, prima del grande balzo verso l’America, facendo provvista dell’acqua con cui avrebbe battezzato il Nuovo Mondo. Negli anni Settanta la nave postale impiegava otto ore per coprire il tragitto da Tenerife (oggi il traghetto impiega 50 minuti). E la prima strada, dal capoluogo San Sebastián a Valle Gran Rey, era poco più di una mulattiera.

La Gomera, Canarie: Mirador Ermita Del Santo La Gomera
La Gomera on the road: vista dal Mirador Ermita Del Santo

Un luogo oltre il tempo e lo spazio, Riserva della biosfera Unesco, dove le temperature, grazie agli alisei, oscillano tra i 16 e i 27 gradi; un rifugio perfetto per gli hippie che arrivavano a metà degli anni Sessanta, in piena dittatura franchista, dalla California, da Londra, da Parigi, dall’Italia. In fuga dalla leva in Vietnam, da vite predestinate al successo. Karl Neumann, pubblicitario di Amburgo che ritorna sull’isola ogni anno, era uno di questi, e racconta: “Mi ricordo i concerti di tamburi come colonna sonora al tramonto, le feste leggendarie nelle notti di luna piena su playa de la Arena. “Nel cuore dell’estate succede anche oggi, seppur in tono decisamente minore, alla playa del Inglés, altro nostro feudo”.

La Gomera, il tesoro è la natura

È la natura la grande attrazione di La Gomera, trionfante, domata dalle terrazze tra i muretti a secco in pietra: la distesa di 150 mila palme delle Canarie (Phoenix canariensis Chabaud), incastonate come un’opera di design sui dorsi nelle montagne; le agavi, i fichi d’India, i bananeti, le spiagge di sabbia nera affacciate sul mare blu cobalto, ma anche i paesaggi lunari dai colori rosso metallico o bruno scuro, dove si nasconde la rara Gallotia bravoana, la lucertola gigante che vive solo qui.

La Gomera, Canarie, cosa vedere: uno dei villaggi tra le palme che compongono il borgo di Valle Gran Rey.
Uno dei villaggi tra le palme che compongono il borgo di Valle Gran Rey.

LEGGI ANCHE: Canarie, tutte le spiagge più belle

Cosa fare a La Gomera: le Canarie per sportivi

Un paradiso, attraversato da 600 chilometri di sentieri, che attira da tutta Europa camminatori, trail runner, scalatori, canoisti, ciclisti, cavalieri, deltaplanisti, appassionati di immersioni e di mare, impegnati in virate davanti alla costa frastagliata, battute di pesca per inseguire marlin e tonni, safari di avvistamento lungo la rotta dei cetacei. Ci si può anche cimentare nel tradizionale salto del pastore. Organizzato da varie agenzie, è uno sport isolano dove ci si lascia scivolare come i pompieri lungo l’astia, una pertica di tre metri con la punta di metallo piantata nel terreno per superare dislivelli e ostacoli.

Trekking lungo i sentieri nel parco di Garajonay

Una meta imperdibile degli sportivi è il parco nazionale di Garajonay, isola nell’isola di 40 chilometri quadrati, patrimonio Unesco, coperto di piante centenarie, eriche, felci gigantesche, faggi e dalla magnifica foresta Laurisilva, dove i vinhático, alberi simili all’alloro, raggiungono anche i 30 metri, reliquia botanica che ricopriva tutta l’Europa, sopravvissuta solo qui. Si cammina in un bosco del Terziario: nulla è cambiato da allora, spiegano le guide nel centro visitatori del parco. Si ha l’imbarazzo della scelta tra l’infinità di sentieri segnalati da pannelli, mentre i raggi di sole filtrano delicatamente tra le foglie di specie che non esistono in nessun altro posto. Come il percorso di cinque chilometri che parte da Laguna Grande e in due ore porta all’Alto de Garajonay, la montagna più elevata (1.484 metri), pinnacolo di roccia che sembra un dito puntato verso il cielo. Lo sguardo abbraccia il vulcano Teide, che innalza i suoi 3.700 metri sull’isola di Tenerife, di fronte.

La foresta pluviale di Laguna Grande, nel parco nazionale di Garajonay.
La foresta pluviale di Laguna Grande, nel parco nazionale di Garajonay.

LEGGI ANCHE: Parchi nazionali europei: 15 poco conosciuti

Camminata lungo il circuito di Vallehermoso: come organizzare

Solo il suono del vento accompagna i trekker che affrontano il circuito di Vallehermoso, tra i più panoramici: 12 chilometri in cinque ore di camminata tra gineprai. Si può anche lasciare l’auto dopo la grande curva di Las Rosas e proseguire lungo uno dei sentieri che salgono verso la Montaña del Cepo, piattaforma scenografica che si protende a picco sul mare. Ci si muove tra le rocce rossastre, le piante grasse, gli arbusti colorati. Nella foresta del Cedro si cammina tra cascatelle e alberi su cui crescono muschi gonfi d’acqua come spugne. E si assiste al fenomeno chiamato mar de nubes, o pioggia orizzontale, causata dalla concentrazione elevata di vapore acqueo sulle foglie. A pochi chilometri, poi, ecco un paesaggio da Far West, dove si monta a cavallo con le guide del Club deportivo Mustang’s La Gomera: sono le colline attorno ad Alajeró, tra pareti di argilla, picchi rossastri e, qua e là, qualche ovile abbandonato.

La Gomera, Canarie: trekking el cedro
Si cammina nel verde nella foresta del Cedro, a La Gomera.

La Gomera on the road: Abrante, Los Roques e picco Roque de Agando

Non esiste il coast to coast a La Gomera. Tutte le strade passano dal centro, come raggi di una ruota. Percorrere una ventina di chilometri da nord a sud e altrettanti da est a ovest richiede anche 45 minuti di automobile. Si incontrano belvedere spettacolari lungo i saliscendi a picco, una sequenza di tornanti vertiginosi dove gli scorci più emozionanti sembrano il palcoscenico di un immenso anfiteatro. Come Abrante, nel nord, con la piattaforma in vetro di sette metri, sospesa nel vuoto, dove si cammina, quasi si fosse in volo, sopra los Roques: roccioni enormi, le vallate verdissime, il mare sullo sfondo. Il punto di osservazione di El Palmarejo, progettato César Manrique (1919-1992), artista di Lanzarote e pioniere dell’ecologismo, è annunciato da una sua scultura: los juguetes del viento, i giocattoli di vento, che danzano sotto la brezza. Lungo la strada che si snoda come un serpente si costeggiano monumenti naturali: la maestosa Fortaleza de Chipude, simile a un castello medievale o a un totem per i primi abitanti, gli aborigeni Guanches, e il picco Roque de Agando, che svetta verso il cielo.

La spettacolare Fortaleza de Chipude, a La Gomera.
La spettacolare Fortaleza de Chipude, a La Gomera.

Cosa fare a La Gomera: visitare i borghi più belli dell’isola

La Gomera non è solo natura selvaggia. Si scoprono borghi bomboniera come Agulo, seicentesco, proteso verso il mare e con un profondo barranco, un labirinto di vicoli lastricati, case colorate e piazzette deliziose che ricordano l’America Latina. Qui è possibile visitare Casa de la memoria, dov’è allestita una caratteristica abitazione isolana. In una dimora settecentesca, invece, è stato ricavato l’hotel rural Casa Lugo, dieci camere, arredi di arte povera.

La Gomera, Canarie: il colorato borgo di Agulo
Il colorato borgo di Agulo

Lungo un sentiero che scende al mare si arriva all’antico pescante, una struttura, con tanto di teleferica, che serviva un tempo per imbarcare merci. I surfisti sfidano le onde nella spiaggia di Santa Catalina, lunga quasi un chilometro, alla fine di una strada tra terrazze coltivate. Viuzze tortuose si arrampicano verso i villaggi di pastori come Chipude, Arguayoda, Benchijigua, El Cercado, dove si affacciano gli atelier dei ceramisti: piatti, vasi, anfore, ciotole modellati a mano e levigati con una pietra basaltica, adottando l’antica tecnica dei Guanches.

LEGGI ANCHE: I borghi più belli di Spagna 

È immerso nei bananeti, alberi di papaya e manghi, invece, il borgo di Hermigua, nel cuore di una valle punteggiata di fincas bianche in stile andaluso, che producevano carichi di frutta destinati al porto londinese di Canary Wharf. Si può dormire alla casa rural Ibo Alfaro: mobili vintage, una terrazza affacciata sul mare e sulle montagne.

Cucina e incontri a La Gomera

Si intrecciano esistenze da romanzo in quest’isola, raccontata dallo scrittore Manuel Mora Morales, nato a La Gomera nel 1952, e dal poeta Pedro García Cabrera (1905-1981), originario di Vallehermoso.

Artisti, avventurieri, personaggi come Efigenia Borges, 90 anni, che a Las Hayas, a una ventina di chilometri da Hermigua, svela storie e leggende della sua isola a camminatori e biker, turisti e curiosi nel ristorante-locanda aperto più di mezzo secolo fa. E tiene in vita ricette a base di gofio canario, la tipica farina locale in grandi teglie di alluminio, ingrediente del puchero, stufato a base di ceci e verdure dell’orto. “La cancelliera tedesca Angela Merkel, che venne a mangiare qui durante uno dei suoi frequenti soggiorni nell’isola, ne era golosissima”, dice Borges. E ricorda il passato di stenti, in cui ci si muoveva con l’asino e molti erano costretti a emigrare in Sudamerica. “I piatti della cucina povera oggi sono apprezzati dai critici gastronomici. Come l’almogrote, a base di formaggio di capra stagionato con paprica, pomodoro e aglio, o le papas arrugadas, patate servite con il mojo verde, salsa di peperone verde e coriandolo”.

Da oltre mezzo secolo, Casa Efigenia delizia i palati con ricette isolane e invenzioni come il famoso puchero, a base di verdure e gofio, la farina locale.
Da oltre mezzo secolo, Casa Efigenia delizia i palati con ricette isolane e invenzioni come il famoso puchero, a base di verdure e gofio, la farina locale.

LEGGI ANCHE: Tenerife e Canarie per golosi

Non se n’è più andato Heikki Lappalainen, guida turistica, approdato vent’anni fa dalla Finlandia quand’era uno studente di geologia, stregato in una notte d’estate da una ragazza che ballava meravigliosamente la salsa. Ha cambiato vita anche Francesco Tudela, ex manager di Barcellona, che insegue i cetacei a bordo della sua barca. Scelte di vita, che la bellezza di La Gomera facilita.

La Gomera, dove giocare a golf

Scendendo verso Playa de Santiago, dove si affacciano le terrazze dei chiringuito, si incontra l’hotel Jardín Tecina, la migliore vista sul vulcano Teide, i bungalow immersi in un rigoglioso giardino botanico di 70 mila metri quadrati, piante tropicali da tutto il mondo e un campo da golf, molto scenografico, firmato dal designer Donald Steel, con le buche, disposte dall’alto al basso, sull’altopiano che precipita con falesie ardite sulle spiagge di Tapahuga e Del Medio.

Cosa fare a San Sebastián

Il competitor è il Parador de la Gomera, che domina il capoluogo San Sebastián, con i giardini, i patio, il ristorante dove assaggiare piatti rivisitati, dalla casseruola di pesce al coniglio ripieno.

La Gomera, Canarie: San Sebastian
Le strade colorate di San Sebastian

Nel borgo si passeggia lungo la calle Real, tra case settecentesche dai colori vivaci, con i balconi in legno e le finestre intarsiate; nei caffè si gusta la leche asada, una specie di crema catalana alla cannella e al miele di palma, specialità locale. Si passa accanto alla Torre del Conde (XV secolo), si visita la chiesa di Nostra Signora dell’Assunzione, in gotico canario, con il soffitto a cassettoni mudejar e un raro affresco a tema piratesco. Qui Cristoforo Colombo chiese la protezione alla Madonna in vista dell’imminente partenza delle sue caravelle.

Vedere il tramonto più bello de La Gomera a Valle Gran Rey

Il tramonto è grandioso e spettacolare a Valle Gran Rey, alla fine di una pianura lussureggiante: borgo di pescatori, un grappolo di villaggi, il porto con le barchette colorate e le spiagge più belle di sabbia o ciottoli neri. Come la Playa, con le case dalle tinte pastello, la Caleta, selvaggia, tra gli scogli, la Puntilla, dove si affaccia l’hotel Gran Rey, il cui ristorante, La Pardela, sforna piatti a base di calamari, polpo e tonno.

LEGGI ANCHE: Tramonti più belli del mondo

Escursioni in barca

Al mattino, dal porticciolo Las Vueltas prende il largo la barca di Excursiones Tina per incontri ravvicinati tutto l’anno con delfini, balene pilota e, soprattutto in primavera, capodogli. Durante la navigazione si scivola accanto alla spettacolare formazione rocciosa di Los Organos, colonne di pietra, alte anche 80 metri, che ricordano lo strumento musicale. Il luogo più struggente è playa de la Cantera, ciottoli scuri levigati, le rovine di un’antica fabbrica per lavorazione del pesce, il vecchio molo, le palme che circondano gli edifici corrosi dalla salsedine. E voli di uccelli marini che inseguono i pesci nell’oceano blu.

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Era il linguaggio dei pastori che attraversava vallate, sfiorava cime, si insinuava nei barrancos, i canyon profondi. Oggi il silbo gomero, il fischio melodioso che mima il verso degli uccelli, con cui si possono comunicare, a chilometri di distanza, anche quattromila parole, è patrimonio immateriale dell’umanità e viene insegnato a scuola. Il silbo è il simbolo di La Gomera, territorio primitivo dell’arcipelago iberico delle Canarie, al largo della costa nordoccidentale dell’Africa, a cui è stato dedicato anche il film La Gomera – L’isola dei fischi, applaudito l’anno scorso al festival di Cannes.

La Gomera, Canarie: storia dell’isola

In questo scampolo di vulcano, sperduto nell’Atlantico, fece tappa Cristoforo Colombo, il 12 agosto 1492, prima del grande balzo verso l’America, facendo provvista dell’acqua con cui avrebbe battezzato il Nuovo Mondo. Negli anni Settanta la nave postale impiegava otto ore per coprire il tragitto da Tenerife (oggi il traghetto impiega 50 minuti). E la prima strada, dal capoluogo San Sebastián a Valle Gran Rey, era poco più di una mulattiera.

La Gomera, Canarie: Mirador Ermita Del Santo La Gomera
La Gomera on the road: vista dal Mirador Ermita Del Santo

Un luogo oltre il tempo e lo spazio, Riserva della biosfera Unesco, dove le temperature, grazie agli alisei, oscillano tra i 16 e i 27 gradi; un rifugio perfetto per gli hippie che arrivavano a metà degli anni Sessanta, in piena dittatura franchista, dalla California, da Londra, da Parigi, dall’Italia. In fuga dalla leva in Vietnam, da vite predestinate al successo. Karl Neumann, pubblicitario di Amburgo che ritorna sull’isola ogni anno, era uno di questi, e racconta: “Mi ricordo i concerti di tamburi come colonna sonora al tramonto, le feste leggendarie nelle notti di luna piena su playa de la Arena. “Nel cuore dell’estate succede anche oggi, seppur in tono decisamente minore, alla playa del Inglés, altro nostro feudo”.

La Gomera, il tesoro è la natura

È la natura la grande attrazione di La Gomera, trionfante, domata dalle terrazze tra i muretti a secco in pietra: la distesa di 150 mila palme delle Canarie (Phoenix canariensis Chabaud), incastonate come un’opera di design sui dorsi nelle montagne; le agavi, i fichi d’India, i bananeti, le spiagge di sabbia nera affacciate sul mare blu cobalto, ma anche i paesaggi lunari dai colori rosso metallico o bruno scuro, dove si nasconde la rara Gallotia bravoana, la lucertola gigante che vive solo qui.

La Gomera, Canarie, cosa vedere: uno dei villaggi tra le palme che compongono il borgo di Valle Gran Rey.
Uno dei villaggi tra le palme che compongono il borgo di Valle Gran Rey.

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Cosa fare a La Gomera: le Canarie per sportivi

Un paradiso, attraversato da 600 chilometri di sentieri, che attira da tutta Europa camminatori, trail runner, scalatori, canoisti, ciclisti, cavalieri, deltaplanisti, appassionati di immersioni e di mare, impegnati in virate davanti alla costa frastagliata, battute di pesca per inseguire marlin e tonni, safari di avvistamento lungo la rotta dei cetacei. Ci si può anche cimentare nel tradizionale salto del pastore. Organizzato da varie agenzie, è uno sport isolano dove ci si lascia scivolare come i pompieri lungo l’astia, una pertica di tre metri con la punta di metallo piantata nel terreno per superare dislivelli e ostacoli.

Trekking lungo i sentieri nel parco di Garajonay

Una meta imperdibile degli sportivi è il parco nazionale di Garajonay, isola nell’isola di 40 chilometri quadrati, patrimonio Unesco, coperto di piante centenarie, eriche, felci gigantesche, faggi e dalla magnifica foresta Laurisilva, dove i vinhático, alberi simili all’alloro, raggiungono anche i 30 metri, reliquia botanica che ricopriva tutta l’Europa, sopravvissuta solo qui. Si cammina in un bosco del Terziario: nulla è cambiato da allora, spiegano le guide nel centro visitatori del parco. Si ha l’imbarazzo della scelta tra l’infinità di sentieri segnalati da pannelli, mentre i raggi di sole filtrano delicatamente tra le foglie di specie che non esistono in nessun altro posto. Come il percorso di cinque chilometri che parte da Laguna Grande e in due ore porta all’Alto de Garajonay, la montagna più elevata (1.484 metri), pinnacolo di roccia che sembra un dito puntato verso il cielo. Lo sguardo abbraccia il vulcano Teide, che innalza i suoi 3.700 metri sull’isola di Tenerife, di fronte.

La foresta pluviale di Laguna Grande, nel parco nazionale di Garajonay.
La foresta pluviale di Laguna Grande, nel parco nazionale di Garajonay.

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Camminata lungo il circuito di Vallehermoso: come organizzare

Solo il suono del vento accompagna i trekker che affrontano il circuito di Vallehermoso, tra i più panoramici: 12 chilometri in cinque ore di camminata tra gineprai. Si può anche lasciare l’auto dopo la grande curva di Las Rosas e proseguire lungo uno dei sentieri che salgono verso la Montaña del Cepo, piattaforma scenografica che si protende a picco sul mare. Ci si muove tra le rocce rossastre, le piante grasse, gli arbusti colorati. Nella foresta del Cedro si cammina tra cascatelle e alberi su cui crescono muschi gonfi d’acqua come spugne. E si assiste al fenomeno chiamato mar de nubes, o pioggia orizzontale, causata dalla concentrazione elevata di vapore acqueo sulle foglie. A pochi chilometri, poi, ecco un paesaggio da Far West, dove si monta a cavallo con le guide del Club deportivo Mustang’s La Gomera: sono le colline attorno ad Alajeró, tra pareti di argilla, picchi rossastri e, qua e là, qualche ovile abbandonato.

La Gomera, Canarie: trekking el cedro
Si cammina nel verde nella foresta del Cedro, a La Gomera.

La Gomera on the road: Abrante, Los Roques e picco Roque de Agando

Non esiste il coast to coast a La Gomera. Tutte le strade passano dal centro, come raggi di una ruota. Percorrere una ventina di chilometri da nord a sud e altrettanti da est a ovest richiede anche 45 minuti di automobile. Si incontrano belvedere spettacolari lungo i saliscendi a picco, una sequenza di tornanti vertiginosi dove gli scorci più emozionanti sembrano il palcoscenico di un immenso anfiteatro. Come Abrante, nel nord, con la piattaforma in vetro di sette metri, sospesa nel vuoto, dove si cammina, quasi si fosse in volo, sopra los Roques: roccioni enormi, le vallate verdissime, il mare sullo sfondo. Il punto di osservazione di El Palmarejo, progettato César Manrique (1919-1992), artista di Lanzarote e pioniere dell’ecologismo, è annunciato da una sua scultura: los juguetes del viento, i giocattoli di vento, che danzano sotto la brezza. Lungo la strada che si snoda come un serpente si costeggiano monumenti naturali: la maestosa Fortaleza de Chipude, simile a un castello medievale o a un totem per i primi abitanti, gli aborigeni Guanches, e il picco Roque de Agando, che svetta verso il cielo.

La spettacolare Fortaleza de Chipude, a La Gomera.
La spettacolare Fortaleza de Chipude, a La Gomera.

Cosa fare a La Gomera: visitare i borghi più belli dell’isola

La Gomera non è solo natura selvaggia. Si scoprono borghi bomboniera come Agulo, seicentesco, proteso verso il mare e con un profondo barranco, un labirinto di vicoli lastricati, case colorate e piazzette deliziose che ricordano l’America Latina. Qui è possibile visitare Casa de la memoria, dov’è allestita una caratteristica abitazione isolana. In una dimora settecentesca, invece, è stato ricavato l’hotel rural Casa Lugo, dieci camere, arredi di arte povera.

La Gomera, Canarie: il colorato borgo di Agulo
Il colorato borgo di Agulo

Lungo un sentiero che scende al mare si arriva all’antico pescante, una struttura, con tanto di teleferica, che serviva un tempo per imbarcare merci. I surfisti sfidano le onde nella spiaggia di Santa Catalina, lunga quasi un chilometro, alla fine di una strada tra terrazze coltivate. Viuzze tortuose si arrampicano verso i villaggi di pastori come Chipude, Arguayoda, Benchijigua, El Cercado, dove si affacciano gli atelier dei ceramisti: piatti, vasi, anfore, ciotole modellati a mano e levigati con una pietra basaltica, adottando l’antica tecnica dei Guanches.

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È immerso nei bananeti, alberi di papaya e manghi, invece, il borgo di Hermigua, nel cuore di una valle punteggiata di fincas bianche in stile andaluso, che producevano carichi di frutta destinati al porto londinese di Canary Wharf. Si può dormire alla casa rural Ibo Alfaro: mobili vintage, una terrazza affacciata sul mare e sulle montagne.

Cucina e incontri a La Gomera

Si intrecciano esistenze da romanzo in quest’isola, raccontata dallo scrittore Manuel Mora Morales, nato a La Gomera nel 1952, e dal poeta Pedro García Cabrera (1905-1981), originario di Vallehermoso.

Artisti, avventurieri, personaggi come Efigenia Borges, 90 anni, che a Las Hayas, a una ventina di chilometri da Hermigua, svela storie e leggende della sua isola a camminatori e biker, turisti e curiosi nel ristorante-locanda aperto più di mezzo secolo fa. E tiene in vita ricette a base di gofio canario, la tipica farina locale in grandi teglie di alluminio, ingrediente del puchero, stufato a base di ceci e verdure dell’orto. “La cancelliera tedesca Angela Merkel, che venne a mangiare qui durante uno dei suoi frequenti soggiorni nell’isola, ne era golosissima”, dice Borges. E ricorda il passato di stenti, in cui ci si muoveva con l’asino e molti erano costretti a emigrare in Sudamerica. “I piatti della cucina povera oggi sono apprezzati dai critici gastronomici. Come l’almogrote, a base di formaggio di capra stagionato con paprica, pomodoro e aglio, o le papas arrugadas, patate servite con il mojo verde, salsa di peperone verde e coriandolo”.

Da oltre mezzo secolo, Casa Efigenia delizia i palati con ricette isolane e invenzioni come il famoso puchero, a base di verdure e gofio, la farina locale.
Da oltre mezzo secolo, Casa Efigenia delizia i palati con ricette isolane e invenzioni come il famoso puchero, a base di verdure e gofio, la farina locale.

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Non se n’è più andato Heikki Lappalainen, guida turistica, approdato vent’anni fa dalla Finlandia quand’era uno studente di geologia, stregato in una notte d’estate da una ragazza che ballava meravigliosamente la salsa. Ha cambiato vita anche Francesco Tudela, ex manager di Barcellona, che insegue i cetacei a bordo della sua barca. Scelte di vita, che la bellezza di La Gomera facilita.

La Gomera, dove giocare a golf

Scendendo verso Playa de Santiago, dove si affacciano le terrazze dei chiringuito, si incontra l’hotel Jardín Tecina, la migliore vista sul vulcano Teide, i bungalow immersi in un rigoglioso giardino botanico di 70 mila metri quadrati, piante tropicali da tutto il mondo e un campo da golf, molto scenografico, firmato dal designer Donald Steel, con le buche, disposte dall’alto al basso, sull’altopiano che precipita con falesie ardite sulle spiagge di Tapahuga e Del Medio.

Cosa fare a San Sebastián

Il competitor è il Parador de la Gomera, che domina il capoluogo San Sebastián, con i giardini, i patio, il ristorante dove assaggiare piatti rivisitati, dalla casseruola di pesce al coniglio ripieno.

La Gomera, Canarie: San Sebastian
Le strade colorate di San Sebastian

Nel borgo si passeggia lungo la calle Real, tra case settecentesche dai colori vivaci, con i balconi in legno e le finestre intarsiate; nei caffè si gusta la leche asada, una specie di crema catalana alla cannella e al miele di palma, specialità locale. Si passa accanto alla Torre del Conde (XV secolo), si visita la chiesa di Nostra Signora dell’Assunzione, in gotico canario, con il soffitto a cassettoni mudejar e un raro affresco a tema piratesco. Qui Cristoforo Colombo chiese la protezione alla Madonna in vista dell’imminente partenza delle sue caravelle.

Vedere il tramonto più bello de La Gomera a Valle Gran Rey

Il tramonto è grandioso e spettacolare a Valle Gran Rey, alla fine di una pianura lussureggiante: borgo di pescatori, un grappolo di villaggi, il porto con le barchette colorate e le spiagge più belle di sabbia o ciottoli neri. Come la Playa, con le case dalle tinte pastello, la Caleta, selvaggia, tra gli scogli, la Puntilla, dove si affaccia l’hotel Gran Rey, il cui ristorante, La Pardela, sforna piatti a base di calamari, polpo e tonno.

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Escursioni in barca

Al mattino, dal porticciolo Las Vueltas prende il largo la barca di Excursiones Tina per incontri ravvicinati tutto l’anno con delfini, balene pilota e, soprattutto in primavera, capodogli. Durante la navigazione si scivola accanto alla spettacolare formazione rocciosa di Los Organos, colonne di pietra, alte anche 80 metri, che ricordano lo strumento musicale. Il luogo più struggente è playa de la Cantera, ciottoli scuri levigati, le rovine di un’antica fabbrica per lavorazione del pesce, il vecchio molo, le palme che circondano gli edifici corrosi dalla salsedine. E voli di uccelli marini che inseguono i pesci nell’oceano blu.

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Estate 2020 in Italia: attesi benefici per 21 miliardi di euro

Dove passeremo le prossime vacanze 2020? In Italia, magari preferendo quelle regioni da cui non ci siamo mai allontanati. Con il beneficio di dare una scossa al turismo nostrano del valore di circa 21 milairdi di euro e farlo “uscire gradualmente dalle secche della crisi generata dagli effetti del Covid-19”, grazie anche al contributo della campagna “Viaggio in Italia” che il premier Giuseppe Conte con il ministro Dario Franceschini lancerà la per la prossima estate con il decreto di aprile, come emerso dall’incontro con i rappresentanti degli enti locali nella “cabina di regia”.

Il dato sul rilancio economico è il frutto di una ricerca effettuata da Demoskopika: il turismo autoctono, quantificato in ben 278 milioni di presenze, potrebbe dare una “boccata d’ossigeno” all’intero comparto con una spesa pari a 20,6 miliardi di euro compensando in parte la perdita dal mancato arrivo dei turisti stranieri, che solo l’anno scorso hanno superato quota 216 milioni di presenze.

LEGGI ANCHE: Estate 2020, cosa dobbiamo aspettarci

Il profilo dei turisti in Italia nel 2020

Ma su quali turisti puntare per la ripresa? Sono tre le categorie secondo i ricercatori di Demoskopika: gli identitari, cioè i turisti italiani che trascorrono le vacanze nella regione di residenza; gli esterofili, ovvero i  turisti italiani residenti in una determinata regione che ogni anno scelgono l’estero quale meta vacanziera; e, infine, i nazionalisti, cluster che rappresenta i turisti italiani residenti in una determinata regione che scelgono di trascorrere le vacanze in Italia ma fuori dai confini del loro territorio regionale di residenza. Sono loro il motore della ripresa e ci sono Regioni che attraggono i loro residenti più di altre: svettano Sicilia (40,59), Sardegna (29,06), Campania (26,63) e Lombardia (21,37).

Valorizzare il turismo slow e di prossimità

Sicilia, Sardegna e Campania registrano il maggiore tasso di appartenenza turistica. Ma “finito il lockdown formale”, ha dichiarato il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio, “bisognerà fare i conti con il lockdown psicologico, con la paura dei cittadini di spostarsi. In questa direzione, risulta necessario che ciascun sistema regionale si attivi per ripensare l’offerta turistica in totale sicurezza”. Conclude quindi Raffaele Rio: “si tratta di attivare un pacchetto di interventi che non si limiti esclusivamente all’adeguamento dei prodotti tradizionali ma che valorizzi anche il turismo a “chilometro zero”, i luoghi minori, la montagna, i parchi, i tanti meravigliosi borghi presenti nei nostri territori”.

Una strategia, dunque, che, come un sasso nello stagno, generi più cerchi concentrici, ognuno dei quali a rappresentare i differenti gruppi di turisti autoctoni da convincere e motivare per la scelta della destinazione più idonea. La vacanza in casa, il turismo di prossimità, eccole le carte della ripresa.

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Estate 2020 in Italia: attesi benefici per 21 miliardi di euro

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Ma su quali turisti puntare per la ripresa? Sono tre le categorie secondo i ricercatori di Demoskopika: gli identitari, cioè i turisti italiani che trascorrono le vacanze nella regione di residenza; gli esterofili, ovvero i  turisti italiani residenti in una determinata regione che ogni anno scelgono l’estero quale meta vacanziera; e, infine, i nazionalisti, cluster che rappresenta i turisti italiani residenti in una determinata regione che scelgono di trascorrere le vacanze in Italia ma fuori dai confini del loro territorio regionale di residenza. Sono loro il motore della ripresa e ci sono Regioni che attraggono i loro residenti più di altre: svettano Sicilia (40,59), Sardegna (29,06), Campania (26,63) e Lombardia (21,37).

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Sicilia, Sardegna e Campania registrano il maggiore tasso di appartenenza turistica. Ma “finito il lockdown formale”, ha dichiarato il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio, “bisognerà fare i conti con il lockdown psicologico, con la paura dei cittadini di spostarsi. In questa direzione, risulta necessario che ciascun sistema regionale si attivi per ripensare l’offerta turistica in totale sicurezza”. Conclude quindi Raffaele Rio: “si tratta di attivare un pacchetto di interventi che non si limiti esclusivamente all’adeguamento dei prodotti tradizionali ma che valorizzi anche il turismo a “chilometro zero”, i luoghi minori, la montagna, i parchi, i tanti meravigliosi borghi presenti nei nostri territori”.

Una strategia, dunque, che, come un sasso nello stagno, generi più cerchi concentrici, ognuno dei quali a rappresentare i differenti gruppi di turisti autoctoni da convincere e motivare per la scelta della destinazione più idonea. La vacanza in casa, il turismo di prossimità, eccole le carte della ripresa.

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