Brescia 2021: emozioni ed esperienze tra arte e natura

«Brescia la forte, Brescia la ferrea». Così Giosuè Carducci descriveva la Leonessa d’Italia nelle sue Odi Barbare. E forte e ferrea Brescia lo è ancora, e lo ha dimostrato, ma è anche vivace, moderna, con lo sguardo rivolto al futuro e le radici ben piantate nella sua storia e nelle sue tradizioni. 

Lo raccontano le strade del centro storico, intorno all’area monumentale del Foro Romano, patrimonio Unesco, e quelle del quartiere del Carmine, un tempo zona da evitare, oggi imperdibile per il suo fermento creativo a tutte le ore del giorno. Lo racconta l’imponente Castello sul monte Cidneo, dove durante le 10 giornate di Brescia gli Austriaci si arroccarono per frenare l’insurrezione, e le stazioni della rete metropolitana, veri capolavori di architettura contemporanea. Ma soprattutto lo racconta l’atmosfera che si respira in città e che avvolge di stupore ed entusiasmo chiunque arrivi da fuori.

Ecco perché – che sia per una gita fuori porta, per un weekend o più giorni di vacanza, da programmare non appena sarà possibile tornare a viaggiare, dopo le festività – Brescia è una delle mete da mettere in agenda per l’anno nuovo. Da visitare passeggiando nel centro storico, godendosi ogni angolo e palazzo, o spostandosi nei dintorni, per una settimana bianca fuori stagione in Valcamonica, un’immersione nella natura nei vicini laghi d’Iseo e d’Idro o un tour “tra le bollicine” in Franciacorta, sui colli ricoperti di vigneti.

Il cuore di Brescia, a spasso nella storia e nell’arte 

Facile da raggiungere (in auto come in treno), Brescia è facile anche da girare. Preferibilmente a piedi o in bicicletta se si comincia dal centro storico, in un itinerario “cronologico”, che parte dal parco archeologico dell’antica Brixia – villaggio celtico su cui fu costruita la città romana – e arriva al XX secolo, in piazza della Loggia, la più cara ai bresciani, ancor più dopo l’attentato del 1974. 

Un percorso da seguire con il cuore, più che con la guida della città in mano, cercando di ascoltare le voci della Storia, narrata dai monumenti stessi. Come la Vittoria Alata, statua in bronzo icona della città, datata I secolo d.C., che a giugno 2020, dopo due anni di restauri, è rientrata “a casa”: in quel Capitolium dove era stata rinvenuta nel 1826, ma in una collocazione tutta nuova, in cui dà spettacolo di sé. 

Brescia: cosa vedere e dove andare

O come l’imperdibile complesso di Santa Giulia, lascito d’epoca longobarda, oggi Museo della città, inserito nel World Heritage dell’Unesco, al cui interno va assolutamente visitata la medievale chiesa di Santa Maria in Solario, con gli straordinari affreschi rinascimentali di Floriano Ferramola e la Croce di Desiderio tempestata di 212 gemme, il più grande manufatto di oreficeria longobarda conosciuto.

Poi accade anche che passeggiando per le vie dello shopping – corso Magenta, corso Zanardelli, via X Giornate – si finisca per approdare in piazza della Vittoria, corte medievale riprogettata durante il fascismo, oggi salvata da un triste destino di maxi-parcheggio e diventata salotto accogliente, ai piedi dello storico palazzo delle Poste e del palazzo dell’Ina, uno dei primi grattacieli d’Italia, alto 15 piani.  

Brescia, un ponte fra tradizione e innovazione

Ognuno di questi luoghi racconta la storia e lascia, in chi osserva, l’incanto di un’epoca passata ma ancora viva. Una sensazione ancora più forte se si visitano palazzi d’epoca ristrutturati e trasformati in qualcosa di completamente nuovo, pur mantenendo la loro essenza storica. Come l’antico Palazzo Martinengo da Barco, edificato nel ‘500, restaurato e adeguato per ospitare le 21 sale espositive della prestigiosa Pinacoteca Tosio Martinengo, nella quale ammirare, tra le altre, opere di Raffaello, Lotto, Canova e Hayez.

O come palazzo Martinengo-Colleoni di Malpaga, uno dei più imponenti edifici barocchi della città, che ha ospitato il tribunale fino al 2009 e oggi è stato trasformato in polo culturale che accoglie creativi digitali, artisti e giovani imprenditori nei centri Mo.Ca., Ma.co.f (spazio di ricerca sulla fotografia italiana), Idra e Makers Hub.

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Passato e futuro si incontrano anche in una vecchia casa cantonale a pochi passi dalla stazione di Brescia: la Gare 82 (si chiama così perché dista esattamente 82 chilometri dalla stazione di Milano), una galleria d’arte diventata punto di riferimento per i creativi e gli artisti bresciani.

Così come punto di riferimento sono diventati gli Areadocks, vecchio magazzino ferroviario di via Sangervasio, unico posto in Italia scelto dalla street artist americana Colette Miller per riprodurre le sue ali d’angelo (che richiamano la Vittoria Alata), e l’associazione C.AR.M.E, Centro Arti Multiculturali e Etnosociali, che nella chiesa sconsacrata dei Santi Filippo e Giacomo, punta a riunire attori e fruitori del mondo della cultura contemporanea, promuovendo progetti che connettano Brescia ad altre realtà internazionali simili.

La chiesa sconsacrata, oggi chiamata Sala, si trova al Carmine, ex quartiere popolare riqualificato dall’inizio degli anni 2000 e considerato oggi zona di riferimento per la sua vivacità artistica e culturale: sono qui, per esempio, alcune delle sedi del Brescia Photo Festival, la rassegna internazionale di fotografia che “invade” la città a maggio ogni anno.

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Eventi e sapori nel bresciano

Proprio gli eventi sono un’altra buona ragione per programmare una visita a Brescia e i suoi dintorni. Senza aspettare la primavera o la storica Mille Miglia, la “corsa di auto d’epoca più bella del mondo” che nel 2021 partirà da Brescia il 12 maggio per farvi ritorno il 15 (ma il museo Mille Miglia è aperto tutto l’anno).

1000 Miglia, una corsa alla scoperta delle meraviglie d’Italia

Si può cominciare dal Carnevale di Bagolino, qui, maschere, “Bälärì” (Ballerini), e “Sonädùr” (Suonatori)  rinnovano ogni anno una tradizione che risale al  Cinquecento e non ha eguali in tutta Italia. Borgo medievale che guarda il lago d’Idro si raggiunge in un’ora di auto da Brescia ed è rimasto immutato nei secoli, con le sue stradine lastricate, le case in pietra e le fontanelle. 

Da non perdere, da queste parti, anche il formaggio Bagòss, presidio Slow food, un altro buon motivo per scegliere la zona del bresciano. Del resto, è impensabile non pensare a soddisfare, oltre allo spirito, anche il palato:  nel 2017, infatti, Brescia è stata insignita del titolo di Regione Europea della Gastronomia, assegnato dall’Istituto Internazionale di Gastronomia, Cultura, Arti e Turismo. Ed ecco allora in tavola i tradizionali “casonsèi”, pasta fresca ripiena di pangrattato e formaggio bagòss, i rustignì di Lumezzane, piatto contadino a base di burro, formaggio e uova, che alcuni ristoranti oggi servono in versione “elegante” come antipasto, e soprattutto il caviale di Calvisano da abbinare naturalmente a un vino Franciacorta.

Dove mangiare a Brescia e in Franciacorta: trattorie, ristoranti e cantine

Esperienze nella natura, sui laghi e in Franciacorta

Franciacorta significa buon vino, ma anche l’intero territorio in cui le blasonate bollicine note in tutto il mondo sono prodotte. Un territorio straordinario incastonato tra Brescia e il lago d’Iseo in cui inoltrarsi non solo per degustare le diverse versioni del vino nelle prestigiose cantine (molte delle quali si trovano in dimore storiche) ma anche per scoprire itinerari nella natura su e giù per le colline coperte di vitigni, lungo i cammini dei pellegrini (l’antica via Cluniacense) o nelle riserve naturali, come il Parco del Maglio, con i suoi Orti Botanici nei quali fare forest bathing, o le Torbiere del Sebino, a ridosso del lago d’Iseo. 

Lago d’Iseo: la vacanza perfetta

Da qui si può partire per un tour intorno al lago, da provare non solo con la bella stagione, visto che in inverno, le terre lacustri rivelano un fascino discreto che infonde magia in ogni luogo. Perfetto per una fuga romantica a San Valentino (da non perdere Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Italia), ma anche per chi cerca un’esperienza outdoor, all’aria aperta dopo mesi di smart working in casa: ecco allora l’antica via Valeriana da percorrere a piedi in un trekking verso Sale Marasino o, se siete allenati, anche il giro del lago in bicicletta. Arrivando, a nord, fino alle Piramidi di Zone, dette anche i “camini delle fate”: un vasto deposito morenico lasciato circa 150.000 anni fa dall’imponente ghiacciaio proveniente dalla Valle Camonica, molto interessante sia dal punto di vista geologico, sia dal punto di vista naturalistico. 

Da qui la montagna non è lontana e ci sono anche diversi comprensori sciistici da esplorare: Pezzase, Ponte di Legno, e, un po’ più su, in piena Valcamonica, Bienno. Tutte località da visitare anche in caso non si ami (o non si possa ancora) mettere gli sci ai piedi. Ma le sorprese non finiscono qui.

Maggiori informazioni su Visit Brescia, il sito ufficiale di tutta la provincia di Brescia.

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Rimini: 208 boe luminose galleggiano nella Piazza sull’Acqua. La magica installazione di Gio Tirotto

L’installazione è un omaggio al design contemporaneo sperimentale da parte di uno degli studi più interessanti della scena creativa italiana. L’Assessorato alla Cultura del Comune di Rimini, in collaborazione con Laboratorio Aperto, e all’interno del progetto Welcome! – Rimini Creativity and Design Month, ha commissionato al progettista Gio Tirotto il progetto “208”, un’installazione luminosa sull’acqua che lambisce il Ponte di Tiberio, nel Borgo San Giuliano.

Vestendosi di bagliore, Rimini intende così regalare ai suoi cittadini una imponente e suggestiva opera luminosa fruibile da tutti, dal messaggio universale, quasi un segnale di resilienza. 

Rimini, la danza delle 208 boe

Le boe vivono nel loro elemento naturale, ma svuotate della loro funzionalità originaria ne guadagnano una del tutto simbolica: la speranza e la visione di un mondo finalmente unito, coeso, che guarda al futuro, oltre differenze e conflitti. 208, infatti, rappresenta anche il numero delle nazioni del mondo (di cui 196 riconosciute sovrane e altri 12 semi o non riconosciute, come specificano dal comune)

Assorbendo la luce del sole durante il giorno, all’imbrunire i rombi opalini di “208” iniziano la loro leggera danza trasformando il paesaggio circostante in un inconsueto e rassicurante corpo segnaletico in continuo movimento, una lieve sinfonia di bagliori che sembra cullare lo sguardo dello spettatore. 

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208: una metafora di speranza e di inclusione

Tutti legati ma anche indipendenti, i singoli corpi galleggianti reagiscono agli stimoli esterni presentando reazioni diverse e diventando per questo simboli di unicità, diversità ma anche appartenenza alla stessa collettività.

Una metafora di inclusione ma anche di speranza, che arriva ad assumere significati ancora più profondi se si riflette sulla precaria stabilità delle boe, che in in un’acqua amica e nemica allo stesso tempo, ci ricordano l’instabilità della vita e la mutabilità dell’universo imprevedibile che ci circonda.

Le 208 boe nell’invaso di Rimini, sotto lo storico Ponte di Tiberio (ph: Riccardo Gallini/GRPhoto)

“L’obiettivo di ogni mio progetto è la costruzione di un messaggio, che possa essere etico, politico o ironico. Non ha importanza quale, ma non deve mai mancare. Credo che il designer sia come un ponte, che unisce l’idea al messaggio finale, un ponte fatto di forma, dettagli e funzione”, ha affermato Tirotto.

La danza di luce creata da Gio Tirotto e curata da Maria Cristina Didero sarà visibile fino a fine febbraio. Le boe, dicono gli iniziatori, saranno riutilizzate una volta conclusa l’installazione “208”.

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Alaska Airlines promuove la sicurezza a bordo. Con un video Anni 80, molto divertente

Per combattere la paura di volare nel pieno di una pandemia, non c’è nulla di meglio della video-parodia Anni 80 realizzata dalla compagnia statunitense Alaska Airlines. Diretto da Warren Fu, regista noto per il suo lavoro con artisti come The Weeknd e Daft Punk, il video con le istruzioni per la sicurezza in volo è stato girato in appena due giorni in un hangar di Seattle.

Alaska Airlines: sicurezza a bordo a ritmo di discomusic

Nel filmato girato per promuovere la sicurezza a bordo in tempi di Covid-19, i dipendenti della compagnia ballano e cantano sulle note della canzone del 1982, Safety Dance, di Men Without Hats.

Nel video viene posto l’accento sui nuovi protocolli di sicurezza in vigore, tra cui l’obbligo delle mascherine per staff e passeggeri, la pulizia tra un volo e l’altro, la filtrazione dell’aria e la tecnologia touch-free. Il tutto a ritmo di musica (coinvolgente) e un pizzico di ironia per rassicurare i viaggiatori.

Dal regista alle coreografie, dalle telecamere alla musica, dal trucco fino al parrucco: non c’è che dire, la clip è degna delle migliori che si trovano su Mtv. Un modo originale e intelligente per attirare l’attenzione sulle (spesso) noiose e ripetitive istruzioni a bordo. 

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Sicurezza a bordo: i video più divertenti

Negli ultimi anni, sempre più compagnie hanno deciso di puntare sulla creatività per le loro clip sulla sicurezza a bordo realizzando piccoli capolavori.

Il video più visualizzato (online) e quello più elaborato finora è stato quello realizzato nel 2014 dai creativi di Air New Zealand. Per il “più epico video sulla sicurezza mai realizzato” (così lo hanno titolato) avevano coinvolto un elfo, un orco con la maschera d’ossigeno, l’attore Elijah Wood, il regista Peter Jackson e il produttore Richard Taylor come passeggeri.

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