Mantova, Festival Letteratura 2020: un’occasione per scoprire la città

In prosa o in versi, a braccio o recitando pagine di libri inediti in cerca di lettori. Stavolta, senza l’obbligo di riempire le piazze e le strade: non è la stagione giusta. Tant’è. Un grande evento culturale deve sapere anche muoversi, camminare, raggiungere spazi mai frequentati prima. E reinventarsi. Appunto, a Mantova, sarà un Festival della Letteratura 2020 assolutamente inedito: itinerante e in stile delivery, per aggirare il distanziamento sociale e riuscire comunque a soddisfare la libidine che i libri scatenano anche dalle postazioni più improbabili.

Mantova: come sarà il Festival della Letteratura 2020

Sano pragmatismo con una spruzzata di fantasia: le persone non potranno riunirsi nelle piazze? Assisteranno agli incontri in programma dai balconi e dalle finestre di casa trasformati in tribune e logge, mentre gli scrittori e gli artisti si esibiranno nei cortili dei condomini e in parcheggi, palcoscenici forse poco convenzionali ma dal curioso effetto scenografico; addirittura, saliranno a bordo di un “furgone poetico”, in tour permanente per raggiungere spazi e luoghi in passato non considerati.

Piazza Sordello, con il Duomo, a Mantova (ph. Giovanni Tagini)
Piazza Sordello, con il Duomo, a Mantova (ph. Giovanni Tagini)

Un format mai visto a Mantova? Vero. Ma anche originale, insolito. E promettente, come lascia intuire il sorriso di Marzia Corraini, gallerista e storica ideatrice, assieme ad altri pionieri, della prestigiosa manifestazione culturale. “La sua forza è nella qualità”, afferma, “ma anche nel suo rifiuto di essere una passerella ricca di premi e onorificenze: gli autori vengono qui da tutto il mondo per parlare al pubblico e stare con il pubblico”.

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piazza Castello a Mantova
Uno scorcio di piazza Castello, a Mantova (ph. Giovanni Tagini)

E che capiti a settembre (dal 9 al 13 settembre) è provvidenziale, mese ventilato e pieno di ossigeno in una città spesso costretta a subire l’umidità della Bassa. Come dire: una sorta di edizione zero dopo i patemi del lockdown. Certo, una versione ridotta rispetto al passato, ma non un ripiego. Non per Mantova, pronta ad abbinare i pensieri elevati ai corposi assaggi di tortelli di zucca e sbrisolona; a coinvolgere i quartieri periferici, invitati anch’essi al grande party della letteratura che aprirà con le “profezie”, riflessioni intense e lungimiranti presentate da Maria Grazia Chiuri, Carla Gianotti, Luca Mercalli e Mirko Zardini dall’alto della terrazza che si affaccia su piazza Santa Barbara. Per attraversare il disorientamento di questa strana stagione. E far dire alle parole quello che non sanno o non riescono a dire.

piazza delle erbe mantova
Uno dei luoghi iconici di Mantova, piazza delle Erbe (ph. Giovanni Tagini)

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Visita inedita ai giardini pensili

Forse che sì, forse che no”. Visti i tempi, pare un minaccioso avvertimento sulla possibilità che la reggia dei Gonzaga con la Camera degli sposi e la Galleria degli specchi possa o meno essere aperta. Ma alla fine si rivela per quello che è: solo un divertente componimento rinascimentale, noto come Frottola Amorosa, che campeggia sul soffitto della Sala del labirinto. Meglio così. Perché Palazzo Ducale è una certezza. È vero, i controlli antiCovid e la dimensione ridotta dei gruppi rammentano che quella attuale non è decisamente la normalità. Ma dopo l’ingresso, la visita assume un gradevole ritmo slow.

Uno scorcio di Palazzo Ducale, a Mantova (ph. Giovanni Tagini)
Uno scorcio di Palazzo Ducale, a Mantova (ph. Giovanni Tagini)

Lo stesso percorso sembra più ricco e articolato del solito: include il Castello di San Giorgio, che un tempo avrebbe richiesto un’esplorazione a parte. C’è pure l’inedito: per la prima volta è possibile accedere ai Giardini pensili tanto cari ai signori di Mantova. Un vero paradosso in un’epoca di sottrazione più che di addizione. Che si sublima oltre la soglia di Palazzo Te: c’è una Camera dei giochi dove l’artista Dario Moretti accompagna i bambini in un viaggio onirico dentro le meraviglie di questo capolavoro del manierismo italiano; e nel grande cortile chiuso dall’esedra, alcune sedute di design e glamour invitano il pubblico a godere del tempo che passa, sorseggiando aperitivi e ascoltando musica.

Mantova castello medievale San Giorgio
Il castello di San Giorgio, a Mantova (ph. Giovanni Tagini)

Uno straordinario contenitore d’arte che accetta di dialogare con l’esterno e fa il miracolo: la villa cinquecentesca di rappresentanza e ozio voluta da Federico II come nuova piazza urbana e paradigma di una Mantova che, nelle parole di Stefano Baia Curioni, direttore della Fondazione Palazzo Te, diventa elogio. “La storia e l’epopea dei Gonzaga hanno intarsiato lo spirito di questa piccola città che si percepisce come una vera capitale”, sottolinea. “In realtà ha anche una vena creativa e una capacità visionaria sorprendenti”. Messaggio esplicito: a Mantova si va a fotografare l’evidenza; e ad ammirare l’intelligenza.

Camera dei Giganti, affrescata da Giulio Romano, di Palazzo Te.
La Camera dei Giganti, affrescata da Giulio Romano, di Palazzo Te. Nella Camera dei giochi l’artista Dario Moretti guida i bimbi in un viaggio onirico alla scoperta delle meraviglie dell’edificio (ph. Giovanni Tagini).

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Rigenerazione urbana: Mantova Hub, nel quartiere Fiera Catena

Più che un avverbio. Quel “finalmente” ripetuto dai mantovani in pieno lockdown era stato un momento liberatorio: l’orrendo scheletro di cemento che da troppi anni faceva pessima mostra di sé dalle parti di via Grayson, poco lontano dal centro storico, era stato demolito. Crollo salutato con gioia dalla gente del quartiere popolare Fiera Catena. E passaggio obbligato dell’ambizioso piano di rigenerazione urbana denominato “Mantova Hub” per rimediare al degrado con innesti di verde e nuovi servizi: un mercato coperto, una scuola al posto di una vecchia fabbrica di laterizi, un’ampia piazza con giardino, un eco-ostello.

Navi Andes crociere fiume intorno a Mantova
In crociera sul fiume per scoprire Mantova da un punto di vista inedito (ph. Giovanni Tagini)

Illuminante: c’è sempre da imparare ad ascoltare i luoghi. E non solo quelli loquaci e pure fotogenici, che attirano i riflettori senza alcuna fatica: il Teatro del Bibiena, Palazzo d’Arco, la Biblioteca Teresiana o il passeggio dove vedere ed essere visti, tra piazza Sordello e piazza delle Erbe. Non serve un rabdomante per capire che c’è tanto altro da scoprire, anche al di là del teatrale skyline che Mantova regala a chi percorre il ponte San Giorgio o sale a bordo di una delle navi Andes, in crociera nella piccola Amazzonia lacustre che fa il solletico alla città dei Gonzaga.

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Street art nel quartiere Lunetta

C’è un “altrove” che fino a ieri avrebbero tutti sconsigliato di frequentare. È bastata l’intuizione: la street art può accendere le facciate e le fiancate dei casermoni popolari del Lunetta, quartiere difficile della periferia nord. Che in breve è diventato il laboratorio culturale a cielo aperto più innovativo di Mantova. Per la gioia di Matteo Rebecchi, responsabile del Creative Lab, “condominio creativo” per startup, collettivi di artisti. E visionari.

Il Creative Lab, centru culturale nel quartiere Lunetta, a Mantova (ph. Giovanni Tagini)
Il Creative Lab, centru culturale nel quartiere Lunetta, a Mantova (ph. Giovanni Tagini)

Come Simona Gavioli, critico d’arte, impegnata a dare voce a esponenti di arte urbana contemporanea provenienti da mezzo mondo. Una sorpresa: piazze e strade rivestiti da giganteschi murales, poesie, writing e immagini figurative attorno all’interminabile Tsunamy (826 metri lineari) dell’artista padovano Joys. E 34 capolavori dell’arte di strada che trasformano l’architettura brutale del Lunetta in allegoria, denuncia, ironia. Gioco di vuoti e pieni.

Un’opera di street art nel quartiere Lunetta.
Un’opera di street art nel quartiere Lunetta (ph: Giovanni Tagini).

E la sfida ribadita ogni anno dal festival Without Frontiers: creare connessioni fra la rinascimentale città di Giulio Romano e Andrea Mantegna e i codici estetici della street art al Lunetta. “Una pelle su cui scrivere”, ripete Simona Gavioli, “e grandi fogli bianchi da colorare”.

un altro scorcio del quartiere Lunetta (ph. Giovanni Tagini)
Un altro scorcio del quartiere Lunetta (ph. Giovanni Tagini)

In bici a Mantova, città ecologica

Già, le sorprese. Strano aspettarsele in numero così elevato in una città da peso piuma, dove tutto è a un passo. “Ecologia e qualità di vita”, assicura l’assessore all’ambiente, Andrea Murari, “si vogliono bene. E qui abbondano entrambe, anche senza scomodare la classifica Ecosistema Urbano di Legambiente, che indica Mantova come una delle città italiane più virtuose”.

Mantova
Mantova punta su ecologia e qualità della vita: qui si pedala lungo 104 chilometri di ciclabili (ph. Giovanni Tagini).

Difficile dargli torto davanti all’incredibile viavai di bici lungo i 104 chilometri di ciclabili che ricamano specchi d’acqua e parchi pubblici, o di fronte alla bizzarra scultura sul lungolago Gonzaga che, a pochi passi, si rivela per quello che è: un Bee hotel, un rifugio per ospitare api impollinatrici solitarie, innocue e a rischio estinzione, ideato da Daniele Barbieri dell’atelier Realizzatori di idee. Geniale.

Bee Hotel a Mantova
Il Bee Hotel, a Mantova, è un rifugio per le api (ph. Giovanni Tagini)

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Festival e altri eventi culturali a Mantova

Come il Cinema del Carbone, che un drappello di “agitatori culturali” ha trasformato in uno spazio della settima arte che diventa teatro, luogo d’incontro con registi e attori, scena aperta per performance di danza.

O come il Segni New Generations Festival  (31 ottobre-8 novembre 2020) diretto da Cristina Cazzola: da 15 anni coinvolge Mantova non meno di quanto sappia fare il Festival della Letteratura; ha il merito di declinare i linguaggi artistici per le nuove generazioni; e quest’anno avrà come animale simbolico una balena dal grande ventre, luogo protettivo dove ritrovare il rispetto per l’ambiente e sé stessi.

Palazzo Te a mantova
Palazzo Te è una delle location del Segna New Generation Festival, che si tiene ogni anno a Mantova (ph. Giovanni Tagini)

Carlo Fabiano, primo violinista dell’Orchestra da Camera di Mantova e direttore artistico dell’Oficina OCM, è una delle voci più intonate quando racconta di Trame Sonore, ennesimo festival di altissimo livello, il primo che a settembre aprirà la stagione di rinascita dopo i confinamento da Covid-19. Lo definisce “frullatore di bellezza”: una rassegna dall’alba a mezzanotte, capace di togliere ritualità alla musica classica e consegnarla all’ascolto fruibile di neofiti poco portati alle sale da concerto, con esibizioni ridotte nei tempi (20-30 minuti), chiuse alla Rotonda di San Lorenzo da midnight concert allietati da tazze di camomilla.

Il Teatro Scientifico del Bibiena, capolavoro settecentesco che sbalordì anche Mozart. Stessa epoca del duomo, che fa da sfondo a piazza Sordello (ph. Giovanni Tagini)

Divagazioni sul pentagramma. E metafora della nuova Mantova, taglia piccola, ma cultura extralarge: 70 concerti firmati da artisti stellari. E dress code informale. Niente frac. Solo jeans e maglietta.

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