Accor, in Italia il 100% del network applica il protocollo AllSafe

 A seguito delle interruzioni operative causate dal Covid-19, Accor ha riaperto con successo numerosi hotel, il 100% dei quali, in Italia, ha adottato i protocolli di igiene e pulizia AllSafe del gruppo. A oggi, in Italia Accor ha certificato con successo il 40% delle strutture (il 65% nel mondo) seguendo tutte le norme AllSafe attraverso [...]→ Leggi alla Fonte

Corbelli, “San Marino c’è”: dal Natale delle Meraviglie alle novità 2021

Dal Natale delle Meraviglie 2020 ai progetti già in cantiere per il 2021: “San Marino c’è” e punta con decisione al futuro, pronto ad archiviare un anno non semplice, a causa delle inevitabili ripercussioni della crisi provocata dalla pandemia. Lo racconta Nicoletta Corbelli, direttore dell’Ufficio del Turismo: “Arriviamo da un 2019 in cui avevamo registrato [...]→ Leggi alla Fonte

Sas accoglie in flotta il primo A321Lr utilizzando carburante sostenibile

Sas ha preso in consegna il primo dei suoi tre A321Lr in leasing da Air Lease Corporation, diventando il più recente operatore del più efficiente aeromobile a corridoio singolo a lungo raggio. L’A321lr è alimentato da motori CFM Leap-1A.  Il volo di consegna dallo stabilimento Airbus di Amburgo verso la base di Copenaghen utilizza una [...]→ Leggi alla Fonte

I borghi dell’Irpinia: un futuro antico, tra vini e food

Cantine, fortezze e abbazie, borghi arroccati che coraggiosamente risorgono, una cucina genuina che profuma di funghi, castagne e tartufo: è l’autunno tra i borghi dell’Irpinia. La terra dei lupi (hirpus in lingua osca), un mondo di boschi e montagne nell’Avellinese, ancora abitate da questo predatore, riserva luoghi sorprendenti. Come l’abbazia del Goleto, che dal 1133 resiste al tempo, ai terremoti, alla neve, all’incuria degli uomini: una sinfonia di archi e volumi, una navata a cielo aperto e una torre possente che si innalza nel cielo. Un complesso monastico dal fascino raro, fondato da San Guglielmo da Vercelli nell’XII secolo e abitato dai Piccoli fratelli di Charles de Foucauld, che gestiscono le visite al sito (info: goleto.it).

Così è l’Irpinia, aspra e tenace. “Parca e poetica”, scrive Franco Arminio, il poeta, regista e “paesologo” di Bisaccia che racconta la geografia minore, le comunità semplici e la “rarefazione urbanistica”. Per Arminio, queste “Un tempo erano terre da lasciare, incredibilmente povere. Invece bisognerebbe tornarci per la bellezza dei paesaggi: quello dell’Irpinia d’Oriente è uno dei più belli d’Europa”.

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Zungoli, per esempio, al limitare con la Puglia, sulla via del regio tratturo Pescasseroli-Candela, è un paese abitato da poco più di mille anime, un piccolo gioiello d’architettura che sta riscrivendo il proprio futuro puntando sull’accoglienza. Il centro storico è un intrico di vicoli acciottolati e tortuosi e gradinate che sembrano interminabili. L’abitato conserva l’impianto originario e le antiche case di pietra che, provocatoriamente, qualche anno fa sono state messe in vendita a un euro per scongiurare lo spopolamento. Oggi si cammina tra queste vie silenziose per arrivare al Largo di castello, dominato dalla fortezza di origine normanna, o per comprare il caciocavallo podolico e il pregiato extravergine locale.

La cultivar Ravece, varietà antica, originatasi proprio in Irpinia dal XVI secolo, è uno dei tesori di queste terre. L’oleificio Fina produce extravergine da questa cultivar e da altre varietà locali (info: oleificiofina.com).
Ecco il tartufo di Bagnoli Irpino – “nero” dei Monti Picentini dal profumo particolare – le paste fatte ancora a mano, i formaggi artigianali, le carni podoliche e i vini.

Il giardino delle erbe aromatiche all’interno delle Cantine Feudi di San Gregorio, a Sorbo Serpico

I vini e le cantine dell’Irpinia

Tra i paesi di Lapio, Luogosano, Tufo, Taurasi (dove merita una visita il castello), Mirabella Eclano e Montefusco si estende il distretto vitivinicolo più importante della Campania, delle cui vigne scrissero già gli antichi Strabone, Plinio il Vecchio e Columella. Segnano il paesaggio i filari di Aglianico, Fiano e Greco, che danno vita alle tre docg del territorio: i bianchi Greco di Tufo e Fiano di Avellino e il rosso Taurasi, il barolo del Sud fatto con uve Aglianico, vite ellenica che qui conta ceppi ultracentenari, autentici monumenti vegetali.

A Sorbo Serpico, la cantina Feudi di San Gregorio ha ribattezzato “I patriarchi” queste piante, oggetto di ricerca e tutela, che la memoria popolare ritiene abbiano più di 250 anni. Feudi è una delle aziende di riferimento del territorio, la più futuristica per architettura e design: progettata del giapponese Hikaru Mori, due volte alla Biennale di Venezia, merita la visita per la spettacolare bottaia, le opere d’arte e gli interni firmati da Massimo Vignelli.

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Da quest’anno si può dormire tra i vigneti: a pochi passi dalla cantina è stato recuperato il primo di una serie di casali destinati alla foresteria. Fra le vigne di Fiano, a pochi passi dal centro aziendale, l’azienda ha un casale in pietra con cinque camere doppie, ciascuna con bagno, living comune con camino, cucina (prezzi: doppia b&b e visita in cantina, 150euro. Visite su prenotazione, degustazioni guidate e, nei weekend, picnic nei giardini. Info: feudi.it).
E si cena al ristorante Marennà, stella Michelin nel 2018, regno ora dello chef Roberto Allocca (prezzi: menu degustazione, 70 e 90 euro. Info: marenna.it)

I tavoli “social” del ristorante Marennà

Formaggi dell’Irpinia: il Carmasciano

I formaggi sono l’altra grande ricchezza di questa terra. Unico e raro è il pecorino di Carmasciano, opera di poche aziende familiari che ne garantiscono una produzione molto limitata. Il segreto è il latte delle pecore che pascolano nell’area di Carmasciano, nella valle d’Ansanto, e presso la Mefite di Rocca San Felice, un lago alimentato da pozze solforose nel sottosuolo. Un luogo ancestrale, ribollente e sinistro, raccontato anche da Virgilio. È lo zolfo che, impregnando erbe e foraggi, conferisce un sapore unico al formaggio. “È un pecorino dalle note olfattive molto intense e dai sentori complessi, che raggiunge la sua espressione migliore con 12 mesi di stagionatura”, racconta Angelo Nudo, che dal 2015, nella sua azienda agricola Carmasciando (info: carmasciando.it), alleva ovini e produce e affina latticini d’alta qualità. Ecco anche lo Scaramantico, con peperone crusco, e il Formicoso, alle erbe di montagna. Aromi e colori della nuova Irpinia, che ha radici forti e lo sguardo spalancato sul futuro.

I formaggi dell’azienda agricola Carmasciando, a Guardia Lombardi

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Ciclovia Alpe Adria: da Udine a Grado, alla scoperta di un Friuli Venezia Giulia pieno di sorprese

Parte da Udine e termina a San Daniele, il 20 ottobre, la tappa friulana del Giro d’Italia, la sedicesima dall’inizio della competizione ciclistica che si concluderà a Milano domenica 25. Una tratta impegnativa, 229 km di varianti che decuplicano e complicano un percorso disegnato in gran parte sul profilo delle Prealpi Giulie, che coglie il suo traguardo nel bel mezzo del Friuli Venezia Giulia più collinare.

Tutti in sella sull’Alpe Adria

Muovendo in direzione opposta dalla città capoluogo, ai cicloturisti che transitano in questa stagione nelle province del Nord Est si addice di più l’ultimo tratto dell’itinerario servito dalla ciclovia Alpe Adria, felice esempio di cooperazione transfrontaliera per lo sviluppo della mobilità sostenibile, che corre da Salisburgo, in Austria, a Grado, sull’Adriatico, passando appunto per Udine, la città con le piazze dal fascino veneziano. I 59 km che separano la città affrescata da Giambattista Tiepolo negli anni della maturità dalla rinomata località balneare vicina alla foce dell’Isonzo si coprono comodamente in quattro ore, ma le numerose occasioni di sosta rendono la trasferta molto interessante e potenzialmente molto lunga.

Negli occhi ancora il fascino tutto veneziano dell’udinese Piazza della Libertà, gli amanti dell’architettura e dell’arte provano una forte emozione varcando in sella alla propria bici la prima delle tre porte monumentali di Palmanova, la città-fortezza a pianta stellata fatta costruire dai veneziani alla fine del XVI secolo per proteggere la Serenissima sul confine orientale. Dal 2017 fa parte di un elenco ad hoc del patrimonio Unesco, dedicato alle opere difensive della repubblica marinara.

Palmanova, Piazza Grande. Foto di Massimo Crivellari

Da Palmanova a Grado, una sorpresa continua

Dichiarata “miglior pista ciclabile europea” alla Fiets en Wandelbeur, la fiera delle vacanze active di Amsterdam, nel 2015 e vincitrice dell’Italia Green Road Award 2016, la Ciclovia Alpe Adria Radweg non è seconda a nessuna per funzionalità e panorami. Dopo aver attraversato il centro storico di Palmanova circondando l’esagono perfetto di Piazza Grande, l’itinerario prosegue alla volta del borgo privato (con annesso castello) di Strassoldo di Sopra con sosta a Cervignano del Friuli, prima di fare rotta verso Aquileia, una delle città più grandi e ricche dell’Impero Romano nel Mediterraneo e centro propulsore del Cristianesimo in tutta l’Europa centrale durante il Medioevo, che è stata dichiarata patrimonio mondiale UNESCO fin dal 1998 per la sua vasta area archeologica con i resti del foro romano e la Basilica lastricata di mosaici.

Da qui, sono pochi i chilometri che separano dall’Adriatico, di cui si avverte già il profumo, e dall’isola di Grado, la “prima Venezia” collegata alla terraferma dalla strada Mosconi (SR 352) che attraversa la laguna e termina con un ponte girevole intitolato a Matteotti. Un bell’approdo, molto spesso soleggiato, per i tanti turisti che scelgono sempre più frequentemente le due ruote come mezzo di trasporto sostenibile e trovano in spiaggia (tre chilometri di sabbia finissima, esposti completamente a Sud) un po’ di meritato riposo con vista su Trieste, le città slovene e l’Istria. Nel palmares di Grado, anche il riconoscimento della FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta di Comune ciclabile a 5 stelle (bike smile).

La laguna di Grado

Adria Bike e Pedemontana: paradisi dei ciclisti

Una volta raggiunto il mare, molti cicloturisti se ne innamorano e prediligono gli itinerari costieri. A questo desiderio risponde perfettamente Adria Bike, la ciclovia dell’Alto Adriatico (parte del network europeo Eurovelo 8) che segue la costa del Friuli Venezia Giulia da Lignano fino a Muggia, proseguendo poi, a scelta, verso Venezia-Ravenna o Slovenia-Portorose, per un totale di circa 1000 chilometri. La vicinanza della rete ferroviaria consente di abbinare in diversi tratti il servizio bici+treno o anche, nei pressi delle zone lagunari, di servirsi di comodi e panoramici passaggi bici + barca.

Di grande interesse è anche la ciclovia Pedemontana e del Collio, segnalata sulla carta come n. 10 e sulla strada come FVG 3: attraversa orizzontalmente il Friuli Venezia Giulia, sfiorando alcuni dei punti più  suggestivi della regione, come il greto del Tagliamento, centri di grande richiamo storico-culturale come Cividale del Friuli, borgo Bandiera Arancione-TCI bagnato dal fiume Natisone che racchiude tesori riconosciuti dall’UNESCO come il Monastero di Santa Maria in Valle e il Tempietto Longobardo, fino a raggiungere la zona del Collio Goriziano, un paesaggio collinare ricco di vigneti. Da non perdere, a soli 9 km da Cividale, la visita al santuario mariano di Castelmonte, sulle Prealpi Giulie.

Sulle tracce del Giro d’Italia

Prendendo come punto di riferimento la partenza e l’arrivo della tappa friulana del Giro d’Italia 2020, ci sono poi da segnalare l’anello conosciuto come Medio Friuli, una pedalata che parte dalla stazione ferroviaria di Udine e vi fa ritorno dopo un percorso di ben 106 km, a bassa difficoltà, che si volge in parte su asfalto e in parte su sterrato (intercettando tra l’altro il torrente Cormor, i Prati della Piana di Bertrando, le alture moreniche di Pozzuolo e gli altri itinerari della “Terra dei Patriarchi”) e i tour organizzati dal consorzio We Like Bike, un ricco programma di eventi cicloturistici in e-bike e mountain bike che prendono tutti il via dai dintorni di San Daniele del Friuli.

Senza dimenticare gli itinerari ciclabili studiati su misura per le famiglie con bambini, e comodamente mappati sul sito della Regione.

Da ricordare infine, per i fan del Giro d’Italia, i percorsi che seguono fedelmente i tracciati di alcune storiche tappe friulane, come Cordenons-Moltasio, Tarvisio-Vajont, Maniago-Zoncolan e Gemona del Friuli-Trieste.

 

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Durante il giro partecipa anche tu al racconto social di Italia.it e delle Regioni italiane con l’hashtag #Italybybike, su FacebookInstagram e Twitter. Un viaggio alla scoperta dei territori attraversati dal Giro d’Italia, delle loro bellezze e degli itinerari cicloturistici. Si parte!

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Turismo outdoor in Italia: numeri in crescita nonostante il Covid-19

È stato l’anno del turismo outdoor. Il Covid-19 ha certamente avuto un impatto profondo sul settore turistico internazionale, con conseguenze in gran parte ancora da calcolare. Non si tratta tuttavia soltanto di fare la conta dei danni che la pandemia può aver causato al comparto, ma anche di analizzare come la situazione abbia rimodulato richieste e abitudini dei viaggiatori, per studiare nuove risposte e ripensare il sistema.

In una situazione generalmente preoccupante, ci sono ad esempio dati che confermano come il turismo sia vivo e vegeto, alimentato dalla mai spenta voglia di viaggiare, ma con modalità diverse.

Il turismo outdoor, per esempio, fa registrare un significativo balzo in avanti nel nostro Paese, in risposta alla comprensibile necessità degli Italiani di trovare nuove formule che coniughino le vacanze con la volontà di stare all’aria aperta, riscoprendo la natura e riscattando i lunghi periodi passati in casa tra lockdown e smart working.

I dati 2020 dell’Osservatorio del Turismo Outdoor

A confermare questa tendenza arriva anche la quarta edizione dell’Osservatorio del Turismo Outdoor realizzato da Human Company (gruppo ricettivo e ristorativo leader in Italia nell’ospitalità open air) in collaborazione con The Data Appeal Company. Un’analisi che ha provato non solo a mappare l’andamento del settore, ma anche a fare una prima importante valutazione per delineare l’impatto del Covid-19 sull’outdoor italiano.

Il rapporto, che prende in considerazione i dati raccolti tra gennaio e agosto 2020 su circa duemila strutture ricettive dell’outdoor in Italia (18,5% villaggi e 81,5% campeggi), parla di un comparto che, tenendo conto della situazione generale, mostra un andamento tutto sommato positivo.

Se è vero infatti che anche il settore della ricettività outdoor ha subito una inevitabile flessione in Italia nel 2020, è altrettanto vero che si tratta di un dato migliore di quello registrato in media sulla ricettività nazionale: – 54% per le strutture all’aria aperta, contro il -62% del dato generale. Insomma, pare che l’outdoor sia riuscito a contenere le perdite, registrando una flessione molto più contenuta, segno evidente che il turismo all’aria aperta è una tendenza in espansione nel nostro Paese.

Gli Italiani che scelgono l’outdoor

Questo a fronte del fatto che, nel dopo lockdown, il 70,5% degli Italiani ha optato per il turismo outdoor, con una crescita del 26,6% rispetto all’anno precedente. Un dato che ha permesso anche un tasso di occupazione di +6 punti percentuali nel turismo outdoor rispetto all’offerta ricettiva italiana. A scegliere il turismo outdoor sono soprattuto le famiglie, che nel 2020 sono passate dal già significativo 61,7% al 67,4%, mentre sono in decrescita tutte le altre tipologie di viaggiatori. In particolare, a scegliere meno le strutture ricettive all’aria aperta sono i viaggiatori singoli, che però valutano con i voti più alti l’esperienza generale, e che quindi rappresentano un interessante segmento di espansione per il comparto.

L’indice di soddisfazione di chi sceglie l’outdoor

Cresce in generale la soddisfazione dei turisti che scelgono la ricettività outdoor: secondo i contenuti analizzati da The Data Appeal Company, l’indice medio di soddisfazione della clientela che nel 2020 ha scelto l’outdoor è pari a 83,9 punti su cento.

A convincere i viaggiatori sono soprattutto l’atmosfera e l’accoglienza, indice del fatto che quella dell’outdoor è soprattutto una scelta dettata da una necessità di una vacanza diversa, che comprenda soluzioni familiari e la possibilità di passare del tempo all’aria aperta. Più in affanno i punteggi rispetto ai temi delle dotazioni delle strutture ricettive e della sicurezza (in cui le strutture outdoor vengono valutate 46,5 su 100): un tema che, in un anno come il 2020, è cruciale per tutti i turisti, con un sentiment generale che non può che essere crollato in qualsiasi situazione si scelga di viaggiare.

È anche vero però che, guardando al livello di fiducia sulle azioni anti-Covid intraprese dalle strutture ricettive, l’outdoor ne esce ancora una volta positivamente. Il Covid Safety Index, un indice elaborato da The Data Appeal Company per rilevare e analizzare la percezione che hanno gli utenti del livello di sicurezza durante la pandemia, evidenzia un grado di soddisfazione piuttosto alto per i turisti che hanno scelto l’outdoor: 85 punti su 100 contro ai 73,7 ottenuti dal resto dell’offerta ricettiva.

Variazioni regionali

Il rapporto sul turismo outdoor di Human Company elabora anche un focus regionale. Secondo questi dati locali, è la Valle d’Aosta la regione a cui i turisti assegnano il più alto livello di gradimento (89,5 punti su 100), seguita dal Trentino (88,7 punti) e dall’Alto Adige (88 punti). Fanalino di coda per le strutture ricettive della Sardegna (80,3 punti di gradimento) e della Calabria (81 punti). La Basilicata è invece la regione che nel 2020 fa registrare la variazione più alta rispetto allo stesso periodo del 2019, portando l’indice di gradimento a 82 punti (+4,3%).

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Torino ottiene la Airport Health Accreditation rilasciata da Aci World e Aci Europe

L’Aeroporto di Torino ottiene la certificazione Airport Health Accreditation rilasciata da Airports Council International (Aci) World e da Aci Europe. Il programma internazionale dell’Associazione internazionale degli aeroporti valuta le misure e le procedure sanitarie introdotte dagli scali a seguito della pandemia Covid-19, in conformità con le raccomandazioni dell’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (Icao – Council Aviation [...]→ Leggi alla Fonte

Click It: arriva il portale dei viaggi undertourism

Offrire agli operatori italiani di qualità, attualmente polverizzati sul territorio, un portale-vetrina digitale di respiro inizialmente nazionale e poi globale. Click It si propone come il sito dei viaggi undertourism: «Il nuovo paradigma per un turismo orientato al territorio e alle esperienze, alternativo ai tradizionali cataloghi mare e montagna dei prodotti di massa – racconta [...]→ Leggi alla Fonte

Zampino (Fiavet Calabria): «Un piano per favorire le agenzie di viaggio»

«La Fiavet in Calabria ha raddoppiato gli associati, non è un risultato da poco, visto il periodo», così il presidente di Fiavet Calabria Giuseppe Zampino, che abbiamo incontrato al Ttg Travel Experience. «Stiamo lavorando su diversi fronti, sempre per sostenere e rafforzare le agenzie di viaggio. Innanzitutto mi preme ringraziare la giunta regionale, specialmente la [...]→ Leggi alla Fonte

Umbria da scoprire: benvenuti in Valnerina, dove si punta tutto sul turismo slow

Umbria, la Valnerina è ormai regina del turismo slow. Sarà perché ha tutte le carte in regola per rilassare i suoi visitatori.
Foliage e profumi, feste che invitano a rallentare e assaporare i momenti felici. Natura incontaminata e prodotti golosi, dallo zafferano al tartufo, ai salumi. E certe magiche atmosfere a  Natale, quando i borghi dell’Umbria si illuminano e regalano ai turisti emozioni purissime.
Dal 27 ottobre
sarà ancora più facile, per i turisti del Sud Italia, fare un salto da queste parti.
Un nuovo volo, bi-settimanale (Ryanair) collegherà Palermo e Perugia. E permetterà a una platea sempre più ampia di ammirare questo territorio, così prodigo di suggestioni. Un territorio che,  anche in un periodo difficile come questo, è riuscito a essere fortemente attrattivo.
Basta dare un’occhiata ai dati.

Umbria e Valnerina, la Cascata delle Marmore nel cuore degli italiani

La sola Cascata delle Marmore, simbolo riconducibile dell’Umbria e della Valnerina, nei primi 15 giorni di agosto ha segnato 85mila visitatori (nel 2019 erano 55mila) che hanno potuto apprezzare la bellezza del luogo nelle 11 ore di apertura quotidiana.  Mentre il Museo delle Mummie di Ferentillo ha registrato 1500 visitatori a luglio con un + 65%  rispetto all’anno precedente, grazie anche all’introduzione del biglietto integrato che permette di visitare oltre alle cascate e il museo anche l’abbazia di San Pietro in Valle.

Leggi anche: Valnerina, così si rilancia il turismo 

Umbria e Valnerina, in bici è più bello

La Valnerina è anche un territorio ideale anche per chi ama le due ruote. La ex ferrovia Spoleto-Norcia ne è un chiaro esempio, una ciclabile piena di suggestione apprezzata da viaggiatori di tutta Italia e non solo. Recentemente è stato inaugurato il nuovo tracciato della ciclovia del fiume Nera e del percorso ciclabile della Via di Francesco che si sviluppa da Sant’Anatolia di Narco alla Cascata delle Marmore. Il percorso si snoda per una lunghezza di circa 30 chilometri lungo la sponda sinistra del Nera, utilizzando strade minori a bassa e bassissima intensità di traffico, toccando i centri urbani di Scheggino, Ferentillo e Arrone.

I percorsi per le due ruote

L’itinerario – spiega la Regione – costituisce anche un primo tratto del percorso ciclabile della Via di Francesco di cui si realizza la segnalazione in campo, che si aggiunge a quello pedonale, ampliando l’offerta ciclistica anche nel settore dei cammini. Ora si sta lavorando per completare la ciclovia del Nera verso il Tevere, con la realizzazione dei tratti mancanti Cascata delle Marmore-Terni, Terni-Narni e San Liberato-Otricoli, per i quali la Regione ha già individuato le risorse finanziarie, per proseguire verso Roma con la ciclovia del Sole ora in fase di programmazione a livello nazionale.

In ultimo va ricordato che la ciclovia del Nera fa anche parte della rete ciclabile nazionale Bicitalia, definita in collaborazione con il Mit (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti) e le altre Regioni, di cui ne costituisce un importante tassello lungo l’asse Civitavecchia-Orte-San Benedetto del Tronto”.

Umbria e Valnerina, camminare sulle orme dei Santi

Ma la Valnerina è anche sinonimo di religione: basti pensare a Cascia o a Norcia. La cittadina famosa, per il culto di Santa Rita è meta da sempre di un pellegrinaggio significativo, sono infatti tanti coloro che visitano il santuario tanto che nel solo mese di agosto Cascia è stata al nono posto tra le città umbre più visitate dagli italiani.

E poi come non citare San Benedetto, Patrono d’Europa, a cui è dedicato il cammino omonimo che dalla sua città natia, Norcia, porta a Cassino in un viaggio lungo 300km che per quel che riguarda l’Umbria coinvolge i monti Sibillini e prosegue verso Castelluccio, Cascia e Monteleone di Spoleto, uno dei borghi più belli e caratteristici della Valnerina. Insomma un prodotto di punta parte integrante di quel turismo slow che sempre di più interessa e che fa dell’Umbria una meta da amare.

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