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Laghi, valli e monti: il paradiso delle vacanze all’aria aperta è tra il Lago Maggiore e le Alpi piemontesi

Magnifici panorami in cui immergersi camminando o pedalando. Sentieri e ferrate su cui inerpicarsi con scarponcini e bastoni. Acque cristalline in cui tuffarsi d’estate e candide piste innevate sulle quali lanciarsi in inverno. Non manca nulla in questo angolo di Piemonte, che confina con Svizzera e Lombardia: laghi, valli, montagne e parchi da scoprire in una vacanza all’aria aperta, magari invogliati dall’arrivo della primavera.

Facile da raggiungere da ogni parte d’Italia – a circa mezz’ora dall’aeroporto di Milano Malpensa – il Distretto Turistico dei Laghi Monti e Valli è un territorio affascinante, ricco di storia, natura e buona cucina. Si estende dal versante piemontese del Lago Maggiore fino alle Alpi Pennine, su cui svetta il Monte Rosa, e Lepontine. Percorrendolo, si incontrano gli specchi d’acqua del Lago d’Orta e del Lago di Mergozzo e si attraversano le sette valli del territorio dell’Ossola, disposte a foglia d’acero nella piana del fiume Toce, che, più su, con i suoi 143 metri di altezza è considerata uno dei più bei salti dell’arco alpino.

A piedi o in bici intorno al Lago Maggiore 

Il Colosso di Arona, dedicato a San Carlo Borromeo, è situato in una posizione panoramica unica che abbraccia tutto il versante meridionale del lago, fino alla sponda lombarda, dove si erge la medievale Rocca di Angera. Il monumento, alto 35,10 metri, è la seconda statua di rame più alta del mondo, dopo quella della Libertà a New York, che raffiguri un essere umano. Costruito in maniera tale da permettere ai visitatori di entrare (in tempi normali) per fermarsi sulla sua terrazza, o di salire fino alla testa per guardare fuori attraverso le fessure degli occhi del Santo, il “San Carlone”, come lo chiamano affettuosamente gli abitanti, è una tappa obbligata per scoprire, in un colpo d’occhio, le meraviglie del Lago Maggiore.

Tra le colline su due ruote

Poco più a sud, sempre ad Arona, si trova l’ingresso al Parco dei Lagoni di Mercurago, area naturale protetta e primo insediamento palafitticolo rinvenuto in Italia. Inserito dal 2011 nella lista dei Beni Patrimonio dell’umanità dell’Unesco, è uno dei luoghi da non perdere se si ama passeggiare immersi nel verde, osservando il volo degli uccelli migratori attratti dalla presenza delle zone umide, e i cavalli della razza Dormello Olgiata nei ranch della zona.

Se invece è la bicicletta il mezzo preferito, da Arona si può salire verso Stresa seguendo l’Anello Stresa-Arona, oppure si può scegliere il percorso – che è anche uno degli itinerari del Giro d’Italia – che attraversa le colline del Vergante, dove si coltivano i fiori tipici del Lago Maggiore (camelie, rododendri e azalee), e porta fin su in vetta al Mottarone (1492 metri), la montagna detta “dei due laghi” perché posta esattamente tra il Lago Maggiore e il Lago d’Orta. Qui, se d’inverno si scia, durante la bella stagione, oltre a godere di una splendida vista panoramica fino al Monte Rosa, si possono percorrere i sentieri di trekking alla portata di tutti, famiglie comprese, e gustare la Toma del Mottarone o altri prodotti tipici nei rifugi del posto, prima di tornare a Stresa (con la funivia, in auto o in bicicletta) o di deviare verso Baveno, da dove parte la via Ferrata dei Piccassas, così chiamata in ricordo dell’antico mestiere dello scalpellino.

I giardini del Lago Maggiore

Una volta arrivati a Stresa, impensabile non visitare le Isole Borromee: la barocca Isola Bella, con il suo palazzo e i magnifici giardini all’italiana, e la romantica Isola Madre, con il suo parco in stile inglese e la residenza cinquecentesca. Così come vale la pena di ritagliarsi una “pausa caffè con i pavoni” al Parco Pallavicino, villa ottocentesca di stile neoclassico, che ospita, nei 18 ettari del suo giardino, un vera e propria riserva faunistica: 50 specie tra mammiferi e volatili, tra cui anche alcuni esemplari selvatici salvati dalla guardia forestale, accuditi da un team di esperti veterinari.  

Lo stesso benvenuto al visitatore lo danno, più su, a Verbania, i Giardini Botanici di Villa Taranto, definiti “museo di rarità” per le oltre 3 mila piante che disegnano aiuole, prati e terrazze e circondano gli specchi d’acqua. Ci si arriva, via terra, attraversando a piedi o in bicicletta, la Riserva Naturale Speciale di Fondotoce, habitat perfetto, con i suoi canneti, per la nidificazione e lo svernamento di numerose specie di uccelli migratori. Da qui, parte anche la Ciclovia del Toce: un percorso adatto a tutta la famiglia che corre, tra boschi, borghi pittoreschi e prati, lungo l’intera piana fluviale, dal Lago Maggiore, attraverso l’Ossola inferiore e l’Ossola superiore fino a Domodossola.

Itinerari panoramici

Poco sopra Verbania, oltre a visitare il Sacro Monte della Trinità di Ghiffa, uno dei sacri monti alpini inseriti nel 2003 tra i Beni Unesco Patrimonio dell’umanità, dove regalarsi passeggiate vista lago su sentieri adatti ad adulti e bambini, si può intraprendere, in mountain bike l’itinerario Slow Panorama che segue la celebre Linea Cadorna (il sistema difensivo italiano della frontiera Nord, dal 1915) e che permette di ammirare dall’alto la vista a picco sul Lago Maggiore. Tra i tanti percorsi possibili, la cima di Morissolo è un vero e proprio balcone sul lago che si raggiunge tramite un sentiero lungo il quale si visitano le gallerie fortificate della storica Linea.

Da qui, si scende di nuovo verso il lago, diretti a Cannobio o Cannero Riviera, centri turistici ricchi di strutture ricettive attrezzate dove praticare vela, windsurf ma anche nordic walking, oppure ci si inoltra nella Valle Cannobina, ad ammirare lo spettacolo naturale degli orridi creati dalle acque del torrente Cannobino: uno su tutti l’Orrido di Sant’Anna così chiamato per il piccolo Oratorio del 1638 che lo domina. Nella valle si snodano anche sentieri escursionistici come la Strada Borromea, una mulattiera già percorsa da San Carlo Borromeo nel 1574 e oggi transitabile a piedi.

Tra valli e monti, nei parchi naturali

A piedi nella natura incontaminata

A piedi è il modo migliore per conoscere il vicino Parco Nazionale Val Grande, anche perché i 15 mila ettari di quest’area naturale unica in Europa sono accessibili solo durante la bella stagione, attraverso passi e sentieri percorribili con una guida esperta e abilitata. L’attraversamento del parco può durare anche più giorni, ma è possibile dormire in rifugi e bivacchi in mezzo alla natura incontaminata.

Anche nei vicini Parco Naturale dell’Alta Valle Antrona ricco di sorgenti e laghetti, e Parco Naturale Veglia Devero, chiamato anche “piccolo Canada” per la spettacolarità dei suoi paesaggi e dei colori, la presenza umana è modesta, tanto che durante le escursioni è perfino possibile avere un incontro ravvicinato con stambecchi e marmotte. 

Il “ritorno alla civiltà” dopo  questa immersione nella natura è sicuramente a Domodossola, capoluogo ossolano e “Borgo della Cultura”, dove passeggiare tra le testimonianze artistiche del passato rinascimentale e gustare le specialità enogastronomiche della zona (pane nero, la sua versione dolce Crescenzin, gnocchetti all’ossolana, Brisaula Val d’Ossola ma soprattutto il formaggio Bettelmat, da “innaffiare” con il rosso Valli Ossolane DOC) prima di riprendere il cammino verso il Sacro Monte di Domodossola, patrimonio Unesco, o anche sulla via dei Torchi e dei Mulini, itinerario escursionistico lungo antiche strade di pietra che conduce da Villadossola al Sacro Monte Calvario e prosegue – per i più esperti – fino a Bognanco. 

Sulle vette più alte

La Valle Vigezzo, invece, è perfetta per essere percorsa in bici da adulti e bambini, sul circuito cicloturistico Vigezzo in Bici che, da Druogno a Re, attraversa la cosiddetta “Valle dei pittori“, passando per il capoluogo Santa Maria Maggiore. Non mancano, naturalmente, percorsi più impegnativi per ciclisti esperti nelle vicine valli Antigorio-Formazza.

Ed è proprio in alta Valle Formazza che si ammira la maestosa Cascata del Toce. Ci si arriva con percorsi escursionistici o in mountain bike, ma si può godere dello spettacolo della sua massima portata solo per brevi periodi nel corso dell’anno, in quanto le acque del Toce vengono raccolte nel bacino di Morasco, a monte della Cascata.

I borghi della zona sono tutti caratterizzati dalla tipica architettura Walser, ma il più particolare è probabilmente Macugnaga, in Valle Anzasca, storica località turistica e stazione sciistica che è anche punto di partenza per le escursioni sul versante est del Monte Rosa (4.634 metri). Qui si estende l’Oasi Faunistica di Macugnaga, istituita nel 1969, che ha permesso la ripopolazione spontanea degli stambecchi, ma merita una visita anche la Miniera d’oro della Guia (ingresso solo su prenotazione): inattiva dal 1961, racconta, lungo un percorso di circa 1 km e mezzo, il lavoro nella miniera, nella quale è ancora possibile vedere autentici filoni di pirite aurifera.

Chiare, fresche e dolci acque 

Lago di Mergozzo, piccolo paradiso

Da felpa e scarponcini al costume da bagno basta poco, giusto il tempo di arrivare dal Monte Rosa al Lago di Mergozzo. Interdetto alla navigazione delle barche a motore, questo piccolo specchio d’acqua, lungo 2 km e mezzo e profondo al massimo 74 metri, è uno dei più limpidi e incontaminati di tutta Italia, ed è l’ideale non solo per chi ama gli sport acquatici ma anche per chi vuole semplicemente rilassarsi nuotando. Collegato al Lago Maggiore da un canale non navigabile e dalla striscia di terra su cui si estende la Riserva Speciale di Fondotoce, il territorio che circonda il lago può essere scoperto percorrendo le piste ciclabili e i tanti sentieri che si intrecciano nell’area. Come il Sentiero Azzurro, un percorso storico-ambientale che parte da Mergozzo e segue il perimetro del lago fino a risalire, attraverso una mulattiera, il versante orientale del Montorfano.

Lago d’Orta, romanticismo e mountain bike

Azzurro è anche il nome dell’Anello che circonda il Lago d’Orta: copre l’intero perimetro del bacino per ben 40 km ed  è percorribile sia a piedi, sia – per buona parte – in mountain bike. Ma tanti sono anche i sentieri e i percorsi che si snodano all’interno dei borghi e tra i boschi di castagni, fanno tappa ad antiche chiese e santuari e permettono di scoprire il meglio di entrambi i lati di questo lago. Come l’escursione al Santuario della Madonna del Sasso, che si può raggiungere in mountain bike o – se si è ben allenati – a piedi, oppure come la strada che attraversa la Valle Strona (anche questa riservata ai più esperti).

Cantato da Balzac e Montale, il romantico Lago d’Orta ha dato i natali anche a Gianni Rodari che, proprio su queste sponde, a Omegna, nacque un secolo fa. Omegna, che a partire dalla prima metà del Novecento fu importante polo industriale, è il capoluogo del lago e merita di essere visitata con un trekking urbano alla scoperta dei suoi luoghi simbolo, tra cui il Parco della Fantasia, dedicato a Rodari, e il Forum, ex fonderia, ora polo culturale. 

A passo lento va visitata anche Orta San Giulio, per godere dell’atmosfera d’altri tempi che si respira nel borgo, ammirando gli affreschi e il porticato del Palazzo della Comunità, l’elegante Piazza Motta, i palazzi signorili e la Salita della Motta che porta alla quattrocentesca Chiesa dell’Assunta. Basta una mezz’ora di salita, poi, per raggiungere a piedi, dal centro storico del borgo, il Sacro Monte di Orta, complesso monumentale cinquecentesco dedicato a San Francesco d’Assisi, inserito nella lista Unesco dei Beni Patrimonio dell’Umanità.

Prima di imbarcarsi su un battello o su un motoscafo per raggiungere l’incantevole Isola di San Giulio e percorrere in silenzio la Via della Preghiera e della Meditazione che si snoda ai piedi della Basilica di San Giulio e dell’Abbazia Benedettina Mater Ecclesiae, merita una visita anche Legro, frazione di Orta, detta “il paese dei muri dipinti”: qui artisti di tutto il mondo hanno decorato le mura delle abitazioni con scene di film girati sul lago e altri colorati affreschi. 

 

Tutti gli itinerari di trekking adatti a principianti ed esperti, adulti e bambini, si trovano nella guida Slow Trek distribuita presso gli uffici turistici del territorio o scaricabile in versione e-book sui siti distrettolaghi.it e lagomaggiorexperience.it

 

 

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Viaggio di nozze in Giappone: un sogno per due tra natura, cultura e spiagge paradisiache

Pianificare un viaggio è già un po’ partire. Ecco perché, in questi mesi di attesa, è importante  immaginare e scegliere la vacanza perfetta o, addirittura, la luna di miele dei sogni. Il 45 per cento dei matrimoni italiani programmati per il 2020, infatti, è stato rimandato al 2021, sicurezza permettendo. Un rinvio che aumenta il desiderio di trovare la destinazione ideale per coronare il proprio sogno d’amore, una meta al di sopra di ogni aspettativa e che sappia sorprendere e affascinare, proprio come il Giappone.

Già nel 2019 il paese del Sol Levante aveva richiamato più di 31 milioni di visitatori da tutto il mondo attratti dalle meraviglie e dai contrasti di Tokyo, Kyoto e Osaka, ma il Giappone più bello è quello inesplorato e inaspettato, capace di offrire allo stesso tempo spiagge paradisiache, natura incontaminata e gioielli di architettura religiosa incastonati nel paesaggio. Luoghi nascosti e intimi che fanno del Giappone la meta ideale per una luna di miele indimenticabile, in ogni stagione dell’anno, tra relax e scoperta, accolti dall’impareggiabile omotenashi nipponica, la cultura dell’ospitalità a tutto tondo profondamente radicata nel Paese.

Luna di miele in Giappone: emozioni su misura

La ricchezza e la varietà del territorio giapponese che, con le sue quattro isole maggiori, Hokkaidō, Honshū, Shikoku e Kyūshū, copre il 98 per cento della sua estensione totale, lo hanno reso la destinazione “di miele” più ambìta degli ultimi anni. Qui il matrimonio nasce sotto i migliori auspici perché ogni desiderio e temperamento viene soddisfatto: dalle esigenze più romantiche e culturali alle passioni più active e avventurose. Per facilitare la scelta e pianificare un viaggio di nozze su misura per i  desideri di ogni coppia, JNTO Ente Nazionale del Turismo Giapponese ha studiato minuziosamente nuovi modi di vivere la luna di miele, esperienze in grado trasformare ogni tappa in un’emozione unica, un’immagine nitida nella memoria da ricordare per sempre.

Il giro in risciò nel caratteristico quartiere di Asakusa a Tokyo, il glamping ai piedi del Monte Fuji, il bagno termale nell’antica valle del vulcano Hakone, la cerimonia del tè a Kyoto, il tramonto sul mare davanti alla grande porta rossa del santuario di Itsukushima, il volo in elicottero sulla baia di Osaka. E ancora, un tuffo nelle acque cristalline delle paradisiache spiagge di Ishigaki, a sud dell’arcipelago delle Ryukyu e dell’isola di Miyako, meta favorita degli innamorati in Giappone, sono tutte proposte perfette da vivere in due, all’inizio di una nuova vita insieme. Ma l’emozione di trovarsi al cospetto delle maestose architetture religiose conosciute in tutto il mondo, come il Tempio Kiyomizu-dera di Kyoto con le sue terrazze su palafitte, il Castello di Himeji dall’inconfondibile profilo immacolato, il Tempio Horyuji di Nara, antica capitale del Paese, resta una delle esperienze più suggestive.

Tra natura e cultura: mille esperienze per chi viaggia dopo il “sì”

Isolarsi dal resto del mondo e vivere intensamente il primo viaggio da sposi è il primo desiderio di ogni coppia in luna di miele. Un bisogno di intimità e ispirazione a cui il Giappone sa rispondere in tanti modi, a partire dai suoi meravigliosi templi dove il tempo sembra essersi fermato: alla loro scoperta vanno dedicati almeno un paio di giorni, da vivere insieme, nel silenzio. Nella prefettura di Fukui, per esempio, si trova uno dei più antichi e spettacolari templi Zen del Sol Levante, il Tempio Eiheiji, composto da più di 70 edifici e sette monasteri protetti da cedri di montagna, al cui interno è possibile soggiornare per vivere un’esperienza ascetica di due giorni tra meditazione, letture di antichi aforismi e cucina vegetariana stellata.

Per sperimentare un’esperienza di coppia in totale comunione con la natura, poi, si può scegliere di dedicarsi al forest bathing nella strepitosa cattedrale verde della foresta di bambù di Arashiyama o nella foresta di cipressi di Akasawa, vicino a Nagano, spostandosi a bordo dei celebri “treni proiettile” lungo la linea ferroviaria superveloce Shinkansen. Basta immaginarsi, mano nella mano, nei boschi dai mille colori, in ascolto dei suoni delle cascate e dei ruscelli, per capire che qui l’emozione è sempre presente.

Un tuffo nel blu tra le isole del Giappone

Non c’è viaggio di nozze da sogno senza un angolo di paradiso in riva al mare. Sulla piccola isola di Miyakojima l’Eden è a portata di mano: relax e silenzio si alternano a romantiche passeggiate in bicicletta o a piedi, snorkeling alla scoperta dei fondali marini e cocktail in riva al mare, pieds dans l’eau. Una visita alla spiaggia di Yonaha Maehama, lingua di costa incontaminata di 7 km, poi, diventa la migliore escursione da fare a piedi, immersi in un panorama da cartolina. Anche Yoronjima, nella prefettura di Kagoshima, è un paradiso tropicale da sogno. Qui non manca nemmeno il brivido della “spiaggia fantasma” che appare solo quando la marea è bassa e sembra collegare idealmente l’isola a Okinawa e Kagoshima.

Non solo paesaggi: il Giappone da gustare

Ma la millenaria cultura giapponese passa soprattutto attraverso il cibo, un’esperienza perfetta da vivere in coppia, un viaggio nel viaggio alla scoperta di sapori unici, ricercati in tutto il mondo, dal sushi al ramen, fino al pregiato manzo Kobe. E se Tokyo è la città con più ristoranti stellati al mondo, a Osaka si può sperimentare un’altra versione della cucina giapponese tra i vicoli e le strade che circondano il quartiere Dotonbori, pieni di ristoranti (celebri quelli di granchi), bar e izakaya, locali tipici dove si servono bevande accompagnate da piatti misti. Lungo il fiume, poi, le bancarelle servono takoyaki (polpette di polpo), ciotole fumanti di ramen kushikatsu (spiedini fritti) in grado di coinvolgere i cinque sensi a ogni assaggio.

Ed è così che, tra i ciliegi in fiore, immersi nella natura, accanto a un antico tempio da cui ammirare il panorama, il Giappone si rivela il luogo perfetto per ricordare le promessa d’amore e rinnovarle. Per tutta la vita.

Info: Japan Travel

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Carnevale 2021, quando e come festeggiare

Carnevale nel 2021 quando cade? Dove e come sarà festeggiato? Scopriamo insieme le date e le modalità per celebrare la festa più pazza e allegra dell’anno. Mentre alla prima domanda è facile rispondere, per la seconda pesa il clima d’incertezza a cui ci ha abituato la pandemia. Fino ad oggi, dalle grandi città ai piccoli borghi, nessuno sfuggiva alla tentazione di organizzare eventi in maschera, sfilate e spettacoli che rievocano antiche usanze. Ciascuno con la propria storia, tradizione e specialità di dolci tipici. Se un tempo era il momento ideale per concedersi una settimana o un weekend di vacanza, in Italia o in qualche capitale europea, oggi le limitazioni di sicurezza richiedono prudenza.

Vediamo, allora, se e come verranno organizzati i festeggiamenti di questo Carnevale 2021 nelle principali località italiane con uno sguardo anche agli eventi all’estero.

 

Quando è Carnevale nel 2021?

La data del Carnevale è diversa ogni anno e viene calcolata in base alla Pasqua, che si celebra la domenica dopo il primo plenilunio di primavera: quest’anno sarà il 4 aprile. Da questa data si deve tornare indietro di 6 settimane: la prima (o la sesta, se si conta dalla Pasqua) è quella del Carnevale. Nel 2021 i festeggiamenti si svolgeranno tra l’11 febbraio e il 20 febbraio.

La lunghezza del periodo del Carnevale dipende anche dai modi e momenti diversi in cui viene festeggiato nelle regioni italiane. Per tutti, i giorni più importanti sono il giovedì grasso, che nel 2021 è l’11 febbraio, e il martedì grasso che cade il 16 febbraio, due giorni che segnano rispettivamente l’inizio ufficiale e la fine del Carnevale. Fa eccezione il Carnevale ambrosiano celebrato a Milano: qui, infatti, la conclusione è sempre il sabato grasso che, nel 2021, è il 20 febbraio, quattro giorni dopo rispetto al tradizionale martedì grasso.

Carnevale 2021: come si calcola e perché si festeggia

La fine del Carnevale segna l’inizio della Quaresima, un periodo di 40 giorni che precedono la Pasqua decisamente più sobrio e rigoroso. Il nome stesso del Carnevale deriverebbe dalla possibilità di mangiare carne prima di iniziare l’alimentazione più contenuta e meno ricca richiesta dalla Quaresima. E anche da qui deriva l’aggettivo grasso usato fin dalle origini per indicare i giorni principali del Carnevale, il martedì e il giovedì: erano questi gli ultimi momenti in cui si poteva mangiare carne e lasciarsi andare agli eccessi, alimentari e non.

Carnevale 2021 in Italia

In Italia si svolgono alcune delle feste di Carnevale più belle e celebri del mondo: da quello sfarzoso e scenografico di Venezia a quello più dissacrante di Viareggio, da quello storico di Ivrea, con la spettacolare Battaglia delle arance, a quello di Putignano, il più antico d’Europa. A renderlo unico e sempre originale in ogni luogo della penisola sono anche le diverse maschere regionali e i dolci tipici di questa festa.

Carnevale di Venezia: in forse lo storico spettacolo in Laguna

Il Carnevale di Venezia è il più scenografico e sfarzoso della penisola. Per il momento il programma e le modalità dell’edizione 2021 sono in via di definizione sulla base dell’andamento dell’emergenza sanitaria. Difficile immaginare questa festa senza l’atmosfera sontuosa d’altri tempi a cui siamo abituati. Dal Cinquecento alla fine della Repubblica Serenissima, infatti, il Carnevale in laguna coincideva con la stagione teatrale, quando si partecipava mascherati a sontuose feste in costume. E, da sempre, calli, campielli, canali e le sale di palazzi storici si trasformano in un grande palcoscenico, in cui sfilano persone in maschera. Il cuore della festa è, naturalmente, Piazza San Marco dove si tiene anche l’evento clou: lo spettacolare Volo dell’Angelo introdotto dalle tradizionali sfilate di rievocazione storica, che apre ufficialmente i festeggiamenti. Chissà che, prendendo le misure di sicurezza necessarie, almeno a questo non si debba rinunciare.

Carnevale di Viareggio, la sfilata di carri allegorici è solo rimandata

È tra i più famosi e dissacranti della penisola. Ogni anno durante il Carnevale di Viareggio vanno in scena sfilate di carri allegorici – vere e proprie opere d’arte di cartapesta alte fino a 20 metri – che prendono di mira personaggi famosi della politica o dello spettacolo. Un tema che riprende l’origine di questo Carnevale, nato il martedì grasso del 1873 quando alcuni ricchi borghesi decisero di mascherarsi per protestare contro le tasse. E anche nel 2021 la città non intende perdere l’occasione per sbeffeggiare i tanti protagonisti della scena pubblica. Come? Organizzando un Carnevale Universale, dedicato a tutte le tradizioni, storie e culture del Carnevale nel mondo ma rimandando l’evento a tempi (si spera) più sicuri: l’appuntamento, infatti, è previsto dal 18 settembre al 9 ottobre 2021 e, per la prima volta, in quasi 150 anni, i carri del Carnevale di Viareggio sfileranno tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.

Carnevale di Ivrea: sospesa la storica Battaglia delle arance

Il Carnevale di Ivrea (TO) è un evento storico che ogni anno prevede un ricco programma di eventi folcloristici, tra sfilate di carri allegorici, rievocazioni storiche e la spettacolare Battaglia delle arance, divenuta il simbolo di questa festa. Per il 2021, però, è stato deciso di sospendere qualunque tipo di festeggiamento dal vivo e di creare la prima edizione virtuale della sua storia per non rinunciare allo spirito di quanti condividono l’amore e la passione di questa festa. Fino alla fine di febbraio, dunque, si potrà partecipare al contest Un Carnevale di ricordi, l’iniziativa social attraverso la quale raccogliere immagini, video e storie vissute durante le precedenti edizioni, segnalate con l’hashtag #uncarnevalediricordi, che permetteranno di rivivere i momenti e le emozioni di questa festa unica nel suo genere.

I 20 Carnevali più belli d’Italia

Carnevale in montagna

Oltre alle feste tradizionali, la montagna ha sempre offerto la meta ideale per passare il periodo di Carnevale sulla neve. Complice anche la chiusura delle scuole per qualche giorno, che quest’anno è prevista tra il 13 e 20 febbraio, con diversità da regione a regione. Tra discese con gli sci (se gli impianti saranno aperti), piste da fondo, ciaspolate o, più tranquillamente, in passeggiata, non c’è che l’imbarazzo della scelta. E, grazie alle nevicate abbondanti di queste settimane, il divertimento è assicurato!

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Carnevale di Nizza: sospeso lo spettacolo di fiori e colori in riva al mare

Il Carnevale di Nizza è da sempre uno degli eventi in maschera più noti e famosi del Vecchio Continente e offre l’occasione di concedersi una breve vacanza oltreconfine. L’attuale situazione sanitaria, però, ha costretto la città a sospendere l’appuntamento del Carnevale per il 2021. Niente sfilate, dunque, lungo la celebre Promenade des Anglais, palcoscenico da sempre per parate, spettacoli di artisti di strada e show di gruppi internazionali che l’animavano, ininterrottamente, giorno e notte. E grande assente, quindi, anche la famosa Battaglia dei Fiori, con il caratteristico corteo di carri floreali e il lancio di migliaia di fiori da parte di ragazze in maschera.

Carnevale di Rio de Janeiro

A fare notizia ogni anno è il Carnevale di Rio de Janeiro, il più grande Carnevale del mondo. E quest’anno ancora di più dato che, a causa dell’emergenza sanitari, gli organizzatori hanno deciso di rimandarlo a tempi più sicuri. Quando? Le date previste saranno dal 9 al 12 luglio 2021 per concludersi con una grande festa il 19 luglio. Forse non ci saranno le folle oceaniche dai costumi coloratissimi che solitamente si riversano nelle strade a ritmo di samba e ci saranno in misure contenute anche durante le famose sfilate nel Sambodromo di Rio, ma c’è da aspettarsi che lo spettacolo sarà garantito!

Per l’altro famoso Carnevale d’oltreoceano, quello di New Orleans (USA), si è scelta la prudenza. Gli organizzatori hanno, infatti, deciso di rinunciare per quest’anno alle coloratissime sfilate dalle radici afro e suoni blues, e alla grande parata del mardi gras, il martedì grasso. Ma stanno prendendo in considerazione una parata virtuale.

Carnevale delle Isole Canarie

Il Carnevale delle Isole Canarie (Spagna) è tra i più colorati e divertenti d’Europa. Le feste più famose si svolgono a Santa Cruz de Tenerife (Tenerife) e a Las Palmas (Gran Canaria). Una tradizione secolare che negli ultimi decenni si è trasformata in una grande attrattiva per abitanti e visitatori. Alla quale, però, quest’anno le isole dovranno rinunciare: le misure di sicurezza sanitaria hanno, infatti, costretto gli organizzatori a rinviare l’appuntamento con il Carnevale direttamente al 2022. Ma l’appuntamento con pazze sfilate e la famosa Battaglia della farina tra partecipanti in look total white è solo rimandato!

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Carnevale di Trinidad

La pandemia, purtroppo, non ha fatto sconti a nessuno. E perfino l’esotico Carnevale di Trinidad, il più grande Carnevale dei Caraibi, che ogni anno anima le vie della città con sfilate coloratissime a ritmo di Calipso e Soca, è stato sospeso per quest’anno.

 

A cura di Manuela Florio

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Brescia 2021: emozioni ed esperienze tra arte e natura

«Brescia la forte, Brescia la ferrea». Così Giosuè Carducci descriveva la Leonessa d’Italia nelle sue Odi Barbare. E forte e ferrea Brescia lo è ancora, e lo ha dimostrato, ma è anche vivace, moderna, con lo sguardo rivolto al futuro e le radici ben piantate nella sua storia e nelle sue tradizioni. 

Lo raccontano le strade del centro storico, intorno all’area monumentale del Foro Romano, patrimonio Unesco, e quelle del quartiere del Carmine, un tempo zona da evitare, oggi imperdibile per il suo fermento creativo a tutte le ore del giorno. Lo racconta l’imponente Castello sul monte Cidneo, dove durante le 10 giornate di Brescia gli Austriaci si arroccarono per frenare l’insurrezione, e le stazioni della rete metropolitana, veri capolavori di architettura contemporanea. Ma soprattutto lo racconta l’atmosfera che si respira in città e che avvolge di stupore ed entusiasmo chiunque arrivi da fuori.

Ecco perché – che sia per una gita fuori porta, per un weekend o più giorni di vacanza, da programmare non appena sarà possibile tornare a viaggiare, dopo le festività – Brescia è una delle mete da mettere in agenda per l’anno nuovo. Da visitare passeggiando nel centro storico, godendosi ogni angolo e palazzo, o spostandosi nei dintorni, per una settimana bianca fuori stagione in Valcamonica, un’immersione nella natura nei vicini laghi d’Iseo e d’Idro o un tour “tra le bollicine” in Franciacorta, sui colli ricoperti di vigneti.

Il cuore di Brescia, a spasso nella storia e nell’arte 

Facile da raggiungere (in auto come in treno), Brescia è facile anche da girare. Preferibilmente a piedi o in bicicletta se si comincia dal centro storico, in un itinerario “cronologico”, che parte dal parco archeologico dell’antica Brixia – villaggio celtico su cui fu costruita la città romana – e arriva al XX secolo, in piazza della Loggia, la più cara ai bresciani, ancor più dopo l’attentato del 1974. 

Un percorso da seguire con il cuore, più che con la guida della città in mano, cercando di ascoltare le voci della Storia, narrata dai monumenti stessi. Come la Vittoria Alata, statua in bronzo icona della città, datata I secolo d.C., che a giugno 2020, dopo due anni di restauri, è rientrata “a casa”: in quel Capitolium dove era stata rinvenuta nel 1826, ma in una collocazione tutta nuova, in cui dà spettacolo di sé. 

Brescia: cosa vedere e dove andare

O come l’imperdibile complesso di Santa Giulia, lascito d’epoca longobarda, oggi Museo della città, inserito nel World Heritage dell’Unesco, al cui interno va assolutamente visitata la medievale chiesa di Santa Maria in Solario, con gli straordinari affreschi rinascimentali di Floriano Ferramola e la Croce di Desiderio tempestata di 212 gemme, il più grande manufatto di oreficeria longobarda conosciuto.

Poi accade anche che passeggiando per le vie dello shopping – corso Magenta, corso Zanardelli, via X Giornate – si finisca per approdare in piazza della Vittoria, corte medievale riprogettata durante il fascismo, oggi salvata da un triste destino di maxi-parcheggio e diventata salotto accogliente, ai piedi dello storico palazzo delle Poste e del palazzo dell’Ina, uno dei primi grattacieli d’Italia, alto 15 piani.  

Brescia, un ponte fra tradizione e innovazione

Ognuno di questi luoghi racconta la storia e lascia, in chi osserva, l’incanto di un’epoca passata ma ancora viva. Una sensazione ancora più forte se si visitano palazzi d’epoca ristrutturati e trasformati in qualcosa di completamente nuovo, pur mantenendo la loro essenza storica. Come l’antico Palazzo Martinengo da Barco, edificato nel ‘500, restaurato e adeguato per ospitare le 21 sale espositive della prestigiosa Pinacoteca Tosio Martinengo, nella quale ammirare, tra le altre, opere di Raffaello, Lotto, Canova e Hayez.

O come palazzo Martinengo-Colleoni di Malpaga, uno dei più imponenti edifici barocchi della città, che ha ospitato il tribunale fino al 2009 e oggi è stato trasformato in polo culturale che accoglie creativi digitali, artisti e giovani imprenditori nei centri Mo.Ca., Ma.co.f (spazio di ricerca sulla fotografia italiana), Idra e Makers Hub.

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Passato e futuro si incontrano anche in una vecchia casa cantonale a pochi passi dalla stazione di Brescia: la Gare 82 (si chiama così perché dista esattamente 82 chilometri dalla stazione di Milano), una galleria d’arte diventata punto di riferimento per i creativi e gli artisti bresciani.

Così come punto di riferimento sono diventati gli Areadocks, vecchio magazzino ferroviario di via Sangervasio, unico posto in Italia scelto dalla street artist americana Colette Miller per riprodurre le sue ali d’angelo (che richiamano la Vittoria Alata), e l’associazione C.AR.M.E, Centro Arti Multiculturali e Etnosociali, che nella chiesa sconsacrata dei Santi Filippo e Giacomo, punta a riunire attori e fruitori del mondo della cultura contemporanea, promuovendo progetti che connettano Brescia ad altre realtà internazionali simili.

La chiesa sconsacrata, oggi chiamata Sala, si trova al Carmine, ex quartiere popolare riqualificato dall’inizio degli anni 2000 e considerato oggi zona di riferimento per la sua vivacità artistica e culturale: sono qui, per esempio, alcune delle sedi del Brescia Photo Festival, la rassegna internazionale di fotografia che “invade” la città a maggio ogni anno.

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Eventi e sapori nel bresciano

Proprio gli eventi sono un’altra buona ragione per programmare una visita a Brescia e i suoi dintorni. Senza aspettare la primavera o la storica Mille Miglia, la “corsa di auto d’epoca più bella del mondo” che nel 2021 partirà da Brescia il 12 maggio per farvi ritorno il 15 (ma il museo Mille Miglia è aperto tutto l’anno).

1000 Miglia, una corsa alla scoperta delle meraviglie d’Italia

Si può cominciare dal Carnevale di Bagolino, qui, maschere, “Bälärì” (Ballerini), e “Sonädùr” (Suonatori)  rinnovano ogni anno una tradizione che risale al  Cinquecento e non ha eguali in tutta Italia. Borgo medievale che guarda il lago d’Idro si raggiunge in un’ora di auto da Brescia ed è rimasto immutato nei secoli, con le sue stradine lastricate, le case in pietra e le fontanelle. 

Da non perdere, da queste parti, anche il formaggio Bagòss, presidio Slow food, un altro buon motivo per scegliere la zona del bresciano. Del resto, è impensabile non pensare a soddisfare, oltre allo spirito, anche il palato:  nel 2017, infatti, Brescia è stata insignita del titolo di Regione Europea della Gastronomia, assegnato dall’Istituto Internazionale di Gastronomia, Cultura, Arti e Turismo. Ed ecco allora in tavola i tradizionali “casonsèi”, pasta fresca ripiena di pangrattato e formaggio bagòss, i rustignì di Lumezzane, piatto contadino a base di burro, formaggio e uova, che alcuni ristoranti oggi servono in versione “elegante” come antipasto, e soprattutto il caviale di Calvisano da abbinare naturalmente a un vino Franciacorta.

Dove mangiare a Brescia e in Franciacorta: trattorie, ristoranti e cantine

Esperienze nella natura, sui laghi e in Franciacorta

Franciacorta significa buon vino, ma anche l’intero territorio in cui le blasonate bollicine note in tutto il mondo sono prodotte. Un territorio straordinario incastonato tra Brescia e il lago d’Iseo in cui inoltrarsi non solo per degustare le diverse versioni del vino nelle prestigiose cantine (molte delle quali si trovano in dimore storiche) ma anche per scoprire itinerari nella natura su e giù per le colline coperte di vitigni, lungo i cammini dei pellegrini (l’antica via Cluniacense) o nelle riserve naturali, come il Parco del Maglio, con i suoi Orti Botanici nei quali fare forest bathing, o le Torbiere del Sebino, a ridosso del lago d’Iseo. 

Lago d’Iseo: la vacanza perfetta

Da qui si può partire per un tour intorno al lago, da provare non solo con la bella stagione, visto che in inverno, le terre lacustri rivelano un fascino discreto che infonde magia in ogni luogo. Perfetto per una fuga romantica a San Valentino (da non perdere Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Italia), ma anche per chi cerca un’esperienza outdoor, all’aria aperta dopo mesi di smart working in casa: ecco allora l’antica via Valeriana da percorrere a piedi in un trekking verso Sale Marasino o, se siete allenati, anche il giro del lago in bicicletta. Arrivando, a nord, fino alle Piramidi di Zone, dette anche i “camini delle fate”: un vasto deposito morenico lasciato circa 150.000 anni fa dall’imponente ghiacciaio proveniente dalla Valle Camonica, molto interessante sia dal punto di vista geologico, sia dal punto di vista naturalistico. 

Da qui la montagna non è lontana e ci sono anche diversi comprensori sciistici da esplorare: Pezzase, Ponte di Legno, e, un po’ più su, in piena Valcamonica, Bienno. Tutte località da visitare anche in caso non si ami (o non si possa ancora) mettere gli sci ai piedi. Ma le sorprese non finiscono qui.

Maggiori informazioni su Visit Brescia, il sito ufficiale di tutta la provincia di Brescia.

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Rimini: 208 boe luminose galleggiano nella Piazza sull’Acqua. La magica installazione di Gio Tirotto

L’installazione è un omaggio al design contemporaneo sperimentale da parte di uno degli studi più interessanti della scena creativa italiana. L’Assessorato alla Cultura del Comune di Rimini, in collaborazione con Laboratorio Aperto, e all’interno del progetto Welcome! – Rimini Creativity and Design Month, ha commissionato al progettista Gio Tirotto il progetto “208”, un’installazione luminosa sull’acqua che lambisce il Ponte di Tiberio, nel Borgo San Giuliano.

Vestendosi di bagliore, Rimini intende così regalare ai suoi cittadini una imponente e suggestiva opera luminosa fruibile da tutti, dal messaggio universale, quasi un segnale di resilienza. 

Rimini, la danza delle 208 boe

Le boe vivono nel loro elemento naturale, ma svuotate della loro funzionalità originaria ne guadagnano una del tutto simbolica: la speranza e la visione di un mondo finalmente unito, coeso, che guarda al futuro, oltre differenze e conflitti. 208, infatti, rappresenta anche il numero delle nazioni del mondo (di cui 196 riconosciute sovrane e altri 12 semi o non riconosciute, come specificano dal comune)

Assorbendo la luce del sole durante il giorno, all’imbrunire i rombi opalini di “208” iniziano la loro leggera danza trasformando il paesaggio circostante in un inconsueto e rassicurante corpo segnaletico in continuo movimento, una lieve sinfonia di bagliori che sembra cullare lo sguardo dello spettatore. 

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208: una metafora di speranza e di inclusione

Tutti legati ma anche indipendenti, i singoli corpi galleggianti reagiscono agli stimoli esterni presentando reazioni diverse e diventando per questo simboli di unicità, diversità ma anche appartenenza alla stessa collettività.

Una metafora di inclusione ma anche di speranza, che arriva ad assumere significati ancora più profondi se si riflette sulla precaria stabilità delle boe, che in in un’acqua amica e nemica allo stesso tempo, ci ricordano l’instabilità della vita e la mutabilità dell’universo imprevedibile che ci circonda.

Le 208 boe nell’invaso di Rimini, sotto lo storico Ponte di Tiberio (ph: Riccardo Gallini/GRPhoto)

“L’obiettivo di ogni mio progetto è la costruzione di un messaggio, che possa essere etico, politico o ironico. Non ha importanza quale, ma non deve mai mancare. Credo che il designer sia come un ponte, che unisce l’idea al messaggio finale, un ponte fatto di forma, dettagli e funzione”, ha affermato Tirotto.

La danza di luce creata da Gio Tirotto e curata da Maria Cristina Didero sarà visibile fino a fine febbraio. Le boe, dicono gli iniziatori, saranno riutilizzate una volta conclusa l’installazione “208”.

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Genova, la città di mare dalle tante anime

Intrigante, fascinosa, multiforme: Genova è una città con tante anime diverse. E anche in questi mesi di chiusure offre molteplici itinerari da percorrere all’aria aperta in tutta sicurezza. Città di mare, anzitutto. E se nell’area del Porto antico riqualificato da Renzo Piano è bello camminare lungo i moli, più a levante, lungo corso Italia, la promenade dei genovesi, a Boccadasse, poetico borgo di pescatori, e a Nervi, con la romantica passeggiata a filo di scogliera e il parco monumentale, si riesce ad assaporare il gusto elegante della villeggiatura d’epoca, fra viali di palme e stabilimenti balneari, ville liberty e dimore razionaliste.

Palazzo Reale, uno dei Rolli più prestigiosi.

Genova, poi, vanta architetture e monumenti magnifici. Il suo centro storico è un dedalo di vicoli, i caruggi, crogiolo culturale che racchiude la sua anima più verace. Qui è bello perdersi fra piazzette e chiese romaniche, edicole votive e antiche botteghe attive da cento o più anni, all’ombra degli splendidi palazzi dei Rolli, oggi Patrimono Unesco, vere e proprie regge realizzate nei secoli dalle famiglie patrizie e dalla ricca borghesia mercantile e impiegati dalla Repubblica marinara per ospitare le visite di Stato.

La città inoltre è una capitale dello street food – la farinata e la panissa, i cartocci di acciughe fritte e la focaccia – e vanta una gastronomia che non ha eguali per profumi e sapori: dal pesto alla salsa di noci, dai pansotti ai ripieni e alle torte di verdure, dalla cima al cappon magro è sempre una festa per il palato.

Un piatto di trenette al pesto, emblema della cucina genovese.

Ma Genova è anche verticale e scenografica, disposta come una quinta teatrale. Le sue alture si raggiungono facilmente con funicolari e ascensori, o percorrendo a piedi le sue creuze, caratteristiche stradine con la pavimentazione in mattoni, da cui godere di viste impareggiabili. Come da Spianata Castelletto, che ha ispirato poeti e cantautori.

Per ogni altra informazione sulla città si può consultare il sito visitgenoa.it.

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Grandi viali e antichi caffé: a piedi per Torino

Il tramonto rosato sulla fabbrica diventata museo. L’acciaio e il vetro scuro della Nuvola, nuova sede Lavazza, con la Mole che, sullo sfondo, spezza l’orizzonte. Quando, poco alla volta, si tornerà a viaggiare con gioia e serenità, sarà bello rivedere l’Italia e le sue città con occhi nuovi, sorprendendoci davanti a uno skyline come lo si vedesse per la prima volta, tra prospettive e luoghi comuni da rivedere. Succederà, a Torino. Torino a cinquanta minuti di treno da Milano eppure sconosciuta. Torino sfuggente nel continuo reinventarsi, che nasconde la bellezza in un cortile, un portico, un dettaglio, un cioccolatino.

Una giornata a Torino, a fare due passi tra le varie epoche

Il consiglio è riscoprirla a piedi, su filo dei suoi viali ortogonali, dei portici e dei passage alla parigina. Tra epoche e stili che si mescolano e inseguono. Tra le piazze ridisegnate ora da aree pedonali, nuove piste ciclabili e dehors in cui la Capitale dell’auto si fa città da camminare. E se ci stanca ci sarà sempre un caffè, una cioccolateria, l’indirizzo gourmet o la piola per ritrovare l’energia.

Si può sbarcare nella nuova stazione di Porta Susa, una vertigine di vetro e acciaio, ammirare appena a sud la fuga verso il cielo del grattacielo di Intesa San Paolo firmato Renzo Piano e, poco oltre, le Ogr, Officine grandi riparazioni, spazio per l’arte e la musica, ristorante, bookshop e hub d’innovazione in una fabbrica per la riparazione dei treni di fine Ottocento: un miracolo di riconversione. Poco lontano, nel giro di pochi isolati, la Fondazione Re Rebaudengo, la Gam, la Fondazione Merz raccontano l’arte dal Novecento a oggi.

A nordovest ci si perde tra i palazzi liberty di Corso Francia, un secolo vezzoso narrato da vetrate colorate e volute di pietra, a nordest, in una Torino romana di viuzze e cortili su via Garibaldi (pausa per il bicerin di panna, cioccolato e caffè in piazza della Consolata). Fino a piazza Castello, dove danzano medioevo e barocco.

Un passo, e Porta Palazzo è la festa colorata della città popolana e multietnica, con il Mercato centrale nel Pala Fuksas come nuovo scrigno di sapori gourmand: mai provati i tagliolini al tartufo d’asporto? Sull’altro fianco di Palazzo Madama iniziano le piazze-salotto dei vecchi caffè: via Roma, piazza San Carlo, piazza Carignano, dove la Farmacia, bistrot del Cambio di chef Baronetto, colora d’ironia quello che fu il ristorante di Cavour. È l’arte di giocare con la storia.

Torino che ha voluto il Museo del cinema nella sua icona più celebre, la Mole Antonelliana. Che in un’ex scuola vicino al lungopò e al Castello del Valentino ha aperto uno dei principali poli italiani della fotografia: il Museo Camera.

Ma si può anche lasciare il centro, il passato, la città cartolina, passare la Dora e puntare ai nuovi quartieri della street art e dei workshop creativi. Dove il Museo Fico, in un ex magazzino, porta l’arte in periferia. Dove il Museo Lavazza, con lo stupefacente ristorante Condividere (concept di Ferran Adrià, arredi di Dante Ferretti), con un percorso pensato dalla Scuola Holden di Alessandro Baricco, racconta il gusto, l’Italia e un po’ anche la storia di tutti noi.

A Torino con i maghi: un evento da non perdere

Sarà vero che la Mole Antonelliana è come un’antenna che irradia energia esoterica “buona”sulla città?  Certo è che, a Torino, la magia si respira. Del resto si tiene qui dal 2019 la Masters of Magic World Convention, raduno mondiale dei maghi presieduto dal mago e star tv Walter Rolfo. Un evento che, l’8 dicembre, per il ponte dell’Immacolata, torna con Masters of Magic World Tour – digital edition: 6 ore di show, oltre 30 artisti internazionali, 7 magie segrete svelate dalla Mole.
In diretta su mastersofmagic.tv e sui social della Città di Torino e della Regione Piemonte.

Per info: turismotorino.org

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Weekend a Lecce in autunno, tra cultura e shopping

Piazze senza folla e voli davvero low cost. Ma la vera sorpresa di un weekend a Lecce in autunno è trovare un capoluogo vivace, aperto, forse quest’anno ancora di più. Non ci sono solo i palazzi barocchi da visitare, ma anche spazi dedicati all’arte contemporanea e alla musica. Per un weekend alternativo in una città da esplorare a piedi o in bicicletta, scaricando l’app per il bike sharing BicinCittà o noleggiando due ruote (info: salentobicitour.org).

Ci si scalda poi a tavola. A pochi passi da viale Lo Re, l’ottocentesca caffetteria La Cotognata Leccese di viale Marconi si è appena rifatta il look. I registi Edoardo Winspeare e Ferzan Özpetek, amici dell’attrice Barbara de Matteis, proprietaria del locale, sono di casa: qui si gusta il tipico dolce di mele cotogne, caratteristico della città.

Dietro al multisala Massimo ha aperto in agosto W Club, cocktail bar, ristorante e spazio per musica dal vivo, tutto vetri, specchi e glamour anni Ottanta. I cocktail si ispirano ai vari generi musicali e sono accompagnati da tacos, taboulè e carpacci. A cena si gustano piatti etnici e barbecue creativi della cucina cosmopolita di Ivan Scrimitore, come l’anatra affumicata al legno di pecan con salsa senape e chips di cipolla caramellata.

La cocktail room del W Club

Il mite autunno salentino invita a gironzolare. Magari per scoprire la città medievale e romana. Si può iniziare dal castello Carlo V, dove si visitano i sotterranei e le prigioni, per proseguire poi con la basilica di Santa Croce, nell’antico quartiere ebraico medievale, e con il Museo ebraico di Palazzo Taurino, ex Personé, di fronte alla basilica, che nell’ipogeo ospita i luoghi per l’abluzione rituale e i resti della ex sinagoga.

Palazzo Personé accanto alla basilica di Santa Croce

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Qui, fino al 28 febbraio 2021, si visita (verificare in tempo reale l’apertura, in base alle normative anti-Covid) la mostra Il Filo della Storia, con una decina di tele ricamate con temi ebraici da Federico Caputo e le sculture di Margherita Grasselli, che ha forgiato morbide bambine di argilla, collocate qui e nei cortili dei Palazzi dei Celestini, Adorno e Tamborino Cezzi.
Attenzione; da quest’anno le chiese principali del centro sono a pagamento (da 3 a 9 euro, info: chieselecce.it; visite turistiche sospese causa Covid).

La mostra Il Filo della storia, a Palazzo Celestini

Tutta Lecce mescola storia e nuove idee. Il bistrot di Palazzo Taurino è gestito dai proprietari di Vico dei Bolognesi, concept store di via Matteotti dove scovare pezzi vintage per la casa, bijoux, capi no logo, lampade di design.
Sullo stesso vicolo si trova Buon Consiglio, due ampi appartamenti (prezzi: doppia b&b da 75 a 130 euro) in un palazzo del Quattrocento. I titolari sono perfetti personal shopper e hanno una linea di borse e accessori di lusso fatti a mano.

Uno scorcio serale di piazza Duomo (ph: Getty Images)

Punta tutto su moda, design italiano e firme giovani Chiara Giulia Micoccio, anima dello showroom CGM.
Palazzo BN, del 1930, era invece la sede del Banco di Napoli. Oggi offre 13 appartamenti (Prezzi: Basic da 220 a 280 euro; Presidenziale, da 95 mq, con terrazza, da 400 a 590 euro) con roof garden, una palestra nell’ex caveau e un spazio ristorazione con quattro proposte gastronomiche: dal Banco lounge bar al bistrot di pesce Ammos, dal ristorante Red alla salsamenteria Terra, dove acquistare e degustare vini, frise e formaggi.

L’Ammos Fish Bar, nel complesso di Palazzo BN

Aria nuova anche nelle sale del Museo Castromediano, il più antico di Puglia, oggi laboratorio di sperimentazione e dialogo fra le arti, tra concerti di musica classica, mostre, incontri con autori e persino sessioni di yoga.
Pochi passi a piedi e si raggiunge il Convitto Palmieri, sede della Biblioteca Bernardini e della Fabbrica delle Parole, percorso permanente sull’arte della stampa, dove curiosare tra macchine tipografiche e computer d’antan.

Una sala del Museo Castromediano

A pranzo, poco lontano, la cucina al femminile di 63 Osteria Contemporanea propone orecchiette artigianali con grani antichi e torta ricotta e zucca. E, per la notte, il vicino b&b La luna in cortile (prezzi: doppia b&b da 80 a 100 euro) ingloba tracce delle mura medievali.

Il b&b La luna in cortile, ricavato presso le Mura urbiche, la cinta difensiva medievale

Per una gita fuori porta, è aperto, ogni weekend, il Parco archeologico di Rudiae, raggiungibile in bici sulla strada per San Pietro in Lama. L’ultima sorpresa è che Lecce ha ben due anfiteatri romani a distanza di tre chilometri: quello di Lupiae, in piazza Sant’Oronzo e, appunto, quello della città messapica di Rudiae, che diede i natali al poeta latino Quinto Ennio. Ieri il teatro, oggi il cinema e la musica: i leccesi amano essere al centro della scena.

Il Parco Archeologico Rudiae

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Natale autentico nel cuore di Orvieto, tra storia, arte e buona tavola

Abbarbicata su una rupe di tufo, ancora oggi lì, dove gli Etruschi la fondarono, Orvieto appare fin da subito a chi arriva e la guarda dalla valle del Peglia un gioiello incastonato nella Storia. Ma è una volta entrati in città che quella storia, lunga 3000 anni, ti avvolge e ti coinvolge, facendoti sentire parte di quelle mura, di quelle strade, di quelle pietre. 

E così accade che, soprattutto a Natale, si abbia la sensazione di entrare in un presepe a dimensione naturale, nel quale passeggiare sentendo il profumo delle lumachelle che cuociono nei forni delle case e il suono delle campane che si leva dalla Cattedrale o dalla torre campanaria della Collegiata dei Santi Andrea e Bartolomeo. 

Natale a Orvieto

All’atmosfera natalizia naturale, ogni anno, si aggiungono eventi contemporanei che coinvolgono la città fin dall’ultima settimana di novembre e che hanno il culmine a cavallo di Capodanno con l’Umbria Jazz Winter. Naturalmente, nell’anno in cui l’emergenza sanitaria impone un Natale più sobrio, le consuete iniziative delle feste puntano a creare in città un’atmosfera più intima e raccolta e anche il festival jazz rimanda i suoi concerti a dicembre 2021. 

Il Natale 2020 di Orvieto sarà tranquillo, ma di certo non spento: la città sarà illuminata da installazioni artistiche che accenderanno le facciate dei palazzi del centro storico, e una grande stella cometa di 17 metri richiamerà i fedeli in piazza Duomo e in Cattedrale. E, mentre sulle case del quartiere medievale saranno esposti arazzi illuminati, a creare un originale presepe in una nuova suggestiva forma, il tradizionale Presepe nel pozzo della Cava, quest’anno sarà sostituito da una Natività simbolica. 

Ma a richiamare l’attenzione, a Natale e non solo, sarà soprattutto il celebre pozzo di San Patrizio, realizzato nella prima metà del Cinquecento da Antonio Sangallo il Giovane su richiesta di papa Clemente VII, in cerca di un rifugio sicuro in caso di assedio di Roma.

Sono stati appena conclusi, infatti, i lunghi lavori di restauro che hanno restituito a questo capolavoro di ingegneria profondo 54 metri la sua bellezza originaria. Anche se questo Natale non sarà possibile, per ragioni di sicurezza sanitaria, godere dell’albero di luce che l’anno scorso ha acceso l’interno del profondo cilindro, si potranno comunque ammirare i risultati dei lavori sulla parte esterna. E non appena sarà di nuovo permesso, sarà un piacere ancora più grande scendere e risalire i 248 scalini delle due rampe elicoidali che non si incrociano mai.

Orvieto sotterranea, la città nascosta

Proprio dal pozzo di San Patrizio potrebbe partire l’itinerario alla scoperta di Orvieto: cominciando dal basso, da quella parte di città che c’è sotto la città stessa e che è un vero e proprio viaggio nel tempo. 

Nei Sotterranei, la Orvieto Underground, attraversare i cunicoli e le cavità artificiali scavate nel tufo vuol dire attraversare anche i secoli: dalla civiltà etrusca, di cui si possono ammirare le cisterne per la raccolta dell’acqua realizzate nel V secolo a.C., alla seconda guerra mondiale, quando le grotte erano utilizzate come rifugi antiaerei, passando per il Medioevo e il Rinascimento quando in quelle cavità si allevavano i colombi o si lavorava l’olio. 

D’obbligo, però, visitare anche i sotterranei della chiesa di Sant’Andrea, definita la “carta d’identità” di Orvieto: qui sono conservate testimonianze storiche che risalgono all’età del bronzo, poi etrusche e romane fino alle prime comunità cristiane. La Collegiata, che si trova accanto al Palazzo Comunale, fu costruita nel VI secolo d.C. sulle rovine di un antico tempio etrusco, ma nei secoli la sua struttura è stata modificata, fino ai restauri di inizio Novecento che hanno dato alla chiesa e all’adiacente torre dodecagonale l’aspetto attuale. 

Orvieto e il Duomo illuminato al tramonto

Vivere Orvieto da orvietani 

Una volta usciti “a riveder le stelle” dalla chiesa, ci si trova in pieno centro storico. Ed è  il momento di vivere Orvieto da veri orvietani. Anche perché la città è lì ad accogliere i turisti come persone di famiglia o amici intimi, con i quali condividere tutto ciò che ha di più bello, comprese le abitudini quotidiane. Così, inoltrandosi su corso Cavour, verso la Torre del Moro – l’antica torre dell’orologio sui cui salire per godere del panorama della città e della campagna che la circonda – ci si può fermare a fare shopping di pregiati cachemire, prendere un caffè al bar, oppure infilarsi in vicolo Michelangeli per visitare l’omonima antica bottega di falegnameria e farsi una foto su uno dei cavalli di legno in esposizione, proprio come, da generazioni, fanno i bambini di Orvieto. Non c’è album di famiglia in città, raccontano gli orvietani, in cui non ci sia un ragazzino immortalato su un cavallo della bottega Michelangeli.

Tante altre botteghe storiche, in cui acquistare ceramiche (anche per uso quotidiano) e merletti, si incontrano nel cuore della città. Ma se si preferisce lo shopping gastronomico, l’appuntamento è al sabato al mercato di piazza del Popolo, proprio sotto il maestoso palazzo del Capitano del Popolo: qui, seguendo le abitudini degli orvietani, si possono cercare i fagioli secondi del Piano di Orvieto (presidio slow food), formaggi, salumi e, quando è stagione, tartufi e funghi. E se facendo la spesa viene fame, basta chiedere consiglio a un passante per farsi suggerire un posto dove pranzare: non c’è da temere di incappare in locali per turisti, qui non esistono: i visitatori e gli abitanti mangiano tutti negli stessi ristoranti. 

Il pomeriggio, poi, può essere dedicato a una passeggiata o un’escursione in bicicletta fuori le mura, magari lungo l’Anello della Rupe fino alla Necropoli etrusca del Crocifisso del Tufo, in pieno Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano. Ma se si preferisce restare in città, non si può prescindere da una sosta alla bottega dell’Orvietan, l’amaro erboristico citato anche da Molière (nella commedia L’Amour Médecin), e da Manzoni (nella prima versione dei Promessi Sposi), così come in enoteca per portare a casa almeno una bottiglia di Orvieto Doc, prodotto in una delle 20 cantine della zona.

La passeggiata nel centro storico non può che concludersi, al tramonto, davanti alla maestosità del Duomo, il “Giglio d’oro delle cattedrali” che, con i suoi mosaici illuminati dal sole calante, colora di mille sfumature dorate la stupenda facciata decorata da Lorenzo Maitani.

Naturalmente, tutti possono entrare nel Duomo per raccogliersi in silenzio, mentre le visite guidate devono essere prenotate – come per gli altri più importanti monumenti di Orvieto – sul portale liveorvieto.com, per assicurare a tutti la possibilità di vivere la Storia in totale sicurezza. 

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Riapre il Teatro Donizetti di Bergamo con il festival online. E una nuova partnership

Una nuova sinergia per la rinascita di Bergamo. Proprio a partire dalla cultura. Un messaggio positivo per tutta l’Italia, visto che la città lombarda è stata purtroppo simbolo del disastro causato dalla prima ondata della pandemia Covid-19. Il Teatro Donizetti di Bergamo riapre dopo tre anni di lavori di restauro e lancia una nuova stagione di spettacoli (sebbene al momento solo online e senza pubblico, causa lockdown), inaugurata dal festival Donizetti Opera: ben tre nuove produzioni di titoli del compositore bergamasco che da venerdì 20 novembre verranno trasmesse sulla neonata Donizetti webTV. Le produzioni sono state realizzate in queste ultime settimane, nel massimo rispetto delle normative vigenti, all’altezza di questo festival considerato un’eccellenza culturale cittadina, che in pochi anni si è affermata a livello internazionale conquistando il favore del pubblico e i più prestigiosi riconoscimenti della critica, fra cui il premio Best Festival 2019 della critica tedesca.

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Una ripartenza all’insegna della cultura e della tecnologia, anche grazie al supporto di Allianz che diventa main partner e membro benemerito della Fondazione Teatro Donizetti. Una partnership che durerà cinque stagioni, fino al 2025 e che conferma l’impegno di Allianz a a sostegno della musica classica e dell’opera: il gruppo finanziario-assicurativo è già al fianco di altre prestigiose istituzioni come il Teatro alla Scala di Milano, il Verdi di Trieste e di manifestazioni come il Maggio Musicale Fiorentino. Una strategia di responsabilità sociale che viene portata avanti anche grazie alle attività della Fondazione Allianz Umana Mente.

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