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Chiese a porte aperte: l’arte sacra a portata di App

Quante volte vi è capitato di rinunciare alla visita di una chiesa perché le porte erano chiuse? Quanta arte e bellezza vi siete persi per la difficoltà di accedervi? Piccole o grandi che siano, le chiese sono un patrimonio storico e artistico che punteggia il Bel Paese ed è un vero peccato non poterle ammirare e vivere, anche quando sono sperdute nella natura.

A superare la barriera degli orari, creando una vera e propria serratura digitale, è il progetto Chiese a porte aperte. Un unicum in Europa che ha reso visitabili grazie alle tecnologie 28 chiese, cappelle e santuari, sparsi tra Piemonte e Valle d’Aosta. Un mondo di affreschi, architetture e storie, da ammirare in autonomia in ogni giorno dell’anno, senza bisogno di un guardiano che le apra. Basta scaricare gratuitamente l’App Chiese a porte aperte, registrarsi e prenotare giorno e fascia oraria della chiesa che si desidera visitare.

L’iniziativa è ideata dalla Consulta per i beni culturali ecclesiastici del Piemonte e Valle d’Aosta e dalla Fondazione CRT– Cassa di Risparmio di Torino, realizzata con il sostegno della Regione Piemonte, il cofinanziamento dei proprietari dei beni (parrocchie e comuni) e sotto l’alta sorveglianza delle Soprintendenze competenti per territorio.

Sei itinerari di fede dalle Valli Alpine al Canavese

«Quando si va in giro alla ricerca di luoghi belli da visitare è sempre una piacevole sorpresa trovarli aperti. – spiega il Vescovo di Pinerolo, Mons. Derio Olivero -. Ma è ancora più bello essere in possesso della chiave. Arrivi con ampia libertà di orario e sai di poter entrare. È come se quella chiesetta fosse tua. Puoi sempre tornare e rimanere per tutto il tempo necessario. Non è solo l’occasione per una visita; può diventare una sosta dell’anima. Ecco la bellezza di questo progetto. Opere d’arte che si aprono quasi magicamente per te, luoghi dello spirito che ti accolgono in ogni occasione». È questo lo spirito del progetto, che trasforma il visitatore in custode di un patrimonio spesso nascosto, ma finalmente accessibile a tutti.

Tutto è cominciato in via sperimentale nel 2018 con i primi due beni interessati, e oggi si è arrivati a 28 chiese, chiesette e cappelle (entro l’autunno saranno circa 40) disseminate in sei itinerari che attraversano Piemonte e Valle d’Aosta: dalle Valli Alpine a Langhe e Roero, dal Monferrato al Monregalese, dal Pinerolese e Saluzzese fino a Valle d’Aosta e Canavese. Da questa estate i  luoghi di  Chiese a porte  aperte sono fruibili per tutti, anche per le persone con disabilità cognitive e sensoriali.

Piccoli gioielli affrescati 

Queste vere e proprie «serrature» digitali fanno sentire come degli esploratori che aprono scrigni pronti per essere ammirati. Le cappelle sono spesso gioielli nascosti, posti in luoghi naturalistici di grande fascino, da raggiungere con belle escursioni a piedi e in bici.

Nelle Valli Alpine, per esempio, la cinquecentesca Cappella di Notre Dame du Coignet, in località Pian del Sole a Bardonecchia (To) offre un panorama speciale grazie alla sua posizione dominante su di un poggio. Notevoli sono i suoi cicli di affreschi esterni e interni con raffigurazioni di Santi e Virtù e scene di Vita della Vergine. Tra Langhe e Roero, a Mombarcaro (Cn), l’esterno sobrio e spoglio della Cappella di San Rocco cela un interno sorprendente. Sono gli affreschi cinquecenteschi del pittore Antonio Occello da Ceva che raffigura diversi santi come San Rocco, Sant’Antonio abate, San Michele Arcangelo, San Bernardo d’Aosta e San Sebastiano, ma anche la Cavalcata dei Vizi con animali simbolici.

Spostandosi nel Monferrato, si trova un’abbazia come quella di Santa Fede a Cavagnolo (To), che offre un pregevole esempio di arte romanica con portale riccamente decorato da angeli e motivi a viti e grappoli. Molto interessante è la sua struttura architettonica dalle strette navate sormontate da volte a crociera e una volta a botte scandita da archi traversi. Mentre a Pinerolo (To), in quell’angolo di Piemonte dove si incontrano cattolici e valdesi, sorge Santa Maria delle Vigne. La cappella è una delle new entry del progetto e custodisce affreschi del Quattrocento della bottega dei Serra.

Come funziona l’App

Come accedere a tutto questo? Basta scaricare l’App Chiese a porte aperte gratuitamente e registrarsi. Sull’applicazione apparirà l’elenco delle chiese da selezionare con il giorno e l’orario in cui si vuole effettuare la visita (dalle 9 alle 18). Una volta scelto, apparirà sul display una sorta di “biglietto” (tutte le visite sono gratuite) attraverso il quale inquadrare il Qr code posto all’ingresso della chiesa prenotata e aprire la porta.

Ma le sorprese non sono finite. All’interno, mediante un pulsante si seleziona la lingua  (italiano, francese e inglese), e si ascolta un racconto in tre lingue sulla storia degli affreschi, appositamente illuminati con faretti direzionati sui dettagli descritti. E una volta terminata la visita? Non resta che chiudere la porta, come a casa propria.

Scopri di più su: cittaecattedrali.it 

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Chiese a porte aperte: l’arte sacra a portata di App

Quante volte vi è capitato di rinunciare alla visita di una chiesa perché le porte erano chiuse? Quanta arte e bellezza vi siete persi per la difficoltà di accedervi? Piccole o grandi che siano, le chiese sono un patrimonio storico e artistico che punteggia il Bel Paese ed è un vero peccato non poterle ammirare e vivere, anche quando sono sperdute nella natura.

A superare la barriera degli orari, creando una vera e propria serratura digitale, è il progetto Chiese a porte aperte. Un unicum in Europa che ha reso visitabili grazie alle tecnologie 28 chiese, cappelle e santuari, sparsi tra Piemonte e Valle d’Aosta. Un mondo di affreschi, architetture e storie, da ammirare in autonomia in ogni giorno dell’anno, senza bisogno di un guardiano che le apra. Basta scaricare gratuitamente l’App Chiese a porte aperte, registrarsi e prenotare giorno e fascia oraria della chiesa che si desidera visitare.

L’iniziativa è ideata dalla Consulta per i beni culturali ecclesiastici del Piemonte e Valle d’Aosta e dalla Fondazione CRT– Cassa di Risparmio di Torino, realizzata con il sostegno della Regione Piemonte, il cofinanziamento dei proprietari dei beni (parrocchie e comuni) e sotto l’alta sorveglianza delle Soprintendenze competenti per territorio.

Sei itinerari di fede dalle Valli Alpine al Canavese

«Quando si va in giro alla ricerca di luoghi belli da visitare è sempre una piacevole sorpresa trovarli aperti. – spiega il Vescovo di Pinerolo, Mons. Derio Olivero -. Ma è ancora più bello essere in possesso della chiave. Arrivi con ampia libertà di orario e sai di poter entrare. È come se quella chiesetta fosse tua. Puoi sempre tornare e rimanere per tutto il tempo necessario. Non è solo l’occasione per una visita; può diventare una sosta dell’anima. Ecco la bellezza di questo progetto. Opere d’arte che si aprono quasi magicamente per te, luoghi dello spirito che ti accolgono in ogni occasione». È questo lo spirito del progetto, che trasforma il visitatore in custode di un patrimonio spesso nascosto, ma finalmente accessibile a tutti.

Tutto è cominciato in via sperimentale nel 2018 con i primi due beni interessati, e oggi si è arrivati a 28 chiese, chiesette e cappelle (entro l’autunno saranno circa 40) disseminate in sei itinerari che attraversano Piemonte e Valle d’Aosta: dalle Valli Alpine a Langhe e Roero, dal Monferrato al Monregalese, dal Pinerolese e Saluzzese fino a Valle d’Aosta e Canavese. Da questa estate i  luoghi di  Chiese a porte  aperte sono fruibili per tutti, anche per le persone con disabilità cognitive e sensoriali.

Piccoli gioielli affrescati 

Queste vere e proprie «serrature» digitali fanno sentire come degli esploratori che aprono scrigni pronti per essere ammirati. Le cappelle sono spesso gioielli nascosti, posti in luoghi naturalistici di grande fascino, da raggiungere con belle escursioni a piedi e in bici.

Nelle Valli Alpine, per esempio, la cinquecentesca Cappella di Notre Dame du Coignet, in località Pian del Sole a Bardonecchia (To) offre un panorama speciale grazie alla sua posizione dominante su di un poggio. Notevoli sono i suoi cicli di affreschi esterni e interni con raffigurazioni di Santi e Virtù e scene di Vita della Vergine. Tra Langhe e Roero, a Mombarcaro (Cn), l’esterno sobrio e spoglio della Cappella di San Rocco cela un interno sorprendente. Sono gli affreschi cinquecenteschi del pittore Antonio Occello da Ceva che raffigura diversi santi come San Rocco, Sant’Antonio abate, San Michele Arcangelo, San Bernardo d’Aosta e San Sebastiano, ma anche la Cavalcata dei Vizi con animali simbolici.

Spostandosi nel Monferrato, si trova un’abbazia come quella di Santa Fede a Cavagnolo (To), che offre un pregevole esempio di arte romanica con portale riccamente decorato da angeli e motivi a viti e grappoli. Molto interessante è la sua struttura architettonica dalle strette navate sormontate da volte a crociera e una volta a botte scandita da archi traversi. Mentre a Pinerolo (To), in quell’angolo di Piemonte dove si incontrano cattolici e valdesi, sorge Santa Maria delle Vigne. La cappella è una delle new entry del progetto e custodisce affreschi del Quattrocento della bottega dei Serra.

Come funziona l’App

Come accedere a tutto questo? Basta scaricare l’App Chiese a porte aperte gratuitamente e registrarsi. Sull’applicazione apparirà l’elenco delle chiese da selezionare con il giorno e l’orario in cui si vuole effettuare la visita (dalle 9 alle 18). Una volta scelto, apparirà sul display una sorta di “biglietto” (tutte le visite sono gratuite) attraverso il quale inquadrare il Qr code posto all’ingresso della chiesa prenotata e aprire la porta.

Ma le sorprese non sono finite. All’interno, mediante un pulsante si seleziona la lingua  (italiano, francese e inglese), e si ascolta un racconto in tre lingue sulla storia degli affreschi, appositamente illuminati con faretti direzionati sui dettagli descritti. E una volta terminata la visita? Non resta che chiudere la porta, come a casa propria.

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Zara e dintorni: 4 esperienze di mare e di terra per un’estate nel cuore della Croazia

È l’ombelico della Croazia, adagiata proprio nel baricentro dell’Adriatico croato. Contesa dalle spiagge bianche di ghiaia e sabbia e le imponenti vette della catena montuosa, Zara (Zadar), con la sua regione, combina natura e cultura tra monumenti millenari e isole da sogno. Qui si viene immersi nei profumi mediterranei di pini, rosmarino ed elicriso, e allietati dal canto insistente delle cicale, gustando specialità alla brace e vini rinomati tra placidi villaggi e parchi naturali dove rilassarsi e recuperare le energie. Pronti a partire? Ecco 4 buoni motivi per raggiungere la regione zaratina.

Zara: dai Romani alle installazioni contemporanee

La seconda città più grande della Dalmazia è un viaggio indietro nel tempo che ripercorre le tracce dei Romani. Le sue mura Patrimonio Unesco, racchiudono un centro storico fatto di vicoli lastricati e chiese antiche. Si può cominciare dal tratto orientale, dove si ammirano le fortificazioni romane e del primo Medioevo, per poi allungarsi alla parte risalente alla dominazione veneziana.

Il modo migliore per scoprire i suoi gioielli, dal foro romano alla cattedrale romanica di Santa Anastasia, fino alle installazioni moderne, è a piedi. Ci sono i tour da fare insieme alla guida (con tanto di armatura, sandali ed elmo) che porta a scoprire aneddoti sull’antica Iader, colonia dell’Impero Romano. O quelli da fare con gli occhiali della realtà virtuale che trasportano in un viaggio in 3D tra i fatti salienti della storia zaratina. E ancora il tour ludico e interattivo Jadera, che propone sfide logiche con indovinelli e quiz da risolvere per raggiungere la tappa successiva, a partire da un misterioso baule in legno. Sul sito ufficiale della regione di Zara, si trovano le migliori visite da fare a piedi.

L’arcipelago di Zara, un mosaico di 300 isole

L’arcipelago di Zara conta circa 300, tra isole, isolotti e scogli di ogni forma, baciati da un mare limpido e invitante. C’e n’è per tutti i gusti dalle più quiete e ritirate a quelle più vivaci e mondane. È il caso di Pago (Pag), frastagliata e ricca di baie e insenature da vivere di giorno e discoteche da frequentare di notte. Qui si lavora un prezioso merletto e si gusta un formaggio pecorino dal sapore inconfondibile, dato dal mix di sale marino e di bora.

Proprio di fronte a Zara si trova Ugljan, un’isola verde popolata da ulivi, boschetti di macchia mediterranea e villaggi di pescatori come Kali. Un ponte la collega alla vicina isoletta di Pašman, che regala una favolosa vista dall’alto della fortezza di Pustgrad, originaria del VI secolo.

Dugi Otok o Isola lunga, invece, è larga appena 4 km e lunga 45. Praticamente un corridoio sull’Adriatico che collega 12 paesini fino al faro di Veli Rat e al parco naturale di Telašćica, con splendide scogliere e calette che si susseguono, come la famosa spiaggia di Sakarun, un idillio di sabbia bianca, acque turchesi e fitte pinete.

Sull’isola Zverinac, per esempio, è possibile visitare i resti del villaggio preistorico Straže e i tunnel militari risalenti all’epoca della guerra fredda. O le isole Molat, Ist e Zverinac, da esplorare, pagaiata dopo pagaiata, in kayak. Ma sul sito ufficiale della regione di Zara c’è molto di più.

I sapori tradizionali dell’entroterra (foto di Maja Danica Pecanic)

I sapori e la quiete dell’entroterra zaratino

Voglia di quiete e ritmi lenti? L’entroterra è la scelta migliore per riprendersi dalle «fatiche» del mare nel silenzio della fertile campagna. Per avere un assaggio della genuina gastronomia locale vale la pena di fare un salto alla Fiera di Benkovac, che si tiene ogni decimo giorno del mese. Da qui passa tutto il meglio della tradizione artigianale e culinaria, dai ricami alle delizie fatte in casa come marmellate, formaggi, miele e grappe, ma anche frutta e verdura, olio d’oliva, vino e carni come il tipico agnello cotto nelle peka, campane in terracotta poste sulla brace. Un modo piacevole per visitare i villaggi e le numerose cantine è in bicicletta, tappa dopo tappa tra gli assaggi di vini prodotti qui fin dall’antichità. Scopri di più sul sito ufficiale della regione di Zara.

Tra le meraviglie naturalistiche dell’entroterra carsico ci sono poi le Grotte di Cerovac, un sistema sotterraneo di ben 4 km che 20 mila anni fa era rifugio dell’orso delle caverne. Altro gioiello è la sorgente carsica del fiume Una, alle pendici di Lička Plješivica e Stražbenica, che ha creato un lago talmente bello e prezioso per i suoi canyon sotterranei da essere dichiarato monumento idrologico naturale protetto. La sua profondità raggiunge addirittura i 205 metri.

Trekking sulle cime di Velebit (foto di Aleksandar Gospic)

Tra vette e canyon, da Velebit a alle gole della Velika 

La montagna più bella e imponente della regione zaratina è Velebit, un regno di natura alpina e area protetta che si estende per 2000 kmq includendo due parchi nazionali: Velebit settentrionale (Sjeverni Velebit) e quello di Paklenica. La ricchezza della flora e della fauna, che conta rare specie endemiche, le sono valse il titolo di Riserva mondiale della Biosfera Unesco, la prima della Croazia. Qui si possono seguire i mille sentieri ben segnalati con cartellonistica in diverse lingue.

Ai piedi della montagna si estende, invece, la riviera di Paklenica, un mix di spiagge, fiumi e canyon che fanno la gioia degli sportivi. Trekking, arrampicata, canoa e canyoning sono solo alcune delle attività outdoor che si possono fare in questa palestra a cielo aperto, che conta più di 150 km di sentieri e 590 vie alpine sulle rocce calcaree.

Ma i gioielli più belli sono i canyon che tagliano la roccia dalle pareti del Velebit fino al mare. Le gole della Velika e Mala Paklenica, sono luoghi selvaggi ma facilmente percorribili grazie ai sentieri di trekking, un tempo solcati dalle donne di montagna che portavano il grano della Lika e ritornavano col sale della costa. Vale una sosta anche il fiume Zrmanja, un serpentone color smeraldo che  scava un profondo canyon tra le rocce bianche ammantate di vegetazione. Una meraviglia da attraversare lentamente in canoa, kayak e piccoli gommoni. Le escursioni più avventurose della regione zaratina si trovano sul sito ufficiale.

Info: Zadar.hr/it

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Podium16. I Compassi d’Oro di Olivetti in mostra all’ADI Design Museum di Milano

Istituito nel 1954, il Compasso d’Oro è il più antico e autorevole premio mondiale di design, e viene assegnato ogni anno sulla base di una preselezione effettuata dall’Osservatorio permanente del Design dell’ADI – Associazione per il disegno industriale, costituito da una una commissione di esperti, designer, critici, storici, giornalisti specializzati, e soci dell’ADI.

Nato nel 1954, da un’idea di Gio Ponti, nel corso di quasi 70 anni ha premiato oltre 350 oggetti che oggi sono custoditi nella Collezione Storica del Premio Compasso d’Oro ADI. Di questi oggetti, ben 16 sono prodotti creati da Olivetti tra il 1954 e il 2001, che fino all’11 settembre possono essere ammirati nella mostra temporanea Podium 16. I Compassi d’Oro di Olivetti, all’ADI Design Museum di Milano.

Podium 16 vuol essere un omaggio al «lungo presente» della Olivetti, commenta il presidente ADI Luciano Galimberti: «Adriano Olivetti e la sua azienda hanno rappresentato nel sistema produttivo italiano un caso straordinario di design thinking, dove invenzioni e progetto, prassi quotidiane e strategie, grafica e comunicazione venivano declinate in un circolo virtuoso intorno all’idea che per un’impresa sia importante produrre ricchezza e non solo denaro».

A partire dalla celebre Lettera 22, che con la sua leggerezza e maneggevolezza ha aperto  «un nuovo orizzonte al lavoro e alla comunicazione», i prodotti Olivetti vincitori del prestigioso premio hanno fatto la storia del design italiano, dimostrando anche come in genere l’oggetto tecnico italiano abbia da sempre cercato un rapporto con l’universo domestico.

La mostra, curata da Manolo De Giorgi con progetto grafico di Silvia Tedesco, è allestita in uno spazio di 400 mq e, spiega il curatore, «vuole essere anche un contributo al tema museografico su come esporre l’oggetto di design (in particolare macchine che hanno esaurito la loro funzione) utilizzando nell’ordinamento mezzi e modi non convenzionali per ampliarne l’orizzonte relazionale e immaginifico, sottraendolo alla spesso limitativa presentazione fisica su piedistallo».

Info: ADI Design Museum

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Torna il Chigiana International Festival & Summer Academy, due mesi di musica nelle Terre Senesi

La nuova edizione del Chigiana International Festival & Summer Academy, in programma a Siena e dintorni dal 5 luglio al 2 settembre 2022, ha un titolo evocativo, “From Silence”, che segna il ritorno all’esperienza dell’ascolto collettivo, a lungo penalizzata dalla pandemia, e prevede un focus sulla figura di Luigi Nono (1924-1990), tra i massimi compositori del ‘900, con ben 13 opere del suo repertorio, dagli affreschi vocali e orchestrali alle grandi opere con live electronics.

Nell’insieme, questa ottava edizione, in equilibrio come sempre fra intrattenimento e didattica musicale, mette sul piatto numeri record, quasi un preludio ai festeggiamenti per il centenario delle attività musicali chigiane che cadrà l’anno prossimo: 90 concerti esclusivi, 13 prime esecuzioni (molte delle quali su commissione dell’Accademia Chigiana), 6 percorsi tematici, 31 corsi e le partiture di 26 compositori viventi. Numerose le star coinvolte, a partire dal maestro Zubin Metha, che il 15 luglio dirigerà l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino nell’iconica cornice di Piazza del Campo, con Antonio Meneses come violoncello solista e un programma equamente diviso fra Beethoven e Čajkovskij. In più, la novità assoluta di Chigiana Chianti Experience: i concerti degli allievi chigiani allestiti in una serie di selezionate cantine delle Terre di Siena, in località rinomate come Gaiole in Chianti, San Casciano in Val di Pesa, Castellina in Chianti e Montefioralle, in collaborazione con il Consorzio Vino Chianti Classico.

Spettacoli e formazione, senza frontiere

Oggi più che mai, il Chigiana International Festival & Summer Academy è un progetto che si distingue per il suo obiettivo di coniugare grande spettacolo e alta formazione artistica, rappresentata in questo caso dai Corsi estivi dell’Accademia Chigiana, giunti alla loro 91a edizione e tenuti da docenti del calibro di Daniele Gatti, Salvatore Sciarrino, Lilya Zilberstein, Clive Greensmith, Salvatore Accardo, Ilya Gringolts, Antonio Meneses, David Geringas, Patrick Gallois, Alessandro Carbonare, David Krakauer, Oscar Ghiglia, Giovanni Puddu e molti altri.

Il programma del festival, curato artisticamente da Nicola Sani e particolarmente attento ai temi della parità di genere e dell’accesso dei giovani alla carriera musicale, spazia dalla musica antica al grande repertorio classico e dalle nuove sonorità della ricerca tecnologica e intermediale, al jazz e alle elaborazioni della popular music.

Tra i protagonisti 2022, oltre ai maestri già citati, spiccano personalità internazionali come Andrey Tarkovsky jr, Francesco Dillon, Eliot Fisk, Christian Schmitt, Giuseppe Ettorre, Bruno Giuranna, Quartetto Prometeo, Duo Gazzana, Paolo Ravaglia, Anton Gerzenberg, Thomas Ankersmit, Riccardo Zamuner, Sung-Won Yang, Enrico Pace, Martin Owen, Andreij Roszyk, Yoichi Sugiyama, Dorothée Oberlinger, Sarah Wegener e Vittorio Ghielmi,

Le location del festival, sia indoor che all’aperto, comprendono gli spazi e i monumenti più belli del capoluogo toscano – come Piazza del Campo a Palazzo Chigi Saracini, la Chiesa di Sant’Agostino e il Teatro dei Rinnovati – e del suo territorio: si va dalla Rocca di Montestaffoli a San Gimignano, alla Cattedrale di Santa Maria Assunta a Volterra, e dal Castello di Montarrenti a Sovicille, alla Cappella di Vitaleta a San Quirico d’Orcia.

Info: chigiana.org

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Estate a Salisburgo: un palcoscenico per tutte le arti

Tra il fiume Salzach e la falesia del Monchsberg è racchiusa la città gioiello che ha dato i natali a Mozart. Capolavoro del barocco, luogo leggendario per la musica classica, Salisburgo è una città in fermento che non smette mai di sorprendere con le sue passeggiate barocche nel centro storico – patrimonio Unesco – le soste nei ristoranti e nelle pasticcerie, dove è d’obbligo assaporare i dolci di cioccolato dedicati a Mozart, ma anche con camminate open air nell’arte contemporanea.

Far diventare “tutta la città come un unico grande palcoscenico” era ciò che sognava il regista Max Reinhardt, quando nel 1920 fondò il Festival di Salisburgo insieme allo scrittore e drammaturgo Hugo von Hofmannsthal ed è ciò che ogni estate si realizza trasformando il capoluogo del Salisburghese in un vero tempio della musica e della cultura con 174 performance in cartellone in 45 giorni. Quest’anno, lo spettacolo va in scena dal 18 luglio al 31 agosto ininterrottamente.

In contemporanea, dal 23 luglio al 28 agosto vanno in scena le Notti del Festival Siemens: una collaborazione con il Festival di Salisburgo e la Radiotelevisione Austriaca (ORF Salzburg), Siemens Austria e Unitel che offre la possibilità a tutta la cittadinanza di assistere gratuitamente ai concerti, un’opportunità speciale anche per coloro che non hanno trovato i biglietti. L’appuntamento, per abitanti e visitatori, è al maxischermo nella Kapitelplatz, nel cuore della città, che torna a diventare centro di convivialità dopo i due anni di pandemia. Un punto strategico per perdersi nel centro storico, tra gli infiniti percorsi in cui la musica e l’arte si intrecciano con la storia.

Dalla casa di Mozart al Domquartier, nel cuore della città

A pochi passi dalla Kapitelplatz, per esempio, si incontra la Mozarts Geburtshaus: Wolfgang Amadeus Mozart. In questa casa dipinta di giallo, al numero 9 di Getreidegasse, nacque il salisburghese più famoso di tutti i tempi, e vi trascorse i primi 17 anni della sua vita. Oggi il museo ospita un’interessante collezione di documenti, ritratti e strumenti musicali del grande compositore incluso il piccolo violino che Wolfgang suonava da quando era bambino.

Dalla casa di Mozart, si arriva al vicinissimo DomQuartier. Qui, una tappa d’obbligo per solleticare il palato è alla Pasticceria Fürst, celebre per aver creato nel 1890 i famosi cioccolatini dedicati a Mozart, i Mozartkugel, ancora oggi qui realizzati a mano secondo la ricetta originale a base di marzapane con pistacchi, torrone e cioccolato fondente. La splendida Residenzplatz e il sontuoso palazzo della Residenz, sono l’espressione più alta dello sfarzo e dell’eleganza del DomQuartier, un percorso che apre al pubblico le realizzazioni dei più grandi architetti del ‘500 e del ‘600. La Residenz, regale e imponente, ne è il cuore. Qui hanno vissuto i principi-arcivescovi fino all’inizio del XIX secolo, quando Salisburgo è entrata a far parte dell’impero asburgico. Oggi, custodisce le 15 sale di rappresentanza che raccontano secoli di storia.

Per un tuffo alla scoperta delle radici culturali della città, in Mozart Platz, proprio a ridosso del DomQuarter, il Museo di Salisburgo ha appena inaugurato Salisburgo, Unica (fino al 16 febbraio 2025), una mostra dedicata alla storia artistica e culturale della città con una collezione straordinaria di circa 600mila oggetti.

Vista sulla città tra storia e musica

L’antica Festung Hohensalzburg resta il simbolo più spettacolare di Salisburgo. Antica di nove secoli, arroccata al limitare della città, è una delle fortezze più grandi e meglio conservate d’Europa. Si raggiunge con una camminata in salita di un quarto d’ora, oppure con un veloce viaggio a bordo delle cabine vetrate della funicolare Festungsbahn che parte a pochi passi dalla Kapitelplatz.

Vicino alla partenza della funicolare, addentrandosi nei vicoli, si scoprono angoli incantati che emanano ancora il profumo della lunga storia di questa città, come l’antico panificio Stiftsbäckerei St. Peter con accanto l’antico mulino ad acqua ancora funzionante. Entrare all’interno di questo panificio è un’esperienza d’altri tempi.

Subito accanto c’è l’ingresso del cimitero di San Pietro, con la chiesa, il monastero e le catacombe scavate nella roccia del monte Mönchsberg. Un luogo suggestivo di silenzio e tranquillità dove, nel 1965, è stato girato anche una scena del celebre film “Tutti insieme appassionatamente”. Alla chiesa di San Pietro è anche legata la storia di Mozart che, tredicenne, ha eseguito proprio qui, per la prima volta, la “Messa in do minore”. In suo omaggio, ancora oggi, ogni anno, l’opera viene suonata dall’Orchestra Mozarteum.

Una passeggiata nell’arte contemporanea

Al celebre compositore è dedicata anche un’opera di Markus Lüpertz, pittore e scultore tedesco contemporaneo.  La si può ammirare nella Walk of modern art, dove passato e presente tornano a intrecciarsi in un’originale camminata che si snoda nelle vie della città. Il progetto ha visto la partecipazione di artisti internazionali invitati a immergersi nell’atmosfera della città per scegliere il luogo più adatto in cui collocare le proprie opere. Ne è nato un percorso circolare all’insegna dell’arte contemporanea unico in Europa, che porta alla scoperta degli angoli più belli di Salisburgo dove l’arte affascina e provoca insieme.

In Kapitelplatz, accanto al Duomo, per esempio, si incontra “L’uomo su una sfera” dell’artista tedesco Stephan Balkenhol; nel cortile della facoltà di giurisprudenza la scultura dell’artista catalano Jaume Plensa e così via in un percorso con oltre una dozzina di opere d’arte che possono essere ammirate da tutti i passanti, liberamente. E per tornare nel cuore della tradizione, al calare della sera, la tappa d’obbligo è al Biergarten della Augustiner Bräustübl: un birrificio gestito dal monastero agostiniano che serve corposi malti artigianali in classici boccali Stein in ceramica del lontano 1621.

Info: austria.info

Guarda l’intervista a Federica Longo, l’oboista italiana che ha scelto di vivere a Salisburgo  

Salisburgo: l’oboista Federica Longo nella terra di Mozart

 

 

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Piano City Milano 2022: dal 20 al 22 maggio torna il festival che porta 216 concerti in tutta la città, fino all’alba

Dal 20 al 22 maggio Piano City Milano 2022 invade la città: tre giorni in cui il capoluogo lombardo si trasforma in capitale della musica internazionale. Protagonista, il pianoforte in tutte le sue sfaccettature e generi musicali, dal jazz all’elettronica, senza distinzioni.

Un progetto, a cura di Ponderosa Music & Art e Accapiù con la direzione artistica di Ricciarda Belgiojoso e Titti Santini, che coinvolge ogni anno istituzioni, associazioni, partner e cittadini. Un undicesimo compleanno che, anche per questa edizione, farà scoprire luoghi inediti della città e tanti spazi in via di riqualificazione.

Ciascuno dei 216 concerti è pensato su misura per la location che lo ospita. Per questo, oltre alle sedi storiche, come i Giardini del GAM, il Volvo Studio Milano, la Rotonda della Besana, il Museo Teatrale della Scala e l’Ippodromo di San Siro, si aggiungono nuovi importanti spazi che stanno cambiando il volto della città: dal parco del Campus Bocconi, all’ADI Design Museum, alla passeggiata Boris Pasternak alla Fondazione Feltrinelli, fino alla Piazza Olivetti e al giardino di via Ludovico di Breme nel nascente Certosa District.

Nuove prestigiose location a cui si aggiungono anche la Sala Verdi del Conservatorio di Milano e il Ridotto dei Palchi Arturo Toscanini del Teatro alla Scala. Ma questa edizione darà anche molto spazio alle periferie e ai quartieri emergenti con concerti nei cortili A Corvetto-Chiaravalle all’Agroforesta Vaiano Valle e all’Adriano con la comunità Magnete. Altri appuntamenti sono previsti a Cascina Merlata, alla Casa dell’accoglienza di Enzo Jannacci e ancora, nei parchi di Villa Finzi, Chiesa Rossa, nel Parco delle Cave e al Parco Lambro.

Inaugura il festival Abdullah Ibrahim, leggenda vivente del jazz, di origine sudafricana, venerdì 20 maggio, alle 21.00 nel Parco della Galleria d’Arte Moderna. Il giorno prima, il 19 maggio, Francesca Michielin suonerà per l’anteprima all’Apple Store di Piazza Liberty.

Nei tre giorni si alterneranno anche i suggestivi concerti all’alba – quest’anno con Francesco Grillo il 21 maggio e Alessandro Martire il 22 maggio – ai concerti al tramonto, uno il 21 maggio nei campi di Vaiano Valle, la prima agroforesta urbana, con Francesco Taskayali, e il secondo il 22 maggio con Davide Santacolomba al Belvedere, al 39esimo piano di Palazzo Lombardia.

Tutto il programma e le info per prenotare su pianocitymilano.it

Piano City Milano
Un momento dell’edizione 2021 in uno scatto di Marco Pieri – Archivio Piano City Milano

 

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“Scopri l’Italia che non sapevi”: nasce un nuovo modo di promuovere il turismo in Italia, senza confini

Uniti si vince. E finalmente si può fare: così è nata la nuova strategia promozionale italiana che punta sul claim “Scopri l’Italia che non sapevi“. Una licenza poetica che sottolinea quanto poco tutti noi conosciamo o diamo per scontato il nostro Paese e quanto possa ancora sorprenderci nella sua interezza, a prescindere dalla singola regione o dal singolo itinerario.

In questa estate 2022 in cui, con sempre più forza, si cerca di reagire ai mesi di casalinghitudine forzata dettati dalla pandemia,  l’obiettivo torna a essere quello di stare all’aria aperta il più possibile, muoversi e scoprire nuovi luoghi in cui sentirsi protagonisti. È un ulteriore passo avanti verso quel turismo slow e attivo che, da qualche tempo, non è più un desiderio di pochi visitatori di nicchia, magari un po’ agé o molto sportivi, ma è diventato una necessità intergenerazionale. Millennial in testa, che scelgono i cammini italiani personalizzando ogni percorso con l’ausilio delle tante app geolocalizzate.

Un turismo lento che punta a valorizzare, in particolare, le vie del mare, del bike e del nordic walking, perché alla vacanza, breve o lunga che sia, si chiede soprattutto di essere rigenerante, portatrice di un benessere psico-fisico che possa restituire le energie (e la speranza) perdute.

Un modo nuovo di raccontare “Il viaggio italiano”

Grazie all’accordo di programma tra il Ministero del Turismo e la Commissione Politiche per il Turismo – coordinata dalla Regione Abruzzo – della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, in collaborazione con ENIT, è nato un modo di raccontare i territori senza campanilismi, mettendo in comune tutte le informazioni e i saperi utili a chi vuole vivere “Il viaggio italiano” con sempre maggiore consapevolezza.

Il progetto è guidato, in particolare, da tre Regioni: Emilia-Romagna, Umbria e Marche, ciascuna coinvolta in un approfondimento diverso, dai Borghi e paesaggi italiani, identità, stile, qualità della vita” (capofila Emilia Romagna); al “Turismo lento: cammini, enogastronomia, arte, beni culturali” (capofila Umbria) fino al “Turismo attivo: bike, nautica, nordic walking e attività outdoor per l’estate e l’inverno” (capofila Marche), con l’Abruzzo responsabile degli aspetti legati alla condivisione di tutte le informazioni raccolte in quello che è stato chiamato dagli addetti ai lavori TDH il Tourism Digital Hub, lo spazio online in cui tutto questo si tradurrà nei prossimi mesi e che sarà una sezione dell’attuale portale Italia.it gestito da ENIT.

La campagna “L’Italia che non sapevi”, ideata da Dilemma con la strategia media di The Gate Communication, inaugura il primo progetto turistico organico e integrato che, da ora in poi, unirà tutte le istituzioni italiane. Un nuovo modo di viaggiare è iniziato.

 

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Primavera MIND: dal 28 aprile al 1° maggio inaugura il Milano Innovation District

Si intitola Open Future Open Culture il primo evento ufficiale che inaugura MIND Milano Innovation District, il distretto dell’innovazione nato dalla riconversione dell’area Expo2015, dove convergono le nuove frontiere della tecnologia e scienze della vita, ricerca, educazione e cultura per l’Italia e l’Europa.

Dal 28 aprile al primo maggio 2022, grazie alla sinergia tra Business International – Fiera Milano e Lendlease, gruppo internazionale leader nel settore del real estate, in particolare nello sviluppo di aree urbane, ospiti dal mondo dell’impresa, dell’arte e della scienza si confrontano sui temi dell’innovazione in una maratona di talk, conferenze, workshop e concerti dedicati a stakeholder di settore e privati cittadini. L’obiettivo? Scrutare nell’immediato futuro per capire come l’innovazione possa portare soluzioni concrete nella vita di tutti i giorni, idee che cambieranno il nostro modo di vivere, create in larga parte dai centri di ricerca e dalle aziende provenienti da tutto il mondo che abitano il nuovo spazio MIND.

Per l’occasione, sono attesi interventi di: Maurizio Ferraris, filosofo e accademico italiano, nonché Professore di Filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Torino; Giuseppe Testa, Head of Neurogenomics Research Centre di Human Technopole, e Professore di Biologia Molecolare presso l’Università degli Studi di Milano; il filosofo Emanuele Coccia; il duo curatoriale di arte contemporanea Francesco Urbano Ragazzi; l’architetto Mario Cucinella; il produttore musicale Dardust in dialogo con l’esperto di Space Economy Emilio Cozzi, e Stefano Mancuso che  parla dell’intelligenza emotiva delle piante e della loro importanza per le città del futuro.

All’evento partecipano, inoltre, i CEO di importanti aziende per raccontare la loro visione sull’innovazione, nonchè le aziende e le società che fanno parte dell’ecosistema di MIND, come Federated Innovation, Astrazeneca, ROLD, Bio4Dreams ed Illumina.

Carlo Antonelli, direttore di Business International – Fiera Milano, commenta così l’evento: Siamo molto orgogliosi – ha commentato – di aver costruito con Lendlease una plancia di lancio di contenuti che consentano all’apertura del distretto di MIND di farsi percepire come format di connessione di centri di produzione di innovazione, non a caso in continuità (anche fisicamente) con ciò che fa e ospita da sempre Fiera Milano” .

Info: mindmilano.it

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Time in Jazz 2022: il festival firmato da Paolo Fresu porta la cultura arcobaleno in Sardegna

Sarà un’edizione over the “Rainbow”, o come diciamo alle nostre latitudini “arcobaleno”, il XXXV festival internazionale Time in Jazz, annunciato da Paolo Fresu, uno dei nostri musicisti jazz più famosi nel mondo, nei panni di direttore artistico della rassegna da lui stesso ideata e orchestrata ogni anno a partire da Berchidda.

Oltre che nel suo paese natale in provincia di Sassari, il festival a geografia variabile, in programma dal 7 al 16 agosto, interessa un buon numero di località del Nord Sardegna (per il 2022 hanno risposto all’appello i comuni di Arzachena, Banari, Bortigiadas, Buddusò, Budoni, Consorzio Puntaldia, Loiri Porto San Paolo, Luogosanto, Mors, Oschiri, Porto Rotondo, San Teodoro, Telti, Tempio Pausania e Tula). E in questo modo rinsalda un rapporto fra la musica e le risorse turistiche del territorio che ha fatto da apripista in Italia per moltissime altre manifestazioni estive, puntando molto, ultimamente, anche sull’impatto zero.

Pace e inclusione, nel segno del jazz

Il tema odierno è quello della pace, tanto attesa quanto a rischio in queste settimane, ma insieme anche quello dell’inclusione delle tante diversità, di cui il jazz è in un certo senso l’emblema.

“Se non ci fossero state le migrazioni verso le Americhe dei primi del secolo scorso non si sarebbe creato quel crogiuolo di razze che ha dato vita a uno stile musicale che ha rivoluzionato e arricchito il Novecento”, spiega Fresu, richiamando l’articolo 3 della nostra Costituzione e la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo per sottolineare il tema di riferimento dell’edizione numero trentacinque. “Noi lo raffiguriamo graficamente con i meravigliosi colori del Rainbow, l’arcobaleno multietnico che rappresenta quella bandiera libertaria dell’identità di genere oggi anche simbolo di pace e di fratellanza”.

Tosca – foto di Fabio Lovino

Da Tosca a Archie Shepp, un calendario da non perdere

Numerose le presenze femminili in cartellone, tra cui Tosca, voce protagonista di un concerto tributo a Fabrizio De Andrè nella tenuta dell’Agnata, nei pressi di Tempio Pausania (9 agosto),  e la violinista Anais Drago, che presenterà il suo nuovo album alla Chiesa di Madonna di Castro, nelle campagne di Oschiri. E dal Mali arriva al festival Oumou Sangaré, una delle cantanti africane più famose e influenti, impegnata sul fronte dell’emanicipazione, sul palco centrale di Berchidda a Ferragosto.

Di grande impatto e rilevanza anche le performance di Gegé Telesforo, atteso con il suo quintetto l’8 agosto a Puntaldia, di Joe Barbieri, in concerto il 9 a Porto Rotondo, del trombettista israeliano Avishai Cohen e del suo omologo norvegese Mathias Eick, insieme il 13 a Berchidda, con, a seguire, il mitico sassofonista statunitense Archie Shepp. Sullo stesso palco, la sera prima, una delle vedette del jazz italiano, Stefano Di Battista, presenterà in quartetto le sue “Morricone Stories”, in omaggio al grande compositore.

Nume tutelare della rassegna, Paolo Fresu ne accompagnerà ogni tappa e sfodererà la sua tromba, in particolare, per la riproposta del progetto collettivo “Sa banda, sa musica, sa festa”, con la Funky Jazz Orkestra in piazza a Berchidda la sera del 12 agosto. Da non perdere.

Info e programma completo: timeinjazz.org

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