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Natale e Capodanno a Rimini: dai presepi di sabbia al Fellini Museum, dove vivere la magia delle feste

Un grande albero di Natale in piazza Cavour. Le luci che ondeggiano nella nebbiolina che sale dall’Adriatico. Le spiagge che ospitano la tradizione dei presepi di sabbia… È un po’ un sogno e un po’ una festa il Natale a Rimini che, nelle settimane a cavallo tra anno vecchio e anno nuovo, regala agli abitanti e ai visitatori un’atmosfera magica e piena di allegria. 

Per chi preferisce trascorrere le feste in un clima più temperato, Natale e Capodanno a Rimini diventano anche una splendida occasione per scoprire l’arte, la storia e le tradizioni della città di Fellini. Senza mai privarsi del divertimento e del benessere che da sempre fanno parte del DNA della città simbolo della Romagna. 

Così, tra mercatini, presepi, ed eventi per adulti e bambini – con una programmazione in continuo aggiornamento sul sito visitrimini.com – è possibile regalarsi dei momenti di sport in spiaggia, un pomeriggio sulla pista di pattinaggio e perfino la libertà di lavorare in riva al mare grazie alle workstation allestite lungo la costa. 

I Presepi di sabbia di Rimini richiamano artisti da tutto il mondo – Getty Images

L’arte di oggi e di ieri, tra presepi di sabbia e musei

La tradizione dei Presepi di Sabbia è una delle più conosciute e amate da chi sceglie di trascorrere le festività a Rimini: queste opere d’arte, realizzate da artisti di fama internazionale specializzati nelle sculture di sabbia, infatti, si ispirano sempre a un argomento d’attualità, che cambia ogni Natale. 

Quest’anno i Presepi di Sabbia si possono ammirare all’interno del Villaggio del Presepe, sulla spiaggia libera di piazzale Boscovich a Marina Centro (ingresso su prenotazione fino al 6 gennaio), oppure sulla spiaggia di Torre Pedrera, al Bagno 65, dove la tradizionale Natività è visitabile al coperto, accanto a un mercatino di Natale nel quale, durante le feste, vengono organizzate tombole e animazioni per i bambini. Da sabato 18 dicembre, invece, la Natività naviga sull’acqua, nella Darsena, dove è possibile ammirare il presepe galleggiante allestito sulle barche storiche delle Vele al Terzo di Rimini.

Per chi dà importanza anche alla colonna sonora delle festività, al Teatro Galli e al Tempio Malatestiano gli appuntamenti con la musica classica e d’autore, magari accompagnati dai brunch e dagli aperitivi nel Ridotto del teatro, fanno parte della tradizione.

Mostre, serate e rassegne cinematografiche affollano i calendari di dicembre e gennaio nei più importanti musei e luoghi culturali della città. Un’occasione perfetta per scoprire spazi come il PART, dedicato all’arte contemporanea e allestito all’interno dei palazzi dell’Arengo e del Podestà, nato dalla collaborazione tra Comune e Fondazione San Patrignano.

Un capitolo a parte merita il celebre Cinema Fulgor, protagonista della vita e delle opere di Federico Fellini, la cui palazzina Liberty è appena tornata agli antichi splendori dopo cinque anni di restauri e ristrutturazioni, sulla base dei progetti realizzati dal Maestro Dante Ferretti. Qui, la programmazione pensa anche ai più piccoli con la rassegna “Cinema per i bimbi”, su misura per le feste in famiglia. Il palazzo del Fulgor fa parte di FM – Fellini Museum con altri due spazi dedicati al grande regista: Castel Sismondo e Piazza Malatesta, visitabili con un biglietto unico (tour guidati il sabato pomeriggio, prenotabili qui). 

Lo spirito natalizio di Rimini tra luci e mercatini

Ma lo spirito natalizio pervade tutta Rimini, dal Ponte di Tiberio, dove fino al 24 dicembre si possono acquistare abeti e piante alla Fiera degli Alberi di Natale, fino alla piazza dei Sogni, con le sue luminarie riflesse sull’acqua delle piscine; da piazza Cavour, dove archi di luce avvolgono l’albero di Natale e illuminano le vie dello shopping fino agli chalet del Mercatino dei sogni di Natale, alla fortezza rinascimentale di Castel Sismondo, dove le luminarie rievocano l’antico fossato e illuminano le casette di legno che ospitano arti e mestieri antichi, tramandati nel tempo (maestri del rame e dell’argento, maestri ceramisti, vetrai, artigiani del cuoio, della lana e dell’oggettistica in legno).

In piazzale Fellini, il mercatino natalizio è allestito accanto alla pista di pattinaggio sul ghiaccio aperta davanti al luccicante Grand hotel di Rimini, mentre sulla costa si passeggia tra le bancarelle del mercatino di Miramare, in via Oliveti, tra luci, addobbi, presepi e la casa di Babbo Natale immersa in un caratteristico bosco, o anche al villaggio di Natale Viserba Wonderland che, fino al 6 gennaio, offre spettacoli e concerti, oltre ai prodotti tipici da regalare.

Rimini: un mondo di benessere al Parco del Mare

Ed è il mare – anzi, proprio il lungomare – la ciliegina sulla torta di una fuga natalizia a Rimini. Perché se è vero che non è certo tempo di ombrelloni e sedie sdraio, le attività da fare lungo la costa, all’aria aperta, sono infinite anche d’inverno.

Sedici i chilometri del progetto Parco del Mare che sono stati già pedonalizzati, arricchiti di aree verdi e macchia mediterranea, e forniti di servizi dedicati al benessere e alla qualità della vita. Un esempio? Nella parte sud, si possono già provare le isole fitness dedicate all’attività fisica outdoor, provviste di attrezzi (jumping box, parallele pull-up, spalliere, anelli) e spazi adatti a tutti i livelli di allenamento. L’obiettivo è rendere Rimini una città sempre più sostenibile e verde, e trasformare il lungomare in un luogo da vivere tutto l’anno, all’insegna del benessere olistico e dello sport.

Un obiettivo che è già realtà per molti abitanti (del posto o di passaggio), a giudicare dalla quantità di persone che ogni giorno corrono, giocano a beach-tennis o  beach-volley nei campi allestiti, o che si allenano con i personal trainer prenotabili online. 

E quest’anno c’è un’ulteriore novità: chi non può (o non deve) rinunciare allo smartworking nemmeno durante le feste, trova oltre 6 chilometri di lungomare allestiti con le cosiddette piazzette di comunità, piccoli spazi di socialità (una sorta di coworking marino) dove sgabelli e tavoli alti sono a disposizione come workstation, postazioni di lavoro dei sogni, fronte mare e open air. Non mancano zone relax con poltroncine e tavolini bassi per fare una pausa in compagnia, all’aria aperta. Tutte anticipazioni di un più ampio progetto di riqualificazione dell’intero waterfront riminese.

Piazza Malatesta, a Rimini, conosciuta anche come piazza dei Sogni, teatro del Capodanno 2021

Notte di Capodanno “diffusa” a Rimini

Il cinema Fulgor apre le sue porte anche la notte di San Silvestro con una serata evento durante la quale, dopo la proiezione, sarà offerto un buffet dolce per brindare allo scoccare della mezzanotte.

Ma la serata al cinema di Fellini è solo una delle tante iniziative che la città ha organizzato per festeggiare l’arrivo del 2022: gli spettacoli, infatti, sono diffusi in tutto il centro storico, con programmi musicali che vanno da Bach alla capoeira, passando per lo swing di Kelly Joyce e il funk del Saturnino Power trio. Sarà proprio il bassista di Jovanotti ad accendere la musica del primo giorno dell’anno nuovo, in piazza Malatesta. Dopo lo show di Kelly Joyce con cui si saluterà il 2021, il Saturnino Power trio salirà sul palco per accogliere suonando il 2022. Musica anche in piazza Francesca da Rimini, con gli allievi della Music Academy Rimini e il concerto dei Dellai, direttamente da Sanremo giovani 2021.

Per i più freddolosi, non mancano gli spettacoli musicali al coperto: alla Domus del chirurgo, con un repertorio di standard jazz e latin, al Complesso degli Agostiniani, con una serata dedicata alla musica caraibica e dell’America Latina, e al museo della Città, dove, nella Sala del Giudizio la musica incontrerà l’arte con il quartetto d’archi Eos (che si esibirà sui grandi classici, da Bach ai Led Zeppelin), mentre nell’Ala Moderna una festa musicale attraverserà spazi interni ed esterni.

Chi invece preferisce ritagliarsi una serata culturale potrà approfittare delle aperture straordinarie del Teatro Galli, del Fellini Museum, del Part, e del Visitor.

Ad aumentare la magia di tutte queste iniziative sarà lo spettacolo di videomapping Insight! che, a partire dalle 22,45 del 31 dicembre, animerà di proiezioni ed effetti visivi le facciate del teatro Galli, il ledwall del Palazzo del Fulgor e la torre di Castel Sismondo. Per salutare un nuovo anno pieno di luce.

Piazza Tre Martiri addobbata a festa ©Giorgio Salvatori

Esperienze e card per una vacanza perfetta a Rimini

Apprezzare tutte le bellezze che Rimini offre, senza impazzire nel traffico o nella ricerca di parcheggio, è possibile non solo grazie al trenino di C’entro facile, un servizio gratuito che permette di raggiungere il centro dai principali parcheggi della città (in funzione dal 17 al 24 dicembre, dal 26 al 31 dicembre, 1, 2 e 6 gennaio), ma anche grazie al potenziamento, durante le festività, della rete di bus locali e del Metromare, la nuova linea di trasporto pubblico costiero che unisce Rimini a Riccione. Ma sono tanti i servizi, le esperienze e le facilitazioni che il comune di Rimini mette a disposizione di chi vuole godersi la città senza stress. 

Innanzitutto le visite guidate: ce ne sono per tutti i gusti e in partenza tutti i weekend. Oltre al già citato tour felliniano del sabato pomeriggio, che accompagna i partecipanti nei luoghi più amati dal grande Maestro, la domenica mattina si può andare (sempre a piedi, indossando scarpe comode) alla scoperta delle meraviglie di Rimini, un percorso che parte dal museo multimediale Visitor Center e guida tra Arco d’Augusto, Tempio Malatestiano, Domus del Chirurgo e Vecchia Pescheria, fino al Ponte di Tiberio.

Chi invece preferisce muoversi da solo, può scaricare direttamente da VisitRimini.com la guida della città, e scoprire le diverse card che permettono con un’unica tessera di accedere ai tanti vantaggi. C’è il Biglietto Art Card (acquistabile direttamente all’interno dei musei della città e valido per 5 giorni dall’attivazione) che consente l’ingresso a tutti i musei  di Rimini; la Rimini Style Card con la quale si accede a ristoranti, centri benessere e negozi usufruendo di agevolazioni e sconti dedicati e infinite proposte di esperienze da vivere, in città e nella natura. Da non trascurare, la Rimini Country Card che permette di scoprire i borghi più belli della Valmarecchia e della Valconca, inoltrandosi nell’entroterra riminese (dove merita una visita anche il parco Italia in miniatura, che resta aperto dal 26 dicembre al 9 gennaio). 

Per info, offerte e programmi dettagliati: VisitRimini.com

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“Geronimo Stilton. Brescia Musei Adventures”: la prima app-game museale con il topo giornalista

Doppio primato per Brescia Musei che ha appena lanciato la prima app-game museale che, in esclusiva mondiale, ha per protagonista il topo giornalista più amato dai bambini di tutto il mondo.

“Geronimo Stilton. Brescia Musei Adventures” è stata realizzata da Fondazione Brescia Musei in collaborazione con Atlantyca Entertainment e con il sostegno di Fondazione Cariplo.

Un progetto che vede per la prima volta una fondazione culturale cimentarsi nel mondo del gaming scegliendo come protagonista un character di tutto rispetto come Geronimo Stilton, amatissimo in Italia e all’estero, con all’attivo oltre 170 milioni di libri venduti nel mondo e 3 serie animate distribuite in oltre 130 Paesi.

Attraverso uno storytelling giocoso, coniugato con le tecnologie più moderne, contenuti culturali vengono trasmessi attraverso la condivisione, il divertimento e con una buona dose di leggerezza.

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Basta uno smartphone o un tablet per prendere parte alle tre avventure che prendono vita in quattro luoghi iconici del complesso museale bresciano: il Museo di Santa Giulia con la nuova casa della Vittoria Alata nel Capitolium, la Pinacoteca Tosio Martinengo, Brixia-Parco archeologico di Brescia Romana e il Museo “Luigi Marzoli”.

Attraverso giochi, indizi ed enigmi da risolvere, si esplorano diverse epoche dalla preistoria al periodo romano fino ai bizantini. Tra amuleti, anfore, dipinti e armature, Geronimo guida alla scoperta della storia dei musei e del loro patrimonio con l’utilizzo della realtà aumentata che trasforma alcuni pezzi del museo in immagini 3D da osservare, rigirare e ingrandire per coglierne ogni dettaglio.

Bimbi in missione al Museo di Santa Giulia a Brescia

Nel Museo di Santa Giulia in “Geronimo Stilton alla ricerca del medaglione perduto” i bambini vanno in missione per conto di Geronimo. L’obiettivo è trovare un prezioso medaglione custodito nel museo, ma per raggiungerlo è necessario prima recuperare diversi oggetti, seguendo le impronte del direttore dell’Eco del Roditore che danno l’avvio al percorso in museo.

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Alla ricerca del quadro nella Pinacoteca Tosio Martinengo

Un’altra avventura dal titolo “Geronimo Stilton, un’avventura a colpi di pennello” si vive alla Pinacoteca Tosio Martinengo dove i bambini aiutano il topo-giornalista a ritrovare, tra i capolavori esposti alla Pinacoteca, importanti dettagli che servono a ricostruire un quadro andato distrutto.

ph: Fondazione Brescia Musei

Cavalieri per un giorno al Museo “Luigi Marzoli”

Nel Museo “Luigi Marzoli” in “Geronimo Stilton una giornata da cavaliere”, i bambini fanno un tuffo nel mondo medievale per aiutare Geronimo a trovare tutti i pezzi dell’armatura adeguata a poter partecipare alla giostra dell’anello. Attraversando le sale dell’imponente Mastio visconteo del Castello, il secondo complesso fortificato più grande d’Europa, tablet alla mano, i bambini scoprono quali erano le parti che componevano un’armatura e come era decorata, come vedevano i cavalieri attraverso le piccole aperture dei loro elmi, quali erano le prove che un giovane doveva superare per diventare cavaliere, come era bardato il suo cavallo e tantissime altre curiosità.

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L’applicazione “Geronimo Stilton. Brescia Musei Adventures” è disponibile gratuitamente per smartphone su AppStore e PlayStore. I percorsi sono disponibili così sia attraverso i propri device personali, sia utilizzando tablet messi a disposizione senza costi aggiuntivi dalla Fondazione Brescia Musei presso le biglietterie delle varie sedi museali.
Info: bresciamusei.com

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Dal Festival IT.A.CÀ Migranti e Viaggiatori nasce il Manifesto del turismo responsabile

Otto punti per chiarire cos’è, come cresce e dove sta andando il turismo sostenibile: è il Manifesto di IT.A.CÀ Migranti e Viaggiatori nato dall’esperienza 2021 del festival del turismo responsabile di cui DOVE è stato media partner anche quest’anno, e che ha da poco concluso con successo la sua XIII edizione. Sette mesi di incontri, webinar, eventi, mostre, escursioni, passeggiate, picnic, in 23 tappe, cui hanno partecipato 30mila persone, in 15 regioni d’Italia. 

Il bisogno di tornare a viaggiare, di tornare ad avere contatti diretti con il mondo intorno, si è unito alla necessità di vivere queste esperienze in sicurezza e al desiderio di riappropriarsi di spazi naturali. Esigenze che hanno trovato risposta nel Festival, incentrato quest’anno sul diritto di respirare, là dove per respiro non s’intende solo quello fisico (con un chiaro riferimento alla salute) ma anche quello sociale ed economico.

Riparte IT.A.CÀ, il festival del turismo responsabile edizione 2021. Il tema? Tornare a respirare

Del resto i benefici di un turismo sostenibile e responsabile non sono esclusiva di chi usufruisce dei servizi turistici ma anche di chi li fornisce. Lo spiega bene Pierluigi Musarò, Direttore di IT.A.CÀ: «L’impatto della pandemia ha generato nel turismo una crisi mai vista prima, e se alcuni modelli turistici sono stati costretti ad affrontare diverse contraddizioni legate alla loro insostenibilità, altri ne hanno beneficiato. Così è stato per i tanti territori in cui abbiamo realizzato il Festival: esperienze vissute in sicurezza e a contatto diretto con gli abitanti e lo spirito dei luoghi, forse prova del radicale cambiamento psicologico nell’approccio alle vacanze e del fatto che la relazione umana vale più di prima».

Il manifesto del turismo responsabile

È da questa esperienza che nasce il Manifesto in otto punti, pensato per continuare a proporre modelli di viaggio sostenibili e attenti alle comunità e ai territori: dall’esigenza di guardare con lungimiranza ai luoghi che ci circondano (Guardare in là, restando a cà, punto 1) alla necessità di ritrovare un’etica che abbracci tutti gli aspetti della vita – dalla tutela dell’ambiente alla valorizzazione della cultura, dalla capacità di generare reddito e lavoro alla indispensabile garanzia che quel lavoro sia svolto nel rispetto dei diritti ed equamente retribuito – (Non c’è responsabilità senza sostenibilità, punto 4), passando per il riconoscimento del diritto a viaggiare, che si sia turisti o migranti, cittadini o stranieri (Diritto all’ospitalità, punto 6).

Festival IT.A.CÀ 2020: dal turismo responsabile la strada per un nuovo modello di economia

Il festival, nato nel 2009 a Bologna, oggi può contare su una rete di oltre 700 realtà locali che basano le loro attività su questi principi, 700 realtà in cammino il cui obiettivo è coniugare la sostenibilità del turismo con il benessere dei cittadini. E che sono già tornate al lavoro tutte insieme, anche ora che il Festival è ufficialmente chiuso, per garantire l’appuntamento al 2022.

Per saperne di più festivalitaca.net

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“Believe in Christmas”: torna il concerto di Natale di Andrea Bocelli da Parma. Ecco come vederlo in streaming

“Andrea Bocelli vi invita a Believe In Christmas – Encore, un’altra opportunità per vivere la magica performance dal vivo registrata al Teatro Regio di Parma. In streaming globale per l’ultima volta, dal 10 al 12 dicembre”: sui social, il tenore Andrea Bocelli ha annunciato con queste parole gli ultimi tre appuntamenti per assistere alla nuova proiezione dello spettacolo registrato lo scorso anno a Parma e dedicato al Natale. E che vede anche un duetto con la figlia di 8 anni Virginia sulle note della celebre Hallelujah. L’emozionante show verrà trasmesso di nuovo sulla piattaforma Driift

GUARDA ANCHE: Festival delle luci: i 10 da non perdere, tra video mapping, fiabe colorate e presepi sull’acqua

“Believe in Christmas – Encore”: orchestra, ballerini e special guest

Lo spettacolo, prodotto e presentato l’anno scorso durante la pandemia con un livestream da record, è diventato uno degli eventi classici di maggior successo di tutti i tempi. Ora è tornato. La piattaforma Driift ha infatti deciso di renderlo nuovamente disponibile per i fan di tutto il mondo, in tre date pre-natalizie. Lo spettacolo vede la produzione artistica di Franco Dragone, noto per il suo lavoro con il Cirque du Soleil, e la regia di Giorgio Testi per Pulse Films. Un’orchestra completa, un coro e ballerini interagiscono tra loro in una coreografia unica che rende tutta l’esperienza magica e coinvolgente. Non mancano gli ospiti d’eccezione: Zucchero Fornaciari, Cecilia Bartoli, Clara Barbier Serrano.

(ph: Luca Rossetti)

Andrea Bocelli e la figlia cantano “Alleluia”: duetto virale

“Torna dicembre e il periodo più bello dell’anno, e sono particolarmente felice che Believe In Christmas venga nuovamente trasmesso in streaming: sarà bello tenerci ancora per mano e – con la musica – scambiarci un augurio che possa andare oltre le parole e raggiungere il cuore di ciascuno di voi, come è la mia speranza”, ha detto Bocelli in un comunicato stampa. Che sulla figlia Virginia ha aggiunto: “È stato un tenero esordio per mia figlia e uno spettacolo in cui abbiamo simbolicamente preso la mano del mondo per voltare finalmente pagina, forti della magia dello spirito del Natale, grazie a musiche che si levavano alla preghiera, dispensando sorrisi e energia positiva”.

Guarda il video del duetto di Andrea Bocelli con la figlia Virginia

“Believe in Christmas – Encore”: prezzi, orari, link

Gli spettatori potranno collegarsi alla piattaforma Driift dal 10 al 12 dicembre dove lo show verrà trasmesso a partire dalle ore 21. Per il pubblico, stavolta, c’è anche una sorpresa: già alle 19.30 partirà uno speciale documentario dietro le quinte sulla realizzazione dell’evento, con interviste inedite al cast e alla troupe e allo stesso Bocelli. I biglietti per Believe in Christmas – Encore sono in vendita al prezzo di 17,50 euro; una parte dei proventi andrà alla Andrea Bocelli Foundation. Sono disponibili a questo link: dreamstage.live/show/andrea-bocelli 

GUARDA ANCHE: Natale 2021: le migliori mostre e i musei interattivi in Italia. Per godersi le feste restando a casa

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Innsbruck: alla scoperta deI Tirolo attraverso i suoi musei. Itinerari tra storia, arte e bellezza

L’Austria è un Paese in cui da sempre arte e territorio sono strettamente connessi. Anche lontano dalla vivacità di Vienna, dove alla corte degli Asburgo approdavano artisti e intellettuali di tutta Europa, nei suoi angoli più suggestivi, che fossero città, valli o montagne, è sempre stato facile per gli artisti trovare ispirazione, cogliere la bellezza e trasformarla in arte fruibile da tutti e aperta a tutti. 

Basti pensare al Tirolo, e a Innsbruck in particolare: fu qui infatti che nel ‘500 l’imperatore Massimiliano I diede il via al Rinascimento austriaco. Amante delle arti e della cultura (il “wedding planner” del suo matrimonio con la seconda moglie Bianca Maria Sforza, nipote di Ludovico il Moro, fu addirittura Leonardo da Vinci!), fece di questa città la “perla delle Alpi”, un centro nevralgico colto, raffinato e allo stesso tempo moderno e aperto alle novità. E tale è rimasto ancora oggi.

Cinque musei in rete per raccontare il Tirolo

Lo dimostrano le collezioni ospitate nei cinque musei inseriti nel circuito dei Tiroler Landsmuseen (Musei del Tirolo). A partire dal  Tirol Panorama, uno dei musei di cui gli abitanti di Innsbruck sono più fieri. In questo modernissimo edificio dalla struttura circolare è conservato il più grande ciclorama del Tirolo, uno dei più grandi d’Europa: una rappresentazione pittorica di mille metri quadri, realizzata nel 1896, che copre a 360° tutta la circonferenza del museo, sorto nel 2011 proprio sui luoghi dove oltre due secoli prima si sono svolte le sanguinose battaglie per l’indipendenza descritte nel dipinto. 

Questa struttura, nella quale sono conservati anche molti oggetti che raccontano la storia delle popolazioni tirolesi, è una di quelle che più di altre riesce a far comprendere il continuo scambio di energie, ispirazioni, e spunti di creatività tra arte e territorio, in Austria. Di questi luoghi, attraversati dalla Storia, il mondo moderno e contemporaneo ha saputo cogliere tutta la bellezza (non solo quella naturale che su queste montagne ti aspetti) e trasformarla in opere d’arte, anche inaspettate.

Come dimostra anche il piccolo Museo dei Cacciatori dell’Imperatore, allestito in un palazzo settecentesco collegato al Tirol Panorama tramite un tunnel sotterraneo, dove si possono vedere uniformi, armi, decorazioni e altri cimeli militari del reggimento di fanteria Kaiserjäger.

Un altro esempio è il Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, che sui suoi cinque piani offre una panoramica di 30 millenni di storia dell’arte, dall’età della pietra all’arte contemporanea, e nel suo Café Kunstpause, organizza ogni domenica alle 10 una “colazione al museo”. Nelle sue sale, il Ferdinandeum vanta la presenza di opere dei maestri della scuola olandese, come  Rembrandt e Brueghel, e di capolavori di Oskar Kokoschka, Broncia Koller-Pinell ed Egon Schiele, ma anche una pregiata produzione tirolese rappresentata da artisti come Angelika Kauffmann, Albin Egger-Lienz o il liutaio Jakob Stainer. Del resto, fin dal 1823, anno in cui è stato aperto, il Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, terzo “museo nazionale” più antico dell’impero austro-ungarico dopo quelli di Budapest e Graz, aveva lo scopo preciso di rispecchiare, attraverso le sue collezioni, l’identità del Tirolo. 

Esattamente come fanno anche gli altri musei inseriti nel circuito dei Tiroler Landsmuseen. Come i giovanissimi e sostenibili Musei provinciali tirolesi (inaugurati nel 2017) che, in un edificio di 8000 metri quadrati collegato al Centro di Documentazione e Ricerca, ospitano tesori artistici e culturali e scientifici, tra cui la più grande collezione di farfalle delle Alpi. 

O come il Tiroler Volkskunstmuseum, Museo dell’Arte Popolare Tirolese, che, con una collezione unica nel suo genere, documenta il territorio raccontandone usi e tradizioni: dalle feste popolari e religiose, alla vita contadina, alla moda e al “design” locale. Tutti stimoli e ispirazioni per forme d’arte più popolare ma di certo non meno preziosa. Da non perdere, qui, la rassegna dedicata alla storia dei presepi a partire dal XVIII secolo, e la ricostruzione delle Stuben, di epoca gotica e rinascimentale, rivestite in legno, che permettono di scoprire come vivevano i tirolesi in passato.

Monumenti e architetture tra storia e avanguardia

Adiacente al Museo di arte popolare tirolese si trova l’imperdibile Hofkirche, la chiesa di corte, che, con l’imponente cenotafio di Massimiliano I d’Asburgo circondato dagli “uomini neri”, ventotto gigantesche statue di bronzo che raffigurano familiari e antenati dell’imperatore, è il più importante e affascinante monumento artistico di tutto il Tirolo.  Colonne di marmo rosso, il pavimento a scacchi di marmo bianco e nero e un soffitto prezioso di volute in stucco e oro fanno da quinta a questo maestoso monumento funebre, sul quale l’imperatore appare inginocchiato in adorazione eterna davanti all’altare.

Intorno a lui, il Mander Nero,  le 28 statue di parenti, antenati e modelli di comportamento (tra cui re Artù), che hanno la funzione di accompagnarlo nell’aldilà. A volere il monumento funebre fu lo stesso Massimiliano I, che pur non essendo sepolto qui, ha in questa chiesa la sua memoria eterna grazie al nipote Ferdinando I che, nella seconda metà del ‘500, ha realizzato il suo desiderio. La Hofkirche nasconde al suo interno anche un altro ineguagliabile gioiello: il cinquecentesco organo di Jörg Ebert, le cui doppie porte artisticamente progettate vengono aperte solo durante i concerti: oggi infatti, dopo un accurato restauro nel 1977, può essere ancora suonato.

Fu fortemente voluto da Massimiliano I anche l’edificio che oggi ospita il Museo dell’ex Arsenale, un libro di storia del Tirolo in versione museo. Dai reperti preistorici, fino ai manifesti pubblicitari del XX secolo, percorrendo le sale di questo palazzo cinquecentesco si attraversano le vicende di tutta la regione. Osservando le monete coniate da Massimiliano I, i grandi globi di Peter Anich, le vecchie carte geografiche e le mappe usate dai pellegrini, si rivivono l’età della Riforma, le lotte di liberazione e la separazione dal Südtirol con la cessione all’Italia, dopo la Prima Guerra Mondiale. 

Ma ogni pietra, ogni strada e ogni palazzo di Innsbruck racconta la storia e il fascino di questa città attraverso creazioni artistiche e architettoniche di ieri e di oggi. Così, nella città  il cui centro storico, fatto interamente ristrutturare da Massimiliano I con edifici in pietra che avessero pareti resistenti al fuoco, è ancora quello del ‘500, si osservano edifici all’avanguardia, firmati da archistar internazionali come Zaha Hadid, accanto a monumenti come il glorioso palazzo imperiale o il celebre Tettuccio d’oro (la casa regalata da Massimiliano a Bianca Maria Sforza), simbolo della città, con annesso museo, disegnato dall’architetto Niklas Türing. Talenti senza tempo che qui, come in tutta l’Austria, hanno trovato la loro ispirazione e lasciato un segno alle generazioni future.

Maggiori info: Austria Turismo

Scopri di più su tre capolavori raccontati da Peter Assmann, direttore dei Tiroler Landesmuseen

 

Il ritratto del compositore Monteverdi

 

L’appassionante vita di Angelika Kauffmann 

 

Uno dei quadri più singolari di Gustav Klimt “Il ritratto di Josef Pembauer”

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Innsbruck: alla scoperta deI Tirolo attraverso i suoi musei. Itinerari tra storia, arte e bellezza

L’Austria è un Paese in cui da sempre arte e territorio sono strettamente connessi. Anche lontano dalla vivacità di Vienna, dove alla corte degli Asburgo approdavano artisti e intellettuali di tutta Europa, nei suoi angoli più suggestivi, che fossero città, valli o montagne, è sempre stato facile per gli artisti trovare ispirazione, cogliere la bellezza e trasformarla in arte fruibile da tutti e aperta a tutti. 

Basti pensare al Tirolo, e a Innsbruck in particolare: fu qui infatti che nel ‘500 l’imperatore Massimiliano I diede il via al Rinascimento austriaco. Amante delle arti e della cultura (il “wedding planner” del suo matrimonio con la seconda moglie Bianca Maria Sforza, nipote di Ludovico il Moro, fu addirittura Leonardo da Vinci!), fece di questa città la “perla delle Alpi”, un centro nevralgico colto, raffinato e allo stesso tempo moderno e aperto alle novità. E tale è rimasto ancora oggi.

Cinque musei in rete per raccontare il Tirolo

Lo dimostrano le collezioni ospitate nei cinque musei inseriti nel circuito dei Tiroler Landsmuseen (Musei del Tirolo). A partire dal  Tirol Panorama, uno dei musei di cui gli abitanti di Innsbruck sono più fieri. In questo modernissimo edificio dalla struttura circolare è conservato il più grande ciclorama del Tirolo, uno dei più grandi d’Europa: una rappresentazione pittorica di mille metri quadri, realizzata nel 1896, che copre a 360° tutta la circonferenza del museo, sorto nel 2011 proprio sui luoghi dove oltre due secoli prima si sono svolte le sanguinose battaglie per l’indipendenza descritte nel dipinto. 

Questa struttura, nella quale sono conservati anche molti oggetti che raccontano la storia delle popolazioni tirolesi, è una di quelle che più di altre riesce a far comprendere il continuo scambio di energie, ispirazioni, e spunti di creatività tra arte e territorio, in Austria. Di questi luoghi, attraversati dalla Storia, il mondo moderno e contemporaneo ha saputo cogliere tutta la bellezza (non solo quella naturale che su queste montagne ti aspetti) e trasformarla in opere d’arte, anche inaspettate.

Come dimostra anche il piccolo Museo dei Cacciatori dell’Imperatore, allestito in un palazzo settecentesco collegato al Tirol Panorama tramite un tunnel sotterraneo, dove si possono vedere uniformi, armi, decorazioni e altri cimeli militari del reggimento di fanteria Kaiserjäger.

Un altro esempio è il Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, che sui suoi cinque piani offre una panoramica di 30 millenni di storia dell’arte, dall’età della pietra all’arte contemporanea, e nel suo Café Kunstpause, organizza ogni domenica alle 10 una “colazione al museo”. Nelle sue sale, il Ferdinandeum vanta la presenza di opere dei maestri della scuola olandese, come  Rembrandt e Brueghel, e di capolavori di Oskar Kokoschka, Broncia Koller-Pinell ed Egon Schiele, ma anche una pregiata produzione tirolese rappresentata da artisti come Angelika Kauffmann, Albin Egger-Lienz o il liutaio Jakob Stainer. Del resto, fin dal 1823, anno in cui è stato aperto, il Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum, terzo “museo nazionale” più antico dell’impero austro-ungarico dopo quelli di Budapest e Graz, aveva lo scopo preciso di rispecchiare, attraverso le sue collezioni, l’identità del Tirolo. 

Esattamente come fanno anche gli altri musei inseriti nel circuito dei Tiroler Landsmuseen. Come i giovanissimi e sostenibili Musei provinciali tirolesi (inaugurati nel 2017) che, in un edificio di 8000 metri quadrati collegato al Centro di Documentazione e Ricerca, ospitano tesori artistici e culturali e scientifici, tra cui la più grande collezione di farfalle delle Alpi. 

O come il Tiroler Volkskunstmuseum, Museo dell’Arte Popolare Tirolese, che, con una collezione unica nel suo genere, documenta il territorio raccontandone usi e tradizioni: dalle feste popolari e religiose, alla vita contadina, alla moda e al “design” locale. Tutti stimoli e ispirazioni per forme d’arte più popolare ma di certo non meno preziosa. Da non perdere, qui, la rassegna dedicata alla storia dei presepi a partire dal XVIII secolo, e la ricostruzione delle Stuben, di epoca gotica e rinascimentale, rivestite in legno, che permettono di scoprire come vivevano i tirolesi in passato.

Monumenti e architetture tra storia e avanguardia

Adiacente al Museo di arte popolare tirolese si trova l’imperdibile Hofkirche, la chiesa di corte, che, con l’imponente cenotafio di Massimiliano I d’Asburgo circondato dagli “uomini neri”, ventotto gigantesche statue di bronzo che raffigurano familiari e antenati dell’imperatore, è il più importante e affascinante monumento artistico di tutto il Tirolo.  Colonne di marmo rosso, il pavimento a scacchi di marmo bianco e nero e un soffitto prezioso di volute in stucco e oro fanno da quinta a questo maestoso monumento funebre, sul quale l’imperatore appare inginocchiato in adorazione eterna davanti all’altare.

Intorno a lui, il Mander Nero,  le 28 statue di parenti, antenati e modelli di comportamento (tra cui re Artù), che hanno la funzione di accompagnarlo nell’aldilà. A volere il monumento funebre fu lo stesso Massimiliano I, che pur non essendo sepolto qui, ha in questa chiesa la sua memoria eterna grazie al nipote Ferdinando I che, nella seconda metà del ‘500, ha realizzato il suo desiderio. La Hofkirche nasconde al suo interno anche un altro ineguagliabile gioiello: il cinquecentesco organo di Jörg Ebert, le cui doppie porte artisticamente progettate vengono aperte solo durante i concerti: oggi infatti, dopo un accurato restauro nel 1977, può essere ancora suonato.

Fu fortemente voluto da Massimiliano I anche l’edificio che oggi ospita il Museo dell’ex Arsenale, un libro di storia del Tirolo in versione museo. Dai reperti preistorici, fino ai manifesti pubblicitari del XX secolo, percorrendo le sale di questo palazzo cinquecentesco si attraversano le vicende di tutta la regione. Osservando le monete coniate da Massimiliano I, i grandi globi di Peter Anich, le vecchie carte geografiche e le mappe usate dai pellegrini, si rivivono l’età della Riforma, le lotte di liberazione e la separazione dal Südtirol con la cessione all’Italia, dopo la Prima Guerra Mondiale. 

Ma ogni pietra, ogni strada e ogni palazzo di Innsbruck racconta la storia e il fascino di questa città attraverso creazioni artistiche e architettoniche di ieri e di oggi. Così, nella città  il cui centro storico, fatto interamente ristrutturare da Massimiliano I con edifici in pietra che avessero pareti resistenti al fuoco, è ancora quello del ‘500, si osservano edifici all’avanguardia, firmati da archistar internazionali come Zaha Hadid, accanto a monumenti come il glorioso palazzo imperiale o il celebre Tettuccio d’oro (la casa regalata da Massimiliano a Bianca Maria Sforza), simbolo della città, con annesso museo, disegnato dall’architetto Niklas Türing. Talenti senza tempo che qui, come in tutta l’Austria, hanno trovato la loro ispirazione e lasciato un segno alle generazioni future.

Maggiori info: Austria Turismo

Scopri di più su tre capolavori raccontati da Peter Assmann, direttore dei Tiroler Landesmuseen

 

Il ritratto del compositore Monteverdi

 

L’appassionante vita di Angelika Kauffmann 

 

Uno dei quadri più singolari di Gustav Klimt “Il ritratto di Josef Pembauer”

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Weekend tra Venezia e Verona, sulle tracce della Grande Bellezza

«La bellezza salverà il mondo» scriveva Dostoevskij. Non c’è niente come la bellezza in grado di smuovere le coscienze, attraversare i secoli, parlare un linguaggio universale. Lo conferma anche la psicologia: “l’esperienza del bello è in grado di influenzare in modo positivo le emozioni, i pensieri e, più in generale, come ci relazioniamo con gli altri”.

Viaggiare alla ricerca della bellezza

Circondarsi di bellezza, insomma, fa bene. Prima di tutto allo spirito. E mai come viaggiare – la più grande occasione per conoscere la meraviglia che ci circonda – è in grado di assolvere a questo scopo. E se è vero che una certa predisposizione alla bellezza è innata, è altrettanto vero che un occhio esteta può essere allenato. Si può coltivare, insomma, il piacere e la ricerca per il bello, a cominciare dalla scelta degli ambienti e dei luoghi dai visitare. In Italia, questo, non è difficile, visto che, come ha scritto il celebre poeta Khalil Gibran, “L’arte degli italiani sta nella bellezza”. Non si contano, ad esempio, le città d’arte che, per il loro patrimonio e fascino, meritano di essere visitate almeno una volta nella vita. Tra queste, sicuramente Venezia e Verona.

Venezia e il quartiere di Sant’Elena

Venezia, un concentrato di meraviglie

Con le sue calli, i suoi sotoporteghi e i suoi rii Venezia affascina, ogni anno, decine di milioni di persone provenienti da ogni parte del mondo. Turisti e viaggiatori che si perdono tra le mille attrazioni cittadine, da Piazza San Marco con il Palazzo Ducale al Ponte dei Sospiri e a quello di Rialto. Dal Teatro La Fenice al Canal Grande fino ai tanti musei come il Peggy Guggenheim e il Correr. Senza dimenticare, poi, i giri in gondola in laguna, Murano con i maestri vetrai e Burano con le case dai mille colori.

Quartiere Sant’Elena: la Venezia più autentica

Tra una tappa e l’altra, ci si può allontanare dai crocevia più turistici per andare alla scoperta della Venezia più autentica. A breve distanza da piazza San Marco,  attraversando il Parco delle Rimembranze, si arriva nel tranquillo quartiere di Sant’Elena – da qui la Biennale e l’Arsenale sono a una manciata di minuti-, il cui nome rende omaggio a quella Elena, madre dell’Imperatore Costantino, le cui spoglie sono custodite nella Chiesa Parrocchiale. È qui che si respira la vera anima della città, mescolandosi tra i residenti, gustandosi un aperitivo nei tipici bacari – le osterie locali – o passeggiando verso San Pietro di Castello, uno dei primi insediamenti della Laguna Veneta. Ed è proprio qui che sorge l’Hotel Indigo Venice – Sant’Elena, raffinato boutique hotel parte della catena IHG Intercontinental Hotels, sotto la gestione e proprietà del Gruppo HNH Hospitality. Un concentrato di bellezza tradotta in ospitalità.

Una notte nella storia e nella cultura bizantina

Elegante e moderno boutique hotel, l’Hotel Indigo Venice – Sant’Elena era, fino a qualche anno fa, un convento, la cui struttura, dalla facciata esterna al chiostro, fino al porticato e al giardino, è ancora perfettamente riconoscibile. Trasformato in albergo nel 1999, è stato recentemente oggetto di un importante restyling che ne ha messo ancor più in evidenza la sua relazione con il capoluogo veneto, la sua arte e la sua storia. A fare da fil rouge, infatti, è proprio il forte legame tra Venezia e la cultura bizantina, di cui la città è impregnata. Un mix di bellezza e valori che ben si respira nelle 75 camere e nelle aree comuni di questo edificio sviluppato su cinque piani.

I ricercati interni delle camere dell’Hotel Indigo Venice – Sant’Elena

Qui, l’artigianato locale è entrato nell’interior design con lampadari in vetro soffiato a illuminare la lobby e lanterne, nei toni naturali, a ricreare quasi le atmosfere di una passeggiata notturna tra le calli. A ciò si aggiungono le spille artigianali indossate dallo staff, che raffigurano le famose Rosette di Murano, e le stampe di Alberto Valese, l’artigiano veneziano che per primo importò in città la tecnica Ebru da Istanbul, disseminate negli spazi. Nelle camere, poi, i bagni sono decorati da piastrelle ispirate alla tecnica veneziana del Terrazzo mentre in alcune gli arredi, dal colore nero lucido, sono un continuo richiamo al colore tipico delle gondole (nelle King Suite c’è addirittura la testiera del letto in velluto che ricrea il caratteristico stile delle poltroncine delle imbarcazioni) con cuscini e piatti che omaggiano le palette caratteristiche dell’antica civiltà bizantina. La personalità, insomma, all’Hotel Indigo Venice – Sant’Elena non manca, in un mix armonioso che mescola tradizione ma anche modernità, grazie alle più recenti dotazioni tecnologiche a garantire il comfort degli ospiti.

Da Venezia a Verona, sulla tracce della Grande Bellezza

La stessa filosofia caratterizza l’Hotel Indigo Verona-Grand Hotel Des Arts, boutique hotel dallo stile ricercato nel cuore di Verona. Da Venezia, in auto, ci vuole poco più di un’ora, la giusta distanza per un weekend alla scoperta di alcune delle più belle città d’arte del Nord Italia.

Verona dall’alto (Istockphoto)

Anch’esso parte della catena IHG Intercontinental Hotels e sotto la gestione del Gruppo HNH Hospitality, l’Hotel Indigo Verona – Grand Hotel Des Arts racconta e reinterpreta, al suo interno, secoli di storia, arte, cultura e tradizioni nell’ottica di valorizzare il concetto di bellezza autentica.

Ricavato all’interno di un palazzo in stile Liberty risalente agli anni Venti, l’Hotel Indigo Verona – Grand Hotel Des Arts è stato, per decenni, la residenza privata dei nobili austriaci Reichenbac per poi essere trasformato, nel 1990, in una struttura alberghiera. È nel 2013, però, che è stato totalmente ristrutturato e arricchito con un’importante collezione di opere d’arte che ha poi dato il nome all’hotel stesso. E che ne è uno dei tratti caratteristici.

La sala colazione dell’Hotel Indigo Verona – Grand Hotel Des Arts è una sorta di museo diffuso, con diverse opere appese alle pareti.

Verona: il soggiorno è nel museo diffuso

Una volta varcata la soglia, sembra quasi di aver messo piede dentro a un museo diffuso, circondati da opere di grandi maestri del Novecento come Ciardi, Cascella, Minguzzi, Manzù, Purificato, Murer, Arnoldi e molti altri. Una collezione curata nei minimi dettagli, allestimento compreso. Non a caso, gli architetti che si sono occupati del restyling si sono ispirati al progetto museale di Carlo Scarpa della Gipsoteca Canoviana di Possagno, in provincia di Treviso, dove il ferro battuto e il legno vengono usati come piedistalli e basi di appoggio delle opere. A ciò si aggiungono, poi, mobili e arredi di prestigio, in un continuo richiamo alla città di Verona e alle sue meraviglie, prima fra tutte l’Arena. A ispirare la reception, poi, sono stati proprio gli archi dell’anfiteatro romano insieme a quelli del balcone della casa di Giulietta, altro simbolo della città. E proprio William Shakespeare, autore della celebre tragedia dedicata ai due innamorati, ha ispirato, invece, l’utilizzo di una scenografia teatrale, con i suoi drappeggi e le “ali” laterali del palcoscenico, come sfondo dei banchi del check-in.

La reception dell’Hotel Indigo Verona – Grand Hotel Des Arts

L’Arya Bar & Mixology, perfetto per un drink d’autore, si ispira, invece, alle gallerie d’arte e alle mutevoli scenografie teatrali con tanto di bancone decorato con cornici riciclate di quadri antichi, mentre la sala delle colazioni offre un mirabile alternarsi di opere d’arte alle pareti per iniziare la giornata in bellezza. Non mancano i riferimenti all’arte anche nelle camere, con testate del letto riccamente decorate e ispirate a varie opere e artisti, in base alla tipologia. Se nelle camere Standard lo stile è audace e la forma delle testate è ripresa dalla merlatura a forma di cuore del ponte di Castelvecchio, in quelle Premium il richiamo è agli affreschi paesaggistici del Veronese, omaggio agli acquerelli che si trovano nella Villa Barbaro a Maser, in provincia di Treviso, Patrimonio dell’Umanità Unesco. Nelle Suite, invece, la forma delle imponenti testiere ricorda il motivo decorativo del balcone di Giulietta.

Una delle camere Premium dell’Hotel Indigo Verona – Grand Hotel des Arts

Verona, con la sua Grande Bellezza, è pronta a stupire i suoi ospiti. Dall’Arena, simbolo mondiale di musica e cultura, alla Casa di Romeo e Giulietta, fino alle maestose piazze medievali – come Piazza delle Erbe – e le chiese in stile romanico. Passeggiando sui suoi scenografici ponti sull’Adige, o tra le Arche Scaligere e la Torre dei Lamberti. Tutte meraviglie con cui arricchire la vista e l’anima, per ripartire migliori.

Per info: indigovenice.comindigoverona.com

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Autunno a Gran Canaria: scampoli d’estate a poche ore di volo dall’Italia

Spiagge chilometriche dalla sabbia finissima in cui affondare i piedi, vento caldo ad accarezzare la pelle, dune dorate che sfumano nel mare. Non è il ricordo delle vacanze appena finite, ma il panorama che offre Gran Canaria, in pieno autunno, a chi desidera ancora uno scampolo d’estate. 

Un clima sempre mite e un’atmosfera da vacanza esotica con la sicurezza di un paese europeo sono un richiamo più che allettante per chi non è ancora pronto per le giornate più corte, l’aria fredda del mattino e l’ombrello sempre a portata di mano. E lo sono ancora di più se si pensa che l’isola dell’arcipelago spagnolo è oggi anche più facilmente raggiungibile dall’Italia, grazie ai nuovi voli della compagnia Binter, da Torino e da Venezia: bastano poche ore di aereo e ci si ritrova in estate.

Ad attendere chi atterra nell’aeroporto internazionale di Gran Canaria – il più grande dell’arcipelago spagnolo – c’è un “continente in miniatura”: in 1560 km2 si possono scoprire spiagge infinite dall’accesso sempre libero e montagne che “bucano” le nuvole, canyon scavati dai fiumi, un deserto in miniatura (le dune di Maspalomas) e folti boschi di pino canario, che cresce solo qui. Una natura talmente rigogliosa  e un ecosistema tanto variegato che il 46 per cento del territorio dell’isola è stato riconosciuto, nel 2005, Riserva della Biosfera dell’Unesco. Un piccolo paradiso in terra da esplorare in lungo e in largo.

La costa, tra sport e relax

Con i suoi 60 chilometri di spiagge su 263 di costa, trovare il luogo in cui sdraiarsi al sole è un gioco da ragazzi: se l’obiettivo è farsi abbracciare dalla sabbia, sentendosi come nel deserto ma guardando il mare, il posto ideale è Maspalomas, sulla costa sud dell’isola. Qui, alle spalle di hotel, ristoranti, negozi di souvenir e una vivacissima vita notturna, si stendono le distese di sabbia delle Dune di Maspalomas, una riserva naturale formata da tre ecosistemi: il Palmeral, la Charca e le Dunas. Tappa di ristoro per diverse specie migratorie, la riserva si distingue per gli enormi campi di dune di sabbia, modellate dal vento che soffia dall’oceano e che dona loro sempre forme nuove, dando proprio l’impressione di essere nel deserto. 

A dominare tutto, dal promontorio, è il Faro – la cui luce fu accesa la prima volta nel febbraio 1890 – e che divide la Playa de Maspalomas dalla Playa del Inglés. Ampia, ben servita e attrezzata, è la preferita dalle famiglie con bambini che qui trovano tanto spazio per giocare in sicurezza, e dagli sportivi, soprattutto surfisti che cavalcano le onde dell’oceano in una zona meno bazzicata dai bagnanti. 

I surfisti frequentano volentieri anche Playa de Las Canteras, la più grande spiaggia urbana di Gran Canaria, dove ci si può anche iscrivere a una delle numerose scuole di surf. Las Canteras è la perla di Las Palmas de Gran Canaria, capoluogo dell’isola, dove è bel tempo 12 mesi l’anno: a due passi dal centro città, dai negozi, dagli hotel, ma anche dai monumenti e dai luoghi d’interesse culturale, è una lingua di sabbia infinita su cui rilassarsi, davanti a un mare cristallino in cui immergersi per nuotare, fare snorkeling, o lanciarsi con il surf.

Natura e archeologia, la ricchezza nascosta all’interno

Gli amanti dell’avventura, quelli per cui il mare è soprattutto un elemento naturale da conoscere e rispettare, sceglieranno, invece, la Playa de Güi Güi, sulla costa occidentale dell’isola: una distesa di nera sabbia vulcanica che si affaccia su un angolo di Atlantico solitamente calmo e che si raggiunge solo in barca o a piedi, superando anche tratti accidentati. Sarà un po’ faticoso arrivarci, ma la spiaggia mai affollata, l’acqua cristallina e il panorama, soprattutto al tramonto, ripagheranno della fatica. 

La Playa de Güi Güi si trova all’interno di una riserva naturale speciale, nella quale crescono specie vegetali endemiche ed esclusive come il Cabezòn, e nidificano diverse famiglie di volatili, alcune delle quali anche in via d’estinzione. Ma su tutta Gran Canaria si estendono parchi, paesaggi protetti e monumenti naturali. Luoghi che spesso, oltre ad affascinare per la grandiosità della natura, hanno anche una rilevanza storica. Come la Valle di Guayadeque, un monumento naturale che separa fisicamente i comuni di Ingenio e Agüimes, nella quale si possono ammirare, immerse nella rigogliosissima flora dell’isola, le casas cuevas, antiche case rupestri in cui sono stati trovati numerosi resti archeologici risalenti all’epoca pre-ispanica. O come il Risco Caido, inserito nel 2019 tra i beni patrimonio UNESCO dell’Umanità: ritenuto un osservatorio astronomico e un santuario dedicato alla fertilità, è un complesso di 21 grotte scavate nella roccia al cui interno si verifica un fenomeno di luci che secondo gli studiosi funzionava, per i popoli primitivi, da calendario. 

Gli appassionati di trekking, invece, non perderanno il Roque Nublo, uno dei fiori all’occhiello dell’isola: la vetta che attraversa le nuvole, di origine vulcanica, si innalza al centro dell’isola per 1813 metri sul livello del mare. Gli aborigeni la utilizzavano come luogo di culto, oggi è area naturale protetta e parco rurale, nel quale inoltrarsi a piedi attraverso sentieri da cui ammirare il panorama circostante: le grandi dighe di Las Niñas, Chira e Soria, le località di Artenara e Acusa, la caldera di Tejeda, Llanos de La Pez e Pozo de Las Nieves.

Non esiste, infatti, solo il binomio “isola-mare”: perché se è vero che i 60 chilometri di spiagge libere e le emozionanti variazioni di colore dell’acqua sono un’innegabile attrazione, le possibilità offerte dal lato “montano” dell’isola sono infinite e sorprendenti. Non solo per gli appassionati di hiking e trekking, ma anche per gli amanti degli sport che potranno correre su piste di trail running che si incuneano tra boschi, steppe e creste vulcaniche (come Las 3 Presas nel sud dell’isola, o il percorso di San Mateo, nel nord est di Gran Canaria), affrontare in mountain bike le salite e discese dei circuiti che portano dalla costa verso l’interno, o sfidare le pareti vulcaniche ideali per l’arrampicata (la principale nel Parco Naturale di Tamadaba, nel nord, vicino al villaggio di Artenara). 

Secoli di storia su un lembo di terra emersa 

Ma l’autunno a Gran Canaria vuol dire anche potersi godere passeggiate per le strade che conservano un’atmosfera antica e rilassata, cenare in ristoranti all’aperto in serate ancora calde, scoprire la storia a cavallo tra Europa, Africa e Americhe – spesso ancora troppo sconosciuta – senza l’incubo di code, calca e assembramenti. Fu proprio qui, infatti, a Gran Canaria, che Cristoforo Colombo fece tappa, dopo aver lasciato l’Europa, per rifornire le tre caravelle di approvvigionamenti prima di partire per le Indie: vi si fermò per un mese, e alloggiò nel capoluogo Las Palmas de Gran Canaria in una casa che oggi è diventata un museo aperto al pubblico.

All’arrivo di Colombo, l’isola era già stata colonizzata dagli Spagnoli, ma fu dopo la scoperta dell’America che, per la sua posizione strategica, diventò tappa obbligata negli itinerari di navigatori, avventurieri e commercianti di tutto il mondo allora conosciuto. Le loro impronte culturali sul territorio si sono aggiunte e mescolate a quelle lasciate delle tribù aborigene che abitavano questi luoghi prima della colonizzazione, regalando così all’isola una varietà di testimonianze storiche e architettoniche difficile da ritrovare con questa concentrazione. 

Ecco perché, in pochi chilometri, si passa dalle testimonianze pre-ispaniche trovate nelle case rupestri di Guayadeque alla cattedrale gotica di Santa Ana a Las Palmas di Gran Canaria (iniziata a costruire nel 1504); dalla necropoli di Maipés de Agaete (un eccezionale parco archeologico di epoca aborigena che ospita  tombe risalenti a oltre 1300 anni fa) al Gabinete Literário, edificio in stile modernista della fine del XIX secolo, considerato monumento storico artistico di interesse per la Comunità autonoma delle Isole Canarie, dove oggi si organizzano convegni, eventi e attività divulgative; da Puerto de Mogán, considerata la “Venezia delle Canarie” per il suo fitto reticolo di canali nella parte bassa della cittadina e i suoi ristoranti all’aperto, al Mercato del Porto, di Las Palmas de Gran Canaria, edificio modernista costruito nel 1891 su progetto di Gustave Eiffel (lo stesso della torre di Parigi), che  ha tuttora funzione di mercato, e dove è possibile anche acquistare prodotti tipici canari (come il Chorizo  – il salame piccante di Teror – o il Queso de flor).

Gran Canaria: destinazione sicura 

Gran Canaria è un piccolo universo nel quale tante culture, tanta storia e tanta vita si sono incrociate nel corso dei secoli, e che ha fatto proprio di questo melting pot la sua cifra distintiva. È un luogo in cui sentirsi circondati da un’atmosfera esotica e accogliente, pur con la sicurezza di “sentirsi a casa”, in Europa. Ed è anche una destinazione sicura in questi mesi in cui l’emergenza Covid non è ancora finita. 

Se già durante il periodo più duro di pandemia, Gran Canaria e le altre isole dell’arcipelago hanno avuto un tasso d’incidenza bassa rispetto ad altre zone della Spagna ed europee, oggi le isole sono ancora più sicure, anche grazie alle strettissime misure igienico sanitarie adottate nel settore turistico. La stessa compagnia Binter ne è un esempio, perché non si limita a seguire rigorosamente le normative di sicurezza nazionali e internazionali, ma ha aggiunto anche altre misure, per assicurare a passeggeri ed equipaggio voli sempre “sani” (anche per l’ambiente, grazie a una flotta di aerei di costruzione recente, poco inquinanti) e senza rischi, con comode rotte da Torino e da Venezia. Così l’unico pericolo che si corre, andando a Gran Canaria, diventa quello di non voler tornare più a casa. 

 

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Scale di Napoli: trekking urbano tra arte, storia e natura

Il meglio di Napoli, dal mare alla collina, gradino dopo gradino. Monumenti storici poco noti ma soprattutto panorami inediti, quelli che si “conquistano” con un po’ di fatica nei trekking urbani organizzati dal Coordinamento Recupero Scale di Napoli. “Sono oltre duecento, tra scale e gradonate: un capolavoro urbanistico unico al mondo, la vera anima della città”, spiega Carmine Maturo, portavoce del coordinamento composto da oltre dieci associazioni (nella rete nazionale Alleanza per la Mobilità Dolce) che negli ultimi anni hanno trasformato salite e discese in un brand turistico: visite guidate, passeggiate animate ed eventi annuali, come “Tu scendi dalle scale” (nel periodo natalizio) e “Scale di maggio”.

Scale di Napoli: gli itinerari da non perdere

Tra gli itinerari da non perdere, quello che si snoda sulla collina del Vomero: si raggiunge la base di partenza con la funicolare di Montesanto e dopo aver visitato Castel Sant’Elmo e la Certosa di San Martino si scende verso il centro storico lungo il tracciato delle antiche scale della Pedamentina (414 gradini) e di quelle di Montesanto. Una camminata di 2,8 chilometri in totale, fra scale e vie senza auto: si tratta di una delle strade pedonali più lunghe d’Italia.

L’itinerario del Moiariello svela la Napoli del folklore (ph: Carmine Maturo)

LEGGI ANCHE: Napoli: cosa vedere e cosa fare

Sulla collina di Capodimonte, l’itinerario del Moiariello è un percorso insolito nella Napoli dei vicoli, dell’arte e della natura, ma anche tra folklore e tradizione. In un chilometro e mezzo s’incontrano casini, ville nobiliari con giardini delle delizie, terrazzamenti agricoli e inconsapevoli “orti urbani” sopravvissuti alla cementificazione. Per poi rilassarsi all’arrivo, nel più grande polmone verde della città: il parco di Capodimonte, con il suo importante museo.
Info: scaledinapoli.com

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Torino e le Langhe in prima fila: 5 esperienze esclusive per vivere l’autunno in Piemonte

Il Piemonte è una terra unica dove convivono molte anime, dai fasti della Torino sabauda all’atmosfera bucolica delle Langhe. Ad accomunarle tutte è la ricchissima offerta enogastronomica e la tradizione secolare dell’accoglienza di alto livello: mangiare bene e soggiornare in luoghi esclusivi è una certezza sia che si decida di trascorrere un weekend nella natura sia che si parta per fare il pieno di arte e cultura in città. Meglio ancora se ci si lascia guidare da itinerari speciali, pensati non solo per vedere i luoghi ma anche per vivere in prima persona esperienze emozionanti come quelle selezionate dal Consorzio Turistico Incoming Experience, che riunisce alberghi, ristoranti, cantine e tour guidati proponendo pacchetti su misura.

A Torino sulle tracce di Guarino Guarini, architetto dell’impossibile

Un tour nel centro storico di Torino ha un fascino ancora più speciale se si prova la Guarini Experience™, itinerario che segue le orme lasciate da Guarino Guarini, il grande architetto che ha rivoluzionato la fisionomia della città con linee audaci, dettagli esotici ed esoterici. Il tour tocca alcune perle dell’architettura barocca come la cappella di San Lorenzo, il Palazzo Carignano e la celebre Cappella della Sindone, riaperta nel 2018 dopo 28 anni di restauri e considerata un capolavoro architettonico senza pari per i suoi straordinari effetti ottici che regalano una forte illusione in altezza. Da non perdere il pranzo al Ristorante Guarini gestito dal giovane e creativo chef Luca Tomaino, per gustare un’ottima cucina piemontese accompagnata dal vermouth, l’aperitivo torinese dal 1786 che solo qui è possibile gustare alla spina.

Viaggio nel mondo del vermouth con la Discover Martini Experience

Il Vermouth di Torino, o vermut in piemontese, è un vino aromatizzato creato nel 1786 a Torino e dal 2017 è un’indicazione geografica registrata, riconosciuto come prodotto agroalimentare tradizionale italiano nonché ingrediente primario di numerosi cocktail. La sua storia è legata a doppio filo con quella del brand torinese Martini, che oggi si può scoprire con un itinerario su misura: la Discover Martini Experience, con visita allo stabilimento di Pessione, al museo e alla Mondo Martini Gallery. Guidati dagli esperti Martini si parte alla scoperta di 150 anni di storia del sapere artigianale che ha dato vita a una ricetta ancora oggi segreta, prodotta testando oltre 500 campioni di erbe aromatiche.

Torino Magica e Art in Tour: tutte le meraviglie della città a portata di mano

Un’esperienza inedita da provare nella capitale sabauda è la Torino Magica Experience: un percorso a piedi e a bordo di uno speciale Cabrio Bus alla scoperta della storia esoterica della città, da secoli considerata il vertice di due triangoli magici, uno legato alla magia nera e l’altro alla magia bianca. Molti luoghi di Torino sono considerati “magici”: Piazza Statuto (cuore della magia nera), Piazza Castello (centro della magia bianca) e ancora la città sotterranea, il Parco del Valentino e la chiesa della Gran Madre. In via XX settembre poi, dove oggi c’è la sede della Banca Nazionale del Lavoro, si trova il particolare portone dell’edificio Trucchi di Levaldigi. Secondo la leggenda, tanti anni fa il portone comparve all’improvviso durante le invocazioni notturne di un apprendista stregone. Il diavolo infastidito da queste invocazioni imprigionò lo stregone dietro al portone per sempre. Sempre nel 600 l’edificio ospitò la Fabbrica dei Tarocchi. La carta dei Tarocchi associata al Diavolo è proprio l’Arcano Maggiore n.15, come il numero civico del palazzo, all’epoca.

Meno inquietanti, ma non certo meno affascinanti, sono le proposte di visita legate al circuito Art In Tour: dalla Torino Royal Experience per ammirare i capolavori dell’arte custoditi nel Palazzo Reale, alle visite alla Reggia di Venaria che oggi ospita la mostra dedicata al paesaggio “Un’infinita bellezza”, alla scoperta – o riscoperta – del Museo Egizio dove dopo anni di restauri è tornato a splendere il grande edificio noto come “Collegio dei Nobili” con i suoi reperti millenari.

Degustazioni in cantina e pic nic in vigna: il gusto delle Langhe è servito

L’area delle Langhe è conosciuta in tutto il mondo per l’alta qualità dei suoi vini e del suo ottimo cibo. E allora perché non mettersi alla prova con lezioni di cucina su misura per imparare a preparare i piatti tipici piemontesi? L’Azienda Agricola Marrone a La Morra propone classi di cucina con il suo chef, ma anche visite all’antica cascina di famiglia e alle cantine albesi con immancabile degustazione di vini. Si assaggiano le bontà delle Langhe direttamente in vigna, invece, con la Cadia Experience dell’Azienda Agricola Cadia di Roddi, che propone visite guidate ai vigneti e alla cantina con degustazione sensoriale di tre vini “a sorpresa” accompagnati da pane e grissini.

Scopri tutte le esperienze da vivere in Piemonte su incomingexperience.it

 

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