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Autunno in Slovenia: da Lubiana all’isola di Bled, tra castelli, borghi e musei

Centinaia di palazzi e castelli, più di cinquanta tra musei e gallerie, oltre trenta istituzioni nel settore della musica e del teatro. Chi cerca una vacanza all’insegna della cultura, della storia e dell’arte, in Slovenia non resterà deluso. Dai monumenti più iconici ai luoghi nascosti, non mancano, in tutto il Paese, gli spunti per un viaggio nel sapere e nella conoscenza.

Tra le nazioni più green del mondo – premiata con il World Legacy Award assegnato dal National Geographic alle destinazioni più sostenibili – la Slovenia è, al contempo, ricca di interessanti città d’arte e pittoreschi centri storici. L’80 per cento dell’offerta culturale del territorio, infatti, è proprio concentrata nelle aree urbane, così come il 70 per cento dei suoi monumenti. Per questo il turismo culturale in Slovenia è una buona idea in qualsiasi stagione. Si può partire, anche se non rientra ufficialmente nel circuito delle “città storiche”, da Lubiana, la capitale.

Uno scorcio di Lubiana, la capitale della Slovenia (foto: Jacob Riglin)

Lubiana e non solo, tra musei ed esperienze originali

Capitale verde d’Europa 2016 e capitale culturale della Slovenia, Lubiana ha un centro storico interamente destinato ai pedoni e ai ciclisti. È a piedi o in bici, infatti, che si ammirano al meglio le attrazioni più iconiche della città come il famoso ponte Tromostovje, il castello medievale, le architetture barocche e Liberty, il municipio e le opere del celebre architetto sloveno Jože Plečnik. Ed è sempre qui che si trova il Museo Nazionale di Slovenia, custode di un flauto risalente a ben 60 mila anni fa appartenuto a un uomo di Neanderthal e considerato lo strumento musicale più antico del mondo. Una vera sorpresa, insieme a una ruota di legno del terzo millennio a.C., alla situla di Vače, il vaso simbolo della più antica civiltà slovena a cavallo tra il VI e il V secolo a.C., e a un nastrino d’oro del XII o XIII secolo a.C. ritrovato nel lago di Bled.

Ma questi non sono gli unici oggetti preziosi da ammirare durante una vacanza in Slovenia. All’interno del Museo provinciale di Celje si trova, ad esempio, un ago per cucire fatto in osso risalente a 30 mila anni fa che, essendo riccamente decorato, è utile per comprendere le inclinazioni artistiche dell’uomo durante l’era glaciale. E se la preistoria non fosse una passione, le alternative non mancano. A Lent di Maribor, ad esempio, si può ammirare una vite con più di 450 anni, entrata addirittura nel Guinness dei Primati. Tra le pareti rocciose della gola di Pasice, invece, si può visitare l’Ospedale Partigiano Franja, utilizzato nella Seconda Guerra mondiale per curare i soldati, sia alleati che nemici. Persino chi è appassionato di Spazio non resterà deluso: a Vitanje si trova il Centro Culturale di Tecnologie Spaziali Europee (KSVET), struttura avveniristica dotata di un’area espositiva e di ricerca.

Slovenia: la vacanza è nel castello

Chi sceglie di trascorrere qualche giorno in Slovenia, però, non può non notare l’incredibile quantità di castelli, palazzi e sistemi di fortificazione disseminati lungo tutto il territorio. Risalgono a diversi periodi storici – dal Medioevo al Rinascimento fino al Barocco – e sono conservati più o meno bene (di alcuni ci sono solo i resti). I più famosi? Il Castello di Predjama, aggrappato a una roccia, a pochi chilometri dalle Grotte di Postumia, il Castello di Ptuji e il Castello di Bled, con vista incantevole sull’omonimo lago. Dimore meravigliose in cui è possibile, in alcuni casi, anche cenare o dormire (come accade al Castello di Otočec, trasformato in hotel), immersi in un’atmosfera da favola.

In molte città della Slovenia, in realtà, l’architettura vale già il viaggio. Nei secoli, infatti, le influenze sono state innumerevoli – dall’Impero Romano ai giorni nostri, i centri storici (e non solo) sono stati trasformati dalle varie correnti architettoniche – e il mix che ne è scaturito è di particolare interesse. Lungo qualsiasi itinerario, manieri medievali affiancano case contadine, mentre chiese paleocristiane sorgono accanto a edifici sacri più recenti, costellando ogni villaggio e collina di piccole chiese e monasteri.

Lo scenografico castello di Otočec visto dall’alto (foto: Riccardo Lavezzo e Fiorenzo Calosso)

Ma sono le esperienze a rendere ancora più speciale una vacanza in Slovenia. Qualche suggerimento? Suonare la campana dell’isola di Bled o assaggiare il distillato alla pera dei certosini di Pleterje.

Naturalmente, un tour culturale che si rispetti, in Slovenia, passa anche dalle città di Idrija, Škofja Loka e Ptuj, incluse nella lista dei patrimoni culturali dell’Unesco, ma anche da Lipiza, casa del cavallo lipizzano; Pirano, soprannominato “la piccola Venezia”, e da Novo mesto, circondata da colline e vigneti. Piccoli grandi gioielli urbani per cui vale la pena di fare le valigie, regalandosi una vacanza piena di sorprese a un passo dall’Italia.

Per info: slovenia.info

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Lussemburgo tra cultura, natura e relax: weekend nella capitale che non ti aspetti

Edifici dalle facciate gialle, rosa o color lavanda vegliano sugli altrettanto colorati tavolini dei caffè, ai quali i clienti siedono sorseggiando un tè al sambuco o un latte macchiato, e scambiandosi innocui pettegolezzi in tutte le lingue del mondo. Il chiacchiericcio internazionale risuona anche nei vicini vicoli acciottolati, e danza con le note degli spettacoli degli artisti di strada che si intrufolano tra i palazzi portate dal vento. È così che si mostra il centro storico di Lussemburgo, la capitale dell’ultimo Granducato rimasto al mondo, in un weekend di fine estate, quando le temperature sono ancora miti e le giornate ancora relativamente lunghe. Quel periodo dell’anno che permette ai lussemburghesi di godere delle strade e della vita all’aperto, e ai turisti che la visitano per la prima volta di scoprire una città sorprendente e inaspettata. 

Centro nevralgico della finanza, della politica e dell’economia dell’Unione Europea (si trovano qui la Corte di giustizia dell’Ue, la Banca europea degli investimenti, la Corte dei conti europea, il segretariato generale del Parlamento europeo, e l’Eurostat), Lussemburgo dal 1994 è anche nella lista dei beni patrimonio dell’umanità dell’Unesco per il suo centro storico e le sue fortificazioni che in passato le valsero il titolo di “Gibilterra del Nord”, eppure non è quasi mai in cima alla lista di viaggio del turista medio, che di solito le preferisce altre capitali europee, più grandi e conosciute.

È però proprio qui che risiede la forza attrattiva di Lussemburgo, che si propone così come la meta ideale per chi –  magari dopo aver passato le vacanze al mare o in montagna – ha voglia di prolungare l’estate in una città dal respiro internazionale, dove passato e presente convivono armonicamente come le tante mentalità e culture che la abitano.

Lussemburgo, una città in continua evoluzione

Il fascino di Lussemburgo è infatti proprio in questa totale armonia tra storia e contemporaneità. E non lo dimostrano solo le fortificazioni su cui la città è sorta, costruite e perfezionate nel corso dei secoli da architetti e ingegneri di tutta Europa e di cui oggi sono ancora visitabili le celebri Casematte del Bock scavate nella roccia e riconosciute patrimonio Unesco.

Anche i diversi livelli su cui la città si sviluppa, tra la vallata dell’Alzette e il promontorio che la domina, non sono che la rappresentazione topografica della capacità dei lussemburghesi – natii e d’adozione – di vivere con le radici ben piantate nel passato e un costante sguardo al futuro. 

Per rendersene conto basta spostarsi con l’ascensore panoramico, inaugurato nel 2016, dal centro storico a Pfaffenthal e, dall’altra parte della valle, salire sulla funicolare che collega Pfaffenthal a Kirchberg-Plateau, il distretto finanziario e politico: si lascia la valle dell’Alzette con le sue strade acciottolate, i suoi tetti d’ardesia e le guglie affusolate, per salire nella zona architettonicamente più avveniristica della città, nella quale sono vetro e acciaio a caratterizzare i moderni edifici (sedi di multinazionali, istituzioni europee e banche, ma anche di asili all’avanguardia e centri sportivi) che si affacciano su grandi viali alberati e ampi spazi verdi.

A fare da trait-d’union tra le “due” Lussemburgo, è lo stesso ascensore che in un tragitto di soli 30 secondi, permette di osservare, attraverso le pareti trasparenti, i diversi livelli della città: le medievali case della vallata che si fanno sempre più piccole, lo skyline di Kirchberg che diventa più nitido, e tutto il verde dei parchi che circondano la città.

Non si tratta, tuttavia, di uno stacco netto, perché già nello storico Pfaffenthal lo sguardo al futuro non manca: è qui che si trova, infatti,  l’Oekozenter Pafendall, sede della Ong ambientalista Mouvement écologique. Progettato dagli stessi architetti autori dell’ascensore panoramico, il centro è definito dagli esperti di bioedilizia “un esempio da manuale di casa passiva, con una carbon footprint bassissima”,  cioè un edificio sostenibile (che non necessita di impianti di riscaldamento tradizionali) dal minimo impatto sull’ambiente.

Contrasti armonici nella città più green d’Europa

D’altra parte, la natura e il verde si dividono pacificamente gli spazi della capitale con le infrastrutture antiche e moderne, tanto che Lussemburgo è considerata una delle città più green d’Europa grazie ai numerosi parchi e giardini che coprono un terzo della sua superficie. Ampi spazi verdi, armoniosamente integrati nell’urbanistica cittadina,  colorano la capitale, alzando notevolmente la qualità della vita e regalando ai visitatori scorci di inaspettata bellezza.

Come il Luxembourg-Kirchberg Arboretum, nel quale si possono ammirare alberi e rocce rappresentative di ciascun stato membro dell’Unione Europea; o come il parco de la Pétrusse, cresciuto, per così dire, sulle antiche fortificazioni di cui sono ancora visibili le rovine, e sulle formazioni rocciose naturali che ne definiscono i tratti; o ancora come il Parc des Trois Glands, che più di tutti rinchiude in sé modernità e classicità: situato alle spalle della Philharmonie, inaugurata nel 2005 e valsa all’architetto che l’ha progettata il prestigioso premio Pritzker nel 1997,  e del Museo di arte moderna Mudam (che merita la visita anche solo per la sua struttura architettonica), il parco offre uno sguardo panoramico su tutta la città, sull’altopiano e sulla vallata, permettendo di catturare con un unico sguardo in piano sequenza le antiche fortificazioni, i palazzi medievali, e i grattacieli contemporanei.

È proprio da qui, del resto, che si potrebbe disegnare una mappa ideale dei luoghi e dei monumenti da vedere a Lussemburgo, scegliendo itinerari a tema guidati (come il tour dei luoghi dell’Unesco, per esempio) oppure semplicemente facendosi portare dalla strada e lasciandosi sorprendere dalla città. Magari permettendosi di perdersi nei vicoli della città vecchia per poi ritrovarsi (a bocca aperta) nell’ampia e medievale Place Guillaume II, con i suoi eventi; di girare un angolo e lasciarsi incantare dalla Cattedrale di Notre-Dame, capolavoro seicentesco nella cui cripta sono sepolti tutti i membri della famiglia granducale; di alzare lo sguardo e trovarsi di fronte  il Palazzo Granducale, residenza dei sovrani; di passeggiare in un giardino e finire nel museo d’arte della città: Villa Vauban, nata nel 1873 come residenza privata e oggi completamente restaurata e aperta al pubblico con le sue collezioni di arte figurativa.

Villa Vauban, tra l’altro, è una delle tappe del Museumsmile, il miglio del sorriso dei musei lussemburghesi: se infatti su una cartina si uniscono come puntini i sette musei più importanti della città apparirà il disegno di un sorriso, compreso in uno spazio di poco più di un chilometro e mezzo.

Relax tra artisti en plein air, shopping e caffè

Se poi ci si trova a Lussemburgo la prima domenica del mese, gli artisti possono essere visti anche all’opera: in uno degli incontri degli Urban Sketchers Luxembourg, sezione locale della omonima associazione internazionale di disegnatori, che ogni prima domenica del mese si ritrovano per disegnare insieme en plein air. I prossimi appuntamenti sono fissati per il 5 settembre e il 3 ottobre alle 14 nella vicina Mondorf, si trova a 25 chilometri dalla capitale ma raggiungerla non sarà un problema: a Lussemburgo i mezzi pubblici sono efficientissimi e soprattutto gratuiti.

Da marzo 2020, infatti, per viaggiare su tram, autobus e treni nazionali (tranne che in prima classe) in Lussemburgo non è più necessario il biglietto, neanche per il trasporto delle biciclette a bordo, se c’è spazio. La bicicletta è uno dei mezzi più utilizzati in città, da autoctoni e stranieri, che non si fanno certo spaventare da salite e discese, ma per i turisti il modo migliore per apprezzare la capitale è esplorarla a piedi: attraversando i ponti sull’Alzette, percorrendo i vicoli del Grund, fermandosi in un caffè o una terrazza a Clausen o Kirchberg, facendo shopping sulla Grand Rue o nelle botteghe artigianali. Senza dimenticare, prima di lasciare la città, di portare un saluto alla Gëlle Fra, la dama dorata, che dal 1923 ricorda i caduti del Granducato nella prima guerra mondiale dall’alto di un obelisco in Place de la Constitution e nel cuore di tutti i lussemburghesi. 

Info: Visitluxembourg.com

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Festival del viaggiatore: un evento sul turismo “slow”, itinerante tra le meraviglie del Veneto

Un festival diffuso, nei luoghi e nei tempi, il Festival del viaggiatore 2021, in calendario dal 4 al 26 settembre in Veneto: non sarà solo Asolo, tradizionale sede della manifestazione giunta al settimo compleanno, ad ospitare gli incontri con fotografi, giornalisti, musicisti e viaggiatori professionisti e semplici appassionati con la valigia sempre in mano.
Il Festival partirà dal Lido di Venezia, in occasione della 78a Mostra del cinema (appuntamento alle ore 14 di sabato 4 settembre, nello spazio Regione Veneto dell’Hotel Excelsior con la presentazione del festival e del correlato premio letterario “Segafredo Zanetti”), e poi toccherà Bassano del Grappa (Vi), Maser (Tv), Possagno (Tv), Mussolente (Vi) e infine Asolo (Tv), dove la manifestazione avrà il suo clou nel weekend del 25 e 26 settembre.

Festival del viaggiatore 2021: ospiti e programma

Il Festival del viaggiatore, infatti, quest’anno sarà anche “diffuso” nel tempo: dal 4 al 26 settembre a più riprese nei weekend e nelle diverse location. Insomma, tanti festival in uno. Nomi noti (tra gli ospiti, la cantante Nada, l’attrice Antonella Attili, l’atleta Dorina Vaccaroni e la giornalista Carmen Lasorella) e circa 25 eventi in calendario (il programma su festivaldelviaggiatore.com), per quello che può diventare un vero e proprio tour del Veneto, alla ricerca di piccoli borghi e luoghi minori, all’insegna di un turismo “slow”. Fuori dalle rotte consuete. E proprio “Fuori!” sarà il tema di questa settima edizione, un simbolico ritorno “fuori di casa”, una riscoperta del viaggio dopo le chiusure dovute alla pandemia.

Il borgo di Asolo (ph: Aldo Pavan)

Fuori, ma dove? In Italia e vicino a casa: è la tendenza che emerge dall’analisi dei flussi turistici in ripresa. Ne parlerà Simona Tedesco, direttore di DOVE (il nostro mensile è media partner del festival), insieme a Roberto Seppi, programmatore turistico, e a Mario Placidini, giornalista di Tv2000. L’incontro, dal titolo “Fuori Porta/Viaggiare vicini” (come il tempo della pandemia ha cambiato il senso del viaggio e ha fatto riscoprire il bello dell’Italia) è in calendario domenica 26 settembre alle ore 16, a Villa Ca Zen di Asolo.

I luoghi del Festival del viaggiatore

Villa Ca Zen è solo una delle splendide location che il Festival del viaggiatore mette in mostra.
La manifestazione è anche un’ottima occasione per visitare le meraviglie nascoste del Veneto: ville, giardini, barchesse e palazzi abitualmente inaccessibili, spesso aperti per la prima volta al pubblico e talvolta sconosciuti persino a chi vive nei dintorni.

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Tra il luoghi da non perdere, la casa di Eleonora Duse e Villa Freya ad Asolo, la Gipsoteca del Canova a Possagno, il seicentesco Chiostro di Bassano del Grappa, la scenografica Villa Negri Piovene Porto Godi a Mussolente e la palladiana Villa Barbaro a Maser.

Villa Barbaro a Maser (ph: Marco Rocelli)

Festival del viaggiatore: uno sguardo al femminile

Il Festival è ideato da due donne, realizzato con uno staff prevalentemente al femminile, dalle giurie al settore comunicazione: la maggior parte degli incontri ha come protagoniste donne portatrici di valori fuori dal coro.

“Il Festival del Viaggiatore ha un cuore di donna che affonda le sue radici nella storia di Asolo, la città delle tre signore, tre esempi di donne colte, coraggiose, controcorrente – spiega Emanuela Cananzi,  direttrice del festival  – La regina Caterina Cornaro di Cipro, capace di trasformare il suo esilio nell’era d’oro della città, quando il suo cenacolo era frequentato da Pietro Bembo, il Giorgione, Lorenzo Lotto. Eleonora Duse, la divina, l’attrice più innovativa e passionale della storia del teatro italiano, che qui volle una casa e il posto per la sua tomba. E Freya Stark, viaggiatrice, cartografa, colei che lanciò la scrittura di viaggio, unica donna dell’epoca ad esplorare da sola l’oriente, passata alla storia come la più grande viaggiatrice del ‘900”.

Scopri nella gallery qui sotto tante idee per una gita fuori porta in Veneto

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IT.A.CÀ, il festival del turismo responsabile continua in Emilia, tra escursioni, mostre e incontri

Itinerari, spettacoli teatrali, eventi e mostre fotografiche: prosegue, dopo la pausa agostana, la “tappa madre” sull’Appennino bolognese di IT.A.CÀ, festival di turismo responsabile di cui DOVE è media partner anche quest’anno. 

Approdato in Emilia a luglio, dove ha già visto la partecipazione di oltre 750 persone alle varie iniziative organizzate, IT.A.CÀ resta sugli Appennini anche a settembre, non solo con i weekend di eventi, ma soprattutto con l’avvio della sezione fotografica del festival, curata dall’Associazione TerzoTropico,  che quest’anno per la prima volta si sviluppa interamente nella pianura bolognese, tra Bentivoglio, San Giorgio di Piano e Pieve di Cento.

Imparare a respirare sull’Appennino emiliano, con IT.A.CÀ, festival di turismo responsabile

La tappa riparte il primo weekend del mese da Bologna città, con itinerari a piedi (nel rione Pilastro sabato 4, e nel quartiere Savena domenica 5), performance teatrali e un laboratorio artistico – seguito da una cena che chiude il fine settimana – in cui i partecipanti potranno esprimersi sulla città che desiderano.

IT.A.CÀ, fotografie dal pianeta

Una delle foto esposte nella mostra “diffusa” #End Climate Change-Start Climate of Change (Foto Nadia Shira Cohen)

Si riprende il venerdì successivo, il 10 settembre, a Bentivoglio, dove, con il talk La linea d’ombra sarà presentata IT.A.CÀ Fotografia 2021, la sezione fotografica del festival, dedicata all’ambiente e al cambiamento climatico, che sarà fruibile anche da persone non vedenti grazie alla ’traduzione’ sonora e tattile curata da Lucilla Boschi, Fabio Fornasari e Paolo Ferrario.

Il tema, caro allo spirito del festival stesso, sarà affrontato nella mostra “diffusa” #End Climate Change-Start Climate of Change, che racconta, attraverso gli scatti di vari fotografi internazionali (Nadia Shira Cohen, Camille Michelle, Stefano Stranges e Vittorio Colamussi) gli effetti del global warming sul pianeta: dall’aumento dei flussi migratori alle conseguenze, su una piccola comunità della Groenlandia, dello scioglimento dei ghiacciai, dalle ripercussioni globali dello sfruttamento del suolo e delle persone per l’estrazione del Coltan in Africa, ai pesanti effetti del disboscamento e dell’agricoltura Ogm sulle api e il loro miele in Messico.  

La mostra “diffusa” sarà aperta nelle diverse sedi fino al 26 del mese e potrà essere visitata per intero durante un itinerario in bici che domenica 12 porterà i partecipanti a scoprire tutti gli allestimenti della sezione fotografica ITACA’ pedalando attraverso i borghi e le oasi protette.

IT.A.CÀ, weekend su due ruote e a piedi

Ma quasi tutto il secondo weekend di settembre sarà dedicato alle due ruote, visto che anche gli eventi di sabato 11, prevedono escursioni in bicicletta lungo la Ciclovia del Reno (dopo una sessione di yoga mattutino e un seminario sul potere curativo delle piante nell’oasi La Rizza) e sulla ciclabile Reno-Galliera al termine della quale sarà possibile partecipare alla presentazione del libro Fa un po’ caldo di Federico Grazzini e Sergio Rossi, sempre sul cambiamento climatico.

Riparte IT.A.CÀ, il festival del turismo responsabile edizione 2021. Il tema? Tornare a respirare

IT.A.CÀ saluta l’Appennino sabato 18 settembre con un’escursione a piedi a Marzabotto tra boschi e ruscelli, alla scoperta delle comunità rurali che popolano la valle del Reno (il percorso è accessibile alle persone non udenti). 

Info: festivalitaca.net

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Estate in Piemonte, tra cammini, borghi, Sacri Monti e chiese a porte aperte

Il Piemonte, con i suoi laghi incastonati in suggestivi paesaggi, i suoi borghi storici dalle atmosfere raccolte, i diversi cammini spirituali che tornano sui passi che furono di uomini di fede, pellegrini e mercanti nei secoli passati, permette di rigenerarsi e di sincronizzarsi su un ritmo più lento. Ed è esattamente ciò di cui si ha bisogno oggi, per ritrovare serenità ed energia.

«Il bello del territorio piemontese – ha raccontato a DOVE Luisa Piazza, Direttore Generale di VisitPiemonte – è il suo essere estremamente variegato, una molteplicità di esperienze possibili, dalle colline ai laghi, dalle pianure, con le sterminate risaie, alle montagne, alle città d’arte. Una caratteristica che ci ha resi unici». I celebri paesaggi vitivinicoli delle Langhe, Roero e Monferrato, Patrimonio Unesco con i caratteristici infernot, antiche cantine scavate a mano nel tufo o nella pietra da cantoni; le Montagne Olimpiche, o Montagne del Torinese, e i laghi dalle mille sfumature, dal Lago Maggiore al Lago d’Orta, sono tutte mete ideali per chi cerca attività all’aria aperta, lontano dalla folla e nel silenzio.

I sette Sacri Monti del Piemonte, angoli di rinascita

Fra i Patrimoni dell’Umanità riconosciuti dall’Unesco ci sono i Sacri Monti, sette dei quali sono in Piemonte e due in Lombardia. Visitandoli e percorrendo i sentieri che portano da una tappa all’altra, ci si immerge nella natura e nell’arte, completamente avvolti dalla sacralità dei luoghi e della loro storia. I Sacri Monti sono una serie di cappelle e complessi architettonici edificati fra il XV e il XVIII secolo, spesso situati in cima a colli o promontori rocciosi e raggiungibili seguendo un percorso tortuoso che è cammino di meditazione e avvicinamento alla ‘Gerusalemme Terrena’, nata in epoca di Controriforma.

Immerso in un bosco, appartato rispetto alla cittadina di Varallo, il Sacro Monte di Varallo domina la valle del fiume Sesia dal suo sperone roccioso. È il più antico fra i Sacri Monti ed è stato progettato a fine XV secolo dal frate francescano Bernardino Caimi per ricostruire, in Italia, i luoghi sacri di Palestina. Raggiungere a piedi l’imponente Basilica del Sacro Monte, fermandosi in ognuna delle 45 cappelle, è un’esperienza indimenticabile: ad ogni tappa, in particolare, si possono ammirare sculture a grandezza naturale, fortemente realiste e immersive, che illustrano episodi dai Vangeli.

Dopo l’ideazione del primo Sacro Monte, furono realizzati tutti gli altri (Orta, Crea, Domodossola, Oropa e Ghiffa) fino all’ultimo la cui progettazione risale a metà del 1700, il Sacro Monte di Belmonte (To), dedicato alla Passione di Cristo. Le 13 cappelle si susseguono, fino alla cima del colle, seguendo un percorso all’ombra di querce e castagni secolari.

Sorpresa Piemonte, tra percorsi spirituali e borghi storici

L’atmosfera spirituale e di raccoglimento dei Sacri Monti è un po’ quella che pervade anche i tanti cammini storici e devozionali che attraversano il Piemonte, da quello di Don Bosco ai Percorsi Sindonici, dagli Itinerari Ebraici al Glorioso Rimpatrio dei Valdesi fino al cammino più famoso, la Via Francigena. Percorribile a piedi ma anche in bicicletta, a cavallo o in moto se si preferisce, la Via Francigena,  che collega Canterbury a Roma, torna sui passi che furono dell’Arcivescovo Sigerico quando, nel 990 d.C, si recò dal Papa per l’investitura del Pallio arcivescovile. Oggi, il tratto piemontese della Francigena si snoda lungo 4 arterie principali permettendo di attraversare parchi naturali, visitare castelli e dimore, conoscere piccoli borghi storici di cui è disseminato il territorio. Ai quattro angoli della regione, infatti, non c’è provincia che non vanti autentici gioielli come, per esempio, il Ricetto di Candelo (Bi), struttura fortificata perfettamente conservata risalente alla fine del XIII secolo.

Dopo le fatiche del trekking non c’è niente di meglio di una sosta in uno di questi piccoli centri che conservano il fascino della storia. I borghi sono perfetti anche per provare un nuovo modo di vivere la vacanza, sono infatti la meta ideale per chi, dopo aver sperimentato il cosiddetto holiday working, desideri fermarsi più a lungo per conoscere meglio queste oasi di tranquillità, magari alternando, per vacanze di lungo periodo, il lavoro a distanza e la vacanza. L’holiday working è, infatti, un’opportunità tutta nuova da esplorare: «Con il cambiamento degli stili di vita si aprono nuove prospettive – ha spiegato a DOVE Luisa Piazza, Direttore Generale di VisitPiemonte. Con la pandemia abbiamo capito che è possibile riuscire a coniugare meglio tempo privato e tempo pubblico. E il Piemonte risponde anche a questa nuova esigenza».

Un’App dà accesso all’arte nascosta di chiese e cappelle

Quando l’esigenza è quella di poter visitare luoghi fuori dalle principali rotte del turismo e di godere, in solitudine e piena sicurezza, di bellezze artistiche che troppo spesso vengono trascurate, diventa ancora più piacevole avventurarsi alla scoperta di chiesette, santuari e pievi immerse nel verde dei boschi piemontesi. Raggiungere anche la più remota diventa semplice, grazie alla nuova App Chiese a Porte Aperte, scaricabile gratuitamente da Apple Store o Google Play, che dà accesso a una rete di itinerari che unisce 23 luoghi sacri, fra Piemonte e Valle D’Aosta, tutti collegati da tecnologie avanzate: non solo una volta prenotata la destinazione, un QR code aprirà la porta rivelando autentici scrigni di bellezza, fra cicli pittorici affrescati e architetture antiche, ma entrando nella chiesa si azioneranno una voce fuori campo e una scenografia di luci e suoni studiati su misura per accompagnare l’esperienza.

Gli itinerari che collegano le diverse chiese attraversano tutto il territorio piemontese: si va dalla zona monregalese, fra Cuneo e Mondovì, a quella dei vigneti di Langhe, Roero e Monferrato, dal Saluzzese alle valli alpine occidentali, Susa, Val Sangone e Valle di Viù fino all’itinerario che porta in Valle d’Aosta, lungo uno dei percorsi della Via Francigena. Chi ama la bicicletta potrà unire più passioni, quella per le due ruote e la natura a quella per l’arte. Diverse ciclabili selezionate sul sito Piemontescape, poi, collegano fra loro le Chiese del circuito: sarà indimenticabile ammirare la bellezza nascosta della Cappella di Santa Maria di Missione (Villafranca Piemonte) con gli affreschi della prima metà del ‘400 attribuiti al pittore gotico Dux Aymo, dopo aver attraversato l’aperta campagna fra Villafranca (To) e Luserna (To). E dopo aver pedalato nella natura e nel silenzio, scoprire che la Cappella di Santa Croce (Mondovì) nasconde, nel presbiterio, un ciclo pittorico risalente a metà del 1400.

Info: visitpiemonte.com

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Chigiana International Festival: la musica nelle Terre di Siena è… diversa

I festival musicali estivi, resi nuovamente possibili dal miglioramento della situazione pandemica, sono tanti e dei generi più diversi. Ciò che rende unico il Chigiana International Festival & Summer Academy, giunto alla settima edizione, è il non essere una qualunque tappa nelle tournée degli artisti, ma un luogo di grande fascino dove i musicisti si fermano volentieri, non solo per esibirsi davanti a un pubblico qualificato, ma anche per insegnare ai più giovani a prendere lezioni di strumento dai colleghi esperti.

Determinanti, in questa felice congiuntura, la particolarità della location, le fascinose Terre di Siena, famose in tutto il mondo, e la prestigiosa tradizione dell’Accademia Chigiana, altrettanto nota internazionalmente, soprattutto fra gli appassionati e gli addetti ai lavori della musica classica sinfonica, cameristica e corale.

L’edizione 2021, in programma dal 5 luglio al 1° settembre, si svolge come di consueto tra le piazze, i cortili e i teatri più belli di Siena, oltre che nelle basiliche, nelle pievi e nelle ville che costellano il suo territorio. Parliamo di capolavori come la spettacolare Piazza del Campo, a forma di conchiglia, dove ogni anno si disputa il Palio di Siena, la Basilica di San Lucchese a Poggibonsi, l’Eremo di San Leonardo al Lago o la Cappella di Vitaleta a San Quirico d’Orcia.

Ad animare il calendario firmato dalla Chigiana, oltre 60 concerti ed eventi musicali realizzati in esclusiva, con 18 prime esecuzioni e 36 nuove produzioni. E sul versante dell’alta formazione, all’insegna degli storici Corsi estivi di perfezionamento, frequentati dai giovani talenti di 50 nazioni, sono in agenda 28 appuntamenti fra corsi, seminari, masterclasses e workshop, con ben cinque ensemble ospiti in residenza.

Il tema della diversità è il filo conduttore di questa edizione, che si svolge sotto la direzione artistica di Nicola Sani, autore di importanti colonne sonore per il cinema, manager musicale di grande sensibilità e artefice del rilancio dell’Accademia, fondata novant’anni fa dal conte Guido Chigi Saracini. Diversità che si traduce in suoni, gesti e volti provenienti da ogni epoca, dal Quattrocento del fiammingo Josquin Desprez alla modernità di Steve Reich, cui è dedicato il focus di quest’anno, con 22 opere del grande compositore americano in cartellone.

Fra gli highlights del festival 2021 la presenza dei maestri Antonio Pappano, che il 16 luglio dirigerà in Piazza del Campo l’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia, con Ilya Gringolts primo violino, e Daniele Gatti, alla guida ancora una volta del Corso di Direzione d’Orchestra. E tra i solisti la partecipazione della pianista Lilya Zilberstein, dei clarinettisti David Krakauer e Alessandro Carbonare, del violoncellista David Geringas e del flautista Patrick Gallois.

Info: chigiana.org

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Chigiana International Festival: la musica nelle Terre di Siena è… diversa

I festival musicali estivi, resi nuovamente possibili dal miglioramento della situazione pandemica, sono tanti e dei generi più diversi. Ciò che rende unico il Chigiana International Festival & Summer Academy, giunto alla settima edizione, è il non essere una qualunque tappa nelle tournée degli artisti, ma un luogo di grande fascino dove i musicisti si fermano volentieri, non solo per esibirsi davanti a un pubblico qualificato, ma anche per insegnare ai più giovani a prendere lezioni di strumento dai colleghi esperti.

Determinanti, in questa felice congiuntura, la particolarità della location, le fascinose Terre di Siena, famose in tutto il mondo, e la prestigiosa tradizione dell’Accademia Chigiana, altrettanto nota internazionalmente, soprattutto fra gli appassionati e gli addetti ai lavori della musica classica sinfonica, cameristica e corale.

L’edizione 2021, in programma dal 5 luglio al 1° settembre, si svolge come di consueto tra le piazze, i cortili e i teatri più belli di Siena, oltre che nelle basiliche, nelle pievi e nelle ville che costellano il suo territorio. Parliamo di capolavori come la spettacolare Piazza del Campo, a forma di conchiglia, dove ogni anno si disputa il Palio di Siena, la Basilica di San Lucchese a Poggibonsi, l’Eremo di San Leonardo al Lago o la Cappella di Vitaleta a San Quirico d’Orcia.

Ad animare il calendario firmato dalla Chigiana, oltre 60 concerti ed eventi musicali realizzati in esclusiva, con 18 prime esecuzioni e 36 nuove produzioni. E sul versante dell’alta formazione, all’insegna degli storici Corsi estivi di perfezionamento, frequentati dai giovani talenti di 50 nazioni, sono in agenda 28 appuntamenti fra corsi, seminari, masterclasses e workshop, con ben cinque ensemble ospiti in residenza.

Il tema della diversità è il filo conduttore di questa edizione, che si svolge sotto la direzione artistica di Nicola Sani, autore di importanti colonne sonore per il cinema, manager musicale di grande sensibilità e artefice del rilancio dell’Accademia, fondata novant’anni fa dal conte Guido Chigi Saracini. Diversità che si traduce in suoni, gesti e volti provenienti da ogni epoca, dal Quattrocento del fiammingo Josquin Desprez alla modernità di Steve Reich, cui è dedicato il focus di quest’anno, con 22 opere del grande compositore americano in cartellone.

Fra gli highlights del festival 2021 la presenza dei maestri Antonio Pappano, che il 16 luglio dirigerà in Piazza del Campo l’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia, con Ilya Gringolts primo violino, e Daniele Gatti, alla guida ancora una volta del Corso di Direzione d’Orchestra. E tra i solisti la partecipazione della pianista Lilya Zilberstein, dei clarinettisti David Krakauer e Alessandro Carbonare, del violoncellista David Geringas e del flautista Patrick Gallois.

Info: chigiana.org

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Grado: benessere e autenticità tra mare e laguna

Trascorrere una vacanza all’insegna dello “stare bene” e  passare del tempo di qualità all’aria aperta è la priorità degli italiani dopo il difficile periodo di emergenza sanitaria: mare, benessere ed esperienze autentiche nella natura sono la risposta ai mesi di restrizioni appena trascorsi. Grado, sulla costa del Friuli Venezia Giulia, è la meta giusta per rilassarsi nelle riserve naturali e in spiaggia o passeggiando in un centro storico marinaro che conserva intatte le sue tradizioni e i suoi sapori. Nell’”Isola del Sole”, così chiamata perché gli otto chilometri della sua spiaggia sono tutti esposti a sud, ci si sposta senza macchina, a piedi o in bicicletta, per assaporare il piacere di vivere a ritmo lento in una dimensione più vera e genuina.

In spiaggia, dove il sole non tramonta mai

Dalla spiaggia Costa Azzurra alla Spiaggia Principale, dal Bosco alla spiaggia di Grado Pineta, a Grado i lidi attrezzati sono spaziosi e sicuri. I fondali bassi e le acque calme e pulite dove sventolano la Bandiera Blu e la Bandiera Verde dei pediatri sono ideali per i più piccoli, mentre le oasi di comfort e le zone relax sono la scelta giusta per chi è alla ricerca di pace e della cura del proprio benessere. Quasi tutte le spiagge di Grado sono digitalizzate: dal sito Spiaggiafvg.it è possibile prenotare direttamente il proprio ombrellone online, oppure trovare i riferimenti diretti per la prenotazione. Tra i tanti sport acquatici da praticare direttamente sulla spiaggia – SUP in mare o in laguna, canoa, nuoto, windsurf – Grado è certamente la meta giusta per gli amanti del kitesurf: i due kitespot di Sacca dei Moreri e Isolotto Barbacale, attrezzati e presidiati da associazioni sportive e istruttori professionisti, attirano gli appassionati di sport del vento tutto l’anno.

Grado in bicicletta, tra tour e piste ciclabili

Grazie ai suoi 40 km di piste ciclabili interne, da quattro anni Grado è contrassegnata dai cinque bike-smile della Bandiera Gialla di Fiab, il massimo riconoscimento per i comuni ciclabili. La mobilità sostenibile è uno dei vanti dell’Isola del Sole, che oggi offre un servizio di bike sharing per ritirare le bici in diversi punti del centro ma anche nelle riserve, nelle valli da pesca e ad Aquileia in modo smart con un’app dotata anche di un’audioguida che suggerisce itinerari slow nella natura. Inoltre Grado è il punto di arrivo della Ciclovia Trasfrontaliera Alpe Adria Radweg, una vera e propria autostrada internazionale per le due ruote. Particolarmente suggestivo – e praticabile da tutti – è il tratto che si snoda nel ponte traslagunare e regala una vista mozzafiato sulla laguna e sul santuario di Barbana, prima tappa del Cammino Celeste e meta del tradizionale pellegrinaggio Perdon de Barbana, ancora oggi celebrato nel borgo. Sempre in bici, nella versione e-bike, si può prendere parte al tour tra borghi e cantine incluso nel ricco calendario della rassegna Sea&Taste di PromoTurismoFVG: da Grado si pedala verso l’antico borgo di Strassoldo, con tappa nel villaggio di Obiz per un pic nic e una visita alla cantina e visita finale al sito archeologico UNESCO di Aquileia.

Esperienze nella natura per tutta la famiglia

Per ammirare in tutta sicurezza le bellezze naturalistiche nei dintorni dell’isola di Grado ci sono tante possibilità: una è salire a bordo del Bus Natura che tutti i martedì, con partenza da diverse zone di Grado, conduce alla scoperta della Riserva naturale regionale Foce dell’Isonzo e dell’Isola di Cona, per un emozionante incontro ravvicinato con i cavalli bianchi Camargue che vivono liberi nella zona. La riserva offre anche l’opportunità di vivere esperienze speciali come il tour in canoa con degustazione del circuito Sea&Taste: dopo aver pagaiato con una guida alla scoperta delle bellezze dell’isola, si possono assaggiare sul posto i prodotti enogastronomici tipici dei produttori aderenti al circuito della Strada del Vino e dei Sapori del Friuli Venezia Giulia. Per un viaggio in laguna tra letteratura e cinema, invece, c’è l’escursione guidata al casone di pescatori sull’isola di Mota Safon, per tutti il “Casone di Pasolini“, dove nel 1969 il grande poeta e regista girò il film “Medea” con Maria Callas.

A piedi nel borgo marinaro tra musica, sapori e tradizioni artigianali

Se l’entroterra e la laguna di Grado stupiscono per la loro natura selvaggia, il suo centro storico è una scoperta nel segno della cultura e delle tradizioni marinare. Una passeggiata serale tra le pittoresche calli dell’isola – oppure un comodo walking tour organizzato – è l’occasione giusta per ammirare le basiliche paleocristiane e il foro romano all’aria aperta, curiosare tra le botteghe artigiane che ancora conservano l’arte degli antichi mestieri e gustare il pesce fresco appena pescato in uno dei tanti ristoranti del centro o sulla spiaggia. Da non perdere il piatto tipico per eccellenza: il boreto a la graisana, a base di pesce e polenta, da gustare sulle note dei festival musicali all’aperto che allietano l’estate di Grado. Onde Mediterranee comincia il 10 luglio, con artisti del calibro di Francesco De Gregori in scena all’Arena Parco delle Rose. Paolo Conte è invece la guest star di di Grado Jazz, in programma dal 17 al 24 luglio nelle vie del centro: mai come quest’estate sarà tutta un’altra musica.

Info: Grado.it

Foto di Gianluca Baronchelli

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Austria: da Vienna a Graz, la rigenerazione urbana è arrivata

Qualcosa è cambiato. Da oggi, per stare bene e rigenerarsi non è più obbligatorio scappare dalla città: a Vienna, oltre ai parchi che ricoprono oltre un terzo della sua area urbana, sono nati i primi Coolspot, luoghi dove fermarsi a respirare, ideati dagli architetti del Breathe Earth Collective – BEC, un collettivo di giovani professionisti. Si tratta di strutture – tutte un po’ diverse l’una dall’altra –  che all’interno nascondono una piccola foresta fatta di alberi, felci e muschi, in cui la temperatura, grazie alle piante e a una sottile nebulizzazione, è più bassa rispetto all’esterno di almeno cinque o sei gradi.

I primi Coolspot, che  fanno parte del progetto di ricerca “Tröpferlbad 2.0”, sono stati installati nella capitale per raggiungere più persone possibile: uno si trova nello Schlingermarkt, un tipico (e caldissimo) mercato nel quartiere periferico Floridsdorf, e l’altro nel Parco Esterhazy, che in questo modo diventa il primo “parco di raffreddamento” di Vienna.

«Quando si tratta di rigenerarsi, è la natura che fa la differenza», spiega Andreas Goritschnig, uno degli architetti del collettivo: «Il verde delle piante ha effetti salutari che non possono essere sostituiti da mezzi artificiali. Ecco perché la vegetazione è inclusa come elemento naturale in tutti i nostri progetti». 

Nell’ottica di questa visione il collettivo ha progettato anche un’altra installazione importante a Graz, seconda città d’Austria: si tratta del “Padiglione di cultura climatica,  un gazebo in legno al cui interno è stata piantata una piccola foresta e che rimarrà in piazza Freiheitsplatz fino al 15 agosto. Oltre a donare refrigerio a chi ha bisogno di natura e aria pulita in città, il Klima-Kultur Pavillon si offre anche come sede per incontri e conferenze per discutere di cambiamenti climatici, ricerche e soluzioni, con esperti di architettura, mobilità e alimentazione.  

Un pianeta da amare 

Benché sia installato a Graz, questo progetto fa parte di Planet Love, Biennale for Change 2021 di Vienna che quest’anno ha come tema il Climate Care. Prima biennale al mondo che combina arte, design e architettura, la rassegna Planet Love punta ad affrontare lo scottante tema dei cambiamenti climatici non solo dal punto di vista della decarbonizzazione, ma soprattutto della relazione tra il pianeta e gli esseri umani. E lo fa con l’aiuto di esperti di varie discipline che, collaborando e utilizzando le tecnologie digitali a beneficio di clima e ambiente, possono trovare vie nuove in direzione di un cambiamento radicale nelle nostre società ed economie, al fine di preservare gli ecosistemi, frenare il riscaldamento globale e proteggere la biodiversità 

Organizzata da MAK (Museo di Arti Applicate Vienna), Università di Arti Applicate Vienna, Kunsthalle Wien, Architekturzentrum Wien e Wirtschaftsagentur Wien in collaborazione con Kunst Haus Wien e AIT Austrian Institute of Technology, fino al 3 ottobre 2021, la Biennale presenterà al grande pubblico un nuovo paradigma possibile, attraverso mostre (come l’interessante Invocazione alla speranza, al MAK, che porta i visitatori in un futuro post-antropocentrico), incontri, performance, installazioni, progetti collaterali  e laboratori per bambini, sparsi in diversi punti della capitale austriaca. E potrà diventare anche un’occasione per una “fuga rigenerante” a Vienna.

“Coolspot” naturali

Oltre ai coolspot progettati dal collettivo BEC, Vienna offre innumerevoli spazi verdi per ricaricarsi con passeggiate nella natura, sia in centro che poco fuori città: ben 990 i parchi comunali, che ospitano oltre 6000 colonie di api. L’area verde più estesa in centro città è quella formata dai giardini barocchi del Palazzo Belvedere (con l’Orto botanico, voluto dall’imperatrice  Maria Teresa, e il più antico giardino alpino d’Europa), il parco Schweizergarten e il parco del Palazzo Schwarzenberg (adiacente al Belvedere ma non accessibile al pubblico). Sarà un piacere passeggiare in questo gioiello di architettura barocca del XVIII secolo che è considerato uno dei più importanti giardini storici in stile francese d’Europa, e che  – insieme ai due castelli – è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’Umanità. 

Gli appassionati di rose, invece, si fermeranno a respirare rimpiendosi gli occhi di colori al Volksgarten: voluto nel 1823 dall’Imperatore Francesco I, è stato il primo parco progettato per essere aperto al pubblico. All’interno si ammirano oltre  3000 piante, più di duecento tipi di rose, e un tempietto – il “Theseustempel” – che in origine ospitava  la scultura di Teseo di Antonio Canova (oggi al Kunsthistorisches Museum) e che ora è diventato luogo di esposizione per l’arte contemporanea (quest’anno è esposta l’installazione “Für die Luft” di Susanna Fritscher). 

Il luogo più “selvaggio” della capitale resta il Parco Nazionale Donau-Auen, uno dei sei Parchi Nazionali austriaci, considerato il “polmone verde” di Vienna (un quarto della sua superficie è in territorio viennese). In questo tratto, il Danubio scorre libero da argini e canali e intorno al grande fiume si sviluppa la più grande area di zona umida dell’Europa centrale, che ospita una grande varietà di fauna (dai martin pescatori alle aquile di mare, dal castoro alle tartarughe di stagno europee) e dà rifugio a diverse specie in via d’estinzione.

Passeggiate tra i vigneti

Spostandosi poi sulle colline intorno a Vienna, si può godere, oltre che di un meraviglioso panorama sulla città, anche di un ottimo bicchiere di vino viennese. La tradizione vitivinicola della capitale austriaca ha più di 2000 anni e ancora oggi, sui colli, nei vigneti che circondano la città, viene portata avanti un’antica tecnica: il Gemischter Satz, la vigna mista, oggi presidio Slow Food, che ancora caratterizza almeno 50-70 ettari di terreno, e vede la coltivazione di diversi vitigni nello stesso vigneto. La si incontra salendo l’antica stradina ciottolata Stammersdorfer Kellergasse della collina Bisamberg (qui, viticoltori come Göbel e Weinhandwerk servono il loro vino “Gemischter Satz” in giardino, con una vista incomparabile su Vienna e i suoi dintorni), oppure percorrendo il sentiero escursionistico urbano 1 (Stadtwanderweg), che parte dal capolinea del tram linea D nel borgo viennese Nussdorf e porta attraverso vigneti e boschi fino all’osservatorio Stefaniewarte,  sul monte Kahlenberg. Ma lo stesso vino si assaggia anche nei quartieri di Salmannsdorf, Sievering e Neustift prima di una salita sulla collina dell’Hermannskogel (542 m), il “monte” più alto di Vienna.

Rinascita urbana

«L’amore per le piante, scientificamente noto come fitofilia, è innato in noi umani», commenta l’architetto e paesaggista Lisa Maria Enzenhofer, che fa parte del collettivo BEC. E le città austriache, in effetti, sono piene di verde in cui rigenerarsi. Oltre alla già citata Graz, con il nuovo coolspot, a Salisburgo, la città di Mozart,  una pausa verde è garantita sul monte Mönchsberg, tra grotte e sentieri segreti, immersi in una foresta di faggi, aceri, tigli e querce.

Così come a Innsbruck, capitale del Tirolo, dove in mezz’ora si passa dal Café Sacher del centro (dove ogni giorno arriva da Vienna una fornitura di Sacher Torte originale) direttamente a quota 2.300 metri: con la funivia Nordkettenbahnen e una passeggiata lungo il Perspektivenweg (sentiero delle prospettive), dove, oltre all’aria, a rigenerare sarà anche la vista panoramica.

Info: austria.info/it

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Aquileia, un’estate di eventi culturali sotto le stelle

Lontana dal clamore delle città d’arte più famose, Aquileia, città friulana con un passato glorioso come avamposto dell’Impero Romano verso il Nord Est europeo e come centro di diffusione del Cristianesimo, è la meta perfetta per chi cerca una città d’arte attiva e vivace e allo stesso tempo un luogo appartato e immerso nel verde.

L’intera città di Aquileia, fondata nel 181 a.C., è stata dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO per le sue innumerevoli meraviglie: dal Complesso della Basilica Patriarcale con i mosaici perfettamente conservati che l’hanno resa celebre in tutto il mondo alla Domus di Tito Macro al Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, recentemente rinnovato nel percorso espositivo e riallestito, fino alla zona del Porto Fluviale, la cittadina è una sorpresa continua da vivere a piedi, passeggiando per le vie del centro storico o nel verde. Una sorpresa che non finisce mai, grazie alle ininterrotte campagne di scavo che trovano sempre nuovi reperti. Qui, l’automobile diventa superflua e per raggiungere il mare, con i colori della laguna di Grado, basta percorrere in bicicletta le strade secondarie dai panorami infiniti.

In particolare, per questa estate 2021, Aquileia ha preparato un ampio ventaglio di eventi culturali da vivere in piena sicurezza: naturalmente, tutte le iniziative sono su prenotazione per evitare assembramenti, la mascherina è obbligatoria e il distanziamento imprescindibile.

Torna Aquileia Film Festival alla sua XII edizione

Aquileia Film Festival è la rassegna cinematografica in cui cinema, archeologia e grandi divulgatori scientifici si alternano sul palco per sette serate, da martedì 27 luglio a martedì 3 agosto per approfondire temi culturali e storici con cura, passione e precisione. Anche quest’anno, in nome della sicurezza, saranno coinvolte le due piazze adiacenti alla Basilica, piazza Capitolo e piazza Patriarcato così da raddoppiare i posti a disposizione. In questo modo, gli appassionati potranno soddisfare la loro sete di conoscenza incontrando, fra gli altri, Paolo Mieli e Alberto Angela (in collegamento streaming), in totale serenità.

Quest’anno, poi, il momento più atteso sarà quello dell’apertura del Festival: si celebrano, infatti, i 100 anni del Milite Ignoto. Per l’occasione, sarà proiettato il film originale del 1921 intitolato Gloria: Apoteosi del Soldato Ignoto, in versione restaurata dalla Cineteca del Friuli e con musica eseguita dal vivo, come al tempo del cinema muto. E certamente impressionerà i presenti ricordare che proprio dalla Basilica Patriarcale di Aquileia partì, diretto a Roma, nel 1921, il feretro del Milite Ignoto.

Visite teatralizzate e open day per scoprire l’area archeologica

Scegliere Aquileia come meta significa anche concedersi tempo per visitare l’ampia area archeologica e per immaginare come trascorressero le giornate gli abitanti durante l’Impero Romano. Un pensiero che diventa realtà con le visite teatralizzate, prenotabili da giugno a ottobre all’Infopoint PromoTurismoFVG di Aquileia (0431.919491), in cui il visitatore può approfondire la storia aquileiese grazie agli attori che, assieme alle guide turistiche, mettono in scena momenti di vita quotidiana da rivivere collettivamente.

Per comprendere a pieno l’importanza delle scoperte archeologiche che continuano a ridisegnare la storia della città friulana, poi, non c’è occasione migliore degli Open Day: solo durante queste speciali giornate (le prime due sono il 19 e 20 giugno 2021) si ha la possibilità di accedere alle zone dell’area archeologica dove sono ancora al lavoro studiosi e ricercatori delle cinque università italiane che operano nell’area di Aquileia. Ascoltare dalla viva voce degli archeologi il racconto delle ultime scoperte è un po’ come trovarsi con loro, in prima fila a esplorare la nostra Storia più antica e a vivere l’emozione dei nuovi ritrovamenti o dei nuovi allestimenti. Se invece si preferisse contemplare le bellezze dell’area archeologica in solitaria, queste sono sempre liberamente fruibili. Con la FVGcardAquileia poi si può completare la conoscenza della città: dalla Basilica Patriarcale al Battistero alla Südhalle fino al Museo Archeologico e alle Domus.

Il 2020, in particolare, è stato un anno importante per la storia archeologica della città: è stata infatti inaugurata una nuova Domus, la Domus di Tito Macro, la dimora del I secolo a.C. si estende su 1700 mq ed è una delle più eleganti residenze dell’Aquileia romana, fra le più estese di tutto il Nord Italia. Grazie a un accurato progetto di valorizzazione fortemente voluto dalla Fondazione Aquileia, senza eguali in Europa, questa estate 2021 è la prima stagione calda in cui il visitatore può rendersi conto dell’articolazione interna degli spazi e ripararsi sotto la copertura in laterizio per ammirare, al riparo dal sole e dalla pioggia, i mosaici pavimentali perfettamente restaurati. Naturalmente, si tratta di visite guidate e prenotabili all’Infopoint PromoTurismoFVG di Aquileia.

Aquileia, in alto i calici

E proprio la Domus di Tito Macro è la destinazione della crociera notturna ‘Sea and Taste’, con partenza da Grado, dal 6 luglio in poi. Un’esperienza multisensoriale per vivere i paesaggi della laguna al tramonto, sorseggiando vini della Strada del Vino e dei Sapori del Friuli Venezia Giulia e gustando il piatto più famoso di Grado, il boreto alla graisana (il brodetto di pesce friulano). Anche il palato vuole la sua parte e, visto che la zona di Aquileia è rinomata per i suoi vini DOC, il momento migliore per degustarli è la due giorni di ‘Calici di Stelle’. L’evento è in programma il 7 e l’8 agosto nelle due piazze all’ombra della Basilica, Piazza Capitolo e Piazza Patriarcato. L’occasione perfetta per sorseggiare i vini delle cantine che fanno parte del Consorzio DOC Friuli Aquileia e del Consorzio delle DOC-FVG e brindare all’estate. In alto i calici anche durante le serate del 14 e 29 agosto quando, per l’iniziativa ‘Pic-nic e… a riveder le stelle’ sarà permesso cenare, magari al lume di candela, sul proprio telo steso sui prati dell’area archeologica.

Fra gli eventi culturali che rendono davvero speciale questa estate 2021, oltre alla rassegna dei Concerti in Basilica che, dal 3 luglio al 16 settembre, porta la musica dal vivo nella Basilica Patriarcale di Aquileia e nella Basilica di sant’Eufemia di Grado, non si può perdere la mostra multimediale Da Aquileia a Betlemme. Un mosaico di fede e bellezza, ospitata al Palazzo Meizlik dall’11 luglio fino al 30 settembre. Forse non tutti sanno che sono stati restauratori italiani a curare il decennale lavoro di restauro della Basilica della Natività di Betlemme, compresi i mosaici. In questa occasione, le due Basiliche, entrambe Patrimonio dell’Umanità Unesco e meta di pellegrinaggi, sono idealmente unite nel percorso espositivo che ripercorre, con foto e testimonianze multimediali, il lavoro compiuto alla Basilica della Natività e l’evoluzione del complesso di Aquileia.

 

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