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Long weekend in Tirolo: dalla Zillertal a Seefeld, per un’estate senza fine in montagna

Lontano dalla folla, nella natura. L’aria pura. E poi l’incontro genuino con le tradizioni e i sapori di una terra accogliente. C’è più di un buon motivo per regalarsi una fuga di fine estate nel Tirolo austriaco. Piace ai grandi esperti della montagna, a chi si approccia per la prima volta alle cime e a chi cerca un avventura e adrenalina. Qui ci si perde in passeggiate nel bosco, escursioni a cavallo tra laghi e praterie alpine, pedalate – anche in sella a una bici elettrica – alla conquista delle Alpi. E poi ci sono le pareti per l’arrampicata, i sentieri per fare jogging e nordic walking. I lanci in parapendio, il rafting lungo i fiumi.

Ma il Tirolo è sulla mappa anche dei turisti che cercano una destinazione per staccare completamente la spina, per rilassarsi in un centro benessere di lusso, dedicarsi allo shopping o divertirsi al casinò.

E quest’anno, in questa strana estate che richiede flessibilità e attenzione in più, vuole essere una meta sicura, con regole definite per stare tutti più tranquilli, e con diversi hotel disponibili a cancellare le prenotazioni e rimborsare i pagamenti anticipati.

Il long weekend può iniziare da Mayrhofen, a sole due ore d’auto da Bolzano. È il centro principale della Zillertal, una delle maggiori valli tirolesi. Un’oasi verde circondata dalle montagne, che regala un ritorno alla natura, ai ritmi lenti.

Zillertal, dove si trova e cosa fare d’estate

La Zillertal, a soli 40 km da Innsbruck, è facilmente raggiungibile in treno fino Jenbach e poi – con andamento lento – fino a Mayrhofen, sul treno della Zillertalbahn.

Questa valle ampia è famosa per attirare sportivi, famiglie e chiunque ami la montagna più autentica. Numerosi escursionisti e ciclisti scelgono di salire sulle cime con gli impianti di risalita, per poi andare comodamente alla scoperta degli altipiani, delle malghe e dei ristori, sulle due ruote o a piedi. D’altronde, qui la rete di sentieri conta più di 1.750 chilometri. Si mettono invece gli sci ai piedi salendo al ghiacciaio dell’Hintertux (a 3.250 metri di quota)l’unica stazione sciistica in Tirolo a offrire anche d’estate la possibilità di sciare. 

La regione Zillertal, situata a circa 40 km ad est di Innsbruck, giunge da Strass im Zillertal fino a Mayrhofen. (ph: eb)

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Cosa fare a Mayrhofen in estate (e in autunno)

Mayrhofen è la località più grande e nota della valle. Il centro è curatissimo, a misura di turista. Ancora poco conosciuto dagli italiani, questo luogo in estate e in autunno è un rifugio perfetto per le famiglie con bambini, per le coppie in cerca di intimità o per chi preferisce una vacanza in solitaria.

In inverno, ovviamente, lo scenario cambia completamente: Mayrhofen è infatti la seconda destinazione turistica del Tirolo con circa 1,3 milioni di pernottamenti. Tuttavia, dopo l’emergenza da Covid-19, gli operatori turistici spiegano di voler cambiare e ridefinire il concetto di ospitalità. Insomma, impegnarsi ad offrire un approccio più “soft”, all’insegna della sostenibilità, della pace e della tranquillità. Alcune proposte dell’Ente del Turismo, infatti, sono già sul tavolo e prevedono, tra l’altro, il divieto di consumare alcolici nei luoghi pubblici all’aperto.

Il paese di Mayrhofen, a 633 metri di quota, con i versanti del Penken e dell’Ahorn. (ph: iStock)

Le montagne intorno a Mayrhofen sono un invito a passare le giornate all’aria aperta. E con la Zillertal Aktivcard, una comoda tessera valida fino al 4 ottobre 2020, è possibile utilizzare ogni giorno uno dei 10 impianti di risalita estivi dell’area, oltre agli autobus e i treni. Con la card si entra anche gratis in una delle 6 piscine all’aperto.

Consigliata l’escursione – in bici o a piedi – ai 1.800 metri del monte Penken con la cabinovia Penkenbahn. Oppure, è emozionante la salita sull’Ahorn, sempre da Mayrhofen, con la funivia: il panorama da qui è magnifico.

Per un po’ di jogging di primo mattino, dal centro del paese si seguono invece i sentieri che affiancano il fiume Ziller.

Sull’Ahorn ci si arriva con la funivia da Mayrhofen. Da qui si può partire per numerose escursioni. (ph: eb) 

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Dove dormire nella Zillertal

Gli hotel nella Zillertal sono quasi tutti quattro o cinque stelle. Nel centro di Mayrhofen, si trova lo Zillertalerhof. Perfetto per un weekend di relax, il 4 stelle S è stato recentemente ristrutturato e trasformato da classico albergo per le vacanze in disinvolto “Alpine Hideaway”. Un hotel dallo stile giovane, autentico e  volentieri “un po’ diverso dagli altri” – come i due giovani padroni di casa Franz-Josef e Katharina Perauer tengono a sottolineare. Ha portato una ventata d’aria fresca (e quasi un po’ atmosfera newyorkese) nel mondo alberghiero tirolese combinando sapientemente innovazione e tradizione.

“Abbiamo tratto ispirazione dai nostri soggiorni all’estero, osando un po’” racconta Franz-Josef, il titolare. Non a caso, il motto dell’hotel è: Tradition.Reloaded!.

Ovunque alle pareti sono disposte opere di artisti tirolesi (all’ingresso si viene accolti da uno spiritoso “Hello gorgeous!“), mentre la Spa ospita una piscina interna, esterna, bagno turco, tre saune. La capocuoco Silvia Wohlfahrt seduce gli ospiti del boutique hotel con un “giro del mondo in sei atti” (da provare le zuppe e la selvaggina, deliziosi), mentre il piccolo Hof Bar Wine & Cocktail Bar promette persino un pizzico di rock’n’roll.

L’hotel garantisce inoltre che tutte le prenotazioni fino a fine novembre 2020 si possono cancellare senza costi fino a 48 ore prima del viaggio. Per garantire la sicurezza, tutti i dipendenti vengono sottoposti regolarmente al test per il Coronavirus.

Il Zillertalerhof di Mayrhofen. In questo hotel 4 stelle Superior, ai dettagli ci tengono molto. (ph: Zillertalerhof)

Ci spostiamo al Mari Pop Hotel, nel tranquillo paese di Ried, sempre nella Zillertal. Sicuramente è il più particolare. Qui si entra da sconosciuti, si viene accolti come farebbe un impeccabile padrone di casa e si va via da amici. Per salutarsi basta un “Servus“.

Markus Rist, 43 anni, che gestisce l’hotel insieme alla sua compagna Silvia Gschösser, 32 anni, ha voluto ridefinire il concetto di ospitalità. “I nostri ospiti cercano un’autentica esperienza di viaggio, vogliono conoscere la Zillertal e la sua gente, la nostra cultura, le tradizioni e l’identità” racconta Silvia.

 Da “stay a while” il claim dell’albergo è diventato “stay forever”. (ph: Mari Pop Hotel)

Dopo un anno e mezzo come pop-up hotel (il primo delle Alpi) e otto mesi di ristrutturazione, la struttura è infatti stata riaperta a fine luglio. E da stay a while il claim è diventato stay forever.

Gli ospiti trovano un totale di 45 camere, distribuite nell’edificio principale e nella guest house. Hanno uno stile minimal ma molto cosy, accogliente. La simbiosi tra arte e natura ed eventi speciali di musica e di letteratura rendono questo rifugio davvero unico. Su tre piani, la giovane coppia ha infatti voluto ricreare un “viaggio dalla città alla valle, dalle montagne alla vetta”. Come? Il piano terra (che comprende un ristorante con un lungo tavolo per socializzare, salottino e cucina a vista, spazi per il coworking e sale conferenze) vuole ricordare la Zillertal, mentre il piano interrato (con spazio per eventi, caffè, Spa per famiglie e piscina coperta) ricrea un’atmosfera urbana e di design. Al primo e al terzo piano ci sono camere doppie, familiari e le suite.

E sul tetto c’è una piccola Spa con sauna panoramica e zona relax per adulti. Da qui, la vista sulle montagne circostanti e sul centro storico infonde un senso di pace e serenità.

Un altro indirizzo consigliato per dormire nella Zillertal è un hotel che non a caso viene scelto soprattutto dalle coppie. Si tratta del Wöscherhof di Uderns, tra Fügen e Ried. Con un’area wellness incredibile, recentemente ristrutturata e ampliata, e 20 nuove suite dotate di molo privato per l’accesso a un laghetto naturale.

Nell’area benessere di 2000 metri quadri si trovano saune, sale relax, area massaggi, spazio energetico separato per lo yoga, reparto beauty, sala fitness. E, per gli amanti del golf, a pochi passi sorge un campo da 18 buche. 

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Tappa a Seefeld, da riscoprire in estate

Infine, ecco Seefeld. Località chic e raffinata, tutta racchiusa intorno a un’unica piazza su cui si staglia la bella chiesa di St. Oswald. Certo, i più assoceranno il suo nome al mondo dello sci: qui si sono infatti disputate le Olimpiadi invernali nel 1964 e 1976 e le piste innevate divertono ogni anno i più sportivi. Ma la cittadina di tremila abitanti attira però tantissimi viaggiatori anche in estate.

Si trova a 20 km da Innsbruck (un’ora e mezza di auto da Bolzano, 40 minuti di treno da Innsbruck) su uno degli altopiani più soleggiati dell’Austria, a 1.200 metri. Tutto attorno dominano i sentieri per bike e mountain bike. Un numero? Nell’Olympiaregion Seefeld ce ne sono ben 570 chilometri. Gli sport all’aperto, per farla breve, qui sono un must in ogni stagione dell’anno. Da Seefeld si può partire anche per lunghi tour alpini (in bici o a piedi) all’interno del Karwendel, la più grande area protetta dell’Austria. Su una superficie di 727 chilometri quadrati, comprende quasi tutto il massiccio del Karwendel. 

La iconica chiesa barocca Seekirchl, emblema di Seefeld. (ph: iStock)

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Cosa fare a Seefeld in estate: trekking, tuffi nei laghi, giri in bici

L’area pedonale di Seefeld è ideale per bere un aperitivo o fare un po’ di shopping: vetrine di lusso e negozi – anche quelli di ghiottonerie locali – si alternano a hotel 5 stelle e case con le facciate affrescate e i balconi pieni di fiori. C’è anche il casinò, uno dei più belli del gruppo Casinos Austria.

Appena fuori dal centro, ai piedi della collinetta su cui si erge la chiesa barocca Seekirchl, emblema della città, c’è un percorso che si estende per 142 chilometri lungo il torrente, ideale per passeggiate tranquille e trail. Il consiglio: noleggiate una bici elettrica e partite per un tour intorno al Brunschkopf, tra boschi, laghi e malghe. E poi, pranzate nell’incantevole rifugio Wildmoosalm. Oppure, prendete la funicolare fino alla Rosshütte e continuate verso la cima Seefelder Joch con la funivia, a piedi o sulle due ruote; da soli o con i bimbi al seguito.

Il lago Möserer See, che raggiunge una profondità massima di 11 metri ed è uno dei laghi più caldi del Tirolo. (ph: Tirol Werbung)

I più esperti possono continuare fino alla Seefelder Spitze (2.200 metri) e poi fino alla Reither Spitze (2.373 metri): da qui il panorama su Seefeld e le cime delle Alpi austriache non ha prezzo. L’alternativa è un tuffo (anche in autunno) nel Wildsee, a cui Seefeld deve il proprio nome, alle porte del paese. Da non perdere anche il suggestivo lago Möserer – un’oasi di pace. Se tuttavia queste acque vi sembrano troppo fredde, potete immergervi nella piscina riscaldata all’aperto dello stabilimento balneare “Strandperle”.

L’escursione dal Seefelder Hoch alla Seefelder Spitze dura circa 40 minuti ed è adatta anche ai meno esperti. (ph: eb)

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Dove dormire a Seefeld

Anche a Seefeld gli hotel sono quasi tutti quattro o cinque stelle. Da agosto c’è però un nuovo complesso di chalet con appartamenti. Per chi cerca il romanticismo e, perché no, il distanziamento. Si chiama AlpenParks Chalet & Apartment Alpina Seefeld ed è stato aperto dopo due anni di lavori. Ospita un totale di 43 nuovi appartamenti con giardino e balcone, per un massimo di otto persone (in alcuni c’è persino la sauna privata).

Il resort dispone inoltre di un proprio bistrot, di una lounge, di un’area benessere con sauna finlandese, bagno turco, biosauna. Tutto è curato nei minimi dettagli e l’hotel è perfetto per un soggiorno in coppia, con la famiglia o con gli amici.

Il progetto (da 22 milioni di euro) è di Marcati Hotels & more della famiglia Marcati di Seefeld, nome importante di albergatori e imprenditori della zona. Le origini sono italiane, di Brunico per la precisione. “Il nostro concetto riflette il desiderio di spazio e libertà combinato con il lusso dei servizi di un hotel” dice Mario Marcati. Che aggiunge: “Anche qui tutti i nostri collaboratori sono sottoposti regolarmente al test del Coronavirus”.

In qualità di consigliere comunale e membro del direttivo dell’Ente turistico locale, il trentottenne sintetizza in poche parole i progetti futuri di Seefeld: “Distinguersi dalle grandi stazioni sciistiche, uscire dalla massa e puntare sulla vacanza esclusiva, all’insegna anche del buon cibo”. 

E per cena, ci si può fermare alla Seefelder Stube, sempre del gruppo Marcati, per un Wilderer Pfandl: gulasch di cervo e camoscio della zona di caccia della famiglia servito con salsa ai funghi, Spätzle fatti in casa e mirtilli rossi.

L’AlpenParks Chalet & Apartment Alpina Seefeld, appena fuori dal paese, inaugurato a fine luglio 2020. (ph: Marcati Hotels)

Informazioni utili su Zillertal e Seefeld

Per organizzare le vacanze nella Zillertal e a Seefeld, tutte le informazioni utili, gli aggiornamenti sugli eventi, gli itinerari e le attrazioni da scoprire sono disponibili sul sito ufficiale del turismo Tirolo, tirolo.com

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Dormire in una tenda a forma di goccia: il curioso campeggio in Belgio

Un po’ canadesi rivisitate, un po’ casette sull’albero: queste tende a forma di goccia che penzolano dagli alberi di un campeggio in una foresta vicino a Bruxelles sono senza dubbio affascinanti. In tempi di distanziamento sociale, poi, sono il posto ideale per una fuga nella natura, lontano da tutti.

Originariamente costruite come installazione artistica dall’olandese Dré Wapenaar, facevano parte del festival “Pit Landscape”, che  porta le opere d’arte negli spazi naturali. Ora, tuttavia, possono essere prenotate (da aprile a fine settembre) per un soggiorno decisamente originale.

Nella foresta a Borgloon ci sono delle tende a forma di goccia che penzolano dagli alberi - per offrire soggiorni unici sospesi nella natura. (ph: borgloon.be)
Le tende a forma di goccia nella foresta di Borgloon (ph: borgloon.be)

Le tende a Borgloon sono raggiungibili tramite una scala e sono dotate di finestre, un materasso, una panca e dei ripiani per metterci le cose. Inoltre, agli ospiti (su richiesta) viene anche servita la colazione ogni mattina. Una notte in una di queste tende costa circa 70 euro e nel prezzo è compreso l’uso di aree comuni, bagni e barbecue. Ognuna di queste capsule può ospitare fino a due adulti e due bambini sotto i 12 anni.

Il giro in bici sull’acqua

La pista ciclabile sull’acqua è una delle attrazioni delle Fiandre, nel cuore della riserva naturale De Wijers (ph: visitlimburg)

Nella riserva naturale De Wijers, sempre nel Limburgo, esiste una pista ciclabile davvero spettacolare (QUI IL VIDEO). Il percorso è lungo circa 212 metri per tre di larghezza e regala l’impressione di “pedalare sulle acque”. La “Fietsen door het Water” è stata costruita appena sotto il livello del bacino lacustre e permette di mostrare ai ciclisti uno spettacolo ad altezza occhi davvero suggestivo. Gli argini sono alti un metro e mezzo, così da garantire una sicurezza assoluta.

L’estate dei campeggi

Per l’estate 2020 il campeggio sembra destinato ad attrarre nuovi clienti (ph: iStock)

Secondo le prime tendenze di quest’estate particolare, pare che il glamping e il campeggio siano tra le vacanze più gettonate. Che si tratti di camper, roulotte, bungalow o tenda, permettono infatti di vivere all’aperto, in mezzo alla natura, mantenendo la distanza di sicurezza e con tutti i comfort – anche restando nella propria regione. Le imprese in questo campo in Italia sono quasi 2700 e lo scorso anno si sono sfiorati 70 milioni di presenze per 10 milioni di arrivi. 

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IT.A.CÀ: si apre l’ultima settimana del festival del viaggio responsabile

Passeggiate virtuali. Video esplorazioni. Progetti di turismo inclusivo e biodiversità a portata di mano. C’è tutto questo nel programma (virtuale) dell’ultima settimana di IT.A.CÀ Migranti e viaggiatori, il primo e unico Festival del Turismo Responsabile in Italia, che prosegue dal 23 al 28 giugno.

La dodicesima edizione del festival nato a Bologna nel 2009, di cui DOVE è media partner, quest’anno si è svolto interamente on line. L’emergenza Covid non ha fermato la kermesse dedicata al turismo sostenibile, ma si è trasferita sul web con appuntamenti in diretta dai canali Facebook  (anche sottotitolato per persone nn udenti) e Youtube  di IT.A.CÀ.

IT.A.CÀ 2020: il programma e i protagonisti del Festival

Mercoledì 24 giugno alle 17 si parla di donne e migrazioni in Libano, con la presentazione di Specchi Scomodi – etnografia delle migrazioni forzate nel Libano contemporaneo, libro dell’antropologa sociale Estella Carpi. Altro libro, altro viaggio, il 25 giugno con A Capo Nord bisogna andare due volte. Storia di un viaggio accessibile tra limiti e risorse sarà la volta della giornalista Valeria Alpi, che racconterà la sua esperienza personale nelle terre del nord.

A proposito d’inclusione, venerdì 26 giugno, si potrà partecipare (bisogna iscriversi mediante il modulo on line) al convegno Diritto di viaggiare: riprogettare il turismo in chiave accessibile, fruibile anche ai non udenti grazie alla lingua dei segni.

In tema di viaggi virtuali il 25 giugno alle 17 si farà un tour immersivo delle Sette Chiese di Santo Stefano a Bologna, grazie all’associazione La Girobussola. Mentre domenica 28 giugno alle 17 si potrà assistere a un video racconto che condurrà nel Parco naturale regionale di Porto Selvaggio, in Salento, sulle orme di Renata Fonte, donna politica vittima di mafia a cui è dedicata una stele in questa area ricca di biodiversità.

E proprio alla biodiversità è dedicata la giornata formativa del 25 giugno, con la lezione sulla green economy e il racconto di realtà del territorio impegnate nell’innovazione sostenibile. Un argomento che approfondito fin da piccoli, proprio come propone il contest Il giardino di IT.A.CÀ: per partecipare, basta scaricare il Taccuino dell’Esploratore, osservare la biodiversità nella natura che ci circonda e inviare un disegno o una foto della pianta che si preferisce.

Info: IT.A.CÀ 

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Piscine spettacolari: questa è la più fotografata del mondo

Una piscina da sogno, spettacolare. Che presto tornerà ad accogliere i bagnanti. Siamo in Australia, più precisamente all’estremità meridionale di Bondi Beach, la spiaggia forse più famosa (e frequentata) del Paese, a circa 10 chilometri ad est dal centro di Sydney. In questa ampia distesa di sabbia, direttamente a sfioro con l’oceano, c’è Bondi Icebergs, inaugurata oltre 100 anni fa. La parola bondi nel linguaggio aborigeno significa “suono di onde che si infrangono”. Una descrizione perfetta, soprattutto quando il mare tutto intorno è agitato. Secondo Swim the World, Bondi Icebergs è la piscina più fotografata al mondo.

Piscine da sogno, in stile olimpionico

Questa piscina in stile olimpionico è squadrata, ha le corsie come una qualsiasi piscina d’allenamento. Tutti possono fare il bagno o una nuotata in sicurezza, senza temere l’arrivo di uno squalo. Al momento è ancora chiusa ma, Coronavirus permettendo, Bondi Icebergs tornerà presto ad accogliere i visitatori. La struttura è aperta al pubblico tutto l’anno. Il prezzo del biglietto (per gli adulti) è di 9 dollari; per i bambini con meno di 12 anni e per i senior l’entrata costa 6 dollari.

Tutti possono fare il bagno o una nuotata in sicurezza. (ph: iStock)

Durante la visita, gli ospiti possono anche intravedere i membri del Bondi Iceberg Swimclub, un club di nuoto formato da un gruppo di bagnini nel lontano 1929. In oltre 90 anni di attività è diventato uno storico punto di ritrovo, molto amato anche dai social. “Il Club si è guadagnato la reputazione di uno dei più famosi club invernali di nuoto in Australia, ma non avremmo potuto immaginare di arrivare dove siamo oggi senza il supporto dei nostri soci e frequentatori”.

Come si arriva

Esistono linee di autobus che collegano Bondi Beach al centro di Sydney in circa 30 minuti. I treni collegano il centro città a Bondi Junction, che dista 10 minuti di autobus o taxi dalla spiaggia. Bondi Beach è anche una delle tante fermate del Big Bus Sydney Tour, un autobus turistico che permette di salire e scendere a piacimento nei vari punti di interesse.

Info: icebergs.com.au

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Giappone, riaprono i parchi giochi (ma sulle montagne russe sarà vietato urlare)

Sono le regine dei parchi divertimento e nel mondo ce ne sono di altissime, velocissime e spaventose: le montagne russe. Ora, immaginate questa scena: vi trovate su un ottovolante da brividi, pronti per essere lanciati a testa in giù a oltre 100 chilometri orari, ma non potete urlare. Proprio così: è vietato! Certo, sembra assurdo ma è quello che hanno introdotto nei parchi divertimento in Giappone, appena riaperti dopo l’emergenza da coronavirus. Come riferisce tra gli altri la CNN, l’associazione dei parchi tematici del Giappone orientale e occidentale – composta da oltre 30 operatori, tra cui Tokyo Disneyland, DisneySea e Universal Studios Japan – ha emanato una serie di linee guida per garantire la sicurezza sia degli ospiti che del personale. Oltre all’obbligo di indossare la mascherina, sulle montagne russe ai visitatori viene richiesto di “non urlare e gridare”. Un invito senz’altro difficile da mettere in pratica, poiché i viaggi sulle montagne russe tendono a suscitare urla involontarie di terrore, gioia e sorpresa. Tuttavia, è per la sicurezza, per evitare che le particelle di saliva si diffondano nell’aria e aumentino così la possibilità di contagio.

Giappone, riaprono i parchi giochi (ma è vietato urlare)

Tra le altre misure (meno particolari) adottate dai parchi divertimenti in Giappone: una maggiore igienizzazione delle attrazioni, controlli regolari della temperatura corporea e distanziamento sociale. In situazioni in cui l’uso delle mascherine risulta difficile per alcuni dipendenti a causa della natura delle varie mansioni, viene consigliato loro di tenere almeno un metro di distanza dal pubblico. Inoltre, viene raccomandato di non conversare troppo con i vicini. 

Uno dei parchi più frequentati: il Fuji-QHighland, ai piedi del monte Fuji. (ph: Fuji-QHighland)

I numeri della pandemia in Giappone

Il 25 maggio, il paese del Sol Levante ha revocato lo stato di emergenza nazionale per il coronavirus riaprendo gradualmente la terza economia mondiale dopo il rallentamento dei contagi. Rispetto alle aree più colpite in Europa, Stati Uniti, Russia e Brasile, il Giappone ha registrato in questi mesi poco più di 16.580 casi e 830 morti.

E in Italia? Gardaland riapre il 13 giugno

Dal 13 giugno il parco divertimenti Gardaland tornerà ad accogliere i suoi ospiti. Una settimana dopo, dal 20 giugno, tocca a Mirabilandia, Ravenna. E il 19 giugno aprirà anche MagicLand, a Valmontone, in provincia di Roma. Insomma, dopo il lockdown, i parchi tematici nel nostro Paese sono pronti a ripartire. A Gardaland si entrerà solo ed esclusivamente su prenotazione. Il parco sul lago di Garda ha elaborato un protocollo che rispetta le indicazioni di INAIL e Regione Veneto accogliendo i suggerimenti forniti dall’Associazione Internazionale dei Parchi Divertimento (IAAPA).

Il famoso Blue Tornado di Gardaland (ph: Gardaland)

In pratica, verrà limitato il numero di visitatori giornalieri per garantire una superficie di 30 metri quadrati per ognuno. Mascherine e guanti saranno obbligatori, ci sarà la misurazione della temperatura corporea all’ingresso di ospiti e staff e le attrazioni al chiuso, per il momento, saranno off limits. 

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Il Cammino di Dante: le tappe di un trekking poetico tra Romagna e Toscana

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”. L’incipit della Divina Commedia è noto a tutti, meno noto è forse il fatto che i luoghi in essa citati furono direttamente vissuti dal Sommo Poeta durante gli anni del suo esilio: oggi li si può conoscere ed esplorare percorrendo il Cammino di Dante, un itinerario di circa 400 chilometri che congiunge la Romagna alla Toscana attraverso sentieri e vie medievali.

Il Cammino di Dante, le tappe

Nato nel 2012, grazie ad un gruppo di appassionati della figura dantesca, il Cammino di Dante è un percorso ad anello costituito da 21 tappe che vede come base di partenza ed arrivo la tomba di Dante a Ravenna. La decima tappa – punto d’intersezione tra andata e ritorno – è rappresentata dalla casa natale del poeta nel centro storico di Firenze. Il tragitto, percorribile preferibilmente da marzo a novembre (si raggiungono altezze elevate e quindi non è raccomandabile farlo in inverno), è costellato di punti di sosta e di ristoro pronti ad accogliere i viandanti che scelgono di immergersi in questo tour. Un’avventura densa di bellezze naturalistiche, ma anche di spunti storici e culturali, nonché di rimandi poetici: lungo il percorso infatti sono affisse parti della Divina Commedia, citrazioni collegate proprio ai luoghi che i camminatori stanno visitando.

Pannelli Divina Commedia nelle aree di sosta lungo il cammino

Cammino di Dante, le tappe dell’andata

1 – Ravenna – Pontevico ( 17,9 km)

Zaino in spalla e mappa alla mano, ci lasciamo sedurre dalle bellezze artistiche della città di Ravenna e, dopo aver visitato il Centro didattico dantesco dei frati minori nella Basilica di San Francesco ed esserci lasciati alle spalle la Tomba di Dante, ci dirigiamo verso l’argine dei Fiumi Uniti e quello del Montone, fino ad arrivare nella frazione di San Marco, dove ha sede l’Associazione del Cammino di Dante. Qui ci si può ristorare nello splendido parco letterario in cui sono esposti i 100 canti parafrasati della Divina Commedia e ritirare la mini guida delle tappe e la Credenziale del cammino di Dante, ovvero il passaporto tramite il quale il viandante potrà usufruire degli sconti e delle agevolazioni nei rifugi e nei punti di ristoro convenzionati. Con una passeggiata semplice e pianeggiante, si raggiunge infine Pontevico, meta di arrivo della giornata.

2 – Pontevico-Oriolo dei Fichi (17,8 km)

Da Pontevico, costeggiando sempre l’argine del fiume, il Cammino di Dante  attraversa la Via Emilia. La strada, lineare e senza alcuna difficoltà, ci porta dritti fino al piccolo borgo di Oriolo dei Fichi ed alla sua Torre quattrocentesca. Siamo in pieno Appennino romagnolo, ad una decina di km da Faenza, immersi in un paesaggio disseminato di vigneti e di antiche case coloniche. La quiete ed il silenzio di questi luoghi ci danno la giusta carica per prepararci alla tappa dell’indomani.

3 –  Oriolo dei Fichi – Brisighella (17,2 km)

Seguendo la segnaletica del Cammino di Dante, attraversiamo campi coltivati ed i caratteristici calanchi, creste argillose frutto dell’erosione del terreno e giungiamo a Brisighella, un antico borgo medievale e termale della Valle del Lamone. Fa parte dei Borghi più belli d’Italia e si fregia della bandiera arancione del Touring per la sua qualità turistico-ambientale. Da non perdere la Rocca Manfrediana del XIV secolo, eretta da Francesco I Manfredi, signore di Faenza, la Torre dell’Orologio ed il Santuario della Madonna del Monticino, da cui si snoda la quarta tappa del nostro cammino.

rocca-manfrediana-Brisighella
4 –  Brisighella-Gamberaldi  (23,9 km)

Arrivando alla chiesa dismessa di Gamberaldi, eccoci nel cuore del feudo di Maghinardo Pagani da Susinana, che alla fine del Duecento dominava questi luoghi e che viene citato da Dante nel canto XXVII dell’Inferno. Quando nella seconda metà del ‘300 Firenze s’impadronì della zona, per quasi 500 anni fece da confine con lo Stato Pontificio anche se, grazie ai molti sentieri presenti, si riusciva a passare da uno Stato all’altro con facilità. Tutta la zona è selvosa e ricca di castagneti.

 5 – Gamberaldi-Marradi (8,45 km)

Poco fuori Gamberaldi, il Cammino di Dante oltrepassa la chiesetta di San Matteo e, tra salite e discese, si arriva a Marradi che un tempo fu dimora di nobili famiglie esiliate e dove ebbe i natali il poeta Dino Campana. L’affascinante centro storico è una sfilata di eleganti palazzi, tra cui quello Comunale del XIV secolo, il seicentesco Palazzo Fabbroni ed il Teatro degli Animosi, tipico esempio di teatro accademico costruito tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800.

6 – Marradi-San Benedetto in Alpe  (22,1 km)

C’è bisogno di tanta grinta ed energia per affrontare questa tappa molto impegnativa che da Marradi ci conduce a San Benedetto in Alpe. Passando dall’Eremo di Gamogna, fondato da San Pier Damiani nel 1053, si arriva all’Acquacheta, affluente del fiume Montone che, unendosi al Troncalosso, precipita in un salto spettacolare di circa 90 metri. Nel XVI canto dell’Inferno, Dante paragona il fragore della caduta della cascata dell’Acquacheta a quella del Flegetonte, fiume che separa il settimo dall’ottavo cerchio dell’Inferno. Ed ecco infine San Benedetto, un paese di origini antichissime, dove, in località Il Poggio, sorge l’antica Abbazia di San Benedetto.

7 – San Benedetto – San  Godenzo (13,5 km)

Da San Benedetto si prosegue su una vecchia stradina medievale. Si oltrepassa l’Eremo dei Toschi che domina la Val Montone per arrivare poi fino alla suggestiva Chiesa di San Godenzo dove, l’8 giugno del 1302, Dante partecipò alla riunione dei fuoriusciti ghibellini e guelfi bianchi in cerca di un accordo con gli Ubaldini. Accordo mai raggiunto, cosa che fece maturare nel poeta la decisione di staccarsi dai compagni fiorentini e di “far parte per se stesso”.

 8 – San Godenzo – Dicomano  (16,7 km)

Seguendo attentamente la segnaletica nella vegetazione, si passa vicino all’area archeologica di Frascole e si raggiunge il centro di Dicomano dove si può visitare il Museo Etrusco con la sua cospicua raccolta di reperti. La via principale del borgo è costellata da alcuni loggiati comunicanti costituiti da archi retti da colonne a sezione quadrangolare risalenti al XVII secolo. Ed è proprio dal centro storico di Dicomano che parte la strada verso la Romagna utilizzata da Dante durante la sua fuga.

 9 – Dicomano – Pontassieve  (23,5 km)

Le colline di Pontassieve, nei dintorni di Firenze, furono uno dei posti particolarmente amati da Dante Alighieri. Qui in località Pagnolle si trovava la tenuta di famiglia e, poco distante, c’era invece quella di Beatrice Portinari. Secondo alcuni l’incontro tra i due potrebbe essersi verificato  nella vicina chiesetta di San Miniato, magari all’uscita della messa domenicale. L’origine del nome di Pontassieve deriva dal ponte sul fiume Sieve, costruito nella metà del ’500 da Cosimo I de’ Medici, che, ancora oggi, con le sue arcate di mattoni rossi e lo stemma della famiglia fiorentina, è il simbolo della cittadina.

10 – Pontassieve – Rosano -Firenze (11 km)

Lasciata Pontassieve e proseguendo lungo il fiume Pieve che affluisce nell’Arno, si arriva all’Abbazia di Rosano fondata nel 780. Da qui il sentiero prosegue lungo i filari di ulivi fino a San Prugnano, da cui si gode una meravigliosa vista sulla vallata di Firenze. Proseguiamo fino a raggiungere il Lungarno dove, in via Santa Margherita, ci aspetta la visita alla Casa Museo di Dante e dove termina il nostro itinerario d’andata e ha inizio il rientro a Ravenna attraverso una via differente.

1.15 Eremo di GamognaCammino di Dante, le tappe del ritorno: da Firenze a Ravenna

11 – Firenze – Pieve Pitiana  (25,6 km)

Ripartendo da Firenze, il cammino sale sulle colline, lungo un selciato romanico fino a Montecucco, per poi ridiscendere nel Valdarno, a Rignano, e da qui a Pieve Pitiana. La Pieve, sita nel comune di Reggello, è originaria dell’anno 1000 ed ha subito vari rimaneggiamenti, ma restano ancora da ammirare il bel campanile ed il panorama che dal sagrato si estende a perdita d’occhio sulla valle. All’interno sono conservate pale di Ridolfo del Ghirlandaio.

12 –  Pieve Pitiana – Vallombrosa -Prato di Strada (22,6 km)

Dalla Pieve, attraverso i campi di ulivo, si giunge all’arboreto di Vallombrosa e da qui a Montemignaio e Forcanasso. Oltrepassato un piccolo ponte medievale, si continua in discesa nel bosco fino ad arrivare al piccolo borgo di Prato di Strada. Molto bella la Chiesa di San Giovanni Battista del XV secolo che si trova nel centro del paese e al cui interno è possibile ammirare un affresco del 1500 della Madonna della Consolazione.

13 – Prato di Strada –  Casalino  (17 km)

Il Casentino, una delle 4 vallate principali della provincia di Arezzo, è ricco di castelli, torri, fortificazioni e borghi e il Cammino di Dante può prendere diverse direzioni a seconda di cosa vedere. Possiamo, per esempio, arrivare al Castello dei Conti Guidi con l’annessa cappella affrescata, oppure scegliere di visitare il Castello di Romena dove Dante Alighieri visse per un po’ al tempo del suo esilio o, ancora, dirigerci verso il Castello di Porciano e giungere infine nel caratteristico  paesino di Casalino.

14 – Casalino – Rifugio La Burraia   (17,8 km)

Tra abetaie e faggeti proseguiamo per l’Eremo di Camaldoli, fondato da San Romualdo nel 1012. Dopo la visita al complesso camaldolese, arriviamo comodamente al Passo della Calla, godendo di uno splendido panorama che spazia sino al mare e ci dirigiamo al Rifugio La Burraia per trascorrervi la notte e ritemprare corpo e mente in vista di un nuova avventura.

 15 – Rifugio La Burraia – Premilcuore  (20,2 km)

Dopo un strada di valle poco trafficata, ci si immette sul sentiero che conduce al ponte sul fiume Rabbi, e poi a quello romano della Giumella. Continuando ancora si arriva a Premilcuore, sulle pendici del Monte Arsiccio dove, nel piccolo centro storico, è possibile ammirare la Torre dell’orologio, il prestigioso Palazzo Briccolani  e l’elegante Palazzo Giannelli. Da visitare anche il Museo della Fauna del Crinale Romagnolo.

 16 – Premilcuore – Portico di Romagna (9,1 km)

Lasciato il centro di Premilcuore, si prosegue nel bosco e, lungo la strada, incontriamo prima un mulino e poi il Ponte della Maestà. Un ponte medievale in pietra ad arcata unica che conserva ancora la pavimentazione originale e da cui si gode una spettacolare veduta di Portico di Romagna. Nel centro di Portico c’è Palazzo Portinari, costruito nel XIV secolo, che, secondo la tradizione sarebbe appartenuto a Folco Portinari, padre di Beatrice, l’amata di  Dante.

 17 –  Portico di Romagna – Dovadola  (26,2 km)

Da Portico si riprende il cammino alla volta di Dovadola, cittadina dell’entroterra forlivese che presenta ancora il vecchio borgo fiorentino a topografia ortogonale. Delle 11 fortificazioni originarie, solo 3 restano in un buono stato di conservazione e, tra queste, la Rocca dei Conti Guidi, risalente al XII secolo e probabilmente costruita sugli avamposti longobardi. Merita una visita anche l’Eremo di Montepaolo che, tra il 1221 e il 1222, ospitò Sant’Antonio da Padova, il cui culto è tutt’oggi molto presente.

 18 –  Dovadola – Castrocaro – Forlì  (23 km)

Da Dovadola si parte alla volta di Forlì, passando per Castrocaro, rinomato centro termale e per la cittadella medicea di Terra del Sole, un vero gioiello architettonico costruito secondo i canoni rinascimentali. A Forlì sono tanti i luoghi che meriterebbero una visita, come il settecentesco Palazzo nobiliare  Paolucci de Calboli che sorge non lontano dall’Abbazia di San Mercuriale, considerata il simbolo della città. Di rilevanza anche la Pinacoteca ed i Musei Civici che si trovano nel Palazzo di San Domenico.

19 – Forlì – Pontevico (15,3 km)

Terminata la visita di Forlì, siamo ormai giunti in dirittura d’arrivo e, risalendo l’argine del fiume Montone verso Ravenna, ritorniamo a Pontevico per pernottare e prepararci così ad affrontare l’ultimo tratto del Cammino di Dante, che ci riporterà lì dove tutto è iniziato.

20 – Pontevico-Ravenna (18,9 km)

Da Pontevico, passando da Chiesuola, San Pancrazio e San Marco, attraversiamo l’argine verso il lato sinistro del Montone fino a Ravenna dove, davanti alla tomba del Sommo Poeta, l’esperienza del Cammino di Dante si conclude.

21 – Pineta di Classe – Lido di Dante – Ravenna

Una tappa aggiuntiva, inaugurata lo scorso settembre: è un percorso ad anello che parte da Ponte Nuovo (a Ravenna) e permette di ammirare uno dei monumenti più famosi d’Italia: passando per Classe, è sosta obbligata la visita alla chiesa di S. Apollinare in Classe. Si prosegue poi nella pineta su un percorso che porterà fino al mare. Si costeggerà la spiaggia per arrivare a Lido di Dante, per poi tornare indietro al punto di partenza, a Ravenna, lungo l’argine dei Fiumi Uniti.

Per info e iscrizioni: camminodante.com

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L'articolo Il Cammino di Dante: le tappe di un trekking poetico tra Romagna e Toscana sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Il Cammino di Dante: le tappe di un trekking poetico tra Romagna e Toscana

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”. L’incipit della Divina Commedia è noto a tutti, meno noto è forse il fatto che i luoghi in essa citati furono direttamente vissuti dal Sommo Poeta durante gli anni del suo esilio: oggi li si può conoscere ed esplorare percorrendo il Cammino di Dante, un itinerario di circa 400 chilometri che congiunge la Romagna alla Toscana attraverso sentieri e vie medievali.

Il Cammino di Dante, le tappe

Nato nel 2012, grazie ad un gruppo di appassionati della figura dantesca, il Cammino di Dante è un percorso ad anello costituito da 21 tappe che vede come base di partenza ed arrivo la tomba di Dante a Ravenna. La decima tappa – punto d’intersezione tra andata e ritorno – è rappresentata dalla casa natale del poeta nel centro storico di Firenze. Il tragitto, percorribile preferibilmente da marzo a novembre (si raggiungono altezze elevate e quindi non è raccomandabile farlo in inverno), è costellato di punti di sosta e di ristoro pronti ad accogliere i viandanti che scelgono di immergersi in questo tour. Un’avventura densa di bellezze naturalistiche, ma anche di spunti storici e culturali, nonché di rimandi poetici: lungo il percorso infatti sono affisse parti della Divina Commedia, citrazioni collegate proprio ai luoghi che i camminatori stanno visitando.

Pannelli Divina Commedia nelle aree di sosta lungo il cammino

Cammino di Dante, le tappe dell’andata

1 – Ravenna – Pontevico ( 17,9 km)

Zaino in spalla e mappa alla mano, ci lasciamo sedurre dalle bellezze artistiche della città di Ravenna e, dopo aver visitato il Centro didattico dantesco dei frati minori nella Basilica di San Francesco ed esserci lasciati alle spalle la Tomba di Dante, ci dirigiamo verso l’argine dei Fiumi Uniti e quello del Montone, fino ad arrivare nella frazione di San Marco, dove ha sede l’Associazione del Cammino di Dante. Qui ci si può ristorare nello splendido parco letterario in cui sono esposti i 100 canti parafrasati della Divina Commedia e ritirare la mini guida delle tappe e la Credenziale del cammino di Dante, ovvero il passaporto tramite il quale il viandante potrà usufruire degli sconti e delle agevolazioni nei rifugi e nei punti di ristoro convenzionati. Con una passeggiata semplice e pianeggiante, si raggiunge infine Pontevico, meta di arrivo della giornata.

2 – Pontevico-Oriolo dei Fichi (17,8 km)

Da Pontevico, costeggiando sempre l’argine del fiume, il Cammino di Dante  attraversa la Via Emilia. La strada, lineare e senza alcuna difficoltà, ci porta dritti fino al piccolo borgo di Oriolo dei Fichi ed alla sua Torre quattrocentesca. Siamo in pieno Appennino romagnolo, ad una decina di km da Faenza, immersi in un paesaggio disseminato di vigneti e di antiche case coloniche. La quiete ed il silenzio di questi luoghi ci danno la giusta carica per prepararci alla tappa dell’indomani.

3 –  Oriolo dei Fichi – Brisighella (17,2 km)

Seguendo la segnaletica del Cammino di Dante, attraversiamo campi coltivati ed i caratteristici calanchi, creste argillose frutto dell’erosione del terreno e giungiamo a Brisighella, un antico borgo medievale e termale della Valle del Lamone. Fa parte dei Borghi più belli d’Italia e si fregia della bandiera arancione del Touring per la sua qualità turistico-ambientale. Da non perdere la Rocca Manfrediana del XIV secolo, eretta da Francesco I Manfredi, signore di Faenza, la Torre dell’Orologio ed il Santuario della Madonna del Monticino, da cui si snoda la quarta tappa del nostro cammino.

rocca-manfrediana-Brisighella
4 –  Brisighella-Gamberaldi  (23,9 km)

Arrivando alla chiesa dismessa di Gamberaldi, eccoci nel cuore del feudo di Maghinardo Pagani da Susinana, che alla fine del Duecento dominava questi luoghi e che viene citato da Dante nel canto XXVII dell’Inferno. Quando nella seconda metà del ‘300 Firenze s’impadronì della zona, per quasi 500 anni fece da confine con lo Stato Pontificio anche se, grazie ai molti sentieri presenti, si riusciva a passare da uno Stato all’altro con facilità. Tutta la zona è selvosa e ricca di castagneti.

 5 – Gamberaldi-Marradi (8,45 km)

Poco fuori Gamberaldi, il Cammino di Dante oltrepassa la chiesetta di San Matteo e, tra salite e discese, si arriva a Marradi che un tempo fu dimora di nobili famiglie esiliate e dove ebbe i natali il poeta Dino Campana. L’affascinante centro storico è una sfilata di eleganti palazzi, tra cui quello Comunale del XIV secolo, il seicentesco Palazzo Fabbroni ed il Teatro degli Animosi, tipico esempio di teatro accademico costruito tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800.

6 – Marradi-San Benedetto in Alpe  (22,1 km)

C’è bisogno di tanta grinta ed energia per affrontare questa tappa molto impegnativa che da Marradi ci conduce a San Benedetto in Alpe. Passando dall’Eremo di Gamogna, fondato da San Pier Damiani nel 1053, si arriva all’Acquacheta, affluente del fiume Montone che, unendosi al Troncalosso, precipita in un salto spettacolare di circa 90 metri. Nel XVI canto dell’Inferno, Dante paragona il fragore della caduta della cascata dell’Acquacheta a quella del Flegetonte, fiume che separa il settimo dall’ottavo cerchio dell’Inferno. Ed ecco infine San Benedetto, un paese di origini antichissime, dove, in località Il Poggio, sorge l’antica Abbazia di San Benedetto.

7 – San Benedetto – San  Godenzo (13,5 km)

Da San Benedetto si prosegue su una vecchia stradina medievale. Si oltrepassa l’Eremo dei Toschi che domina la Val Montone per arrivare poi fino alla suggestiva Chiesa di San Godenzo dove, l’8 giugno del 1302, Dante partecipò alla riunione dei fuoriusciti ghibellini e guelfi bianchi in cerca di un accordo con gli Ubaldini. Accordo mai raggiunto, cosa che fece maturare nel poeta la decisione di staccarsi dai compagni fiorentini e di “far parte per se stesso”.

 8 – San Godenzo – Dicomano  (16,7 km)

Seguendo attentamente la segnaletica nella vegetazione, si passa vicino all’area archeologica di Frascole e si raggiunge il centro di Dicomano dove si può visitare il Museo Etrusco con la sua cospicua raccolta di reperti. La via principale del borgo è costellata da alcuni loggiati comunicanti costituiti da archi retti da colonne a sezione quadrangolare risalenti al XVII secolo. Ed è proprio dal centro storico di Dicomano che parte la strada verso la Romagna utilizzata da Dante durante la sua fuga.

 9 – Dicomano – Pontassieve  (23,5 km)

Le colline di Pontassieve, nei dintorni di Firenze, furono uno dei posti particolarmente amati da Dante Alighieri. Qui in località Pagnolle si trovava la tenuta di famiglia e, poco distante, c’era invece quella di Beatrice Portinari. Secondo alcuni l’incontro tra i due potrebbe essersi verificato  nella vicina chiesetta di San Miniato, magari all’uscita della messa domenicale. L’origine del nome di Pontassieve deriva dal ponte sul fiume Sieve, costruito nella metà del ’500 da Cosimo I de’ Medici, che, ancora oggi, con le sue arcate di mattoni rossi e lo stemma della famiglia fiorentina, è il simbolo della cittadina.

10 – Pontassieve – Rosano -Firenze (11 km)

Lasciata Pontassieve e proseguendo lungo il fiume Pieve che affluisce nell’Arno, si arriva all’Abbazia di Rosano fondata nel 780. Da qui il sentiero prosegue lungo i filari di ulivi fino a San Prugnano, da cui si gode una meravigliosa vista sulla vallata di Firenze. Proseguiamo fino a raggiungere il Lungarno dove, in via Santa Margherita, ci aspetta la visita alla Casa Museo di Dante e dove termina il nostro itinerario d’andata e ha inizio il rientro a Ravenna attraverso una via differente.

1.15 Eremo di GamognaCammino di Dante, le tappe del ritorno: da Firenze a Ravenna

11 – Firenze – Pieve Pitiana  (25,6 km)

Ripartendo da Firenze, il cammino sale sulle colline, lungo un selciato romanico fino a Montecucco, per poi ridiscendere nel Valdarno, a Rignano, e da qui a Pieve Pitiana. La Pieve, sita nel comune di Reggello, è originaria dell’anno 1000 ed ha subito vari rimaneggiamenti, ma restano ancora da ammirare il bel campanile ed il panorama che dal sagrato si estende a perdita d’occhio sulla valle. All’interno sono conservate pale di Ridolfo del Ghirlandaio.

12 –  Pieve Pitiana – Vallombrosa -Prato di Strada (22,6 km)

Dalla Pieve, attraverso i campi di ulivo, si giunge all’arboreto di Vallombrosa e da qui a Montemignaio e Forcanasso. Oltrepassato un piccolo ponte medievale, si continua in discesa nel bosco fino ad arrivare al piccolo borgo di Prato di Strada. Molto bella la Chiesa di San Giovanni Battista del XV secolo che si trova nel centro del paese e al cui interno è possibile ammirare un affresco del 1500 della Madonna della Consolazione.

13 – Prato di Strada –  Casalino  (17 km)

Il Casentino, una delle 4 vallate principali della provincia di Arezzo, è ricco di castelli, torri, fortificazioni e borghi e il Cammino di Dante può prendere diverse direzioni a seconda di cosa vedere. Possiamo, per esempio, arrivare al Castello dei Conti Guidi con l’annessa cappella affrescata, oppure scegliere di visitare il Castello di Romena dove Dante Alighieri visse per un po’ al tempo del suo esilio o, ancora, dirigerci verso il Castello di Porciano e giungere infine nel caratteristico  paesino di Casalino.

14 – Casalino – Rifugio La Burraia   (17,8 km)

Tra abetaie e faggeti proseguiamo per l’Eremo di Camaldoli, fondato da San Romualdo nel 1012. Dopo la visita al complesso camaldolese, arriviamo comodamente al Passo della Calla, godendo di uno splendido panorama che spazia sino al mare e ci dirigiamo al Rifugio La Burraia per trascorrervi la notte e ritemprare corpo e mente in vista di un nuova avventura.

 15 – Rifugio La Burraia – Premilcuore  (20,2 km)

Dopo un strada di valle poco trafficata, ci si immette sul sentiero che conduce al ponte sul fiume Rabbi, e poi a quello romano della Giumella. Continuando ancora si arriva a Premilcuore, sulle pendici del Monte Arsiccio dove, nel piccolo centro storico, è possibile ammirare la Torre dell’orologio, il prestigioso Palazzo Briccolani  e l’elegante Palazzo Giannelli. Da visitare anche il Museo della Fauna del Crinale Romagnolo.

 16 – Premilcuore – Portico di Romagna (9,1 km)

Lasciato il centro di Premilcuore, si prosegue nel bosco e, lungo la strada, incontriamo prima un mulino e poi il Ponte della Maestà. Un ponte medievale in pietra ad arcata unica che conserva ancora la pavimentazione originale e da cui si gode una spettacolare veduta di Portico di Romagna. Nel centro di Portico c’è Palazzo Portinari, costruito nel XIV secolo, che, secondo la tradizione sarebbe appartenuto a Folco Portinari, padre di Beatrice, l’amata di  Dante.

 17 –  Portico di Romagna – Dovadola  (26,2 km)

Da Portico si riprende il cammino alla volta di Dovadola, cittadina dell’entroterra forlivese che presenta ancora il vecchio borgo fiorentino a topografia ortogonale. Delle 11 fortificazioni originarie, solo 3 restano in un buono stato di conservazione e, tra queste, la Rocca dei Conti Guidi, risalente al XII secolo e probabilmente costruita sugli avamposti longobardi. Merita una visita anche l’Eremo di Montepaolo che, tra il 1221 e il 1222, ospitò Sant’Antonio da Padova, il cui culto è tutt’oggi molto presente.

 18 –  Dovadola – Castrocaro – Forlì  (23 km)

Da Dovadola si parte alla volta di Forlì, passando per Castrocaro, rinomato centro termale e per la cittadella medicea di Terra del Sole, un vero gioiello architettonico costruito secondo i canoni rinascimentali. A Forlì sono tanti i luoghi che meriterebbero una visita, come il settecentesco Palazzo nobiliare  Paolucci de Calboli che sorge non lontano dall’Abbazia di San Mercuriale, considerata il simbolo della città. Di rilevanza anche la Pinacoteca ed i Musei Civici che si trovano nel Palazzo di San Domenico.

19 – Forlì – Pontevico (15,3 km)

Terminata la visita di Forlì, siamo ormai giunti in dirittura d’arrivo e, risalendo l’argine del fiume Montone verso Ravenna, ritorniamo a Pontevico per pernottare e prepararci così ad affrontare l’ultimo tratto del Cammino di Dante, che ci riporterà lì dove tutto è iniziato.

20 – Pontevico-Ravenna (18,9 km)

Da Pontevico, passando da Chiesuola, San Pancrazio e San Marco, attraversiamo l’argine verso il lato sinistro del Montone fino a Ravenna dove, davanti alla tomba del Sommo Poeta, l’esperienza del Cammino di Dante si conclude.

21 – Pineta di Classe – Lido di Dante – Ravenna

Una tappa aggiuntiva, inaugurata lo scorso settembre: è un percorso ad anello che parte da Ponte Nuovo (a Ravenna) e permette di ammirare uno dei monumenti più famosi d’Italia: passando per Classe, è sosta obbligata la visita alla chiesa di S. Apollinare in Classe. Si prosegue poi nella pineta su un percorso che porterà fino al mare. Si costeggerà la spiaggia per arrivare a Lido di Dante, per poi tornare indietro al punto di partenza, a Ravenna, lungo l’argine dei Fiumi Uniti.

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Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”. L’incipit della Divina Commedia è noto a tutti, meno noto è forse il fatto che i luoghi in essa citati furono direttamente vissuti dal Sommo Poeta durante gli anni del suo esilio: oggi li si può conoscere ed esplorare percorrendo il Cammino di Dante, un itinerario di circa 400 chilometri che congiunge la Romagna alla Toscana attraverso sentieri e vie medievali.

Il Cammino di Dante, le tappe

Nato nel 2012, grazie ad un gruppo di appassionati della figura dantesca, il Cammino di Dante è un percorso ad anello costituito da 21 tappe che vede come base di partenza ed arrivo la tomba di Dante a Ravenna. La decima tappa – punto d’intersezione tra andata e ritorno – è rappresentata dalla casa natale del poeta nel centro storico di Firenze. Il tragitto, percorribile preferibilmente da marzo a novembre (si raggiungono altezze elevate e quindi non è raccomandabile farlo in inverno), è costellato di punti di sosta e di ristoro pronti ad accogliere i viandanti che scelgono di immergersi in questo tour. Un’avventura densa di bellezze naturalistiche, ma anche di spunti storici e culturali, nonché di rimandi poetici: lungo il percorso infatti sono affisse parti della Divina Commedia, citrazioni collegate proprio ai luoghi che i camminatori stanno visitando.

Pannelli Divina Commedia nelle aree di sosta lungo il cammino

Cammino di Dante, le tappe dell’andata

1 – Ravenna – Pontevico ( 17,9 km)

Zaino in spalla e mappa alla mano, ci lasciamo sedurre dalle bellezze artistiche della città di Ravenna e, dopo aver visitato il Centro didattico dantesco dei frati minori nella Basilica di San Francesco ed esserci lasciati alle spalle la Tomba di Dante, ci dirigiamo verso l’argine dei Fiumi Uniti e quello del Montone, fino ad arrivare nella frazione di San Marco, dove ha sede l’Associazione del Cammino di Dante. Qui ci si può ristorare nello splendido parco letterario in cui sono esposti i 100 canti parafrasati della Divina Commedia e ritirare la mini guida delle tappe e la Credenziale del cammino di Dante, ovvero il passaporto tramite il quale il viandante potrà usufruire degli sconti e delle agevolazioni nei rifugi e nei punti di ristoro convenzionati. Con una passeggiata semplice e pianeggiante, si raggiunge infine Pontevico, meta di arrivo della giornata.

2 – Pontevico-Oriolo dei Fichi (17,8 km)

Da Pontevico, costeggiando sempre l’argine del fiume, il Cammino di Dante  attraversa la Via Emilia. La strada, lineare e senza alcuna difficoltà, ci porta dritti fino al piccolo borgo di Oriolo dei Fichi ed alla sua Torre quattrocentesca. Siamo in pieno Appennino romagnolo, ad una decina di km da Faenza, immersi in un paesaggio disseminato di vigneti e di antiche case coloniche. La quiete ed il silenzio di questi luoghi ci danno la giusta carica per prepararci alla tappa dell’indomani.

3 –  Oriolo dei Fichi – Brisighella (17,2 km)

Seguendo la segnaletica del Cammino di Dante, attraversiamo campi coltivati ed i caratteristici calanchi, creste argillose frutto dell’erosione del terreno e giungiamo a Brisighella, un antico borgo medievale e termale della Valle del Lamone. Fa parte dei Borghi più belli d’Italia e si fregia della bandiera arancione del Touring per la sua qualità turistico-ambientale. Da non perdere la Rocca Manfrediana del XIV secolo, eretta da Francesco I Manfredi, signore di Faenza, la Torre dell’Orologio ed il Santuario della Madonna del Monticino, da cui si snoda la quarta tappa del nostro cammino.

rocca-manfrediana-Brisighella
4 –  Brisighella-Gamberaldi  (23,9 km)

Arrivando alla chiesa dismessa di Gamberaldi, eccoci nel cuore del feudo di Maghinardo Pagani da Susinana, che alla fine del Duecento dominava questi luoghi e che viene citato da Dante nel canto XXVII dell’Inferno. Quando nella seconda metà del ‘300 Firenze s’impadronì della zona, per quasi 500 anni fece da confine con lo Stato Pontificio anche se, grazie ai molti sentieri presenti, si riusciva a passare da uno Stato all’altro con facilità. Tutta la zona è selvosa e ricca di castagneti.

 5 – Gamberaldi-Marradi (8,45 km)

Poco fuori Gamberaldi, il Cammino di Dante oltrepassa la chiesetta di San Matteo e, tra salite e discese, si arriva a Marradi che un tempo fu dimora di nobili famiglie esiliate e dove ebbe i natali il poeta Dino Campana. L’affascinante centro storico è una sfilata di eleganti palazzi, tra cui quello Comunale del XIV secolo, il seicentesco Palazzo Fabbroni ed il Teatro degli Animosi, tipico esempio di teatro accademico costruito tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800.

6 – Marradi-San Benedetto in Alpe  (22,1 km)

C’è bisogno di tanta grinta ed energia per affrontare questa tappa molto impegnativa che da Marradi ci conduce a San Benedetto in Alpe. Passando dall’Eremo di Gamogna, fondato da San Pier Damiani nel 1053, si arriva all’Acquacheta, affluente del fiume Montone che, unendosi al Troncalosso, precipita in un salto spettacolare di circa 90 metri. Nel XVI canto dell’Inferno, Dante paragona il fragore della caduta della cascata dell’Acquacheta a quella del Flegetonte, fiume che separa il settimo dall’ottavo cerchio dell’Inferno. Ed ecco infine San Benedetto, un paese di origini antichissime, dove, in località Il Poggio, sorge l’antica Abbazia di San Benedetto.

7 – San Benedetto – San  Godenzo (13,5 km)

Da San Benedetto si prosegue su una vecchia stradina medievale. Si oltrepassa l’Eremo dei Toschi che domina la Val Montone per arrivare poi fino alla suggestiva Chiesa di San Godenzo dove, l’8 giugno del 1302, Dante partecipò alla riunione dei fuoriusciti ghibellini e guelfi bianchi in cerca di un accordo con gli Ubaldini. Accordo mai raggiunto, cosa che fece maturare nel poeta la decisione di staccarsi dai compagni fiorentini e di “far parte per se stesso”.

 8 – San Godenzo – Dicomano  (16,7 km)

Seguendo attentamente la segnaletica nella vegetazione, si passa vicino all’area archeologica di Frascole e si raggiunge il centro di Dicomano dove si può visitare il Museo Etrusco con la sua cospicua raccolta di reperti. La via principale del borgo è costellata da alcuni loggiati comunicanti costituiti da archi retti da colonne a sezione quadrangolare risalenti al XVII secolo. Ed è proprio dal centro storico di Dicomano che parte la strada verso la Romagna utilizzata da Dante durante la sua fuga.

 9 – Dicomano – Pontassieve  (23,5 km)

Le colline di Pontassieve, nei dintorni di Firenze, furono uno dei posti particolarmente amati da Dante Alighieri. Qui in località Pagnolle si trovava la tenuta di famiglia e, poco distante, c’era invece quella di Beatrice Portinari. Secondo alcuni l’incontro tra i due potrebbe essersi verificato  nella vicina chiesetta di San Miniato, magari all’uscita della messa domenicale. L’origine del nome di Pontassieve deriva dal ponte sul fiume Sieve, costruito nella metà del ’500 da Cosimo I de’ Medici, che, ancora oggi, con le sue arcate di mattoni rossi e lo stemma della famiglia fiorentina, è il simbolo della cittadina.

10 – Pontassieve – Rosano -Firenze (11 km)

Lasciata Pontassieve e proseguendo lungo il fiume Pieve che affluisce nell’Arno, si arriva all’Abbazia di Rosano fondata nel 780. Da qui il sentiero prosegue lungo i filari di ulivi fino a San Prugnano, da cui si gode una meravigliosa vista sulla vallata di Firenze. Proseguiamo fino a raggiungere il Lungarno dove, in via Santa Margherita, ci aspetta la visita alla Casa Museo di Dante e dove termina il nostro itinerario d’andata e ha inizio il rientro a Ravenna attraverso una via differente.

1.15 Eremo di GamognaCammino di Dante, le tappe del ritorno: da Firenze a Ravenna

11 – Firenze – Pieve Pitiana  (25,6 km)

Ripartendo da Firenze, il cammino sale sulle colline, lungo un selciato romanico fino a Montecucco, per poi ridiscendere nel Valdarno, a Rignano, e da qui a Pieve Pitiana. La Pieve, sita nel comune di Reggello, è originaria dell’anno 1000 ed ha subito vari rimaneggiamenti, ma restano ancora da ammirare il bel campanile ed il panorama che dal sagrato si estende a perdita d’occhio sulla valle. All’interno sono conservate pale di Ridolfo del Ghirlandaio.

12 –  Pieve Pitiana – Vallombrosa -Prato di Strada (22,6 km)

Dalla Pieve, attraverso i campi di ulivo, si giunge all’arboreto di Vallombrosa e da qui a Montemignaio e Forcanasso. Oltrepassato un piccolo ponte medievale, si continua in discesa nel bosco fino ad arrivare al piccolo borgo di Prato di Strada. Molto bella la Chiesa di San Giovanni Battista del XV secolo che si trova nel centro del paese e al cui interno è possibile ammirare un affresco del 1500 della Madonna della Consolazione.

13 – Prato di Strada –  Casalino  (17 km)

Il Casentino, una delle 4 vallate principali della provincia di Arezzo, è ricco di castelli, torri, fortificazioni e borghi e il Cammino di Dante può prendere diverse direzioni a seconda di cosa vedere. Possiamo, per esempio, arrivare al Castello dei Conti Guidi con l’annessa cappella affrescata, oppure scegliere di visitare il Castello di Romena dove Dante Alighieri visse per un po’ al tempo del suo esilio o, ancora, dirigerci verso il Castello di Porciano e giungere infine nel caratteristico  paesino di Casalino.

14 – Casalino – Rifugio La Burraia   (17,8 km)

Tra abetaie e faggeti proseguiamo per l’Eremo di Camaldoli, fondato da San Romualdo nel 1012. Dopo la visita al complesso camaldolese, arriviamo comodamente al Passo della Calla, godendo di uno splendido panorama che spazia sino al mare e ci dirigiamo al Rifugio La Burraia per trascorrervi la notte e ritemprare corpo e mente in vista di un nuova avventura.

 15 – Rifugio La Burraia – Premilcuore  (20,2 km)

Dopo un strada di valle poco trafficata, ci si immette sul sentiero che conduce al ponte sul fiume Rabbi, e poi a quello romano della Giumella. Continuando ancora si arriva a Premilcuore, sulle pendici del Monte Arsiccio dove, nel piccolo centro storico, è possibile ammirare la Torre dell’orologio, il prestigioso Palazzo Briccolani  e l’elegante Palazzo Giannelli. Da visitare anche il Museo della Fauna del Crinale Romagnolo.

 16 – Premilcuore – Portico di Romagna (9,1 km)

Lasciato il centro di Premilcuore, si prosegue nel bosco e, lungo la strada, incontriamo prima un mulino e poi il Ponte della Maestà. Un ponte medievale in pietra ad arcata unica che conserva ancora la pavimentazione originale e da cui si gode una spettacolare veduta di Portico di Romagna. Nel centro di Portico c’è Palazzo Portinari, costruito nel XIV secolo, che, secondo la tradizione sarebbe appartenuto a Folco Portinari, padre di Beatrice, l’amata di  Dante.

 17 –  Portico di Romagna – Dovadola  (26,2 km)

Da Portico si riprende il cammino alla volta di Dovadola, cittadina dell’entroterra forlivese che presenta ancora il vecchio borgo fiorentino a topografia ortogonale. Delle 11 fortificazioni originarie, solo 3 restano in un buono stato di conservazione e, tra queste, la Rocca dei Conti Guidi, risalente al XII secolo e probabilmente costruita sugli avamposti longobardi. Merita una visita anche l’Eremo di Montepaolo che, tra il 1221 e il 1222, ospitò Sant’Antonio da Padova, il cui culto è tutt’oggi molto presente.

 18 –  Dovadola – Castrocaro – Forlì  (23 km)

Da Dovadola si parte alla volta di Forlì, passando per Castrocaro, rinomato centro termale e per la cittadella medicea di Terra del Sole, un vero gioiello architettonico costruito secondo i canoni rinascimentali. A Forlì sono tanti i luoghi che meriterebbero una visita, come il settecentesco Palazzo nobiliare  Paolucci de Calboli che sorge non lontano dall’Abbazia di San Mercuriale, considerata il simbolo della città. Di rilevanza anche la Pinacoteca ed i Musei Civici che si trovano nel Palazzo di San Domenico.

19 – Forlì – Pontevico (15,3 km)

Terminata la visita di Forlì, siamo ormai giunti in dirittura d’arrivo e, risalendo l’argine del fiume Montone verso Ravenna, ritorniamo a Pontevico per pernottare e prepararci così ad affrontare l’ultimo tratto del Cammino di Dante, che ci riporterà lì dove tutto è iniziato.

20 – Pontevico-Ravenna (18,9 km)

Da Pontevico, passando da Chiesuola, San Pancrazio e San Marco, attraversiamo l’argine verso il lato sinistro del Montone fino a Ravenna dove, davanti alla tomba del Sommo Poeta, l’esperienza del Cammino di Dante si conclude.

21 – Pineta di Classe – Lido di Dante – Ravenna

Una tappa aggiuntiva, inaugurata lo scorso settembre: è un percorso ad anello che parte da Ponte Nuovo (a Ravenna) e permette di ammirare uno dei monumenti più famosi d’Italia: passando per Classe, è sosta obbligata la visita alla chiesa di S. Apollinare in Classe. Si prosegue poi nella pineta su un percorso che porterà fino al mare. Si costeggerà la spiaggia per arrivare a Lido di Dante, per poi tornare indietro al punto di partenza, a Ravenna, lungo l’argine dei Fiumi Uniti.

Per info e iscrizioni: camminodante.com

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Portogallo on the road: il Cammino della costa, lungo l’Oceano Atlantico

Difficile dire se sia una banale suggestione da saudade lusitana, nostalgia dei tempi andati, o se c’entri quella sorta di sottile smarrimento che coglie il viandante ogni volta che si accinge a un nuovo cammino. Ma non c’è dubbio che l’idea di affrontare la via per Santiago di Compostela seguendo, in Portogallo, il Cammino della costa (Caminho da Costa), una strada diversa, periferica, da sud verso nord, ritagliata sulla costa dell’Oceano Atlantico e spesso direttamente sulla spiaggia, da Porto fino alla foce del Minho, qualche senso di euforica inquietudine lo infonde.

Il Cammino della costa in Portogallo: che cos’è, tutte le informazioni utili

Il Cammino della costa (Caminho da Costa, in portoghese), che in 150 chilometri da Porto arriva a Valenca e al confine spagnolo seguendo l’oceano e le sponde del fiume Minho, è un itinerario concepito ex novo per far convivere il pellegrinaggio della fede e il turismo. Nato da un finanziamento europeo che coinvolge dieci municipalità contigue, il cammino costiero portoghese ha unificato, razionalizzandoli, i tratti che per secoli hanno marcato la medesima direttrice senza mai consolidarsi in una via. Il risultato è al tempo stesso un esperimento di pianificazione territoriale, di promozione turistica e di sviluppo sociale che mira anche alla riconversione economica delle fasce costiere, dedite finora alla pesca, all’agricoltura e all’industria conserviera. Oggi il cammino è sia un’opportunità di viaggio a piedi, sia una chiave di lettura del Portogallo che cambia. Il tragitto può essere percorso anche in auto, in moto e in parte in treno, scegliendo di volta in volta il mezzo con il quale affrontarlo. Sito internet, mappe, guide, segnaletica e una vasta rete di accoglienza rendono il percorso facile per tutti. Tutte le informazioni utili su caminhoportuguesdacosta.com

Cammino della costa: le tappe

L’itinerario del Cammino della Costa in Portogallo è diviso in sei tappe, frazionabili: Porto-Vila do Conde (16,5 km), Vila do Conde-Esposende (27,9 km), Esposende-Viana do Castelo (21,4 km), Viana do Castelo-Caminha (30,5 km), Caminha-Vila Nova de Cerveira (17,4 km), Vila Nova de Cerveira-Valença (21,9), per un totale di 136,6 chilometri.

Il póveiro: i segni lungo il Cammino

Il paesaggio influisce sullo stato d’animo, sul modo di guardare le cose, e lo cambia. Nel caso del caminho costiero portoghese il mutamento si manifesta all’improvviso, nel momento in cui si approda nel villaggio di Póvoa de Varzim. Qui, all’inizio, si notano solo strani contrassegni affiorare dalle prore delle barche e dagli stipiti delle case, dagli architravi dei portoni e dai ricami sugli strofinacci appesi a asciugare. Alla fine, con meraviglia, si apprende che sul protoalfabeto della comunità dei pescatori, o póveiro, esistono studi, libri e addirittura una sezione dedicata del museo storico ed etnografico di Póvoa de Varzim (info: cm-pvarzim.pt). Nato forse da rune (simboli) vichinghe, evolutesi come un insieme di simboli con i quali ogni famiglia poteva contrassegnare gli oggetti di sua proprietà, come in una sorta di araldica povera, o póveiro (che non si esprime per suoni, né per ideogrammi) si è pian piano arricchito di significati, inclusa la descrizione delle relazioni parentali e delle regole patrimoniali alla base di una società chiusa, antica e fiera. Un mondo che non ti aspetti in un contesto che non ti aspetti. È come l’inizio di un nuovo caminho. Quando, a Porto, l’avventura ha inizio, nulla farebbe immaginare tutto questo.

Porto, l’inizio del Cammino della costa

Si parte da praça (piazza) da Ribeira, proprio sulle sponde del Douro, dove un tempo attraccavano i barconi con il loro carico di pellegrini. Nonostante una grande stella, immutabile simbolo del cammino, campeggi sulla facciata del palazzo che sovrasta lo slargo, nulla ha la solennità che ci si attenderebbe, offuscata dal viavai dei turisti, dei traghetti e delle bancarelle. È la Porto pulsante e vivace di oggi. Una città magnifica, ma assai poco slow. Ci vuole dunque qualche attimo per cogliere la sequenza delle stelle dipinte di giallo sul selciato o agli angoli delle strade e imparare a seguirle. Poi, quasi immediatamente, il cammino comincia a salire, i vicoli si intersecano con le arterie dello shopping. Il fiato si accorcia, mentre aumenta la pendenza della strada verso la maestosa cattedrale cittadina. Ma anche qui, salvo trattenersi per la notte, c’è appena qualche minuto per godersi l’impressionante veduta: il pellegrinaggio deve cominciare e per almeno un paio di giorni l’incedere del viandante sarà costretto a confrontarsi soltanto con la velocità del mondo e il suo espandersi metropolitano.

Veduta di Porto

Matosinhos, per esempio, la prima delle municipalità che si incontrano uscendo da Porto, è saldata al capoluogo tanto da sembrarne un distretto. Il mercato ittico, con le bancarelle del pescato cotto al momento per i pellegrini e non solo, non è più all’aperto: è protetto da una grande struttura moderna. Che offre sì ristoro e un confortevole riparo, ma l’atmosfera popolare si è perduta. Allo stesso modo la chiesa del Buon Gesù, con l’immenso sagrato e la maestosa facciata barocca, pare spuntare quasi a sorpresa da una grande rotatoria invasa di auto. Il porto e l’oceano sono già a un passo, ma se ne intuiscono appena i sentori.

Si arriva così, per vie d’asfalto, a Maia, ultima cittadina del distretto di Porto. Qui, per raccapezzarsi, invece di camminare è addirittura necessario salire, in ascensore, fino all’ultimo piano della torre municipale di vetro e cemento, a contemplare dalla terrazza panoramica non solo lo snodarsi dei molti passi da affrontare, ma un prospetto che, a pensarci bene, è l’opposto di quanto ci si aspetta: gli orti immaginati sono diventati parchi pubblici e impianti sportivi, i latifondi una grande distesa aeroportuale, le antiche torri di guardia lontani grattacieli.

Chi ha tempo e gambe non dovrebbe però perdersi l’escursione di un paio di chilometri fino alla Quinta dos Cónegos, villa-scrigno progettata nel ‘600 dall’italiano Niccolò Nasoni e oggi di proprietà comunale (il giardino è sempre aperto, le sale si visitano solamente il sabato): è immersa in un ecoparco della periferia urbana dove le strade ferrate dismesse sono diventate piste da passeggio, luogo in cui si scambiano saluti con i pensionati intenti a curare gli alberi da frutta. Piccole incrostazioni rurali salde come licheni ai margini di una società in rapido mutamento.

Lungo il Cammino della costa, del resto, le strade ferrate possono essere il miglior alleato del turista pellegrino: la metropolitana di Porto transita dall’aeroporto (anche per prelevare i viandanti all’arrivo) e poi va su e giù più volte al giorno fino a Póvoa de Varzim, con fermate in tutti i punti-tappa, consentendo così un’infinità di varianti non solo a chi cammina, ma anche a chi avesse voglia di farsi tutto o parte del tragitto in auto.

Del resto, fino a San Pedro de Rates, tra Póvoa ed Esposende, per un certo tratto l’itinerario costiero e quello interno del cammino per Santiago corrono pressoché paralleli, offrendo a chi guida l’opportunità di spostarsi a piacere da un tracciato all’altro. Poi, come suggerisce la dettagliatissima cartellonistica che affianca ogni passo del percorso, occorre decidere se seguire la via dell’oceano o quella delle colline.

Da Vila do Conde a Esposende, tra barcaioli e pescatori

Per chi sceglie la prima opzione, lungo l’oceano, la tappa successiva conduce a Vila do Conde, città ora solare, ora dolente. Da un lato la mole del convento-prigione di Santa Clara (destinato a diventare un albergo di lusso), con le enormi finestre serrate da grandi sbarre sporgenti. Da un altro le architetture eclettiche dei santuari dei marinai, pieni di ex voto. Da un altro ancora, i vicoli colorati del centro storico e un museo del merletto in cui, dicono, si conserva l’esemplare più grande del mondo, frutto del lavoro corale di decine di tessitrici locali. Un’atmosfera in chiaroscuro colta alla perfezione da Ruy Belo, uno dei maggiori lirici esistenzialisti portoghesi: “Questa strada è allegra. Una strada anonima non è allegra, ma Rua de São Bento in Vila do Conde vista da me lo è, una mattina dopo la pioggia, con la nebbia che già si dirada verso Santa Clara”.


Impegno fisico a parte, del resto, il cammino costiero è più che altro un’avventura interiore, ma, in quanto organizzato e lineare, poco lascia al caso. Così è consigliabile ogni tanto uscire dal tracciato ufficiale per scoprire i luoghi degli antichi percorsi. Di queste possibili deviazioni, la tappa che da Vila do Conde conduce a Esposende comprende forse l’opportunità più affascinante. È l’escursione che, in pochi chilometri, porta a Barca do Lago, per secoli snodo fluviale primario non solo della direttrice per Santiago de Compostela, ma anche di ogni traffico tra Porto e la Galizia. Qui il fiume Cávado, con il pontile una volta brulicante di barche, scorre lento tra le facciate screpolate di quelli che furono locande, alberghi, opifici, magazzini per merci e ospizi per viandanti. Passarono da qui diretti a Santiago, si racconta, anche Cosimo III de’ Medici e Carlo Alberto di Savoia. L’ultimo barcaiolo, informa il solito pannello, ha appeso i remi al chiodo negli anni Sessanta. Ora rimane solo un contesto di verde e placida bellezza, ideale per una sosta all’aperto, un picnic o un pranzo da Senhora Peliteiro (info: srapeliteiro.com), ristorante gourmet proprio sulla riva del fiume.

Chi non ha appeso affatto i remi al chiodo sono invece i pescatori: proseguendo nel cammino sulla costa verso Santiago se ne incontrano a bizzeffe. Sulle spiagge di Esposende le vele hanno lasciato il posto ai fuoribordo e per trascinare le reti sulle rampe non si usano più i cavalli, ma i trattori. Le modeste casette rivierasche stanno progressivamente diventando b&b. Anche i grandi edifici ottocenteschi, che un tempo ospitavano le colonie per i bambini e ora languono vuoti e cadenti, paiono in attesa di un restauro imminente.

Da Esposende a Viana do Castelo: ville, fortezze e onde da surf

Fuori dai centri abitati si estendono infiniti tratti di spiaggia selvaggia battuta dalle onde e alte creste di dune spazzate dal vento oceanico. Qua e là, spezzoni di passerelle in legno costruite ex novo sulla sabbia per il transito dei pellegrini (davvero magnifici i sei chilometri ininterrotti di Averomar, poco a nord di Póvoa) aspettano di essere saldate in una lunga, interminabile passeggiata, facendo però già a pugni con radi campi da golf, sciagurati condomini e stabilimenti per nudisti. Ma di norma il pellegrino non si cura di loro, né guarda.


Qua e là, fronte mare, recinzioni serrate attestano che alcuni antichi mulini costieri si sono salvati diventando raffinate abitazioni per le vacanze. In uno, oggi più serrato e più munito di altri, abitò a lungo la scrittrice Luísa Dacosta (1927-2015). Ora non ci vive nessuno. Non lontano, minuscole al cospetto del grande arenile, donne anziane trascinano a spalla, come cent’anni fa, le cubatas, sacche piene di sargassi raccolti a riva che poi mettono a seccare al sole: diventeranno un ottimo fertilizzante per gli orti che i mariti coltivano nell’entroterra. Sono gli stessi uomini che sfidano la salsedine nei campos masseiras, le coltivazioni nascoste dietro le dune: grano e viti piantati in buche in cui la brezza atlantica non arriva e l’umidità del suolo, scavato a mano, aiuta le piante a crescere. Delle une e degli altri parlò quarant’anni fa, con cinica cupezza, José Saramago in un passo memorabile del suo Viaggio in Portogallo. Chissà se oggi riconoscerebbe questi luoghi e queste persone. E che direbbe dei tipi tutti uguali che camminano in fila indiana, con il cappellino in testa e lo zaino in spalla? E chissà anche se, al tramonto, nel suo girovagare, pure lui salì fino sulla cima della collina per godersi la spettacolare vista dell’oceano dal santuario di São Félix.

Tutte impressioni che tornano a sembrare lontane quando ci si riavvicina alla città percorrendo il bel ponte di ferro, progettato da Gustave Eiffel, e poi si passeggia sul lungomare e tra le viuzze del vivace centro storico di Viana do Castelo, pieno di movida, locande e pasticcerie. La più famosa è quella di Manuel Natário (info: pastelariaconfeitariamanuelnatario.pt), l’inventore delle bolas de berlim, la versione lusitana dei krapfen: sono sfornati, inderogabilmente, dalle 11 alle 16, e la gente viene apposta per comprarli. Difficile dar loro torto. In alternativa, oltre a concedersi una cena in uno dei ristoranti di pesce del porto, a Viana si può tentare la salita dei 650 scalini che portano al santuario panoramico di Santa Lucia. Oppure prendere la comoda cremagliera. In darsena, l’ultracentenaria ex nave-ospedale Gil Eannes (info: fundacaogileannes.pt) sta alla fonda come il secondo museo più visitato del Portogallo.

Grazie alla sua particolare esposizione, Viana do Castelo è anche considerata una delle patrie lusitane del surf e del kitesurf. Poco fuori città, in un grande parco affacciato direttamente su una magnifica spiaggia, il Feelviana Sport Hotel (info: feelviana.com) noleggia attrezzature per queste attività e organizza corsi, anche per chi non è ospite dell’albergo.


Da Viana do Castelo a Caminha, l’ultimo sguardo al mare

Quella che porta a Caminha è la quarta frazione del cammino e l’ultima sul mare: appena superata l’antica città di frontiera (bello il museo civico con la torre dell’orologio) il percorso vira infatti a occidente per risalire il corso del Minho. La Spagna è a vista, pochi minuti di auto o di barca, ma per il pellegrino la strada è ancora lunga.

Vale la pena di godersela visitando una per una le fortezze arrampicate sulle scogliere e camminando, zaino in spalla, sui lunghi tratti di sentiero ritagliati tra rocce, magari sbocconcellando il pão com chouriço, una sorta di pane cotto a legna lardellato di salume piccante o, tra gennaio e aprile, assaggiando il piatto cittadino, la lampreda al sugo. Chi ha tempo può anche farsi scarrozzare sulle alture boscose a bordo dei vecchi fuoristrada militari trasformati in automezzi per turisti fino al belvedere della cappella di Sant’Antonio, oppure visitare la grandiosa chiesa madre in stile gotico, con il lungo camminamento panoramico sul fiume.

Da Caminha-Vila Nova de Cerveira, locande e arte contemporanea

Il tragitto che copre la quinta tappa, alla volta di Vila Nova de Cerveira, si incunea nella grande valle che accoglie il corso del Minho. Poco sotto la città, l’isola della Boega per un breve tratto divide il fiume in due rami, facendolo somigliare da lontano a una sorta di estuario montano. Il paesaggio cambia bruscamente, i rilievi si fanno più ampi e aspri, l’economia costiera lascia il posto a quella rurale, con le antiche quintas, spesso trasformate in raffinate locande, a punteggiare qua e là un territorio che il secolare fronteggiamento spagnolo ha reso di una lusitanità verace, radicale, profonda.

Non a caso la città è cinta da complesse strutture difensive. Nel bel centro storico spicca la chiesa della Misericordia, che cela all’interno un dedalo di altari e di retroaltari simili alle quinte di un teatro. Vale la pena di insistere un po’ per farseli mostrare dal neghittoso custode. Bisogna scendere quasi in riva al Minho per visitare invece il Museo della Biennale (Fundação Bienal de Arte de Cerveira, info: bienaldecerveira.org), che ospita la collezione permanente e le mostre della locale biennale d’arte contemporanea, la massima rassegna portoghese nel suo genere e una delle più importanti d’Europa, nata nel 1978 su iniziativa dello scultore José Rodrigues.


Proprio Rodrigues, autore del grande cervo stilizzato che da una roccia domina la valle a simboleggiare il nome della città, in quegli anni acquistò il monastero trecentesco di San Payo, salvandolo dall’abbandono e facendone il suo studio e la sua residenza. Oggi il complesso ospita un delizioso albergo (info: conventosanpayo.com) e la collezione di oggetti di arte spirituale raccolti in tutto il mondo dallo stesso Rodrigues. Non sono pochi i pellegrini che si fanno a piedi gli otto chilometri che separano il monastero dalla città per ammirarne l‘architettura, i magnifici paesaggi e l’atmosfera eremitica.

Verso Valença e Santiago de Compostela

Il cammino volge al termine. Da Cerveira a Valença è un passo. Oltre, solo un vecchio ponte ferroviario con la passerella pedonale e, al di là, le dogane spagnole rese desuete dal trattato di Schengen. Lo sguardo scende in basso verso le acque verdi del Minho. A Santiago mancano 117 chilometri. Ci sono ancora tanti incontri da fare e tante emozioni da vivere.

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Harry Potter e il suo mondo: viaggio sulle orme del maghetto

Da quando Harry Potter è arrivato in libreria per la prima volta 20 anni fa, grandi e piccoli sono stati conquistati dal magico mondo della scrittrice scozzese J.K.Rowling. Non stupisce, quindi, che negli anni siano nati locali, bar, ristoranti, alberghi e parchi divertimento dedicati all’immaginario fantastico del maghetto con la cicatrice sulla fronte.

Dal parco divertimenti al Castello vero

Per i più piccoli tra gli amanti di Harry Potter il posto ideale è uno dei parchi a tema realizzati dagli Universal Studios. Finora ne sono stati aperti tre e in tutti è possibile camminare per le stradine di Hogsmeade, entrare nei negozietti di Diagon Alley, come la bottega di bacchette magiche di Olivander o il negozio di giochi e scherzi dei fratelli Weasley, gustarsi una burro birra al Leaky Cauldron o al Three Broomsticks. Due di questi parchi si trovano negli Stati Uniti, uno a Orlando, in Florida e l’altro a Hollywood. Il terzo, invece, è in Giappone, e più precisamente a Osaka. Due delle attrazioni principali sono la visita all’interno del Castello di Hogwarts, per entrare nell’ufficio di Silente o nella Sala Comune di Grifondoro, e il Forbidden Journey, cioè l’esperienza su un simulatore della macchina volante guidata da Ron e Harry.

A lezione di Erbologia

Per i più avventurosi, invece, in Polonia c’è un castello che è stato trasformato in una scuola di Magia e dove è possibile iscriversi per un’esperienza decisamente unica. Dedicata ai ragazzi e ai giovani adulti questa 3 giorni di full immersion si svolge nel castello di Czocha, che sorge nella parte sud occidentale della Polonia, vicino alla cittadina di Leśna (presso il confine con la Germania) e, sebbene non usi il nome Harry Potter (per via del copyright), l’ambientazione e l’idea è certamente ricalcata sul mondo del maghetto inglese e la sua Scuola di Magia di Hogwarts. Qui si possono trascorre alcuni giorni impersonando uno degli studenti o uno dei professori, frequentare lezioni di Erbologia e Rune magiche, di Alchimia e Teoria Magica.

Dove dormire e dove mangiare

I locali che si ispirano a Harry Potter sono sparsi un po’ ovunque. A Londra, per esempio, c’è un albergo, la  Georgian House, che ha riconvertito alcune della sue stanze ispirandosi negli arredi ai romanzi della Rowling. In un tripudio di pareti di pietra,  arazzi, calderoni e camini e per entrare in camera bisogna attraversare il passaggio segreto dietro la libreria. Per chi, invece, vuole fermarsi a bere un caffè o a mangiare qualcosa, appena fuori Las Vegas ha da poco aperto il Bad Owl Coffe, un bar che dal menù (imperdibile il Latte Burrobirra) all’arredamento (c’è l’angolo dedicato al Binario 9 e ¾) è un richiamo continuo al maghetto.

Il Ministero della Magia a Buenos Aires

Stessa cosa si può dire per il Nook Café di Quezon City, nelle Filippine, un caffè-libreria che ha ricostruito al suo interno alcuni luoghi descritti nella saga, come la camera sotto le scale nella quale dormiva Harry e dove oggi si può bere un caffè leggendo comodamente un libro. Ad Hanoi, in Vietnam, l’arredamento dell’Always Café è dedicato interamente a Harry Potter, con scope volanti appese al soffitto, richiami alle Case appesi alle pareti e il simbolo dei Done della Morte disegnato ovunque. Per andare in bagno al Felix Felicis & Co (è il nome vero della Pozione della Fortuna) di Buenos Aires, invece, è bene chiedere come raggiungere il Ministero della Magia. Per chi, infine, volesse mangiare sotto il Platano picchiatore, il posto giusto è il Pudding di Barcellona.

Sfoglia la gallery e scopri tutti i luoghi che si ispirano a Harry Potter nel mondo.

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