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In Australia per ricominciare, tra paradisi incontaminati, volontariato e vacanze-lavoro

Natura all’ennesima potenza. È il karma dell’Australia, l’unica isola-continente del nostro pianeta, beneficata come nessun altro territorio da una varietà straordinaria di paesaggi, una flora rigogliosa e una fauna ittica e terrestre che sono un inno alla biodiversità. Tra spiagge paradisiache, deserti rossi a perdita d’occhio e la più grande e spettacolare barriera corallina del globo terracqueo, in nessuna altra parte del mondo si possono incontrare canguri in libertà, koala appisolati sulle piante di eucalipto e cuccioli di vombato che vagano nella foresta, nello stesso territorio.

Questa grande ricchezza naturale, certificata da 20 siti naturali patrimonio mondiale Unesco, è un bene prezioso che va continuamente difeso e protetto dall’incuria dell’uomo e dai rischi ambientali, come gli incendi boschivi. Pericolosi e distruttivi quelli che all’inizio del 2020 hanno duramente colpito le colline a vigneti di Adelaide, la zona rurale di Gippsland, nello stato meridionale di Victoria, e alcune aree del Parco Nazionale delle Blue Mountains (New South Wales). Ma la natura e la coscienza ambientalista delle comunità locali stanno rapidamente sanando questa ferita.

Australia: una rinascita che passa anche dal turismo responsabile

Ambiziosi programmi di rigenerazione della flora e della fauna stanno restituendo a quest’angolo del Paese il suo aspetto originario: gli alberi hanno ripreso a germogliare e anche gli animali, curati a dovere, stanno riconquistando il proprio habitat e le fonti del proprio sostentamento. Gli Australiani, un popolo reso più coeso dalla mateship, il sentimento di comunità, sono in prima linea in questa difesa del loro (e nostro) patrimonio naturale e fanno spesso fronte comune con i visitatori stranieri più accorti, quelli che considerano il viaggio come uno strumento di conoscenza da vivere in un clima di rispetto e di solidarietà.

 

 

Molti i progetti misti già realizzati o in corso di realizzazione. Ne è un esempio l’exploit di Kangaroo Island, paradiso degli ecologisti brulicante di canguri e koala, wallabies e leoni marini, riaperto proprio grazie a un lungimirante programma di ripristino che ha permesso alla natura di tornare a fiorire. Per questo intelligente modello di condivisione, la magnifica terra Down Under, come i paesi anglosassoni chiamano ancora l’Australia, è stata premiata con il Lonely Planet Best in Travel Award 2021 nella categoria “community restoration”. Da qui il nascere di un’offerta turistica alternativa che coniuga spirito comunitario e impegno concreto verso la natura. I viaggiatori che vi aderiscono hanno l’occasione unica di sperimentare un rapporto più stretto con la gente del luogo e partecipare a progetti di rimboschimento o a vacanze-lavoro nelle stazioni di salvataggio delle specie animali a rischio.

All’insegna del turismo sostenibile e responsabile sono attive molteplici iniziative: a Kangaroo Island si può collaborare al ripopolamento dei dunnart, piccoli marsupiali in via di estinzione, e dei pappagalli cacauta testa marrone, imparando anche molte utili nozioni sulla prevenzione degli incendi (info: exceptionalkangarooisland.com). Nello stato di Victoria, i visitatori possono piantare in autonomia le piante di eucalipto, indispensabili all’ecosistema dei marsupiali, e durante l’“East Gippsland Wildlife Journey” partecipano alla raccolta in spiaggia delle vecchie reti da pesca abbandonate (info: echidnawalkabout.com.au). E nel sito Unesco Greater Blue Mountains, dove gli incendi dello scorso anno, purtroppo, hanno distrutto buona parte della riserva naturale del resort Emirates One & Only Wolgan Valley, gli ospiti supportano gli ambientalisti nell’opera di riforestazione e nella protezione dei vombati.

Info: Ispirazioni di viaggio in Australia – Tourism Australia

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Laghi, valli e monti: il paradiso delle vacanze all’aria aperta è tra il Lago Maggiore e le Alpi piemontesi

Magnifici panorami in cui immergersi camminando o pedalando. Sentieri e ferrate su cui inerpicarsi con scarponcini e bastoni. Acque cristalline in cui tuffarsi d’estate e candide piste innevate sulle quali lanciarsi in inverno. Non manca nulla in questo angolo di Piemonte, che confina con Svizzera e Lombardia: laghi, valli, montagne e parchi da scoprire in una vacanza all’aria aperta, magari invogliati dall’arrivo della primavera.

Facile da raggiungere da ogni parte d’Italia – a circa mezz’ora dall’aeroporto di Milano Malpensa – il Distretto Turistico dei Laghi Monti e Valli è un territorio affascinante, ricco di storia, natura e buona cucina. Si estende dal versante piemontese del Lago Maggiore fino alle Alpi Pennine, su cui svetta il Monte Rosa, e Lepontine. Percorrendolo, si incontrano gli specchi d’acqua del Lago d’Orta e del Lago di Mergozzo e si attraversano le sette valli del territorio dell’Ossola, disposte a foglia d’acero nella piana del fiume Toce, che, più su, con i suoi 143 metri di altezza è considerata uno dei più bei salti dell’arco alpino.

A piedi o in bici intorno al Lago Maggiore 

Il Colosso di Arona, dedicato a San Carlo Borromeo, è situato in una posizione panoramica unica che abbraccia tutto il versante meridionale del lago, fino alla sponda lombarda, dove si erge la medievale Rocca di Angera. Il monumento, alto 35,10 metri, è la seconda statua di rame più alta del mondo, dopo quella della Libertà a New York, che raffiguri un essere umano. Costruito in maniera tale da permettere ai visitatori di entrare (in tempi normali) per fermarsi sulla sua terrazza, o di salire fino alla testa per guardare fuori attraverso le fessure degli occhi del Santo, il “San Carlone”, come lo chiamano affettuosamente gli abitanti, è una tappa obbligata per scoprire, in un colpo d’occhio, le meraviglie del Lago Maggiore.

Tra le colline su due ruote

Poco più a sud, sempre ad Arona, si trova l’ingresso al Parco dei Lagoni di Mercurago, area naturale protetta e primo insediamento palafitticolo rinvenuto in Italia. Inserito dal 2011 nella lista dei Beni Patrimonio dell’umanità dell’Unesco, è uno dei luoghi da non perdere se si ama passeggiare immersi nel verde, osservando il volo degli uccelli migratori attratti dalla presenza delle zone umide, e i cavalli della razza Dormello Olgiata nei ranch della zona.

Se invece è la bicicletta il mezzo preferito, da Arona si può salire verso Stresa seguendo l’Anello Stresa-Arona, oppure si può scegliere il percorso – che è anche uno degli itinerari del Giro d’Italia – che attraversa le colline del Vergante, dove si coltivano i fiori tipici del Lago Maggiore (camelie, rododendri e azalee), e porta fin su in vetta al Mottarone (1492 metri), la montagna detta “dei due laghi” perché posta esattamente tra il Lago Maggiore e il Lago d’Orta. Qui, se d’inverno si scia, durante la bella stagione, oltre a godere di una splendida vista panoramica fino al Monte Rosa, si possono percorrere i sentieri di trekking alla portata di tutti, famiglie comprese, e gustare la Toma del Mottarone o altri prodotti tipici nei rifugi del posto, prima di tornare a Stresa (con la funivia, in auto o in bicicletta) o di deviare verso Baveno, da dove parte la via Ferrata dei Piccassas, così chiamata in ricordo dell’antico mestiere dello scalpellino.

I giardini del Lago Maggiore

Una volta arrivati a Stresa, impensabile non visitare le Isole Borromee: la barocca Isola Bella, con il suo palazzo e i magnifici giardini all’italiana, e la romantica Isola Madre, con il suo parco in stile inglese e la residenza cinquecentesca. Così come vale la pena di ritagliarsi una “pausa caffè con i pavoni” al Parco Pallavicino, villa ottocentesca di stile neoclassico, che ospita, nei 18 ettari del suo giardino, un vera e propria riserva faunistica: 50 specie tra mammiferi e volatili, tra cui anche alcuni esemplari selvatici salvati dalla guardia forestale, accuditi da un team di esperti veterinari.  

Lo stesso benvenuto al visitatore lo danno, più su, a Verbania, i Giardini Botanici di Villa Taranto, definiti “museo di rarità” per le oltre 3 mila piante che disegnano aiuole, prati e terrazze e circondano gli specchi d’acqua. Ci si arriva, via terra, attraversando a piedi o in bicicletta, la Riserva Naturale Speciale di Fondotoce, habitat perfetto, con i suoi canneti, per la nidificazione e lo svernamento di numerose specie di uccelli migratori. Da qui, parte anche la Ciclovia del Toce: un percorso adatto a tutta la famiglia che corre, tra boschi, borghi pittoreschi e prati, lungo l’intera piana fluviale, dal Lago Maggiore, attraverso l’Ossola inferiore e l’Ossola superiore fino a Domodossola.

Itinerari panoramici

Poco sopra Verbania, oltre a visitare il Sacro Monte della Trinità di Ghiffa, uno dei sacri monti alpini inseriti nel 2003 tra i Beni Unesco Patrimonio dell’umanità, dove regalarsi passeggiate vista lago su sentieri adatti ad adulti e bambini, si può intraprendere, in mountain bike l’itinerario Slow Panorama che segue la celebre Linea Cadorna (il sistema difensivo italiano della frontiera Nord, dal 1915) e che permette di ammirare dall’alto la vista a picco sul Lago Maggiore. Tra i tanti percorsi possibili, la cima di Morissolo è un vero e proprio balcone sul lago che si raggiunge tramite un sentiero lungo il quale si visitano le gallerie fortificate della storica Linea.

Da qui, si scende di nuovo verso il lago, diretti a Cannobio o Cannero Riviera, centri turistici ricchi di strutture ricettive attrezzate dove praticare vela, windsurf ma anche nordic walking, oppure ci si inoltra nella Valle Cannobina, ad ammirare lo spettacolo naturale degli orridi creati dalle acque del torrente Cannobino: uno su tutti l’Orrido di Sant’Anna così chiamato per il piccolo Oratorio del 1638 che lo domina. Nella valle si snodano anche sentieri escursionistici come la Strada Borromea, una mulattiera già percorsa da San Carlo Borromeo nel 1574 e oggi transitabile a piedi.

Tra valli e monti, nei parchi naturali

A piedi nella natura incontaminata

A piedi è il modo migliore per conoscere il vicino Parco Nazionale Val Grande, anche perché i 15 mila ettari di quest’area naturale unica in Europa sono accessibili solo durante la bella stagione, attraverso passi e sentieri percorribili con una guida esperta e abilitata. L’attraversamento del parco può durare anche più giorni, ma è possibile dormire in rifugi e bivacchi in mezzo alla natura incontaminata.

Anche nei vicini Parco Naturale dell’Alta Valle Antrona ricco di sorgenti e laghetti, e Parco Naturale Veglia Devero, chiamato anche “piccolo Canada” per la spettacolarità dei suoi paesaggi e dei colori, la presenza umana è modesta, tanto che durante le escursioni è perfino possibile avere un incontro ravvicinato con stambecchi e marmotte. 

Il “ritorno alla civiltà” dopo  questa immersione nella natura è sicuramente a Domodossola, capoluogo ossolano e “Borgo della Cultura”, dove passeggiare tra le testimonianze artistiche del passato rinascimentale e gustare le specialità enogastronomiche della zona (pane nero, la sua versione dolce Crescenzin, gnocchetti all’ossolana, Brisaula Val d’Ossola ma soprattutto il formaggio Bettelmat, da “innaffiare” con il rosso Valli Ossolane DOC) prima di riprendere il cammino verso il Sacro Monte di Domodossola, patrimonio Unesco, o anche sulla via dei Torchi e dei Mulini, itinerario escursionistico lungo antiche strade di pietra che conduce da Villadossola al Sacro Monte Calvario e prosegue – per i più esperti – fino a Bognanco. 

Sulle vette più alte

La Valle Vigezzo, invece, è perfetta per essere percorsa in bici da adulti e bambini, sul circuito cicloturistico Vigezzo in Bici che, da Druogno a Re, attraversa la cosiddetta “Valle dei pittori“, passando per il capoluogo Santa Maria Maggiore. Non mancano, naturalmente, percorsi più impegnativi per ciclisti esperti nelle vicine valli Antigorio-Formazza.

Ed è proprio in alta Valle Formazza che si ammira la maestosa Cascata del Toce. Ci si arriva con percorsi escursionistici o in mountain bike, ma si può godere dello spettacolo della sua massima portata solo per brevi periodi nel corso dell’anno, in quanto le acque del Toce vengono raccolte nel bacino di Morasco, a monte della Cascata.

I borghi della zona sono tutti caratterizzati dalla tipica architettura Walser, ma il più particolare è probabilmente Macugnaga, in Valle Anzasca, storica località turistica e stazione sciistica che è anche punto di partenza per le escursioni sul versante est del Monte Rosa (4.634 metri). Qui si estende l’Oasi Faunistica di Macugnaga, istituita nel 1969, che ha permesso la ripopolazione spontanea degli stambecchi, ma merita una visita anche la Miniera d’oro della Guia (ingresso solo su prenotazione): inattiva dal 1961, racconta, lungo un percorso di circa 1 km e mezzo, il lavoro nella miniera, nella quale è ancora possibile vedere autentici filoni di pirite aurifera.

Chiare, fresche e dolci acque 

Lago di Mergozzo, piccolo paradiso

Da felpa e scarponcini al costume da bagno basta poco, giusto il tempo di arrivare dal Monte Rosa al Lago di Mergozzo. Interdetto alla navigazione delle barche a motore, questo piccolo specchio d’acqua, lungo 2 km e mezzo e profondo al massimo 74 metri, è uno dei più limpidi e incontaminati di tutta Italia, ed è l’ideale non solo per chi ama gli sport acquatici ma anche per chi vuole semplicemente rilassarsi nuotando. Collegato al Lago Maggiore da un canale non navigabile e dalla striscia di terra su cui si estende la Riserva Speciale di Fondotoce, il territorio che circonda il lago può essere scoperto percorrendo le piste ciclabili e i tanti sentieri che si intrecciano nell’area. Come il Sentiero Azzurro, un percorso storico-ambientale che parte da Mergozzo e segue il perimetro del lago fino a risalire, attraverso una mulattiera, il versante orientale del Montorfano.

Lago d’Orta, romanticismo e mountain bike

Azzurro è anche il nome dell’Anello che circonda il Lago d’Orta: copre l’intero perimetro del bacino per ben 40 km ed  è percorribile sia a piedi, sia – per buona parte – in mountain bike. Ma tanti sono anche i sentieri e i percorsi che si snodano all’interno dei borghi e tra i boschi di castagni, fanno tappa ad antiche chiese e santuari e permettono di scoprire il meglio di entrambi i lati di questo lago. Come l’escursione al Santuario della Madonna del Sasso, che si può raggiungere in mountain bike o – se si è ben allenati – a piedi, oppure come la strada che attraversa la Valle Strona (anche questa riservata ai più esperti).

Cantato da Balzac e Montale, il romantico Lago d’Orta ha dato i natali anche a Gianni Rodari che, proprio su queste sponde, a Omegna, nacque un secolo fa. Omegna, che a partire dalla prima metà del Novecento fu importante polo industriale, è il capoluogo del lago e merita di essere visitata con un trekking urbano alla scoperta dei suoi luoghi simbolo, tra cui il Parco della Fantasia, dedicato a Rodari, e il Forum, ex fonderia, ora polo culturale. 

A passo lento va visitata anche Orta San Giulio, per godere dell’atmosfera d’altri tempi che si respira nel borgo, ammirando gli affreschi e il porticato del Palazzo della Comunità, l’elegante Piazza Motta, i palazzi signorili e la Salita della Motta che porta alla quattrocentesca Chiesa dell’Assunta. Basta una mezz’ora di salita, poi, per raggiungere a piedi, dal centro storico del borgo, il Sacro Monte di Orta, complesso monumentale cinquecentesco dedicato a San Francesco d’Assisi, inserito nella lista Unesco dei Beni Patrimonio dell’Umanità.

Prima di imbarcarsi su un battello o su un motoscafo per raggiungere l’incantevole Isola di San Giulio e percorrere in silenzio la Via della Preghiera e della Meditazione che si snoda ai piedi della Basilica di San Giulio e dell’Abbazia Benedettina Mater Ecclesiae, merita una visita anche Legro, frazione di Orta, detta “il paese dei muri dipinti”: qui artisti di tutto il mondo hanno decorato le mura delle abitazioni con scene di film girati sul lago e altri colorati affreschi. 

 

Tutti gli itinerari di trekking adatti a principianti ed esperti, adulti e bambini, si trovano nella guida Slow Trek distribuita presso gli uffici turistici del territorio o scaricabile in versione e-book sui siti distrettolaghi.it e lagomaggiorexperience.it

 

 

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Vacanze in camper: un viaggio in libertà

Non si potrà volare verso mete lontane quest’inverno, ma c’è tutta la Penisola da esplorare. Anche se cambiano regole e scenari, se le mappe di viaggio vengono ridisegnate, nulla ferma la voglia di svago. In un contesto come quello attuale, l’occasione di sperimentare un diverso modo di viaggiare, libero e sicuro, è a bordo di un camper.

Avventura e libertà sono da sempre i punti forti dei viaggi en plein air: libertà di creare una vacanza a misura delle proprie necessità, di muoversi dove e come si vuole, senza il bisogno di prenotazioni, vincoli di orario, di dress code. Quanto all’avventura, una notte in quota, una sosta con vista, un pranzo o cena su passi di montagna aggiungerà alla vacanza note inaspettate. C’è di più: la piccola casa in versione mobile è un luogo in cui potersi sentire al sicuro, mentre si viaggia. Anche il distanziamento e la sanificazione sono assicurati.

Considerando i nuovi modelli dotati di tutti i comfort, la comodità è garantita persino a chi è abituato ad alloggiare in hotel o in b&b. E poi l’emozione di una vacanza in camper è per tutti: single, coppie e famiglie. Parola del camperista-pioniere Arist Dethleffs, un fabbricante di racchette da neve e bastoncini da sci che, per riuscire a portare con sé la sua famiglia nei lunghi viaggi d’affari, costruì in prima persona la propria “auto abitabile”. Era il 1931 e quella fu la prima caravan costruita in Germania. Grazie alla sua invenzione, Dethleffs diede il via a una nuova era: nel 1934 cominciò a produrre caravan e più tardi autocaravan. Oggi il caravaning è sinonimo di viaggio, vacanza, tempo libero.

Dethleffs tiene vivo lo spirito del suo fondatore puntando su innovazione, sviluppo e, naturalmente, sul concetto di famiglia. Per le celebrazioni del novantesimo compleanno, nel 2021, Dethleffs vuole fare le cose in grande: gamme e modelli celebrativi, particolarmente ricchi e convenienti, per essere un vero amico di famiglia e garantire viaggi e vacanze sicure e ancora più confortevoli.

Per info: dethleffs.it

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Long weekend in Tirolo: dalla Zillertal a Seefeld, per un’estate senza fine in montagna

Lontano dalla folla, nella natura. L’aria pura. E poi l’incontro genuino con le tradizioni e i sapori di una terra accogliente. C’è più di un buon motivo per regalarsi una fuga di fine estate nel Tirolo austriaco. Piace ai grandi esperti della montagna, a chi si approccia per la prima volta alle cime e a chi cerca un avventura e adrenalina. Qui ci si perde in passeggiate nel bosco, escursioni a cavallo tra laghi e praterie alpine, pedalate – anche in sella a una bici elettrica – alla conquista delle Alpi. E poi ci sono le pareti per l’arrampicata, i sentieri per fare jogging e nordic walking. I lanci in parapendio, il rafting lungo i fiumi.

Ma il Tirolo è sulla mappa anche dei turisti che cercano una destinazione per staccare completamente la spina, per rilassarsi in un centro benessere di lusso, dedicarsi allo shopping o divertirsi al casinò.

E quest’anno, in questa strana estate che richiede flessibilità e attenzione in più, vuole essere una meta sicura, con regole definite per stare tutti più tranquilli, e con diversi hotel disponibili a cancellare le prenotazioni e rimborsare i pagamenti anticipati.

Il long weekend può iniziare da Mayrhofen, a sole due ore d’auto da Bolzano. È il centro principale della Zillertal, una delle maggiori valli tirolesi. Un’oasi verde circondata dalle montagne, che regala un ritorno alla natura, ai ritmi lenti.

Zillertal, dove si trova e cosa fare d’estate

La Zillertal, a soli 40 km da Innsbruck, è facilmente raggiungibile in treno fino Jenbach e poi – con andamento lento – fino a Mayrhofen, sul treno della Zillertalbahn.

Questa valle ampia è famosa per attirare sportivi, famiglie e chiunque ami la montagna più autentica. Numerosi escursionisti e ciclisti scelgono di salire sulle cime con gli impianti di risalita, per poi andare comodamente alla scoperta degli altipiani, delle malghe e dei ristori, sulle due ruote o a piedi. D’altronde, qui la rete di sentieri conta più di 1.750 chilometri. Si mettono invece gli sci ai piedi salendo al ghiacciaio dell’Hintertux (a 3.250 metri di quota)l’unica stazione sciistica in Tirolo a offrire anche d’estate la possibilità di sciare. 

La regione Zillertal, situata a circa 40 km ad est di Innsbruck, giunge da Strass im Zillertal fino a Mayrhofen. (ph: eb)

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Cosa fare a Mayrhofen in estate (e in autunno)

Mayrhofen è la località più grande e nota della valle. Il centro è curatissimo, a misura di turista. Ancora poco conosciuto dagli italiani, questo luogo in estate e in autunno è un rifugio perfetto per le famiglie con bambini, per le coppie in cerca di intimità o per chi preferisce una vacanza in solitaria.

In inverno, ovviamente, lo scenario cambia completamente: Mayrhofen è infatti la seconda destinazione turistica del Tirolo con circa 1,3 milioni di pernottamenti. Tuttavia, dopo l’emergenza da Covid-19, gli operatori turistici spiegano di voler cambiare e ridefinire il concetto di ospitalità. Insomma, impegnarsi ad offrire un approccio più “soft”, all’insegna della sostenibilità, della pace e della tranquillità. Alcune proposte dell’Ente del Turismo, infatti, sono già sul tavolo e prevedono, tra l’altro, il divieto di consumare alcolici nei luoghi pubblici all’aperto.

Il paese di Mayrhofen, a 633 metri di quota, con i versanti del Penken e dell’Ahorn. (ph: iStock)

Le montagne intorno a Mayrhofen sono un invito a passare le giornate all’aria aperta. E con la Zillertal Aktivcard, una comoda tessera valida fino al 4 ottobre 2020, è possibile utilizzare ogni giorno uno dei 10 impianti di risalita estivi dell’area, oltre agli autobus e i treni. Con la card si entra anche gratis in una delle 6 piscine all’aperto.

Consigliata l’escursione – in bici o a piedi – ai 1.800 metri del monte Penken con la cabinovia Penkenbahn. Oppure, è emozionante la salita sull’Ahorn, sempre da Mayrhofen, con la funivia: il panorama da qui è magnifico.

Per un po’ di jogging di primo mattino, dal centro del paese si seguono invece i sentieri che affiancano il fiume Ziller.

Sull’Ahorn ci si arriva con la funivia da Mayrhofen. Da qui si può partire per numerose escursioni. (ph: eb) 

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Dove dormire nella Zillertal

Gli hotel nella Zillertal sono quasi tutti quattro o cinque stelle. Nel centro di Mayrhofen, si trova lo Zillertalerhof. Perfetto per un weekend di relax, il 4 stelle S è stato recentemente ristrutturato e trasformato da classico albergo per le vacanze in disinvolto “Alpine Hideaway”. Un hotel dallo stile giovane, autentico e  volentieri “un po’ diverso dagli altri” – come i due giovani padroni di casa Franz-Josef e Katharina Perauer tengono a sottolineare. Ha portato una ventata d’aria fresca (e quasi un po’ atmosfera newyorkese) nel mondo alberghiero tirolese combinando sapientemente innovazione e tradizione.

“Abbiamo tratto ispirazione dai nostri soggiorni all’estero, osando un po’” racconta Franz-Josef, il titolare. Non a caso, il motto dell’hotel è: Tradition.Reloaded!.

Ovunque alle pareti sono disposte opere di artisti tirolesi (all’ingresso si viene accolti da uno spiritoso “Hello gorgeous!“), mentre la Spa ospita una piscina interna, esterna, bagno turco, tre saune. La capocuoco Silvia Wohlfahrt seduce gli ospiti del boutique hotel con un “giro del mondo in sei atti” (da provare le zuppe e la selvaggina, deliziosi), mentre il piccolo Hof Bar Wine & Cocktail Bar promette persino un pizzico di rock’n’roll.

L’hotel garantisce inoltre che tutte le prenotazioni fino a fine novembre 2020 si possono cancellare senza costi fino a 48 ore prima del viaggio. Per garantire la sicurezza, tutti i dipendenti vengono sottoposti regolarmente al test per il Coronavirus.

Il Zillertalerhof di Mayrhofen. In questo hotel 4 stelle Superior, ai dettagli ci tengono molto. (ph: Zillertalerhof)

Ci spostiamo al Mari Pop Hotel, nel tranquillo paese di Ried, sempre nella Zillertal. Sicuramente è il più particolare. Qui si entra da sconosciuti, si viene accolti come farebbe un impeccabile padrone di casa e si va via da amici. Per salutarsi basta un “Servus“.

Markus Rist, 43 anni, che gestisce l’hotel insieme alla sua compagna Silvia Gschösser, 32 anni, ha voluto ridefinire il concetto di ospitalità. “I nostri ospiti cercano un’autentica esperienza di viaggio, vogliono conoscere la Zillertal e la sua gente, la nostra cultura, le tradizioni e l’identità” racconta Silvia.

 Da “stay a while” il claim dell’albergo è diventato “stay forever”. (ph: Mari Pop Hotel)

Dopo un anno e mezzo come pop-up hotel (il primo delle Alpi) e otto mesi di ristrutturazione, la struttura è infatti stata riaperta a fine luglio. E da stay a while il claim è diventato stay forever.

Gli ospiti trovano un totale di 45 camere, distribuite nell’edificio principale e nella guest house. Hanno uno stile minimal ma molto cosy, accogliente. La simbiosi tra arte e natura ed eventi speciali di musica e di letteratura rendono questo rifugio davvero unico. Su tre piani, la giovane coppia ha infatti voluto ricreare un “viaggio dalla città alla valle, dalle montagne alla vetta”. Come? Il piano terra (che comprende un ristorante con un lungo tavolo per socializzare, salottino e cucina a vista, spazi per il coworking e sale conferenze) vuole ricordare la Zillertal, mentre il piano interrato (con spazio per eventi, caffè, Spa per famiglie e piscina coperta) ricrea un’atmosfera urbana e di design. Al primo e al terzo piano ci sono camere doppie, familiari e le suite.

E sul tetto c’è una piccola Spa con sauna panoramica e zona relax per adulti. Da qui, la vista sulle montagne circostanti e sul centro storico infonde un senso di pace e serenità.

Un altro indirizzo consigliato per dormire nella Zillertal è un hotel che non a caso viene scelto soprattutto dalle coppie. Si tratta del Wöscherhof di Uderns, tra Fügen e Ried. Con un’area wellness incredibile, recentemente ristrutturata e ampliata, e 20 nuove suite dotate di molo privato per l’accesso a un laghetto naturale.

Nell’area benessere di 2000 metri quadri si trovano saune, sale relax, area massaggi, spazio energetico separato per lo yoga, reparto beauty, sala fitness. E, per gli amanti del golf, a pochi passi sorge un campo da 18 buche. 

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Tappa a Seefeld, da riscoprire in estate

Infine, ecco Seefeld. Località chic e raffinata, tutta racchiusa intorno a un’unica piazza su cui si staglia la bella chiesa di St. Oswald. Certo, i più assoceranno il suo nome al mondo dello sci: qui si sono infatti disputate le Olimpiadi invernali nel 1964 e 1976 e le piste innevate divertono ogni anno i più sportivi. Ma la cittadina di tremila abitanti attira però tantissimi viaggiatori anche in estate.

Si trova a 20 km da Innsbruck (un’ora e mezza di auto da Bolzano, 40 minuti di treno da Innsbruck) su uno degli altopiani più soleggiati dell’Austria, a 1.200 metri. Tutto attorno dominano i sentieri per bike e mountain bike. Un numero? Nell’Olympiaregion Seefeld ce ne sono ben 570 chilometri. Gli sport all’aperto, per farla breve, qui sono un must in ogni stagione dell’anno. Da Seefeld si può partire anche per lunghi tour alpini (in bici o a piedi) all’interno del Karwendel, la più grande area protetta dell’Austria. Su una superficie di 727 chilometri quadrati, comprende quasi tutto il massiccio del Karwendel. 

La iconica chiesa barocca Seekirchl, emblema di Seefeld. (ph: iStock)

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Cosa fare a Seefeld in estate: trekking, tuffi nei laghi, giri in bici

L’area pedonale di Seefeld è ideale per bere un aperitivo o fare un po’ di shopping: vetrine di lusso e negozi – anche quelli di ghiottonerie locali – si alternano a hotel 5 stelle e case con le facciate affrescate e i balconi pieni di fiori. C’è anche il casinò, uno dei più belli del gruppo Casinos Austria.

Appena fuori dal centro, ai piedi della collinetta su cui si erge la chiesa barocca Seekirchl, emblema della città, c’è un percorso che si estende per 142 chilometri lungo il torrente, ideale per passeggiate tranquille e trail. Il consiglio: noleggiate una bici elettrica e partite per un tour intorno al Brunschkopf, tra boschi, laghi e malghe. E poi, pranzate nell’incantevole rifugio Wildmoosalm. Oppure, prendete la funicolare fino alla Rosshütte e continuate verso la cima Seefelder Joch con la funivia, a piedi o sulle due ruote; da soli o con i bimbi al seguito.

Il lago Möserer See, che raggiunge una profondità massima di 11 metri ed è uno dei laghi più caldi del Tirolo. (ph: Tirol Werbung)

I più esperti possono continuare fino alla Seefelder Spitze (2.200 metri) e poi fino alla Reither Spitze (2.373 metri): da qui il panorama su Seefeld e le cime delle Alpi austriache non ha prezzo. L’alternativa è un tuffo (anche in autunno) nel Wildsee, a cui Seefeld deve il proprio nome, alle porte del paese. Da non perdere anche il suggestivo lago Möserer – un’oasi di pace. Se tuttavia queste acque vi sembrano troppo fredde, potete immergervi nella piscina riscaldata all’aperto dello stabilimento balneare “Strandperle”.

L’escursione dal Seefelder Hoch alla Seefelder Spitze dura circa 40 minuti ed è adatta anche ai meno esperti. (ph: eb)

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Dove dormire a Seefeld

Anche a Seefeld gli hotel sono quasi tutti quattro o cinque stelle. Da agosto c’è però un nuovo complesso di chalet con appartamenti. Per chi cerca il romanticismo e, perché no, il distanziamento. Si chiama AlpenParks Chalet & Apartment Alpina Seefeld ed è stato aperto dopo due anni di lavori. Ospita un totale di 43 nuovi appartamenti con giardino e balcone, per un massimo di otto persone (in alcuni c’è persino la sauna privata).

Il resort dispone inoltre di un proprio bistrot, di una lounge, di un’area benessere con sauna finlandese, bagno turco, biosauna. Tutto è curato nei minimi dettagli e l’hotel è perfetto per un soggiorno in coppia, con la famiglia o con gli amici.

Il progetto (da 22 milioni di euro) è di Marcati Hotels & more della famiglia Marcati di Seefeld, nome importante di albergatori e imprenditori della zona. Le origini sono italiane, di Brunico per la precisione. “Il nostro concetto riflette il desiderio di spazio e libertà combinato con il lusso dei servizi di un hotel” dice Mario Marcati. Che aggiunge: “Anche qui tutti i nostri collaboratori sono sottoposti regolarmente al test del Coronavirus”.

In qualità di consigliere comunale e membro del direttivo dell’Ente turistico locale, il trentottenne sintetizza in poche parole i progetti futuri di Seefeld: “Distinguersi dalle grandi stazioni sciistiche, uscire dalla massa e puntare sulla vacanza esclusiva, all’insegna anche del buon cibo”. 

E per cena, ci si può fermare alla Seefelder Stube, sempre del gruppo Marcati, per un Wilderer Pfandl: gulasch di cervo e camoscio della zona di caccia della famiglia servito con salsa ai funghi, Spätzle fatti in casa e mirtilli rossi.

L’AlpenParks Chalet & Apartment Alpina Seefeld, appena fuori dal paese, inaugurato a fine luglio 2020. (ph: Marcati Hotels)

Informazioni utili su Zillertal e Seefeld

Per organizzare le vacanze nella Zillertal e a Seefeld, tutte le informazioni utili, gli aggiornamenti sugli eventi, gli itinerari e le attrazioni da scoprire sono disponibili sul sito ufficiale del turismo Tirolo, tirolo.com

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Dormire in una tenda a forma di goccia: il curioso campeggio in Belgio

Un po’ canadesi rivisitate, un po’ casette sull’albero: queste tende a forma di goccia che penzolano dagli alberi di un campeggio in una foresta vicino a Bruxelles sono senza dubbio affascinanti. In tempi di distanziamento sociale, poi, sono il posto ideale per una fuga nella natura, lontano da tutti.

Originariamente costruite come installazione artistica dall’olandese Dré Wapenaar, facevano parte del festival “Pit Landscape”, che  porta le opere d’arte negli spazi naturali. Ora, tuttavia, possono essere prenotate (da aprile a fine settembre) per un soggiorno decisamente originale.

Nella foresta a Borgloon ci sono delle tende a forma di goccia che penzolano dagli alberi - per offrire soggiorni unici sospesi nella natura. (ph: borgloon.be)
Le tende a forma di goccia nella foresta di Borgloon (ph: borgloon.be)

Le tende a Borgloon sono raggiungibili tramite una scala e sono dotate di finestre, un materasso, una panca e dei ripiani per metterci le cose. Inoltre, agli ospiti (su richiesta) viene anche servita la colazione ogni mattina. Una notte in una di queste tende costa circa 70 euro e nel prezzo è compreso l’uso di aree comuni, bagni e barbecue. Ognuna di queste capsule può ospitare fino a due adulti e due bambini sotto i 12 anni.

Il giro in bici sull’acqua

La pista ciclabile sull’acqua è una delle attrazioni delle Fiandre, nel cuore della riserva naturale De Wijers (ph: visitlimburg)

Nella riserva naturale De Wijers, sempre nel Limburgo, esiste una pista ciclabile davvero spettacolare (QUI IL VIDEO). Il percorso è lungo circa 212 metri per tre di larghezza e regala l’impressione di “pedalare sulle acque”. La “Fietsen door het Water” è stata costruita appena sotto il livello del bacino lacustre e permette di mostrare ai ciclisti uno spettacolo ad altezza occhi davvero suggestivo. Gli argini sono alti un metro e mezzo, così da garantire una sicurezza assoluta.

L’estate dei campeggi

Per l’estate 2020 il campeggio sembra destinato ad attrarre nuovi clienti (ph: iStock)

Secondo le prime tendenze di quest’estate particolare, pare che il glamping e il campeggio siano tra le vacanze più gettonate. Che si tratti di camper, roulotte, bungalow o tenda, permettono infatti di vivere all’aperto, in mezzo alla natura, mantenendo la distanza di sicurezza e con tutti i comfort – anche restando nella propria regione. Le imprese in questo campo in Italia sono quasi 2700 e lo scorso anno si sono sfiorati 70 milioni di presenze per 10 milioni di arrivi. 

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IT.A.CÀ: si apre l’ultima settimana del festival del viaggio responsabile

Passeggiate virtuali. Video esplorazioni. Progetti di turismo inclusivo e biodiversità a portata di mano. C’è tutto questo nel programma (virtuale) dell’ultima settimana di IT.A.CÀ Migranti e viaggiatori, il primo e unico Festival del Turismo Responsabile in Italia, che prosegue dal 23 al 28 giugno.

La dodicesima edizione del festival nato a Bologna nel 2009, di cui DOVE è media partner, quest’anno si è svolto interamente on line. L’emergenza Covid non ha fermato la kermesse dedicata al turismo sostenibile, ma si è trasferita sul web con appuntamenti in diretta dai canali Facebook  (anche sottotitolato per persone nn udenti) e Youtube  di IT.A.CÀ.

IT.A.CÀ 2020: il programma e i protagonisti del Festival

Mercoledì 24 giugno alle 17 si parla di donne e migrazioni in Libano, con la presentazione di Specchi Scomodi – etnografia delle migrazioni forzate nel Libano contemporaneo, libro dell’antropologa sociale Estella Carpi. Altro libro, altro viaggio, il 25 giugno con A Capo Nord bisogna andare due volte. Storia di un viaggio accessibile tra limiti e risorse sarà la volta della giornalista Valeria Alpi, che racconterà la sua esperienza personale nelle terre del nord.

A proposito d’inclusione, venerdì 26 giugno, si potrà partecipare (bisogna iscriversi mediante il modulo on line) al convegno Diritto di viaggiare: riprogettare il turismo in chiave accessibile, fruibile anche ai non udenti grazie alla lingua dei segni.

In tema di viaggi virtuali il 25 giugno alle 17 si farà un tour immersivo delle Sette Chiese di Santo Stefano a Bologna, grazie all’associazione La Girobussola. Mentre domenica 28 giugno alle 17 si potrà assistere a un video racconto che condurrà nel Parco naturale regionale di Porto Selvaggio, in Salento, sulle orme di Renata Fonte, donna politica vittima di mafia a cui è dedicata una stele in questa area ricca di biodiversità.

E proprio alla biodiversità è dedicata la giornata formativa del 25 giugno, con la lezione sulla green economy e il racconto di realtà del territorio impegnate nell’innovazione sostenibile. Un argomento che approfondito fin da piccoli, proprio come propone il contest Il giardino di IT.A.CÀ: per partecipare, basta scaricare il Taccuino dell’Esploratore, osservare la biodiversità nella natura che ci circonda e inviare un disegno o una foto della pianta che si preferisce.

Info: IT.A.CÀ 

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Piscine spettacolari: questa è la più fotografata del mondo

Una piscina da sogno, spettacolare. Che presto tornerà ad accogliere i bagnanti. Siamo in Australia, più precisamente all’estremità meridionale di Bondi Beach, la spiaggia forse più famosa (e frequentata) del Paese, a circa 10 chilometri ad est dal centro di Sydney. In questa ampia distesa di sabbia, direttamente a sfioro con l’oceano, c’è Bondi Icebergs, inaugurata oltre 100 anni fa. La parola bondi nel linguaggio aborigeno significa “suono di onde che si infrangono”. Una descrizione perfetta, soprattutto quando il mare tutto intorno è agitato. Secondo Swim the World, Bondi Icebergs è la piscina più fotografata al mondo.

Piscine da sogno, in stile olimpionico

Questa piscina in stile olimpionico è squadrata, ha le corsie come una qualsiasi piscina d’allenamento. Tutti possono fare il bagno o una nuotata in sicurezza, senza temere l’arrivo di uno squalo. Al momento è ancora chiusa ma, Coronavirus permettendo, Bondi Icebergs tornerà presto ad accogliere i visitatori. La struttura è aperta al pubblico tutto l’anno. Il prezzo del biglietto (per gli adulti) è di 9 dollari; per i bambini con meno di 12 anni e per i senior l’entrata costa 6 dollari.

Tutti possono fare il bagno o una nuotata in sicurezza. (ph: iStock)

Durante la visita, gli ospiti possono anche intravedere i membri del Bondi Iceberg Swimclub, un club di nuoto formato da un gruppo di bagnini nel lontano 1929. In oltre 90 anni di attività è diventato uno storico punto di ritrovo, molto amato anche dai social. “Il Club si è guadagnato la reputazione di uno dei più famosi club invernali di nuoto in Australia, ma non avremmo potuto immaginare di arrivare dove siamo oggi senza il supporto dei nostri soci e frequentatori”.

Come si arriva

Esistono linee di autobus che collegano Bondi Beach al centro di Sydney in circa 30 minuti. I treni collegano il centro città a Bondi Junction, che dista 10 minuti di autobus o taxi dalla spiaggia. Bondi Beach è anche una delle tante fermate del Big Bus Sydney Tour, un autobus turistico che permette di salire e scendere a piacimento nei vari punti di interesse.

Info: icebergs.com.au

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Giappone, riaprono i parchi giochi (ma sulle montagne russe sarà vietato urlare)

Sono le regine dei parchi divertimento e nel mondo ce ne sono di altissime, velocissime e spaventose: le montagne russe. Ora, immaginate questa scena: vi trovate su un ottovolante da brividi, pronti per essere lanciati a testa in giù a oltre 100 chilometri orari, ma non potete urlare. Proprio così: è vietato! Certo, sembra assurdo ma è quello che hanno introdotto nei parchi divertimento in Giappone, appena riaperti dopo l’emergenza da coronavirus. Come riferisce tra gli altri la CNN, l’associazione dei parchi tematici del Giappone orientale e occidentale – composta da oltre 30 operatori, tra cui Tokyo Disneyland, DisneySea e Universal Studios Japan – ha emanato una serie di linee guida per garantire la sicurezza sia degli ospiti che del personale. Oltre all’obbligo di indossare la mascherina, sulle montagne russe ai visitatori viene richiesto di “non urlare e gridare”. Un invito senz’altro difficile da mettere in pratica, poiché i viaggi sulle montagne russe tendono a suscitare urla involontarie di terrore, gioia e sorpresa. Tuttavia, è per la sicurezza, per evitare che le particelle di saliva si diffondano nell’aria e aumentino così la possibilità di contagio.

Giappone, riaprono i parchi giochi (ma è vietato urlare)

Tra le altre misure (meno particolari) adottate dai parchi divertimenti in Giappone: una maggiore igienizzazione delle attrazioni, controlli regolari della temperatura corporea e distanziamento sociale. In situazioni in cui l’uso delle mascherine risulta difficile per alcuni dipendenti a causa della natura delle varie mansioni, viene consigliato loro di tenere almeno un metro di distanza dal pubblico. Inoltre, viene raccomandato di non conversare troppo con i vicini. 

Uno dei parchi più frequentati: il Fuji-QHighland, ai piedi del monte Fuji. (ph: Fuji-QHighland)

I numeri della pandemia in Giappone

Il 25 maggio, il paese del Sol Levante ha revocato lo stato di emergenza nazionale per il coronavirus riaprendo gradualmente la terza economia mondiale dopo il rallentamento dei contagi. Rispetto alle aree più colpite in Europa, Stati Uniti, Russia e Brasile, il Giappone ha registrato in questi mesi poco più di 16.580 casi e 830 morti.

E in Italia? Gardaland riapre il 13 giugno

Dal 13 giugno il parco divertimenti Gardaland tornerà ad accogliere i suoi ospiti. Una settimana dopo, dal 20 giugno, tocca a Mirabilandia, Ravenna. E il 19 giugno aprirà anche MagicLand, a Valmontone, in provincia di Roma. Insomma, dopo il lockdown, i parchi tematici nel nostro Paese sono pronti a ripartire. A Gardaland si entrerà solo ed esclusivamente su prenotazione. Il parco sul lago di Garda ha elaborato un protocollo che rispetta le indicazioni di INAIL e Regione Veneto accogliendo i suggerimenti forniti dall’Associazione Internazionale dei Parchi Divertimento (IAAPA).

Il famoso Blue Tornado di Gardaland (ph: Gardaland)

In pratica, verrà limitato il numero di visitatori giornalieri per garantire una superficie di 30 metri quadrati per ognuno. Mascherine e guanti saranno obbligatori, ci sarà la misurazione della temperatura corporea all’ingresso di ospiti e staff e le attrazioni al chiuso, per il momento, saranno off limits. 

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Il Cammino di Dante: le tappe di un trekking poetico tra Romagna e Toscana

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”. L’incipit della Divina Commedia è noto a tutti, meno noto è forse il fatto che i luoghi in essa citati furono direttamente vissuti dal Sommo Poeta durante gli anni del suo esilio: oggi li si può conoscere ed esplorare percorrendo il Cammino di Dante, un itinerario di circa 400 chilometri che congiunge la Romagna alla Toscana attraverso sentieri e vie medievali.

Il Cammino di Dante, le tappe

Nato nel 2012, grazie ad un gruppo di appassionati della figura dantesca, il Cammino di Dante è un percorso ad anello costituito da 21 tappe che vede come base di partenza ed arrivo la tomba di Dante a Ravenna. La decima tappa – punto d’intersezione tra andata e ritorno – è rappresentata dalla casa natale del poeta nel centro storico di Firenze. Il tragitto, percorribile preferibilmente da marzo a novembre (si raggiungono altezze elevate e quindi non è raccomandabile farlo in inverno), è costellato di punti di sosta e di ristoro pronti ad accogliere i viandanti che scelgono di immergersi in questo tour. Un’avventura densa di bellezze naturalistiche, ma anche di spunti storici e culturali, nonché di rimandi poetici: lungo il percorso infatti sono affisse parti della Divina Commedia, citrazioni collegate proprio ai luoghi che i camminatori stanno visitando.

Pannelli Divina Commedia nelle aree di sosta lungo il cammino

Cammino di Dante, le tappe dell’andata

1 – Ravenna – Pontevico ( 17,9 km)

Zaino in spalla e mappa alla mano, ci lasciamo sedurre dalle bellezze artistiche della città di Ravenna e, dopo aver visitato il Centro didattico dantesco dei frati minori nella Basilica di San Francesco ed esserci lasciati alle spalle la Tomba di Dante, ci dirigiamo verso l’argine dei Fiumi Uniti e quello del Montone, fino ad arrivare nella frazione di San Marco, dove ha sede l’Associazione del Cammino di Dante. Qui ci si può ristorare nello splendido parco letterario in cui sono esposti i 100 canti parafrasati della Divina Commedia e ritirare la mini guida delle tappe e la Credenziale del cammino di Dante, ovvero il passaporto tramite il quale il viandante potrà usufruire degli sconti e delle agevolazioni nei rifugi e nei punti di ristoro convenzionati. Con una passeggiata semplice e pianeggiante, si raggiunge infine Pontevico, meta di arrivo della giornata.

2 – Pontevico-Oriolo dei Fichi (17,8 km)

Da Pontevico, costeggiando sempre l’argine del fiume, il Cammino di Dante  attraversa la Via Emilia. La strada, lineare e senza alcuna difficoltà, ci porta dritti fino al piccolo borgo di Oriolo dei Fichi ed alla sua Torre quattrocentesca. Siamo in pieno Appennino romagnolo, ad una decina di km da Faenza, immersi in un paesaggio disseminato di vigneti e di antiche case coloniche. La quiete ed il silenzio di questi luoghi ci danno la giusta carica per prepararci alla tappa dell’indomani.

3 –  Oriolo dei Fichi – Brisighella (17,2 km)

Seguendo la segnaletica del Cammino di Dante, attraversiamo campi coltivati ed i caratteristici calanchi, creste argillose frutto dell’erosione del terreno e giungiamo a Brisighella, un antico borgo medievale e termale della Valle del Lamone. Fa parte dei Borghi più belli d’Italia e si fregia della bandiera arancione del Touring per la sua qualità turistico-ambientale. Da non perdere la Rocca Manfrediana del XIV secolo, eretta da Francesco I Manfredi, signore di Faenza, la Torre dell’Orologio ed il Santuario della Madonna del Monticino, da cui si snoda la quarta tappa del nostro cammino.

rocca-manfrediana-Brisighella
4 –  Brisighella-Gamberaldi  (23,9 km)

Arrivando alla chiesa dismessa di Gamberaldi, eccoci nel cuore del feudo di Maghinardo Pagani da Susinana, che alla fine del Duecento dominava questi luoghi e che viene citato da Dante nel canto XXVII dell’Inferno. Quando nella seconda metà del ‘300 Firenze s’impadronì della zona, per quasi 500 anni fece da confine con lo Stato Pontificio anche se, grazie ai molti sentieri presenti, si riusciva a passare da uno Stato all’altro con facilità. Tutta la zona è selvosa e ricca di castagneti.

 5 – Gamberaldi-Marradi (8,45 km)

Poco fuori Gamberaldi, il Cammino di Dante oltrepassa la chiesetta di San Matteo e, tra salite e discese, si arriva a Marradi che un tempo fu dimora di nobili famiglie esiliate e dove ebbe i natali il poeta Dino Campana. L’affascinante centro storico è una sfilata di eleganti palazzi, tra cui quello Comunale del XIV secolo, il seicentesco Palazzo Fabbroni ed il Teatro degli Animosi, tipico esempio di teatro accademico costruito tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800.

6 – Marradi-San Benedetto in Alpe  (22,1 km)

C’è bisogno di tanta grinta ed energia per affrontare questa tappa molto impegnativa che da Marradi ci conduce a San Benedetto in Alpe. Passando dall’Eremo di Gamogna, fondato da San Pier Damiani nel 1053, si arriva all’Acquacheta, affluente del fiume Montone che, unendosi al Troncalosso, precipita in un salto spettacolare di circa 90 metri. Nel XVI canto dell’Inferno, Dante paragona il fragore della caduta della cascata dell’Acquacheta a quella del Flegetonte, fiume che separa il settimo dall’ottavo cerchio dell’Inferno. Ed ecco infine San Benedetto, un paese di origini antichissime, dove, in località Il Poggio, sorge l’antica Abbazia di San Benedetto.

7 – San Benedetto – San  Godenzo (13,5 km)

Da San Benedetto si prosegue su una vecchia stradina medievale. Si oltrepassa l’Eremo dei Toschi che domina la Val Montone per arrivare poi fino alla suggestiva Chiesa di San Godenzo dove, l’8 giugno del 1302, Dante partecipò alla riunione dei fuoriusciti ghibellini e guelfi bianchi in cerca di un accordo con gli Ubaldini. Accordo mai raggiunto, cosa che fece maturare nel poeta la decisione di staccarsi dai compagni fiorentini e di “far parte per se stesso”.

 8 – San Godenzo – Dicomano  (16,7 km)

Seguendo attentamente la segnaletica nella vegetazione, si passa vicino all’area archeologica di Frascole e si raggiunge il centro di Dicomano dove si può visitare il Museo Etrusco con la sua cospicua raccolta di reperti. La via principale del borgo è costellata da alcuni loggiati comunicanti costituiti da archi retti da colonne a sezione quadrangolare risalenti al XVII secolo. Ed è proprio dal centro storico di Dicomano che parte la strada verso la Romagna utilizzata da Dante durante la sua fuga.

 9 – Dicomano – Pontassieve  (23,5 km)

Le colline di Pontassieve, nei dintorni di Firenze, furono uno dei posti particolarmente amati da Dante Alighieri. Qui in località Pagnolle si trovava la tenuta di famiglia e, poco distante, c’era invece quella di Beatrice Portinari. Secondo alcuni l’incontro tra i due potrebbe essersi verificato  nella vicina chiesetta di San Miniato, magari all’uscita della messa domenicale. L’origine del nome di Pontassieve deriva dal ponte sul fiume Sieve, costruito nella metà del ’500 da Cosimo I de’ Medici, che, ancora oggi, con le sue arcate di mattoni rossi e lo stemma della famiglia fiorentina, è il simbolo della cittadina.

10 – Pontassieve – Rosano -Firenze (11 km)

Lasciata Pontassieve e proseguendo lungo il fiume Pieve che affluisce nell’Arno, si arriva all’Abbazia di Rosano fondata nel 780. Da qui il sentiero prosegue lungo i filari di ulivi fino a San Prugnano, da cui si gode una meravigliosa vista sulla vallata di Firenze. Proseguiamo fino a raggiungere il Lungarno dove, in via Santa Margherita, ci aspetta la visita alla Casa Museo di Dante e dove termina il nostro itinerario d’andata e ha inizio il rientro a Ravenna attraverso una via differente.

1.15 Eremo di GamognaCammino di Dante, le tappe del ritorno: da Firenze a Ravenna

11 – Firenze – Pieve Pitiana  (25,6 km)

Ripartendo da Firenze, il cammino sale sulle colline, lungo un selciato romanico fino a Montecucco, per poi ridiscendere nel Valdarno, a Rignano, e da qui a Pieve Pitiana. La Pieve, sita nel comune di Reggello, è originaria dell’anno 1000 ed ha subito vari rimaneggiamenti, ma restano ancora da ammirare il bel campanile ed il panorama che dal sagrato si estende a perdita d’occhio sulla valle. All’interno sono conservate pale di Ridolfo del Ghirlandaio.

12 –  Pieve Pitiana – Vallombrosa -Prato di Strada (22,6 km)

Dalla Pieve, attraverso i campi di ulivo, si giunge all’arboreto di Vallombrosa e da qui a Montemignaio e Forcanasso. Oltrepassato un piccolo ponte medievale, si continua in discesa nel bosco fino ad arrivare al piccolo borgo di Prato di Strada. Molto bella la Chiesa di San Giovanni Battista del XV secolo che si trova nel centro del paese e al cui interno è possibile ammirare un affresco del 1500 della Madonna della Consolazione.

13 – Prato di Strada –  Casalino  (17 km)

Il Casentino, una delle 4 vallate principali della provincia di Arezzo, è ricco di castelli, torri, fortificazioni e borghi e il Cammino di Dante può prendere diverse direzioni a seconda di cosa vedere. Possiamo, per esempio, arrivare al Castello dei Conti Guidi con l’annessa cappella affrescata, oppure scegliere di visitare il Castello di Romena dove Dante Alighieri visse per un po’ al tempo del suo esilio o, ancora, dirigerci verso il Castello di Porciano e giungere infine nel caratteristico  paesino di Casalino.

14 – Casalino – Rifugio La Burraia   (17,8 km)

Tra abetaie e faggeti proseguiamo per l’Eremo di Camaldoli, fondato da San Romualdo nel 1012. Dopo la visita al complesso camaldolese, arriviamo comodamente al Passo della Calla, godendo di uno splendido panorama che spazia sino al mare e ci dirigiamo al Rifugio La Burraia per trascorrervi la notte e ritemprare corpo e mente in vista di un nuova avventura.

 15 – Rifugio La Burraia – Premilcuore  (20,2 km)

Dopo un strada di valle poco trafficata, ci si immette sul sentiero che conduce al ponte sul fiume Rabbi, e poi a quello romano della Giumella. Continuando ancora si arriva a Premilcuore, sulle pendici del Monte Arsiccio dove, nel piccolo centro storico, è possibile ammirare la Torre dell’orologio, il prestigioso Palazzo Briccolani  e l’elegante Palazzo Giannelli. Da visitare anche il Museo della Fauna del Crinale Romagnolo.

 16 – Premilcuore – Portico di Romagna (9,1 km)

Lasciato il centro di Premilcuore, si prosegue nel bosco e, lungo la strada, incontriamo prima un mulino e poi il Ponte della Maestà. Un ponte medievale in pietra ad arcata unica che conserva ancora la pavimentazione originale e da cui si gode una spettacolare veduta di Portico di Romagna. Nel centro di Portico c’è Palazzo Portinari, costruito nel XIV secolo, che, secondo la tradizione sarebbe appartenuto a Folco Portinari, padre di Beatrice, l’amata di  Dante.

 17 –  Portico di Romagna – Dovadola  (26,2 km)

Da Portico si riprende il cammino alla volta di Dovadola, cittadina dell’entroterra forlivese che presenta ancora il vecchio borgo fiorentino a topografia ortogonale. Delle 11 fortificazioni originarie, solo 3 restano in un buono stato di conservazione e, tra queste, la Rocca dei Conti Guidi, risalente al XII secolo e probabilmente costruita sugli avamposti longobardi. Merita una visita anche l’Eremo di Montepaolo che, tra il 1221 e il 1222, ospitò Sant’Antonio da Padova, il cui culto è tutt’oggi molto presente.

 18 –  Dovadola – Castrocaro – Forlì  (23 km)

Da Dovadola si parte alla volta di Forlì, passando per Castrocaro, rinomato centro termale e per la cittadella medicea di Terra del Sole, un vero gioiello architettonico costruito secondo i canoni rinascimentali. A Forlì sono tanti i luoghi che meriterebbero una visita, come il settecentesco Palazzo nobiliare  Paolucci de Calboli che sorge non lontano dall’Abbazia di San Mercuriale, considerata il simbolo della città. Di rilevanza anche la Pinacoteca ed i Musei Civici che si trovano nel Palazzo di San Domenico.

19 – Forlì – Pontevico (15,3 km)

Terminata la visita di Forlì, siamo ormai giunti in dirittura d’arrivo e, risalendo l’argine del fiume Montone verso Ravenna, ritorniamo a Pontevico per pernottare e prepararci così ad affrontare l’ultimo tratto del Cammino di Dante, che ci riporterà lì dove tutto è iniziato.

20 – Pontevico-Ravenna (18,9 km)

Da Pontevico, passando da Chiesuola, San Pancrazio e San Marco, attraversiamo l’argine verso il lato sinistro del Montone fino a Ravenna dove, davanti alla tomba del Sommo Poeta, l’esperienza del Cammino di Dante si conclude.

21 – Pineta di Classe – Lido di Dante – Ravenna

Una tappa aggiuntiva, inaugurata lo scorso settembre: è un percorso ad anello che parte da Ponte Nuovo (a Ravenna) e permette di ammirare uno dei monumenti più famosi d’Italia: passando per Classe, è sosta obbligata la visita alla chiesa di S. Apollinare in Classe. Si prosegue poi nella pineta su un percorso che porterà fino al mare. Si costeggerà la spiaggia per arrivare a Lido di Dante, per poi tornare indietro al punto di partenza, a Ravenna, lungo l’argine dei Fiumi Uniti.

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Il Cammino di Dante: le tappe di un trekking poetico tra Romagna e Toscana

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”. L’incipit della Divina Commedia è noto a tutti, meno noto è forse il fatto che i luoghi in essa citati furono direttamente vissuti dal Sommo Poeta durante gli anni del suo esilio: oggi li si può conoscere ed esplorare percorrendo il Cammino di Dante, un itinerario di circa 400 chilometri che congiunge la Romagna alla Toscana attraverso sentieri e vie medievali.

Il Cammino di Dante, le tappe

Nato nel 2012, grazie ad un gruppo di appassionati della figura dantesca, il Cammino di Dante è un percorso ad anello costituito da 21 tappe che vede come base di partenza ed arrivo la tomba di Dante a Ravenna. La decima tappa – punto d’intersezione tra andata e ritorno – è rappresentata dalla casa natale del poeta nel centro storico di Firenze. Il tragitto, percorribile preferibilmente da marzo a novembre (si raggiungono altezze elevate e quindi non è raccomandabile farlo in inverno), è costellato di punti di sosta e di ristoro pronti ad accogliere i viandanti che scelgono di immergersi in questo tour. Un’avventura densa di bellezze naturalistiche, ma anche di spunti storici e culturali, nonché di rimandi poetici: lungo il percorso infatti sono affisse parti della Divina Commedia, citrazioni collegate proprio ai luoghi che i camminatori stanno visitando.

Pannelli Divina Commedia nelle aree di sosta lungo il cammino

Cammino di Dante, le tappe dell’andata

1 – Ravenna – Pontevico ( 17,9 km)

Zaino in spalla e mappa alla mano, ci lasciamo sedurre dalle bellezze artistiche della città di Ravenna e, dopo aver visitato il Centro didattico dantesco dei frati minori nella Basilica di San Francesco ed esserci lasciati alle spalle la Tomba di Dante, ci dirigiamo verso l’argine dei Fiumi Uniti e quello del Montone, fino ad arrivare nella frazione di San Marco, dove ha sede l’Associazione del Cammino di Dante. Qui ci si può ristorare nello splendido parco letterario in cui sono esposti i 100 canti parafrasati della Divina Commedia e ritirare la mini guida delle tappe e la Credenziale del cammino di Dante, ovvero il passaporto tramite il quale il viandante potrà usufruire degli sconti e delle agevolazioni nei rifugi e nei punti di ristoro convenzionati. Con una passeggiata semplice e pianeggiante, si raggiunge infine Pontevico, meta di arrivo della giornata.

2 – Pontevico-Oriolo dei Fichi (17,8 km)

Da Pontevico, costeggiando sempre l’argine del fiume, il Cammino di Dante  attraversa la Via Emilia. La strada, lineare e senza alcuna difficoltà, ci porta dritti fino al piccolo borgo di Oriolo dei Fichi ed alla sua Torre quattrocentesca. Siamo in pieno Appennino romagnolo, ad una decina di km da Faenza, immersi in un paesaggio disseminato di vigneti e di antiche case coloniche. La quiete ed il silenzio di questi luoghi ci danno la giusta carica per prepararci alla tappa dell’indomani.

3 –  Oriolo dei Fichi – Brisighella (17,2 km)

Seguendo la segnaletica del Cammino di Dante, attraversiamo campi coltivati ed i caratteristici calanchi, creste argillose frutto dell’erosione del terreno e giungiamo a Brisighella, un antico borgo medievale e termale della Valle del Lamone. Fa parte dei Borghi più belli d’Italia e si fregia della bandiera arancione del Touring per la sua qualità turistico-ambientale. Da non perdere la Rocca Manfrediana del XIV secolo, eretta da Francesco I Manfredi, signore di Faenza, la Torre dell’Orologio ed il Santuario della Madonna del Monticino, da cui si snoda la quarta tappa del nostro cammino.

rocca-manfrediana-Brisighella
4 –  Brisighella-Gamberaldi  (23,9 km)

Arrivando alla chiesa dismessa di Gamberaldi, eccoci nel cuore del feudo di Maghinardo Pagani da Susinana, che alla fine del Duecento dominava questi luoghi e che viene citato da Dante nel canto XXVII dell’Inferno. Quando nella seconda metà del ‘300 Firenze s’impadronì della zona, per quasi 500 anni fece da confine con lo Stato Pontificio anche se, grazie ai molti sentieri presenti, si riusciva a passare da uno Stato all’altro con facilità. Tutta la zona è selvosa e ricca di castagneti.

 5 – Gamberaldi-Marradi (8,45 km)

Poco fuori Gamberaldi, il Cammino di Dante oltrepassa la chiesetta di San Matteo e, tra salite e discese, si arriva a Marradi che un tempo fu dimora di nobili famiglie esiliate e dove ebbe i natali il poeta Dino Campana. L’affascinante centro storico è una sfilata di eleganti palazzi, tra cui quello Comunale del XIV secolo, il seicentesco Palazzo Fabbroni ed il Teatro degli Animosi, tipico esempio di teatro accademico costruito tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800.

6 – Marradi-San Benedetto in Alpe  (22,1 km)

C’è bisogno di tanta grinta ed energia per affrontare questa tappa molto impegnativa che da Marradi ci conduce a San Benedetto in Alpe. Passando dall’Eremo di Gamogna, fondato da San Pier Damiani nel 1053, si arriva all’Acquacheta, affluente del fiume Montone che, unendosi al Troncalosso, precipita in un salto spettacolare di circa 90 metri. Nel XVI canto dell’Inferno, Dante paragona il fragore della caduta della cascata dell’Acquacheta a quella del Flegetonte, fiume che separa il settimo dall’ottavo cerchio dell’Inferno. Ed ecco infine San Benedetto, un paese di origini antichissime, dove, in località Il Poggio, sorge l’antica Abbazia di San Benedetto.

7 – San Benedetto – San  Godenzo (13,5 km)

Da San Benedetto si prosegue su una vecchia stradina medievale. Si oltrepassa l’Eremo dei Toschi che domina la Val Montone per arrivare poi fino alla suggestiva Chiesa di San Godenzo dove, l’8 giugno del 1302, Dante partecipò alla riunione dei fuoriusciti ghibellini e guelfi bianchi in cerca di un accordo con gli Ubaldini. Accordo mai raggiunto, cosa che fece maturare nel poeta la decisione di staccarsi dai compagni fiorentini e di “far parte per se stesso”.

 8 – San Godenzo – Dicomano  (16,7 km)

Seguendo attentamente la segnaletica nella vegetazione, si passa vicino all’area archeologica di Frascole e si raggiunge il centro di Dicomano dove si può visitare il Museo Etrusco con la sua cospicua raccolta di reperti. La via principale del borgo è costellata da alcuni loggiati comunicanti costituiti da archi retti da colonne a sezione quadrangolare risalenti al XVII secolo. Ed è proprio dal centro storico di Dicomano che parte la strada verso la Romagna utilizzata da Dante durante la sua fuga.

 9 – Dicomano – Pontassieve  (23,5 km)

Le colline di Pontassieve, nei dintorni di Firenze, furono uno dei posti particolarmente amati da Dante Alighieri. Qui in località Pagnolle si trovava la tenuta di famiglia e, poco distante, c’era invece quella di Beatrice Portinari. Secondo alcuni l’incontro tra i due potrebbe essersi verificato  nella vicina chiesetta di San Miniato, magari all’uscita della messa domenicale. L’origine del nome di Pontassieve deriva dal ponte sul fiume Sieve, costruito nella metà del ’500 da Cosimo I de’ Medici, che, ancora oggi, con le sue arcate di mattoni rossi e lo stemma della famiglia fiorentina, è il simbolo della cittadina.

10 – Pontassieve – Rosano -Firenze (11 km)

Lasciata Pontassieve e proseguendo lungo il fiume Pieve che affluisce nell’Arno, si arriva all’Abbazia di Rosano fondata nel 780. Da qui il sentiero prosegue lungo i filari di ulivi fino a San Prugnano, da cui si gode una meravigliosa vista sulla vallata di Firenze. Proseguiamo fino a raggiungere il Lungarno dove, in via Santa Margherita, ci aspetta la visita alla Casa Museo di Dante e dove termina il nostro itinerario d’andata e ha inizio il rientro a Ravenna attraverso una via differente.

1.15 Eremo di GamognaCammino di Dante, le tappe del ritorno: da Firenze a Ravenna

11 – Firenze – Pieve Pitiana  (25,6 km)

Ripartendo da Firenze, il cammino sale sulle colline, lungo un selciato romanico fino a Montecucco, per poi ridiscendere nel Valdarno, a Rignano, e da qui a Pieve Pitiana. La Pieve, sita nel comune di Reggello, è originaria dell’anno 1000 ed ha subito vari rimaneggiamenti, ma restano ancora da ammirare il bel campanile ed il panorama che dal sagrato si estende a perdita d’occhio sulla valle. All’interno sono conservate pale di Ridolfo del Ghirlandaio.

12 –  Pieve Pitiana – Vallombrosa -Prato di Strada (22,6 km)

Dalla Pieve, attraverso i campi di ulivo, si giunge all’arboreto di Vallombrosa e da qui a Montemignaio e Forcanasso. Oltrepassato un piccolo ponte medievale, si continua in discesa nel bosco fino ad arrivare al piccolo borgo di Prato di Strada. Molto bella la Chiesa di San Giovanni Battista del XV secolo che si trova nel centro del paese e al cui interno è possibile ammirare un affresco del 1500 della Madonna della Consolazione.

13 – Prato di Strada –  Casalino  (17 km)

Il Casentino, una delle 4 vallate principali della provincia di Arezzo, è ricco di castelli, torri, fortificazioni e borghi e il Cammino di Dante può prendere diverse direzioni a seconda di cosa vedere. Possiamo, per esempio, arrivare al Castello dei Conti Guidi con l’annessa cappella affrescata, oppure scegliere di visitare il Castello di Romena dove Dante Alighieri visse per un po’ al tempo del suo esilio o, ancora, dirigerci verso il Castello di Porciano e giungere infine nel caratteristico  paesino di Casalino.

14 – Casalino – Rifugio La Burraia   (17,8 km)

Tra abetaie e faggeti proseguiamo per l’Eremo di Camaldoli, fondato da San Romualdo nel 1012. Dopo la visita al complesso camaldolese, arriviamo comodamente al Passo della Calla, godendo di uno splendido panorama che spazia sino al mare e ci dirigiamo al Rifugio La Burraia per trascorrervi la notte e ritemprare corpo e mente in vista di un nuova avventura.

 15 – Rifugio La Burraia – Premilcuore  (20,2 km)

Dopo un strada di valle poco trafficata, ci si immette sul sentiero che conduce al ponte sul fiume Rabbi, e poi a quello romano della Giumella. Continuando ancora si arriva a Premilcuore, sulle pendici del Monte Arsiccio dove, nel piccolo centro storico, è possibile ammirare la Torre dell’orologio, il prestigioso Palazzo Briccolani  e l’elegante Palazzo Giannelli. Da visitare anche il Museo della Fauna del Crinale Romagnolo.

 16 – Premilcuore – Portico di Romagna (9,1 km)

Lasciato il centro di Premilcuore, si prosegue nel bosco e, lungo la strada, incontriamo prima un mulino e poi il Ponte della Maestà. Un ponte medievale in pietra ad arcata unica che conserva ancora la pavimentazione originale e da cui si gode una spettacolare veduta di Portico di Romagna. Nel centro di Portico c’è Palazzo Portinari, costruito nel XIV secolo, che, secondo la tradizione sarebbe appartenuto a Folco Portinari, padre di Beatrice, l’amata di  Dante.

 17 –  Portico di Romagna – Dovadola  (26,2 km)

Da Portico si riprende il cammino alla volta di Dovadola, cittadina dell’entroterra forlivese che presenta ancora il vecchio borgo fiorentino a topografia ortogonale. Delle 11 fortificazioni originarie, solo 3 restano in un buono stato di conservazione e, tra queste, la Rocca dei Conti Guidi, risalente al XII secolo e probabilmente costruita sugli avamposti longobardi. Merita una visita anche l’Eremo di Montepaolo che, tra il 1221 e il 1222, ospitò Sant’Antonio da Padova, il cui culto è tutt’oggi molto presente.

 18 –  Dovadola – Castrocaro – Forlì  (23 km)

Da Dovadola si parte alla volta di Forlì, passando per Castrocaro, rinomato centro termale e per la cittadella medicea di Terra del Sole, un vero gioiello architettonico costruito secondo i canoni rinascimentali. A Forlì sono tanti i luoghi che meriterebbero una visita, come il settecentesco Palazzo nobiliare  Paolucci de Calboli che sorge non lontano dall’Abbazia di San Mercuriale, considerata il simbolo della città. Di rilevanza anche la Pinacoteca ed i Musei Civici che si trovano nel Palazzo di San Domenico.

19 – Forlì – Pontevico (15,3 km)

Terminata la visita di Forlì, siamo ormai giunti in dirittura d’arrivo e, risalendo l’argine del fiume Montone verso Ravenna, ritorniamo a Pontevico per pernottare e prepararci così ad affrontare l’ultimo tratto del Cammino di Dante, che ci riporterà lì dove tutto è iniziato.

20 – Pontevico-Ravenna (18,9 km)

Da Pontevico, passando da Chiesuola, San Pancrazio e San Marco, attraversiamo l’argine verso il lato sinistro del Montone fino a Ravenna dove, davanti alla tomba del Sommo Poeta, l’esperienza del Cammino di Dante si conclude.

21 – Pineta di Classe – Lido di Dante – Ravenna

Una tappa aggiuntiva, inaugurata lo scorso settembre: è un percorso ad anello che parte da Ponte Nuovo (a Ravenna) e permette di ammirare uno dei monumenti più famosi d’Italia: passando per Classe, è sosta obbligata la visita alla chiesa di S. Apollinare in Classe. Si prosegue poi nella pineta su un percorso che porterà fino al mare. Si costeggerà la spiaggia per arrivare a Lido di Dante, per poi tornare indietro al punto di partenza, a Ravenna, lungo l’argine dei Fiumi Uniti.

Per info e iscrizioni: camminodante.com

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