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Si è concluso il Festival IT.A.CÀ 2020: dal turismo responsabile la strada per un nuovo modello di economia

È stata complessa ma allo stesso tempo stimolante l’edizione 2020 di IT.A.CÀ migranti e viaggiatori, Festival del Turismo Responsabile in Italia, di cui DOVE è media partner, che si è conclusa ad Acerra il 15 novembre. A confermarlo è Sonia Bregoli, co-fondatrice e coordinatrice nazionale della rassegna che quest’anno è stata dedicata alla bio-diversità: «Non è stato un anno facile ma questa situazione così particolare ha costretto tutti a cambiare abitudini e modalità di lavoro e ha aperto strade inaspettate», racconta.

La trasposizione digitale del festival è stato un esperimento vincente, aggiunge la coordinatrice: «Ci ha permesso di entrare in contatto con tante persone che normalmente non avrebbero avuto modo di conoscere il festival. Abbiamo ampliato il nostro pubblico, coinvolto tanti esperti, avviato nuove collaborazioni e arricchito i nostri contenuti di tematiche che, in presenza, sarebbe stato difficile affrontare. In una situazione di crisi è stato molto importante essere riusciti a trovare nuove vie che ci hanno permesso di veicolare a più persone i temi per cui ci battiamo da tanti anni»

Primavera on line e autunno sui territori

Sostenibilità, ambiente, rispetto del territorio sono tematiche che la stessa pandemia ha portato in evidenza, interrogandoci sui nostri personali stili di vita. Ma, visto che l’essenza di IT.A.CÀ sono sempre stati il movimento, i cammini, i viaggi, portare tutto questo al pubblico solo attraverso uno schermo sarebbe stato limitante. Per questo, appena è stato possibile, e seguendo tutte le direttive sulla sicurezza, il festival è stato anche live: «Il rapporto con le istituzioni, con le associazioni, in generale con le persone è essenziale», continua Sonia Bregoli. «Perciò abbiamo ridotto la programmazione (12 tappe anziché le 24 previste) e trasformato le tappe del festival in piccoli eventi sul territorio, situazioni più intime e a numero chiuso, svolte nel rispetto di tutte le norme. La scelta si è rivelata vincente, perché inaspettatamente gli eventi a numero chiuso sono stati non solo molto partecipati, ma soprattutto hanno richiamato persone realmente interessate». 

Leggi anche: IT.A.CÀ: in Campania le ultime tappe “live” del festival del turismo responsabile

Lo sguardo al futuro di IT.A.CÀ

Il festival ha trovato il modo di adattarsi al cambiamento, sviluppando nuove strategie, individuando nuove strade e dimostrando una capacità di reazione notevole. Ma non mancano le criticità. E le preoccupazioni riguardano soprattutto il futuro: «In alcune zone la crisi seguita al primo lockdown ha morso di più e la rete locale si è trovata ad affrontare problemi economici che non hanno permesso loro di partecipare e organizzare eventi», continua la co-fondatrice Bregoli. «La situazione non ci consente di fare previsioni, ma noi ci siamo già messi al lavoro per il 2021, per riproporre le tappe saltate e vagliare le tantissime richieste che ci sono giunte da nuovi territori. C’è molto da fare perché questa pandemia ci ha posto di fronte alla realtà del fatto che il sistema attuale non è più sostenibile: bisogna cambiare e imparare a rimettere al centro l’ambiente, la natura e la cura delle comunità. E non solo nel turismo».

Turismo responsabile una strada per “spingere” l’economia

Un approccio sostenibile può davvero contribuire a dare una spinta all’economia? «È sicuramente una strada», risponde Sonia Bregoli. «Il festival 2020 è stato incentrato sulla biodiversità, un tema che non riguarda soltanto il turismo. Con questa pandemia il modello economico attuale è in buona parte crollato, il lockdown ci ha mostrato che il nostro stile di vita ha un notevole impatto sull’ambiente e ci ha costretto a riflettere su nuovi paradigmi. Dovremmo sfruttare questo momento, non sprecare questa consapevolezza. Magari partendo proprio dal modo di fare turismo: liberando le grandi città e le mete turistiche per eccellenza da un overtourism mordi-e-fuggi, invasivo e invadente, e ripensando un modo di viaggiare diverso, più lento e rispettoso delle comunità e delle aree interne, che crei sviluppo economico nei territori di accoglienza attraverso buone pratiche di turismo responsabile. Dobbiamo cercare vie alternative e sostenibili in tutto: bisognerà ripensare le metropoli, tanto per cominciare, sempre tenendo presente la complessità delle società stratificate in cui viviamo. Tutto questo non è facile e ci vuole tempo per realizzare un reale cambiamento, perché prima di tutto bisogna modificare la mentalità del Paese e di chi prende le decisioni. Ma questo è il nostro compito, come festival: lavorare sulla mentalità, con l’aiuto di chi è sensibile alle nostre tematiche». Redazione di DOVE compresa.

Ci rivediamo a IT.A.CÀ migranti e viaggiatori, Festival del Turismo Responsabile, edizione 2021.

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Jill Biden, la nuova First Lady, è originaria di Messina. La cugina: “La invito e le cucino la pasta al forno”

Da qualche giorno, giornalisti, fotografi e tanti curiosi stanno affollando il piccolo borgo di Gesso, Messina. Già, perché Jill Biden, la moglie del presidente-eletto Joe Biden, sarebbe proprio originaria di questa frazione messinese di appena 600 anime.

A confermarlo è un documento conservato nel museo etno-antropologico di Gesso che attesta la partenza dal villaggio del nonno della first lady, Domenico, il 19 maggio del 1900, quando aveva appena un anno, insieme ai fratelli e la madre. Avevano lasciato il villaggio per raggiungere in nave Ellis Island, a New York. Da lì si erano poi stabiliti a Hammonton, nel New Jersey. 

Braciole e cannoli ripieni per la First Lady

Caterina Giacoppo, la lontana cugina della signora Jill Biden, è finita sotto i riflettori (ph: screenshot)

Le origini portano a Caterina Giacoppo, cugina di ottavo grado della signora Biden. La casalinga di 64 anni ha raccontato ai media nazionali e stranieri di essere “pronta ad accogliere” l’illustre parente.

“Sarei molto felice se la signora Jill venisse qui e avrei piacere di incontrarla – ha dichiarato – siamo pronti a fare una bella festa in tutto il paese. Se viene le cucino la pasta al forno, le braciolettine arrostite e le altre prelibatezze locali come la parmigiana di melanzane, la pasta ‘ncasciata e i cannoli ripieni di ricotta fresca di capra, che sono una delle mie specialità”.

Gesso mai così vicina a Washington

“È come se l’intero villaggio avesse vinto le elezioni americane”, ha detto al Guardian Tonino Macrì, presidente dell’Associazione culturale “Gesso la Perla dei Peloritani”.

Anche il sindaco, Cateno De Luca, ha sottolineato di essere pronto a ospitare il presidente Joe Biden e la moglie Jill a Messina per mostrare alla 69enne il villaggio dal quale è partito il nonno 120 anni fa, le tradizioni della sua terra d’origine e le attrazioni.

Tra queste c’è la chiesa di Gesso, dove l’antenato della first lady si sposò prima di partire per l’America. Inoltre, una casa che apparteneva alla sua famiglia è ancora in piedi alla periferia del villaggio. Ma le cose da vedere sono diverse, sebbene di Gesso finora se n’è parlato poco.

Un momento della tradizionale Rassegna Popolare Ibbisota a Gesso (ph: Rassegna Popolare Ibbisota Gesso)

Il villaggio sorge un territorio collinare a ridosso dei monti Peloritani. Oltre ai pascoli, i boschi e i campi agricoli, c’è un panorama splendido sullo Stretto e sulle Isole Eolie.

In agosto, poi, qui va in scena la tradizionale “Rassegna Popolare Ibbisota”. Da oramai sette anni, l’evento si propone come “expo della sicilianità”, e ha come obiettivo di riportare in auge le tradizioni troppo spesso dimenticate dalle nuove generazioni, da quelle agro-pastorali a quelle gastronomiche.

Jill Biden, una donna di carattere

Jill Biden e il marito Joe, presidente-eletto degli Stati Uniti. (ph: Ap)

L’italo-americana Jill Biden viene descritta dagli osservatori come “una donna di carattere” e una “consigliera preziosa” per il presidente-eletto.

Jill è accanto all’ex vice presidente da 43 anni. E non ha mai messo da parte la sua passione, l’insegnamento. Jill Biden, infatti, lavorava ancora quando suo marito diventò vice presidente ed è stata la prima second lady a continuare a esercitare la sua professione durante l’incarico di suo marito.

Oltre a ciò, la 69enne è sempre stata fiera delle sue origini italiane.

“Quando ero bambina – aveva raccontato tempo fa Jill Biden in un’intervista –  ogni fine settimana i miei genitori portavano me e le mie quattro sorelle nel New Jersey per vedere i nonni. L’annuale festival italiano di Nostra Signora del Monte Carmelo era bellissimo. C’erano le giostre, i giochi, i fuochi d’artificio e la grande processione dei santi per le strade di Hammonton. A casa di mia nonna, poi, si cucinavano i piatti della tradizione italiana: il sugo rosso, le polpette, la pasta. Ho dei bellissimi ricordi”.

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Fabbriche di Careggine, il “borgo fantasma” che riemergerà dal lago nel 2021

Il borgo chiamato Fabbriche di Careggine risale al XIII secolo e fu fondato in Toscana, nel cuore della Garfagnana, da una colonia di fabbri provenienti da Brescia che lavoravano il ferro estratto dal Monte Tambura.

Divenne un “villaggio fantasma” tra 1947 e 1953, in seguito alla costruzione della diga alta 92 metri sul torrente Edron. La zona fu evacuata e sommersa sotto decine di metri d’acqua.

Il lago svuotato nel 2021

Da allora, l’Enel, proprietaria del lago artificiale di Vagli, ha svuotato la diga quattro volte per manutenzione, l’ultima nel 1994. E quell’anno, il disvelamento costituì un formidabile richiamo turistico: attirò circa un milione di visitatori.

L’anno prossimo, tuttavia, potrebbe tornare definitivamente alla luce. Ad annunciarlo è stata recentemente Lorenza Giorgi, figlia dell’ex sindaco del Comune garfagnino di Vagli di Sotto, con un post su Facebook. E la notizia è stata confermata anche dall’Enel. 

Nel 2021 il lago di Vagli, bacino artificiale nel cuore dell’Alta Garfagnana, in provincia di Lucca, sarà svuotato (ph: Getty)

Memorandum tra Enel e Comune

“Nel 2021 dall’acqua riaffioreranno le vecchie rovine di Fabbriche di Careggine e la venuta alla luce del paese sommerso sarà definitiva”, ha sottolineato Lorenza Giorgi. Il villaggio sommerso sarà valorizzato per la “sensibilizzazione e la crescita culturale della collettività in materia di energia pulita e rinnovabile”. Enel spiega che con il Comune di Vagli di Sotto e Romei srl  “è in corso di formalizzazione un ‘Memorandum di intesa’ per supportare il Progetto Essere 2020 – Vagli”. 

Fabbriche di Careggine, il borgo medievale sommerso, è pronto a tornare a galla (ph: Wikipedia)

Per un turismo sostenibile

“Tra le proposte considerate nell’ambito dell’iniziativa – continua la nota – vi sono l’apertura di siti adibiti a musei digitali indoor, la realizzazione di istituzioni museali sul territorio e sulla storia locale, la riqualificazione dell’ambiente naturale, compresa la pulizia dell’invaso di Vagli mediante una serie di attività che, attraverso il possibile svuotamento del bacino, prevedono la realizzazione di attività manutentive sulle opere idrauliche, interventi ambientali con lavori di ingegneria naturalistica e progetti di valorizzazione turistica”.

Dunque, l’anno prossimo il paese scomparso dalle carte geografiche tra il 1947 e il 1953, con la sua Chiesa di San Teodoro e le case in pietra, sarà finalmente visitabile. E per sempre. 

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Il borgo chiamato Fabbriche di Careggine risale al XIII secolo e fu fondato in Toscana, nel cuore della Garfagnana, da una colonia di fabbri provenienti da Brescia che lavoravano il ferro estratto dal Monte Tambura.

Divenne un “villaggio fantasma” tra 1947 e 1953, in seguito alla costruzione della diga alta 92 metri sul torrente Edron. La zona fu evacuata e sommersa sotto decine di metri d’acqua.

Il lago svuotato nel 2021

Da allora, l’Enel, proprietaria del lago artificiale di Vagli, ha svuotato la diga quattro volte per manutenzione, l’ultima nel 1994. E quell’anno, il disvelamento costituì un formidabile richiamo turistico: attirò circa un milione di visitatori.

L’anno prossimo, tuttavia, potrebbe tornare definitivamente alla luce. Ad annunciarlo è stata recentemente Lorenza Giorgi, figlia dell’ex sindaco del Comune garfagnino di Vagli di Sotto, con un post su Facebook. E la notizia è stata confermata anche dall’Enel. 

Nel 2021 il lago di Vagli, bacino artificiale nel cuore dell’Alta Garfagnana, in provincia di Lucca, sarà svuotato (ph: Getty)

Memorandum tra Enel e Comune

“Nel 2021 dall’acqua riaffioreranno le vecchie rovine di Fabbriche di Careggine e la venuta alla luce del paese sommerso sarà definitiva”, ha sottolineato Lorenza Giorgi. Il villaggio sommerso sarà valorizzato per la “sensibilizzazione e la crescita culturale della collettività in materia di energia pulita e rinnovabile”. Enel spiega che con il Comune di Vagli di Sotto e Romei srl  “è in corso di formalizzazione un ‘Memorandum di intesa’ per supportare il Progetto Essere 2020 – Vagli”. 

Fabbriche di Careggine, il borgo medievale sommerso, è pronto a tornare a galla (ph: Wikipedia)

Per un turismo sostenibile

“Tra le proposte considerate nell’ambito dell’iniziativa – continua la nota – vi sono l’apertura di siti adibiti a musei digitali indoor, la realizzazione di istituzioni museali sul territorio e sulla storia locale, la riqualificazione dell’ambiente naturale, compresa la pulizia dell’invaso di Vagli mediante una serie di attività che, attraverso il possibile svuotamento del bacino, prevedono la realizzazione di attività manutentive sulle opere idrauliche, interventi ambientali con lavori di ingegneria naturalistica e progetti di valorizzazione turistica”.

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I 20 motivi per cui tutti torneranno in Italia: il “Telegraph” promuove le vacanze nel nostro Paese

Come sarà l’estate che verrà? Al momento è difficile fare previsioni. La cosa certa è che il turismo italiano, purtroppo, dovrà fare i conti con le ripercussioni da Covid-19. Non è chiaro quando gli stranieri potranno arrivare nel nostro Paese e nemmeno se gli italiani avranno voglia di partire.

Un dato: nel 2019 i turisti stranieri hanno rappresentato ben il 50,3% delle presenze totali sul territorio nazionale. E moltissimi sono arrivati dal Regno Unito. Nonostante l’emergenza sanitaria e l’ombra della Brexit, i sudditi della Regina continuano infatti ad amare il Belpaese. Lo dimostra un recente articolo del Telegraph che ha elencato 20 motivi per cui tutti (non solo gli inglesi) torneranno in Italia dopo il lockdown.

La magia dei laghi: tra i più pittoreschi e romantici c’è il Lago d’Orta, a ovest del Lago Maggiore, in Piemonte (ph: iStock)

Arte, buon cibo, cultura e il calore della gente

“Nessun altro luogo ha così tante ricchezze. Una combinazione di arte, cultura, cibo, vino, moda, teatro, persone e una miscela così efficace di antico e moderno, bello e seducente come l’Italia” dice Tim Jepson, destination expert del quotidiano britannico. In verità, l’autore fatica persino a limitarsi a 20 motivi chiedendosi: “Venti, così pochi? Ci sarebbero 20 dipinti che mi farebbero tornare, 20 ristoranti, 20 panorami, 20 borghi e 20 altre cose in più”.

GUARDA ANCHE: Come saranno le vacanze dell’estate 2020

Noto, Matera, Ascoli Piceno, Sulmona… E le Alpi per sciare

Nell’elenco c’è un po’ di tutto, non solo luoghi fisici. Jepson parte dagli italiani perché  “non si può amare un Paese senza amare la sua gente”. Ci sono poi i giardini, che “sembrano usciti da un libro delle fiabe”. L’autore cita Villa Carlotta sul Lago di Como, la Mortella a Ischia, il Ninfa nel Lazio e Hanbury a Ventimiglia.

Non mancano i piccoli borghi. Il giornalista segnala Sulmona in Abruzzo, Erice e Noto in Sicilia, Matera in Basilicata, Tropea in Calabria, Ostuni in Puglia, Ascoli Piceno nelle Marche, Ravenna in Emilia-Romagna e Camogli in Liguria. Tra i luoghi all’aperto, dove fare escursioni, il Telegraph elenca le mete sciistiche di Courmayeur, Cervinia e l’Alta Badia. E le località outdoor nel meridione e nelle isole: dalla Costiera Amalfitana alla costa sarda

Tra i borghi da visitare, il quotidiano britannico cita anche Noto in Sicilia (ph: iStock)

Dalla lingua ai vini ai grandi teatri

C’è poi la lingua: “Detto in italiano, tutto suona meglio: è la lingua dell’amore e della musica”. Nella lista dei 20 motivi per scegliere l’Italia, ovviamente ci sono anche i laghi (tra i più pittoreschi l’autore cita i laghi Maggiore, Garda e Como, ma anche quelli meno noti come i laghi d’Iseo e d’Orta).

L’elenco prosegue con i grandi “classici”: l’opera e i teatri (la Scala di Milano, la Fenice a Venezia e quelli bellissimi a Bologna, Palermo, Treviso, Prato and Ferrara); la cucina; le bevande (vini e cocktail); il caffè; le Dolomiti; la moda; l’architettura; Venezia; le isole; le coste dello Stivale; le tantissime gallerie d’arte; i luoghi d’arte; i resti antichi e – infine – la Toscana.

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Piccoli borghi d’Italia: i 20 documentari da vedere (e da votare) da casa

Minuscoli, romantici, unici: la loro storia è scritta tra le strade, i vicoli, le piazze, le rocche, i fiumi e i castelli. Nel nostro Paese i piccoli comuni rappresentano quasi il 70% delle municipalità italiane. Sono 5.522 paesi con meno di 5.000 abitanti, e di questi 2.676 sono borghi, quei luoghi incontaminati, del turismo lento, dove scoprire bellezze, sapori e tradizioni. A fine marzo è partito il Festival dei Piccoli Borghi d’Italia, un evento online organizzato da BWEB – società produttrice della serie di documentari “Piccola Grande Italia”, e dal CineClub De Sica, con il contributo delle amministrazioni comunali d’Italia. 

Il Borgo di Vigoleno, in provincia di Piacenza, già certificato tra i Borghi più Belli d’Italia e Bandiera Arancione del Touring Club Italiano (ph: iStock)

I documentari dei borghi in gara

A questa pagina trovate i documentari dei borghi in gara, ognuno in rappresentanza di una regione d’Italia. Gli utenti possono votare il borgo preferito fino al 18 aprile (esprimendo un solo voto). Ci sono grandi (piccole) sorprese. Rivisondoli, ad esempio, antico borgo medievale fortificato sull’altopiano delle Cinque Miglia, ai piedi del Monte Calvario, in Abruzzo. Oppure San Martino in Badia, splendido paesino nella soleggiata vallata badiota in Sudtirolo; l’elegante borgo fortificato di Vigoleno, in Emilia Romagna. E ancora: l’antica Palma di Montechiaro (Sicilia), la “Città del Gattopardo”; Castelfranco Veneto, città murata medievale nelle Terre di Giorgione, a pochi chilometri da Venezia. Venti località bellissime, affascinanti e poco conosciute, che meritano tutte il podio.

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