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Weekend a Torino: cosa vedere e cosa fare in città

Weekend a Torino: cosa vedere e cosa fare in città
MangiaViaggiaAma

Tra le grandi città italiane, Torino è stata quella che ho visitato più tardi. Avevo pianificato tutto più volte, ma il viaggio era sempre saltato per un motivo o per l’altro. Se però sono arrivata tardi, appena un paio d’anni fa, è anche vero che nel giro di poco ci sono tornata tre volte per recuperare il tempo perduto. Direi quindi che è arrivato il momento di parlarne un po’ anche qui: vi racconto cosa vedere a Torino e cosa fare nella città piemontese. 

#roncaTO

L’occasione per tornare a Torino è stata una bella promozione che vede collaborare Roncato, Booking Piemonte, Turismo Torino, Federalberghi Torino e vari altri operatori della città per il rilancio del turismo. Fino al 31 gennaio 2021, infatti, per ogni acquisto effettuato sul sito di Valigeria Roncato – che vi consiglio di andare a visitare perché non ci sono solo splendidi trolley, ma anche zaini, marsupi e accessori per viaggiatori – riceverete un buono sconto del 20% da spendere su pernottamenti ed esperienze a Torino. In più, un ulteriore 20% di sconto presso Osteria Rabezzana, Eataly e Gelateria Pepino.

Qui il link per acquistare: Valigeria Roncato.

(Nella foto: zaino porta computer collezione Agency e trolley da cabina Biz 4.0)

Cosa vedere a Torino in un weekend

Le Piazze del centro storico

Torino si vive prima di tutto all’aperto, passeggiando per il suo centro storico da una piazza all’altra. La più bella è probabilmente Piazza San Carlo, chiamata “il salotto di Torino”, ampissima ed elegante, un vero e proprio gioiello splendido a qualsiasi ora del giorno. A poca distanza si trova Piazza Castello, su cui si affacciano com’è facile intuire il Castello Reale e Palazzo Madama. C’è poi Piazza Solferino, e poco più lontano Piazza Statuto dove si sarebbero dovuti trovare uffici e ministeri della nuova capitale d’Italia – peccato che quando la costruzione degli edifici affacciati sulla piazza si concluse, la capitale era già stata spostata altrove. Infine, camminando fino alla riva del Po si raggiunge Piazza Vittorio Veneto, anche questa ampissima e ricca di caffè, da cui si può ammirare la chiesa della Gran Madre sull’altra sponda del fiume. 

Piazza Castello Torino

I musei da visitare a Torino

Anche per chi non ama i musei, sarà difficile lasciare Torino senza averne visitato almeno uno. Un po’ perché la città offre musei davvero vari, un po’ perché in alcuni casi si tratta di assolute eccellenze a livello italiano e non solo. Ve ne consiglio alcuni, credo i più significativi:

Museo Egizio: primo tra tutti e non poteva essere altrimenti. Sia per l’incredibile ricchezza della collezione, sia per l’ottima gestione, il Museo Egizio di Torino è una vera e propria eccellenza del settore e una tappa imperdibile in città: pensate che è il più antico museo al mondo dedicato interamente alla civiltà egizia. 

Museo del Cinema e Mole Antonelliana: se desiderate salire in cima alla Mole Antonelliana, uno dei simboli indiscussi di Torino, potrete scegliere di pagare il biglietto per il solo ascensore panoramico oppure aggiungere anche la visita al Museo del Cinema, per pochi euro in più. Personalmente vi consiglio la seconda opzione, perché il museo offre una collezione interessante per appassionati e non. 

Musei Reali: un complesso enorme che include tra le altre cose le sale del Palazzo Reale, la Galleria Sabauda e la Cappella della Sacra Sindone. Vi consiglio di visitarlo soprattutto per quest’ultima, un capolavoro d’architettura da non perdere. 

Museo dell’Auto: infine, nella capitale italiana dell’automobile non si può non citare il MAUTO Da ignorante in materia (pur con marito super appassionato) posso dire che la collezione è interessante anche per chi come me non sa granché in fatto di automobili. Unica pecca il fatto che si trovi un pochino fuori dal centro, ma tenetelo presente magari per una seconda visita in città. 

Museo Auto Torino

Il parco del Valentino

Lungo le rive del Po, tra le cose da vedere a Torino non posso non citare infine il Parco del Valentino, vero e proprio cuore verde della città. Perdetevi tra viali alberati, ruscelli e giochi d’acqua, ammirate il Borgo Medievale e cercate la famosa panchina con i “lampioni innamorati” realizzata da Rodolfo Marasciuolo. In questo periodo dell’anno, è anche un luogo perfetto per ammirare i colori dell’autunno.

Torino cosa vedere

Cosa fare a Torino

Fare un walking tour a tema

Per conoscere qualcosa di più su una destinazione, sapete che i walking tour sono sempre tra i miei primi consigli. Nel corso del mio ultimo viaggio a Torino ne ho provati ad esempio due:

♦ Il tour della “Torino Magica”, organizzato da Somewhere, che si svolge la sera e racconta storie e leggende che hanno regalato a Torino una fama piuttosto esoterica. La stessa agenzia propone anche tour della Torino Sotterranea, Torino Noir e altro ancora. 

♦ Il tour della “Torino liberty”, organizzato invece da Cultural Way, dedicato ad alcuni quartieri della città che hanno reso Torino la capitale italiana dello stile liberty. Consigliato a tutti gli appassionati di architettura e in generale a chi magari è già stato a Torino e cerca qualcosa di originale. Anche in questo caso, l’agenzia organizza altri tour che trovate sul sito: io sarei molto curiosa ad esempio di fare quello dedicato ai caffè storici di Torino.

Merenda Reale Torino

Bere un Bicerin e fare la Merenda Reale

Pensavate che non avrei inserito una sosta golosa, in una città famosa tra le altre cose per i Gianduiotti? Tra le cose da fare a Torino non può senz’altro mancare l’assaggiare un Bicerin, bevanda inventata nel locale storico che ancora porta questo nome, a base di caffè, cioccolata e crema di latte. Il bicerin non va zuccherato né mescolato, si assapora a piccoli sorsi lasciando che le tre diverse componenti si mischino direttamente sul palato. Oggi lo trovate non solo appunto Al Bicerin – dove vi consiglio in ogni caso di passare – ma anche in altri locali del centro, tra cui i molti caffè storici dove pare di fare un viaggio indietro nel tempo.

Per una pausa ancora più completa, potete poi provare l’esperienza della “Merenda Reale”: accanto a bicerin o cioccolata calda vi verranno serviti dolci e biscotteria, che riprendono la tradizione appunto della merenda di Corte. Noi l’abbiamo provata alla storica Gelateria Pepino ma potete trovarla anche in altre caffetterie, inclusa quella di Palazzo Reale. 

Ammirare il panorama da Superga

Infine, se avete ancora tempo a disposizione vi consiglio di lasciare per un po’ il centro Torino e andare ad ammirare la città dall’alto. Noto anche per il tragico incidente aereo del 1949, il colle di Superga ospita un’imponente e splendida Basilica in cui sono tumulati alcuni dei Savoia. Ma è soprattutto per la vista che si arriva fin qui: da Superga infatti si può godere di uno splendido panorama su tutta Torino, con alle spalle le Alpi. 

Superga Torino

Dove dormire a Torino

Per quest’ultimo tour siamo stati ospitati in tre diversi hotel, tutti a due passi dalla stazione di Torino Porta Nuova – vostro probabile punto di arrivo se sceglierete di lasciare l’auto a casa e raggiungere la città in treno. Nello specifico io ho dormito all’Hotel Genio, mentre altri blogger sono stati all’Hotel Genova e all’Hotel Luxor. Tutti e tre sono assolutamente consigliati, con camere ampie e buoni servizi, oltre appunto a una posizione comoda per esplorare il centro di Torino in un weekend. 

Dove mangiare a Torino

Chiudiamo come sempre con i consigli di gola veri e propri. Vi lascio alcuni indirizzi che ho testato e che vi consiglio per mangiare a Torino, oltre a Bicerin e Pepino che ho già citato per la merenda reale:

♦ Osteria Rabezzana: osteria con enoteca a due passi da Piazza Castello, da provare la pasta fatta in casa e in generale la cucina tipica piemontese.

♦ Eataly Lingotto: un pochino più lontano dal centro, ma la cucina è ottima e vale senz’altro lo sforzo (ci si arriva comunque comodamente con metro o autobus).

♦ Da Cianci: osteria super tradizionale, meglio prenotare perché il locale è davvero piccino e molto frequentato dai torinesi.

♦ Il Melograno: se volete fare l’esperienza di mangiare (letteralmente) sotto la Mole. 

Weekend a Torino: cosa vedere e cosa fare in città
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Itinerario in Friuli: un weekend nelle Dolomiti Friulane

Itinerario in Friuli: un weekend nelle Dolomiti Friulane
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Qualche settimana fa ho avuto modo di tornare a visitare una zona d’Italia di cui vi avevo già parlato in passato: mi riferisco a Maniago, in provincia di Pordenone, e ai suoi dintorni. Un nome che forse ai più potrà non dire molto, ma che è in realtà ricca di cose da fare e da vedere. Colgo quindi l’occasione per ampliare ciò che vi avevo raccontato e proporvi un itinerario in Friuli da replicare in un weekend: cosa vedere e cosa fare nel Parco delle Dolomiti Friulane in tre giorni.

Cosa vedere Dolomiti Friulane

Dolomiti Friulane: cosa vedere in un weekend

Giorno 1: Maniago e Poffabro

La base per questo weekend friulano sarà Maniago, città delle coltellerie di cui vi avevo già parlato in questo articolo. Si trova in posizione centrale rispetto alle località da visitare, perciò vi consiglio di cercare una camera qui e spostarvi poi in giornata. 

Per ambientarvi ed iniziare a conoscere il territorio, iniziate col visitare il Museo dell’Arte Fabbrile e delle Coltellerie: rimarrete sorpresi da quanta storia si può celare dietro una “semplice” lama. Sapevate ad esempio che le spade utilizzate in Braveheart vengono proprio da qui?

Per ammirare Maniago dall’alto vi consiglio poi di raggiungere il suo castello, in auto oppure a piedi con una camminata di qualche ora lungo l’anello del Monte Jouf e della Valpiccola. 

Poco distante da qui si trovano poi uno dei borghi più belli d’Italia, Poffabro, un piccolo presepe a cielo aperto che si riempie di decine di altri presepi durante il periodo natalizio, e la vicina Frisanco. Entrambi i borghi sono interessanti testimonianze dell’architettura tradizionale della Val Colvera.

Ecomuseo Lis Aganis

Dal 2004 l’Ecomuseo regionale delle Dolomiti friulane Lis Aganis si occupa attivamente di promuovere questo territorio attraverso numerose attività: percorsi didattici, mostre, eventi e molto altro.

Per saperne di più, scoprire i percorsi studiati tra Acqua, Sassi e Mestieri, avere altri spunti su cosa fare in zona e anche per imparare cosa sono “Lis Aganis”, vi consiglio di dare un’occhiata al loro sito.

Ecomuseo

Poffabro itinerario Friuli

Giorno 2: Val Tramontina

Per il secondo giorno ci spostiamo in Val Tramontina, iniziando così ad esplorare la natura della zona. L’attrazione principale da queste parti è senz’altro quella delle Pozze Smeraldine, diventate improvvisamente celebri qualche anno fa grazie a un articolo del Guardian. Le Pozze sono delle piscine naturali formate dal fiume Meduna, che grazie al fondale di roccia bianca e alla luce del sole diventano di uno splendido color smeraldo. In estate sono molto frequentate – a volte anche troppo, quindi tenetelo a mente se volete passare di qui ad agosto – e i più temerari possono azzardare anche un bagno nelle fredde, verdi acque.

Le Pozze Smeraldine si raggiungono percorrendo un breve sentiero da Tramonti di Sopra, troverete diversi cartelli che indicano il parcheggio e l’inizio della strada.

Dopo questa bella passeggiata naturalistica, potete esplorare i tre borghi principali della valle: Tramonti di Sopra, di Mezzo e di Sotto. Ma anche scattare qualche foto al lago di Redona e – se il livello dell’acqua è basso – cercare di avvistare i resti dei villaggi che furono sommersi per creare questo bacino artificiale.

Pozze Smeraldine

Giorno 3: Barcis + Vajont

Altro giorno, altra valle: puntiamo il lago di Barcis con i suoi splendidi colori e la vicina Strada Vecchia della Valcellina. Quella che era l’unica strada di collegamento con la pianura all’inizio del Novecento, oggi è un bel percorso ciclo-pedonale affacciata sulla Forra del Cellina. Si accede nel periodo estivo con un biglietto di 3€, chi lo desidera può aggiungere altri 3€ per percorrere il Ponte Tibetano che è stato realizzato proprio sopra il torrente. Nel prezzo è inclusa tutta l’attrezzatura – imbragatura e casco -, vi basterà rivolgervi al centro visite.

Dopo aver esplorato la Valcellina, tempo di rimettersi in viaggio fino ai confini con la provincia di Belluno. È proprio qui, al confine tra due Regioni, che si trova la valle del Vajont, un nome che purtroppo non ha bisogno di presentazioni. Da trevigiana, con parenti nel bellunese, mi era capitato più volte di vedere la diga dalla strada, ma dal 2007 è possibile percorrere a piedi il suo coronamento e la tappa finale del nostro tour è stata proprio questa. Non vi dirò che è una visita “facile”, perché è chiaro che si prova un senso di angoscia molto forte nel camminare sul filo di un’opera così maestosa e così tragica. Nel sentirne raccontare nuovamente la storia, nel confrontare il livello del terreno dall’una e dall’altra parte della diga, rendendosi presto conto che quello è il volume – enorme – della frana. È qualcosa di incredibilmente pesante dal punto di vista emotivo, ma credo anche sia una di quelle visite doverose, una volta nella vita, per non dimenticare mai quanto tante piccole scelte sbagliate fatte da persone assolutamente comuni possano condurre a un disastro.

A questo link trovate le informazioni per prenotare una visita al camminamento del Vajont.

Per non chiudere questo itinerario in Friuli con l’animo troppo pesante, prima di ripartire vi consiglio però una visita al “Bosco Vecchio”. Si può raggiungere con una visita guidata più lunga (ma al momento le prenotazioni non sono disponibili), oppure in autonomia partendo dal parcheggio degli autobus. In questa zona boschiva, che prima del 1963 si trovava centinaia di metri più in alto, una parte degli alberi franati ha resistito, contro ogni pronostico, riadattandosi. Alberi piegati ma non del tutto spezzati, dove i rami si sono trasformati in nuovi tronchi sporgendosi verso il cielo per sopravvivere. Un ultimo messaggio di speranza, di cui si ha sempre bisogno.

Bosco Vecchio Vajont

Dove e cosa mangiare

L’occasione per tornare a Maniago e nelle Dolomiti Friulane è stata un’iniziativa di promozione della Pitina IGP, perciò non posso che partire da lei. La Pitina è un salume di carne ovina o di selvaggina, molto speziato, con una caratteristica forma a polpetta ricoperta da farina di mais. È tipica proprio di queste zone e i suoi produttori si stanno impegnando per promuoverne la tradizione, creando tra le altre cose il club di prodotto “Pitina&Friends”.

Altre ricette tradizionali che non possono mancare da queste parti sono il classico frico, a base di formaggio, patate e cipolla, i cjarsons simili a ravioli, spesso con ripieni molto particolari per l’abbinamento dolce/salato, o ancora orzotti, risotti, piatti di carne e molto altro.

Questi sono alcuni ristoranti che abbiamo avuto modo di testare (anche troppo!) e che vi consiglio:

  • Trattoria alla Casasola: a due passi dal centro di Maniago, un ambiente elegante ma senza rinunciare a quel calore accogliente delle trattorie tradizionali. A proposito di promozione della Pitina, non perdetevi la “Mesta alla Casasola”, un antipasto ricchissimo (e buonissimo) che ha guadagnato al ristorante il premio Mattia Trivelli.
  • Palazzo d’Attimis: sempre a Maniago, impossibile non citare l’Antica Taverna di Palazzo d’Attimis, la splendida residenza nobiliare che domina Piazza Italia. Oggi all’interno si trovano appunto un ristorante – com’è ovvio, molto elegante – e alcune camere.
  • Trattoria Ai Cacciatori: poco distante da Maniago, e precisamente a Cavasso Nuovo, si trova questa trattoria molto più rustica che puntualmente finisce sulle guide gastronomiche. Gli ingredienti: prodotti a chilometro zero, ricette tradizionali ma con abbinamenti inconsueti, e sicuramente tanta passione dei titolari.
  • Trattoria La Pignata: altro indirizzo da segnare, questa volta tra i vicoli di Poffabro. Non perdetevi lo splendido panorama dalla terrazza esterna.
  • Trattoria Julia: infine un’ultima trattoria a due passi dalla diga del Vajont, ottima tappa per visitare anche i borghi di Erto e Casso – toccati ma per fortuna non distrutti dalla tragedia. Si trova proprio accanto al laboratorio di Mauro Corona.

Dove mangiare Maniago

Dove dormire a Maniago

Come base per questo itinerario tra le Dolomiti Friulane vi consiglio di dormire a Maniago, ad esempio all’Eurohotel Palace, a due passi da Piazza Italia e con camere spaziose.

Itinerario in Friuli: un weekend nelle Dolomiti Friulane
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Vacanza alle Canarie: cosa fare e cosa vedere a Fuerteventura

Vacanza alle Canarie: cosa fare e cosa vedere a Fuerteventura
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Mentre le giornate si accorciano e le temperature iniziano a scendere, io ne approfitto per tornare con la memoria a uno di quei luoghi dove noi italiani amiamo fuggire alla ricerca di una perenna primavera: le Canarie. Dopo avervi raccontato cosa vedere a Lanzarote, in questo secondo post vi porto sulla seconda isola che ho visitato nel corso di quel viaggio, distante appena mezz’ora di traghetto.

Cosa fare e cosa vedere a Fuerteventura

Cosa vedere a Fuerteventura: Corralejo

Le spiagge da non perdere

Le dune di Corralejo

Inutile negarlo, il principale motivo per cui si visita Fuerteventura sono le sue ampie spiagge. E come non iniziare a citare le più belle se non da una distesa di dune di sabbia lunga 10 chilometri? Quest’area che si trova immediatamente a sud della cittadina di Corralejo è oggi Parco Naturale, si attraversa in auto percorrendo la strada costiera e fermandosi quando e quanto si preferisce. L’area settentrionale è occupata da qualche spiaggia attrezzata, mentre man mano che si scende il panorama diventa sempre più selvaggio.

El Cotillo

Spostandoci sulla costa occidentale, troviamo il piccolo paese di El Cotillo che offre diverse spiagge a poca distanza una dall’altra. Verso nord ci sono La Concha, di sabbia chiara, o Los Charcos dove pozze d’acqua limpida si formano tra le rocce nere. A sud troverete invece Playa del Castillo, del Aguila e de Esquinzo, tutte note soprattutto tra i surfisti perché il mare è spesso molto mosso. Se non avete voglia di oziare in spiaggia, potete anche scegliere di passeggiare fino al faro El Toston, circa 5 km a nord rispetto a El Cotillo.

Sotavento

Da nord a sud, dopo Costa Calma sarà impossibile non notare lo spettacolo di Sotavento: chilometri di spiaggia che cambiano completamente aspetto a seconda della marea. Quando l’acqua si alza, infatti, si crea una piccola laguna che separa la costa da una striscia di sabbia che pare quasi sospesa in mezzo al mare. È un paradiso per le lezioni di kite surf, specie per i principianti, perché l’acqua che si accumula con l’alta marea è bassa, tranquilla e decisamente più calda rispetto a quella esterna.

Spiaggia di Sotavento

Morro Jable

Sulla punta meridionale dell’isola si trova la cittadina di Morro Jable, di per sé non uno spettacolo (ma gran parte delle città qui alle Canarie sono agglomerati di cemento, con enormi alberghi ben poco attraenti) che offre però un’altra lunghissima spiaggia che merita la sosta.

Cofete

Ma la spiaggia che più ho amato a Fuerteventura è senz’altro lei: Cofete. Remota, selvaggia e assolutamente imperdibile, forse deve la sua bellezza proprio al fatto di essere così “difficile” da raggiungere. In realtà difficile non è la definizione più corretta, ma bisogna organizzarsi a dovere. Da Morro Jable serve quasi un’ora per arrivare a Cofete, attraverso una strada sterrata e con lunghi tratti senza guardrail, perciò servono pazienza, possibilmente un’auto adatta (ma ho visto varie Fiat 500 percorrerla, con le dovute cautele) e tanta attenzione. In zona – non sulla spiaggia ma un po’ rientrato – c’è un unico ristorante con pochi tavoli, perciò se volete trascorrere qui la giornata assicuratevi di portare cibo e acqua. 

Se poi proprio non ve la sentite di guidare fino a qui, ci sono delle escursioni organizzate e dei bus-fuoristrada in partenza da Morro Jable.

Cofete Fuerteventura

L’isola di Lobos

Ottime spiagge si possono trovare anche sulla piccola isola di Lobos, a un quarto d’ora da Corralejo – qui trovate orari e costi del traghetto. L’isolotto è disabitato e c’è un solo ristorante, perciò ricordate di portare con voi cibo e acqua o di prenotare un tavolo appena arrivati. Le principali attrazioni, dalle spiagge alle saline fino alle formazioni vulcaniche, si visitano percorrendo a piedi un sentiero lungo poco più di 5 km. Se viaggiate in alta stagione cercate di arrivare (e rientrare) presto, perché può diventare molto affollato. 

I villaggi costieri e l’entroterra

Se le cittadine di Fuerteventura non mi fanno impazzire, ci sono però alcuni piccoli villaggi sulla costa che invece mantengono un loro fascino. La stessa El Cotillo che vi ho nominato più su è uno di questi, con diversi ristoranti affacciati sul mare e un’atmosfera rilassata. Poco distante si trova Lajares, che sembra votata ad attrarre in particolare gli sportivi: ci sono vari alloggi, locali alla moda, negozi di abbigliamento e attrezzatura da surf, tutto con un retrogusto un po’ hippie.

Nella zona centrale dell’isola si trovano poi da un lato Pozo Negro e dall’altro Ajuy, da cui si raggiungono con una breve passeggiata delle grotte scavate nella scogliera. Entrambe sono ottime soste per un pranzo o una cena. 

Nell’entroterra invece vale la pena nominare La Oliva, famosa soprattutto per il mercato del martedì e venerdì mattina, e Betancuria, il vecchio capoluogo di Fuerteventura e primissimo nucleo abitato di tutto l’arcipelago. Anche in questo caso si tratta di un borgo piccolissimo, ma i suoi edifici bianchi circondati da palme nel bel mezzo del nulla la rendono davvero particolare. 

Pozo Negro

Come arrivare e come muoversi

Fuerteventura si raggiunge in aereo dall’Italia con circa 4 ore di viaggio, ad esempio con Ryanair da Milano e Bologna o con Easyjet sempre da Milano. In alternativa è possibile volare a Lanzarote e unire la visita delle due isole, separate da circa mezz’ora di traghetto come vi avevo già raccontato in questo articolo -> Cosa vedere a Lanzarote

Si tratta di un’isola molto estesa, dove vi sarà indispensabile un mezzo per gli spostamenti. Vi consiglio come sempre di confrontare le tariffe delle varie compagnie di noleggio su Autoeurope e Rentalcars. 

Fuerteventura in camper

Un’altra opzione potrebbe essere quella di visitare Fuerteventura in camper, in modo da poter anche ottimizzare gli spostamenti dormendo in aree diverse dell’isola – tenete presente che da Corralejo a Morro Jable si guida per più di un’ora e mezza.

A questo proposito ne approfitto per consigliarvi un sito che sto seguendo da un po’, anche se non ho ancora avuto modo di testarlo in prima persona: si tratta di Goboony, un portale dedicato al noleggio camper tra privati, perciò una sorta di Airbnb su ruote. Si confrontano gli annunci, si contatta il proprietario e una volta deciso quale camper noleggiare si procede con la prenotazione attraverso il sito, che garantisce i pagamenti, l’assicurazione ed eventuale assistenza in caso di problemi. Un’ottima opzione quindi per provare l’esperienza del camper senza possederne uno, con tutte le tutele necessarie. 

Vacanza Fuerteventura

Dove dormire a Fuerteventura

Il primo consiglio che mi sento di darvi è di suddividere le notti in due grandi zone: nord e sud. Le distanze infatti sono piuttosto impegnative, perciò dormire in zona Corralejo e arrivare ad esempio a Cofete in giornata diventa molto stancante.

A nord, potrete cercare una struttura a Corralejo, la cittadina più animata e ricca di servizi, a Lajares se cercate un’atmosfera rilassata e guest house dove alloggiano soprattutto surfisti e sportivi, o El Cotillo per una località rilassante senza rinunciare a qualche ristorantino per cena. A sud, Morro Jable è frequentata soprattutto da famiglie mentre Costa Calma attira in media un turismo più giovane. Potete dare un’occhiata ad esempio a Casa Nami a El Cotillo e all’appartamento Presidente a Costa Calma.

Dove mangiare

Dei piatti tipici delle Canarie vi ho già parlato nel post su Lanzarote, perciò in questo caso mi limiterò a consigliare un paio di indirizzi in cui ho mangiato bene:

  • Casa Santa Maria, ristorante elegante nel centro di Betancuria, perfetto per un’occasione speciale;
  • Nomads a Morro Jable: non sarà cucina tradizionale spagnola, ma preparano hamburger fantastici (e ogni tanto va bene anche variare);
  • Pastelerias El Goloso e Paneteca, entrambe pasticcerie a Lajares per una sosta golosa.

Dove mangiare a Fuerteventura

Vacanza alle Canarie: cosa fare e cosa vedere a Fuerteventura
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Cosa vedere a Lanzarote: una settimana alle Canarie

Cosa vedere a Lanzarote: una settimana alle Canarie
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È passato diverso tempo dal mio primo viaggio alle Canarie – per la precisione a Lanzarote e Fuerteventura – e ancora non avevo pubblicato nulla a riguardo, ma finalmente eccoci qui. Inizio da Lanzarote: vi racconto cosa vedere e cosa fare in una settimana on the road su questa striscia di lava nell’Oceano Atlantico, terra di colori aspri, muretti a secco e opere d’arte bizzarre.

Cosa vedere a Lanzarote

Cosa vedere a Lanzarote

Il Parco Nazionale di Timanfaya

Tra le isole che compongono l’arcipelago delle Canarie, Lanzarote è sicuramente la più particolare. In realtà, credo che questo aggettivo sia valido a prescindere, perché si tratta davvero di un’isola unica al mondo e per capire il perché non si può che partire da qui: dal Parco Nazionale di Timanfaya. Patrimonio UNESCO dal 1993, Timanfaya è il luogo ideale da cui iniziare l’esplorazione di Lanzarote poiché consente di conoscerne le origini e soprattutto le modifiche recenti. L’aspetto attuale dell’isola, infatti, è dovuto a due grandi eruzioni avvenute tra ‘700 e ‘800, che hanno ricoperto di lava gran parte del territorio dando origine al paesaggio spesso spettrale che si può ammirare oggi. 

Si accede al Parco Nazionale in auto cercando le indicazioni per “Montanas del Fuego”, il biglietto si paga alla cassa che si trova all’imbocco della strada che conduce al parcheggio visitatori e il costo è di 12€ per gli adulti. Il parco è aperto dalle 9.30 alle 16.00, vi rimando comunque al sito ufficiale del CACT per tutte le informazioni in merito.

Dal parcheggio si accede al centro visitatori con negozio di souvenir e ristorante – particolare la griglia che cuoce il cibo sfruttando il calore del vulcano stesso -, ma la visita vera e propria si svolge unicamente in autobus. Esibendo il biglietto potrete salire a bordo del bus, che parte ogni 20 minuti circa e in mezz’ora percorre la Ruta de los Volcanos attraverso il Parco Nazionale. Nel corso del tragitto una voce registrata in più lingue illustra la storia del Parco e vengono effettuate alcune soste per permettere di osservare le formazioni di lava: si tratta in generale di una visita interessante, unico aspetto negativo è che i vetri (verdi e inevitabilmente sporchi) non consentono di scattare belle foto. 

Dal sito che vi ho linkato poco più su, però, se siete interessati potete acquistare un biglietto per una visita guidata speciale, che include un piccolo hiking fino a un punto panoramico. Al momento del mio viaggio questo pacchetto non era disponibile ma credo si tratti di un’offerta molto interessante. In alternativa, per ammirare il paesaggio potreste optare per una piccola escursione a dorso di dromedario o per un trekking nel vicino Parco Naturale dei Vulcani.

Timanfaya

Le opere di Manrique

Dopo i paesaggi vulcanici, un altro elemento da cui non si può prescindere per parlare di Lanzarote sono le opere di architettura paesaggistica dell’artista che più di tutti ha lasciato la sua impronta sull’isola: César Manrique. Ammetto che inizialmente ero scettica nei suoi confronti, leggendo il suo nome in rete decine di volte avevo iniziato a chiedermi: ma davvero non c’è nient’altro da fare o vedere a Lanzarote che non sia visitare le opere di questo singolo artista? E la risposta è che sì, sicuramente c’è altro da fare e da vedere, ma ci si perderebbero alcune delle attrazioni in assoluto più interessanti. 

César Manrique è stato un uomo ed artista eclettico, ecologista quando a malapena si parlava di ambiente, icona pop ma soprattutto innamorato della sua isola. La sua si definisce ‘arte paesaggistica’: osservatori integrati nella montagna, ristoranti in tunnel di lava, giardini pieni di cactus e case scavate nella roccia. Manrique ha utilizzato gli elementi e i colori aspri di Lanzarote per creare qualcosa di nuovo, che non si sa se definire opera d’arte, attrazione turistica o più semplicemente nuovo paesaggio. Le opere che ho visitato e che vi consiglio sono:

♦ LagOmar: una casa spettacolare scavata nella roccia dell’isola, prende il suo nome da Omar Sharif nonostante l’attore ne sia stato il proprietario per pochissimo (il tempo di una partita a bridge se vogliamo credere alla leggenda). Per un’esperienza ancora più particolare, è possibile anche pernottare in uno degli appartamenti ricavati in una parte di struttura. Ingresso 6€ (non incluso nel ticket cumulativo di cui vi parlerò tra poco).

♦ Fundación César Manrique: si trova in una delle case in cui visse Manrique – l’altra si trova ad Harìa ed è anch’essa visitabile, ma personalmente non ci sono stata. Tra i miei punti preferiti c’è la distesa di lava che “attraversa” la vetrata ed entra direttamente in casa. Ingresso 8€, non incluso nel ticket cumulativo.

♦ Jardin de Cactus: il nome è autoesplicativo, si tratta di un piccolo giardino popolato solo e soltanto da cactus di ogni forma, colore e dimensione. Non l’attrazione più imperdibile al mondo ma carino. Ingresso 6,50€, incluso nel ticket cumulativo.

♦ Jameos del Agua: questa è forse l’opera di Manrique in cui più si comprende la sua ricerca di connessione tra architettura e paesaggio. L’attrazione alla base consiste in alcuni laghi sotterranei creati da un’eruzione vulcanica, che ha scavato un lungo tunnel in questa zona dell’isola. Per capire qualcosa in più è indispensabile non limitarsi a Jameos del Agua ma andare a visitare anche la Cueva de Los Verdes, che si trova poco distante e fa parte dello stesso tunnel. Si accede solo con visita guidata, il percorso è lungo circa un chilometro e si impiega poco meno di un’ora andata e ritorno. Ingresso 10€ Jameos e altrettanti la Cueva, inclusi nel ticket cumulativo.

♦ Mirador del Rio: di per sé è un ristorante, ma si visita per la vista del panorama sull’isola La Graciosa che si può godere dalle vetrate o dalle terrazze esterne. Ingresso 5€, incluso nel ticket cumulativo.

Queste non sono le uniche opere di Manrique, mancano all’appello ad esempio il ristorante che si trova a Timanfaya (cui ho accennato più su) ed il monumento al Campesino con la relativa Casa Museo, o ancora il Museo di Arte Contemporanea nel Castillo de San José. Personalmente non ho visitato queste ultime due ma tenetele presente perché possono essere incluse nel ticket cumulativo.

Biglietto cumulativo

Se visitate Lanzarote per la prima volta, è molto probabile che sarete interessati a diverse tra le attrazioni che ho appena citato. In questo caso vi sarà quindi molto utile il biglietto cumulativo offerto dal CACT Lanzarote (l’Ente di promozione turistica dell’isola). Vi lascio qui sotto l’infografica con tutti i dettagli, ma in breve potrete scegliere un ticket valido per 3, 4 o 6 opere e ottenere un risparmio crescente rispetto ai costi dei singoli biglietti. 

Io ho acquistato ad esempio il ticket da 6 centri, ho visitato Montañas del Fuego, Mirador del Rio, Jameos del Agua, Cueva de Los Verdes e Jardin de Cactus (avrei potuto inserire anche il MIAC ma alla fine non ci siamo andati) e risparmiato più di 8€. Il voucher cumulativo è valido per 14 giorni e si può acquistare alla biglietteria di una qualsiasi delle attrazioni incluse. 

Infografica biglietto cumulativo Lanzarote
LagOmar Lanzarote

Le spiagge da non perdere

Il mio viaggio si è svolto a dicembre e sono una persona abbastanza freddolosa, perciò non ho fatto bagni nelle fresche acque dell’Oceano. Ciò non toglie che alcune spiagge meritino comunque la visita – anche restando a riva. Queste sono a mio avviso quelle da non perdere sull’isola di Lanzarote:

→ Punta Papagayo: spesso la zona viene indicata come “Playa Papagayo”, ma in realtà si tratta di un’area più ampia che include diverse spiagge tra cui appunto playa Papagayo. Ci troviamo nella zona sud di Lanzarote, poco lontano da Playa Blanca, e il piccolo promontorio è costellato di spiagge di sabbia chiara o di sassi. L’area è protetta come Parco Naturale perciò all’ingresso vi verrà chiesto di pagare un biglietto di 3€ per automobile. La strada è sterrata ma di facile percorrenza; troverete un parcheggio vicino alle prime spiagge, da lì è necessario proseguire a piedi per quelle più lontane. Tenete presente che essendo tra le spiagge più belle dell’isola è facile che diventino molto affollate. 

→ Caletón Blanco: questa volta all’estremità nord, una spiaggia in cui si ammira il contrasto tra sabbia chiarissima e formazioni di lava nera. 

→ Playa de Famara: famosa tra gli sportivi – il vento costante la rende adatta a surf e kite-surf -, ma anche tra chi ama semplicemente guardarli come me. In generale è una spiaggia bellissima, un paesaggio incredibile e sferzato dal vento abbracciato da un’alta scogliera. 

Chiaramente ci sono moltissime altre spiagge, e attorno ad alcune di esse si sviluppano anche le cittadine più turistiche ricche di alberghi e resort come Playa Blanca, Costa Teguise, Puerto del Carmen. Se volete fare vita da spiaggia vi consiglio in particolare la prima, poiché la zona sud è mediamente più calda e meno ventosa. 

Playa de Famara

Altre cose da vedere a Lanzarote

Un giro a La Geria

Una visita immancabile a Lanzarote è La Geria, la zona del vino. Dalla strada vedrete delle piccole buche nella terra nera con all’interno singole piante di vite: vengono sistemate in questo modo per essere protette dal vento. L’impressione è quella di osservare una superficie lunare costellata di piccoli crateri. Se siete interessati potete fare anche una visita di degustazione in una delle cantine presenti. 

Visitare Teguise

A livello di cittadine, nella maggioranza dei casi Lanzarote offre semplici agglomerati di alberghi e attività turistiche abbastanza anonimi, come Playa Blanca o Puerto del Carmen, o al contrario piccoli villaggi di pescatori che paiono fuori dal mondo come La Santa. Arrecife è la città principale, ma comunque non colpisce in modo particolare. L’unico villaggio che si distingue per bellezza è Teguise, nell’entroterra dell’isola, che un tempo era capoluogo di Lanzarote e delle Canarie. Prendetevi un po’ di tempo per perdervi tra i suoi vicoli e per pranzare in uno dei ristoranti del centro. Tutte le domeniche si tiene anche un mercato molto apprezzato. 

Il lago verde di El Golfo

Un altro luogo che avrete visto in diverse fotografie è il lago verde di El Golfo, originato nel corso di una delle eruzioni vulcaniche dell’isola. Il colore è dato da alcuni vegetali presenti in acqua. Non l’ho trovato imperdibile, ma è una visita velocissima quindi un salto si può fare. Tenete presente che il lago si può osservare solo dall’alto da una sorta di punto panoramico che si raggiunge dal parcheggio, non è possibile proseguire oltre. 

Escursione a La Graciosa

Infine, un’ultima cosa da fare che vi segnalo è un’escursione sull’isola La Graciosa: Orzola, nella parte settentrionale di Lanzarote, e Caleta de Sebo, “capoluogo” di La Graciosa, distano meno di mezz’ora di traghetto (costo 26€ a/r, potete acquistare i biglietti qui). Si tratta di una piccola isola selvaggia, i cui (pochi) abitanti si concentrano nel capoluogo mentre il resto del territorio si visita a piedi oppure in bicicletta – potrete noleggiarne una a circa 10€ al giorno. Vale la pena soprattutto nella bella stagione perché sull’isola si trovano alcune bellissime spiagge. 

La Geria Lanzarote

Quanti giorni trascorrere a Lanzarote

Qui è dove confesserò che le Canarie, in realtà, non mi hanno particolarmente colpita. Si tratta ovviamente di un’opinione personalissima e non sto dicendo che non valga la pena di organizzare un viaggio a Lanzarote, vi ho appena descritto diversi paesaggi ed attrazioni che meritano senz’altro la visita. Però non è stata una destinazione da cui sono rientrata a casa con la voglia di tornarci presto. 

Nel nostro caso abbiamo trascorso 6 notti a Lanzarote e le ho trovate troppe. Di nuovo, è un’opinione personale e deriva anche dal fatto che non cercavamo “vita da spiaggia” e che siamo abituati a destinazioni molto ricche di cose da fare e vedere, ma se mi chiedete quanti giorni trascorrere a Lanzarote la mia risposta è 4, massimo 5. Se avete a disposizione una settimana – per via dei voli – e non avete in programma giornate in spiaggia vi consiglierei quindi di trascorrere almeno un paio di giorni a Fuerteventura, che dista meno di mezz’ora in traghetto. 

Come arrivare e come muoversi a Lanzarote

Lanzarote si raggiunge dall’Italia con volo diretto ad esempio con Ryanair (da Milano, Roma o Bologna) o con Easyjet (da Milano, c’era una tratta anche da Venezia che ho utilizzato per il mio viaggio ma al momento risulta sospesa). È possibile anche atterrare su un’altra delle isole Canarie e poi spostarsi a Lanzarote in traghetto: vi lascio i link delle singole compagnie che operano su queste tratte, Fred Olsen o Armas. 

Una volta a destinazione vi sarà indispensabile un’auto: l’isola è grande e sarebbe impossibile esplorarla appieno utilizzando solo la rete di autobus. Vi consiglio come sempre di comparare i prezzi su Autoeurope o Rentalcars per trovare l’offerta più conveniente. Nel mio caso ho pagato circa 140€ per un’auto di categoria economy. 

Se però preferite spostarvi con i mezzi pubblici, a questo link trovate orari e linee degli autobus a Lanzarote. 

Fundacion Manrique

Dove dormire

Come spesso accade, la scelta di dove dormire a Lanzarote dipende in larga parte dal genere di vacanza che cercate. Le località più turistiche e quindi ricche di attività anche per la vita notturna sono il capoluogo Arrecife oppure Puerto del Carmen, Playa Blanca e Costa Teguise. Tra queste, Playa Blanca è l’ideale se cercate una località comoda alle spiagge migliori, tranquilla e riparata dal vento. Puerto del Carmen e Arrecife offrono probabilmente la vita notturna più attiva, mentre Costa Teguise mi ha dato l’impressione di essere una destinazione frequentata soprattutto da famiglie con bambini. 

Nel mio caso non ho scelto nessuna di queste località, perché cercavo una località più tranquilla possibile in cui rilassarmi vista mare. Ho optato quindi per un appartamento a La Santa e l’ho trovato perfetto per lo scopo. In alternativa, anche dormire a Teguise o in generale nell’entroterra di Lanzarote potrà regalarvi un soggiorno tranquillissimo. 

Vi lascio comunque un paio di link di strutture in cittadine più “vive” che avevo valutato prima di scegliere La Santa: 

♦ Villas Lanzasuites a Playa Blanca

♦ El Charco ad Arrecife

Dove e cosa mangiare

Vi lascio infine con un paio di consigli di gola. Tra le preparazioni tipiche da non perdere citerei come prima cosa il mojo, una salsa in versione rossa (con paprika) o verde (con prezzemolo o coriandolo) che vi serviranno all’inizio di qualsiasi pasto accompagnata dal pane. Un altro grande classico sono le papas arrugadas, piccole patate cotte in acqua salata con la buccia – non mi hanno fatto impazzire, ma vanno assaggiate almeno una volta. In generale, le altre preparazioni sono spesso comuni a quelle della cucina spagnola continentale, come ad esempio paella e polpo alla gallega (buonissimo, tagliato a fette sottili e cosparso di paprika). 

Riguardo al dove mangiare a Lanzarote, vi consiglio alcuni indirizzi in cui mi sono trovata bene (mentre altri li considero decisamente nella media, perciò tanto vale che scegliate un ristorante a caso):

♦ ALMA Tapas a La Santa, ideale per una cena romantica con cucina spagnola/fusion. Prezzi medio-alti, ma del resto è un locale piuttosto elegante.

♦ El Barquillo, sempre a La Santa: è una sorta di osteria molto, molto spartana aperta solo a pranzo. Si mangia bene (soprattutto pesce) spendendo pochissimo, perciò è sempre affollato.  

♦ La Tahona: ristorante tradizionale a Teguise in cui si possono assaggiare alcuni piatti “della nonna” come lo spezzatino e la ropa vieja. Molto buoni anche i prezzi.

Dove mangiare a Lanzarote

Cosa vedere a Lanzarote: una settimana alle Canarie
MangiaViaggiaAma

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Cosa vedere a Paros, Grecia

Cosa vedere a Paros, Grecia
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Piccola guida all’isola delle Cicladi: le spiagge e i paesi da non perdere, come arrivare, dove dormire e dove mangiare

Non so se fa quest’effetto solo a me, ma arrivare in Grecia mi regala sempre un moto di nostalgia, misto a dolcezza, misto a pura e semplice felicità. Se poi sono le Cicladi, ancora di più. Qui mi sento sempre a casa, in pace col mondo.

Quest’anno abbiamo scelto di visitare l’isola di Paros, la decima (abitata, escludo quindi Delos) che visitiamo in Grecia. Un’esplosione di bouganville e case di un bianco accecante, con un’anima mondana che rimane però limitata a Naoussa e dintorni, ampie spiagge e la solita, inimitabile, atmosfera greca. 

Cosa vedere a Paros

Cosa vedere sull’isola di Paros

Ogni visita a un’isola delle Cicladi parte solitamente dal capoluogo, o Chora. A Paros si chiama Parikia, è il centro abitato più grande dell’isola, offre diversi servizi tra cui il porto principale – quindi quasi certamente sarà qui che approderete al vostro arrivo – e un centro storico caratteristico. Magari non elegante come la Chora di Naxos o di Mykonos, ma senz’altro affascinante. 

È innegabile però che la cittadina più famosa di Paros sia un’altra, ovvero Naoussa. Con i suoi vicoli caratteristici, il porticciolo, i tavoli dei ristoranti a due passi dall’acqua e soprattutto i suoi locali e negozi eleganti, Naoussa è il fulcro dell’anima più mondana dell’isola. Va visitata di giorno, quando si svuota perché i turisti sono in spiaggia, e di sera per cenare almeno una volta in uno dei suoi locali – ma se cercate la tranquillità vi consiglio di non prenotare un alloggio qui né nelle immediate vicinanze. 

Altra località imperdibile da visitare è Lefkes, l’unico “villaggio montano” di Paros, che si trova al centro dell’isola a un’altitudine di meno di 300 metri. Si tratta di un piccolo gioiello, a mio avviso una delle località più belle di Paros, dove godersi un po’ di serenità e assaporare l’atmosfera più autentica delle Cicladi.

Lefkes Paros

Le spiagge di Paros da non perdere

Accanto a villaggi di pescatori e villaggi di montagna, le grandi protagoniste rimangono loro: le spiagge. Paros offre molte spiagge per ogni esigenza, attrezzate o selvagge, più o meno accessibili, in gran parte sabbiose. Non farò un lungo elenco perché per questo è sufficiente uno sguardo alla mappa, ma vorrei dare giusto qualche indicazione di massima e per comodità dividerò la descrizione in zone. 

-> Sulla costa settentrionale si trovano alcune delle spiagge più note di Paros, come Kolimbithres o Monastiri. Sono belle – specie la prima – ma tendenzialmente più affollate di altre, poiché frequentate da tutti i turisti che alloggiano a Naoussa e dintorni. A nord-est c’è però anche Lageri, molto più tranquilla.  

-> La costa orientale di Paros è disseminata di spiagge, dalle più attrezzate e frequentate come Santa Maria o Chrissi Akti (Golden Beach e New Golden Beach), alle baie completamente deserte – le mie preferite. Tra queste vi consiglio ad esempio Damuli e Aspros Gremos, entrambe poco lontane da Ampelas. Non ci sono ombrelloni né altri servizi quindi arrivate preparati, l’accesso è comunque abbastanza comodo attraverso delle scalette sul lato. Per raggiungere molte di queste calette è necessario percorrere dei tratti di sterrato, ma un’auto di categoria mini/economica è sufficiente. 

-> Anche a sud si trovano soprattutto spiaggette poco frequentate: si è infatti lontani da Naoussa e Parikia e non tutti i turisti si spingono fin qui. Mi riferisco ad esempio a Lolantonis, Glyfa e Tripiti.

-> Sulla costa occidentale segnalo la poco conosciuta Makria Miti, oppure se cercate qualcosa di più attrezzato (ma comunque tranquillo) Voutanikos o Parasporos. La spiaggia di Pounta è invece frequentata principalmente dai kitesurfer. 

Spiagge di Paros

Visitare Antiparos

Una visita a Paros non sarebbe completa senza dedicare almeno una giornata alla sorella minore, Antiparos. Ci sono collegamenti per soli passeggeri dal porto di Parikia – circa mezz’ora di traversata – oppure traghetti veri e propri da Pounta che impiegano meno di dieci minuti di viaggio. Vi consiglio di scegliere questa seconda opzione, poiché Antiparos è un’isola piuttosto grande e avrete bisogno di un mezzo di trasporto per esplorarla al meglio. Il costo è di 1,30€ a passeggero più 6,30€ o 7,30€ per l’auto, a seconda della sua lunghezza. I biglietti si acquistano esclusivamente a bordo e in alta stagione c’è un traghetto ogni mezz’ora o venti minuti (qui trovare gli orari).

Al vostro arrivo sbarcherete nell’unico vero centro abitato dell’isola, la Chora di Antiparos, ricca di locali e negozi, con una bella atmosfera che mi ha fatto rimpiangere di non aver pernottato qui almeno una sera. Per raggiungere le spiagge più interessanti dovrete imboccare la strada che corre verso sud e guidare per poco più di dieci chilometri: troverete prima Soros Beach, poi Sostes e infine, sulla punta, un piccolo gioiellino chiamato Faneromeni. Attenzione però perché gli ultimi chilometri sono di strada sterrata, con buche che possono diventare insidiose. Svoltando invece verso sud ovest si raggiunge Agios Georgios, con un paio di taverne per il pranzo e altre spiagge. 

Antiparos

Come arrivare a Paros e come muoversi

Sull’isola di Paros è presente un piccolo aeroporto, utilizzato dalla Aegean con partenze da Atene. Il modo più comune per arrivare a Paros è però il traghetto, soprattutto perché l’isola si trova in posizione centrale rispetto ai due scali principali delle Cicladi delle compagnie low cost: Santorini e Mykonos. I traghetti più veloci impiegano due ore da Santorini e 40 minuti da Mykonos – per confrontare i costi delle diverse compagnie e prenotare senza commissioni vi consiglio di utilizzare il sito FerryHopper. 

Una volta arrivati a Paros vi servirà un mezzo di trasporto: ci sono infatti degli autobus ma le corse non sono così frequenti – trovate tratte e orari qui – e in ogni caso non consentono di arrivare ovunque.             

Attenzione! Prima di valutare pro e contro di scooter e auto, è bene ricordare innanzi tutto che in Grecia per noleggiare uno scooter di qualsiasi cilindrata è obbligatoria la patente A (o patente B conseguita prima del 1986).  

Personalmente dopo aver confrontato i costi di un mezzo a due (minimo 125cc, perché ci saremmo comunque saliti in due) o quattro ruote, ho scelto di noleggiare un’auto poiché i prezzi erano pressoché equivalenti e non c’era quindi motivo di rinunciare a un po’ di comodità in più. Dopo la consueta ricerca comparativa su Autoeurope e Rentalcars ho così prenotato un’auto di categoria Economy a 183€ compresa assicurazione Kasko.

Naoussa Paros

Dove dormire

La scelta di dove dormire a Paros dipenderà in primo luogo da che genere di vacanza cercate: se volete essere “al centro della scena”, comodi alla vita mondana ed ai locali per l’aperitivo, meglio restare a Naoussa o nei dintorni. Parikia è un compromesso per chi vuole avere tutti i servizi a portata di mano, magari per evitare di noleggiare un mezzo. Ma se volete riposarvi e godervi un po’ di tranquilla atmosfera greca, allora vi consiglio di cercare un alloggio in uno dei paesini della zona meridionale: Piso Livadi e Aliki, ad esempio, pur essendo piccoli hanno un bel porticciolo per la passeggiata serale e diversi ristoranti in cui cenare.

Noi avevamo prenotato un appartamento a Piso Livadi, che però presentava diversi problemi e ci ha spinti a cambiare stanza dopo la prima notte – sì, può capitare di incappare in una struttura inadeguata, anche ai viaggiatori incalliti. Siamo però stati molto fortunati nel trovare una camera disponibile agli Elizabeth Studios, poco distante da Golden Beach. La struttura è recente e molto curata, con camere confortevoli ognuna con la sua terrazza o patio vista mare. 

Come accennavo poco più su, tornassi indietro valuterei comunque di dividere le notti: invece di 6 a Paros, ne trascorrerei 4 qui e 2 ad Antiparos, per godermi l’atmosfera della Chora semi deserta quando i turisti giornalieri rientrano sull’isola principale. 

Paros

Dove mangiare a Paros

Chiudo come di consueto con un paio di consigli di gola, partendo comunque dal presupposto che da queste parti è difficile mangiare male. Ecco alcuni indirizzi in cui mi sono trovata particolarmente bene e che vi segnalo quindi volentieri:

To Kima, sul lungomare di Drios. Siamo capitati in questo minuscolo centro abitato per puro caso, solo perché la nostra camera distava poche centinaia di metri, ma è stata un’enorme fortuna perché ci siamo così imbattuti in uno tra i ristoranti migliori dell’isola. Ha aperto  con nuova gestione (e nuova veste) da poco, a guardarlo potrebbe sembrare inavvicinabile invece i prezzi sono solo di poco più alti della media – e in linea con Naoussa in ogni caso. Ci abbiamo mangiato una delle migliori moussaka di sempre e mi pento amaramente di non aver provato anche le colazioni. Non perdetevelo! (Se vi dovesse interessare, hanno anche delle camere che dalle foto sembrano bellissime). 

– Tra i ristoranti sul mare di Naoussa siamo stati da Statheros e abbiamo mangiato bene, anche se il punto di forza è più l’ambientazione che il cibo. 

– A Lefkes non perdetevi le loukoumades da To Glyko Koutali: un localino minuscolo vicino all’ingresso del parcheggio, la titolare (canadese) prepara a mano sia le piccole frittelle sia le creme in molti gusti diversi. 

– Ad Antiparos invece vi consiglio una tappa per colazione (o merenda) da Nautica, uno dei primi locali che vedrete lungo la strada dopo essere sbarcati dal traghetto: i suoi pancake sono spettacolari ed anche il caffè è degno di nota. 

Dove mangiare Paros

Se state confrontando varie isole greche per decidere quale visitare, qui trovate qualche articolo che potrebbe interessarvi:

Cosa vedere a Paros, Grecia
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Cosa vedere in Toscana: itinerario di una settimana

Cosa vedere in Toscana: itinerario di una settimana
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Inutile girarci intorno, questa è – e probabilmente rimarrà, o almeno così mi auguro – l’estate più strana che affronteremo in vita nostra. L’estate dei dubbi, della paura, dei sogni rimandati a data da destinarsi perché il nostro passaporto ha perso molti dei suoi super poteri e le frontiere faticano a riaprirsi. E anche se si riapriranno, in molti probabilmente avranno qualche comprensibile timore ad attraversarle. 

È l’occasione per esplorare quel che offre il nostro Paese, ne approfitto quindi per scrivere un po’ di più di destinazioni italiane. Ad esempio con qualche itinerario on the road dedicato alle nostre regioni, perfetto per una partenza last minute: basta caricare le valigie in auto e partire. 

Iniziamo da una delle regioni più belle d’Italia ed una delle migliori in assoluto da esplorare on the road: ecco cosa vedere in Toscana in una settimana, un itinerario tra città d’arte, paesaggi mozzafiato e tante, tante torri.

Toscana cosa vedere 7 giorni

Cosa vedere in Toscana: le tappe giorno per giorno

Giorno 1 -> Partiamo da una delle città che preferisco in assoluto, non solo in Toscana ma in tutta Italia: la bella Lucca. Con le sue mura perfettamente conservate e il centro storico dove ogni scorcio pare una cartolina, Lucca è una cittadina davvero imperdibile. 

Tra le attrazioni da visitare ci sono due torri, le uniche rimaste nel centro di Lucca: una è la Torre delle Ore e l’altra la Torre Guinigi, con il caratteristico giardino pensile sulla cima. In generale le torri panoramiche saranno un appuntamento fisso un po’ ovunque in Toscana, perciò preparatevi a salire centinaia di gradini (e a mettere da parte la claustrofobia poiché alcune scalette sono piuttosto strette). 

Piccola annotazione che farò qui ma che è valida per tantissime delle tappe di questo on the road: Lucca meriterebbe tranquillamente un intero weekend, se qui le riservo meno tempo è perché si tratta di un itinerario pensato per una settimana, in cui bisogna per forza di cose rinunciare a un po’ di “lentezza” per avere un assaggio generale della regione.

Notte a Lucca.

Giorno 2 -> Visitiamo Pisa, altra destinazione che non ha certo bisogno di presentazioni. Personalmente ho scelto di mantenere Lucca come base per la notte, perché nonostante l’indubbia bellezza della Piazza dei Miracoli trovo il resto della città meno interessante di altre località toscane. Vi sarà sufficiente una mezza giornata per visitare il Duomo, il Battistero e per salire sulla celebre Torre (prenotando in anticipo i biglietti o con una visita guidata generale come questa). 

Notte a Lucca.

Itinerario Toscana

Giorno 3 -> Tempo di percorrere un po’ di chilometri in auto diretti verso sud: le tappe principali di questa giornata saranno due città forse meno note rispetto ad altre località toscane, ma non per questo meno interessanti – ed anzi, io le ricordo con estremo piacere anche per la loro tranquillità e per il minor numero di turisti in giro. Parlo di Arezzo e della vicina Cortona, entrambe con origini etrusche. Salutate le vie pianeggianti di Lucca e Pisa, qui noterete da subito la seconda caratteristica che accomunerà molte tappe on the road in Toscana oltre alle torri panoramiche: i centri storici si trovano spesso e volentieri in cima a una ripida salita. Se riuscite a non abbuffarvi troppo di pici e cantucci, tornerete dal viaggio con dei polpacci allenatissimi.

Notte in zona Arezzo/Cortona.

Giorno 4 -> Di nuovo in auto, ancora un pochino più a sud per esplorare una delle aree più scenografiche della regione: la Val d’Orcia. Tra le tappe da non perdere in questa zona ci sono sicuramente Montepulciano e Montalcino, entrambe celebri per la produzione di vino oltre che per la bellezza architettonica, ma anche la pittoresca Pienza e il piccolo gioiello di Bagno Vignoni, la cui piazza è occupata da una grande vasca di acqua termale. 

Altre soste lungo la strada all’Abbazia di Sant’Antimo e alla cappella della Madonna di Vitaleta. Molto vicino a Pienza, cercando su Google Maps “Cipressi del Gladiatore” troverete inoltre un panorama che non potrà che apparirvi familiare.

Notte in zona Pienza/San Quirico d’Orcia.

Siena

Giorno 5 -> Il percorso compie una specie di anello, iniziamo quindi a risalire in direzione Siena. Inutile sottolineare anche in questo caso che si tratta di una città che meriterebbe una visita di diversi giorni, soprattutto per chi ama la storia dell’arte. Siena è una città elegante, che mantiene intatta la sua atmosfera medievale, a partire da Piazza del Campo – senz’altro una delle piazze più belle al mondo. Se è la prima volta che passate da Siena valutate di partecipare a una visita guidata per scoprire qualcosa in più sulla città, da non perdere poi la vista panoramica dalla Torre del Mangia (i biglietti non si possono prenotare in anticipo purtroppo) e la visita al Duomo. 

Notte in zona Colle Val d’Elsa.

Giorno 6 -> Facendo base nei dintorni di Colle Val d’Elsa, ci sono diverse altre località da visitare tra cui Volterra e la città delle torri per definizione, San Gimignano. Merita una sosta anche Monteriggioni, per fare una passeggiata sulla cinta muraria e ammirare il panorama circostante. 

Notte in zona Colle Val d’Elsa.

Giorno 7 -> Per chiudere il cerchio e l’itinerario, potete scegliere tra diverse alternative. La prima, più classica, vi porta a Firenze per una giornata nel capoluogo toscano – se cercate indicazioni su cosa vedere in città potete leggere questo mio articolo. La seconda vi porta in Valdera, e anche in questo caso vi lascio un altro articolo per approfondire. La terza punta invece al mare, magari per visitare Livorno con una passeggiata sulla Terrazza Mascagni e un buon cacciucco. 

San Gimignano

Itinerario in Toscana: consigli generali

Come ripeto sempre nei miei itinerari, questa è solo una traccia e non pretende certo di mostrarvi tutto, né tutte le cose migliori che la Toscana ha da offrire: si tratta di una regione ricchissima dove è facile che ogni piccolo borgo meriti una sosta. Di certo però è un itinerario classico che include molte delle attrazioni più celebri. 

Tra le grandi “escluse” che potreste valutare di inserire, soprattutto con qualche giorno in più a disposizione: 

  • La zona sud, in provincia di Grosseto, con Pitigliano e le Terme all’aperto di Saturnia
  • Le terme in generale, io le ho saltate perché non sono una grande appassionata ma ci sono località molto rinomate come Chianciano o Montecatini
  • La costa, con la Maremma, Viareggio e via dicendo
  • Pistoia, Prato, San Miniato (e potrei andare avanti all’infinito)

Come arrivare e come muoversi

L’itinerario proposto è perfetto per un on the road, senza auto a disposizione ci si può muovere in treno tra molte località ma non sarebbe la stessa cosa. La bellezza di un viaggio in Toscana è data anche dai paesaggi che si possono ammirare fuori dal finestrino, senza considerare che seguire questo itinerario senza dormire in agriturismi in mezzo alle colline farebbe subito perdere all’esperienza metà della sua magia. 

Il percorso può chiaramente partire da una qualsiasi delle località toccate, la zona di Lucca/Pisa è un buon punto di partenza per tutti coloro che arrivano da nord e anche per chi dovesse arrivare all’aeroporto di Pisa con Ryanair. In questo caso potete confrontare i prezzi per noleggiare un’auto su portali come Rentalcars o Autoeurope. 

Le strade da non perdere

Proprio perché parte della bellezza di questo viaggio è data dalla strada stessa, ecco alcuni tratti da non perdere: 

  • Nelle Crete Senesi, la Via Lauretana, la strada provinciale del Pecorile (con panorama dall’Agriturismo Baccoleno), la SP438 da Asciano a Siena. 
  • In Val d’Orcia, la strada provinciale 88 che porta a Monticchiello con l’inconfondibile esse affiancata dai cipressi.

Toscana cosa vedere

Dove dormire in Toscana

Qui alcuni consigli di indirizzi per dormire in Toscana. Tenete presente che ho privilegiato le sistemazioni in mezzo alla natura, specialmente agriturismi, a quelle cittadine. Alcune di queste però in periodi d’alta stagione accettano solo prenotazioni di minimo due notti.

  • A Lucca: durante l’itinerario on the road ho dormito poco fuori dalla città alla Locanda del Pesce Briaco (che ha tra l’altro un ottimo ristorante). In un’altra occasione ho pernottato invece nel centro storico al Cortile di Elisa.
  • In zona Arezzo/Cortona: Borgo Dolci Colline, in posizione meravigliosa
  • In zona Pienza: Podere Rigopesci a Monticchiello
  • In zona Colle Val d’Elsa: avevo trovato un’ottima offerta a prezzo stracciato a Villa Sabolini, in alternativa avrei valutato la Tenuta di Mensanello.
  • A Firenze: attenzione a prenotare con anticipo perché una camera in città può essere carissima. Da tenere d’occhio: B&B Lorena Suites

Toscana dove dormire

Cosa vedere in Toscana: itinerario di una settimana
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Siviglia: cosa vedere in un weekend

Siviglia: cosa vedere in un weekend
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“¡Quien no ha visto Sevilla, no ha visto maravilla!”

Era stata nei programmi di viaggio per un itinerario più completo in Andalusia, poi rimandato per cause di forza maggiore. Così quando si è ripresentata l’occasione di visitarla l’abbiamo colta al volo e non posso che essere d’accordo con questa citazione: Siviglia è una città meravigliosa, un luogo che è un continuo déjà vu. Mi sono sentita tra le strade di Santo Domingo e tra i colori dell’Havana e di Cuba in generale, poi un po’ a Palermo e tra le città imperiali del Marocco. Una sorta di commistione di mille altri luoghi, e chissà quanti non ne ho riconosciuti perché non li ho ancora visitati.

Che sia durante una tappa on the road in Andalusia o per un singolo weekend a Siviglia: cosa vedere e cosa fare in città.

Siviglia cosa vedere

Cosa vedere a Siviglia

Le tappe imperdibili: Cattedrale e Alcazar

Ci sono (almeno) due cose che è proprio impensabile non visitare durante un viaggio a Siviglia: la Cattedrale e l’Alcazar. La prima è una delle chiese  più grandi del mondo ed è stata costruita sulla pianta di una moschea preesistente – che è il motivo per cui ha una pianta così particolare. Il vecchio minareto è stato conservato e trasformato in campanile, chiamato Giralda, da cui si può godere di una bella vista su tutto il centro storico di Siviglia. Il mio angolo preferito della Cattedrale è però il Patio de los Naranjos, un tempo ingresso della moschea, pieno appunto di alberi d’arancio.

L’Alcazar è invece il palazzo reale di Siviglia, costruito durante la dominazione araba e poi adattato nei secoli dai vari sovrani spagnoli dopo la Reconquista. Oltre alla bellezza del palazzo stesso, tra i motivi per cui si visita l’Alcazar ci sono gli splendidi giardini dove si potrebbero trascorrere tranquillamente diverse ore.

Sia la Cattedrale di Siviglia che l’Alcazar sono visitati da un enorme flusso di turisti ogni giorno, perciò se non volete ritrovarvi in coda per ore è necessario prenotare i biglietti online in anticipo. A questo link trovate ad esempio un’offerta combinata con visita guidata, una buona idea soprattutto se avete poco tempo a disposizione per esplorare i siti in autonomia.

Cattedrale di Siviglia

Siviglia moderna: Plaza de Espana e Setas de Sevilla

Plaza de España a Siviglia è l’esempio di come un’opera relativamente moderna possa entrare a far parte delle attrazioni imperdibili di una città. Questa enorme e coloratissima mezzaluna, apoteosi di azulejos colorate, è stata infatti costruita in occasione dell’Expo del 1929 insieme al Parco Maria Luisa che la circonda e ad altri edifici di questa zona. Probabilmente prima della sua costruzione sarebbe stato difficile immaginarla, ma oggi è una delle piazze più belle e celebri di Spagna.

Altra opera moderna che invece non ha messo d’accordo proprio tutti è il Metropol Parasol, rinominata ben presto “Setas de Sevilla” ovvero “funghi di Siviglia”. Inaugurato nel 2010, l’opera dell’architetto Jürgen Mayer è la struttura in legno più grande del mondo. C’è chi la considera troppo contemporanea ed invasiva per un centro storico come questo, e chi invece la reputa un’ulteriore ricchezza in città. Di certo i Funghi sono oggi una delle cose da vedere a Siviglia, è anche possibile salire su una passerella panoramica che arriva a quasi 30 metri di altezza. (Prezzo del biglietto: 5€ – si può acquistare in anticipo dal sito ufficiale)

Las Setas di Siviglia

Il consiglio in più: Casa de Pilatos

Non tutti lo conoscono, ma Casa de Pilatos è uno dei palazzi più belli di Siviglia e merita assolutamente una visita. Si trova tra i vicoli fioriti del Barrio Santa Cruz, già di per sé un’attrazione,  ed è un paradiso per chi come me adora le azulejos colorate. Il biglietto costa 10€ per il solo pianterreno oppure 12€ per accedere anche al piano superiore, a quest’ultimo si può accedere solo con una guida ma secondo me potete anche farne a meno (soprattutto se la visita precedente è appena iniziata e dovreste quindi aspettare un’ora per la successiva).

Ci sono tante altre possibili cose da vedere a Siviglia, da Plaza de Toros al quartiere di Triana oltre il fiume, ma la verità è che tolte le tappe fondamentali e imperdibili, per godervi la città vi basterà anche solo camminare tra le migliaia di alberi d’arancio, i vicoli andalusi e il profumo di tapas.

Casa de Pilatos

Come arrivare e come muoversi

Siviglia è ben collegata all’Italia da voli low cost, noi l’abbiamo raggiunta ad esempio con Easyjet da Venezia ma c’è anche Ryanair in partenza da oltre una dozzina di città italiane. L’aeroporto si trova a pochi chilometri dal centro e al vostro arrivo potrete scegliere tra una mezz’ora in autobus (fermata finale in Plaza de Armas, biglietto singolo 4€ o 6€ a/r) o 15 minuti in taxi/Uber (tra i 20€ e i 30€ in taxi, dai 15€ circa con Uber a seconda della destinazione finale e dell’orario).

Il centro storico di Siviglia è abbastanza raccolto perciò se scegliete bene l’alloggio potrete spostarvi a piedi senza sentire il bisogno di prendere i mezzi pubblici; all’occorrenza troverete diverse linee di autobus, tram e metro, ma non vi consiglio di acquistare abbonamenti perché li utilizzerete davvero poco. Per eventuali tragitti più lunghi, ad esempio per raggiungere Plaza de Espana, potete anche chiamare un Uber.

In città vedrete anche numerosissimi monopattini elettrici: ci sono due compagnie principali a Siviglia, Lime e Bird, troverete i veicoli parcheggiati ovunque. Per sbloccarli vi basterà installare l’app, collegare un metodo di pagamento, e inquadrare il codice QR sul monopattino. Il costo è di 1€ per partire più 20 centesimi al minuto con Lime e 25 centesimi con Bird. Sono un’idea simpatica ma in due persone rischia di essere più economica una singola corsa con Uber rispetto al noleggio di due monopattini elettrici.

Dove dormire a Siviglia

Il mio consiglio è di scegliere un alloggio centrale, in modo da potervi poi spostare a piedi per tutto il viaggio senza necessità di fare un abbonamento per i mezzi pubblici. Mi sono trovata molto bene all’Hotel America, in zona tranquilla ma a pochi minuti a piedi dalla Cattedrale e con camere rinnovate di recente.

Plaza de España

Siviglia: cosa vedere in un weekend
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Chiang Mai e dintorni: viaggio in Thailandia del nord

viaggio-in-thailandia-cosa-vedere-chiang-mai/">Chiang Mai e dintorni: viaggio in Thailandia del nord
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Nonostante la prima immagine associata alla Thailandia sia quella di un’isola paradisiaca con spiagge bianche e acque turchesi, una delle zone più amate dai turisti è il nord del Paese. Intorno a Chiang Mai, città con un’atmosfera rilassata e piena di alloggi e ristoranti per tutte le tasche, e Chiang Rai poco più a nord, si concentrano siti di interesse storico-culturale ma anche innumerevoli parchi naturali e possibilità escursionistiche. L’offerta pressoché infinita di cose da fare e vedere, l’atmosfera di cui sopra e il fatto che ci siano decine di voli che collegano ogni giorno Chiang Mai a Bangkok con prezzi irrisori, fanno sì che l’itinerario di un viaggio in Thailandia comprenda sempre più spesso il nord del Paese.

Per visitare Chiang Mai e dintorni vi consiglio di fermarvi in città almeno 3 notti, ma anche in una settimana intera non avreste modo di annoiarvi: ecco qualche consiglio su cosa fare e cosa vedere in Thailandia del Nord, tra storia, natura e cucina tradizionale.

Chiang Mai cosa vedere

Viaggio in Thailandia del nord: cosa vedere e cosa fare a Chiang Mai e dintorni

Fare un corso di cucina a Chiang Mai

Uno dei ricordi più divertenti che ho portato a casa dalla Thailandia è il corso di cucina fatto a Chiang Mai. In città esistono moltissime scuole che offrono corsi di questo genere, giornalieri oppure serali per consentire di visitare altre attrazioni durante il giorno. Le varie proposte hanno un programma tutto sommato sovrapponibile: si inizia con una breve visita al mercato o all’orto per individuare alcuni ingredienti di base, poi ci si cimenta in cucina e si conclude cenando con ciò che si è preparato. Noi abbiamo scelto il corso serale di Asia Scenic fidandoci delle ottime recensioni – che non possiamo che confermare a nostra volta.

Fare un corso di cucina, specie in un luogo così lontano da noi, è un ottimo modo per imparare qualcosa in più sulla gastronomia tradizionale: in Thailandia si scopre ad esempio che gli elementi di base di molte ricette sono le varie paste di curry, trasformati in zuppe o usati per cucinare la carne, e le onnipresenti salse di pesce e di ostrica (con un odore nauseabondo ma capaci di regalare il gusto perfetto a Pad Thai e molto altro una volta versate nel wok). Il resto è questione di emotions, come spiegato dalla nostra insegnante di cucina. Troppo salato? Butta un po’ di zucchero. Troppo dolce? Aggiungi un po’ di sale. Et voilà.

Corso di cucina Chiang Mai

Visitare i templi di Chiang Mai

Una delle attrazioni principali di Chiang Mai è il tempio di Wat Phrathat Doi Suthep, in cima a un monte che domina la città, che custodisce secondo la leggenda una reliquia del Buddha. Per raggiungerlo potete unirvi a un’escursione organizzata oppure semplicemente noleggiare uno scooter, troverete decine di negozi nelle vie centrali utili a questo scopo.

L’intera Chiang Mai poi è famosa per i suoi numerosissimi templi che affollano il centro storico: i più celebri sono il Wat Phra Singh, il Wat Chedi Luang ed il Wat Phan Tao, interamente realizzato in legno tek come omaggio al commercio di questa materia prima preziosissima che per lungo tempo è stata centrale nell’economia locale.

Visitare un santuario per elefanti

Anche se ancora sopravvivono agenzie che offrono ai turisti passeggiate a dorso d’elefante, vi ho già raccontato come questo genere di attività debba essere boicottato con forza. Il dorso dell’animale non è fatto per trasportare grossi pesi, anche se la mole potrebbe trarci in inganno, e la conformazione del suo stomaco fa sì che l’elefante debba mangiare di continuo per restare in salute – cosa che ovviamente non è possibile se viene sfruttato per ore a uso e consumo dei turisti.

C’è un modo migliore per incontrare questi animali ed è visitando un Elephant Sanctuary, ovvero un parco che si occupa di accudire gli elefanti facendogli sì incontrare i turisti, ma in modo più sostenibile. I due parchi principali sono l’Elephant Nature Park e l’Elephant Jungle Sanctuary, anche se ce ne sono di ulteriori più piccoli. Tutti offrono escursioni di una giornata intera o mezza giornata, con trasporto andata e ritorno dagli alloggi nel centro di Chiang Mai. Ve ne ho parlato in modo approfondito qui: Incontrare gli elefanti in Thailandia.

Viaggio in Thailandia elefanti

Chiang Rai e il Tempio Bianco

Da Chiang Mai potete proseguire ulteriormente verso nord e raggiungere Chiang Rai. Molti scelgono di farlo in giornata, ma personalmente vi consiglio di fermarvi almeno una notte perché il tragitto dura oltre 3 ore (e di cose da vedere ne avrete anche qui). Il modo più semplice ed economico è prendere un autobus della compagnia Green Bus, potete prenotare il biglietto alla stazione di Chiang Mai.

Uno dei motivi principali per cui si raggiunge Chiang Rai è il celebre Wat Rong Khun, anche noto come “Tempio Bianco”. Un’opera d’arte contemporanea estremamente bizzarra e estremamente fotogenica: a uno sguardo distratto potrebbe sembrare un semplice tempio di un bianco accecante, solo poi si notano le centinaia di mani tese dal terreno verso il cielo, gli scheletri e altre figure a metà tra robot e alieni. All’interno, dove non è possibile scattare foto, ci sono immagini che vanno da Batman ai Pokemon.

Mae Salong e le piantagioni di tè

Ancora più a nord, quasi al confine con il Myanmar, si trova Mae Salong dove un battaglione dell’esercito cinese fuggito dalle forze comuniste ha creato una sorta di enclave. Nei luoghi in cui un tempo si coltivava l’oppio, ora le colline sono state ricoperte da piantagioni di tè creando un panorama meraviglioso. Per chi lo desidera è possibile visitare una piantagione con degustazione.

Non ho citato quello che viene definito comunemente Triangolo d’Oro perché personalmente non lo consiglio, considerandolo una trappola per turisti senza grandi attrattive. Ma se voi invece ci tenete potete raggiungerlo con facilità in auto o con escursione organizzata da Chiang Rai. Tenete solo presente che il termine “Triangolo d’Oro” indica in realtà un’area geografica molto ampia e non, come fanno invece le varie agenzie turistiche, il solo villaggio di Sop Ruak sulle sponde del Mekong.

Mae Salong

Trekking tra le montagne del nord

Sia con partenza da Chiang Mai che da Chiang Rai, esistono numerosi percorsi di trekking da fare in giornata oppure in più giorni, in questo caso con pernottamento in guesthouse o nelle case della gente del posto. I trekking della Thailandia del nord sono tra i più gettonati e turistici del Paese perciò non faticherete a trovare una guida nelle innumerevoli agenzie di Chiang Mai, fate solo attenzione a evitare le escursioni che sfruttano le popolazioni locali (mi riferisco in particolare alle tribù Karen con le “donne giraffa”) e soprattutto non incamminatevi senza un accompagnatore esperto.

Troverete ad esempio proposte per salire sulla cima del Doi Inthanon, il monte più alto della Thailandia, oppure per esplorare le foreste della regione di Chiang Dao, entrambe zone che offrono incredibili bellezze naturalistiche.

Come visitare Chiang Mai e Thailandia del nord

Potete inserire qualche giorno in questa zona in un itinerario più ampio che includa Bangkok e le isole del sud, come quello che vi ho descritto qui dopo il mio viaggio in Thailandia. Il modo più semplice per arrivare a Chiang Mai è in aereo da Bangkok: ci sono infatti decine di voli ogni giorno a partire da cifre bassissime, circa 20€ a tratta, con diverse compagnie. Da Chiang Mai partono poi anche voli verso sud, in alcuni casi diretti e in altri con scalo nella capitale. Anche Chiang Rai ha il suo aeroporto, anche se ci sono meno voli giornalieri e meno tratte a disposizione.

In alternativa è possibile anche raggiungere il nord della Thailandia in treno, con possibili tappe intermedie Ayutthaya e Sukhotai, ma si tratta inevitabilmente di un viaggio più lento che richiede quindi più giorni a disposizione.

Se invece preferite rivolgervi a un professionista piuttosto che organizzare in autonomia, vi segnalo ad esempio questo itinerario di viaggio in Thailandia gestito da Bashoviaggi, un tour operator specializzato in queste destinazioni, che include dei giorni tra Chiang Mai, Chiang Rai e dintorni.

Tempio bianco Chiang Rai

Chiang Mai e dintorni: viaggio in Thailandia del nord
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Cosa vedere a Bucarest: una giornata nella capitale rumena

Cosa vedere a Bucarest: una giornata nella capitale rumena
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Certi viaggi nascondo per caso, e per il mio weekend a Bucarest è andata così: cercando una città vicina, abbastanza piccola da essere visitata in 2 giorni e con orari dei voli che mi permettessero una vera e propria toccata e fuga, partenza il sabato e rientro la domenica. È saltato subito fuori il suo nome ed aveva tutte le carte in regola. Una capitale europea, perciò con monumenti e storia da scoprire, ma anche una cittadina raccolta che si visita tranquillamente in una giornata piena, e voli perfetti con Wizz Air che ci hanno portato a Bucarest la mattina presto del sabato per poi rientrare a Treviso la domenica sera. È stato un po’ come fare una gita fuori porta, solo che invece della classica auto abbiamo preso un aereo.

Probabilmente Bucarest non è la città che più mi è rimasta nel cuore, di certo non sarebbe il primo nome che consiglierei se mi chiedeste dove andare per il weekend, però a volte è bello anche passeggiare senza aspettative. Senza la fretta di dover correre da un monumento o da un museo all’altro perché sono attrazioni imperdibili, semplicemente visitare in tutta calma un luogo mai visto prima.

Che sia per una toccata e fuga come la nostra, o magari perché atterrate in città prima di partire per un on the road in Romania, ecco cosa vedere a Bucarest in una giornata o due.

Cosa vedere a Bucarest

Cosa vedere a Bucarest

Lipscani

La zona più bella di Bucarest è sicuramente il suo centro storico, il quartiere Lipscani o “Città Vecchia”. Vie acciottolate, gallerie d’arte e decine di locali con tavoli all’aperto rendono Lipscani il luogo più amato sia dai cittadini che dai turisti. Tra i luoghi da non perdere, sicuramente meritano una visita le chiese ortodosse di  Stavropoleos e della Vecchia Corte, il passaggio coperto Macca-Vilacrosse e Piazza dell’Università con le croci in ricordo delle vittime della Rivoluzione. 

Non può mancare poi una sosta alla libreria Cărtureşti Carusel, una delle più belle del mondo (ed uno dei luoghi più fotografati di Bucarest proprio per questo motivo). 

Il Parlamento

Ammetto che prima di iniziare a leggere qualcosa su Bucarest non ne avevo idea, ma in città c’è il secondo edificio più grande al mondo, subito dopo il Pentagono. Si tratta della “Casa del Popolo”, oggi Parlamento rumeno, un palazzo immenso voluto a metà anni Ottanta dal dittatore Ceaușescu per mostrare al mondo il suo potere. 

Un simbolo ancora scomodo, sia per il nome cui è legato sia perché per costruirlo è stato raso al suolo un sesto della città e mandato quasi in bancarotta l’intero Paese. Ormai quel che è fatto è fatto, il Palazzo del Parlamento ha ancora delle zone incompiute ed è in gran parte vuoto ma è diventato tra le attrazioni da non perdere a Bucarest. 

Si può accedere solamente con visita guidata, per orari e prenotazioni potete consultare il sito ufficiale

Parlamento Bucarest

Piazza della Rivoluzione

Da un balcone dell’attuale Senato Ceaușescu pronunciò il suo ultimo discorso da dittatore prima di fuggire dalla folla inferocita. I disordini di quel giorno – 21 dicembre 1989 – portarono alla Rivoluzione ed alla liberazione della Romania dal regime comunista, da qui il nome e l’importanza di questa piazza

Il Memoriale della Rinascita che si trova al centro della piazza è stato oggetto di un atto vandalico qualche anno fa, quando qualcuno ha lanciato della vernice rossa che voleva forse rappresentare del sangue. Pare che il governo abbia trovato il significato simbolico del gesto adeguato all’opera, perciò il monumento non è mai stato pulito. 

Per scoprire al meglio tutti i luoghi che ho citato finora, vi consiglio anche di partecipare ad un walking tour gratuito di Bucarest. In due ore e mezza passeggerete tra Lipscani e Parlamento rumeno con una guida del posto che saprà raccontarvi molto di più sulla città. Se siete appassionati di street art c’è anche un tour sulla “Bucarest alternativa“.

I parchi di Bucarest

Bucarest è anche una città molto verde ed offre diversi parchi in cui godersi una passeggiata. Noi ne abbiamo visitati due in particolare: i giardini Cișmigiu e parco Herăstrău. 

I giardini Cișmigiu si trovano in pieno centro e sono i più antichi di Bucarest. Nella bella stagione si può affittare una barchetta a remi per esplorare il lago, che d’inverno diventa invece una pista per il pattinaggio su ghiaccio. Chiamando un taxi potrete poi fare un salto anche al parco Herăstrău, la più grande area verde della città, che si sviluppa intorno al lago omonimo a nord di Bucarest. Lungo tutto il perimetro del lago (oltre 5 km) si sviluppa un percorso pedonale e ciclabile, mentre se volete visitarlo dall’acqua potete anche partecipare a un tour in barca di 40 minuti. 

Se poi ancora vi rimane del tempo, c’è anche un altro genere di parco in cui rilassarsi: sapevate che le terme di Bucarest sono tra le più grandi d’Europa?

Giardini Cismigiu, Bucarest

Come arrivare

Abbiamo volato con Wizz Air che ha collaborato al viaggio regalandoci i biglietti aerei. La compagnia collega Bucarest con Treviso/Venezia e con altri 10 aeroporti in tutta Italia, isole comprese, perciò riuscirete a raggiungere la capitale rumena con facilità un po’ da tutto il Paese.

Dall’aeroporto di Bucarest al centro città potrete prendere un autobus (linea 780 o 783, il biglietto costa meno di un euro e si impiegano 40/50 minuti) oppure con meno di 10€ si può utilizzare un taxi o Uber. Nel caso del taxi in aeroporto ci sono delle macchinette automatiche da cui effettuare la prenotazione, mi raccomando utilizzate quelle in modo da non incappare in un abusivo.

Sia che vogliate partire per Bucarest, sia che vi interessi un’altra destinazione Wizz Air, non dimenticate di iscrivervi al Wizz Discount Club. L’abbonamento standard costa 39,99€ e dà diritto ad uno sconto minimo di 10€ per persona a tratta, per chi lo sottoscrive e per un accompagnatore, perciò in due si ottimizza il costo già con un volo andata e ritorno. Potrete poi approfittare di tutti i vantaggi e delle promozioni riservate ai soci per un anno.

Lipscani, Bucarest

Dove dormire a Bucarest

Restando in città solo una notte ho cercato una sistemazione il più possibile centrale, e dovendo lasciare il bagaglio in deposito fino a sera la domenica ho escluso per questa volta tutti gli appartamenti senza reception. Abbiamo scelto alla fine Bucur Accomodation e ci siamo trovati molto bene: le camere sono ampie e comode e la struttura si trova a 500 metri da Lipscani.

Dove mangiare

Infine non possono mancare un paio di consigli di gola, perché non ci si può godere davvero una gita fuori porta senza pensare anche al buon cibo.

Caru’ Cu Bere: nel quartiere di Lipscani, questo ristorante/birreria è un’istituzione in città da oltre un secolo e merita senz’altro la visita (anche solamente per il meraviglioso edificio art nouveau che lo ospita).

Joseph: altro ristorante famosissimo in città, non sono riuscita a testarlo ma pare sia tra i migliori di Bucarest. Perfetto per un’occasione speciale.

Bistro la Etaj: meglio a mio avviso i dolci del menu salato, fateci un salto per colazione o per una pausa pomeridiana. La particolarità del locale è che è tutto, tutto rosa.

Kunnai: è un po’ fuori dal centro perciò dovrete chiamare un taxi o Uber, ma è thailandese vero (non un cinese con qualche piatto thailandese, per capirci) e molto molto buono.

Dove mangiare a Bucarest - Caru Cu Bere

Cosa vedere a Bucarest: una giornata nella capitale rumena
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Gaudì e Barcellona: visitare la Sagrada Familia e gli altri capolavori

Gaudì e Barcellona: visitare la Sagrada Familia e gli altri capolavori
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Pochi nomi sono legati strettamente ad una città quanto quello di Gaudì a viaggio-low-cost-barcellona-cose-gratis/" rel="noopener noreferrer">Barcellona. L’architetto catalano ha lasciato alla città spagnola alcuni tra i suoi simboli assoluti e ben 7 sue opere sono state dichiarate patrimonio UNESCO, dalle più celebri come la Sagrada Familia alle meno conosciute come Casa Vicens.

Se state programmando un viaggio a Barcellona, queste sono le opere di Gaudì che non dovrete perdervi per nulla al mondo.

Sagrada Familia

La Sagrada Familia

Il capolavoro incompiuto di Gaudì ha bisogno di ben poche presentazioni. Edificio bizzarro, diverso da qualsiasi altra chiesa che potrete mai visitare, la Sagrada Familia è tra le attrazioni più visitate al mondo nonostante sia ancora un cantiere aperto. Quando Gaudì morì all’improvviso nel 1926 lasciò un’opera ben lontana dall’essere conclusa, c’erano solo alcuni disegni – poi andati bruciati durante la guerra qualche anno dopo – ed un’idea vaga su come procedere poiché lo stesso artista prendeva molte decisioni strada facendo. Tra guerre, incertezze sul progetto e mancanza di fondi, ci sono voluti decenni perché i lavori procedessero fino allo stato attuale, quando pare che manchi pochissimo alla parola fine.

Per visitare la Sagrada Familia è consigliato – per non dire indispensabile! – prenotare con largo anticipo i biglietti in modo da avere la sicurezza di riuscire ad accedere, non dimenticate che è un sito visitato da tre milioni di persone l’anno. Ci sono varie tipologie di biglietto che possono includere un’audioguida multilingua, l’accesso a una delle due torri con vista su Barcellona, visita guidata o altro ancora: qui potete confrontare le varie proposte e prenotare il vostro ingresso alla Sagrada Familia.

La Sagrada Familia è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 18.00 in inverno, fino alle 20.00 in primavera/estate (controllate sempre il sito ufficiale per eventuali variazioni). Ricordate che si tratta di una chiesa perciò dovrete avere un abbigliamento consono. Se scegliete un biglietto che include l’accesso alle torri potrete comunque salire solamente su una, dovrete quindi decidere quale visitare tra Torre della Passione e Torre della Natività. Si sale in ascensore e si scende poi a piedi attraverso una scala a chiocciola.

Casa Batlló

Casa Batlló e Casa Milà

A poca distanza l’una dall’altra lungo Passeig de Gracia, Casa Batlló e Casa Milà sono due capolavori in cui Gaudì è riuscito a fondere architettura e scultura. Pietra, vetri, maioliche e ferro battuto sono tra gli elementi predominanti utilizzati per ricreare vari simboli: a casa Batlló ad esempio il tetto rappresenta il dorso di un drago mentre le maioliche blu del cortile interno si ispirano all’Oceano. Casa Milà o “la Pedrera”, invece, è celebre soprattutto per la splendida terrazza sul tetto da cui si gode di una bella vista sulla città che arriva fino alla Sagrada Familia.

Se proprio tra le due dovete sceglierne solo una, il mio consiglio va a Casa Batlló, ma la verità è che se avete tempo (e denaro) sufficiente vale la pena visitarle entrambe. Anche in questo caso è opportuno prenotare online selezionando giorno e orario di visita per non rischiare di perdere un’intera giornata in coda. 

Casa Batlló è aperta tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00 ed il biglietto d’ingresso comprende sempre un’audioguida con realtà aumentata. Il costo online parte dai 25€ mentre in biglietteria il prezzo è leggermente maggiorato; per 39€ invece potreste decidere di essere tra i 10 fortunati visitatori che accedono a Casa Batlló alle 8.30, prima dell’apertura ufficiale al pubblico.

Casa Milà è aperta dalle 9.00 alle 20.30 da marzo a inizio novembre, fino alle 18.30 negli altri mesi, ma anche in questo caso si può accedere in alcune giornate prima dell’apertura al resto del pubblico. Oltre al biglietto diurno offre anche la possibilità di visita notturna con spettacolo di luci nella terrazza sul tetto.

Da pochissimo è attivo anche il nuovo pass Go Barcelona, in versione all inclusive (che include tutto ciò che volete e riuscite a visitare in 2, 3 o 5 giorni) o in versione Explorer (dove potrete selezionare un numero di attrazioni a scelta e visitarle in quanto tempo volete). Vi avevo parlato dell’Explorer Pass per la città di New York e anche a Barcellona può farvi risparmiare molto, inoltre include sia casa Battló che Casa Milà.

Parc Guell

L’ultima, ma non per importanza, grande opera di Gaudì da scoprire a Barcellona è Parc Guell. Progettato inizialmente per ospitare un’area residenziale di prestigio, rimase incompiuto ed oggi è uno dei parchi più famosi al mondo. Gran parte del parco è gratuita, ma la zona monumentale in cui si concentrano le opere di Gaudì da qualche anno è invece a pagamento

L’area monumentale di Parc Guell è aperta tutti i giorni, gli orari variano in base alla stagione perciò è bene controllare il sito ufficiale. I costi dei biglietti partono dai 10€ a persona.

Parc Guell

Gaudì e Barcellona: visitare la Sagrada Familia e gli altri capolavori
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