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Itinerario in Svezia occidentale: cosa vedere nella West Sweden

Itinerario in Svezia occidentale: cosa vedere nella West Sweden
MangiaViaggiaAma

Ho un debole per la Svezia da quando mi sono innamorata di Stoccolma ormai 6 anni fa. Un colpo di fulmine in piena regola, una folgorazione che ancora mi fa assumere un’aria sognante ogni volta che parlo di lei.

Da allora mi ripromettevo di tornarci, ma come spesso accade altre mete, altre occasioni si erano messe tra noi. Finalmente però ci sono riuscita: un volo su Göteborg e qualche giorno on the road lungo la costa occidentale, per assaporare di nuovo la mia Svezia. E le kanelbullar, ovviamente, patrimonio inestimabile di questa nazione.

Se come me amate la Svezia o la Scandinavia in genere, se le immagini di casette in legno color rosso scuro vi trasmettono serenità, se siete curiosi di scoprire la cittadina di una delle più note saghe thriller degli ultimi anni, questo è l’articolo per voi: un itinerario in Svezia occidentale on the road, alla scoperta di città e villaggi di pescatori.

♦ Date: 4-8 settembre 2021

♦ Voli: Ryanair Milano-Goteborg, costo a/r 53€ a testa prenotando a inizio luglio

♦ Alloggio: media di 100€ a notte per camera matrimoniale, con colazione inclusa

♦ Noleggio auto: 177€ per 4 giorni di noleggio con Hertz, ritiro in centro a Göteborg e consegna in aeroporto

♦ Chilometri percorsi: circa 700

♦ Carburante: 58€ totali, un pieno. La benzina costa più o meno come in Italia.

♦ Tappe: Göteborg, Fjällbacka, Smögen, lago Vanern (Kållandsö), Fiskebäckskil, Marstrand.

♦ Valuta: corona svedese (1€ vale circa 10 corone)

♦ Guide: ho acquistato la Rough Guide sulla Svezia per collezione, ma in realtà non l’ho utilizzata perché dedica solo poche righe ai luoghi visitati in questo viaggio.

Itinerario Svezia on the road

Indice:

1. Cosa vedere in Svezia occidentale

2. Informazioni e consigli generali:

– Quanti giorni servono

– Quando andare

– Quanto costa un viaggio in West Sweden

3. Come arrivare e come muoversi

– Noleggio auto

4. Dove dormire

5. Cosa e dove mangiare

Svezia occidentale: cosa vedere

Contrariamente ad altri itinerari, questa volta non vi segnalerò le tappe giorno per giorno perché non credo sarebbe la descrizione più efficace. Vi riporto invece alcune delle cittadine principali che si possono vedere in zona, così che possiate scegliere quelle che vi interessano di più e suddividerle tra le giornate a disposizione nel modo per voi più comodo.

Göteborg

Göteborg è la seconda città della Svezia per popolazione dopo la capitale Stoccolma e sarà con tutta probabilità il vostro punto di partenza se scegliete di fare un viaggio in West Sweden: qui infatti si trova l’aeroporto, collegato all’Italia con voli Ryanair (vedi più giù il paragrafo “Come arrivare“). È una città con forte impronta industriale, che si è sviluppata intorno al porto più grande della Scandinavia, ma ha anche una zona centrale dove è piacevole fare una passeggiata. Personalmente non le dedicherei più di una giornata o due, ma come sempre ogni viaggiatore ha dei gusti differenti. Per conoscere meglio Göteborg anche con poco tempo a disposizione potete iniziare partecipando a un tour in barca o a una visita guidata a piedi del suo quartiere più caratteristico, Haga. Non perdetevi poi i due mercati coperti, Saluhallen e Fish Church, il secondo dedicato tutto al pesce.

Villaggi e cittadine costiere

Risalendo lungo la costa a nord di Göteborg troverete poi una serie di villaggi o piccole cittadine, la gran parte delle quali non supera comunque il migliaio di abitanti. Ce ne sono alcune che vi consiglio assolutamente di non perdere, altre che sono interscambiabili e che potete incastrare nel vostro itinerario come preferite.

Cosa vedere in Svezia occidentale

Le tappe da non perdere a mio avviso sono:

Smögen: il suo lunghissimo molo in legno e le rimesse da pesca colorate sono tra i luoghi più fotografati di tutta la West Sweden. D’estate è una delle località turistiche più apprezzate della regione, le rimesse del molo sono state in larga parte trasformate in negozi e locali e sono disponibili molte escursioni ed attività sportive. Un grande classico è ad esempio l’escursione all’isola di Hållö, dove gli svedesi amano distendersi sulla roccia a prendere il sole.

Fjällbacka: un’altra località molto nota, meta di turismo interno ma diventata celebre anche al di fuori della Svezia grazie alla saga “I delitti di Fjällbacka” della scrittrice Camilla Läckberg. La sua storia è legata inoltre a Ingrid Bergman, che si era innamorata di questi luoghi tanto da trascorrere le estati qui e chiedere che le sue ceneri fossero disperse in mare al momento della morte. In paese non ci sono grandi attrazioni se non la salita sopra la roccia Kungsklyftan, da cui si gode di un bel panorama. Se siete appassionati, esiste una visita guidata sulle tracce dei romanzi della Läckberg. Ma anche qui, come a Smögen, la ricchezza sta soprattutto nella possibilità di prendere parte a tante escursioni alle isole vicine.

Marstrand: tra le tappe dovreste inserire poi l’isola di Marstrand, poco lontana da Göteborg. In rete leggerete che sull’isola non ci sono auto ma non è propriamente vero, anche se credo la circolazione sia riservata ai soli residenti o autorizzati. Dovrete quindi lasciare l’auto e prendere il traghetto, che congiunge le due sponde in pochi minuti (partenza ogni quarto d’ora, costo 34 SEK che include il rientro). È una località molto diversa dalle altre citate qui: anche se la sua nascita e ricchezza è stata legata al commercio delle aringhe, si è poi sviluppata come meta turistica per nobili e borghesia già dall’Ottocento. Non troverete quindi moli e rimesse da pesca, ma palazzi eleganti, hotel termali e una fortezza che domina tutto dall’alto.

Altri paesi molto interessanti da visitare:

Fiskebäckskil: villaggio costiero caratteristico, ricco di case e rimesse di legno di tanti colori. Perdetevi in passeggiata tra le strette vie del paese, sulle quali si affacciano case tipiche una più bella dell’altra.

Klädesholmen: altro tipico villaggio di pescatori, al centro per molti anni del commercio delle aringhe. Tuttora viene festeggiato l’”Herring Day”, ogni anno il 6 giugno. Se passate di qui, è d’obbligo una sosta in uno dei ristoranti più celebri di tutta la Svezia: Salt&Sill.

Per un elenco completo di tutti gli altri paesi e le isole della regione vi rimando al sito dell’ente del turismo della West Sweden (solo in inglese purtroppo).

Lago Vänern

In questa zona della Svezia si trova anche il lago Vänern, il più esteso dell’Unione Europea (dell’intera Europa se escludiamo la Russia): si tratta di qualcosa di immenso, grande quasi quattro volte Londra. Per fare un paragone, il lago Vänern misura 5650 km quadrati contro i 370 del lago di Garda. Impensabile visitarlo tutto se non con diversi giorni a disposizione, ma potete scegliere una zona: noi ad esempio abbiamo dormito una notte sull’isola di Kållandsö ed esplorato i dintorni. In quest’area non perdetevi il castello medievale di Läckö, il villaggio di pescatori di Spikens, la lunga morena di Hindens rev che si estende per chilometri nel lago, e soprattutto la splendida spiaggia di Svalnäs.

Lago Vanern spiagge Svezia

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Informazioni e consigli generali:

Quanti giorni servono

Il nostro itinerario si è sviluppato in pochi giorni, l’equivalente di un weekend lungo, ma la Svezia occidentale è talmente ricca da poter essere visitata anche in una settimana o più. Se avete pochi giorni a disposizione non soffermatevi a Göteborg e proseguite invece subito sulla costa. Se invece volete visitare anche la città, se volete dare almeno un’occhiata al lago Vänern e soprattutto se volete dedicare del tempo ad escursioni sulle isole, una settimana è il tempo minimo da prevedere. Con un paio di settimane, potreste studiare un itinerario completo che unisca West Sweden, Malmö e Stoccolma.

Quando andare in Svezia occidentale

Quando ho iniziato a pianificare il mio viaggio in Svezia occidentale mi è stato subito fatto notare che sarei arrivata fuori stagione. Confesso però che non ci ho prestato molta attenzione, del resto mi sono detta: è pur sempre inizio settembre, non può essere così tanto fuori stagione. Sbagliavo.

A quanto pare la stagione turistica in questa zona si concentra tra giugno ed agosto e dal primo settembre le cose si complicano un po’: gran parte dei ristoranti chiude o resta aperto solo un paio di giorni nel weekend, così i negozi e le attività turistiche. Perciò avrete due scelte: la prima è partire in alta stagione, a luglio o agosto, così da visitare questi luoghi al massimo della loro potenzialità, mettendo però in conto la possibilità di ritrovarsi in compagnia di una discreta folla. La seconda è partire appunto fuori stagione, una scelta che ha comunque un suo fascino per godersi la tranquillità, consapevoli del fatto che non avrete molte scelte per i pasti, che i negozi saranno chiusi e che sarà difficile fare attività come kayak o escursioni (io avevo provato a contattare 3 compagnie diverse per fare un giro in kayak al lago Vänern, ma nessuna mi ha risposto).

Al di là di queste considerazioni, se parliamo di meteo i mesi da maggio a settembre sono i più indicati, ma si tratta di una zona abbastanza piovosa perciò è facile imbattersi in almeno una giornata di maltempo nel corso del viaggio.

Quanto costa un viaggio in West Sweden

Inutile girarci intorno: la Svezia è una destinazione abbastanza costosa. Faticherete a trovare una camera doppia a meno di 100€ a notte (ma la colazione è di norma inclusa) e nei ristoranti le portate principali costano di media tra i 18€ e i 25€ l’una. Ci sono però altri aspetti con costi più “normali”, come il noleggio auto, o accorgimenti per risparmiare un po’. Per quanto riguarda gli alloggi potete ad esempio cercare un’offerta su Airbnb, dove sono presenti diverse case vacanze tradizionali: molte vengono affittate per periodi più lunghi e soprattutto a turisti interni, motivo per cui spesso non forniscono biancheria, ma se inviate un messaggio potrebbero accettare di venirvi incontro (per noi è stato così a Kållandsö). Un’altra buona idea è poi quella di scegliere un appartamento o alloggio con cucina, così da poter risparmiare su parte dei pasti.

Fjallbacka Svezia occidentale

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Come arrivare e come muoversi

L’accesso principale alla Svezia occidentale è l’aeroporto di Göteborg, collegato all’Italia da voli Ryanair (in partenza da Milano Orio al Serio e Pisa). Anche Oslo potrebbe essere eventualmente un’opzione, dato che il confine si trova a meno di due ore d’auto, ma in caso di noleggio assicuratevi di leggere bene le condizioni per avere conferma di poter guidare al di fuori dalla Norvegia.

Per quanto riguarda invece gli spostamenti una volta qui, un’auto a mio avviso è essenziale: ci sono delle linee di autobus ma muoversi da una località all’altra diventerebbe lungo e complesso, con uno o più cambi nel mezzo. Considerate anche che la costa occidentale della Svezia è ricca di fiordi e isole, perciò due località che sembrano vicine sulla mappa potrebbero distare in realtà più di un’ora di auto se non sono presenti ponti o linee di traghetto.

Noleggio auto in Svezia occidentale

Rispetto ad altre destinazioni in cui mi è capitato di viaggiare on the road, Göteborg mi è sembrata offrire una scelta limitata di compagnie di noleggio. Nello stesso aeroporto le opzioni sono poche e gli orari di apertura ridotti, il che significa che dopo le 17.30 il ritiro potrebbe non essere possibile o costare molto di più: nel nostro caso, abbiamo scelto di ritirare l’auto in centro città il giorno successivo anziché in aeroporto al nostro arrivo (19.30), perché il costo sarebbe stato altrimenti di quasi 200€ più alto. Dato che gli orari Ryanair ad oggi sono questi, tenetelo presente nel momento in cui confronterete i prezzi nel noleggio.

Per raggiungere il centro di Göteborg dall’aeroporto potete utilizzare il bus Flygbussarna: il biglietto costa meno se acquistato online in anticipo, 119 SEK solo andata o 238 SEK a/r.

Con questo piccolo accorgimento, che comunque ci ha consentito di goderci una mattinata a Göteborg, la spesa per il noleggio è stata nella norma: la scelta è ricaduta su Hertz ed abbiamo pagato un totale di 177€ per quattro giorni, con ritiro in città (stazione centrale) e consegna in aeroporto. Nonostante avessimo scelto come sempre la categoria economica, ci è stata data un’auto ibrida e molto spaziosa.

Per cercare una buona offerta, come sempre potete utilizzare i classici siti di comparazione per il noleggio come Autoeurope o Rentalcars.

Cosa vedere West Sweden

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Dove dormire

Abbiamo trascorso la prima notte a Göteborg per via del noleggio auto e perché non volevamo guidare col buio, con il rischio di perderci il panorama, ma se avete pochi giorni vi consiglio di puntare direttamente alla costa. Non essendo le distanze elevatissime, potrete poi scegliere di cambiare alloggio ogni sera o di individuare una base da cui esplorare i dintorni: nel nostro caso avevo individuato Fjällbacka pensando fosse opportuno dormire in una cittadina con un po’ di vita, così da avere più scelta per cenare la sera. In realtà la scelta era piuttosto ridotta vista la bassa stagione di cui parlavo più su e la stessa Fjällbacka è molto più piccina di quanto mi aspettassi. Col senno di poi, per grandezza e posizione forse sceglierei di dormire a Smögen. L’ultima notte l’abbiamo poi trascorsa sul lago Vänern.

Questi gli indirizzi dove abbiamo dormito:

–  A Göteborg Scandic Europa: dovendo arrivare dall’aeroporto con i mezzi pubblici e ritirare poi l’auto in stazione centrale, ho cercato un hotel in questa zona. Camere essenziali ma comode e posizione perfetta per visitare la città anche a piedi.

– A Fjällbacka Bryggan: hotel affacciato direttamente sul molo, camera piccolina ma molto bella.

– A Kållandsö ho scelto invece una casa tradizionale (torp) prenotata su Airbnb, un’esperienza che vi consiglio di provare almeno per una notte.

Dove dormire in Svezia occidentale

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Cosa e dove mangiare in Svezia occidentale

La cucina svedese forse non è la più varia, ma è senz’altro ottima e abbiamo sempre mangiato molto bene. Inutile dire che in questa zona, lungo la costa occidentale, si mangia soprattutto pesce freschissimo: dal classico salmone marinato alla zuppa, fino alla montagna di gamberi che farciscono il sandwich sempre presente sul menu.

Tra i ristoranti provati, vi consiglio soprattutto:

Kungstorget, a Göteborg di fronte al mercato coperto. Locale carinissimo e cucina tradizionale ottima.

Göstas Fiskekrog a Smögen: in paese troverete molti ristoranti che sono anche pescherie, perciò il pesce non potrebbe essere più fresco. Anche in questo caso locale molto bello e piatti ottimi.

– Per kanelbullar e kardemummabullar: non perdetevi Setterlinds a Fjällbacka e Hamnbageriet a Smögen. Non mi ha convinto invece il celebre Cafè Husaren a Göteborg, né per i dolci né per la gestione, molto scostante. Poco lontano vi consiglio piuttosto il caffè Hebbe Lelle.

Cosa mangiare in Svezia: kanelbullar

Itinerario in Svezia occidentale: cosa vedere nella West Sweden
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Galles: in viaggio tra fortezze, dragoni e… surf

Un dragone rosso su campo bianco e verde. La bandiera del Galles sventola con fierezza dagli spalti degli Europei di calcio UEFA 2020, e il 20 giugno lo farà dallo stadio Olimpico contro gli Azzurri, avversari dello stesso girone. Non sappiamo ancora come andrà a finire, ma è l’occasione perfetta per ricordare le meraviglie di un territorio pieno di magia.

Questo spicchio sud occidentale di Gran Bretagna con capitale Cardiff, infatti, è una delle quattro nazioni del Regno Unito e vanta idilliaci distese di brughiere, colline e montagne; spiagge selvagge animate da surfisti e centinaia di romantici castelli. Praticamente una piccola e pittoresca nazione, ma dalla grande storia.

Il paese dei castelli

Una storia antica e gloriosa che trasuda dalle mura delle sue centinaia di castelli. Del resto, il Galles, vanta la maggior densità di castelli al mondo. Circa 600, di cui oggi ne rimangono, tra rovine e architetture perfettamente conservate, un centinaio. Tra questi spiccano le 17 fortezze che compongono il cosiddetto Iron Ring, l’anello difensivo voluto dal re inglese Edoardo I a partile dalla fine del 1200 per fronteggiare le numerose rivolte delle genti gallesi. Il più famoso e fotografato è forse il Castello di Caernarfon, che troneggia con le sue torri ottagonali specchiandosi nel fiume Seiont. Qui dal 1911 si proclama il Principe di Galles, proprio come fece nel XIII secolo Edoardo I con suo figlio.

Altrettanto scenografico è il Castello di Harlech, che domina la Baia di Cardigan dall’alto di uno sperone roccioso con la sua forma rettangolare. Considerata una fortezza inespugnabile, Harlech era dotata di una scalinata collegata al mare per via di un canale che, in caso di assedio, consentiva il rifornimento. Un po’ come avvenne durate gli eroici sette anni di resistenza durante la leggendaria Guerra delle Due Rose (1455-1485).

E di castelli è ricca anche la capitale Cardiff a cominciare proprio dal centro storico, dove s’impone il Cardiff Castle, edificato sui ruderi di un forte romano del III secolo. Fino al vittoriano Castell Coch, qualche chilometro più a nord, detto Castello Rosso per via della tonalità della pietra, che sembra uscito da un libro di favole con le sue torri circolari. La vivace capitale vanta poi architetture ben più recenti ma altrettanto visitate, come il Principality Stadium, dove appunto si tengono le partite di calcio, ma soprattutto quelle di rugby, sport nazionale gallese, in cui vengono accolti anche i fans italiani durante il torneo delle Sei Nazioni.

In surf nella Wales Coast

Dal calcio al rugby, fino al surf. Già, in Galles va forte anche questo sport, che si pratica lungo i 1400 km della selvaggia Wales Coast. E a riprova della popolarità dello sport con la tavola c’è anche la presenza di una piscina da record. Nell’Adventure Parc Snowdonia, infatti, si trova la prima laguna interna per surf che, grazie alla tecnologia Wavegarden, genera l’onda artificiale più lunga al mondo. Ma niente paura! Ci sono onde e onde, adatte anche ai principianti che possono allenarsi indoor per poi sfidare quelle vere. Magari a bordo di una eFoils, la tavola da surf elettrica, che qui conta la prima scuola del Regno Unito.

Di sport in sport, il Galles con i suoi paesaggi è una vera e propria palestra a cielo aperto. È il caso della regione settentrionale di Snowdonia, che abbraccia 2.130 km² di parco nazionale tra coste, montagne, laghi e pareti di ardesia. Qui, il monte Snowdon fa la gioia dei trekker, che ripercorrono le orme di Sir Edmund Hillary, colui che conquistò per primo l’Everest.

Lingua e identità gallesi

Orgogliosi della propria bandiera e della propria identità celtica, i gallesi proteggono come un prezioso tesoro culturale anche la loro lingua, il gallese (cymraeg). Per diversi anni era stata forzatamente sostituita dall’inglese, ma oggi è ostinatamente salvaguardata a cominciare dall’insegnamento a scuola e nelle università fino alla segnaletica bilingue. Il villaggio dal nome più lungo al mondo? Si trova qui e si chiama Llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch. Perchè allora non mettersi alla prova con la pronuncia? Dopotutto, questa è la lingua più antica del Regno Unito e i Gallesi sono considerati i discendenti dei Britanni. Non a caso Re Artù era gallese, così come Mago Merlino!

Ma lungo le antiche vene gallesi scorre anche sangue italiano. Qui, infatti, a cavallo tra ‘800 e ‘900 molte famiglie emigrarono in Galles lavorando duro nelle miniere di ardesia, ma anche aprendo i tanti caffè e gelaterie che ancora oggi portano nomi italiani. Si stima che in questa nazione Oltremanica viva la più grande comunità italiana di Gran Bretagna. E qui, quella che si giocherà il 20 giugno, sarà praticamente un derby!

Info: wales.com/it

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Per l’Europa il marchio Alitalia non potrà essere usato

Le procedure europee sono sempre molto complesse, e a volte incomprensibili. Fa parte di queste prese di posizioni anche la decisione che riguarda l’Italia. Come riportato dalla Reuters, l’Italia dovrà abbandonare il marchio Alitalia, che esiste da 75 anni, se vuole che la Commissione europea approvi il piano di rilancio della compagnia aerea. “Il marchio [...]→ Leggi alla Fonte

Boeing 737 Max, la prossima settimana arriva il via libera dell’Europa

Siamo agli ultimi atti burocratici prima che il Boeing 737 Max possa rientrare a pieno titolo nelle flotte delle compagnie aeree. Infatti dopo il via libera della Faa, anche l’agenzia europea della sicurezza aerea (Easa) autorizzerà “la prossima settimana” il ritorno in volo del veicolo, dopo le modifiche effettuate in seguito agli incidenti che lo [...]→ Leggi alla Fonte

Vacanza alle Canarie: cosa fare e cosa vedere a Fuerteventura

Vacanza alle Canarie: cosa fare e cosa vedere a Fuerteventura
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Mentre le giornate si accorciano e le temperature iniziano a scendere, io ne approfitto per tornare con la memoria a uno di quei luoghi dove noi italiani amiamo fuggire alla ricerca di una perenna primavera: le Canarie. Dopo avervi raccontato cosa vedere a Lanzarote, in questo secondo post vi porto sulla seconda isola che ho visitato nel corso di quel viaggio, distante appena mezz’ora di traghetto.

Cosa fare e cosa vedere a Fuerteventura

Cosa vedere a Fuerteventura: Corralejo

Le spiagge da non perdere

Le dune di Corralejo

Inutile negarlo, il principale motivo per cui si visita Fuerteventura sono le sue ampie spiagge. E come non iniziare a citare le più belle se non da una distesa di dune di sabbia lunga 10 chilometri? Quest’area che si trova immediatamente a sud della cittadina di Corralejo è oggi Parco Naturale, si attraversa in auto percorrendo la strada costiera e fermandosi quando e quanto si preferisce. L’area settentrionale è occupata da qualche spiaggia attrezzata, mentre man mano che si scende il panorama diventa sempre più selvaggio.

El Cotillo

Spostandoci sulla costa occidentale, troviamo il piccolo paese di El Cotillo che offre diverse spiagge a poca distanza una dall’altra. Verso nord ci sono La Concha, di sabbia chiara, o Los Charcos dove pozze d’acqua limpida si formano tra le rocce nere. A sud troverete invece Playa del Castillo, del Aguila e de Esquinzo, tutte note soprattutto tra i surfisti perché il mare è spesso molto mosso. Se non avete voglia di oziare in spiaggia, potete anche scegliere di passeggiare fino al faro El Toston, circa 5 km a nord rispetto a El Cotillo.

Sotavento

Da nord a sud, dopo Costa Calma sarà impossibile non notare lo spettacolo di Sotavento: chilometri di spiaggia che cambiano completamente aspetto a seconda della marea. Quando l’acqua si alza, infatti, si crea una piccola laguna che separa la costa da una striscia di sabbia che pare quasi sospesa in mezzo al mare. È un paradiso per le lezioni di kite surf, specie per i principianti, perché l’acqua che si accumula con l’alta marea è bassa, tranquilla e decisamente più calda rispetto a quella esterna.

Spiaggia di Sotavento

Morro Jable

Sulla punta meridionale dell’isola si trova la cittadina di Morro Jable, di per sé non uno spettacolo (ma gran parte delle città qui alle Canarie sono agglomerati di cemento, con enormi alberghi ben poco attraenti) che offre però un’altra lunghissima spiaggia che merita la sosta.

Cofete

Ma la spiaggia che più ho amato a Fuerteventura è senz’altro lei: Cofete. Remota, selvaggia e assolutamente imperdibile, forse deve la sua bellezza proprio al fatto di essere così “difficile” da raggiungere. In realtà difficile non è la definizione più corretta, ma bisogna organizzarsi a dovere. Da Morro Jable serve quasi un’ora per arrivare a Cofete, attraverso una strada sterrata e con lunghi tratti senza guardrail, perciò servono pazienza, possibilmente un’auto adatta (ma ho visto varie Fiat 500 percorrerla, con le dovute cautele) e tanta attenzione. In zona – non sulla spiaggia ma un po’ rientrato – c’è un unico ristorante con pochi tavoli, perciò se volete trascorrere qui la giornata assicuratevi di portare cibo e acqua. 

Se poi proprio non ve la sentite di guidare fino a qui, ci sono delle escursioni organizzate e dei bus-fuoristrada in partenza da Morro Jable.

Cofete Fuerteventura

L’isola di Lobos

Ottime spiagge si possono trovare anche sulla piccola isola di Lobos, a un quarto d’ora da Corralejo – qui trovate orari e costi del traghetto. L’isolotto è disabitato e c’è un solo ristorante, perciò ricordate di portare con voi cibo e acqua o di prenotare un tavolo appena arrivati. Le principali attrazioni, dalle spiagge alle saline fino alle formazioni vulcaniche, si visitano percorrendo a piedi un sentiero lungo poco più di 5 km. Se viaggiate in alta stagione cercate di arrivare (e rientrare) presto, perché può diventare molto affollato. 

I villaggi costieri e l’entroterra

Se le cittadine di Fuerteventura non mi fanno impazzire, ci sono però alcuni piccoli villaggi sulla costa che invece mantengono un loro fascino. La stessa El Cotillo che vi ho nominato più su è uno di questi, con diversi ristoranti affacciati sul mare e un’atmosfera rilassata. Poco distante si trova Lajares, che sembra votata ad attrarre in particolare gli sportivi: ci sono vari alloggi, locali alla moda, negozi di abbigliamento e attrezzatura da surf, tutto con un retrogusto un po’ hippie.

Nella zona centrale dell’isola si trovano poi da un lato Pozo Negro e dall’altro Ajuy, da cui si raggiungono con una breve passeggiata delle grotte scavate nella scogliera. Entrambe sono ottime soste per un pranzo o una cena. 

Nell’entroterra invece vale la pena nominare La Oliva, famosa soprattutto per il mercato del martedì e venerdì mattina, e Betancuria, il vecchio capoluogo di Fuerteventura e primissimo nucleo abitato di tutto l’arcipelago. Anche in questo caso si tratta di un borgo piccolissimo, ma i suoi edifici bianchi circondati da palme nel bel mezzo del nulla la rendono davvero particolare. 

Pozo Negro

Come arrivare e come muoversi

Fuerteventura si raggiunge in aereo dall’Italia con circa 4 ore di viaggio, ad esempio con Ryanair da Milano e Bologna o con Easyjet sempre da Milano. In alternativa è possibile volare a Lanzarote e unire la visita delle due isole, separate da circa mezz’ora di traghetto come vi avevo già raccontato in questo articolo -> Cosa vedere a Lanzarote

Si tratta di un’isola molto estesa, dove vi sarà indispensabile un mezzo per gli spostamenti. Vi consiglio come sempre di confrontare le tariffe delle varie compagnie di noleggio su Autoeurope e Rentalcars. 

Fuerteventura in camper

Un’altra opzione potrebbe essere quella di visitare Fuerteventura in camper, in modo da poter anche ottimizzare gli spostamenti dormendo in aree diverse dell’isola – tenete presente che da Corralejo a Morro Jable si guida per più di un’ora e mezza.

A questo proposito ne approfitto per consigliarvi un sito che sto seguendo da un po’, anche se non ho ancora avuto modo di testarlo in prima persona: si tratta di Goboony, un portale dedicato al noleggio camper tra privati, perciò una sorta di Airbnb su ruote. Si confrontano gli annunci, si contatta il proprietario e una volta deciso quale camper noleggiare si procede con la prenotazione attraverso il sito, che garantisce i pagamenti, l’assicurazione ed eventuale assistenza in caso di problemi. Un’ottima opzione quindi per provare l’esperienza del camper senza possederne uno, con tutte le tutele necessarie. 

Vacanza Fuerteventura

Dove dormire a Fuerteventura

Il primo consiglio che mi sento di darvi è di suddividere le notti in due grandi zone: nord e sud. Le distanze infatti sono piuttosto impegnative, perciò dormire in zona Corralejo e arrivare ad esempio a Cofete in giornata diventa molto stancante.

A nord, potrete cercare una struttura a Corralejo, la cittadina più animata e ricca di servizi, a Lajares se cercate un’atmosfera rilassata e guest house dove alloggiano soprattutto surfisti e sportivi, o El Cotillo per una località rilassante senza rinunciare a qualche ristorantino per cena. A sud, Morro Jable è frequentata soprattutto da famiglie mentre Costa Calma attira in media un turismo più giovane. Potete dare un’occhiata ad esempio a Casa Nami a El Cotillo e all’appartamento Presidente a Costa Calma.

Dove mangiare

Dei piatti tipici delle Canarie vi ho già parlato nel post su Lanzarote, perciò in questo caso mi limiterò a consigliare un paio di indirizzi in cui ho mangiato bene:

  • Casa Santa Maria, ristorante elegante nel centro di Betancuria, perfetto per un’occasione speciale;
  • Nomads a Morro Jable: non sarà cucina tradizionale spagnola, ma preparano hamburger fantastici (e ogni tanto va bene anche variare);
  • Pastelerias El Goloso e Paneteca, entrambe pasticcerie a Lajares per una sosta golosa.

Dove mangiare a Fuerteventura

Vacanza alle Canarie: cosa fare e cosa vedere a Fuerteventura
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Apre a Zurigo la Lindt Home of Chocolate, il museo interattivo del cioccolato

Apre a Zurigo la Lindt Home of Chocolate, un museo interattivo del cioccolato per conoscere da vicino la storia e i prodotti di una delle più antiche manifatture d’Europa, e un’attrazione per tutti gli amanti, adulti e bambini, di questo prezioso alimento.

 

Lindt Home Chocolate: il progetto

La Lindt Home of Chocolate sorge a Kilchberg, a circa mezz’ora d’auto dal centro di Zurigo e a pochi passi dal lago della città elvetica. Progettato dallo studio d’architettura di Basilea Christ & Gantenbein, è un edificio iconico che, con la sua facciata di mattonelle bianche, dialoga con lo storico stabilimento del 1899. L’interno è a tre piani, con scale circolari, passerelle sospese nel vuoto e ampi lucernari che dal soffitto inondano l’atrio di luce naturale.

L’esterno della Lindt Home of Chocolate, a Zurigo

Lindt Home Chocolate: la grande fontana di cioccolato

Appena varcata la soglia, si ha subito un colpo d’occhio straordinario sull’architettura interna e si prova una bella emozione: l’atrio è dominato da una spettacolare fontana, alta 9,3 metri, alimentata da oltre mille litri di cioccolato. Il prezioso liquido, che scorre a circa un chilogrammo al secondo, nella caduta dà forma alla pralina Lindor, uno dei prodotti più famosi e apprezzati di Lindt.

La grande fgontana di cioccolato che domina l’atrio della Lindt Home of Chocolate. All’inaugurazione, lo scorso 10 settembre, era presente anche il campione elvetico di tennis Roger Federer, Lindt ambassador.

Lindt Home Chocolate: i laboratori di ricerca

La Lindt Home of Chocolate, che ha richiesto un investimento di oltre cento milioni di franchi (93 milioni di €), è concepita come un centro che promuova la conoscenza e la competenza legata alla lavorazione del cioccolato, e per questo ospita laboratori di ricerca. Ma è pensata soprattutto come un’attrazione per le famiglie (l’obiettivo è di superare le 350 mila presenze all’anno).

Lindt Home Chocolate: la fabbrica di cioccolato

Si può, per esempio, assistere alla produzione delle Lindt Squares, quadratini di cioccolato, che escono da un impianto all’avanguardia, con tutte le lavorazioni a vista. Davanti ai macchinari ci sono pannelli didattici e schermi tattili per approfondire particolari sulla produzione.

L’impianto a vista che produce i quadratini di cioccolato, le Lindt Squares.

Lindt Home Chocolate: la storia del cioccolato

Molto interessante anche la grande (esposizione interattiva 1.500 metri quadrati) che consente di fare un viaggio nella storia del cioccolato, in autonomia, con l’ausilio di una guida interattiva o in compagnia di un esperto (anche in lingua italiana). Si inizia con la ricostruzione di una foresta del Ghana e si avanza, lungo le sale multimediali, per scoprire particolari e curiosità sulla storia e la produzione del cioccolato svizzero. Interessante anche la sezione che mostra la nascita delle tavolette, dal seme di cacao alla fase finale. E alla fine del percorso c’è una sala per degustare le dolcissime bontà, fra cui le celeberrime praline.

Una delle sale del museo interattivo che racconta la storia del cioccolato e dell’azienda elvetica.

Lindt Home Chocolate: lezioni di cioccolato

La Lindt Home of Chocolate ospita anche il più grande negozio Lindt del mondo, il primo Lindt Cafè della Svizzera e la Chocolateria, un laboratorio dove è possibile, con la supervisione di un maître chocolatier, produrre la propria tavoletta di cioccolato e altre leccornie. Si tratta di un’esperienza molto divertente e coinvolgente per i bambini: i corsi partono dall’età di 8 anni, durano circa tre quarti d’ora e possono essere prenotati sul sito.

Il negozio Lindt: è il più grande del mondo

Lindt Home Chocolate: le informazioni utili

Lindt Home of Chocolate. Indirizzo: Schokoladenplatz 1, Kilchberg, Svizzera. Orari: tutti i giorni 10-18. Info: lindt-home-of-chocolate.com. Ingresso: 15 franchi, studenti e giovani fino a 16 13 franchi, ragazzi 8-15 anni, 10 franchi, gratis fino a sette anni. Per tour guidati e corsi, consultare il sito e prenotarsi sulla piattaforma.

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Cosa vedere a Lanzarote: una settimana alle Canarie

Cosa vedere a Lanzarote: una settimana alle Canarie
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È passato diverso tempo dal mio primo viaggio alle Canarie – per la precisione a Lanzarote e Fuerteventura – e ancora non avevo pubblicato nulla a riguardo, ma finalmente eccoci qui. Inizio da Lanzarote: vi racconto cosa vedere e cosa fare in una settimana on the road su questa striscia di lava nell’Oceano Atlantico, terra di colori aspri, muretti a secco e opere d’arte bizzarre.

Cosa vedere a Lanzarote

Cosa vedere a Lanzarote

Il Parco Nazionale di Timanfaya

Tra le isole che compongono l’arcipelago delle Canarie, Lanzarote è sicuramente la più particolare. In realtà, credo che questo aggettivo sia valido a prescindere, perché si tratta davvero di un’isola unica al mondo e per capire il perché non si può che partire da qui: dal Parco Nazionale di Timanfaya. Patrimonio UNESCO dal 1993, Timanfaya è il luogo ideale da cui iniziare l’esplorazione di Lanzarote poiché consente di conoscerne le origini e soprattutto le modifiche recenti. L’aspetto attuale dell’isola, infatti, è dovuto a due grandi eruzioni avvenute tra ‘700 e ‘800, che hanno ricoperto di lava gran parte del territorio dando origine al paesaggio spesso spettrale che si può ammirare oggi. 

Si accede al Parco Nazionale in auto cercando le indicazioni per “Montanas del Fuego”, il biglietto si paga alla cassa che si trova all’imbocco della strada che conduce al parcheggio visitatori e il costo è di 12€ per gli adulti. Il parco è aperto dalle 9.30 alle 16.00, vi rimando comunque al sito ufficiale del CACT per tutte le informazioni in merito.

Dal parcheggio si accede al centro visitatori con negozio di souvenir e ristorante – particolare la griglia che cuoce il cibo sfruttando il calore del vulcano stesso -, ma la visita vera e propria si svolge unicamente in autobus. Esibendo il biglietto potrete salire a bordo del bus, che parte ogni 20 minuti circa e in mezz’ora percorre la Ruta de los Volcanos attraverso il Parco Nazionale. Nel corso del tragitto una voce registrata in più lingue illustra la storia del Parco e vengono effettuate alcune soste per permettere di osservare le formazioni di lava: si tratta in generale di una visita interessante, unico aspetto negativo è che i vetri (verdi e inevitabilmente sporchi) non consentono di scattare belle foto. 

Dal sito che vi ho linkato poco più su, però, se siete interessati potete acquistare un biglietto per una visita guidata speciale, che include un piccolo hiking fino a un punto panoramico. Al momento del mio viaggio questo pacchetto non era disponibile ma credo si tratti di un’offerta molto interessante. In alternativa, per ammirare il paesaggio potreste optare per una piccola escursione a dorso di dromedario o per un trekking nel vicino Parco Naturale dei Vulcani.

Timanfaya

Le opere di Manrique

Dopo i paesaggi vulcanici, un altro elemento da cui non si può prescindere per parlare di Lanzarote sono le opere di architettura paesaggistica dell’artista che più di tutti ha lasciato la sua impronta sull’isola: César Manrique. Ammetto che inizialmente ero scettica nei suoi confronti, leggendo il suo nome in rete decine di volte avevo iniziato a chiedermi: ma davvero non c’è nient’altro da fare o vedere a Lanzarote che non sia visitare le opere di questo singolo artista? E la risposta è che sì, sicuramente c’è altro da fare e da vedere, ma ci si perderebbero alcune delle attrazioni in assoluto più interessanti. 

César Manrique è stato un uomo ed artista eclettico, ecologista quando a malapena si parlava di ambiente, icona pop ma soprattutto innamorato della sua isola. La sua si definisce ‘arte paesaggistica’: osservatori integrati nella montagna, ristoranti in tunnel di lava, giardini pieni di cactus e case scavate nella roccia. Manrique ha utilizzato gli elementi e i colori aspri di Lanzarote per creare qualcosa di nuovo, che non si sa se definire opera d’arte, attrazione turistica o più semplicemente nuovo paesaggio. Le opere che ho visitato e che vi consiglio sono:

♦ LagOmar: una casa spettacolare scavata nella roccia dell’isola, prende il suo nome da Omar Sharif nonostante l’attore ne sia stato il proprietario per pochissimo (il tempo di una partita a bridge se vogliamo credere alla leggenda). Per un’esperienza ancora più particolare, è possibile anche pernottare in uno degli appartamenti ricavati in una parte di struttura. Ingresso 6€ (non incluso nel ticket cumulativo di cui vi parlerò tra poco).

♦ Fundación César Manrique: si trova in una delle case in cui visse Manrique – l’altra si trova ad Harìa ed è anch’essa visitabile, ma personalmente non ci sono stata. Tra i miei punti preferiti c’è la distesa di lava che “attraversa” la vetrata ed entra direttamente in casa. Ingresso 8€, non incluso nel ticket cumulativo.

♦ Jardin de Cactus: il nome è autoesplicativo, si tratta di un piccolo giardino popolato solo e soltanto da cactus di ogni forma, colore e dimensione. Non l’attrazione più imperdibile al mondo ma carino. Ingresso 6,50€, incluso nel ticket cumulativo.

♦ Jameos del Agua: questa è forse l’opera di Manrique in cui più si comprende la sua ricerca di connessione tra architettura e paesaggio. L’attrazione alla base consiste in alcuni laghi sotterranei creati da un’eruzione vulcanica, che ha scavato un lungo tunnel in questa zona dell’isola. Per capire qualcosa in più è indispensabile non limitarsi a Jameos del Agua ma andare a visitare anche la Cueva de Los Verdes, che si trova poco distante e fa parte dello stesso tunnel. Si accede solo con visita guidata, il percorso è lungo circa un chilometro e si impiega poco meno di un’ora andata e ritorno. Ingresso 10€ Jameos e altrettanti la Cueva, inclusi nel ticket cumulativo.

♦ Mirador del Rio: di per sé è un ristorante, ma si visita per la vista del panorama sull’isola La Graciosa che si può godere dalle vetrate o dalle terrazze esterne. Ingresso 5€, incluso nel ticket cumulativo.

Queste non sono le uniche opere di Manrique, mancano all’appello ad esempio il ristorante che si trova a Timanfaya (cui ho accennato più su) ed il monumento al Campesino con la relativa Casa Museo, o ancora il Museo di Arte Contemporanea nel Castillo de San José. Personalmente non ho visitato queste ultime due ma tenetele presente perché possono essere incluse nel ticket cumulativo.

Biglietto cumulativo

Se visitate Lanzarote per la prima volta, è molto probabile che sarete interessati a diverse tra le attrazioni che ho appena citato. In questo caso vi sarà quindi molto utile il biglietto cumulativo offerto dal CACT Lanzarote (l’Ente di promozione turistica dell’isola). Vi lascio qui sotto l’infografica con tutti i dettagli, ma in breve potrete scegliere un ticket valido per 3, 4 o 6 opere e ottenere un risparmio crescente rispetto ai costi dei singoli biglietti. 

Io ho acquistato ad esempio il ticket da 6 centri, ho visitato Montañas del Fuego, Mirador del Rio, Jameos del Agua, Cueva de Los Verdes e Jardin de Cactus (avrei potuto inserire anche il MIAC ma alla fine non ci siamo andati) e risparmiato più di 8€. Il voucher cumulativo è valido per 14 giorni e si può acquistare alla biglietteria di una qualsiasi delle attrazioni incluse. 

Infografica biglietto cumulativo Lanzarote
LagOmar Lanzarote

Le spiagge da non perdere

Il mio viaggio si è svolto a dicembre e sono una persona abbastanza freddolosa, perciò non ho fatto bagni nelle fresche acque dell’Oceano. Ciò non toglie che alcune spiagge meritino comunque la visita – anche restando a riva. Queste sono a mio avviso quelle da non perdere sull’isola di Lanzarote:

→ Punta Papagayo: spesso la zona viene indicata come “Playa Papagayo”, ma in realtà si tratta di un’area più ampia che include diverse spiagge tra cui appunto playa Papagayo. Ci troviamo nella zona sud di Lanzarote, poco lontano da Playa Blanca, e il piccolo promontorio è costellato di spiagge di sabbia chiara o di sassi. L’area è protetta come Parco Naturale perciò all’ingresso vi verrà chiesto di pagare un biglietto di 3€ per automobile. La strada è sterrata ma di facile percorrenza; troverete un parcheggio vicino alle prime spiagge, da lì è necessario proseguire a piedi per quelle più lontane. Tenete presente che essendo tra le spiagge più belle dell’isola è facile che diventino molto affollate. 

→ Caletón Blanco: questa volta all’estremità nord, una spiaggia in cui si ammira il contrasto tra sabbia chiarissima e formazioni di lava nera. 

→ Playa de Famara: famosa tra gli sportivi – il vento costante la rende adatta a surf e kite-surf -, ma anche tra chi ama semplicemente guardarli come me. In generale è una spiaggia bellissima, un paesaggio incredibile e sferzato dal vento abbracciato da un’alta scogliera. 

Chiaramente ci sono moltissime altre spiagge, e attorno ad alcune di esse si sviluppano anche le cittadine più turistiche ricche di alberghi e resort come Playa Blanca, Costa Teguise, Puerto del Carmen. Se volete fare vita da spiaggia vi consiglio in particolare la prima, poiché la zona sud è mediamente più calda e meno ventosa. 

Playa de Famara

Altre cose da vedere a Lanzarote

Un giro a La Geria

Una visita immancabile a Lanzarote è La Geria, la zona del vino. Dalla strada vedrete delle piccole buche nella terra nera con all’interno singole piante di vite: vengono sistemate in questo modo per essere protette dal vento. L’impressione è quella di osservare una superficie lunare costellata di piccoli crateri. Se siete interessati potete fare anche una visita di degustazione in una delle cantine presenti. 

Visitare Teguise

A livello di cittadine, nella maggioranza dei casi Lanzarote offre semplici agglomerati di alberghi e attività turistiche abbastanza anonimi, come Playa Blanca o Puerto del Carmen, o al contrario piccoli villaggi di pescatori che paiono fuori dal mondo come La Santa. Arrecife è la città principale, ma comunque non colpisce in modo particolare. L’unico villaggio che si distingue per bellezza è Teguise, nell’entroterra dell’isola, che un tempo era capoluogo di Lanzarote e delle Canarie. Prendetevi un po’ di tempo per perdervi tra i suoi vicoli e per pranzare in uno dei ristoranti del centro. Tutte le domeniche si tiene anche un mercato molto apprezzato. 

Il lago verde di El Golfo

Un altro luogo che avrete visto in diverse fotografie è il lago verde di El Golfo, originato nel corso di una delle eruzioni vulcaniche dell’isola. Il colore è dato da alcuni vegetali presenti in acqua. Non l’ho trovato imperdibile, ma è una visita velocissima quindi un salto si può fare. Tenete presente che il lago si può osservare solo dall’alto da una sorta di punto panoramico che si raggiunge dal parcheggio, non è possibile proseguire oltre. 

Escursione a La Graciosa

Infine, un’ultima cosa da fare che vi segnalo è un’escursione sull’isola La Graciosa: Orzola, nella parte settentrionale di Lanzarote, e Caleta de Sebo, “capoluogo” di La Graciosa, distano meno di mezz’ora di traghetto (costo 26€ a/r, potete acquistare i biglietti qui). Si tratta di una piccola isola selvaggia, i cui (pochi) abitanti si concentrano nel capoluogo mentre il resto del territorio si visita a piedi oppure in bicicletta – potrete noleggiarne una a circa 10€ al giorno. Vale la pena soprattutto nella bella stagione perché sull’isola si trovano alcune bellissime spiagge. 

La Geria Lanzarote

Quanti giorni trascorrere a Lanzarote

Qui è dove confesserò che le Canarie, in realtà, non mi hanno particolarmente colpita. Si tratta ovviamente di un’opinione personalissima e non sto dicendo che non valga la pena di organizzare un viaggio a Lanzarote, vi ho appena descritto diversi paesaggi ed attrazioni che meritano senz’altro la visita. Però non è stata una destinazione da cui sono rientrata a casa con la voglia di tornarci presto. 

Nel nostro caso abbiamo trascorso 6 notti a Lanzarote e le ho trovate troppe. Di nuovo, è un’opinione personale e deriva anche dal fatto che non cercavamo “vita da spiaggia” e che siamo abituati a destinazioni molto ricche di cose da fare e vedere, ma se mi chiedete quanti giorni trascorrere a Lanzarote la mia risposta è 4, massimo 5. Se avete a disposizione una settimana – per via dei voli – e non avete in programma giornate in spiaggia vi consiglierei quindi di trascorrere almeno un paio di giorni a Fuerteventura, che dista meno di mezz’ora in traghetto. 

Come arrivare e come muoversi a Lanzarote

Lanzarote si raggiunge dall’Italia con volo diretto ad esempio con Ryanair (da Milano, Roma o Bologna) o con Easyjet (da Milano, c’era una tratta anche da Venezia che ho utilizzato per il mio viaggio ma al momento risulta sospesa). È possibile anche atterrare su un’altra delle isole Canarie e poi spostarsi a Lanzarote in traghetto: vi lascio i link delle singole compagnie che operano su queste tratte, Fred Olsen o Armas. 

Una volta a destinazione vi sarà indispensabile un’auto: l’isola è grande e sarebbe impossibile esplorarla appieno utilizzando solo la rete di autobus. Vi consiglio come sempre di comparare i prezzi su Autoeurope o Rentalcars per trovare l’offerta più conveniente. Nel mio caso ho pagato circa 140€ per un’auto di categoria economy. 

Se però preferite spostarvi con i mezzi pubblici, a questo link trovate orari e linee degli autobus a Lanzarote. 

Fundacion Manrique

Dove dormire

Come spesso accade, la scelta di dove dormire a Lanzarote dipende in larga parte dal genere di vacanza che cercate. Le località più turistiche e quindi ricche di attività anche per la vita notturna sono il capoluogo Arrecife oppure Puerto del Carmen, Playa Blanca e Costa Teguise. Tra queste, Playa Blanca è l’ideale se cercate una località comoda alle spiagge migliori, tranquilla e riparata dal vento. Puerto del Carmen e Arrecife offrono probabilmente la vita notturna più attiva, mentre Costa Teguise mi ha dato l’impressione di essere una destinazione frequentata soprattutto da famiglie con bambini. 

Nel mio caso non ho scelto nessuna di queste località, perché cercavo una località più tranquilla possibile in cui rilassarmi vista mare. Ho optato quindi per un appartamento a La Santa e l’ho trovato perfetto per lo scopo. In alternativa, anche dormire a Teguise o in generale nell’entroterra di Lanzarote potrà regalarvi un soggiorno tranquillissimo. 

Vi lascio comunque un paio di link di strutture in cittadine più “vive” che avevo valutato prima di scegliere La Santa: 

♦ Villas Lanzasuites a Playa Blanca

♦ El Charco ad Arrecife

Dove e cosa mangiare

Vi lascio infine con un paio di consigli di gola. Tra le preparazioni tipiche da non perdere citerei come prima cosa il mojo, una salsa in versione rossa (con paprika) o verde (con prezzemolo o coriandolo) che vi serviranno all’inizio di qualsiasi pasto accompagnata dal pane. Un altro grande classico sono le papas arrugadas, piccole patate cotte in acqua salata con la buccia – non mi hanno fatto impazzire, ma vanno assaggiate almeno una volta. In generale, le altre preparazioni sono spesso comuni a quelle della cucina spagnola continentale, come ad esempio paella e polpo alla gallega (buonissimo, tagliato a fette sottili e cosparso di paprika). 

Riguardo al dove mangiare a Lanzarote, vi consiglio alcuni indirizzi in cui mi sono trovata bene (mentre altri li considero decisamente nella media, perciò tanto vale che scegliate un ristorante a caso):

♦ ALMA Tapas a La Santa, ideale per una cena romantica con cucina spagnola/fusion. Prezzi medio-alti, ma del resto è un locale piuttosto elegante.

♦ El Barquillo, sempre a La Santa: è una sorta di osteria molto, molto spartana aperta solo a pranzo. Si mangia bene (soprattutto pesce) spendendo pochissimo, perciò è sempre affollato.  

♦ La Tahona: ristorante tradizionale a Teguise in cui si possono assaggiare alcuni piatti “della nonna” come lo spezzatino e la ropa vieja. Molto buoni anche i prezzi.

Dove mangiare a Lanzarote

Cosa vedere a Lanzarote: una settimana alle Canarie
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Santorini: cosa vedere e cosa fare, tutti i miei consigli

Santorini: cosa vedere e cosa fare, tutti i miei consigli
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La prima immagine che associamo tutti alla Grecia è una foto delle Cicladi: casette bianche, basse, con tetti a cupola e porte blu. Se guardiamo meglio, ci renderemo conto che spesso quella prima foto cui pensiamo non viene da un’isola a caso: si vedono le casette bianche, i tetti a cupola, le porte blu, tutto affacciato sul panorama inconfondibile della caldera. Quell’immagine viene dalla più celebre delle Cicladi: Santorini. 

La mia prima volta a Santorini risale a ormai più di un decennio fa, da allora un’isola che era già celebre è diventata ancora più di moda e mi capita sempre più spesso di sentirla criticare. Troppo affollata, troppo turistica, troppo costosa. Sono critiche con un fondamento, ma la realtà è che nessuna di esse potrà mai cambiare il fatto che Santorini sia semplicemente meravigliosa. L’emozione che si prova ogni volta che ci si trova davanti allo spettacolo della caldera, o al tramonto di Oia, non solo vale qualsiasi piccolo disagio causato dalla sua fama, ma è proprio la ragione per cui non ci si può sorprendere troppo del fatto che Santorini sia così turistica. 

Perciò qualsiasi cosa sentiate dire su Santorini, ricordate che la verità è solo una: è un gioiello imperdibile. Dopo tre visite ecco quindi che finalmente mi decido a scrivere una piccola guida a Santorini: cosa vedere, cosa fare e altri consigli sulla perla delle Cicladi. 

Cosa vedere Santorini

Primi consigli generali: quanti giorni servono a Santorini?

La prima domanda che mi pongono quando mi chiedono consigli è: quanti giorni servono per visitare Santorini? È difficile dare una risposta univoca, poiché come per tutte le destinazioni dipende da che cosa si vuole visitare e, nel caso di un’isola, da quanto tempo si vuole dedicare al semplice relax al mare. Personalmente ritengo che 5 giorni siano un tempo giusto per la gran parte delle tipologie di viaggiatori. Un tempo sufficiente per visitare i suoi borghi, fare qualche bagno e anche un’escursione classica al vulcano. Ciò non significa che se ne avete solo 4 dovete rinunciare, o che in una settimana ci si annoi, anzi. 

Uno sguardo alla mappa

Per capire Santorini è utile dare uno sguardo alla mappa. Io la definisco un’isola a croissant: ha assunto infatti questa forma in seguito a un’eruzione vulcanica e alla conseguente esplosione, che ha fatto sprofondare sott’acqua parte del suo territorio creando la caldera. Oggi quindi vediamo Santorini, il croissant, che abbraccia due piccole isolette centrali dove si trovano la vecchia e la nuova bocca del vulcano (Palea e Nea Kameni). Altri pezzi originari dell’isola formano poi Thirasia e la disabitata Aspronisi. 

Le località di Santorini si dividono quindi in due grandi gruppi: quelle “vista caldera” e quelle che si affacciano invece verso l’esterno. Questa distinzione sarà utile soprattutto quando dovrete valutare dove alloggiare, poiché determina i prezzi delle diverse zone. 

Cosa vedere e cosa fare a Santorini 

Le cittadine da non perdere

Se altre isole delle Cicladi sono famose soprattutto per le loro spiagge, a Santorini il punto di forza sono invece i centri abitati: cittadine o piccoli villaggi pieni di fascino, un concentrato di tipicità che ha reso celebre l’architettura di questo arcipelago nel mondo. Da nord a sud, vi presento quindi quelle che proprio non potete perdervi.

♦ Oia (attenzione perché si pronuncia “Ia”, senza la o): è la più elegante e la più mondana, occupa la punta settentrionale di Santorini che si affaccia da un lato sulla caldera e dall’altro sull’isola di Thirasia. Oltre che per la sua innegabile bellezza, è diventata celebre soprattutto per i suoi tramonti – e qui una foto vi spiegherà perché più di mille parole.

Santorini tramonto Oia

Il tramonto a Oia è meraviglioso ma anche parecchio affollato, quindi se volete scattare belle foto fate attenzione ad arrivare presto per conquistare i posti migliori. Negli anni purtroppo i turisti avevano iniziato ad approfittarsi un po’ troppo dell’”ospitalità” della cittadina, salendo sui tetti o entrando nei cortili di case private senza permesso solo per una foto. Oggi ci sono quindi moltissimi cartelli che vi invito davvero a rispettare: si tratta pur sempre della casa di qualcuno. 

La postazione principale per ammirare il tramonto è il castello di Oia, che trovate facilmente su Google Maps. Se questo è troppo pieno, cercate un posto sulle scalette del paese nelle vicinanze, oppure lungo la stradina che scende al porticciolo, ma non scavalcate cancelli privati né arrampicatevi sul tetto di case e chiese.

♦ Poco prima di Fira si incontra Imerovigli, piccolo borgo che riesce a offrire panorami sulla caldera e splendidi tramonti ma con molta meno folla di Oia. Ci sono diversi resort di lusso ma si può raggiungere anche semplicemente per una visita. Non perdetevi una passeggiata fino al promontorio di Skaros per una splendida vista.

♦ Si raggiunge poi Fira, il capoluogo, la città più popolosa di Santorini. Qui vicino si trova il porto turistico da cui arrivare o partire in traghetto verso Atene e le altre isole, l’aeroporto è poco distante e le camere in media costano poco. Non si può certo dire che sia brutta – si affaccia pur sempre sulla caldera – però di certo è un luogo in cui si concentra un turismo molto meno raffinato di quello di Oia o Imerovigli. Insomma va visitata, ma senza fermarsi troppo. Da non perdere è però il percorso verso il vecchio porto: una lunga serie di tornanti scavati nella roccia che scendono a picco dal paese dal mare. Vi consiglio di farlo a piedi almeno in discesa, per poi risalire eventualmente con la cabinovia. Evitate di salire sugli asinelli, ci sono spesso aspre polemiche in merito al trattamento loro riservato.

♦ Più a sud, leggermente più nell’entroterra, c’è uno dei borghi più belli di Santorini: Pyrgos. Splendido e così tranquillo che pare di stare su un’altra isola rispetto alle folle di Oia e Fira. Così come è pressoché deserto Megalochori, l’ultimo vero villaggio affacciato sulla caldera nella zona meridionale. Proseguendo fino alla punta opposta a Oia vi consiglio di dedicare una serata anche al Faro di Akrotiri: il tramonto da qui è stupendo (e poco affollato).

♦ Sulla costa opposta rispetto alla caldera si trovano poi alcune cittadine frequentate soprattutto per le lunghe spiagge, le più ampie dell’isola. Degne di nota ad esempio Perissa e Kamari, entrambe spiagge nere – dalla roccia vulcanica – ricche di alloggi a ottimo prezzo.

Le spiagge più belle di Santorini

Avrete sentito dire spesso che a Santorini non si viene per le spiagge: se da un lato è certamente vero – io stessa ho sottolineato più su come il punto di forza dell’isola siano i paesi -, dall’altro ciò non significa che non ci siano spiagge bellissime anche qui. Se cercate spiagge di sabbia bianca, sarò la prima a consigliarvi altre tra le Cicladi e tra le isole greche in generale, ma anche Santorini ha molto da offrire. 

Vi rimando quindi al mio post sulle spiagge da non perdere a Santorini, dove ho approfondito questo punto.

Vlychada

Cosa fare a Santorini: escursioni e attività

Santorini non è però solo paesini e spiagge, ci sono anche escursioni e attività da tenere in considerazione. La prima, la più classica in assoluto, è l’escursione che porta al vulcano (che potete acquistare ad esempio qui): il programma è standard e prevede una visita a Nea Kameni, dove si passeggia sul vulcano attivo, un bagno nelle sorgenti sulfuree di Palea Kameni, una sosta di un paio d’ore a Thirasia per ora di pranzo e rientro a Santorini. Uno degli aspetti più interessanti di questa escursione è che vi consente sia di vedere il vulcano sia di ammirare Santorini dall’acqua. Se poi non vi interessa il cratere, potete anche scegliere la sola gita in barca, magari all’ora del tramonto con cena a bordo. 

Un’altra attività che vi consiglio, specie se volete godervi un paio d’ore di tranquillità, è il trekking. Un bel sentiero collega Fira a Oia lungo il crinale della caldera, e il fatto che non ne abbiate mai sentito parlare vi confermerà quanto sia un’esperienza tranquilla. Il percorso è adatto a tutti, con un leggero dislivello iniziale e poi discesa fino a Oia: si tratta di 13 km in totale per circa 3 ore di camminata totale, che regalano scorci incredibili sulla caldera. Se volete accorciare un po’, potete ridurre di una mezz’ora partendo da Imerovigli. Portate con voi tanta acqua e nei mesi più caldi partite al mattino presto, sarete a Oia in tempo per rilassarvi con un Nescafé Frappé prima di pranzo. Per il rientro, se siete stanchi di camminare, ci sono gli autobus oppure i taxi. 

C’è poi il museo di Akrotiri, che spesso viene ignorato facendo a mio avviso un errore. Il biglietto d’ingresso – 12€ – potrebbe sembrare alto e di certo non aiuta la gestione un po’ caotica degli orari d’apertura, che spesso non si riescono a comprendere dal sito ufficiale, ma si tratta di un sito molto interessante. Una sorta di Pompei in mezzo all’Egeo. 

Santorini caldera

Come arrivare e come muoversi

Arrivare a Santorini è ormai piuttosto semplice: si tratta infatti di una destinazione collegata a gran parte delle città italiane da compagnie low cost come Easyjet, Ryanair, Volotea e Wizzair. Si possono trovare offerte a 50€ andata e ritorno o anche meno, ma per l’estate è sempre meglio prenotare con buon anticipo perché i costi salgono velocemente. 

Eventualmente è anche possibile unire Santorini a un’altra isola delle Cicladi e raggiungerla quindi tramite traghetto, in questo caso vi consiglio di confrontare i costi delle diverse compagnie su Ferry Hopper – che offre anche una comoda mappa dei collegamenti per farvi capire in un attimo quali isole sono unite da un traghetto “diretto”. 

Una volta arrivati consiglio come sempre il noleggio di un mezzo: ci sono delle tratte di autobus (questo il sito ufficiale con orari e tratte) ma le corse non sono così frequenti, e personalmente credo che la libertà di muoversi con un proprio mezzo all’ora che si preferisce non abbia prezzo. Potete confrontare i costi delle auto su Rentalcars o Autoeurope, mentre per noleggiare uno scooter è meglio chiedere un preventivo al proprietario del vostro alloggio – che sarà felice di aiutarvi, sono abituati. Attenzione però: in Grecia per guidare un mezzo a due ruote è obbligatoria la patente A, o patente B precedente al 1986. Da parte mia sconsiglio il quad, scomodo e molto meno divertente di quanto sembra, oltre a diventare complicato da gestire in certe curve. Se trovate una buona offerta, preferite un’auto, la cui unica “complicazione” potrebbe diventare il parcheggio in alta stagione. 

Dove dormire a Santorini

Chi dice che Santorini è troppo turistica, racconta anche che sia troppo cara. La verità è che sull’isola ci sono alloggi per tutte le tasche – e non è comunque paragonabile ai costi di Mykonos, per esempio. 

La distinzione principale che determina il prezzo di una stanza a Santorini è la vista sulla caldera: Oia, Imerovigli e Fira avranno quindi dei costi leggermente più alti, o molto più alti se parliamo di strutture di lusso con terrazza privata affacciata sul vulcano. I prezzi diventano invece molto più accessibili nelle zone di Perissa e Kamari, che offrono una grande quantità di hotel e appartamenti a basso costo. A seconda del budget e di quant’è importante la vista, quindi, queste sono alcune strutture a cui potete dare un’occhiata:

⇒ Se volete una camera vista caldera, con prezzo alto ma non inaccessibile: Enalion Suites a Oia o Langas Villas a Imerovigli. 

⇒ Per un’occasione speciale o per trattarvi davvero bene almeno una notte: Delta Suites o Old Castle, entrambe a Oia. Da questa seconda struttura avrete una vista impagabile sul tramonto senza bisogno di accalcarvi con gli altri turisti (io ovviamente ero tra i comuni mortali, ma ho fissato a lungo quella terrazza fantastica). 

⇒ Per un buon alloggio a prezzo economico: Daylight hotel, Marina’s Studios o altre strutture simili (ne troverete tantissime) a Perissa e dintorni.

Non dimenticate ovviamente di dare un’occhiata anche ad Airbnb, potrebbe offrirvi ottimi appartamenti a buon prezzo. 

Oia al tramonto

Dove mangiare

Chiudo come di consueto con un paio di consigli di gola. Mangiare male da queste parti è davvero difficile, ma vi indico il nome di qualche ristorante in cui mi sono trovata particolarmente bene: 

♦ Karma: un piccolo giardino incantato tra i vicoli di Oia, impossibile non notarlo. 

♦ Selene: per una serata speciale, questo ristorante è il posto giusto. Anche se solitamente non amo i locali così eleganti, Selene merita e viene spesso nominato tra i migliori ristoranti dell’isola. Ci sono stata quando ancora si trovava a Pyrgos, immagino comunque che la qualità sia rimasta la stessa anche ora che si è trasferito a Fira. 

♦ Metaxy Mas: anche questo è un nome che viene spesso citato tra i migliori di Santorini, è una taverna in cui potete essere sicuri di mangiare davvero i piatti della tradizione greca. Meglio prenotare.

Ultima annotazione: assaggiate le polpette di pomodorini. Sono tra le poche coltivazioni dell’isola, e crescendo su terra vulcanica assumono un sapore molto intenso e particolare. Io le adoro, fatemi sapere cosa ne pensate voi. 

Santorini: cosa vedere e cosa fare, tutti i miei consigli
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Le spiagge più belle di Santorini

Le spiagge più belle di Santorini
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Avrete sentito dire spesso che a Santorini non si viene per le spiagge: se da un lato è certamente vero – io stessa ho sottolineato in questo mio articolo su cosa vedere e fare a Santorini come il punto di forza dell’isola siano i paesi -, dall’altro ciò non significa che non ci siano spiagge bellissime anche qui. Se cercate spiagge sabbiose e ampie, sarò la prima a consigliarvi altre tra le Cicladi e tra le isole greche in generale, ma anche Santorini ha molto da offrire. 

Queste sono per me le cinque spiagge da non perdere, quelle che vi faranno cambiare subito idea in merito al luogo comune “non si va al mare a Santorini”.

 
 
 
 
 
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Red Beach e White Beach

Due spiagge al prezzo di una, poiché è comune visitarle insieme grazie al collegamento via mare. Si trovano sulla costa meridionale e sono entrambe spettacolari, caratterizzate come è facile intuire dal loro colore. L’unico lato “negativo” è la fama, che le rende spesso molto affollate, ma se arrivate presto al mattino o al contrario nel tardo pomeriggio potrete godervi una vista (e un bagno) mozzafiato. 

Si accede a Red Beach con il proprio mezzo a noleggio, seguendo una strada che porta a un  parcheggio (piccolo, perciò anche per questo motivo è meglio venire fuori dall’orario di punta) da Akrotiri. Dal parcheggio parte un sentiero di qualche centinaio di metri: non fatevi spaventare da chi lo sconsiglia, non è nulla di così impegnativo. Assicuratevi solo di avere delle scarpe adatte e non semplici infradito. Come consiglio generale, a Santorini troverete spesso rocce e sassi che possono diventare fastidiosi sotto i piedi o roventi nelle ore centrali: mettete in valigia delle scarpette da scogli e avrete risolto molti problemi. 

In alternativa, se non volete usare l’auto o il motorino, è possibile raggiungere Red Beach anche con piccole barche in partenza dal molo di Akrotiri ogni 30 minuti circa. Le barche collegano poi Red Beach a White Beach, che si raggiunge solo via mare, o alla meno conosciuta Kambia Beach nel mezzo. I prezzi sono di 5€ per la sola Red Beach o di 10€ per il tragitto completo fino a White Beach e ritorno, con possibilità di fermarsi nel mezzo quanto si vuole.

 
 
 
 
 
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Vlychada 

Leggermente più a est, anche Vlychada è uno spettacolo ed ha un grosso punto a suo favore: è solitamente molto meno affollata di Red Beach. Si tratta di una spiaggia piuttosto lunga, un paio di chilometri, con una prima parte attrezzata – c’è anche un bar per mangiare qualcosa, oppure sul vicino porticciolo trovate un paio di taverne – e poi una zona libera. I piccoli sassolini che la compongono sono color grigio scuro, ma la sua bellezza è dovuta soprattutto alle alte scogliere subito alle sue spalle: sono loro a rendere Vlychada unica, con un’atmosfera selvaggia. Quelle stesse scogliere cambiano colore a seconda dell’ora del giorno, passando dal bianco al giallo-rosato, perciò consiglio di tornarci in più occasioni. 

Piccola comunicazione di servizio: cercando i nomi delle spiagge di Santorini su Google, avrete dei risultati “contraddittori”. Capita spesso infatti che siano state segnalate con vari nomi foto che appartengono tutte a Red Beach, per cui a volte potreste faticare a capire che aspetto ha DAVVERO una spiaggia. Se è rossa, al 99% è Red Beach. Se ci sono alte scogliere di roccia chiara, al 99% è Vlychada. 

Caldera Beach

Siamo sempre vicini ad Akrotiri, ma dal lato opposto rispetto alle spiagge nominate finora: come suggerisce subito il nome, infatti, da questa spiaggia si gode della vista sulla caldera. È probabilmente l’unica vera e propria spiaggia che offre questo spettacolo, escludendo le piccole baie dei porti di Fira e Oia, ma nonostante questo non è molto frequentata.

Ammoudi

Ammoudi non è propriamente una spiaggia, ma la considero comunque una tappa da non perdere. Si raggiunge dal porto di Oia, al quale a sua volta potrete arrivare a piedi dal paese o in macchina sperando di trovare posto nel piccolo parcheggio. Da qui vedrete un sentiero che segue la costa fino alla punta del piccolo promontorio, affacciato su un’isolotto di roccia: proprio lì si trova Ammoudi, con i suoi scogli neri e acqua cristallina. Non è il luogo ideale per prendere il sole ovviamente, anche se c’è chi lo fa, ma è un paradiso per chi ama il mare e vuole fare un bagno in acque spettacolari – e anche un po’ di snorkeling

Perissa e Kamari

Chiudo infine con le spiagge più “facili” e rilassanti: le lunghe e pianeggianti Perissa e Kamari, entrambe spiagge nere sulla costa orientale, dove riposarsi sotto un ombrellone con a due passi locali e servizi di ogni genere. Sono spiagge che offrono grandi comodità, ma ciò non significa che non siano belle. Se poi proprio cercate la spiaggia di sabbia bianca e non vi va giù che a Santorini siano tutte di colori diversi, allora mi arrendo e non mi resta che consigliarvi un traghetto. 

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Cosa vedere a Paros, Grecia

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Piccola guida all’isola delle Cicladi: le spiagge e i paesi da non perdere, come arrivare, dove dormire e dove mangiare

Non so se fa quest’effetto solo a me, ma arrivare in Grecia mi regala sempre un moto di nostalgia, misto a dolcezza, misto a pura e semplice felicità. Se poi sono le Cicladi, ancora di più. Qui mi sento sempre a casa, in pace col mondo.

Quest’anno abbiamo scelto di visitare l’isola di Paros, la decima (abitata, escludo quindi Delos) che visitiamo in Grecia. Un’esplosione di bouganville e case di un bianco accecante, con un’anima mondana che rimane però limitata a Naoussa e dintorni, ampie spiagge e la solita, inimitabile, atmosfera greca. 

Cosa vedere a Paros

Cosa vedere sull’isola di Paros

Ogni visita a un’isola delle Cicladi parte solitamente dal capoluogo, o Chora. A Paros si chiama Parikia, è il centro abitato più grande dell’isola, offre diversi servizi tra cui il porto principale – quindi quasi certamente sarà qui che approderete al vostro arrivo – e un centro storico caratteristico. Magari non elegante come la Chora di Naxos o di Mykonos, ma senz’altro affascinante. 

È innegabile però che la cittadina più famosa di Paros sia un’altra, ovvero Naoussa. Con i suoi vicoli caratteristici, il porticciolo, i tavoli dei ristoranti a due passi dall’acqua e soprattutto i suoi locali e negozi eleganti, Naoussa è il fulcro dell’anima più mondana dell’isola. Va visitata di giorno, quando si svuota perché i turisti sono in spiaggia, e di sera per cenare almeno una volta in uno dei suoi locali – ma se cercate la tranquillità vi consiglio di non prenotare un alloggio qui né nelle immediate vicinanze. 

Altra località imperdibile da visitare è Lefkes, l’unico “villaggio montano” di Paros, che si trova al centro dell’isola a un’altitudine di meno di 300 metri. Si tratta di un piccolo gioiello, a mio avviso una delle località più belle di Paros, dove godersi un po’ di serenità e assaporare l’atmosfera più autentica delle Cicladi.

Lefkes Paros

Le spiagge di Paros da non perdere

Accanto a villaggi di pescatori e villaggi di montagna, le grandi protagoniste rimangono loro: le spiagge. Paros offre molte spiagge per ogni esigenza, attrezzate o selvagge, più o meno accessibili, in gran parte sabbiose. Non farò un lungo elenco perché per questo è sufficiente uno sguardo alla mappa, ma vorrei dare giusto qualche indicazione di massima e per comodità dividerò la descrizione in zone. 

-> Sulla costa settentrionale si trovano alcune delle spiagge più note di Paros, come Kolimbithres o Monastiri. Sono belle – specie la prima – ma tendenzialmente più affollate di altre, poiché frequentate da tutti i turisti che alloggiano a Naoussa e dintorni. A nord-est c’è però anche Lageri, molto più tranquilla.  

-> La costa orientale di Paros è disseminata di spiagge, dalle più attrezzate e frequentate come Santa Maria o Chrissi Akti (Golden Beach e New Golden Beach), alle baie completamente deserte – le mie preferite. Tra queste vi consiglio ad esempio Damuli e Aspros Gremos, entrambe poco lontane da Ampelas. Non ci sono ombrelloni né altri servizi quindi arrivate preparati, l’accesso è comunque abbastanza comodo attraverso delle scalette sul lato. Per raggiungere molte di queste calette è necessario percorrere dei tratti di sterrato, ma un’auto di categoria mini/economica è sufficiente. 

-> Anche a sud si trovano soprattutto spiaggette poco frequentate: si è infatti lontani da Naoussa e Parikia e non tutti i turisti si spingono fin qui. Mi riferisco ad esempio a Lolantonis, Glyfa e Tripiti.

-> Sulla costa occidentale segnalo la poco conosciuta Makria Miti, oppure se cercate qualcosa di più attrezzato (ma comunque tranquillo) Voutanikos o Parasporos. La spiaggia di Pounta è invece frequentata principalmente dai kitesurfer. 

Spiagge di Paros

Visitare Antiparos

Una visita a Paros non sarebbe completa senza dedicare almeno una giornata alla sorella minore, Antiparos. Ci sono collegamenti per soli passeggeri dal porto di Parikia – circa mezz’ora di traversata – oppure traghetti veri e propri da Pounta che impiegano meno di dieci minuti di viaggio. Vi consiglio di scegliere questa seconda opzione, poiché Antiparos è un’isola piuttosto grande e avrete bisogno di un mezzo di trasporto per esplorarla al meglio. Il costo è di 1,30€ a passeggero più 6,30€ o 7,30€ per l’auto, a seconda della sua lunghezza. I biglietti si acquistano esclusivamente a bordo e in alta stagione c’è un traghetto ogni mezz’ora o venti minuti (qui trovare gli orari).

Al vostro arrivo sbarcherete nell’unico vero centro abitato dell’isola, la Chora di Antiparos, ricca di locali e negozi, con una bella atmosfera che mi ha fatto rimpiangere di non aver pernottato qui almeno una sera. Per raggiungere le spiagge più interessanti dovrete imboccare la strada che corre verso sud e guidare per poco più di dieci chilometri: troverete prima Soros Beach, poi Sostes e infine, sulla punta, un piccolo gioiellino chiamato Faneromeni. Attenzione però perché gli ultimi chilometri sono di strada sterrata, con buche che possono diventare insidiose. Svoltando invece verso sud ovest si raggiunge Agios Georgios, con un paio di taverne per il pranzo e altre spiagge. 

Antiparos

Come arrivare a Paros e come muoversi

Sull’isola di Paros è presente un piccolo aeroporto, utilizzato dalla Aegean con partenze da Atene. Il modo più comune per arrivare a Paros è però il traghetto, soprattutto perché l’isola si trova in posizione centrale rispetto ai due scali principali delle Cicladi delle compagnie low cost: Santorini e Mykonos. I traghetti più veloci impiegano due ore da Santorini e 40 minuti da Mykonos – per confrontare i costi delle diverse compagnie e prenotare senza commissioni vi consiglio di utilizzare il sito FerryHopper. 

Una volta arrivati a Paros vi servirà un mezzo di trasporto: ci sono infatti degli autobus ma le corse non sono così frequenti – trovate tratte e orari qui – e in ogni caso non consentono di arrivare ovunque.             

Attenzione! Prima di valutare pro e contro di scooter e auto, è bene ricordare innanzi tutto che in Grecia per noleggiare uno scooter di qualsiasi cilindrata è obbligatoria la patente A (o patente B conseguita prima del 1986).  

Personalmente dopo aver confrontato i costi di un mezzo a due (minimo 125cc, perché ci saremmo comunque saliti in due) o quattro ruote, ho scelto di noleggiare un’auto poiché i prezzi erano pressoché equivalenti e non c’era quindi motivo di rinunciare a un po’ di comodità in più. Dopo la consueta ricerca comparativa su Autoeurope e Rentalcars ho così prenotato un’auto di categoria Economy a 183€ compresa assicurazione Kasko.

Naoussa Paros

Dove dormire

La scelta di dove dormire a Paros dipenderà in primo luogo da che genere di vacanza cercate: se volete essere “al centro della scena”, comodi alla vita mondana ed ai locali per l’aperitivo, meglio restare a Naoussa o nei dintorni. Parikia è un compromesso per chi vuole avere tutti i servizi a portata di mano, magari per evitare di noleggiare un mezzo. Ma se volete riposarvi e godervi un po’ di tranquilla atmosfera greca, allora vi consiglio di cercare un alloggio in uno dei paesini della zona meridionale: Piso Livadi e Aliki, ad esempio, pur essendo piccoli hanno un bel porticciolo per la passeggiata serale e diversi ristoranti in cui cenare.

Noi avevamo prenotato un appartamento a Piso Livadi, che però presentava diversi problemi e ci ha spinti a cambiare stanza dopo la prima notte – sì, può capitare di incappare in una struttura inadeguata, anche ai viaggiatori incalliti. Siamo però stati molto fortunati nel trovare una camera disponibile agli Elizabeth Studios, poco distante da Golden Beach. La struttura è recente e molto curata, con camere confortevoli ognuna con la sua terrazza o patio vista mare. 

Come accennavo poco più su, tornassi indietro valuterei comunque di dividere le notti: invece di 6 a Paros, ne trascorrerei 4 qui e 2 ad Antiparos, per godermi l’atmosfera della Chora semi deserta quando i turisti giornalieri rientrano sull’isola principale. 

Paros

Dove mangiare a Paros

Chiudo come di consueto con un paio di consigli di gola, partendo comunque dal presupposto che da queste parti è difficile mangiare male. Ecco alcuni indirizzi in cui mi sono trovata particolarmente bene e che vi segnalo quindi volentieri:

To Kima, sul lungomare di Drios. Siamo capitati in questo minuscolo centro abitato per puro caso, solo perché la nostra camera distava poche centinaia di metri, ma è stata un’enorme fortuna perché ci siamo così imbattuti in uno tra i ristoranti migliori dell’isola. Ha aperto  con nuova gestione (e nuova veste) da poco, a guardarlo potrebbe sembrare inavvicinabile invece i prezzi sono solo di poco più alti della media – e in linea con Naoussa in ogni caso. Ci abbiamo mangiato una delle migliori moussaka di sempre e mi pento amaramente di non aver provato anche le colazioni. Non perdetevelo! (Se vi dovesse interessare, hanno anche delle camere che dalle foto sembrano bellissime). 

– Tra i ristoranti sul mare di Naoussa siamo stati da Statheros e abbiamo mangiato bene, anche se il punto di forza è più l’ambientazione che il cibo. 

– A Lefkes non perdetevi le loukoumades da To Glyko Koutali: un localino minuscolo vicino all’ingresso del parcheggio, la titolare (canadese) prepara a mano sia le piccole frittelle sia le creme in molti gusti diversi. 

– Ad Antiparos invece vi consiglio una tappa per colazione (o merenda) da Nautica, uno dei primi locali che vedrete lungo la strada dopo essere sbarcati dal traghetto: i suoi pancake sono spettacolari ed anche il caffè è degno di nota. 

Dove mangiare Paros

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