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Mercato Centrale Milano: la spesa di qualità si fa in stazione

A tutti i milanesi e ai viaggiatori desiderosi di gustare i sapori della città è dedicato il nuovo indirizzo per fare la spesa di qualità: dal 2 settembre 2021 arriva il Mercato Centrale Milano, in via Sammartini angolo piazza Quattro Novembre, proprio sul fianco della Stazione Centrale, dove fermano i tram.

Sviluppato su due piani, al piano terra e al primo piano della celebre stazione datata 1931, dalle ampie volte e vetrate, il nuovo Mercato Centrale ospita ben 29 botteghe di produttori artigianali, pronti a raccontare la storia di ogni singola specialità, ma anche uno Spazio Fare per gli incontri, le presentazioni, gli eventi e persino una radio che dà voce alla città, con la direzione artistica di Alessio Bertallot.

Dopo il format di successo già rodato a Firenze, Roma e Torino, il Mercato Centrale Milano offre la possibilità sia di portarsi a casa le eccellenze degli artigiani del gusto sia di ordinarle per ricevere tutto direttamente a casa grazie al servizio di delivery di cosaporto.it. In alternativa, ci si può regalare una pausa slow, magari in attesa di un treno, e sedersi a un tavolo per leggere, mangiare e connettersi via wi-fi in tranquillità.

Mercato Centrale Milano: il volto degli artigiani del gusto

Tante le novità e le storie da scoprire dietro ai volti dei 29 artigiani distribuiti in uno spazio di oltre 4500 mq di cui quasi un quarto dedicato al pesce, visto che a Milano c’è il mercato ittico più importante d’Europa, con un’enorme vetrina espositiva affidata alla pescheria Pedol, fiore all’occhiello della tradizione ittica milanese dal 1929. Un pescato che può anche essere cucinato sul posto, oppure assaggiato crudo al fish bar guidato dal cuoco emergente Jérémie Depruneaux, o ancora in abbinamento con i cocktail artigianali del bartender Flavio Angiolillo, il cui nome è già associato ad alcuni dei locali più all’avanguardia di Milano (Mag Cafè, Backdoor 43, Iter). In trasferta sotto le guglie del Duomo anche i fratelli Piero e Luca Landi del pluripremiato ristorante Rendez-vous di Marciana Marina (Isola d’Elba), che portano sotto le ampie volte del piano terra della Stazione Centrale la loro esperienza e la loro specialità: il pesce cucinato al carbone vegetale.

Leggi anche: Arriva MI-SIDE: la città raccontata da Alessio Bertallot

Nello storico edificio simbolo della Milano che non si ferma mai,  anche la carne gioca il suo ruolo da protagonista. E lo fa anche con un testimonial d’eccezione, l’eclettico Joe Bastianich, presente al Mercato Centrale con un American barbecue in puro stile americano e un’area dedicata a un’accurata selezione di vini prodotti dalla sua azienda di famiglia. A questi si aggiungono un grande spazio dedicato alle carni toscane più prelibate, una bottega dei bolliti, un girarrosto con fuoco a legna dove acquistare solo polli allevati a terra e alimentati con granaglie.

MCM: dal pane con i cereali antichi ai ravioli cinesi, qui c’è tutto il gusto di Milano

Tra le tante esperienze da non perdere al Mercato Centrale Milano, segnaliamo il pane di Davide Longoni, considerato dal Gambero Rosso “il padre della Panificazione Moderna” attraverso la riscoperta dei cereali antichi e del vero lievito madre; ma anche i dolci, panettone in primis, del Maestro pasticcere Vincenzo Santoro, che da oltre cinquant’anni conquista il palato dei milanesi collezionando premi con la sua Pasticceria Martesana. Negli spazi riconvertiti della stazione, poi, non mancano i gusti decisi della pasticceria meridionale e quelli classici della cioccolateria torinese; l’arte casearia biologica del cremasco Tommaso Carioni e i succhi  green di Cesare Cacciapuoti e Nicolò De Gregorio; le specialità a base di tartufo di Luciano Savini e il riso di Sergio Barzetti; la pizza di Giovanni Mineo e Simone Lombardi e la gastronomia genovese di Marco Bruni. Ma anche i ravioli cinesi di Agie Zhou, il primo giovane ristoratore cinese di via Paolo Sarpi a perseguire la strada della filiera corta e della qualità certificata: i suoi piatti uniscono le antiche tradizioni cinesi all’eccellenza degli ingredienti italiani cucinati rigorosamente a vista.

Naturalmente, nella miglior tradizione meneghina, al Mercato Centrale Milano non si pensa solo a mangiare: tra le lezioni della scuola di cucina affidata ad Alessio Leporatti di Florencetown e i tanti eventi culturali in programma in pieno Fuorisalone 2021 e non solo, non c’è tempo di annoiarsi. E per gli amanti dell’aperitivo, la tappa obbligata è alla birreria dove si può sorseggiare la birra Moretti prodotta appositamente per il Mercato, oppure all’enoteca per degustare uno dei vini accuratamente selezionati da Tannico, il principale e-commerce, made in Milano, specializzato nella vendita di vino italiano in tutto il mondo. E se alla fine si è fatto tardi e siete attesi a casa di amici, niente paura: i fiori e le piante di Rosalba Piccinni, la “cantafiorista” che solca i palchi dei jazz club milanesi, li renderanno certamente felici.

Info: mercatocentrale.it

La mappa del Mercato Centrale Milano, così come tutta la campagna di comunicazione, è stata realizzata dall’agenzia Almagreal di Firenze

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Mercato Centrale Milano: la spesa di qualità si fa in stazione

A tutti i milanesi e ai viaggiatori desiderosi di gustare i sapori della città è dedicato il nuovo indirizzo per fare la spesa di qualità: dal 2 settembre 2021 arriva il Mercato Centrale Milano, in via Sammartini angolo piazza Quattro Novembre, proprio sul fianco della Stazione Centrale, dove fermano i tram.

Sviluppato su due piani, al piano terra e al primo piano della celebre stazione datata 1931, dalle ampie volte e vetrate, il nuovo Mercato Centrale ospita ben 29 botteghe di produttori artigianali, pronti a raccontare la storia di ogni singola specialità, ma anche uno Spazio Fare per gli incontri, le presentazioni, gli eventi e persino una radio che dà voce alla città, con la direzione artistica di Alessio Bertallot.

Dopo il format di successo già rodato a Firenze, Roma e Torino, il Mercato Centrale Milano offre la possibilità sia di portarsi a casa le eccellenze degli artigiani del gusto sia di ordinarle per ricevere tutto direttamente a casa grazie al servizio di delivery di cosaporto.it. In alternativa, ci si può regalare una pausa slow, magari in attesa di un treno, e sedersi a un tavolo per leggere, mangiare e connettersi via wi-fi in tranquillità.

Mercato Centrale Milano: il volto degli artigiani del gusto

Tante le novità e le storie da scoprire dietro ai volti dei 29 artigiani distribuiti in uno spazio di oltre 4500 mq di cui quasi un quarto dedicato al pesce, visto che a Milano c’è il mercato ittico più importante d’Europa, con un’enorme vetrina espositiva affidata alla pescheria Pedol, fiore all’occhiello della tradizione ittica milanese dal 1929. Un pescato che può anche essere cucinato sul posto, oppure assaggiato crudo al fish bar guidato dal cuoco emergente Jérémie Depruneaux, o ancora in abbinamento con i cocktail artigianali del bartender Flavio Angiolillo, il cui nome è già associato ad alcuni dei locali più all’avanguardia di Milano (Mag Cafè, Backdoor 43, Iter). In trasferta sotto le guglie del Duomo anche i fratelli Piero e Luca Landi del pluripremiato ristorante Rendez-vous di Marciana Marina (Isola d’Elba), che portano sotto le ampie volte del piano terra della Stazione Centrale la loro esperienza e la loro specialità: il pesce cucinato al carbone vegetale.

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Nello storico edificio simbolo della Milano che non si ferma mai,  anche la carne gioca il suo ruolo da protagonista. E lo fa anche con un testimonial d’eccezione, l’eclettico Joe Bastianich, presente al Mercato Centrale con un American barbecue in puro stile americano e un’area dedicata a un’accurata selezione di vini prodotti dalla sua azienda di famiglia. A questi si aggiungono un grande spazio dedicato alle carni toscane più prelibate, una bottega dei bolliti, un girarrosto con fuoco a legna dove acquistare solo polli allevati a terra e alimentati con granaglie.

MCM: dal pane con i cereali antichi ai ravioli cinesi, qui c’è tutto il gusto di Milano

Tra le tante esperienze da non perdere al Mercato Centrale Milano, segnaliamo il pane di Davide Longoni, considerato dal Gambero Rosso “il padre della Panificazione Moderna” attraverso la riscoperta dei cereali antichi e del vero lievito madre; ma anche i dolci, panettone in primis, del Maestro pasticcere Vincenzo Santoro, che da oltre cinquant’anni conquista il palato dei milanesi collezionando premi con la sua Pasticceria Martesana. Negli spazi riconvertiti della stazione, poi, non mancano i gusti decisi della pasticceria meridionale e quelli classici della cioccolateria torinese; l’arte casearia biologica del cremasco Tommaso Carioni e i succhi  green di Cesare Cacciapuoti e Nicolò De Gregorio; le specialità a base di tartufo di Luciano Savini e il riso di Sergio Barzetti; la pizza di Giovanni Mineo e Simone Lombardi e la gastronomia genovese di Marco Bruni. Ma anche i ravioli cinesi di Agie Zhou, il primo giovane ristoratore cinese di via Paolo Sarpi a perseguire la strada della filiera corta e della qualità certificata: i suoi piatti uniscono le antiche tradizioni cinesi all’eccellenza degli ingredienti italiani cucinati rigorosamente a vista.

Naturalmente, nella miglior tradizione meneghina, al Mercato Centrale Milano non si pensa solo a mangiare: tra le lezioni della scuola di cucina affidata ad Alessio Leporatti di Florencetown e i tanti eventi culturali in programma in pieno Fuorisalone 2021 e non solo, non c’è tempo di annoiarsi. E per gli amanti dell’aperitivo, la tappa obbligata è alla birreria dove si può sorseggiare la birra Moretti prodotta appositamente per il Mercato, oppure all’enoteca per degustare uno dei vini accuratamente selezionati da Tannico, il principale e-commerce, made in Milano, specializzato nella vendita di vino italiano in tutto il mondo. E se alla fine si è fatto tardi e siete attesi a casa di amici, niente paura: i fiori e le piante di Rosalba Piccinni, la “cantafiorista” che solca i palchi dei jazz club milanesi, li renderanno certamente felici.

Info: mercatocentrale.it

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Slovenia: una vacanza di gusto, tra sapori locali e piatti stellati

Al confine con l’Italia, c’è un Paese europeo che sembra fatto su misura per chi desidera una vacanza alla scoperta del buon cibo e dei nuovi sapori: è la Slovenia.

Prova ne è che persino gli ispettori Michelin hanno deciso di includere la Slovenia nella celebre guida francese, da un anno a questa parte. Dal 2020, infatti, sono ben sei i ristoranti stellati del Paese: uno con due stelle e cinque con una.

In Slovenia, tra buon cibo e sostenibilità

Tra i territori più all’avanguardia dal punto di vista culinario, la Slovenia sorprende non solo per la qualità dei piatti della sua cucina ma, soprattutto, per il profondo rispetto, anche in ambito gastronomico, del suo territorio. Una vera e propria filosofia nazionale, applicata a ogni settore.

In Slovenia raccogliere e utilizzare ingredienti freschi dai campi e dagli orti vicini non è semplicemente una tendenza, è uno stile di vita da sempre orientato alla sostenibilità che è ormai diventato parte integrante della cultura. È prassi, per esempio, che spezie ed erbe aromatiche utilizzate nei ristoranti provengano dal prato più vicino; che funghi e altri frutti di bosco vengano raccolti nelle foreste locali; che latte e latticini arrivino dalle montagne slovene e il miele dagli alveari degli apicoltori locali… In altre parole: ristoratori e produttori collaborano a stretto contatto a tutela del gusto e del patrimonio agroalimentare della Slovenia.

Non è un caso che questa terra, a nord est dell’Italia, sia stata eletta Regione Europea della Gastronomia 2021. Un riconoscimento che celebra il legame tra le colture sostenibili e coltivate a km zero e la creatività degli chef locali. Ana Roš, Miglior Chef Donna al mondo nel 2017 e ambasciatrice del premio, ha commentato: “Il nostro cibo è come la Slovenia: diverso e interessante”. Una varietà preziosa, valore in più per chi è alla ricerca di una vacanza all’insegna del gusto.

Slovenia: regione che vai, prelibatezze che trovi

Sono più di 400 i prodotti alimentari tipici sloveni e ogni regione – se ne contano 24, in aggiunta a 3 regioni vinicole – ha le sue peculiarità. Quattro le macroaree: nella Slovenia Alpina, per esempio, si trovano tanti tipi di carne – la salsiccia della Carniola una delle più famose –  e formaggi come il mohant, il Bovec e il Tolmint. In quella Mediterranea, vicina al mare, prevalgono il pesce, in primis il branzino, e i salumi del Carso, stagionati grazie ai forti venti della Bora. La Slovenia Pannonica, terra di acque termali, è il regno dei vini e di diverse varietà di pane e olio di semi di zucca. Nella Slovenia Centrale, invece, la cucina è più cosmopolita, merito della capitale Lubjiana, crocevia di culture e melting pot di tendenze.

La Slovenia e il riconoscimento delle stelle Michelin

Se nel 2020 la Slovenia è entrata per la prima volta nella Guida Michelin, il merito è sicuramente del ristorante Hisa Franko di Kobarid, meraviglioso tempio della cucina della chef Ana Roš, premiato con due stelle. Nella stessa casa in cui, si dice, Ernest Hemingway abbia scritto Addio alle armi, sfilano sulla tavola piatti che racchiudono l’identità e i sapori di un territorio, valorizzando in modo contemporaneo la filiera produttiva locale.

In Slovenia c’è una molta attenzione e rispetto verso i prodotti del territorio (foto: Ciril Jazbec)

A seguire, sempre nel 2020, hanno ottenuto una stella Michelin ben cinque locali grazie ai loro chef creativi e innovativi: Hiša Denk (Gregor Vračko), Pri Lojzetu (Tomaž Kavčič), Vila Podvin (Uroš Štefelin), Dam (Uroš Fakuč) e Atelje (Jorg Zupan). Non solo. A questi si aggiungono i sei ristoranti premiati con lo speciale Michelin Sustainability Award Gostišče Grič (Luka Košir), Monstera bistro (Bine Volčič), il già citato Hiša Franko (Ana Roš), Gostilna Krištof (Uroš Gorjanc), Gostilna za Gradom (Davide Crisci) e Gostilna Mahorčič (Ksenija Krajšek Mahorčič) – e con il premio onorario Michelin Bib Gourmand, ricevuto da ben nove ristoranti (Etna, Ruj, Jožef, Na Gradu, Rajh, Gostilna Mahorčič, Gostilna Repovž, Gostišče Grič ed Evergreen).

Esperienze food a 5 stelle

E per chi è in cerca di esperienze davvero uniche, basta cercare Slovenia Unique Experience, il marchio assegnato dall’Organizzazione turistica slovena alle esperienze a 5 stelle più esclusive da vivere sul territorio. Naturalmente, non mancano quelle a tema food. Si può andare, per esempio, nel giardino del convento nella Valle della Savinja, insieme a esperte erboriste, alla scoperta di erbe aromatiche, oppure con il Vintage Gourmet Tour si può partecipare a un tour gastronomico di degustazione degli olii d’oliva migliori e delle tradizionali specialità culinarie istriane spostandosi a bordi di auto e pulmini d’epoca. Chi sceglie Velenje Underground, infine, potrà vivere un’incredibile esperienza gastronomica nella sala da pranzo più profonda della Slovenia, nell’omonima miniera, a 160 metri di profondità.

Per info: Slovenia.info

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Brescia 2021: emozioni ed esperienze tra arte e natura

«Brescia la forte, Brescia la ferrea». Così Giosuè Carducci descriveva la Leonessa d’Italia nelle sue Odi Barbare. E forte e ferrea Brescia lo è ancora, e lo ha dimostrato, ma è anche vivace, moderna, con lo sguardo rivolto al futuro e le radici ben piantate nella sua storia e nelle sue tradizioni. 

Lo raccontano le strade del centro storico, intorno all’area monumentale del Foro Romano, patrimonio Unesco, e quelle del quartiere del Carmine, un tempo zona da evitare, oggi imperdibile per il suo fermento creativo a tutte le ore del giorno. Lo racconta l’imponente Castello sul monte Cidneo, dove durante le 10 giornate di Brescia gli Austriaci si arroccarono per frenare l’insurrezione, e le stazioni della rete metropolitana, veri capolavori di architettura contemporanea. Ma soprattutto lo racconta l’atmosfera che si respira in città e che avvolge di stupore ed entusiasmo chiunque arrivi da fuori.

Ecco perché – che sia per una gita fuori porta, per un weekend o più giorni di vacanza, da programmare non appena sarà possibile tornare a viaggiare, dopo le festività – Brescia è una delle mete da mettere in agenda per l’anno nuovo. Da visitare passeggiando nel centro storico, godendosi ogni angolo e palazzo, o spostandosi nei dintorni, per una settimana bianca fuori stagione in Valcamonica, un’immersione nella natura nei vicini laghi d’Iseo e d’Idro o un tour “tra le bollicine” in Franciacorta, sui colli ricoperti di vigneti.

Il cuore di Brescia, a spasso nella storia e nell’arte 

Facile da raggiungere (in auto come in treno), Brescia è facile anche da girare. Preferibilmente a piedi o in bicicletta se si comincia dal centro storico, in un itinerario “cronologico”, che parte dal parco archeologico dell’antica Brixia – villaggio celtico su cui fu costruita la città romana – e arriva al XX secolo, in piazza della Loggia, la più cara ai bresciani, ancor più dopo l’attentato del 1974. 

Un percorso da seguire con il cuore, più che con la guida della città in mano, cercando di ascoltare le voci della Storia, narrata dai monumenti stessi. Come la Vittoria Alata, statua in bronzo icona della città, datata I secolo d.C., che a giugno 2020, dopo due anni di restauri, è rientrata “a casa”: in quel Capitolium dove era stata rinvenuta nel 1826, ma in una collocazione tutta nuova, in cui dà spettacolo di sé. 

Brescia: cosa vedere e dove andare

O come l’imperdibile complesso di Santa Giulia, lascito d’epoca longobarda, oggi Museo della città, inserito nel World Heritage dell’Unesco, al cui interno va assolutamente visitata la medievale chiesa di Santa Maria in Solario, con gli straordinari affreschi rinascimentali di Floriano Ferramola e la Croce di Desiderio tempestata di 212 gemme, il più grande manufatto di oreficeria longobarda conosciuto.

Poi accade anche che passeggiando per le vie dello shopping – corso Magenta, corso Zanardelli, via X Giornate – si finisca per approdare in piazza della Vittoria, corte medievale riprogettata durante il fascismo, oggi salvata da un triste destino di maxi-parcheggio e diventata salotto accogliente, ai piedi dello storico palazzo delle Poste e del palazzo dell’Ina, uno dei primi grattacieli d’Italia, alto 15 piani.  

Brescia, un ponte fra tradizione e innovazione

Ognuno di questi luoghi racconta la storia e lascia, in chi osserva, l’incanto di un’epoca passata ma ancora viva. Una sensazione ancora più forte se si visitano palazzi d’epoca ristrutturati e trasformati in qualcosa di completamente nuovo, pur mantenendo la loro essenza storica. Come l’antico Palazzo Martinengo da Barco, edificato nel ‘500, restaurato e adeguato per ospitare le 21 sale espositive della prestigiosa Pinacoteca Tosio Martinengo, nella quale ammirare, tra le altre, opere di Raffaello, Lotto, Canova e Hayez.

O come palazzo Martinengo-Colleoni di Malpaga, uno dei più imponenti edifici barocchi della città, che ha ospitato il tribunale fino al 2009 e oggi è stato trasformato in polo culturale che accoglie creativi digitali, artisti e giovani imprenditori nei centri Mo.Ca., Ma.co.f (spazio di ricerca sulla fotografia italiana), Idra e Makers Hub.

Ascolta il podcast: Brescia, che sorpresa

Passato e futuro si incontrano anche in una vecchia casa cantonale a pochi passi dalla stazione di Brescia: la Gare 82 (si chiama così perché dista esattamente 82 chilometri dalla stazione di Milano), una galleria d’arte diventata punto di riferimento per i creativi e gli artisti bresciani.

Così come punto di riferimento sono diventati gli Areadocks, vecchio magazzino ferroviario di via Sangervasio, unico posto in Italia scelto dalla street artist americana Colette Miller per riprodurre le sue ali d’angelo (che richiamano la Vittoria Alata), e l’associazione C.AR.M.E, Centro Arti Multiculturali e Etnosociali, che nella chiesa sconsacrata dei Santi Filippo e Giacomo, punta a riunire attori e fruitori del mondo della cultura contemporanea, promuovendo progetti che connettano Brescia ad altre realtà internazionali simili.

La chiesa sconsacrata, oggi chiamata Sala, si trova al Carmine, ex quartiere popolare riqualificato dall’inizio degli anni 2000 e considerato oggi zona di riferimento per la sua vivacità artistica e culturale: sono qui, per esempio, alcune delle sedi del Brescia Photo Festival, la rassegna internazionale di fotografia che “invade” la città a maggio ogni anno.

Ascolta i podcast geolocalizzati su Brescia: I Viaggi di DOVE

Eventi e sapori nel bresciano

Proprio gli eventi sono un’altra buona ragione per programmare una visita a Brescia e i suoi dintorni. Senza aspettare la primavera o la storica Mille Miglia, la “corsa di auto d’epoca più bella del mondo” che nel 2021 partirà da Brescia il 12 maggio per farvi ritorno il 15 (ma il museo Mille Miglia è aperto tutto l’anno).

1000 Miglia, una corsa alla scoperta delle meraviglie d’Italia

Si può cominciare dal Carnevale di Bagolino, qui, maschere, “Bälärì” (Ballerini), e “Sonädùr” (Suonatori)  rinnovano ogni anno una tradizione che risale al  Cinquecento e non ha eguali in tutta Italia. Borgo medievale che guarda il lago d’Idro si raggiunge in un’ora di auto da Brescia ed è rimasto immutato nei secoli, con le sue stradine lastricate, le case in pietra e le fontanelle. 

Da non perdere, da queste parti, anche il formaggio Bagòss, presidio Slow food, un altro buon motivo per scegliere la zona del bresciano. Del resto, è impensabile non pensare a soddisfare, oltre allo spirito, anche il palato:  nel 2017, infatti, Brescia è stata insignita del titolo di Regione Europea della Gastronomia, assegnato dall’Istituto Internazionale di Gastronomia, Cultura, Arti e Turismo. Ed ecco allora in tavola i tradizionali “casonsèi”, pasta fresca ripiena di pangrattato e formaggio bagòss, i rustignì di Lumezzane, piatto contadino a base di burro, formaggio e uova, che alcuni ristoranti oggi servono in versione “elegante” come antipasto, e soprattutto il caviale di Calvisano da abbinare naturalmente a un vino Franciacorta.

Dove mangiare a Brescia e in Franciacorta: trattorie, ristoranti e cantine

Esperienze nella natura, sui laghi e in Franciacorta

Franciacorta significa buon vino, ma anche l’intero territorio in cui le blasonate bollicine note in tutto il mondo sono prodotte. Un territorio straordinario incastonato tra Brescia e il lago d’Iseo in cui inoltrarsi non solo per degustare le diverse versioni del vino nelle prestigiose cantine (molte delle quali si trovano in dimore storiche) ma anche per scoprire itinerari nella natura su e giù per le colline coperte di vitigni, lungo i cammini dei pellegrini (l’antica via Cluniacense) o nelle riserve naturali, come il Parco del Maglio, con i suoi Orti Botanici nei quali fare forest bathing, o le Torbiere del Sebino, a ridosso del lago d’Iseo. 

Lago d’Iseo: la vacanza perfetta

Da qui si può partire per un tour intorno al lago, da provare non solo con la bella stagione, visto che in inverno, le terre lacustri rivelano un fascino discreto che infonde magia in ogni luogo. Perfetto per una fuga romantica a San Valentino (da non perdere Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Italia), ma anche per chi cerca un’esperienza outdoor, all’aria aperta dopo mesi di smart working in casa: ecco allora l’antica via Valeriana da percorrere a piedi in un trekking verso Sale Marasino o, se siete allenati, anche il giro del lago in bicicletta. Arrivando, a nord, fino alle Piramidi di Zone, dette anche i “camini delle fate”: un vasto deposito morenico lasciato circa 150.000 anni fa dall’imponente ghiacciaio proveniente dalla Valle Camonica, molto interessante sia dal punto di vista geologico, sia dal punto di vista naturalistico. 

Da qui la montagna non è lontana e ci sono anche diversi comprensori sciistici da esplorare: Pezzase, Ponte di Legno, e, un po’ più su, in piena Valcamonica, Bienno. Tutte località da visitare anche in caso non si ami (o non si possa ancora) mettere gli sci ai piedi. Ma le sorprese non finiscono qui.

Maggiori informazioni su Visit Brescia, il sito ufficiale di tutta la provincia di Brescia.

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Grandi viali e antichi caffé: a piedi per Torino

Il tramonto rosato sulla fabbrica diventata museo. L’acciaio e il vetro scuro della Nuvola, nuova sede Lavazza, con la Mole che, sullo sfondo, spezza l’orizzonte. Quando, poco alla volta, si tornerà a viaggiare con gioia e serenità, sarà bello rivedere l’Italia e le sue città con occhi nuovi, sorprendendoci davanti a uno skyline come lo si vedesse per la prima volta, tra prospettive e luoghi comuni da rivedere. Succederà, a Torino. Torino a cinquanta minuti di treno da Milano eppure sconosciuta. Torino sfuggente nel continuo reinventarsi, che nasconde la bellezza in un cortile, un portico, un dettaglio, un cioccolatino.

Una giornata a Torino, a fare due passi tra le varie epoche

Il consiglio è riscoprirla a piedi, su filo dei suoi viali ortogonali, dei portici e dei passage alla parigina. Tra epoche e stili che si mescolano e inseguono. Tra le piazze ridisegnate ora da aree pedonali, nuove piste ciclabili e dehors in cui la Capitale dell’auto si fa città da camminare. E se ci stanca ci sarà sempre un caffè, una cioccolateria, l’indirizzo gourmet o la piola per ritrovare l’energia.

Si può sbarcare nella nuova stazione di Porta Susa, una vertigine di vetro e acciaio, ammirare appena a sud la fuga verso il cielo del grattacielo di Intesa San Paolo firmato Renzo Piano e, poco oltre, le Ogr, Officine grandi riparazioni, spazio per l’arte e la musica, ristorante, bookshop e hub d’innovazione in una fabbrica per la riparazione dei treni di fine Ottocento: un miracolo di riconversione. Poco lontano, nel giro di pochi isolati, la Fondazione Re Rebaudengo, la Gam, la Fondazione Merz raccontano l’arte dal Novecento a oggi.

A nordovest ci si perde tra i palazzi liberty di Corso Francia, un secolo vezzoso narrato da vetrate colorate e volute di pietra, a nordest, in una Torino romana di viuzze e cortili su via Garibaldi (pausa per il bicerin di panna, cioccolato e caffè in piazza della Consolata). Fino a piazza Castello, dove danzano medioevo e barocco.

Un passo, e Porta Palazzo è la festa colorata della città popolana e multietnica, con il Mercato centrale nel Pala Fuksas come nuovo scrigno di sapori gourmand: mai provati i tagliolini al tartufo d’asporto? Sull’altro fianco di Palazzo Madama iniziano le piazze-salotto dei vecchi caffè: via Roma, piazza San Carlo, piazza Carignano, dove la Farmacia, bistrot del Cambio di chef Baronetto, colora d’ironia quello che fu il ristorante di Cavour. È l’arte di giocare con la storia.

Torino che ha voluto il Museo del cinema nella sua icona più celebre, la Mole Antonelliana. Che in un’ex scuola vicino al lungopò e al Castello del Valentino ha aperto uno dei principali poli italiani della fotografia: il Museo Camera.

Ma si può anche lasciare il centro, il passato, la città cartolina, passare la Dora e puntare ai nuovi quartieri della street art e dei workshop creativi. Dove il Museo Fico, in un ex magazzino, porta l’arte in periferia. Dove il Museo Lavazza, con lo stupefacente ristorante Condividere (concept di Ferran Adrià, arredi di Dante Ferretti), con un percorso pensato dalla Scuola Holden di Alessandro Baricco, racconta il gusto, l’Italia e un po’ anche la storia di tutti noi.

A Torino con i maghi: un evento da non perdere

Sarà vero che la Mole Antonelliana è come un’antenna che irradia energia esoterica “buona”sulla città?  Certo è che, a Torino, la magia si respira. Del resto si tiene qui dal 2019 la Masters of Magic World Convention, raduno mondiale dei maghi presieduto dal mago e star tv Walter Rolfo. Un evento che, l’8 dicembre, per il ponte dell’Immacolata, torna con Masters of Magic World Tour – digital edition: 6 ore di show, oltre 30 artisti internazionali, 7 magie segrete svelate dalla Mole.
In diretta su mastersofmagic.tv e sui social della Città di Torino e della Regione Piemonte.

Per info: turismotorino.org

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Weekend a Lecce in autunno, tra cultura e shopping

Piazze senza folla e voli davvero low cost. Ma la vera sorpresa di un weekend a Lecce in autunno è trovare un capoluogo vivace, aperto, forse quest’anno ancora di più. Non ci sono solo i palazzi barocchi da visitare, ma anche spazi dedicati all’arte contemporanea e alla musica. Per un weekend alternativo in una città da esplorare a piedi o in bicicletta, scaricando l’app per il bike sharing BicinCittà o noleggiando due ruote (info: salentobicitour.org).

Ci si scalda poi a tavola. A pochi passi da viale Lo Re, l’ottocentesca caffetteria La Cotognata Leccese di viale Marconi si è appena rifatta il look. I registi Edoardo Winspeare e Ferzan Özpetek, amici dell’attrice Barbara de Matteis, proprietaria del locale, sono di casa: qui si gusta il tipico dolce di mele cotogne, caratteristico della città.

Dietro al multisala Massimo ha aperto in agosto W Club, cocktail bar, ristorante e spazio per musica dal vivo, tutto vetri, specchi e glamour anni Ottanta. I cocktail si ispirano ai vari generi musicali e sono accompagnati da tacos, taboulè e carpacci. A cena si gustano piatti etnici e barbecue creativi della cucina cosmopolita di Ivan Scrimitore, come l’anatra affumicata al legno di pecan con salsa senape e chips di cipolla caramellata.

La cocktail room del W Club

Il mite autunno salentino invita a gironzolare. Magari per scoprire la città medievale e romana. Si può iniziare dal castello Carlo V, dove si visitano i sotterranei e le prigioni, per proseguire poi con la basilica di Santa Croce, nell’antico quartiere ebraico medievale, e con il Museo ebraico di Palazzo Taurino, ex Personé, di fronte alla basilica, che nell’ipogeo ospita i luoghi per l’abluzione rituale e i resti della ex sinagoga.

Palazzo Personé accanto alla basilica di Santa Croce

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Qui, fino al 28 febbraio 2021, si visita (verificare in tempo reale l’apertura, in base alle normative anti-Covid) la mostra Il Filo della Storia, con una decina di tele ricamate con temi ebraici da Federico Caputo e le sculture di Margherita Grasselli, che ha forgiato morbide bambine di argilla, collocate qui e nei cortili dei Palazzi dei Celestini, Adorno e Tamborino Cezzi.
Attenzione; da quest’anno le chiese principali del centro sono a pagamento (da 3 a 9 euro, info: chieselecce.it; visite turistiche sospese causa Covid).

La mostra Il Filo della storia, a Palazzo Celestini

Tutta Lecce mescola storia e nuove idee. Il bistrot di Palazzo Taurino è gestito dai proprietari di Vico dei Bolognesi, concept store di via Matteotti dove scovare pezzi vintage per la casa, bijoux, capi no logo, lampade di design.
Sullo stesso vicolo si trova Buon Consiglio, due ampi appartamenti (prezzi: doppia b&b da 75 a 130 euro) in un palazzo del Quattrocento. I titolari sono perfetti personal shopper e hanno una linea di borse e accessori di lusso fatti a mano.

Uno scorcio serale di piazza Duomo (ph: Getty Images)

Punta tutto su moda, design italiano e firme giovani Chiara Giulia Micoccio, anima dello showroom CGM.
Palazzo BN, del 1930, era invece la sede del Banco di Napoli. Oggi offre 13 appartamenti (Prezzi: Basic da 220 a 280 euro; Presidenziale, da 95 mq, con terrazza, da 400 a 590 euro) con roof garden, una palestra nell’ex caveau e un spazio ristorazione con quattro proposte gastronomiche: dal Banco lounge bar al bistrot di pesce Ammos, dal ristorante Red alla salsamenteria Terra, dove acquistare e degustare vini, frise e formaggi.

L’Ammos Fish Bar, nel complesso di Palazzo BN

Aria nuova anche nelle sale del Museo Castromediano, il più antico di Puglia, oggi laboratorio di sperimentazione e dialogo fra le arti, tra concerti di musica classica, mostre, incontri con autori e persino sessioni di yoga.
Pochi passi a piedi e si raggiunge il Convitto Palmieri, sede della Biblioteca Bernardini e della Fabbrica delle Parole, percorso permanente sull’arte della stampa, dove curiosare tra macchine tipografiche e computer d’antan.

Una sala del Museo Castromediano

A pranzo, poco lontano, la cucina al femminile di 63 Osteria Contemporanea propone orecchiette artigianali con grani antichi e torta ricotta e zucca. E, per la notte, il vicino b&b La luna in cortile (prezzi: doppia b&b da 80 a 100 euro) ingloba tracce delle mura medievali.

Il b&b La luna in cortile, ricavato presso le Mura urbiche, la cinta difensiva medievale

Per una gita fuori porta, è aperto, ogni weekend, il Parco archeologico di Rudiae, raggiungibile in bici sulla strada per San Pietro in Lama. L’ultima sorpresa è che Lecce ha ben due anfiteatri romani a distanza di tre chilometri: quello di Lupiae, in piazza Sant’Oronzo e, appunto, quello della città messapica di Rudiae, che diede i natali al poeta latino Quinto Ennio. Ieri il teatro, oggi il cinema e la musica: i leccesi amano essere al centro della scena.

Il Parco Archeologico Rudiae

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Il Sentiero d’arte di Torrechiara: un tour tra cultura e buona tavola

Una passeggiata nell’arte, nella natura. E nel gusto. Poco più di sei chilometri, nel Parmense, per ammirare, passo dopo passo, affreschi rinascimentali e installazioni di arte contemporanea e per assaporare salumi di eccellenza e fiabeschi paesaggi rurali. Il Sentiero d’arte di Torrechiara (info: sentieroditorrechiara.it) si percorre in un’ora e mezzo.

Si parte dalla rinascimentale badia benedettina di Santa Maria della Neve, si tocca il borgo di Torrechiara, dominato dallo scenografico castello, per poi costeggiare il canale San Michele, attraverso vigneti e campi, incontrando dieci installazioni open air firmate da nove artisti contemporanei. Fino alle porte di Langhirano, dove è d’obbligo la visita al Museo del Prosciutto di Parma.

Il Sentiero d’arte di Torrechiara: un museo diffuso

“Il Sentiero d’arte è figlio di un incendio”, racconta Carlo Galloni, presidente dell’associazione Sentiero d’Arte Torrechiara – Langhirano Odv e della Fratelli Galloni Spa, uno dei più rinomati prosciuttifici della zona. “Quattro artisti avevano creato per l’azienda opere con i rottami plasmati dalle fiamme che ci hanno colpito nel 2016. Opere che sono oggi in mostra nel rinato stabilimento. Da quell’esperienza, Alberto Vettori, curatore del museo diffuso lungo il sentiero, ha avuto l’idea di portare l’arte anche all’esterno, coinvolgendo altri nomi della scena contemporanea e altri attori sul territorio”. Il progetto di Torrechiara è sostenuto da una rete (info: parmaiocisto.com) che comprende associazioni, istituzioni culturali e imprenditori e si innesta su quello più ampio di Parma Capitale della cultura 2020+21 (info: parma2020.it).

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Il chiostro della badia benedettina di Santa Maria della Neve

Nel borgo di Torrechiara

All’interno della cinta muraria del quattrocentesco castello di Torrechiara, in un’atmosfera sospesa tra Medioevo e Rinascimento, ci si può anche fermare a dormire e a mangiare. La Locanda del Borgo, ristrutturata nel 2019, è un ottimo punto di partenza per esplorare i colli di Parma: il proprietario, Walter Leonardi, è titolare anche di E-bike Tour, che organizza itinerari guidati con bici elettriche.

A tavola ci si siede nell’ampio salone o nelle tre salette, più intime, della Taverna del castello, per gustare i tortelli d’erbetta al burro fuso e Parmigiano Reggiano dop, ingrediente nobile di tutte le cucine della zona, siano esse stellate o casalinghe, insieme al prosciutto di Parma dop e al fungo di Borgotaro igp, orgoglio della vicina Val di Taro.

La Locanda del borgo a Torrechiara

Prosciuttifici, caseifici E gastronomie nel Parmense: dove comprare i prodotti tipici

Decine di prosciuttifici e caseifici di eccellenza sono le tappe di un pellegrinaggio nel santuario del gusto, la Food Valley Italiana (Parma, con il suo territorio, dal 2015 è anche Città creativa Unesco per la gastronomia).

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Ma se non si ha molto tempo per collezionare visite e assaggi, si può mettere insieme un bottino goloso di tutto rispetto andando a colpo sicuro in soli due indirizzi: la Salumeria Ugolotti, che dal 1869 vende i migliori salumi parmensi nel centro di Langhirano, e La bottega di Mora, ai piedi del castello di Torrechiara, che, da semplice macelleria aperta nel 1968, si è evoluta in un paradiso del palato a tutto tondo.

Non ancora sazi, si può scendere dalle colline verso Parma, puntando alle rive del Po. A metà strada, a Noceto, vale la sosta il caseificio dell’azienda agricola Bertinelli, che all’area di produzione del Parmigiano Reggiano (anche kosher) ha affiancato un agribar, per gustose colazioni e aperitivi, e un’agribottega per la vendita di formaggi e di altre eccellenze.

Il Museo del prosciutto di Parma a Langhirano

Sul Po, tra la nebbia, nella Bassa Parmense

Meta finale per viziarsi sulla sponda del Po è l’Antica Corte Pallavicina, a Polesine Parmense, un castello trecentesco trasformato in relais con undici camere. Nel ristorante stellato si sperimenta la cucina “gastrofluviale” dello chef Massimo Spigaroli, mentre nella Hosteria del Maiale regna la tradizione casalinga, tra vini dell’azienda agricola e i salumi di eccellenza: le antiche cantine di stagionatura sono famose in tutto il mondo. A completare questo paradiso per golosi, il Museo del culatello e del casalèn (il norcino) e l’agribottega, aperta nell’estate 2020 a poca distanza dalla corte.

L’Hosteria del Maiale (ph: Infraordinario)

Novembre è perfetto per un fine settimana in zona: nella Bassa Parmense è ormai appuntamento fisso da quasi vent’anni November Porc… speriamo ci sia la nebbia! (info: novemberporc.it). In quattro weekend, Sissa Trecasali, Polesine Parmense, Zibello e Roccabianca si passano il testimone in una staffetta degli assaggi. Quest’anno, a causa della pandemia Covid-19, gli eventi pubblici della rassegna sono saltati ma restano possibili le visite nei caseifici, salumifici, spacci. E i ristoranti coinvolti mantengono la tradizione con “A tavola con november porc”. Così anche per questo 2020 la mariola di Parma, strolghino, culatello di Zibello dop e le rarità “preti” e “vescovi” restano i protagonisti della manifestazione. Insieme alla poetica nebbia che aleggia sul Po.

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La Settimana della cucina italiana nel mondo: eventi e degustazioni

La cucina di mare di Genova, quella di Bologna e dell’Emilia Romagna, dove regnano sovrani i salumi. E ancora, l’opulenza della tavola nella tradizione campana e siciliana. Ma c’è tutta l’Italia intera in un boccone da festeggiare nella Settimana della cucina italiana nel mondo: dal 23 al 29 novembre, oltre 100 eventi organizzati dalle 28 sedi all’estero dell’Enit, l’Agenzia nazionale del turismo. Una quinta edizione che celebra anche il bicentenario della nascita del padre fondatore della cucina domestica italiana, Pellegrino Artusi.

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Dove possibile, si tengono incontri, showcooking, degustazioni e attività dal vivo per promuovere la buona tavola tricolore. Ma sono tantissime anche le iniziative online, tra videoricette, interviste ai ristoratori italiani, quiz e pillole turistiche sull’Italia. E, per far gustare in prima persona agli stranieri i migliori piatti della nostra cucina, sono stati messi in palio anche alcuni viaggi nel Belpaese.

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Protagoniste della rassegna, non solo la qualità della ristorazione italiana, ma anche l’unicità dei prodotti e degli ingredienti originali, a partire da quelli Dop e Igp come anche le peculiarità delle produzioni meno note. E a far da ambasciatori del gusto del nostro Paese, anche chef del calibro di Massimo Bottura.
Info su enit.it

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A Novara, sulle strade del Gorgonzola

Il gorgonzola dop è il prodotto italiano più ricercato sul web. Lo dice il Rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2020 redatto dalla ricercatrice Roberta Garibaldi, in collaborazione con la World Food Travel Association e l’Associazione italiana turismo enogastronomico, analizzando il traffico online. Nel documento si legge anche che la possibilità di gustare cibi tipici, esplorandone le località d’origine e visitando i produttori, è la prima motivazione nella scelta di una meta per il 71 per cento dei food traveller. È allora il momento di visitare il Novarese, dove nasce la maggiore quota di questo formaggio erborinato, insieme ad altre prelibatezze.

Lavorazione del gorgonzola in un caseificio del Consorzio Gorgonzola dop

Sullo sfondo, i castelli che punteggiano la pianura – come quelli di Vespolate e Nibbiola – raccontano una terra di conflitti aspri. Alla battaglia di Novara del 1849, evento chiave della Prima guerra di indipendenza, è dedicato un parco. Si trova a sud del capoluogo, proprio nell’area dello scontro vinto dagli austriaci del maresciallo Radetzky, e, tra campi e boschetti, è perfetto per una passeggiata (info: turismonovara.it).

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Da qui può poi partire l’esplorazione del territorio. Intorno a Vespolate lo sguardo si perde all’infinito tra le risaie, piacevoli da costeggiare in bicicletta. L’autunno è la stagione del raccolto del cereale, mentre i terreni asciugano e i risotti trionfano in trattoria. Lontani dalle strade principali si raggiungono cascine storiche, a volte veri e proprio borghi, dove da secoli si lavorano i chicchi. Alla cascina Fornace la famiglia Rizzotti ha recuperato il pregiato riso Razza 77 usando antichi metodi di trasformazione che garantiscono la cremosità ai risotti. La varietà, in pochi anni, ha conquistato i gourmet.

Diverse varietà di riso coltivate nel Novarese (ph: Atl Novara\Mario Finotti)

Oggi è il marchio della vera paniscia, tesoro della campagna novarese a base di riso, fagioli, verze, cavolo, cotenne di maiale, salam d’la duja e vino rosso. Tutti ingredienti di queste zone, mescolati in ordine sparso. Raro trovare due ricette identiche. E come sempre in questi casi tutti giurano di seguire la migliore. Il salam d’la duja matura nello strutto fuso, un simbolo per l’identità novarese, ma vanno provati anche i fidighin della duja, mortadelline di fegato suino che furono la merenda dei braccianti nei campi. Tutti salumi da comprare nello spaccio dell’Azienda Agricola Valsesia a Sillavengo.

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Dove mangiare il Gorgonzola a Novara

Fra i caseifici artigianali del Consorzio per la tutela del formaggio gorgonzola dop, attivo contro contraffazioni e lavorazioni approssimative, Baruffaldi, a Castellazzo Novarese, e Palzola, a Cavallirio, sono due fedeli interpreti della materia. Dolce o piccante che sia, il gorgonzola è per tutti: privo di lattosio e glutine, si produce senza additivi né conservanti, con latte d’alta qualità che non contiene tracce di disinfettanti, pesticidi e antibiotici (se così non fosse, non potrebbero riprodursi le caratteristiche muffe).

Il gorgonzola dà il meglio con una mostarda di cipolla bionda di Cureggio e Fontaneto, presidio Slow Food, e con un calice di rosso corposo come il Ghemme, il Fara o il Boca. Tutti vini doc. Tutti maturati qui. Da provare nella cantina di Rovellotti Viticoltori a Ghemme.

Tra i vini della provincia spiccano il Ghemme e il Boca. Qui, le vigne di Rovellotti

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I borghi dell’Irpinia: un futuro antico, tra vini e food

Cantine, fortezze e abbazie, borghi arroccati che coraggiosamente risorgono, una cucina genuina che profuma di funghi, castagne e tartufo: è l’autunno tra i borghi dell’Irpinia. La terra dei lupi (hirpus in lingua osca), un mondo di boschi e montagne nell’Avellinese, ancora abitate da questo predatore, riserva luoghi sorprendenti. Come l’abbazia del Goleto, che dal 1133 resiste al tempo, ai terremoti, alla neve, all’incuria degli uomini: una sinfonia di archi e volumi, una navata a cielo aperto e una torre possente che si innalza nel cielo. Un complesso monastico dal fascino raro, fondato da San Guglielmo da Vercelli nell’XII secolo e abitato dai Piccoli fratelli di Charles de Foucauld, che gestiscono le visite al sito (info: goleto.it).

Così è l’Irpinia, aspra e tenace. “Parca e poetica”, scrive Franco Arminio, il poeta, regista e “paesologo” di Bisaccia che racconta la geografia minore, le comunità semplici e la “rarefazione urbanistica”. Per Arminio, queste “Un tempo erano terre da lasciare, incredibilmente povere. Invece bisognerebbe tornarci per la bellezza dei paesaggi: quello dell’Irpinia d’Oriente è uno dei più belli d’Europa”.

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Zungoli, per esempio, al limitare con la Puglia, sulla via del regio tratturo Pescasseroli-Candela, è un paese abitato da poco più di mille anime, un piccolo gioiello d’architettura che sta riscrivendo il proprio futuro puntando sull’accoglienza. Il centro storico è un intrico di vicoli acciottolati e tortuosi e gradinate che sembrano interminabili. L’abitato conserva l’impianto originario e le antiche case di pietra che, provocatoriamente, qualche anno fa sono state messe in vendita a un euro per scongiurare lo spopolamento. Oggi si cammina tra queste vie silenziose per arrivare al Largo di castello, dominato dalla fortezza di origine normanna, o per comprare il caciocavallo podolico e il pregiato extravergine locale.

La cultivar Ravece, varietà antica, originatasi proprio in Irpinia dal XVI secolo, è uno dei tesori di queste terre. L’oleificio Fina produce extravergine da questa cultivar e da altre varietà locali (info: oleificiofina.com).
Ecco il tartufo di Bagnoli Irpino – “nero” dei Monti Picentini dal profumo particolare – le paste fatte ancora a mano, i formaggi artigianali, le carni podoliche e i vini.

Il giardino delle erbe aromatiche all’interno delle Cantine Feudi di San Gregorio, a Sorbo Serpico

I vini e le cantine dell’Irpinia

Tra i paesi di Lapio, Luogosano, Tufo, Taurasi (dove merita una visita il castello), Mirabella Eclano e Montefusco si estende il distretto vitivinicolo più importante della Campania, delle cui vigne scrissero già gli antichi Strabone, Plinio il Vecchio e Columella. Segnano il paesaggio i filari di Aglianico, Fiano e Greco, che danno vita alle tre docg del territorio: i bianchi Greco di Tufo e Fiano di Avellino e il rosso Taurasi, il barolo del Sud fatto con uve Aglianico, vite ellenica che qui conta ceppi ultracentenari, autentici monumenti vegetali.

A Sorbo Serpico, la cantina Feudi di San Gregorio ha ribattezzato “I patriarchi” queste piante, oggetto di ricerca e tutela, che la memoria popolare ritiene abbiano più di 250 anni. Feudi è una delle aziende di riferimento del territorio, la più futuristica per architettura e design: progettata del giapponese Hikaru Mori, due volte alla Biennale di Venezia, merita la visita per la spettacolare bottaia, le opere d’arte e gli interni firmati da Massimo Vignelli.

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Da quest’anno si può dormire tra i vigneti: a pochi passi dalla cantina è stato recuperato il primo di una serie di casali destinati alla foresteria. Fra le vigne di Fiano, a pochi passi dal centro aziendale, l’azienda ha un casale in pietra con cinque camere doppie, ciascuna con bagno, living comune con camino, cucina (prezzi: doppia b&b e visita in cantina, 150euro. Visite su prenotazione, degustazioni guidate e, nei weekend, picnic nei giardini. Info: feudi.it).
E si cena al ristorante Marennà, stella Michelin nel 2018, regno ora dello chef Roberto Allocca (prezzi: menu degustazione, 70 e 90 euro. Info: marenna.it)

I tavoli “social” del ristorante Marennà

Formaggi dell’Irpinia: il Carmasciano

I formaggi sono l’altra grande ricchezza di questa terra. Unico e raro è il pecorino di Carmasciano, opera di poche aziende familiari che ne garantiscono una produzione molto limitata. Il segreto è il latte delle pecore che pascolano nell’area di Carmasciano, nella valle d’Ansanto, e presso la Mefite di Rocca San Felice, un lago alimentato da pozze solforose nel sottosuolo. Un luogo ancestrale, ribollente e sinistro, raccontato anche da Virgilio. È lo zolfo che, impregnando erbe e foraggi, conferisce un sapore unico al formaggio. “È un pecorino dalle note olfattive molto intense e dai sentori complessi, che raggiunge la sua espressione migliore con 12 mesi di stagionatura”, racconta Angelo Nudo, che dal 2015, nella sua azienda agricola Carmasciando (info: carmasciando.it), alleva ovini e produce e affina latticini d’alta qualità. Ecco anche lo Scaramantico, con peperone crusco, e il Formicoso, alle erbe di montagna. Aromi e colori della nuova Irpinia, che ha radici forti e lo sguardo spalancato sul futuro.

I formaggi dell’azienda agricola Carmasciando, a Guardia Lombardi

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