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Weekend a Torino: cosa vedere e cosa fare in città

Weekend a Torino: cosa vedere e cosa fare in città
MangiaViaggiaAma

Tra le grandi città italiane, Torino è stata quella che ho visitato più tardi. Avevo pianificato tutto più volte, ma il viaggio era sempre saltato per un motivo o per l’altro. Se però sono arrivata tardi, appena un paio d’anni fa, è anche vero che nel giro di poco ci sono tornata tre volte per recuperare il tempo perduto. Direi quindi che è arrivato il momento di parlarne un po’ anche qui: vi racconto cosa vedere a Torino e cosa fare nella città piemontese. 

#roncaTO

L’occasione per tornare a Torino è stata una bella promozione che vede collaborare Roncato, Booking Piemonte, Turismo Torino, Federalberghi Torino e vari altri operatori della città per il rilancio del turismo. Fino al 31 gennaio 2021, infatti, per ogni acquisto effettuato sul sito di Valigeria Roncato – che vi consiglio di andare a visitare perché non ci sono solo splendidi trolley, ma anche zaini, marsupi e accessori per viaggiatori – riceverete un buono sconto del 20% da spendere su pernottamenti ed esperienze a Torino. In più, un ulteriore 20% di sconto presso Osteria Rabezzana, Eataly e Gelateria Pepino.

Qui il link per acquistare: Valigeria Roncato.

(Nella foto: zaino porta computer collezione Agency e trolley da cabina Biz 4.0)

Cosa vedere a Torino in un weekend

Le Piazze del centro storico

Torino si vive prima di tutto all’aperto, passeggiando per il suo centro storico da una piazza all’altra. La più bella è probabilmente Piazza San Carlo, chiamata “il salotto di Torino”, ampissima ed elegante, un vero e proprio gioiello splendido a qualsiasi ora del giorno. A poca distanza si trova Piazza Castello, su cui si affacciano com’è facile intuire il Castello Reale e Palazzo Madama. C’è poi Piazza Solferino, e poco più lontano Piazza Statuto dove si sarebbero dovuti trovare uffici e ministeri della nuova capitale d’Italia – peccato che quando la costruzione degli edifici affacciati sulla piazza si concluse, la capitale era già stata spostata altrove. Infine, camminando fino alla riva del Po si raggiunge Piazza Vittorio Veneto, anche questa ampissima e ricca di caffè, da cui si può ammirare la chiesa della Gran Madre sull’altra sponda del fiume. 

Piazza Castello Torino

I musei da visitare a Torino

Anche per chi non ama i musei, sarà difficile lasciare Torino senza averne visitato almeno uno. Un po’ perché la città offre musei davvero vari, un po’ perché in alcuni casi si tratta di assolute eccellenze a livello italiano e non solo. Ve ne consiglio alcuni, credo i più significativi:

Museo Egizio: primo tra tutti e non poteva essere altrimenti. Sia per l’incredibile ricchezza della collezione, sia per l’ottima gestione, il Museo Egizio di Torino è una vera e propria eccellenza del settore e una tappa imperdibile in città: pensate che è il più antico museo al mondo dedicato interamente alla civiltà egizia. 

Museo del Cinema e Mole Antonelliana: se desiderate salire in cima alla Mole Antonelliana, uno dei simboli indiscussi di Torino, potrete scegliere di pagare il biglietto per il solo ascensore panoramico oppure aggiungere anche la visita al Museo del Cinema, per pochi euro in più. Personalmente vi consiglio la seconda opzione, perché il museo offre una collezione interessante per appassionati e non. 

Musei Reali: un complesso enorme che include tra le altre cose le sale del Palazzo Reale, la Galleria Sabauda e la Cappella della Sacra Sindone. Vi consiglio di visitarlo soprattutto per quest’ultima, un capolavoro d’architettura da non perdere. 

Museo dell’Auto: infine, nella capitale italiana dell’automobile non si può non citare il MAUTO Da ignorante in materia (pur con marito super appassionato) posso dire che la collezione è interessante anche per chi come me non sa granché in fatto di automobili. Unica pecca il fatto che si trovi un pochino fuori dal centro, ma tenetelo presente magari per una seconda visita in città. 

Museo Auto Torino

Il parco del Valentino

Lungo le rive del Po, tra le cose da vedere a Torino non posso non citare infine il Parco del Valentino, vero e proprio cuore verde della città. Perdetevi tra viali alberati, ruscelli e giochi d’acqua, ammirate il Borgo Medievale e cercate la famosa panchina con i “lampioni innamorati” realizzata da Rodolfo Marasciuolo. In questo periodo dell’anno, è anche un luogo perfetto per ammirare i colori dell’autunno.

Torino cosa vedere

Cosa fare a Torino

Fare un walking tour a tema

Per conoscere qualcosa di più su una destinazione, sapete che i walking tour sono sempre tra i miei primi consigli. Nel corso del mio ultimo viaggio a Torino ne ho provati ad esempio due:

♦ Il tour della “Torino Magica”, organizzato da Somewhere, che si svolge la sera e racconta storie e leggende che hanno regalato a Torino una fama piuttosto esoterica. La stessa agenzia propone anche tour della Torino Sotterranea, Torino Noir e altro ancora. 

♦ Il tour della “Torino liberty”, organizzato invece da Cultural Way, dedicato ad alcuni quartieri della città che hanno reso Torino la capitale italiana dello stile liberty. Consigliato a tutti gli appassionati di architettura e in generale a chi magari è già stato a Torino e cerca qualcosa di originale. Anche in questo caso, l’agenzia organizza altri tour che trovate sul sito: io sarei molto curiosa ad esempio di fare quello dedicato ai caffè storici di Torino.

Merenda Reale Torino

Bere un Bicerin e fare la Merenda Reale

Pensavate che non avrei inserito una sosta golosa, in una città famosa tra le altre cose per i Gianduiotti? Tra le cose da fare a Torino non può senz’altro mancare l’assaggiare un Bicerin, bevanda inventata nel locale storico che ancora porta questo nome, a base di caffè, cioccolata e crema di latte. Il bicerin non va zuccherato né mescolato, si assapora a piccoli sorsi lasciando che le tre diverse componenti si mischino direttamente sul palato. Oggi lo trovate non solo appunto Al Bicerin – dove vi consiglio in ogni caso di passare – ma anche in altri locali del centro, tra cui i molti caffè storici dove pare di fare un viaggio indietro nel tempo.

Per una pausa ancora più completa, potete poi provare l’esperienza della “Merenda Reale”: accanto a bicerin o cioccolata calda vi verranno serviti dolci e biscotteria, che riprendono la tradizione appunto della merenda di Corte. Noi l’abbiamo provata alla storica Gelateria Pepino ma potete trovarla anche in altre caffetterie, inclusa quella di Palazzo Reale. 

Ammirare il panorama da Superga

Infine, se avete ancora tempo a disposizione vi consiglio di lasciare per un po’ il centro Torino e andare ad ammirare la città dall’alto. Noto anche per il tragico incidente aereo del 1949, il colle di Superga ospita un’imponente e splendida Basilica in cui sono tumulati alcuni dei Savoia. Ma è soprattutto per la vista che si arriva fin qui: da Superga infatti si può godere di uno splendido panorama su tutta Torino, con alle spalle le Alpi. 

Superga Torino

Dove dormire a Torino

Per quest’ultimo tour siamo stati ospitati in tre diversi hotel, tutti a due passi dalla stazione di Torino Porta Nuova – vostro probabile punto di arrivo se sceglierete di lasciare l’auto a casa e raggiungere la città in treno. Nello specifico io ho dormito all’Hotel Genio, mentre altri blogger sono stati all’Hotel Genova e all’Hotel Luxor. Tutti e tre sono assolutamente consigliati, con camere ampie e buoni servizi, oltre appunto a una posizione comoda per esplorare il centro di Torino in un weekend. 

Dove mangiare a Torino

Chiudiamo come sempre con i consigli di gola veri e propri. Vi lascio alcuni indirizzi che ho testato e che vi consiglio per mangiare a Torino, oltre a Bicerin e Pepino che ho già citato per la merenda reale:

♦ Osteria Rabezzana: osteria con enoteca a due passi da Piazza Castello, da provare la pasta fatta in casa e in generale la cucina tipica piemontese.

♦ Eataly Lingotto: un pochino più lontano dal centro, ma la cucina è ottima e vale senz’altro lo sforzo (ci si arriva comunque comodamente con metro o autobus).

♦ Da Cianci: osteria super tradizionale, meglio prenotare perché il locale è davvero piccino e molto frequentato dai torinesi.

♦ Il Melograno: se volete fare l’esperienza di mangiare (letteralmente) sotto la Mole. 

Weekend a Torino: cosa vedere e cosa fare in città
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Consigli pratici per un viaggio in Cambogia

Consigli pratici per un viaggio in Cambogia
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Non è un segreto che il Sud Est Asiatico sia una delle zone del mondo che più ho amato in questi ultimi anni, e senz’altro sarà una delle prime in cui tornerò appena sarà possibile. Tra le varie mete toccate nel corso di vari viaggi, quella che probabilmente mi ha posto di fronte a più dubbi dal punto di vista dell’organizzazione è stata la Cambogia. Oggi quindi vi voglio dare qualche consiglio pratico per un viaggio in Cambogia: giusto alcune informazioni preliminari, utili per poter poi pianificare il vostro itinerario e le vostre giornate nel Paese. 

Consigli Cambogia

1. Quando visitare la Cambogia

Una delle prime domande da farsi riguarda il periodo migliore per visitare la Cambogia. Solitamente si suddivide l’anno in una stagione secca – più o meno da ottobre ad aprile – e una stagione delle piogge, anche se è chiaro che sono indicazioni di massima e possono subire variazioni. In generale il periodo migliore per un viaggio in Cambogia va da ottobre a gennaio, poiché permette con buone probabilità di trovare giornate soleggiate e con temperature piacevoli. Sconsigliato invece il periodo aprile-giugno, il più afoso, mentre la nostra estate potrebbe riservare parecchi temporali.

2. Come muoversi

A differenza di altre destinazioni vicine come la Thailandia, la Cambogia per certi versi non è ancora così attrezzata da un punto di vista di servizi turistici. Ciò non significa che questi servizi non ci siano, ma si deve prestare un pochino di attenzione in fase organizzativa e questo è particolarmente vero quando si parla degli spostamenti. 

Va esclusa innanzi tutto l’auto, poiché non è possibile il noleggio con patente Italiana. Da non considerare per ora nemmeno il treno, sebbene siano in progetto dei lavori su alcune linee che forse renderanno questo mezzo di trasporto un’opzione in futuro. Rimangono quindi il taxi, o comunque auto con autista, e gli autobus/minibus. Esistono varie compagnie che coprono tutti i principali tragitti di collegamento tra le località turistiche, potete confrontare orari e costi su 12goasia o Bookaway. 

Se poi dovete spostarvi tra la capitale Phnom Penh e Siem Reap, non escludete anche l’aereo – che è stata poi la nostra scelta. Se infatti avete poco tempo a disposizione o comunque non volete perdere 6 ore su un autobus, ci sono compagnie che collegano i due principali aeroporti del Paese in 45 minuti, con costi accessibili – l’autobus costa circa 10€ a persona mentre il biglietto aereo parte da 30/40$.

Angkor Wat Cambogia

3. Come e dove richiedere il visto per la Cambogia

Per visitare la Cambogia è obbligatorio un visto turistico, che è valido per una permanenza di massimo 30 giorni consecutivi e per un unico accesso – non potrete quindi uscire dal Paese e rientrare. Il visto si può ottenere direttamente all’arrivo, negli aeroporti internazionali, ai valichi di terra o alla frontiera che si trova lungo il Mekong se arrivate in barca dal Vietnam (come vi avevo raccontato qui). Il costo ufficiale è di 36$, cui è possibile che vada aggiunto un piccolo “contributo” per le guardie di frontiera – consuetudine purtroppo ancora radicata quando si tratta di valichi terrestri o fluviali, meno in aeroporto. 

Se però preferite arrivare preparati e avere già in mano tutti i documenti necessari, potete richiedere il visto online dal sito ufficiale del governo o, se non avete dimestichezza, anche tramite un portale che si occupi di tutto al posto vostro come questo: visto Cambogia. Attenzione perché non tutti i valichi di frontiera consentono l’accesso con visto elettronico, quindi controllate prima di tutto la lista (presente in entrambi i siti che vi ho linkato). Ricordate di fare la richiesta almeno una settimana prima della partenza e assicuratevi come sempre che il passaporto abbia una validità residua di sei mesi dal momento dell’ingresso nel Paese. 

4. Qual è la valuta locale

Una domanda che può sembrare banale ma che in realtà, in Cambogia, non lo è così tanto. Se è vero infatti che la valuta ufficiale è il riel cambogiano, la realtà è che quasi ovunque vi verrà richiesto di pagare in dollari americani e che persino gli sportelli bancomat erogano proprio dollari. Vi capiterà però di ricevere i riel come resto nel corso di piccole transazioni: se ad esempio prendete un tuk tuk che costa mezzo dollaro e pagate con una banconota da 1$, è probabile che riceviate il resto il riel. 

5. Quanti giorni servono per visitare Angkor

Infine, una delle domande più gettonate, quella che io stessa mi sono posta molte volte durante la pianificazione. Dato che spesso Siem Reap e il sito archeologico di Angkor vengono inserite in un itinerario più ampio che comprende altri Paesi come Thailandia o Vietnam, è naturale chiedersi quanti giorni sono necessari per visitarle al meglio. 

Per domande come questa non c’è mai una risposta univoca, poiché molto dipende dall’interesse di ognuno, dai ritmi della visita, dal mezzo di trasporto scelto, da quanti templi si vogliono visitare, da quanto tempo e attenzione si vuole dedicare a ognuno di essi e molto altro ancora. Ufficialmente l’area di Angkor si estende per 400 chilometri quadrati e comprende un migliaio di templi diversi, perciò si potrebbe trascorrere qui un’intera settimana – ma è anche vero che se non siete grandi appassionati o storici dell’arte, dopo un po’ finireste per annoiarvi. In generale, quindi, la mia risposta alla domanda “quanti giorni servono per visitare Angkor?” è: tre giorni e due notti. In questo modo si sfrutta al meglio il biglietto da 3 giorni (sono disponibili infatti biglietti da 1, 3 o 7 giorni), senza stressarsi con tour de force troppo impegnativi. Se avete meno di due giorni pieni a mio avviso non vale la pena e conviene rimandare la visita a un altro momento, soprattutto se intendete raggiungere la Cambogia – e pagare quindi il visto – solo per visitare Angkor.  

Quanti giorni Angkor

Consigli pratici per un viaggio in Cambogia
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Consigli pratici per un viaggio in Cambogia

Consigli pratici per un viaggio in Cambogia
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Non è un segreto che il Sud Est Asiatico sia una delle zone del mondo che più ho amato in questi ultimi anni, e senz’altro sarà una delle prime in cui tornerò appena sarà possibile. Tra le varie mete toccate nel corso di vari viaggi, quella che probabilmente mi ha posto di fronte a più dubbi dal punto di vista dell’organizzazione è stata la Cambogia. Oggi quindi vi voglio dare qualche consiglio pratico per un viaggio in Cambogia: giusto alcune informazioni preliminari, utili per poter poi pianificare il vostro itinerario e le vostre giornate nel Paese. 

Consigli Cambogia

1. Quando visitare la Cambogia

Una delle prime domande da farsi riguarda il periodo migliore per visitare la Cambogia. Solitamente si suddivide l’anno in una stagione secca – più o meno da ottobre ad aprile – e una stagione delle piogge, anche se è chiaro che sono indicazioni di massima e possono subire variazioni. In generale il periodo migliore per un viaggio in Cambogia va da ottobre a gennaio, poiché permette con buone probabilità di trovare giornate soleggiate e con temperature piacevoli. Sconsigliato invece il periodo aprile-giugno, il più afoso, mentre la nostra estate potrebbe riservare parecchi temporali.

2. Come muoversi

A differenza di altre destinazioni vicine come la Thailandia, la Cambogia per certi versi non è ancora così attrezzata da un punto di vista di servizi turistici. Ciò non significa che questi servizi non ci siano, ma si deve prestare un pochino di attenzione in fase organizzativa e questo è particolarmente vero quando si parla degli spostamenti. 

Va esclusa innanzi tutto l’auto, poiché non è possibile il noleggio con patente Italiana. Da non considerare per ora nemmeno il treno, sebbene siano in progetto dei lavori su alcune linee che forse renderanno questo mezzo di trasporto un’opzione in futuro. Rimangono quindi il taxi, o comunque auto con autista, e gli autobus/minibus. Esistono varie compagnie che coprono tutti i principali tragitti di collegamento tra le località turistiche, potete confrontare orari e costi su 12goasia o Bookaway. 

Se poi dovete spostarvi tra la capitale Phnom Penh e Siem Reap, non escludete anche l’aereo – che è stata poi la nostra scelta. Se infatti avete poco tempo a disposizione o comunque non volete perdere 6 ore su un autobus, ci sono compagnie che collegano i due principali aeroporti del Paese in 45 minuti, con costi accessibili – l’autobus costa circa 10€ a persona mentre il biglietto aereo parte da 30/40$.

Angkor Wat Cambogia

3. Come e dove richiedere il visto per la Cambogia

Per visitare la Cambogia è obbligatorio un visto turistico, che è valido per una permanenza di massimo 30 giorni consecutivi e per un unico accesso – non potrete quindi uscire dal Paese e rientrare. Il visto si può ottenere direttamente all’arrivo, negli aeroporti internazionali, ai valichi di terra o alla frontiera che si trova lungo il Mekong se arrivate in barca dal Vietnam (come vi avevo raccontato qui). Il costo ufficiale è di 36$, cui è possibile che vada aggiunto un piccolo “contributo” per le guardie di frontiera – consuetudine purtroppo ancora radicata quando si tratta di valichi terrestri o fluviali, meno in aeroporto. 

Se però preferite arrivare preparati e avere già in mano tutti i documenti necessari, potete richiedere il visto online dal sito ufficiale del governo o, se non avete dimestichezza, anche tramite un portale che si occupi di tutto al posto vostro come questo: visto Cambogia. Attenzione perché non tutti i valichi di frontiera consentono l’accesso con visto elettronico, quindi controllate prima di tutto la lista (presente in entrambi i siti che vi ho linkato). Ricordate di fare la richiesta almeno una settimana prima della partenza e assicuratevi come sempre che il passaporto abbia una validità residua di sei mesi dal momento dell’ingresso nel Paese. 

4. Qual è la valuta locale

Una domanda che può sembrare banale ma che in realtà, in Cambogia, non lo è così tanto. Se è vero infatti che la valuta ufficiale è il riel cambogiano, la realtà è che quasi ovunque vi verrà richiesto di pagare in dollari americani e che persino gli sportelli bancomat erogano proprio dollari. Vi capiterà però di ricevere i riel come resto nel corso di piccole transazioni: se ad esempio prendete un tuk tuk che costa mezzo dollaro e pagate con una banconota da 1$, è probabile che riceviate il resto il riel. 

5. Quanti giorni servono per visitare Angkor

Infine, una delle domande più gettonate, quella che io stessa mi sono posta molte volte durante la pianificazione. Dato che spesso Siem Reap e il sito archeologico di Angkor vengono inserite in un itinerario più ampio che comprende altri Paesi come Thailandia o Vietnam, è naturale chiedersi quanti giorni sono necessari per visitarle al meglio. 

Per domande come questa non c’è mai una risposta univoca, poiché molto dipende dall’interesse di ognuno, dai ritmi della visita, dal mezzo di trasporto scelto, da quanti templi si vogliono visitare, da quanto tempo e attenzione si vuole dedicare a ognuno di essi e molto altro ancora. Ufficialmente l’area di Angkor si estende per 400 chilometri quadrati e comprende un migliaio di templi diversi, perciò si potrebbe trascorrere qui un’intera settimana – ma è anche vero che se non siete grandi appassionati o storici dell’arte, dopo un po’ finireste per annoiarvi. In generale, quindi, la mia risposta alla domanda “quanti giorni servono per visitare Angkor?” è: tre giorni e due notti. In questo modo si sfrutta al meglio il biglietto da 3 giorni (sono disponibili infatti biglietti da 1, 3 o 7 giorni), senza stressarsi con tour de force troppo impegnativi. Se avete meno di due giorni pieni a mio avviso non vale la pena e conviene rimandare la visita a un altro momento, soprattutto se intendete raggiungere la Cambogia – e pagare quindi il visto – solo per visitare Angkor.  

Quanti giorni Angkor

Consigli pratici per un viaggio in Cambogia
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Itinerario in Friuli: un weekend nelle Dolomiti Friulane

Itinerario in Friuli: un weekend nelle Dolomiti Friulane
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Qualche settimana fa ho avuto modo di tornare a visitare una zona d’Italia di cui vi avevo già parlato in passato: mi riferisco a Maniago, in provincia di Pordenone, e ai suoi dintorni. Un nome che forse ai più potrà non dire molto, ma che è in realtà ricca di cose da fare e da vedere. Colgo quindi l’occasione per ampliare ciò che vi avevo raccontato e proporvi un itinerario in Friuli da replicare in un weekend: cosa vedere e cosa fare nel Parco delle Dolomiti Friulane in tre giorni.

Cosa vedere Dolomiti Friulane

Dolomiti Friulane: cosa vedere in un weekend

Giorno 1: Maniago e Poffabro

La base per questo weekend friulano sarà Maniago, città delle coltellerie di cui vi avevo già parlato in questo articolo. Si trova in posizione centrale rispetto alle località da visitare, perciò vi consiglio di cercare una camera qui e spostarvi poi in giornata. 

Per ambientarvi ed iniziare a conoscere il territorio, iniziate col visitare il Museo dell’Arte Fabbrile e delle Coltellerie: rimarrete sorpresi da quanta storia si può celare dietro una “semplice” lama. Sapevate ad esempio che le spade utilizzate in Braveheart vengono proprio da qui?

Per ammirare Maniago dall’alto vi consiglio poi di raggiungere il suo castello, in auto oppure a piedi con una camminata di qualche ora lungo l’anello del Monte Jouf e della Valpiccola. 

Poco distante da qui si trovano poi uno dei borghi più belli d’Italia, Poffabro, un piccolo presepe a cielo aperto che si riempie di decine di altri presepi durante il periodo natalizio, e la vicina Frisanco. Entrambi i borghi sono interessanti testimonianze dell’architettura tradizionale della Val Colvera.

Ecomuseo Lis Aganis

Dal 2004 l’Ecomuseo regionale delle Dolomiti friulane Lis Aganis si occupa attivamente di promuovere questo territorio attraverso numerose attività: percorsi didattici, mostre, eventi e molto altro.

Per saperne di più, scoprire i percorsi studiati tra Acqua, Sassi e Mestieri, avere altri spunti su cosa fare in zona e anche per imparare cosa sono “Lis Aganis”, vi consiglio di dare un’occhiata al loro sito.

Ecomuseo

Poffabro itinerario Friuli

Giorno 2: Val Tramontina

Per il secondo giorno ci spostiamo in Val Tramontina, iniziando così ad esplorare la natura della zona. L’attrazione principale da queste parti è senz’altro quella delle Pozze Smeraldine, diventate improvvisamente celebri qualche anno fa grazie a un articolo del Guardian. Le Pozze sono delle piscine naturali formate dal fiume Meduna, che grazie al fondale di roccia bianca e alla luce del sole diventano di uno splendido color smeraldo. In estate sono molto frequentate – a volte anche troppo, quindi tenetelo a mente se volete passare di qui ad agosto – e i più temerari possono azzardare anche un bagno nelle fredde, verdi acque.

Le Pozze Smeraldine si raggiungono percorrendo un breve sentiero da Tramonti di Sopra, troverete diversi cartelli che indicano il parcheggio e l’inizio della strada.

Dopo questa bella passeggiata naturalistica, potete esplorare i tre borghi principali della valle: Tramonti di Sopra, di Mezzo e di Sotto. Ma anche scattare qualche foto al lago di Redona e – se il livello dell’acqua è basso – cercare di avvistare i resti dei villaggi che furono sommersi per creare questo bacino artificiale.

Pozze Smeraldine

Giorno 3: Barcis + Vajont

Altro giorno, altra valle: puntiamo il lago di Barcis con i suoi splendidi colori e la vicina Strada Vecchia della Valcellina. Quella che era l’unica strada di collegamento con la pianura all’inizio del Novecento, oggi è un bel percorso ciclo-pedonale affacciata sulla Forra del Cellina. Si accede nel periodo estivo con un biglietto di 3€, chi lo desidera può aggiungere altri 3€ per percorrere il Ponte Tibetano che è stato realizzato proprio sopra il torrente. Nel prezzo è inclusa tutta l’attrezzatura – imbragatura e casco -, vi basterà rivolgervi al centro visite.

Dopo aver esplorato la Valcellina, tempo di rimettersi in viaggio fino ai confini con la provincia di Belluno. È proprio qui, al confine tra due Regioni, che si trova la valle del Vajont, un nome che purtroppo non ha bisogno di presentazioni. Da trevigiana, con parenti nel bellunese, mi era capitato più volte di vedere la diga dalla strada, ma dal 2007 è possibile percorrere a piedi il suo coronamento e la tappa finale del nostro tour è stata proprio questa. Non vi dirò che è una visita “facile”, perché è chiaro che si prova un senso di angoscia molto forte nel camminare sul filo di un’opera così maestosa e così tragica. Nel sentirne raccontare nuovamente la storia, nel confrontare il livello del terreno dall’una e dall’altra parte della diga, rendendosi presto conto che quello è il volume – enorme – della frana. È qualcosa di incredibilmente pesante dal punto di vista emotivo, ma credo anche sia una di quelle visite doverose, una volta nella vita, per non dimenticare mai quanto tante piccole scelte sbagliate fatte da persone assolutamente comuni possano condurre a un disastro.

A questo link trovate le informazioni per prenotare una visita al camminamento del Vajont.

Per non chiudere questo itinerario in Friuli con l’animo troppo pesante, prima di ripartire vi consiglio però una visita al “Bosco Vecchio”. Si può raggiungere con una visita guidata più lunga (ma al momento le prenotazioni non sono disponibili), oppure in autonomia partendo dal parcheggio degli autobus. In questa zona boschiva, che prima del 1963 si trovava centinaia di metri più in alto, una parte degli alberi franati ha resistito, contro ogni pronostico, riadattandosi. Alberi piegati ma non del tutto spezzati, dove i rami si sono trasformati in nuovi tronchi sporgendosi verso il cielo per sopravvivere. Un ultimo messaggio di speranza, di cui si ha sempre bisogno.

Bosco Vecchio Vajont

Dove e cosa mangiare

L’occasione per tornare a Maniago e nelle Dolomiti Friulane è stata un’iniziativa di promozione della Pitina IGP, perciò non posso che partire da lei. La Pitina è un salume di carne ovina o di selvaggina, molto speziato, con una caratteristica forma a polpetta ricoperta da farina di mais. È tipica proprio di queste zone e i suoi produttori si stanno impegnando per promuoverne la tradizione, creando tra le altre cose il club di prodotto “Pitina&Friends”.

Altre ricette tradizionali che non possono mancare da queste parti sono il classico frico, a base di formaggio, patate e cipolla, i cjarsons simili a ravioli, spesso con ripieni molto particolari per l’abbinamento dolce/salato, o ancora orzotti, risotti, piatti di carne e molto altro.

Questi sono alcuni ristoranti che abbiamo avuto modo di testare (anche troppo!) e che vi consiglio:

  • Trattoria alla Casasola: a due passi dal centro di Maniago, un ambiente elegante ma senza rinunciare a quel calore accogliente delle trattorie tradizionali. A proposito di promozione della Pitina, non perdetevi la “Mesta alla Casasola”, un antipasto ricchissimo (e buonissimo) che ha guadagnato al ristorante il premio Mattia Trivelli.
  • Palazzo d’Attimis: sempre a Maniago, impossibile non citare l’Antica Taverna di Palazzo d’Attimis, la splendida residenza nobiliare che domina Piazza Italia. Oggi all’interno si trovano appunto un ristorante – com’è ovvio, molto elegante – e alcune camere.
  • Trattoria Ai Cacciatori: poco distante da Maniago, e precisamente a Cavasso Nuovo, si trova questa trattoria molto più rustica che puntualmente finisce sulle guide gastronomiche. Gli ingredienti: prodotti a chilometro zero, ricette tradizionali ma con abbinamenti inconsueti, e sicuramente tanta passione dei titolari.
  • Trattoria La Pignata: altro indirizzo da segnare, questa volta tra i vicoli di Poffabro. Non perdetevi lo splendido panorama dalla terrazza esterna.
  • Trattoria Julia: infine un’ultima trattoria a due passi dalla diga del Vajont, ottima tappa per visitare anche i borghi di Erto e Casso – toccati ma per fortuna non distrutti dalla tragedia. Si trova proprio accanto al laboratorio di Mauro Corona.

Dove mangiare Maniago

Dove dormire a Maniago

Come base per questo itinerario tra le Dolomiti Friulane vi consiglio di dormire a Maniago, ad esempio all’Eurohotel Palace, a due passi da Piazza Italia e con camere spaziose.

Itinerario in Friuli: un weekend nelle Dolomiti Friulane
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Vacanza alle Canarie: cosa fare e cosa vedere a Fuerteventura

Vacanza alle Canarie: cosa fare e cosa vedere a Fuerteventura
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Mentre le giornate si accorciano e le temperature iniziano a scendere, io ne approfitto per tornare con la memoria a uno di quei luoghi dove noi italiani amiamo fuggire alla ricerca di una perenna primavera: le Canarie. Dopo avervi raccontato cosa vedere a Lanzarote, in questo secondo post vi porto sulla seconda isola che ho visitato nel corso di quel viaggio, distante appena mezz’ora di traghetto.

Cosa fare e cosa vedere a Fuerteventura

Cosa vedere a Fuerteventura: Corralejo

Le spiagge da non perdere

Le dune di Corralejo

Inutile negarlo, il principale motivo per cui si visita Fuerteventura sono le sue ampie spiagge. E come non iniziare a citare le più belle se non da una distesa di dune di sabbia lunga 10 chilometri? Quest’area che si trova immediatamente a sud della cittadina di Corralejo è oggi Parco Naturale, si attraversa in auto percorrendo la strada costiera e fermandosi quando e quanto si preferisce. L’area settentrionale è occupata da qualche spiaggia attrezzata, mentre man mano che si scende il panorama diventa sempre più selvaggio.

El Cotillo

Spostandoci sulla costa occidentale, troviamo il piccolo paese di El Cotillo che offre diverse spiagge a poca distanza una dall’altra. Verso nord ci sono La Concha, di sabbia chiara, o Los Charcos dove pozze d’acqua limpida si formano tra le rocce nere. A sud troverete invece Playa del Castillo, del Aguila e de Esquinzo, tutte note soprattutto tra i surfisti perché il mare è spesso molto mosso. Se non avete voglia di oziare in spiaggia, potete anche scegliere di passeggiare fino al faro El Toston, circa 5 km a nord rispetto a El Cotillo.

Sotavento

Da nord a sud, dopo Costa Calma sarà impossibile non notare lo spettacolo di Sotavento: chilometri di spiaggia che cambiano completamente aspetto a seconda della marea. Quando l’acqua si alza, infatti, si crea una piccola laguna che separa la costa da una striscia di sabbia che pare quasi sospesa in mezzo al mare. È un paradiso per le lezioni di kite surf, specie per i principianti, perché l’acqua che si accumula con l’alta marea è bassa, tranquilla e decisamente più calda rispetto a quella esterna.

Spiaggia di Sotavento

Morro Jable

Sulla punta meridionale dell’isola si trova la cittadina di Morro Jable, di per sé non uno spettacolo (ma gran parte delle città qui alle Canarie sono agglomerati di cemento, con enormi alberghi ben poco attraenti) che offre però un’altra lunghissima spiaggia che merita la sosta.

Cofete

Ma la spiaggia che più ho amato a Fuerteventura è senz’altro lei: Cofete. Remota, selvaggia e assolutamente imperdibile, forse deve la sua bellezza proprio al fatto di essere così “difficile” da raggiungere. In realtà difficile non è la definizione più corretta, ma bisogna organizzarsi a dovere. Da Morro Jable serve quasi un’ora per arrivare a Cofete, attraverso una strada sterrata e con lunghi tratti senza guardrail, perciò servono pazienza, possibilmente un’auto adatta (ma ho visto varie Fiat 500 percorrerla, con le dovute cautele) e tanta attenzione. In zona – non sulla spiaggia ma un po’ rientrato – c’è un unico ristorante con pochi tavoli, perciò se volete trascorrere qui la giornata assicuratevi di portare cibo e acqua. 

Se poi proprio non ve la sentite di guidare fino a qui, ci sono delle escursioni organizzate e dei bus-fuoristrada in partenza da Morro Jable.

Cofete Fuerteventura

L’isola di Lobos

Ottime spiagge si possono trovare anche sulla piccola isola di Lobos, a un quarto d’ora da Corralejo – qui trovate orari e costi del traghetto. L’isolotto è disabitato e c’è un solo ristorante, perciò ricordate di portare con voi cibo e acqua o di prenotare un tavolo appena arrivati. Le principali attrazioni, dalle spiagge alle saline fino alle formazioni vulcaniche, si visitano percorrendo a piedi un sentiero lungo poco più di 5 km. Se viaggiate in alta stagione cercate di arrivare (e rientrare) presto, perché può diventare molto affollato. 

I villaggi costieri e l’entroterra

Se le cittadine di Fuerteventura non mi fanno impazzire, ci sono però alcuni piccoli villaggi sulla costa che invece mantengono un loro fascino. La stessa El Cotillo che vi ho nominato più su è uno di questi, con diversi ristoranti affacciati sul mare e un’atmosfera rilassata. Poco distante si trova Lajares, che sembra votata ad attrarre in particolare gli sportivi: ci sono vari alloggi, locali alla moda, negozi di abbigliamento e attrezzatura da surf, tutto con un retrogusto un po’ hippie.

Nella zona centrale dell’isola si trovano poi da un lato Pozo Negro e dall’altro Ajuy, da cui si raggiungono con una breve passeggiata delle grotte scavate nella scogliera. Entrambe sono ottime soste per un pranzo o una cena. 

Nell’entroterra invece vale la pena nominare La Oliva, famosa soprattutto per il mercato del martedì e venerdì mattina, e Betancuria, il vecchio capoluogo di Fuerteventura e primissimo nucleo abitato di tutto l’arcipelago. Anche in questo caso si tratta di un borgo piccolissimo, ma i suoi edifici bianchi circondati da palme nel bel mezzo del nulla la rendono davvero particolare. 

Pozo Negro

Come arrivare e come muoversi

Fuerteventura si raggiunge in aereo dall’Italia con circa 4 ore di viaggio, ad esempio con Ryanair da Milano e Bologna o con Easyjet sempre da Milano. In alternativa è possibile volare a Lanzarote e unire la visita delle due isole, separate da circa mezz’ora di traghetto come vi avevo già raccontato in questo articolo -> Cosa vedere a Lanzarote

Si tratta di un’isola molto estesa, dove vi sarà indispensabile un mezzo per gli spostamenti. Vi consiglio come sempre di confrontare le tariffe delle varie compagnie di noleggio su Autoeurope e Rentalcars. 

Fuerteventura in camper

Un’altra opzione potrebbe essere quella di visitare Fuerteventura in camper, in modo da poter anche ottimizzare gli spostamenti dormendo in aree diverse dell’isola – tenete presente che da Corralejo a Morro Jable si guida per più di un’ora e mezza.

A questo proposito ne approfitto per consigliarvi un sito che sto seguendo da un po’, anche se non ho ancora avuto modo di testarlo in prima persona: si tratta di Goboony, un portale dedicato al noleggio camper tra privati, perciò una sorta di Airbnb su ruote. Si confrontano gli annunci, si contatta il proprietario e una volta deciso quale camper noleggiare si procede con la prenotazione attraverso il sito, che garantisce i pagamenti, l’assicurazione ed eventuale assistenza in caso di problemi. Un’ottima opzione quindi per provare l’esperienza del camper senza possederne uno, con tutte le tutele necessarie. 

Vacanza Fuerteventura

Dove dormire a Fuerteventura

Il primo consiglio che mi sento di darvi è di suddividere le notti in due grandi zone: nord e sud. Le distanze infatti sono piuttosto impegnative, perciò dormire in zona Corralejo e arrivare ad esempio a Cofete in giornata diventa molto stancante.

A nord, potrete cercare una struttura a Corralejo, la cittadina più animata e ricca di servizi, a Lajares se cercate un’atmosfera rilassata e guest house dove alloggiano soprattutto surfisti e sportivi, o El Cotillo per una località rilassante senza rinunciare a qualche ristorantino per cena. A sud, Morro Jable è frequentata soprattutto da famiglie mentre Costa Calma attira in media un turismo più giovane. Potete dare un’occhiata ad esempio a Casa Nami a El Cotillo e all’appartamento Presidente a Costa Calma.

Dove mangiare

Dei piatti tipici delle Canarie vi ho già parlato nel post su Lanzarote, perciò in questo caso mi limiterò a consigliare un paio di indirizzi in cui ho mangiato bene:

  • Casa Santa Maria, ristorante elegante nel centro di Betancuria, perfetto per un’occasione speciale;
  • Nomads a Morro Jable: non sarà cucina tradizionale spagnola, ma preparano hamburger fantastici (e ogni tanto va bene anche variare);
  • Pastelerias El Goloso e Paneteca, entrambe pasticcerie a Lajares per una sosta golosa.

Dove mangiare a Fuerteventura

Vacanza alle Canarie: cosa fare e cosa vedere a Fuerteventura
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Cosa vedere a Lanzarote: una settimana alle Canarie

Cosa vedere a Lanzarote: una settimana alle Canarie
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È passato diverso tempo dal mio primo viaggio alle Canarie – per la precisione a Lanzarote e Fuerteventura – e ancora non avevo pubblicato nulla a riguardo, ma finalmente eccoci qui. Inizio da Lanzarote: vi racconto cosa vedere e cosa fare in una settimana on the road su questa striscia di lava nell’Oceano Atlantico, terra di colori aspri, muretti a secco e opere d’arte bizzarre.

Cosa vedere a Lanzarote

Cosa vedere a Lanzarote

Il Parco Nazionale di Timanfaya

Tra le isole che compongono l’arcipelago delle Canarie, Lanzarote è sicuramente la più particolare. In realtà, credo che questo aggettivo sia valido a prescindere, perché si tratta davvero di un’isola unica al mondo e per capire il perché non si può che partire da qui: dal Parco Nazionale di Timanfaya. Patrimonio UNESCO dal 1993, Timanfaya è il luogo ideale da cui iniziare l’esplorazione di Lanzarote poiché consente di conoscerne le origini e soprattutto le modifiche recenti. L’aspetto attuale dell’isola, infatti, è dovuto a due grandi eruzioni avvenute tra ‘700 e ‘800, che hanno ricoperto di lava gran parte del territorio dando origine al paesaggio spesso spettrale che si può ammirare oggi. 

Si accede al Parco Nazionale in auto cercando le indicazioni per “Montanas del Fuego”, il biglietto si paga alla cassa che si trova all’imbocco della strada che conduce al parcheggio visitatori e il costo è di 12€ per gli adulti. Il parco è aperto dalle 9.30 alle 16.00, vi rimando comunque al sito ufficiale del CACT per tutte le informazioni in merito.

Dal parcheggio si accede al centro visitatori con negozio di souvenir e ristorante – particolare la griglia che cuoce il cibo sfruttando il calore del vulcano stesso -, ma la visita vera e propria si svolge unicamente in autobus. Esibendo il biglietto potrete salire a bordo del bus, che parte ogni 20 minuti circa e in mezz’ora percorre la Ruta de los Volcanos attraverso il Parco Nazionale. Nel corso del tragitto una voce registrata in più lingue illustra la storia del Parco e vengono effettuate alcune soste per permettere di osservare le formazioni di lava: si tratta in generale di una visita interessante, unico aspetto negativo è che i vetri (verdi e inevitabilmente sporchi) non consentono di scattare belle foto. 

Dal sito che vi ho linkato poco più su, però, se siete interessati potete acquistare un biglietto per una visita guidata speciale, che include un piccolo hiking fino a un punto panoramico. Al momento del mio viaggio questo pacchetto non era disponibile ma credo si tratti di un’offerta molto interessante. In alternativa, per ammirare il paesaggio potreste optare per una piccola escursione a dorso di dromedario o per un trekking nel vicino Parco Naturale dei Vulcani.

Timanfaya

Le opere di Manrique

Dopo i paesaggi vulcanici, un altro elemento da cui non si può prescindere per parlare di Lanzarote sono le opere di architettura paesaggistica dell’artista che più di tutti ha lasciato la sua impronta sull’isola: César Manrique. Ammetto che inizialmente ero scettica nei suoi confronti, leggendo il suo nome in rete decine di volte avevo iniziato a chiedermi: ma davvero non c’è nient’altro da fare o vedere a Lanzarote che non sia visitare le opere di questo singolo artista? E la risposta è che sì, sicuramente c’è altro da fare e da vedere, ma ci si perderebbero alcune delle attrazioni in assoluto più interessanti. 

César Manrique è stato un uomo ed artista eclettico, ecologista quando a malapena si parlava di ambiente, icona pop ma soprattutto innamorato della sua isola. La sua si definisce ‘arte paesaggistica’: osservatori integrati nella montagna, ristoranti in tunnel di lava, giardini pieni di cactus e case scavate nella roccia. Manrique ha utilizzato gli elementi e i colori aspri di Lanzarote per creare qualcosa di nuovo, che non si sa se definire opera d’arte, attrazione turistica o più semplicemente nuovo paesaggio. Le opere che ho visitato e che vi consiglio sono:

♦ LagOmar: una casa spettacolare scavata nella roccia dell’isola, prende il suo nome da Omar Sharif nonostante l’attore ne sia stato il proprietario per pochissimo (il tempo di una partita a bridge se vogliamo credere alla leggenda). Per un’esperienza ancora più particolare, è possibile anche pernottare in uno degli appartamenti ricavati in una parte di struttura. Ingresso 6€ (non incluso nel ticket cumulativo di cui vi parlerò tra poco).

♦ Fundación César Manrique: si trova in una delle case in cui visse Manrique – l’altra si trova ad Harìa ed è anch’essa visitabile, ma personalmente non ci sono stata. Tra i miei punti preferiti c’è la distesa di lava che “attraversa” la vetrata ed entra direttamente in casa. Ingresso 8€, non incluso nel ticket cumulativo.

♦ Jardin de Cactus: il nome è autoesplicativo, si tratta di un piccolo giardino popolato solo e soltanto da cactus di ogni forma, colore e dimensione. Non l’attrazione più imperdibile al mondo ma carino. Ingresso 6,50€, incluso nel ticket cumulativo.

♦ Jameos del Agua: questa è forse l’opera di Manrique in cui più si comprende la sua ricerca di connessione tra architettura e paesaggio. L’attrazione alla base consiste in alcuni laghi sotterranei creati da un’eruzione vulcanica, che ha scavato un lungo tunnel in questa zona dell’isola. Per capire qualcosa in più è indispensabile non limitarsi a Jameos del Agua ma andare a visitare anche la Cueva de Los Verdes, che si trova poco distante e fa parte dello stesso tunnel. Si accede solo con visita guidata, il percorso è lungo circa un chilometro e si impiega poco meno di un’ora andata e ritorno. Ingresso 10€ Jameos e altrettanti la Cueva, inclusi nel ticket cumulativo.

♦ Mirador del Rio: di per sé è un ristorante, ma si visita per la vista del panorama sull’isola La Graciosa che si può godere dalle vetrate o dalle terrazze esterne. Ingresso 5€, incluso nel ticket cumulativo.

Queste non sono le uniche opere di Manrique, mancano all’appello ad esempio il ristorante che si trova a Timanfaya (cui ho accennato più su) ed il monumento al Campesino con la relativa Casa Museo, o ancora il Museo di Arte Contemporanea nel Castillo de San José. Personalmente non ho visitato queste ultime due ma tenetele presente perché possono essere incluse nel ticket cumulativo.

Biglietto cumulativo

Se visitate Lanzarote per la prima volta, è molto probabile che sarete interessati a diverse tra le attrazioni che ho appena citato. In questo caso vi sarà quindi molto utile il biglietto cumulativo offerto dal CACT Lanzarote (l’Ente di promozione turistica dell’isola). Vi lascio qui sotto l’infografica con tutti i dettagli, ma in breve potrete scegliere un ticket valido per 3, 4 o 6 opere e ottenere un risparmio crescente rispetto ai costi dei singoli biglietti. 

Io ho acquistato ad esempio il ticket da 6 centri, ho visitato Montañas del Fuego, Mirador del Rio, Jameos del Agua, Cueva de Los Verdes e Jardin de Cactus (avrei potuto inserire anche il MIAC ma alla fine non ci siamo andati) e risparmiato più di 8€. Il voucher cumulativo è valido per 14 giorni e si può acquistare alla biglietteria di una qualsiasi delle attrazioni incluse. 

Infografica biglietto cumulativo Lanzarote
LagOmar Lanzarote

Le spiagge da non perdere

Il mio viaggio si è svolto a dicembre e sono una persona abbastanza freddolosa, perciò non ho fatto bagni nelle fresche acque dell’Oceano. Ciò non toglie che alcune spiagge meritino comunque la visita – anche restando a riva. Queste sono a mio avviso quelle da non perdere sull’isola di Lanzarote:

→ Punta Papagayo: spesso la zona viene indicata come “Playa Papagayo”, ma in realtà si tratta di un’area più ampia che include diverse spiagge tra cui appunto playa Papagayo. Ci troviamo nella zona sud di Lanzarote, poco lontano da Playa Blanca, e il piccolo promontorio è costellato di spiagge di sabbia chiara o di sassi. L’area è protetta come Parco Naturale perciò all’ingresso vi verrà chiesto di pagare un biglietto di 3€ per automobile. La strada è sterrata ma di facile percorrenza; troverete un parcheggio vicino alle prime spiagge, da lì è necessario proseguire a piedi per quelle più lontane. Tenete presente che essendo tra le spiagge più belle dell’isola è facile che diventino molto affollate. 

→ Caletón Blanco: questa volta all’estremità nord, una spiaggia in cui si ammira il contrasto tra sabbia chiarissima e formazioni di lava nera. 

→ Playa de Famara: famosa tra gli sportivi – il vento costante la rende adatta a surf e kite-surf -, ma anche tra chi ama semplicemente guardarli come me. In generale è una spiaggia bellissima, un paesaggio incredibile e sferzato dal vento abbracciato da un’alta scogliera. 

Chiaramente ci sono moltissime altre spiagge, e attorno ad alcune di esse si sviluppano anche le cittadine più turistiche ricche di alberghi e resort come Playa Blanca, Costa Teguise, Puerto del Carmen. Se volete fare vita da spiaggia vi consiglio in particolare la prima, poiché la zona sud è mediamente più calda e meno ventosa. 

Playa de Famara

Altre cose da vedere a Lanzarote

Un giro a La Geria

Una visita immancabile a Lanzarote è La Geria, la zona del vino. Dalla strada vedrete delle piccole buche nella terra nera con all’interno singole piante di vite: vengono sistemate in questo modo per essere protette dal vento. L’impressione è quella di osservare una superficie lunare costellata di piccoli crateri. Se siete interessati potete fare anche una visita di degustazione in una delle cantine presenti. 

Visitare Teguise

A livello di cittadine, nella maggioranza dei casi Lanzarote offre semplici agglomerati di alberghi e attività turistiche abbastanza anonimi, come Playa Blanca o Puerto del Carmen, o al contrario piccoli villaggi di pescatori che paiono fuori dal mondo come La Santa. Arrecife è la città principale, ma comunque non colpisce in modo particolare. L’unico villaggio che si distingue per bellezza è Teguise, nell’entroterra dell’isola, che un tempo era capoluogo di Lanzarote e delle Canarie. Prendetevi un po’ di tempo per perdervi tra i suoi vicoli e per pranzare in uno dei ristoranti del centro. Tutte le domeniche si tiene anche un mercato molto apprezzato. 

Il lago verde di El Golfo

Un altro luogo che avrete visto in diverse fotografie è il lago verde di El Golfo, originato nel corso di una delle eruzioni vulcaniche dell’isola. Il colore è dato da alcuni vegetali presenti in acqua. Non l’ho trovato imperdibile, ma è una visita velocissima quindi un salto si può fare. Tenete presente che il lago si può osservare solo dall’alto da una sorta di punto panoramico che si raggiunge dal parcheggio, non è possibile proseguire oltre. 

Escursione a La Graciosa

Infine, un’ultima cosa da fare che vi segnalo è un’escursione sull’isola La Graciosa: Orzola, nella parte settentrionale di Lanzarote, e Caleta de Sebo, “capoluogo” di La Graciosa, distano meno di mezz’ora di traghetto (costo 26€ a/r, potete acquistare i biglietti qui). Si tratta di una piccola isola selvaggia, i cui (pochi) abitanti si concentrano nel capoluogo mentre il resto del territorio si visita a piedi oppure in bicicletta – potrete noleggiarne una a circa 10€ al giorno. Vale la pena soprattutto nella bella stagione perché sull’isola si trovano alcune bellissime spiagge. 

La Geria Lanzarote

Quanti giorni trascorrere a Lanzarote

Qui è dove confesserò che le Canarie, in realtà, non mi hanno particolarmente colpita. Si tratta ovviamente di un’opinione personalissima e non sto dicendo che non valga la pena di organizzare un viaggio a Lanzarote, vi ho appena descritto diversi paesaggi ed attrazioni che meritano senz’altro la visita. Però non è stata una destinazione da cui sono rientrata a casa con la voglia di tornarci presto. 

Nel nostro caso abbiamo trascorso 6 notti a Lanzarote e le ho trovate troppe. Di nuovo, è un’opinione personale e deriva anche dal fatto che non cercavamo “vita da spiaggia” e che siamo abituati a destinazioni molto ricche di cose da fare e vedere, ma se mi chiedete quanti giorni trascorrere a Lanzarote la mia risposta è 4, massimo 5. Se avete a disposizione una settimana – per via dei voli – e non avete in programma giornate in spiaggia vi consiglierei quindi di trascorrere almeno un paio di giorni a Fuerteventura, che dista meno di mezz’ora in traghetto. 

Come arrivare e come muoversi a Lanzarote

Lanzarote si raggiunge dall’Italia con volo diretto ad esempio con Ryanair (da Milano, Roma o Bologna) o con Easyjet (da Milano, c’era una tratta anche da Venezia che ho utilizzato per il mio viaggio ma al momento risulta sospesa). È possibile anche atterrare su un’altra delle isole Canarie e poi spostarsi a Lanzarote in traghetto: vi lascio i link delle singole compagnie che operano su queste tratte, Fred Olsen o Armas. 

Una volta a destinazione vi sarà indispensabile un’auto: l’isola è grande e sarebbe impossibile esplorarla appieno utilizzando solo la rete di autobus. Vi consiglio come sempre di comparare i prezzi su Autoeurope o Rentalcars per trovare l’offerta più conveniente. Nel mio caso ho pagato circa 140€ per un’auto di categoria economy. 

Se però preferite spostarvi con i mezzi pubblici, a questo link trovate orari e linee degli autobus a Lanzarote. 

Fundacion Manrique

Dove dormire

Come spesso accade, la scelta di dove dormire a Lanzarote dipende in larga parte dal genere di vacanza che cercate. Le località più turistiche e quindi ricche di attività anche per la vita notturna sono il capoluogo Arrecife oppure Puerto del Carmen, Playa Blanca e Costa Teguise. Tra queste, Playa Blanca è l’ideale se cercate una località comoda alle spiagge migliori, tranquilla e riparata dal vento. Puerto del Carmen e Arrecife offrono probabilmente la vita notturna più attiva, mentre Costa Teguise mi ha dato l’impressione di essere una destinazione frequentata soprattutto da famiglie con bambini. 

Nel mio caso non ho scelto nessuna di queste località, perché cercavo una località più tranquilla possibile in cui rilassarmi vista mare. Ho optato quindi per un appartamento a La Santa e l’ho trovato perfetto per lo scopo. In alternativa, anche dormire a Teguise o in generale nell’entroterra di Lanzarote potrà regalarvi un soggiorno tranquillissimo. 

Vi lascio comunque un paio di link di strutture in cittadine più “vive” che avevo valutato prima di scegliere La Santa: 

♦ Villas Lanzasuites a Playa Blanca

♦ El Charco ad Arrecife

Dove e cosa mangiare

Vi lascio infine con un paio di consigli di gola. Tra le preparazioni tipiche da non perdere citerei come prima cosa il mojo, una salsa in versione rossa (con paprika) o verde (con prezzemolo o coriandolo) che vi serviranno all’inizio di qualsiasi pasto accompagnata dal pane. Un altro grande classico sono le papas arrugadas, piccole patate cotte in acqua salata con la buccia – non mi hanno fatto impazzire, ma vanno assaggiate almeno una volta. In generale, le altre preparazioni sono spesso comuni a quelle della cucina spagnola continentale, come ad esempio paella e polpo alla gallega (buonissimo, tagliato a fette sottili e cosparso di paprika). 

Riguardo al dove mangiare a Lanzarote, vi consiglio alcuni indirizzi in cui mi sono trovata bene (mentre altri li considero decisamente nella media, perciò tanto vale che scegliate un ristorante a caso):

♦ ALMA Tapas a La Santa, ideale per una cena romantica con cucina spagnola/fusion. Prezzi medio-alti, ma del resto è un locale piuttosto elegante.

♦ El Barquillo, sempre a La Santa: è una sorta di osteria molto, molto spartana aperta solo a pranzo. Si mangia bene (soprattutto pesce) spendendo pochissimo, perciò è sempre affollato.  

♦ La Tahona: ristorante tradizionale a Teguise in cui si possono assaggiare alcuni piatti “della nonna” come lo spezzatino e la ropa vieja. Molto buoni anche i prezzi.

Dove mangiare a Lanzarote

Cosa vedere a Lanzarote: una settimana alle Canarie
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Santorini: cosa vedere e cosa fare, tutti i miei consigli

Santorini: cosa vedere e cosa fare, tutti i miei consigli
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La prima immagine che associamo tutti alla Grecia è una foto delle Cicladi: casette bianche, basse, con tetti a cupola e porte blu. Se guardiamo meglio, ci renderemo conto che spesso quella prima foto cui pensiamo non viene da un’isola a caso: si vedono le casette bianche, i tetti a cupola, le porte blu, tutto affacciato sul panorama inconfondibile della caldera. Quell’immagine viene dalla più celebre delle Cicladi: Santorini. 

La mia prima volta a Santorini risale a ormai più di un decennio fa, da allora un’isola che era già celebre è diventata ancora più di moda e mi capita sempre più spesso di sentirla criticare. Troppo affollata, troppo turistica, troppo costosa. Sono critiche con un fondamento, ma la realtà è che nessuna di esse potrà mai cambiare il fatto che Santorini sia semplicemente meravigliosa. L’emozione che si prova ogni volta che ci si trova davanti allo spettacolo della caldera, o al tramonto di Oia, non solo vale qualsiasi piccolo disagio causato dalla sua fama, ma è proprio la ragione per cui non ci si può sorprendere troppo del fatto che Santorini sia così turistica. 

Perciò qualsiasi cosa sentiate dire su Santorini, ricordate che la verità è solo una: è un gioiello imperdibile. Dopo tre visite ecco quindi che finalmente mi decido a scrivere una piccola guida a Santorini: cosa vedere, cosa fare e altri consigli sulla perla delle Cicladi. 

Cosa vedere Santorini

Primi consigli generali: quanti giorni servono a Santorini?

La prima domanda che mi pongono quando mi chiedono consigli è: quanti giorni servono per visitare Santorini? È difficile dare una risposta univoca, poiché come per tutte le destinazioni dipende da che cosa si vuole visitare e, nel caso di un’isola, da quanto tempo si vuole dedicare al semplice relax al mare. Personalmente ritengo che 5 giorni siano un tempo giusto per la gran parte delle tipologie di viaggiatori. Un tempo sufficiente per visitare i suoi borghi, fare qualche bagno e anche un’escursione classica al vulcano. Ciò non significa che se ne avete solo 4 dovete rinunciare, o che in una settimana ci si annoi, anzi. 

Uno sguardo alla mappa

Per capire Santorini è utile dare uno sguardo alla mappa. Io la definisco un’isola a croissant: ha assunto infatti questa forma in seguito a un’eruzione vulcanica e alla conseguente esplosione, che ha fatto sprofondare sott’acqua parte del suo territorio creando la caldera. Oggi quindi vediamo Santorini, il croissant, che abbraccia due piccole isolette centrali dove si trovano la vecchia e la nuova bocca del vulcano (Palea e Nea Kameni). Altri pezzi originari dell’isola formano poi Thirasia e la disabitata Aspronisi. 

Le località di Santorini si dividono quindi in due grandi gruppi: quelle “vista caldera” e quelle che si affacciano invece verso l’esterno. Questa distinzione sarà utile soprattutto quando dovrete valutare dove alloggiare, poiché determina i prezzi delle diverse zone. 

Cosa vedere e cosa fare a Santorini 

Le cittadine da non perdere

Se altre isole delle Cicladi sono famose soprattutto per le loro spiagge, a Santorini il punto di forza sono invece i centri abitati: cittadine o piccoli villaggi pieni di fascino, un concentrato di tipicità che ha reso celebre l’architettura di questo arcipelago nel mondo. Da nord a sud, vi presento quindi quelle che proprio non potete perdervi.

♦ Oia (attenzione perché si pronuncia “Ia”, senza la o): è la più elegante e la più mondana, occupa la punta settentrionale di Santorini che si affaccia da un lato sulla caldera e dall’altro sull’isola di Thirasia. Oltre che per la sua innegabile bellezza, è diventata celebre soprattutto per i suoi tramonti – e qui una foto vi spiegherà perché più di mille parole.

Santorini tramonto Oia

Il tramonto a Oia è meraviglioso ma anche parecchio affollato, quindi se volete scattare belle foto fate attenzione ad arrivare presto per conquistare i posti migliori. Negli anni purtroppo i turisti avevano iniziato ad approfittarsi un po’ troppo dell’”ospitalità” della cittadina, salendo sui tetti o entrando nei cortili di case private senza permesso solo per una foto. Oggi ci sono quindi moltissimi cartelli che vi invito davvero a rispettare: si tratta pur sempre della casa di qualcuno. 

La postazione principale per ammirare il tramonto è il castello di Oia, che trovate facilmente su Google Maps. Se questo è troppo pieno, cercate un posto sulle scalette del paese nelle vicinanze, oppure lungo la stradina che scende al porticciolo, ma non scavalcate cancelli privati né arrampicatevi sul tetto di case e chiese.

♦ Poco prima di Fira si incontra Imerovigli, piccolo borgo che riesce a offrire panorami sulla caldera e splendidi tramonti ma con molta meno folla di Oia. Ci sono diversi resort di lusso ma si può raggiungere anche semplicemente per una visita. Non perdetevi una passeggiata fino al promontorio di Skaros per una splendida vista.

♦ Si raggiunge poi Fira, il capoluogo, la città più popolosa di Santorini. Qui vicino si trova il porto turistico da cui arrivare o partire in traghetto verso Atene e le altre isole, l’aeroporto è poco distante e le camere in media costano poco. Non si può certo dire che sia brutta – si affaccia pur sempre sulla caldera – però di certo è un luogo in cui si concentra un turismo molto meno raffinato di quello di Oia o Imerovigli. Insomma va visitata, ma senza fermarsi troppo. Da non perdere è però il percorso verso il vecchio porto: una lunga serie di tornanti scavati nella roccia che scendono a picco dal paese dal mare. Vi consiglio di farlo a piedi almeno in discesa, per poi risalire eventualmente con la cabinovia. Evitate di salire sugli asinelli, ci sono spesso aspre polemiche in merito al trattamento loro riservato.

♦ Più a sud, leggermente più nell’entroterra, c’è uno dei borghi più belli di Santorini: Pyrgos. Splendido e così tranquillo che pare di stare su un’altra isola rispetto alle folle di Oia e Fira. Così come è pressoché deserto Megalochori, l’ultimo vero villaggio affacciato sulla caldera nella zona meridionale. Proseguendo fino alla punta opposta a Oia vi consiglio di dedicare una serata anche al Faro di Akrotiri: il tramonto da qui è stupendo (e poco affollato).

♦ Sulla costa opposta rispetto alla caldera si trovano poi alcune cittadine frequentate soprattutto per le lunghe spiagge, le più ampie dell’isola. Degne di nota ad esempio Perissa e Kamari, entrambe spiagge nere – dalla roccia vulcanica – ricche di alloggi a ottimo prezzo.

Le spiagge più belle di Santorini

Avrete sentito dire spesso che a Santorini non si viene per le spiagge: se da un lato è certamente vero – io stessa ho sottolineato più su come il punto di forza dell’isola siano i paesi -, dall’altro ciò non significa che non ci siano spiagge bellissime anche qui. Se cercate spiagge di sabbia bianca, sarò la prima a consigliarvi altre tra le Cicladi e tra le isole greche in generale, ma anche Santorini ha molto da offrire. 

Vi rimando quindi al mio post sulle spiagge da non perdere a Santorini, dove ho approfondito questo punto.

Vlychada

Cosa fare a Santorini: escursioni e attività

Santorini non è però solo paesini e spiagge, ci sono anche escursioni e attività da tenere in considerazione. La prima, la più classica in assoluto, è l’escursione che porta al vulcano (che potete acquistare ad esempio qui): il programma è standard e prevede una visita a Nea Kameni, dove si passeggia sul vulcano attivo, un bagno nelle sorgenti sulfuree di Palea Kameni, una sosta di un paio d’ore a Thirasia per ora di pranzo e rientro a Santorini. Uno degli aspetti più interessanti di questa escursione è che vi consente sia di vedere il vulcano sia di ammirare Santorini dall’acqua. Se poi non vi interessa il cratere, potete anche scegliere la sola gita in barca, magari all’ora del tramonto con cena a bordo. 

Un’altra attività che vi consiglio, specie se volete godervi un paio d’ore di tranquillità, è il trekking. Un bel sentiero collega Fira a Oia lungo il crinale della caldera, e il fatto che non ne abbiate mai sentito parlare vi confermerà quanto sia un’esperienza tranquilla. Il percorso è adatto a tutti, con un leggero dislivello iniziale e poi discesa fino a Oia: si tratta di 13 km in totale per circa 3 ore di camminata totale, che regalano scorci incredibili sulla caldera. Se volete accorciare un po’, potete ridurre di una mezz’ora partendo da Imerovigli. Portate con voi tanta acqua e nei mesi più caldi partite al mattino presto, sarete a Oia in tempo per rilassarvi con un Nescafé Frappé prima di pranzo. Per il rientro, se siete stanchi di camminare, ci sono gli autobus oppure i taxi. 

C’è poi il museo di Akrotiri, che spesso viene ignorato facendo a mio avviso un errore. Il biglietto d’ingresso – 12€ – potrebbe sembrare alto e di certo non aiuta la gestione un po’ caotica degli orari d’apertura, che spesso non si riescono a comprendere dal sito ufficiale, ma si tratta di un sito molto interessante. Una sorta di Pompei in mezzo all’Egeo. 

Santorini caldera

Come arrivare e come muoversi

Arrivare a Santorini è ormai piuttosto semplice: si tratta infatti di una destinazione collegata a gran parte delle città italiane da compagnie low cost come Easyjet, Ryanair, Volotea e Wizzair. Si possono trovare offerte a 50€ andata e ritorno o anche meno, ma per l’estate è sempre meglio prenotare con buon anticipo perché i costi salgono velocemente. 

Eventualmente è anche possibile unire Santorini a un’altra isola delle Cicladi e raggiungerla quindi tramite traghetto, in questo caso vi consiglio di confrontare i costi delle diverse compagnie su Ferry Hopper – che offre anche una comoda mappa dei collegamenti per farvi capire in un attimo quali isole sono unite da un traghetto “diretto”. 

Una volta arrivati consiglio come sempre il noleggio di un mezzo: ci sono delle tratte di autobus (questo il sito ufficiale con orari e tratte) ma le corse non sono così frequenti, e personalmente credo che la libertà di muoversi con un proprio mezzo all’ora che si preferisce non abbia prezzo. Potete confrontare i costi delle auto su Rentalcars o Autoeurope, mentre per noleggiare uno scooter è meglio chiedere un preventivo al proprietario del vostro alloggio – che sarà felice di aiutarvi, sono abituati. Attenzione però: in Grecia per guidare un mezzo a due ruote è obbligatoria la patente A, o patente B precedente al 1986. Da parte mia sconsiglio il quad, scomodo e molto meno divertente di quanto sembra, oltre a diventare complicato da gestire in certe curve. Se trovate una buona offerta, preferite un’auto, la cui unica “complicazione” potrebbe diventare il parcheggio in alta stagione. 

Dove dormire a Santorini

Chi dice che Santorini è troppo turistica, racconta anche che sia troppo cara. La verità è che sull’isola ci sono alloggi per tutte le tasche – e non è comunque paragonabile ai costi di Mykonos, per esempio. 

La distinzione principale che determina il prezzo di una stanza a Santorini è la vista sulla caldera: Oia, Imerovigli e Fira avranno quindi dei costi leggermente più alti, o molto più alti se parliamo di strutture di lusso con terrazza privata affacciata sul vulcano. I prezzi diventano invece molto più accessibili nelle zone di Perissa e Kamari, che offrono una grande quantità di hotel e appartamenti a basso costo. A seconda del budget e di quant’è importante la vista, quindi, queste sono alcune strutture a cui potete dare un’occhiata:

⇒ Se volete una camera vista caldera, con prezzo alto ma non inaccessibile: Enalion Suites a Oia o Langas Villas a Imerovigli. 

⇒ Per un’occasione speciale o per trattarvi davvero bene almeno una notte: Delta Suites o Old Castle, entrambe a Oia. Da questa seconda struttura avrete una vista impagabile sul tramonto senza bisogno di accalcarvi con gli altri turisti (io ovviamente ero tra i comuni mortali, ma ho fissato a lungo quella terrazza fantastica). 

⇒ Per un buon alloggio a prezzo economico: Daylight hotel, Marina’s Studios o altre strutture simili (ne troverete tantissime) a Perissa e dintorni.

Non dimenticate ovviamente di dare un’occhiata anche ad Airbnb, potrebbe offrirvi ottimi appartamenti a buon prezzo. 

Oia al tramonto

Dove mangiare

Chiudo come di consueto con un paio di consigli di gola. Mangiare male da queste parti è davvero difficile, ma vi indico il nome di qualche ristorante in cui mi sono trovata particolarmente bene: 

♦ Karma: un piccolo giardino incantato tra i vicoli di Oia, impossibile non notarlo. 

♦ Selene: per una serata speciale, questo ristorante è il posto giusto. Anche se solitamente non amo i locali così eleganti, Selene merita e viene spesso nominato tra i migliori ristoranti dell’isola. Ci sono stata quando ancora si trovava a Pyrgos, immagino comunque che la qualità sia rimasta la stessa anche ora che si è trasferito a Fira. 

♦ Metaxy Mas: anche questo è un nome che viene spesso citato tra i migliori di Santorini, è una taverna in cui potete essere sicuri di mangiare davvero i piatti della tradizione greca. Meglio prenotare.

Ultima annotazione: assaggiate le polpette di pomodorini. Sono tra le poche coltivazioni dell’isola, e crescendo su terra vulcanica assumono un sapore molto intenso e particolare. Io le adoro, fatemi sapere cosa ne pensate voi. 

Santorini: cosa vedere e cosa fare, tutti i miei consigli
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Le spiagge più belle di Santorini

Le spiagge più belle di Santorini
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Avrete sentito dire spesso che a Santorini non si viene per le spiagge: se da un lato è certamente vero – io stessa ho sottolineato in questo mio articolo su cosa vedere e fare a Santorini come il punto di forza dell’isola siano i paesi -, dall’altro ciò non significa che non ci siano spiagge bellissime anche qui. Se cercate spiagge sabbiose e ampie, sarò la prima a consigliarvi altre tra le Cicladi e tra le isole greche in generale, ma anche Santorini ha molto da offrire. 

Queste sono per me le cinque spiagge da non perdere, quelle che vi faranno cambiare subito idea in merito al luogo comune “non si va al mare a Santorini”.

 
 
 
 
 
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Red Beach e White Beach

Due spiagge al prezzo di una, poiché è comune visitarle insieme grazie al collegamento via mare. Si trovano sulla costa meridionale e sono entrambe spettacolari, caratterizzate come è facile intuire dal loro colore. L’unico lato “negativo” è la fama, che le rende spesso molto affollate, ma se arrivate presto al mattino o al contrario nel tardo pomeriggio potrete godervi una vista (e un bagno) mozzafiato. 

Si accede a Red Beach con il proprio mezzo a noleggio, seguendo una strada che porta a un  parcheggio (piccolo, perciò anche per questo motivo è meglio venire fuori dall’orario di punta) da Akrotiri. Dal parcheggio parte un sentiero di qualche centinaio di metri: non fatevi spaventare da chi lo sconsiglia, non è nulla di così impegnativo. Assicuratevi solo di avere delle scarpe adatte e non semplici infradito. Come consiglio generale, a Santorini troverete spesso rocce e sassi che possono diventare fastidiosi sotto i piedi o roventi nelle ore centrali: mettete in valigia delle scarpette da scogli e avrete risolto molti problemi. 

In alternativa, se non volete usare l’auto o il motorino, è possibile raggiungere Red Beach anche con piccole barche in partenza dal molo di Akrotiri ogni 30 minuti circa. Le barche collegano poi Red Beach a White Beach, che si raggiunge solo via mare, o alla meno conosciuta Kambia Beach nel mezzo. I prezzi sono di 5€ per la sola Red Beach o di 10€ per il tragitto completo fino a White Beach e ritorno, con possibilità di fermarsi nel mezzo quanto si vuole.

 
 
 
 
 
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Vlychada 

Leggermente più a est, anche Vlychada è uno spettacolo ed ha un grosso punto a suo favore: è solitamente molto meno affollata di Red Beach. Si tratta di una spiaggia piuttosto lunga, un paio di chilometri, con una prima parte attrezzata – c’è anche un bar per mangiare qualcosa, oppure sul vicino porticciolo trovate un paio di taverne – e poi una zona libera. I piccoli sassolini che la compongono sono color grigio scuro, ma la sua bellezza è dovuta soprattutto alle alte scogliere subito alle sue spalle: sono loro a rendere Vlychada unica, con un’atmosfera selvaggia. Quelle stesse scogliere cambiano colore a seconda dell’ora del giorno, passando dal bianco al giallo-rosato, perciò consiglio di tornarci in più occasioni. 

Piccola comunicazione di servizio: cercando i nomi delle spiagge di Santorini su Google, avrete dei risultati “contraddittori”. Capita spesso infatti che siano state segnalate con vari nomi foto che appartengono tutte a Red Beach, per cui a volte potreste faticare a capire che aspetto ha DAVVERO una spiaggia. Se è rossa, al 99% è Red Beach. Se ci sono alte scogliere di roccia chiara, al 99% è Vlychada. 

Caldera Beach

Siamo sempre vicini ad Akrotiri, ma dal lato opposto rispetto alle spiagge nominate finora: come suggerisce subito il nome, infatti, da questa spiaggia si gode della vista sulla caldera. È probabilmente l’unica vera e propria spiaggia che offre questo spettacolo, escludendo le piccole baie dei porti di Fira e Oia, ma nonostante questo non è molto frequentata.

Ammoudi

Ammoudi non è propriamente una spiaggia, ma la considero comunque una tappa da non perdere. Si raggiunge dal porto di Oia, al quale a sua volta potrete arrivare a piedi dal paese o in macchina sperando di trovare posto nel piccolo parcheggio. Da qui vedrete un sentiero che segue la costa fino alla punta del piccolo promontorio, affacciato su un’isolotto di roccia: proprio lì si trova Ammoudi, con i suoi scogli neri e acqua cristallina. Non è il luogo ideale per prendere il sole ovviamente, anche se c’è chi lo fa, ma è un paradiso per chi ama il mare e vuole fare un bagno in acque spettacolari – e anche un po’ di snorkeling

Perissa e Kamari

Chiudo infine con le spiagge più “facili” e rilassanti: le lunghe e pianeggianti Perissa e Kamari, entrambe spiagge nere sulla costa orientale, dove riposarsi sotto un ombrellone con a due passi locali e servizi di ogni genere. Sono spiagge che offrono grandi comodità, ma ciò non significa che non siano belle. Se poi proprio cercate la spiaggia di sabbia bianca e non vi va giù che a Santorini siano tutte di colori diversi, allora mi arrendo e non mi resta che consigliarvi un traghetto. 

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Cosa vedere a Paros, Grecia

Cosa vedere a Paros, Grecia
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Piccola guida all’isola delle Cicladi: le spiagge e i paesi da non perdere, come arrivare, dove dormire e dove mangiare

Non so se fa quest’effetto solo a me, ma arrivare in Grecia mi regala sempre un moto di nostalgia, misto a dolcezza, misto a pura e semplice felicità. Se poi sono le Cicladi, ancora di più. Qui mi sento sempre a casa, in pace col mondo.

Quest’anno abbiamo scelto di visitare l’isola di Paros, la decima (abitata, escludo quindi Delos) che visitiamo in Grecia. Un’esplosione di bouganville e case di un bianco accecante, con un’anima mondana che rimane però limitata a Naoussa e dintorni, ampie spiagge e la solita, inimitabile, atmosfera greca. 

Cosa vedere a Paros

Cosa vedere sull’isola di Paros

Ogni visita a un’isola delle Cicladi parte solitamente dal capoluogo, o Chora. A Paros si chiama Parikia, è il centro abitato più grande dell’isola, offre diversi servizi tra cui il porto principale – quindi quasi certamente sarà qui che approderete al vostro arrivo – e un centro storico caratteristico. Magari non elegante come la Chora di Naxos o di Mykonos, ma senz’altro affascinante. 

È innegabile però che la cittadina più famosa di Paros sia un’altra, ovvero Naoussa. Con i suoi vicoli caratteristici, il porticciolo, i tavoli dei ristoranti a due passi dall’acqua e soprattutto i suoi locali e negozi eleganti, Naoussa è il fulcro dell’anima più mondana dell’isola. Va visitata di giorno, quando si svuota perché i turisti sono in spiaggia, e di sera per cenare almeno una volta in uno dei suoi locali – ma se cercate la tranquillità vi consiglio di non prenotare un alloggio qui né nelle immediate vicinanze. 

Altra località imperdibile da visitare è Lefkes, l’unico “villaggio montano” di Paros, che si trova al centro dell’isola a un’altitudine di meno di 300 metri. Si tratta di un piccolo gioiello, a mio avviso una delle località più belle di Paros, dove godersi un po’ di serenità e assaporare l’atmosfera più autentica delle Cicladi.

Lefkes Paros

Le spiagge di Paros da non perdere

Accanto a villaggi di pescatori e villaggi di montagna, le grandi protagoniste rimangono loro: le spiagge. Paros offre molte spiagge per ogni esigenza, attrezzate o selvagge, più o meno accessibili, in gran parte sabbiose. Non farò un lungo elenco perché per questo è sufficiente uno sguardo alla mappa, ma vorrei dare giusto qualche indicazione di massima e per comodità dividerò la descrizione in zone. 

-> Sulla costa settentrionale si trovano alcune delle spiagge più note di Paros, come Kolimbithres o Monastiri. Sono belle – specie la prima – ma tendenzialmente più affollate di altre, poiché frequentate da tutti i turisti che alloggiano a Naoussa e dintorni. A nord-est c’è però anche Lageri, molto più tranquilla.  

-> La costa orientale di Paros è disseminata di spiagge, dalle più attrezzate e frequentate come Santa Maria o Chrissi Akti (Golden Beach e New Golden Beach), alle baie completamente deserte – le mie preferite. Tra queste vi consiglio ad esempio Damuli e Aspros Gremos, entrambe poco lontane da Ampelas. Non ci sono ombrelloni né altri servizi quindi arrivate preparati, l’accesso è comunque abbastanza comodo attraverso delle scalette sul lato. Per raggiungere molte di queste calette è necessario percorrere dei tratti di sterrato, ma un’auto di categoria mini/economica è sufficiente. 

-> Anche a sud si trovano soprattutto spiaggette poco frequentate: si è infatti lontani da Naoussa e Parikia e non tutti i turisti si spingono fin qui. Mi riferisco ad esempio a Lolantonis, Glyfa e Tripiti.

-> Sulla costa occidentale segnalo la poco conosciuta Makria Miti, oppure se cercate qualcosa di più attrezzato (ma comunque tranquillo) Voutanikos o Parasporos. La spiaggia di Pounta è invece frequentata principalmente dai kitesurfer. 

Spiagge di Paros

Visitare Antiparos

Una visita a Paros non sarebbe completa senza dedicare almeno una giornata alla sorella minore, Antiparos. Ci sono collegamenti per soli passeggeri dal porto di Parikia – circa mezz’ora di traversata – oppure traghetti veri e propri da Pounta che impiegano meno di dieci minuti di viaggio. Vi consiglio di scegliere questa seconda opzione, poiché Antiparos è un’isola piuttosto grande e avrete bisogno di un mezzo di trasporto per esplorarla al meglio. Il costo è di 1,30€ a passeggero più 6,30€ o 7,30€ per l’auto, a seconda della sua lunghezza. I biglietti si acquistano esclusivamente a bordo e in alta stagione c’è un traghetto ogni mezz’ora o venti minuti (qui trovare gli orari).

Al vostro arrivo sbarcherete nell’unico vero centro abitato dell’isola, la Chora di Antiparos, ricca di locali e negozi, con una bella atmosfera che mi ha fatto rimpiangere di non aver pernottato qui almeno una sera. Per raggiungere le spiagge più interessanti dovrete imboccare la strada che corre verso sud e guidare per poco più di dieci chilometri: troverete prima Soros Beach, poi Sostes e infine, sulla punta, un piccolo gioiellino chiamato Faneromeni. Attenzione però perché gli ultimi chilometri sono di strada sterrata, con buche che possono diventare insidiose. Svoltando invece verso sud ovest si raggiunge Agios Georgios, con un paio di taverne per il pranzo e altre spiagge. 

Antiparos

Come arrivare a Paros e come muoversi

Sull’isola di Paros è presente un piccolo aeroporto, utilizzato dalla Aegean con partenze da Atene. Il modo più comune per arrivare a Paros è però il traghetto, soprattutto perché l’isola si trova in posizione centrale rispetto ai due scali principali delle Cicladi delle compagnie low cost: Santorini e Mykonos. I traghetti più veloci impiegano due ore da Santorini e 40 minuti da Mykonos – per confrontare i costi delle diverse compagnie e prenotare senza commissioni vi consiglio di utilizzare il sito FerryHopper. 

Una volta arrivati a Paros vi servirà un mezzo di trasporto: ci sono infatti degli autobus ma le corse non sono così frequenti – trovate tratte e orari qui – e in ogni caso non consentono di arrivare ovunque.             

Attenzione! Prima di valutare pro e contro di scooter e auto, è bene ricordare innanzi tutto che in Grecia per noleggiare uno scooter di qualsiasi cilindrata è obbligatoria la patente A (o patente B conseguita prima del 1986).  

Personalmente dopo aver confrontato i costi di un mezzo a due (minimo 125cc, perché ci saremmo comunque saliti in due) o quattro ruote, ho scelto di noleggiare un’auto poiché i prezzi erano pressoché equivalenti e non c’era quindi motivo di rinunciare a un po’ di comodità in più. Dopo la consueta ricerca comparativa su Autoeurope e Rentalcars ho così prenotato un’auto di categoria Economy a 183€ compresa assicurazione Kasko.

Naoussa Paros

Dove dormire

La scelta di dove dormire a Paros dipenderà in primo luogo da che genere di vacanza cercate: se volete essere “al centro della scena”, comodi alla vita mondana ed ai locali per l’aperitivo, meglio restare a Naoussa o nei dintorni. Parikia è un compromesso per chi vuole avere tutti i servizi a portata di mano, magari per evitare di noleggiare un mezzo. Ma se volete riposarvi e godervi un po’ di tranquilla atmosfera greca, allora vi consiglio di cercare un alloggio in uno dei paesini della zona meridionale: Piso Livadi e Aliki, ad esempio, pur essendo piccoli hanno un bel porticciolo per la passeggiata serale e diversi ristoranti in cui cenare.

Noi avevamo prenotato un appartamento a Piso Livadi, che però presentava diversi problemi e ci ha spinti a cambiare stanza dopo la prima notte – sì, può capitare di incappare in una struttura inadeguata, anche ai viaggiatori incalliti. Siamo però stati molto fortunati nel trovare una camera disponibile agli Elizabeth Studios, poco distante da Golden Beach. La struttura è recente e molto curata, con camere confortevoli ognuna con la sua terrazza o patio vista mare. 

Come accennavo poco più su, tornassi indietro valuterei comunque di dividere le notti: invece di 6 a Paros, ne trascorrerei 4 qui e 2 ad Antiparos, per godermi l’atmosfera della Chora semi deserta quando i turisti giornalieri rientrano sull’isola principale. 

Paros

Dove mangiare a Paros

Chiudo come di consueto con un paio di consigli di gola, partendo comunque dal presupposto che da queste parti è difficile mangiare male. Ecco alcuni indirizzi in cui mi sono trovata particolarmente bene e che vi segnalo quindi volentieri:

To Kima, sul lungomare di Drios. Siamo capitati in questo minuscolo centro abitato per puro caso, solo perché la nostra camera distava poche centinaia di metri, ma è stata un’enorme fortuna perché ci siamo così imbattuti in uno tra i ristoranti migliori dell’isola. Ha aperto  con nuova gestione (e nuova veste) da poco, a guardarlo potrebbe sembrare inavvicinabile invece i prezzi sono solo di poco più alti della media – e in linea con Naoussa in ogni caso. Ci abbiamo mangiato una delle migliori moussaka di sempre e mi pento amaramente di non aver provato anche le colazioni. Non perdetevelo! (Se vi dovesse interessare, hanno anche delle camere che dalle foto sembrano bellissime). 

– Tra i ristoranti sul mare di Naoussa siamo stati da Statheros e abbiamo mangiato bene, anche se il punto di forza è più l’ambientazione che il cibo. 

– A Lefkes non perdetevi le loukoumades da To Glyko Koutali: un localino minuscolo vicino all’ingresso del parcheggio, la titolare (canadese) prepara a mano sia le piccole frittelle sia le creme in molti gusti diversi. 

– Ad Antiparos invece vi consiglio una tappa per colazione (o merenda) da Nautica, uno dei primi locali che vedrete lungo la strada dopo essere sbarcati dal traghetto: i suoi pancake sono spettacolari ed anche il caffè è degno di nota. 

Dove mangiare Paros

Se state confrontando varie isole greche per decidere quale visitare, qui trovate qualche articolo che potrebbe interessarvi:

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Professione travel blogger: cosa faccio (e cosa posso fare per te)

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C’è una celebre citazione di Nanni Moretti che dice più o meno “faccio cose, vedo gente”. In realtà si tratta di una di quelle frasi che sono state riportate sbagliate a lungo, fino a perdere il contatto con l’originale e assumere in qualche modo vita propria (se vi interessa, qui trovate la frase corretta insieme ad altre che abbiamo sempre citato male).

Chiunque lavori nel grande mondo delle nuove professioni digitali, prima o poi si è trovato a dover gestire con un certo imbarazzo la domanda fatidica: “che lavoro fai?”. Una domanda semplicissima se l’interlocutore è avvezzo a questo stesso mondo, difficilissima in tutti gli altri casi. La tentazione di rispondere “faccio cose, vedo gente” diventa a quel punto fortissima. Che poi se usiamo termini inglesi passiamo magari per snob, ma la realtà è che spesso non esiste un equivalente italiano. Così oggi ho deciso di farmi del male e provare a rispondere per iscritto, un po’ per presentarmi e un po’ per elencare alcune delle cose che posso fare per te, se sei arrivato fin qui.

Vietnam Hoi An

Cosa faccio

Partiamo col dire che sono una libera professionista, e che lavoro in parte offline – nel campo della segreteria organizzativa per eventi – e in parte online. Nella parte online mi occupo di creare contenuti per il web, sotto forma di articoli su questo blog e su altri siti e sotto forma di post per i social network. Ci sono varie sotto-categorie di creatori di contenuti, dal travel blogger al vlogger, o youtuber, o instagrammer, ma spesso nemmeno chi ci lavora (o dice di farlo) si sa raccapezzare del tutto in questo calderone di termini quindi facciamo che “content creator” va bene, in linea generale, perché riunisce un po’ tutti.

Nel mio caso tutto parte da un blog, questo, in cui scrivo raccontando i miei viaggi. Tutti gli articoli sono scritti da me e parlano di destinazioni che ho visitato o esperienze che ho fatto, rigorosamente in prima persona. Questo limita forse il numero di contenuti, ma li rende anche più autentici ed accurati. Organizzo da sola i miei viaggi e riporto in maniera dettagliata i siti che utilizzo a mia volta per le varie prenotazioni, in particolar modo negli itinerari: è un lavoro molto lungo ma è anche quello che i miei lettori apprezzano di più. 

Mi trovi inoltre sui social, Facebook e Instagram soprattutto, dove condivido altri contenuti.

Infine, ma non meno importante, ho scritto un libro in cui racconto il mio viaggio in Marocco: lo trovi in prevendita qui o dal 16 luglio in libreria, online, un po’ ovunque. 

Cosa posso fare per te

Se sei un’azienda e sei interessata a una collaborazione, contattami per definire i dettagli e per una copia del mio media kit -> letizia@mangiaviaggiaama.it

Se invece sei un lettore, stai organizzando un viaggio e vorresti un aiuto, puoi contattarmi per una consulenza sempre a letizia@mangiaviaggiaama.it. Come travel designer (sì, lo so, un altro termine inglese) posso aiutarti a individuare l’itinerario perfetto per te e cucirti un’esperienza su misura, che poi potrai prenotare comodamente in autonomia con le indicazioni che ti fornirò.

Spero che ora sia un po’ più chiaro cosa faccio, se non fosse così pazienza: faccio cose, vedo gente, scrivo e soprattutto viaggio.

Mille e un Marocco libro

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