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Laghi, valli e monti: il paradiso delle vacanze all’aria aperta è tra il Lago Maggiore e le Alpi piemontesi

Magnifici panorami in cui immergersi camminando o pedalando. Sentieri e ferrate su cui inerpicarsi con scarponcini e bastoni. Acque cristalline in cui tuffarsi d’estate e candide piste innevate sulle quali lanciarsi in inverno. Non manca nulla in questo angolo di Piemonte, che confina con Svizzera e Lombardia: laghi, valli, montagne e parchi da scoprire in una vacanza all’aria aperta, magari invogliati dall’arrivo della primavera.

Facile da raggiungere da ogni parte d’Italia – a circa mezz’ora dall’aeroporto di Milano Malpensa – il Distretto Turistico dei Laghi Monti e Valli è un territorio affascinante, ricco di storia, natura e buona cucina. Si estende dal versante piemontese del Lago Maggiore fino alle Alpi Pennine, su cui svetta il Monte Rosa, e Lepontine. Percorrendolo, si incontrano gli specchi d’acqua del Lago d’Orta e del Lago di Mergozzo e si attraversano le sette valli del territorio dell’Ossola, disposte a foglia d’acero nella piana del fiume Toce, che, più su, con i suoi 143 metri di altezza è considerata uno dei più bei salti dell’arco alpino.

A piedi o in bici intorno al Lago Maggiore 

Il Colosso di Arona, dedicato a San Carlo Borromeo, è situato in una posizione panoramica unica che abbraccia tutto il versante meridionale del lago, fino alla sponda lombarda, dove si erge la medievale Rocca di Angera. Il monumento, alto 35,10 metri, è la seconda statua di rame più alta del mondo, dopo quella della Libertà a New York, che raffiguri un essere umano. Costruito in maniera tale da permettere ai visitatori di entrare (in tempi normali) per fermarsi sulla sua terrazza, o di salire fino alla testa per guardare fuori attraverso le fessure degli occhi del Santo, il “San Carlone”, come lo chiamano affettuosamente gli abitanti, è una tappa obbligata per scoprire, in un colpo d’occhio, le meraviglie del Lago Maggiore.

Tra le colline su due ruote

Poco più a sud, sempre ad Arona, si trova l’ingresso al Parco dei Lagoni di Mercurago, area naturale protetta e primo insediamento palafitticolo rinvenuto in Italia. Inserito dal 2011 nella lista dei Beni Patrimonio dell’umanità dell’Unesco, è uno dei luoghi da non perdere se si ama passeggiare immersi nel verde, osservando il volo degli uccelli migratori attratti dalla presenza delle zone umide, e i cavalli della razza Dormello Olgiata nei ranch della zona.

Se invece è la bicicletta il mezzo preferito, da Arona si può salire verso Stresa seguendo l’Anello Stresa-Arona, oppure si può scegliere il percorso – che è anche uno degli itinerari del Giro d’Italia – che attraversa le colline del Vergante, dove si coltivano i fiori tipici del Lago Maggiore (camelie, rododendri e azalee), e porta fin su in vetta al Mottarone (1492 metri), la montagna detta “dei due laghi” perché posta esattamente tra il Lago Maggiore e il Lago d’Orta. Qui, se d’inverno si scia, durante la bella stagione, oltre a godere di una splendida vista panoramica fino al Monte Rosa, si possono percorrere i sentieri di trekking alla portata di tutti, famiglie comprese, e gustare la Toma del Mottarone o altri prodotti tipici nei rifugi del posto, prima di tornare a Stresa (con la funivia, in auto o in bicicletta) o di deviare verso Baveno, da dove parte la via Ferrata dei Piccassas, così chiamata in ricordo dell’antico mestiere dello scalpellino.

I giardini del Lago Maggiore

Una volta arrivati a Stresa, impensabile non visitare le Isole Borromee: la barocca Isola Bella, con il suo palazzo e i magnifici giardini all’italiana, e la romantica Isola Madre, con il suo parco in stile inglese e la residenza cinquecentesca. Così come vale la pena di ritagliarsi una “pausa caffè con i pavoni” al Parco Pallavicino, villa ottocentesca di stile neoclassico, che ospita, nei 18 ettari del suo giardino, un vera e propria riserva faunistica: 50 specie tra mammiferi e volatili, tra cui anche alcuni esemplari selvatici salvati dalla guardia forestale, accuditi da un team di esperti veterinari.  

Lo stesso benvenuto al visitatore lo danno, più su, a Verbania, i Giardini Botanici di Villa Taranto, definiti “museo di rarità” per le oltre 3 mila piante che disegnano aiuole, prati e terrazze e circondano gli specchi d’acqua. Ci si arriva, via terra, attraversando a piedi o in bicicletta, la Riserva Naturale Speciale di Fondotoce, habitat perfetto, con i suoi canneti, per la nidificazione e lo svernamento di numerose specie di uccelli migratori. Da qui, parte anche la Ciclovia del Toce: un percorso adatto a tutta la famiglia che corre, tra boschi, borghi pittoreschi e prati, lungo l’intera piana fluviale, dal Lago Maggiore, attraverso l’Ossola inferiore e l’Ossola superiore fino a Domodossola.

Itinerari panoramici

Poco sopra Verbania, oltre a visitare il Sacro Monte della Trinità di Ghiffa, uno dei sacri monti alpini inseriti nel 2003 tra i Beni Unesco Patrimonio dell’umanità, dove regalarsi passeggiate vista lago su sentieri adatti ad adulti e bambini, si può intraprendere, in mountain bike l’itinerario Slow Panorama che segue la celebre Linea Cadorna (il sistema difensivo italiano della frontiera Nord, dal 1915) e che permette di ammirare dall’alto la vista a picco sul Lago Maggiore. Tra i tanti percorsi possibili, la cima di Morissolo è un vero e proprio balcone sul lago che si raggiunge tramite un sentiero lungo il quale si visitano le gallerie fortificate della storica Linea.

Da qui, si scende di nuovo verso il lago, diretti a Cannobio o Cannero Riviera, centri turistici ricchi di strutture ricettive attrezzate dove praticare vela, windsurf ma anche nordic walking, oppure ci si inoltra nella Valle Cannobina, ad ammirare lo spettacolo naturale degli orridi creati dalle acque del torrente Cannobino: uno su tutti l’Orrido di Sant’Anna così chiamato per il piccolo Oratorio del 1638 che lo domina. Nella valle si snodano anche sentieri escursionistici come la Strada Borromea, una mulattiera già percorsa da San Carlo Borromeo nel 1574 e oggi transitabile a piedi.

Tra valli e monti, nei parchi naturali

A piedi nella natura incontaminata

A piedi è il modo migliore per conoscere il vicino Parco Nazionale Val Grande, anche perché i 15 mila ettari di quest’area naturale unica in Europa sono accessibili solo durante la bella stagione, attraverso passi e sentieri percorribili con una guida esperta e abilitata. L’attraversamento del parco può durare anche più giorni, ma è possibile dormire in rifugi e bivacchi in mezzo alla natura incontaminata.

Anche nei vicini Parco Naturale dell’Alta Valle Antrona ricco di sorgenti e laghetti, e Parco Naturale Veglia Devero, chiamato anche “piccolo Canada” per la spettacolarità dei suoi paesaggi e dei colori, la presenza umana è modesta, tanto che durante le escursioni è perfino possibile avere un incontro ravvicinato con stambecchi e marmotte. 

Il “ritorno alla civiltà” dopo  questa immersione nella natura è sicuramente a Domodossola, capoluogo ossolano e “Borgo della Cultura”, dove passeggiare tra le testimonianze artistiche del passato rinascimentale e gustare le specialità enogastronomiche della zona (pane nero, la sua versione dolce Crescenzin, gnocchetti all’ossolana, Brisaula Val d’Ossola ma soprattutto il formaggio Bettelmat, da “innaffiare” con il rosso Valli Ossolane DOC) prima di riprendere il cammino verso il Sacro Monte di Domodossola, patrimonio Unesco, o anche sulla via dei Torchi e dei Mulini, itinerario escursionistico lungo antiche strade di pietra che conduce da Villadossola al Sacro Monte Calvario e prosegue – per i più esperti – fino a Bognanco. 

Sulle vette più alte

La Valle Vigezzo, invece, è perfetta per essere percorsa in bici da adulti e bambini, sul circuito cicloturistico Vigezzo in Bici che, da Druogno a Re, attraversa la cosiddetta “Valle dei pittori“, passando per il capoluogo Santa Maria Maggiore. Non mancano, naturalmente, percorsi più impegnativi per ciclisti esperti nelle vicine valli Antigorio-Formazza.

Ed è proprio in alta Valle Formazza che si ammira la maestosa Cascata del Toce. Ci si arriva con percorsi escursionistici o in mountain bike, ma si può godere dello spettacolo della sua massima portata solo per brevi periodi nel corso dell’anno, in quanto le acque del Toce vengono raccolte nel bacino di Morasco, a monte della Cascata.

I borghi della zona sono tutti caratterizzati dalla tipica architettura Walser, ma il più particolare è probabilmente Macugnaga, in Valle Anzasca, storica località turistica e stazione sciistica che è anche punto di partenza per le escursioni sul versante est del Monte Rosa (4.634 metri). Qui si estende l’Oasi Faunistica di Macugnaga, istituita nel 1969, che ha permesso la ripopolazione spontanea degli stambecchi, ma merita una visita anche la Miniera d’oro della Guia (ingresso solo su prenotazione): inattiva dal 1961, racconta, lungo un percorso di circa 1 km e mezzo, il lavoro nella miniera, nella quale è ancora possibile vedere autentici filoni di pirite aurifera.

Chiare, fresche e dolci acque 

Lago di Mergozzo, piccolo paradiso

Da felpa e scarponcini al costume da bagno basta poco, giusto il tempo di arrivare dal Monte Rosa al Lago di Mergozzo. Interdetto alla navigazione delle barche a motore, questo piccolo specchio d’acqua, lungo 2 km e mezzo e profondo al massimo 74 metri, è uno dei più limpidi e incontaminati di tutta Italia, ed è l’ideale non solo per chi ama gli sport acquatici ma anche per chi vuole semplicemente rilassarsi nuotando. Collegato al Lago Maggiore da un canale non navigabile e dalla striscia di terra su cui si estende la Riserva Speciale di Fondotoce, il territorio che circonda il lago può essere scoperto percorrendo le piste ciclabili e i tanti sentieri che si intrecciano nell’area. Come il Sentiero Azzurro, un percorso storico-ambientale che parte da Mergozzo e segue il perimetro del lago fino a risalire, attraverso una mulattiera, il versante orientale del Montorfano.

Lago d’Orta, romanticismo e mountain bike

Azzurro è anche il nome dell’Anello che circonda il Lago d’Orta: copre l’intero perimetro del bacino per ben 40 km ed  è percorribile sia a piedi, sia – per buona parte – in mountain bike. Ma tanti sono anche i sentieri e i percorsi che si snodano all’interno dei borghi e tra i boschi di castagni, fanno tappa ad antiche chiese e santuari e permettono di scoprire il meglio di entrambi i lati di questo lago. Come l’escursione al Santuario della Madonna del Sasso, che si può raggiungere in mountain bike o – se si è ben allenati – a piedi, oppure come la strada che attraversa la Valle Strona (anche questa riservata ai più esperti).

Cantato da Balzac e Montale, il romantico Lago d’Orta ha dato i natali anche a Gianni Rodari che, proprio su queste sponde, a Omegna, nacque un secolo fa. Omegna, che a partire dalla prima metà del Novecento fu importante polo industriale, è il capoluogo del lago e merita di essere visitata con un trekking urbano alla scoperta dei suoi luoghi simbolo, tra cui il Parco della Fantasia, dedicato a Rodari, e il Forum, ex fonderia, ora polo culturale. 

A passo lento va visitata anche Orta San Giulio, per godere dell’atmosfera d’altri tempi che si respira nel borgo, ammirando gli affreschi e il porticato del Palazzo della Comunità, l’elegante Piazza Motta, i palazzi signorili e la Salita della Motta che porta alla quattrocentesca Chiesa dell’Assunta. Basta una mezz’ora di salita, poi, per raggiungere a piedi, dal centro storico del borgo, il Sacro Monte di Orta, complesso monumentale cinquecentesco dedicato a San Francesco d’Assisi, inserito nella lista Unesco dei Beni Patrimonio dell’Umanità.

Prima di imbarcarsi su un battello o su un motoscafo per raggiungere l’incantevole Isola di San Giulio e percorrere in silenzio la Via della Preghiera e della Meditazione che si snoda ai piedi della Basilica di San Giulio e dell’Abbazia Benedettina Mater Ecclesiae, merita una visita anche Legro, frazione di Orta, detta “il paese dei muri dipinti”: qui artisti di tutto il mondo hanno decorato le mura delle abitazioni con scene di film girati sul lago e altri colorati affreschi. 

 

Tutti gli itinerari di trekking adatti a principianti ed esperti, adulti e bambini, si trovano nella guida Slow Trek distribuita presso gli uffici turistici del territorio o scaricabile in versione e-book sui siti distrettolaghi.it e lagomaggiorexperience.it

 

 

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Strade Bianche 2021: la gara (e il relax) tra le colline della Val d’Orcia

Dopo l’edizione straordinaria di agosto 2020, Strade Bianche, la corsa ciclistica organizzata da RCS Sport riservata ai professionisti, torna quest’anno sabato 6 marzo, in perfetta sincronia con l’arrivo della nuova stagione e il risveglio della natura. Un momento ideale anche per concedersi una pausa di benessere.

Mettersi in sella a una bicicletta e pedalare è un’esperienza che rigenera il corpo e rilassa la mente. Farlo, poi, nella bellezza di una terra come la Val d’Orcia, Patrimonio Unesco dal 2004, trasforma l’esperienza in un’occasione unica, per cogliere dettagli, colori, profumi. E per immergersi nel fascino che caratterizza quest’ampio tratto di campagna in provincia di Siena. Non a caso, è una terra da cinema, non lontana dal confine con l’Umbria e guardata a vista dal Monte Amiata, la montagna sacra. Una terra che nel Rinascimento ha ispirato i pittori della scuola senese.

Un’immagine della Val d’Orcia, in provincia di Siena: strade bianche tra i filari di cipressi che si arrampicano a zig-zag sui dorsi delle colline e tra i casolari

Strade Bianche: la 15esima edizione in Val d’Orcia

Il paesaggio collinare della valle è percorso dalle strade bianche, ovvero stradine sterrate ricoperte da uno strato di sassi o di ghiaia per evitare che diventino fangose.

Qui dal 2007 va in scena appunto Strade Bianche, la gara di corsa in bicicletta tra le più attese dai bikers professionisti e dagli appassionati delle due ruote, giunta alla sua 15esima edizione. Così affascinante per la tipologia di percorso e le atmosfere da attirare ogni anno tantissimi appassionati di questo sport. Tra sport all’aria aperta, terme e buona cucina, elementi che in questa terra, al centro dell’Italia, la fanno da protagonisti.

Strade Bianche 2020: i concorrenti in gara (Luca Bettini/Bettini Photo)

Strade Bianche 2021: il percorso maschile e femminile

Sono due i percorsi di gara: uno pro-maschile (Strade Bianche) e l’altro riservato alle donne (Strade Bianche Women Elite). Il primo è leggermente più lungo, da 184 chilometri, il secondo, da 136 chilometri, non è però meno impegnativo.

Entrambi affascinanti per lo sviluppo e la varietà del tracciato, sono percorsi molto mossi e ondulati sia sul piano planimetrico che altimetrico (vedi sotto la mappa). Sono privi di lunghe salite, ma costellati di strappi più o meno ripidi specie su sterrato.

Come da tradizione degli ultimi anni, entrambe le gare partiranno da Siena e si concluderanno in Piazza del Campo.

Il percorso maschile di Strade Bianche 2021
Il percorso maschile di Strade Bianche 2021

 

Il percorso di Strade Bianche 2021
Il percorso femminile di Strade Bianche 2021

 

Strade Bianche: i campioni in gara

Strade Bianche 2021 (percorso maschile da 184 chilometri) si sviluppa su undici tratti di strade bianche (63 chilometri). La “classica del Nord più a sud d’Europa” è ormai una gara chiave del calendario UCI WorldTour. L’ultimo corridore a imporsi in Piazza del Campo è stato il belga Wout van Aert, vincitore, poi, anche dell’edizione 2020 della Milano-Sanremo.

Strade Bianche 2020: un momento della gara (LaPresse/Fabio Ferrari)

Introdotta più di recente, invece, la versione femminile, Strade Bianche Women Elite 2021 (percorso da 136 chilometri), si svolge lungo otto tratti di strade bianche. Parte con qualche ora di anticipo rispetto alla gara maschile e si distingue nel panorama delle gare mondiali per la partecipazione di atlete di altissimo livello tecnico. Le ultime due edizioni sono state vinte da Annemiek van Vleuten.

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Bici, terme e benessere: un connubio perfetto

In vista di Strade Bianche, l’occasione è perfetta per trascorrere una pausa rigenerante in Val d’Orcia. In sella a una bicicletta con “il campione”, pedalando sue giù per le colline della campagna senese. E dopo la fatica e lo sforzo fisico, abbandonarsi nell’abbraccio benefico dell’acqua termale che qui scorre naturalmente. Ecco dove.

Le piscine termali esterne dell’Adler Spa Resort Thermae a Bagno Vignoni

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Bike tours con il campione Alberto Elli

A chi volesse ripercorrere una parte delle strade bianche del circuito gara, e poi godersi i paesaggi mozzafiato della Val D’Orcia con una guida d’eccezione, l’Adler Spa Resort Thermae di Bagno Vignoni organizza i tour “Pedala e degusta con il campione Alberto Elli”, ciclista professionista che ha indossato la Maglia Gialla del Tour de France diventando Mr. 4 Volte.

Nella settimana dal 28 febbraio al 7 marzo, Alberto accompagnerà gli ospiti in cinque speciali tour in bici alla scoperta dei paesaggi incantevoli e dei sapori unici di questa terra. Condividerà, inoltre, alcuni segreti di un professionista del ciclismo e darà consigli pratici di benessere adatti a tutti e per tutti i giorni. Dopo lo sforzo fisico, niente di meglio delle piscine dell’hotel, alimentate dall’acqua termale di Bagno Vignoni nota per gli effetti benefici su pelle, muscoli e struttura osseo-articolare.

Un’immagine della piscina termale del hotel Posta Marcucci, a Bagno Vignoni

La Val d’Orcia accoglie anche il Posta Marcucci, sempre a Bagno Vignoni, e il suo stabilimento termale. Le acque curative di questa piscina sgorgano dalla terra alla temperatura di 49° C. Due le vasche collegate, nella prima la temperatura si stabilizza fra i 35° e i 38° C, nella seconda tra i 28° e i 32° C. Grazie alla presenza di preziosi minerali nell’acqua si accelerano e dinamizzano tutte le reazioni corporee e mentali.

A chi cerca la pace di un agriturismo, Fattoria Pieve a Salti sorge in un piccolo borgo caratteristico a 25 chilometri da Siena, nel cuore delle Crete Senesi lungo il percorso dell’Eroica. L’Azienda ha una propria azienda agricola di 700 ettari a produzione biologica. Da qui, direttamente in bici, per chi ama il sali-scendi delle dolci colline senesi, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Per chi invece predilice la riservatezza e la comodità di un appartamento vacanza immerso nella Toscana più autentica, Borgo al Cerro è un vecchio casale agricolo recentemente restaurato, che sorge sull’antica strada doganiera per Casole d’Elsa. Le campagne intorno al Borgo sono state coltivate per secoli dai contadini che con il semplice e duro lavoro delle braccia hanno creato gli immensi giardini di viti e di ulivi che sono tutt’oggi parte integrante del bel paesaggio toscano.

In bici in Val d’Orcia. Sono molti gli itinerari che è possibile percorrere sulle strade bianche della campagna toscana

Tutti parte del circuito Luxury Bike Hotels, i quattro alberghi sono, come si dice in gergo, bike friendly. Offrono, cioè, servizi specifici e attività appositamente dedicate a chi pedala, tra cui bike tour con guida gratuiti, l’App GPS “Val d’Orcia Outdoor” con 1.000 chilometri di percorsi, insieme al noleggio di diversi modelli di bici (come mountain bike, gravel bike, e-bike e bici da corsa). E ancora, ciclo officina, stanza per le bici, lavanderia rapida per gli indumenti sportivi, massaggi e trattamenti decontratturanti e defaticanti.

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Australia: lo straordinario osservatorio a forma di balena che affiora dall’oceano

Australia, osservatorio balene in cantiere. Recentemente è stato svelato il progetto – scelto attraverso un sondaggio online – candidato a diventare la nuova attrazione di Perth  e soprattutto aumentare la conoscenza delle balene, preservando al tempo stesso la vita marina. L’osservatorio marino è chiamato “Australian Underwater Discovery Centre” e ha la forma di una balena che sembra emergere dall’acqua in prossimità del molo. Il design è stato ideato da Baca Architects di Londra.

Australia osservatorio balene
L’osservatorio è caratterizzato da una porzione sott’acqua e da grandi vetrate panoramiche per l’osservazione dei cetacei e delle creature marine. (ph: Baca Architects)

Il costo si aggira sui 25 milioni di euro e la fine dei lavori, ossia l’apertura, è prevista per dicembre 2022. Come riferisce il portale Dezeen, il progetto è stato sviluppato per sostituire un osservatorio già esistente ma che purtroppo non è mai stato molto frequentato. 

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Australia osservatorio balene in cantiere a due ore da Perth

L’Australian Underwater Discovery Centre sorgerà a circa due ore da Perth, nei pressi di Busselton Jetty, il molo in legno più lungo dell’emisfero meridionale (misura quasi 2 chilometri di lunghezza). E vuole essere “il più grande osservatorio marino naturale dell’Australia”. Non solo è caratterizzato da una porzione posizionata sott’acqua e da grandi vetrate panoramiche per ammirare da vicino i cetacei e le creature marine sul fondo dell’oceano: il centro sarà completo anche di un ristorante sotto il livello del mare, gallerie d’arte e sale espositive.

Australia osservatorio balene
L’Australian Underwater Discovery Center ha la forma di una balena che sembra emergere dall’acqua. (ph: Baca Architects)

In realtà, c’erano altri due progetti in lizza per il nuovo centro: uno riprendeva le forme di una grotta e un secondo quelle di una barca ormeggiata al molo. Ha vinto il design ispirato ad una balena, anche grazie al voto del pubblico. Una volta aperto, l’Australian Underwater Discovery Centre spera di attirare 900.000 visitatori all’anno.

GUARDA ANCHE: Australia: le immagini più belle del 2020 (nell’attesa di poterci tornare presto)

Australia osservatorio balene
I lavori inizieranno quest’estate mentre l’apertura è prevista nel dicembre del 2022. (ph: Baca Architects)

La struttura sarà prefabbricata in un vicino cantiere navale, prima di essere rimorchiata e trasportata fino alla sua posizione nel mare. Ricorda “The Whale”, l’osservatorio a forma di balena progettato dallo studio danese Dorte Mandrup A/S che nel 2022 aprirà in Norvegia e che tanto è piaciuto sui social. Anche qui ci saranno aree espositive, uffici, un caffè e un negozio: tutte le attività saranno connesse tra loro grazie alle grandi pareti vetrate. 

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Riapre il “Cenacolo Vinciano”: i restauri, le novità, come prenotare le visite

Il Cenacolo Vinciano riapre al pubblico martedì 9 febbraio. L’Ultima cena, conservata nel Refettorio del convento della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, sarà accessibile al momento per due settimane, fino al 21 febbraio, in attesa di nuove disposizioni.

L’opera capolavoro di Leonardo Da Vinci si potrà visitare dal martedì al venerdì, con un primo accesso alle ore 9.45 e l’ultimo alle 18.45.

Nel weekend, salvo modifiche all’attuale normativa di contenimento del Covid, il Refettorio rimarrà chiuso. La chiusura al pubblico è prevista anche il lunedì, giornata dedicata ai nuovi interventi conservativi e di restauro del Museo.

L’Ultima Cena, di Leonardo da Vinci, dettaglio del dipinto custodito nel refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie, a Milano

Come organizzare una visita al Cenacolo: biglietti e ingressi

I biglietti per il Cenacolo sono prenotatili on line. La prevendita per il momento sarà settimanale, date le incertezze legate all’evolversi della pandemia. I biglietti potranno anche essere acquistati il giorno stesso della visita presso il museo (dalle ore 9.30 alle 18.30, fino a esaurimento dei posti disponibili).

Per garantire la massima sicurezza ai visitatori e al personale, fino al 12 febbraio gli ingressi saranno contingentati a sole 12 persone ogni quarto d’ora (per divenire 18 a partire dal 16 febbraio).

L’Ultima Cena, di Leonardo da Vinci, dettaglio del dipinto custodito nel refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie, a Milano

Le novità e gli interventi migliorativi del Cenacolo Vinciano

Si svolgeranno nel corso dei prossimi mesi alcuni significativi interventi migliorativi del Cenacolo Vinciano, che saranno condotti sia con fondi del Mibact, sia grazie all’apporto di soggetti privati.

I lavori mirano al controllo dello “stato di salute” del capolavoro di Leonardo. Dal 1999, anno di conclusione dell’intervento ventennale condotto da Pinin Brambilla sull’Ultima Cena, l’obiettivo dellaDirezione è infatti quello di prevenire i danni che potrebbero condurre ad un ennesimo intervento.

Oltre a monitorare la qualità dell’aria nel Refettorio e gli aspetti statici della parete dell’Ultima Cena, saranno per questo condotte nuove indagini diagnostiche per verificare l’attuale stato della superficie dipinta.

Già a partire dal mese di marzo, grazie al supporto del Rotary Club Milano Sempione, la Cena sarà sottoposta a una campagna di indagini multispettrali (a cura di Annette Keller).

Con questo tipo di indagini sarà possibile rilevare l’eventuale presenza di tracce non percepibili con la luce visibile presenti sul dipinto di Leonardo e,  intervenire se necessario.

Per raccogliere queste e altre informazioni è stato sottoscritto un accordo con il Politecnico di Milano per lo sviluppo di un sistema di gestione integrata dei dati. Sarà un modello utile sia per il monitoraggio dell’opera nel tempo, sia per la fruizione alternativa da parte dei visitatori di contenuti complementari relativi all’opera.

A partire dall’autunno il Cenacolo risplenderà di luce nuova

Il refettorio sarà dotato, infaatti, di un’illuminazione ancora più efficace di quella attuale. Si prevede di abbattere la quota di lux che si possono rivelare nocivi per la conservazione dell’opera di Leonardo e nel contempo di migliorare l’esperienza del visitatore, facendo comprendere meglio la complessità dell’ambiente e quelle che erano le sue funzioni in origine.

Le decorazioni presenti saranno esaltate con discrezione in un percorso dove la luce diventerà filo conduttore del racconto

Entro la fine del 2021 il Cenacolo sarà più green

La direzione del museo ha deciso che un monumento simbolo, quale è il Cenacolo, deve contribuire a fare comprendere che anche i musei sono coinvolti nella salvaguardia dell’ambiente e del pianeta.

Per questo, in collaborazione con il Politecnico di Milano, il Museo del Cenacolo rinnova il sistema impiantistico con una centrale termica e produzione di energia a pompa di calore, abbassando le emissioni e ottimizzando la produzione di energia (anche questo progetto sarà realizzato con fondi Mibact).

Attenzione all’ambiente, dunque, ma anche a una più ampia accessibilità. Come già fatto per gli scorsi anni, il Cenacolo sta perfezionando una convenzione con il carcere di Opera. L’obiettivo èfacilitare il reinserimento dei detenuti e di offrire a loro e alle famiglie l’opportunità di avvicinarsi alla cultura attraverso il patrimonio collegato ad una delle opere più note e celebrate della pittura mondiale.

Il Cenacolo Live, un’esperienza per tutti

Per rendere fruibile il museo anche a chi non può raggiungerlo fisicamente con una visita in presenza, al via l’esperienza del Cenacolo Live. Si tratta di tour online, su prenotazione e a pagamento, che si terranno in orari e giorni precisi, quando il museo è chiuso al pubblico.

Nel corso di ogni visita virtuale, un numero limitato di partecipanti sarà accompagnato alla scoperta dell’opera da guide professioniste. Anche se a distanza e attraverso uno schermo, l’esperienza permetterà l’interazione con la guida, in un dialogo emozionante tra lo spettatore e il dipinto. Per trasformare la visita al Cenacolo in un momento “caldo”, emozionante e allo stesso tempo ricco di informazioni e preparare all’incontro dal vivo con questo spazio straordinario.

La Crocifissione, di Giovanni Donato Montorfano, custodita presso il refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano

Oltre al Cenacolo, la Crocifissione di Giovanni Donato Montorfano

Il refettorio, però, non è solo Leonardo. Sulla parete sud è dipinta la Crocifissione di Giovanni Donato Montorfano, pittore lombardo, documentato dal 1473 e morto tra il 1502 e il 1503, rappresentante di quella cultura pittorica lombarda che Leonardo rinnovò radicalmente con la sua presenza.

Dipinta con la tecnica dell’affresco, la Crocifissione, a differenza dell’Ultima Cena, è giunta a noi in buone condizioni di conservazione.

Tuttavia, la spolveratura totale della parete realizzata durante le recenti settimane di chiusura del Museo ha evidenziato la necessità di interventi conservativi (non drammatii, ma inderogabili).

La Crocifissione, dettaglio dell’affresco di Giovanni Donato Montorfano, custodito presso il refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano

Nei mesi centrali del 2021 sarà avviato il restauro di questo grande affresco, consentendo al pubblico di osservare l’intervento in corso, anche da una prospettiva ravvicinata.

Il restauro della Crocifissione di Donato Montorfano e dei dipinti murali del refettorio di Santa Maria delle Grazie è integralmente finanziato dal Mibact.

Con il Cenacolo riaprono anche gli altri musei della Lombardia

Oltre al Cenacolo Vinciano, sempre martedì 9 febbraio riaprono anche i parchi archeologici di Capo di Ponte, gestiti dalla Direzione dei Musei della Lombardia (elenco completo delle sedi museali sotto).

Rimangono chiusi, invece, il Museo Archeologico Romano di Cividate Camuno e il Mupre in Valle Camonica. Il primo perché è attualmente in corso il trasferimento ad una nuova e più adeguata sede, che sarà inaugurata a breve. Il secondo perché si stanno predisponendo aperture speciali.

Info: Cenacolo Vinciano e Direzione regionale Musei Lombardia

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Viaggio di nozze in Giappone: un sogno per due tra natura, cultura e spiagge paradisiache

Pianificare un viaggio è già un po’ partire. Ecco perché, in questi mesi di attesa, è importante  immaginare e scegliere la vacanza perfetta o, addirittura, la luna di miele dei sogni. Il 45 per cento dei matrimoni italiani programmati per il 2020, infatti, è stato rimandato al 2021, sicurezza permettendo. Un rinvio che aumenta il desiderio di trovare la destinazione ideale per coronare il proprio sogno d’amore, una meta al di sopra di ogni aspettativa e che sappia sorprendere e affascinare, proprio come il Giappone.

Già nel 2019 il paese del Sol Levante aveva richiamato più di 31 milioni di visitatori da tutto il mondo attratti dalle meraviglie e dai contrasti di Tokyo, Kyoto e Osaka, ma il Giappone più bello è quello inesplorato e inaspettato, capace di offrire allo stesso tempo spiagge paradisiache, natura incontaminata e gioielli di architettura religiosa incastonati nel paesaggio. Luoghi nascosti e intimi che fanno del Giappone la meta ideale per una luna di miele indimenticabile, in ogni stagione dell’anno, tra relax e scoperta, accolti dall’impareggiabile omotenashi nipponica, la cultura dell’ospitalità a tutto tondo profondamente radicata nel Paese.

Luna di miele in Giappone: emozioni su misura

La ricchezza e la varietà del territorio giapponese che, con le sue quattro isole maggiori, Hokkaidō, Honshū, Shikoku e Kyūshū, copre il 98 per cento della sua estensione totale, lo hanno reso la destinazione “di miele” più ambìta degli ultimi anni. Qui il matrimonio nasce sotto i migliori auspici perché ogni desiderio e temperamento viene soddisfatto: dalle esigenze più romantiche e culturali alle passioni più active e avventurose. Per facilitare la scelta e pianificare un viaggio di nozze su misura per i  desideri di ogni coppia, JNTO Ente Nazionale del Turismo Giapponese ha studiato minuziosamente nuovi modi di vivere la luna di miele, esperienze in grado trasformare ogni tappa in un’emozione unica, un’immagine nitida nella memoria da ricordare per sempre.

Il giro in risciò nel caratteristico quartiere di Asakusa a Tokyo, il glamping ai piedi del Monte Fuji, il bagno termale nell’antica valle del vulcano Hakone, la cerimonia del tè a Kyoto, il tramonto sul mare davanti alla grande porta rossa del santuario di Itsukushima, il volo in elicottero sulla baia di Osaka. E ancora, un tuffo nelle acque cristalline delle paradisiache spiagge di Ishigaki, a sud dell’arcipelago delle Ryukyu e dell’isola di Miyako, meta favorita degli innamorati in Giappone, sono tutte proposte perfette da vivere in due, all’inizio di una nuova vita insieme. Ma l’emozione di trovarsi al cospetto delle maestose architetture religiose conosciute in tutto il mondo, come il Tempio Kiyomizu-dera di Kyoto con le sue terrazze su palafitte, il Castello di Himeji dall’inconfondibile profilo immacolato, il Tempio Horyuji di Nara, antica capitale del Paese, resta una delle esperienze più suggestive.

Tra natura e cultura: mille esperienze per chi viaggia dopo il “sì”

Isolarsi dal resto del mondo e vivere intensamente il primo viaggio da sposi è il primo desiderio di ogni coppia in luna di miele. Un bisogno di intimità e ispirazione a cui il Giappone sa rispondere in tanti modi, a partire dai suoi meravigliosi templi dove il tempo sembra essersi fermato: alla loro scoperta vanno dedicati almeno un paio di giorni, da vivere insieme, nel silenzio. Nella prefettura di Fukui, per esempio, si trova uno dei più antichi e spettacolari templi Zen del Sol Levante, il Tempio Eiheiji, composto da più di 70 edifici e sette monasteri protetti da cedri di montagna, al cui interno è possibile soggiornare per vivere un’esperienza ascetica di due giorni tra meditazione, letture di antichi aforismi e cucina vegetariana stellata.

Per sperimentare un’esperienza di coppia in totale comunione con la natura, poi, si può scegliere di dedicarsi al forest bathing nella strepitosa cattedrale verde della foresta di bambù di Arashiyama o nella foresta di cipressi di Akasawa, vicino a Nagano, spostandosi a bordo dei celebri “treni proiettile” lungo la linea ferroviaria superveloce Shinkansen. Basta immaginarsi, mano nella mano, nei boschi dai mille colori, in ascolto dei suoni delle cascate e dei ruscelli, per capire che qui l’emozione è sempre presente.

Un tuffo nel blu tra le isole del Giappone

Non c’è viaggio di nozze da sogno senza un angolo di paradiso in riva al mare. Sulla piccola isola di Miyakojima l’Eden è a portata di mano: relax e silenzio si alternano a romantiche passeggiate in bicicletta o a piedi, snorkeling alla scoperta dei fondali marini e cocktail in riva al mare, pieds dans l’eau. Una visita alla spiaggia di Yonaha Maehama, lingua di costa incontaminata di 7 km, poi, diventa la migliore escursione da fare a piedi, immersi in un panorama da cartolina. Anche Yoronjima, nella prefettura di Kagoshima, è un paradiso tropicale da sogno. Qui non manca nemmeno il brivido della “spiaggia fantasma” che appare solo quando la marea è bassa e sembra collegare idealmente l’isola a Okinawa e Kagoshima.

Non solo paesaggi: il Giappone da gustare

Ma la millenaria cultura giapponese passa soprattutto attraverso il cibo, un’esperienza perfetta da vivere in coppia, un viaggio nel viaggio alla scoperta di sapori unici, ricercati in tutto il mondo, dal sushi al ramen, fino al pregiato manzo Kobe. E se Tokyo è la città con più ristoranti stellati al mondo, a Osaka si può sperimentare un’altra versione della cucina giapponese tra i vicoli e le strade che circondano il quartiere Dotonbori, pieni di ristoranti (celebri quelli di granchi), bar e izakaya, locali tipici dove si servono bevande accompagnate da piatti misti. Lungo il fiume, poi, le bancarelle servono takoyaki (polpette di polpo), ciotole fumanti di ramen kushikatsu (spiedini fritti) in grado di coinvolgere i cinque sensi a ogni assaggio.

Ed è così che, tra i ciliegi in fiore, immersi nella natura, accanto a un antico tempio da cui ammirare il panorama, il Giappone si rivela il luogo perfetto per ricordare le promessa d’amore e rinnovarle. Per tutta la vita.

Info: Japan Travel

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Droni per trovare i dispersi nelle valanghe: l’esperienza della Val Thorens

A causa delle forti nevicate delle settimane scorse, resta elevato in tutto l’arco alpino il pericolo valanghe. Sebbene in questo inverno anomalo gli impianti di risalita rimangano chiusi a causa del coronavirus, la voglia di salire sulle montagne o sui pendii innevati, a piedi o con gli sci, resta grande. Il rischio di essere travolti da metri di neve, tuttavia, è dietro l’angolo.

La fatalità certo gioca molto, in ambienti come questo. Ma per ridurre più possibile i rischi, il consiglio principale rimane sempre quello di pianificare l’itinerario sulla base delle proprie capacità e consultare il bollettino valanghe, affidarsi a guide ed esperti, evitare in ogni caso l’improvvisazione, anche se si parte per una gita apparentemente semplice. Pala, sonda, artva (e se possibile zaino con l’airbag) sono, poi, strumenti indispensabili per chi va ad avventurarsi fuori pista. 

Valanghe: gli incidenti mortali di questi giorni

Ciò nonostante, le cronache italiane di questi giorni raccontano di una serie di tragedie, dal monte Velino, in Abruzzo alla Val Senales, in Alto Adige fino alla Val Camonica (Lombardia), nelle quali anche persone esperte sono rimaste uccise sotto le slavine.

Un aiuto per individuare in tempi rapidissimi la persona da soccorrere può anche arrivare dai droni. Come è stato sperimentato con successo nella stazione sciistica di Val Thorens, nelle Alpi francesi. Qui è stato lanciato un sistema di mini-quadricotteri radiocomandati di ultima generazione (dell’azienda DJI), attrezzati con una telecamera termica per la ricerca di persone rimaste travolte da valanghe

Val Thorens: salvare persone con droni

Non solo è possibile localizzare da remoto le vittime che potrebbero essere rimaste intrappolate sotto la neve e velocizzare così le procedure: si riducono anche i rischi per gli stessi soccorritori. La tempestività dei soccorsi in questi casi è infatti fondamentale per riuscire a salvare chi si trova travolto dalla massa nevosa. I droni sono anche dotati di altoparlanti per parlare direttamente alle persone da salvare.

VIDEO: il soccorso con i droni di un uomo finito sotto una slavina in Val Thorens 

Gli altri impieghi dei droni in Val Thorens: monitoraggio pendii e cannoni anti valanghe

Inoltre, vengono impiegati per monitorare il sistema di esploditori di gas “Gazex”: le esplosioni di gas provocano distacchi controllati di piccole quantità di neve, che evitano il formarsi di valanghe di grandi dimensioni.

I quadricotteri vengono poi usati per monitorare il vasto comprensorio, le montagne e i crepacci, il manto nevoso, possibili smottamenti del terreno e per controllare da vicino gli impianti di risalita.

(ph: Val Thorens)

Il drone è dotato di due fotocamere digitali, una fotocamera termica per identificare le fonti di calore sotto la neve e una seconda che ha uno zoom molto potente per esaminare a distanza qualsiasi parte della zona interessata dall’osservazione.

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Val Thorens, la stazione sciistica che punta sulla tecnologia

Val Thorens, situata ad un’altitudine di 2.300 metri, è la più alta stazione sciistica in Europa. Raccolta ai piedi dell’Aiguille de Péclet, una montagna che raggiunge i 3.600 metri, è situata in mezzo ad un vasto anfiteatro naturale dominato da sei ghiacciai.

Fa parte del comprensorio di Les Trois Vallées, tra i più grandi del mondo con più 600 chilometri di piste. “Abbiamo investito circa un milione di euro nella tecnologia digitale negli ultimi cinque anni per ridurre il numero di incidenti nel comprensorio. È davvero uno dei nostri punti forti”, ha detto a TF1 Benjamin Blanc, direttore delle piste. 

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La Luna circondata da un arcobaleno: lo spettacolare scatto del fotografo italiano

Una “corona lunare” a Parma

Il fotografo professionista Alberto Ghizzi Panizza (qui il link al suo sito web), 45 anni, di Parma, è riuscito a catturare una splendida “corona lunare” nei cieli notturni della città emiliana. “Questa notte la Luna ci ha regalato un altro spettacolo – scrive l’autore su Facebook – Tra le 22 e le 24 ho scattato qualche centinaia di foto alla Luna che tra nuvole e velature ha creato aloni, iridescenze e corone. Questa è la fusione di una buona parte di questi scatti per enfatizzare i colori sia della corona che dei minerali lunari”. L’immagine (realizzata con Nikon Z7II + Nikkor 300mm f/2.8 GII VR + Inseguitore Star Adventurer) mostra il nostro satellite circondato e avvolto dalla sua corona. 

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“Corona lunare”: di cosa si tratta

La “corona lunare”, spiega la Nasa, è un fenomeno ottico creato dal meccanismo di diffrazione della luce attorno alle gocce d’acqua di dimensioni tra loro simili, presenti negli strati sottili di nuvole. Dal momento che la luce di colori diversi ha lunghezze d’onda diverse, ogni colore viene diffratto in modo dissimile dalle gocce d’acqua, creando un effetto simile a quello dell’arcobaleno, ma proiettato su una corona circolare.

“Corona lunare” sulle Dolomiti: la foto scelta dalla Nasa

La Luna “incoronata” nel cielo sopra Pieve di Cadore (ph: Alessandra Masi/Nasa/Apod)

Appena qualche giorno fa, era diventata “virale” un’altra foto fiabesca della corona lunare, il primo scatto astronomico del 2021, l’Astronomy Picture of the Day, selezionato dall’agenzia spaziale statunitense Nasa: l’istantanea di una Luna nebulosa, affiancata da Giove e Saturno, scatatta il 17 dicembre 2020 dalla bellunese Alessandra Masi a Pieve di Cadore, nelle Dolomiti.

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Dove sempre a portata di mano

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Acqua, tè, caffè: ecco cosa non bisognerebbe mai bere a bordo di un aereo

Regola numero uno: non consumare mai nessun liquido che non sia in lattina o in bottiglia: quei serbatoi d’acqua non vengono mai puliti, a meno che non siano rotti, e sono disgustosi” dice Kat Kamalani nella clip postata su TikTok, vista milioni di volte in pochi giorni.

La trentenne assistente di volo sottolinea che lei e i suoi colleghi non bevono quasi mai caffè o tè caldo durante il volo e che dovrebbero evitare di farlo anche i passeggeri. E se lo dice una hostess c’è da crederci. A 10mila metri sarebbe invece meglio chiedere sempre e solo bottiglie d’acqua sigillata.

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Igiene a bordo degli aerei: lo studio

Uno studio del 2019 del Centro Politiche Alimentari del College di Hunter, facente parte dell’Università di New York, aveva analizzato la qualità dell’acqua potabile di 11 grandi compagnie aeree e 12 regionali. La conclusione un po’ allarmante: i depositi di acqua potabile dei velivoli non sempre vengono disinfettati adeguatamente.

Quando gli apparecchi atterrano, le cisterne con l’acqua non vengono svuotate o pulite perché non c’è tempo per farlo, il serbatoio d’acqua si riempie dopo ogni uso, e qualsiasi cosa ci sia nel fondo rimane lì. 

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I risultati di questo studio confermano l’indagine dell’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (EPA) del 2004 che aveva trovato agenti patogeni nell’acqua del 15 per cento degli aerei presi in esame.

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Evitare di lavarsi le mani

Non solo i viaggiatori non dovrebbero bere acqua che non sia dalla bottiglia, lo studio suggerisce anche che non dovrebbero lavarsi le mani su un volo, dato che l’acqua nei gabinetti proviene dallo stesso serbatoio. Cosa fare dunque? Usare il disinfettante per le mani, come siamo stati abituati a fare quotidianamente anche in questi mesi di pandemia.

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Seychelles: le isole dei sogni riaprono ai turisti. Ecco il nuovo piano per la sicurezza

Le Seychelles riaprono ai turisti. “Con effetto immediato, le Seychelles accoglieranno i visitatori vaccinati da ogni parte del mondo”. La notizia, molto attesa dall’industria del turismo, è stata data ufficialmente dal Ministro degli Affari Esteri e del Turismo dell’arcipelago dell’Oceano Indiano.

Dopo il rallentamento drastico degli arrivi turistici causato dalla pandemia e dalle misure per arginarla, le Seychelles si rendono finalmente più accessibili ai turisti internazionali. Complice un piano vaccinale che prevede di immunizzare poco meno di tre quarti della popolazione adulta locale entro la metà di marzo 2021.

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Le Seychelles riaprono ai turisti: ecco il piano

Così riapre finalmente una delle mete che, in assoluto, rappresenta il viaggio da sogno dei turisti italiani. Quello che in questi mesi di immobilismo forzato, molti hanno inserito nella loro wish list per il futuro. Mete esotiche, lontane, rilassanti e romantiche, che magari per troppo tempo abbiamo lasciato nel cassetto, e che ora ci pentiamo di non aver visitato quando ne avevamo l’occasione.

Perciò, nel caso nel vostro cassetto ci sia una guida delle Seychelles, segnatevi le nuove misure adottate dal Paese, e sappiate che a partire da questa primavera sarete i benvenuti, anche se non siete ancora stati vaccinati (e se per caso siete già stati vaccinati, potete fare subito le valigie).

Le Seychelles riaprono ai turisti: purché vaccinati

Con effetto immediato – ha annunciato il Ministro degli Affari Esteri e del Turismo, S.E. Sylvestre Radegonde – le Seychelles accolgono i visitatori vaccinati da ogni parte del mondo. Per essere riconosciuti come “vaccinati”, i visitatori devono essere in grado di dimostrare di aver assunto le due dosi di vaccino, e di aver lasciato passare un periodo di almeno due settimane dalla somministrazione della seconda dose. Per tale motivo, i visitatori devono presentare un certificato autenticato dalla propria autorità sanitaria nazionale come prova della vaccinazione, insieme a un certificato di tampone negativo, ottenuto meno di 72 ore prima del viaggio.

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Visitatori non vaccinati

Attualmente è ancora vietato l’ingresso nel Paese ai visitatori non vaccinati.  Ma la buona notizia è che il divieto sarà in vigore solo fino a metà marzo, quando le Seychelles prevedono di aver immunizzato la grande maggioranza della popolazione adulta. E ricominceranno quindi ad accogliere i turisti con maggiore libertà.

Cosa succede da metà marzo

Una volta raggiunto questo obiettivo di vaccinazione (a metà marzo, promette appunto il Ministro della Salute Peggy Vidot)  il Paese si aprirà a tutti i visitatori, vaccinati o meno. A quel punto, i viaggiatori che vorranno entrare alle Seychelles avranno solo bisogno di un certificato di tampone negativo, ottenuto meno di 72 ore prima del viaggio.

 

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Voli verso l’Australia: potrebbero ripartire dal 1° luglio (ma solo per passeggeri vaccinati)

Quando torneremo in Australia? Forse prima del previsto. Se fino a qualche mese fa sembrava che i viaggi internazionali verso l’Australia non sarebbero ripresi prima di ottobre 2021, una buona notizia arriva adesso da Qantas, la compagnia di bandiera del paese, recentemente premiata come “la più sicura del mondo“. Con una buona dose di ottimismo ha infatti annunciato che i biglietti da e per l’Australia possono essere prenotati per voli in partenza dal 1° luglio 2021, praticamente a un anno esatto dal blocco totale delle rotte intercontinentali del vettore.

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Tuttavia, prima di cliccare il pulsante “acquista” è importante sottolineare che almeno fino al 17 marzo 2021 permane il totale divieto di ingresso in Australia, per i viaggiatori provenienti da qualsiasi paese estero, tranne che per gli australiani, gli stranieri residenti permanenti ed alcune limitate categorie autorizzate caso per caso (tutte le informazioni le trovate sul sito del Dipartimento dell’interno)

Rimborsi e voucher in caso di nuovo blocco

Qantas si è recentemente aggiudicata il primo posto nella lista delle compagnie aeree più sicure al mondo stilata per il 2021 da AirlineRatings.com. (ph: iStock)

Qantas, in ogni caso, è fiduciosa che entro l’estate il livello di diffusione del vaccino anti-Covid avrà iniziato a frenare i contagi e di conseguenza la domanda di viaggio potrà riprendere. Ha però anche sottolineato di essere consapevole che il divieto ai viaggi internazionali potrebbe essere esteso; anche per questo motivo sta offrendo ai propri clienti dei rimborsi completi, un cambio gratuito della data del volo o voucher se i loro viaggi venissero bloccati dalla chiusura delle frontiere. “Continuiamo a rivedere e aggiornare il nostro operativo internazionale in risposta alla situazione in via di sviluppo del Covid-19” ha detto Qantas in una nota. 

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Nonostante Qantas si aspetti che i viaggi internazionali ricomincino a partire da luglio 2021, il governo di Canberra ha chiarito che la decisione della compagnia è solamente una scelta “commerciale” e che, per ora, “non ci sono piani per riaprire il paese così presto”. “Le frontiere saranno aperte quando gli arrivi internazionali non rappresenteranno più nessun rischio per gli australiani” ha detto il primo ministro in pectore Michael McCormack. Ad oggi gli unici voli internazionali operati da Qantas sono quelli verso la Nuova Zelanda.

Passaporto digitale per i vaccinati? 

Alan Joyce, a capo di Qantas, ha riaffermato che i viaggiatori internazionali in partenza dovranno probabilmente essere vaccinati contro il Covid-19, dunque fornire una “prova” di aver ricevuto il vaccino per volare con la compagnia di bandiera. Contraria a questa politica Gloria Guevara, amministratore delegato del World Travel & Tourism Council (Wttc). Che spiega: “Sono totalmente in disaccordo con l’approccio di Qantas. Se richiedi la vaccinazione prima del viaggio, questo ci porta alla discriminazione”. 

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