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Si è concluso il Festival IT.A.CÀ 2020: dal turismo responsabile la strada per un nuovo modello di economia

È stata complessa ma allo stesso tempo stimolante l’edizione 2020 di IT.A.CÀ migranti e viaggiatori, Festival del Turismo Responsabile in Italia, di cui DOVE è media partner, che si è conclusa ad Acerra il 15 novembre. A confermarlo è Sonia Bregoli, co-fondatrice e coordinatrice nazionale della rassegna che quest’anno è stata dedicata alla bio-diversità: «Non è stato un anno facile ma questa situazione così particolare ha costretto tutti a cambiare abitudini e modalità di lavoro e ha aperto strade inaspettate», racconta.

La trasposizione digitale del festival è stato un esperimento vincente, aggiunge la coordinatrice: «Ci ha permesso di entrare in contatto con tante persone che normalmente non avrebbero avuto modo di conoscere il festival. Abbiamo ampliato il nostro pubblico, coinvolto tanti esperti, avviato nuove collaborazioni e arricchito i nostri contenuti di tematiche che, in presenza, sarebbe stato difficile affrontare. In una situazione di crisi è stato molto importante essere riusciti a trovare nuove vie che ci hanno permesso di veicolare a più persone i temi per cui ci battiamo da tanti anni»

Primavera on line e autunno sui territori

Sostenibilità, ambiente, rispetto del territorio sono tematiche che la stessa pandemia ha portato in evidenza, interrogandoci sui nostri personali stili di vita. Ma, visto che l’essenza di IT.A.CÀ sono sempre stati il movimento, i cammini, i viaggi, portare tutto questo al pubblico solo attraverso uno schermo sarebbe stato limitante. Per questo, appena è stato possibile, e seguendo tutte le direttive sulla sicurezza, il festival è stato anche live: «Il rapporto con le istituzioni, con le associazioni, in generale con le persone è essenziale», continua Sonia Bregoli. «Perciò abbiamo ridotto la programmazione (12 tappe anziché le 24 previste) e trasformato le tappe del festival in piccoli eventi sul territorio, situazioni più intime e a numero chiuso, svolte nel rispetto di tutte le norme. La scelta si è rivelata vincente, perché inaspettatamente gli eventi a numero chiuso sono stati non solo molto partecipati, ma soprattutto hanno richiamato persone realmente interessate». 

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Lo sguardo al futuro di IT.A.CÀ

Il festival ha trovato il modo di adattarsi al cambiamento, sviluppando nuove strategie, individuando nuove strade e dimostrando una capacità di reazione notevole. Ma non mancano le criticità. E le preoccupazioni riguardano soprattutto il futuro: «In alcune zone la crisi seguita al primo lockdown ha morso di più e la rete locale si è trovata ad affrontare problemi economici che non hanno permesso loro di partecipare e organizzare eventi», continua la co-fondatrice Bregoli. «La situazione non ci consente di fare previsioni, ma noi ci siamo già messi al lavoro per il 2021, per riproporre le tappe saltate e vagliare le tantissime richieste che ci sono giunte da nuovi territori. C’è molto da fare perché questa pandemia ci ha posto di fronte alla realtà del fatto che il sistema attuale non è più sostenibile: bisogna cambiare e imparare a rimettere al centro l’ambiente, la natura e la cura delle comunità. E non solo nel turismo».

Turismo responsabile una strada per “spingere” l’economia

Un approccio sostenibile può davvero contribuire a dare una spinta all’economia? «È sicuramente una strada», risponde Sonia Bregoli. «Il festival 2020 è stato incentrato sulla biodiversità, un tema che non riguarda soltanto il turismo. Con questa pandemia il modello economico attuale è in buona parte crollato, il lockdown ci ha mostrato che il nostro stile di vita ha un notevole impatto sull’ambiente e ci ha costretto a riflettere su nuovi paradigmi. Dovremmo sfruttare questo momento, non sprecare questa consapevolezza. Magari partendo proprio dal modo di fare turismo: liberando le grandi città e le mete turistiche per eccellenza da un overtourism mordi-e-fuggi, invasivo e invadente, e ripensando un modo di viaggiare diverso, più lento e rispettoso delle comunità e delle aree interne, che crei sviluppo economico nei territori di accoglienza attraverso buone pratiche di turismo responsabile. Dobbiamo cercare vie alternative e sostenibili in tutto: bisognerà ripensare le metropoli, tanto per cominciare, sempre tenendo presente la complessità delle società stratificate in cui viviamo. Tutto questo non è facile e ci vuole tempo per realizzare un reale cambiamento, perché prima di tutto bisogna modificare la mentalità del Paese e di chi prende le decisioni. Ma questo è il nostro compito, come festival: lavorare sulla mentalità, con l’aiuto di chi è sensibile alle nostre tematiche». Redazione di DOVE compresa.

Ci rivediamo a IT.A.CÀ migranti e viaggiatori, Festival del Turismo Responsabile, edizione 2021.

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Chi salverà il Natale quest’anno? Babbo Natale, direttamente (online) dalla sua casa in Finlandia

In vista di un Natale che per molti aspetti sarà diverso dagli altri, Visit Finland, Ente Nazionale del Turismo Finlandese, ha ideato quest’anno Say it with Santa, un’idea semplice, ma di grande effetto, per portare allegria e preservare lo spirito e la magia di una delle feste più attese dell’anno.

Per realizzarla ha coinvolto un personaggio d’eccezione, il vero protagonista del Natale: Babbo Natale. A lui ha affidato un compito speciale: aiutare le persone lontane, le famiglie che probabilmente per queste festività non potranno riunirsi, a rimanere in contatto con i loro cari.

Say it with Santa iniziativa di Visit Finland per Natale Babbo Natale © Juho Kuva
© Juho Kuva/Visit Finland

Oltre il semplice augurio di Buone Feste

Say it with Santa è un regalo va oltre il semplice augurio di Buone Feste: è un video nel quale Babbo Natale in persona parla e legge messaggi indirizzati a persone speciali.

Chiunque può scrivere e inviare un messaggio a Babbo Natale (dal 18 al 29 novembre). E sperare che venga letto e mandato alla persona a cui è destinato. Con l’aiuto dei suoi elfi, Babbo Natale analizzerà tutti i messaggi e ne sceglierà circa 80 da trasmettere in singoli video. Questi video saranno pubblicati sul canale YouTube di Visit Finlandia all’inizio di dicembre.

Ma non è tutto. Per portare a termine la sua missione Salva Natale, Babbo Natale apparirà in diretta sui canali social di Visit Finland (l’11 dicembre, ore 19.00) e concederà a pochi fortunati una chiacchierata privata dalla sua casa di Rovaniemi, nella Lapponia Finlandese.

Say it with Santa iniziativa di Visit Finland per Natale Babbo Natale © Juho Kuva
© Juho Kuva/Visit Finland

Say it with Santa: tutti gli appuntamenti

Dal 18 al 29 novembre sarà possibile inviare messaggi a Babbo Natale. In questa fase sarà anche possibile richiedere una sessione privata one-to-one con lui. Per farlo basta iscriversi QUI

Dal 30 novembre al 6 dicembre Babbo Natale passerà in rassegna tutte le iscrizioni e sceglierà quelle che si trasformeranno in videomessaggio personale.

Dal 7 al 13 dicembre i videomessaggi personalizzati saranno caricati sul canale YouTube di Visit Finland e inviati direttamente ai destinatari.

L’11 dicembre alle ore 19.00 Babbo Natale sarà in diretta sui canali social di Visit Finland.

Dal 14 al 20 dicembre alcuni degli iscritti selezionati avranno la possibilità di fare una chiacchierata online con Babbo Natale.

Say it with Santa iniziativa di Visit Finland per Natale Babbo Natale © Thomas Kast Noise
© Thomas Kast Noise/Visit Finland

Finlandia, la patria del Natale

Il Natale è un periodo magico per visitare la Finlandia e soprattutto la Lapponia, dove vive Babbo Natale. Un luogo speciale dove la natura, l’aria pulita, la serenità, la neve e le notti artiche con l’aurora boreale che brilla nel cielo sono la cornice perfetta dove trascorrere il Natale.

Anche se quest’anno non sarà possibile vivere appieno quest’esperienza, lo spirito del Natale lappone continua a vivere nelle sue tradizioni. Ecco le principali (alcune, forse, replicabili in qualche modo anche a distanza).

Dove vive Babbo Natale

Babbo Natale viene dalla Lapponia finlandese. È possibile incontrarlo di persona tutto l’anno. Il suo ufficio ufficiale è nel misterioso Circolo Polare Artico, aperto tutti i giorni dell’anno nella città di Rovaniemi. Bambini e adulti possono visitarlo, incontrarlo di persona e chiacchierare con lui in un’atmosfera incantata.

L’ufficio postale di Babbo Natale riceve lettere da tutto il mondo. L’indirizzo è: Babbo Natale, Ufficio postale principale di Babbo Natale, 96930 Napapiiri, Finlandia.

© Asko Kuittinen_Finland_Lake_Pielinen_winter
© Asko Kuittinen/Visit Finland

Il vero Natale nordico della Finlandia

Durante le feste, i finlandesi amano prendere le cose con calma e godersi la compagnia dei propri cari. L’atmosfera naturale è l’elemento chiave: Paesaggi bianchi avvolti nell’oscurità, illuminati solo dalle stelle nel cielo e dalle lanterne di ghiaccio per le strade. E poi i profumi dei biscotti allo zenzero appena sfornati, del vin brulé speziato e della sauna a legna.

Di solito i finlandesi trascorrono il Natale nelle case di famiglia, mentre occasionalmente si può affittare una villa o un cottage in campagna. È tradizione decorare le case con ramoscelli di abete rosso, l’albero di Natale, himmelis, candele, torce da esterno e lanterne di ghiaccio. E poi preparare la sauna natalizia e il cenone di Natale.

Cibo natalizio tradizionale finlandese

L’arrosto di maiale è il piatto principale nella maggior parte delle famiglie e viene servito con una varietà di pesce, casserole e insalate. Le casserole sono tipicamente a base di carota, barbabietola o patata. La colazione più autentica della Vigilia di Natale è il budino di riso.

Dolci, torte e biscotti sono le delizie natalizie finlandesi amate da persone di tutte le età. Uno dei compiti più sentiti a Natale è decorare il pane allo zenzero, spesso da appendere al ramo di un bellissimo abete rosso.

Il “Glögi”, un tipo di vin brulé, è una delle bevande calde preferite nel periodo natalizio. Di solito è fatto con vino rosso o succo rosso di qualche tipo, mescolato con spezie come il cardamomo e la cannella, poi servito con uvetta e mandorle.

Visitare la Finlandia nel periodo di Natale (e non solo)

L’inverno in Finlandia inizia a novembre e può durare fino a cinque mesi, con temperature che vanno da un mite zero a un congelamento polmonare da meno 35 gradi. La stagione è lunga per visitare la Lapponia e le sue stazioni sciistiche, con tutte le diverse attività invernali. Durante i mesi di gennaio e febbraio, nella Finlandia settentrionale e orientale c’è quasi sempre neve. Nelle regioni interne della Finlandia meridionale e centrale, la prima neve cade all’inizio di dicembre e si scioglie a fine marzo e aprile.

L’aurora boreale è visibile circa 200 notti all’anno nella Lapponia finlandese. I modi più tradizionali per andare a caccia dell’Aurora sono le escursioni con le ciaspole, lo sci di fondo, un tour in motoslitta o uno su una slitta trainata da cani. Chi non sopporta il freddo può godersi lo spettacolo al calduccio, in un confortevole igloo di vetro.

La Vigilia di Natale è l’evento più atteso in Finlandia: arriva Babbo Natale con i suoi regali, si celebra la Messa di mezzanotte, si visitano gli amici. Il giorno di Natale, invece si mangiano gli avanzi mentre in quello di Santo Stefano molti si recano nei bar e club per stare in compagnia.

A fare da contorno per tutto il periodo pre e post Natale, sono i tradizionali mercatini che si trovano in tutto il paese, perfetti per fare shopping, regali, e scovare prodotti artigianali di qualità, design finlandese e prelibatezze gastronomiche di stagione.

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Il lavoro dei sogni (d’oro): 230 euro a notte per testare i letti degli hotel di lusso

Non è vero che chi dorme non piglia pesci. Anzi, sono diverse le aziende nel settore del turismo e dell’hospitality, in particolar modo le catene alberghiere di lusso, a ricercare dei “tester” per i propri letti. L’ultima in ordine cronologico è la britannica “Tielle Love Luxury”, specializzata in biancheria e accessori per gli hotel a cinque stelle. Ebbene, come riferisce tra gli altri il Daily Mail, il marchio sta ricercando un “bed tester” per hotel nel Regno Unito.

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Un lavoro decisamente sui generis, ma che è in realtà fondamentale per quelle strutture che offrono servizi di altissimo livello. Il fortunato dovrà semplicemente trascorrere la notte in alcuni dei migliori hotel. Tra questi: l’iconico Savoy di Londra, la Grantley Hall nel North Yorkshire o il boutique hotel Artist Residence nell’Oxfordshire. Il tester valuterà il comfort del letto secondo criteri ben precisi, nello specifico “come la biancheria viene vissuta dagli ospiti” in questi ambienti esclusivi e come si potrebbe migliorare ulteriormente la qualità del sonno degli ospiti.

Il “bed tester” dovrà valutare, tra gli altri, i letti del famoso Savoy di Londra (ph: Savoy)

“Tielle Love Luxury” ha “vestito” oltre un milione di letti a cinque stelle; fornisce ai suoi clienti “i migliori asciugamani, accappatoi e la migliore biancheria per un’esperienza di lusso a tutto tondo”. Il tester riceverà 200 sterline a notte (circa 230 euro), oltre al rimborso delle spese di viaggio.

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“Cerchiamo qualcuno con un’alta attenzione ai dettagli, che non abbia paura di dire quello che pensa e che sappia come muoversi in una grande camera d’albergo” ha spiegato Catherine Morris, amministratore delegato di “Tielle Love Luxury”. La data d’inizio del lavoro è prevista per il 2021 mentre i candidati interessati possono compilare il form a questo indirizzo entro il 10 dicembre 2020.

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Jill Biden, la nuova First Lady, è originaria di Messina. La cugina: “La invito e le cucino la pasta al forno”

Da qualche giorno, giornalisti, fotografi e tanti curiosi stanno affollando il piccolo borgo di Gesso, Messina. Già, perché Jill Biden, la moglie del presidente-eletto Joe Biden, sarebbe proprio originaria di questa frazione messinese di appena 600 anime.

A confermarlo è un documento conservato nel museo etno-antropologico di Gesso che attesta la partenza dal villaggio del nonno della first lady, Domenico, il 19 maggio del 1900, quando aveva appena un anno, insieme ai fratelli e la madre. Avevano lasciato il villaggio per raggiungere in nave Ellis Island, a New York. Da lì si erano poi stabiliti a Hammonton, nel New Jersey. 

Braciole e cannoli ripieni per la First Lady

Caterina Giacoppo, la lontana cugina della signora Jill Biden, è finita sotto i riflettori (ph: screenshot)

Le origini portano a Caterina Giacoppo, cugina di ottavo grado della signora Biden. La casalinga di 64 anni ha raccontato ai media nazionali e stranieri di essere “pronta ad accogliere” l’illustre parente.

“Sarei molto felice se la signora Jill venisse qui e avrei piacere di incontrarla – ha dichiarato – siamo pronti a fare una bella festa in tutto il paese. Se viene le cucino la pasta al forno, le braciolettine arrostite e le altre prelibatezze locali come la parmigiana di melanzane, la pasta ‘ncasciata e i cannoli ripieni di ricotta fresca di capra, che sono una delle mie specialità”.

Gesso mai così vicina a Washington

“È come se l’intero villaggio avesse vinto le elezioni americane”, ha detto al Guardian Tonino Macrì, presidente dell’Associazione culturale “Gesso la Perla dei Peloritani”.

Anche il sindaco, Cateno De Luca, ha sottolineato di essere pronto a ospitare il presidente Joe Biden e la moglie Jill a Messina per mostrare alla 69enne il villaggio dal quale è partito il nonno 120 anni fa, le tradizioni della sua terra d’origine e le attrazioni.

Tra queste c’è la chiesa di Gesso, dove l’antenato della first lady si sposò prima di partire per l’America. Inoltre, una casa che apparteneva alla sua famiglia è ancora in piedi alla periferia del villaggio. Ma le cose da vedere sono diverse, sebbene di Gesso finora se n’è parlato poco.

Un momento della tradizionale Rassegna Popolare Ibbisota a Gesso (ph: Rassegna Popolare Ibbisota Gesso)

Il villaggio sorge un territorio collinare a ridosso dei monti Peloritani. Oltre ai pascoli, i boschi e i campi agricoli, c’è un panorama splendido sullo Stretto e sulle Isole Eolie.

In agosto, poi, qui va in scena la tradizionale “Rassegna Popolare Ibbisota”. Da oramai sette anni, l’evento si propone come “expo della sicilianità”, e ha come obiettivo di riportare in auge le tradizioni troppo spesso dimenticate dalle nuove generazioni, da quelle agro-pastorali a quelle gastronomiche.

Jill Biden, una donna di carattere

Jill Biden e il marito Joe, presidente-eletto degli Stati Uniti. (ph: Ap)

L’italo-americana Jill Biden viene descritta dagli osservatori come “una donna di carattere” e una “consigliera preziosa” per il presidente-eletto.

Jill è accanto all’ex vice presidente da 43 anni. E non ha mai messo da parte la sua passione, l’insegnamento. Jill Biden, infatti, lavorava ancora quando suo marito diventò vice presidente ed è stata la prima second lady a continuare a esercitare la sua professione durante l’incarico di suo marito.

Oltre a ciò, la 69enne è sempre stata fiera delle sue origini italiane.

“Quando ero bambina – aveva raccontato tempo fa Jill Biden in un’intervista –  ogni fine settimana i miei genitori portavano me e le mie quattro sorelle nel New Jersey per vedere i nonni. L’annuale festival italiano di Nostra Signora del Monte Carmelo era bellissimo. C’erano le giostre, i giochi, i fuochi d’artificio e la grande processione dei santi per le strade di Hammonton. A casa di mia nonna, poi, si cucinavano i piatti della tradizione italiana: il sugo rosso, le polpette, la pasta. Ho dei bellissimi ricordi”.

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“A colpo d’occhio”: scoprire il territorio del Chianti Classico a 360°

Un vino non è solo vitigno, metodi di vinificazione, cantine, botti, barrique. Un vino è, essenzialmente, territorio, con la sua storia e le sue caratteristiche. Per conoscere davvero un vino, occorre allora conoscere il territorio che lo esprime. Bisogna esplorarlo, attraversarlo, osservarlo nei suoi rilievi, nelle sue valli, tra boschi, borghi, colline, corsi d’acqua.

Nasce da questa idea il progetto “Chianti Classico a colpo d’occhio“, presentato a Milano dal presidente del consorzio del Gallo Nero Giovanni Manetti e realizzato in collaborazione con Alessandro Masnaghetti. Storico collaboratore di Luigi Veronelli, degustatore e critico, Masnaghetti è oggi considerato la figura di riferimento in tema di cartografia e analisi dei territori vitivinicoli.

Si tratta di “un’innovativa modalità di esplorazione del territorio del Chianti Classico Gallo Nero e dei suoi vini“. Ma è al tempo stesso l’occasione per compiere un viaggio nel cuore della Toscana. Un tour tra profumi e colori che cambiano. Non solo da una stagione all’altra, ma anche seguendo il profilo orografico di una delle aree vinicole più conosciute al mondo.

Chianti Classico: una collaborazione decennale

“È solo l’inizio di un progetto più ampio che il Consorzio Vino Chianti Classico sta sviluppando in collaborazione con Alessandro Masnaghetti,” ha detto Manetti, “un lavoro che valorizzerà ulteriormente la nostra denominazione, mettendo in evidenza proprio quelle caratteristiche che rendono unico, nel Chianti Classico, il binomio vino-territorio.”

L’iniziativa che ha portato alla mappatura del territorio del Chianti Classico, avviata più di 10 anni fa, compie infatti un passo in avanti: un database di immagini a 360° permettarà di scoprire in dettaglio il territorio della celebre denominazione e di esplorarlo navigando tra i panorami e i vigneti in modo interattivo.

Si tratta di immagini che sono in grado non solo di valorizzare la bellezza di un paesaggio famoso e apprezzato in tutto il mondo, ma anche di raccontare le peculiarità di valli, colline, interi comuni.

Paesaggio Chianti Classico
Il paesaggio del Chianti Classico (ph. Consorzio Vino Chianti Classico)

Immergersi nel territorio del Chianti Classico

È chiaro che per avere una conoscenza diretta, profonda del territorio, per sentirne i profumi, è imprescindibile attraversarlo di persona. A volte, tuttavia, visitarlo dal vivo non è sufficiente: diventa utile integrare la conoscenza diretta con una esplorazione d’insieme, dall’alto, a colpo d’occhio, appunto. Un viaggio a volo d’uccello che – sia pure in modo virtuale – consente di scoprire i confini del territorio, le esposizioni, le aree di transizione del clima, la maggiore o minore vicinanza al mare o ai monti. E di comprendere il modo in cui la geografia influisce sulle viti, in cui l’orografia, e cioè la complessa relazione tra monti, mari, pianure, caratteristiche del terreno, venti, brezze, ore di soleggiamento contribuiscono al risultato finale.

Una delle immagini a 360° del progetto "Chianti Classico A colpo d'occhio" (ph. Consorzio Vino Chianti Classico)
Una delle immagini del progetto “Chianti Classico A colpo d’occhio”: nella versione finale saranno disponibili immagini interattive navigabili dagli utenti (ph. Consorzio Vino Chianti Classico)

Chianti Classico: il territorio tra Firenze e Siena

Il territorio del Chianti Classico, che ha come “capitali” le città di Firenze e Siena, è spesso confuso più in generale con quello del Chianti tout court, ma si tratta di due DOCG differenti tra loro, con un disciplinare, zone di produzione e consorzi di tutela diversi e distinti. I comuni che fanno parte del Chianti Classico sono Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti, Radda in Chianti e, in parte, quelli di Barberino Tavarnelle, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi e San Casciano in Val di Pesa.

Il territorio del Chianti Classico tra le province di Firenze e di Siena (ph. Consorzio Vino Chianti Classico)
Il territorio del Chianti Classico tra le province di Firenze e di Siena (ph. Consorzio Vino Chianti Classico)

Così il territorio “racconta” il vino

Il progetto “Chianti Classico A colpo d’occhio” è in via di implementazione. In occasione della presentazione è stata offerta la degustazione orizzontale di bottiglie di diversi produttori ma della stessa annata, per scoprire come le diverse caratteristiche del terreno, le quote e le esposizioni, accompagnate sempre al contributo decisivo della mano dell’uomo e delle scelte dei produttori, incidano sulle qualità organolettiche del vino.

“L’impronta digitale di un vino e di una denominazione coincidono con il profilo del suo paesaggio”, ha sottolineato Masnaghetti, “è ciò che abbiamo provato a dimostrare, affiancando dieci vini a dieci diversi panorami e spiegando, bicchiere alla mano, lo stretto legame che li unisce e ciò che invece rende ogni binomio unico e irripetibile”.

In un prossimo futuro, sul sito del consorzio, verranno resi disponibili testi e schede di approfondimento cartografico integrate con le immagini che offriranno agli appassionati lo strumento digitale per poter approfondire le conoscenze e le caratteristiche del mondo del Gallo Nero.

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“Bello essere idioti”. Dove di Novembre è in edicola

L’essere e la forma. Ippolit: “Voi, principe, una volta avete detto che la bellezza avrebbe salvato il mondo… È vero? Signori, il principe afferma che il mondo sarà salvato dalla bellezza… Ma io gli rispondo che gli saltano in testa pensieri così ameni perché… è innamorato. Me ne sono accorto non appena entrato qui. No, principe, se non volete farmi pietà, non arrossite. Quale bellezza salverà il mondo?

copertina rivista dove di novembre 2020
La copertina di Dove di novembre 2020: vi portiamo in Umbria, a scoprire i sapori del Gavi, a immergervi nel foliage della Sila

Il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij, lo guarda fisso in silenzio e non risponde. La filosofa svizzera Jeanne Hersch, nella sua tesi di dottorato del 1946 Essere e forma (Bruno Mondadori, 2008), trova un senso a questa domanda. L’opera d’arte come veicolo del bello rappresenta un’idea di soluzione, armonizza le incrinature della vita. È incarnazione compiuta, perfetta, esprime sempre la condizione umana. Come ha spiegato la studiosa Roberta Guccinelli (autrice de La forma del fare. Estetica e ontologia in Jeanne Hersch, Bruno Mondadori, 2007): “Percepire, conoscere, creare o accogliere un’opera d’arte, addirittura contemplare, sono modi diversi di incarnare, di agire nel mondo e nella storia, di essere, in fondo, presenze al proprio tempo, come voleva Jeanne Hersch”.

Volare alto. In questo mese di novembre, abbiamo deciso di sollevarci dallo stress e dall’ansia, abbiamo progettato un viaggio nella contemplazione delle bellezze. Naturali, sensoriali, artistiche. Dal foliage nella Sila, ai sapori del Gavi, all’immersione nel patrimonio artistico del nostro Paese. Perché, come scrive Gianfranco Raffaelli nel dossier, “il bisogno di cultura, arte, incontro e riflessione è più forte della paura”. E il vaccino contro l’abbrutimento, la tensione, l’aggressività è tuffarsi nella conoscenza della meraviglia.

Dopo aver letto questo numero di Dove di novembre, non ho resistito, ho prenotato un weekend a Firenze per visitare gli Uffizi. Non salverò il mondo, ma ho trovato una ragione profonda per volare alto. Grazie, ragazzi. (s.t.)

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Da non perdere con Dove 11

Allegati al numero di Dove di novembre troverete in edicola le due guide pocket dedicate a Lodi e alla sua provincia e a Monza e alla Brianza.

LODI. Un tour alla scoperta del territorio e della provincia, da compiere a piedi, su due ruote e in barca, tra siti di interesse storico e grandi eventi come la Millemiglia. Con una selezione dei migliori ristoranti, dove gustare i piatti della tradizione lombarda.

MONZA BRIANZA. Parte dal capoluogo e si snoda nella provincia, il viaggio tra le bellezze artistiche e storiche a nord di Milano: antiche ville nobiliari, shopping di design, ma anche grandi parchi da scoprire in bici o seguendo sentieri di trekking. Senza dimenticare i  prodotti tipici e la cucina del territorio, con gli indirizzi e le ricette degli chef più giovani e creativi.

Dove sempre a portata di mano

Il mondo di Dove è sempre a portata di mano, grazie alla app Dove Digital Edition, scaricabile gratuitamente dall’App Store (per dispositivi Apple) o da Google Play (per dispositivi Android). Qui è possibile non solo abbonarsi a Dove, ma anche acquistare il mensile in formato digitale, i supplementi, gli allegati, gli speciali. E se avete perso un numero cui tenete particolarmente o le guide, come quella dedicata ai Cammini, sull’app potete acquistare gli arretrati e le edizioni non più disponibili nelle edicole tradizionali.

Il mondo digitale di Dove, poi, lo trovate anche sul sito viaggi.corriere.it, canale viaggi di corriere.it che cresce di giorno e in giorno, realizzando numeri record. Senza dimenticare la pagina Facebook Dove Viaggi, il profilo Instagram @doveviaggi e la nostra piattaforma di ecommerce Doveclub.it.

Per portare tutte le emozioni del mondo di Dove sempre con voi.

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A Novara, sulle strade del Gorgonzola

Il gorgonzola dop è il prodotto italiano più ricercato sul web. Lo dice il Rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2020 redatto dalla ricercatrice Roberta Garibaldi, in collaborazione con la World Food Travel Association e l’Associazione italiana turismo enogastronomico, analizzando il traffico online. Nel documento si legge anche che la possibilità di gustare cibi tipici, esplorandone le località d’origine e visitando i produttori, è la prima motivazione nella scelta di una meta per il 71 per cento dei food traveller. È allora il momento di visitare il Novarese, dove nasce la maggiore quota di questo formaggio erborinato, insieme ad altre prelibatezze.

Lavorazione del gorgonzola in un caseificio del Consorzio Gorgonzola dop

Sullo sfondo, i castelli che punteggiano la pianura – come quelli di Vespolate e Nibbiola – raccontano una terra di conflitti aspri. Alla battaglia di Novara del 1849, evento chiave della Prima guerra di indipendenza, è dedicato un parco. Si trova a sud del capoluogo, proprio nell’area dello scontro vinto dagli austriaci del maresciallo Radetzky, e, tra campi e boschetti, è perfetto per una passeggiata (info: turismonovara.it).

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Da qui può poi partire l’esplorazione del territorio. Intorno a Vespolate lo sguardo si perde all’infinito tra le risaie, piacevoli da costeggiare in bicicletta. L’autunno è la stagione del raccolto del cereale, mentre i terreni asciugano e i risotti trionfano in trattoria. Lontani dalle strade principali si raggiungono cascine storiche, a volte veri e proprio borghi, dove da secoli si lavorano i chicchi. Alla cascina Fornace la famiglia Rizzotti ha recuperato il pregiato riso Razza 77 usando antichi metodi di trasformazione che garantiscono la cremosità ai risotti. La varietà, in pochi anni, ha conquistato i gourmet.

Diverse varietà di riso coltivate nel Novarese (ph: Atl Novara\Mario Finotti)

Oggi è il marchio della vera paniscia, tesoro della campagna novarese a base di riso, fagioli, verze, cavolo, cotenne di maiale, salam d’la duja e vino rosso. Tutti ingredienti di queste zone, mescolati in ordine sparso. Raro trovare due ricette identiche. E come sempre in questi casi tutti giurano di seguire la migliore. Il salam d’la duja matura nello strutto fuso, un simbolo per l’identità novarese, ma vanno provati anche i fidighin della duja, mortadelline di fegato suino che furono la merenda dei braccianti nei campi. Tutti salumi da comprare nello spaccio dell’Azienda Agricola Valsesia a Sillavengo.

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Dove mangiare il Gorgonzola a Novara

Fra i caseifici artigianali del Consorzio per la tutela del formaggio gorgonzola dop, attivo contro contraffazioni e lavorazioni approssimative, Baruffaldi, a Castellazzo Novarese, e Palzola, a Cavallirio, sono due fedeli interpreti della materia. Dolce o piccante che sia, il gorgonzola è per tutti: privo di lattosio e glutine, si produce senza additivi né conservanti, con latte d’alta qualità che non contiene tracce di disinfettanti, pesticidi e antibiotici (se così non fosse, non potrebbero riprodursi le caratteristiche muffe).

Il gorgonzola dà il meglio con una mostarda di cipolla bionda di Cureggio e Fontaneto, presidio Slow Food, e con un calice di rosso corposo come il Ghemme, il Fara o il Boca. Tutti vini doc. Tutti maturati qui. Da provare nella cantina di Rovellotti Viticoltori a Ghemme.

Tra i vini della provincia spiccano il Ghemme e il Boca. Qui, le vigne di Rovellotti

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On the road tra le Crete Senesi, nel cuore rurale della Toscana

Se nella vasta provincia di Siena c’è un’area identitaria al punto da non lasciare dubbi sulla sua appartenenza – viscerale, storica e culturale – alla città del Palio, queste sono le Crete Senesi. Il “granaio” di Siena per antonomasia. E non solo perché è proprio verso questo spicchio di contado che guardava, già nel ‘300, la famosa Allegoria del Buon Governo affrescata da Ambrogio Lorenzetti nel Palazzo Pubblico di piazza del Campo.

Ancora oggi, infatti, questo susseguirsi di colli dai profili tondeggianti che cambiano di colore a ogni volgere di stagione, strade sinuose, argille che, solcate dall’aratro, diventano viola e messi che in primavera ondeggiano al vento, oliveti argentati e radi cipressi, è un unicum che trasuda di una senesità profonda, che nemmeno la celebrità e il turismo di massa sono riusciti a intaccare.

Le Crete sono un cuneo di colline argillose e scabre che, facendo vertice su Siena, si allargano a ventaglio costeggiando a nord il Chianti lungo la direttrice verso Arezzo e la Valdichiana (l’antica Via Scialenga, oggi il raccordo autostradale Siena-Bettolle) ed estendendosi, a sud, sul fianco sinistro della Cassia diretta a Montalcino e in Val d’Orcia.

I calanchi presso Monte Oliveto Maggiore

In questa sorta di triangolo geologico, che ha come capitale Asciano e come capoluogo spirituale l’abbazia di Monte Oliveto Maggiore, si insinua per tutta la sua lunghezza una strada, la Lauretana, bisettrice serpeggiante di un paesaggio che il poeta Mario Luzi bollò con un incipit memorabile: “La terra senza dolcezza d’alberi, la terra arida / che rompe sotto Siena il suo mareggiare morto / e incresta in lontananza / (inganno o verità / miraggio o evidenza – / insidia a lungo la mente / una tortura di dilemma) sperdute torri, sperdute rocche / è un luogo non posseduto dal senso, una plaga diversa / che lascia transitare i pensieri / però non li trattiene, non opera come ricordo, ma come ansia”.

Asciano, borgo capoluogo delle Crete Senesi

Tra le Crete Senesi, lungo la via Lauretana

In effetti le Crete Senesi (info: visitcretesenesi.com) non sono un ambiente da affrontare in fretta. Richiedono attenzione e voglia. Evocano reminiscenze sepolte nella memoria collettiva. Attirano fotografi, artisti e amanti della solitudine. Già lasciando il centro storico di Siena, diretti a est, le suggestioni affiorano. Appena fuori dalle mura, oltre Porta Tufi, affiora come in un miraggio la tentazione di intravedere, sulle sponde della Tressa oggi erose dalla città moderna, le punte dei pioppi selvatici e i poderi raccontati nei romanzi di Federigo Tozzi.

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Poco oltre, nella campagna del Pian delle Cortine, all’ombra del cippo commemorativo pare di udire il clangore delle armi della battaglia tra Senesi e Fiorentini svoltasi a Montaperti nel 1260: lo “strazio e ‘l grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso”, come la descrisse Dante (Inferno, X).

Prima di rimettersi in moto e affrontare l’avventura c’è giusto il tempo di guardare più a sud, immaginando il fiume snodarsi parallelo all’antica consolare per perdersi lontano dove, tra cipressi solitari e tramonti indimenticabili, oltre Radi le Crete si addolciscono fino a confondersi con i boschi.

Il Site Transitoire: installazione d’arte tra i calanchi

L’installazione “Site Transitoire”

Subito però la striscia d’asfalto della Lauretana, il vero e proprio fil rouge del territorio, approda alla gibbosità selvaggia delle biancane di Camposodo e all’altura di Leonina, ormai in un contesto di ruralità pura. Bisogna salire, meglio se a piedi, fino in cima alla collina per raggiungere il primo dei punti-chiave del viaggio.
È il Site Transitoire, l’enigmatica installazione di travertino posata sulla nuda creta dallo scultore francese Jean-Paul Philippe, sospesa tra terra e cielo, quasi a esaltare gli elementi costitutivi del paesaggio e i suoi giochi di luce: lo skyline di Siena lontana, l’argilla dominante e ondeggiante ovunque, i calanchi scavati dalla pioggia, i borghi e i casali costruiti dalla sapienza degli antichi sul solido tufo – solo su quello – della sommità dei poggi.

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È un paesaggio aspro e gentile al contempo, che accompagna il viaggiatore tra curve e saliscendi fino al Ponte del Garbo (il nome deriva dalla lane d’Algarve che, nel Medioevo, venivano lavorate sulle sponde dell’Ombrone) e alle porte di Asciano. È questo un quadrivio quasi fatale, che obbliga a delle scelte: se si va avanti c’è il borgo medievale, a sinistra si diparte la spettacolare sterrata di Monte Sante Marie, il tratto più famoso del tracciato ciclistico delle Strade Bianche e dell’Eroica (ma anche il troncone di più elevato tenore paesaggistico del neonato Cammino Lauretano), a destra sale invece la stradina tortuosa che conduce al borgo di Chiusure e a Monte Oliveto Maggiore.

Uno scorcio dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore

Dal Deserto di Accona ad Asciano

Ci si trova nel cosiddetto Deserto di Accona, dove nel XIV secolo Bernardo Tolomei decise di creare la comunità poi divenuta abbazia. “Il nome spesso trae in inganno il visitatore distratto, che magari arriva aspettandosi inesistenti dune di sabbia”, spiega l’archeologo medievista Francesco Brogi, vicepresidente dell’associazione Arca per la valorizzazione delle risorse culturali del territorio.

“In realtà qui, di desertico, non c’è mai stato nulla. Il deserto evocato dal santo era dettato dall’isolamento spirituale, non dall’ambiente circostante. E il toponimo individua questo preciso luogo e non tutte le Crete, come a volte qualcuno pensa”. Il suggerimento è di riservare al ritorno l’escursione sugli sterri e imboccare la via per il maestoso complesso monastico in mattoni rossi, casa madre dell’ordine degli Olivetani, immerso in un bosco di cipressi sull’orlo di gole inaccessibili.

Il panorama idilliaco nelle vicinanze di Vescona, presso Asciano

In questo luogo di bellezza stendhaliana è d’obbligo una visita al chiostro affrescato dal Sodoma e dal Signorelli, alla biblioteca, all’antica farmacia. Da qui si può risalire a Chiusure, godersi il panorama accecante da Radicofani a Montalcino e ridiscendere poi verso il capoluogo percorrendo la non meno coreografica strada sull’altro versante della collina, con vedute fino ai monti del Chianti.

Asciano, a fondovalle, per fortuna non ha nulla del rileccato di certe più famose destinazioni turistiche vicine. Nell’atmosfera schietta di provincia brillano due gemme imperdibili: il Museo archeologico e d’arte sacra di Palazzo Corboli e la basilica di Sant’Agata, capolavoro romanico.

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San Giovanni d’Asso e il Bosco della Ragnaia

C’è giusto il tempo per una passeggiata tra i vicoli del centro storico o lungo la via degli antichi mulini che lambisce l’abitato ed è già ora di prendere la strada verso sud in direzione di San Giovanni d’Asso, millenaria municipalità da poco assorbita dal Comune di Montalcino. Rinomato per i tartufi bianchi (che in realtà proliferano in tutto il territorio delle Crete), il paese è minuscolo, con un castello affascinante e una pieve antichissima.

Una sosta dedicata la merita tuttavia, proprio alle porte del borgo, il Bosco della Ragnaia, sorta di enigmatico parco-giardino pieno di simboli esoterici creato dall’artista americano Sheppard Craige. Meglio informarsi prima, però, se visitabile: un suggerimento valido per tutte le attrazioni culturali delle Crete che, causa Covid-19, sono soggette a chiusure, procrastinate o repentine.

Il borgo fortificato di Montelifrè, fra Trequanda e Montisi

I borghi di Montisi, Castelmuzio, Petroio e Montefollonico

La tirannia del paesaggio – quella sindrome che risucchia lo sguardo e induce ad andare sempre oltre nel cammino – non allenta la sua presa. Lo dimostra la sequenza di errabonde provinciali che da San Giovanni, una come annodata all’altra, portano verso est, fino ai confini tra le Crete e la Val d’Orcia.

Il trittico della visita dei paesini medievali di Montisi, Castelmuzio e Petroio, con le atmosfere incantate e i silenzi attorno ai quali il verde dei boschi prende sempre più piede, vale da solo la deviazione. E invoglia ad allungare ulteriormente la strada sconfinando, via Montefollonico (altro borgo delizioso), in Valdichiana, terra della Chianina e delle storiche fattorie dove si alleva la pregiata razza bovina.

Tra queste c’è La Fratta (info: tenutalafratta.it), complesso rurale posto proprio sulla Lauretana dove, tra l’altro, sono state girate molte scene del Pinocchio di Matteo Garrone, con Roberto Benigni (2019). Indispensabile, magari in qualche trattoria della pittoresca Torrita di Siena, concedersi un assaggio di bistecca doc prima di tornare verso ovest puntando su Trequanda, borgo di crinale al limitare delle Crete, per poi ridiscendere sulla Lauretana diretti ad Asciano.

Il paesaggio delle Crete vicino al borgo di Mucigliani

Verso Rapolano Terme

Appena scollinato dalle foreste di lecci che per un tratto avvolgono la strada, l’affaccio è esaltante: davanti il susseguirsi a perdita d’occhio delle colline argillose, fino a Siena, verso nord lo spettacolo delle cave dismesse di travertino, la pietra locale per antonomasia. Su di loro domina l’antichissimo insediamento di Serre di Rapolano con la Grancia, ovvero l’antico granaio fortificato medievale, all’interno della quale è stato ricavato un suggestivo museo dell’olio: l’extravergine di queste colline è tra i più pregiati della Toscana (il museo è aperto su prenotazione: rivolgersi all’ufficio Urp di Rapolano Terme. Info: tel. 0577.72.32.10; museisenesi.org)

Il Museo dell’antica Grancia e dell’olio a Rapolano Terme

Rapolano Terme, con i due complessi termali e i centri benessere, è poco oltre, punto d’approdo obbligato per gli amanti del relax. Vi curò le ferite, immergendosi in una vasca, ovviamente di travertino, perfino Garibaldi. Per il rientro a Siena il suggerimento è di prenderla con calma e utilizzare la vecchia provinciale un po’ sconnessa che, intersecandosi con l’arteria principale, costeggia il versante settentrionale delle Crete e lambisce una serie di minuscoli borghi fortificati dai nomi improbabili: Armaiolo, Laticastelli, Torre a Castello.

Tutti allineati, e non è un caso, lungo l’antica direttrice Scialenga, che marca ancora uno dei tanti invisibili, ma inviolabili confini della terra senese, quello appunto tra le Crete e il Chianti. È dall’ultimo di quei paesi che si snoda la famosa sterrata di Monte Sante Marie che riporta al quadrivio di Asciano. Se l’hanno definita una delle strade più belle del mondo, un motivo ci sarà.

Il borgo turrito di San Gimignanello, presso Rapolano Terme

La strada bianca di Monte Sante Marie

Nelle Crete Senesi si trova il tratto di strada bianca più famoso, fotografato, agognato e temuto dai ciclisti di tutto il mondo: i polverosissimi 12 chilometri di sterrato di Monte Sante Marie che si snodano tra paesaggi accecanti, tremende salite e discese vertiginose. La strada, nota anche per essere teatro di un’altrettanto celebre e molto mediatica prova speciale rallystica, è meta imperdibile per gli appassionati delle due ruote.

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Qui infatti, proprio in vetta alla collina di Monte Sante Marie, si trovano sia la cima Coppi dell’Eroica, la famosa gara ciclistica per mezzi d’antan tra il Chianti e le Crete Senesi, organizzata ogni anno a ottobre (l’edizione 2020 è stata annullata), sia il punto più impegnativo (con tanto di diretta televisiva) della Strade Bianche, la gara professionistica che a marzo riunisce nel Senese tutti i campioni del ciclismo mondiale e che è stata definita “la classica del nord più a sud di tutte”. Ovviamente la strada bianca può essere percorsa, con la giusta cautela, anche a piedi o in auto, ed è anzi una meta imperdibile per chi desidera conoscere il territorio e i suoi paesaggi.

La strada bianca di Monte Sante Marie, dove si disputano gare ciclistiche celebri quali l’Eroica

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IT.A.CÀ: in Liguria e in Campania le ultime tappe “live” del festival del turismo responsabile

Si chiude il 14 e 15  novembre ad Acerra, in Campania, la dodicesima edizione di IT.A.CÀ Migranti e viaggiatori, il primo Festival del Turismo Responsabile in Italia quest’anno dedicato alla Biodiversità. Dopo una prima fase primaverile declinata esclusivamente online, il festival – di cui Dove è media partner – è ripartito “in presenza” a fine agosto da Padova, con un programma di 11 tappe in nove diverse regioni e l’obiettivo di far riscoprire in prima persona non solo le bellezze del nostro Paese ma soprattutto un modo di viaggiare sostenibile e rispettoso delle specificità dei territori e di chi li abita.

L’autunno di cammini, pedalate, trekking urbani e iniziative culturali (presentazioni di libri, mostre, contest fotografici) è passato per l’Emilia Romagna (Bologna), il Trentino, il Piemonte (Ivrea e Monferrato), la Puglia (Taranto e il Salento) e la Sicilia (Palermo) e si concluderà nelle prossime settimane in Campania e Liguria. 

IT.A.CÀ in Campania

Il primo passaggio è a Napoli dove il prossimo weekend del 24-25 ottobre sarà l’ultimo dei tre svolti nel capoluogo campano:  introdotto giovedì 22 dal convegno Biodiversità e paesaggi: l’impatto della pressione antropica da turismo, sarà dedicato principalmente al rapporto tra turismo e storia del territorio.

Sia sabato sia domenica, infatti, ci sarà la possibilità di partecipare al Cammino delle origini: Cuma, Partenope e Neapolis, con visita agli scavi di Cuma, in cui sarà presentata la prima Rete del Turismo Responsabile e Sostenibile della Campania; oppure si potrà scegliere tra una tour experience (culturale, turistica e gastronomica) nel quartiere di Forcella e una visita guidata al sito dell’Acquedotto Augusteo.

Agli appassionati di fotografia invece è dedicato il contest Scattidipartecipazione: tutti possono partecipare, inviando sia le fotografie scattate in queste due giornate in qualsiasi luogo del Festival, sia quelle scattate durante l’iniziativa Fotografiamo la città alla ricerca della biodiversità, passeggiata fotografica guidata nelle zone storiche e più interessanti di Napoli, organizzata per sabato 24, dalle 10 alle 13.

Domenica 25, a tutte queste iniziative, si aggiungerà la visita guidata alla collina di Capodimonte, dal Borgo Vergini al “Giardino delle delizie”, fissata per le 10.30.  Per tutte le visite, svolte nel rispetto delle norme nazionali e regionali anti Covid-19, è necessaria la prenotazione (qui il programma completo e i numeri per prenotare).

IT.A.CÀ in Liguria

Il weekend successivo, quello del 31 ottobre e 1° novembre, il festival si sposta a Sestri Levante,  per una due-giorni tutta in movimento. La cittadina ligure ha aderito all’iniziativa Com’è green la mia città, organizzata in occasione della XVII giornata nazionale del trekking urbano che si celebra proprio sabato 31: alle 10 dunque l’appuntamento è al MuSel di Sestri per una camminata guidata nel centro storico della cosiddetta “città dei due mari”, un itinerario “sostenibile” che farà scoprire a piedi strade, palazzi e chiese, in quello che è un vero e proprio museo all’aperto.

Dopo una pausa a base di prodotti tipici nell’atrio di Palazzo Negrotto Cambiaso, celebre dimora storica che si affaccia sulla Baia del Silenzio, l’attenzione si sposta sull’ambiente in senso stretto: alle 15,30, con la pulizia della spiaggia di Sant’Anna, in collaborazione con Puliamo il Mondo, e, alle 17,  con il laboratorio pensato per i bambini Semi e semini in viaggio, un gioco per imparare a riconoscere i semi delle piante alimentari e capire che ciò che mangiamo. Il laboratorio si svolgerà nella Biblioteca del Mare di Riva Trigoso.

La dinamica domenica 1 novembre lascia la scelta tra un trekking nella natura al mattino, fino alla panoramica Punta Manara (partenza alle 11), e una pedalata nel pomeriggio,  fino a Riva Trigoso e alle Cantine Bisson, dove rinfrancarsi dalle fatiche sulle due ruote degustando i vini locali  (partenza alle 14.30).

Naturalmente, tutte le iniziative sono a numero chiuso e  saranno svolte nel pieno rispetto delle norme anti Covid-19 (qui i dettagli sul programma e le prenotazioni)

Le giornate di chiusura ad Acerra, il cui programma deve essere ancora definito nel dettaglio, segnano la conclusione dell’edizione 2020 del Festival,  ma non del progetto che invece continuerà a lavorare “da remoto” per sviluppare sempre di più la cultura di un turismo non invasivo, ma comprensivo, rispettoso e sostenibile.

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I borghi dell’Irpinia: un futuro antico, tra vini e food

Cantine, fortezze e abbazie, borghi arroccati che coraggiosamente risorgono, una cucina genuina che profuma di funghi, castagne e tartufo: è l’autunno tra i borghi dell’Irpinia. La terra dei lupi (hirpus in lingua osca), un mondo di boschi e montagne nell’Avellinese, ancora abitate da questo predatore, riserva luoghi sorprendenti. Come l’abbazia del Goleto, che dal 1133 resiste al tempo, ai terremoti, alla neve, all’incuria degli uomini: una sinfonia di archi e volumi, una navata a cielo aperto e una torre possente che si innalza nel cielo. Un complesso monastico dal fascino raro, fondato da San Guglielmo da Vercelli nell’XII secolo e abitato dai Piccoli fratelli di Charles de Foucauld, che gestiscono le visite al sito (info: goleto.it).

Così è l’Irpinia, aspra e tenace. “Parca e poetica”, scrive Franco Arminio, il poeta, regista e “paesologo” di Bisaccia che racconta la geografia minore, le comunità semplici e la “rarefazione urbanistica”. Per Arminio, queste “Un tempo erano terre da lasciare, incredibilmente povere. Invece bisognerebbe tornarci per la bellezza dei paesaggi: quello dell’Irpinia d’Oriente è uno dei più belli d’Europa”.

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Zungoli, per esempio, al limitare con la Puglia, sulla via del regio tratturo Pescasseroli-Candela, è un paese abitato da poco più di mille anime, un piccolo gioiello d’architettura che sta riscrivendo il proprio futuro puntando sull’accoglienza. Il centro storico è un intrico di vicoli acciottolati e tortuosi e gradinate che sembrano interminabili. L’abitato conserva l’impianto originario e le antiche case di pietra che, provocatoriamente, qualche anno fa sono state messe in vendita a un euro per scongiurare lo spopolamento. Oggi si cammina tra queste vie silenziose per arrivare al Largo di castello, dominato dalla fortezza di origine normanna, o per comprare il caciocavallo podolico e il pregiato extravergine locale.

La cultivar Ravece, varietà antica, originatasi proprio in Irpinia dal XVI secolo, è uno dei tesori di queste terre. L’oleificio Fina produce extravergine da questa cultivar e da altre varietà locali (info: oleificiofina.com).
Ecco il tartufo di Bagnoli Irpino – “nero” dei Monti Picentini dal profumo particolare – le paste fatte ancora a mano, i formaggi artigianali, le carni podoliche e i vini.

Il giardino delle erbe aromatiche all’interno delle Cantine Feudi di San Gregorio, a Sorbo Serpico

I vini e le cantine dell’Irpinia

Tra i paesi di Lapio, Luogosano, Tufo, Taurasi (dove merita una visita il castello), Mirabella Eclano e Montefusco si estende il distretto vitivinicolo più importante della Campania, delle cui vigne scrissero già gli antichi Strabone, Plinio il Vecchio e Columella. Segnano il paesaggio i filari di Aglianico, Fiano e Greco, che danno vita alle tre docg del territorio: i bianchi Greco di Tufo e Fiano di Avellino e il rosso Taurasi, il barolo del Sud fatto con uve Aglianico, vite ellenica che qui conta ceppi ultracentenari, autentici monumenti vegetali.

A Sorbo Serpico, la cantina Feudi di San Gregorio ha ribattezzato “I patriarchi” queste piante, oggetto di ricerca e tutela, che la memoria popolare ritiene abbiano più di 250 anni. Feudi è una delle aziende di riferimento del territorio, la più futuristica per architettura e design: progettata del giapponese Hikaru Mori, due volte alla Biennale di Venezia, merita la visita per la spettacolare bottaia, le opere d’arte e gli interni firmati da Massimo Vignelli.

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Da quest’anno si può dormire tra i vigneti: a pochi passi dalla cantina è stato recuperato il primo di una serie di casali destinati alla foresteria. Fra le vigne di Fiano, a pochi passi dal centro aziendale, l’azienda ha un casale in pietra con cinque camere doppie, ciascuna con bagno, living comune con camino, cucina (prezzi: doppia b&b e visita in cantina, 150euro. Visite su prenotazione, degustazioni guidate e, nei weekend, picnic nei giardini. Info: feudi.it).
E si cena al ristorante Marennà, stella Michelin nel 2018, regno ora dello chef Roberto Allocca (prezzi: menu degustazione, 70 e 90 euro. Info: marenna.it)

I tavoli “social” del ristorante Marennà

Formaggi dell’Irpinia: il Carmasciano

I formaggi sono l’altra grande ricchezza di questa terra. Unico e raro è il pecorino di Carmasciano, opera di poche aziende familiari che ne garantiscono una produzione molto limitata. Il segreto è il latte delle pecore che pascolano nell’area di Carmasciano, nella valle d’Ansanto, e presso la Mefite di Rocca San Felice, un lago alimentato da pozze solforose nel sottosuolo. Un luogo ancestrale, ribollente e sinistro, raccontato anche da Virgilio. È lo zolfo che, impregnando erbe e foraggi, conferisce un sapore unico al formaggio. “È un pecorino dalle note olfattive molto intense e dai sentori complessi, che raggiunge la sua espressione migliore con 12 mesi di stagionatura”, racconta Angelo Nudo, che dal 2015, nella sua azienda agricola Carmasciando (info: carmasciando.it), alleva ovini e produce e affina latticini d’alta qualità. Ecco anche lo Scaramantico, con peperone crusco, e il Formicoso, alle erbe di montagna. Aromi e colori della nuova Irpinia, che ha radici forti e lo sguardo spalancato sul futuro.

I formaggi dell’azienda agricola Carmasciando, a Guardia Lombardi

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