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Weekend tra Venezia e Verona, sulle tracce della Grande Bellezza

«La bellezza salverà il mondo» scriveva Dostoevskij. Non c’è niente come la bellezza in grado di smuovere le coscienze, attraversare i secoli, parlare un linguaggio universale. Lo conferma anche la psicologia: “l’esperienza del bello è in grado di influenzare in modo positivo le emozioni, i pensieri e, più in generale, come ci relazioniamo con gli altri”.

Viaggiare alla ricerca della bellezza

Circondarsi di bellezza, insomma, fa bene. Prima di tutto allo spirito. E mai come viaggiare – la più grande occasione per conoscere la meraviglia che ci circonda – è in grado di assolvere a questo scopo. E se è vero che una certa predisposizione alla bellezza è innata, è altrettanto vero che un occhio esteta può essere allenato. Si può coltivare, insomma, il piacere e la ricerca per il bello, a cominciare dalla scelta degli ambienti e dei luoghi dai visitare. In Italia, questo, non è difficile, visto che, come ha scritto il celebre poeta Khalil Gibran, “L’arte degli italiani sta nella bellezza”. Non si contano, ad esempio, le città d’arte che, per il loro patrimonio e fascino, meritano di essere visitate almeno una volta nella vita. Tra queste, sicuramente Venezia e Verona.

Venezia e il quartiere di Sant’Elena

Venezia, un concentrato di meraviglie

Con le sue calli, i suoi sotoporteghi e i suoi rii Venezia affascina, ogni anno, decine di milioni di persone provenienti da ogni parte del mondo. Turisti e viaggiatori che si perdono tra le mille attrazioni cittadine, da Piazza San Marco con il Palazzo Ducale al Ponte dei Sospiri e a quello di Rialto. Dal Teatro La Fenice al Canal Grande fino ai tanti musei come il Peggy Guggenheim e il Correr. Senza dimenticare, poi, i giri in gondola in laguna, Murano con i maestri vetrai e Burano con le case dai mille colori.

Quartiere Sant’Elena: la Venezia più autentica

Tra una tappa e l’altra, ci si può allontanare dai crocevia più turistici per andare alla scoperta della Venezia più autentica. A breve distanza da piazza San Marco,  attraversando il Parco delle Rimembranze, si arriva nel tranquillo quartiere di Sant’Elena – da qui la Biennale e l’Arsenale sono a una manciata di minuti-, il cui nome rende omaggio a quella Elena, madre dell’Imperatore Costantino, le cui spoglie sono custodite nella Chiesa Parrocchiale. È qui che si respira la vera anima della città, mescolandosi tra i residenti, gustandosi un aperitivo nei tipici bacari – le osterie locali – o passeggiando verso San Pietro di Castello, uno dei primi insediamenti della Laguna Veneta. Ed è proprio qui che sorge l’Hotel Indigo Venice – Sant’Elena, raffinato boutique hotel parte della catena IHG Intercontinental Hotels, sotto la gestione e proprietà del Gruppo HNH Hospitality. Un concentrato di bellezza tradotta in ospitalità.

Una notte nella storia e nella cultura bizantina

Elegante e moderno boutique hotel, l’Hotel Indigo Venice – Sant’Elena era, fino a qualche anno fa, un convento, la cui struttura, dalla facciata esterna al chiostro, fino al porticato e al giardino, è ancora perfettamente riconoscibile. Trasformato in albergo nel 1999, è stato recentemente oggetto di un importante restyling che ne ha messo ancor più in evidenza la sua relazione con il capoluogo veneto, la sua arte e la sua storia. A fare da fil rouge, infatti, è proprio il forte legame tra Venezia e la cultura bizantina, di cui la città è impregnata. Un mix di bellezza e valori che ben si respira nelle 75 camere e nelle aree comuni di questo edificio sviluppato su cinque piani.

I ricercati interni delle camere dell’Hotel Indigo Venice – Sant’Elena

Qui, l’artigianato locale è entrato nell’interior design con lampadari in vetro soffiato a illuminare la lobby e lanterne, nei toni naturali, a ricreare quasi le atmosfere di una passeggiata notturna tra le calli. A ciò si aggiungono le spille artigianali indossate dallo staff, che raffigurano le famose Rosette di Murano, e le stampe di Alberto Valese, l’artigiano veneziano che per primo importò in città la tecnica Ebru da Istanbul, disseminate negli spazi. Nelle camere, poi, i bagni sono decorati da piastrelle ispirate alla tecnica veneziana del Terrazzo mentre in alcune gli arredi, dal colore nero lucido, sono un continuo richiamo al colore tipico delle gondole (nelle King Suite c’è addirittura la testiera del letto in velluto che ricrea il caratteristico stile delle poltroncine delle imbarcazioni) con cuscini e piatti che omaggiano le palette caratteristiche dell’antica civiltà bizantina. La personalità, insomma, all’Hotel Indigo Venice – Sant’Elena non manca, in un mix armonioso che mescola tradizione ma anche modernità, grazie alle più recenti dotazioni tecnologiche a garantire il comfort degli ospiti.

Da Venezia a Verona, sulla tracce della Grande Bellezza

La stessa filosofia caratterizza l’Hotel Indigo Verona-Grand Hotel Des Arts, boutique hotel dallo stile ricercato nel cuore di Verona. Da Venezia, in auto, ci vuole poco più di un’ora, la giusta distanza per un weekend alla scoperta di alcune delle più belle città d’arte del Nord Italia.

Verona dall’alto (Istockphoto)

Anch’esso parte della catena IHG Intercontinental Hotels e sotto la gestione del Gruppo HNH Hospitality, l’Hotel Indigo Verona – Grand Hotel Des Arts racconta e reinterpreta, al suo interno, secoli di storia, arte, cultura e tradizioni nell’ottica di valorizzare il concetto di bellezza autentica.

Ricavato all’interno di un palazzo in stile Liberty risalente agli anni Venti, l’Hotel Indigo Verona – Grand Hotel Des Arts è stato, per decenni, la residenza privata dei nobili austriaci Reichenbac per poi essere trasformato, nel 1990, in una struttura alberghiera. È nel 2013, però, che è stato totalmente ristrutturato e arricchito con un’importante collezione di opere d’arte che ha poi dato il nome all’hotel stesso. E che ne è uno dei tratti caratteristici.

La sala colazione dell’Hotel Indigo Verona – Grand Hotel Des Arts è una sorta di museo diffuso, con diverse opere appese alle pareti.

Verona: il soggiorno è nel museo diffuso

Una volta varcata la soglia, sembra quasi di aver messo piede dentro a un museo diffuso, circondati da opere di grandi maestri del Novecento come Ciardi, Cascella, Minguzzi, Manzù, Purificato, Murer, Arnoldi e molti altri. Una collezione curata nei minimi dettagli, allestimento compreso. Non a caso, gli architetti che si sono occupati del restyling si sono ispirati al progetto museale di Carlo Scarpa della Gipsoteca Canoviana di Possagno, in provincia di Treviso, dove il ferro battuto e il legno vengono usati come piedistalli e basi di appoggio delle opere. A ciò si aggiungono, poi, mobili e arredi di prestigio, in un continuo richiamo alla città di Verona e alle sue meraviglie, prima fra tutte l’Arena. A ispirare la reception, poi, sono stati proprio gli archi dell’anfiteatro romano insieme a quelli del balcone della casa di Giulietta, altro simbolo della città. E proprio William Shakespeare, autore della celebre tragedia dedicata ai due innamorati, ha ispirato, invece, l’utilizzo di una scenografia teatrale, con i suoi drappeggi e le “ali” laterali del palcoscenico, come sfondo dei banchi del check-in.

La reception dell’Hotel Indigo Verona – Grand Hotel Des Arts

L’Arya Bar & Mixology, perfetto per un drink d’autore, si ispira, invece, alle gallerie d’arte e alle mutevoli scenografie teatrali con tanto di bancone decorato con cornici riciclate di quadri antichi, mentre la sala delle colazioni offre un mirabile alternarsi di opere d’arte alle pareti per iniziare la giornata in bellezza. Non mancano i riferimenti all’arte anche nelle camere, con testate del letto riccamente decorate e ispirate a varie opere e artisti, in base alla tipologia. Se nelle camere Standard lo stile è audace e la forma delle testate è ripresa dalla merlatura a forma di cuore del ponte di Castelvecchio, in quelle Premium il richiamo è agli affreschi paesaggistici del Veronese, omaggio agli acquerelli che si trovano nella Villa Barbaro a Maser, in provincia di Treviso, Patrimonio dell’Umanità Unesco. Nelle Suite, invece, la forma delle imponenti testiere ricorda il motivo decorativo del balcone di Giulietta.

Una delle camere Premium dell’Hotel Indigo Verona – Grand Hotel des Arts

Verona, con la sua Grande Bellezza, è pronta a stupire i suoi ospiti. Dall’Arena, simbolo mondiale di musica e cultura, alla Casa di Romeo e Giulietta, fino alle maestose piazze medievali – come Piazza delle Erbe – e le chiese in stile romanico. Passeggiando sui suoi scenografici ponti sull’Adige, o tra le Arche Scaligere e la Torre dei Lamberti. Tutte meraviglie con cui arricchire la vista e l’anima, per ripartire migliori.

Per info: indigovenice.comindigoverona.com

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Autunno a Gran Canaria: scampoli d’estate a poche ore di volo dall’Italia

Spiagge chilometriche dalla sabbia finissima in cui affondare i piedi, vento caldo ad accarezzare la pelle, dune dorate che sfumano nel mare. Non è il ricordo delle vacanze appena finite, ma il panorama che offre Gran Canaria, in pieno autunno, a chi desidera ancora uno scampolo d’estate. 

Un clima sempre mite e un’atmosfera da vacanza esotica con la sicurezza di un paese europeo sono un richiamo più che allettante per chi non è ancora pronto per le giornate più corte, l’aria fredda del mattino e l’ombrello sempre a portata di mano. E lo sono ancora di più se si pensa che l’isola dell’arcipelago spagnolo è oggi anche più facilmente raggiungibile dall’Italia, grazie ai nuovi voli della compagnia Binter, da Torino e da Venezia: bastano poche ore di aereo e ci si ritrova in estate.

Ad attendere chi atterra nell’aeroporto internazionale di Gran Canaria – il più grande dell’arcipelago spagnolo – c’è un “continente in miniatura”: in 1560 km2 si possono scoprire spiagge infinite dall’accesso sempre libero e montagne che “bucano” le nuvole, canyon scavati dai fiumi e caldere vulcaniche, un deserto in miniatura (le dune di Maspalomas) e folti boschi di pino canario, che cresce solo qui. Una natura talmente rigogliosa  e un ecosistema tanto variegato che il 46 per cento del territorio dell’isola è stato riconosciuto, nel 2005, Riserva della Biosfera dell’Unesco. Un piccolo paradiso in terra da esplorare in lungo e in largo.

La costa, tra sport e relax

Con i suoi 60 chilometri di spiagge su 263 di costa, trovare il luogo in cui sdraiarsi al sole è un gioco da ragazzi: se l’obiettivo è farsi abbracciare dalla sabbia, sentendosi come nel deserto ma guardando il mare, il posto ideale è Maspalomas, sulla costa sud dell’isola. Qui, alle spalle di hotel, ristoranti, negozi di souvenir e una vivacissima vita notturna, si stendono le distese di sabbia delle Dune di Maspalomas, una riserva naturale formata da tre ecosistemi: il Palmeral, la Charca e le Dunas. Tappa di ristoro per diverse specie migratorie, la riserva si distingue per gli enormi campi di dune di sabbia, modellate dal vento che soffia dall’oceano e che dona loro sempre forme nuove, dando proprio l’impressione di essere nel deserto. 

A dominare tutto, dal promontorio, è il Faro – la cui luce fu accesa la prima volta nel febbraio 1890 – e che divide la Playa de Maspalomas dalla Playa del Inglés. Ampia, ben servita e attrezzata, è la preferita dalle famiglie con bambini che qui trovano tanto spazio per giocare in sicurezza, e dagli sportivi, soprattutto surfisti che cavalcano le onde dell’oceano in una zona meno bazzicata dai bagnanti. 

I surfisti frequentano volentieri anche Playa de Las Canteras, la più grande spiaggia urbana di Gran Canaria, dove ci si può anche iscrivere a una delle numerose scuole di surf. Las Canteras è la perla di Las Palmas de Gran Canaria, capoluogo dell’isola, dove è bel tempo 12 mesi l’anno: a due passi dal centro città, dai negozi, dagli hotel, ma anche dai monumenti e dai luoghi d’interesse culturale, è una lingua di sabbia infinita su cui rilassarsi, davanti a un mare cristallino in cui immergersi per nuotare, fare snorkeling, o lanciarsi con il surf.

Natura e archeologia, la ricchezza nascosta all’interno

Gli amanti dell’avventura, quelli per cui il mare è soprattutto un elemento naturale da conoscere e rispettare, sceglieranno, invece, la Playa de Güi Güi, sulla costa occidentale dell’isola: una distesa di nera sabbia vulcanica che si affaccia su un angolo di Atlantico solitamente calmo e che si raggiunge solo in barca o a piedi, superando anche tratti accidentati. Sarà un po’ faticoso arrivarci, ma la spiaggia mai affollata, l’acqua cristallina e il panorama, soprattutto al tramonto, ripagheranno della fatica. 

La Playa de Güi Güi si trova all’interno di una riserva naturale speciale, nella quale crescono specie vegetali endemiche ed esclusive come il Cabezòn, e nidificano diverse famiglie di volatili, alcune delle quali anche in via d’estinzione. Ma su tutta Gran Canaria si estendono parchi, paesaggi protetti e monumenti naturali. Luoghi che spesso, oltre ad affascinare per la grandiosità della natura, hanno anche una rilevanza storica. Come la Valle di Guayadeque, un monumento naturale che separa fisicamente i comuni di Ingenio e Agüimes, nella quale si possono ammirare, immerse nella rigogliosissima flora dell’isola,  le casas cuevas, antiche case rupestri in cui sono stati trovati numerosi resti archeologici risalenti all’epoca pre-ispanica. O come il Risco Caido, inserito nel 2019 tra i beni patrimonio UNESCO dell’Umanità: ritenuto un osservatorio astronomico e un santuario dedicato alla fertilità, è un complesso di 21 grotte scavate nella roccia al cui interno si verifica un fenomeno di luci che secondo gli studiosi funzionava, per i popoli primitivi, da calendario. 

Gli appassionati di trekking, invece, non perderanno il Roque Nublo, uno dei fiori all’occhiello dell’isola: la vetta che attraversa le nuvole, di origine vulcanica, si innalza al centro dell’isola per 1813 metri sul livello del mare. Gli aborigeni la utilizzavano come luogo di culto, oggi è area naturale protetta e parco rurale, nel quale inoltrarsi a piedi attraverso sentieri da cui ammirare il panorama circostante: le grandi dighe di Las Niñas, Chira e Soria, le località di Artenara e Acusa, la caldera di Tejeda, Llanos de La Pez e Pozo de Las Nieves.

Non esiste, infatti, solo il binomio “isola-mare”: perché se è vero che i 60 chilometri di spiagge libere e le emozionanti variazioni di colore dell’acqua sono un’innegabile attrazione, le possibilità offerte dal lato “montano” dell’isola sono infinite e sorprendenti. Non solo per gli appassionati di hiking e trekking, ma anche per gli amanti degli sport che potranno correre su piste di trail running che si incuneano tra boschi, steppe e creste vulcaniche (come Las 3 Presas nel sud dell’isola, o il percorso di San Mateo, nel nord est di Gran Canaria), affrontare in mountain bike le salite e discese dei circuiti che portano dalla costa verso l’interno, o sfidare le pareti vulcaniche ideali per l’arrampicata (la principale nel Parco Naturale di Tamadaba, nel nord, vicino al villaggio di Artenara). 

Secoli di storia su un lembo di terra emersa 

Ma l’autunno a Gran Canaria vuol dire anche potersi godere passeggiate per le strade che conservano un’atmosfera antica e rilassata, cenare in ristoranti all’aperto in serate ancora calde, scoprire la storia a cavallo tra Europa, Africa e Americhe – spesso ancora troppo sconosciuta – senza l’incubo di code, calca e assembramenti. Fu proprio qui, infatti, a Gran Canaria, che Cristoforo Colombo fece tappa, dopo aver lasciato l’Europa, per rifornire le tre caravelle di approvvigionamenti prima di partire per le Indie: vi si fermò per un mese, e alloggiò nel capoluogo Las Palmas in una casa che oggi è diventata un museo aperto al pubblico.

All’arrivo di Colombo, l’isola era già stata colonizzata dagli Spagnoli, ma fu dopo la scoperta dell’America che, per la sua posizione strategica, diventò tappa obbligata negli itinerari di navigatori, avventurieri e commercianti di tutto il mondo allora conosciuto. Le loro impronte culturali sul territorio si sono aggiunte e mescolate a quelle lasciate delle tribù aborigene che abitavano questi luoghi prima della colonizzazione, regalando così all’isola una varietà di testimonianze storiche e architettoniche difficile da ritrovare con questa concentrazione. 

Ecco perché, in pochi chilometri, si passa dalle testimonianze pre-ispaniche trovate nelle case rupestri di Guayadeque alla cattedrale gotica di Santa Ana a Las Palmas di Gran Canaria (iniziata a costruire nel 1504); dalla necropoli di Maipés de Agaete (un eccezionale parco archeologico di epoca aborigena che ospita  tombe risalenti a oltre 1300 anni fa) al Gabinete Literário, edificio in stile modernista della fine del XIX secolo, considerato monumento storico artistico di interesse per la Comunità autonoma delle Isole Canarie, dove oggi si organizzano convegni, eventi e attività divulgative; da Puerto de Mogán, considerata la “Venezia delle Canarie” per il suo fitto reticolo di canali nella parte bassa della cittadina e i suoi ristoranti all’aperto, al Mercato del Porto, di Las Palmas de Gran Canaria, edificio modernista costruito nel 1891 su progetto di Gustave Eiffel (lo stesso della torre di Parigi), che  ha tuttora funzione di mercato, e dove è possibile anche acquistare prodotti tipici canari (come il Chorizo  – il salame piccante di Teror – o il Queso de flor).

Gran Canaria: destinazione sicura 

Gran Canaria è un piccolo universo nel quale tante culture, tanta storia e tanta vita si sono incrociate nel corso dei secoli, e che ha fatto proprio di questo melting pot la sua cifra distintiva. È un luogo in cui sentirsi circondati da un’atmosfera esotica e accogliente, pur con la sicurezza di “sentirsi a casa”, in Europa. Ed è anche una destinazione sicura in questi mesi in cui l’emergenza Covid non è ancora finita. 

Se già durante il periodo più duro di pandemia, Gran Canaria e le altre isole dell’arcipelago hanno avuto un tasso d’incidenza bassa rispetto ad altre zone della Spagna ed europee, oggi le isole sono ancora più sicure, anche grazie alle strettissime misure igienico sanitarie adottate nel settore turistico. La stessa compagnia Binter ne è un esempio, perché non si limita a seguire rigorosamente le normative di sicurezza nazionali e internazionali, ma ha aggiunto anche altre misure, per assicurare a passeggeri ed equipaggio voli sempre “sani” (anche per l’ambiente, grazie a una flotta di aerei di costruzione recente, poco inquinanti) e senza rischi, con comode rotte da Torino e da Venezia. Così l’unico pericolo che si corre, andando a Gran Canaria, diventa quello di non voler tornare più a casa. 

 

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Scale di Napoli: trekking urbano tra arte, storia e natura

Il meglio di Napoli, dal mare alla collina, gradino dopo gradino. Monumenti storici poco noti ma soprattutto panorami inediti, quelli che si “conquistano” con un po’ di fatica nei trekking urbani organizzati dal Coordinamento Recupero Scale di Napoli. “Sono oltre duecento, tra scale e gradonate: un capolavoro urbanistico unico al mondo, la vera anima della città”, spiega Carmine Maturo, portavoce del coordinamento composto da oltre dieci associazioni (nella rete nazionale Alleanza per la Mobilità Dolce) che negli ultimi anni hanno trasformato salite e discese in un brand turistico: visite guidate, passeggiate animate ed eventi annuali, come “Tu scendi dalle scale” (nel periodo natalizio) e “Scale di maggio”.

Scale di Napoli: gli itinerari da non perdere

Tra gli itinerari da non perdere, quello che si snoda sulla collina del Vomero: si raggiunge la base di partenza con la funicolare di Montesanto e dopo aver visitato Castel Sant’Elmo e la Certosa di San Martino si scende verso il centro storico lungo il tracciato delle antiche scale della Pedamentina (414 gradini) e di quelle di Montesanto. Una camminata di 2,8 chilometri in totale, fra scale e vie senza auto: si tratta di una delle strade pedonali più lunghe d’Italia.

L’itinerario del Moiariello svela la Napoli del folklore (ph: Carmine Maturo)

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Sulla collina di Capodimonte, l’itinerario del Moiariello è un percorso insolito nella Napoli dei vicoli, dell’arte e della natura, ma anche tra folklore e tradizione. In un chilometro e mezzo s’incontrano casini, ville nobiliari con giardini delle delizie, terrazzamenti agricoli e inconsapevoli “orti urbani” sopravvissuti alla cementificazione. Per poi rilassarsi all’arrivo, nel più grande polmone verde della città: il parco di Capodimonte, con il suo importante museo.
Info: scaledinapoli.com

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Agorà Design 2021: in Puglia il festival dedicato all’innovazione e alla biodiversità progettuale

Si può passeggiare tra case a corte, castelli e piazze scenografiche nella Grecia Salentina, dove risuona un’antica lingua ellenica e poi immergersi nel Festival Agorà Design, che fino al 3 ottobre trasforma Martano in un luogo privilegiato di dialogo su temi legati all’architettura, all’innovazione e alla biodiversità progettuale.
Sono tanti gli appuntamenti da non perdere: talk, masterclass, lectio magistralis di esperti di fama internazionale (nel 2017 Stefano Boeri, quest’anno il duo di architetti Roberto Palomba e Ludovica Serafini), workshop e laboratori, anche per i giovanissimi.
Un’occasione di confronto costruttivo sulle sfide del futuro, con una particolare attenzione alla funzionalità, alla cura estetica e alla sostenibilità ambientale. Obiettivo è valorizzare ogni singolo passo che porta alla creazione di qualcosa di nuovo – idea, progetto, scelta dei materiali, produzione – e favorire il dialogo tra i professionisti e le realtà produttive.

Agorà Design 2021: il festival-concorso a Martano

Agorà Design è un evento-concorso, ideato dall’associazione culturale diretta da Lucia Rescio, un progetto di responsabilità sociale supportato da Sprech e altre realtà pubbliche e private, per promuovere l’incontro tra generazioni e culture diverse, con l’opportunità per i più giovani di confrontarsi con i grandi nomi dell’architettura contemporanea, grazie ai momenti BtoB tra aziende, professionisti e designer previsti nel Palazzo Baronale, sede dell’evento.

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In 25 anni Agorà Design ha contribuito a trasformare un borgo a 20 minuti da Lecce in un incubatore di idee, fucina di talenti internazionali, un nuovo polo per i professionisti del design e uno spazio espositivo del design contemporaneo, che espone le migliori creazioni selezionate tra i progetti partecipanti all’Agorà Design Contest, che si è concluso il 19 luglio scorso e si potranno ammirare nelle sale del Palazzo Baronale e nel centro storico fino al 3 ottobre.


“L’attimo del progetto. Visioni romantiche e narrazioni del profondo legame tra progettista e progetto”, ovvero la scintilla che dall’idea porta al progetto è stato il tema del Concorso 2021: a progettisti, ingegneri, architetti, designer, studenti, artigiani e imprenditori si è chiesto di presentare progetti inediti e originali, caratterizzati da funzionalità e sostenibilità ambientale con applicazioni innovative dei materiali. Domenica 3 ottobre saranno premiati i vincitori delle due sezioni Agorà Living (dedicata agli arredi per interni) e Agorà Garden (riservata all’outdoor) e in particolare alle strutture tessili e gli arredi per esterni. In palio, oltre a riconoscimenti e premi in denaro, la possibilità di trasformare un’idea in un prototipo, che sarà distribuito in tutto il mondo grazie al supporto di Sprech.

 Il progetto di riciclo del legno degli ulivi pugliesi

Una menzione speciale, nata nel segno di un’economia circolare, è stata riservata alle proposte capaci di dare nuova vita al legno degli ulivi distrutti dalla Xylella, il batterio che ha colpito in Puglia un’area di circa 750 mila ettari e ha portato al disseccamento in pochissimo tempo di ulivi secolari. Le risposte sono arrivate da tutta Italia e l’invito a proporre idee che includessero fra i materiali il legno d’ulivo è stato accolto da oltre il 60% dei partecipanti. Ed ecco che la sezione Living si è arricchita di proposte di tavoli, sedie, librerie, lampade, appendiabiti, scrivanie, specchi, mobili bar e quella Garden di coperture e arredi da giardino da realizzare con il legno degli ulivi colpiti dalla Xylella.

“Un’idea, quell’Eureka che è il tema di questa nuova edizione del festival – racconta Lucia Rescio che dirige Agorà Design ed è GM della Sprechpuò trasformare qualcosa che era considerato perduto in un oggetto completamente nuovo, è l’occasione per dare nuova vita alle piante colpite dalla Xylella”.

Agorà Design 2021: il programma

Il leitmotiv del Festival “Per una biodiversità progettuale: identità, corpo, colore, luce, materiali, crisi, nomadismo” riassume tutti i temi al centro dei tanti incontri a ingresso gratuito e trasmessi anche in diretta su Facebook e Youtube (il programma completo su agoradesign.it).
Molto attese le due lectio magistralis di venerdì 1 ottobre con il duo di architetti Ludovica Serafini e Roberto Palomba (Studio Palomba Serafini Associati), il cui  segno distintivo è coniugare una visione contemporanea della società e delle esigenze delle persone con un’ampia conoscenza delle radici storiche e culturali dell’architettura, che li ha portati a vincere negli oltre 25 anni di attività molti premi internazionali. E l’intervento dell’Architetto Antonio Romano (Inarea), tra i massimi esperti di brand design, sabato 2 ottobre alle 18.

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Anche i più piccoli avranno il loro spazio, nelle giornate di venerdì 1 e sabato 2 ottobre e potranno partecipare ai laboratori Bricks 4 Kidz per scoprire l’architettura utilizzando mattoncini Lego e nei workshop organizzati da Precious Plastic Salento, dove i partecipanti saranno coinvolti nel processo del riciclo della plastica; mentre Pause è un laboratorio artigianale e uno store specializzato in progetti d’arredo a basso impatto, che insegnerà come recuperare e dare un nuovo look a  mobili e complementi d’arredo.

 Agorà Design è un‘occasione per riflettere su temi importanti, ma soprattutto un incubatore di idee, creatività e progetti che partono dal Sud per contaminarsi e diffondersi come piccoli semi di rinascita.

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Torino e le Langhe in prima fila: 5 esperienze esclusive per vivere l’autunno in Piemonte

Il Piemonte è una terra unica dove convivono molte anime, dai fasti della Torino sabauda all’atmosfera bucolica delle Langhe. Ad accomunarle tutte è la ricchissima offerta enogastronomica e la tradizione secolare dell’accoglienza di alto livello: mangiare bene e soggiornare in luoghi esclusivi è una certezza sia che si decida di trascorrere un weekend nella natura sia che si parta per fare il pieno di arte e cultura in città. Meglio ancora se ci si lascia guidare da itinerari speciali, pensati non solo per vedere i luoghi ma anche per vivere in prima persona esperienze emozionanti come quelle selezionate dal Consorzio Turistico Incoming Experience, che riunisce alberghi, ristoranti, cantine e tour guidati proponendo pacchetti su misura.

A Torino sulle tracce di Guarino Guarini, architetto dell’impossibile

Un tour nel centro storico di Torino ha un fascino ancora più speciale se si prova la Guarini Experience™, itinerario che segue le orme lasciate da Guarino Guarini, il grande architetto che ha rivoluzionato la fisionomia della città con linee audaci, dettagli esotici ed esoterici. Il tour tocca alcune perle dell’architettura barocca come la cappella di San Lorenzo, il Palazzo Carignano e la celebre Cappella della Sindone, riaperta nel 2018 dopo 28 anni di restauri e considerata un capolavoro architettonico senza pari per i suoi straordinari effetti ottici che regalano una forte illusione in altezza. Da non perdere il pranzo al Ristorante Guarini gestito dal giovane e creativo chef Luca Tomaino, per gustare un’ottima cucina piemontese accompagnata dal vermouth, l’aperitivo torinese dal 1786 che solo qui è possibile gustare alla spina.

Viaggio nel mondo del vermouth con la Discover Martini Experience

Il Vermouth di Torino, o vermut in piemontese, è un vino aromatizzato creato nel 1786 a Torino e dal 2017 è un’indicazione geografica registrata, riconosciuto come prodotto agroalimentare tradizionale italiano nonché ingrediente primario di numerosi cocktail. La sua storia è legata a doppio filo con quella del brand torinese Martini, che oggi si può scoprire con un itinerario su misura: la Discover Martini Experience, con visita allo stabilimento di Pessione, al museo e alla Mondo Martini Gallery. Guidati dagli esperti Martini si parte alla scoperta di 150 anni di storia del sapere artigianale che ha dato vita a una ricetta ancora oggi segreta, prodotta testando oltre 500 campioni di erbe aromatiche.

Torino Magica e Art in Tour: tutte le meraviglie della città a portata di mano

Un’esperienza inedita da provare nella capitale sabauda è la Torino Magica Experience: un percorso a piedi e a bordo di uno speciale Cabrio Bus alla scoperta della storia esoterica della città, da secoli considerata il vertice di due triangoli magici, uno legato alla magia nera e l’altro alla magia bianca. Molti luoghi di Torino sono considerati “magici”: Piazza Statuto (cuore della magia nera), Piazza Castello (centro della magia bianca) e ancora la città sotterranea, il Parco del Valentino e la chiesa della Gran Madre. In via XX settembre poi, dove oggi c’è la sede della Banca Nazionale del Lavoro, si trova il particolare portone dell’edificio Trucchi di Levaldigi. Secondo la leggenda, tanti anni fa il portone comparve all’improvviso durante le invocazioni notturne di un apprendista stregone. Il diavolo infastidito da queste invocazioni imprigionò lo stregone dietro al portone per sempre. Sempre nel 600 l’edificio ospitò la Fabbrica dei Tarocchi. La carta dei Tarocchi associata al Diavolo è proprio l’Arcano Maggiore n.15, come il numero civico del palazzo, all’epoca.

Meno inquietanti, ma non certo meno affascinanti, sono le proposte di visita legate al circuito Art In Tour: dalla Torino Royal Experience per ammirare i capolavori dell’arte custoditi nel Palazzo Reale, alle visite alla Reggia di Venaria che oggi ospita la mostra dedicata al paesaggio “Un’infinita bellezza”, alla scoperta – o riscoperta – del Museo Egizio dove dopo anni di restauri è tornato a splendere il grande edificio noto come “Collegio dei Nobili” con i suoi reperti millenari.

Degustazioni in cantina e pic nic in vigna: il gusto delle Langhe è servito

L’area delle Langhe è conosciuta in tutto il mondo per l’alta qualità dei suoi vini e del suo ottimo cibo. E allora perché non mettersi alla prova con lezioni di cucina su misura per imparare a preparare i piatti tipici piemontesi? L’Azienda Agricola Marrone a La Morra propone classi di cucina con il suo chef, ma anche visite all’antica cascina di famiglia e alle cantine albesi con immancabile degustazione di vini. Si assaggiano le bontà delle Langhe direttamente in vigna, invece, con la Cadia Experience dell’Azienda Agricola Cadia di Roddi, che propone visite guidate ai vigneti e alla cantina con degustazione sensoriale di tre vini “a sorpresa” accompagnati da pane e grissini.

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Vacanze active in Alto Adige: nel “distretto delle mele” ogni stagione ha il suo sport

Dalle Dolomiti Patrimonio Unesco ai laghi color smeraldo, l’Alto Adige – Südtirol offre una palestra open air perfetta per praticare, in tutte le stagioni, ogni genere di sport all’aria aperta, totalmente immersi nella natura e baciati dal sole, che qui splende per 300 giorni l’anno.

Lo sa bene Dorothea Wierer, due volte campionessa del mondo, doppio bronzo olimpico nel biathlon (tiro e sci di fondo) e tre volte campionessa mondiale a livello individuale, che fra queste montagne è nata e si allena. Non a caso, la sua terra offre oltre 17 mila km di sentieri ben segnalati e gli sportivi hanno solo l’imbarazzo della scelta per programmare in ogni periodo dell’anno una vacanza active, con il vantaggio ulteriore di concludere ogni performance con una mela tipica del posto, magari appena colta, perfetta per reintegrare i sali minerali e recuperare le energie.

L’Alto Adige – Südtirol vanta, infatti, il primato europeo per coltivazione melicola. Qui, il clima freddo di notte e caldo di giorno, rigido d’inverno e mite d’estate, crea infinite varietà, profumate e croccanti, come quelle selezionate da Marlene®, Royal Gala, Golden Delicious, Granny Smith, Red Delicious e Fuji, tutte alla base di qualsiasi buon allenamento che si rispetti da queste parti.

Ed è proprio la campionessa altoatesina che, seguendo il ritmo delle stagioni, suggerisce i migliori itinerari sportivi da vivere nel suo scenario preferito: la cornice incomparabile del “distretto delle mele”.

Autunno, tempo di hiking al Passo Oclini, immersi nel foliage

In autunno nei meleti della valle inizia la raccolta dei frutti che hanno raggiunto il giusto grado di maturazione e sono pronti per essere consumati. E mentre i boschi si tingono dei colori del foliage e rendono ancor più scenografico il panorama, il clima è ancora mite, regalando giornate limpide e tiepide, perfette per camminare.

Una delle più belle escursioni di questa stagione è l’hiking ad anello che dal Passo Oclini, a 1989 m, sale al Corno Bianco, 2316 m, a cavallo fra la Val d’Ega e la Val di Fiemme. Un’ora di sentieri che si fanno strada fra arbusti di pino mugo e rocce seguendo la segnaletica Weisshorn e Neuer Steig. Uno dei gioielli che si possono ammirare in quest’area è il Canyon Bletterbach, una gola di 900 metri scavata del torrente Bletterbach. La si può raggiungere al ritorno con una piccola deviazione e con immensa soddisfazione.

Inverno, nella neve sulle piste di fondo della Valle di Anterselva

Con l’arrivo dell’inverno le montagne s’imbiancano e le distese di meleti sudtirolesi entrano in una fase di riposo. Chi, come Dorothea Wierer, ama lo sci di fondo, predilige la Valle di Anterselva, vero e proprio paradiso per la disciplina degli sci stretti.

Il paesaggio è quello incantevole del Parco naturale Vedrette di Ries-Aurina e le piste sono quelle che si snodano per 60 km lungo tutta la valle: da Rasun di Sotto al Lago di Anterselva. Qui, verso il Centro Biathlon dove Dorothea si allena, ci si può cimentare addirittura sul famoso tracciato della Coppa del Mondo. Ma la valle di Anterselva è una palestra anche per chi vuole iniziare e far pratica con gli sci di fondo tra Campi Rasun di Sotto, Pista circuito biotopo, Pista dell’orso, Pista circuito lago e altre quattro piste ad anello.

Primavera, di corsa nella natura verso il Latemar

In primavera le valli sudtirolesi del distretto delle mele si trasformano in una distesa a tinte rosa e bianche. Sono i meleti in fiore che ogni produttore protegge con cura contro i pericoli delle gelate tardive. Il ritorno delle giornate tiepide e il bosco che rinasce sono ingredienti ideali per il  trail running, la corsa nella natura.

Tra gli innumerevoli sentieri in cui correre immersi in uno scenario da fiaba c’è quello del Passo Lavazè che gira ad anello su ampi e ben segnalati sentieri forestali ed escursionistici. Passo dopo passo si percorrono piccole gole bordate da boschi, prati alpini e malghe, fino a salire in quota dove si apre lo spettacolo dolomitico del Latemar, uno dei gruppi montuosi delle Dolomiti in Alto Adige che spicca sovrastando la Val d’Ega.

Estate, in sella a una mountain bike, lungo l’antica Via Claudia Augusta

Quando arriva l’estate che, con le sue lunghe giornate di sole e una forte escursione termica notturna, dona fragranza e croccantezza a ogni mela, è tempo di salire in sella a una mountain bike e percorrere una delle vie ciclabili più belle: il tratto altoatesino della Via Claudia Augusta, l’antica via commerciale dei Romani che collegava Venezia alla Baveria, che qui inizia al Passo Resia e prosegue per la Val Venosta, Merano, Bolzano e la Valle dell’Adige fino a Salorno, nel cuore del distretto delle mele.

Dorothea Wierer, che si sta preparando per Pechino 2022 ed è figlia delle Alpi come Marlene®, raccomanda, per qualsiasi stagione e itinerario, di avere sempre prudenza: “Non bisogna mai improvvisare. Ciascuno deve conoscere bene il percorso che vuole intraprendere, la distanza da percorrere e soprattutto il dislivello che bisogna affrontare per capire se è adatto alle proprie capacità. Cosa mettere nello zaino? Un kit di pronto soccorso, la protezione solare per il viso, una maglietta asciutta per cambiarsi, una giacca impermeabile in caso di pioggia, una felpa leggera, il power bank per il cellulare, acqua a sufficienza, un panino se il percorso è lungo e… una mela Marlene®“.

Info: scopri l’Alto Adige con Marlene.it

 

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Acetaie Aperte: al via a Modena l’evento che celebra il balsamico

Domenica 26 settembre a Modena e provincia torna Acetaie Aperte. Organizzato dai Consorzi di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP e dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, è uno tra gli eventi annuali più attesi dagli enoturisti alla ricerca di esperienze gustative inedite.

Visite e degustazioni di Aceto Balsamico in purezza o in abbinamento con altri prodotti tipici del territorio. Ai tradizionali percorsi guidati nei locali in cui si produce – con spiegazione dell’intera filiera – si aggiungeranno quelli nei musei del territorio dedicati al pregiato condimento.

E poi molte attività en plein air, tutte in sicurezza, da fare anche in gruppo e con la famiglia.

Acetaie Aperte Modena aceto balsamico

Acetaie Aperte: attività per tutti

Tra le attività per tutti, le visite in vigna, al giardino botanico con vista panoramica sulla valle del Panaro, sul Cimone e sulle Prealpi. O la possibilità di provare l’esperienza della cottura del mosto in paiolo all’aperto.

Per i più piccoli, ma non solo, previste visite in fattoria didattica, nel parco animali, o ancora, la dimostrazione di vendemmia. Spazio, poi, anche alla musica dal vivo e al gioco: dal Balsamiquiz alla Caccia al Tesoro Balsamico, sfruttando le nozioni apprese durante la visita in acetaia per risolvere enigmi e rispondere a quiz balsamici per raggiungere la meta finale.

Modena, città del gusto e del turismo enogastronomico

Al secondo posto tra le mete di turismo enogastronomico più desiderate dai turisti italiani, Modena figura al 13esimo posto nella classifica nazionale delle città più attrattive. A dirlo è il secondo Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2021.

Questo e altri interessanti dati e spunti di riflessione, emergono leggendo il rapporto curato da Roberta Garibaldi – accademica, autrice del Rapporto nonché Presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico.

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I dati del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2021

Secondo i dati del rapporto, l’enoturismo rappresenta una leva competitiva importante per l’economia italiana, soprattutto se guardato nella prospettiva di una ripartenza post-pandemia.

Analizzando, poi, il peso delle realtà regionali nel contesto nazionale, l’Emilia-Romagna è la regione i cui prodotti e tipicità culinarie sono le più note al pubblico. E proprio questo dato elegge la al secondo posto tra le mete di turismo enogastronomico più desiderate dai turisti italiani, con uno share del 14,5%.

Tra le città più attrattive a livello nazionale, nelle prime 15 ci sono ben tre provincie dell’Emilia Romagna: Bologna (seconda), Parma (undicesima) e Modena (tredicesima).

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Sempre nel rapporto, si legge anche che tra i turisti enogastronomici in particolare, ovvero tra coloro che abbiano svolto almeno una vacanza con motivazione primaria l’enogastronomia negli ultimi tre anni, il 13,9% sceglie ancora l’Emilia-Romagna, facendole guadagnare rispetto al 2019 ben tre posizioni: da quinta passa infatti quest’anno a seconda assoluta.

Acetaie Aperte Modena aceto balsamico

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Perché partecipare all’evento Acetaie Aperte 2021

A fare la differenza sono alcuni elementi che caratterizzano l’evento Acetaie Aperte, oggi ritenuti imprescindibili dai turisti del gusto. Tra questi, la sicurezza, prima di tutto, e poi la sostenibilità e la possibilità di rendersi custodi di un turismo virtuoso, capace di creare nuovi equilibri tra ambiente urbano e rurale.

Tutti elementi che si potranno trovare nelle trentatré acetaie che ad oggi hanno aderito all’iniziativa al via domenica 26 settembre.

Informazioni e programmi, modalità di accesso e indirizzi delle singole acetaie sul sito

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Il festival IT.A.CÀ debutta in Sardegna: escursioni e laboratori all’insegna della sostenibilità

Per la prima volta IT.A.CÀ, il festival di turismo responsabile di cui DOVE è media partner, arriva anche in Sardegna. Dopo l’esordio, per l’estate 2021, in Emilia Romagna, la kermesse riparte in autunno in modalità diffusa, con tappe che si svolgono in contemporanea in tutta Italia, da nord a sud.

Dal Trentino al Salento, passando per le Marche, fino alla Sardegna, il Festival attraversa l’intera penisola con una serie di attività che portano i partecipanti a riappropriarsi del “diritto di respirare”, filo conduttore di questa edizione 2021.

Riparte IT.A.CÀ, il festival del turismo responsabile edizione 2021. Il tema? Tornare a respirare

La prima volta in Sardegna di IT.A.CÀ

Il festival sbarca sull’isola il 24 settembre e qui resta fino al 3 ottobre. L’autunno è anche il periodo più bello per visitare la regione e andare alla scoperta non solo della costa ma anche delle zone interne.

Tra le escursioni proposte da IT.A.CÀ in Ogliastra c’è il Trenino Verde che, con i suoi vagoni d’epoca, accompagna i partecipanti dalla costa di Arbatax fino a Gairo, nell’entroterra, facendo tappa nelle stazioni dei borghi più suggestivi che s’incontrano lungo la strada, ma anche il trekking nel territorio di Lanusei.

Non mancano, convegni, laboratori (tra cui quello di cucina sarda, il 25 settembre a Jerzu) e degustazioni (da non perdere quella dell’olio a Lanusei il 30 settembre) per assaporare lentamente, attraverso tutti i sensi, le meraviglie che questa terra ha da offrire.

Da bloccare in agenda, sabato 2 ottobre, quando si potrà fare l’esperienza unica della Transumanza, seguendo un pastore e il suo gregge, condividendone i pasti e aiutandolo a svolgere i compiti quotidiani, secondo la tradizione.

IT.A.CÀ 2021, le iniziative diffuse

Chi resta “in continente” può seguire tutte le altre iniziative che attraverseranno l’Italia da nord a sud. Così mentre in Trentino, fino al 26 settembre, si “respira la natura” con immersioni nella foresta (a Folgaria e a Tre Ville), pedalate lungo il Brenta e camminate nella notte (a Novaledo), in Lombardia, nell’Oltrepò Pavese, fino al 3 ottobre lo sguardo è rivolto al cielo (con un’escursione guidata all’Osservatorio astronomico di Ca’ del Monte, il 26 settembre), alla terra (con una passeggiata nei vigneti di Montalto Pavese, sempre il 26) e all’essere umano, con appuntamenti legati alla salute (è dedicato al caso Fibronit il convegno di venerdì 24 settembre a Broni), al wellness (da segnare in agenda l’appuntamento Respirare il 2021, di domenica 26 a Salice Terme) e al turismo del benessere (con il convegno di domenica 3 ottobre a Fortunago, inserito nell’elenco dei Borghi più belli d’Italia).

Nel frattempo, nel weekend 24-26 settembre, sui colli di Pesaro Urbino si terrà una tre giorni dedicata al “respiro verde”: è la tappa al Sasso Simone e Simoncello, nella quale si andrà alla scoperta dell’unico parco interregionale in Italia che abbraccia Marche, Emilia Romagna e Toscana.

A ottobre, poi, il festival toccherà anche la Puglia, la Campania, il Piemonte e la Liguria, fermandosi ancora in Lombardia a Brescia. Il calendario con il programma completo delle attività è su festivalitaca.net

Tutti gli eventi si tengono nel pieno rispetto delle norme anti-Covid19

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Grecia fuori stagione: il paradiso delle vacanze outdoor, a tutto sport

Se amate la natura e lo sport all’aria aperta, la Grecia, con i suoi favolosi scenari, è la meta perfetta per uno scampolo di vacanza indimenticabile, alla fine dell’estate. E se nelle attività outdoor cercate anche un pizzico di adrenalina, sia la Grecia continentale, sia le sue innumerevoli isole, hanno molto da offrire, soprattutto nel periodo autunnale meno affollato, meno caldo e, proprio per questo, più favorevole alle pratiche sportive, comprese quelle un po’ più estreme. Ecco dunque una serie di spunti e proposte per organizzare un weekend dinamico alle Cicladi, nella Penisola Calcidica o altrove, seguendo le proprie passioni, immersi nella natura.

Dal trekking al birdwatching, in Grecia gli sport di terra sono una continua sorpresa

Trekking. La Grecia è il paradiso del trekking. Con un territorio prevalentemente montuoso, gli appassionati hanno una scelta vastissima di escursioni sulla costa o nell’entroterra, che consentono a volte impareggiabili viste a 360 gradi dalla sommità delle isole. I percorsi sono sempre interessanti, perché abbinano spesso alla passeggiata nella natura, più o meno impegnativa, millenni di storia e di cultura, intercettando chiese, castelli e antichi villaggi. Da segnare senz’altro in agenda sono quelli che partono dalle pendici del monte Olimpo, il più alto di tutta la Grecia (2917 metri), e i sentieri che attraversano l’isola di Creta alla volta delle Montagne Bianche o lungo la costa meridionale che si affaccia sul Mar Libico. Fra le occasioni da non perdere anche il Sentiero Aristotele, in Calcidica, 14 km di percorso in mezzo a una ricca vegetazione, sulle orme del padre della filosofia.

Una variante molto corroborante del trekking è quello fluviale, favorito dai 2500 km di vie d’acqua che percorrono il Paese, scorrendo di frequente attraverso gole che contengono cascate e piscine naturali nelle quali è gradevole rinfrescarsi. Una meta molto gettonata è il fiume Voidomatis, con la gola di Vikos, a valle dei villaggi dello Zagori, nella regione montuosa dell’Epiro. Un’altra attrazione a cui è difficile resistere sono le cascate perenni di Panta Vrehei, nella Grecia centrale, che si raggiungono seguendo il corso del Krikelopotamos. Da segnalare anche un’escursione lungo il Neda, il fiume del Peloponneso che prende nome da una dea dell’acqua della mitologia greca: anche qui il percorso termina di fronte a una bellissima cascata.

Roccia. Se sapete arrampicare, il clima mite e la varietà delle situazioni, dalle più accessibili a quelle impegnative, fanno della Grecia una grande palestra di roccia a cielo aperto. Meritano una menzione, in particolare, le falesie calcaree di Leonidio, nel Peloponneso orientale, l’isola di Kalymnos, nel Dodecaneso, con la spettacolare Grande Grotta, e i pilastri rocciosi scolpiti da fiumi preistorici di Meteora, patrimonio dell’umanità Unesco.

Canyoning. Agli escursionisti più avventurosi (e atletici), il territorio offre molte occasioni per praticare il canyoning, o torrentismo: armati di corde e moschettoni si possono affrontare insieme a una guida esperta le rocce verticali, i fiumiciattoli e le cascate di Kissavos, nella prefettura di Larissa, o attraversare la gola di Viniani in Evrytania (Grecia centrale), che unisce bellissimi scenari naturali a elementi dell’architettura e dell’artigianato locali.

Sand Surfing. A Limnos, nell’Egeo nordorientale, è piacevole attraversare a piedi nudi (il mattino presto o nel tardo pomeriggio) il mini deserto dell’isola: sette ettari di dune, quasi prive di vegetazione, che si raggiungono in auto partendo dal villaggio di Katalakko. I surfisti e gli snowboarder possono, invece, cimentarsi con le loro tavole scivolando lungo i pendii sabbiosi e tutti possono terminare l’esperienza con un tuffo purificatore nelle acque di Gomati, la spiaggia più vicina.

Bicicletta. I cicloturisti possono letteralmente scatenarsi, sia sulla terraferma sia sulle isole, provando diversi terreni e gradi di difficoltà, favoriti dal clima prevalentemente secco, che consente di coprire lunghe distanze senza affaticarsi troppo. Le piste ciclabili e i percorsi naturalistici sono innumerevoli, mentre i tour in barca + bici consentono di esplorare ogni giorno un’isola diversa, godendo del paesaggio e dell’ospitalità di ognuna e terminando spesso l’escursione con una bella nuotata.

Tra le esperienze più gettonate troviamo i percorsi in mountain bike tra i villaggi di Zagori, nell’Epiro, e su montagne come il Dirfis, a un paio d’ore d’auto da Atene. Il ciclismo su strada si pratica soprattutto sulla costa del Peloponneso, mentre le combinazioni barca + bici permettono di scoprire le isole ioniche come Itaca, Lefkada e Paxi e le gemme delle Cicladi come Serifos e Sifnos. L’isola greca più ciclabile? È Kos, la terza isola, per dimensioni, del Dodecanneso. Merito tra l’altro della lunga pista ciclabile (13 km) che si estende sul lungomare della capitale (dalla spiaggia di Faros a est fino alla spiaggia di Psalidi a ovest) e in parte la attraversa lungo i viali che collegano alcuni dei principali siti archeologici.

Birdwatching. Per chi ama osservare gli uccelli nel loro habitat naturale, la penisola Calcidica è la scelta numero uno. Da presidiare in particolare le zone umide di Agios Mamas e Sani, dove si incontrano oltre 200 specie di uccelli, molte delle quali rare o in via di estinzione. Tra le più spettacolari le pernici dal collare, i cavalieri d’Italia e i fenicotteri.

A caccia di tartufi. Può forse sembrare una pratica da “pensionati”, ma la caccia al tartufo in Tessaglia, nei pressi delle Meteore, i famosi pinnacoli di roccia sormontati da una serie di antichi monasteri, riserva emozioni e sorprese. A Kalabaka, il Museo di storia naturale organizza escursioni con esperti raccoglitori di funghi che trasmettono la loro passione per la natura e per questi tuberi sotterranei di grande pregio. Guidati dal fiuto dei cani addestrati ad hoc, ci si inoltra nella foresta alla ricerca dei suoi tesori commestibili. A Kalabaka, la giornata si conclude in genere con una pasta (al tartufo) cucinata sul campo e una visita al museo.

Tra le attività in aria e in mare, l’autunno in Grecia è il paradiso per gli sportivi

Parapendio & Paracadutismo. Siete appassionati del volo, nel silenzio? In Calcidica è possibile ammirare il suo territorio dall’alto librandosi liberamente nell’aria con il parapendio e sfruttando le correnti ascensionali con la supervisione di una guida esperta. Per chi ama gli sport estremi, una vacanza in Grecia permette inoltre di praticare la caduta libera con il paracadute presso le zone di lancio a Salonicco, Tebe, Lamia e nei pressi di Atene, dove è possibile accedere anche ad appositi corsi di addestramento. La Federazione Ellenica degli Sport Aerei, membro della FAI (Federazione Aeronautica Internazionale), vanta ottime scuole di paracadutismo a Megara, Salonicco, Lamia, Tebe e Creta. Ai principianti vengono offerti seminari tenuti da istruttori con molti anni di esperienza alle spalle, mentre ai paracadutisti provetti vengono forniti sia l’aeroplano che l’equipaggiamento completo.

Immersioni. Le immersioni subacque (oltre naturalmente allo snorkeling e al surf) sono un must dell’Egeo, che agli appassionati di quest’attività offre acque cristalline, grotte, fondali di ogni tipo e una fauna ancora piuttosto ricca. Numerose le località (20 solo nella Calcidica) dotate di centri diving di buon livello, che supportano i turisti nell’esplorazione sistematica e in sicurezza dei siti più interessanti. Tra le isole vocate a quest’attività ci sono senz’altro Chios, Creta, Kalymnos, Kea, Mykonos, Naxos, Santorini e, sul versante ionico, Zante, Marathonisi e Cefalonia.

Kayak. Un’escursione in kayak da mare (o in canoa) è un modo unico ed ecologico per conoscere da vicino, un po’ alla volta, la costa, una delle più lunghe e frastagliate del mondo, o circumnavigare pagaiando tutte le isole che si riescono a visitare. Per alcune basta un’uscita di un giorno, moltissime offrono la possibilità di avvistare delfini e tartarughe marine, più raramente qualche esemplare di foca monaca. I paesaggi, visti dal mare, sono indimenticabili, ancor più in presenza di siti archeologici come il Tempio di Poseidone a Capo Sounion e il Tempio di Athina Lindos a Rodi. Fra i must di sempre, la pagaiata al tramonto a Santorini e i paesaggi di Sarakiniko, Syrmata e Firopotamos sull’isola di Milos.

Vela. Con uno sviluppo costiero di 16.000 km, compresa la terraferma, e circa 6.000 isole (ma solo 227 sono quelle abitate), la Grecia è la mecca dei velisti, attratti dal clima caldo, dalle acque tranquille e dagli approdi sicuri. Il campionario dei possibili itinerari è pressoché infinito, vento permettendo. Di solito consistono nella traversata da un’isola all’altra, con molta navigazione sotto costa e un certo numero di ancoraggi in rada e bagni ristoratori.

Fra le isole da segnare prima o poi sul diario di bordo ci sono le Ionie (da Itaca a Corfù, da Lefkada a Paxi/Antipaxi), le più amate da famiglie e principianti, le Sporadi (set del film “Mamma Mia”), dove brilla la stella di Alonissos, prima isola greca plastic free, con un bellissimo parco marino, e le Cicladi (con Folegandros, Sifnos e Serifos), battute dai venti di Meltemi che gonfiano le vele in molte andature. E naturalmente il Dodecaneso, con le sue 15 grandi isole e una miriade di piccole e piccolissime, tra cui si celano autentiche meraviglie da scoprire.

Info: visitgreece.gr

Facebook: Visit Greece Italia

 

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L’Attimo Vincente: il Festival dello Sport torna a Trento per la quarta edizione

Il 2021 è stato l’anno più bello per lo sport azzurro. Un anno ricco di soddisfazioni: dalla vittoria degli Europei di Calcio al record di medaglie olimpiche e paralimpiche vinte a Tokyo 2020, fino alla conquista del titolo Europeo della Nazionale di Pallavolo Femminile.
Il Festival dello Sport 2021, con il titolo “L’attimo vincente”, sarà l’occasione per ripercorrere insieme tutte le emozioni dei grandi campioni e svelare il loro attimo vincente, quel momento magico in cui si avverte il brivido della vittoria, si sommano fatiche e rinunce fatte, e finalmente si arriva al risultato tanto desiderato.

Il Festival torna a Trento dal 7 al 10 ottobre, organizzato da La Gazzetta dello Sport e da Trentino Marketing, con la collaborazione della Provincia autonoma di Trento, Comune di Trento, Apt di Trento e con il patrocinio del CONI e del Comitato Italiano Paralimpico. Tornano così i talk, i dibattiti, gli eventi live ed i camp, quattro giorni con un calendario serrato e vario nel pieno rispetto delle normative sanitarie. Come ogni anno, tutti gli sport saranno protagonisti del Festival: calcio, atletica, sci, ciclismo, nuoto, tennis, arrampicata, motori, basket, volley, scherma e altri ancora. Tra gli spazi confermati il Teatro Sociale, l’Auditorium Santa Chiara, la Sala Depero, il Palazzo della Regione e il Palazzo Geremia.

Il programma del Festival

Si parte giovedì 7 ottobre con le leggende del calcio Lilian Thuram e del ciclismo Ivan Basso e Alberto Contador. Non mancherà la Grande Inaugurazione al Teatro Sociale quest’anno condotta da Jury Chechi e Giorgia Rossi con la speciale partecipazione delle leggende dell’atletica Dick Fosbury e Valerij Borzov e le esibizioni delle ginnaste olimpiche Alexandra Agiurgiuculese e Milena Baldassarri. E ancora giovedì il Festival ospiterà: Simona Quadarella, bronzo a Tokyo 2020 negli 800 stile libero; il terzetto delle meraviglie paralimpiche Ambra Sabatini, Martina Caironi e Monica Contrafatto; le Farfalle della Nazionale di ginnastica ritmica bronzo a Tokyo 2020 Martina Centofanti, Agnese Duranti, Alessia Maurelli, Daniela Mogurean, Martina Santandrea insieme a Emanuela Maccarani, direttrice tecnica della Nazionale; i signori degli anelli del basket Marco Belinelli e Cecilia Zandalasini, della Virtus Bologna e infine Rosso di fuoco con i piloti Ducati Francesco Bagnaia e Jack Miller e Paolo Ciabatti, direttore sportivo Ducati Motor Holding.

L’Attimo Vincente: il Festival dello Sport torna a Trento per la quarta edizione

Venerdì, grande evento dedicato alle Olimpiadi con il presidente del CONI Giovanni Malagò, la partecipazione dei portabandiera azzurri a Tokyo 2020 Jessica Rossi ed Elia Viviani, e i medagliati olimpici Diana Bacosi, Abraham Conyedo, Maurizio Nespoli, Lucilla Boari, Nicolò Martinenghi, Alessandro Miressi, Stefano Oppo, Pietro Willy Ruta, Manfredi Rizza e Irma Testa.

Le Frecce Tricolori daranno spettacolo nel cielo di Trento in un grade evento outdoor; 100 anni di Basket Italiano raccontati da tre generazioni di cestisti: Dino Meneghin, Carlton Myers e Stefano Tonut; il presente e il futuro del taekwondo italiano Vito Dell’Aquila e Simone Alessio con il direttore tecnico Nazionale taekwondo Claudio Nolano; il canottaggio con le vincitrici dell’oro a Tokyo 2020 Martina Cesarini e Valentina Rodini.

Il Palazzo della Regione accoglierà gli atleti paralimpici Francesca Porcellato e Oney Tapia con il presidente del Cip Pancalli; il team di Luna Rossa vincitrice della Prada cup; il campione norvegese di discesa Aleksander Aamodt Kilde ,le campionesse del judo Maria Centracchio e Odette Giuffrida racconteranno la loro storia: due amiche arrivate a Tokyo insieme e ripartite con due medaglie di bronzo al collo.

Gli eventi in calendario

Sabato, diversi gli incontri dedicati ai protagonisti degli sport invernali: le campionesse Sofia Goggia e Marta Bassino, Dominik Paris e le leggende dello sci Deborah Compagnoni e Alberto Tomba che, a cinque anni dai Giochi invernali di Milano-Cortina, racconteranno cosa significa trovarsi al cancelletto di partenza con i cinque cerchi sul petto.

Si parlerà di alpinismo con l’uomo dei record Nirmal Purja e di marcia con i campioni olimpici Antonella Palmisano, Massimo Stano e poi, la festa dedicata a Gianmarco Tamberi, oro a Tokyo 2020 nel salto in alto. Con lui la leggenda Dick Fosbury, oro a Città del Messico 1968, e Javier Sotomayor, primatista del mondo della specialità dal 1993. E ancora l’Nba con Boris Diaw, il ciclismo con il campione olimpico Filippo Ganna e la pallavolo con la leggenda Francesca Piccinini.

Domenica si celebra l’atletica

Domenica l’altro evento clou dedicato all’atletica azzurra.  All’ Auditorium Santa Chiara protagonista Marcell Jacobs grandissimo oro a Tokyo 2020 nei 100 metri. A salutarlo ci sarà un altro mito di questa specialità Valerij Borzov, oro nei 100 e 200 metri alle Olimpiadi di Monaco di Baviera 1972. Quindi a seguire la celebrazione della nostra staffetta 4×100 vincitrice della medaglia d’oro con lo stesso Marcell Jacobs, Filippo Tortu, Fausto Desalu, Lorenzo Patta. Non mancheranno gli altri campioni degli altri sport a cominciare da Tadej Pogačar, vincitore degli ultimi due Tour de France. E poi Bebe Vio con la sua squadra paralimpica, i grandi protagonisti del nuoto paralimpico Simone Barlaam e Giulia Terzi; il motociclismo con le leggende Giacomo Agostini e Max Biaggi e il duetto originale tra Carolina Kostner e il musicista Giovanni Allevi.

Gli eventi dedicati al calcio

E veniamo agli eventi dedicati al grande calcio: venerdì si parlerà della Nazionale di Calcio con Gabriele Gravina, Gianluca Vialli e in collegamento il ct. Mancini; il ricordo di Paolo Rossi con la moglie Federica Cappelletti e i campioni del mondo del 1982 Giancarlo Antognoni, Antonio Cabrini e Franco Causio.

In serata protagonista la BoboTV, fenomeno del mondo digitale con Bobo Vieri, Lele Adani, Antonio Cassano e Nicola Ventola. Sabato mattina il Teatro Sociale ospiterà una tavola rotonda sul futuro del calcio con: Urbano Cairo, Presidente Torino FC e Presidente e Amministratore Delegato RCS MediaGroup, Zvonimir Boban, Uefa Chief of Football, Paolo Dal Pino presidente della Lega di Serie A e Javier Tebas, presidente della Liga. Quindi Thomas Tuchel, allenatore del Chelsea vincitore della Champions League e della Supercoppa Uefa 2020-202.

E ancora un faccia a faccia con Sinisa Mihailovic. Quindi palcoscenico a Leonardo, l’uomo che ha portato Messi a Parigi. Domenica iil racconto di due maestri del calcio Arrigo Sacchi e Marcello Lippi e un talk che vedrà protagonista Sameul Eto’ e la Liga spagnola. Spazio naturalmente anche al calcio femminile che vedrà sul palco giocatrici di serie A, Ludovica Mantovani, presidente della Divisione Calcio Femminile insieme e Francesca Brienza, che commenta il calcio femminile su La7.

 

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