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Monesteroli, il sentiero che porta alla scalinata dei 1100 gradini: dove si trova e come arrivarci

Monesteroli, un sentiero, o una scalinata sul mare, come avrebbe potuto cantare Fred Bongusto. Perché il percorso di oltre 1100 gradini potrebbe essere il degno protagonista di una delle più belle canzoni italiane, tanta è la meraviglia del panorama circostante. Un luogo unico nel suo genere, tra gli angoli più scenografici della Liguria, tutto da scoprire.

Monesteroli, dove si trova il borgo ligure

Dove si trova Monesteroli? Inserito nella lista dei Luoghi del cuore FAI, Monesteroli è un piccolo borgo in provincia di La Spezia, situato in località Tramonti. Un gioiello incastonato nella costiera ligure, tra i più particolari del Parco Nazionale delle Cinque Terre. Il motivo è presto detto, la celebre scalinata di Monesteroli: migliaia di gradini che, dalla sommità della collina, scendono prima tra i boschi, poi tra i vigneti, fino ad arrivare al mare e al pittoresco borgo di Monesteroli.

Monesteroli, il sentiero dei 1100 gradini

Un luogo che, in origine, era abitato da coltivatori vitivinicoli, come testimonia la rete di vigneti che si estende per tutto il colle. Anticamente, infatti, nelle cantine (spesso i proprietà degli abitanti di Biassa) veniva fatto il vino dall’uva raccolta in quel di Monesteroli. Ed ecco che, guardando alla tradizione locale, la scalinata di Monesteroli assume un altro significato.

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Non solo belvedere e discesa al mare, ma soprattutto testimonianza della fatica umana che tanto ha caratterizzato la vita degli agricoltori che, inerpicandosi sui suoi 1100 gradini, trasportavano a spalla l’uva raccolta. Durante l’anno le case, oggi, sono perlopiù disabitate, pronte a riempirsi in estate grazie agli affitti vacanzieri. Nella bella stagione, infatti, il borghetto prende vita, complice il mare cristallino su cui si affaccia.

La scalinata di Monesteroli
La scalinata di Monesteroli (iStock)

Monesteroli, come arrivarci

Come arrivare a Monesteroli? Per raggiungere la famosa scalinata in auto è necessario parcheggiare a Campiglia: nei pressi della chiesa paesana, in via della Castellana, vi è un parcheggio gratuito. Proprio da qui inizia dunque la passeggiata che conduce da Campiglia a Monesteroli, imboccando il sentiero 535 che comincia vicino alla Locanda Tramonti e porta fino a Fossola. Dopo aver incontrato la Fontana di Nozzano, costruita dalle truppe napoleoniche nel 1805, si prosegue sul sentiero 536 fino ad arrivare all’imponente scalinata.

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Un’altra via per raggiungere la celebre scalinata è l’escursione lungo il sentiero da Riomaggiore a Monesteroli. Da Riomaggiore, una delle Cinque Terre, si imbocca il percorso che porta al Santuario della Madonna di Montenero proseguendo fino al Colle del telegrafo. Prendendo il sentiero 504 si arriva all’inizio della cosiddetta Scalinata Grande.

Monesteroli, sentiero spiaggia e mare: dove fare il bagno

A Monesteroli c’è la spiaggia? E come si raggiunge il mare? Il borgo di Monesteroli non ha un vero e proprio bagnasciuga, ma nelle vicinanze è situata la bella spiaggia del Nacché. Scendendo a mare, seguendo la scalinata di Monesteroli e scegliendo la direzione di Tramonti, si raggiunge attraversando la scogliera ad ovest del paesino. Più vicini e meno tortuosi da raggiungere sono gli scogli di fronte allo Scoglio Montinaio, posti proprio alla fine del sentiero. Qui, i massi creano delle scalette naturali che sembrano fatte apposta per calarsi in acqua. Senza dubbio, uno tra gli scorci più belli di tutta la Liguria.

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Insubriparks: cinque parchi naturalistici tra Italia e Svizzera

Tra Italia, nelle province di Como e Varese, e Svizzera italiana, dove oggi si trovano dogane e barriere di Stato, la storia ha fatto il suo corso lasciandoci testimonianze permanenti:  Questo, però, è anche un confine di natura rigogliosa e di panorami unici. Un territorio che è a tutti gli effetti museo a cielo aperto di biodiversità. In 125 chilometri quadrati sono stati tracciati gli itinerari di Insubriparks, la rete di parchi regionali e riserve, nata grazie ad un programma di cooperazione Italia-Svizzera.

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Paradiso dell’outdoor tra Italia e Svizzera

A cavallo tra le province di Como e di Varese e il Canton Ticino, esiste un paradiso (da valorizzare al massimo) per gli amanti dell’outdoor, nuova tendenza travel per la primavera confermata dall’istat: in Italia crescono del 27% gli appassionati dei cammini naturalistici (non solo sacri); il 52% degli intervistati ama il trekking, mentre il 50 per cento desidera provare un’esperienza immersiva nella natura. Un itinerario in cui ambiente e sostenibilità sono i protagonisti. A seconda delle proprie attitudini, ci si può cimentare con il trekking, l’arrampicata, escursionismo, mountain bike, orienteering o le passeggiate nella storia.

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I numeri di Insubriparks

Famiglie con bambini, coppie, gruppi, avventure in solitaria: il territorio offre una moltitudine di possibilità diverse. Cosa aspettarsi? Itinerari di vario livello di difficoltà mappati e segnalati in ogni parco, 50 siti archeologici, 50 siti di valenza architettonica (civile, sacra, militare), 10 siti storico-medioevali, 50 punti panoramici siti naturalistici e 30 siti di valenza geologica. E ancora antichi mulini, planetari e percorsi lungo le vie d’acqua.

I parchi italiani di Insubriparks

Tre sono i parchi italiani a far parte del circuito. Il primo, ente capofila per l’Italia, è il Parco Regionale Spina Verde, in provincia di Como. Uno scrigno di biodiversità: basti pensare che qui sono state censite il 40 per cento delle specie presenti sull’intero territorio provinciale. Lungo gli ottanta chilometri di sentieri è possibile osservare siti archeologici dell’era protostorica, monumentali resti medioevali, la Torre del Baradello fino alle più recenti trincee della Prima Guerra Mondiale.

Ci si sposta nell’area di Varese, al Parco Regionale Campo dei Fiori, altra area valorizzata dal progetto Insubriparks. Un sito montano in Valle della Rasa, in cui svettano Campo dei Fiori e la Martica. Qui si passeggia o si fa trekking più impegnativo, sui 120 km di sentieri, tra boschi di castagni e di faggi, aree umide, e siti di interesse artistico, come il più noto complesso del Sacro Monte (Patrimonio Unesco), il Grande Albergo, le ville Liberty, la Badia di Ganna e la Rocca di Orino.

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Sacro Monte, Varese @istock

Il Parco Pineta, diviso tra il comasco e il varesotto, rappresenta un esempio unico di Pineta pedemontana di quasi 48 chilometri quadrati a ridosso della più grande pianura dell’Europa occidentale. Foreste popolate da numerose specie animali la rendono un importante centro didattico di educazione ambientale. Il luogo ideale in cui trascorrere una gita in famiglia: all’interno del parco è stato inaugurato l’Eco Planetario, dove vivere esperienze immersive nella nostra galassia, sui temi dell’astronomia e della sostenibilità.

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In Canton Ticino al Parco delle Gole della Breggia e al Penz

Un gioiello naturalistico e geologico, dove è possibile ammirare testimonianze ed affioramenti che coprono un lasso temporale di 100 milioni di anni, tra il Giurassico e il Terziario.

Il Parco delle Gole della Breggia, nell’Area del Mendrisiotto, è un polmone verde tra i più belli di tutta la Svizzera. Qui merita una visita la Chiesa Rossa a Castel San Pietro, che conserva uno dei più ricchi cicli di affreschi gotici del Ticino.

Gole della Breggia

All’estremità sud della Svizzera si trova sulla collina di Pedrinate, facilmente riconoscibile grazie al cippo che indica le coordinate. Da non perdere: le terrazze con gli skyline mozzafiato, dove poter godere del  panorama che va dal Monte San Giorgio, al Monte Generoso, al Monte Bisbino fino al Monte San Primo.

Curioso il Sentiero delle Guardie (adatto anche alla mountain bike) che collega la pianura di Seseglio con i sentieri alti del Penz e con la rete escursionistica del Parco Spina Verde.

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La Valle dei Mulini

Alcuni servivano per la macina dei cereali, altri come frantoio. Sono dodici gli antichi mulini recuperati, alcuni dei quali ancora in funzione, visitabili in uno speciale itinerario all’insegna della storia, dell’architettura industriale e della cultura del territorio.

Dal mulino Faustino, di proprietà dell’Associazione Val Mulini, allo storico mulino del Trotto, fino all’isola dei mulini del Gurone. Si contano anche il Maglio di Ghirla e il Molino Rigamonti, uno dei pochi ad acqua ancora oggi funzionanti nella provincia di Varese, per una gita fuori porta che diventa riscoperta del passato.

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Ponte di Veja: il più grande ponte di roccia d’Europa

La Lessinia è un territorio di montagna a nord di Verona. Abitata fin dal Paleolitico, è sorprendentemente ricca di grotte, fenomeni carsici, monumenti di roccia, fossili e reperti. Fa parte di questo immenso patrimonio il Ponte di Veja. Una maestosa arcata naturale, alta circa 30 metri e lunga 50, che è tutto ciò che rimane di un’enorme caverna carsica crollata a causa dell’azione erosiva dell’acqua.

Un monumento naturale e sito preistorico

Spettacolare architettura di roccia originata dal crollo della volta di una caverna avvenuto centinaia di migliaia di anni fa, il Ponte di Veja fa parte di un complesso di cavità preistoriche di grande interesse. Oggetto di ricerche geologiche, paleontologiche e archeologiche fin dal XIX secolo, questi anfratti riservano ancora oggi numerose scoperte. Se volete farvi un’idea degli eccezionali fossili e reperti ritrovati nell’area del Ponte, visitate il Museo Paleontologico e Preistorico di Sant’Anna d’Alfaedo.

 Ponte di Veja
Il maestoso Ponte di Veja

L’arco di Mantegna

Ma molto prima di ricercatori e studiosi, il Ponte di Veja sembrerebbe aver colpito l’immaginazione di Andrea Mantegna. In molti hanno notato la somiglianza tra l’arco naturale della Lessinia e l’arco roccioso che compare a Palazzo Ducale di Mantova, nel paesaggio sullo sfondo di uno degli affreschi sulle pareti della Camera degli Sposi. Il capolavoro più celebre del pittore di corte dei Gonzaga, diventato un simbolo del Rinascimento.

Ponte di Veja e Dante

Secondo la tradizione anche Dante Alighieri, esiliato a Verona e ospite di Cangrande Della Scala, si sarebbe ispirato a questo spettacolare monumento naturale per la scenografia di Malebolge. Ovvero, l’ottavo cerchio dell’Inferno caratterizzato appunto da ponti di roccia. Ancora oggi il Ponte di Veja è considerato un luogo del Sommo poeta, tanto che ospita spesso letture e rievocazioni dantesche.

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Parco Naturale della Lessinia: cosa vedere

Il Ponte di Veja si trova nel comune di Sant’Anna d’Alfaedo, all’interno del Parco Naturale Regionale della Lessinia. 10 mila ettari di pascoli, malghe, foreste incontaminate, siti archeologici e testimonianze storiche sull’altopiano dei Monti Lessini.

Tra le sue meraviglie, oltre al Ponte di Veja, l’abisso della Spluga della Preta, i laghetti e salti d’acqua delle Cascate di Molina, la grotta di Fumane, straordinariamente ricca di reperti archeologici, tra manufatti, resti di mammiferi, dipinti su pietra, alcuni dei quali risalenti all’uomo di Neanderthal. E poi la Valle delle Sfingi, un luogo magico popolato da sculture rocciose modellate dall’erosione carsica, che hanno alimentato storie e leggende.

 Parco Naturale Regionale della Lessinia
Trekking nel Parco Naturale Regionale della Lessinia, iStock

Ponte di Veja come arrivare

Per visitare il Ponte di Veja, bisogna raggiungere lomonima trattoria, dove parte il breve percorso a piedi che scende fin sotto l’arco del gigante di pietra. Prima di avviarvi sul sentiero, fermatevi ad ammirare i due maestosi castagni noti come “I Castagnari del Ponte di Veja”. Il più grande misura 12 metri di circonferenza e ha circa 700 anni di vita.

La passeggiata in mezzo al verde per arrivare ai piedi del ponte è rilassante e panoramica e la visita è resa ancora più piacevole dall’acqua del torrente che scorre sotto l’arco. Ma si può anche camminare sopra il ponte, se non si soffre di vertigini, godendo una vista mozzafiato.

Ponte di Veja sentieri

Il Parco Naturale della Lessinia è attraversato da un’ampia rete di sentieri da percorrere a piedi o in mountain-bike. Passa per il Ponte di Veja, il Giro ad anello del Monte Tesoro, escursione di circa 2 ore, che parte dalla frazione Corrubbio del comune di Sant’Anna d’Alfaedo. Lungo il cammino, si ammirare l’architettura di pietra tipica della Lessinia e si passa per il Vajo del Mortal, tra resti di vecchi mulini. Altre informazioni su: visitlessinia.eu e lessiniapark.it.

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Glass Onion – Knives Out: la villa di Miles Bron esiste davvero. Ecco dove si trova (e come dormirci)

Parliamo proprio di lei, la spettacolare villa greca fra giardini, scorci di mare e architetture avveniristiche che è forse la vera star del secondo capitolo di Glass Onion, Knives Out, adesso uno dei titoli più visti di Netflix. Un luogo che, esiste veramente e dove, volendo, si può pure dormire.

Glass Onion – Knives Out, il film

Avevamo lasciato l’affascinante detective Benoit Blanc (Daniel Craig) in una villa del Massachusetts in Knives Out, del 2019. Ora la seconda pellicola, Glass Onion: Knives Out, grande successo sulla piattaforma Netflix, saluta l’antica casa di Harlan e si sposta su un’abbagliante isola greca (mentre per il prossimo sequel, previsto per il 2024, si parla di una location di nuovo americana).

La trama? Blanc Benoit viene invitato dal miliardario Miles Bron, interpretato da Edward Norton, ad un weekend “con omicidio” insieme ad un gruppo di amici decisamente disparato che si riuniscono annualmente.

Glass Onion – Knives Out, i personaggi

Tra gli ospiti di Miles/Edward Norton ci sono anche l’ex socio Andi Brand (Janelle Monáe) e la governatrice del Connecticut Claire Debella (Kathryn Hahn).

E ancora, lo scienziato Lionel Toussaint (Leslie Odom Jr.), la stilista ed ex modella Birdie Jay (Kate Hudson) con l’assistente Peg (Jessica Hendwick), l’influencer Duke Cody (Dave Bautista) con la fidanzata Whiskey (Madelyn Cline). E come in tutti i migliori gialli, ogni personaggio nasconde i propri segreti e bugie.

Il weekend, che dovrebbe seguire il gioco ideato da Miles e concludersi con la sua morte simulata, assume un esito del tutto diverso. Tra numerosi colpi di scena e il passato che viene a galla, la suspence è sempre molto alta durante tutto il film.

Quando qualcuno viene assassinato per davvero, tutti sono sospettati. Benoit Blanc si ritroverà così costretto a risolvere il vero rompicapo. Riuscirà anche questa volta a risolvere il caso?

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La Glass Onion, “cipolla di vetro” simbolo della serie in Glass Onion A Knives Out Mystery (2022) (Courtesy NETFLIX).

 

La location di Glass Onion 2

Il film è stato girato sull’isola greca di Spetses. Il porto di Dapia, sulla costa settentrionale di Spetses, è stato appositamente utilizzato per girare una scena in cui i personaggi aspettavano l’arrivo di uno yacht. È qui che Ethan Hawke raggiunge gli ospiti che stanno per partire per l’isola privata “sparando” loro in gola una sostanza anti Covid.

Ma non c’è solo lui a fare una breve apparizione nella pellicola.  Si vede Angela Lansbury nel suo ultimo cameo durante una video call con il detective, Hugh Grant nei panni del compagno di Benoit Blanc e Senza William, pronta a fare la personal trainer.

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Le location di Glass Onion 2 Knives Out: la villa

Al centro del racconto c’è il lussuoso complesso architettonico sull’isola privata di Miles. Quella tenuta è interpretata da Villa 20, villa privata dell’Amanzoe, un resort e hotel di lusso vicino a Porto Heli, in Grecia, che fa parte del famoso marchio Aman.

Il co-produttore Leopold Hughes è stato incaricato di cercare la villa, il luogo centrale dell’azione del film. Il brief che gli aveva dato il regista Rian Johnson era: “Deve essere magnifica, con un’architettura interessante ed essere circondata dallo spazio. La villa immaginaria si trova su un’isola.”

Rendendosi conto che una villa del genere su un’isola sarebbe stata poco pratica per una troupe cinematografica di circa 300 persone con tutte le attrezzature necessarie per la produzione, il team ha cercato un edificio che si affacciasse sul mare e con grande spazio intorno.

La piscina esterna dell’Amanzoe Amman Hotel, presso Porto Heli, Grecia, usata come set di Glass Onion – Knives Out (courtesy Aman.com)

Il resort Amanzoe si trova sulla costa orientale del Peloponneso vicino a Porto Heli come un’acropoli moderna che offre ampie vedute del Mar Egeo. Il team di produzione ha ispezionato la Villa 20, forse la più spettacolare del complesso, e ha subito pensato che sarebbe stata perfetta come dimora di Miles. Non sapeva però se avrebbero ottenuto o meno il permesso per girare.

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Una scena di Glass Onion – Knives Out, con i personaggi principali riuniti (Courtesy NETFLIX)

Villa 20: tra piscine e spa

La villa si estende su una ripida collina su sei livelli, come una serie di padiglioni, caratterizzati da marmi e colonne che ricordano le antiche colonne greche. I proprietari della villa l’avevano progettata e costruita con l’architetto Edward Tuttle, noto per uno stile architettonico che si adatta alla natura circostante, come l’originale Aman Hotel a Phuket, Thailandia. Cone una spa privata, sei piscine e una moltitudine di punti ristoro, tra cui due aree barbecue esterne e una tipica taverna greca sotto gli ulivi, Villa 20 è il rifugio perfetto per gruppi di amici e famiglie.

La spa del “vero” Amanzoe Aman resort (courtesy aman.com).

Villa 20 accoglie 18 ospiti in cinque padiglioni da 100 metri quadri e quattro lussuose camere da letto studio, tutte aperte su terrazze private e alcuni padiglioni con piscine. La produzione ha riadattato le eleganti suite della villa per renderle perfette per ogni personaggio: colorate per Birdie, maschili e serie per Lionel, beige per Clare, ecc.

Una suite della vera villa privata dell’Amanzoe Aman resort (courtesy aman.com).

 

La proprietà precipita giù per la collina, quindi le suite per gli ospiti, le cucine e le piscine hanno fornito l’ambiente perfetto per il film.

I proprietari possedevano anche il terreno adiacente alla loro proprietà, per evitare che qualsiasi possibile costruzione rovinasse la vista, e così ecco che la vista arriva direttamente fino al profondo blu del Mar Egeo.

Da sinistra, Jessica Henwick come Peg, “007” Daniel Craig come il  Detective Benoit Blanc e Janelle Monáe come Andi, tra le opere d’arte sparse nella villa (courtesy John Wilson/NETFLIX).

 

Tra Mandrian e Basquiat

Sculture di grandi dimensioni decorano  tutta la proprietà e la selezione di opere d’arte accuratamente curata dai proprietari, libri della loro biblioteca personale e manufatti raccolti durante i loro anni di viaggio, crea l’atmosfera di una casa privata.

“Questo posto è la Tate Modern”, si meraviglia la governatrice del Connecticut Claire Debella  mentre entra nell’enorme atrio di vetro del miliardario. Come darle torto? Come ogni altra cosa che possiede il miliardario, la sua casa è progettata per stupire e la sua collezione d’arte si potrebbe trovare in alcuni dei musei più famosi del mondo.

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Tra queste si vedono le opere di Mark Rothko, David Hockney, Jean-Michel Basquiat e Piet Mondrian. Come sottolinea il detective Benoit Blanc, c’è persino un inestimabile dipinto di Henri Matisse appeso in bagno.

Miles ha collezionato opere d’arte costose. Intorno alle sue pareti ha appeso esempi di arte moderna, tra cui un enorme dipinto di se stesso e un dipinto di Francis Bacon si vede appeso dietro Benoit Blanc mentre assaggia il suo primo tamale. Poi c’è un pianoforte di vetro, un’armatura anch’essa di vetro e numerosi ornamenti su piedistalli in giro per la sala.

I veri quadri finti

Ma c’è qualcosa di strano in tutto questo e non solo perché si trova la vera Gioconda appesa al centro della sala. Lo scenografo Rick Heinrichs ha raccontato che “avevamo dipinto tutto con oli e acrilici. Puoi davvero dire quando qualcosa è una stampa, perché i colori vengono influenzati dall’illuminazione, c’è una qualità appiattita. Avevamo un team di pittori eccezionale a Belgrado. C’è una trama reale e un colore intenso che sono stati in grado di ottenere, anche con la Gioconda, su cui abbiamo dedicato molto tempo.”

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La villa di Glass Onion – Knives Out, tra finzione e realtà

Gli interni della villa sono stati utilizzati per filmare le stanze degli ospiti. La zona giorno principale della casa di Miles, dove si svolge gran parte dell’azione, è stata costruita a Belgrado, in Serbia, inclusi gli interni dell’atrio Glass Onion insieme a qualsiasi cosa ambientata a New York.

Sulla spiaggia si trova il pontile di Miles, dove saluta i suoi ospiti all’arrivo con una bella serenata.

La “cipolla di vetro”

Lo scintillante atrio Glass Onion arroccato sopra la villa non è però reale e ha richiesto la maggior parte del lavoro VFX (computer graphic).

Il produttore di VFX Tim Keene ha spiegato: “In totale sono state scattate 1.094 scansioni della villa con un paio di scanner laser Faro 3D, centinaia di 360 fotoscansioni a tutto tondo. Più diversi giorni di lavoro programmato con i droni”.

Glass Onion è così chiamato in memoria del bar dove Miles e i suoi compagni erano soliti uscire, e dove hanno poi escogitato i piani che alla fine lo hanno reso il miliardario che è oggi.

Mentre le riprese lunghe erano VFX, la struttura effettiva era alta 20 metri, costruita interamente con pannelli di vetro, ed è stata realizzato nel Regno Unito. L’assemblaggio era così complicato che doveva essere montato nel Regno Unito, per assicurarsi che tutto andasse bene. Quindi smontato e spedito a uno studio in Serbia, dove è stato rimontato per il film.

Un salotto di Villa 20, Amanzoe Aman hotel in Grecia (Aman.com), agli ospiti, nella realtà come nel film, è offerta anche una libreria.

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La villa in vendita (per finta)

Per il lancio del film, i produttori hanno pensato di creare un’inserzione immobiliare della villa, in vendita al costo di 450 milioni di dollari. L’isola privata con villa da sogno è comparsa così sul sito Zillow: 26 acri e una villa di 2700 metri quadrati con 17 camere da letto, 22 bagni, una cantina per i vini, un centro benessere e un posto auto sul tetto.

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Dormire nella vera villa di Glass Onion

Ma si può dormire nei luoghi utilizzati per il film? Ovviamente sì, seppure a prezzi non adatti a tutti. Un soggiorno a Villa 20, prenotando sul sito ufficiale, parte  da 40.000 euro a notte. Effettivamente dislocata su sei livelli vista mare, la villa per quella cifra offre la spa privata, sei piscine e numerosi diversi spazi per cene, pranzi e colazioni, tra cui due zone barbecue all’esterno e una tipica taverna greca tra gli ulivi.

Tutto è in effetti invaso da pezzi di design e arte contemporanea. E ancora, palestra, piattaforma per lo yoga, garage. E accoglie comodamente fino a 18 ospiti.

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Appuntamento con il grande sci a Plan de Corones

Sci per tutti e grandi competizioni sui vasti pendii di Kronplatz/Plan de Corones. Dal 19 al 22 gennaio si terrà lo spettacolo del BMW IBU World Cup Biathlon 2023. Il 24 e 25 gennaio doppio appuntamento sulla Erta, la super pista nera

Discese adrenaliniche e sci per tutti

Una settimana all’insegna di discese e gare di coppa del Mondo a Plan de Corones, in Val Pusteria, il comprensorio tra Brunico, San Vigilio e Valdaora, con i suoi 119 chilometri di tracciati e le cinque nere: Sylvester, Herrnegg, Pre da Peres, Erta e Piculin.

Basterà salire sulla futuristica funivia “Olang 1+2” (che porta in vetta 3.900 persone all’ora da Valdaora, Rasun-Anterselva e dall’Alta Pusteria, per cimentarsi con sci alpinismo, sci di fondo (l’anello a Riscone, ad esempio, è sia per principianti che esperti),  camminate o ciaspolate di diverse difficoltà.

A Plan de Corones al via la BMW IBU World Cup Biathlon 2023

Si vive la magia della neve e si ammirano i campioni. Tutto è pronto per la BMW IBU World Cup Biathlon 2023 -dal 19 al 22 gennaio- a Kronplatz, dove prenderà il via la gara di coppa del mondo di biathlon ai piedi delle imponenti vette delle Vedrette di Ries. Un territorio naturalmente legato a questo sport: già nei primi anni ‘70, la Valle Anterselva ospitava competizioni internazionali, e per questa edizione saranno ben cinque atleti del territorio a gareggiare.

I numeri sono davvero importanti: 300 atleti provenienti da 35 diversi Paesi, uomini e donne, impegnati nelle prove di sprint le prime due giornate, nell’inseguimento sabato 21 gennaio, e nelle adrenaliniche staffette conclusive domenica.  Il cuore pulsante della manifestazione, dove non mancheranno divertimento, musica e buon cibo, oltre alle gare, sarà il centro di biathlon e sci di fondoSüdtirol Arena Alto Adige”, stadio già designato per ospitare le sfide di biathlon ai prossimi Giochi Olimpici Invernali del 2026.

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Audi Fis Skiworldcup 2023: sesta edizione dello slalom gigante in rosa

Adrenalina pura per lo slalom gigante femminile dell’Audi Fis Skiworldcup 2023 per la coppa del mondo, in programma il 24 gennaio, sull’Erta, la famosa e temuta pista nera sulle pendici del Plan de Corones, nell’area di San Vigilio. Le sciatrici da tutto il mondo si cimenteranno su un tracciato particolarmente ostico e insidioso: la pista è lunga 1325 m, con un dislivello di 405 m e una pendenza massima del 61%. Una gara che tiene incollati migliaia di appassionati che ogni anno non si perdono la formula 1 dell’inverno.

Kronplatz @istock

L’appuntamento sulla Erta di Kronplatz è in realtà doppio: mercoledì 25 gennaio si disputerà sempre sulla nera della Val Pusteria anche la Coppa del Mondo femminile di sci alpino. Il gigante, previsto in Repubblica Ceca, sarà anticipato proprio nella località altoatesina, per la gioia degli spettatori attesi sulle piste con un programma ricco di eventi.

 

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Appuntamento con il grande sci a Plan de Corones

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Catacombe di Palermo, la città dei defunti: tutte le curiosità

Visitare le catacombe di Palermo dei frati Cappuccini è un’esperienza unica nel suo genere, ricca di fascino e terrorizzante allo stesso tempo. D’altronde, come potrebbe essere altrimenti: si tratta della più grande collezione di mummie al mondo, molte delle quali indossano abiti antichi. Una sorta di tetra cartolina dal passato, per così dire, che permette di viaggiare nel tempo in un modo inconsueto e decisamente ultraterreno.

Palermo, perché visitare le catacombe dei Cappuccini

Tra le attrazioni turistiche più famose della città, questo sito è un reticolo di gallerie scavate nel tufo. Qui trovano posto i corpi mummificati di cittadini palermitani differenti per sesso ed età, ma anche per estrazione sociale e fede religiosa.

Un luogo, questo, di un’importanza storica straordinaria. Pochi posti al mondo sono capaci di raccontare il passato della propria città attraverso i suoi stessi cittadini. In un certo senso, la Palermo che fu continua a vivere attraverso la loro testimonianza.

Una delle cose da vedere a Palermo, senza dubbio, affrontando la visita ben consci di andare incontro a un’esperienza a tratti lugubre e sconcertante. Scesi a patti con questo aspetto, la visita alle catacombe del Convento dei Cappuccini di Palermo è da mettere in agenda durante un viaggio in Sicilia.

La storia delle Catacombe dei Cappuccini

Quelle che oggi sono note come le catacombe di Palermo, originariamente non erano altro che il luogo di sepoltura dei frati dei cappuccini. Attraverso un’apertura del pavimento del convento le salme dei frati si trasferivano in una sorta di grotta di tufo sotterranea, accuratamente avvolte in un drappo di tela. Una pratica, questa, che caratterizzò la vita del convento sin dalla seconda metà del Cinquecento ma che, ben presto, venne abbandonata a causa del sovraffollamento della fossa.

palermo catacombe
Le mummie custodite nelle catacombe di Palermo (iStock)

Al momento del trasferimento in cimitero, la scoperta: i corpi dei frati si erano conservati ottimamente, mummificati. Il merito, quasi sicuramente, è nella particolarità dell’ambiente in cui venivano conservate le salme. Un fenomeno naturale, quindi, che all’epoca venne interpretato come un segno divino contribuendo alla popolarità delle catacombe.

Alle mummie dei cappuccini, delle quali la prima a essere esposta nel 1599 fu quella appartenente a Fra Silvestro da Gubbio, se ne aggiunsero molte altre a partire dal 1783 quando venne concessa la possibilità di sepoltura nelle catacombe a tutti coloro fossero in grado di sostenerne le spese.

Ecco, allora, che le catacombe di Palermo si arricchirono di nuove nicchie e corridoi, ospitando un popolo di mummie sempre più numeroso fino alla chiusura definitiva, avvenuta nel 1880. Da quell’anno, fatta eccezione che per due casi, nessuno è mai più stato sepolto nei loro cunicoli spettrali.

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Catacombe dei Cappuccini di Palermo, la visita e dove si trovano

Dove si trovano le catacombe dei Cappuccini e cosa aspettarsi dalla visita? Situate nel cuore del quartiere Cuba di Palermo, si trovano nel Convento dei Cappuccini che è annesso alla chiesa di Santa Maria della Pace. La visita è pervasa da un senso di inquietudine mista a fascino: leggendo i cartelli apposti vicino alle salme, con sopra riportati l’anno di morte e il nome dei defunti, sarà facile ritrovarsi a fantasticare sulla loro esistenza.

Perdersi tra i cosiddetti corridoi della morte non può lasciare indifferenti. Si tratta di aree specifiche in cui le mummie sono raggruppate a seconda della categoria di appartenenza, come quello dei frati cappuccini dove i corpi indossano il tipico saio, quello delle donne dove riposano nobili vestite di tutto punto o ancora uno dei più impressionanti, quello dei bambini.

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Rosalia Lombardo, la mummia più bella al mondo

Tra le mummie delle catacombe più impressionanti c’è quella di Rosalia Lombardo, considerata la più bella del mondo. La bambina palermitana, deceduta a soli due anni nel 1920, è una delle due salme accolte nelle catacombe dopo la chiusura del cimitero (l’altra è quella di Giovanni Paterniti, viceconsole degli Stati Uniti). Il padre, disperato, incaricò il famoso imbalsamatore Salafia per regalarle un sonno eterno: osservandola, infatti, sembra che stia semplicemente dormendo, i capelli biondi sulla fronte, il fiocco di seta, l’espressione beata. Una delle tante macabre meraviglie custodite tra i corridoi della Palermo sotterranea.

Catacombe di Palermo, tariffe e prenotazioni

L’ingresso alle catacombe di Palermo costa tre euro, da consegnare esclusivamente alla biglietteria. La direzione, come si legge sul sito ufficiale, non autorizza venditori o conti correnti per l’acquisto online.

Per le prenotazioni si suggerisce di contattare il sito telefonicamente.

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La casa di Montalbano a Punta Secca: tra fiction e realtà, visita al gioiello del ragusano

La casa di Montalbano, affacciata sul mare che bagna la spiaggia di Punta Secca, è una gemma nella zona di Santa Croce Camerina, in Sicilia. Resa famosa dalla fiction sul commissario Salvo Montalbano, interpretato da Luca Zingaretti, è caratterizzata da una splendida – e riconoscibilissima – terrazza: qui, spesso, il protagonista si raccoglie in lunghe riflessioni sui casi che sta seguendo, lo sguardo assorto verso l’orizzonte.

Casa di Montalbano a Punta Secca, dove si trova

Dove si trova la casa di Montalbano? La locazione precisa è appunto Punta Secca, borgo marinaro e frazione più nota di Santa Croce Camerina. Chiamato affettuosamente dagli abitanti ’a sicca, deve il nomignolo alla caratteristica scogliera che costeggia la spiaggia di levante. La storia di questa piccola località racconta di colonie di pescatori che, qui, hanno vissuto fin dall’antichità.

Nel corso dei secoli, non sono pochi i naufragi causati dagli scogli che popolano il fondale marino: sovente, infatti, i relitti regalano statue, anfore, monete e altri oggetti antichi, tutti raccolti nel vicino Museo di Kamarina.

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La storia della villa diventata la casa di Montalbano

Questa splendida villa sul mare, originariamente, era un laboratorio per la dissalazione delle sarde. Acquistato nel 1904 da Giovanni Diquattro, si dice per quattromila lire, venne trasformato nella sua residenza di famiglia. Nel tempo, la villa fu frequentata da diversi personaggi celebri delle cultura siciliana come lo stesso Andrea Camilleri, autore dei gialli che hanno ispirato la serie tv su Montalbano.

La terrazza della casa di Montalbano
La terrazza della casa di Montalbano (Courtesy La Casa di Montalbano)

Casa di Montalbano, visita alla dimora sulla spiaggia di Punta Secca

Come visitare la casa di Montalbano? Per osservare l’esterno di una delle dimore più famose d’Italia è sufficiente recarsi sulla spiaggia di Punta Secca, dove domina incontrastata. Per vedere gli interni, tuttavia, non è possibile fare un biglietto come si farebbe in una casa museo: è necessario prenotare una sosta nel b&b La casa di Montalbano.

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Si può dormire nella casa di Montalbano?

Dormire qui è dunque un’esperienza più che possibile: basta prenotare un soggiorno nell’affittacamere che ha convertito la location scelta dal regista Alberto Sironi in un luogo unico in cui passare un paio di notti nelle vicinanze di Ragusa. Fermarsi qualche giorno a Punta Secca può essere infatti una scelta strategica per visitare alcune delle località più belle della Sicilia, da Scicli a Modica (e approfittarne per gustare il famoso cioccolato).

Gli interni della casa di Montalbano
Gli interni della casa di Montalbano (Courtesy La Casa di Montalbano)

B&B e affittacamere La casa di Montalbano: prezzi e informazioni

Gli interni della casa di Montalbano sono semplici e curati, il mare che fa capolino dalle luminose finestre sembra quasi un dipinto. Il soggiorno minimo è di due notti, per informazioni sui prezzi e la modalità di prenotazione è necessario scrivere una mail a mail@lacasadimontalbano.com. Il momento clou della giornata? La colazione, servita in terrazza, nel pieno rispetto dello stile del commissario più famoso d’Italia.

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Baleari in inverno: a Maiorca in bicicletta. Temperature miti, bei percorsi e tante idee

È il paradiso delle attività outdoor, dal trekking all’arrampicata, ma soprattutto del cicloturismo, grazie alla rete di strade ben asfaltate, alla varietà di paesaggi e al grande rispetto che gli automobilisti mostrano verso i ciclisti. Maiorca, la maggiore delle Baleari, dove perfino a gennaio si toccano i 15 gradi, è un eden piacevole da attraversare a pedali, in virtù del clima mite, anche durante la stagione invernale, quanto, oltretutto, i percorsi sono meno affollati.

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Maiorca in bici: tre circuiti per ogni livello. Da Palma a El Arenal

Per esplorare l’isola su due ruote si può cominciare dalla piacevole ciclabile che dal porto turistico di Palma si srotola lungo la costa per circa 16 chilometri fino a El Arenal. L’odore di mare riempie i polmoni mentre, a Palma, si pedala davanti alla Seu de Mallorca, la cattedrale trecentesca a tre navate che domina il Mediterraneo come un vascello di pietra dorata.

Alle spalle s’intrecciano le piccole vie del centro storico, con gli edifici aristocratici, i portici, le piazzette. Tra monumenti e gallerie d’arte non deve mancare una visita alla Fundació Pilar i Joan Miró, con l’atelier, la casa e alcune delle opere più importanti del pittore catalano.

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La Cattedrale di Santa Maria di Palma, più comunemente conosciuta come La Seu (foto: Fabrizia Postiglione)

La ciclabile prosegue sul waterfront verso le bionde sabbie di Platja de Can Pere Antoni, poi lungo le insenature di Portixol, Cala Gamba e Can Pastilla, e l’arenile di Platja de Palma, punteggiato di chiringuitos, fino a raggiungere El Arenal, una baia con palme che svettano dalla sabbia bianca.

Maiorca in bici: tre circuiti per ogni livello. Da Port del Sller alla Serra de Tramuntana

Spettacolare l’anello cicloturistico che parte invece da Port del Sóller e tocca i borghi più suggestivi della Serra de Tramuntana, catena montuosa patrimonio Unesco che si distende per 90 chilometri lungo la costa nord-ovest di Maiorca. Il paesaggio è primitivo: guglie calcaree cesellate dagli elementi, ripide falesie che si tuffano nel blu, borghi in pietra.

Dalla deliziosa Port del Sóller, con la sua spiaggia candida e i colorati edifici in stile francese, si sale lungo curve panoramiche verso il punto in cui la strada diventa una corniche a picco sul mare.

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Port de Soller, deliziosa con la sua spiaggia candida e i colorati edifici in stile francese (foto: Fabrizia Postiglione)

Amata da scrittori e poeti, Deià è una cartolina di case color miele su un poggio lussureggiante di uliveti, orti terrazzati, limoneti e aranceti. Da qui ci si arrampica fino a Valldemossa, dove ci si ferma al Forn Can Molinas per assaporare le cocas de patata, pagnottelle dolci di farina di patate.

Da visitare la Real Cartuja, convento trecentesco, oggi museo, che fu il rifugio amoroso di Chopin e George Sand. Nei vicoli sono nascosti balconcini fioriti, negozi d’artigianato e bar de tapas. Si sale al Coll d’en Claret per poi ridiscendere verso Esporles e da qui fino a valle.

Maiorca d’inverno: cosa vedere

Si riprende a salire verso Bunyola, borghetto sui contrafforti meridionali della Serra, in cui ci si ferma per mangiare un bocadillo, un panino, nella piazzetta. Poco fuori Bunyola, i Jardines de Alfabia sono un esempio del talento moresco per l’architettura del paesaggio.

Interessante anche la dimora immersa tra palme e ninfee. Da qui s’imbocca la vecchia strada per Sóller – ormai snobbata dalle auto, che accorciano il tragitto attraverso il tunnel – il cui tracciato si contorce in tornanti dalle pendenze dolci fino al Col de Sóller per poi scendere in picchiata fino agli aranceti in cui è immerso il paesino, su cui svetta la facciata modernista della barocca Església de Sant Bartomeu.

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Maiorca in bici: tre circuiti per ogni livello. Da Port d’Alcdia a Cap de Formentor

Il terzo percorso parte da Port d’Alcúdia e punta verso le dorate mura medievali di Alcúdia, che racchiudono un labirinto di viuzze lastricate, palazzetti variopinti e piazze soleggiate. S’imbocca poi la ciclabile litoranea per Port de Pollença, costeggiando la ventosa Badìa de Pollença, teatro delle acrobazie dei kite surfer.

Da qui parte una delle strade più spettacolari d’Europa, che percorre il “dito” montuoso proteso verso Minorca: la penisola di Formentor. Dopo il Mirador es Colomer, si danza sulle curve che scendono fino alla candida Platjia de Formentor.

Si ricomincia a salire fra i profumati pini d’Aleppo, su tornanti a picco sul mare, mentre la tramuntana, il vento del nord, accarezza il viso. Cala Figuera appare dall’alto come una tavolozza di zaffiri e turchesi dove galleggiano barche a vela. Poi l’asfalto traccia un ultimo scarabocchio che guizza fino al faro di Cap de Formentor, il finis terrae maiorchino.

La penisola di Formentor sembra quasi un ‘dito’ montuoso proteso verso Minorca (foto: Fabrizia Postiglione)

Maiorca come arrivare

Per questo viaggio sono necessari almeno 8 giorni. Il costo parte da 1.300 € a persona, voli inclusi.

COME ARRIVARE 

In aereo. In inverno Ryanair offre almeno un volo diretto a settimana da Malpensa per Palma. Vueling collega Malpensa e Roma Fiumicino
a Palma via Barcellona. Air Europa vola da Fiumicino a Palma via Madrid.

DOVE DORMIRE

Hotel Portixol
Boutique hotel in stile nautico contemporaneo con pareti in legno e vista sul mare. Si trova lungo la ciclabile costiera di Palma. Bella piscina, Spa. Colazione eccezionale, servizio eccellente
Indirizzo: calle Sirena 27, Palma
Tel. 0034.97.12.71.800
Web: portixol.com
Prezzi: doppia b&b da 189 € a 469 €

Concepció by Nobis
Ex fabbrica di sapone del 1576. Camere e suite di design firmate dal premiato studio svedese Wingårdhs. Personale gentile, ottima colazione.
Indirizzo: carrer de la Concepció 34, Palma
Tel. 0034.97.19.15.025
Web: concepciobynobis.com
Prezzi: doppia b&b da 240 € a 310 €

Meem Townhouse
Casa tradizionale dell’Ottocento, ristrutturata nel segno della sostenibilità. Suite con mobili di design, alti soffitti, travi a vista e porte originali. Da scegliere la Suite 4 con terrazza.
Indirizzo: carrer Sant Jaume 6, Sóller
Tel. 0034.61.60.72.963
Web: meemtownhouse.com
Prezzi: da 162 € a 216 €

Fonda Llabrés Boutique Hotel
Dentro le antiche mura romane di Alcúdia, décor minimalista con colori solari. Scegliere le camere con terrazza Indirizzo: plaça Constitució 6, Alcúdia
Tel. 0034.97.15.45.000
Web: fondallabres.com
Prezzi: doppia b&b da 83 € a 109 €

Pausa in un chiringuito di Playa de Palma (foto: Fabrizia Postiglione)

DOVE MANGIARE A MAIORCA

Quina Creu
Cucina pan mediterranea creativa in un ambiente shabby chic: tartare di tonno con marinatura asiatica e maionese di wasabi; riso all’astice in
brodo con gamberi e capesante
Indirizzo: carrer de la Corderia 24, Palma
Tel. 0034.97.17.11.772
Web: quinacreu.com
Prezzo medio: 45 €

Ginger Beach
Piatti salutisti e vegetariani sul lungomare di El Arenal. Insalatone, zuppe esotiche, wok, frullati e cocktail di frutta. Frequentato in tutte le stagioni, grazie al piacevole dehors e alla buona cucina a prezzi onesti.
Indirizzo: carretera de l’Arenal 18, Palma
Tel. 0034.97.12.60.203
Web: enjoygroup.es
Prezzo medio: 30 €

Bar Oceà
Sul waterfront di Port de Sóller. Frullati di frutta, centrifugati di verdure, insalatone e wrap al salmone o con hummus, insalata e pomodoro.
Indirizzo: Es Traves 26, Port de Sóller
Tel. 0034.63.19.30.535
Web: ocea-soller.com
Prezzo medio: smoothie e wrap 12 €

DOVE NOLEGGIARE BICI A MAIORCA

Huerzeler
Ha varie sedi sull’isola. Bici da corsa per 4 giorni da 90 €, e-bike da 110 €
Web: huerzeler.com

Rad Salon
Ottima ciclofficina e noleggio modelli di alta gamma: bici da corsa in carbonio ed e-bike da 38 € al giorno (169 € a settimana)
Indirizzo: av. de s’Albufera 25, Playa de Muro
Tel. 0049.16.39.13.33.53
Web: rad-salon-mallorca.com

COSA VISITARE A MAIORCA

La Seu de Mallorca – Cattedrale di Maiorca
Indirizzo: plaza de la Almoina, Palma
Tel. 0034.90.20.22.446
Web: catedraldemallorca.org
Ingresso: gratuito.

PER SAPERNE DI PIÙ

Oficina de Turismo de Mallorca
Web: infomallorca.net

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Ghetto ebraico di Roma: cosa vedere e dove mangiare in questo quartiere tutto da scoprire

Il ghetto ebraico di Roma è una delle tante meraviglie della Città Eterna. Situato tra Largo Argentina e l’isola Tiberina, nonostante la sua centralità è riuscito, nel corso del tempo, a mantenere un’impronta autentica. Il Tevere su un lato, Piazza Venezia dall’altro, ecco dove si trova il ghetto ebraico di Roma. Una visita significa cultura, storia, tradizione e non ultimo buon cibo. Da cosa vedere a dove mangiare, tutto ciò che c’è da sapere su questo quartiere così particolare.

Il ghetto ebraico di Roma, la storia

Prima di capire esattamente dove si trova il ghetto ebraico di Roma, cosa visitare e cosa mangiare, occorre ripercorrere i passi salienti della sua storia per comprendere appieno l’importanza – e il significato – che questo quartiere ha per tutta la città. Istituito nel 1555 da papa Paolo IV (sarebbe infatti il più antico del mondo occidentale), gli ebrei romani vennero privati di tutti i loro diritti e sostanzialmente rinchiusi nel ghetto.

Originariamente, infatti, era dotato di soli due accessi, uno per l’entrata e l’altro per l’uscita. A ciò si aggiunse una serie di regole: obbligo di residenza nel ghetto e di indossare un simbolo distintivo, proibizione di possedere immobili e, ancora, di commerciare qualsivoglia merce fatta eccezione che per gli indumenti.

ghetto ebraico roma pietre inciampo
Alcune delle pietre d’inciampo situate nel ghetto ebraico di Roma (iStock)

Passarono gli anni, il ghetto si ampliò sempre di più, e bel 1849, dopo la proclamazione della Repubblica Italiana, il quartiere venne liberato. Pochi anni dopo, intorno al 1870, gli antichi edifici subirono una demolizione e il ghetto visse una ristrutturazione urbanistica con la nascita di via del Tempio, via Catalana e via del Portico d’Ottavia. Il momento più drammatico della storia del ghetto ebraico di Roma accadde il 16 ottobre del 1943 quando, all’alba, le truppe naziste prelevarono dalle loro case e catturarono più di mille ebrei. I prigionieri, appena due giorni dopo, furono diretti ad Auschwitz dove trovarono la morte. A sopravvivere allo sterminio del ghetto, solo 16 persone.

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Ghetto ebraico di Roma, cosa vedere: i monumenti più belli

Cosa vedere nel ghetto ebraico di Roma? La Sinagoga, detta anche Tempio Maggiore, è senza dubbio uno dei luoghi che catalizzano l’attenzione. Un grande edificio di due piani, su base quadrata, la cupola a sormontare il tutto. Progettata agli inizi del Novecento dagli architetti Armanni e Costa, nei suoi sotterranei trovano posto il Museo Ebraico e il Tempio spagnolo.

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La sinagoga del ghetto ebraico di Roma
La sinagoga del ghetto ebraico di Roma (iStock)

Tra i monumenti più famosi del ghetto ebraico c’è poi il Portico d’Ottavia, datato al II secolo a.C. In epoca medievale le sue rovine diventarono le fondamenta di una chiesa e del mercato del pesce: un luogo ricco di storia, quindi, dal quale è possibile accedere al Teatro Marcello, altresì detto piccolo Colosseo.

La Fontana delle tartarughe nel ghetto ebraico di Roma
La Fontana delle tartarughe nel ghetto ebraico di Roma (iStock)

E come non citare la celebre Fontana delle tartarughe, curiosa tanto per l’aspetto quanto per la sua storia. Si racconta, infatti, che il duca Mattei ordinò al Bernini di realizzarla in un solo giorno e situarla davanti al palazzo del padre della sua amata. L’obiettivo? Dimostrare di essere un uomo importante. Edificata nel 1658, è una delle cose più curiose da vedere nel ghetto.

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Da non perdere, infine, l’isola Tiberina, la più piccola abitata in tutto il mondo. Situata nelle vicinanze del ghetto ebraico, pur non facendone strettamente parte vale una visita.

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Dove (e cosa) mangiare al ghetto ebraico di Roma

Alla scoperta della cucina kosher, per le vie di questo straordinario quartiere. Un’esperienza dentro l’esperienza, perché se già la visita al ghetto di Roma nasconde molte sorprese, capire dove e cosa mangiare è la ciliegina sulla torta. Sicuramente non si possono perdere i (veri) carciofi alla giudia, ma anche il pesce ripieno e il brodo di pesce. Tra i ristoranti più famosi del ghetto ci sono la Taverna del ghetto e Nonna Betta, da non perdere per assaporare la cucina kosher più tradizionale. Voglia di dolce? Una capatina alla pasticceria Boccione è d’obbligo.

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Una veduta del Teatro Marcello
Una veduta del Teatro Marcello (iStock)

Come arrivare al ghetto ebraico di Roma

Dove si trova e come arrivare al ghetto ebraico? Posto nelle vicinanze di Trastevere, per raggiungerlo coi mezzi pubblici esistono due possibilità. Affidandosi alla metropolitana, è necessario muoversi sulla linea B e scendere alla fermata Circo Massimo. Da qui, una camminata di circa venti minuti permette di arrivare al quartiere. Scegliendo le vie di superficie, di contro, si prende l’autobus 70 e si scende a Largo Torre Argentina. Gli altri bus che passano nelle vicinanze del ghetto sono i numero 23, 780, 81, 87, 492, 63.

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