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Premio Cairo 2022: la giovane arte italiana torna a Palazzo Reale

Da oltre 20 anni sostiene i giovani artisti italiani e avvicina il pubblico alle nuove tendenze e ai linguaggi del contemporaneo. Il Premio Cairo torna dopo due anni di stop a causa della pandemia con 20 creativi under 40 e altrettante opere – tutte inedite – al centro di un’esclusiva serata, il 10 ottobre, in cui sarà rivelato il vincitore della 21. edizione, e di una mostra a Palazzo Reale, aperta a tutti a ingresso gratuito dall’11 al 16 ottobre.

Premio Cairo 2022: la premiazione e la mostra in ottobre a Palazzo Reale

Come ogni anno è stata la rivista Arte, osservatorio privilegiato della scena artistica contemporanea italiana e internazionale, ad avere selezionato i 20 artisti che ora si presentano alla giuria e al pubblico con un’opera realizzata appositamente per il Premio.

A una prestigiosa formazione, presieduta da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo (presidente dell’omonima Fondazione di Torino) e con la partecipazione di grandissimo protagonista dell’arte italiana come Emilio Isgrò, il compito di valutare le espressioni degli artisti e di proclamare il vincitore nel corso della serata del 10 ottobre che si svolgerà a Palazzo Reale e potrà essere seguita in streaming su corriere.it.

In palio c’è un premio di 25mila euro e l’opera vincitrice entrerà a far parte della Collezione del Premio Cairo.  

Il Presidente Urbano Cairo con Namsal Siedlecki, il vincitore dell’edizione 20

“Ho sempre creduto all’importanza di offrire un palcoscenico ai giovani artisti che vogliono mettersi in gioco”, ha spiegato Urbano Cairo, presidente di Cairo Editore che dal 2000 rende possibile il Premio.“Non solo a chi, tra i venti selezionati dalla redazione di Arte, risulta il vincitore, ma a tutti quelli che vi partecipano”.

“Inoltre, è gratificante sapere che in qualche modo abbiamo contribuito, in piccola misura, al successo per tanti di loro: in 22 anni il Premio Cairo ha invitato 387 giovani artisti, compresi quelli selezionati per l’edizione 2022, e oltre 50 hanno già esposto alla Biennale di Venezia e in altre manifestazioni di grande rilevanza”.

Ma ecco i nomi dei concorrenti di quest’anno: Thomas Braida, Bros (Daniele Nicolosi), Elia Cantori, Linda Carrara, Giulia Cenci, Valentina De’ Mathà, Luca Di Luzio, Federica Di Pietrantonio, Alice Faloretti, Bruno Fantelli, Andrea Fontanari, Gaia Fugazza, Alessandro Gerull, Corinna Gosmaro, Cecilia Granara, Giulio Malinverni, Jacopo Martinotti, Adinda-Putri Palma, Diego Scroppo, Marta Spagnoli.

L’intero percorso del Premio Cairo 2022, con novità e aggiornamenti fino alla proclamazione dei finalisti e gli highlights della serata di festa, sono disponibili sulla pagina Instagram dedicata @premiocairo.

Altre informazioni sul premio e sulla sua storia sul sito: premiocairo.com.

LEGGI ANCHE: Le mostre dell’autunno 2022 da vedere in Italia. Per fare il pieno di bellezza

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Isole di Tahiti, la vacanza autentica inizia dalle tipiche guesthouse

Maeva i Tahiti! Con questa frase, accompagnata da sorrisi e ghirlande di fiori, si riceve il benvenuto a Tahiti. Non una, ma ben 118 isole suddivise in cinque arcipelaghi sparsi nella Polinesia Francese: Isole della Società, Tuamotu, Gambier, Marchesi e Australi.

Pensate spesso come una destinazione da sogno alla portata di pochi o, al massimo, la meta ideale per una luna di miele da favola, offrono, in realtà, inaspettate possibilità di viaggio accessibili a tutti ed esperienze autentiche da vivere oltre qualsiasi immaginazione.

Come? Il segreto è scegliere di soggiornare nelle tipiche guesthouse a gestione familiare, dove il contatto diretto con la cultura locale, unito a un budget davvero accessibile, trasformano il sogno di un viaggio a Tahiti in realtà.

Bungalow colorati per vivere la vera Tahiti

Le strutture ricettive più diffuse sulle Isole di Tahiti non sono, infatti, i grandi resort, ma proprio le pensioni familiari. Più piccole e spartane rispetto ai gruppi alberghieri internazionali, sono solitamente dei bungalow in legno e paglia gestiti da famiglie polinesiane o da persone innamorate di questo angolo di Pacifico che ne sono diventati parte, offrendosi come intermediari tra il visitatore e la comunità locale.

Coloratissime tende e lenzuola, docce all’aperto, piena libertà e autonomia di movimento… ogni guesthouse non è mai uguale alle altre perché rispecchia il modo di vivere dei proprietari e dei gestori, offrendo uno spaccato di autentica vita polinesiana.

Ci sono i bungalow con accesso libero alla laguna e con i piedi direttamente sulla sabbia bianca e rosa, ma anche quelli immersi nella lussureggiante vegetazione all’ombra di tiarè, bouganville, manghi e banani. Alcuni hanno spazi comuni dove condividere momenti di relax e di convivialità, altri offrono mini appartamenti autonomi dotati di cucina o piccole suite, eleganti, ma funzionali. 

Un soggiorno autentico, dalla parte del pianeta

Trovandosi su isole anche remote e lontane da villaggi e mercati, le pensioni familiari sono particolarmente attente alla sostenibilità. A cominciare dal cibo, che proviene unicamente da ciò che offre l’oceano con le sue lagune: pesce e frutta a volontà, quindi, abbinati a verdure e carne di produzione propria.

L’esigenza di ridurre al minimo i rifiuti, poi, porta a ricorrere il più possibile a materiali naturali che l’ambiente offre, dal legno alle fibre del cocco fino alle foglie degli alberi e alle conchiglie. L’acqua dolce, risorsa preziosa da preservare, viene raccolta nelle cisterne dell’acqua piovana e riscaldata attraverso i pannelli solari, con cui si produce anche l’energia elettrica.

Alla fine, in pochi giorni, ogni visitatore viene talmente coinvolto dallo stile di vita sostenibile delle famiglie locali che diventa attento come loro nella riduzione degli sprechi.

Esperienze tahitiane: dalla danza al surf

Il valore aggiunto delle guesthouse tahitiane è proprio la possibilità di vivere esperienze autentiche insieme agli stessi abitanti: dai corsi di danza tradizionale alle lezioni di cucina a base di pesce e latte di cocco, passando per la pesca, le immersioni e lo snorkeling c’è solo l’imbarazzo della scelta. Senza dimenticare il trekking perché, oltre alla laguna, ci sono vallate, montagne e foreste da esplorare, ascoltando i segreti di piante e animali rari che si trovano soltanto qui.

Questo è anche il paradiso del surf, una delle attività più praticate sulle isole, tanto che diventeranno sede olimpica di questo sport per Parigi 2024.

Dalle località più famose, come Tahiti e Bora Bora, ai motu (isolotti) più remoti come Rurutu e Maupiti, ogni luogo ha la sua guesthouse su misura per accogliere i viaggiatori più veri e curiosi, pronti a dire, con un fiore tra i capelli: Na Na (arrivederci)!

Info: tahititourisme.it

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Presentata a Milano la nuova identità di “Berlucchi ’61. Numero Primo”

Nuova vita per l’iconica linea di Franciacorta ’61 completamente rinnovata nella sua identità. Un restyling che nasce da un’idea forte per sottolineare l’unicità inconfondibile della Guido Berlucchi in FranciacortaLa nuova linea è stata presentata a Milano nei giorni scorsi, sui tetti ed i giardini fioriti di Horto. Una serata con le guglie del Duomo e l’imponente cupola della Galleria Vittorio Emanuele illuminate da una brillante luna a fare da cornice all’evento. 

Il progetto di nuova brand identity è stato realizzato dallo Spazio Di Paolo, pluripremiato studio di design d’arte, attraverso nuovi linguaggi visuali, cromatismi e suggestioni in cui la natura ed il design fanno la parte del leone. Natura, come espressione di una nuova forma di bellezza e “arricchimento”: immateriale, accessibile e contrapposta al possesso delle “cose”. Natura e anche sostenibilità, com’è ormai abitudine per Berlucchi. Che ha come pratica costante e quotidiana l’attenzione alla custodia e alla cura del territorio. 

GUARDA ANCHE: La nuova guida alla Franciacorta. In edicola con Dove di settembre

L’anno magico della vendemmia: il 1961

E a proposito del territorio. La  bellissima sede storica di Berlucchi, nel seicentesco Palazzo Lana de’ Terzi,  a Borgonato, e le sue affascinanti cantine, circondate da spettacolari vigne vista lago d’Iseo,  parlano oggi un linguaggio nuovo e contemporaneo, con la natura al centro di tutto. Le tenute, che da molti sono considerate la “vigna di Milano”, sono il vero tesoro di questa realtà della provincia bresciana.  Che ha fatto la storia, non solo dell’enologia. E dentro il palazzo, nel cuore della cantina, si respira ancora l’atmosfera dei tempi d’oro, di quell’annata memorabile.

SCOPRI ANCHE: Festival Franciacorta in Cantina 2022: passeggiate, degustazioni, cene. Ecco gli eventi da non perdere

Nuova identità per “Berlucchi ’61. Numero Primo”.

Il ’61 è l’anno di nascita del primo Franciacorta,  proprio nelle cantine della Guido Berlucchi. Ma, come è stato sottolineato in occasione della presentaizone, “il 61 è anche il Numero Primo che – indivisibile in sé – racconta della sua inscindibilità dal territorio in cui è nato, ed è all’origine del suo successo”. Quello è stato davvero un anno speciale, una svolta nella storia enologica italiana, un’unicità che i suoi fondatori – Guido Berlucchi e Franco Ziliani – avevano forse già immaginato e che ne è stata la guida per oltre 60 anni.

Il concept della nuova linea sintetizza dunque ciò che la Guido Berlucchi ha creato e comunicato in questi decenni:  “La forza di un’idea, la bellezza della natura, la cura del saper fare”. Non a caso i Franciacorta oggi sono nella Top 100 mondiale della “bibbia” dell’enologia Wine Spectator ed hanno contribuito a fare eleggere Berlucchi “Cantina dell’Anno 2022” per il Gambero Rosso.

SCOPRI ANCHE: Franciacorta: borghi, castelli, passeggiate e bollicine. Vivere al meglio le colline di Brescia

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Fine estate in Valle d’Aosta, tra cammini, trekking e terme. A tutto benessere

Una piccola, grande regione. Il fascino della Valle d’Aosta, destinazione privilegiata della vacanza attiva, è anche questo, in un contesto ambientale tra i più ricchi e suggestivi grazie alla presenza di ben due parchi, dieci riserve naturali, diciannove siti della rete ecologica Natura 2000 e quattro giardini botanici alpini.

Sceglierla per chiudere in bellezza (e al fresco) questa lunga estate calda significa rigenerarsi in vista del rientro in città, per arrivare più forti e preparati alle nuove sfide autunnali. La scorta di benessere parte dal relax termale e dalle passeggiate nella natura che, insieme ai numerosi sport praticabili in tutta la regione, sono il primo motore della rinascita, fisica e mentale, di fine estate.

Cammini e trekking alla portata di tutti

Sul territorio valdostano, paradiso dell’escursionismo, si trovano oltre 5 mila chilometri di sentieri liberi, con bellissimi itinerari nei confini regionali, dal Cammino Balteo (itinerario circolare di quasi 350 chilometri) alla Via Francigena, dalle Alte Vie al Giro dei Giganti, e altri percorsi che li valicano, come i Tour del Monte Bianco, del Monte Rosa e del Cervino.

Tutti trekking ideali per ossigenarsi e godere degli ultimi scampoli dell’estate, alla scoperta di laghetti alpini, antichi borghi e castelli, aree boschive e pascoli di montagna, sostando o pernottando in bivacchi attrezzati o nei tanti rifugi pronti ad accogliere i viandanti (sempre meglio prenotare prima). Unico vero discrimine, la scelta del percorso in base agli interessi personali, al grado di difficoltà, alla forma fisica, alle distanze e al tempo che si ha a disposizione. Molti itinerari si esauriscono infatti nell’arco di una sola giornata, altri richiedono un impegno di due o più giorni di cammino e un buon allenamento o, addirittura, una guida. Non mancano le escursioni nei luoghi di interesse culturale e artistico, come i castelli, o spirituale, come il santuario della Madonna delle Nevi di Machaby, immerso nei boschi di castagno e visitabile su prenotazione, o l’eremo di San Grato, oltre 1.700 metri.

Le terme in Valle d’Aosta, una garanzia di benessere

A fine estate, i colori della natura iniziano a cambiare e farsi più accesi: il fenomeno del foliage, che esplode in autunno, è nella sua fase iniziale. Un’attrattiva in più in tutta la regione, sia per gli escursionisti allenati sia per i camminatori occasionali. Per tutti, dopo il piacere intenso di una lunga passeggiata a contatto con la natura che si trasforma, c’è anche la prospettiva di regalarsi un momento di puro relax nelle strutture termali di cui è ricco il territorio valdostano: dalle storiche Terme di Saint-Vincent, nella Valle Centrale, a quelle di Pré-Saint-Didier nella zona del Monte Bianco, fino a Monterosaterme di Champoluc, nell’omonina area turistica.

Il Parco del Gran Paradiso, un secolo di biodiversità

I naturalisti più appassionati, poi, non possono prescindere da una visita al Parco del Gran Paradiso, il primo parco nazionale istituito in Italia un secolo fa (sono in corso i festeggiamenti per il centenario), a protezione dello stambecco e degli gli altri animali di montagna a rischio estinzione. Su un’estensione di 70 mila ettari, il Parco ne ospita 167 specie, oltre a un migliaio di specie floreali, autentico campionario della biodiversità.

Di grande interesse anche il Parco naturale Mont Avic, caratterizzato da specie rare, non reperibili altrove, e da spettacolari formazioni geologiche. Tra le riserve naturali protette, la più singolare dal punto di vista paesaggistico è quella di Mont Mars , nella parte bassa della Valle del Lys, habitat ideale di camosci, marmotte e lepri bianche. Tutti luoghi dell’anima dove rilassare mente e corpo e ricaricare le batterie, mete perfette per una seconda estate da vivere fino in fondo.

Info: lovevda.it

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Autunno in Valsugana: benessere e sport all’aria aperta, tra terme, bici e passeggiate nel foliage

La Valsugana è una destinazione da assaporare tutto l’anno. In autunno, in particolare, la dolce valle che fa da spartiacque fra il Trentino sud-orientale e le province venete di Vicenza e Belluno, ha molto da offrire a un viaggiatore consapevole, alla ricerca di esperienze rigeneranti all’aria aperta, come i trekking a piedi o in bicicletta, le passeggiate tra i vigneti o in cerca di funghi, il benessere termale e, naturalmente, l’immersione nei colori del foliage, che trasforma i boschi in un quadro dalle mille sfumature.

Valsugana open air, 2300 km di percorsi alla portata di tutti

L’ampiezza del territorio, certificato per il turismo sostenibile dal GSTC – Global Sustainable Tourism Council, fa sì che in valle si sviluppino oltre 2300 km tra sentieri e percorsi ciclabili, che attraversano ambienti e paesaggi estremamente vari e suggestivi: dai laghi Bandiera Blu, Levico e Caldonazzo, all’impervia catena del Lagorai, dalle rive del fiume Brenta alle fortezze asburgiche sugli altipiani di Vezzena e della Marcesina, da Arte Sella, la galleria diffusa di opere d’arte contemporanea open air, fino alle malghe e agli alpeggi in quota.

La vasta “bike area” offre innumerevoli possibilità a chi vuole scoprirla in modo slow, sfruttando appieno la libertà delle due ruote. Al primo posto c’è senz’altro la strada ciclabile della Valsugana, che si snoda per ben 80 km costeggiando il Brenta e collegando il lago trentino di Caldonazzo con il comune veneto di Bassano del Grappa. Premiata con l’Italian Green Road Award, attraversa villaggi e monumenti storici, campi di mais e meleti, e dispone inoltre delle opportune colonnine di ricarica per le e-bike e di alcuni “bicigrill”, veri e propri punti di ristoro che rendono più piacevole le soste lungo il percorso.

Agli spiriti più avventurosi si addicono, invece, le escursioni in mountain bike, che presentano diversi gradi di difficoltà che si estendono su tutto il territorio, permettendo agli amanti della pedalata, anche assistita, paesaggi sempre diversi e tracciati entusiasmanti.

Autunno in Valsugana: il trionfo delle sagre e dei prodotti stagionali tipici

Gli eventi enogastronomiche dell’autunno sono una vera festa del palato. Si inizia qualche giorno prima dell’equinozio con il Festival dei sapori autunnali di Levico Terme (16-18 settembre) e si prosegue nella stessa località con il Food Truck Festival (23-25), per passare poi a Bieno con la Festa del radicchio (2 ottobre) e a Pergine Valsugana dove, dal 7 al 9 ottobre, va in scena la Festa della zucca e dintorni. A fine ottobre (29-30) merita una gita a Roncegno Terme la Festa della castagna, che qui ha una solida tradizione.

Le terme di montagna della Valsugana: uniche e anti-stress

Un’altra preziosa risorsa di questa terra sono le acque arsenicali ferruginose di Levico, pressoché uniche in Italia per le loro proprietà efficaci nel controllo dell’ansia e dello stress, perfette per prepararsi ad affrontare il lungo inverno con il sorriso. Naturalmente, nella stagione più propizia, con il calo delle temperature, i benefici del turismo termale si sposano perfettamente con la tradizione dell’ospitalità nelle strutture di qualità convenzionate con il sistema sanitario nazionale. Tutti ottimi motivi per pensare anche alla propria salute, in un momento di svago e di divertimento autunnale, tra una degustazione e un’escursione.

Foliage in Valsugana: uno spettacolo per tutti i sensi

La variazione autunnale del colore delle foglie caduche degli alberi, dal verde al giallo oro, dall’arancione alle diverse gradazioni del rosso, poi, aggiunge un fascino unico alla vostra vacanza: il foliage è un fenomeno che interessa tutte le aree boschive, ma qui, in Valsugana e nel Lagorai, assume i toni spettacolari dell’evento tra i larici del Lago delle Prese, le acacie, le betulle e i ciliegi sul percorso tra Fradea e Castel Tesino, i faggi e i tigli della Val di Sella dove, con i tre percorsi proposti da Arte Sella, il connubio arte-uomo-natura raggiunge vertici inarrivabili.

Info: visitvalsugana.it

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Chiese a porte aperte: l’arte sacra a portata di App

Quante volte vi è capitato di rinunciare alla visita di una chiesa perché le porte erano chiuse? Quanta arte e bellezza vi siete persi per la difficoltà di accedervi? Piccole o grandi che siano, le chiese sono un patrimonio storico e artistico che punteggia il Bel Paese ed è un vero peccato non poterle ammirare e vivere, anche quando sono sperdute nella natura.

A superare la barriera degli orari, creando una vera e propria serratura digitale, è il progetto Chiese a porte aperte. Un unicum in Europa che ha reso visitabili grazie alle tecnologie 28 chiese, cappelle e santuari, sparsi tra Piemonte e Valle d’Aosta. Un mondo di affreschi, architetture e storie, da ammirare in autonomia in ogni giorno dell’anno, senza bisogno di un guardiano che le apra. Basta scaricare gratuitamente l’App Chiese a porte aperte, registrarsi e prenotare giorno e fascia oraria della chiesa che si desidera visitare.

L’iniziativa è ideata dalla Consulta per i beni culturali ecclesiastici del Piemonte e Valle d’Aosta e dalla Fondazione CRT– Cassa di Risparmio di Torino, realizzata con il sostegno della Regione Piemonte, il cofinanziamento dei proprietari dei beni (parrocchie e comuni) e sotto l’alta sorveglianza delle Soprintendenze competenti per territorio.

Sei itinerari di fede dalle Valli Alpine al Canavese

«Quando si va in giro alla ricerca di luoghi belli da visitare è sempre una piacevole sorpresa trovarli aperti. – spiega il Vescovo di Pinerolo, Mons. Derio Olivero -. Ma è ancora più bello essere in possesso della chiave. Arrivi con ampia libertà di orario e sai di poter entrare. È come se quella chiesetta fosse tua. Puoi sempre tornare e rimanere per tutto il tempo necessario. Non è solo l’occasione per una visita; può diventare una sosta dell’anima. Ecco la bellezza di questo progetto. Opere d’arte che si aprono quasi magicamente per te, luoghi dello spirito che ti accolgono in ogni occasione». È questo lo spirito del progetto, che trasforma il visitatore in custode di un patrimonio spesso nascosto, ma finalmente accessibile a tutti.

Tutto è cominciato in via sperimentale nel 2018 con i primi due beni interessati, e oggi si è arrivati a 28 chiese, chiesette e cappelle (entro l’autunno saranno circa 40) disseminate in sei itinerari che attraversano Piemonte e Valle d’Aosta: dalle Valli Alpine a Langhe e Roero, dal Monferrato al Monregalese, dal Pinerolese e Saluzzese fino a Valle d’Aosta e Canavese. Da questa estate i  luoghi di  Chiese a porte  aperte sono fruibili per tutti, anche per le persone con disabilità cognitive e sensoriali.

Piccoli gioielli affrescati 

Queste vere e proprie «serrature» digitali fanno sentire come degli esploratori che aprono scrigni pronti per essere ammirati. Le cappelle sono spesso gioielli nascosti, posti in luoghi naturalistici di grande fascino, da raggiungere con belle escursioni a piedi e in bici.

Nelle Valli Alpine, per esempio, la cinquecentesca Cappella di Notre Dame du Coignet, in località Pian del Sole a Bardonecchia (To) offre un panorama speciale grazie alla sua posizione dominante su di un poggio. Notevoli sono i suoi cicli di affreschi esterni e interni con raffigurazioni di Santi e Virtù e scene di Vita della Vergine. Tra Langhe e Roero, a Mombarcaro (Cn), l’esterno sobrio e spoglio della Cappella di San Rocco cela un interno sorprendente. Sono gli affreschi cinquecenteschi del pittore Antonio Occello da Ceva che raffigura diversi santi come San Rocco, Sant’Antonio abate, San Michele Arcangelo, San Bernardo d’Aosta e San Sebastiano, ma anche la Cavalcata dei Vizi con animali simbolici.

Spostandosi nel Monferrato, si trova un’abbazia come quella di Santa Fede a Cavagnolo (To), che offre un pregevole esempio di arte romanica con portale riccamente decorato da angeli e motivi a viti e grappoli. Molto interessante è la sua struttura architettonica dalle strette navate sormontate da volte a crociera e una volta a botte scandita da archi traversi. Mentre a Pinerolo (To), in quell’angolo di Piemonte dove si incontrano cattolici e valdesi, sorge Santa Maria delle Vigne. La cappella è una delle new entry del progetto e custodisce affreschi del Quattrocento della bottega dei Serra.

Come funziona l’App

Come accedere a tutto questo? Basta scaricare l’App Chiese a porte aperte gratuitamente e registrarsi. Sull’applicazione apparirà l’elenco delle chiese da selezionare con il giorno e l’orario in cui si vuole effettuare la visita (dalle 9 alle 18). Una volta scelto, apparirà sul display una sorta di “biglietto” (tutte le visite sono gratuite) attraverso il quale inquadrare il Qr code posto all’ingresso della chiesa prenotata e aprire la porta.

Ma le sorprese non sono finite. All’interno, mediante un pulsante si seleziona la lingua  (italiano, francese e inglese), e si ascolta un racconto in tre lingue sulla storia degli affreschi, appositamente illuminati con faretti direzionati sui dettagli descritti. E una volta terminata la visita? Non resta che chiudere la porta, come a casa propria.

Scopri di più su: cittaecattedrali.it 

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Chiese a porte aperte: l’arte sacra a portata di App

Quante volte vi è capitato di rinunciare alla visita di una chiesa perché le porte erano chiuse? Quanta arte e bellezza vi siete persi per la difficoltà di accedervi? Piccole o grandi che siano, le chiese sono un patrimonio storico e artistico che punteggia il Bel Paese ed è un vero peccato non poterle ammirare e vivere, anche quando sono sperdute nella natura.

A superare la barriera degli orari, creando una vera e propria serratura digitale, è il progetto Chiese a porte aperte. Un unicum in Europa che ha reso visitabili grazie alle tecnologie 28 chiese, cappelle e santuari, sparsi tra Piemonte e Valle d’Aosta. Un mondo di affreschi, architetture e storie, da ammirare in autonomia in ogni giorno dell’anno, senza bisogno di un guardiano che le apra. Basta scaricare gratuitamente l’App Chiese a porte aperte, registrarsi e prenotare giorno e fascia oraria della chiesa che si desidera visitare.

L’iniziativa è ideata dalla Consulta per i beni culturali ecclesiastici del Piemonte e Valle d’Aosta e dalla Fondazione CRT– Cassa di Risparmio di Torino, realizzata con il sostegno della Regione Piemonte, il cofinanziamento dei proprietari dei beni (parrocchie e comuni) e sotto l’alta sorveglianza delle Soprintendenze competenti per territorio.

Sei itinerari di fede dalle Valli Alpine al Canavese

«Quando si va in giro alla ricerca di luoghi belli da visitare è sempre una piacevole sorpresa trovarli aperti. – spiega il Vescovo di Pinerolo, Mons. Derio Olivero -. Ma è ancora più bello essere in possesso della chiave. Arrivi con ampia libertà di orario e sai di poter entrare. È come se quella chiesetta fosse tua. Puoi sempre tornare e rimanere per tutto il tempo necessario. Non è solo l’occasione per una visita; può diventare una sosta dell’anima. Ecco la bellezza di questo progetto. Opere d’arte che si aprono quasi magicamente per te, luoghi dello spirito che ti accolgono in ogni occasione». È questo lo spirito del progetto, che trasforma il visitatore in custode di un patrimonio spesso nascosto, ma finalmente accessibile a tutti.

Tutto è cominciato in via sperimentale nel 2018 con i primi due beni interessati, e oggi si è arrivati a 28 chiese, chiesette e cappelle (entro l’autunno saranno circa 40) disseminate in sei itinerari che attraversano Piemonte e Valle d’Aosta: dalle Valli Alpine a Langhe e Roero, dal Monferrato al Monregalese, dal Pinerolese e Saluzzese fino a Valle d’Aosta e Canavese. Da questa estate i  luoghi di  Chiese a porte  aperte sono fruibili per tutti, anche per le persone con disabilità cognitive e sensoriali.

Piccoli gioielli affrescati 

Queste vere e proprie «serrature» digitali fanno sentire come degli esploratori che aprono scrigni pronti per essere ammirati. Le cappelle sono spesso gioielli nascosti, posti in luoghi naturalistici di grande fascino, da raggiungere con belle escursioni a piedi e in bici.

Nelle Valli Alpine, per esempio, la cinquecentesca Cappella di Notre Dame du Coignet, in località Pian del Sole a Bardonecchia (To) offre un panorama speciale grazie alla sua posizione dominante su di un poggio. Notevoli sono i suoi cicli di affreschi esterni e interni con raffigurazioni di Santi e Virtù e scene di Vita della Vergine. Tra Langhe e Roero, a Mombarcaro (Cn), l’esterno sobrio e spoglio della Cappella di San Rocco cela un interno sorprendente. Sono gli affreschi cinquecenteschi del pittore Antonio Occello da Ceva che raffigura diversi santi come San Rocco, Sant’Antonio abate, San Michele Arcangelo, San Bernardo d’Aosta e San Sebastiano, ma anche la Cavalcata dei Vizi con animali simbolici.

Spostandosi nel Monferrato, si trova un’abbazia come quella di Santa Fede a Cavagnolo (To), che offre un pregevole esempio di arte romanica con portale riccamente decorato da angeli e motivi a viti e grappoli. Molto interessante è la sua struttura architettonica dalle strette navate sormontate da volte a crociera e una volta a botte scandita da archi traversi. Mentre a Pinerolo (To), in quell’angolo di Piemonte dove si incontrano cattolici e valdesi, sorge Santa Maria delle Vigne. La cappella è una delle new entry del progetto e custodisce affreschi del Quattrocento della bottega dei Serra.

Come funziona l’App

Come accedere a tutto questo? Basta scaricare l’App Chiese a porte aperte gratuitamente e registrarsi. Sull’applicazione apparirà l’elenco delle chiese da selezionare con il giorno e l’orario in cui si vuole effettuare la visita (dalle 9 alle 18). Una volta scelto, apparirà sul display una sorta di “biglietto” (tutte le visite sono gratuite) attraverso il quale inquadrare il Qr code posto all’ingresso della chiesa prenotata e aprire la porta.

Ma le sorprese non sono finite. All’interno, mediante un pulsante si seleziona la lingua  (italiano, francese e inglese), e si ascolta un racconto in tre lingue sulla storia degli affreschi, appositamente illuminati con faretti direzionati sui dettagli descritti. E una volta terminata la visita? Non resta che chiudere la porta, come a casa propria.

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Slovenia in bicicletta: sulla Green Gourmet Route, tra natura, gusto e sostenibilità

Si chiama Green Gourmet Route ed è un’esperienza di viaggio sostenibile in Slovenia, lento e a basso impatto ambientale, che coniuga per la prima volta due grandi e riconosciute eccellenze: quella gastronomica, per cui questa terra è stata premiata ufficialmente lo scorso anno a livello europeo, con la ricchezza di un percorso di circa 470 km interamente ciclabile.

L’abbinata, in undici giorni e altrettante tappe (di cui tre in treno) permette di conoscere e apprezzare buona parte del territorio dei nostri vicini di casa sul fronte orientale e godere della loro proverbiale ospitalità.

Itinerari nella natura e nel gusto

Nel cuore verde d’Europa, il ciclismo come sport (reso popolare da campioni di fama internazionale del calibro di Tadej Pogačar e Primož Roglič) e il cicloturismo sono di casa, con tracciati adatti a tutti, dai biker più esperti alle famiglie in vacanza con i bambini, resi più interessanti dal fattore della diversità geografica. È raro, infatti, trovare una nazione che combini tipi di paesaggi così mutevoli in un’area tanto piccola. La Slovenia è un vero crocevia tra il mondo alpino, il mediterraneo, il carsico e il pannonico. E le distanze sono relativamente brevi, permettendo di passare da una situazione all’altra nell’arco di una stessa giornata.

Panorami suggestivi e rigeneranti fanno da sfondo, in particolare, all’itinerario che unisce i puntini delle splendide destinazioni certificate Slovenia Green. Il viaggio multisensoriale, variante golosa del cicloturismo, si dirama su strade secondarie tra vigneti, castelli, boschi aromatici, verdi colline, laghi e sorgenti termali, con rilassanti pause benessere in agriturismi, boutique hotel o ristoranti stellati (ben sei, lungo il tragitto), in grado, con le loro proposte, di conquistare anche i palati più esigenti.

Le tappe della Green Gourmet Route

Si parte su due ruote da Lubiana, città vivace ed elegante, di tradizione mitteleuropea, in direzione della Valle dell’Isonzo, incorniciata dalle Alpi Giulie. Si prosegue verso Brda, rinomata regione viticola tra mare e monti e poi via, verso Nova Gorica e la Valle del Vipava, terra di vini unici e “casa” della migliore cucina tra le Alpi e l’Adriatico.

Si pedala da soli o in gruppo nell’incantevole regione del Carso, mondo ricco di meraviglie sotterranee e fenomeni naturali per dirigersi ancora verso Sevnica, località del Posavje, con il castello e il vigneto di Franconia Blu, Podčetrtek e Rogaška Slatina, patria del termalismo, Ptuj, la città più antica della Slovenia, nota per il suo carnevale, e infine Maribor, la capitale della Stiria attraversata dalla Drava.

Un percorso vario e articolato, che in questa modalità è anche un viaggio nel gusto, ricco di prelibatezze e invitanti pietanze locali, accompagnate dai migliori vini naturali, dal miele e dagli altri frutti dell’apicoltura. Alla base di tutto, l’offerta stagionale, a km zero, di decine di piccoli produttori selezionati con cura per l’utilizzo che fanno delle materie prime, il rispetto del territorio e della biodiversità, ma anche per la gestione green degli scarti, ridotti al minimo e smaltiti sempre in modo ecologico.

Scopri di più: Slovenia.info

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Weekend d’estate a Trieste, la città dalle mille anime che profuma di mare e di Storia

«La mia anima è a Trieste» scriveva James Joyce, da sempre affascinato da questa terra contesa, al contempo aspra ed elegante. Una città dalle mille identità, un po’ a metà di tutto. Tra l’Occidente e la Mitteleuropa, tra il Mediterraneo e i Balcani. Una destinazione complessa e travagliata, crocevia di popoli e influenze tra le più disparate. Dove il profumo di mare si fonde con quello della cultura, creando un mix irresistibile che ben si presta a fare da cornice a un weekend ricco di fascino e di storia.

Trieste, il mare e Piazza Unità d’Italia

Trieste, capoluogo del Friuli Venezia Giulia, si estende sulle coste dell’omonimo golfo, e del suo stretto rapporto con l’acqua ha fatto sempre la sua forza. Non a caso, in epoca asburgica, veniva chiamata «la piccola Vienna sul mare» e, ancora oggi, è uno dei porti più importanti dell’Adriatico. Il Faro della Vittoria, costruito per ricordare i caduti del mare triestini durante la Prima guerra mondiale, è lì a ricordarlo.

Piazza Unità d’Italia è il simbolo della città e un tour che si voglia definire tale parte proprio da qui: dalla più grande piazza aperta sul mare in Europa – nessuna supera i suoi 10mila metri quadrati di superficie -, rinomata in tutto il mondo per gli eleganti edifici che ne fanno da cornice. Con lo sguardo all’insù, poi, si fanno notare il palazzo del Municipio con la Torre dell’Orologio, il palazzo Modello con le sue decorazioni floreali, il palazzo del Governo in stile Liberty, il neoclassico palazzo Stratti e il palazzo del Lloyd Triestino. Al centro della piazza che si trova anche la Fontana dei Quattro Continenti, realizzata tra il 1751 e il 1754 dallo scultore bergamasco Giovanni Battista Mazzoleni.

Dal Canal Grande al melting pot religioso

Ma Trieste è anche il Borgo Teresiano, con il Canal Grande e le sue barche colorate. Un quartiere ordinato, nato nel XVIII secolo per volontà di Maria Teresa, prima imperatrice d’Austria, che desiderava interrare le saline. Il Ponte Rosso è il punto migliore per ammirare il corso d’acqua, con la chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo e la sua facciata in stile neoclassico a fare da sfondo. Non l’unico edificio religioso che merita una visita. Degna di nota è anche la Cattedrale di San Giusto, sull’omonimo colle, con la sua facciata austera e il rosone gotico. E, in linea con il melting pot triestino, il Tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridione e la Sinagoga, tra le più grandi d’Europa, con il Ghetto ebraico.

Il Canal Grande di Trieste con la chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo sullo sfondo (Istockphoto)

E poi ci sono i musei: quello del Mare, quello Sveviano (casa natale di Italo Svevo), quello dedicato a Joyce. Il Molo Audace, da cui godersi il tramonto. E le Fòdre, stradine strette e non esposte ai refoli in cui ripararsi quando soffia la Bora. Infine, gli storici caffé, ai cui tavolini, un tempo, stavano seduti a scrivere Italo Svevo, Umberto Saba, Stendhal e altri illustri artisti. Intellettuali di ieri e di oggi che ancora si incontrano al Caffè degli Specchi in Piazza Unità d’Italia, al Caffè Tommaseo del 1830, il più antico di Trieste, al Caffè San Marco e al Caffè Pirona.

Il Castello di Miramare, «nido d’amore costruito in vano»

Ma ancor più si respira la storia al Castello di Miramare, affacciato in tutta la sua maestosità sul Golfo di Trieste. «Nido d’amore costruito in vano» lo definì Giosuè Carducci in una poesia, riferendosi alla mancata storia d’amore dei suoi proprietari. Fu l’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo, infatti, a volerlo costruire nel 1850 per farne la dimora sua e della consorte Carlotta del Belgio. Ma l’uomo venne fucilato in Messico e la moglie, impazzita per il dolore, si trasferì in Belgio.

Il meraviglioso Castello di Miramare, a pochi chilometri da Trieste (Istockphoto)

DoubleTree by Hilton Trieste: una notte nella Storia

Esplorata la città, il viaggio nel passato non si interrompe se si soggiorna al DoubleTree by Hilton Trieste, raffinato hotel 4 stelle ricavato all’interno di un magnifico palazzo storico risalente ai primi del ‘900, un tempo sede dell’antica compagnia di assicurazioni RAS. L’importante ristrutturazione del 2019, dopo la quale l’hotel ha riaperto i battenti in gestione al Gruppo HNH Hospitality, non ha cancellato l’identità dell’edificio, mantenendo intatta l’atmosfera di altri tempi senza, però, rinunciare alla qualità.

L’imponente facciata del DoubleTree by Hilton Trieste

Grazie a un sapiente mix di elementi di design e decorazioni originali, la storia della struttura si respira in ogni ambiente. Nelle 125 camere, innanzitutto – 24 guest room (+ 8 accessibili), 65 Deluxe Room (+ 3 Historical Deluxe), 14 Junior Suite (+ 1 Historical Junior Suite), 8 suite (+ 1 Historical One Bedroom Suite) e una Presidential Suite -, alcune delle quali sono ricavate dai locali storici del palazzo. Nella King Historical Junior Suite, in particolare, un tempo si trovava l’archivio del palazzo, di cui mantiene ancora diversi riferimenti.

Profondamente legati al passato anche gli spazi comuni, dall’imponente scalone – chissà quanti diplomatici, politici e personaggi illustri lo hanno calpestato – fino al ristorante e al bar. Aperto tutti i giorni anche agli esterni, il Novecento Restaurant Trieste accoglie gli ospiti in un ambiente vivace ma, al contempo, tradizionale, con un menù incentrato su ingredienti e sapori locali che valorizza quell’anima mitteleuropea tipicamente triestina anche nel cibo. Sembra di tornare indietro di un secolo, invece, al Berlam Coffee Tea & Cocktail, location perfetta – anche questa aperta al pubblico – per concedersi cocktail, caffè, tè e snack in totale relax avvolti da soffitti a cassettoni, marmi e antiche tappezzerie.

A tutto ciò si aggiungono il Centro Congressi con sei sale meeting modulari – una di queste, autentico gioiello, è ricavata nell’ex ufficio del direttore della RAS  -, la Wellness Area e il Fitness Center. Decisamente da non sottovalutare, tra i servizi, la presenza del parcheggio, valore aggiunto non così scontato nelle strutture alberghiere del centro della città giuliana.

Alla scoperta della Trieste più green

Ed è soggiornando al DoubleTree By Hilton Trieste che si va alla scoperta della città in un modo ecologico, divertente e molto originale. Con i tour e-Tuk, infatti, si sale a bordo di tuk tuk al 100% elettrici e a zero impatto ambientale, per andare alla scoperta di piazze, vicoli, luoghi storici e punti panoramici tutelando, al contempo, il pianeta.

Chi sceglie, invece, il pacchetto Explore Trieste, riceve due biglietti d’ingresso per il Castello di Miramare con transfer incluso – all’andata in bus, con l’Hop Tour, e al ritorno via mare, con l’imbarcazione Delfino Verde – per vedere il capoluogo da due diverse prospettive. Inclusi nell’offerta anche una bottiglia di vino, la colazione a buffet, uno sconto per il Novecento Restaurant Trieste e l’accesso alle Aree Wellness & Fitness. Alla sera, una volta tornati in camera e rigenerati, si è pronti per uscire per una passeggiata in centro. Magari proprio passando da Piazza Unità d’Italia, che dista solo 500 metri. Dieci minuti a piedi per andare a sentire il profumo del mare, con una Storia mai uguale a se stessa, che si racconta a ogni passo.

Info: dttrieste.com

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Hall-Wattens: vacanze slow in Austria tra natura selvaggia e centri medievali

Non solo Innsbruck, la Valle del fiume Inn, nel cuore del Tirolo, offre tante preziose perle da scoprire a passo lento. Qui, nella regione Hall-Wattens, si trova uno dei centri medievali più grandi e fiorenti delle Alpi, la città del sale Hall in Tirol. Mentre fra i placidi villaggi passa il tratto tirolese del cammino di Santiago. E ancora, i Mondi di Cristallo Swarovski di Wattens: una delle attrazioni più visitate di tutta l’Austria. Senza dimenticare i sentieri nell’area protetta più grande del paese, la selvaggia Karwendel, un paradiso per escursionisti e birdwatcher.

I trekking da non perdere tra aquile e pini cembri

Rilassanti e adatti a tutta la famiglia o impegnativi e da brivido. I trekking che offre la regione di Hall-Wattens entusiasmano tutti i tipi di escursionisti. È il caso del  famoso Sentiero dell’aquila (Adlerweg), che attraversa tutto il Tirolo per 420 km e passa anche da qui, nel parco naturale Alpenpark Karwendel. Siamo nella più grande area protetta dell’Austria con 920 km quadrati tra pareti rocciose, prati fioriti e boschi di selvaggia bellezza. In un ambiente così intatto non è raro avvistare aquile reali e stambecchi, collezionando scenari da fiaba come l’Ahornboden, il pianoro ricoperto di aceri secolari, la sorgente dell’Isar che porta al Danubio, il canyon Vomperloch, e sua maestà il Bettelwurf, la cima più alta dell’area a 2725 m.

Meno impegnativo, ma altrettanto affascinante, è il Sentiero dei pini cembri (Zirbenweg). Siamo a 2000 metri di altitudine, dove si estende una delle più vaste e antiche foreste di pini cembri d’Europa. Il profumo balsamico è davvero inebriante e la vista spazia sulla valle dell’Inn e sulla catena del Karwendel.
La natura alpina si svela in tutto il suo splendore anche all’Alpengarten del Patscherkofel, all’arrivo della funivia, dove camminare fra stelle alpine, genziane e specie himalayane nel giardino botanico più alto dell’Austria, a 2000 metri. E nella conca di Ampass si contempla il pino cembro di oltre 700 anni, dichiarato monumento naturale, già dal 1926.

Hall in  Tirol: viaggio nel Medioevo

Nel XIV e XV secolo, Hall in Tirol è stato uno dei centri più importanti delle Alpi. L’estrazione del salgemma e la posizione strategica lungo il fiume Inn, hanno portato ricchezza e monete. È qui che, nel 1477, Sigismondo trasferisce da Merano la zecca ducale, coniando il primo tallero d’argento. Un secolo dopo, la zecca viene spostata dall’arciduca Ferdinando II nella fortezza Burg Hasegg, che diviene così il centro del potere e si trasforma progressivamente in una residenza di rappresentanza. 

Oggi si rivivono i fasti di quell’epoca nel Museo della Zecca (Münze Hall), dove vengono coniate monete per occasioni speciali e persino il visitatore può portarsi a casa il suo tallero made in Hall.
La passeggiata nella storia continua nella deliziosa piazza della Città Alta, tra le facciate decorate con gli stemmi del Municipio e gli interni barocchi della chiesa parrocchiale di San Nicola. O ancora gli splendidi affreschi quattrocenteschi del Giudizio Universale e l’altare della cappella romanica Magdalenenkapelle.

Segreti e scoperte lungo il Cammino tirolese di Santiago

Sapevate che esiste un Cammino di Santiago del Tirolo? Ebbene, il tracciato che punta in Galizia, passa anche da qui e attraversa la regione, tra Gnadenwald e Thaur. Una buona occasione per percorrerlo è quella di fare tappa alla ricerca di gioielli storici come la Chiesa di San Martino, a Gnadenwald, edificio gotico con interno barocco. Qui, a metafora del turbamento interiore e della ricerca dell’armonia spirituale, si trova anche un labirinto in pietra, com’era in uso un tempo. Una volta trovata la pace, e la via d’uscita, si può fare il rilassante sentiero tra gli alberi con le stazioni meditative per fermarsi a contemplare la natura e trovare la consapevolezza interiore. La seconda tappa è Absam, nota per  la basilica e santuario tardo-gotico di San Michele, meta di pellegrinaggi. 

Dopo aver raggiunto Hall si punta verso l’antica Thaur, conosciuta già nel IX secolo come Turane, e apprezzata per i presepi e per la Chiesetta di San Romedio, un piccolo santuario consacrato ai Santi Apostoli Pietro e Paolo. Il villaggio è sorvegliato dalla famosa colonna imperiale, eretta per commemorare la salita dell’imperatore Francesco I d’Austria in questo punto panoramico, nel 1815, appena dopo il Congresso di Vienna. Il motivo della sua camminata? Ammirare dall’alto i luoghi in cui i tirolesi avevano eroicamente resistito alle truppe napoleoniche. Qui, nel 1839, venne costruito in suo ricordo un  monumento in pietra a forma di piramide alta 11,4 metri. Per arrivarci ci sono diversi sentieri, più o meno impegnativi, ma tutti sono ripagati da una vista ‘imperiale’.

Attrazioni per famiglie: dai cristalli alle biglie di legno

Visitati finora da più di 13 milioni di persone da ogni parte del mondo, gli Swarovski Kristallwelten (Mondi di Cristallo Swarovski) sono una delle tappe imperdibili di tutto il Tirolo. Furono inaugurati nel 1995 in occasione del centenario dell’azienda con sede a Wattens e negli anni sono diventati un punto di riferimento per ogni età su un’area di 7,5 ettari. Già l’ingresso promette meraviglie con la testa-collina del gigante dagli occhi di cristallo che spruzza acqua in un laghetto. È solo l’inizio di un viaggio fantastico che attraversa cupole riflettenti, opere realizzate da artisti come Salvador Dalì, Andy Warhol e Keith Haring, e bizzarre installazioni scintillanti. Con gli occhi che brillano (è proprio il caso di dirlo), i più piccoli hanno a disposizione show, giochi e persino laboratori nell’Atelier del cristallo. Tra le esperienze da non mancare, dal 22 luglio al 21 agosto, gli ospiti potranno lasciarsi entusiasmare dagli acrobati del circo-teatro Roncalli: 16 spettacoli al giorno allestiti negli angoli più insoliti del giardino del Gigante.

Tornati ad Hall si sale ai 1500 m della stazione intermedia di Halsmarter per trovare un vero e proprio eco-parco divertimenti in formato tirolese. Al Kugelwald am Glungezer, infatti, protagoniste sono grandi biglie in legno da far correre lungo le piste che si snodano per oltre 500 metri con angolazioni e pendenze diverse. Il divertimento è assicurato sia a grandi che ai piccini, tra i pini e gli abeti bianchi e rossi di un bosco di 8000 m², dove ci si riprende dalle ‘fatiche’ del gioco su profumati lettini di cembro.

Scopri di più: austria.info

 

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