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Londra e dintorni: una vacanza open air, tra mercatini, canali e cottage da fiaba

Londra non è solo una città da vivere nel traffico vitale dei suoi quartieri centrali e dei suoi musei. Forse non tutti sanno che nel 2019 è stata eletta World’s first National Park City, prima città-parco al mondo. Un riconoscimento che conferma quanto la tutela dell’ambiente e della vita all’aria aperta siano una priorità per la capitale, al punto che il 63 per cento dei 1.572 chilometri quadrati di Londra è occupato da spazio verde, giardini o acque e che si contano tanti alberi quanti i suoi abitanti (nel 2020, quasi 9 milioni).

Naturalmente, per apprezzare la dimensione all’aria aperta della grande metropoli inglese, non è necessario aspettare la bella stagione. È proprio in autunno e in inverno, quando la natura va in letargo, che la città offre un’esperienza open air tra le più belle e intense. È a piedi, per esempio, che si coglie la vera anima natalizia della città, quella magica e suggestiva. Ma c’è molto di più.

Da Little Venice a Southbank, aspettando il Natale

L’itinerario ideale di una vacanza londinese open air parte proprio da Little Venice, zona pittoresca all’incrocio tra il Grand Union e il Regent’s Canal. Soprannominata la “Piccola Venezia”, è un concentrato di canali, verde, case galleggianti e barche, in un’atmosfera che ricorda la città lagunare. Che la si attraversi a piedi o a bordo di uno dei piccoli e colorati traghetti, qui la certezza di essere in una delle metropoli più grandi del mondo sparirà all’istante, lasciando il posto alla sensazione di essersi persi nella campagna inglese.

A piedi nel quartiere di Southbank, lungo il Tamigi (Istockphoto)

Vivere Londra a piedi significa imparare a conoscerla davvero. Passeggiando a ritmo slow a Southbank, vivace quartiere affacciato sul Tamigi, là dove si erge il London Eye, per esempio, si scopre un paradiso inaspettato dello street food: qui non si contano le bancarelle traboccanti di cibo di strada, da assaggiare mentre, tutto intorno, artisti, musicisti e acrobati di strada attirano l’attenzione dei passanti, tra bolle di sapone che nuotano nell’aria. Sapori del mondo che si ritrovano nel non distante Borough Market, forse il mercato alimentare più famoso di Londra, capace di offrire prodotti tipici e prelibatezze di ogni tipo, ma anche street food di alta qualità, da gustare mentre ci si sente come veri abitanti a passeggio senza meta, nell’atmosfera natalizia.

È proprio in questa stagione che nelle strade della City si comincia a respirare l’aria del Natale, complici alberi addobbati e luminarie spettacolari. Le piste da pattinaggio fanno capolino in varie aree della città – a Somerset House e ad Hampton Court per esempio – invogliando cittadini e visitatori a volteggiare sul ghiaccio incorniciati dai monumenti storici della città.

La pista di pattinaggio sul ghiaccio nei pressi di Hampton Court (foto: VisitBritain)

Alla scoperta del Surrey, tra serre e cottage da favola

Poco fuori Londra c’è tutto un altro mondo che si schiude. Una tappa a Richmond upon Thames, delizioso quartiere a sud-ovest di Londra, tra i più verdi della città e porta d’accesso al Surrey, offre l’occasione di visitare i meravigliosi Kew Gardens, Patrimonio Unesco dal 2003. Splendidi in ogni stagione dell’anno, ospitano sei serre e una straordinaria collezione di piante provenienti da tutto il mondo, tra cui oltre 14 mila alberi. Se si ama la natura, poi, va assolutamente prevista una passeggiata a Richmond Park, il grande parco popolato da cervi e daini ma anche scoiattoli, conigli e altri animali selvatici. Una vera e propria oasi di tranquillità come lo sono le poco distanti Petersham Nurseries. Si tratta di serre storiche, riportate agli antichi splendori dalla famiglia Boglione che qui ha creato un luogo di bellezza nella natura, dove si può sorseggiare un tè o fermarsi a pranzo, magari dopo aver fatto shopping tra piante rare e accessori di design.

I cervi del Richmond Park (foto: VisitBritain)

Lasciata Richmond, si entra nell’incanto rurale del Surrey, dove sembra di rivivere le atmosfere bucoliche e natalizie del film romantico L’amore non va in vacanza con Cameron Diaz, Kate Winslet e Jude Law le cui storie (e amori) si dipanano in uno scenario naturale fatto di piccoli villaggi –  come Shere – e di incantevoli colline, le Surrey Hills. Con più giorni a disposizione, vale senz’altro la pena di programmare una tappa a Rye, incantevole cittadina medievale lungo la costa del sud, con i suoi romantici ristoranti e i negozi in autentico english style, per poi proseguire fino a Brighton, detta anche “la piccola Londra sul mare”, dove, le architetture in stile Regency fanno da sfondo a boutique e ristoranti che non hanno nulla da invidiare a quelli della capitale, con un lungomare affacciato sull’English Channel (La Manica) e la vasta Brighton Beach, la spiaggia, su cui passeggiare e ossigenarsi in tranquillità. Certi di aver scoperto tutta un’altra Londra.

Per info: www.visitbritain.it

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Weekend tra Belluno e Treviso, alla scoperta dei siti Unesco e del distretto dello Sportsystem

Le prime festività “in presenza” si avvicinano e i prossimi weekend diventano l’occasione ideale per scoprire da vicino le meraviglie del territorio che si apre sotto le Dolomiti, tra Belluno e Treviso. Qui, grazie a un felice connubio fra le bellezze della natura e l’intraprendenza imprenditoriale e il dinamismo delle amministrazioni del territorio, è possibile unire l’utile al dilettevole visitando alcuni fra i più rinomati siti Unesco del nord-est del Paese, come le colline del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, il Monte Grappa o il parco delle Dolomiti, scoprendo al tempo stesso tutte le potenzialità e l’offerta del cosiddetto “distretto dello Sportsystem”, patria degli scarponi da sci più ricercati del mondo.

Distretto dello Sportsystem: l’eccellenza delle calzature sportive

Le origini di questo distretto, a cavallo fra le due province, sono molto antiche: risalgono all’epoca della Repubblica di Venezia, quando in seguito alla riorganizzazione della Marca Trevigiana, gli abitanti si allontanarono dalla tradizione agricola dando vita alle scuole d’arti e mestieri, fra cui quella particolarmente fiorente dei calzolai, antenati degli attuali protagonisti dello Sportsystem, il distretto della scarpa sportiva, riconosciuto ufficialmente dal 2003. Oggi l’ente interessa ben 15 comuni della provincia di Treviso, tra cui Asolo e Montebelluna, nonché il comune di Alano di Piave, in territorio bellunese.

Belluno
Belluno e, sullo sfondo, le Dolomiti

Museo dello Scarpone, un’esperienza nella storia dello sport

Il suo prodotto più famoso, a livello internazionale, è lo scarpone da sci, cui è dedicato un museo unico al mondo ospitato nelle sale della cinquecentesca villa Binetti-Zuccareda, acquistata nel 1982 dal comune di Montebelluna. L’esposizione, visitabile su prenotazione, vanta circa 400 pezzi, che sono solo una piccola parte del patrimonio museale gestito da un’apposita fondazione, attiva anche sul fronte della formazione professionale. Si tratta di una preziosa testimonianza storica, tecnica e industriale della vocazione di questo territorio durante gli ultimi due secoli. Fra i reperti più “instagrammati” si possono ammirare le calzature originali Dolomite, utilizzate per la conquista del K2 da parte della spedizione italiana condotta da Ardito Ardesio nel 1954, ma anche il primo scarpone in plastica realizzato da Nordica nel 1968 e lo scarpone da sci Lange di Alberto Tomba, autografato dal campione. Ma non mancano gli stivali da moto di Max Biaggi, le scarpe da calcio di Andrij Shevchenko, le scarpe da tennis di Bjorn Borg o quelle da ciclismo di Mario Cipollini. Info: museoscarpone.it

Shopping innovativo, a tutto sport

Se infatti scarponi e attrezzature per la neve sono il biglietto da visita dello Sportsystem, il distretto ha saputo innovare ampliando notevolmente la gamma delle proprie produzioni che oggi comprendono le scarpe dedicate a molti altri sport e alle attività outdoor in generale, nonché alcune linee di abbigliamento e attrezzature frutto della continua ricerca sui nuovi materiali e le tecnologie. Nell’insieme, l’offerta è una summa di eccellenze destinate a rappresentare al meglio il made in Italy sulla scena internazionale, grazie anche al ruolo svolto nel progetto strategico di promozione dei territori e delle imprese dalla Camera di Commercio Treviso – Belluno | Dolomiti , che è anche parte attiva nell’Associazione Camerale nazionale Mirabilia Network.

Treviso
Treviso e le sue Colline del Prosecco

Escursioni nella natura e made in Italy, aspettando Milano Cortina 2026

C’è un filo rosso che unisce le bellezze dei luoghi annoverati nel patrimonio naturale dall’Unesco e l’esperienza d’uso delle scarpe tecniche prodotte dal distretto dello Sportsystem, reperibili a costi vantaggiosi per il turista appassionato di sport negli outlet disseminati un po’ ovunque nel territorio e spesso inseriti in contesti naturali o storici di grande fascino. Parliamo delle colline del Prosecco, del parco delle Dolomiti con le Tre Cime di Lavaredo e di città come Treviso, dove fino al 9 gennaio il Museo di Santa Caterina ospita la mostra dedicata al grande cartellonista del cinema Renato Casaro; e Belluno, con il suo centro storico tutto da scoprire a partire da piazza Duomo, con la Cattedrale e il bellissimo Palazzo dei Rettori, ma anche della stessa Cortina d’Ampezzo, stazione sciistica rinomata e sede prescelta per i Giochi Olimpici e Paralimpici invernali del 2026. Con i suoi 120 km di piste a innevamento programmato, nei comprensori di Cortina, San Vito di Cadore, Auronzo e Misurina, Cortina Skiworld si prepara ad accogliere la stagione invernale con impianti di ultima generazione, baite e rifugi dove scoprire i sapori del territorio. Due province venete e un ambiente naturale che diventano una grande palestra a cielo aperto per provare “sul posto” le migliori attrezzature prodotte dai marchi iconici del migliore made in Italy, che qui formano una rete territoriale unica al mondo. Perfetta per pensare a un Natale a tutto sport.

Guarda il video: La bellezza del fare impresa in vista di Milano – Cortina 2026

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Weekend tra Venezia e Verona, sulle tracce della Grande Bellezza

«La bellezza salverà il mondo» scriveva Dostoevskij. Non c’è niente come la bellezza in grado di smuovere le coscienze, attraversare i secoli, parlare un linguaggio universale. Lo conferma anche la psicologia: “l’esperienza del bello è in grado di influenzare in modo positivo le emozioni, i pensieri e, più in generale, come ci relazioniamo con gli altri”.

Viaggiare alla ricerca della bellezza

Circondarsi di bellezza, insomma, fa bene. Prima di tutto allo spirito. E mai come viaggiare – la più grande occasione per conoscere la meraviglia che ci circonda – è in grado di assolvere a questo scopo. E se è vero che una certa predisposizione alla bellezza è innata, è altrettanto vero che un occhio esteta può essere allenato. Si può coltivare, insomma, il piacere e la ricerca per il bello, a cominciare dalla scelta degli ambienti e dei luoghi dai visitare. In Italia, questo, non è difficile, visto che, come ha scritto il celebre poeta Khalil Gibran, “L’arte degli italiani sta nella bellezza”. Non si contano, ad esempio, le città d’arte che, per il loro patrimonio e fascino, meritano di essere visitate almeno una volta nella vita. Tra queste, sicuramente Venezia e Verona.

Venezia e il quartiere di Sant’Elena

Venezia, un concentrato di meraviglie

Con le sue calli, i suoi sotoporteghi e i suoi rii Venezia affascina, ogni anno, decine di milioni di persone provenienti da ogni parte del mondo. Turisti e viaggiatori che si perdono tra le mille attrazioni cittadine, da Piazza San Marco con il Palazzo Ducale al Ponte dei Sospiri e a quello di Rialto. Dal Teatro La Fenice al Canal Grande fino ai tanti musei come il Peggy Guggenheim e il Correr. Senza dimenticare, poi, i giri in gondola in laguna, Murano con i maestri vetrai e Burano con le case dai mille colori.

Quartiere Sant’Elena: la Venezia più autentica

Tra una tappa e l’altra, ci si può allontanare dai crocevia più turistici per andare alla scoperta della Venezia più autentica. A breve distanza da piazza San Marco,  attraversando il Parco delle Rimembranze, si arriva nel tranquillo quartiere di Sant’Elena – da qui la Biennale e l’Arsenale sono a una manciata di minuti-, il cui nome rende omaggio a quella Elena, madre dell’Imperatore Costantino, le cui spoglie sono custodite nella Chiesa Parrocchiale. È qui che si respira la vera anima della città, mescolandosi tra i residenti, gustandosi un aperitivo nei tipici bacari – le osterie locali – o passeggiando verso San Pietro di Castello, uno dei primi insediamenti della Laguna Veneta. Ed è proprio qui che sorge l’Hotel Indigo Venice – Sant’Elena, raffinato boutique hotel parte della catena IHG Intercontinental Hotels, sotto la gestione e proprietà del Gruppo HNH Hospitality. Un concentrato di bellezza tradotta in ospitalità.

Una notte nella storia e nella cultura bizantina

Elegante e moderno boutique hotel, l’Hotel Indigo Venice – Sant’Elena era, fino a qualche anno fa, un convento, la cui struttura, dalla facciata esterna al chiostro, fino al porticato e al giardino, è ancora perfettamente riconoscibile. Trasformato in albergo nel 1999, è stato recentemente oggetto di un importante restyling che ne ha messo ancor più in evidenza la sua relazione con il capoluogo veneto, la sua arte e la sua storia. A fare da fil rouge, infatti, è proprio il forte legame tra Venezia e la cultura bizantina, di cui la città è impregnata. Un mix di bellezza e valori che ben si respira nelle 75 camere e nelle aree comuni di questo edificio sviluppato su cinque piani.

I ricercati interni delle camere dell’Hotel Indigo Venice – Sant’Elena

Qui, l’artigianato locale è entrato nell’interior design con lampadari in vetro soffiato a illuminare la lobby e lanterne, nei toni naturali, a ricreare quasi le atmosfere di una passeggiata notturna tra le calli. A ciò si aggiungono le spille artigianali indossate dallo staff, che raffigurano le famose Rosette di Murano, e le stampe di Alberto Valese, l’artigiano veneziano che per primo importò in città la tecnica Ebru da Istanbul, disseminate negli spazi. Nelle camere, poi, i bagni sono decorati da piastrelle ispirate alla tecnica veneziana del Terrazzo mentre in alcune gli arredi, dal colore nero lucido, sono un continuo richiamo al colore tipico delle gondole (nelle King Suite c’è addirittura la testiera del letto in velluto che ricrea il caratteristico stile delle poltroncine delle imbarcazioni) con cuscini e piatti che omaggiano le palette caratteristiche dell’antica civiltà bizantina. La personalità, insomma, all’Hotel Indigo Venice – Sant’Elena non manca, in un mix armonioso che mescola tradizione ma anche modernità, grazie alle più recenti dotazioni tecnologiche a garantire il comfort degli ospiti.

Da Venezia a Verona, sulla tracce della Grande Bellezza

La stessa filosofia caratterizza l’Hotel Indigo Verona-Grand Hotel Des Arts, boutique hotel dallo stile ricercato nel cuore di Verona. Da Venezia, in auto, ci vuole poco più di un’ora, la giusta distanza per un weekend alla scoperta di alcune delle più belle città d’arte del Nord Italia.

Verona dall’alto (Istockphoto)

Anch’esso parte della catena IHG Intercontinental Hotels e sotto la gestione del Gruppo HNH Hospitality, l’Hotel Indigo Verona – Grand Hotel Des Arts racconta e reinterpreta, al suo interno, secoli di storia, arte, cultura e tradizioni nell’ottica di valorizzare il concetto di bellezza autentica.

Ricavato all’interno di un palazzo in stile Liberty risalente agli anni Venti, l’Hotel Indigo Verona – Grand Hotel Des Arts è stato, per decenni, la residenza privata dei nobili austriaci Reichenbac per poi essere trasformato, nel 1990, in una struttura alberghiera. È nel 2013, però, che è stato totalmente ristrutturato e arricchito con un’importante collezione di opere d’arte che ha poi dato il nome all’hotel stesso. E che ne è uno dei tratti caratteristici.

La sala colazione dell’Hotel Indigo Verona – Grand Hotel Des Arts è una sorta di museo diffuso, con diverse opere appese alle pareti.

Verona: il soggiorno è nel museo diffuso

Una volta varcata la soglia, sembra quasi di aver messo piede dentro a un museo diffuso, circondati da opere di grandi maestri del Novecento come Ciardi, Cascella, Minguzzi, Manzù, Purificato, Murer, Arnoldi e molti altri. Una collezione curata nei minimi dettagli, allestimento compreso. Non a caso, gli architetti che si sono occupati del restyling si sono ispirati al progetto museale di Carlo Scarpa della Gipsoteca Canoviana di Possagno, in provincia di Treviso, dove il ferro battuto e il legno vengono usati come piedistalli e basi di appoggio delle opere. A ciò si aggiungono, poi, mobili e arredi di prestigio, in un continuo richiamo alla città di Verona e alle sue meraviglie, prima fra tutte l’Arena. A ispirare la reception, poi, sono stati proprio gli archi dell’anfiteatro romano insieme a quelli del balcone della casa di Giulietta, altro simbolo della città. E proprio William Shakespeare, autore della celebre tragedia dedicata ai due innamorati, ha ispirato, invece, l’utilizzo di una scenografia teatrale, con i suoi drappeggi e le “ali” laterali del palcoscenico, come sfondo dei banchi del check-in.

La reception dell’Hotel Indigo Verona – Grand Hotel Des Arts

L’Arya Bar & Mixology, perfetto per un drink d’autore, si ispira, invece, alle gallerie d’arte e alle mutevoli scenografie teatrali con tanto di bancone decorato con cornici riciclate di quadri antichi, mentre la sala delle colazioni offre un mirabile alternarsi di opere d’arte alle pareti per iniziare la giornata in bellezza. Non mancano i riferimenti all’arte anche nelle camere, con testate del letto riccamente decorate e ispirate a varie opere e artisti, in base alla tipologia. Se nelle camere Standard lo stile è audace e la forma delle testate è ripresa dalla merlatura a forma di cuore del ponte di Castelvecchio, in quelle Premium il richiamo è agli affreschi paesaggistici del Veronese, omaggio agli acquerelli che si trovano nella Villa Barbaro a Maser, in provincia di Treviso, Patrimonio dell’Umanità Unesco. Nelle Suite, invece, la forma delle imponenti testiere ricorda il motivo decorativo del balcone di Giulietta.

Una delle camere Premium dell’Hotel Indigo Verona – Grand Hotel des Arts

Verona, con la sua Grande Bellezza, è pronta a stupire i suoi ospiti. Dall’Arena, simbolo mondiale di musica e cultura, alla Casa di Romeo e Giulietta, fino alle maestose piazze medievali – come Piazza delle Erbe – e le chiese in stile romanico. Passeggiando sui suoi scenografici ponti sull’Adige, o tra le Arche Scaligere e la Torre dei Lamberti. Tutte meraviglie con cui arricchire la vista e l’anima, per ripartire migliori.

Per info: indigovenice.comindigoverona.com

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Autunno a Gran Canaria: scampoli d’estate a poche ore di volo dall’Italia

Spiagge chilometriche dalla sabbia finissima in cui affondare i piedi, vento caldo ad accarezzare la pelle, dune dorate che sfumano nel mare. Non è il ricordo delle vacanze appena finite, ma il panorama che offre Gran Canaria, in pieno autunno, a chi desidera ancora uno scampolo d’estate. 

Un clima sempre mite e un’atmosfera da vacanza esotica con la sicurezza di un paese europeo sono un richiamo più che allettante per chi non è ancora pronto per le giornate più corte, l’aria fredda del mattino e l’ombrello sempre a portata di mano. E lo sono ancora di più se si pensa che l’isola dell’arcipelago spagnolo è oggi anche più facilmente raggiungibile dall’Italia, grazie ai nuovi voli della compagnia Binter, da Torino e da Venezia: bastano poche ore di aereo e ci si ritrova in estate.

Ad attendere chi atterra nell’aeroporto internazionale di Gran Canaria – il più grande dell’arcipelago spagnolo – c’è un “continente in miniatura”: in 1560 km2 si possono scoprire spiagge infinite dall’accesso sempre libero e montagne che “bucano” le nuvole, canyon scavati dai fiumi, un deserto in miniatura (le dune di Maspalomas) e folti boschi di pino canario, che cresce solo qui. Una natura talmente rigogliosa  e un ecosistema tanto variegato che il 46 per cento del territorio dell’isola è stato riconosciuto, nel 2005, Riserva della Biosfera dell’Unesco. Un piccolo paradiso in terra da esplorare in lungo e in largo.

La costa, tra sport e relax

Con i suoi 60 chilometri di spiagge su 263 di costa, trovare il luogo in cui sdraiarsi al sole è un gioco da ragazzi: se l’obiettivo è farsi abbracciare dalla sabbia, sentendosi come nel deserto ma guardando il mare, il posto ideale è Maspalomas, sulla costa sud dell’isola. Qui, alle spalle di hotel, ristoranti, negozi di souvenir e una vivacissima vita notturna, si stendono le distese di sabbia delle Dune di Maspalomas, una riserva naturale formata da tre ecosistemi: il Palmeral, la Charca e le Dunas. Tappa di ristoro per diverse specie migratorie, la riserva si distingue per gli enormi campi di dune di sabbia, modellate dal vento che soffia dall’oceano e che dona loro sempre forme nuove, dando proprio l’impressione di essere nel deserto. 

A dominare tutto, dal promontorio, è il Faro – la cui luce fu accesa la prima volta nel febbraio 1890 – e che divide la Playa de Maspalomas dalla Playa del Inglés. Ampia, ben servita e attrezzata, è la preferita dalle famiglie con bambini che qui trovano tanto spazio per giocare in sicurezza, e dagli sportivi, soprattutto surfisti che cavalcano le onde dell’oceano in una zona meno bazzicata dai bagnanti. 

I surfisti frequentano volentieri anche Playa de Las Canteras, la più grande spiaggia urbana di Gran Canaria, dove ci si può anche iscrivere a una delle numerose scuole di surf. Las Canteras è la perla di Las Palmas de Gran Canaria, capoluogo dell’isola, dove è bel tempo 12 mesi l’anno: a due passi dal centro città, dai negozi, dagli hotel, ma anche dai monumenti e dai luoghi d’interesse culturale, è una lingua di sabbia infinita su cui rilassarsi, davanti a un mare cristallino in cui immergersi per nuotare, fare snorkeling, o lanciarsi con il surf.

Natura e archeologia, la ricchezza nascosta all’interno

Gli amanti dell’avventura, quelli per cui il mare è soprattutto un elemento naturale da conoscere e rispettare, sceglieranno, invece, la Playa de Güi Güi, sulla costa occidentale dell’isola: una distesa di nera sabbia vulcanica che si affaccia su un angolo di Atlantico solitamente calmo e che si raggiunge solo in barca o a piedi, superando anche tratti accidentati. Sarà un po’ faticoso arrivarci, ma la spiaggia mai affollata, l’acqua cristallina e il panorama, soprattutto al tramonto, ripagheranno della fatica. 

La Playa de Güi Güi si trova all’interno di una riserva naturale speciale, nella quale crescono specie vegetali endemiche ed esclusive come il Cabezòn, e nidificano diverse famiglie di volatili, alcune delle quali anche in via d’estinzione. Ma su tutta Gran Canaria si estendono parchi, paesaggi protetti e monumenti naturali. Luoghi che spesso, oltre ad affascinare per la grandiosità della natura, hanno anche una rilevanza storica. Come la Valle di Guayadeque, un monumento naturale che separa fisicamente i comuni di Ingenio e Agüimes, nella quale si possono ammirare, immerse nella rigogliosissima flora dell’isola, le casas cuevas, antiche case rupestri in cui sono stati trovati numerosi resti archeologici risalenti all’epoca pre-ispanica. O come il Risco Caido, inserito nel 2019 tra i beni patrimonio UNESCO dell’Umanità: ritenuto un osservatorio astronomico e un santuario dedicato alla fertilità, è un complesso di 21 grotte scavate nella roccia al cui interno si verifica un fenomeno di luci che secondo gli studiosi funzionava, per i popoli primitivi, da calendario. 

Gli appassionati di trekking, invece, non perderanno il Roque Nublo, uno dei fiori all’occhiello dell’isola: la vetta che attraversa le nuvole, di origine vulcanica, si innalza al centro dell’isola per 1813 metri sul livello del mare. Gli aborigeni la utilizzavano come luogo di culto, oggi è area naturale protetta e parco rurale, nel quale inoltrarsi a piedi attraverso sentieri da cui ammirare il panorama circostante: le grandi dighe di Las Niñas, Chira e Soria, le località di Artenara e Acusa, la caldera di Tejeda, Llanos de La Pez e Pozo de Las Nieves.

Non esiste, infatti, solo il binomio “isola-mare”: perché se è vero che i 60 chilometri di spiagge libere e le emozionanti variazioni di colore dell’acqua sono un’innegabile attrazione, le possibilità offerte dal lato “montano” dell’isola sono infinite e sorprendenti. Non solo per gli appassionati di hiking e trekking, ma anche per gli amanti degli sport che potranno correre su piste di trail running che si incuneano tra boschi, steppe e creste vulcaniche (come Las 3 Presas nel sud dell’isola, o il percorso di San Mateo, nel nord est di Gran Canaria), affrontare in mountain bike le salite e discese dei circuiti che portano dalla costa verso l’interno, o sfidare le pareti vulcaniche ideali per l’arrampicata (la principale nel Parco Naturale di Tamadaba, nel nord, vicino al villaggio di Artenara). 

Secoli di storia su un lembo di terra emersa 

Ma l’autunno a Gran Canaria vuol dire anche potersi godere passeggiate per le strade che conservano un’atmosfera antica e rilassata, cenare in ristoranti all’aperto in serate ancora calde, scoprire la storia a cavallo tra Europa, Africa e Americhe – spesso ancora troppo sconosciuta – senza l’incubo di code, calca e assembramenti. Fu proprio qui, infatti, a Gran Canaria, che Cristoforo Colombo fece tappa, dopo aver lasciato l’Europa, per rifornire le tre caravelle di approvvigionamenti prima di partire per le Indie: vi si fermò per un mese, e alloggiò nel capoluogo Las Palmas de Gran Canaria in una casa che oggi è diventata un museo aperto al pubblico.

All’arrivo di Colombo, l’isola era già stata colonizzata dagli Spagnoli, ma fu dopo la scoperta dell’America che, per la sua posizione strategica, diventò tappa obbligata negli itinerari di navigatori, avventurieri e commercianti di tutto il mondo allora conosciuto. Le loro impronte culturali sul territorio si sono aggiunte e mescolate a quelle lasciate delle tribù aborigene che abitavano questi luoghi prima della colonizzazione, regalando così all’isola una varietà di testimonianze storiche e architettoniche difficile da ritrovare con questa concentrazione. 

Ecco perché, in pochi chilometri, si passa dalle testimonianze pre-ispaniche trovate nelle case rupestri di Guayadeque alla cattedrale gotica di Santa Ana a Las Palmas di Gran Canaria (iniziata a costruire nel 1504); dalla necropoli di Maipés de Agaete (un eccezionale parco archeologico di epoca aborigena che ospita  tombe risalenti a oltre 1300 anni fa) al Gabinete Literário, edificio in stile modernista della fine del XIX secolo, considerato monumento storico artistico di interesse per la Comunità autonoma delle Isole Canarie, dove oggi si organizzano convegni, eventi e attività divulgative; da Puerto de Mogán, considerata la “Venezia delle Canarie” per il suo fitto reticolo di canali nella parte bassa della cittadina e i suoi ristoranti all’aperto, al Mercato del Porto, di Las Palmas de Gran Canaria, edificio modernista costruito nel 1891 su progetto di Gustave Eiffel (lo stesso della torre di Parigi), che  ha tuttora funzione di mercato, e dove è possibile anche acquistare prodotti tipici canari (come il Chorizo  – il salame piccante di Teror – o il Queso de flor).

Gran Canaria: destinazione sicura 

Gran Canaria è un piccolo universo nel quale tante culture, tanta storia e tanta vita si sono incrociate nel corso dei secoli, e che ha fatto proprio di questo melting pot la sua cifra distintiva. È un luogo in cui sentirsi circondati da un’atmosfera esotica e accogliente, pur con la sicurezza di “sentirsi a casa”, in Europa. Ed è anche una destinazione sicura in questi mesi in cui l’emergenza Covid non è ancora finita. 

Se già durante il periodo più duro di pandemia, Gran Canaria e le altre isole dell’arcipelago hanno avuto un tasso d’incidenza bassa rispetto ad altre zone della Spagna ed europee, oggi le isole sono ancora più sicure, anche grazie alle strettissime misure igienico sanitarie adottate nel settore turistico. La stessa compagnia Binter ne è un esempio, perché non si limita a seguire rigorosamente le normative di sicurezza nazionali e internazionali, ma ha aggiunto anche altre misure, per assicurare a passeggeri ed equipaggio voli sempre “sani” (anche per l’ambiente, grazie a una flotta di aerei di costruzione recente, poco inquinanti) e senza rischi, con comode rotte da Torino e da Venezia. Così l’unico pericolo che si corre, andando a Gran Canaria, diventa quello di non voler tornare più a casa. 

 

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Il festival IT.A.CÀ debutta in Sardegna: escursioni e laboratori all’insegna della sostenibilità

Per la prima volta IT.A.CÀ, il festival di turismo responsabile di cui DOVE è media partner, arriva anche in Sardegna. Dopo l’esordio, per l’estate 2021, in Emilia Romagna, la kermesse riparte in autunno in modalità diffusa, con tappe che si svolgono in contemporanea in tutta Italia, da nord a sud.

Dal Trentino al Salento, passando per le Marche, fino alla Sardegna, il Festival attraversa l’intera penisola con una serie di attività che portano i partecipanti a riappropriarsi del “diritto di respirare”, filo conduttore di questa edizione 2021.

Riparte IT.A.CÀ, il festival del turismo responsabile edizione 2021. Il tema? Tornare a respirare

La prima volta in Sardegna di IT.A.CÀ

Il festival sbarca sull’isola il 24 settembre e qui resta fino al 3 ottobre. L’autunno è anche il periodo più bello per visitare la regione e andare alla scoperta non solo della costa ma anche delle zone interne.

Tra le escursioni proposte da IT.A.CÀ in Ogliastra c’è il Trenino Verde che, con i suoi vagoni d’epoca, accompagna i partecipanti dalla costa di Arbatax fino a Gairo, nell’entroterra, facendo tappa nelle stazioni dei borghi più suggestivi che s’incontrano lungo la strada, ma anche il trekking nel territorio di Lanusei.

Non mancano, convegni, laboratori (tra cui quello di cucina sarda, il 25 settembre a Jerzu) e degustazioni (da non perdere quella dell’olio a Lanusei il 30 settembre) per assaporare lentamente, attraverso tutti i sensi, le meraviglie che questa terra ha da offrire.

Da bloccare in agenda, sabato 2 ottobre, quando si potrà fare l’esperienza unica della Transumanza, seguendo un pastore e il suo gregge, condividendone i pasti e aiutandolo a svolgere i compiti quotidiani, secondo la tradizione.

IT.A.CÀ 2021, le iniziative diffuse

Chi resta “in continente” può seguire tutte le altre iniziative che attraverseranno l’Italia da nord a sud. Così mentre in Trentino, fino al 26 settembre, si “respira la natura” con immersioni nella foresta (a Folgaria e a Tre Ville), pedalate lungo il Brenta e camminate nella notte (a Novaledo), in Lombardia, nell’Oltrepò Pavese, fino al 3 ottobre lo sguardo è rivolto al cielo (con un’escursione guidata all’Osservatorio astronomico di Ca’ del Monte, il 26 settembre), alla terra (con una passeggiata nei vigneti di Montalto Pavese, sempre il 26) e all’essere umano, con appuntamenti legati alla salute (è dedicato al caso Fibronit il convegno di venerdì 24 settembre a Broni), al wellness (da segnare in agenda l’appuntamento Respirare il 2021, di domenica 26 a Salice Terme) e al turismo del benessere (con il convegno di domenica 3 ottobre a Fortunago, inserito nell’elenco dei Borghi più belli d’Italia).

Nel frattempo, nel weekend 24-26 settembre, sui colli di Pesaro Urbino si terrà una tre giorni dedicata al “respiro verde”: è la tappa al Sasso Simone e Simoncello, nella quale si andrà alla scoperta dell’unico parco interregionale in Italia che abbraccia Marche, Emilia Romagna e Toscana.

A ottobre, poi, il festival toccherà anche la Puglia, la Campania, il Piemonte e la Liguria, fermandosi ancora in Lombardia a Brescia. Il calendario con il programma completo delle attività è su festivalitaca.net

Tutti gli eventi si tengono nel pieno rispetto delle norme anti-Covid19

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Lussemburgo: itinerari tra foreste, vigneti e castelli. Come in una fiaba

Al centro dell’Europa, incastonato tra Belgio, Francia e Germania, batte un cuore verde: è il Lussemburgo, l’ultimo Granducato al mondo, che fuori dalla capitale, centro nevralgico dell’Unione Europea, svela agli occhi dei visitatori un vero e proprio paesaggio da fiaba: fiumi e laghi cristallini in cui fare il bagno o pescare, colline scoscese ricoperte di aceri, antichi castelli immersi in foreste di felci. Dalla capitale e i suoi dintorni, con la regione del Moselle e i suoi vigneti, fino alle Ardenne, a nord, il Lussemburgo è un susseguirsi di paesaggi diversi e suggestivi che – come suggeriscono i lussemburghesi stessi – possono essere apprezzati soprattutto muovendosi a piedi. 

Sono tante, del resto, le rotte escursionistiche – di varia difficoltà – presenti nel Paese: percorsi ad anello da fare in un giorno, percorsi di più giorni con rientro al punto di partenza, e itinerari più lunghi da scegliere se si ha a disposizione più tempo. Ai piedi degli hikers si srotola una rete nazionale di sentieri che copre l’intero territorio: vie di collegamento che permettono di incrociare le città e i villaggi più importanti del Paese, e in alcuni casi anche di “sconfinare” in Francia o in Germania.

Un’immersione nella natura che si trasforma anche in un’occasione culturale, alla scoperta di un Paese piccolo di dimensioni ma ricco di opportunità.

Moselle: itinerari di un giorno nella natura del Lussemburgo

A sud est di Luxembourg city si stende la regione della Moselle, il fiume che attraversa Francia, Germania e Lussemburgo, segnandone il confine meridionale. È su questo fiume che nel 1985, a Schengen, fu firmato il Trattato che ora ci permette di viaggiare liberamente in Europa. E un inno all’Europa unita è anche il sentiero ad anello che partendo proprio da Schengen – che andrebbe visitata anche solo per il Museo dell’Europa  scavalca il confine di Francia (incrociando il villaggio vinicolo di Contz-les-Bains) e Germania, e permette di attraversare ben tre paesi europei in sole tre ore, scoprendo vallate ricoperte di vigneti e frutteti, intricate foreste di faggi (nella riserva naturale Strombierg), cave di gesso e oltre 70 specie di volatili.

Flora e fauna si possono ammirare anche nella riserva naturale Haff Réimech,  imparando a conoscerle (e riconoscerle) nel vicino centro di conservazione della natura Biodiversum, futuristica struttura costruita su un’isola creata artificialmente, che ospita mostre temporanee sui temi della sostenibilità e studi sulla riserva stessa, e funge anche da centro di coordinamento per visite guidate e attività di osservazione. 

Attraverso una riserva naturale, quella di Manternacher Fiels, passa anche il sentiero del sogno, un percorso ad anello di 9,6 Km che fa capo a Manternach. Tra facili salite e discese, si incontrano pascoli e frutteti, formazioni calcaree (come il Michelslay) e foreste, e ci si imbatte all’improvviso in vigneti costellati di antichi mulini. 

I vigneti del resto, sono la caratteristica di questa regione, l’unica zona vinicola del Lussemburgo, dove si coltivano Pinot nero e bianco, Chardonnay, Auxerrois e Gewürztraminer, che si possono degustare durante tour mirati nelle cantine e nelle tenute. Come quelli organizzati lungo il Sentiero Vino e Natura che parte da Ahn e procede per 9 km inoltrandosi prima nella foresta di gole lungo il Donverbach, poi tra i vigneti e cantine per imperdibili degustazioni,  e ancora tra le formazioni rocciose e  i bossi della riserva naturale di Palmberg, ricca di di orchidee selvagge. 

Un mix di natura e sapori che sarà facile da realizzare (la zona dista meno di 20 chilometri da Luxembourg city, dove si può rientrare in giornata) e difficile da dimenticare. 

Mullerthal Trail: un weekend in cammino

Difficile da dimenticare sarà sicuramente anche un weekend nel Mullerthal, la cosiddetta “Piccola Svizzera del Lussemburgo”. Accostato al paese elvetico per via del suo territorio collinare nel quale si alternano foreste e pascoli, in realtà il Mullerthal, che si trova a est, sul confine con la Germania, riserva molte più sorprese. Percorrendolo, si scopre un vero e proprio piccolo paradiso, fatto di originalissime formazioni rocciose create dall’erosione del suolo, falesie e burroni, attraversati da torrenti e ruscelli immersi in una vegetazione rigogliosa.

Un luogo fiabesco e fuori dal tempo, come la città più importante della regione, Echternach, che è anche la più antica di tutto il Lussemburgo. Sorto intorno all’Abbazia benedettina nel 700, il borgo di Echternach, tuttora circondato dalle mura medievali, piccolo e raggiungibile gratuitamente con il treno da Luxembourg City, è il punto d’appoggio ideale per chi ha voglia di esplorare la regione.

Da qui infatti si dipana una rete di sentieri escursionistici più lunghi di quelli del Moselle, che sono l’ideale per chi non si accontenta di escursioni di poche ore ma non ha abbastanza tempo per affrontare itinerari di hiking più lunghi. Il Mullerthal Trail, composto di tre diversi tracciati, è complessivamente di 112 km e permette di raggiungere in poche tappe tutte le più importanti attrazioni della regione: il Castello di Beaufort, con le rovine medievali e il palazzo rinascimentale (ora temporaneamente chiuso), dove si produce il celebre liquore Cassero; il canyon dei lupi, rifugio degli animali, e la grotta Huel Lee, dove in passato si tagliavano le pietre per fare le macine per i mulini;  il mulino “Heringer Millen”, ancora funzionante e temporaneamente chiuso, dove viene testato persino l’abbigliamento da trekking; la piccola cascata Schéissendëmpel; la città di Berdorf, nota non solo per i suoi meravigliosi panorami ma anche per il suo formaggio. 

Éislek, le Ardenne lussemburghesi: itinerari nel nord 

Per chi vuole unire le immersioni nella natura alle vacanze active, senza dimenticare un tuffo nella cultura  la meta ideale è invece la regione dell’Éislek, le Ardenne lussemburghesi, nel nord del Paese. Qui infatti non ci sono “solo” due grandi parchi naturali (il Parco Naturale di Haute-Sûre e il Parco Naturale dell’Our), profonde vallate e altipiani ricoperti di foreste di conifere e latifoglie, che rendono le passeggiate più avventurose, ma anche pittoreschi villaggi e imponenti castelli che testimoniano l’importanza di questa regione in epoca medievale.

Come il castello di Bourscheid, considerato la più grande fortezza del Lussemburgo, costruito intorno al X secolo. O come il più noto castello di Clervaux, nel cuore della regione: abbarbicato su una roccia, il maniero domina la città ai suoi piedi dal 1400 e oggi, oltre che visitabile, è sede di una importante esposizione permanente: La famiglia dell’Uomo, mostra fotografica del pittore lussemburghese Edward Steichen, inserita nel registro mondiale della memoria dell’Unesco.

Percorrere questa regione a piedi è il modo migliore per conoscerla a fondo, essendo coperta da una rete di sentieri strutturata per soddisfare tutte le esigenze (da quelle delle famiglie con bambini a quelle degli escursionisti più esperti pronti ad affrontare percorsi più complessi) e in grado di raggiungere tutti i punti più interessanti sia dal punto di vista naturalistico che storico.

Il percorso più raccomandato e completo, da scegliere se si hanno più giorni di tempo, è l’Escapardenne, un tracciato transfrontaliero di 158 km che collega Ettelbruck, in Lussemburgo, a La Roche-en-Ardenne, in Belgio, attraversando città, villaggi, parchi naturali, boschi e prati, e permettendo di incontrare animali di tutti i tipi, dalle mucche ai cervi. Il sentiero, certificato “Leading Quality Trail – Best of Europe” dalla European Hiking Association, è strutturato in due parti: il Lee trail, di 52 km e tre tappe, e l’ Éislek trail di 106 km divisi in cinque stazioni. 

Raggiungere i punti di partenza di tutti questi sentieri arrivando dall’Italia è molto semplice: basta atterrare a Lussemburgo, la capitale, e poi muoversi in treno, che in tutto il paese è gratuito anche per i non residenti. 

Tutte le informazioni si possono trovare non solo sul sito dell’ente del turismo visitluxembourg.com e sulla rivista gratuita Luci, ma anche sulla App Visitlux, per Ios e Android, dove si possono trovare itinerari, suggerimenti, visite guidate con relativi orari, e persino le previsioni meteo.

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Civic Places: il 20 settembre si chiudono le candidature ai “luoghi del noi”. Avete partecipato?

Da qualche mese si è aperta la sfida per i 10 Civic Places, i cosiddetti “luoghi del noi”, più importanti d’Italia.

Di cosa si tratta? “I Civic Places sono luoghi in cui è viva la testimonianza di un’esperienza che ha inciso nella società in cui è nata e cresciuta. Spazi in cui è accaduto o accade tuttora qualcosa d’importante che ha costruito legami e ispira l’impegno civico dei cittadini”, spiega Gianluca Salvatori, Segretario Generale della Fondazione Italia Sociale. “Li chiamiamo i luoghi del noi perché testimoniano un impegno collettivo e comunitario verso la costruzione del bene comune. Sono luoghi con una storia che guarda al futuro.  Posti che hanno  fascino e  capacità di evocare eventi e ispirare chi vi transita, e, soprattutto, luoghi che si possono vivere, fruire, sperimentare”.

L’ultima data utile per proporre il proprio luogo civico del cuore è il 20 settembre. Finora sono arrivate un centinaio di candidature, ma i giochi sono ancora aperti: “Oggi più che mai abbiamo bisogno di tornare a vivere gli spazi che ci fanno capire davvero i valori che ci tengono insieme”, sottolinea Salvatori.

Leggi anche Civic Places: i luoghi del noi segnalati da voi. Arriva la mappa dei luoghi civici da valorizzare

Civic Places e i suoi sostenitori

Il progetto Civic Places punta alla riscoperta del valore del civismo attraverso l’immediatezza visiva e la concretezza di un luogo. Promosso da Fondazione Italia Sociale, insieme a Touring Club Italiano, SkyTG24 e SEC Newgate, dal momento della sua nascita a oggi ha già coinvolto altri sostenitori importanti, oltre alla nostra redazione di Dove che li segue nelle varie tappe dal primo giorno. Eccoli: Artefice Group, ACLI Lombardia, Avanzi, Class Editori, Comitato Nazionale Housing Sociale, Fondazione Adriano Olivetti, Italo, Labsus, Lo Stato dei Luoghi, Museimpresa, Stendhapp. Nel frattempo, al comitato di valutazione che selezionerà i Civic Places si è unito anche Beniamino De Liguori Carino, segretario generale di Fondazione Adriano Olivetti.

Il 15 settembre alle 11.00 la “info session” per le candidature last minute

Mercoledì 15 settembre alle ore 11, si terrà sulla piattaforma Zoom una “info session” per ripercorrere le caratteristiche dei Civic Places e rispondere a tutti i dubbi e richieste di chiarimento per quanto riguarda le ultime candidature.

Come candidare un luogo? Semplice basta compilare il modulo online entro il 20 settembre 2021.

Info: becivic.it

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In Slovenia alle terme, tra acque curative, parchi e trattamenti. Per rigenerare corpo e mente

Saune, parchi acquatici, piscine naturali, vasche idromassaggio. Per chi cerca una vacanza a tutto relax e benessere, per rigenerare non solo il corpo ma anche la mente e lo spirito, in Slovenia non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Tra i Paesi europei con la più ampia offerta di destinazioni termali, la Slovenia ha il vantaggio di offrire Spa e centri benessere aperti 365 giorni l’anno. Non esiste condizione climatica, insomma, che possa rovinare il viaggio: che sia estate o inverno, autunno o primavera, al di là del confine italiano, poco dopo Trieste, ci sono ovunque centri con piscine indoor e outdoor, garanzia di un’esperienza wellness di qualità in ogni periodo dell’anno.

Slovenia, dove la cura di sé è un fattore culturale

La Slovenia, da sempre, è terra di acque curative. Lo era già ai tempi degli Antichi Romani – ci sono terme che risalgono al 39 d.C – e il fatto che, nei secoli, personaggi come Napoleone Bonaparte o l’Imperatore austroungarico Ferdinando ci andassero con frequenza è segno di quanto la ricerca e il mantenimento del benessere siano parte integrante della cultura di questo Paese. Oggi più che mai.

L’ultimo anno e mezzo, infatti, è stato difficile per tutti. Prendersi cura di sé, per molte persone, è diventata una necessità, anche in vacanza, soprattutto per rafforzare il sistema immunitario e dedicarsi alla propria salute psico-fisica.

In Slovenia alle terme. A qualunque età

Le aree del Paese con la più ampia offerta wellness sono due: la Slovenia Pannonica Termale e la Slovenia Mediterranea. Ciò non significa che nelle altre zone manchino centri benessere, naturali e non solo. Al contrario, la lista è lunghissima. Ci sono le Terme di Čatež, per esempio, che vantano il maggior numero di piscine coperte e scoperte di tutta la Slovenia. Ma anche le terme Šmarješke Toplice, tra le prime del Paese a unire i servizi wellness con le più recenti scoperte della medicina tradizionale. E ancora: le terme Olimia, dall’architettura ultra moderna progettata in armonia con la natura, e le Rimske Terme, tra le più antiche della Slovenia.

A distinguere le une dalle altre, però, non è solo la localizzazione. La varietà di pubblico cui sono destinati, infatti, è la principale caratteristica dei centri termali sloveni. Il principale pregio delle strutture è quello di rivolgersi a persone di tutte le età e con varie caratteristiche: famiglie con bambini, anziani, ma anche coppie, single e gruppi di amici. Per ogni categoria ci sono trattamenti su misura, in modo da andare incontro alle necessità più disparate, toccando punte di originalità (tra le saune, ad esempio, ci sono, oltre alle tradizionali, quelle al miele, al ghiaccio e persino al vino).

Salute, divertimento, coccole: un centro termale per ogni necessità

E se da una parte non mancano, in Slovenia, i centri termali con programmi medici per alleviare le diverse patologie – fondamentali, in questo caso, le proprietà curative delle acque, dei fanghi salini e dell’aerosol -, dall’altra sono tanti i parchi acquatici in grado di far divertire grandi e piccini grazie a scivoli, rapide e cascate. Anche chi ha come obiettivo semplicemente quello di concedersi del tempo per sé, non resterà deluso: abbondano i programmi cosmetici, di rilassamento e benessere, integrati spesso con quelli di selfness, in cui viene messa al centro la ricerca del proprio equilibrio. Il tutto, nel rispetto assoluto degli standard europei in materia di igiene, salute e sicurezza.

E se le terme non dovessero bastare, non mancano le opzioni per rendere ancor più ricca e stimolante la vacanza. Solleticando il palato, magari, nel ristorante di qualche chef stellato – in Slovenia ce ne sono sei – o privilegiando un’attività outdoor, dal rafting sul fiume alla passeggiata a cavallo. Un’occasione per mettere davvero al centro se stessi, in tutta la propria complessità.

Per info: slovenia.info

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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In Slovenia alle terme, tra acque curative, parchi e trattamenti. Per rigenerare corpo e mente

Saune, parchi acquatici, piscine naturali, vasche idromassaggio. Per chi cerca una vacanza a tutto relax e benessere, per rigenerare non solo il corpo ma anche la mente e lo spirito, in Slovenia non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Tra i Paesi europei con la più ampia offerta di destinazioni termali, la Slovenia ha il vantaggio di offrire Spa e centri benessere aperti 365 giorni l’anno. Non esiste condizione climatica, insomma, che possa rovinare il viaggio: che sia estate o inverno, autunno o primavera, al di là del confine italiano, poco dopo Trieste, ci sono ovunque centri con piscine indoor e outdoor, garanzia di un’esperienza wellness di qualità in ogni periodo dell’anno.

Slovenia, dove la cura di sé è un fattore culturale

La Slovenia, da sempre, è terra di acque curative. Lo era già ai tempi degli Antichi Romani – ci sono terme che risalgono al 39 d.C – e il fatto che, nei secoli, personaggi come Napoleone Bonaparte o l’Imperatore austroungarico Ferdinando ci andassero con frequenza è segno di quanto la ricerca e il mantenimento del benessere siano parte integrante della cultura di questo Paese. Oggi più che mai.

L’ultimo anno e mezzo, infatti, è stato difficile per tutti. Prendersi cura di sé, per molte persone, è diventata una necessità, anche in vacanza, soprattutto per rafforzare il sistema immunitario e dedicarsi alla propria salute psico-fisica.

In Slovenia alle terme. A qualunque età

Le aree del Paese con la più ampia offerta wellness sono due: la Slovenia Pannonica Termale e la Slovenia Mediterranea. Ciò non significa che nelle altre zone manchino centri benessere, naturali e non solo. Al contrario, la lista è lunghissima. Ci sono le Terme di Čatež, per esempio, che vantano il maggior numero di piscine coperte e scoperte di tutta la Slovenia. Ma anche le terme Šmarješke Toplice, tra le prime del Paese a unire i servizi wellness con le più recenti scoperte della medicina tradizionale. E ancora: le terme Olimia, dall’architettura ultra moderna progettata in armonia con la natura, e le Rimske Terme, tra le più antiche della Slovenia.

A distinguere le une dalle altre, però, non è solo la localizzazione. La varietà di pubblico cui sono destinati, infatti, è la principale caratteristica dei centri termali sloveni. Il principale pregio delle strutture è quello di rivolgersi a persone di tutte le età e con varie caratteristiche: famiglie con bambini, anziani, ma anche coppie, single e gruppi di amici. Per ogni categoria ci sono trattamenti su misura, in modo da andare incontro alle necessità più disparate, toccando punte di originalità (tra le saune, ad esempio, ci sono, oltre alle tradizionali, quelle al miele, al ghiaccio e persino al vino).

Salute, divertimento, coccole: un centro termale per ogni necessità

E se da una parte non mancano, in Slovenia, i centri termali con programmi medici per alleviare le diverse patologie – fondamentali, in questo caso, le proprietà curative delle acque, dei fanghi salini e dell’aerosol -, dall’altra sono tanti i parchi acquatici in grado di far divertire grandi e piccini grazie a scivoli, rapide e cascate. Anche chi ha come obiettivo semplicemente quello di concedersi del tempo per sé, non resterà deluso: abbondano i programmi cosmetici, di rilassamento e benessere, integrati spesso con quelli di selfness, in cui viene messa al centro la ricerca del proprio equilibrio. Il tutto, nel rispetto assoluto degli standard europei in materia di igiene, salute e sicurezza.

E se le terme non dovessero bastare, non mancano le opzioni per rendere ancor più ricca e stimolante la vacanza. Solleticando il palato, magari, nel ristorante di qualche chef stellato – in Slovenia ce ne sono sei – o privilegiando un’attività outdoor, dal rafting sul fiume alla passeggiata a cavallo. Un’occasione per mettere davvero al centro se stessi, in tutta la propria complessità.

Per info: slovenia.info

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Slovenia: una vacanza di gusto, tra sapori locali e piatti stellati

Al confine con l’Italia, c’è un Paese europeo che sembra fatto su misura per chi desidera una vacanza alla scoperta del buon cibo e dei nuovi sapori: è la Slovenia.

Prova ne è che persino gli ispettori Michelin hanno deciso di includere la Slovenia nella celebre guida francese, da un anno a questa parte. Dal 2020, infatti, sono ben sei i ristoranti stellati del Paese: uno con due stelle e cinque con una.

In Slovenia, tra buon cibo e sostenibilità

Tra i territori più all’avanguardia dal punto di vista culinario, la Slovenia sorprende non solo per la qualità dei piatti della sua cucina ma, soprattutto, per il profondo rispetto, anche in ambito gastronomico, del suo territorio. Una vera e propria filosofia nazionale, applicata a ogni settore.

In Slovenia raccogliere e utilizzare ingredienti freschi dai campi e dagli orti vicini non è semplicemente una tendenza, è uno stile di vita da sempre orientato alla sostenibilità che è ormai diventato parte integrante della cultura. È prassi, per esempio, che spezie ed erbe aromatiche utilizzate nei ristoranti provengano dal prato più vicino; che funghi e altri frutti di bosco vengano raccolti nelle foreste locali; che latte e latticini arrivino dalle montagne slovene e il miele dagli alveari degli apicoltori locali… In altre parole: ristoratori e produttori collaborano a stretto contatto a tutela del gusto e del patrimonio agroalimentare della Slovenia.

Non è un caso che questa terra, a nord est dell’Italia, sia stata eletta Regione Europea della Gastronomia 2021. Un riconoscimento che celebra il legame tra le colture sostenibili e coltivate a km zero e la creatività degli chef locali. Ana Roš, Miglior Chef Donna al mondo nel 2017 e ambasciatrice del premio, ha commentato: “Il nostro cibo è come la Slovenia: diverso e interessante”. Una varietà preziosa, valore in più per chi è alla ricerca di una vacanza all’insegna del gusto.

Slovenia: regione che vai, prelibatezze che trovi

Sono più di 400 i prodotti alimentari tipici sloveni e ogni regione – se ne contano 24, in aggiunta a 3 regioni vinicole – ha le sue peculiarità. Quattro le macroaree: nella Slovenia Alpina, per esempio, si trovano tanti tipi di carne – la salsiccia della Carniola una delle più famose –  e formaggi come il mohant, il Bovec e il Tolmint. In quella Mediterranea, vicina al mare, prevalgono il pesce, in primis il branzino, e i salumi del Carso, stagionati grazie ai forti venti della Bora. La Slovenia Pannonica, terra di acque termali, è il regno dei vini e di diverse varietà di pane e olio di semi di zucca. Nella Slovenia Centrale, invece, la cucina è più cosmopolita, merito della capitale Lubjiana, crocevia di culture e melting pot di tendenze.

La Slovenia e il riconoscimento delle stelle Michelin

Se nel 2020 la Slovenia è entrata per la prima volta nella Guida Michelin, il merito è sicuramente del ristorante Hisa Franko di Kobarid, meraviglioso tempio della cucina della chef Ana Roš, premiato con due stelle. Nella stessa casa in cui, si dice, Ernest Hemingway abbia scritto Addio alle armi, sfilano sulla tavola piatti che racchiudono l’identità e i sapori di un territorio, valorizzando in modo contemporaneo la filiera produttiva locale.

In Slovenia c’è una molta attenzione e rispetto verso i prodotti del territorio (foto: Ciril Jazbec)

A seguire, sempre nel 2020, hanno ottenuto una stella Michelin ben cinque locali grazie ai loro chef creativi e innovativi: Hiša Denk (Gregor Vračko), Pri Lojzetu (Tomaž Kavčič), Vila Podvin (Uroš Štefelin), Dam (Uroš Fakuč) e Atelje (Jorg Zupan). Non solo. A questi si aggiungono i sei ristoranti premiati con lo speciale Michelin Sustainability Award Gostišče Grič (Luka Košir), Monstera bistro (Bine Volčič), il già citato Hiša Franko (Ana Roš), Gostilna Krištof (Uroš Gorjanc), Gostilna za Gradom (Davide Crisci) e Gostilna Mahorčič (Ksenija Krajšek Mahorčič) – e con il premio onorario Michelin Bib Gourmand, ricevuto da ben nove ristoranti (Etna, Ruj, Jožef, Na Gradu, Rajh, Gostilna Mahorčič, Gostilna Repovž, Gostišče Grič ed Evergreen).

Esperienze food a 5 stelle

E per chi è in cerca di esperienze davvero uniche, basta cercare Slovenia Unique Experience, il marchio assegnato dall’Organizzazione turistica slovena alle esperienze a 5 stelle più esclusive da vivere sul territorio. Naturalmente, non mancano quelle a tema food. Si può andare, per esempio, nel giardino del convento nella Valle della Savinja, insieme a esperte erboriste, alla scoperta di erbe aromatiche, oppure con il Vintage Gourmet Tour si può partecipare a un tour gastronomico di degustazione degli olii d’oliva migliori e delle tradizionali specialità culinarie istriane spostandosi a bordi di auto e pulmini d’epoca. Chi sceglie Velenje Underground, infine, potrà vivere un’incredibile esperienza gastronomica nella sala da pranzo più profonda della Slovenia, nell’omonima miniera, a 160 metri di profondità.

Per info: Slovenia.info

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