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Brescia 2021: emozioni ed esperienze tra arte e natura

«Brescia la forte, Brescia la ferrea». Così Giosuè Carducci descriveva la Leonessa d’Italia nelle sue Odi Barbare. E forte e ferrea Brescia lo è ancora, e lo ha dimostrato, ma è anche vivace, moderna, con lo sguardo rivolto al futuro e le radici ben piantate nella sua storia e nelle sue tradizioni. 

Lo raccontano le strade del centro storico, intorno all’area monumentale del Foro Romano, patrimonio Unesco, e quelle del quartiere del Carmine, un tempo zona da evitare, oggi imperdibile per il suo fermento creativo a tutte le ore del giorno. Lo racconta l’imponente Castello sul monte Cidneo, dove durante le 10 giornate di Brescia gli Austriaci si arroccarono per frenare l’insurrezione, e le stazioni della rete metropolitana, veri capolavori di architettura contemporanea. Ma soprattutto lo racconta l’atmosfera che si respira in città e che avvolge di stupore ed entusiasmo chiunque arrivi da fuori.

Ecco perché – che sia per una gita fuori porta, per un weekend o più giorni di vacanza, da programmare non appena sarà possibile tornare a viaggiare, dopo le festività – Brescia è una delle mete da mettere in agenda per l’anno nuovo. Da visitare passeggiando nel centro storico, godendosi ogni angolo e palazzo, o spostandosi nei dintorni, per una settimana bianca fuori stagione in Valcamonica, un’immersione nella natura nei vicini laghi d’Iseo e d’Idro o un tour “tra le bollicine” in Franciacorta, sui colli ricoperti di vigneti.

Il cuore di Brescia, a spasso nella storia e nell’arte 

Facile da raggiungere (in auto come in treno), Brescia è facile anche da girare. Preferibilmente a piedi o in bicicletta se si comincia dal centro storico, in un itinerario “cronologico”, che parte dal parco archeologico dell’antica Brixia – villaggio celtico su cui fu costruita la città romana – e arriva al XX secolo, in piazza della Loggia, la più cara ai bresciani, ancor più dopo l’attentato del 1974. 

Un percorso da seguire con il cuore, più che con la guida della città in mano, cercando di ascoltare le voci della Storia, narrata dai monumenti stessi. Come la Vittoria Alata, statua in bronzo icona della città, datata I secolo d.C., che a giugno 2020, dopo due anni di restauri, è rientrata “a casa”: in quel Capitolium dove era stata rinvenuta nel 1826, ma in una collocazione tutta nuova, in cui dà spettacolo di sé. 

Brescia: cosa vedere e dove andare

O come l’imperdibile complesso di Santa Giulia, lascito d’epoca longobarda, oggi Museo della città, inserito nel World Heritage dell’Unesco, al cui interno va assolutamente visitata la medievale chiesa di Santa Maria in Solario, con gli straordinari affreschi rinascimentali di Floriano Ferramola e la Croce di Desiderio tempestata di 212 gemme, il più grande manufatto di oreficeria longobarda conosciuto.

Poi accade anche che passeggiando per le vie dello shopping – corso Magenta, corso Zanardelli, via X Giornate – si finisca per approdare in piazza della Vittoria, corte medievale riprogettata durante il fascismo, oggi salvata da un triste destino di maxi-parcheggio e diventata salotto accogliente, ai piedi dello storico palazzo delle Poste e del palazzo dell’Ina, uno dei primi grattacieli d’Italia, alto 15 piani.  

Brescia, un ponte fra tradizione e innovazione

Ognuno di questi luoghi racconta la storia e lascia, in chi osserva, l’incanto di un’epoca passata ma ancora viva. Una sensazione ancora più forte se si visitano palazzi d’epoca ristrutturati e trasformati in qualcosa di completamente nuovo, pur mantenendo la loro essenza storica. Come l’antico Palazzo Martinengo da Barco, edificato nel ‘500, restaurato e adeguato per ospitare le 21 sale espositive della prestigiosa Pinacoteca Tosio Martinengo, nella quale ammirare, tra le altre, opere di Raffaello, Lotto, Canova e Hayez.

O come palazzo Martinengo-Colleoni di Malpaga, uno dei più imponenti edifici barocchi della città, che ha ospitato il tribunale fino al 2009 e oggi è stato trasformato in polo culturale che accoglie creativi digitali, artisti e giovani imprenditori nei centri Mo.Ca., Ma.co.f (spazio di ricerca sulla fotografia italiana), Idra e Makers Hub.

Ascolta il podcast: Brescia, che sorpresa

Passato e futuro si incontrano anche in una vecchia casa cantonale a pochi passi dalla stazione di Brescia: la Gare 82 (si chiama così perché dista esattamente 82 chilometri dalla stazione di Milano), una galleria d’arte diventata punto di riferimento per i creativi e gli artisti bresciani.

Così come punto di riferimento sono diventati gli Areadocks, vecchio magazzino ferroviario di via Sangervasio, unico posto in Italia scelto dalla street artist americana Colette Miller per riprodurre le sue ali d’angelo (che richiamano la Vittoria Alata), e l’associazione C.AR.M.E, Centro Arti Multiculturali e Etnosociali, che nella chiesa sconsacrata dei Santi Filippo e Giacomo, punta a riunire attori e fruitori del mondo della cultura contemporanea, promuovendo progetti che connettano Brescia ad altre realtà internazionali simili.

La chiesa sconsacrata, oggi chiamata Sala, si trova al Carmine, ex quartiere popolare riqualificato dall’inizio degli anni 2000 e considerato oggi zona di riferimento per la sua vivacità artistica e culturale: sono qui, per esempio, alcune delle sedi del Brescia Photo Festival, la rassegna internazionale di fotografia che “invade” la città a maggio ogni anno.

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Eventi e sapori nel bresciano

Proprio gli eventi sono un’altra buona ragione per programmare una visita a Brescia e i suoi dintorni. Senza aspettare la primavera o la storica Mille Miglia, la “corsa di auto d’epoca più bella del mondo” che nel 2021 partirà da Brescia il 12 maggio per farvi ritorno il 15 (ma il museo Mille Miglia è aperto tutto l’anno).

1000 Miglia, una corsa alla scoperta delle meraviglie d’Italia

Si può cominciare dal Carnevale di Bagolino, qui, maschere, “Bälärì” (Ballerini), e “Sonädùr” (Suonatori)  rinnovano ogni anno una tradizione che risale al  Cinquecento e non ha eguali in tutta Italia. Borgo medievale che guarda il lago d’Idro si raggiunge in un’ora di auto da Brescia ed è rimasto immutato nei secoli, con le sue stradine lastricate, le case in pietra e le fontanelle. 

Da non perdere, da queste parti, anche il formaggio Bagòss, presidio Slow food, un altro buon motivo per scegliere la zona del bresciano. Del resto, è impensabile non pensare a soddisfare, oltre allo spirito, anche il palato:  nel 2017, infatti, Brescia è stata insignita del titolo di Regione Europea della Gastronomia, assegnato dall’Istituto Internazionale di Gastronomia, Cultura, Arti e Turismo. Ed ecco allora in tavola i tradizionali “casonsèi”, pasta fresca ripiena di pangrattato e formaggio bagòss, i rustignì di Lumezzane, piatto contadino a base di burro, formaggio e uova, che alcuni ristoranti oggi servono in versione “elegante” come antipasto, e soprattutto il caviale di Calvisano da abbinare naturalmente a un vino Franciacorta.

Dove mangiare a Brescia e in Franciacorta: trattorie, ristoranti e cantine

Esperienze nella natura, sui laghi e in Franciacorta

Franciacorta significa buon vino, ma anche l’intero territorio in cui le blasonate bollicine note in tutto il mondo sono prodotte. Un territorio straordinario incastonato tra Brescia e il lago d’Iseo in cui inoltrarsi non solo per degustare le diverse versioni del vino nelle prestigiose cantine (molte delle quali si trovano in dimore storiche) ma anche per scoprire itinerari nella natura su e giù per le colline coperte di vitigni, lungo i cammini dei pellegrini (l’antica via Cluniacense) o nelle riserve naturali, come il Parco del Maglio, con i suoi Orti Botanici nei quali fare forest bathing, o le Torbiere del Sebino, a ridosso del lago d’Iseo. 

Lago d’Iseo: la vacanza perfetta

Da qui si può partire per un tour intorno al lago, da provare non solo con la bella stagione, visto che in inverno, le terre lacustri rivelano un fascino discreto che infonde magia in ogni luogo. Perfetto per una fuga romantica a San Valentino (da non perdere Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Italia), ma anche per chi cerca un’esperienza outdoor, all’aria aperta dopo mesi di smart working in casa: ecco allora l’antica via Valeriana da percorrere a piedi in un trekking verso Sale Marasino o, se siete allenati, anche il giro del lago in bicicletta. Arrivando, a nord, fino alle Piramidi di Zone, dette anche i “camini delle fate”: un vasto deposito morenico lasciato circa 150.000 anni fa dall’imponente ghiacciaio proveniente dalla Valle Camonica, molto interessante sia dal punto di vista geologico, sia dal punto di vista naturalistico. 

Da qui la montagna non è lontana e ci sono anche diversi comprensori sciistici da esplorare: Pezzase, Ponte di Legno, e, un po’ più su, in piena Valcamonica, Bienno. Tutte località da visitare anche in caso non si ami (o non si possa ancora) mettere gli sci ai piedi. Ma le sorprese non finiscono qui.

Maggiori informazioni su Visit Brescia, il sito ufficiale di tutta la provincia di Brescia.

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Genova, la città di mare dalle tante anime

Intrigante, fascinosa, multiforme: Genova è una città con tante anime diverse. E anche in questi mesi di chiusure offre molteplici itinerari da percorrere all’aria aperta in tutta sicurezza. Città di mare, anzitutto. E se nell’area del Porto antico riqualificato da Renzo Piano è bello camminare lungo i moli, più a levante, lungo corso Italia, la promenade dei genovesi, a Boccadasse, poetico borgo di pescatori, e a Nervi, con la romantica passeggiata a filo di scogliera e il parco monumentale, si riesce ad assaporare il gusto elegante della villeggiatura d’epoca, fra viali di palme e stabilimenti balneari, ville liberty e dimore razionaliste.

Palazzo Reale, uno dei Rolli più prestigiosi.

Genova, poi, vanta architetture e monumenti magnifici. Il suo centro storico è un dedalo di vicoli, i caruggi, crogiolo culturale che racchiude la sua anima più verace. Qui è bello perdersi fra piazzette e chiese romaniche, edicole votive e antiche botteghe attive da cento o più anni, all’ombra degli splendidi palazzi dei Rolli, oggi Patrimono Unesco, vere e proprie regge realizzate nei secoli dalle famiglie patrizie e dalla ricca borghesia mercantile e impiegati dalla Repubblica marinara per ospitare le visite di Stato.

La città inoltre è una capitale dello street food – la farinata e la panissa, i cartocci di acciughe fritte e la focaccia – e vanta una gastronomia che non ha eguali per profumi e sapori: dal pesto alla salsa di noci, dai pansotti ai ripieni e alle torte di verdure, dalla cima al cappon magro è sempre una festa per il palato.

Un piatto di trenette al pesto, emblema della cucina genovese.

Ma Genova è anche verticale e scenografica, disposta come una quinta teatrale. Le sue alture si raggiungono facilmente con funicolari e ascensori, o percorrendo a piedi le sue creuze, caratteristiche stradine con la pavimentazione in mattoni, da cui godere di viste impareggiabili. Come da Spianata Castelletto, che ha ispirato poeti e cantautori.

Per ogni altra informazione sulla città si può consultare il sito visitgenoa.it.

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Grandi viali e antichi caffé: a piedi per Torino

Il tramonto rosato sulla fabbrica diventata museo. L’acciaio e il vetro scuro della Nuvola, nuova sede Lavazza, con la Mole che, sullo sfondo, spezza l’orizzonte. Quando, poco alla volta, si tornerà a viaggiare con gioia e serenità, sarà bello rivedere l’Italia e le sue città con occhi nuovi, sorprendendoci davanti a uno skyline come lo si vedesse per la prima volta, tra prospettive e luoghi comuni da rivedere. Succederà, a Torino. Torino a cinquanta minuti di treno da Milano eppure sconosciuta. Torino sfuggente nel continuo reinventarsi, che nasconde la bellezza in un cortile, un portico, un dettaglio, un cioccolatino.

Una giornata a Torino, a fare due passi tra le varie epoche

Il consiglio è riscoprirla a piedi, su filo dei suoi viali ortogonali, dei portici e dei passage alla parigina. Tra epoche e stili che si mescolano e inseguono. Tra le piazze ridisegnate ora da aree pedonali, nuove piste ciclabili e dehors in cui la Capitale dell’auto si fa città da camminare. E se ci stanca ci sarà sempre un caffè, una cioccolateria, l’indirizzo gourmet o la piola per ritrovare l’energia.

Si può sbarcare nella nuova stazione di Porta Susa, una vertigine di vetro e acciaio, ammirare appena a sud la fuga verso il cielo del grattacielo di Intesa San Paolo firmato Renzo Piano e, poco oltre, le Ogr, Officine grandi riparazioni, spazio per l’arte e la musica, ristorante, bookshop e hub d’innovazione in una fabbrica per la riparazione dei treni di fine Ottocento: un miracolo di riconversione. Poco lontano, nel giro di pochi isolati, la Fondazione Re Rebaudengo, la Gam, la Fondazione Merz raccontano l’arte dal Novecento a oggi.

A nordovest ci si perde tra i palazzi liberty di Corso Francia, un secolo vezzoso narrato da vetrate colorate e volute di pietra, a nordest, in una Torino romana di viuzze e cortili su via Garibaldi (pausa per il bicerin di panna, cioccolato e caffè in piazza della Consolata). Fino a piazza Castello, dove danzano medioevo e barocco.

Un passo, e Porta Palazzo è la festa colorata della città popolana e multietnica, con il Mercato centrale nel Pala Fuksas come nuovo scrigno di sapori gourmand: mai provati i tagliolini al tartufo d’asporto? Sull’altro fianco di Palazzo Madama iniziano le piazze-salotto dei vecchi caffè: via Roma, piazza San Carlo, piazza Carignano, dove la Farmacia, bistrot del Cambio di chef Baronetto, colora d’ironia quello che fu il ristorante di Cavour. È l’arte di giocare con la storia.

Torino che ha voluto il Museo del cinema nella sua icona più celebre, la Mole Antonelliana. Che in un’ex scuola vicino al lungopò e al Castello del Valentino ha aperto uno dei principali poli italiani della fotografia: il Museo Camera.

Ma si può anche lasciare il centro, il passato, la città cartolina, passare la Dora e puntare ai nuovi quartieri della street art e dei workshop creativi. Dove il Museo Fico, in un ex magazzino, porta l’arte in periferia. Dove il Museo Lavazza, con lo stupefacente ristorante Condividere (concept di Ferran Adrià, arredi di Dante Ferretti), con un percorso pensato dalla Scuola Holden di Alessandro Baricco, racconta il gusto, l’Italia e un po’ anche la storia di tutti noi.

A Torino con i maghi: un evento da non perdere

Sarà vero che la Mole Antonelliana è come un’antenna che irradia energia esoterica “buona”sulla città?  Certo è che, a Torino, la magia si respira. Del resto si tiene qui dal 2019 la Masters of Magic World Convention, raduno mondiale dei maghi presieduto dal mago e star tv Walter Rolfo. Un evento che, l’8 dicembre, per il ponte dell’Immacolata, torna con Masters of Magic World Tour – digital edition: 6 ore di show, oltre 30 artisti internazionali, 7 magie segrete svelate dalla Mole.
In diretta su mastersofmagic.tv e sui social della Città di Torino e della Regione Piemonte.

Per info: turismotorino.org

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Il futuro dei viaggi e altri scenari

IL FUTURO DEI VIAGGI: CAMBIAMENTI

Quale sarà il nuovo volto dei viaggi? Lo shock mondiale della pandemia ha stravolto l’intero settore del turismo e chi per primo saprà abbracciare le nuove tendenze, anticipare i bisogni e soddisfare i nuovi desideri, vedrà una nuova luce. Ma proprio la capacità di afferrare il cambiamento senza farsi prendere dalla paura, senza guardare al passato con nostalgia e rimpianto, proprio questa visione sarà la benzina verde necessaria per ripartire verso un mondo che, piaccia o no, non sarà più quello di prima. E, perché no, magari migliore.

IL FUTURO DEI VIAGGI: NUOVI OCCHI

Sentiremo parlare sempre di più di turismo di prossimità, di necessità (che può diventare desiderio) di non allontanarsi troppo da casa, di scoprire mete insolite vicine o guardare con occhi diversi luoghi già noti.
Alcune tendenze, già nell’aria in tempi pre-Covid, ora accelerano: pensiamo all’undertourism, allo slow tourism, alla staycation, appunto. Alla voglia di trovare un senso profondo all’esperienza del viaggio, sempre più dominata dalla ricerca di un come e di un perché.

IL FUTURO DEI VIAGGI: NUOVI MODI

Avremo un viaggio più consapevole e un viaggiatore sempre più attento e responsabile. Non solo del suo benessere, ma del benessere del territorio che attraversa e delle persone che incontra. Avremo nuovi tempi di prenotazione, nuovi modi di spostarsi, nuovi calendari.

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IL FUTURO DEI VIAGGI: SAREMO I PRIMI

Nasce da queste nuove riflessioni il progetto di Dove Travel Issue: una prima guida completa per le vacanze invernali, un racconto per svelare e intercettare l’evoluzione del viaggio contemporaneo. Nello stile narrativo e di servizio che caratterizza da trent’anni il mensile Dove, in queste pagine il lettore non troverà un catalogo di proposte, ma un caleidoscopio di emozioni e soluzioni per arricchire la propria vita con esperienze sempre più mirate, personalizzate.

Si potrà viaggiare nei sapori ordinando a domicilio un buon panettone artigianale, o passeggiare, come in un presepe, nei piccoli borghi del centro Italia, o rifugiarsi in una baita delle Dolomiti, o, ancora, godersi il nuovo cammino lungo la Via Ellenica. Tutto sarà rivolto al diverso stile di viaggio che ci aspetta, ai viaggiatori che stiamo per diventare. E, come sempre, a Dove siamo e saremo i primi a raccontarlo.

IL FUTURO DEI VIAGGI: DA DICEMBRE A MARZO

Questo speciale abbraccia le vacanze invernali fino ad arrivare ai raggi di sole di marzo. Perché, come dicevamo, tra le grandi sfide che attendono il mercato ci sarà anche quella di una diversa programmazione. Non più solo weekend e grandi vacanze, ma anche short break infrasettimanali e lunghe pause “fuori stagione”. Appena si potrà.

Il mondo non sta cambiando: è già cambiato. A noi il compito di svelarlo. A voi quello di non smettere di desiderarlo.

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Natale autentico nel cuore di Orvieto, tra storia, arte e buona tavola

Abbarbicata su una rupe di tufo, ancora oggi lì, dove gli Etruschi la fondarono, Orvieto appare fin da subito a chi arriva e la guarda dalla valle del Peglia un gioiello incastonato nella Storia. Ma è una volta entrati in città che quella storia, lunga 3000 anni, ti avvolge e ti coinvolge, facendoti sentire parte di quelle mura, di quelle strade, di quelle pietre. 

E così accade che, soprattutto a Natale, si abbia la sensazione di entrare in un presepe a dimensione naturale, nel quale passeggiare sentendo il profumo delle lumachelle che cuociono nei forni delle case e il suono delle campane che si leva dalla Cattedrale o dalla torre campanaria della Collegiata dei Santi Andrea e Bartolomeo. 

Natale a Orvieto

All’atmosfera natalizia naturale, ogni anno, si aggiungono eventi contemporanei che coinvolgono la città fin dall’ultima settimana di novembre e che hanno il culmine a cavallo di Capodanno con l’Umbria Jazz Winter. Naturalmente, nell’anno in cui l’emergenza sanitaria impone un Natale più sobrio, le consuete iniziative delle feste puntano a creare in città un’atmosfera più intima e raccolta e anche il festival jazz rimanda i suoi concerti a dicembre 2021. 

Il Natale 2020 di Orvieto sarà tranquillo, ma di certo non spento: la città sarà illuminata da installazioni artistiche che accenderanno le facciate dei palazzi del centro storico, e una grande stella cometa di 17 metri richiamerà i fedeli in piazza Duomo e in Cattedrale. E, mentre sulle case del quartiere medievale saranno esposti arazzi illuminati, a creare un originale presepe in una nuova suggestiva forma, il tradizionale Presepe nel pozzo della Cava, quest’anno sarà sostituito da una Natività simbolica. 

Ma a richiamare l’attenzione, a Natale e non solo, sarà soprattutto il celebre pozzo di San Patrizio, realizzato nella prima metà del Cinquecento da Antonio Sangallo il Giovane su richiesta di papa Clemente VII, in cerca di un rifugio sicuro in caso di assedio di Roma.

Sono stati appena conclusi, infatti, i lunghi lavori di restauro che hanno restituito a questo capolavoro di ingegneria profondo 54 metri la sua bellezza originaria. Anche se questo Natale non sarà possibile, per ragioni di sicurezza sanitaria, godere dell’albero di luce che l’anno scorso ha acceso l’interno del profondo cilindro, si potranno comunque ammirare i risultati dei lavori sulla parte esterna. E non appena sarà di nuovo permesso, sarà un piacere ancora più grande scendere e risalire i 248 scalini delle due rampe elicoidali che non si incrociano mai.

Orvieto sotterranea, la città nascosta

Proprio dal pozzo di San Patrizio potrebbe partire l’itinerario alla scoperta di Orvieto: cominciando dal basso, da quella parte di città che c’è sotto la città stessa e che è un vero e proprio viaggio nel tempo. 

Nei Sotterranei, la Orvieto Underground, attraversare i cunicoli e le cavità artificiali scavate nel tufo vuol dire attraversare anche i secoli: dalla civiltà etrusca, di cui si possono ammirare le cisterne per la raccolta dell’acqua realizzate nel V secolo a.C., alla seconda guerra mondiale, quando le grotte erano utilizzate come rifugi antiaerei, passando per il Medioevo e il Rinascimento quando in quelle cavità si allevavano i colombi o si lavorava l’olio. 

D’obbligo, però, visitare anche i sotterranei della chiesa di Sant’Andrea, definita la “carta d’identità” di Orvieto: qui sono conservate testimonianze storiche che risalgono all’età del bronzo, poi etrusche e romane fino alle prime comunità cristiane. La Collegiata, che si trova accanto al Palazzo Comunale, fu costruita nel VI secolo d.C. sulle rovine di un antico tempio etrusco, ma nei secoli la sua struttura è stata modificata, fino ai restauri di inizio Novecento che hanno dato alla chiesa e all’adiacente torre dodecagonale l’aspetto attuale. 

Orvieto e il Duomo illuminato al tramonto

Vivere Orvieto da orvietani 

Una volta usciti “a riveder le stelle” dalla chiesa, ci si trova in pieno centro storico. Ed è  il momento di vivere Orvieto da veri orvietani. Anche perché la città è lì ad accogliere i turisti come persone di famiglia o amici intimi, con i quali condividere tutto ciò che ha di più bello, comprese le abitudini quotidiane. Così, inoltrandosi su corso Cavour, verso la Torre del Moro – l’antica torre dell’orologio sui cui salire per godere del panorama della città e della campagna che la circonda – ci si può fermare a fare shopping di pregiati cachemire, prendere un caffè al bar, oppure infilarsi in vicolo Michelangeli per visitare l’omonima antica bottega di falegnameria e farsi una foto su uno dei cavalli di legno in esposizione, proprio come, da generazioni, fanno i bambini di Orvieto. Non c’è album di famiglia in città, raccontano gli orvietani, in cui non ci sia un ragazzino immortalato su un cavallo della bottega Michelangeli.

Tante altre botteghe storiche, in cui acquistare ceramiche (anche per uso quotidiano) e merletti, si incontrano nel cuore della città. Ma se si preferisce lo shopping gastronomico, l’appuntamento è al sabato al mercato di piazza del Popolo, proprio sotto il maestoso palazzo del Capitano del Popolo: qui, seguendo le abitudini degli orvietani, si possono cercare i fagioli secondi del Piano di Orvieto (presidio slow food), formaggi, salumi e, quando è stagione, tartufi e funghi. E se facendo la spesa viene fame, basta chiedere consiglio a un passante per farsi suggerire un posto dove pranzare: non c’è da temere di incappare in locali per turisti, qui non esistono: i visitatori e gli abitanti mangiano tutti negli stessi ristoranti. 

Il pomeriggio, poi, può essere dedicato a una passeggiata o un’escursione in bicicletta fuori le mura, magari lungo l’Anello della Rupe fino alla Necropoli etrusca del Crocifisso del Tufo, in pieno Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano. Ma se si preferisce restare in città, non si può prescindere da una sosta alla bottega dell’Orvietan, l’amaro erboristico citato anche da Molière (nella commedia L’Amour Médecin), e da Manzoni (nella prima versione dei Promessi Sposi), così come in enoteca per portare a casa almeno una bottiglia di Orvieto Doc, prodotto in una delle 20 cantine della zona.

La passeggiata nel centro storico non può che concludersi, al tramonto, davanti alla maestosità del Duomo, il “Giglio d’oro delle cattedrali” che, con i suoi mosaici illuminati dal sole calante, colora di mille sfumature dorate la stupenda facciata decorata da Lorenzo Maitani.

Naturalmente, tutti possono entrare nel Duomo per raccogliersi in silenzio, mentre le visite guidate devono essere prenotate – come per gli altri più importanti monumenti di Orvieto – sul portale liveorvieto.com, per assicurare a tutti la possibilità di vivere la Storia in totale sicurezza. 

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Jill Biden, la nuova First Lady, è originaria di Messina. La cugina: “La invito e le cucino la pasta al forno”

Da qualche giorno, giornalisti, fotografi e tanti curiosi stanno affollando il piccolo borgo di Gesso, Messina. Già, perché Jill Biden, la moglie del presidente-eletto Joe Biden, sarebbe proprio originaria di questa frazione messinese di appena 600 anime.

A confermarlo è un documento conservato nel museo etno-antropologico di Gesso che attesta la partenza dal villaggio del nonno della first lady, Domenico, il 19 maggio del 1900, quando aveva appena un anno, insieme ai fratelli e la madre. Avevano lasciato il villaggio per raggiungere in nave Ellis Island, a New York. Da lì si erano poi stabiliti a Hammonton, nel New Jersey. 

Braciole e cannoli ripieni per la First Lady

Caterina Giacoppo, la lontana cugina della signora Jill Biden, è finita sotto i riflettori (ph: screenshot)

Le origini portano a Caterina Giacoppo, cugina di ottavo grado della signora Biden. La casalinga di 64 anni ha raccontato ai media nazionali e stranieri di essere “pronta ad accogliere” l’illustre parente.

“Sarei molto felice se la signora Jill venisse qui e avrei piacere di incontrarla – ha dichiarato – siamo pronti a fare una bella festa in tutto il paese. Se viene le cucino la pasta al forno, le braciolettine arrostite e le altre prelibatezze locali come la parmigiana di melanzane, la pasta ‘ncasciata e i cannoli ripieni di ricotta fresca di capra, che sono una delle mie specialità”.

Gesso mai così vicina a Washington

“È come se l’intero villaggio avesse vinto le elezioni americane”, ha detto al Guardian Tonino Macrì, presidente dell’Associazione culturale “Gesso la Perla dei Peloritani”.

Anche il sindaco, Cateno De Luca, ha sottolineato di essere pronto a ospitare il presidente Joe Biden e la moglie Jill a Messina per mostrare alla 69enne il villaggio dal quale è partito il nonno 120 anni fa, le tradizioni della sua terra d’origine e le attrazioni.

Tra queste c’è la chiesa di Gesso, dove l’antenato della first lady si sposò prima di partire per l’America. Inoltre, una casa che apparteneva alla sua famiglia è ancora in piedi alla periferia del villaggio. Ma le cose da vedere sono diverse, sebbene di Gesso finora se n’è parlato poco.

Un momento della tradizionale Rassegna Popolare Ibbisota a Gesso (ph: Rassegna Popolare Ibbisota Gesso)

Il villaggio sorge un territorio collinare a ridosso dei monti Peloritani. Oltre ai pascoli, i boschi e i campi agricoli, c’è un panorama splendido sullo Stretto e sulle Isole Eolie.

In agosto, poi, qui va in scena la tradizionale “Rassegna Popolare Ibbisota”. Da oramai sette anni, l’evento si propone come “expo della sicilianità”, e ha come obiettivo di riportare in auge le tradizioni troppo spesso dimenticate dalle nuove generazioni, da quelle agro-pastorali a quelle gastronomiche.

Jill Biden, una donna di carattere

Jill Biden e il marito Joe, presidente-eletto degli Stati Uniti. (ph: Ap)

L’italo-americana Jill Biden viene descritta dagli osservatori come “una donna di carattere” e una “consigliera preziosa” per il presidente-eletto.

Jill è accanto all’ex vice presidente da 43 anni. E non ha mai messo da parte la sua passione, l’insegnamento. Jill Biden, infatti, lavorava ancora quando suo marito diventò vice presidente ed è stata la prima second lady a continuare a esercitare la sua professione durante l’incarico di suo marito.

Oltre a ciò, la 69enne è sempre stata fiera delle sue origini italiane.

“Quando ero bambina – aveva raccontato tempo fa Jill Biden in un’intervista –  ogni fine settimana i miei genitori portavano me e le mie quattro sorelle nel New Jersey per vedere i nonni. L’annuale festival italiano di Nostra Signora del Monte Carmelo era bellissimo. C’erano le giostre, i giochi, i fuochi d’artificio e la grande processione dei santi per le strade di Hammonton. A casa di mia nonna, poi, si cucinavano i piatti della tradizione italiana: il sugo rosso, le polpette, la pasta. Ho dei bellissimi ricordi”.

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Autunno a Courmayeur: weekend ai piedi del Monte Bianco, tra foliage e sport all’aria aperta

Scegliere Courmayeur, la celebre località valdostana ai piedi del Monte Bianco, come meta di una vacanza o un long weekend, può sembrare naturale in estate, in cerca di refrigerio, o in inverno, per godere delle sue celebri piste da sci, eppure è proprio l’autunno il momento più magico per scoprirla.

L’autunno è una seconda primavera, quando ogni foglia è un fiore“, scriveva Albert Camus. E, a Courmayeur, lo sguardo viene letteralmente conquistato dalla “fioritura” del foliage, quando il fogliame degli alberi vira verso le tonalità più calde e i boschi si trasformano in un trionfo di sfumature rosse e arancioni, gialle e marrone bruciato.

È uno spettacolo per gli occhi e per l’anima, una sorta di cromoterapia naturale in grado di rasserenare e rigenerare, prima di affrontare l’inverno e le sue preoccupazioni.

Courmayeur, regina del foliage

Uno dei punti di partenza di un itinerario ideale tra i mille colori del foliage è proprio la Val Ferret, adagiata sotto il massiccio del Monte Bianco. Situata a nord della conca di Courmayeur, cambia aspetto in ogni stagione, ma in autunno è unica: diventa completamente rossa e arancione. Il panorama che si gode qui lascia senza fiato: oltre alla maestosità del Monte Bianco, si può ammirare il Dente del Gigante, le Grandes Jorasses, l’Aiguille de Triolet e il Mont Dolent.

Per chi ama il trekking, in particolare, la Val Ferret offre passeggiate panoramiche come quella che si lascia alle spalle Lavachey e prosegue fino al rifugio Bonatti, passando per un incantevole bosco di larici.

La Val Veny, a ovest di Courmayeur, ha invece il pregio di essere meno frequentata dai turisti e, quindi,  poco affollata. Si estende, con paesaggi molto diversi, da Entrèves fino al Col de La Seigne, al confine con la Francia, regalando un’esperienza di rara bellezza a chi la visita in autunno. Qui, infatti, le sfumature di rosso, giallo e arancione, nella natura intorno al Lago Combal e in fondo alla vallata, sono spettacolari.

In alternativa, basta una passeggiata nella Val Sapin, raggiungibile a piedi comodamente dal centro di Courmayeur, per scoprire un autentico gioiello naturalistico, intimo e suggestivo, perfetto per le famiglie con bambini piccoli ma anche per chi vuole cimentarsi nel trekking grazie al suo anello di camminate con salite di difficoltà variabile.

Courmayeur è bella da visitare tutto l’anno (foto: Courmayeur Mont Blanc)

Autunno a Courmayeur, tra passeggiate ed escursioni in mountain bike

Che si tratti di una gita fuori porta o di un long weekend, ma anche che si viaggi in famiglia, da soli o in coppia, ai piedi del Monte Bianco, nella zona di Courmayeur, è impossibile annoiarsi. Per chi cerca attività sportive o momenti di relax, le idee, in autunno, non mancano, soprattutto all’aria aperta. Complici le giornate ancora bellissime e lunghe, tra passeggiate, escursioni in mountain bike o e-bike e trekking non c’è che l’imbarazzo della scelta. Qualche esempio?

Proprio per far scoprire i sentieri più suggestivi e le bellezze naturali del territorio, Courmayeur Mont Blanc ha organizzato, a ottobre, escursioni in collaborazione con i maestri di mountain bike e le guide.

Per gli amanti del trekking, il 17 ottobre si va alla scoperta di impronte e suoni lasciati dagli animali del bosco, attraversando la suggestiva Balconata della Val Ferret in direzione del rifugio Bonatti mentre il giorno successivo, il 18, è in programma “Voliamo tra le nostre montagne”, un’escursione dedicata agli sportivi tra le meraviglie della Val Sapin.

Ricco di appuntamenti anche il weekend successivo: il 24 ottobre è in calendario “Autunno magico, colori e suoni di una stagione dal ritmo lento”, passeggiata per famiglie nella Val Veny, con tappa nel fiabesco bosco del Freney e ai laghetti del ghiacciaio del Miage, mentre il 25 ottobre c’è il trekking di sei ore lungo l’anello del Mont Fortin, circondati dai ghiacciai del Monte Bianco.

Courmayeur e le sue valli vestite dei colori autunnali (foto Courmayeur Mont Blanc)

Chi invece predilige la mountain bike o l’e-bike, non resterà deluso. Negli stessi due weekend, 17-18 ottobre e 24-25 ottobre, sono stati organizzati tre possibili percorsi nelle vallate di Courmayeur, concordati con gli istruttori del Velo Club di Courmayeur, in base al livello di preparazione dei partecipanti.

Il primo attraversa la Val Veny e passa lungo l’anello Freney, con la possibilità di raggiungere il lago Combal. Il secondo è dedicato alla Val Ferret ed è il giro classico fino al Rifugio Elena. Il terzo, infine, è l’Anello della Val Sapin.

Per chi cerca il relax, anche dopo un’attività sportiva, l’appuntamento è, infine, alle Terme di Pré Saint Didier o alla celebre cantina La Cave Mont Blanc per una degustazione di vini pregiati. Non basta? C’è sempre la possibilità di vivere un’esperienza a tutta adrenalina tra i percorsi sospesi nel Parco Avventura Mont Blanc. Pronti a partire? Lo spettacolo sta per iniziare.

Per informazioni: courmayeurmontblanc.it/autumnatitspeak

L'articolo Autunno a Courmayeur: weekend ai piedi del Monte Bianco, tra foliage e sport all’aria aperta sembra essere il primo su Dove Viaggi.

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Lago di Braies, Alto Adige: dove si trova e come visitare la perla delle Dolomiti

Il Lago di Braies, in Alto Adige, è uno smeraldo incastonato tra la cime delle Dolomiti. Uno dei luoghi della Val Pusteria, a 28 chilometri da Brunico, che non si dimenticano facilmente: acque dalle sfumature verdi-turchesi, barchette di legno che sembrano quasi sospese sulla superficie dell’acqua e, tutt’intorno, foreste di abeti e montagne maestose, tra cui i Dodici Apostoli e la Croda del Becco.

Lago di Braies, dove si trova

Situato a 1.496 metri di altitudine, all’interno del Parco Naturale Fanes Sennes Braies, il Lago di Braies è d’altronde un luogo unico nel suo genere, dalla bellezza folgorante. Tanto da attirare ogni anno milioni di visitatori. Circa 15mila turisti al giorno secondo le ultime stime.

Tutto merito (o colpa) della popolarità acquisita grazie alle foto virali su Instagram e alla fiction Rai con Terence Hill, Un passo dal cielo, che lo aveva scelto come location (ora la produzione si è spostata in Veneto, nel Bellunese, nei dintorni del Lago di Misurina).

E così il segreto ben custodito della Valle di Braies, meta di ciclisti e appassionati di trekking, si è trasformato a poco a poco da oasi di pace a meta di attrazione per folle di turisti mordi e fuggi in cerca dell’ultimo selfie da postare sui social.

LEGGI ANCHE: Cosa fare in Alto Adige, la guida

Lago di Braies, accesso a numero chiuso: le regole per l’estate 2020

Un problema non da poco quello dell’overtourism, che ha costretto la municipalità altoatesina a intervenire a tutela dell’ecosistema (e di quei visitatori che davvero vogliono godersi l’incanto di questo luogo magico): al Lago di Braies ora si accede con prenotazione e numero chiuso.

A maggior ragione quest’anno, con le misure di distanziamento sociale previste per evitare i contagi da Coronavirus. Da ultima ordinanza del sindaco dell’8 maggio 2020, inoltre, quando si visita il lago di Braies, è obbligatorio indossare la mascherina o protezioni per bocca e naso.

Lago di Braies, come arrivare in auto e il parcheggio da prenotare online

Arrivare al Lago di Braies in auto è piuttosto semplice. Basta percorrere la SS49 in direzione Brunico, fino allo svincolo per Braies.

Una volta arrivati, si può lasciare la macchina in uno dei diversi parcheggi presenti nella Valle di Braies. Il più vicino, il P3, solo per automobili, accanto allo storico hotel, è piuttosto ampio ed è praticamente a due passi dalla riva del lago.

Attenzione, però. Dal 10 luglio al 10 settembre 2020, la strada che consente di arrivare al Lago di Braies rimane aperta al traffico automobilistico finché vi sono parcheggi liberi all’interno della Valle.

È possibile prenotare e pagare per il parcheggio online, collegandosi al sito braies.bz (selezionate l’icona P, dedicata alle soste delle auto). Il costo del biglietto giornaliero è di 10 euro.

LEGGI ANCHE: Dolomiti, dove andare e cosa vedere

Lago di Braies, come arrivare con i bus-navetta da prenotare online

L’alternativa, ecologica e sostenibile, è invece viaggiare sui bus-navetta che dai comuni di Monguelfo (linea 439) e Dobbiaco (linea 442) arrivano al Lago di Braies. Il biglietto dell’autobus va prenotato e pagato in anticipo online (si esauriscono in fretta), indicando nell’apposito form il numero di persone e gli animali da trasportare, la fermata, e l’orario di partenza. Per il ritorno, basta esibire il biglietto dell’andata già pagato. Per info e prenotazioni, fa sempre fede il sito braies.bz.

Se i posti sulle navette non dovessero essere più disponibili, non sarà più possibile accedere al lago con i mezzi pubblici. Ma si potrà sempre arrivare al Lago di Braies a piedi o in bicicletta. Dei permessi di transito saranno invece rilasciati a chi soggiorna nelle strutture della Valle di Braies e a chi ha una prenotazione in uno dei ristoranti della zona.

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Lago di Braies, Alto Adige: dove si trova e come visitare la perla delle Dolomiti

Il Lago di Braies, in Alto Adige, è uno smeraldo incastonato tra la cime delle Dolomiti. Uno dei luoghi della Val Pusteria, a 28 chilometri da Brunico, che non si dimenticano facilmente: acque dalle sfumature verdi-turchesi, barchette di legno che sembrano quasi sospese sulla superficie dell’acqua e, tutt’intorno, foreste di abeti e montagne maestose, tra cui i Dodici Apostoli e la Croda del Becco.

Lago di Braies, dove si trova

Situato a 1.496 metri di altitudine, all’interno del Parco Naturale Fanes Senes Braies, il Lago di Braies è d’altronde un luogo unico nel suo genere, dalla bellezza folgorante. Tanto da attirare ogni anno milioni di visitatori. Circa 15mila turisti al giorno (in estate) secondo le ultime stime.

Tutto merito (o colpa) della popolarità acquisita grazie alle foto virali su Instagram e alla fiction Rai con Terence Hill, Un passo dal cielo, che lo aveva scelto come location (ora la produzione si è spostata in Veneto, nel Bellunese, nei dintorni del Lago di Misurina).

E così il segreto ben custodito della Valle di Braies, meta di ciclisti e appassionati di trekking, si è trasformato a poco a poco da oasi di pace a meta di attrazione per folle di turisti mordi e fuggi in cerca dell’ultimo selfie da postare sui social.

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Lago di Braies, accesso a numero chiuso: le regole per l’estate 2020

Un problema non da poco quello dell’overtourism, che ha costretto la municipalità altoatesina a intervenire a tutela dell’ecosistema (e di quei visitatori che davvero vogliono godersi l’incanto di questo luogo magico): al Lago di Braies ora si accede con prenotazione e numero chiuso.

A maggior ragione quest’anno, con le misure di distanziamento sociale previste per evitare i contagi da Coronavirus. Da ultima ordinanza del sindaco dell’8 maggio 2020, inoltre, quando si visita il lago di Braies, è obbligatorio indossare la mascherina o protezioni per bocca e naso.

Lago di Braies, come arrivare in auto e il parcheggio da prenotare online

Arrivare al Lago di Braies in auto è piuttosto semplice. Basta percorrere la SS49 in direzione Brunico, fino allo svincolo per Braies.

Una volta arrivati, si può lasciare la macchina in uno dei diversi parcheggi presenti nella Valle di Braies. Il più vicino, il P3, solo per automobili, accanto allo storico hotel, è piuttosto ampio ed è praticamente a due passi dalla riva del lago.

Attenzione, però. Dal 10 luglio al 10 settembre 2020, la strada che consente di arrivare al Lago di Braies rimane aperta al traffico automobilistico finché vi sono parcheggi liberi all’interno della Valle.

È possibile prenotare e pagare per il parcheggio online, collegandosi al sito braies.bz (selezionate l’icona P, dedicata alle soste delle auto). Il costo del biglietto giornaliero è di 10 euro.

giro del lago di Braies a piedi
Si può fare il giro del lago di Braies a piedi, seguendo il sentiero che costeggia le rive (istock)

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Lago di Braies, come arrivare con i bus-navetta da prenotare online

L’alternativa, ecologica e sostenibile, è invece viaggiare sui bus-navetta che dai comuni di Monguelfo (linea 439) e Dobbiaco (linea 442) arrivano al Lago di Braies. Il biglietto dell’autobus va prenotato e pagato in anticipo online (si esauriscono in fretta), indicando nell’apposito form il numero di persone e gli animali da trasportare, la fermata, e l’orario di partenza. Per il ritorno, basta esibire il biglietto dell’andata già pagato. Per info e prenotazioni, fa sempre fede il sito braies.bz.

Se i posti sulle navette non dovessero essere più disponibili, non sarà più possibile accedere al lago con i mezzi pubblici. Ma si potrà sempre arrivare al Lago di Braies a piedi o in bicicletta. Dei permessi di transito saranno invece rilasciati a chi soggiorna nelle strutture della Valle di Braies e a chi ha una prenotazione in uno dei ristoranti della zona.

Come arrivare al lago di Braies in bicicletta

Pedalare, godersi la natura, il turismo a ritmo lento. Fa bene al corpo e all’ambiente. E il passaggio è libero ogni momento. Uno dei modi per arrivare al Lago di Braies è in sella a una bicicletta.

La Valle di Braies è infatti percorsa da bei sentieri ciclabili che rendono il lago la degna conclusione di un’escursione su due ruote.  Così, basta percorrere la ciclabile della Val Pusteria fino a Farra e, per l’ultimo tratto, seguire la provinciale 47. Da Farra al Lago di Braies sono circa 45 minuti in bici con 300 metri di dislivello; se si viene invece dai borghi di Monguelfo, perla della Valle di Casies, e Villabassa, serve circa una mezz’ora e il dislivello si abbassa ai 100 metri. L’unica accortezza: non si può fare il giro del Lago in bicicletta, il sentiero è troppo stretto. Meglio parcheggiarla e godersi il panorama.

Monguelfo, in Val Casies
Da MOnguelfo, borgo della Val di Casies, si raggiunge il Lago di Braies con una escursione a piedi o in bici (istock)

Lago di Braies, come arrivare a piedi: i sentieri

L’alternativa? Arrivare a piedi, seguendo i bei tracciati che passano tra larici e abeti. Per riempirsi i polmoni del balsamo dei boschi. Il tracciato più breve (e grosso modo pianeggiante – il dislivello è di circa 270 metri) è il percorso tematico dedicato a Viktor Wolf Edler von Glanvell, pioniere dell’alpinismo e primo a scalare le vette delle Dolomiti di Braies, che parte dal parcheggio Segheria a Farra. Lungo il sentiero, lungo poco meno di 5 chilometri, pannelli informativi raccontano la sua storia e le sue conquiste. Da fare anche in compagnia dei più piccoli.

Chi vuole camminare, si mette in marcia dalla stazione di Monguelfo, seguendo il sentiero n. 2 A. Si attraversano prati e poi ecco la Valle di Braies, preannunciata da Farra. Da qui, si prosegue sul tracciato n. 1 (il sentiero tematico Viktor Wolf Edler von Glanvell), fino al lago di Braies. In totale sono 12,5 chilometri da affrontare anche in famiglia. Lo stesso si può fare venendo dalla stazione di Villabassa e seguendo le indicazioni per il sentiero n. 1.

Lago di Braies in estate e autunno, cosa fare: dall’uscita in barca al giro del lago a piedi

Una volta raggiunto il Lago di Braies, è difficile rimanere immuni al suo fascino. Le acque sfumano dallo smeraldo intenso all’azzurro, a seconda dei bagliori del sole. E poi ci sono le Dolomiti a completare il panorama.

Difficile non notare la palafitta in legno con il pontile da cui partono le fila di barche a remi. Si possono noleggiare, solo d’estate, generalmente da maggio a ottobre, quando il livello dell’acqua lo consente e la superficie del Lago di Braies non è ghiacciata (30 minuti, 19 euro per una barca da 4 persone, info: la-palafitta.com/it).

Un tempo questo era l’unico modo per raggiungere la riva meridionale. Oggi, si può invece fare il giro del lago di Braies a piedi, seguendo lo stretto sentiero sterrato che costeggia le rive, regalando scorci sempre diversi e suggestivi sullo specchio d’acqua e le montagne.

lago di Braies barche a remi a noleggio
Cosa fare al Lago di Braies? Immancabile, un giro sulle classiche barchette in legno (istock)

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Il Lago di Braies è balneabile?

Attenzione però a non farsi tentare dalle acque dai colori invitanti: il Lago di Braies non è balneabile. Tuffi vietati, quindi.

Escursioni dal Lago di Braies e dintorni

Meglio dedicarsi allora alle escursioni a piedi, che da queste parti regalano grandi soddisfazioni, anche senza troppi sforzi. Perfette in estate, ancora meglio in autunno, quando le rive del lago si svuotano dai troppi turisti e la Valle di Braies si colora con il foliage. I prati imbiondiscono, i larici fiammeggiano tra i pini sempreverdi, i cieli tersi sono di un incredibile color azzurro. E il Lago di Braies avvolto dalla bruma è davvero magico.

Per godersi lo spettacolo, il percorso classico è lungo il sentiero numero 19: parte a riva, dai piedi della Croda del Becco, e si addentra nella Val Foresta. Si cammina nel bosco, con vista sul Monte Nero, fino alla malga Foresta. E si può camminare ancora, sullo stesso tracciato, per raggiungere la Valle dei Larici e la malga Alte Kaser.

In alternativa, si prende il segnavia numero 20 che sale dal Lago di Braies fino a Pra della Vacca. Un po’ più impegnativo, sempre nel bosco, alla fine regala una bella vista sulle Alpi centrali e la Val Pusteria.

lago di Braies autunno
Il Lago di Braies è uno spettacolo anche in autunno, con i larici ingialliti e le Dolomiti che si specchiano nelle acque (istock)

Sentieri nel Parco Naturale di Fanes-Senes-Braies

Più panoramico, e semplice, invece, il sentiero sull’altopiano di Pratopiazza, sempre all’interno del Parco Naturale di Fanes-Senes-Braies, a qualche minuto di macchina dal lago. Ci troviamo nel parco più grande dell’Alto Adige, un polmone verde, dal tipico panorama dolomitico, che comprende i territori dei comuni di Badia, Braies, Dobbiaco, La Valle, Marebbe e Valdaora.

Pratopiazza è il cuore del parco e si raggiunge a piedi, lungo i tanti sentieri che partono dalla località di Ponticello. Ma è comodo anche conquistare qualche chilometro in auto, posteggiare al parcheggio di Pratopiazza (controllare gli orari di apertura della strada, info: prags.bz/it), e da qui cominciare la passeggiata. Si cammina fino al rifugio di Vallandro, circondati da boschi radi, dolci pascoli e dalle montagne. E, quindi, si prosegue per raggiungere la cima del Monte Specie. Una volta arrivati, un altro spettacolo inaspettato: le Tre Cime di Lavaredo, il profilo del Cristallo, il Monte Paterno, la Croda Rondo e la Cima Piatta sfilano davanti agli occhi. Da vedere sicuramente una volta nella vita.

Rimanendo nel parco, un’altra escursione ha come meta il Lago di Dobbiaco, un’altra perla delle Dolomiti e della Val Pusteria, insieme a Braies. Anche qui, si può fare il giro del lago a piedi, seguendo il sentiero natura con pannelli informativi che illustrano le particolarità dell’habitat, si può pescare o fare un giro in pedalò.

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Quando andare al Lago di Braies

Il Lago di Braies cambia con le stagioni, regalando ogni volta emozioni e scenari sempre diversi, rendendolo una meta appetibile per le vacanze in ogni momento dell’anno.

Anche se ormai la sua fama rende difficile, se non impossibile, una visita al lago in solitudine, anche in bassa stagione, il consiglio è però quello di andare al Lago di Braies in autunno. E non importa se capita una giornata di brutto tempo: i colori del foliage, i vapori delle nebbie e le rive sgombre dalla folla rendono l’atmosfera magica.

In inverno, il Lago di Braies ghiaccia. Le rive sono ingombre di neve, le cime imbiancate, le temperature sotto lo zero. Uno spettacolo davvero particolare. E poi, ci si può dedicare alle ciaspolate e allo sci di fondo: nella vicina Val di Casies e a Dobbiaco, i tracciati appassionano esperti e sciatori alle prime armi.

Il lago di braies, nel Parco naturale Fanes Senes Braies, ghiacciato in inverno
Il Lago di Braies ghiacciato in inverno, con la neve (istock)

In estate, il clima è perfetto e il lago è al massimo del suo splendore. Ma è anche la stagione più affollata. Il rischio è non godersi la natura a causa della ressa e dello stress per traffico e parcheggi occupati. Se proprio non potete evitare agosto, meglio di visitare il Lago di Braies prima delle ore 9.00 e dopo le ore 15.00.

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Crociere nel Mediterraneo: si riparte dall’Italia. In totale sicurezza

“I viaggi sono quelli per mare con le navi, non coi treni. L’orizzonte dev’essere vuoto e deve staccare il cielo dall’acqua. Ci dev’essere niente intorno e sopra deve pesare l’immenso, allora è viaggio” ha scritto Erri De Luca nel suo Il giorno prima della felicità. E anche se, spostandosi via terra, non mancano le emozioni, è certamente salpando l’ancora che si ha la sensazione di staccare davvero la spina, con il litorale che via via si allontana e il blu del mare che riempie progressivamente la vista.

Una sensazione, questa, che molti viaggiatori hanno dovuto mettere in stand by. Lo scorso marzo, infatti, a causa dell’emergenza Covid-19, le crociere hanno avuto uno stop. Navi ferme in porto per diversi mesi, per ragioni precauzionali, in attesa di un via libera che è arrivato, pochi giorni fa e che ha fissato, dal 15 agosto, la data per la ripartenza dei giganti del mare.

Si torna a viaggiare in crociera, dunque. A solcare le onde su vere e proprie città galleggianti, dotate non solo di tutti i servizi e comfort ma anche delle più elevate misure di sicurezza.

Per imbarcarsi i viaggiatori possono scegliere tra ben 6 porti italiani: Genova, Trieste, Civitavecchia, Napoli, Bari e Palermo. Le navi sono quindi raggiungibili, dalla maggior parte delle persone, con un viaggio che in media non supera le due ore di macchina. La soluzione ideale per chi, in questa estate così difficile, non si sente ancora a proprio agio nello spostarsi autonomamente verso la destinazione prescelta.

La prima nave da crociera post lockdown è partita da Genova

La prima nave da crociera al mondo a ripartire dopo il lockdown è stata la MSC Grandiosa, ammiraglia della flotta di MSC Crociere. Varata lo scorso novembre ad Amburgo, dopo alcuni mesi di stop ha levato le ancore, a Genova, domenica 16 agosto. L’itinerario, della durata di una settimana, la sta portando alla scoperta di alcune delle più belle città d’Italia e non solo. Dopo il capoluogo ligure, infatti, attraccherà a Civitavecchia, Napoli, Palermo e alla Valletta, sull’isola di Malta, per poi rientrare in Liguria e ricominciare il giro. Un’opportunità per visitare quattro meraviglie dello Stivale, in un’estate in cui la tendenza è quella di andare alla scoperta delle bellezze made in Italy, ma senza dover preoccuparsi di come raggiungerle.

Il 29 agosto, invece, tornerà a solcare i mari anche la MSC Magnifica. Punto di partenza la città di Bari per un tour che, settimanalmente, condurrà gli ospiti alla scoperta dell’Italia e della Grecia. Dopo la Puglia, infatti, la nave si sposterà a Corfù, Katakolon e ad Atene, per poi attraccare a Trieste, dove si fermerà per ben 14 ore, e ripartire alla volta di Bari, punto di arrivo e, al contempo, di ripartenza dello stesso giro. Entrambe le rotte proseguiranno fino a fine ottobre.

Il Maschio Angioino a Napoli

Vacanze in crociera: dal ristorante a buffet alle escursioni, tutto ciò che c’è da sapere

Per garantire ai passeggeri una vacanza sicura, MSC Crociere ha messo a punto, insieme alle autorità nazionali e con il supporto di un team di esperti, un nuovo protocollo di sicurezza. Una serie di linee guida che si spingono al di là di quelle attuali nazionali e internazionali, fissando un nuovo standard nel settore. Le nuove procedure prevedono, innanzitutto, il tampone Covid-19 a immunofluorescenza per tutti gli ospiti e per l’equipaggio prima di ogni partenza, insieme al controllo della temperatura e a un questionario sullo stato di salute.

Una volta a bordo, oltre alle elevate misure igienico-sanitarie e di pulizia, è previsto un maggior distanziamento fisico grazie anche a un minor numero di passeggeri – la capienza delle navi è stata ridotta al 70% – e all’uso della mascherina nei luoghi in cui la distanza non è possibile (ad esempio, negli ascensori). Le varie attività, dagli spettacoli al mini club, sono state rimodulate prevedendo la partecipazione di gruppi più piccoli, a rotazione, mentre nei ristoranti sono previste nuove modalità di accesso e di fruizione del buffet, non più self service ma al tavolo. Per quanto riguarda, infine, le discese a terra, gli ospiti possono visitare le diverse destinazioni della crociera partecipando alle escursioni organizzate da MSC Crociere, gestite seguendo gli stessi elevati standard di salute e sicurezza previsti sulla nave.

In caso di emergenza, poi, la compagnia ha anche potenziato ulteriormente il servizio sanitario di bordo, prevedendo strutture e servizi medici d’avanguardia per i pazienti sospettati di Covid-19, in modo da garantire loro gratuitamente ogni cura necessaria presso il Centro medico della nave, nonché l’isolamento dagli altri passeggeri.

Katakolon (Oympia) è tra le tappe del tour della MSC Magnifica

Braccialetti e app per una vacanza a tutta tecnologia

Grazie a  una tecnologia all’avanguardia, a bordo delle navi MSC Crociere è ancora più semplice mantenere il distanziamento sociale. Gli ospiti a bordo di MSC Grandiosa e MSC Magnifica, infatti, non solo possono prenotare i servizi e gestire le attività quotidiane con l’app MSC for Me.

A bordo di MSC Grandiosa ogni passeggero e membro dell’equipaggio riceve anche un braccialetto che facilita le transazioni contactless sulla nave e consente di tracciare ogni contatto.

Una predisposizione all’uso della tecnologia, che ha anche permesso alla compagnia di diventare negli anni sempre più green. Basti pensare che MSC Grandiosa è dotata di un sistema in grado di ridurre dell’80% le emissioni di ossido di azoto proveniente dalle operazioni del motore e di un impianto in grado di collegare la nave alla rete elettrica locale dei vari porti in modo da azzerare le emissioni durante la sosta (funzionalità, quest’ultima, implementata su tutte le navi costruite da MSC Crociere a partire dal 2017). A ciò si aggiungono avanzati sistemi di gestione e trattamento delle acque reflue, di prevenzione degli sversamenti di petrolio dalla sala macchine e di efficientamento energetico per il recupero del calore e l’illuminazione a LED. Per una vacanza sicura e, al tempo stesso, più attenta all’ambiente.

Leonardo Massa, Managing Director Italia di MSC Crociere, ha spiegato: “Abbiamo deciso di offrire ai nostri ospiti la possibilità di partire scegliendo tra ben sei porti italiani: Genova, Trieste, Civitavecchia, Napoli, Bari e Palermo. Le navi saranno quindi raggiungibili, dalla maggior parte delle persone, con un viaggio che in media non supera le due ore di macchina. Per ridurre al minimo il contatto con altre persone durante il viaggio per raggiungere il porto d’imbarco, abbiamo dato inoltre la possibilità di inserire all’interno del biglietto anche il parcheggio in porto per la propria automobile. Credo di poter affermare che abbiamo messo a punto una formula di vacanza che non è solo la più divertente e vantaggiosa in termini di qualità/prezzo, ma è soprattutto la più sicura in assoluto dal punto di vista sanitario”.

Per info: msccrociere.it

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