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Da Cavallino Treporti a Portogruaro, una vacanza slow nel nordest del Veneto

Esiste un Veneto orizzontale. Che è, insieme, Venezia e confine, mare e campagna, porto e città. Un paesaggio dilatato dai giochi di luce, dove la distanza tra acqua e terra, canneti e barene, pare annullarsi. Un’altra Camargue, che invita a decelerare. E muta dalla limpidezza dei giorni invernali alle nebbie ovattate d’autunno, fino al risveglio di primavera.

L’hanno amata gli scrittori, prima che un turismo balneare da 22 milioni di presenze l’anno la relegasse al ruolo di comprimaria.

“Sono un ragazzo del basso Piave”, scrisse in una lettera Ernest Hemingway. Gli stessi luoghi raccontarono Ippolito Nievo e, un secolo dopo, Giovanni Comisso e Goffredo Parise. Quel paesaggio bagnato a sud dall’Adriatico è ancora lì. Non immutato, ma riconoscibile.

Nuovi indirizzi in Laguna

Tra queste fragili barene, battute dallo scirocco e minacciate dall’acqua alta, due trentenni, Martina e Anna Sarzetto, hanno ricevuto in eredità la Valle Falconera, a Cavallino Treporti. E hanno fatto una scelta di vita. “Abbiamo trascorso l’infanzia qui. Oggi vogliamo recuperare l’isola, impiantare un’azienda agricola e aprirla al turismo responsabile”. Isola Falconera si trova su Facebook.

Il sogno di una laguna migliore ha anche gli occhi di Riccardo Ghiotto, 30 anni, che ha lasciato un sicuro destino da ottico per recuperare Albatros, una barca storica, o di Kevin Dalla Puppa, ideatore di Laguniamo, una mini flotta di barche elettriche.

Il ritmo morbido delle dune oggetto del progetto di difesa Life Redune accompagna ora la Pordelio, la ciclabile a sbalzo sul mare. La meta è una piccola isola alla foce del Sile dove da secoli si trova un luogo speciale. “Da quasi quattro secoli la Locanda alle Porte 1632  presidia l’ingresso che, attraverso il canale Casson, porta alla laguna di Venezia”, spiega Sara Bettin, ora alla guida di questa icona. “Era il mio sogno: far continuare la sua storia d’ospitalità anche per i viandanti contemporanei”.

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La piccola borgata di Lio Piccolo con i suoi orti acquatici, a Cavallino-Treporti, a nordest di Venezia (foto: Franco Cogoli)

In laguna sulle due ruote

I passaggi barca d’estate rendono fluidi i trasbordi terra-mare lungo la Gira lagune, ciclabile che collega la litoranea da Jesolo a Bibione, ma ci sono percorsi ad anello sui fiumi perfetti anche per l’inverno. A nord, ecco invece un mondo a sé di ostriche selvatiche e salicornia, l’erba amata dagli chef, e verso Eraclea la Laguna del Mort è un paradiso nascosto di acque basse e varietà autoctone, una palude salsa circondata dalle distese di bonifica coltivate di Valle Ossi che ispira percorsi di nordic walking.

Si può poi scegliere di proseguire sullo sterrato in bici, fin quando, in una manciata di chilometri, inconfondibile, ecco la sagoma del Campanile dell’Angelo a strapiombo sul mare. Ecco Caorle, borgo marinaro di casette colorate e ristorantini di pesce sul porto. Belli anche a ombrelloni chiusi. Come i casoni, le capanne con il tetto in paglia dei pescatori che, anche d’inverno, si possono visitare prima di una tappa da Elio (tel. 0421 82193): interni orgogliosamente anni Settanta, polenta e pesce in stile Alto Adriatico.

Poco distante, in terraferma, Ca’ Corniani è un esempio di nuova comunità sociale di artisti e contadini: un ex latifondo rigenerato, oggi azienda agricola, cantina e galleria.

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Le bonifiche, nei secoli, hanno cercato di domare una laguna che ancora racconta di fenicotteri rosa, tartarughe e casoni di paglia: Valgrande a Bibione è un’antica bassura sul delta del Tagliamento diventata valle da pesca, da attraversare a piedi, a cavallo o su due ruote. Da qui, tra campi ordinati, tagli di fiume riconnettono costa e entroterra tra ampi silenzi e antiche battute di caccia.

Scrittori innamorati

Proprio in queste atmosfere, a Latisana, Hemingway, sempre lui, conobbe nel 1948 Adriana Ivancich, contessa diciottenne di origine dalmata. Un rapporto destinato a ispirare Di là dal fiume e tra gli alberi, romanzo di guerra e d’amore, e i cui segreti sono ancora custoditi a Villa Ivancich a San Michele al Tagliamento, sull’ansa del fiume in bilico tra Veneto e Friuli. Le bombe dell’ultima guerra hanno distrutto il corpo centrale, ma restano un parco e due splendide barchesse.

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“Le famiglie Biaggini e Ivancich hanno intrecciato le loro storie con quelle di romanzieri e poeti”, racconta Irina Ivancich, nipote di Ivana. “L’amicizia di Yole Biaggini con Antonio Fogazzaro era cosa nota: fu lei a ispirargli il personaggio di Jeanne in Piccolo mondo moderno.

La sorella Noemi strinse più tardi amicizia con Gabriele d’Annunzio, e Emma Ivancich, figlia di Giacomo ed Elina Biaggini, frequentò compositori illustri come Gian Francesco Malipiero, Ottorino Respighi, Goffredo Petrassi e il maestro Arturo Toscanini.

E tramite l’amicizia con Olga Rudge, compagna di Ezra Pound, conobbe anche il poeta. La coppia del secolo, però, rimangono loro. Ernest e Adriana, che si incontrarono qui ma si frequentarono poi a lungo anche a Venezia, Parigi e Cuba e tennero sempre una fitta corrispondenza.

Fu una grande amicizia, un rapporto platonico, che si estese anche a mio padre Gianfranco. Lui lavorò a lungo a Cuba, tanto che lo scrittore gli fece leggere proprio le bozze di Di là del fiume e tra gli alberi”. Oggi a Villa Mocenigo Biagini Ivancich  la famiglia, insieme al Comune di San Michele di Tagliamento, organizza visite guidate e giornate letterarie.

La bici è il mezzo di trasporto ideale per scoprire questa parte di veneto tra litorale e laguna(foto: Beppe Calgaro)

In Veneto tra le città perdute

Moceniga si chiama anche la rosa sopravvissuta al bosco secolare di Alvisopoli, la città utopica fatta costruire a inizio Ottocento dal nobile illuminista Alvise, ancora visibile a Fossalta. È un crocevia di storie, questa Venezia Orientale.

Ma anche una terra di vino. Se il Prosecco attraversa Veneto e Friuli, a Villa Bogdano si produce ancora un Tokaj che, dal 2010, si chiama però Lison Docg, bianco di punta della tenuta che corre lungo la via Annia.

Vicino, ecco i resti della colonia romana di Concordia Sagittaria, un Battistero affrescato d’epoca bizantina e la piazza nel cuore di paesaggio archeologico unico, tra un tratto di basolato della via Annia, i muri della cappella paleocristiana di Trichora, il ponte romano e i resti delle terme.

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Lungo la stessa direttrice, più ad Ovest, sorgeva l’antica città di Altinum, nell’attuale comune di Quarto d’Altino. Era una grande città romana, con un foro con una basilica per funzioni pubbliche, templi, empori e un teatro. Nel VII secolo le invasioni barbariche costrinsero gli Altinati a rifugiarsi nelle isole della laguna, in particolare a Torcello. Venezia è nata così.

Ancora una volta l’acqua: benedizione e maledizione di questi luoghi. Racconta proprio tutto questo il Museo della Bonifica di San Donà di Piave. Un eco-museo, completamente rinnovato nel 2018, per ripercorrere, fra testimonianze materiali ed immateriali, paesaggi, ambienti, storie e tradizioni, l’avventura anfibia del Basso Piave nel corso dei secoli. Il rapporto unico, dall’antichità fino ai giorni nostri, tra le città, l’acqua e un territorio che nell’acqua, tra bonifica e fiume, ha la sua anima profonda.

L’Oratorio della Madonna della Peschiera a Portogruaro, un tempo luogo devozionale dei pescatori del fiume Lemene (foto: IPA)

Attracco finale a Portogruaro, città d’acqua, ancora una volta, e feudo dei conti Marzotto. È qui villa (oggi sede di uffici del Comune) in cui Marta, scomparsa nel 2016, animò uno dei salotti più esclusivi del Nordest. Di fronte, un percorso di camminamenti attraversa le sponde del Lèmene per arrivare all’Oratorio della Madonna della Pescheria, tra mulini diventati gallerie d’arte e piazzette.

Il Palazzo municipale a coda di rondine, il Fondaco, il ponte del Rastrello e i Palazzi Gemelli sono segni di una civiltà opulenta, cresciuta all’ombra della Serenissima. Quella de Le confessioni di un Italiano di Nievo. Del resto, è al Fortino del Castello di Fratta, oggi museo letterario che Carlo Altoviti bacia per la prima volta la sua Pisana, eroina anticonformista e sregolata del romanzo. Tra carta e realtà, il viaggio finisce seduti A l’ombra de la tore, osteria in una porta del ‘200. Davanti ad un braccio di fiume che va a nascondersi tra gli alberi e le case.

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Weekend sulla neve in Valle d’Aosta, tra cramponnage e sleddog

Silenzio, per favore. Va in scena la natura. Tra grandi classici e novità di stagione.

È il caso del cramponnage, la camminata con i ramponi, il nuovo modo per avventurarsi nel cuore della montagna d’inverno. Per praticarlo è sufficiente un torrente ghiacciato e non troppo ripido lungo il quale procedere senza rischi. Difficile non rimanere stregati da un’esperienza che regala il sottile piacere di sentirsi tra i precursori di un’attività destinata a fare proseliti.

Il luogo giusto per cominciare è Cogne dove le guide alpine organizzano escursioni lungo i torrenti che scendono verso il paese.

L’itinerario varia a seconda delle condizioni, ma si procede sempre in cordata inoltrandosi in gole incassate tra pareti rocciose dalle quali scendono cascate di ghiaccio. Le guide forniscono i materiali, spiegano come procedere con i ramponi legati agli scarponi, mostrano perfino dove posare i piedi, passo dopo passo. Si cammina senza affaticarsi grazie anche alle soste necessarie per riempire di immagini la memoria dello smartphone. Ma è soprattutto nel cuore che rimane l’emozione di un’escursione di questo tipo.

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Nei silenzi della Vallée, i cambi di scena sono numerosi. Il latrato degli husky fende l’aria nella conca del Breuil. Poco distante dal centro di Cervinia, si trova la base di The Husky Experience, collaudata scuola di sleddog dove si impara a condurre una slitta trainata da cani. Si prova l’esperienza artica lungo una pista riservata di circa 3 chilometri, pianeggiante ma non priva di divertenti passaggi tecnici, supportati da vicino dagli istruttori.

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Un gruppo di persone impegnate nel cramponnage nella Valle di Cogne (foto: A. Silvestri)

Escursioni e cene gourmet

I fondisti, oltre che nella stessa Cogne e in Val Ferret, proprio ai piedi del Monte Bianco, si divertono lungo le piste di Saint- Barthélemy. Ce ne sono per 32 chilometri con partenza dalla frazione di Porliod.

Si sceglie tra anelli di ogni difficoltà e lunghezza, ma è nel vallone di Saint-Barthélemy che si vivono le giornate più appaganti. Lo si risale senza salite impegnative fino ai 2.007 metri del Rifugio Magià. Gli skialper prediligono invece il palcoscenico della Valgrisenche, ormai vocata principalmente alla pratica di questo sport.

Bella la salita alla Punta dell’Arp Vieille, non difficile e quasi sempre al riparo dalle valanghe, dalla cui sommità si gode un panorama straordinario sul Rutor. I neofiti possono dirigersi all’alpeggio di Verconey. La Valsavarenche, nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso, è invece il luogo perfetto per le ciaspolate, nel corso delle quali è frequente avvistare stambecchi, camosci e, volgendo il capo verso il cielo, aquile e gipeti.

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Alcuni ciaspolatori in Val di Rhemes, una splendida vallata dal fondo pianeggiante, tipicamente glaciale (foto: Enrico Romanzi)

Due, almeno, le escursioni da mettere in agenda: l’ascesa alla Casa di caccia reale di Orvieille, che si raggiunge in un paio d’ore da Eaux Rousses seguendo il tracciato dell’Alta via n. 2, e quella che da Pravieux sale al Rifugio Chabod, ai piedi della parete nord del Gran Paradiso. Nella parallela Val di Rhemes si può risalire ciaspole ai piedi fino all’ampio vallone dell’Entrelor oppure al rifugio Benevolo con la mole della Granta Parey onnipresente compagna di viaggio.

E la sera? Per una cena gourmet si va alla Société Anonyme de Consommation sulle piste di Pila, o a gustare i piatti tradizionali valdostani a Lo Riondet di La Thuile. Tra i vicoli di un antico villaggio d’alta quota ci sono, poi, i sapori del Rifugio Vieux Crest, vicino alla cabinovia che sale da Champoluc. Sono la meritata ricompensa per le fatiche della giornata.

Info: guidealpinecogne.it, saintbart.it, guidevalgrisenche.com, guide-trek-alps.com, lovevda.it/it/sport, lovevda.it/it/esperienze/cene-in-quota

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Lombardia di sapori: quando il cibo diventa cultura

D’acqua e di terra, di vigna e di bosco. La cucina della Capitale italiana della Cultura 2023 è golosa e varia, antica e attuale. Proprio come le città protagoniste del gemellaggio, Bergamo e Brescia. Del resto, in queste terre generose, le materie prime non sono mai mancate. Pollami e suini, legumi e cereali, funghi, erbe spontanee e vini alimentavano i commerci della Brixia romana e dei monasteri, come quello di Santa Giulia, dove i frati medievali elencavano le decime dovute dagli orti del contado su manoscritti ancora oggi consultabili negli archivi.

Alcune delle tipicità gastronomiche di Bergamo e Brescia, capitali del gusto (foto: Giovanni Tagini/DOVE)

Dai casoncelli ai formaggi: sapori di Lombardia

La squisita cucina locale ha lasciato tracce anche nei testi di autori come Galeazzo degli Orzi e Teofilo Folengo, che già nel Rinascimento lodavano i casoncelli, orgoglio della cucina locale. Quelli della tradizione sono a mezzaluna, con un ripieno a base di carne, formaggio ed erbe aromatiche.

Ogni famiglia, in realtà, ha la sua ricetta e ne esistono un’infinità di varianti, a partire dagli scarpinocc bergamaschi, tipici di Parre, in Val Seriana. La forma è simile, ma nel ripieno la carne lascia il posto a uova, burro, spezie e pangrattato. In Val di Scalve, invece, si assaggiano le creste scalvine, con la chiusura piegata a plissé per evocare le cime frastagliate dei dintorni, dalla Presolana al Pizzo Tornello, al Cimon della Bagozza.

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Un itinerario tra i sapori del territorio non può che partire proprio dai monti, tra gli alpeggi delle Orobie. Da lì arriva il latte delle mandrie dei bergamì, che l’arte millenaria dei casari trasforma in un’infinita varietà di lavorazioni. Un concentrato di delizie premiato dall’‘Unesco, che nel 2019 ha incluso Bergamo e le sue Cheese Valleys tra le Città creative per la gastronomia.

“I numeri parlano da soli: delle 50 Dop nazionali, ben nove provengono dalle valli bergamasche. Nessun altro territorio così circoscritto ha dato vita a una tale varietà di forme, stagionature e tipologie di formaggi”, conferma Francesco Maroni, presidente dell’associazione Cheese Valleys e del festival Forme, dedicato alle eccellenze casearie.

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Un passaggio nella preparazione del bagòss, tipico formaggio prodotto nell’area di Bagolino, in Valle Sabbia (foto: Visit Brescia)

Come quelle che arrivano dalla Val Taleggio, con i suoi pascoli punteggiati dai tradizionali tetti in pietra che spuntano tra i prati e l’intenso verde dei boschi. Favoriti da un clima mite anche d’inverno, i casari locali, come abili alchimisti, qui creano meraviglie come lo strachitunt, antichissimo formaggio (la prima testimonianza è riportata in una pergamena del 1380) che si è salvato grazie alla tenacia di pochi allevatori e produttori. O il formai de mut dell’alta Val Brembana, simbolo dei sapori delle vette alpine. Spostandosi nelle terre bresciane si scopre il bagòss, dal sapore intenso, prodotto nell’area di Bagolino, in Valle Sabbia.

E poi c’è la Valle Camonica, un mondo gastronomico a parte, dove i gusti si fanno forti e i profumi decisi. Qui dominano gli allevamenti della capra bionda dell’Adamello: è lei a dare il latte per il fatulì, sapida formaggetta affumicata su frasche di ginepro. Assieme alla riscoperta degli antichi formaggi, gli ultimi anni hanno segnato la riscossa della polenta, che non è stata dimenticata, anzi. Tornata sulle tavole dei ristoranti, segna un netto recupero sui piatti raffinati che l’avevano soppiantata, rielaborata dagli chef con ricette tradizionali e versioni creative. Per assaggiarla, si punta verso Branzi, il borgo di origine romana dominato dalla cascata della Borleggia, dove si celebra il matrimonio perfetto tra l’omonimo formaggio locale e la polenta taragna, servita calda e filante.

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Vino e formaggi, tra i prodotti tipici del territorio lombardo compreso tra Bergamo e Brescia (foto: APT Brescia)

Pesce, olio, limoni e vino: eccellenze sul lago

A fare da contraltare ai sapori delle montagne ci sono quelli dei laghi. Dalle sponde del Garda arrivano i limoni che arricchiscono di sfumature la cucina locale. Riparate dai venti, le limonaie di Gargnano sono un vero spettacolo: erano quasi scomparse a inizio Novecento, ma sono state coraggiosamente recuperate da piccoli produttori. Dalla geometria perfetta delle terrazze affacciate sulle rive arriva anche l’olio extravergine, l’altra eccellenza del Garda.

“Qui la coltivazione degli ulivi ha una storia antichissima, abbiamo ritrovato frantoi di epoca romana”, spiega Silvano Zanelli, presidente di Aipol, l’associazione che raggruppa i produttori oleari lombardi. La caccia ai tesori del gusto continua sulle acque di un altro lago, quello d’Iseo.

Uno scorcio del Monte Isola, sull’omonima isola al centro del lago d’Iseo (foto: Fabio Cattabiani)

Le passerelle galleggianti di Christo, nell’estate del 2016, hanno fatto conoscere al mondo questo specchio d’acqua incastonato tra le due province. Qui la meta è Monte Isola, grande isola lacustre dove le trote, le tinche, il coregone e i cavedani diventano grigliate e pâté, mentre gli agoni vengono salati ed essiccati al sole e al vento per essere serviti con la polenta alla griglia.

Poco distante si apre la distesa di vigneti della Franciacorta. La terra del vino va scoperta senza fretta, passando da un borgo all’altro tra ville del Settecento incorniciate dai filari. In quest’oasi verde della provincia bresciana la cultura enogastronomica ha attecchito con radici solide, valorizzando un territorio in cui l’operosità non è mai disgiunta dai piaceri del buon vivere. Dietro ogni curva si nasconde un ristorante dove provare le specialità locali o una cantina che invita alla sosta, per degustare etichette apprezzate nel mondo.

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La storica capitale della regione vinicola, Rovato, è considerata la culla del manzo all’olio con polenta, semplice e robusto piatto locale la cui ricetta è tutelata da una delibera municipale e che oggi si trova in tutte le osterie del paese.

E a suo modo rappresenta l’orgoglio di questi territori che ospitano produttori e ristoratori garanti della cultura di un cibo sano, sostenibile e che rispetta la biodiversità locale, in nome di una cucina di sostanza, fatta con pochi ingredienti semplici. Per un tour nei sapori della cucina lombarda a filiera corta. Anzi, cortissima.

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Innsbruck e la magia del Natale: una vacanza tra neve, luci e mercatini, da vivere con tutti i sensi

Con l’avvicinarsi dell’Avvento, Innsbruck si riveste, finalmente, di quell’atmosfera magica che negli ultimi due anni avevamo dimenticato. E diventa la destinazione perfetta per un weekend autentico e suggestivo da vivere con tutti e cinque i sensi allertati, nello scenario suggestivo del Tirolo austriaco.

Così, mentre la neve imbianca le montagne che fanno da cornice, Innsbruck torna a riempirsi di tradizione con i mercatini di Natale – sette, quest’anno – distribuiti nelle varie aree della città e Lumagica, un particolare spettacolo di luci e installazioni in grado di affascinare grandi e piccini.

Lumagica: viaggio attorno al mondo…con le luci

È il terzo anno consecutivo che, a Innsbruck, si svolge Lumagica, uno spettacolare show di luci e installazioni all’interno dell’Hofgarten, un parco pubblico, nonché storico, della città tirolese. A partire dal 15 novembre e fino al 29 gennaio, nella suggestiva area verde, in inverno coperta di neve, faranno capolino una serie di creazioni luminose davvero scenografiche. E se l’anno scorso le installazioni erano dedicate agli animali, quest’anno il tema è dedicato a un meraviglioso viaggio intorno al mondo.

All’interno dell’Hofgarten, infatti, i visitatori si trasformeranno in passeggeri di una mongolfiera, capitanata da un marmotta tirolese, e partiranno per un viaggio che toccherà tutti i continenti, dall’Europa all’Africa fino all’Asia, all’Oceania e all’America. Un percorso che si concluderà facendo simbolicamente ritorno a Innsbruck, dopo aver scoperto il mondo, in modo originale, camminando soltanto per un chilometro e mezzo.

Un’installazione di Lumagica dell’edizione 2021 (foto: Innsbruck Tourismus/Danijel Jovanovic)

I Mercatini di Natale tra colori, profumi e sapori

Ma a Innsbruck non è Natale senza il grande albero addobbato davanti al Tettuccio d’Oro, simbolo della città, senza le strade e le piazze riccamente decorate, senza le luminarie, nelle vie del centro storico con la mostra dei presepi più belli. Ma, soprattutto, a Innsbruck non è Natale senza i tradizionali mercatini. Le immancabili bancarelle ricche di cibo, bevande calde e pezzi di artigianato realizzati a mano, che diventano il filo conduttore di Walks to explore, una serie di suggestive passeggiate per scoprire Innsbruck nella sua magica atmosfera natalizia.

Di mercatini, nella città austriaca, quest’anno se ne contano ben sette. Il più famoso, nonché il più antico, viene allestito nel centro storico, di fronte al Tettuccio d’Oro, dal 15 novembre al 23 dicembre. Qui le bancarelle si annidano a ridosso delle case medievali, attirando turisti e viaggiatori con addobbi per l’albero, opere d’artigianato artistico, prodotti in lana e vari oggetti tipici. A fare da sottofondo, la musica natalizia suonata in piazza dalla banda.

Il mercatino di piazza Marktplatz (15 novembre-23 dicembre), invece, ha un programma dedicato alle famiglie – c’è il teatro dei burattini, per esempio, oltre che un nostalgico carosello e alcune figure intagliate nel legno – mentre il mercatino panoramico della Hungerburg, raggiungibile con l’omonimo impianto, conquista per la vista mozzafiato sulla città nella sua veste invernale (25 novembre – 6 gennaio).

A spasso per i mercatini lungo la Maria-Theresien-Straße (foto: Innsbruck Tourismus)

Nel centro storico, vale la pena passeggiare lungo la via Maria-Theresien-Straße (25 novembre-6 gennaio), centralissima arteria di shopping di Innsbruck, per il suo mercatino pieno di prelibatezze. Difficile resistere, tra un passo e l’altro, al profumo del vin brulé e dei biscotti alla cannella. A questo si aggiungono i mercatini di Natale più piccoli e più raccolti come quelli del quartiere St. Nikolaus (25 novembre-23 dicembre) e quello di Wilten, nell’omonima piazzetta (28 novembre – 23 dicembre).

Infine, c’è il Kaiserweihnacht del Bergisel (18 novembre-18 dicembre), il caratteristico mercatino – è il più giovane -dominato dall’imponente trampolino per il salto con gli sci, molto legato alle origini grazie alla scelta di presentare prodotti regionali e opere di artigianato tirolese.

Arrivare a Innsbruck in treno: la scelta più comoda

Per arrivare a Innsbruck e godersi una vacanza a tutto relax, il mezzo più comodo è il treno. La città tirolese, infatti, è collegata con l’Italia con ben cinque treni giornalieri. Si può partire da Bologna e Venezia passando per Verona Porta Nuova. Da qui, in poco più di tre ore e mezzo si arriva in Austria, senza effettuare cambi, pronti per godersi un weekend totalmente immersi dalla magia del Natale.

Per arrivare a Innsbruck dall’Italia il mezzo più comodo è il treno

Il primo treno DB-ÖBB EuroCity parte da Verona alle 9.01 e arriva a Innsbruck alle 12.36; poi ogni due ore (11.01, 13.01, 15.01) fino all’ultima partenza alle 17.01 con arrivo alle 20.36. I biglietti sono disponibili dall’Italia all’Austria e viceversa a partire da 19,90* euro (info e prenotazioni: megliointreno.it, biglietterie e agenzie di viaggio partner DB, ÖBB e Trenitalia, call center DB-ÖBB 02.6747 9578).

**offerte a posti limitati, a tratta, a persona

Scopri di più: innsbruck.info

 

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Deserti d’Italia: una guida ai nuovi luoghi straordinari, effetto della siccità che avanza

Si intitola Guida turistica ai deserti d’Italia ed è un viaggio alla scoperta di luoghi insoliti e affascinanti, frutto di quel processo di desertificazione planetaria che sta coinvolgendo anche la nostra Penisola.

Promosso nell’ambito del progetto Acqua nelle nostre mani di Finish, il libro fotografico è stato realizzato dal fotoreporter Gabriele Galimberti, vincitore del World Press Photo nel 2021, in un viaggio compiuto l’estate scorsa, con la sua collaboratrice Camilla Miliani, con l’obiettivo di raccontare gli effetti della siccità sul nostro territorio.

Il risultato è una raccolta di immagini di “paesaggi mozzafiato di cui il Bel Paese non avrebbe bisogno”, come recita il sottotitolo della guida: fiumi diventati sentieri da trekking, canyon rocciosi famosi per il rafting e ora pareti da arrampicata, paesaggi aridi al posto di grandi laghi pescosi.

Le zone visitate sono state Sicilia, Abruzzo, Marche, Toscana, Lombardia, Umbria, Emilia-Romagna e Molise, con attenzione particolare su fiumi e laghi. Come il deserto di Pozzillo, in Sicilia, sorto dove un tempo c’era un lago artificiale per irrigare gli agrumeti da Enna fino alla Piana di Catania; quello del fiume Trebbia, ridotto a una distesa di terra bianca e arbusti; il Trasimeno, dove l’assenza di piogge, ha ridotto notevolmente le dimensioni del lago; o, ancora, quello del Montespluga, nella provincia di Sondrio, a 1900 metri di quota, emerso con il ritiro delle acque lacustri.

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Italia a rischio desertificazione

Oltre il 20% del territorio italiano è a rischio desertificazione. A partire dalle regioni del sud, dove il 70% della Sicilia, il 57% della Puglia, il 58% del Molise e il 55% della Basilicata sono destinate a registrare i danni più gravi e imminenti. Ciò che colpisce in queste immagini è, anche, la rapidità con cui questo processo sta avanzando. Nonostante l’arrivo dell’autunno e delle piogge, i deserti stanno diventando una triste realtà in molte zone della Penisola a causa delle sempre più croniche condizioni climatiche e meteorologiche che hanno investito negli ultimi anni il nostro paese, da nord a sud.

Per questo, la guida vuole essere un invito a visitare questi luoghi così affascinanti e anomali insieme ma anche a vedere con i propri occhi ciò che sta accadendo. Nei prossimi mesi, queste immagini diventeranno oggetto di una mostra fotografica a Milano, per proseguire l’iniziativa di sensibilizzazione sul corretto uso dell’acqua  con azioni concrete sul territorio a sostegno dell’agricoltura e per combattere, grazie a interventi mirati e al supporto della tecnologia, la desertificazione.

In Puglia, ad esempio, il progetto Acqua nelle nostre mani ha supportato la coltivazione dell’olivo, pianta fondamentale per la conservazione dell’equilibrio ambientale e barriera naturale contro la desertificazione, con la piantumazione di oltre 500 alberi resistenti al batterio della Xylella in terreni ormai in disuso a causa della siccità e, nella provincia di Brindisi, ha consentito un intervento di monitoraggio idrico delle coltivazioni su un totale di 500 ettari che garantirà un risparmio annuale (estate compresa) di oltre 150 milioni di litri d’acqua sfruttando l’innovativa tecnologia Daiki di SmartIsland, una startup siciliana.

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Da Milano a Venezia, ecco i nuovi hotel che fanno la differenza. Tra divertimento e socialità

«Io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare», così diceva Robert Louis Stevenson. Una considerazione più che mai attuale, quella dell’autore de L’isola del tesoro, soprattutto ora che stiamo ricominciando a scoprire il piacere di viaggiare.

Un piacere che non si accontenta di avere una destinazione precisa, ma punta tutto sulle emozioni e le esperienze da vivere sul posto. Oggi, più che mai, ogni fase della vacanza va goduta, soggiorno in hotel compreso, con la consapevolezza che nessun momento debba essere sprecato, perché la vita è qui e ora.

Milano dall’alto, con lo stadio San Siro, tra i simboli della città (iStockphoto)

Il soggiorno in hotel come momento di socialità

In particolare, che si tratti di un viaggio di lavoro o di piacere, l’hotel non è più vissuto semplicemente come il luogo in cui andare a dormire in vista di un meeting o di un tour della città. Al contrario, diventa un luogo protetto nel quale sentirsi come a casa, al sicuro e con tutti i comfort, trovando risposte al bisogno di socializzare, di ritrovare il benessere fisico e mentale, di divertirsi e di conoscere l’essenza di un luogo.

È con questa filosofia che sono nati gli hotel voco®, strutture indipendenti che uniscono informalità e fascino, regalando agli ospiti esperienze originali ed esclusive. Come dice il nome stesso – voco, in latino, significa “invitare”, “riunire” –  questi alberghi offrono non solo la possibilità di riposare e di recuperare le energie ma garantiscono un’accoglienza calorosa, un check-in rapido, un bar vivace con una gaming area per divertirsi in compagnia e un ristorante perfetto per entrare in contatto con gli altri ospiti. In Italia se ne contano, ad oggi, due sedi: il voco® Milan – Fiere, a Milano, e il voco® Venice Mestre – The Quid, a Venezia Mestre, gestiti entrambi da HNH Hospitality.

A Milano, tra profumo di carne alla griglia e partite a biliardo

Inaugurato lo scorso settembre, il voco® Milan-Fiere è l’indirizzo su misura per un weekend informale in una delle città più dinamiche d’Italia. A pochi minuti da Fiera Milano e dallo stadio di San Siro con i suoi concerti e le sue partite, è, al contempo, in una posizione strategica per gli spostamenti, trovandosi lungo le principali vie di collegamento con la città e con gli aeroporti internazionali di Linate e Malpensa (da non sottovalutare il parcheggio coperto con 263 posti auto).

La lobby del voco® Milan-Fiere con il suo tocco green

La sensazione di trovarsi in un hotel diverso dal solito si percepisce fin dall’ingresso nella lobby, trasformata, da semplice luogo di transito, in una sorta di piazza per incentivare il ritrovo tra le persone. Un modo per favorire l’aggregazione, proprio come se ci si trovasse in un’area pubblica open air, con elementi naturali, alberi e vegetazione, a suddividere gli spazi nella hall.

A ricordare un rigoglioso giardino immerso nel verde c’è anche il ristorante OnFire – Grill and Lounge, con griglia a vista su cui cuocere prelibate carni dal taglio internazionale e verdure. Aperto anche al pubblico, offre un menù a base di ingredienti freschi e rigorosamente di stagione. Soddisfatto il palato, poi, la serata prosegue all’insegna del divertimento tra amici al Bar Ludico – Drinks, Food & Play, arricchito da una gaming area con biliardo, ma anche calcio balilla, freccette elettroniche, videogame multigioco e flipper.

E quando alla sera, dopo un meeting di lavoro nel Centro Congressi dell’hotel – con 7 spazi polivalenti, è in grado di ospitare fino a 630 persone – o un giro turistico tra le meraviglie del capoluogo lombardo, ci si ritira in una delle 280 camere dislocate in 21 piani – tre le tipologie: Standard, Premium e Suite – si viene accolti dalla funzionalità delle ampie stanze, tra letti confortevoli, veloce connessione Wi-Fi, room service h24 e grandi docce. Il relax, a quel punto, è assicurato, non prima, però, di essersi concessi una pausa rigenerante nell’area benessere – gratuita per chi soggiorna in camere Premium e Suite – con piscina al coperto, sauna e bagno turco.

Venezia: vacanze creative a un passo dalla laguna

La stessa atmosfera rilassata e conviviale si ritrova negli ambienti del voco® Venice Mestre – The Quid, secondo hotel italiano del brand voco® e parte del gruppo IHG (InterContinental Hotels Group). Inaugurato lo scorso aprile, si trova a Venezia Mestre, non lontano dall’aeroporto di Venezia e dalla stazione ferroviaria. A separarlo dalla laguna veneta, solo il Ponte della Libertà.

Uno scorcio di Venezia, tra le città più suggestive e originali al mondo (iStockphoto)

Al motto di Work hard, have fun, lavorare duro e divertirsi, l’hotel incentiva a vivere il soggiorno nella struttura come un’occasione per svagarsi dopo una giornata intensa per le più svariate ragioni, professionali o di divertimento. Da qui la scelta dello studio di architettura e interior design THDP, incaricato di progettare l’albergo, di mixare forme ed elementi naturali, in un dialogo continuo tra interno ed esterno che metta sempre gli ospiti a proprio agio.

La creatività degli spazi comuni

Anche in questo caso, gli spazi comuni puntano tutto su convivialità e divertimento. Dalla lobby, con l’area gaming dotata di biliardo, calcetto o freccette, ideali per divertirsi mentre si sorseggia un cocktail fino al ristorante e bar Ludico Drinks, Food & Play (aperto anche al pubblico), che propone piatti sfiziosi e salutari ispirati alla cucina italiana e realizzati con ingredienti freschi e di qualità, da gustare, perché no, sulla scenografica terrazza al tramonto.

La Gaming Area all’interno del voco® Venice Mestre – The Quid, con calciobalilla e giochi che favoriscono la socializzazione

E se nelle 128 camere distribuite su 8 piani, l’invito è quello di abbandonarsi al relax, non mancano le motivazioni ad avere uno stile di vita attivo, sia grazie a un’area fitness firmata Technogym sia per la presenza di attrezzature sportive in alcune camere per stare al passo con i propri allenamenti in privato.

Tutto strizzando un occhio all’ambiente. Non solo perché l’hotel aderisce al programma di IHG Green Engage per ridurre sprechi e consumi di acqua ed energia ma anche per una serie di attenzioni della struttura come la riduzione significativa dell’utilizzo della plastica in tutto l’hotel e nelle camere in favore di materiali più rispettosi dell’ambiente – ciò si traduce, ad esempio, nell’adozione della linea di cortesia in taglia grande e nella scelta di biancheria da letto realizzata con materiali riciclati – che possono davvero fare la differenza nella definizione di un futuro sempre più sostenibile. Anche nei viaggi.

Info: milanfierehotel.com e quidhotelvenice.com

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IT.A.CÀ, dal 16 settembre il festival del turismo responsabile arriva a Bologna. All’insegna dell’inclusività

Turismo sostenibile vuol dire anche turismo di tutti. Ecco perché quest’anno IT.A.CÀ, il festival del turismo responsabile di cui DOVE è partner, ha previsto un programma fruibile davvero da tutti, incluse le persone con disabilità visive, cognitive e motorie. In particolare nella sua “tappa madre”, quella che si svolge dal 16 settembre al 16 ottobre sull’Appennino bolognese e a Bologna città, dove il festival è nato 14 anni fa.

«Insieme alle realtà e alle associazioni del nostro territorio e a quelle istituzioni che hanno scelto di valorizzarci, abbiamo finalmente potuto creare un calendario di eventi e attività pensato appositamente per essere fruito da tutti, persone con disabilità di tipo motorio, cognitivo e/o visivo», spiega Simona Zedda,  responsabile programmazione della Tappa Bologna di IT.A.CÀ. «Questo ci rende molto orgogliosi perché l’inclusività e l’accessibilità di un evento o di un percorso significano rispetto per le persone tutte, e il rispetto è alla base del senso di turismo sostenibile che IT.A.CÀ si impegna a diffondere da sempre».

Un festival per tutti

In particolare sono due i progetti pensati in questa chiave: Sense of Place, che prevede quattro itinerari multisensoriali (due in città, due sull’Appennino) capitanati da guide ipovedenti che faranno scoprire i luoghi anche attraverso l’udito, il tatto, l’olfatto e il gusto; e Nonturismo Bologna. Deviazioni inedite raccontate dagli abitanti, itinerari alla scoperta della città «che non appare in cartolina».

Quest’ultimo progetto, che sarà presentato il 30 settembre alle Serre dei Giardini Margherita insieme alla guida omonima in uscita per la collana editoriale Nonturismo di Ediciclo, ha l’obiettivo di far visitare la città attraverso luoghi e punti di vista di chi la abita, in base a tre diversi itinerari declinati intorno al tema della resistenza: la resistenza della biodiversità nei sentieri periferici; la resistenza dell’abitare dei senza dimora; la resistenza dei piccoli centri culturali.

Leggi anche: Torna IT.A.CÀ, festival del turismo responsabile, per imparare ad “Abitare il futuro”

Appuntamenti classici e sorprese

Non mancheranno gli appuntamenti «classici» delle tappe di IT.A.CÀ: passeggiate, escursioni a piedi, bike tour, degustazioni, e poi ancora laboratori teatrali, convegni, concerti, letture pubbliche, incontri e presentazioni.

Da non perdere, il 28 settembre, il nuovo Trekking dell’altro mondo, al Museo civico del Risorgimento, alla Certosa di Bologna, un suggestivo percorso a tappe multisensoriale e interattivo, i cui dettagli saranno svelati solo all’ultimo momento per non perdere la sorpresa (prenotazione obbligatoria: progettometrozero@gmail.com)

Date, orari e tutti i dettagli delle iniziative sono sul sito festivalitaca.net 

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Weekend d’estate a Trieste, la città dalle mille anime che profuma di mare e di Storia

«La mia anima è a Trieste» scriveva James Joyce, da sempre affascinato da questa terra contesa, al contempo aspra ed elegante. Una città dalle mille identità, un po’ a metà di tutto. Tra l’Occidente e la Mitteleuropa, tra il Mediterraneo e i Balcani. Una destinazione complessa e travagliata, crocevia di popoli e influenze tra le più disparate. Dove il profumo di mare si fonde con quello della cultura, creando un mix irresistibile che ben si presta a fare da cornice a un weekend ricco di fascino e di storia.

Trieste, il mare e Piazza Unità d’Italia

Trieste, capoluogo del Friuli Venezia Giulia, si estende sulle coste dell’omonimo golfo, e del suo stretto rapporto con l’acqua ha fatto sempre la sua forza. Non a caso, in epoca asburgica, veniva chiamata «la piccola Vienna sul mare» e, ancora oggi, è uno dei porti più importanti dell’Adriatico. Il Faro della Vittoria, costruito per ricordare i caduti del mare triestini durante la Prima guerra mondiale, è lì a ricordarlo.

Piazza Unità d’Italia è il simbolo della città e un tour che si voglia definire tale parte proprio da qui: dalla più grande piazza aperta sul mare in Europa – nessuna supera i suoi 10mila metri quadrati di superficie -, rinomata in tutto il mondo per gli eleganti edifici che ne fanno da cornice. Con lo sguardo all’insù, poi, si fanno notare il palazzo del Municipio con la Torre dell’Orologio, il palazzo Modello con le sue decorazioni floreali, il palazzo del Governo in stile Liberty, il neoclassico palazzo Stratti e il palazzo del Lloyd Triestino. Al centro della piazza che si trova anche la Fontana dei Quattro Continenti, realizzata tra il 1751 e il 1754 dallo scultore bergamasco Giovanni Battista Mazzoleni.

Dal Canal Grande al melting pot religioso

Ma Trieste è anche il Borgo Teresiano, con il Canal Grande e le sue barche colorate. Un quartiere ordinato, nato nel XVIII secolo per volontà di Maria Teresa, prima imperatrice d’Austria, che desiderava interrare le saline. Il Ponte Rosso è il punto migliore per ammirare il corso d’acqua, con la chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo e la sua facciata in stile neoclassico a fare da sfondo. Non l’unico edificio religioso che merita una visita. Degna di nota è anche la Cattedrale di San Giusto, sull’omonimo colle, con la sua facciata austera e il rosone gotico. E, in linea con il melting pot triestino, il Tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridione e la Sinagoga, tra le più grandi d’Europa, con il Ghetto ebraico.

Il Canal Grande di Trieste con la chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo sullo sfondo (Istockphoto)

E poi ci sono i musei: quello del Mare, quello Sveviano (casa natale di Italo Svevo), quello dedicato a Joyce. Il Molo Audace, da cui godersi il tramonto. E le Fòdre, stradine strette e non esposte ai refoli in cui ripararsi quando soffia la Bora. Infine, gli storici caffé, ai cui tavolini, un tempo, stavano seduti a scrivere Italo Svevo, Umberto Saba, Stendhal e altri illustri artisti. Intellettuali di ieri e di oggi che ancora si incontrano al Caffè degli Specchi in Piazza Unità d’Italia, al Caffè Tommaseo del 1830, il più antico di Trieste, al Caffè San Marco e al Caffè Pirona.

Il Castello di Miramare, «nido d’amore costruito in vano»

Ma ancor più si respira la storia al Castello di Miramare, affacciato in tutta la sua maestosità sul Golfo di Trieste. «Nido d’amore costruito in vano» lo definì Giosuè Carducci in una poesia, riferendosi alla mancata storia d’amore dei suoi proprietari. Fu l’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo, infatti, a volerlo costruire nel 1850 per farne la dimora sua e della consorte Carlotta del Belgio. Ma l’uomo venne fucilato in Messico e la moglie, impazzita per il dolore, si trasferì in Belgio.

Il meraviglioso Castello di Miramare, a pochi chilometri da Trieste (Istockphoto)

DoubleTree by Hilton Trieste: una notte nella Storia

Esplorata la città, il viaggio nel passato non si interrompe se si soggiorna al DoubleTree by Hilton Trieste, raffinato hotel 4 stelle ricavato all’interno di un magnifico palazzo storico risalente ai primi del ‘900, un tempo sede dell’antica compagnia di assicurazioni RAS. L’importante ristrutturazione del 2019, dopo la quale l’hotel ha riaperto i battenti in gestione al Gruppo HNH Hospitality, non ha cancellato l’identità dell’edificio, mantenendo intatta l’atmosfera di altri tempi senza, però, rinunciare alla qualità.

L’imponente facciata del DoubleTree by Hilton Trieste

Grazie a un sapiente mix di elementi di design e decorazioni originali, la storia della struttura si respira in ogni ambiente. Nelle 125 camere, innanzitutto – 24 guest room (+ 8 accessibili), 65 Deluxe Room (+ 3 Historical Deluxe), 14 Junior Suite (+ 1 Historical Junior Suite), 8 suite (+ 1 Historical One Bedroom Suite) e una Presidential Suite -, alcune delle quali sono ricavate dai locali storici del palazzo. Nella King Historical Junior Suite, in particolare, un tempo si trovava l’archivio del palazzo, di cui mantiene ancora diversi riferimenti.

Profondamente legati al passato anche gli spazi comuni, dall’imponente scalone – chissà quanti diplomatici, politici e personaggi illustri lo hanno calpestato – fino al ristorante e al bar. Aperto tutti i giorni anche agli esterni, il Novecento Restaurant Trieste accoglie gli ospiti in un ambiente vivace ma, al contempo, tradizionale, con un menù incentrato su ingredienti e sapori locali che valorizza quell’anima mitteleuropea tipicamente triestina anche nel cibo. Sembra di tornare indietro di un secolo, invece, al Berlam Coffee Tea & Cocktail, location perfetta – anche questa aperta al pubblico – per concedersi cocktail, caffè, tè e snack in totale relax avvolti da soffitti a cassettoni, marmi e antiche tappezzerie.

A tutto ciò si aggiungono il Centro Congressi con sei sale meeting modulari – una di queste, autentico gioiello, è ricavata nell’ex ufficio del direttore della RAS  -, la Wellness Area e il Fitness Center. Decisamente da non sottovalutare, tra i servizi, la presenza del parcheggio, valore aggiunto non così scontato nelle strutture alberghiere del centro della città giuliana.

Alla scoperta della Trieste più green

Ed è soggiornando al DoubleTree By Hilton Trieste che si va alla scoperta della città in un modo ecologico, divertente e molto originale. Con i tour e-Tuk, infatti, si sale a bordo di tuk tuk al 100% elettrici e a zero impatto ambientale, per andare alla scoperta di piazze, vicoli, luoghi storici e punti panoramici tutelando, al contempo, il pianeta.

Chi sceglie, invece, il pacchetto Explore Trieste, riceve due biglietti d’ingresso per il Castello di Miramare con transfer incluso – all’andata in bus, con l’Hop Tour, e al ritorno via mare, con l’imbarcazione Delfino Verde – per vedere il capoluogo da due diverse prospettive. Inclusi nell’offerta anche una bottiglia di vino, la colazione a buffet, uno sconto per il Novecento Restaurant Trieste e l’accesso alle Aree Wellness & Fitness. Alla sera, una volta tornati in camera e rigenerati, si è pronti per uscire per una passeggiata in centro. Magari proprio passando da Piazza Unità d’Italia, che dista solo 500 metri. Dieci minuti a piedi per andare a sentire il profumo del mare, con una Storia mai uguale a se stessa, che si racconta a ogni passo.

Info: dttrieste.com

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Dalla Sicilia al Veneto: una vacanza a ritmo slow, tra natura, sport e Spa

Vacanze slow e all’aria aperta. Sono queste alcune delle tendenze travel confermate anche in questa estate 2022 post pandemia ed emerse durante l’ultima edizione della BIT, la Borsa Internazionale di Turismo. Ora che finalmente si può ripartire, l’obiettivo è ancora quello di privilegiare il viaggio lento, alla ricerca di esperienze autentiche, a stretto contatto con il territorio, lontani dalla folla e dall’idea di vacanza mordi e fuggi.

L’obiettivo principale? Rigenerarsi. Mai come nell’ultimo periodo, infatti, le persone hanno realizzato quanto i viaggi siano importanti per ricaricarsi, anche rimanendo in Italia, ma scegliendo con grande cura la propria meta.

In Sicilia per un break tra saline e siti archeologici

Nella campagna di Mazara del Vallo, in Sicilia, questo tipo di vacanza può realizzarsi pienamente all’Almar Giardino di Costanza Resort, elegante struttura cinque stelle immersa nel verde, a due passi dal mare. L’hotel del brand Almar è gestito da HNH Hospitality ed è stato recentemente ammodernato, camere comprese.

All’Almar Giardino di Costanza Resort, l’atmosfera siciliana si respira in ogni angolo, garantendo, agli ospiti una vacanza relax strettamente collegata al territorio. E non solo per via della struttura – l’hotel riprende le caratteristiche di un antico baglio nobiliare siciliano, vale a dire di una di quelle fattorie fortificate dall’ampio cortile – ma anche negli arredi tipici delle 88 camere tra junior suites, suites e royal suites che accolgono gli ospiti. La natura, qui, è parte integrante del Resort, immerso com’è nel verde di un rigoglioso parco mediterraneo, con palme e ulivi secolari, fontane e giochi d’acqua. Un ingrediente “green” che ben si integra con i vicini gioielli architettonici, uno su tutti Villa Fontanasalsa, costruita intorno al 1850 e pronta, dopo la ristrutturazione, per ospitare eventi culturali così come eventi privati collegati con l’Almar Giardino di Costanza.

Uno scorcio di Piazza della Repubblica a Mazara del Vallo (Istockphoto)

Qui, circondati da luminosi marmi bianchi e fontane, grandi piscine e profumate piante di agrumi, ci si lascia sedurre dalla cucina dell’Aquamadre Restaurant, all’interno del Resort. Il ristorante si ispira alle famose saline della zona – in particolare, il nome trae ispirazione dall’acqua di mare altamente concentrata che si forma nel processo di produzione del sale -, e valorizza, nei piatti, proprio questo ingrediente. Motivo per cui, nella preparazione delle diverse pietanze, vengono utilizzate 10 tipologie di sali aromatizzati tipici ed artigianali, provenienti dall’antica salina Culcasi di Nubia, oggi presidio Slow Food (l’unica salina della Sicilia Occidentale tra l’altro, in cui da oltre cent’anni il sale viene raccolto solo una volta l’anno, a mano). I sapori sulla carta restano quelli del territorio: i celebri gamberi rossi e rosa di Mazara del Vallo, le gustose arance rosse siciliane, nonché i tipici carciofi dal sapore marino perché cresciuti vicino alla scogliera. Per rilassarsi, non manca la grande piscina e la Spa – prossima a un’importante ristrutturazione e ampliamento a più di 2500 metri quadrati – con trattamenti benessere  e massaggi studiati in esclusiva da un pool di esperti e basati sulla medicina tradizionale cinese .

Nei dintorni, un concentrato di meraviglie, da scoprire con visite culturali o percorsi enogastronomici organizzati dallo stesso hotel: battute di pesca, wine tasting nei vigneti della zona, olive oil tasting in aziende locali, tour delle saline di Trapani, Marsala e Mozia. A due passi i siti archeologici di Segesta, Selinunte ed Erice. E la stessa Mazara del Vallo, con la sua forte influenza araba che le è valsa l’appellativo di “Porta d’Oriente”.

Gli eleganti interni di una stanza del’Almar Giardino di Costanza Resort

Jesolo: alla Spa per ricaricarsi

Chi preferisce una vacanza all’insegna della cura di sé, invece, può soggiornare all’Almar Jesolo Resort & SPA di Jesolo, a 45 km da Venezia. Il Resort, di categoria 5 stelle, fa parte del gruppo Almar ed è anch’esso gestito da HNH Hospitality. Ventuno le suites e 174 le raffinate camere, arredate in stile contemporaneo e dal design Made in Italy. Degni di nota la piscina esterna di 70 metri, parzialmente coperta da un cubo di vetro e riscaldata a tre diverse temperature, e il ristorante “Mediterra”, con piatti sfiziosi che celebrano le primizie del mare locale e i prodotti della terra veneta.

Il vero fiore all’occhiello del resort, però, è la pluripremiata Almablu Wellness & Spa, garanzia di una vacanza all’insegna del benessere fisico e mentale. Oasi ideale contro stress e tensioni, offre più di 70 fra massaggi e trattamenti basati sulla medicina classica cinese. Non mancano programmi rigeneranti, antistress, sportivi o finalizzati a migliorare la qualità del sonno e il proprio sistema immunitario. A ciò si aggiungono cinque diverse tipologie di saune, la stanza del ghiaccio, 3 bagni di vapore, docce emozionali, 2 aree relax, 2 aree relax, vari idromassaggi e molto altro da scoprire e provare, giorno per giorno.

La pluripremiata spa dell’Almar Jesolo Resort & Spa

Il vantaggio dell’Almar Jesolo Resort & Spa è di essere in una posizione strategica non solo per andare alla scoperta delle varie città d’arte venete ma, soprattutto, per ricaricarsi con le esperienze outdoor. Tappa obbligata, ovviamente, il mare. Gli ospiti del Resort hanno a disposizione una spiaggia privata raggiungibile a piedi attraverso un elegante viale contornato di roseti e filari di palme. Ed è in estate, ma anche fuori stagione, che, le lunghe passeggiate sull’arenile diventano un toccasana per rafforzare il sistema immunitario, in vista dell’inverno.

Ma non c’è solo il mare. Nei dintorni della struttura tutto è un invito naturale a incamminarsi. Procedendo verso est si raggiunge la pineta, mentre sul versante opposto si incontra il cosiddetto Faro di Jesolo, simbolo della città, con i suoi imperdibili tramonti. Anche gli amanti del trekking o del Nordic Walking non resteranno delusi grazie a una fitta rete di sentieri per esplorare l’entroterra o la costa. Non mancano i percorsi a tema per chi sceglie le due ruote – il resort offre il noleggio gratuito delle biciclette – e alcuni dei più suggestivi green italiani, per gli appassionati di golf. Tutte preziose occasioni per fare il pieno di energia, tornando alla quotidianità decisamente rinati.

Per info: almarjesolo.com/it  e almargiardinodicostanza.com/it

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Un’estate di benessere: in vacanza con lo smartwatch, per prendersi cura di sé

Evadere dalla quotidianità alla ricerca del proprio benessere psicofisico. Sarà questa la motivazione principale dei viaggi, questa estate, secondo un’indagine condotta da Booking.com. In base ai dati raccolti dal portale, infatti, per il 79 per cento degli intervistati le vacanze, ormai imminenti, saranno l’occasione per prendersi cura di sé stessi. Una degna rivincita contro i mesi di lockdown e le restrizioni imposte dalla pandemia.

Andare in vacanza per stare meglio

Le modalità per trovare il proprio equilibrio, in vacanza, sono tantissime. C’è chi predilige esperienze attive e tanto movimento. E chi, invece, si rilassa dormendo di più e meglio. Chi trae beneficio da un’immersione nella natura. E chi sta meglio mixando tutti questi aspetti. Ma se le modalità per rigenerarsi sono soggettive, quel che è certo – e lo confermano le 24.000 persone intervistate in 31 Paesi del mondo dal noto sito di viaggi -, è che le persone hanno voglia di tornare a scoprire il mondo. Non più, però, con il solo obiettivo di visitare posti nuovi quanto piuttosto come opportunità per staccare la spina e ricominciare ad ascoltarsi.

Un’indagine della McKinsey & Company dal titolo “Il futuro del wellness” lo conferma: le persone, in tutto il mondo, si stanno concentrando sempre più sulla propria salute. Il 79 per cento degli intervistati in sei Paesi ritiene che il benessere sia importante. Il 42 per cento, addirittura, lo considera una priorità assoluta. Il concetto di salute, però, non è uguale per tutti. Lo stesso studio, infatti, rivela come le persone includano, in esso, vari aspetti: quello della salute in senso più stretto – l’utilizzo di medicine e integratori, di dispositivi medici e di tracker, ad esempio – ma anche il fitness, l’alimentazione, la forma fisica, il sonno e la mindfulness.

Salute fisica e mentale: un approccio olistico

Ma per raggiungere un certo livello di benessere è importante agire su tutti i fronti: fisico, mentale ed emotivo. Diventa, quindi, fondamentale imparare a conoscere il proprio corpo e le proprie abitudini. A questo nuovo bisogno dell’uomo contemporaneo risponde perfettamente la tecnologia più evoluta, sia per aiutarci a prendere coscienza del nostro allenamento quotidiano sia per analizzare le nostre reazioni nell’arco della giornata, soprattuto quando siamo in vacanza e abbiamo finalmente tempo da dedicare a noi stessi. Come? Il metodo più comodo e infallibile è la nuova generazione di smartwatch, sempre più in grado di monitorare quei parametri di salute fisica e mentale che, insieme, concorrono al raggiungimento del proprio equilibrio.

Una donna si rilassa leggendo un libro in vacanza (Istockphoto)

Uno smartwatch per conoscersi meglio

Che si vada in vacanza al mare, in montagna, al lago o in un contesto urbano, con uno smartwatch Fitbit è facile monitorare costantemente le proprie attività e, di conseguenza, il proprio stato di salute. Tenendo traccia della qualità del sonno, del movimento della giornata, del tipo di alimentazione e del livello di stress si scoprono tutti gli obiettivi (e i correttivi) da raggiungere in tempi brevi, al fine di garantirsi una migliore qualità della vita. Grazie a questi dispositivi indossabili di nuova generazione, oggi è diventato semplice avere costantemente a disposizione dati reali, utili ad avere un quadro completo e aggiornato del proprio benessere.

Varie sono le funzioni disponibili per chi sceglie uno smartwatch Fitbit, ancor più se si sceglie Fitbit Premium, un servizio di abbonamento che consente, tramite il dispositivo indossabile, di tracciare l’andamento di attività fisica, sonno, nutrizione e stress, amplificando al massimo i benefici della vacanza. Dei vari modelli disponibili, decisamente pratico e versatile è il Fitbit Versa 3, modello che integra GPS e Google Assistant nonché la ricarica rapida e la possibilità di effettuare telefonate via Bluetooth.

Con gli smartwatch Fitbit è possibile monitorare diversi parametri fisici durante l’attività sportiva ma non solo

Sempre connessi con il benessere

Tante sono le funzioni utilizzabili in vacanza. Qualche esempio? Grazie al Livello di Recupero Giornaliero è possibile ottimizzare la routine di viaggio. Capire, insomma, con le informazioni raccolte dallo smartwatch se è il caso di allenarsi subito o, piuttosto, di recuperare per evitare di sovraccaricare il fisico. Per favorire il relax, invece, c’è l’app Calm, ideale per la meditazione, il rilassamento e, di conseguenza, il buon sonno anche lontano da casa. Ed è proprio monitorando con lo smartwatch le ore trascorse a dormire che si impara a conoscere la qualità del proprio riposo notturno, sviluppando abitudini più salutari. Funzione, questa, che diventa ancora più divertente per gli utenti Premium proprio in questi giorni, grazie alla disponibilità del nuovo profilo del sonno che associa ad ogni persona un particolare animale tra sei archetipi disponibili, in base alla valutazione del riposo effettuata dallo smartwatch indossato per un minimo di 14 notti in un mese.

In un mondo in cui è indispensabile essere sempre reperibili, poi, lo smartwatch Fitbit consente di restare connessi anche in vacanza, mentre si cammina in spiaggia o si va in mountain bike in montagna. Si evita, così, di partire con lo smartphone al seguito, certi di essere rintracciabili grazie alle notifiche di chiamata, dei messaggi e delle varie app. Servizi in più che si aggiungono ad esempio alla possibilità di vedere la distanza percorsa in tempo reale col GPS integrato e di gestire i pagamenti elettronici. Il tutto, sempre dal polso. Senza pensieri.

Per info: www.fitbit.com

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