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Consigli pratici per un viaggio in Cambogia

Consigli pratici per un viaggio in Cambogia
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Non è un segreto che il Sud Est Asiatico sia una delle zone del mondo che più ho amato in questi ultimi anni, e senz’altro sarà una delle prime in cui tornerò appena sarà possibile. Tra le varie mete toccate nel corso di vari viaggi, quella che probabilmente mi ha posto di fronte a più dubbi dal punto di vista dell’organizzazione è stata la Cambogia. Oggi quindi vi voglio dare qualche consiglio pratico per un viaggio in Cambogia: giusto alcune informazioni preliminari, utili per poter poi pianificare il vostro itinerario e le vostre giornate nel Paese. 

Consigli Cambogia

1. Quando visitare la Cambogia

Una delle prime domande da farsi riguarda il periodo migliore per visitare la Cambogia. Solitamente si suddivide l’anno in una stagione secca – più o meno da ottobre ad aprile – e una stagione delle piogge, anche se è chiaro che sono indicazioni di massima e possono subire variazioni. In generale il periodo migliore per un viaggio in Cambogia va da ottobre a gennaio, poiché permette con buone probabilità di trovare giornate soleggiate e con temperature piacevoli. Sconsigliato invece il periodo aprile-giugno, il più afoso, mentre la nostra estate potrebbe riservare parecchi temporali.

2. Come muoversi

A differenza di altre destinazioni vicine come la Thailandia, la Cambogia per certi versi non è ancora così attrezzata da un punto di vista di servizi turistici. Ciò non significa che questi servizi non ci siano, ma si deve prestare un pochino di attenzione in fase organizzativa e questo è particolarmente vero quando si parla degli spostamenti. 

Va esclusa innanzi tutto l’auto, poiché non è possibile il noleggio con patente Italiana. Da non considerare per ora nemmeno il treno, sebbene siano in progetto dei lavori su alcune linee che forse renderanno questo mezzo di trasporto un’opzione in futuro. Rimangono quindi il taxi, o comunque auto con autista, e gli autobus/minibus. Esistono varie compagnie che coprono tutti i principali tragitti di collegamento tra le località turistiche, potete confrontare orari e costi su 12goasia o Bookaway. 

Se poi dovete spostarvi tra la capitale Phnom Penh e Siem Reap, non escludete anche l’aereo – che è stata poi la nostra scelta. Se infatti avete poco tempo a disposizione o comunque non volete perdere 6 ore su un autobus, ci sono compagnie che collegano i due principali aeroporti del Paese in 45 minuti, con costi accessibili – l’autobus costa circa 10€ a persona mentre il biglietto aereo parte da 30/40$.

Angkor Wat Cambogia

3. Come e dove richiedere il visto per la Cambogia

Per visitare la Cambogia è obbligatorio un visto turistico, che è valido per una permanenza di massimo 30 giorni consecutivi e per un unico accesso – non potrete quindi uscire dal Paese e rientrare. Il visto si può ottenere direttamente all’arrivo, negli aeroporti internazionali, ai valichi di terra o alla frontiera che si trova lungo il Mekong se arrivate in barca dal Vietnam (come vi avevo raccontato qui). Il costo ufficiale è di 36$, cui è possibile che vada aggiunto un piccolo “contributo” per le guardie di frontiera – consuetudine purtroppo ancora radicata quando si tratta di valichi terrestri o fluviali, meno in aeroporto. 

Se però preferite arrivare preparati e avere già in mano tutti i documenti necessari, potete richiedere il visto online dal sito ufficiale del governo o, se non avete dimestichezza, anche tramite un portale che si occupi di tutto al posto vostro come questo: visto Cambogia. Attenzione perché non tutti i valichi di frontiera consentono l’accesso con visto elettronico, quindi controllate prima di tutto la lista (presente in entrambi i siti che vi ho linkato). Ricordate di fare la richiesta almeno una settimana prima della partenza e assicuratevi come sempre che il passaporto abbia una validità residua di sei mesi dal momento dell’ingresso nel Paese. 

4. Qual è la valuta locale

Una domanda che può sembrare banale ma che in realtà, in Cambogia, non lo è così tanto. Se è vero infatti che la valuta ufficiale è il riel cambogiano, la realtà è che quasi ovunque vi verrà richiesto di pagare in dollari americani e che persino gli sportelli bancomat erogano proprio dollari. Vi capiterà però di ricevere i riel come resto nel corso di piccole transazioni: se ad esempio prendete un tuk tuk che costa mezzo dollaro e pagate con una banconota da 1$, è probabile che riceviate il resto il riel. 

5. Quanti giorni servono per visitare Angkor

Infine, una delle domande più gettonate, quella che io stessa mi sono posta molte volte durante la pianificazione. Dato che spesso Siem Reap e il sito archeologico di Angkor vengono inserite in un itinerario più ampio che comprende altri Paesi come Thailandia o Vietnam, è naturale chiedersi quanti giorni sono necessari per visitarle al meglio. 

Per domande come questa non c’è mai una risposta univoca, poiché molto dipende dall’interesse di ognuno, dai ritmi della visita, dal mezzo di trasporto scelto, da quanti templi si vogliono visitare, da quanto tempo e attenzione si vuole dedicare a ognuno di essi e molto altro ancora. Ufficialmente l’area di Angkor si estende per 400 chilometri quadrati e comprende un migliaio di templi diversi, perciò si potrebbe trascorrere qui un’intera settimana – ma è anche vero che se non siete grandi appassionati o storici dell’arte, dopo un po’ finireste per annoiarvi. In generale, quindi, la mia risposta alla domanda “quanti giorni servono per visitare Angkor?” è: tre giorni e due notti. In questo modo si sfrutta al meglio il biglietto da 3 giorni (sono disponibili infatti biglietti da 1, 3 o 7 giorni), senza stressarsi con tour de force troppo impegnativi. Se avete meno di due giorni pieni a mio avviso non vale la pena e conviene rimandare la visita a un altro momento, soprattutto se intendete raggiungere la Cambogia – e pagare quindi il visto – solo per visitare Angkor.  

Quanti giorni Angkor

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Consigli pratici per un viaggio in Cambogia

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Non è un segreto che il Sud Est Asiatico sia una delle zone del mondo che più ho amato in questi ultimi anni, e senz’altro sarà una delle prime in cui tornerò appena sarà possibile. Tra le varie mete toccate nel corso di vari viaggi, quella che probabilmente mi ha posto di fronte a più dubbi dal punto di vista dell’organizzazione è stata la Cambogia. Oggi quindi vi voglio dare qualche consiglio pratico per un viaggio in Cambogia: giusto alcune informazioni preliminari, utili per poter poi pianificare il vostro itinerario e le vostre giornate nel Paese. 

Consigli Cambogia

1. Quando visitare la Cambogia

Una delle prime domande da farsi riguarda il periodo migliore per visitare la Cambogia. Solitamente si suddivide l’anno in una stagione secca – più o meno da ottobre ad aprile – e una stagione delle piogge, anche se è chiaro che sono indicazioni di massima e possono subire variazioni. In generale il periodo migliore per un viaggio in Cambogia va da ottobre a gennaio, poiché permette con buone probabilità di trovare giornate soleggiate e con temperature piacevoli. Sconsigliato invece il periodo aprile-giugno, il più afoso, mentre la nostra estate potrebbe riservare parecchi temporali.

2. Come muoversi

A differenza di altre destinazioni vicine come la Thailandia, la Cambogia per certi versi non è ancora così attrezzata da un punto di vista di servizi turistici. Ciò non significa che questi servizi non ci siano, ma si deve prestare un pochino di attenzione in fase organizzativa e questo è particolarmente vero quando si parla degli spostamenti. 

Va esclusa innanzi tutto l’auto, poiché non è possibile il noleggio con patente Italiana. Da non considerare per ora nemmeno il treno, sebbene siano in progetto dei lavori su alcune linee che forse renderanno questo mezzo di trasporto un’opzione in futuro. Rimangono quindi il taxi, o comunque auto con autista, e gli autobus/minibus. Esistono varie compagnie che coprono tutti i principali tragitti di collegamento tra le località turistiche, potete confrontare orari e costi su 12goasia o Bookaway. 

Se poi dovete spostarvi tra la capitale Phnom Penh e Siem Reap, non escludete anche l’aereo – che è stata poi la nostra scelta. Se infatti avete poco tempo a disposizione o comunque non volete perdere 6 ore su un autobus, ci sono compagnie che collegano i due principali aeroporti del Paese in 45 minuti, con costi accessibili – l’autobus costa circa 10€ a persona mentre il biglietto aereo parte da 30/40$.

Angkor Wat Cambogia

3. Come e dove richiedere il visto per la Cambogia

Per visitare la Cambogia è obbligatorio un visto turistico, che è valido per una permanenza di massimo 30 giorni consecutivi e per un unico accesso – non potrete quindi uscire dal Paese e rientrare. Il visto si può ottenere direttamente all’arrivo, negli aeroporti internazionali, ai valichi di terra o alla frontiera che si trova lungo il Mekong se arrivate in barca dal Vietnam (come vi avevo raccontato qui). Il costo ufficiale è di 36$, cui è possibile che vada aggiunto un piccolo “contributo” per le guardie di frontiera – consuetudine purtroppo ancora radicata quando si tratta di valichi terrestri o fluviali, meno in aeroporto. 

Se però preferite arrivare preparati e avere già in mano tutti i documenti necessari, potete richiedere il visto online dal sito ufficiale del governo o, se non avete dimestichezza, anche tramite un portale che si occupi di tutto al posto vostro come questo: visto Cambogia. Attenzione perché non tutti i valichi di frontiera consentono l’accesso con visto elettronico, quindi controllate prima di tutto la lista (presente in entrambi i siti che vi ho linkato). Ricordate di fare la richiesta almeno una settimana prima della partenza e assicuratevi come sempre che il passaporto abbia una validità residua di sei mesi dal momento dell’ingresso nel Paese. 

4. Qual è la valuta locale

Una domanda che può sembrare banale ma che in realtà, in Cambogia, non lo è così tanto. Se è vero infatti che la valuta ufficiale è il riel cambogiano, la realtà è che quasi ovunque vi verrà richiesto di pagare in dollari americani e che persino gli sportelli bancomat erogano proprio dollari. Vi capiterà però di ricevere i riel come resto nel corso di piccole transazioni: se ad esempio prendete un tuk tuk che costa mezzo dollaro e pagate con una banconota da 1$, è probabile che riceviate il resto il riel. 

5. Quanti giorni servono per visitare Angkor

Infine, una delle domande più gettonate, quella che io stessa mi sono posta molte volte durante la pianificazione. Dato che spesso Siem Reap e il sito archeologico di Angkor vengono inserite in un itinerario più ampio che comprende altri Paesi come Thailandia o Vietnam, è naturale chiedersi quanti giorni sono necessari per visitarle al meglio. 

Per domande come questa non c’è mai una risposta univoca, poiché molto dipende dall’interesse di ognuno, dai ritmi della visita, dal mezzo di trasporto scelto, da quanti templi si vogliono visitare, da quanto tempo e attenzione si vuole dedicare a ognuno di essi e molto altro ancora. Ufficialmente l’area di Angkor si estende per 400 chilometri quadrati e comprende un migliaio di templi diversi, perciò si potrebbe trascorrere qui un’intera settimana – ma è anche vero che se non siete grandi appassionati o storici dell’arte, dopo un po’ finireste per annoiarvi. In generale, quindi, la mia risposta alla domanda “quanti giorni servono per visitare Angkor?” è: tre giorni e due notti. In questo modo si sfrutta al meglio il biglietto da 3 giorni (sono disponibili infatti biglietti da 1, 3 o 7 giorni), senza stressarsi con tour de force troppo impegnativi. Se avete meno di due giorni pieni a mio avviso non vale la pena e conviene rimandare la visita a un altro momento, soprattutto se intendete raggiungere la Cambogia – e pagare quindi il visto – solo per visitare Angkor.  

Quanti giorni Angkor

Consigli pratici per un viaggio in Cambogia
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Merzouga: tour nel deserto del Marocco fai da te

Merzouga: tour nel deserto del Marocco fai da te
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Tra le esperienze più attese di ogni viaggio in Marocco c’è l’escursione nel deserto: il richiamo del Sahara con le sue alte dune dorate è forte, e ancora più forte è l’esperienza di trovarsi davvero in questi paesaggi straordinari. Organizzare questa tappa del viaggio è in realtà molto semplice, perciò ecco alcuni consigli pratici per visitare il deserto di Merzouga in Marocco fai da te.

Merzouga deserto Marocco

Merzouga, il deserto del Marocco: qualche nozione di base

Prima di tutto chiariamo alcuni aspetti di base, in modo da identificare l’area di cui stiamo parlando. Il deserto del Sahara infatti è molto ampio, ma comunemente i turisti alla prima esperienza in Marocco si limitano ad una zona limitata definita Erg Chebbi – “erg” significa gruppo di dune di sabbia portata dal vento. Questo perché il deserto visibile a Erg Chebbi è incredibilmente scenografico ma allo stesso tempo facilmente raggiungibile sia da Marrakech sia da Fez, le città più visitate del Marocco.

Si tende a definire questa zona come “deserto di Merzouga”, la località in cui si concentrano le attività turistiche collegate alle dune di Erg Chebbi e soprattutto il luogo da cui partono tutte le escursioni qui dirette. In poche parole: è qui che arriverete in auto prima di avventurarvi nel deserto.

Dune Erg Chebbi Marocco

Come visitare il deserto di Merzouga

Tutte le escursioni nel deserto a Erg Chebbi partono da Merzouga e si svolgono con una formula piuttosto standard: il ritrovo è solitamente in un albergo della cittadina intorno alle 16.00, qui si possono lasciare i bagagli più pesanti in una camera d’appoggio dove sarà possibile anche fare una doccia la mattina successiva nel caso in cui l’accampamento sia di quelli più tradizionali – ovvero con solo toilette in comune e lavandini. Si raggiunge quindi l’accampamento tendato a dorso di dromedario in un’ora, un’ora e mezza in tempo per il tramonto, si cena tutti insieme in uno spazio comune, si dorme nella propria tenda, ci si sveglia presto per vedere l’alba e fare colazione e si rientra infine a Merzouga.

Gli accampamenti sono comodi anche se molto semplici, il consiglio è quindi di portare con voi in dromedario solo uno zainetto con l’essenziale per la notte. Le tende sono private ma senza bagno. D’inverno le temperature del deserto sono piacevolissime di giorno ma davvero rigide la notte, vengono fornite molte coperte ma si dorme vestiti – e non dimenticate di portare un maglione pesante!

Il costo medio per quest’escursione standard è di 35/40€ a persona e include ovviamente cena e colazione. Potete prenotare online – ad esempio a questo link – o anche in loco, ma se viaggiate in alta stagione potrebbe essere più rischioso.

Negli anni i campi tendati si sono evoluti molto e oggi esistono opzioni più confortevoli, ovvero degli accampamenti eleganti o addirittura di lusso. Nei migliori le tende hanno un letto vero e proprio anziché un materasso appoggiato a terra e soprattutto un bagno privato con doccia. La differenza di prezzo è tutto sommato ridotta, una notte per  due persone sempre comprensiva di cena e colazione costa tra i 100€ e i 120€ anziché gli 80€ dell’escursione standard, perciò se tornassi ora in Marocco senz’altro sceglierei questa opzione.

Tra le strutture in cui si sono trovati bene diversi lettori del blog vi consiglio ad esempio il Luxury Tented Camp, Sahara Desert Luxury Camp o Desert Heart Luxury Camp.
Accampamento lusso deserto Merzouga

Foto da Booking.com

Come arrivare a Merzouga

Sapete che il mio consiglio per un viaggio in Marocco è di noleggiare un’auto ed esplorare il Paese on the road, è il modo più semplice ed economico e vi consentirà anche di raggiungere Merzouga in autonomia così da pagare solo l’escursione tra le dune. Se però preferite non guidare, il punto di partenza più semplice per arrivare a Erg Chebbi è Marrakech: da qui potrete o muovervi con un transfer privato con autista (in questo caso chiedete tranquillamente anche al Riad o Hotel in cui alloggerete, di sicuro sapranno aiutarvi con i loro contatti) oppure unirvi a un’escursione organizzata in piccoli gruppi come questa o questa su Civitatis. Dovrete prevedere un minimo di 3 giorni per il tour da Marrakech a Merzouga e ritorno, di solito con tappe ad Ait Ben Haddou e gole del Todra.

Quando sarete nel deserto e calerà la notte, guardate in su: le stelle vi lasceranno senza fiato. Prima di partire vi consiglio anche di scaricare un’app in grado di riconoscere le costellazioni, ne trovate diverse sia per Iphone che per Android. Poi però riponete il cellulare in una tasca e godetevi l’infinito spettacolo del deserto.

Erg Chebbi, deserto del Sahara

Merzouga: tour nel deserto del Marocco fai da te
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Viaggiare a Cuba: come richiedere il visto e altri consigli

Viaggiare a Cuba: come richiedere il visto e altri consigli
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Organizzare un viaggio a Cuba richiede qualche accortezza in più rispetto ad altre destinazioni, anche a un viaggiatore esperto, e se da un lato è parte del suo fascino dall’altro è bene essere preparati. Dopo avervi raccontato le viaggio-a-cuba-cosa-vedere/" rel="noopener noreferrer">tappe del mio itinerario e avervi dato qualche informazione su come muovervi sull’isola, in questo post mi soffermo in particolare sulla parte burocratica.

Avete acquistato un biglietto aereo e siete pronti a partire? Ecco alcuni passi fondamentali a cui pensare prima di imbarcarvi: come richiedere il visto e altri consigli.

Come richiedere visto Cuba

Il visto cubano o “tarjeta turistica”

I turisti che vogliono visitare Cuba devono come prima cosa procurarsi un visto d’ingresso, in spagnolo “tarjeta”, che ha una durata di 30 giorni ma può eventualmente essere rinnovato in loco per altri 30.

A differenza di altri visti che possono essere rilasciati anche all’arrivo, la tarjeta cubana dev’essere necessariamente acquistata in anticipo oppure non vi sarà permesso di imbarcarvi sul volo diretto a Cuba. Per questo i cittadini con passaporto italiano e in partenza dal nostro Paese hanno essenzialmente due alternative:

  1. recarsi di persona presso il consolato cubano, nella sede di Milano o in quella di Roma;
  2. se non si risiede nei dintorni di queste due città, per chi decide di viaggiare a Cuba in autonomia il modo più semplice è rivolgersi ad un’agenzia online specializzata in questo genere di pratiche, come ad esempio Cubacenter.

Una cosa importante da sottolineare è che la tarjeta cubana è un foglietto di colore verde che andrà conservato con cura per l’intero viaggio fino all’uscita dal Paese, ma non va applicato/incollato sul passaporto. Ciò significa che in caso di richiesta online non dovrete separarvi dal vostro documento come accade per il visto di altre nazioni: vi basterà comunicare i dati e riceverete il foglio comodamente a casa tramite corriere in pochi giorni.

Il costo del visto è di 25$, cui andrà aggiunta eventualmente la commissione d’agenzia di una decina di euro.

viaggiare a Cuba

Le eccezioni: viaggiare a Cuba con transito dagli Stati Uniti, dal Messico o dal Canada 

Esistono alcune eccezioni e riguardano i voli con scalo nel Nord America:

– Se il vostro volo prevede uno scalo negli Stati Uniti, non potrete accedere a Cuba con un normale visto di colore verde ma dovrete richiedere una tarjeta apposita di colore rosa. Di norma potrete ottenerlo al banco del check-in direttamente dalla compagnia aerea con cui viaggerete, ma consiglio di verificare contattando il servizio clienti per conferma. Il prezzo base è di 50$ (ad esempio con Delta) ma anche qui ci sono variazioni a seconda della compagnia.

– Per chi fa scalo in Messico, come ho fatto io stessa nel mio viaggio, è possibile richiedere la tarjeta presso un centro informazioni dedicato in aeroporto: chiedete al personale di bordo dove trovarlo, se non ricordo male a Città del Messico è vicino al gate n. 4 e sono bastati un paio di minuti per compilare un modulo. Il costo del visto cubano acquistato in Messico è di circa 15€.

– Infine, se volate a Cuba con Air Canada e fate uno scalo in questo Paese, il modulo per il visto vi verrà consegnato a bordo della seconda tratta. In quest’ultimo caso siete fortunati perché il costo della tarjeta è già incluso nel prezzo del biglietto aereo.

Credo sia utile conoscere queste eccezioni soprattutto se state ancora confrontando i voli per decidere con quale compagnia aerea raggiungere Cuba: a parità di prezzo, infatti, un volo con scalo in Canada vi farà risparmiare 50$ di visto rispetto a un volo con scalo negli USA.

Cuba Vinales

Viaggiare a Cuba: gli altri documenti necessari

Vi segnalo infine altri documenti necessari per chi ha intenzione di visitare Cuba. Il primo come sempre è il passaporto, con una validità residua di almeno 3 mesi. Dato che l’eventuale estensione del visto permette di rimanere sull’isola per un massimo di 60 giorni, all’arrivo potrebbe venirvi richiesto di esibire anche il biglietto aereo di ritorno con una data che sia appunto entro i 60 giorni successivi.

Infine altro documento da avere con sé è l’assicurazione sanitaria. Anche se è raro che il certificato venga controllato, è bene tenere presente che le norme prevedono che sia obbligatorio averlo – e in ogni caso come vi ripeto spesso sarebbe davvero imprudente partire per una meta così lontana senza una buona assicurazione sanitaria. Ora che avete tutti i documenti in ordine potete davvero partire: buon viaggio a Cuba!

CubaCubacenter

Viaggiare a Cuba: come richiedere il visto e altri consigli
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Chiang Mai e dintorni: viaggio in Thailandia del nord

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Nonostante la prima immagine associata alla Thailandia sia quella di un’isola paradisiaca con spiagge bianche e acque turchesi, una delle zone più amate dai turisti è il nord del Paese. Intorno a Chiang Mai, città con un’atmosfera rilassata e piena di alloggi e ristoranti per tutte le tasche, e Chiang Rai poco più a nord, si concentrano siti di interesse storico-culturale ma anche innumerevoli parchi naturali e possibilità escursionistiche. L’offerta pressoché infinita di cose da fare e vedere, l’atmosfera di cui sopra e il fatto che ci siano decine di voli che collegano ogni giorno Chiang Mai a Bangkok con prezzi irrisori, fanno sì che l’itinerario di un viaggio in Thailandia comprenda sempre più spesso il nord del Paese.

Per visitare Chiang Mai e dintorni vi consiglio di fermarvi in città almeno 3 notti, ma anche in una settimana intera non avreste modo di annoiarvi: ecco qualche consiglio su cosa fare e cosa vedere in Thailandia del Nord, tra storia, natura e cucina tradizionale.

Chiang Mai cosa vedere

Viaggio in Thailandia del nord: cosa vedere e cosa fare a Chiang Mai e dintorni

Fare un corso di cucina a Chiang Mai

Uno dei ricordi più divertenti che ho portato a casa dalla Thailandia è il corso di cucina fatto a Chiang Mai. In città esistono moltissime scuole che offrono corsi di questo genere, giornalieri oppure serali per consentire di visitare altre attrazioni durante il giorno. Le varie proposte hanno un programma tutto sommato sovrapponibile: si inizia con una breve visita al mercato o all’orto per individuare alcuni ingredienti di base, poi ci si cimenta in cucina e si conclude cenando con ciò che si è preparato. Noi abbiamo scelto il corso serale di Asia Scenic fidandoci delle ottime recensioni – che non possiamo che confermare a nostra volta.

Fare un corso di cucina, specie in un luogo così lontano da noi, è un ottimo modo per imparare qualcosa in più sulla gastronomia tradizionale: in Thailandia si scopre ad esempio che gli elementi di base di molte ricette sono le varie paste di curry, trasformati in zuppe o usati per cucinare la carne, e le onnipresenti salse di pesce e di ostrica (con un odore nauseabondo ma capaci di regalare il gusto perfetto a Pad Thai e molto altro una volta versate nel wok). Il resto è questione di emotions, come spiegato dalla nostra insegnante di cucina. Troppo salato? Butta un po’ di zucchero. Troppo dolce? Aggiungi un po’ di sale. Et voilà.

Corso di cucina Chiang Mai

Visitare i templi di Chiang Mai

Una delle attrazioni principali di Chiang Mai è il tempio di Wat Phrathat Doi Suthep, in cima a un monte che domina la città, che custodisce secondo la leggenda una reliquia del Buddha. Per raggiungerlo potete unirvi a un’escursione organizzata oppure semplicemente noleggiare uno scooter, troverete decine di negozi nelle vie centrali utili a questo scopo.

L’intera Chiang Mai poi è famosa per i suoi numerosissimi templi che affollano il centro storico: i più celebri sono il Wat Phra Singh, il Wat Chedi Luang ed il Wat Phan Tao, interamente realizzato in legno tek come omaggio al commercio di questa materia prima preziosissima che per lungo tempo è stata centrale nell’economia locale.

Visitare un santuario per elefanti

Anche se ancora sopravvivono agenzie che offrono ai turisti passeggiate a dorso d’elefante, vi ho già raccontato come questo genere di attività debba essere boicottato con forza. Il dorso dell’animale non è fatto per trasportare grossi pesi, anche se la mole potrebbe trarci in inganno, e la conformazione del suo stomaco fa sì che l’elefante debba mangiare di continuo per restare in salute – cosa che ovviamente non è possibile se viene sfruttato per ore a uso e consumo dei turisti.

C’è un modo migliore per incontrare questi animali ed è visitando un Elephant Sanctuary, ovvero un parco che si occupa di accudire gli elefanti facendogli sì incontrare i turisti, ma in modo più sostenibile. I due parchi principali sono l’Elephant Nature Park e l’Elephant Jungle Sanctuary, anche se ce ne sono di ulteriori più piccoli. Tutti offrono escursioni di una giornata intera o mezza giornata, con trasporto andata e ritorno dagli alloggi nel centro di Chiang Mai. Ve ne ho parlato in modo approfondito qui: Incontrare gli elefanti in Thailandia.

Viaggio in Thailandia elefanti

Chiang Rai e il Tempio Bianco

Da Chiang Mai potete proseguire ulteriormente verso nord e raggiungere Chiang Rai. Molti scelgono di farlo in giornata, ma personalmente vi consiglio di fermarvi almeno una notte perché il tragitto dura oltre 3 ore (e di cose da vedere ne avrete anche qui). Il modo più semplice ed economico è prendere un autobus della compagnia Green Bus, potete prenotare il biglietto alla stazione di Chiang Mai.

Uno dei motivi principali per cui si raggiunge Chiang Rai è il celebre Wat Rong Khun, anche noto come “Tempio Bianco”. Un’opera d’arte contemporanea estremamente bizzarra e estremamente fotogenica: a uno sguardo distratto potrebbe sembrare un semplice tempio di un bianco accecante, solo poi si notano le centinaia di mani tese dal terreno verso il cielo, gli scheletri e altre figure a metà tra robot e alieni. All’interno, dove non è possibile scattare foto, ci sono immagini che vanno da Batman ai Pokemon.

Mae Salong e le piantagioni di tè

Ancora più a nord, quasi al confine con il Myanmar, si trova Mae Salong dove un battaglione dell’esercito cinese fuggito dalle forze comuniste ha creato una sorta di enclave. Nei luoghi in cui un tempo si coltivava l’oppio, ora le colline sono state ricoperte da piantagioni di tè creando un panorama meraviglioso. Per chi lo desidera è possibile visitare una piantagione con degustazione.

Non ho citato quello che viene definito comunemente Triangolo d’Oro perché personalmente non lo consiglio, considerandolo una trappola per turisti senza grandi attrattive. Ma se voi invece ci tenete potete raggiungerlo con facilità in auto o con escursione organizzata da Chiang Rai. Tenete solo presente che il termine “Triangolo d’Oro” indica in realtà un’area geografica molto ampia e non, come fanno invece le varie agenzie turistiche, il solo villaggio di Sop Ruak sulle sponde del Mekong.

Mae Salong

Trekking tra le montagne del nord

Sia con partenza da Chiang Mai che da Chiang Rai, esistono numerosi percorsi di trekking da fare in giornata oppure in più giorni, in questo caso con pernottamento in guesthouse o nelle case della gente del posto. I trekking della Thailandia del nord sono tra i più gettonati e turistici del Paese perciò non faticherete a trovare una guida nelle innumerevoli agenzie di Chiang Mai, fate solo attenzione a evitare le escursioni che sfruttano le popolazioni locali (mi riferisco in particolare alle tribù Karen con le “donne giraffa”) e soprattutto non incamminatevi senza un accompagnatore esperto.

Troverete ad esempio proposte per salire sulla cima del Doi Inthanon, il monte più alto della Thailandia, oppure per esplorare le foreste della regione di Chiang Dao, entrambe zone che offrono incredibili bellezze naturalistiche.

Come visitare Chiang Mai e Thailandia del nord

Potete inserire qualche giorno in questa zona in un itinerario più ampio che includa Bangkok e le isole del sud, come quello che vi ho descritto qui dopo il mio viaggio in Thailandia. Il modo più semplice per arrivare a Chiang Mai è in aereo da Bangkok: ci sono infatti decine di voli ogni giorno a partire da cifre bassissime, circa 20€ a tratta, con diverse compagnie. Da Chiang Mai partono poi anche voli verso sud, in alcuni casi diretti e in altri con scalo nella capitale. Anche Chiang Rai ha il suo aeroporto, anche se ci sono meno voli giornalieri e meno tratte a disposizione.

In alternativa è possibile anche raggiungere il nord della Thailandia in treno, con possibili tappe intermedie Ayutthaya e Sukhotai, ma si tratta inevitabilmente di un viaggio più lento che richiede quindi più giorni a disposizione.

Se invece preferite rivolgervi a un professionista piuttosto che organizzare in autonomia, vi segnalo ad esempio questo itinerario di viaggio in Thailandia gestito da Bashoviaggi, un tour operator specializzato in queste destinazioni, che include dei giorni tra Chiang Mai, Chiang Rai e dintorni.

Tempio bianco Chiang Rai

Chiang Mai e dintorni: viaggio in Thailandia del nord
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West Coast USA: itinerario tra California e parchi dell’Ovest

West Coast USA: itinerario tra California e parchi dell’Ovest
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Per molti è l’on the road per antonomasia, un sogno da realizzare una volta nella vita. C’è chi la chiama genericamente “West Coast”, chi parla di parchi del sud-ovest o in genere di Stati Uniti sudoccidentali. Comunque lo vogliate chiamare, è un grande classico: migliaia di chilometri tra grandi città ed ancor più grandi parchi nazionali, deserti e paesaggi sconfinati.

Ci è voluto un mese di lavoro per scrivere questo post e renderlo il più dettagliato possibile, ma mi auguro potrà poi tornare utile al pari di altri itinerari a tanti viaggiatori che come me hanno sognato a lungo questi panorami. Ecco quindi le tappe e tutte le informazioni per organizzare un on the road nel Sud Ovest americano.

♦ Date: 21 agosto-7 settembre 2019

♦ Voli: Air Canada Venezia-San Francisco + Austrian Airlines Los Angeles-Venezia, costo a/r 435€ a testa prenotando a gennaio 2019. Per il parcheggio in aeroporto potete confrontare i costi su OnePark

♦ Alloggio: media di 73€ a notte per camera matrimoniale

♦ Noleggio auto: 434€ per 17 giorni di noleggio assicurazione completa inclusa, con ritiro a San Francisco e consegna a Los Angeles

♦ Chilometri percorsi: 4770

♦ Carburante: 260$ totali. La benzina costa di media 3/3,2$ al gallone, di più in California e meno in Nevada, Utah, Arizona.

♦ Tappe: per la notte San Francisco, Mammoth Lakes, Death Valley, Las Vegas, Bryce Canyon, Moab, Page, Grand Canyon, Joshua Tree, San Diego, Los Angeles.

♦ Valuta: dollaro americano

♦ Assicurazione: io sono sempre coperta da un’annuale multiviaggio, per una polizza singola per due persone considerate minimo 100€ (potete ottenere un preventivo ad esempio con Heymondo qui)

♦ Guide da acquistare: Rough Guides California + Stati Uniti sudoccidentali

Itinerario West Coast e parchi on the road

Indice:

1. Itinerario nella West Coast USA: le tappe

2. Informazioni generali:

– Quanti giorni e quando andare

– Biglietti aerei

– Integrazioni e modifiche all’itinerario

– Quanto costa un viaggio negli USA

3. I documenti da richiedere

– Esta (ed eventualmente ETA)

– Patente internazionale

4. I parchi e la tessera annuale

5. Noleggio auto negli USA

6. Dove dormire

7. Dove mangiare 

COSA VEDERE NEL SUD OVEST USA: le tappe giorno per giorno

On the road 15 giorni Stati Uniti

Itinerario in breve:

Giorno 1 -> Volo e arrivo a San Francisco in serata

Giorni 2-4 -> San Francisco

Giorno 5-> Yosemite NP, notte a Mammoth Lakes

Giorno 6 -> Mammoth Lakes, visita Death Valley

Giorno 7 -> Valley of Fire, Las Vegas

Giorno 8 -> Kanarra Falls, Zion NP, notte a Bryce

Giorno 9 -> Bryce Canyon NP, notte a Moab

Giorno 10 -> Arches NP + Canyonlands NP

Giorno 11 -> Monument Valley, Horseshoe Bend

Giorno 12 -> Antelope Canyon, notte al Grand Canyon

Giorno 13 -> Grand Canyon, notte a Joshua Tree

Giorno 14 -> Joshua Tree, San Diego

Giorno 15 -> San Diego, Los Angeles

Giorni 16-17 -> Los Angeles

Giorno 18 -> Volo di rientro

GIORNO 1 -> Atterriamo a San Francisco in serata, ritiriamo l’auto a noleggio e raggiungiamo la nostra camera.

GIORNI 2-4 -> Visita di San Francisco.

GIORNO 5 -> Iniziamo ufficialmente il nostro on the road e ci mettiamo in viaggio verso lo Yosemite National Park, che attraverseremo seguendo la Tioga Road o statale 120. Tenete presente che potrete seguire questa parte dell’itinerario solamente se viaggiate in estate, perché da ottobre/novembre ad aprile/maggio la strada viene chiusa a causa della neve (si possono avere aggiornamenti sull’apertura nel sito del parco).

La Tioga Road permette di attraversare il parco velocemente, nel caso in cui fosse chiusa è necessario aggirare la Sierra Nevada allungando parecchio la strada. Oltre alla comodità, si tratta anche di una bella strada panoramica che consente di avere un assaggio dello Yosemite NP anche se non si ha tanto tempo a disposizione. Vi consiglio in particolare (nell’ordine da ovest a est): il breve sentiero, circa 2 chilometri, tra le sequoie giganti a Toulumne Grove, il panorama da Olsted Point, due passi a Tenaya Lake.

Nel tardo pomeriggio raggiungiamo Mammoth Lakes, località nota per le piste da sci ed il trekking, dove trascorriamo la notte.

Modifiche all’itinerario: se Tioga Road è chiusa è necessario aggirare lo Yosemite e la Sierra Nevada, una tappa intermedia a questo punto può essere il Sequoia National Park.

Yosemite NP

Riepilogo

giorno 5

Da San Francisco a Groveland

Yosemite NP: Tioga Road – sentiero Toulumne Grove, vista da Olmsted Point, foto Tenaya Lake

Da Lee Vining a Mammoth Lakes

145 miglia – 3 ore

90 miglia – 2 ore e 20                + tappe

28 miglia – 30 minuti

GIORNO 6 -> Dedichiamo la mattinata ad uno dei molti percorsi di trekking che offre la zona di Mammoth Lakes: il sentiero per Crystal Lake. Dal parcheggio accanto al lago George si sale per circa 1 miglio e mezzo prima di raggiungere il piccolo e tranquillo Crystal Lake e tornare indietro in un paio d’ore totali. La difficoltà viene definita moderata perché c’è un buon dislivello, però è un sentiero che consiglierei a tutti – basta percorrerlo eventualmente con più calma – perché con poca fatica regala grandi soddisfazioni e splendidi panorami.

Al termine del trekking ci spostiamo poco più a sud a Convict Lake per il pranzo al sacco, prima di dirigerci verso la Valle della Morte dove arriviamo per metà pomeriggio. In generale avevo organizzato la giornata in modo da non trovarci all’interno della Death Valley troppo presto e trascorrere nel parco due/tre ore fino al tramonto. In estate le condizioni climatiche di quest’area sono piuttosto pesanti e si riesce ad uscire dall’auto solo per qualche minuto per scattare delle foto, perciò non sopravvalutatevi pianificando troppe tappe. Devo poi confessare che tra tutte le cose viste in questo viaggio, la Death Valley è tra quelle che meno mi sono piaciute. È uno di quei luoghi che vanno visitati perché estremamente celebri, ma data un’occhiata veloce si può passare oltre senza perderci il sonno. Tra l’altro, se siete stati sul Mar Morto tutta la questione degli 80 metri sotto il livello del mare viene parecchio ridimensionata.

Ad ogni modo, essendo arrivati un po’ lunghi e volendo vedere almeno i 2/3 punti più famosi di un parco enorme prima del tramonto, noi ci siamo limitati a delle soste a Badwater Basin (il punto più basso del Nord America), Artist’s Drive (secondo me la zona che merita di più) Zabriskie Point e Dante’s View.

Modifiche all’itinerario: con meno giorni a disposizione potreste spingervi fino a Bishop anziché Mammoth Lakes per la notte, visitare la Death Valley nel primo pomeriggio e poi raggiungere Las Vegas così da guadagnare una giornata.

Trekking a Crystal Lake

Riepilogo

giorno 6

 

Da Mammoth Lakes a Crystal Lake trailhead

Trekking a Crystal Lake

Da Crystal Lake a Convict Lake

Da Convict Lake a Panamint Spring

Visita Death Valley NP: tappe Badwater Basin, Artist’s Drive, Zabriskie Point, Dante’s View

Da Dante’s View a hotel

5 miglia – 10 minuti

5 km – circa 2 ore

16 miglia – 30 minuti

150 miglia – 2 ore e 30

113 miglia – 2 ore e 30 + tappe

38 miglia – 50 minuti

GIORNO 7 -> La prima tappa della giornata è un parco poco conosciuto ma molto affascinante: la Valley of Fire. È interessante sia perché appunto molto tranquillo e poco visitato, sia perché in un itinerario come questo è il primo grande assaggio dei panorami di roccia rossa che vi accompagneranno poi tra Utah e Arizona. Si tratta di un parco statale perciò non è incluso nel pass annuale (vedi nota successiva) e l’ingresso costa 10$ per auto.

Torniamo poi leggermente indietro per raggiungere Las Vegas nel pomeriggio. La definizione che più associo a questa città è: un’americanata. Per carità, da vedere una volta nella vita, ma non più di una notte per quel che mi riguarda (tra l’altro tenete presente che all’interno dei casino nel Nevada si può fumare, se vi dà fastidio quanto a me faticherete a trascorrerci troppo tempo). Vi consiglio di attendere la sera prima di uscire e visitare gli hotel più famosi, perché con la luce del giorno perdono fascino. I più interessanti si concentrano lungo la Strip e sono: il Venetian, il Bellagio con lo spettacolo delle fontane, il Paris, il Caesars Palace. Carina anche la via pedonale accanto al LINQ che è anche l’unica in centro dove troverete un po’ di ristoranti per cenare al di fuori dei casino.

The Venetian Las Vegas

Riepilogo

giorno 7

 

Da hotel a Valley of Fire

Visita a Valley of Fire: Scenic Loop, White Domes, Fire Canyon Road, Rainbow Vista, Elephant Rock

Da Valley of Fire a Las Vegas

150 miglia – 3 ore

25 miglia – 1 ora          + tappe

55 miglia – 1 ora

GIORNO 8 -> Lasciamo Las Vegas ed il Nevada per arrivare nello Utah (ricordate che passando il confine cambia l’orario e l’orologio va portato avanti di un’ora). Nel tragitto verso Bryce ho inserito all’ultimo momento una tappa a Kanarraville per un trekking scoperto grazie a Paola di Scusateiovado: circa 2 ore tra andata e ritorno seguendo il corso di un torrente, in larga parte con i piedi nell’acqua gelida, fino a raggiungere uno slot canyon che somiglia moltissimo al Wadi Mujib giordano. C’è un numero limitato di accessi consentiti ogni giorno, ma il percorso al momento non è tanto conosciuto da rischiare di non trovare biglietti. Per sicurezza, potete comunque acquistare i biglietti in anticipo dal sito ufficiale (12$ a persona). 

Ci rimettiamo poi in viaggio seguendo la UT9, una strada panoramica che non dovete assolutamente perdervi e che attraversa parte dello Zion NP. Notte vicino all’ingresso del Bryce Canyon NP.

Modifiche all’itinerario: per questo viaggio abbiamo scelto di visitare lo Zion solo dall’auto seguendo la UT89. Da aprile a ottobre la Scenic Drive non si può percorrere con auto privata ma solo con il bus navetta, richiedendo quindi più tempo, e si tratta di un parco che si gode meglio facendo trekking in uno dei molti sentieri a disposizione, perciò abbiamo scelto di rimandare ad un’altra occasione. Se preferite potete però inserire lo Zion NP anziché il trekking a Kanarraville.

Kanarra Falls

Riepilogo

giorno 8

 

Da Las Vegas a Kanarraville

Trekking Kanarra Falls

In auto lungo UT9/UT89 (Zion NP) fino a Panguitch

160 miglia – 2 ore e 30

6 km – circa 2 ore

120 miglia – 2 ore e 40

GIORNO 9 -> È il giorno di uno dei parchi più belli in assoluto: Bryce Canyon. Migliaia di pinnacoli di roccia rossa creano un paesaggio incredibile, di quelli che è impossibile catturare davvero in un’unica foto. Il parco si visita attraverso la Scenic Drive che offre diversi punti panoramici, ma soprattutto lungo vari sentieri che scendono tra le rocce. In estate organizzatevi in modo da percorrere almeno un sentiero al mattino, quando le temperature sono migliori, per poi concentrarvi sulla Scenic Drive.

Noi abbiamo scelto il Navajo Loop Trail, con partenza da Sunset Point. Sono solo un paio di chilometri totali per percorrere l’intero anello, ma con dislivello impegnativo perciò meglio non sottovalutarlo – però fidatevi che la fatica viene ampiamente ripagata. Abbiamo anche aggiunto un pezzettino di Queen’s Garden, in generale i due sentieri si possono unire in una combinazione che scende da Sunrise Point e risale da Sunset Point, per circa 5 km totali.

Dopo pranzo ci mettiamo in viaggio verso Moab. Potete scegliere una strada panoramica ma un pochino più lenta (UT12 + UT24) oppure la strada ad alta percorrenza.

Modifiche all’itinerario: se avete abbastanza tempo ed energia potete fare una tappa a Capitol Reef lungo la strada per Moab, il parco si visita lungo la Scenic Drive di circa 8 miglia. In generale, raggiungere Moab vi porterà via parecchio tempo ed aggiungerà molte miglia all’itinerario, quindi se dovete concentrare il viaggio in meno giorni questa è probabilmente una tappa che dovreste considerare di rimandare ad altra occasione.

Arrivando a Moab in tempo per il tramonto potreste anche inserire Dead Horse Point in questa giornata anziché il giorno successivo, specie se non siete interessati a Canyonlands.

Bryce Canyon

Riepilogo

giorno 9

 

Da Panguitch a Bryce Canyon

Visita Bryce Canyon NP: Navajo Loop Trail

Scenic drive in auto: Rainbow Point, Black Birch Canyon, Natural Bridge, Farview Point, Bryce Point

In auto lungo UT12 fino a Moab

24 miglia – 30 minuti

2 ore            

36 miglia – 1 ora          + tappe                                 

270 miglia – 5 ore

GIORNO 10 -> Ci sono diversi motivi per cui raggiungere Moab, primo fra tutti la vicinanza a ben due parchi nazionali: Arches e Canyonlands. In più è una cittadina carina, piena di locali in cui mangiare, negozietti, agenzie che propongono attività outdoor. Dopo ore alla guida in mezzo al nulla nello Utah, Moab è una sorta di miraggio.

In una giornata piena potete visitare sia Arches che Canyonlands, ovviamente va pianificato bene in base a ciò che vi interessa di più. Uno dei nostri punti fermi era il Delicate Arch Trail, un sentiero che porta all’arco di roccia più famoso dell’Arches NP (e simbolo dello Utah, tanto da essere presente anche sulle targhe dello stato).

Il sentiero è lungo solo 5 km tra andata e ritorno, ma vanno considerate almeno un paio d’ore perché bisogna affrontare una discreta pendenza ed è tutto su roccia esposta, senza ombra. Molti scelgono di percorrerlo per il tramonto, noi abbiamo preferito farlo al mattino come prima cosa per via delle temperature più fresche. Il Delicate Arch si può vedere da vicino solamente con questo percorso, è un po’ impegnativo ma a mio avviso ne vale la pena e sarebbe un peccato perderlo, a qualsiasi ora decidiate di andarci.

Con le forze residue abbiamo percorso un altro breve sentiero, questa volta pianeggiante, fino a Landscape Arch che è considerato il più grande del mondo. Dopo qualche altro arco nella zona di The Windows ci siamo riposati un paio d’ore a Moab prima di ripartire per Canyonlands. Il secondo punto fermo era infatti vedere il tramonto a Dead Horse Point, a pochi minuti dal parco, perciò era bene non terminare la visita troppo presto.

Su Canyonlands avevo letto recensioni entusiaste, personalmente non l’ho trovato così interessante perciò se avete poco tempo a disposizione potete anche saltarlo secondo me. Ad ogni modo ci siamo concentrati su alcuni punti panoramici di Islands in the Sky, la zona più vicina a Moab, più il breve sentiero per raggiungere Mesa Arch.

Dal Visitor Center in 15 minuti si raggiunge Dead Horse Point, parco statale e quindi non incluso nel pass annuale. Il fiume Colorado crea un ferro di cavallo, meno famoso dell’Horseshoe Bend di Page ma comunque celebre grazie alla scena finale di Thelma e Louise. Anche in questo caso come per Canyonlands, non so se ne valga davvero la pena. Il biglietto è stato alzato a 20$ per auto e se vi interessa il singolo punto panoramico mi sembra un po’ eccessivo, specie se avete in programma Horseshoe Bend (decisamente più bello e per di più meno costoso).

Modifiche all’itinerario: col senno di poi, avrei saltato Canyonlands (ma giustamente è un’opinione personale) e visitato piuttosto Peek-a-boo, slot canyon meno conosciuto.

Delicate Arch

Riepilogo

giorno 10

 

 

Da Moab ad Arches NP

Visita Arches NP: Delicate Arch Trail

Landscape Arch Trail

Scenic drive in auto: Park Avenue, Balanced Rock, Window Arches, Parade of Elephants

Pausa a Moab

Da Moab a Canyonlands

Visita Canyonlands: Scenic drive in auto, Grand View Point Overlook, Mesa Arch, Green River

Da Canyonlands a Dead Horse Point

5 miglia – 10 minuti

5 km – circa 2 ore

2,5 km – circa 40 minuti

20 miglia – 40 minuti   + tappe

2 ore

30 miglia – 30 minuti

30 miglia – 1 ora          + tappe

12 miglia – 15 minuti

GIORNO 11 -> Lasciamo Moab e ci dirigiamo a sud, verso l’Arizona. Dopo circa due ore e mezza all’orizzonte compare il panorama della Monument Valley, con quella sua aria familiare grazie alle decine di vecchi film western girati qui.

La Monument Valley fa parte della cosiddetta Navajo Nation, non è quindi un parco nazionale incluso nel pass annuale ma è gestita dai nativi americani (il biglietto costa 20$ per auto). Si visita con escursioni guidate, in jeep o a cavallo, oppure con la propria auto è possibile percorrere la Valley Road, una strada panoramica ad anello lunga circa 17 miglia. Ci sono dei tratti un po’ dissestati con qualche buca, se avete noleggiato un SUV meglio ma in generale procedendo con cautela non avrete problemi anche con una normale utilitaria.

Ci rimettiamo poi in viaggio verso Page e la sera ammiriamo il tramonto ad Horseshoe Bend. Fino a poco tempo fa questo celebre punto panoramico era completamente gratuito, ora il parcheggio è a pagamento (10$ per auto) ed è in previsione la realizzazione di un centro visitatori. Ne vale comunque la pena perché la vista è davvero eccezionale, anche nonostante l’affollamento. Tenete presente che dal parcheggio bisogna scendere un sentiero di un paio di chilometri, perciò dovrete essere lì almeno 15/20 minuti prima del tramonto – meglio se arrivate anche in anticipo, perché rischiate di dover fare un po’ di coda.

Horseshoe bend

Riepilogo

giorno 11

 

Da Moab a Monument Valley

Visita Monument Valley: Valley Road in auto

Da Monument Valley a Page

Tramonto a Horseshoe Bend

145 miglia – 2 ore e 30

17 miglia – 1 ora e 30

120 miglia – 2 ore

2,5 km – 30 minuti

GIORNO 12 -> Il motivo per cui si raggiunge Page è essenzialmente uno: l’Antelope Canyon. Allo slot canyon più famoso al mondo si può accedere solamente con visita guidata ed un accompagnatore Navajo, ciò significa che è necessario prenotare i propri posti con anticipo. Ci sono 4 agenzie autorizzate per l’Upper Antelope e 2 agenzie per il Lower Antelope, trovate tutti i link in questa pagina. Nel caso dell’Upper Antelope diverse agenzie aprono le prenotazioni 60 giorni prima, tenete presente che per gli orari dei Light Beams i posti spariscono in fretta perciò è bene registrarsi immediatamente. Non sottovalutate però nemmeno l’affluenza al Lower Canyon: in alta stagione potreste non trovare posto se vi presentate in biglietteria il giorno stesso. 

I costi tra un’agenzia e l’altra hanno poche variazioni, ma controllate sempre se includono o meno gli 8$ di tassa Navajo e ricordate che vanno pagati solo una volta. Se quindi visitate ad esempio l’Upper Canyon al mattino ed il Lower al pomeriggio, all’accesso del Lower dovrete esibire la ricevuta per non pagare nuovamente gli 8$ a persona (o chiedere il rimborso, nel caso in cui aveste pagato online al momento della prenotazione).

Noi abbiamo scelto di visitarli entrambi ed è il consiglio che darei a tutti: l’Upper Canyon è un’emozione incredibile ma passa in un soffio, il Lower è più lungo, più tranquillo, lascia il tempo di godersi appieno il luogo in tutta la sua bellezza. Il fenomeno dei Light Beams, ovvero i raggi di luce che tra mezzogiorno e l’una filtrano tra le pareti di roccia, si verifica solo nell’Upper Canyon perciò se siete interessati a vederli dovrete regolare gli orari di visita in base a questo, mentre potrete accedere al Lower Canyon a qualsiasi ora. A mio avviso vale la pena pagare qualcosa in più per i Light Beams, mentre non avrei pagato il prezzo dei tour “fotografici”: non si è comunque mai soli all’interno dell’Upper Antelope Canyon perché accedono contemporaneamente anche i tour “tradizionali”.

I tour durano 1 e mezza per l’Upper Antelope – compreso breve tragitto in pick up di circa 10 minuti – ed un’ora per il Lower. Controllate bene gli orari indicati nella prenotazione, soprattutto se viene seguita l’ora dell’Arizona o quella della Navajo Nation ed il termine massimo per il check in (solitamente un’ora prima della partenza). Se non vi presenterete alla biglietteria in tempo, rischiate di perdere il posto. Se vi rimane del tempo da occupare potete fare un salto anche a Lake Powell, lago artificiale creato in seguito alla costruzione di una diga dove è possibile andare in spiaggia o fare qualche escursione. È un parco nazionale perciò incluso nel pass annuale.

Dopo i 2 tour – Upper Canyon alle 12.00 e Lower Canyon alle 15.00 – ripartiamo in direzione Grand Canyon, arrivando a Desert View Point in tempo per il tramonto.

Modifiche all’itinerario: trascorrendo una notte in più a Page potreste inserire un’escursione a Labyrinth Canyon, slot canyon semi sconosciuto a cui si accede in kayak da Lake Powell. Non ho molte informazioni in più al momento perché me l’hanno consigliato al mio rientro, ma è in lista per il prossimo viaggio da queste parti.

Upper Antelope Canyon

Riepilogo

giorno 12

 

Visita Upper Antelope Canyon

Visita Lower Antelope Canyon

Da Page a Grand Canyon NP: Desert View

Da Desert View a hotel

1 ora e 30 + check in

1 ora + check in

110 miglia – 2 ore

28 miglia – 45 minuti

GIORNO 13 -> Dopo Canyonlands e dopo giorni sul Colorado Plateau, il Grand Canyon regala begli scorci ma di sicuro non è il parco che vi entusiasmerà di più. Forse perché è davvero difficile avere un’idea dell’immensità di questa faglia da un semplice punto panoramico, ma personalmente non potevo permettermi i costi di un tour in elicottero. Se voi potete, credo sia un’esperienza interessante.

Solitamente quando si parla di Grand Canyon ci si riferisce al South Rim, più facilmente accessibile, con un grande centro visitatori, negozi e hotel, oltre a diversi punti panoramici accessibili in auto. Se avete solo una giornata a disposizione, passerete sicuramente da qui, mentre chi si dirige al North Rim ha in programma trekking più impegnativi. I punti panoramici più famosi sono Mather Point, Yavapai Point e Yaki Point (quest’ultimo si raggiunge solo con la navetta del parco).

Vi consiglio però di ritagliarvi del tempo per raggiungere Shoshone Point: si tratta di un punto panoramico sconosciuto, probabilmente perché è l’unico che richiede di percorrere un breve sentiero. Sono solo 3 km tra andata e ritorno ed è pianeggiante, quindi davvero poco impegnativo, vi regalerà un panorama pazzesco e soprattutto in completa solitudine. Noi abbiamo incontrato altre 6 persone in totale ed era il Labor Day, perciò il resto del parco era affollatissimo. L’accesso non viene segnalato nemmeno sulla mappa ufficiale ma lo troverete su Google Maps: arrivando dal centro visitatori vedrete un piccolo parcheggio tra gli alberi sulla sinistra, poco dopo Yaki Point.

In tarda mattinata ci rimettiamo in viaggio, ci attende lo spostamento più lungo di tutto il viaggio. Facciamo una tappa per pranzo a Seligman, cittadina abbastanza caratteristica lungo la vecchia Route 66, per poi raggiungere Joshua Tree in serata.

Modifiche all’itinerario: abbiamo inserito Joshua Tree nell’itinerario perché ci serviva necessariamente una tappa intermedia sulla strada per San Diego. Se il vostro programma prevede invece di raggiungere Los Angeles, potreste anche saltare questa tappa (sarà comunque una giornata parecchio lunga alla guida, ma nel mezzo non c’è moltissimo a parte appunto Joshua Tree e Palm Springs).

Grand Canyon

Riepilogo

giorno 13

 

Da hotel a Grand Canyon

Shoshone point trail

Da Grand Canyon a Seligman

Da Seligman a Joshua Tree

9 miglia – 20 minuti

3 km – circa 1 ora

105 miglia – 1 ora e 45

290 miglia – 4 ore e 30

GIORNO 14 -> In mattinata visitiamo Joshua Tree in auto, con alcune tappe panoramiche lungo il percorso, prima di ripartire alla volta di San Diego. Nel pomeriggio visitiamo la zona centrale, con Little Italy, lungomare e Gaslamp, dove avrete l’imbarazzo della scelta per trovare un locale in cui fermarvi a cena.

Modifiche all’itinerario: ci tenevamo ad inserire una tappa veloce a San Diego, ma la città meriterebbe una visita più approfondita. Se avete meno tempo a disposizione consiglio di puntare direttamente Los Angeles, o magari dedicare 2 giorni e 1 notte alla risalita lungo la costa californiana (se prenotate volo di rientro da San Francisco).

Riepilogo

giorno 14

 

Da Yucca Valley a Joshua Tree

Visita Joshua Tree NP: Skull Rock, Hidden Valley, Cholla Cactus Garden

Da Cottonwood a San Diego

11 miglia – 20 minuti

50 miglia – 1 ora e 30 + tappe

190 miglia – 3 ore

GIORNO 15 -> Trascorriamo la mattina visitando Balboa Park, per poi raggiungere Mission e Pacific Beach per pranzo. Nel pomeriggio infine è tempo di raggiungere l’ultima tappa del nostro percorso: Los Angeles

Riepilogo

giorno 15

 

Visita San Diego

Da San Diego a Los Angeles

135 miglia – 2 ore e 30

GIORNI 16-18 -> Visita Los Angeles e rientro.

A questo link trovate il riepilogo generale dell’itinerario in PDF con tappe e spostamenti

Venice Beach, Los Angeles

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Informazioni e consigli generali

Quanti giorni servono e quando andare

Un itinerario tra i Parchi del Sud Ovest tocca solitamente 4 Stati diversi: California, Nevada, Utah e Arizona. Si guida per migliaia di chilometri e le diverse destinazioni sono spesso piuttosto lontane tra loro, perciò più giorni avrete a disposizione meglio sarà. Considerando anche i voli molto lunghi, due settimane piene di viaggio sono il tempo minimo indispensabile da prevedere. Con meno giorni a disposizione, meglio concentrarsi sulla sola California o su una piccola parte dell’itinerario.

Questo è un viaggio che si può fare tutto l’anno, le stagioni migliori sono primavera e autunno per il semplice fatto che troverete meno turisti, temperature miti e costi più bassi per le camere. L’estate è la stagione più affollata e ad agosto dovrete fare attenzione alle temperature per i trekking, mentre in inverno potreste trovare neve in alcune zone (come Yosemite e Bryce Canyon NP) e avrete a disposizione giornate più corte perciò dovrete rivalutare alcuni spostamenti. 

Integrazioni e modifiche all’itinerario

Vi ho lasciato delle note al termine delle singole giornate con possibili deviazioni o modifiche alle tappe toccate in questo viaggio. In generale si tratta di un itinerario abbastanza standard che tocca molti tra i luoghi più celebri del Sud Ovest americano, ma questo non significa che non sia come sempre frutto di scelte molto personali.

Biglietti aerei

Da qualche anno i biglietti aerei per la West Coast sono diventati mediamente più accessibili e spesso si trovano offerte intorno ai 400€ a/r, prezzo impensabile fino a qualche tempo fa per un volo così lungo. È importante come sempre monitorare i prezzi con anticipo e se possibile avere un po’ di flessibilità per quel che riguarda le date.

La decisione più importante da prendere sarà poi se atterrare e ripartire dalla stessa città oppure da due destinazioni diverse, e questo dipende in gran parte dall’itinerario che vi interessa e da quanti giorni avete a disposizione. Nel nostro caso abbiamo scelto di atterrare a San Francisco e ripartire da L.A., perché dopo l’itinerario attraverso i parchi rientrare nella prima città ci avrebbe fatto perdere un giorno di viaggio. Se invece siete interessati a percorrere la costa californiana allora potete prevedere un percorso ad anello.

Altra piccola nota: fate attenzione alle clausole del biglietto che state acquistando, perché sempre più compagnie aeree, anche di linea, prevedono tariffe super economy senza bagaglio da stiva (e per aggiungerlo in un secondo momento potreste trovarvi a spendere cifre astronomiche).

Golden Gate, itinerario California

Quanto costa un viaggio negli USA

La risposta breve è: tanto. La risposta lunga è: tanto, ma potete prestare attenzione ad alcuni aspetti e risparmiare parecchio. Al di là dei biglietti aerei e del noleggio auto, che se prenotati con anticipo possono essere tutto sommato in media con molti altri viaggi, le voci di spesa più impegnative saranno camere e pasti. Le camere vicine ai parchi si riempiono in fretta e in alta stagione hanno costi elevati, per non parlare di San Francisco, la città con i prezzi più alti in cui sia mai stata per quel che riguarda l’alloggio. In generale, se siete bravi, prenotate con buon anticipo e sfruttate Airbnb in alcune località, potete considerare una media di 70/80€ a notte per una camera doppia.

Anche i pasti sono un tasto dolente e al di fuori dei fast food si spendono almeno 30/40€ dollari in due. Si risparmia qualcosa bevendo acqua, dato che quella di rubinetto è sempre gratuita, ma al conto totale dovrete sempre aggiungere il 15/20% per la mancia e questo contribuisce ad alzare le spese.

Per ottimizzare i costi, specie in un viaggio on the road tra i parchi, una buona soluzione è quella del pranzo al sacco. Potete comprare un piccolo frigo portatile da Walmart o nei negozi di articoli sportivi a 20/30$, riempirlo di ghiaccio ai distributori gratuiti dei motel o comprarne un sacchetto all’occorrenza nei distributori di benzina o nei supermercati, e conservare così cibo e bibite per un picnic nelle aree attrezzate che troverete sempre all’interno dei parchi. A parte alcune eccezioni, di norma abbiamo pranzato al ristorante e cenato in appartamento nelle grandi città come San Francisco, pranzato al sacco e cenato al ristorante quando stavamo invece visitando i parchi, così da risparmiare moltissimo sulla spesa totale per il cibo.

Un altro modo per risparmiare è senz’altro quello di condividere il viaggio: se viaggiate in 4 ottimizzerete il costo del noleggio auto e potenzialmente anche il costo delle camere, nei motel infatti spesso le stanze offrono due letti matrimoniali e possono ospitare 4 persone. Certo dovete essere in famiglia o amici molto stretti, pronti a condividere gli spazi ed un unico bagno.

Itinerario West Coast USA

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I documenti da richiedere

ESTA (ed eventualmente ETA)

Tutti coloro che intendono recarsi negli Stati Uniti devono prima di tutto ottenere un visto. Per i cittadini di una serie di Paesi, tra cui l’Italia, la modalità più semplice è richiedere l’ESTA, un’autorizzazione elettronica valida per i viaggi sotto i 90 giorni. Ottenerla è piuttosto semplice: la domanda si fa online dal sito del governo (mi raccomando utilizzate solo il sito ufficiale, non quelli delle agenzie che applicano poi un prezzo molto maggiorato), si pagano 14$ e solitamente si riceve una risposta entro 72 ore. I dati da inserire comprendono dati anagrafici, estremi del passaporto, riferimenti dell’hotel in cui si pernotterà (il primo, se avete in programma un viaggio itinerante) oltre a un breve questionario. Una volta ottenuto, l’ESTA rimane valido per due anni. Potete stampare una copia dell’autorizzazione per vostra sicurezza, ma non è necessario portarla con sé durante il viaggio: l’ESTA viene associato al vostro passaporto e il personale aeroportuale potrà visualizzarlo automaticamente.

Se però non rientrate nei termini previsti per richiedere l’ESTA, dovrete procedere con un visto di altro tipo. Una limitazione in cui potreste incorrere è ad esempio quella che impedisce di ottenere l’ESTA se dal 2011 in poi avete visitato alcuni Paesi inseriti dagli USA in black list: la gran parte dei nomi su questa lista probabilmente non vi riguarderanno mai, ma al suo interno c’è purtroppo anche l’Iran che è invece un luogo sempre più turistico (io stessa sogno di visitarlo prestissimo). Ciò non significa in ogni caso che non potrete più visitare gli USA, semplicemente dovrete seguire una procedura diversa, un pochino più lunga e costosa, ma otterrete poi un visto valido per 10 anni anziché 2. Qui trovate un articolo utilissimo di Gate309 al riguardo.

Attenzione: se il vostro volo prevede uno scalo in Canada com’è stato per noi, dovrete richiedere anche l’equivalente canadese dell’ESTA, chiamato ETA (qui il sito ufficiale) al costo di 7 CAD.

Patente internazionale

In rete si trovano risposte di ogni tipo alla domanda: serve la patente internazionale per guidare negli USA? La verità è che ogni stato ha una sua regolamentazione per quel che riguarda l’obbligatorietà o meno di patente internazionale, perciò dovrete verificare uno per uno tutti gli stati in cui intendete guidare. Ci sono siti, anche autorevoli, che sostengono non sia mai necessaria, e decine di forum che vi diranno che nessuno è mai stato multato per questo motivo, ma io preferisco riportarvi solo le fonti ufficiali: una circolare del ministero dei trasporti italiano con l’indicazione stato per stato dell’obbligatorietà o meno di patente internazionale, e il sito del governo statunitense che conferma che alcuni stati possono richiederla.

Per quel che riguarda questo itinerario:

California: è sufficiente la sola patente italiana.

Nevada: è sufficiente la sola patente italiana.

Utah: è sufficiente la sola patente italiana.

Arizona: è richiesta patente internazionale o una traduzione inglese certificata da presentare insieme alla patente italiana.

Con tutta probabilità nessuno in Arizona vi richiederà davvero la patente internazionale, ma ripeto: questo è quel che affermano le fonti ufficiali.

Noleggio auto USA

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Noleggio auto negli USA

Se per altri itinerari on the road di cui vi ho raccontato ho lasciato aperto un piccolissimo spiraglio alla possibilità di fare lo stesso viaggio (o almeno qualcosa di simile) con altri mezzi, qui non posso proprio: per un itinerario tra le sconfinate distese del Sud Ovest vi servirà un’auto a noleggio. Non che non possiate fare splendidi viaggi negli USA in treno o in autobus, ma di certo non potrete concentrare in un paio di settimane un itinerario come questo tra 4 stati differenti.

Potete comparare i prezzi di noleggio nei classici motori di ricerca come Autoeurope e Rentalcars, o fare un preventivo direttamente sulla compagnia che a mio avviso negli Stati Uniti è la migliore ovvero la Alamo. Quasi tutte le compagnie includono nei costi della tariffa base anche l’assicurazione completa, senza franchigia, perciò noleggiare un’auto negli USA è tutto sommato più economico rispetto ad altre destinazioni. Ricordate comunque di verificare con attenzione le condizioni prima di prenotare.

Per il nostro viaggio abbiamo speso in totale 434€, con ritiro a San Francisco e consegna a Los Angeles (all’interno della California non c’è un sovrapprezzo per la consegna in una città differente, mentre se volete lasciare l’auto in un altro stato dovrete verificare i costi). Abbiamo optato per una fullsize ed è andata benissimo, molti consigliano per maggiore sicurezza di noleggiare un SUV soprattutto se volete percorrere lo sterrato della Monument Valley ma non abbiamo avuto alcun problema anche con la nostra semplice Ford Fusion.

Per la benzina abbiamo pagato di media 3/3,2$ al gallone, ma il prezzo varia molto a seconda dello stato: è nettamente più cara in California e più economica invece in Utah e Arizona. In ogni caso anche in un viaggio così lungo non sarà la voce di spesa più importante e rispetto all’Italia si tratta di costi limitati (nel nostro caso circa 260$ per 4800 km).

Guidare negli Stati Uniti

Avete presente quel momento nei film in cui lo sceriffo compare dal nulla non appena il protagonista supera il limite di velocità? Ecco, questo non ci è capitato, ma abbiamo provato l’ebbrezza di vedere alzarsi in volo un elicottero giusto di fronte a noi, con la stessa funzione di rilevamento velocità

Giusto per non rischiare, comunque, memori di tante scene sul grande e piccolo schermo, è sempre meglio rispettare scrupolosamente i limiti di velocità. Le auto a noleggio sono quasi sempre modelli molto recenti, perciò cercate la funzione di cruise control così da non dovervi preoccupare di accelerare troppo (perché quando le strade sono sconfinate come quelle americane, la tentazione può venire facilmente).

In generale gli americani sono molto prudenti soprattutto nei centri città e le strade in buone condizioni. Per parcheggiare lungo la strada troverete le macchinette in corrispondenza di ogni singolo posteggio, funzionano sia con monete sia con carta di credito. 

Monument Valley

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I parchi nazionali ed il pass annuale

In un tour del Sud Ovest visiterete numerosi parchi naturali, perciò è doveroso spendere qualche parola in merito alla loro gestione e ai costi del biglietto d’ingresso.

Tutti i parchi sono a pagamento, ma il biglietto non si intende mai per persona bensì per auto (o mezzo di trasporto in genere). I parchi naturali americani sono infatti molto diversi da come li si potrebbe immaginare secondo la nostra definizione di “parco”: sono aree immense, che prevedono spesso la possibilità di fare trekking o altre attività ma si visitano prima di tutto in auto. Troverete quindi delle “Scenic Drive” con punti panoramici in cui sostare, a cui aggiungere sentieri a piedi più o meno impegnativi.

L’accesso al parco costa generalmente tra i 20$ e i 35$ per auto ed è valido per ingressi multipli fino a una settimana. Se nel vostro itinerario prevedete di visitare più parchi, l’opzione migliore è però acquistare il pass annuale “America the Beautiful” che costa 80$ ed è valida appunto per un anno dalla data d’acquisto, consentendovi accessi illimitati a tutti i parchi nazionali degli Stati Uniti. Il pass si può acquistare in uno qualsiasi dei parchi, vi chiederanno di firmarlo e andrà in seguito esibito insieme ad un documento d’identità per la verifica, ma rimane valido per l’intera auto con tutti i suoi passeggeri (anche non firmatari).

Se non prevedete di tornare negli USA prima della scadenza del pass, potete anche cederlo ad altri perché c’è lo spazio per una seconda firma.

Non sono inclusi nel pass i parchi a gestione statale o i parchi della Navajo Nation, come ad esempio Valley of Fire, Monument Valley, Deadhorse Point, Horseshoe Bend. Altro caso a sé è l’Antelope Canyon, cui si accede unicamente con visita guidata.

All’ingresso dei parchi vi verrà sempre consegnato un dépliant informativo con la mappa e diverse informazioni utili, che trovate in ogni caso anche online sul sito del NPS. Sulla mappa troverete segnalati i bagni, le aree attrezzate per picnic, eventuali punti ristoro, fontanelle d’acqua, partenza e lunghezza dei sentieri e molto altro. Per informazioni ulteriori o richieste particolari, è possibile rivolgersi al Centro Visitatori che si trova solitamente poco dopo l’accesso di ciascun parco.

San Diego, cosa vedere West Coast USA

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Dove dormire

Come già accennato parlando dei costi, la spesa per dormire negli Stati Uniti non è qualcosa su cui riuscirete a risparmiare più di tanto, ma ci sono senz’altro degli aspetti cui si può fare attenzione.

Il primo consiglio e più importante è quello di prenotare immediatamente le camere vicine ai parchi, perché in alta stagione (e tutta l’estate lo è) si riempiono alla velocità della luce. In località come Moab o Page, già prenotando con 8/9 mesi di anticipo faticherete a trovare stanze sotto i 100€ a notte, più aspettate peggio sarà tranne fortunate eccezioni.

Altro consiglio da amica: fate attenzione al punteggio medio delle recensioni, anche più di quanto fareste di solito. Gli standard di pulizia delle camere americane sono più bassi rispetto a quelli italiani, perciò cercate di non andare mai sotto la media del 7 su Booking se non volete rischiare qualche esperienza da incubo.

L’alloggio più tradizionale per un on the road come questo è il classico motel, che offre diversi punti a favore: le camere sono solitamente molto spaziose, avrete a disposizione parcheggio gratuito e quasi sempre servizi utili come macchina del ghiaccio per riempire il vostro frighetto (il ghiaccio negli USA è una sorta di bene di prima necessità!), microonde e macchina del caffè in camera o negli spazi comuni, lavanderia. Alcune catene come Motel 6 o Super 8 sono presenti un po’ ovunque ed offrono uno standard discreto.

Come sempre per tutte le prenotazioni mi sono rivolta in primo luogo a Booking.com, ma se volete risparmiare in alcune località vi consiglio di controllare anche Airbnb. In particolare nelle grandi città ed in luoghi come Moab la differenza di prezzo può essere sostanziale.

Golden Gate, San Francisco

Ecco tappa per tappa un consiglio su dove dormire:

SAN FRANCISCO: questa è la città con il prezzo medio per notte più elevato in cui sia mai stata, meglio rassegnarsi fin dal principio. Per le notti in città sarà incredibilmente difficile trovare qualcosa sotto i 100€/notte, e potrebbe comunque trattarsi di una camera d’ostello con bagno in comune. Questo è uno dei casi in cui potrà venirvi in soccorso Airbnb, noi in particolare abbiamo scelto una grande stanza vicino Ocean Beach poiché ci consentiva di avere a disposizione parcheggio libero in strada dove lasciare l’auto durante la visita a San Francisco (Downtown da qui si raggiunge con l’autobus in una ventina di minuti). Ovviamente dormire in zona più centrale vi risparmia un po’ di tempo sui mezzi, ma non sottovalutate i costi dei parcheggi quando confrontate le varie opzioni.

Su Booking, una buona opzione è la catena HI Hostels, con 3 sedi in centro. Il bagno è in comune ma i servizi sembrano molto buoni.

MAMMOTH LAKES: hotel Alpenhof Lodge, molto carino e centrale.

DEATH VALLEY: uno dei motel più comodi in assoluto è Longstreet Inn & Casino, poco lontano dall’uscita est del parco. Il prezzo medio è buono, le camere spaziose, ed anche se il casino in sé per me era un filino inquietante la posizione è imbattibile. Sempre che non abbiate budget tale da potervi permettere di dormire all’interno della Death Valley, a quel punto dovreste scegliere The Inn at Death Valley.

LAS VEGAS: tutti i ragionamenti fatti finora ovviamente non valgono a Las Vegas, un mondo a sé con tutte le sue follie. La cosa più importante cui fare attenzione quando prenotate una camera in città è se la tariffa include o meno la cosiddetta “resort fee”, una tassa obbligatoria intorno ai 35$ per notte di media. Ufficialmente la tassa serve a coprire i costi per servizi accessori come il wifi, nella realtà non potrete comunque scegliere di farne a meno. L’unico modo per farvela stornare dal conto è scommettere tanti, tanti soldi (ma non vi sto consigliando di farlo!).

Il consiglio se come me trascorrerete solo una notte a Las Vegas è di scegliere un hotel sulla Strip, così da essere al centro della scena. Al di là dei casino più celebri, il migliore per rapporto qualità prezzo è probabilmente il LINQ: in pieno centro, con camere molto belle, tutti i servizi di cui potreste avere bisogno e un prezzo medio intorno ai 70/80€ a notte, inclusa resort fee. Va aggiunto il parcheggio a 12$ al giorno. Specie se viaggiate nel weekend, vi consiglio di seguire la semplice procedura online per preparare il check in, così non dovrete fare la fila alla reception e potrete dirigervi ad una macchinetta automatica per ottenere le chiavi. In ogni caso a Las Vegas potrete trovare camere di ogni tipo e per ogni fascia di prezzo, dalle più spartane al lusso estremo.

BRYCE CANYON: la mia scelta era stata il Rodeway Inn, ma una volta arrivati a destinazione ci è stato comunicato che a causa di alcuni lavori sulla rete elettrica sarebbe mancata la corrente per tutta la sera. Siamo quindi andati poco più lontani dall’ingresso del parco al Color Country Motel. Entrambe strutture nella media.

MOAB: questa è una località gettonatissima e i motel raggiungono prezzi piuttosto elevati in alta stagione. Se trovate tariffe troppo alte nei motel come Sleep Inn, provate come noi a prenotare su Airbnb.

PAGE: come sopra, ma in questo caso prenotando con anticipo avevo bloccato una camera discreta al Motel 6 (comunque cara, circa 90€, ma la città è affollatissima).

GRAND CANYON: abbiamo soggiornato qui la notte prima del Labor Day, perciò già a gennaio la quasi totalità delle camere a prezzo accettabile era occupata. Esistono strutture direttamente all’interno del parco (molto care), strutture vicine all’accesso sud (prezzo medio alto) e strutture più lontane a circa una mezz’ora dall’ingresso del parco. Il miglior rapporto qualità/prezzo/posizione secondo me è quello del Red Feather Lodge, che non si può prenotare su Booking ma è presente su Hotels.com che è comunque altrettanto affidabile. Tenete d’occhio il prezzo e se come me trovate una tariffa intorno ai 100$, non esitate.

JOSHUA TREE: Super 8 by Windham, in questa zona i prezzi erano decisamente più bassi rispetto alla media del viaggio.

SAN DIEGO: abbiamo dormito al Berkshire Motel, carino e con parcheggio gratuito. Se trovate buone offerte ovviamente Gaslamp è il quartiere più vivo, ma attenzione al parcheggio (noi dal motel ci siamo spostati con Uber).

LOS ANGELES: tra un quartiere e l’altro della città potreste impiegare oltre un’ora in auto, perciò prima di scegliere dove dormire sarebbe una buona idea fare una lista di cosa vi interessa visitare (anche se vi avviso, non sarete mai comodi a tutto). Personalmente ho scelto di cercare una camera Airbnb a Venice, poiché in questo modo Mauro avrebbe potuto correre lungo la spiaggia al mattino. Raggiungere Downtown ed Hollywood nel traffico era snervante, specie dopo 10 giorni di parchi e deserti, perciò rientrare la sera nella nostra camera in piena zona residenziale era un vero sollievo, ma è una valutazione molto personale e magari voi preferite essere in pieno centro per vivere la città anche la notte. In generale, anche a L.A. come a San Francisco fate estrema attenzione al momento della prenotazione alla presenza o meno di parcheggio, perché nei quartieri centrali potrebbe costarvi anche 30/40$ al giorno.

Dove mangiare Los Angeles

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Dove mangiare

Oltre alla convenienza economica, non ci è pesato più di tanto non mangiare al ristorante per tutti i pasti. Degli Stati Uniti potranno mancarmi tante cose ma il cibo… decisamente non è tra queste. 

Ci sono stati comunque dei locali che mi hanno colpito e che vi consiglio volentieri, in ordine seguendo l’itinerario: 

– MAMA’S ON WASHINGTON SQUARE: piccolo locale molto amato a San Francisco, nel weekend può essere affollatissimo per il brunch. Provate le uova alla Benedict!

– CRAFTSMAN AND  WOLVES: caffetteria nel colorato quartiere Mission con un’atmosfera molto local. Buone le brioche, un po’ meno il caffè ma non si può avere tutto. 

– GEORGE’S CORNER: locale caratteristico in centro a St. George, perfetto per una sosta per pranzo. Porzioni decisamente abbondanti.

SWEET CRAVINGS BAKERY&BISTRO: posticino adorabile gestito da sole donne a Moab, serve buoni dolci ed anche un ottimo caffè mocha. 

– THAI BELLA: ristorante thailandese sempre a Moab. Abbiamo preso la cena da asporto perché stava già chiudendo: attenzione perché al di fuori delle grandi città i locali la sera chiudono piuttosto presto. 

– STATE 48 TAVERN: tra le decine di catene e fast food di Page, questo locale secondo me si distingue per il menu piuttosto curato. 

– FARMER’S BOTTEGA: bellissimo locale nel quartiere Hillcrest, San Diego, con menu a base di ingredienti locali, “farm-to-fork”. Per colazione potete provare il mix con 3 sapori diversi di French Toast o pancakes. 

– BABY BLUES BBQ: se volete mangiare delle ottime costolette, provate questo locale a Venice con la sua enorme griglia.  Con la porzione piena da 12 costolette che include contorni e pane di mais si mangia tranquillamente in due, quindi anche il prezzo è molto buono. 

– GJUSTA: gastronomia/panetteria/caffetteria praticamente di fronte alla Gold Gym di Venice. Ci siamo tornati 2 mattine di fila e sono state tra le colazioni migliori del viaggio. 

– Ultima menzione d’onore per una qualsiasi filiale di CHEESECAKE FACTORY, luoghi magici in cui troverete tipo 30 versioni diverse e golosissime del tipico dolce americano. Evitate però di guardare le indicazioni su quante calorie ha ogni fetta se non volete sentirvi male! 

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