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La Luna circondata da un arcobaleno: lo spettacolare scatto del fotografo italiano

Una “corona lunare” a Parma

Il fotografo professionista Alberto Ghizzi Panizza (qui il link al suo sito web), 45 anni, di Parma, è riuscito a catturare una splendida “corona lunare” nei cieli notturni della città emiliana. “Questa notte la Luna ci ha regalato un altro spettacolo – scrive l’autore su Facebook – Tra le 22 e le 24 ho scattato qualche centinaia di foto alla Luna che tra nuvole e velature ha creato aloni, iridescenze e corone. Questa è la fusione di una buona parte di questi scatti per enfatizzare i colori sia della corona che dei minerali lunari”. L’immagine (realizzata con Nikon Z7II + Nikkor 300mm f/2.8 GII VR + Inseguitore Star Adventurer) mostra il nostro satellite circondato e avvolto dalla sua corona. 

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“Corona lunare”: di cosa si tratta

La “corona lunare”, spiega la Nasa, è un fenomeno ottico creato dal meccanismo di diffrazione della luce attorno alle gocce d’acqua di dimensioni tra loro simili, presenti negli strati sottili di nuvole. Dal momento che la luce di colori diversi ha lunghezze d’onda diverse, ogni colore viene diffratto in modo dissimile dalle gocce d’acqua, creando un effetto simile a quello dell’arcobaleno, ma proiettato su una corona circolare.

“Corona lunare” sulle Dolomiti: la foto scelta dalla Nasa

La Luna “incoronata” nel cielo sopra Pieve di Cadore (ph: Alessandra Masi/Nasa/Apod)

Appena qualche giorno fa, era diventata “virale” un’altra foto fiabesca della corona lunare, il primo scatto astronomico del 2021, l’Astronomy Picture of the Day, selezionato dall’agenzia spaziale statunitense Nasa: l’istantanea di una Luna nebulosa, affiancata da Giove e Saturno, scatatta il 17 dicembre 2020 dalla bellunese Alessandra Masi a Pieve di Cadore, nelle Dolomiti.

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Il canyon più grande del sistema solare: la nuova foto-record della Nasa da Marte

Secondo gli studiosi, è il canyon “più grande del sistema solare” e si trova su Marte. La Nasa e l’Università dell’Arizona hanno recentemente diffuso una nuova immagine delle Valles Marineris. Si tratta di una foto catturata dalla telecamera HiRISE del Mars Reconnaissance Orbiter, la sonda spaziale inviata verso Marte nell’agosto di quindici anni fa.

Le Valles Marineris è un complesso di fratture geologiche situato nella zona equatoriale di Marte e segna la superficie del pianeta per circa 4.000 chilometri,  ossia la distanza da New York a San Francisco. Si stima sia largo più di 200 chilometri e profondo circa 11 chilometri.

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Gli studiosi non sono ancora sicuri come si sia effettivamente formato questo canyon da record. Secondo l’Agenzia Spaziale Europea, Esa, la crosta marziana è stata squarciata, miliardi di anni fa, crollando nella rete di valli che oggi compongono le Valles Marineris.

“Le frane hanno plasmato lo scenario, soprattutto nelle valli più settentrionali, dove il materiale è recentemente crollato lungo le ripide pareti”, ha scritto l’agenzia. “Forti flussi d’acqua possono aver rimodellato le Valles Marineris dopo la sua formazione, rendendo più profondo il canyon”. 

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Valles Marineris si estende per un quinto della distanza intorno a Marte e si ritiene che sia 10 volte più lungo e cinque volte più profondo del Grand Canyon terrestre, che misura una trentina di chilometri di larghezza e circa 1,2 km di profondità. L’immagine, tuttavia, mette i numeri in prospettiva: lo scatto, infatti, è una pedina importante per i ricercatori per risolvere il rebus su come si sia formato questo gigantesco abisso.

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Marte, i “7 minuti di terrore” dell’atterraggio del robot Perseverance

Perseverance, il più sofisticato rover che sia mai stato costruito, è grande quanto un’automobile e pesa circa una tonnellata. Pieno di telecamere, microfoni, trivelle e sistemi laser sofisiticatissimi, è decollato il 30 luglio scorso da Cape Canaveral, negli Stati Uniti, per un viaggio di 254 milioni di chilometri verso Marte. La sua missione sarà rispondere alla domanda delle domande: c’era (o c’è) vita sul pianeta?

Perseverance, il conto alla rovescia è iniziato

Il 28 febbraio 2021 è previsto l’atterraggio in un cratere chiamato Jezero, largo circa 50 chilometri, che si trova sul lato occidentale della grande pianura Isidis Planitia. La Nasa ha diffuso recentemente una breve animazione di quelli che, a detta degli esperti, saranno “7 minuti di terrore” durante la fase di atterraggio.

Perseverance, infatti, passerà da una velocità di 19.500 km/h nella parte alta dell’atmosfera marziana a circa 3 km/h durante l’atterraggio, che dovrà essere “il più morbido possibile”.

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Perseverance su Marte: una missione delicatissima

È necessaria una sequenza di manovre delicatissima, senza margine di errore. Nel centro di controllo di Cape Canaveral si lavora senza sosta e, come scrive la BBC, “devono andare bene tantissime cose in un lasso di tempo spaventosamente breve”. In caso contrario, infatti, “la missione si limiterà a scavare su Marte un buco molto grande e molto costoso”. 

Guarda qui il video dell’atterraggio su Marte

Perseverance viaggerà all’interno di un involucro protettivo in due parti: uno scudo posteriore e uno scudo termico.

Quando la navicella spaziale attraverserà l’atmosfera marziana, il suo scudo termico dovrà resistere a temperature fino a 2.100°C.

Poi, quando si troverà a circa 11 km dal suolo marziano, aprirà un paracadute che frenerà la discesa del veicolo da 2.099 km/h a circa 320 km/h.

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Il viaggio verso Marte: sette anni di preparazione

Avverrà tutto automaticamente e la Nasa spera di ripetere il successo dell’altro rover, Curiosity, che fu calato su Marte con la medesima procedura.

La missione si chiama Mars 2020 ed ha richiesto più di sette anni di preparazione. In circa due anni di lavoro, Perseverance dovrà riportare sulla Terra i primi campioni di roccia marziana perché siano analizzati, alla ricerca di prove di vita antica sul Pianeta Rosso. 

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