You are here

Croazia: vacanze sicure e all’aria aperta, tra gite in barca e patrimoni Unesco

Parchi naturali, mare cristallino, isole disabitate. E tanti patrimoni Unesco. Per chi cerca una vacanza che sia un concentrato di natura e cultura, la Croazia è la destinazione ideale. A un passo dall’Italia, facile da raggiungere – dal Bel Paese ci si arriva in auto, in nave o in poco più di un’ora di aereo -, sicura in tempo di pandemia.

Croazia: vacanze open air a un passo dall’Italia

In un periodo storico in cui prossimità della destinazione e distanziamento sociale sono la discriminante nella scelta del viaggio, la Croazia riesce a conciliare i bisogni più disparati. La voglia di cambiare aria, il desiderio di immergersi nella natura, la necessità di stare lontano dalla folla. Oltre, ovviamente, all’esigenza di viaggiare in sicurezza, riducendo al minimo il rischio di contagio da Covid-19.

La città di Dubrovnik con le sue imponenti mura (foto: Luka Esenko)
La città di Dubrovnik con le sue imponenti mura (foto: Luka Esenko)

Distanziamento sociale nella natura

Mai come da un anno a questa parte c’è la voglia di trascorrere le vacanze all’aria aperta, in mezzo al verde. Tra gli Stati europei ecologicamente meglio conservati – il 10 per cento della sua superficie è area protetta – la Croazia vanta ben 8 Parchi Nazionali e 12 Parchi Naturali. Quello di Plitvice, con i suoi 16 laghi, è il più visitato del Paese. E non a caso: patrimonio Unesco dal 1979, è un concentrato di cascate, corsi d’acqua e foreste lussureggianti, da attraversare passeggiando lungo suggestivi sentieri e ben 18 km di passerelle in legno.

Spostandosi più a sud, al confine con la Bosnia-Erzegovina, è da non perdere anche il recentissimo Parco Naturale della Dinara, attraversato dai fiumi Krka e Cetina e paradiso della biodiversità. Si tratta dell’unità carsica naturale più “pregiata” al mondo, location ideale per il trekking  (la vetta più alta, Sinjal, tocca i 1.831 metri) e tanti altri sport, tra cui il rafting e il torrentismo. Non mancano, al suo interno, una ricca fauna selvatica e una vegetazione di tutto rispetto, con più di mille specie di piante (che arrivano, tra l’altro, a 3.000 in altre aree croate come il Monte Velebit).

Al mare, tra fari e gite in barca

Ma la Croazia non è solo rilievi. A renderla famosa in tutto il mondo è anche il suo incantevole mare. Le coste dell’Istria, della Dalmazia, del Quarnaro con le loro celebri località turistiche. I fondali ricchissimi di pesci, le acque cristalline.

La spiaggia di Zlatni rat, sull’isola di Brač, tra le più belle della Croazia (foto: Aleksandar Gospic)

Chi cerca relax lontano dalla folla non resterà deluso. Non è difficile, in Croazia, trovare angoli di quiete lambiti dal mare. Alle spiagge più rinomate – da Zlatni rat a Punta Rata, per citarne un paio – si alternano calette disabitate, dove un tempo gli Illiri e gli Antichi Romani venivano a calare l’àncora. L’atmosfera è intatta come allora. La natura? Primordiale.

La barca, rassicurante in tempo di pandemia, diventa il mezzo ideale per gli spostamenti. Ed è cullati dalle onde che si va alla scoperta delle tante isole e della costa del Paese. L’itinerario è vario e modellabile in base alle proprie esigenze e ai propri gusti. Molte le possibili tappe, da Cavtat alla misteriosa isola di Lokrum, vicino a Dubrovnik, fino a Vela Luka sull’isola di Korčula e a Vis. Anche i fari – tantissimi, nel Paese – sono lo spunto per escursioni in stile Robinson Crusoe. Da non perdere, in particolare, quelli di Savudrija, Tajer, Veli Rat, Porer e Palagruza.

 

Il faro di Veli Rat, sull’isola di Dugi Otok (foto: Aleksandar Gospic)

Croazia, terra di arte, storia e tradizioni

Scesi sulla terraferma, ecco che si va alla scoperta dei tanti Patrimoni Unesco del Paese. Dieci per la precisione, disseminati sul territorio, tra cui il Palazzo di Diocleziano a Spalato, la Città Vecchia di Dubrovnik, la Cattedrale di San Giacomo a Šibenik e il centro storico di Trogir.

Monumenti ed edifici che raccontano l’unicità di questa terra, crocevia tra Oriente e Occidente, a cui si aggiungono i tanti Patrimoni immateriali Unesco: per l’arte del merletto, il canto delle klape, l’artigianato dei medičari, la danza muta della Dalmatinska zagora (e molto altro ancora).

Tra i prodotti più tipici dell’isola di Pago c’è il merletto (foto: Damir Fabijanic)

Croazia, una vacanza in tutta sicurezza

Per garantire la salute dei viaggiatori e tutelarne la sicurezza, la Croazia ha da poco introdotto il marchio “Safe Stay in Croatia”, in aggiunta a quello “Safe travels” del WorldTravel and Tourism Council” (WTTC).

Il riconoscimento viene assegnato gratuitamente alle aziende del settore turistico per facilitare l’identificazione di destinazioni, alloggi, ristoranti, trasporti e attrazioni turistiche che hanno adottato standard globali di tutela di igiene e salute.

In questo modo i visitatori potranno, fin dalla pianificazione del viaggio, identificare gli hotel, i ristoranti, i mezzi di trasporto e le destinazioni che rispettano determinati standard in modo da partire in tranquillità e godersi pienamente il soggiorno.

Per informazioni:

croatia.hr/it-IT

www.safestayincroatia.hr/it

https://croatia.hr/en-GB/coronavirus-2019-ncov-q-and-a

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

L'articolo Croazia: vacanze sicure e all’aria aperta, tra gite in barca e patrimoni Unesco sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

L’aurora boreale danza sul vulcano Geldingadalur in eruzione: la foto spettacolare in Islanda

A circa 50 chilometri circa da Reykjavík, a una decina dal centro abitato più vicino (Grindavík), nel marzo scorso si è aperta una fessura in cima alla valle di Geldingadalur, da cui ha cominciato a scorrere un fiume di lava. Dopo settimane di attesa, il vulcano islandese Geldingadalur aveva iniziato ad eruttare.

Il fotografo Christopher Mathews (qui la sua pagina Instagram) si è subito diretto sul posto per scattare alcune foto. C’è rimasto diversi giorni e diverse notti fino a quando, il 24 marzo, ha catturato una splendida istantanea: “Il cielo si è oscurato improvvisamente, è apparsa un’inaspettata tempesta di neve che ha coperto anche l’eruzione”, ha raccontato il fotografo ai media locali. Tutto sembrava finito. Poi la sorpresa: “Poco prima di mezzanotte un’aurora boreale si è accesa sopra il vulcano: è stato uno spettacolo magico, oltretutto andato in scena il giorno del mio compleanno”.

La foto del vulcano Geldingadalur in eruzione sotto l’aurora boreale

Catturata con la sua Canon 6D DSLR e l’obiettivo Sigma 24mm f/1.4 Art a ISO 1000, con un’esposizione di 4 secondi, la foto di Mathews mostra il bagliore verde dell’aurora boreale sul rosso-arancio delle colate laviche del vulcano. Sono passati 781 anni dal precedente evento eruttivo nella penisola di Reykjanes e seimila dalla più recente attività vulcanica nell’area circostante la valle di Geldingadalur. 

LEGGI ANCHE: Un arcobaleno nel vulcano in eruzione: la straordinaria foto dalle Hawaii

L’eruzione del vulcano a scudo, dicono gli esperti, potrebbe ancora andare avanti per anni. L’istantanea è diventata virale sui social: “paradiso e inferno”, infatti non sono mai stati così vicini in una foto.

Leggi anche

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

L'articolo L’aurora boreale danza sul vulcano Geldingadalur in eruzione: la foto spettacolare in Islanda sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Incontro speciale nella Georgia del Sud: fotografato per la prima volta un raro pinguino giallo

La spedizione, della durata di due mesi, era partita nel dicembre del 2019 con l’obiettivo di fotografare la splendida e vastissima colonia di migliaia di pinguini reali a Salisbury Plain, una pianura sulla costa nord nella Georgia del Sud. Ma per il 43enne fotografo naturalista Yves Adams la fortuna è andata ben oltre le aspettative: un esemplare molto particolare ha attirato la sua attenzione, un pinguino con il piumaggio giallo brillante.

Un’insolita livrea: “Vedere il più bel pinguino reale e potergli fare delle foto è come vincere la lotteria della natura” ha detto il fotografo. (ph: Yves Adams)

“È stata un’esperienza indescrivibile. Non avevo mai visto o sentito parlare di un pinguino giallo”, ha detto Adams alla stampa. “C’erano 120.000 pinguini su quella spiaggia ed era l’unico giallo”. I pinguini reali sono la specie di maggiori dimensioni della famiglia dopo i pinguini imperatori. Possono arrivare pesare fino a 17 chili.

Sono presenti sulle coste di Patagonia, Georgia del Sud, isole Falkland e altri arcipelaghi. Hanno il becco lungo, sottile e ricurvo verso il basso, un piumaggio nero sul capo, sulla nuca e sulla gola; per il resto sono di colore grigio e bianco col becco nero e rosso e le zampe brune.

A determinare questa colorazione unica è il leucismo, una perdita di pigmentazione. (ph: Yves Adams)

Il raro pinguino giallo soffre di leucismo, una condizione che rende il pelo degli animali bianco o pallido; a differenza dell’albinismo, non influenza il colore degli occhi ma solo le piume. Gli scienziati spiegano il fenomeno parlando di una carenza di melanina. “Siamo stati davvero fortunati che sia atterrato proprio dove eravamo. Se fosse stato anche solo a cinquanta metri di distanza non saremmo stati in grado di ammirare questo spettacolo”, ha aggiunto Adams. Su Instagram, il fotografo (qui la sua pagina Ig) ha descritto gli scatti come una “vincita alla lotteria della natura”, “il sogno di una vita”.

GUARDA ANCHE: Australia: i due pinguini “vedovi” si abbracciano davanti allo skyline di Melbourne

Leggi anche

L'articolo Incontro speciale nella Georgia del Sud: fotografato per la prima volta un raro pinguino giallo sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Il turista medita di fronte al Volcán de Fuego e d’improvviso il gigante si sveglia: il video virale

Meditare in un ambiente naturale può essere un’esperienza piacevole in questi tempi incerti di emergenza sanitaria. Tuttavia, se nei dintorni c’è uno dei vulcani più pericolosi del mondo, quest’esperienza può diventare tutt’altro che rilassante. Come è capitato a José Martins, che ha assistito all’eruzione del Volcán de Fuego, uno dei più attivi del Centro America, situato in Guatemala.

GUARDA ANCHE: Paesaggi incredibili: i vulcani di fango dell’Azerbaigian visti dall’alto

Il risveglio del Volcán de Fuego

L’uomo si era accampato su una montagna vicina e, mentre stava meditando in solitaria la mattina del 24 gennaio, ha assistito e registrato il momento in cui una densa colonna di fumo ha iniziato a salire dal cratere, facendogli prendere un bello spavento, come documenta questo video diventato subito virale. 

Volcán de Fuego: un gigante costantemente attivo

Il vulcano si trova a 40 chilometri sud-ovest dalla capitale Guatemala City. Raggiunge un’altitudine di 3.763 metri ed è costantemente attivo. In queste settimane è stato registrato un aumento della sua attività e le autorità guatemalteche hanno dichiarato un’allerta “gialla” ed invitato la popolazione e i turisti a non avvicinarsi all’area interessata. L‘ultima eruzione devastante, quella del 2018, ha fatto più di cento morti e quasi duecento dispersi.

LEGGI ANCHE Vulcani: i viaggi più caldi del mondo

Vuoi avere DOVE sempre con te, a portata di mano?

Scarica l’app DOVE Digital Edition nell’App Store (per dispositivi Apple) o in Google Play (per dispositivi Android) per sfogliare i numeri di DOVE, le guide, gli speciali e DOVE-Corriere della Sera Travel Issue. Tutta la ricchezza delle edizioni cartacee sempre con te, a portata di mano, sui tuoi device

Leggi anche

L'articolo Il turista medita di fronte al Volcán de Fuego e d’improvviso il gigante si sveglia: il video virale sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

La congiunzione di Giove e Saturno visibile per la prima volta da 800 anni: la “stella di Natale” arriva il 21 dicembre

La grande congiunzione di Giove e Saturno è uno spettacolo celestiale che l’umanità non vedeva da quasi 800 anni. La sera del 21 dicembre 2020, infatti, i due pianeti si troveranno vicinissimi, a meno di un decimo di grado di distanza, allineati rispetto alla Terra. Perché ricapiti dovremmo aspettare altri sessant’anni, fino al 15 marzo del 2080. 

Congiunzione Giove e Saturno: allineati nel giorno del Solstizio d’Inverno

La cosiddetta Grande Congiunzione, che è il punto in cui i due pianeti sono più vicini l’uno all’altro nel cielo notturno visto dalla Terra, è un evento da non perdere. Che si potrà godere anche semplicemente alzando gli occhi al cielo. Meteo permettendo.

Il fenomeno, indicato anche come la “stella di Natale” (anche se non non coinvolge né stelle né comete), è ovviamente più suggestivo con un binocolo o un telescopio: entrambi i pianeti appariranno all’interno di un unico campo visivo.

L’ultima volta che gli esseri umani sono stati in grado di vedere una Grande congiunzione così vicina è stato nel 1226, ben prima che i telescopi fossero inventati. Un analogo evento si ripeté 400 anni fa, ai tempi di Keplero e Galilei, ma fu quasi impossibile da vedere.

Perché è stata soprannominata “Stella di Natale”

L’apparente vicinanza di Giove e Saturno dà a chi osserva l’impressione di vedere un solo astro. Keplero è stato uno dei primi studiosi a ipotizzare che fu proprio questo allineamento a guidare i Re Magi verso Betlemme. Ipotesi avallata poi in tempi recenti anche da altri astrofisici e scienziati, che hanno individuato una grande congiunzione intorno al 6 a.C.. Da qui allora il nome di “stella di Natale”. Per approfondire, interessante la video-lezione di Luca Perri (www.youtube.com/AssociazioneBERGAMOSCIENZA), astrofisico e divulgatore scientifico, per BergamoScienza.

Un allineamento celeste tra Giove e Saturno, con la Luna al fianco, che abbracciano il faro Capo Murro del Parco marino del Plemmirio, a Siracusa. Lo scatto è stato scelto dalla Nasa per l’Astronomy picture of the day l’8 dicembre scorso. A scattarla è stato l’astrofotografo Kevin Saragozza, di Siracusa (ph: Nasa/Kevin Saragozza)

SCOPRI ANCHE: Solstizio d’inverno, 21 dicembre 2020: cosa succede, il significato e come si celebra il giorno più corto dell’anno

Congiunzione Giove e Saturno, il significato

“Potete immaginare che il sistema solare sia una pista, con ciascuno dei pianeti come corridore nella propria corsia e la Terra verso il centro dello stadio”, ha detto Henry Throop, astronomo della Divisione di scienze planetarie presso la sede della NASA a Washington. “Dal nostro punto di osservazione, saremo in grado di vedere Giove sulla corsia interna, avvicinarsi a Saturno per tutto il mese e infine sorpassarlo il 21 dicembre”.

I giganti del nostro sistema solare appariranno quindi molto vicini tra loro, ma, bisogna ricordare, è solo un effetto ottico: rimarranno a oltre 740 milioni di chilometri l’uno dall’altro.

Il fatto che l’evento capiti in occasione del Solstizio d’Inverno, è semplicemente una coincidenza, basata sulle orbite dei pianeti e sull’inclinazione della Terra. “Congiunzioni come questa potrebbero verificarsi in qualsiasi giorno dell’anno, a seconda di dove si trovano i pianeti nelle loro orbite”, ha spiegato Throop. “La data della congiunzione è determinata dalle posizioni di Giove, Saturno e la Terra nei loro percorsi attorno al Sole, mentre la data del solstizio è determinata dall’inclinazione dell’asse terrestre. Il solstizio è la notte più lunga dell’anno, quindi questa rara coincidenza darà alle persone una grande possibilità di uscire e vedere il sistema solare”.

LEGGI ANCHE: Giove: questo pianeta è un’opera d’arte. Le nuove foto scattate dalla Nasa

Congiunzione Giove e Saturno 2020: perché quest’anno il fenomeno è unico

I due pianeti infatti si incrociano regolarmente nel sistema solare: Giove e Saturno sono allineati nel cielo circa una volta ogni 20 anni.

Cosa rende quindi la congiunzione di Giove e Saturno così speciale quest’anno? E perché è così rara? Non solo sono passati quasi 400 anni da quando i pianeti sono passati così vicini l’uno all’altro nel cielo, ma sono trascorsi 800 anni da quando l’allineamento di Saturno e Giove è avvenuto di notte, come accadrà questa notte, consentendo a quasi tutti nel mondo di assistere alla “grande congiunzione”.

LEGGI ANCHE: Il nostro è un pianeta straordinario: le foto della Terra condivise dalla Nasa

Congiunzione Giove e Saturno 2020, come vederla

I due pianeti saranno facili da vedere ad occhio subito dopo il tramonto. Appariranno costantemente luminosi e non scintillanti (come le stelle), così vicini da sembrare un unico brillante pianeta, e il fenomeno si ripeterà per alcuni giorni.

La Nasa spiega che i due pianeti più grandi del Sistema Solare passeranno così vicini in cielo che la Luna sarebbe facilmente in grado di coprirli contemporaneamente. 

Saranno piuttosto bassi nel cielo; nel loro inseguimento – durato mesi – i due pianeti possono già essere visti insieme verso Sud-Ovest. La buona notizia è che lo show sarà visibile ovunque sulla Terra, nuvole permettendo. 

Ecco qualche suggerimento per osservare la Grande Congiunzione:

• Trovare un punto con una visuale libera del cielo, come un campo o un parco. Giove e Saturno sono molto luminosi, quindi possono essere visti anche dalla maggior parte delle città.
• Un’ora dopo il tramonto, bisogna guardare il cielo verso Sud-Ovest. Giove sembrerà una stella luminosa e sarà facilmente visibile. Saturno sarà leggermente più debole e apparirà appena sopra e a sinistra rispetto a Giove. Questo fino al 21 dicembre: Giove poi sorpasserà Saturno e le posizioni saranno invertite.
• I pianeti possono essere visti ad occhio nudo, ma con un binocolo o un piccolo telescopio si potrebbe addirittura scorgere le quattro grandi lune di Giove.

Per altre informazioni e curiosità sul significato della congiunzione di Giove e Saturno e come osservarla, il sito della Nasa è ricco di spunti interessanti: nasa.gov

LEGGI ANCHE: Galassie e aurore: gli scatti vincitori dell’Astronomy Photographer of the Year

Virtual Telescope

E se il meteo non dovesse essere dalla nostra parte (come peraltro di fatto sarà nel Nord Italia)? Sul sito del Virtual Telescope Project o sul canale YouTube del Lowell Observatory in Arizona, è possibile osservare la grande congiunzione di Giove e Saturno in diretta streaming.

Solstizio d’inverno e congiunzione tra Giove e Saturno: il doodle di Google

Anche Google il 21 dicembre 2020 ha dedicato un doodle alla Grande Congiunzione di Giove e Saturno nel giorno del Solstizio d’inverno. La simpatica illustrazione raffigura i due pianeti così vicini da darsi il cinque.

SCOPRI ANCHE: Aurora boreale: le più belle foto dell’anno

 

LEGGI ANCHE: DOVE TRAVEL ISSUE: NUOVI VIAGGI PER L’INVERNO 2020 E LA PRIMAVERA 2021 

Vuoi avere DOVE sempre con te, a portata di mano?

Scarica l’app DOVE Digital Edition nell’App Store (per dispositivi Apple) o in Google Play (per dispositivi Android) per sfogliare i numeri di DOVE, le guide, gli speciali e DOVE-Corriere della Sera Travel Issue. Tutta la ricchezza delle edizioni cartacee sempre con te, a portata di mano, sui tuoi device

Leggi anche

 

L'articolo La congiunzione di Giove e Saturno visibile per la prima volta da 800 anni: la “stella di Natale” arriva il 21 dicembre sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Chi guarda chi? Lo spettacolare scatto del North Window Arch in Utah

Qualche settimana fa, il fotografo di Phoenix, Zach Cooley, si è recato nel Parco nazionale degli Arches, nello Utah, un’area naturale protetta degli Stati Uniti che conserva oltre 2000 archi naturali di arenaria, e ha piazzato il suo treppiede di fronte ad un arco che risale a milioni di anni fa, il North Window Arch.

Il fotografo naturalista dell’Arizona si è affidato a tre applicazioni per smartphone per posizionarsi nel posto giusto al momento giusto. E, con anche un po’ di fortuna, è riuscito a riprendere la luna (piena) che passava proprio nell’apertura della roccia. Il suo scatto è presto diventato “virale” su internet, tanto che è stato ripreso pure dalla Nasa per la sua “foto del giorno” (Astronomy picture of the day, Apod). La luna, infatti, sembra proprio un “occhio gigante”

“Ho pianificato questo scatto usando diverse applicazioni: PlanIt!, The Photographer’s Ephemeris (TPE) e PhotoPills“, ha spiegato Cooley a PetaPixel. “Tutte consentono di capire la posizione della luna, ma ognuna ha vantaggi diversi e mi piace fare riferimenti incrociati per scatti come questo”. Nello specifico: la foto è stata scattata con una Canon EOS R con Tamron 150-600 G2 a 428 mm.

LEGGI ANCHE: La Luna svelata in ogni suo dettaglio: ecco la bellissima foto da 85 megapixel

“Era poco prima del tramonto e ci sono voluti circa 5 minuti perché la luna passasse attraverso l’arco; tuttavia, si è trovata al centro solo per circa 20 secondi. Ho scattato ininterrottamente per quasi tutto il tempo, quindi ho oltre 250 esposizioni del suo viaggio attraverso l’arco”. Cooley ha aggiunto che per il suo prossimo viaggio la luna sarà nuovamente protagonista: a fare da sfondo questa volta ci saranno le caratteristiche formazioni di roccia rossa di Sedona, in Arizona.

Il parco che sembra un paesaggio lunare

Il parco nazionale degli Arches si trova nella parte orientale dello Utah, nei pressi della città di Moab. Il suo arco più famoso – il Delicate Arch – è un arco autoportante alto 16 metri, ed è uno dei luoghi più fotografati e suggestivi. Qui si trova anche l’iconico Balanced Rock – una roccia grande quanto tre scuolabus – “in equilibrio” a circa 16 metri da terra e che pesa quanto una nave rompighiaccio.

Qui la pagina Instagram di Zach Cooley.

GUARDA ANCHE: Cartoline dal pianeta rosso: le più belle foto della superficie di Marte scattate da Curiosity

Leggi anche

L'articolo Chi guarda chi? Lo spettacolare scatto del North Window Arch in Utah sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Ciclovia Alpe Adria: da Udine a Grado, alla scoperta di un Friuli Venezia Giulia pieno di sorprese

Parte da Udine e termina a San Daniele, il 20 ottobre, la tappa friulana del Giro d’Italia, la sedicesima dall’inizio della competizione ciclistica che si concluderà a Milano domenica 25. Una tratta impegnativa, 229 km di varianti che decuplicano e complicano un percorso disegnato in gran parte sul profilo delle Prealpi Giulie, che coglie il suo traguardo nel bel mezzo del Friuli Venezia Giulia più collinare.

Tutti in sella sull’Alpe Adria

Muovendo in direzione opposta dalla città capoluogo, ai cicloturisti che transitano in questa stagione nelle province del Nord Est si addice di più l’ultimo tratto dell’itinerario servito dalla ciclovia Alpe Adria, felice esempio di cooperazione transfrontaliera per lo sviluppo della mobilità sostenibile, che corre da Salisburgo, in Austria, a Grado, sull’Adriatico, passando appunto per Udine, la città con le piazze dal fascino veneziano. I 59 km che separano la città affrescata da Giambattista Tiepolo negli anni della maturità dalla rinomata località balneare vicina alla foce dell’Isonzo si coprono comodamente in quattro ore, ma le numerose occasioni di sosta rendono la trasferta molto interessante e potenzialmente molto lunga.

Negli occhi ancora il fascino tutto veneziano dell’udinese Piazza della Libertà, gli amanti dell’architettura e dell’arte provano una forte emozione varcando in sella alla propria bici la prima delle tre porte monumentali di Palmanova, la città-fortezza a pianta stellata fatta costruire dai veneziani alla fine del XVI secolo per proteggere la Serenissima sul confine orientale. Dal 2017 fa parte di un elenco ad hoc del patrimonio Unesco, dedicato alle opere difensive della repubblica marinara.

Palmanova, Piazza Grande. Foto di Massimo Crivellari

Da Palmanova a Grado, una sorpresa continua

Dichiarata “miglior pista ciclabile europea” alla Fiets en Wandelbeur, la fiera delle vacanze active di Amsterdam, nel 2015 e vincitrice dell’Italia Green Road Award 2016, la Ciclovia Alpe Adria Radweg non è seconda a nessuna per funzionalità e panorami. Dopo aver attraversato il centro storico di Palmanova circondando l’esagono perfetto di Piazza Grande, l’itinerario prosegue alla volta del borgo privato (con annesso castello) di Strassoldo di Sopra con sosta a Cervignano del Friuli, prima di fare rotta verso Aquileia, una delle città più grandi e ricche dell’Impero Romano nel Mediterraneo e centro propulsore del Cristianesimo in tutta l’Europa centrale durante il Medioevo, che è stata dichiarata patrimonio mondiale UNESCO fin dal 1998 per la sua vasta area archeologica con i resti del foro romano e la Basilica lastricata di mosaici.

Da qui, sono pochi i chilometri che separano dall’Adriatico, di cui si avverte già il profumo, e dall’isola di Grado, la “prima Venezia” collegata alla terraferma dalla strada Mosconi (SR 352) che attraversa la laguna e termina con un ponte girevole intitolato a Matteotti. Un bell’approdo, molto spesso soleggiato, per i tanti turisti che scelgono sempre più frequentemente le due ruote come mezzo di trasporto sostenibile e trovano in spiaggia (tre chilometri di sabbia finissima, esposti completamente a Sud) un po’ di meritato riposo con vista su Trieste, le città slovene e l’Istria. Nel palmares di Grado, anche il riconoscimento della FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta di Comune ciclabile a 5 stelle (bike smile).

La laguna di Grado

Adria Bike e Pedemontana: paradisi dei ciclisti

Una volta raggiunto il mare, molti cicloturisti se ne innamorano e prediligono gli itinerari costieri. A questo desiderio risponde perfettamente Adria Bike, la ciclovia dell’Alto Adriatico (parte del network europeo Eurovelo 8) che segue la costa del Friuli Venezia Giulia da Lignano fino a Muggia, proseguendo poi, a scelta, verso Venezia-Ravenna o Slovenia-Portorose, per un totale di circa 1000 chilometri. La vicinanza della rete ferroviaria consente di abbinare in diversi tratti il servizio bici+treno o anche, nei pressi delle zone lagunari, di servirsi di comodi e panoramici passaggi bici + barca.

Di grande interesse è anche la ciclovia Pedemontana e del Collio, segnalata sulla carta come n. 10 e sulla strada come FVG 3: attraversa orizzontalmente il Friuli Venezia Giulia, sfiorando alcuni dei punti più  suggestivi della regione, come il greto del Tagliamento, centri di grande richiamo storico-culturale come Cividale del Friuli, borgo Bandiera Arancione-TCI bagnato dal fiume Natisone che racchiude tesori riconosciuti dall’UNESCO come il Monastero di Santa Maria in Valle e il Tempietto Longobardo, fino a raggiungere la zona del Collio Goriziano, un paesaggio collinare ricco di vigneti. Da non perdere, a soli 9 km da Cividale, la visita al santuario mariano di Castelmonte, sulle Prealpi Giulie.

Sulle tracce del Giro d’Italia

Prendendo come punto di riferimento la partenza e l’arrivo della tappa friulana del Giro d’Italia 2020, ci sono poi da segnalare l’anello conosciuto come Medio Friuli, una pedalata che parte dalla stazione ferroviaria di Udine e vi fa ritorno dopo un percorso di ben 106 km, a bassa difficoltà, che si volge in parte su asfalto e in parte su sterrato (intercettando tra l’altro il torrente Cormor, i Prati della Piana di Bertrando, le alture moreniche di Pozzuolo e gli altri itinerari della “Terra dei Patriarchi”) e i tour organizzati dal consorzio We Like Bike, un ricco programma di eventi cicloturistici in e-bike e mountain bike che prendono tutti il via dai dintorni di San Daniele del Friuli.

Senza dimenticare gli itinerari ciclabili studiati su misura per le famiglie con bambini, e comodamente mappati sul sito della Regione.

Da ricordare infine, per i fan del Giro d’Italia, i percorsi che seguono fedelmente i tracciati di alcune storiche tappe friulane, come Cordenons-Moltasio, Tarvisio-Vajont, Maniago-Zoncolan e Gemona del Friuli-Trieste.

 

Scopri di più su Italia.it

 

Durante il giro partecipa anche tu al racconto social di Italia.it e delle Regioni italiane con l’hashtag #Italybybike, su FacebookInstagram e Twitter. Un viaggio alla scoperta dei territori attraversati dal Giro d’Italia, delle loro bellezze e degli itinerari cicloturistici. Si parte!

L'articolo Ciclovia Alpe Adria: da Udine a Grado, alla scoperta di un Friuli Venezia Giulia pieno di sorprese sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Dalle Saline di Cervia fino a Urbino, idee per itinerari cicloturistici tra arte e natura

Parte il 16 ottobre da Cervia, sulla Riviera Romagnola, la tredicesima tappa del Giro d’Italia, caratterizzata, in buona parte, da percorsi perfettamente pianeggianti che risalgono la Penisola in direzione Monselice (PD), alle pendici dei Colli Euganei.

Montare in sella da queste parti può dare grandi soddisfazioni anche a chi non ha mai affrontato il ciclismo come disciplina sportiva. Basta percorrere fuori stagione, senza l’assedio del traffico e della folla, questo tratto di litorale caratterizzato da fondali bassi e da un arenile di sabbia finissima, per scoprire un paradiso per gli amanti delle due ruote.

A partire da Cervia, città di mare che, fin dall’inizio del Novecento, si è estesa enormemente a ridosso della secolare pineta e ha visto nascere la frazione balneare di Milano Marittima, insignita anche quest’anno, insieme a Pinarella, del prestigioso riconoscimento di spiaggia Bandiera Blu per la qualità delle sue acque.

In attesa del Giro, il comune romagnolo si è rifatto il look rendendo più riconoscibili alcuni dei suoi luoghi simbolo. In particolare, la fontana di piazza Garibaldi, cuore di Cervia Nuova, su cui si affacciano il Palazzo comunale e la Cattedrale, e la secentesca Torre San Michele, nei pressi del porto, si sono illuminate di rosa e resteranno così fino alla partenza della tappa.

Un duplice omaggio, alle donne (cui è dedicata anche la mostra “Dinamo rosa”, sul ciclismo femminile, allestita ai Magazzini del Sale) e agli atleti in gara, che si avvale del fenicottero rosa “Felicia”, come mascotte, emblema della Salina di Cervia  e dell’impegno per la salvaguardia ambientale.

Lo spettacolo delle Saline al tramonto, in bicicletta

Dalla “città del sale” parte, in particolare, uno dei tanti percorsi cicloturistici dell’Emilia Romagna, alla portata di tutti, denominato Cervia Blu, alla scoperta del territorio della Salina, luogo in cui sorgeva l’antica Ficocle. Oggi è un’oasi naturale di 827 ettari, dove dall’acqua madre viene estratto il liman, un fango di laguna molto salutare, impiegato nelle terme, e che grazie alla ricchissima avifauna costituisce la “stazione sud” del Parco Regionale del Delta del Po.

Il punto di ritrovo per quest’attività è lo IAT, presso Torre San Michele. Da lì l’itinerario, privo di dislivelli, si snoda per 18 chilometri passando dal vecchio Faro del 1875, nel porto canale, dal Museo e dallo Stabilimento del Sale, per raggiungere in aperta campagna la storica Salina Camillone, dove ancora oggi la raccolta dell’“oro bianco” viene fatta seguendo i metodi tradizionali. Qui, benché il tragitto sia semplice, il paesaggio è unico e, al tramonto, regala scorci di ineguagliabile bellezza.

Cervia è anche il punto di partenza di uno dei percorsi cicloturistici più interessanti dell’Emilia Romagna, la “Rotta del Sale Bike Trail”, un percorso interregionale di 278 km che collega Cervia con Venezia passando per il Parco del Delta del Po, Ravenna, Comacchio e Chioggia.

Ferrara

Dai mosaici ravennati alla città delle biciclette

Le escursioni in bicicletta in tutto il territorio emiliano e romagnolo sono molteplici e collegate a itinerari ricchi di storia, tradizioni ed eccellenze gastronomiche: il sito Piste ciclabili conta addirittura 633 percorsi cicloturistici da Piacenza a Rimini.

Tra le tante possibilità, Ravenna  con i suoi celebri mosaici bizantini, patrimonio UNESCO, merita sicuramente una visita. La città, capoluogo di provincia, è ampiamente servita da piste ciclabili e ciclopedonali e gli itinerari urbani e nei dintorni (che comprendono la Pineta di San Vitale e i vari lidi: di Adriano, di Dante, Lido di Classe, di Savio) sono perfettamente descritti sui siti ufficiali del Comune e della Regione.

In generale, tutta l’Emilia-Romagna si presta all’esperienza cicloturistica grazie a ben 8000 Km tra percorsi stradali, piste ciclabili e tracciati sterrati per appassionati di bici e mountain bike. Si tratta di itinerari a basso traffico, distribuiti nelle nove province, che si differenziano per lunghezza e difficoltà altimetriche e sono indicati per tre tipi di praticanti: sportivi, ciclo-escursionisti e amanti della mountain bike.

La seconda regione più ciclabile d’Italia, dopo il Trentino Alto Adige, offre una serie di servizi su misura che vanno dal rimessaggio delle bici all’assistenza tecnica, dai massaggi muscolari ai menù personalizzati, fino ai bike tour quotidiani con guide specializzate, nell’ottica di una vacanza sempre più “slow”, sana ed ecosostenibile. All’altezza degli standard europei.

Il territorio è attraversato, infatti, da ben tre piste Eurovelo, la 5 (ovvero la Francigena), la 7 (Sun Route) e la 8 (Mediterranean Route), oltre naturalmente alla Ciclovia Adriatica. Localmente, poi, il ventaglio delle possibilità è molto ampio.

In Emilia le aree più battute sono quelle della Bassa Padana, lungo il corso del Po, dei colli bolognesi e del Parco del Frignano. In Romagna le zone di elezione sono quelle del Parco del Delta del Po, le colline dell’entroterra di Forlì, la ciclabile del Marecchia e le città d’arte come Ferrara, “la città italiana delle biciclette”, Cesena o la stessa Ravenna.

Emilia Romagna: in bicicletta nella natura con le 10 ciclovie dei parchi 

Da non perdere, per gli amanti della natura, i 10 itinerari ciclabili delle ciclovie dei parchi, si tratta di dieci percorsi all’interno di 9 parchi regionali e di una riserva naturale, quella del Secchia. Tra le ciclovie più facili e percorribili in ogni stagione c’è quella dei Boschi di Carrega, già riserva di caccia dei Farnese e dei Borbone, a sud di Parma. S

i parte dalla stazione ferroviaria di Collecchio e si raggiunge l’ingresso del parco, costeggiando poi il bosco della Capannella e salendo verso il Casino dei Boschi, residenza dei duchi di Parma, e il Monte Castione, giro di boa del percorso che ridiscende a Talignano, con la sua pieve di epoca romanica, prima di attraversare la Piana Marchesi, costeggiare il Lago della Svizzera e fare ritorno al treno.

I dintorni di Urbino, la città di Raffaello – ph. Andrea Deotto

Sorpresa Marche, sulle tracce di Raffaello

Dalla terra di un campione del ciclismo come Marco Pantani alle Marche, al secondo posto delle destinazioni che meritano una visita nel 2020, secondo la guida Lonely Planet, il passo è breve. Qui,  il progetto Marche Outdoor, completo di App con i percorsi geolocalizzati, propone un approccio sostenibile al territorio offrendo ai cicloturisti 24 percorsi ciclabili su circa 2000 Km e 130 comuni interessati in tutta la regione.

Tra le tante proposte, segnaliamo il secondo anello di Pesaro Rebirth, che tocca Urbino, sito UNESCO e patria di Raffaello, del quale, proprio in questo 2020, si celebra il cinquecentenario.

Un’occasione perfetta per ritagliarsi qualche giorno in più e pianificare una vacanza tra mare e natura grazie al sito Conero by bike che, proprio in questa zona della Riviera, organizza tour cicloturistici guidati, suggerimenti per percorsi ciclabili auto-organizzati (da soli, con gli amici o in famiglia) e segnala tutti i servizi su misura per gli appassionati delle due ruote: dagli hotel bike-friendly al noleggio della bici sul posto. Sulle tracce del Giro d’Italia 2020 che, nella sua undicesima tappa da Porto Sant’Elpidio a Rimini, sfiora il promontorio del Conero. Con vista sull’infinito.

Scopri di più su Italia.it

Durante il giro partecipa anche tu al racconto social di Italia.it e delle Regioni italiane con l’hashtag #Italybybike, su FacebookInstagram e Twitter. Un viaggio alla scoperta dei territori attraversati dal Giro d’Italia, delle loro bellezze e degli itinerari cicloturistici. Si parte!

 

L'articolo Dalle Saline di Cervia fino a Urbino, idee per itinerari cicloturistici tra arte e natura sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Da Vieste alla Foresta Umbra, alla scoperta del Gargano in bicicletta

A Vieste, il 10 ottobre fa tappa il Giro d’Italia al termine di un itinerario che parte da Giovinazzo (BA) e incontra, dopo Manfredonia, una tratta molto impegnativa. Giunta a Vieste, dopo una serie di saliscendi nella frastagliata costa sud del promontorio del Gargano, la corsa affronta un circuito sul posto di circa 13 km con un paio di brevi strappi prima dell’arrivo spettacolare.

Un’occasione, e una stagione, perfetta, non solo per applaudire e incoraggiare gli atleti in gara, ma anche per riscoprire la perla del Gargano, immersa nelle sue luci autunnali. Una meta che diventa ancora più bella se si organizza un weekend in bicicletta, in modalità slow e sostenibile, per meglio assaporare il silenzio e la magia di questi luoghi. Da qui, dove la vista sull’Adriatico regala scorci e colori inaspettati e si nascondono tesori come il recente Museo civico archeologico “Michele Petrone”, si può, infatti, partire per itinerari cicloturistici lungo la costa alla portata di tutti, come la strada litoranea a sud, fino a Pugnochiuso, o più avventurosi, alla scoperta di una natura incontaminata.

Foresta Umbra

Da Vieste alla Foresta Umbra, paradiso di biodiversità

Associata al mare e alle vacanze estive, Vieste è, in realtà, il punto di partenza privilegiato per raggiungere la Foresta Umbra, riserva naturale protetta nel cuore del Parco nazionale del Gargano, chiamata così per la fitta vegetazione di faggi, querce e lecci, che la rende a tratti molto ombrosa. Sito UNESCO dal 2017, questo grande polmone verde (10mila ettari) nell’entroterra è un paradiso della biodiversità, sia per la flora (2 mila specie documentate), sia per la fauna, ben rappresentata da tassi, daini, caprioli, cinghiali, tartarughe e un gran numero di uccelli migratori, che qui vengono da sempre a nidificare.

Tutta la zona è ricca di sentieri, tra cui i più facili e  meglio segnalati sono quelli forestali. Un bell’itinerario in mountain bike alla portata di molti è quello che parte da Sfinalicchio entrando nel bosco tramite il sentiero Caritate-Sfilzi-Baracconi. Raggiunta la quota più alta, intorno agli 800 metri, poi, si possono visitare molte delle attrazioni della Foresta Umbra: dal villaggio dei carbonari ricostruito presso il centro visite fino all’area di Falascione, caratterizzata dalle faggete della riserva MAB Unesco; ma anche dal lago di Otri a Caserma Murgia o a Torre Palermo.

Ma gli itinerari del Gargano sono innumerevoli, da esplorare sia in gruppi organizzati dalle associazioni locali sia in solitaria. Per scegliere l’itinerario su misura per i propri interessi e capacità, conviene consultare la Guida cicloturistica su due ruote alla scoperta della natura del foggiano che propone ben 16 diversi percorsi cicloturistici.

Valle d’Itria

Puglia in bicicletta, dalla Valle d’Itria al finis terrae salentino

Terra ospitale e ricchissima dal punto di vista storico, culturale, ambientale, archeologico e paesaggistico, la Puglia ha molto da offrire a tutti coloro che hanno voglia di conoscerla e assaporarla con calma scegliendo il cicloturismo e consultando il sito ufficiale Viaggiare in Puglia. In particolare, in provincia di Bari è possibile partecipare ai tour in bicicletta attraverso le bellezze della Murgia barese e della Valle d’Itria, sulle tracce preistoriche dell’Uomo di Altamura.

Mentre, nelle province di Brindisi e Lecce, costeggiare i Laghi Alimini lungo gli antichi tratturi, fino a raggiungere il mare dove le dune si mescolano alla macchia mediterranea è una rigenerante immersione nella natura.

Per programmare una vacanza o un’escursione in bici in Puglia, è importante conoscere le sei ciclovie, individuate da Fiab (Federazione italiana ambiente e bicicletta), che attraversano l’intera regione, come i Monti Dauni, a breve distanza dal confine tra il Molise e la Puglia, dove la ciclovia Adriatica porta fino alla valle del Fortore per poi proseguire verso la ciclovia Francigena dove si incontra Accadia, piccolo borgo della provincia di Foggia, preziosa testimonianza storica e architettonica dell’antica civiltà contadina. Oppure si può preferire una pedalata in pianura, alla scoperta del Tavoliere delle Puglie e della Valle dell’Ofanto, o delle gravine dell’Arco Jonico Tarantino, ma anche optare per un itinerario in collina, sulle Serre Salentine, dove il suggestivo santuario di Santa Maria de finibus terrae, segnala l’estrema punta sud orientale della nostra meravigliosa penisola.

Scopri di più su Italia.it

Durante il giro partecipa anche tu al racconto social di Italia.it e delle Regioni italiane con l’hashtag #Italybybike, su FacebookInstagram e Twitter. Un viaggio alla scoperta dei territori attraversati dal Giro d’Italia, delle loro bellezze e degli itinerari cicloturistici. Si parte!

 

 

 

Leggi anche

 

L'articolo Da Vieste alla Foresta Umbra, alla scoperta del Gargano in bicicletta sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Cicloturismo a Matera e dintorni: alla scoperta delle chiese rupestri e della Murgia Materana

Matera è il suggestivo traguardo, l’8 ottobre, della sesta tappa del Giro d’Italia (con partenza da Castrovillari, in territorio calabro). La capitale europea della cultura del 2019, oggi, è diventata una meta molto ambita dai cicloturisti, esperti e non, che, in mountain bike, amano scoprire un territorio antico e pieno di sorprese.

Se è vero, infatti, che il cuore preistorico di una delle città abitate più antiche del mondo, riconosciuto patrimonio UNESCO fin dal 1993, va visitato a piedi, tra grotte e vicoli tortuosi, è vero anche che chi preferisce inforcare la sua mtb può partire dalla città nuova, pedalando tra i quartieri progettati tra gli anni 50 e 60 per ospitare gli abitanti durante la ristrutturazione dei Sassi, e andare alla scoperta dei dintorni.

Partendo da Matera si raggiunge la Via Appia che attraversa la zona del Parco della Murgia Materana e delle Chiese Rupestri e porta all’altopiano Murgia Timone, le cui grotte terminano a strapiombo sulla Gravina di Matera e sono ben visibili dagli antichi rioni in tufo della Civita. È in quest’area che sorge il primo villaggio trincerato del Neolitico (7000 a.C.) e si trovano tombe dell’età del bronzo (2000 a.C.). Una volta raggiunto il belvedere, da qui, la vista unica sul canyon della Gravina e i Sassi ripagherà di tutte le fatiche. Il sentiero è un single track impervio ma bellissimo. I più allenati, poi, per aumentare la difficoltà e cambiare panorama, possono anche decidere di rientrare a Matera attraversando la zona di Murgecchia, l’altopiano di fronte, oltre il torrente Jesce, con il suo villaggio neolitico da ammirare.

 

Veduta esterna del centro visitatori Jazzo Gattini del Parco della Murgia Materana.

In mountain bike nel Parco della Murgia Materana

Per chi sceglie di pedalare sfidando la natura impervia dei luoghi, ma senza troppi dislivelli, c’è un itinerario cicloturistico guidato, più breve ma ugualmente di grande impatto, nel Parco della Murgia Materana. Curato dal CEA – Centro di Educazione Ambientale di Matera e dal notevole interesse botanico, storico e archeologico, il tour (che include il noleggio della mtb) di circa due ore inizia dal Centro Visite Jazzo Gattini (SS7 Direzione Taranto, km 583) e include la visita agli ipogei e alla neviera di Masseria Radogna, con una degustazione di prodotti tipici.

Sicilia in bicicletta: dall’Etna ad Agrigento, sulle tracce del Giro d’Italia

Metaponto
Metaponto, le Tavole Palatine all’alba. Foto di Roberto Strafella

Dalla collina di Matera fino al Mar Ionio

Dai 400 metri della collina di Matera, si può anche decidere di partire per un percorso ad anello di circa 40 km che dalle colline arriva fino alla valle del fiume Bradano. Nella lunga discesa verso il lago di San Giuliano, Oasi Wwf dalla fitta macchia mediterranea, si incontra anche la Cripta del Peccato Originale, la più antica delle chiese rupestri presenti nel territorio materano. Unico neo: il rientro in sella sarà in crescente salita.

In alternativa, si può decidere di continuare a scendere e, dopo la valle del Bradano, puntare direttamente al mare, passando da Montescaglioso, con la sua Abbazia Benedettina, per arrivare direttamente a Metaponto, sulla costa ionica, e ammirare l’area degli scavi archeologici con reperti che vanno dall’VIII al III secolo a.C. L’itinerario, lungo una cinquantina di chilometri (più eventuali varianti per raggiungere gli abitati di Montescaglioso e Benalda), è solo uno dei molteplici percorsi cicloturistici proposti da Basilicata Turistica.

Parco del Pollino

Il Giardino degli Dei, sulle cime del Pollino

Se, invece, si desidera condividere l’emozione provata dai campioni in corsa per la conquista della maglia rosa nella tappa lucana sul Parco Nazionale del Pollino, le possibilità sono molteplici. Un itinerario perfetto da coprire in sella a una mountain bike, meglio se a pedalata assistita, è quello denominato “Giardino degli Dei”: si snoda per 15 km su una pista forestale in quota sul Colle dell’Impiso, raggiungibile a partire dai centri di San Severino Lucano, Viggianello o Rotonda (gli stessi Comuni toccati dagli atleti del Giro 2020) e imboccando la strada che li collega ai rifugi Visitone e De Gasperi.

Ai ciclisti più allenati, è dedicato un itinerario lungo 73 km, fino a Terranova di Pollino, che parte dal centro agricolo di Policoro, sullo Ionio (dove merita una sosta il Museo Archeologico Nazionale della Siritide, l’area della Lucania centro-meridionale che prende nome dall’antica città di Siris) e si inoltra nel territorio del parco nazionale all’altezza del borgo medievale di Valsinni. Qui, nel XVI secolo, il castello ospitò la poetessa Isabella Morra, alla quale, oggi, è dedicato il parco letterario.

La via dei Calanchi, sulle tracce di Carlo Levi

Un percorso dal panorama mutevole e suggestivo è quello che da Ferrandina porta ad Aliano, sulla via dei Calanchi. Qui si passa dalle morbide colline costellate di ulivi, ai calanchi argillosi che richiamano un paesaggio lunare, fino ai borghi medievali di Stigliano e Cirigliano, per poi scendere in pianura e raggiungere Aliano, il borgo arroccato su un costone d’argilla, raggiungibile con una ripida salita, e circondato da precipizi e anfratti. Sono i luoghi vissuti al confino, durante il regime fascista, da Carlo Levi e raccontati magistralmente nel suo capolavoro “Cristo si è fermato a Eboli”. Ancora oggi, magicamente incontaminati.

Scopri di più su Italia.it

Durante il giro partecipa anche tu al racconto social di Italia.it e delle Regioni italiane con l’hashtag #Italybybike, su FacebookInstagram e Twitter. Un viaggio alla scoperta dei territori attraversati dal Giro d’Italia, delle loro bellezze e degli itinerari cicloturistici. Si parte!

Leggi anche

L'articolo Cicloturismo a Matera e dintorni: alla scoperta delle chiese rupestri e della Murgia Materana sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte