You are here

Ciclovia Alpe Adria: da Udine a Grado, alla scoperta di un Friuli Venezia Giulia pieno di sorprese

Parte da Udine e termina a San Daniele, il 20 ottobre, la tappa friulana del Giro d’Italia, la sedicesima dall’inizio della competizione ciclistica che si concluderà a Milano domenica 25. Una tratta impegnativa, 229 km di varianti che decuplicano e complicano un percorso disegnato in gran parte sul profilo delle Prealpi Giulie, che coglie il suo traguardo nel bel mezzo del Friuli Venezia Giulia più collinare.

Tutti in sella sull’Alpe Adria

Muovendo in direzione opposta dalla città capoluogo, ai cicloturisti che transitano in questa stagione nelle province del Nord Est si addice di più l’ultimo tratto dell’itinerario servito dalla ciclovia Alpe Adria, felice esempio di cooperazione transfrontaliera per lo sviluppo della mobilità sostenibile, che corre da Salisburgo, in Austria, a Grado, sull’Adriatico, passando appunto per Udine, la città con le piazze dal fascino veneziano. I 59 km che separano la città affrescata da Giambattista Tiepolo negli anni della maturità dalla rinomata località balneare vicina alla foce dell’Isonzo si coprono comodamente in quattro ore, ma le numerose occasioni di sosta rendono la trasferta molto interessante e potenzialmente molto lunga.

Negli occhi ancora il fascino tutto veneziano dell’udinese Piazza della Libertà, gli amanti dell’architettura e dell’arte provano una forte emozione varcando in sella alla propria bici la prima delle tre porte monumentali di Palmanova, la città-fortezza a pianta stellata fatta costruire dai veneziani alla fine del XVI secolo per proteggere la Serenissima sul confine orientale. Dal 2017 fa parte di un elenco ad hoc del patrimonio Unesco, dedicato alle opere difensive della repubblica marinara.

Palmanova, Piazza Grande. Foto di Massimo Crivellari

Da Palmanova a Grado, una sorpresa continua

Dichiarata “miglior pista ciclabile europea” alla Fiets en Wandelbeur, la fiera delle vacanze active di Amsterdam, nel 2015 e vincitrice dell’Italia Green Road Award 2016, la Ciclovia Alpe Adria Radweg non è seconda a nessuna per funzionalità e panorami. Dopo aver attraversato il centro storico di Palmanova circondando l’esagono perfetto di Piazza Grande, l’itinerario prosegue alla volta del borgo privato (con annesso castello) di Strassoldo di Sopra con sosta a Cervignano del Friuli, prima di fare rotta verso Aquileia, una delle città più grandi e ricche dell’Impero Romano nel Mediterraneo e centro propulsore del Cristianesimo in tutta l’Europa centrale durante il Medioevo, che è stata dichiarata patrimonio mondiale UNESCO fin dal 1998 per la sua vasta area archeologica con i resti del foro romano e la Basilica lastricata di mosaici.

Da qui, sono pochi i chilometri che separano dall’Adriatico, di cui si avverte già il profumo, e dall’isola di Grado, la “prima Venezia” collegata alla terraferma dalla strada Mosconi (SR 352) che attraversa la laguna e termina con un ponte girevole intitolato a Matteotti. Un bell’approdo, molto spesso soleggiato, per i tanti turisti che scelgono sempre più frequentemente le due ruote come mezzo di trasporto sostenibile e trovano in spiaggia (tre chilometri di sabbia finissima, esposti completamente a Sud) un po’ di meritato riposo con vista su Trieste, le città slovene e l’Istria. Nel palmares di Grado, anche il riconoscimento della FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta di Comune ciclabile a 5 stelle (bike smile).

La laguna di Grado

Adria Bike e Pedemontana: paradisi dei ciclisti

Una volta raggiunto il mare, molti cicloturisti se ne innamorano e prediligono gli itinerari costieri. A questo desiderio risponde perfettamente Adria Bike, la ciclovia dell’Alto Adriatico (parte del network europeo Eurovelo 8) che segue la costa del Friuli Venezia Giulia da Lignano fino a Muggia, proseguendo poi, a scelta, verso Venezia-Ravenna o Slovenia-Portorose, per un totale di circa 1000 chilometri. La vicinanza della rete ferroviaria consente di abbinare in diversi tratti il servizio bici+treno o anche, nei pressi delle zone lagunari, di servirsi di comodi e panoramici passaggi bici + barca.

Di grande interesse è anche la ciclovia Pedemontana e del Collio, segnalata sulla carta come n. 10 e sulla strada come FVG 3: attraversa orizzontalmente il Friuli Venezia Giulia, sfiorando alcuni dei punti più  suggestivi della regione, come il greto del Tagliamento, centri di grande richiamo storico-culturale come Cividale del Friuli, borgo Bandiera Arancione-TCI bagnato dal fiume Natisone che racchiude tesori riconosciuti dall’UNESCO come il Monastero di Santa Maria in Valle e il Tempietto Longobardo, fino a raggiungere la zona del Collio Goriziano, un paesaggio collinare ricco di vigneti. Da non perdere, a soli 9 km da Cividale, la visita al santuario mariano di Castelmonte, sulle Prealpi Giulie.

Sulle tracce del Giro d’Italia

Prendendo come punto di riferimento la partenza e l’arrivo della tappa friulana del Giro d’Italia 2020, ci sono poi da segnalare l’anello conosciuto come Medio Friuli, una pedalata che parte dalla stazione ferroviaria di Udine e vi fa ritorno dopo un percorso di ben 106 km, a bassa difficoltà, che si volge in parte su asfalto e in parte su sterrato (intercettando tra l’altro il torrente Cormor, i Prati della Piana di Bertrando, le alture moreniche di Pozzuolo e gli altri itinerari della “Terra dei Patriarchi”) e i tour organizzati dal consorzio We Like Bike, un ricco programma di eventi cicloturistici in e-bike e mountain bike che prendono tutti il via dai dintorni di San Daniele del Friuli.

Senza dimenticare gli itinerari ciclabili studiati su misura per le famiglie con bambini, e comodamente mappati sul sito della Regione.

Da ricordare infine, per i fan del Giro d’Italia, i percorsi che seguono fedelmente i tracciati di alcune storiche tappe friulane, come Cordenons-Moltasio, Tarvisio-Vajont, Maniago-Zoncolan e Gemona del Friuli-Trieste.

 

Scopri di più su Italia.it

 

Durante il giro partecipa anche tu al racconto social di Italia.it e delle Regioni italiane con l’hashtag #Italybybike, su FacebookInstagram e Twitter. Un viaggio alla scoperta dei territori attraversati dal Giro d’Italia, delle loro bellezze e degli itinerari cicloturistici. Si parte!

L'articolo Ciclovia Alpe Adria: da Udine a Grado, alla scoperta di un Friuli Venezia Giulia pieno di sorprese sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Dalle Saline di Cervia fino a Urbino, idee per itinerari cicloturistici tra arte e natura

Parte il 16 ottobre da Cervia, sulla Riviera Romagnola, la tredicesima tappa del Giro d’Italia, caratterizzata, in buona parte, da percorsi perfettamente pianeggianti che risalgono la Penisola in direzione Monselice (PD), alle pendici dei Colli Euganei.

Montare in sella da queste parti può dare grandi soddisfazioni anche a chi non ha mai affrontato il ciclismo come disciplina sportiva. Basta percorrere fuori stagione, senza l’assedio del traffico e della folla, questo tratto di litorale caratterizzato da fondali bassi e da un arenile di sabbia finissima, per scoprire un paradiso per gli amanti delle due ruote.

A partire da Cervia, città di mare che, fin dall’inizio del Novecento, si è estesa enormemente a ridosso della secolare pineta e ha visto nascere la frazione balneare di Milano Marittima, insignita anche quest’anno, insieme a Pinarella, del prestigioso riconoscimento di spiaggia Bandiera Blu per la qualità delle sue acque.

In attesa del Giro, il comune romagnolo si è rifatto il look rendendo più riconoscibili alcuni dei suoi luoghi simbolo. In particolare, la fontana di piazza Garibaldi, cuore di Cervia Nuova, su cui si affacciano il Palazzo comunale e la Cattedrale, e la secentesca Torre San Michele, nei pressi del porto, si sono illuminate di rosa e resteranno così fino alla partenza della tappa.

Un duplice omaggio, alle donne (cui è dedicata anche la mostra “Dinamo rosa”, sul ciclismo femminile, allestita ai Magazzini del Sale) e agli atleti in gara, che si avvale del fenicottero rosa “Felicia”, come mascotte, emblema della Salina di Cervia  e dell’impegno per la salvaguardia ambientale.

Lo spettacolo delle Saline al tramonto, in bicicletta

Dalla “città del sale” parte, in particolare, uno dei tanti percorsi cicloturistici dell’Emilia Romagna, alla portata di tutti, denominato Cervia Blu, alla scoperta del territorio della Salina, luogo in cui sorgeva l’antica Ficocle. Oggi è un’oasi naturale di 827 ettari, dove dall’acqua madre viene estratto il liman, un fango di laguna molto salutare, impiegato nelle terme, e che grazie alla ricchissima avifauna costituisce la “stazione sud” del Parco Regionale del Delta del Po.

Il punto di ritrovo per quest’attività è lo IAT, presso Torre San Michele. Da lì l’itinerario, privo di dislivelli, si snoda per 18 chilometri passando dal vecchio Faro del 1875, nel porto canale, dal Museo e dallo Stabilimento del Sale, per raggiungere in aperta campagna la storica Salina Camillone, dove ancora oggi la raccolta dell’“oro bianco” viene fatta seguendo i metodi tradizionali. Qui, benché il tragitto sia semplice, il paesaggio è unico e, al tramonto, regala scorci di ineguagliabile bellezza.

Cervia è anche il punto di partenza di uno dei percorsi cicloturistici più interessanti dell’Emilia Romagna, la “Rotta del Sale Bike Trail”, un percorso interregionale di 278 km che collega Cervia con Venezia passando per il Parco del Delta del Po, Ravenna, Comacchio e Chioggia.

Ferrara

Dai mosaici ravennati alla città delle biciclette

Le escursioni in bicicletta in tutto il territorio emiliano e romagnolo sono molteplici e collegate a itinerari ricchi di storia, tradizioni ed eccellenze gastronomiche: il sito Piste ciclabili conta addirittura 633 percorsi cicloturistici da Piacenza a Rimini.

Tra le tante possibilità, Ravenna  con i suoi celebri mosaici bizantini, patrimonio UNESCO, merita sicuramente una visita. La città, capoluogo di provincia, è ampiamente servita da piste ciclabili e ciclopedonali e gli itinerari urbani e nei dintorni (che comprendono la Pineta di San Vitale e i vari lidi: di Adriano, di Dante, Lido di Classe, di Savio) sono perfettamente descritti sui siti ufficiali del Comune e della Regione.

In generale, tutta l’Emilia-Romagna si presta all’esperienza cicloturistica grazie a ben 8000 Km tra percorsi stradali, piste ciclabili e tracciati sterrati per appassionati di bici e mountain bike. Si tratta di itinerari a basso traffico, distribuiti nelle nove province, che si differenziano per lunghezza e difficoltà altimetriche e sono indicati per tre tipi di praticanti: sportivi, ciclo-escursionisti e amanti della mountain bike.

La seconda regione più ciclabile d’Italia, dopo il Trentino Alto Adige, offre una serie di servizi su misura che vanno dal rimessaggio delle bici all’assistenza tecnica, dai massaggi muscolari ai menù personalizzati, fino ai bike tour quotidiani con guide specializzate, nell’ottica di una vacanza sempre più “slow”, sana ed ecosostenibile. All’altezza degli standard europei.

Il territorio è attraversato, infatti, da ben tre piste Eurovelo, la 5 (ovvero la Francigena), la 7 (Sun Route) e la 8 (Mediterranean Route), oltre naturalmente alla Ciclovia Adriatica. Localmente, poi, il ventaglio delle possibilità è molto ampio.

In Emilia le aree più battute sono quelle della Bassa Padana, lungo il corso del Po, dei colli bolognesi e del Parco del Frignano. In Romagna le zone di elezione sono quelle del Parco del Delta del Po, le colline dell’entroterra di Forlì, la ciclabile del Marecchia e le città d’arte come Ferrara, “la città italiana delle biciclette”, Cesena o la stessa Ravenna.

Emilia Romagna: in bicicletta nella natura con le 10 ciclovie dei parchi 

Da non perdere, per gli amanti della natura, i 10 itinerari ciclabili delle ciclovie dei parchi, si tratta di dieci percorsi all’interno di 9 parchi regionali e di una riserva naturale, quella del Secchia. Tra le ciclovie più facili e percorribili in ogni stagione c’è quella dei Boschi di Carrega, già riserva di caccia dei Farnese e dei Borbone, a sud di Parma. S

i parte dalla stazione ferroviaria di Collecchio e si raggiunge l’ingresso del parco, costeggiando poi il bosco della Capannella e salendo verso il Casino dei Boschi, residenza dei duchi di Parma, e il Monte Castione, giro di boa del percorso che ridiscende a Talignano, con la sua pieve di epoca romanica, prima di attraversare la Piana Marchesi, costeggiare il Lago della Svizzera e fare ritorno al treno.

I dintorni di Urbino, la città di Raffaello – ph. Andrea Deotto

Sorpresa Marche, sulle tracce di Raffaello

Dalla terra di un campione del ciclismo come Marco Pantani alle Marche, al secondo posto delle destinazioni che meritano una visita nel 2020, secondo la guida Lonely Planet, il passo è breve. Qui,  il progetto Marche Outdoor, completo di App con i percorsi geolocalizzati, propone un approccio sostenibile al territorio offrendo ai cicloturisti 24 percorsi ciclabili su circa 2000 Km e 130 comuni interessati in tutta la regione.

Tra le tante proposte, segnaliamo il secondo anello di Pesaro Rebirth, che tocca Urbino, sito UNESCO e patria di Raffaello, del quale, proprio in questo 2020, si celebra il cinquecentenario.

Un’occasione perfetta per ritagliarsi qualche giorno in più e pianificare una vacanza tra mare e natura grazie al sito Conero by bike che, proprio in questa zona della Riviera, organizza tour cicloturistici guidati, suggerimenti per percorsi ciclabili auto-organizzati (da soli, con gli amici o in famiglia) e segnala tutti i servizi su misura per gli appassionati delle due ruote: dagli hotel bike-friendly al noleggio della bici sul posto. Sulle tracce del Giro d’Italia 2020 che, nella sua undicesima tappa da Porto Sant’Elpidio a Rimini, sfiora il promontorio del Conero. Con vista sull’infinito.

Scopri di più su Italia.it

Durante il giro partecipa anche tu al racconto social di Italia.it e delle Regioni italiane con l’hashtag #Italybybike, su FacebookInstagram e Twitter. Un viaggio alla scoperta dei territori attraversati dal Giro d’Italia, delle loro bellezze e degli itinerari cicloturistici. Si parte!

 

L'articolo Dalle Saline di Cervia fino a Urbino, idee per itinerari cicloturistici tra arte e natura sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Da Vieste alla Foresta Umbra, alla scoperta del Gargano in bicicletta

A Vieste, il 10 ottobre fa tappa il Giro d’Italia al termine di un itinerario che parte da Giovinazzo (BA) e incontra, dopo Manfredonia, una tratta molto impegnativa. Giunta a Vieste, dopo una serie di saliscendi nella frastagliata costa sud del promontorio del Gargano, la corsa affronta un circuito sul posto di circa 13 km con un paio di brevi strappi prima dell’arrivo spettacolare.

Un’occasione, e una stagione, perfetta, non solo per applaudire e incoraggiare gli atleti in gara, ma anche per riscoprire la perla del Gargano, immersa nelle sue luci autunnali. Una meta che diventa ancora più bella se si organizza un weekend in bicicletta, in modalità slow e sostenibile, per meglio assaporare il silenzio e la magia di questi luoghi. Da qui, dove la vista sull’Adriatico regala scorci e colori inaspettati e si nascondono tesori come il recente Museo civico archeologico “Michele Petrone”, si può, infatti, partire per itinerari cicloturistici lungo la costa alla portata di tutti, come la strada litoranea a sud, fino a Pugnochiuso, o più avventurosi, alla scoperta di una natura incontaminata.

Foresta Umbra

Da Vieste alla Foresta Umbra, paradiso di biodiversità

Associata al mare e alle vacanze estive, Vieste è, in realtà, il punto di partenza privilegiato per raggiungere la Foresta Umbra, riserva naturale protetta nel cuore del Parco nazionale del Gargano, chiamata così per la fitta vegetazione di faggi, querce e lecci, che la rende a tratti molto ombrosa. Sito UNESCO dal 2017, questo grande polmone verde (10mila ettari) nell’entroterra è un paradiso della biodiversità, sia per la flora (2 mila specie documentate), sia per la fauna, ben rappresentata da tassi, daini, caprioli, cinghiali, tartarughe e un gran numero di uccelli migratori, che qui vengono da sempre a nidificare.

Tutta la zona è ricca di sentieri, tra cui i più facili e  meglio segnalati sono quelli forestali. Un bell’itinerario in mountain bike alla portata di molti è quello che parte da Sfinalicchio entrando nel bosco tramite il sentiero Caritate-Sfilzi-Baracconi. Raggiunta la quota più alta, intorno agli 800 metri, poi, si possono visitare molte delle attrazioni della Foresta Umbra: dal villaggio dei carbonari ricostruito presso il centro visite fino all’area di Falascione, caratterizzata dalle faggete della riserva MAB Unesco; ma anche dal lago di Otri a Caserma Murgia o a Torre Palermo.

Ma gli itinerari del Gargano sono innumerevoli, da esplorare sia in gruppi organizzati dalle associazioni locali sia in solitaria. Per scegliere l’itinerario su misura per i propri interessi e capacità, conviene consultare la Guida cicloturistica su due ruote alla scoperta della natura del foggiano che propone ben 16 diversi percorsi cicloturistici.

Valle d’Itria

Puglia in bicicletta, dalla Valle d’Itria al finis terrae salentino

Terra ospitale e ricchissima dal punto di vista storico, culturale, ambientale, archeologico e paesaggistico, la Puglia ha molto da offrire a tutti coloro che hanno voglia di conoscerla e assaporarla con calma scegliendo il cicloturismo e consultando il sito ufficiale Viaggiare in Puglia. In particolare, in provincia di Bari è possibile partecipare ai tour in bicicletta attraverso le bellezze della Murgia barese e della Valle d’Itria, sulle tracce preistoriche dell’Uomo di Altamura.

Mentre, nelle province di Brindisi e Lecce, costeggiare i Laghi Alimini lungo gli antichi tratturi, fino a raggiungere il mare dove le dune si mescolano alla macchia mediterranea è una rigenerante immersione nella natura.

Per programmare una vacanza o un’escursione in bici in Puglia, è importante conoscere le sei ciclovie, individuate da Fiab (Federazione italiana ambiente e bicicletta), che attraversano l’intera regione, come i Monti Dauni, a breve distanza dal confine tra il Molise e la Puglia, dove la ciclovia Adriatica porta fino alla valle del Fortore per poi proseguire verso la ciclovia Francigena dove si incontra Accadia, piccolo borgo della provincia di Foggia, preziosa testimonianza storica e architettonica dell’antica civiltà contadina. Oppure si può preferire una pedalata in pianura, alla scoperta del Tavoliere delle Puglie e della Valle dell’Ofanto, o delle gravine dell’Arco Jonico Tarantino, ma anche optare per un itinerario in collina, sulle Serre Salentine, dove il suggestivo santuario di Santa Maria de finibus terrae, segnala l’estrema punta sud orientale della nostra meravigliosa penisola.

Scopri di più su Italia.it

Durante il giro partecipa anche tu al racconto social di Italia.it e delle Regioni italiane con l’hashtag #Italybybike, su FacebookInstagram e Twitter. Un viaggio alla scoperta dei territori attraversati dal Giro d’Italia, delle loro bellezze e degli itinerari cicloturistici. Si parte!

 

 

 

Leggi anche

 

L'articolo Da Vieste alla Foresta Umbra, alla scoperta del Gargano in bicicletta sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Cicloturismo a Matera e dintorni: alla scoperta delle chiese rupestri e della Murgia Materana

Matera è il suggestivo traguardo, l’8 ottobre, della sesta tappa del Giro d’Italia (con partenza da Castrovillari, in territorio calabro). La capitale europea della cultura del 2019, oggi, è diventata una meta molto ambita dai cicloturisti, esperti e non, che, in mountain bike, amano scoprire un territorio antico e pieno di sorprese.

Se è vero, infatti, che il cuore preistorico di una delle città abitate più antiche del mondo, riconosciuto patrimonio UNESCO fin dal 1993, va visitato a piedi, tra grotte e vicoli tortuosi, è vero anche che chi preferisce inforcare la sua mtb può partire dalla città nuova, pedalando tra i quartieri progettati tra gli anni 50 e 60 per ospitare gli abitanti durante la ristrutturazione dei Sassi, e andare alla scoperta dei dintorni.

Partendo da Matera si raggiunge la Via Appia che attraversa la zona del Parco della Murgia Materana e delle Chiese Rupestri e porta all’altopiano Murgia Timone, le cui grotte terminano a strapiombo sulla Gravina di Matera e sono ben visibili dagli antichi rioni in tufo della Civita. È in quest’area che sorge il primo villaggio trincerato del Neolitico (7000 a.C.) e si trovano tombe dell’età del bronzo (2000 a.C.). Una volta raggiunto il belvedere, da qui, la vista unica sul canyon della Gravina e i Sassi ripagherà di tutte le fatiche. Il sentiero è un single track impervio ma bellissimo. I più allenati, poi, per aumentare la difficoltà e cambiare panorama, possono anche decidere di rientrare a Matera attraversando la zona di Murgecchia, l’altopiano di fronte, oltre il torrente Jesce, con il suo villaggio neolitico da ammirare.

 

Veduta esterna del centro visitatori Jazzo Gattini del Parco della Murgia Materana.

In mountain bike nel Parco della Murgia Materana

Per chi sceglie di pedalare sfidando la natura impervia dei luoghi, ma senza troppi dislivelli, c’è un itinerario cicloturistico guidato, più breve ma ugualmente di grande impatto, nel Parco della Murgia Materana. Curato dal CEA – Centro di Educazione Ambientale di Matera e dal notevole interesse botanico, storico e archeologico, il tour (che include il noleggio della mtb) di circa due ore inizia dal Centro Visite Jazzo Gattini (SS7 Direzione Taranto, km 583) e include la visita agli ipogei e alla neviera di Masseria Radogna, con una degustazione di prodotti tipici.

Sicilia in bicicletta: dall’Etna ad Agrigento, sulle tracce del Giro d’Italia

Metaponto
Metaponto, le Tavole Palatine all’alba. Foto di Roberto Strafella

Dalla collina di Matera fino al Mar Ionio

Dai 400 metri della collina di Matera, si può anche decidere di partire per un percorso ad anello di circa 40 km che dalle colline arriva fino alla valle del fiume Bradano. Nella lunga discesa verso il lago di San Giuliano, Oasi Wwf dalla fitta macchia mediterranea, si incontra anche la Cripta del Peccato Originale, la più antica delle chiese rupestri presenti nel territorio materano. Unico neo: il rientro in sella sarà in crescente salita.

In alternativa, si può decidere di continuare a scendere e, dopo la valle del Bradano, puntare direttamente al mare, passando da Montescaglioso, con la sua Abbazia Benedettina, per arrivare direttamente a Metaponto, sulla costa ionica, e ammirare l’area degli scavi archeologici con reperti che vanno dall’VIII al III secolo a.C. L’itinerario, lungo una cinquantina di chilometri (più eventuali varianti per raggiungere gli abitati di Montescaglioso e Benalda), è solo uno dei molteplici percorsi cicloturistici proposti da Basilicata Turistica.

Parco del Pollino

Il Giardino degli Dei, sulle cime del Pollino

Se, invece, si desidera condividere l’emozione provata dai campioni in corsa per la conquista della maglia rosa nella tappa lucana sul Parco Nazionale del Pollino, le possibilità sono molteplici. Un itinerario perfetto da coprire in sella a una mountain bike, meglio se a pedalata assistita, è quello denominato “Giardino degli Dei”: si snoda per 15 km su una pista forestale in quota sul Colle dell’Impiso, raggiungibile a partire dai centri di San Severino Lucano, Viggianello o Rotonda (gli stessi Comuni toccati dagli atleti del Giro 2020) e imboccando la strada che li collega ai rifugi Visitone e De Gasperi.

Ai ciclisti più allenati, è dedicato un itinerario lungo 73 km, fino a Terranova di Pollino, che parte dal centro agricolo di Policoro, sullo Ionio (dove merita una sosta il Museo Archeologico Nazionale della Siritide, l’area della Lucania centro-meridionale che prende nome dall’antica città di Siris) e si inoltra nel territorio del parco nazionale all’altezza del borgo medievale di Valsinni. Qui, nel XVI secolo, il castello ospitò la poetessa Isabella Morra, alla quale, oggi, è dedicato il parco letterario.

La via dei Calanchi, sulle tracce di Carlo Levi

Un percorso dal panorama mutevole e suggestivo è quello che da Ferrandina porta ad Aliano, sulla via dei Calanchi. Qui si passa dalle morbide colline costellate di ulivi, ai calanchi argillosi che richiamano un paesaggio lunare, fino ai borghi medievali di Stigliano e Cirigliano, per poi scendere in pianura e raggiungere Aliano, il borgo arroccato su un costone d’argilla, raggiungibile con una ripida salita, e circondato da precipizi e anfratti. Sono i luoghi vissuti al confino, durante il regime fascista, da Carlo Levi e raccontati magistralmente nel suo capolavoro “Cristo si è fermato a Eboli”. Ancora oggi, magicamente incontaminati.

Scopri di più su Italia.it

Durante il giro partecipa anche tu al racconto social di Italia.it e delle Regioni italiane con l’hashtag #Italybybike, su FacebookInstagram e Twitter. Un viaggio alla scoperta dei territori attraversati dal Giro d’Italia, delle loro bellezze e degli itinerari cicloturistici. Si parte!

Leggi anche

L'articolo Cicloturismo a Matera e dintorni: alla scoperta delle chiese rupestri e della Murgia Materana sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Sicilia in bicicletta: dall’Etna ad Agrigento, sulle tracce del Giro d’Italia

Dalla Sicilia, il 3 ottobre parte il Giro d’Italia con la tappa Monreale-Palermo e, per la prima volta dopo la pandemia, il ciclismo torna protagonista. Almeno fino al 25 ottobre, data in cui si concluderà a Milano la 103esima edizione del giro, dopo 3.497,9 km attraverso l’Italia.

Ma scoprire il belpaese in bicicletta non è una missione per soli atleti: sono, infatti, oltre due milioni gli italiani che scelgono le due ruote come mezzo di trasporto quotidiano. E, sempre di più, anche per le proprie vacanze.

Il turismo sostenibile e responsabile va in bicicletta

Viaggiare in bicicletta è una scelta di turismo sostenibile che ha molteplici vantaggi: dare valore alla miriade di piccoli centri e borghi storici disseminati su tutto il territorio nazionale, muoversi nel rispetto dell’ambiente, senza inquinare, ma anche fare attività all’aria aperta, nel rispetto di quel distanziamento sociale che ci accompagnerà ancora per molti mesi, nell’ottica di un turismo responsabile, verso se stessi e gli altri.

In particolare, nell’estate post lock-down appena terminata, il turismo sportivo ha contato ben 3,2 milioni di soggiorni degli italiani, 1 su 6 motivato dalla vacanza in bicicletta (fonte: Ufficio Studi ENIT su rilevazione diretta e dati Banca d’Italia, ISTAT).

Così, mentre i ciclisti del Giro d’Italia si sfidano tra loro a tutta velocità, noi possiamo sfidare la pigrizia e andare, anche a pedalata lenta, alla scoperta delle innumerevoli meraviglie artistiche, naturalistiche e geologiche del nostro territorio.

Etna
Uno degli itinerari cicloturistici sull’Etna

In bici sull’Etna, tra campi di lava e boschi

Prima tappa: alle pendici dell’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, uno dei 55 siti UNESCO d’Italia. Qui, si possono trovare percorsi alla portata di tutti: itinerari tranquilli, perfetti per famiglie con bambini, o salite ardite, anche per i più esperti.

Il Parco Ciclistico Etna propone ben cinque itinerari che permettono di arrivare ai rifugi in quota partendo da altrettanti comuni (tra cui il più caratteristico è Zafferana) e scalando diversi versanti, gambe e fiato permettendo.

Il segreto per godere appieno dell’ambiente naturale senza sottoporsi a fatiche eccessive è semplice: affittare la mountain bike, con o senza pedalata assistita, una volta arrivati al Parco dell’Etna.

L’itinerario più semplice è quello che costeggia i campi di lava della colata del 2002: attraverso l’antica Pineta Ragabo, sale fino a Piano Provenzana, da cui si può vedere a distanza ravvicinata lo spettacolare Cratere di Nord-Est.

Partendo da Milo, paesino a mezza costa sulle pendici dell’Etna, è possibile, invece, partecipare a un e-bike tour con degustazione di vini locali, molto apprezzati anche dalla moderna enologia.

In alternativa, muovendo dal rifugio Sapienza, sul versante Sud del vulcano, si può percorrere la Pista Altomontana fino ad affacciarsi sul versante Nord e suggellare la giornata con una cena al tramonto, a base di specialità siciliane.

I percorsi più difficili sull’Etna

Per i più esperti, è possibile fare il giro completo del vulcano su un percorso di oltre 80 km. In questi casi, soprattutto se si è da soli, è indispensabile munirsi di dispositivi Gps per l’orientamento e la sicurezza.

Chi segue il Giro d’Italia sa che la sfida per eccellenza, da queste parti, è la leggendaria salita Linguaglossa (nominata la #salvaciclisti), che porta gli sportivi più determinati fino a 1720 metri d’altezza nella pineta di Piano Provenzana. Anche quest’anno sarà una delle tappe siciliane, prevista per il 5 ottobre.

Anche senza percorrere tutti i 18, impegnativi, km del percorso, può valere la pena di inforcare la bici per il primo tratto, quello che dall’abitato medievale di Linguaglossa (stazione della ferrovia Circumetnea, in provincia di Catania) conduce, attraverso un lungo rettilineo, ai primi, ampi tornanti, caratterizzati da pendenze dolci e da una natura rigogliosa e profumata.

Più su, compaiono i boschi di conifere e, a ridosso della meta, lo spettacolo dei basalti raffreddati della colata vulcanica.

Valle dei Templi
Tempio dei Dioscuri nel Parco della Valle dei Templi, ad Agrigento (iStock)

Dalla Sicilia barocca alla Valle dei Templi, l’arte si scopre in bicicletta

Per esplorare in sella a una bici anche altre zone della Sicilia, le possibilità sono molteplici e interessano quasi tutte le province con itinerari tematici che includono ed esaltano gli aspetti ambientali, storici e artistici dell’isola.

Tra le proposte cicloturistiche più interessanti, si distinguono quelle del progetto Medinbike di SIBIT (Sustainable Interregional Bike Tourism), cofinanziato dall’Unione Europea e dal FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), che valorizza gli itinerari in bicicletta tra i territori mediterranei della Sicilia meridionale (Agrigento, Caltanissetta, Ragusa, Siracusa, Trapani) e Malta.

In particolare, i quattro percorsi di Trapani spaziano dalla Riserva naturale delle Saline al Tempio di Segesta, dalla Riserva dello Zingaro all’area archeologica di Selinunte con itinerari di media e bassa difficoltà, varianti comprese.

Ad Agrigento, invece, le tre ciclovie (Agrigentina e Sicani più la variante Valle del Sosio) non solo toccano alcuni luoghi attraversati dal Giro d’Italia nella seconda tappa, da Alcamo ad Agrigento, ma offrono scorci dalla bellezza incontaminata, come la celebre Scala dei turchi, la parete rocciosa a picco sul mare, lungo la costa di Realmonte (da ammirare a distanza per motivi di sicurezza).

Inestimabile, poi, l’importanza archeologica e artistica della Valle dei Templi, patrimonio UNESCO, a pochi minuti dal centro di Agrigento, visitabile, nella sua vastità, anche in bicicletta, percorrendo la via verde di 10 km che nasce in prossimità dell’ingresso, nell’area Porta V, e termina al Santuario di Demetra.

Nei dintorni di Siracusa, Medinbike propone ben quattro itinerari: la ciclovia Nord-Sud Tour Costiero, il percorso dell’Antica Grecia e le due varianti di Noto e Palazzolo Acreide, entrambe inserite nel Sito UNESCO delle “Città tardo barocche del Val di Noto”, insieme a Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Ragusa e Scicli.

Sulla costa sud-orientale di Siracusa, inoltre, si può percorrere anche la pista ciclabile intitolata a Rossana Maiorca (che, da queste parti, raggiunse uno dei suoi record di apnea) e realizzata sul tracciato dell’ex-ferrovia che, fino alla fine del secolo scorso, collegava la zona industriale con il centro della città: sono solo 7 km, ma spettacolari per la vicinanza al mare.

Siracusa
La via ciclabile dedicata a Rossana Maiorca a Siracusa

Webmap e progetti europei, la Sicilia a ritmo lento è più bella

Per chi desidera saperne di più sui sentieri e i Cammini di Sicilia, poi, l’Osservatorio Turistico del Dipartimento Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana ha realizzato una webmap che raccoglie gli itinerari dedicati alla mobilità dolce con indicazioni su lunghezza del percorso, livello di difficoltà e tempi di percorrenza. Con un servizio in più: la possibilità di scaricare la scheda di ciascuna ciclovia, la legenda dei percorsi ciclabili e il file GPX dell’intero percorso.

E non finisce qui, la Sicilia fa parte anche della Ciclopista del Sole, il percorso di 3000 km ideato da FIAB attraverso tutta l’Italia, da nord a sud, ed entrerà nel progetto europeo Eurovelo 7 che collegherà, grazie alle due ruote, la Norvegia a Malta. All’insegna di un turismo sostenibile e slow. Per un’immersione totale nella bellezza.

Scopri di più su Italia.it

Durante il giro partecipa anche tu al racconto social di Italia.it e delle Regioni italiane con l’hashtag #Italybybike, su Facebook, Instagram e Twitter. Un viaggio alla scoperta dei territori attraversati dal Giro d’Italia, delle loro bellezze e degli itinerari cicloturistici. Si parte!

 

L'articolo Sicilia in bicicletta: dall’Etna ad Agrigento, sulle tracce del Giro d’Italia sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Autunno a Courmayeur: weekend ai piedi del Monte Bianco, tra foliage e sport all’aria aperta

Scegliere Courmayeur, la celebre località valdostana ai piedi del Monte Bianco, come meta di una vacanza o un long weekend, può sembrare naturale in estate, in cerca di refrigerio, o in inverno, per godere delle sue celebri piste da sci, eppure è proprio l’autunno il momento più magico per scoprirla.

L’autunno è una seconda primavera, quando ogni foglia è un fiore“, scriveva Albert Camus. E, a Courmayeur, lo sguardo viene letteralmente conquistato dalla “fioritura” del foliage, quando il fogliame degli alberi vira verso le tonalità più calde e i boschi si trasformano in un trionfo di sfumature rosse e arancioni, gialle e marrone bruciato.

È uno spettacolo per gli occhi e per l’anima, una sorta di cromoterapia naturale in grado di rasserenare e rigenerare, prima di affrontare l’inverno e le sue preoccupazioni.

Courmayeur, regina del foliage

Uno dei punti di partenza di un itinerario ideale tra i mille colori del foliage è proprio la Val Ferret, adagiata sotto il massiccio del Monte Bianco. Situata a nord della conca di Courmayeur, cambia aspetto in ogni stagione, ma in autunno è unica: diventa completamente rossa e arancione. Il panorama che si gode qui lascia senza fiato: oltre alla maestosità del Monte Bianco, si può ammirare il Dente del Gigante, le Grandes Jorasses, l’Aiguille de Triolet e il Mont Dolent.

Per chi ama il trekking, in particolare, la Val Ferret offre passeggiate panoramiche come quella che si lascia alle spalle Lavachey e prosegue fino al rifugio Bonatti, passando per un incantevole bosco di larici.

La Val Veny, a ovest di Courmayeur, ha invece il pregio di essere meno frequentata dai turisti e, quindi,  poco affollata. Si estende, con paesaggi molto diversi, da Entrèves fino al Col de La Seigne, al confine con la Francia, regalando un’esperienza di rara bellezza a chi la visita in autunno. Qui, infatti, le sfumature di rosso, giallo e arancione, nella natura intorno al Lago Combal e in fondo alla vallata, sono spettacolari.

In alternativa, basta una passeggiata nella Val Sapin, raggiungibile a piedi comodamente dal centro di Courmayeur, per scoprire un autentico gioiello naturalistico, intimo e suggestivo, perfetto per le famiglie con bambini piccoli ma anche per chi vuole cimentarsi nel trekking grazie al suo anello di camminate con salite di difficoltà variabile.

Courmayeur è bella da visitare tutto l’anno (foto: Courmayeur Mont Blanc)

Autunno a Courmayeur, tra passeggiate ed escursioni in mountain bike

Che si tratti di una gita fuori porta o di un long weekend, ma anche che si viaggi in famiglia, da soli o in coppia, ai piedi del Monte Bianco, nella zona di Courmayeur, è impossibile annoiarsi. Per chi cerca attività sportive o momenti di relax, le idee, in autunno, non mancano, soprattutto all’aria aperta. Complici le giornate ancora bellissime e lunghe, tra passeggiate, escursioni in mountain bike o e-bike e trekking non c’è che l’imbarazzo della scelta. Qualche esempio?

Proprio per far scoprire i sentieri più suggestivi e le bellezze naturali del territorio, Courmayeur Mont Blanc ha organizzato, a ottobre, escursioni in collaborazione con i maestri di mountain bike e le guide.

Per gli amanti del trekking, il 17 ottobre si va alla scoperta di impronte e suoni lasciati dagli animali del bosco, attraversando la suggestiva Balconata della Val Ferret in direzione del rifugio Bonatti mentre il giorno successivo, il 18, è in programma “Voliamo tra le nostre montagne”, un’escursione dedicata agli sportivi tra le meraviglie della Val Sapin.

Ricco di appuntamenti anche il weekend successivo: il 24 ottobre è in calendario “Autunno magico, colori e suoni di una stagione dal ritmo lento”, passeggiata per famiglie nella Val Veny, con tappa nel fiabesco bosco del Freney e ai laghetti del ghiacciaio del Miage, mentre il 25 ottobre c’è il trekking di sei ore lungo l’anello del Mont Fortin, circondati dai ghiacciai del Monte Bianco.

Courmayeur e le sue valli vestite dei colori autunnali (foto Courmayeur Mont Blanc)

Chi invece predilige la mountain bike o l’e-bike, non resterà deluso. Negli stessi due weekend, 17-18 ottobre e 24-25 ottobre, sono stati organizzati tre possibili percorsi nelle vallate di Courmayeur, concordati con gli istruttori del Velo Club di Courmayeur, in base al livello di preparazione dei partecipanti.

Il primo attraversa la Val Veny e passa lungo l’anello Freney, con la possibilità di raggiungere il lago Combal. Il secondo è dedicato alla Val Ferret ed è il giro classico fino al Rifugio Elena. Il terzo, infine, è l’Anello della Val Sapin.

Per chi cerca il relax, anche dopo un’attività sportiva, l’appuntamento è, infine, alle Terme di Pré Saint Didier o alla celebre cantina La Cave Mont Blanc per una degustazione di vini pregiati. Non basta? C’è sempre la possibilità di vivere un’esperienza a tutta adrenalina tra i percorsi sospesi nel Parco Avventura Mont Blanc. Pronti a partire? Lo spettacolo sta per iniziare.

Per informazioni: courmayeurmontblanc.it/autumnatitspeak

L'articolo Autunno a Courmayeur: weekend ai piedi del Monte Bianco, tra foliage e sport all’aria aperta sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Valle Arroscia: il sapore delle Alpi Liguri, tra trekking e antiche ricette

È uno spicchio di Liguria dal territorio avaro, la Valle Arroscia. Tra il Cuneese e le valli occitane. Un orizzonte vicino alle città, eppure nuovo. Alle spalle delle spiagge di Cervo, di Diano Marina o di Alassio, dove si va per gli ultimi weekend di mare. Una valle dove fermarsi sulla strada del ritorno in città, per sgranchire i muscoli tra torrenti e sentieri e fare incetta di sapori unici che aiutino a ricordare l’aria aperta, il verde e il sole.

Nelle fasce strappate alla montagna dell’Alta Valle Arroscia, nel Parco naturale regionale delle Api Liguri, si coltivavano grano, segala, patate, fagioli e ortaggi. La base di una cucina contadina tutta particolare, fatta di latticini, farinacei, erbe colte dai pastori lungo i tratturi.

È la tradizione da cui sono ripartiti i 14 ragazzi – sette donne e sette uomini, tutti sotto i 35 anni – che nel 2015 hanno fondato la cooperativa di comunità Brigì (info: expovallearroscia.com). Grazie a loro attività outdoor e enogastronomia si incontrano con visite ed “escursioni someggiate” con gli asini, procedendo sui cammini della transumanza, mentre zaini e cesti da picnic vanno nei basti, lasciando il fiato per guardarsi intorno.

Le escursioni con gli asini organizzate dalla cooperativa di comunità Brigì

“Di solito si arriva alle cascate dell’Arroscia, il fiume che dà nome alla valle, tra Mendatica e Montegrosso Pian Latte”, racconta Maria Ramella, presidente e fondatrice di Brigì. “Settembre è l’ideale per avvistare i camosci. Specie al tramonto, tra le vette intorno al massiccio del Saccarello, 2.201 metri, che d’inverno, con la neve, torniamo a visitare, ciaspole ai piedi. Magari nelle notti di plenilunio”.

LEGGI ANCHE Trekking in Liguria: tra le Cinque Terre e Alpi liguri

Questo è anche il mese dei laboratori con i bambini. “Dall’età di cinque anni si fanno collage con le prime foglie gialle, o si visita il mulino con il figlio dell’ultimo mugnaio del paese”. Il 27 settembre, Giornata dei sentieri liguri, è prevista un giro gratuito guidato nel parco, tra i boschi che nascondono chiese rupestri affrescate, come Santa Margherita o San Bernardo delle Salse, e arditi ponti in pietra.

Il percorso prosegue nelle trattorie dei borghi, negli agriturismi e le cantine. Racconti da gustare, come gli streppa e caccialà, pezzi di impasto appiattiti con le dita, gettati in acqua con foglie di cavolo rapa e patate e conditi con il brusso, la ricotta fermentata. O come le raviore, fagottini d’erbe selvatiche crude. Sono un vanto locale, queste ultime: l’erba amara e l’erba luisa, gli spinaci selvatici e la menta, la cicoria e l’ortica.

LEGGI ANCHE Liguria: un weekend tra i sapori del Ponente

Su tutto, un bicchiere di Ormeasco, vitigno autoctono che deriva dal dolcetto, da acquistare poi nelle cantine del castello medievale di Pornassio, dove la famiglia Guglierame affina vini dal 1992 in quello che lo scrittore Mario Soldati chiamò “il più spettacoloso, originale paesaggio viticolo che abbia mai visto in vita mia”.

I carrugi di Pieve di Teco (iStock)

Anche l’acqua abbonda, quassù. Rio Santa Lucia, sopra Pieve di Teco, è un torrente inforrato perfetto per il canyoning (info guide per il canyoning su blumountain.it o prenotando sulla piattaforma experienceliguria/agenziainliguria.com, con molte altre idee su attività in regione). In quattro ore si coprono 200 metri di dislivello tra cascate, nuotate, tuffi in pozze trasparenti e scivoli di pietra. Un ultimissimo bagno dell’estate che sarà difficile dimenticare per un po’.

Canyoning con le guide di Blumountain

Dove mangiare in Valle Arroscia

Agriturismo Il Castagno
Poche camere semplici in campagna. Prenotare quella d’angolo con vista sull’intera valle, e la cena con gli streppa e caccialà e le tagliatelle con le ortiche di Terzilia Pelassa, nata e cresciuta a Mendatica. Del caseificio si occupa la figlia Simona Pastorelli. Vendono carne, formaggi , salumi, ortaggi e frutta dell’orto. E offrono esperienze in fattoria. Cucina espressa: meglio prenotare.
Prezzi: doppia in mezza pensione a 110 euro. Per il ristorante, a 25 euro il menu fisso con caffè e digestivo locale con erba artebusa.
Indirizzo: SP 74, Mendatica (Im).
Info: tel. 0183.32.87.18.

Agriturismo Bacì du Mattu
Cucina bianca come sugeli (gnocchetti di acqua e farina), turle (ravioloni con ripieno di patate e menta) conditi con burro e menta, bastardui (impasto acqua e farina e verdura) anche a forma di trofie. Aperto solo su prenotazione nei fine settimana e festivi.
Prezzo medio: 30 euro menu fisso completo.
Indirizzo: via Mazzini 50, Mendatica (Im).
Info: agriturismobacidumattu.it

Osteria del Rododendro
Cucina bianca tradizionale: porri, latticini, scorzonera e patate trasformate dei piatti tipici come le raviore, pasta ripiena di erbe spontanee crude, o il brodo d’erba amara (su richiesta) con patate e uovo.
Prezzo medio: menu degustazione 27,50 euro.
Indirizzo: via IV Novembre 4, Montegrosso Pian Latte (Im).
Info: tel. 0183.75.25.30.

Il brodo di erbe amare dell’Osteria del Rododendro, a Montegrosso Pian Latte

Azienda Vinicola Guglierame

Degustazioni su prenotazione e vendita di vino Ormeasco e del rosè naturale Sciac-trà (da non confondere con quello delle Cinque Terre).
Indirizzo: via Castello 4, Pornassio (Im).
Info: ormeasco-guglierame.it

LEGGI ANCHE: Vacanze e weekend in Liguria: cosa vedere e dove andare

Leggi anche

L'articolo Valle Arroscia: il sapore delle Alpi Liguri, tra trekking e antiche ricette sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Fiordi norvegesi: la navigazione sul postale non si è mai fermata

Voglia di fresco, natura e aria aperta. L’estate post lockdown ha desiderio di tirare una boccata di aria pulita dopo mesi di spazi chiusi e confinamento. E tra i luoghi in cui ritrovare armonia immersi nel silenzio di un ambiente intatto ci sono i fiordi norvegesi. Vera e propria meraviglia naturale, la frastagliata costa della Norvegia è un ricamo di cascate, canyon, prati e boschi, da esplorare in lentezza con lo sguardo all’insù, in crociera.

L’antico postale dei fiordi: il viaggio di una vita

Succede a bordo dello storico Hurtigruten, il postale dei fiordi che trasporta passeggeri dal 1893 tra Bergen e Trondhem, salendo poi nell’estremo nord, a Varanger e Kirkenes, vicino al confine con la Russia. Una soluzione romantica, ma anche esclusiva, considerato che il postale è l’unica imbarcazione in grado di entrare in ben tre fiordi, per un totale di 34 porti (22 dei quali oltre il Circolo polare artico) lungo 2.400 km di costa.

Norvegia: tra i fiordi sull’Hurtigruten

In una nota ufficiale, Giver Viaggi e Crociere, referente italiano della linea norvegese, precisa che, se è vero che per motivi di sicurezza sono state cancellate le crociere di esplorazione verso le Isole Svalbard, va ricordato che tutte le navigazioni classiche lungo i fiordi non si sono mai fermate, e continuano il loro viaggio nella natura del grande Nord.

Leggi anche

L'articolo Fiordi norvegesi: la navigazione sul postale non si è mai fermata sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Fiordi norvegesi: la navigazione sul postale non si è mai fermata

Voglia di fresco, natura e aria aperta. L’estate post lockdown ha desiderio di tirare una boccata di aria pulita dopo mesi di spazi chiusi e confinamento. E tra i luoghi in cui ritrovare armonia immersi nel silenzio di un ambiente intatto ci sono i fiordi norvegesi. Vera e propria meraviglia naturale, la frastagliata costa della Norvegia è un ricamo di cascate, canyon, prati e boschi, da esplorare in lentezza con lo sguardo all’insù, in crociera.

L’antico postale dei fiordi: il viaggio di una vita

Succede a bordo dello storico Hurtigruten, il postale dei fiordi che trasporta passeggeri dal 1893 tra Bergen e Trondhem, salendo poi nell’estremo nord, a Varanger e Kirkenes, vicino al confine con la Russia. Una soluzione romantica, ma anche esclusiva, considerato che il postale è l’unica imbarcazione in grado di entrare in ben tre fiordi, per un totale di 34 porti (22 dei quali oltre il Circolo polare artico) lungo 2.400 km di costa.

Norvegia: tra i fiordi sull’Hurtigruten

In una nota ufficiale, Giver Viaggi e Crociere, referente italiano della linea norvegese, precisa che, se è vero che per motivi di sicurezza sono state cancellate le crociere di esplorazione verso le Isole Svalbard, va ricordato che tutte le navigazioni classiche lungo i fiordi non si sono mai fermate, e continuano il loro viaggio nella natura del grande Nord.

Leggi anche

L'articolo Fiordi norvegesi: la navigazione sul postale non si è mai fermata sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Dormire in una tenda a forma di goccia: il curioso campeggio in Belgio

Un po’ canadesi rivisitate, un po’ casette sull’albero: queste tende a forma di goccia che penzolano dagli alberi di un campeggio in una foresta vicino a Bruxelles sono senza dubbio affascinanti. In tempi di distanziamento sociale, poi, sono il posto ideale per una fuga nella natura, lontano da tutti.

Originariamente costruite come installazione artistica dall’olandese Dré Wapenaar, facevano parte del festival “Pit Landscape”, che  porta le opere d’arte negli spazi naturali. Ora, tuttavia, possono essere prenotate (da aprile a fine settembre) per un soggiorno decisamente originale.

Nella foresta a Borgloon ci sono delle tende a forma di goccia che penzolano dagli alberi - per offrire soggiorni unici sospesi nella natura. (ph: borgloon.be)
Le tende a forma di goccia nella foresta di Borgloon (ph: borgloon.be)

Le tende a Borgloon sono raggiungibili tramite una scala e sono dotate di finestre, un materasso, una panca e dei ripiani per metterci le cose. Inoltre, agli ospiti (su richiesta) viene anche servita la colazione ogni mattina. Una notte in una di queste tende costa circa 70 euro e nel prezzo è compreso l’uso di aree comuni, bagni e barbecue. Ognuna di queste capsule può ospitare fino a due adulti e due bambini sotto i 12 anni.

Il giro in bici sull’acqua

La pista ciclabile sull’acqua è una delle attrazioni delle Fiandre, nel cuore della riserva naturale De Wijers (ph: visitlimburg)

Nella riserva naturale De Wijers, sempre nel Limburgo, esiste una pista ciclabile davvero spettacolare (QUI IL VIDEO). Il percorso è lungo circa 212 metri per tre di larghezza e regala l’impressione di “pedalare sulle acque”. La “Fietsen door het Water” è stata costruita appena sotto il livello del bacino lacustre e permette di mostrare ai ciclisti uno spettacolo ad altezza occhi davvero suggestivo. Gli argini sono alti un metro e mezzo, così da garantire una sicurezza assoluta.

L’estate dei campeggi

Per l’estate 2020 il campeggio sembra destinato ad attrarre nuovi clienti (ph: iStock)

Secondo le prime tendenze di quest’estate particolare, pare che il glamping e il campeggio siano tra le vacanze più gettonate. Che si tratti di camper, roulotte, bungalow o tenda, permettono infatti di vivere all’aperto, in mezzo alla natura, mantenendo la distanza di sicurezza e con tutti i comfort – anche restando nella propria regione. Le imprese in questo campo in Italia sono quasi 2700 e lo scorso anno si sono sfiorati 70 milioni di presenze per 10 milioni di arrivi. 

Leggi anche

L'articolo Dormire in una tenda a forma di goccia: il curioso campeggio in Belgio sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte