You are here

Dal Festival IT.A.CÀ Migranti e Viaggiatori nasce il Manifesto del turismo responsabile

Otto punti per chiarire cos’è, come cresce e dove sta andando il turismo sostenibile: è il Manifesto di IT.A.CÀ Migranti e Viaggiatori nato dall’esperienza 2021 del festival del turismo responsabile di cui DOVE è stato media partner anche quest’anno, e che ha da poco concluso con successo la sua XIII edizione. Sette mesi di incontri, webinar, eventi, mostre, escursioni, passeggiate, picnic, in 23 tappe, cui hanno partecipato 30mila persone, in 15 regioni d’Italia. 

Il bisogno di tornare a viaggiare, di tornare ad avere contatti diretti con il mondo intorno, si è unito alla necessità di vivere queste esperienze in sicurezza e al desiderio di riappropriarsi di spazi naturali. Esigenze che hanno trovato risposta nel Festival, incentrato quest’anno sul diritto di respirare, là dove per respiro non s’intende solo quello fisico (con un chiaro riferimento alla salute) ma anche quello sociale ed economico.

Riparte IT.A.CÀ, il festival del turismo responsabile edizione 2021. Il tema? Tornare a respirare

Del resto i benefici di un turismo sostenibile e responsabile non sono esclusiva di chi usufruisce dei servizi turistici ma anche di chi li fornisce. Lo spiega bene Pierluigi Musarò, Direttore di IT.A.CÀ: «L’impatto della pandemia ha generato nel turismo una crisi mai vista prima, e se alcuni modelli turistici sono stati costretti ad affrontare diverse contraddizioni legate alla loro insostenibilità, altri ne hanno beneficiato. Così è stato per i tanti territori in cui abbiamo realizzato il Festival: esperienze vissute in sicurezza e a contatto diretto con gli abitanti e lo spirito dei luoghi, forse prova del radicale cambiamento psicologico nell’approccio alle vacanze e del fatto che la relazione umana vale più di prima».

Il manifesto del turismo responsabile

È da questa esperienza che nasce il Manifesto in otto punti, pensato per continuare a proporre modelli di viaggio sostenibili e attenti alle comunità e ai territori: dall’esigenza di guardare con lungimiranza ai luoghi che ci circondano (Guardare in là, restando a cà, punto 1) alla necessità di ritrovare un’etica che abbracci tutti gli aspetti della vita – dalla tutela dell’ambiente alla valorizzazione della cultura, dalla capacità di generare reddito e lavoro alla indispensabile garanzia che quel lavoro sia svolto nel rispetto dei diritti ed equamente retribuito – (Non c’è responsabilità senza sostenibilità, punto 4), passando per il riconoscimento del diritto a viaggiare, che si sia turisti o migranti, cittadini o stranieri (Diritto all’ospitalità, punto 6).

Festival IT.A.CÀ 2020: dal turismo responsabile la strada per un nuovo modello di economia

Il festival, nato nel 2009 a Bologna, oggi può contare su una rete di oltre 700 realtà locali che basano le loro attività su questi principi, 700 realtà in cammino il cui obiettivo è coniugare la sostenibilità del turismo con il benessere dei cittadini. E che sono già tornate al lavoro tutte insieme, anche ora che il Festival è ufficialmente chiuso, per garantire l’appuntamento al 2022.

Per saperne di più festivalitaca.net

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

L'articolo Dal Festival IT.A.CÀ Migranti e Viaggiatori nasce il Manifesto del turismo responsabile sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Weekend tra Belluno e Treviso, alla scoperta dei siti Unesco e del distretto dello Sportsystem

Le prime festività “in presenza” si avvicinano e i prossimi weekend diventano l’occasione ideale per scoprire da vicino le meraviglie del territorio che si apre sotto le Dolomiti, tra Belluno e Treviso. Qui, grazie a un felice connubio fra le bellezze della natura e l’intraprendenza imprenditoriale e il dinamismo delle amministrazioni del territorio, è possibile unire l’utile al dilettevole visitando alcuni fra i più rinomati siti Unesco del nord-est del Paese, come le colline del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, il Monte Grappa o il parco delle Dolomiti, scoprendo al tempo stesso tutte le potenzialità e l’offerta del cosiddetto “distretto dello Sportsystem”, patria degli scarponi da sci più ricercati del mondo.

Distretto dello Sportsystem: l’eccellenza delle calzature sportive

Le origini di questo distretto, a cavallo fra le due province, sono molto antiche: risalgono all’epoca della Repubblica di Venezia, quando in seguito alla riorganizzazione della Marca Trevigiana, gli abitanti si allontanarono dalla tradizione agricola dando vita alle scuole d’arti e mestieri, fra cui quella particolarmente fiorente dei calzolai, antenati degli attuali protagonisti dello Sportsystem, il distretto della scarpa sportiva, riconosciuto ufficialmente dal 2003. Oggi l’ente interessa ben 15 comuni della provincia di Treviso, tra cui Asolo e Montebelluna, nonché il comune di Alano di Piave, in territorio bellunese.

Belluno
Belluno e, sullo sfondo, le Dolomiti

Museo dello Scarpone, un’esperienza nella storia dello sport

Il suo prodotto più famoso, a livello internazionale, è lo scarpone da sci, cui è dedicato un museo unico al mondo ospitato nelle sale della cinquecentesca villa Binetti-Zuccareda, acquistata nel 1982 dal comune di Montebelluna. L’esposizione, visitabile su prenotazione, vanta circa 400 pezzi, che sono solo una piccola parte del patrimonio museale gestito da un’apposita fondazione, attiva anche sul fronte della formazione professionale. Si tratta di una preziosa testimonianza storica, tecnica e industriale della vocazione di questo territorio durante gli ultimi due secoli. Fra i reperti più “instagrammati” si possono ammirare le calzature originali Dolomite, utilizzate per la conquista del K2 da parte della spedizione italiana condotta da Ardito Ardesio nel 1954, ma anche il primo scarpone in plastica realizzato da Nordica nel 1968 e lo scarpone da sci Lange di Alberto Tomba, autografato dal campione. Ma non mancano gli stivali da moto di Max Biaggi, le scarpe da calcio di Andrij Shevchenko, le scarpe da tennis di Bjorn Borg o quelle da ciclismo di Mario Cipollini. Info: museoscarpone.it

Shopping innovativo, a tutto sport

Se infatti scarponi e attrezzature per la neve sono il biglietto da visita dello Sportsystem, il distretto ha saputo innovare ampliando notevolmente la gamma delle proprie produzioni che oggi comprendono le scarpe dedicate a molti altri sport e alle attività outdoor in generale, nonché alcune linee di abbigliamento e attrezzature frutto della continua ricerca sui nuovi materiali e le tecnologie. Nell’insieme, l’offerta è una summa di eccellenze destinate a rappresentare al meglio il made in Italy sulla scena internazionale, grazie anche al ruolo svolto nel progetto strategico di promozione dei territori e delle imprese dalla Camera di Commercio Treviso – Belluno | Dolomiti , che è anche parte attiva nell’Associazione Camerale nazionale Mirabilia Network.

Treviso
Treviso e le sue Colline del Prosecco

Escursioni nella natura e made in Italy, aspettando Milano Cortina 2026

C’è un filo rosso che unisce le bellezze dei luoghi annoverati nel patrimonio naturale dall’Unesco e l’esperienza d’uso delle scarpe tecniche prodotte dal distretto dello Sportsystem, reperibili a costi vantaggiosi per il turista appassionato di sport negli outlet disseminati un po’ ovunque nel territorio e spesso inseriti in contesti naturali o storici di grande fascino. Parliamo delle colline del Prosecco, del parco delle Dolomiti con le Tre Cime di Lavaredo e di città come Treviso, dove fino al 9 gennaio il Museo di Santa Caterina ospita la mostra dedicata al grande cartellonista del cinema Renato Casaro; e Belluno, con il suo centro storico tutto da scoprire a partire da piazza Duomo, con la Cattedrale e il bellissimo Palazzo dei Rettori, ma anche della stessa Cortina d’Ampezzo, stazione sciistica rinomata e sede prescelta per i Giochi Olimpici e Paralimpici invernali del 2026. Con i suoi 120 km di piste a innevamento programmato, nei comprensori di Cortina, San Vito di Cadore, Auronzo e Misurina, Cortina Skiworld si prepara ad accogliere la stagione invernale con impianti di ultima generazione, baite e rifugi dove scoprire i sapori del territorio. Due province venete e un ambiente naturale che diventano una grande palestra a cielo aperto per provare “sul posto” le migliori attrezzature prodotte dai marchi iconici del migliore made in Italy, che qui formano una rete territoriale unica al mondo. Perfetta per pensare a un Natale a tutto sport.

Guarda il video: La bellezza del fare impresa in vista di Milano – Cortina 2026

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

L'articolo Weekend tra Belluno e Treviso, alla scoperta dei siti Unesco e del distretto dello Sportsystem sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Vacanze active in Alto Adige: nel “distretto delle mele” ogni stagione ha il suo sport

Dalle Dolomiti Patrimonio Unesco ai laghi color smeraldo, l’Alto Adige – Südtirol offre una palestra open air perfetta per praticare, in tutte le stagioni, ogni genere di sport all’aria aperta, totalmente immersi nella natura e baciati dal sole, che qui splende per 300 giorni l’anno.

Lo sa bene Dorothea Wierer, due volte campionessa del mondo, doppio bronzo olimpico nel biathlon (tiro e sci di fondo) e tre volte campionessa mondiale a livello individuale, che fra queste montagne è nata e si allena. Non a caso, la sua terra offre oltre 17 mila km di sentieri ben segnalati e gli sportivi hanno solo l’imbarazzo della scelta per programmare in ogni periodo dell’anno una vacanza active, con il vantaggio ulteriore di concludere ogni performance con una mela tipica del posto, magari appena colta, perfetta per reintegrare i sali minerali e recuperare le energie.

L’Alto Adige – Südtirol vanta, infatti, il primato europeo per coltivazione melicola. Qui, il clima freddo di notte e caldo di giorno, rigido d’inverno e mite d’estate, crea infinite varietà, profumate e croccanti, come quelle selezionate da Marlene®, Royal Gala, Golden Delicious, Granny Smith, Red Delicious e Fuji, tutte alla base di qualsiasi buon allenamento che si rispetti da queste parti.

Ed è proprio la campionessa altoatesina che, seguendo il ritmo delle stagioni, suggerisce i migliori itinerari sportivi da vivere nel suo scenario preferito: la cornice incomparabile del “distretto delle mele”.

Autunno, tempo di hiking al Passo Oclini, immersi nel foliage

In autunno nei meleti della valle inizia la raccolta dei frutti che hanno raggiunto il giusto grado di maturazione e sono pronti per essere consumati. E mentre i boschi si tingono dei colori del foliage e rendono ancor più scenografico il panorama, il clima è ancora mite, regalando giornate limpide e tiepide, perfette per camminare.

Una delle più belle escursioni di questa stagione è l’hiking ad anello che dal Passo Oclini, a 1989 m, sale al Corno Bianco, 2316 m, a cavallo fra la Val d’Ega e la Val di Fiemme. Un’ora di sentieri che si fanno strada fra arbusti di pino mugo e rocce seguendo la segnaletica Weisshorn e Neuer Steig. Uno dei gioielli che si possono ammirare in quest’area è il Canyon Bletterbach, una gola di 900 metri scavata del torrente Bletterbach. La si può raggiungere al ritorno con una piccola deviazione e con immensa soddisfazione.

Inverno, nella neve sulle piste di fondo della Valle di Anterselva

Con l’arrivo dell’inverno le montagne s’imbiancano e le distese di meleti sudtirolesi entrano in una fase di riposo. Chi, come Dorothea Wierer, ama lo sci di fondo, predilige la Valle di Anterselva, vero e proprio paradiso per la disciplina degli sci stretti.

Il paesaggio è quello incantevole del Parco naturale Vedrette di Ries-Aurina e le piste sono quelle che si snodano per 60 km lungo tutta la valle: da Rasun di Sotto al Lago di Anterselva. Qui, verso il Centro Biathlon dove Dorothea si allena, ci si può cimentare addirittura sul famoso tracciato della Coppa del Mondo. Ma la valle di Anterselva è una palestra anche per chi vuole iniziare e far pratica con gli sci di fondo tra Campi Rasun di Sotto, Pista circuito biotopo, Pista dell’orso, Pista circuito lago e altre quattro piste ad anello.

Primavera, di corsa nella natura verso il Latemar

In primavera le valli sudtirolesi del distretto delle mele si trasformano in una distesa a tinte rosa e bianche. Sono i meleti in fiore che ogni produttore protegge con cura contro i pericoli delle gelate tardive. Il ritorno delle giornate tiepide e il bosco che rinasce sono ingredienti ideali per il  trail running, la corsa nella natura.

Tra gli innumerevoli sentieri in cui correre immersi in uno scenario da fiaba c’è quello del Passo Lavazè che gira ad anello su ampi e ben segnalati sentieri forestali ed escursionistici. Passo dopo passo si percorrono piccole gole bordate da boschi, prati alpini e malghe, fino a salire in quota dove si apre lo spettacolo dolomitico del Latemar, uno dei gruppi montuosi delle Dolomiti in Alto Adige che spicca sovrastando la Val d’Ega.

Estate, in sella a una mountain bike, lungo l’antica Via Claudia Augusta

Quando arriva l’estate che, con le sue lunghe giornate di sole e una forte escursione termica notturna, dona fragranza e croccantezza a ogni mela, è tempo di salire in sella a una mountain bike e percorrere una delle vie ciclabili più belle: il tratto altoatesino della Via Claudia Augusta, l’antica via commerciale dei Romani che collegava Venezia alla Baveria, che qui inizia al Passo Resia e prosegue per la Val Venosta, Merano, Bolzano e la Valle dell’Adige fino a Salorno, nel cuore del distretto delle mele.

Dorothea Wierer, che si sta preparando per Pechino 2022 ed è figlia delle Alpi come Marlene®, raccomanda, per qualsiasi stagione e itinerario, di avere sempre prudenza: “Non bisogna mai improvvisare. Ciascuno deve conoscere bene il percorso che vuole intraprendere, la distanza da percorrere e soprattutto il dislivello che bisogna affrontare per capire se è adatto alle proprie capacità. Cosa mettere nello zaino? Un kit di pronto soccorso, la protezione solare per il viso, una maglietta asciutta per cambiarsi, una giacca impermeabile in caso di pioggia, una felpa leggera, il power bank per il cellulare, acqua a sufficienza, un panino se il percorso è lungo e… una mela Marlene®“.

Info: scopri l’Alto Adige con Marlene.it

 

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

L'articolo Vacanze active in Alto Adige: nel “distretto delle mele” ogni stagione ha il suo sport sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Il festival IT.A.CÀ debutta in Sardegna: escursioni e laboratori all’insegna della sostenibilità

Per la prima volta IT.A.CÀ, il festival di turismo responsabile di cui DOVE è media partner, arriva anche in Sardegna. Dopo l’esordio, per l’estate 2021, in Emilia Romagna, la kermesse riparte in autunno in modalità diffusa, con tappe che si svolgono in contemporanea in tutta Italia, da nord a sud.

Dal Trentino al Salento, passando per le Marche, fino alla Sardegna, il Festival attraversa l’intera penisola con una serie di attività che portano i partecipanti a riappropriarsi del “diritto di respirare”, filo conduttore di questa edizione 2021.

Riparte IT.A.CÀ, il festival del turismo responsabile edizione 2021. Il tema? Tornare a respirare

La prima volta in Sardegna di IT.A.CÀ

Il festival sbarca sull’isola il 24 settembre e qui resta fino al 3 ottobre. L’autunno è anche il periodo più bello per visitare la regione e andare alla scoperta non solo della costa ma anche delle zone interne.

Tra le escursioni proposte da IT.A.CÀ in Ogliastra c’è il Trenino Verde che, con i suoi vagoni d’epoca, accompagna i partecipanti dalla costa di Arbatax fino a Gairo, nell’entroterra, facendo tappa nelle stazioni dei borghi più suggestivi che s’incontrano lungo la strada, ma anche il trekking nel territorio di Lanusei.

Non mancano, convegni, laboratori (tra cui quello di cucina sarda, il 25 settembre a Jerzu) e degustazioni (da non perdere quella dell’olio a Lanusei il 30 settembre) per assaporare lentamente, attraverso tutti i sensi, le meraviglie che questa terra ha da offrire.

Da bloccare in agenda, sabato 2 ottobre, quando si potrà fare l’esperienza unica della Transumanza, seguendo un pastore e il suo gregge, condividendone i pasti e aiutandolo a svolgere i compiti quotidiani, secondo la tradizione.

IT.A.CÀ 2021, le iniziative diffuse

Chi resta “in continente” può seguire tutte le altre iniziative che attraverseranno l’Italia da nord a sud. Così mentre in Trentino, fino al 26 settembre, si “respira la natura” con immersioni nella foresta (a Folgaria e a Tre Ville), pedalate lungo il Brenta e camminate nella notte (a Novaledo), in Lombardia, nell’Oltrepò Pavese, fino al 3 ottobre lo sguardo è rivolto al cielo (con un’escursione guidata all’Osservatorio astronomico di Ca’ del Monte, il 26 settembre), alla terra (con una passeggiata nei vigneti di Montalto Pavese, sempre il 26) e all’essere umano, con appuntamenti legati alla salute (è dedicato al caso Fibronit il convegno di venerdì 24 settembre a Broni), al wellness (da segnare in agenda l’appuntamento Respirare il 2021, di domenica 26 a Salice Terme) e al turismo del benessere (con il convegno di domenica 3 ottobre a Fortunago, inserito nell’elenco dei Borghi più belli d’Italia).

Nel frattempo, nel weekend 24-26 settembre, sui colli di Pesaro Urbino si terrà una tre giorni dedicata al “respiro verde”: è la tappa al Sasso Simone e Simoncello, nella quale si andrà alla scoperta dell’unico parco interregionale in Italia che abbraccia Marche, Emilia Romagna e Toscana.

A ottobre, poi, il festival toccherà anche la Puglia, la Campania, il Piemonte e la Liguria, fermandosi ancora in Lombardia a Brescia. Il calendario con il programma completo delle attività è su festivalitaca.net

Tutti gli eventi si tengono nel pieno rispetto delle norme anti-Covid19

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

L'articolo Il festival IT.A.CÀ debutta in Sardegna: escursioni e laboratori all’insegna della sostenibilità sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Grecia fuori stagione: il paradiso delle vacanze outdoor, a tutto sport

Se amate la natura e lo sport all’aria aperta, la Grecia, con i suoi favolosi scenari, è la meta perfetta per uno scampolo di vacanza indimenticabile, alla fine dell’estate. E se nelle attività outdoor cercate anche un pizzico di adrenalina, sia la Grecia continentale, sia le sue innumerevoli isole, hanno molto da offrire, soprattutto nel periodo autunnale meno affollato, meno caldo e, proprio per questo, più favorevole alle pratiche sportive, comprese quelle un po’ più estreme. Ecco dunque una serie di spunti e proposte per organizzare un weekend dinamico alle Cicladi, nella Penisola Calcidica o altrove, seguendo le proprie passioni, immersi nella natura.

Dal trekking al birdwatching, in Grecia gli sport di terra sono una continua sorpresa

Trekking. La Grecia è il paradiso del trekking. Con un territorio prevalentemente montuoso, gli appassionati hanno una scelta vastissima di escursioni sulla costa o nell’entroterra, che consentono a volte impareggiabili viste a 360 gradi dalla sommità delle isole. I percorsi sono sempre interessanti, perché abbinano spesso alla passeggiata nella natura, più o meno impegnativa, millenni di storia e di cultura, intercettando chiese, castelli e antichi villaggi. Da segnare senz’altro in agenda sono quelli che partono dalle pendici del monte Olimpo, il più alto di tutta la Grecia (2917 metri), e i sentieri che attraversano l’isola di Creta alla volta delle Montagne Bianche o lungo la costa meridionale che si affaccia sul Mar Libico. Fra le occasioni da non perdere anche il Sentiero Aristotele, in Calcidica, 14 km di percorso in mezzo a una ricca vegetazione, sulle orme del padre della filosofia.

Una variante molto corroborante del trekking è quello fluviale, favorito dai 2500 km di vie d’acqua che percorrono il Paese, scorrendo di frequente attraverso gole che contengono cascate e piscine naturali nelle quali è gradevole rinfrescarsi. Una meta molto gettonata è il fiume Voidomatis, con la gola di Vikos, a valle dei villaggi dello Zagori, nella regione montuosa dell’Epiro. Un’altra attrazione a cui è difficile resistere sono le cascate perenni di Panta Vrehei, nella Grecia centrale, che si raggiungono seguendo il corso del Krikelopotamos. Da segnalare anche un’escursione lungo il Neda, il fiume del Peloponneso che prende nome da una dea dell’acqua della mitologia greca: anche qui il percorso termina di fronte a una bellissima cascata.

Roccia. Se sapete arrampicare, il clima mite e la varietà delle situazioni, dalle più accessibili a quelle impegnative, fanno della Grecia una grande palestra di roccia a cielo aperto. Meritano una menzione, in particolare, le falesie calcaree di Leonidio, nel Peloponneso orientale, l’isola di Kalymnos, nel Dodecaneso, con la spettacolare Grande Grotta, e i pilastri rocciosi scolpiti da fiumi preistorici di Meteora, patrimonio dell’umanità Unesco.

Canyoning. Agli escursionisti più avventurosi (e atletici), il territorio offre molte occasioni per praticare il canyoning, o torrentismo: armati di corde e moschettoni si possono affrontare insieme a una guida esperta le rocce verticali, i fiumiciattoli e le cascate di Kissavos, nella prefettura di Larissa, o attraversare la gola di Viniani in Evrytania (Grecia centrale), che unisce bellissimi scenari naturali a elementi dell’architettura e dell’artigianato locali.

Sand Surfing. A Limnos, nell’Egeo nordorientale, è piacevole attraversare a piedi nudi (il mattino presto o nel tardo pomeriggio) il mini deserto dell’isola: sette ettari di dune, quasi prive di vegetazione, che si raggiungono in auto partendo dal villaggio di Katalakko. I surfisti e gli snowboarder possono, invece, cimentarsi con le loro tavole scivolando lungo i pendii sabbiosi e tutti possono terminare l’esperienza con un tuffo purificatore nelle acque di Gomati, la spiaggia più vicina.

Bicicletta. I cicloturisti possono letteralmente scatenarsi, sia sulla terraferma sia sulle isole, provando diversi terreni e gradi di difficoltà, favoriti dal clima prevalentemente secco, che consente di coprire lunghe distanze senza affaticarsi troppo. Le piste ciclabili e i percorsi naturalistici sono innumerevoli, mentre i tour in barca + bici consentono di esplorare ogni giorno un’isola diversa, godendo del paesaggio e dell’ospitalità di ognuna e terminando spesso l’escursione con una bella nuotata.

Tra le esperienze più gettonate troviamo i percorsi in mountain bike tra i villaggi di Zagori, nell’Epiro, e su montagne come il Dirfis, a un paio d’ore d’auto da Atene. Il ciclismo su strada si pratica soprattutto sulla costa del Peloponneso, mentre le combinazioni barca + bici permettono di scoprire le isole ioniche come Itaca, Lefkada e Paxi e le gemme delle Cicladi come Serifos e Sifnos. L’isola greca più ciclabile? È Kos, la terza isola, per dimensioni, del Dodecanneso. Merito tra l’altro della lunga pista ciclabile (13 km) che si estende sul lungomare della capitale (dalla spiaggia di Faros a est fino alla spiaggia di Psalidi a ovest) e in parte la attraversa lungo i viali che collegano alcuni dei principali siti archeologici.

Birdwatching. Per chi ama osservare gli uccelli nel loro habitat naturale, la penisola Calcidica è la scelta numero uno. Da presidiare in particolare le zone umide di Agios Mamas e Sani, dove si incontrano oltre 200 specie di uccelli, molte delle quali rare o in via di estinzione. Tra le più spettacolari le pernici dal collare, i cavalieri d’Italia e i fenicotteri.

A caccia di tartufi. Può forse sembrare una pratica da “pensionati”, ma la caccia al tartufo in Tessaglia, nei pressi delle Meteore, i famosi pinnacoli di roccia sormontati da una serie di antichi monasteri, riserva emozioni e sorprese. A Kalabaka, il Museo di storia naturale organizza escursioni con esperti raccoglitori di funghi che trasmettono la loro passione per la natura e per questi tuberi sotterranei di grande pregio. Guidati dal fiuto dei cani addestrati ad hoc, ci si inoltra nella foresta alla ricerca dei suoi tesori commestibili. A Kalabaka, la giornata si conclude in genere con una pasta (al tartufo) cucinata sul campo e una visita al museo.

Tra le attività in aria e in mare, l’autunno in Grecia è il paradiso per gli sportivi

Parapendio & Paracadutismo. Siete appassionati del volo, nel silenzio? In Calcidica è possibile ammirare il suo territorio dall’alto librandosi liberamente nell’aria con il parapendio e sfruttando le correnti ascensionali con la supervisione di una guida esperta. Per chi ama gli sport estremi, una vacanza in Grecia permette inoltre di praticare la caduta libera con il paracadute presso le zone di lancio a Salonicco, Tebe, Lamia e nei pressi di Atene, dove è possibile accedere anche ad appositi corsi di addestramento. La Federazione Ellenica degli Sport Aerei, membro della FAI (Federazione Aeronautica Internazionale), vanta ottime scuole di paracadutismo a Megara, Salonicco, Lamia, Tebe e Creta. Ai principianti vengono offerti seminari tenuti da istruttori con molti anni di esperienza alle spalle, mentre ai paracadutisti provetti vengono forniti sia l’aeroplano che l’equipaggiamento completo.

Immersioni. Le immersioni subacque (oltre naturalmente allo snorkeling e al surf) sono un must dell’Egeo, che agli appassionati di quest’attività offre acque cristalline, grotte, fondali di ogni tipo e una fauna ancora piuttosto ricca. Numerose le località (20 solo nella Calcidica) dotate di centri diving di buon livello, che supportano i turisti nell’esplorazione sistematica e in sicurezza dei siti più interessanti. Tra le isole vocate a quest’attività ci sono senz’altro Chios, Creta, Kalymnos, Kea, Mykonos, Naxos, Santorini e, sul versante ionico, Zante, Marathonisi e Cefalonia.

Kayak. Un’escursione in kayak da mare (o in canoa) è un modo unico ed ecologico per conoscere da vicino, un po’ alla volta, la costa, una delle più lunghe e frastagliate del mondo, o circumnavigare pagaiando tutte le isole che si riescono a visitare. Per alcune basta un’uscita di un giorno, moltissime offrono la possibilità di avvistare delfini e tartarughe marine, più raramente qualche esemplare di foca monaca. I paesaggi, visti dal mare, sono indimenticabili, ancor più in presenza di siti archeologici come il Tempio di Poseidone a Capo Sounion e il Tempio di Athina Lindos a Rodi. Fra i must di sempre, la pagaiata al tramonto a Santorini e i paesaggi di Sarakiniko, Syrmata e Firopotamos sull’isola di Milos.

Vela. Con uno sviluppo costiero di 16.000 km, compresa la terraferma, e circa 6.000 isole (ma solo 227 sono quelle abitate), la Grecia è la mecca dei velisti, attratti dal clima caldo, dalle acque tranquille e dagli approdi sicuri. Il campionario dei possibili itinerari è pressoché infinito, vento permettendo. Di solito consistono nella traversata da un’isola all’altra, con molta navigazione sotto costa e un certo numero di ancoraggi in rada e bagni ristoratori.

Fra le isole da segnare prima o poi sul diario di bordo ci sono le Ionie (da Itaca a Corfù, da Lefkada a Paxi/Antipaxi), le più amate da famiglie e principianti, le Sporadi (set del film “Mamma Mia”), dove brilla la stella di Alonissos, prima isola greca plastic free, con un bellissimo parco marino, e le Cicladi (con Folegandros, Sifnos e Serifos), battute dai venti di Meltemi che gonfiano le vele in molte andature. E naturalmente il Dodecaneso, con le sue 15 grandi isole e una miriade di piccole e piccolissime, tra cui si celano autentiche meraviglie da scoprire.

Info: visitgreece.gr

Facebook: Visit Greece Italia

 

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

L'articolo Grecia fuori stagione: il paradiso delle vacanze outdoor, a tutto sport sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Lussemburgo: itinerari tra foreste, vigneti e castelli. Come in una fiaba

Al centro dell’Europa, incastonato tra Belgio, Francia e Germania, batte un cuore verde: è il Lussemburgo, l’ultimo Granducato al mondo, che fuori dalla capitale, centro nevralgico dell’Unione Europea, svela agli occhi dei visitatori un vero e proprio paesaggio da fiaba: fiumi e laghi cristallini in cui fare il bagno o pescare, colline scoscese ricoperte di aceri, antichi castelli immersi in foreste di felci. Dalla capitale e i suoi dintorni, con la regione del Moselle e i suoi vigneti, fino alle Ardenne, a nord, il Lussemburgo è un susseguirsi di paesaggi diversi e suggestivi che – come suggeriscono i lussemburghesi stessi – possono essere apprezzati soprattutto muovendosi a piedi. 

Sono tante, del resto, le rotte escursionistiche – di varia difficoltà – presenti nel Paese: percorsi ad anello da fare in un giorno, percorsi di più giorni con rientro al punto di partenza, e itinerari più lunghi da scegliere se si ha a disposizione più tempo. Ai piedi degli hikers si srotola una rete nazionale di sentieri che copre l’intero territorio: vie di collegamento che permettono di incrociare le città e i villaggi più importanti del Paese, e in alcuni casi anche di “sconfinare” in Francia o in Germania.

Un’immersione nella natura che si trasforma anche in un’occasione culturale, alla scoperta di un Paese piccolo di dimensioni ma ricco di opportunità.

Moselle: itinerari di un giorno nella natura del Lussemburgo

A sud est di Luxembourg city si stende la regione della Moselle, il fiume che attraversa Francia, Germania e Lussemburgo, segnandone il confine meridionale. È su questo fiume che nel 1985, a Schengen, fu firmato il Trattato che ora ci permette di viaggiare liberamente in Europa. E un inno all’Europa unita è anche il sentiero ad anello che partendo proprio da Schengen – che andrebbe visitata anche solo per il Museo dell’Europa  scavalca il confine di Francia (incrociando il villaggio vinicolo di Contz-les-Bains) e Germania, e permette di attraversare ben tre paesi europei in sole tre ore, scoprendo vallate ricoperte di vigneti e frutteti, intricate foreste di faggi (nella riserva naturale Strombierg), cave di gesso e oltre 70 specie di volatili.

Flora e fauna si possono ammirare anche nella riserva naturale Haff Réimech,  imparando a conoscerle (e riconoscerle) nel vicino centro di conservazione della natura Biodiversum, futuristica struttura costruita su un’isola creata artificialmente, che ospita mostre temporanee sui temi della sostenibilità e studi sulla riserva stessa, e funge anche da centro di coordinamento per visite guidate e attività di osservazione. 

Attraverso una riserva naturale, quella di Manternacher Fiels, passa anche il sentiero del sogno, un percorso ad anello di 9,6 Km che fa capo a Manternach. Tra facili salite e discese, si incontrano pascoli e frutteti, formazioni calcaree (come il Michelslay) e foreste, e ci si imbatte all’improvviso in vigneti costellati di antichi mulini. 

I vigneti del resto, sono la caratteristica di questa regione, l’unica zona vinicola del Lussemburgo, dove si coltivano Pinot nero e bianco, Chardonnay, Auxerrois e Gewürztraminer, che si possono degustare durante tour mirati nelle cantine e nelle tenute. Come quelli organizzati lungo il Sentiero Vino e Natura che parte da Ahn e procede per 9 km inoltrandosi prima nella foresta di gole lungo il Donverbach, poi tra i vigneti e cantine per imperdibili degustazioni,  e ancora tra le formazioni rocciose e  i bossi della riserva naturale di Palmberg, ricca di di orchidee selvagge. 

Un mix di natura e sapori che sarà facile da realizzare (la zona dista meno di 20 chilometri da Luxembourg city, dove si può rientrare in giornata) e difficile da dimenticare. 

Mullerthal Trail: un weekend in cammino

Difficile da dimenticare sarà sicuramente anche un weekend nel Mullerthal, la cosiddetta “Piccola Svizzera del Lussemburgo”. Accostato al paese elvetico per via del suo territorio collinare nel quale si alternano foreste e pascoli, in realtà il Mullerthal, che si trova a est, sul confine con la Germania, riserva molte più sorprese. Percorrendolo, si scopre un vero e proprio piccolo paradiso, fatto di originalissime formazioni rocciose create dall’erosione del suolo, falesie e burroni, attraversati da torrenti e ruscelli immersi in una vegetazione rigogliosa.

Un luogo fiabesco e fuori dal tempo, come la città più importante della regione, Echternach, che è anche la più antica di tutto il Lussemburgo. Sorto intorno all’Abbazia benedettina nel 700, il borgo di Echternach, tuttora circondato dalle mura medievali, piccolo e raggiungibile gratuitamente con il treno da Luxembourg City, è il punto d’appoggio ideale per chi ha voglia di esplorare la regione.

Da qui infatti si dipana una rete di sentieri escursionistici più lunghi di quelli del Moselle, che sono l’ideale per chi non si accontenta di escursioni di poche ore ma non ha abbastanza tempo per affrontare itinerari di hiking più lunghi. Il Mullerthal Trail, composto di tre diversi tracciati, è complessivamente di 112 km e permette di raggiungere in poche tappe tutte le più importanti attrazioni della regione: il Castello di Beaufort, con le rovine medievali e il palazzo rinascimentale (ora temporaneamente chiuso), dove si produce il celebre liquore Cassero; il canyon dei lupi, rifugio degli animali, e la grotta Huel Lee, dove in passato si tagliavano le pietre per fare le macine per i mulini;  il mulino “Heringer Millen”, ancora funzionante e temporaneamente chiuso, dove viene testato persino l’abbigliamento da trekking; la piccola cascata Schéissendëmpel; la città di Berdorf, nota non solo per i suoi meravigliosi panorami ma anche per il suo formaggio. 

Éislek, le Ardenne lussemburghesi: itinerari nel nord 

Per chi vuole unire le immersioni nella natura alle vacanze active, senza dimenticare un tuffo nella cultura  la meta ideale è invece la regione dell’Éislek, le Ardenne lussemburghesi, nel nord del Paese. Qui infatti non ci sono “solo” due grandi parchi naturali (il Parco Naturale di Haute-Sûre e il Parco Naturale dell’Our), profonde vallate e altipiani ricoperti di foreste di conifere e latifoglie, che rendono le passeggiate più avventurose, ma anche pittoreschi villaggi e imponenti castelli che testimoniano l’importanza di questa regione in epoca medievale.

Come il castello di Bourscheid, considerato la più grande fortezza del Lussemburgo, costruito intorno al X secolo. O come il più noto castello di Clervaux, nel cuore della regione: abbarbicato su una roccia, il maniero domina la città ai suoi piedi dal 1400 e oggi, oltre che visitabile, è sede di una importante esposizione permanente: La famiglia dell’Uomo, mostra fotografica del pittore lussemburghese Edward Steichen, inserita nel registro mondiale della memoria dell’Unesco.

Percorrere questa regione a piedi è il modo migliore per conoscerla a fondo, essendo coperta da una rete di sentieri strutturata per soddisfare tutte le esigenze (da quelle delle famiglie con bambini a quelle degli escursionisti più esperti pronti ad affrontare percorsi più complessi) e in grado di raggiungere tutti i punti più interessanti sia dal punto di vista naturalistico che storico.

Il percorso più raccomandato e completo, da scegliere se si hanno più giorni di tempo, è l’Escapardenne, un tracciato transfrontaliero di 158 km che collega Ettelbruck, in Lussemburgo, a La Roche-en-Ardenne, in Belgio, attraversando città, villaggi, parchi naturali, boschi e prati, e permettendo di incontrare animali di tutti i tipi, dalle mucche ai cervi. Il sentiero, certificato “Leading Quality Trail – Best of Europe” dalla European Hiking Association, è strutturato in due parti: il Lee trail, di 52 km e tre tappe, e l’ Éislek trail di 106 km divisi in cinque stazioni. 

Raggiungere i punti di partenza di tutti questi sentieri arrivando dall’Italia è molto semplice: basta atterrare a Lussemburgo, la capitale, e poi muoversi in treno, che in tutto il paese è gratuito anche per i non residenti. 

Tutte le informazioni si possono trovare non solo sul sito dell’ente del turismo visitluxembourg.com e sulla rivista gratuita Luci, ma anche sulla App Visitlux, per Ios e Android, dove si possono trovare itinerari, suggerimenti, visite guidate con relativi orari, e persino le previsioni meteo.

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

L'articolo Lussemburgo: itinerari tra foreste, vigneti e castelli. Come in una fiaba sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Veneto e natura, alla scoperta dei 5 parchi della biodiversità  

Costantemente ai vertici delle regioni più visitate d’Italia, quello del Veneto è un primato che non stupisce. Basterebbero solo Venezia e il Lago di Garda a darle lo scettro, o ancora le città d’arte come Padova, Verona e Vicenza, e le gaudenti colline del Prosecco. Ma c’è di più: un vero e proprio mosaico naturalistico che spazia dalle cime dolomitiche alle piane rurali attraversate dai fiumi, fino alle lagune.

È terra d’acqua, il Veneto, e con questo elemento scende a patti da secoli disegnando un paesaggio di canali, torbiere e argini. Sullo sfondo, le montagne con le loro guglie naturali che dominano boschi sconfinati, altipiani carsici e sentieri tracciati dalla storia.

Per questo, tra fine estate e inizio autunno, può essere sorprendente un viaggio nella biodiversità che attraversa i cinque parchi regionali veneti, a partire dalle piatte pianure fino alle cime più alte. Senza dimenticare le attività a piedi, in bici o a bordo di canoe e barche.

Parco del Sile e Parco del delta del Po: un’immersione totale nella natura fluviale

Con la sua lunghezza di circa 95 km, il Sile è il più lungo fiume di risorgiva europeo: bagna le province di Padova, Treviso e Venezia creando un ambiente umido ricchissimo di flora e fauna completamente protetto nel Parco naturale regionale del Fiume Sile. Un Parco dell’Acqua, risorsa fondamentale per l’uomo ed elemento vitale per gli habitat naturalistici. Il viaggio del fiume comincia a Casacorba di Vedelago e Torreselle di Piombino Dese, dove si possono ammirare i fontanassi, le risorgive che sgorgano spontaneamente in un paesaggio di grande fascino che alterna torbiere, paludi e laghetti fino alla foce naturale della Laguna di Venezia, a Portegrandi di Quarto d’Altino.

Uno dei principali punti di accesso al Parco Naturale del Fiume Sile è situato a Santa Cristina di Quinto di Treviso, dove sorge l’Oasi Naturalistica del Mulino Cervara, biotopo di elevato pregio naturalistico, dichiarato Sito d’interesse comunitario e Zona di Protezione Speciale per il rifugio della fauna selvatica e la conservazione della flora spontanea del Sile. Si esplora a piedi dove è possibile ammirare numerose specie animali e piante tipiche delle aree palustre, ma anche le cicogne bianche, che grazie al progetto “Un nido per la Cicogna” è tornata a nidificare lungo il corso del Sile. Raggiungendo il comune di Casier si può ammirare l’antico Cimitero dei “Burci”, sito archeologico che custodisce le tipiche imbarcazioni da trasporto merci che navigavano sul Sile. Lungo l’intero parco passa la “Greenway”, un vero e proprio corridoio ecologico alternativo alla rete viaria, che ne collega tutte le aree.  A piedi, in bici o in canoa, il parco è da visitare slowly, per godere della sua biodiversità tra orchidee selvatiche, ninfee, gallinelle d’acqua, aironi, folaghe, germani reali, anfibi e invertebrati. Fra i percorsi da seguire c’è anche quello sul tracciato dell’ex ferrovia Treviso-Ostiglia.

Scendendo in quel lembo di terra che da Rovigo si spinge verso il mare, accompagnando il Po nel suo viaggio verso il delta, si entra nel Parco naturale regionale del Delta del Po. Questa è una delle aree storiche e naturalistiche più importanti d’Europa, nonché la più grande area umida d’Italia, Riserva di Biosfera UNESCO dal 2015, popolata da isolette, dune e scanni (zone rialzate) in cui vivono decine di specie acquatiche e centinaia di specie di uccelli, dall’airone al germano reale, fino al fenicottero. Lungo le antiche linee di costa si possono ancora scorgere le dune fossili, mentre tra lagune, golene e valli da pesca si fa birdwatching per avvistare le oltre 380 specie di uccelli stanziali e migratori.

Là dove il fiume si apre a ventaglio si contano sette bracci, ognuno con la sua particolarità: dal Po di Maistra, con l’oasi della golena di Cà Pisani, al ramo di Venezia, tra canneti, isolotti e scanni lagunari, passando per il Po di Goro dove fare un salto nella storia antichissima delle bonifiche. Fino al Po di Tolle, dove si allevano cozze, vongole e la pregiata Ostrica Rosa nella Sacca di Scardovari. A piedi, in bici o in barca, le attività nel Delta del Po Veneto sono tantissime e comprendono anche la visita ai tipici casoni dei pescatori, le cavane, o alla grande Idrovora di Ca’ Vendramin, in cui è allestito il Museo della Bonifica.

Dal Parco dei Colli Euganei al Parco della Lessinia: tra colline vulcaniche e altipiani carsici

Fra i coni di origine vulcanica che movimentano il paesaggio della provincia di Padova si estende il Parco regionale dei Colli Euganei. Proprio la loro origine eruttiva ha modellato questi colli che alternano vigneti, uliveti e boschi di castagno e quercia. Un habitat che colleziona preziosi tesori come rare orchidee e la pianta erbacea ruta patavina. Moltissimi sono i sentieri a disposizione degli escursionisti e c’è persino una palestra naturale di roccia a cielo aperto, Rocca Pendice. Senza contare che la caratteristica acqua salsobromoiodica, conosciuta già dai Romani, continua ad apportare proprietà antinfiammatorie certificate. Una linfa benefica che alimenta centinaia di centri termali creando un polo della salute preventiva unico in Europa, tra Abano, Montegrotto, Battaglia, Galzignano e Teolo.

Ma ciò che rende unico il parco dei Colli Euganei è l’equilibrio tra natura e cultura, la convivenza tra il paesaggio e l’uomo in un armonico incontro di borghi e colline. Basti citare le cinte murarie medievali di Monselice, i giardini storici di Este, i vicoli acciottolati di Arquà Petrarca, in cui il grande poeta passò gli ultimi anni della sua vita. E ancora ville venete frequentate da scrittori del calibro di Byron e Shelley e siti religiosi, come la maestosa Abbazia di Praglia.

Spostandosi nel veronese, al confine col Trentino, si entra nell’affascinante regno del Parco naturale regionale della Lessinia. Siamo sull’altipiano dei Monti Lessini, un ampio territorio dolce e accogliente, un libro scritto nei secoli dalla natura e dall’uomo. Le malghe che presidiano gli Alti Pascoli sono segni di una cultura montanara a lungo immutata e tramandata fino ai nostri giorni custode del territorio, della biodiversità e delle secolari tradizioni nella produzione di eccellenti formaggi d’alpeggio.

Numerosi sono i sentieri che permettono alle famiglie di scoprire il territorio a piedi, a cavallo o in bici, tra pascoli e boschi e con la possibilità di fermarsi a mangiare in una delle numerose malghe presenti su tutto l’altipiano. Molti sono i punti d’interesse che si possono visitare su tutto il territorio del Parco. Tra i più importanti c’è Bolca, dove si trova il sito della Pesciara con i fossili di pesci e piante del Terziario, custoditi nel Museo dei Fossili. Passo dopo passo, da queste parti, si scoprono fenomeni carsici unici in Europa tra grotte, doline e formazioni rocciose come la Valle delle Sfingi, il Ponte di Veja, il Covolo di Camposilvano, la Grotta di Monte Capriolo e l’impressionante abisso Spluga della Preta. Tra i gioielli di questo Parco da esplorare ci sono poi la Foresta di Giazza e le Cascate di Molina. Un’altra particolarità del Parco della Lessinia è la presenza dei Cimbri, antico popolo di origine tedesca. Basti pensare che resiste ancora il dialetto taucias gareida, parlato nell’area di Ljetzan-Giazza.

Parco delle Dolomiti d’Ampezzo:  tra le valli selvagge, verso le maestose cime

Salendo di quota e di latitudine si arriva infine al Parco naturale regionale delle Dolomiti d’Ampezzo, detto anche Parco delle Regole essendo gestito dalla storica Comunanza delle Regole d’Ampezzo. La vetrina più patinata delle montagne venete, Cortina d’Ampezzo, è solo la punta dell’iceberg di un sistema montano variegato dove la Storia ha lasciato il suo segno.

Siamo nel cuore delle Dolomiti orientali Patrimonio Unesco, dove si può ancora godere di valli selvagge in cui immergersi tra boschi e cascate sotto lo sguardo delle Tofane, Fanes, Col Bechei, Croda Rossa d’Ampezzo e Cristallo. Fra le bellezze da menzionare c’è il monumento naturale in tre salti delle Cascate del rio Fanes che scrosciano fino alla forra del Travenanzes. E proprio questo torrente attraversa la valle più intatta e naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, la valle Travenanzes, tra canyon profondi e ponti sospesi nel vuoto. Per percorrerla ci vogliono buone gambe e buon allenamento, non essendoci punti d’appoggio o rifugi, ma la vista ripaga di ogni sforzo.

E tra i mille sentieri che percorrono pascoli, altipiani, boschi e pareti di roccia ci sono le vie ferrate e i camminamenti dove un tempo si trovavano le trincee scavate dai soldati italiani durante la Prima Guerra Mondiale. Un sistema di gallerie, forti e postazioni ricavate a colpi di piccone nella roccia, che rappresentano oggi un vero e proprio museo storico a cielo aperto.

Scopri di più:

www.parcocollieuganei.it
www.lessiniapark.it
www.parcodeltapo.org
www.dolomitiparco.com
www.parcosile.it 

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

L'articolo Veneto e natura, alla scoperta dei 5 parchi della biodiversità   sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

A due passi da Roma: riapre il laghetto “caraibico” di San Benedetto

Si trova a Subiaco, a una settantina di chilometri da Roma, il bellissimo laghetto “caraibico” di San Benedetto, che da poco ha riaperto al pubblico dopo la chiusura per la caduta di alcuni massi dalle pareti. Lo specchio d’acqua tra rocce calcaree, nel cuore del parco naturale dei Monti Simbruini, è diventato da qualche tempo un meta molto apprezzata per una gita fuori porta e “virale” sui social per le foto dell’acqua color smeraldo. Alimentato dal fiume Aniene, prende il nome dall’affascinante monastero che si trova a pochi passi. Ed è stato definito “i Caraibi del Lazio”.

GUARDA ANCHE: I 15 laghi più belli d’Italia, nei quali almeno una volta nella vita dovete tuffarvi

Per raggiungere questa piscina naturale basta percorrere il breve sentiero lungo la riva sinistra dell’Aniene, poco più a valle della Villa di Nerone. La storia racconta che proprio in questa zona Nerone fece realizzare nel I secolo tre laghi artificiali accanto alla sua villa per creare degli sbarramenti sul fiume Aniene: il laghetto di San Benedetto non è altro che il fondale dell’ultimo lago neroniano.  

Il decalogo per visitare il laghetto di San Benedetto a Subiaco

Il laghetto di San Benedetto è ravvivato da una piccola cascata e circondato da una ricca vegetazione tipica fluviale. Grazie all’alchimia di colori è definito uno “scrigno naturalistico inestimabile”. Per essere davvero pronti ad una visita al laghetto e vivere al meglio l’esperienza l’ufficio del turismo di Subiaco ha steso anche un piccolo ma importante decalogo. E tra i consigli, si legge: “È preferibile visitare il lago nei giorni infrasettimanali, per evitare il sovraffollamento”; “Munitevi di scarpe da trekking per percorrere comodamente il sentiero che conduce alla riserva”; “Lasciate a casa barbecue e fenicotteri gonfiabili, non è questo il luogo”.

Il laghetto di San Benedetto si trova all’interno del parco regionale dei Simbruini, la più grande area protetta tra le province di Roma e Frosinone (ph: iStock)

Laghetto di Subiaco: il ticket d’ingresso

A tutela del luogo e per evitare sovrafollamenti, il Comune di Subiaco ha regolato da qualche anno gli accessi: il laghetto si può infatti visitare solo a pagamento. Per accedere a questo luogo incantevole i non residenti dovranno pagare 1.50 euro. Su questo sito si trovano tutte le informazioni: comune.subiaco.rm.it

Leggi anche

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

L'articolo A due passi da Roma: riapre il laghetto “caraibico” di San Benedetto sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Imparare a respirare sull’Appennino emiliano, con IT.A.CÀ, festival di turismo responsabile

IT.A.CÀ, il festival di turismo responsabile di cui DOVE è media partner anche quest’anno, è approdato sull’Appennino e qui si ferma fino a fine luglio, con una varietà di appuntamenti e percorsi, nei quali imparare a porre l’attenzione sul proprio respiro, sia fisicamente (camminando) sia metaforicamente (andando alla scoperta del respiro della musica, della poesia, e dei boschi).

Del resto, il tema portante del festival 2021 è proprio il diritto di respirare, là dove per respiro non s’intende solo quello fisico (con un chiaro riferimento alla salute) ma anche quello sociale ed economico.

Riparte IT.A.CÀ, il festival del turismo responsabile edizione 2021. Il tema? Tornare a respirare

Camminare danzando

Quella sull’Appennino bolognese è una tappa “diffusa” che coinvolge, anche nello stesso weekend, diverse località, collegate dal medesimo filo conduttore: la lentezza. “La retta è per chi ha fretta” è il claim di questo appuntamento, definito dagli organizzatori, la tappa “madre” di tutto il festival. E infatti già nell’itinerario proposto per il prossimo weekend, la lentezza del procedere diventa un valore aggiunto, perché dovuta alla sperimentazione di nuove forme di movimento. La danza, prima di tutto: a Monzuno – tappa di sabato 17 luglio – i camminatori scopriranno infatti a passo di danza le bellezze di questa parte di Appennino, insieme al duo musicale Fragole e Tempesta e a Eugenia Marzi, danzatrice e guida escursionistica.

Poi, il giorno dopo, a Casalecchio di Reno, a rallentare i partecipanti, sarà un percorso culturale e botanico nel Parco della Chiusa, scandito da degustazioni di prodotti tipici e miele, che culmineranno con una performance teatrale alla suggestiva ex Limonaia di Villa Sampieri. 

Si continua a respirare – con lentezza – anche il giorno successivo, di lunedì, perché chi lo volesse, avrà possibilità di dormire nel Parco e di partecipare appena sveglio a una sessione di yoga. 

Festival IT.A.CÀ 2020: dal turismo responsabile la strada per un nuovo modello di economia

Il respiro della poesia

Sarà dedicato al respiro della poesia, invece, l’ultimo weekend del mese che è anche l’ultimo di questa “tappa madre”: dopo una giornata in bicicletta per i quartieri cosiddetti “disobbedienti” di Bologna (Porto/Saragozza/Barca e Lavino di Mezzo), venerdì 23 a IT.A.CÀ si unirà il Festival Disobbedienze con lo spettacolo dello scrittore Erri De Luca Per certi versi, attraverso il quale si proverà a narrare e valorizzare spazi e comunità fuori luogo, che nella dissonanza fanno respirare la città. 

Sarà la poesia della natura, invece, a far respirare chi parteciperà alle attività di sabato 24 e domenica 25 luglio. Attività più “tradizionali” per IT.A.CÀ, quando, ad Alto Reno, si seguirà un itinerario a piedi alla scoperta dei luoghi più suggestivi di questa parte di Appennino, nei quali a scandire tempi e ritmo saranno i boschi, gli animali, l’acqua che scorre, il vento tra le foglie e l’aria: aria di cui riempirsi i polmoni e il cuore. 

Il calendario completo e i dettagli sugli appuntamenti sono su www.festivalitaca.net

 

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

L'articolo Imparare a respirare sull’Appennino emiliano, con IT.A.CÀ, festival di turismo responsabile sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

Estate in Piemonte, tra cammini, borghi, Sacri Monti e chiese a porte aperte

Il Piemonte, con i suoi laghi incastonati in suggestivi paesaggi, i suoi borghi storici dalle atmosfere raccolte, i diversi cammini spirituali che tornano sui passi che furono di uomini di fede, pellegrini e mercanti nei secoli passati, permette di rigenerarsi e di sincronizzarsi su un ritmo più lento. Ed è esattamente ciò di cui si ha bisogno oggi, per ritrovare serenità ed energia.

«Il bello del territorio piemontese – ha raccontato a DOVE Luisa Piazza, Direttore Generale di VisitPiemonte – è il suo essere estremamente variegato, una molteplicità di esperienze possibili, dalle colline ai laghi, dalle pianure, con le sterminate risaie, alle montagne, alle città d’arte. Una caratteristica che ci ha resi unici». I celebri paesaggi vitivinicoli delle Langhe, Roero e Monferrato, Patrimonio Unesco con i caratteristici infernot, antiche cantine scavate a mano nel tufo o nella pietra da cantoni; le Montagne Olimpiche, o Montagne del Torinese, e i laghi dalle mille sfumature, dal Lago Maggiore al Lago d’Orta, sono tutte mete ideali per chi cerca attività all’aria aperta, lontano dalla folla e nel silenzio.

I sette Sacri Monti del Piemonte, angoli di rinascita

Fra i Patrimoni dell’Umanità riconosciuti dall’Unesco ci sono i Sacri Monti, sette dei quali sono in Piemonte e due in Lombardia. Visitandoli e percorrendo i sentieri che portano da una tappa all’altra, ci si immerge nella natura e nell’arte, completamente avvolti dalla sacralità dei luoghi e della loro storia. I Sacri Monti sono una serie di cappelle e complessi architettonici edificati fra il XV e il XVIII secolo, spesso situati in cima a colli o promontori rocciosi e raggiungibili seguendo un percorso tortuoso che è cammino di meditazione e avvicinamento alla ‘Gerusalemme Terrena’, nata in epoca di Controriforma.

Immerso in un bosco, appartato rispetto alla cittadina di Varallo, il Sacro Monte di Varallo domina la valle del fiume Sesia dal suo sperone roccioso. È il più antico fra i Sacri Monti ed è stato progettato a fine XV secolo dal frate francescano Bernardino Caimi per ricostruire, in Italia, i luoghi sacri di Palestina. Raggiungere a piedi l’imponente Basilica del Sacro Monte, fermandosi in ognuna delle 45 cappelle, è un’esperienza indimenticabile: ad ogni tappa, in particolare, si possono ammirare sculture a grandezza naturale, fortemente realiste e immersive, che illustrano episodi dai Vangeli.

Dopo l’ideazione del primo Sacro Monte, furono realizzati tutti gli altri (Orta, Crea, Domodossola, Oropa e Ghiffa) fino all’ultimo la cui progettazione risale a metà del 1700, il Sacro Monte di Belmonte (To), dedicato alla Passione di Cristo. Le 13 cappelle si susseguono, fino alla cima del colle, seguendo un percorso all’ombra di querce e castagni secolari.

Sorpresa Piemonte, tra percorsi spirituali e borghi storici

L’atmosfera spirituale e di raccoglimento dei Sacri Monti è un po’ quella che pervade anche i tanti cammini storici e devozionali che attraversano il Piemonte, da quello di Don Bosco ai Percorsi Sindonici, dagli Itinerari Ebraici al Glorioso Rimpatrio dei Valdesi fino al cammino più famoso, la Via Francigena. Percorribile a piedi ma anche in bicicletta, a cavallo o in moto se si preferisce, la Via Francigena,  che collega Canterbury a Roma, torna sui passi che furono dell’Arcivescovo Sigerico quando, nel 990 d.C, si recò dal Papa per l’investitura del Pallio arcivescovile. Oggi, il tratto piemontese della Francigena si snoda lungo 4 arterie principali permettendo di attraversare parchi naturali, visitare castelli e dimore, conoscere piccoli borghi storici di cui è disseminato il territorio. Ai quattro angoli della regione, infatti, non c’è provincia che non vanti autentici gioielli come, per esempio, il Ricetto di Candelo (Bi), struttura fortificata perfettamente conservata risalente alla fine del XIII secolo.

Dopo le fatiche del trekking non c’è niente di meglio di una sosta in uno di questi piccoli centri che conservano il fascino della storia. I borghi sono perfetti anche per provare un nuovo modo di vivere la vacanza, sono infatti la meta ideale per chi, dopo aver sperimentato il cosiddetto holiday working, desideri fermarsi più a lungo per conoscere meglio queste oasi di tranquillità, magari alternando, per vacanze di lungo periodo, il lavoro a distanza e la vacanza. L’holiday working è, infatti, un’opportunità tutta nuova da esplorare: «Con il cambiamento degli stili di vita si aprono nuove prospettive – ha spiegato a DOVE Luisa Piazza, Direttore Generale di VisitPiemonte. Con la pandemia abbiamo capito che è possibile riuscire a coniugare meglio tempo privato e tempo pubblico. E il Piemonte risponde anche a questa nuova esigenza».

Un’App dà accesso all’arte nascosta di chiese e cappelle

Quando l’esigenza è quella di poter visitare luoghi fuori dalle principali rotte del turismo e di godere, in solitudine e piena sicurezza, di bellezze artistiche che troppo spesso vengono trascurate, diventa ancora più piacevole avventurarsi alla scoperta di chiesette, santuari e pievi immerse nel verde dei boschi piemontesi. Raggiungere anche la più remota diventa semplice, grazie alla nuova App Chiese a Porte Aperte, scaricabile gratuitamente da Apple Store o Google Play, che dà accesso a una rete di itinerari che unisce 23 luoghi sacri, fra Piemonte e Valle D’Aosta, tutti collegati da tecnologie avanzate: non solo una volta prenotata la destinazione, un QR code aprirà la porta rivelando autentici scrigni di bellezza, fra cicli pittorici affrescati e architetture antiche, ma entrando nella chiesa si azioneranno una voce fuori campo e una scenografia di luci e suoni studiati su misura per accompagnare l’esperienza.

Gli itinerari che collegano le diverse chiese attraversano tutto il territorio piemontese: si va dalla zona monregalese, fra Cuneo e Mondovì, a quella dei vigneti di Langhe, Roero e Monferrato, dal Saluzzese alle valli alpine occidentali, Susa, Val Sangone e Valle di Viù fino all’itinerario che porta in Valle d’Aosta, lungo uno dei percorsi della Via Francigena. Chi ama la bicicletta potrà unire più passioni, quella per le due ruote e la natura a quella per l’arte. Diverse ciclabili selezionate sul sito Piemontescape, poi, collegano fra loro le Chiese del circuito: sarà indimenticabile ammirare la bellezza nascosta della Cappella di Santa Maria di Missione (Villafranca Piemonte) con gli affreschi della prima metà del ‘400 attribuiti al pittore gotico Dux Aymo, dopo aver attraversato l’aperta campagna fra Villafranca (To) e Luserna (To). E dopo aver pedalato nella natura e nel silenzio, scoprire che la Cappella di Santa Croce (Mondovì) nasconde, nel presbiterio, un ciclo pittorico risalente a metà del 1400.

Info: visitpiemonte.com

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

L'articolo Estate in Piemonte, tra cammini, borghi, Sacri Monti e chiese a porte aperte sembra essere il primo su Dove Viaggi.

Leggi alla Fonte

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi