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Ecco The perfect place, la web serie che racconta Finale Ligure

Si chiama The perfect place. A Finale Ligure ha coinvolto tutto il territorio. Si tratta di una web serie di cinque episodi dal suggestivo titolo The perfect place. Nelle sue inquadrature, ecco i sentieri dell’entroterra che si snodano tra i rilievi perfetti da percorrere in bici. Così come le scogliere a picco sul mare che diventano ideali tracciati per arrampicare. E ancora, le frazioni arroccate immerse nella vegetazione aspra e selvatica. Finale Ligure, insomma, riparte dalla sua natura e dalle esperienze da vivere all’aria aperta, che  ha scelto di raccontarsi.

Lanciata online il 12 maggio, la Web serie The perfect place ogni mese svelerà la ricchezza del suo territorio. Dopo l’outdoor, gli episodi saranno dedicati a natura, cultura, mare e gusto, raccontati attraverso la voce, i volti e le storie dei suoi abitanti.

Tutti temi che diventano fonte di ispirazione per luoghi da scoprire e di esperienze da vivere in questo “posto perfetto”.

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The Perfect Place a Finale Ligure e nei suoi dintorni
The Perfect Place,è la web serie filmata a Finale Ligure e nei suoi dintorni

Finale Ligure, una serie web per raccontare il territorio

Prodotta dal Comune di Finale Ligure, con la direzione creativa dell’agenzia di comunicazione savonese Studiowiki e realizzata da Artescienza per la regia di Samuele Wurtz, la web serie fa parte della più ampia campagna di comunicazione My Perfect Place.

Gli episodi della web serie sono concepiti come cinque storie a tema raccontate direttamente dagli abitanti, da sempre impegnati nella cura del patrimonio, dell’ambiente e del territorio. Dove i volti e le voci si fondono con le immagini dei paesaggi.

Una bellezza fatta di particolari, una bellezza riservata”: è così che viene definita Finale Ligure da una delle voci narranti del primo episodio dedicato all’outdoor. Stretto fra i promontori di Caprazoppa e di Capo Noli, Finale Ligure, con il suo cuore antico Finalborgo, è uno dei borghi più belli d’Italia, che vanta spiagge bianche, acque pulitissime e un entroterra roccioso ricoperto dalla macchia mediterranea.

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The perfect place a Finale Ligure: l la scoperta comincia dall’outdoor

Sul sito e i canali digitali di Visit Finale Ligure è già possibile vedere il primo di cinque episodi della serie web.

Si tratta appunto di quello  dedicato all’outdoor, alla passione per la natura e lo sport all’aria aperta. Attraverso immagini spettacolari e la voce dei protagonisti, ci si addentra in sella alla mountain bike, insieme alla guida ciclosportiva Francesco Gozio, tra sentieri che si inerpicano nei boschi millenari dell’entroterra.

Oppure, si corre con la runner Virginia Olivieri, lungo tracciati affacciati sull’orizzonte e il mare. Si rivivono arrampicate vertiginose sulle falesie a picco sul mare con la climber egiziana Wafaa Amer e con Fulvio Balbi, tra i primi tracciatori di sentieri e vie di arrampicata.

O, ancora, si ammirano scenari naturali, sempre vari e affascinanti, dall’alto, con il parapendio, o dal mare, cavalcando una tavola da windsurf. Perché, come dice la voce narrante, “la natura dà mille spunti con cui giocare”.

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Traffico aereo ed emissioni di CO2: il piano dell’Enac

Una “riconciliazione con l’ambiente”. Questo il principio che ispira il nuovo impegno dell’Enac, Ente Nazionale Aviazione Civile, per diminuire l’impatto ambientale del traffico aereo e le emissioni di CO2 nell’atmosfera.

Il 2,4 per cento delle emissioni globali di CO2, secondo dati dell’International Council on Clean Transportation (ICCT), arriva dal traffico aereo.

Per “riconciliazione con l’ambiente”, l’Enac intende intensificare l’impegno per la sostenibilità e la decarbonizzazione e la razionalizzazione delle rotte, migliorando al contempo la qualità della vita e dei trasporti, fattore insostituibile della civiltà. La politica dell’Enac nel governo dello sviluppo del settore aeronautico consiste dunque nel coniugare  gli interessi dell’aviazione con le esigenze della collettività.

L’aeroporto del futuro: una nuova mobilità

L’innovazione tecnologica sta modificando radicalmente il mondo dell’aviazione, rendendo possibili nuove modalità di spostamento di merci e persone in ambito urbano ed extraurbano: pensiamo agli aerotaxi e al trasporto di farmaci con droni. La cosiddetta Mobilità Aerea Avanzata (Advanced Air Mobility – AAM),

“In un futuro davvero prossimo arriveremo a casa entrando dall’ultimo piano, scale non più da salire, ma da scendere”, spiega il Presidente di Enac e avvocato dello Stato Pierluigi Di Palma, già direttore generale dell’ente. “È la suggestione che rivoluzionerà, a breve, le nostre abitudini. Il sistema Paese deve farsi trovare pronto per il passaggio dal mondo del trasporto aereo a quello del comparto aerospaziale. Per farlo dobbiamo imprimere un’accelerazione per sviluppare soluzioni innovative ed ecosostenibili.

L’innovazione tecnologica porta verso l’integrazione intermodale sostenibile, incide positivamente sull’impronta ecologica degli scali e si inserisce nella policy della de-carbonizzazione del trasporto aereo. La Mission dell’Ente prevede, infatti, la tutela ambientale come un motore alla base dello sviluppo del comparto, attraverso l’impiego delle più avanzate metodologie di analisi e di miglioramento dell’efficienza energetica”.

L’Enac e il Piano nazionale degli aeroporti

L’Enac è impegnato nell’attuazione di programmi di intervento per il miglioramento energetico degli scali, attraverso una più elevata efficienza e una miglior resa energetica di, impianti, strutture e macchinari, il contenimento degli sprechi, la realizzazione di investimenti finalizzati, la definizione di criteri per la progettazione e la gestione dei terminali.

Tutti punti previsti nella redazione del nuovo Piano Nazionale degli Aeroporti.

Tra gli investimenti per abbattere le emissioni di carbonio, in gennaio l’Enac ha pubblicato un bando per mettere a disposizione un contributo complessivo di oltre 14.500.000 di euro per l’acquisto di autovetture e mezzi elettrici negli aeroporti regionali,

Il piano Enac: l’inquinamento acustico

In programma anche il contrasto a un’altra forma di inquinamento ambientale legato al traffico aereo: quello acustico. Il rumore prodotto dagli aeromobili durante le operazioni di volo, in particolare durante le fasi di decollo e atterraggio, rappresenta uno dei problemi ambientali maggiormente sentiti, specie da chi vive nelle vicinanze degli aeroporti.

In questo ambito, per gli aeromobili registrati nel nostro Paese, l’Enac emette un Certificato Acustico quando l’aeromobile risponde a una ben precisa configurazione approvata: tale documento attesta che i livelli massimi di rumore prodotti ricadono entro determinati limiti di sicurezza.

Conciliare sostenibilità e viaggi in aereo di qualità si può.

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Mei, il nuovo Museo nazionale dell’emigrazione debutta a Genova

Si chiama Mei ed è il nuovo Museo nazionale dell’emigrazione italiana, ospitato a Genova presso la Commenda di Pre. Un progetto di ampio respiro per documentare un fenomeno sempre molto attuale, nel quale il capoluogo ligure ha svolto un ruolo primario, da sempre.

Non è un caso, dunque, che il ministero della Cultura abbia scelto questa città per focalizzare una riflessione sul tema migratorio. Anche la collocazione del Mei è perfetta: la Commenda è un antico ospedale medievale creato nel XII secolo per dare ristoro e accoglienza a pellegrini, cavalieri e mercanti in partenza per la Terra Santa.

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Un compito che ha svolto fino ai tempi moderni, fino cioè all’emigrazione per le Americhe a cavallo fra XIX e XX secolo, di cui Genova fu il principale porto di partenza italiano.

Museo nazionale dell’emigrazione italiana: la sede

Naturalmente è stato necessario adeguare la struttura dal punto di vista funzionale e tecnologico: un’attività svolta con i fondi ministeriali e il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo. E un buon passo avanti, visto che la Commenda per troppi anni è rimasto un contenitore pressoché vuoto. Un autentico spreco, data l’importanza dell’edificio.

Il complesso infatti, costruito dai Cavalieri Gerosolimitani, colpisce per la maestosità della doppia serie di arcate in facciata. E per le due chiese romaniche in pietra nera del Promontorio, poste su due livelli: un unicum. Con il Mei recupera visibilità e si pone in asse con il Galata Museo del mare, ospitato nel prospiciente quartiere della Darsena, a sua volta centrato sul tema della navigazione e, in parte, dell’emigrazione.

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Museo nazionale dell'emigrazione
Il nuovo Museo nazionale dell’emigrazione

 

Cosa vedere al nuovo Mei: l’esposizione

Il Mei è articolato in 16 aree suddivise su tre piani. Più che parlare del viaggio, parla della vita dei migranti e del loro destino. In mostra diari, lettere, foto, giornali, canzoni, biografie: tutto quanto possa ricostruire il senso di un’avventura per necessità che ha cambiato la vita di milioni di persone.

Un vero e proprio salto nel vuoto. Tutto è fruibile attraverso dotazioni interattive e multimediali. Anche in questo senso c’è continuità fra Galata e Mei, sicuramente i musei più moderni di Genova.

Le voci dei migranti attraversano la geografia e anche il tempo. Perché il Mei si occupa di migrazioni moderne ma anche remote. D’Oltreoceano ma anche interne, soprattutto quelle degli anni del dopoguerra e del boom economico. Fino a giungere ai giorni nostri, quando l’Italia diventa terra di immigrazione dal Sud del mondo.

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Museo nazionale dell’emigrazione italiana: il memoriale 

Si chiama così un’installazione artistica a forma di planisfero che è forse la parte più commovente del Mei. Il Memoriale mostra i luoghi in cui sono avvenute alcune delle peggiori catastrofi legate all’emigrazione.

Il rogo della fabbrica di abbigliamento Triangle a New York, che il 25 marzo 1911 uccise 146 persone, per la maggior parte lavoratrici immigrate. O la strage di Marcinelle, in Belgio, nel 1956, quando un altro incendio sviluppatosi in una miniera di carbone costò la vita a 262 minatori, 136 dei quali italiani.

L’emigrazione oggi

Il percorso espositivo non può che concludersi con una prima presentazione degli attuali flussi migratori che interessano l’Italia. Il focus si concentra su ciò che è avvenuto negli ultimi vent’anni. Un lavoro svolto attingendo, fra l’altro, ai dati forniti dai rapporti della Fondazione Migrantes.

Molte istituzioni hanno lavorato per il nuovo Mei, dal CiseiCentro internazionale di studi sull’emigrazione italiana di Genova all’Istituto Luce, dall’Archivio centrale dello Stato ai musei dell’immigrazione di New York, San Paolo e Buenos Aires.

Ulteriori info sul sito museidigenova.it.

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Bandiere Arancioni: ecco i tre nuovi borghi gioiello. In Emilia Romagna, Toscana e Basilicata

Cifra tonda per le Bandiere Arancioni italiane. Con tre  nuovi borghi gioiello salgono infatti a 270 i borghi dell’entroterra premiati dal Touring Club Italiano per le loro qualità artistiche, ambientali e di capacità di ricettività turistica.

Ai 267 già presenti nell’elenco fino a oggi si aggiungono infatti Dozza, in provincia di Bologna, Manciano, in provincia di Grosseto e Sasso di Castalda, in provincia di Potenza.

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Bandiere arancioni 2022: bellezza, arte e accoglienza

Tre nuovi piccoli centri che si sono distinti non solo per la loro bellezza, ma anche per la qualità dell’accoglienza, la sostenibilità ambientale e la tutela del patrimonio artistico e culturale.

Un insieme di caratteristiche in grado di regalare “un’esperienza di viaggio autentica”, come vogliono il programma iniziato dal Touring Club Italiano nel 1998, e il trend postpandemico.

“Promuoviamo un modello di sviluppo per le aree interne che sia durevole nel tempo, rispettoso dell’ambiente e costruito sul protagonismo delle comunità ospitanti”, spiega Isabella Andrighetti, Responsabile Certificazioni e Programmi Territoriali del TCI.

“L’obiettivo è che il rilancio del nostro Paese, una volta superate definitivamente le criticità attuali, possa partire proprio da queste piccole realtà eccellenti”.

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Bandiere arancioni: la Toscana raggiunge il Piemonte

Si viaggia dunque spediti verso l’obiettivo 300 bandiere arancioni, con l’aiuto di queste tre nuove certificazioni che si aggiungono all’elenco, in continuo aggiornamento.

Fino a oggi a farla da padrone in Italia era il Piemonte, con quaranta borghi certificati: oggi, grazie all’inserimento in elenco di Manciano, la regione del Nord Ovest è stata raggiunta a pari merito dalla Toscana.

Seguono le Marche, con 24 comuni, e l’Emilia Romagna, che con il contributo di Dozza raggiunge quota 23.

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Nel 2005, nel totale italiano, è stata raggiunta la quota cento, ma i criteri di selezione sono tutt’altro che semplici: le 270 Bandiere Arancioni a oggi certificate rappresentano infatti soltanto l’8% delle 3.258 candidature analizzate negli anni.

Un risultato non solo simbolico: il Touring calcola in media un 45 per cento di arrivi turistici in più dopo il conseguimento della certificazione. Con un aumento del 65 per cento dei posti letto e dell’83 per cento delle strutture ricettive.

Insomma, diventare Bandiera Arancione può significare per i piccoli comuni con un massimo di 15.000 abitanti la trasformazione effettiva in una destinazione turistica.

Sono appunto tre i borghi che entrano di diritto nell’elenco delle Bandiere Arancioni 2022.

Il più grande è Manciano, con i suoi 7298 abitanti, mentre il più piccolo è Sasso di Castalda, che non arriva a 800 anime. In mezzo, i 6625 abitanti di Dozza, in provincia di Bologna.

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Bandiere arancioni 2022: il borgo d’arte

Quest’ultimo viene premiato per essere indimenticabile, “una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto”, dove i muri sono ricoperti di coloratissimi murales.

Si tratta di un borgo medievale, già inserito tra i Borghi più belli d’Italia, posto sul crinale di una collina e sede della Biennale d’Arte Contemporanea del “Muro Dipinto” (che si tiene nella terza settimana di settembre).

Questo appuntamento, nato negli anni Sessanta da un’idea di Tomaso Seragnoli, ha completamente trasformato il volto del centro storico di Dozza, abbellendolo con dipinti d’ogni genere.

Domina il borgo l’imponente Rocca Sforzesca, nei cui sotterranei si trova l’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna.

Bandiere Arancioni 2022: Maremma millenaria

La Maremma toscana partecipa invece all’elenco delle nuove Bandiere Arancioni con Manciano, borgo dalla storia millenaria distante una manciata di chilometri dalle Terme di Saturnia, con le loro scenografiche vasche naturali. Manciano entra nell’elenco del TCI per la sua vivacità, confermata dai “tanti eventi dedicati a cinema, musica e sagre”.

Bandiere Arancioni 2022: il paese delle emozioni outdoor

Infine, Sasso di Castalda, con il suo spettacolare “Ponte alla Luna”, un percorso di ponti tibetani mozzafiato che si sviluppano sulle sponde del “Fosso Arenazzo”, lasciando camminare i visitatori sospesi nel vuoto a 102 metri di altezza.

Si arriva infine a una terrazza in vetro dal panorama incredibile sul verde e le montagne circostanti e sul borgo, con gli antichi ruderi della Rocca Medievale.

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Turismo 2022. Da Roberto Bolle a Bebe Vio: ecco gli ambasciatori dell’Italia nel mondo

È pensata per ripartire e guardare lontano la Campagna Internazionale Enit 2022, presentata oggi, lunedì 9 maggio a Milano, dall’Agenzia Italiana del Turismo e dal Ministero del Turismo.

Obiettivo: raggiungere il grande pubblico internazionale. In collaborazione con le Regioni, il Coni, e in partnership con due de maggiori eventi mediatici italiani della primavera estate 2022: l’Eurovision e il Giro d’Italia.

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Al centro del progetto, in qualità di ambassador, ambasciatori del bello della Penisola, alcuni tra i volti più noti rappresentanti le eccellenze dell’Italia: dallo sport all’arte, dal food alla cultura. Tutti testimonial di settori rappresentativi dell’iconografia del Bel Paese ritratti da tre grandi firme italiane della fotografia.

Campagna Internazionale 2022 di ENIT: i campioni italiani

E così l’italianissimo Julian Hargreaves ha ritratto la campionessa delle piscine Federica Pellegrini, il genio della cucina italiana Massimo Bottura, l’archistar Stefano Boeri e lo stilista Renzo Rosso.

Luciano Romano ha immortalato a Roma e Agrigento l’etoile della scala di Milano Roberto Bolle.

E ancora, ecco Bebe Vio, schermitrice regina delle Paraolimpiadi, immortalata dagli amici durante una vacanza all’Isola d’Elba o Marco Balich, regista e direttore artistico, ritratto dal dal figlio nella splendida Piazza del Plebiscito della sua Napoli.

ENIT con le startup del turismo

L’iniziativa, presentata di fronte al Ministro del Turismo Massimo Garavaglia e al Presidente di regione Lombardia, Attilio Fontana, oltre a diffondere le bellezze dell’Italia, lancia un progetto triennale di accompagnamento alle giovani imprese del turismo e della cultura, cui saranno devoluti i compensi e i diritti d’immagine degli ambassador.

ENIT, al fianco del Comitato italiano olimpico e delle Federazioni sportive vara infine un programma di solidarietà per supportare gli atleti ucraini, e permettere loro di allenarsi nei centri federali italiani e presso il Centro di Preparazione Olimpica dell’Acqua Acetosa.

“Siamo orgogliosi di questo gioco di squadra istituzionale per dare impulso al rilancio del Paese attraverso il contributo delle eccellenze che lo rappresentano nel mondo”, ha detto il Presidente Coni Giovanni Malagò, che ha seguito il progetto con Manuela Di Centa, consigliere del Ministro del Turismo proprio sulle tematiche sportive.

“I nostri campioni sono la formidabile espressione dei valori autentici che fanno dello sport un motore di sviluppo e di benessere, una locomotiva di successo felice di contribuire a promuovere le bellezze e la competitività dell’Italia nel mondo anche sotto il profilo turistico”.

La campagna per il turismo italiano de 2022: più respiro dopo lo stop

“È un momento importante per l’Italia. Queste azioni puntano a rafforzare visibilità e posizionamento delle destinazioni italiane in uno scenario globale che vede positive prospettive di ripresa”, ha dichiarato l’Amministratore Delegato Enit Roberta Garibaldi.

“Enit è in percorso espansivo di ampio respiro iniziato in questi lunghi anni insieme e ora amplificato da ulteriori metodi e standard che vanno ad affinare il lavoro. L’ampio respiro è anche quello che sentiamo di condividere con tutta la filiera turistica in un approccio partecipativo che continuerà ad infondere valore e credibilità al brand Italia”, ha aggiunto invece il Presidente Enit Giorgio Palmucci.

Passerà anche da Eurovision la campagna della ripartenza. Enit, in collaborazione con la Rai, lancia infatti le postcards che appariranno dietro ogni esibizione degli artisti ospiti della seconda trasmissione al mondo per numero di telespettatori dopo le Olimpiadi: 180 milioni di contatti annunciati. L’invito globale a scoprire e riscoprire l’Italia, anche attraverso il portale Italia.it.

La Campagna internazionale ENIT 2022
La Campagna internazionale ENIT 2022

Una corsa per il turismo italiano

Lo stesso Giro d’Italia sarà quest’anno un grande spot dl Paese con il  Giro-E. Con questo percorso di 3500 chilometro l’Italia entrerà nelle case di oltre 758 milioni di telespettatori nel mondo e 10 milioni di italiani lungo le strade, con più di 24mila ore di trasmissioni. Tra le iniziative in campo anche 25 guide digitali, raccontante da un videomaker e un giornalista coordinati dall’Enit, dedicate alle ciclovie più significative che troveranno spazio sul portale italia.it.

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Sarà un modo per invitare i cicloturisti a percorrere il nostro Paese sulle tracce del Giro, oltre a gustare videoricette web locali per amplificare le tradizioni e le specifiche identità territoriali: ogni giorno un menù italiano per esaltare le eccellenze e la biodiversità di ogni regione.

E con il Giro Express, uno storyteller belga realizzerà 18 tappe di approfondimento entrando nel lifestyle e nel mondo dei produttori locali.

Un inno ai sapori e le diversità italiane, ma anche  alle due ruote a trazione elettrica, uno dei pilastri della mobilità di oggi e domani.

Campagna Internazionale 2022 di ENIT: (ri)scoprire l’Italia

“È fondamentale per l’Italia recuperare uno scatto d’orgoglio del proprio valore dopo anni difficili”, ha dichiarato il consigliere Enit Sandro Pappalardo. “Fare il punto sulla propria grandiosità con una miriade di eccellenze da mostrare al mondo, per far ripartire questo importante pilastro della nostra economia che è il turismo”.

Ecco così anche il progetto Scopri l’Italia che non sapevi, un viaggio di cinque mesi incentrato su borghi, paesaggi e mete del turismo lento – cammini, enogastronomia, arte e beni culturali – e attivo (bike, nautica, nordic walking e attività outdoor per l’estate e l’inverno).

Frutto di un accordo di programma tra Ministero del Turismo e commissione politiche per il turismo della Conferenza delle regioni e delle province autonome il suo calendario coordinerà quattro regioni: Umbria (turismo lento), EmiliaRomagna (borghi), Marche (turismo attivo) e Abruzzo (Tourism Digital Hub).

Si punta al mercato del turismo di prossimità, ma anche al mercato turistico  di Germania, Austria e Svizzera, del Benelux, la Francia, Usa e Inghilterra e grandi stati del Nordeuropa. Parole chiave: sostenibilità, inclusione, diversità innovazione.

Il progetto è stato reso possibile dal lavoro coordinato internamente ad Enit da Maria Elena Rossi, Direttore Marketing e Promozione dell’Ente, con la collaborazione di Accenture per la strategia e il concept, Paolo Iabichino nella regia della campagna firmata con Accenture Song e con la produzione di Luz About Stories.

Scopri l’Italia che non sapevi è firmata da Dilemma, mentre i video di Eurovision sono una produzione RaiCom.

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Nasce a Genova il manager del turismo inclusivo

Nasce a Genova l’inclusive tourism manager, per venire incontro alle esigenze delle persone disabili o con bisogni specifici. I nuovi esperti saranno formati dall’università ligure attraverso un master universitario di I livello, l’unico del genere in Europa, in “Inclusive Tourism Manager. Il corso, che partirà a luglio e durerà un anno, è finanziato da un progetto Erasmus di cui è capofila AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla onlus.

L’obiettivo del master è formare esperti con competenze trasversali e multidisciplinari, in grado di promuovere un’accessibilità non solo fisica, ma anche sociale e culturale. Non si tratta solo di rimuovere ostacoli fisici e mentali, ma anche di costruire una società migliore: inclusiva, attenta alle fragilità e ai bisogni. E di favorire nuove opportunità economiche.

Queste figure avranno la possibilità di promuovere servizi, intervenire sulla realizzazione di infrastrutture, migliorare l’offerta turistica e le ricadute nei territori.

Per iscriversi al master, completamente gratuito per gli studenti, è necessario avere laurea Triennale di I livello di qualsiasi classe. Il corso, che si svolgerà in modalità mista e a tempo pieno, si articolerà in tre moduli formativi per un totale di 240 ore di lezione, svolte da docenti universitari, professionisti ed esperti del settore. C’è poi uno stage di 400 ore complessive presso aziende e organizzazioni del comparto turistico, propedeutico alla preparazione del project work (100 ore), oggetto di discussione in sede di esame finale. Anche lo stage e il project work si focalizzeranno su temi legati all’accessibilità e inclusività.

Per info e iscrizioni: Università di Genova – Dipartimento di scienze politiche e internazionali

 

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Lago Maggiore: riapre lo storico Albergo Delfino sull’Isola Bella

L’approdo delle barche sull’Isola Bella, elegante scoglio dei Borromeo dominato dall’omonimo Palazzo e dai Giardini, dista due minuti a piedi dallo storico Albergo Delfino, il più antico del lago Maggiore. Che oggi, dopo oltre un decennio di chiusura, riapre le sue porte. Un luogo di charme amato da scrittori e poeti come Stendhal e Fogazzaro nel suo Piccolo mondo antico, che torna ad accogliere i turisti che da marzo ad ottobre sbarcano qui a rivivere l’atmosfera di un tempo.

L’albergo amato da poeti e scrittori sull’Isola Bella

La data 1791 dipinta sulla facciata anni ’30 segna il passaggio di proprietà del Delfino alla famiglia Borromeo, prima appartenuto ad un droghiere di Milano, il signor Molinari, che aveva proposto l’affare per una “grande abitazione adattabile ad osteria, con orto, cantina, torchio e tinaia sull’Isola Bella“.

In questo luogo ameno del Lago Maggiore da cui si scorgono Stresa e Baveno sulla costa, e le vicine Isola Madre e Isola dei Pescatori dalle finestre delle stanze, passarono scrittori e poeti. Nella Guida ad uso di chi viaggia in Italia del 1828 Stendhal racconta di un recupero di valigie “andate a prendere con la barca” al Delfino mentre si appresta a raggiungere Baveno da Arona a piedi. L’albergo compare anche nelle ultime pagine di Piccolo mondo antico, il celebre romanzo di Antonio Fogazzaro.

Veduta Esterna dell’Albergo Delfino (foto Raffaella Calzoni)

Tra passaggi di gestione, migliorie, guerre e rifacimenti, l’Albergo Delfino prosegue la sua attività. Viene convertito in buon ristorante, indirizzo di riferimento dalla primavera all’autunno, periodo in cui i traghetti fanno avanti e indietro dalle località rivierasche alle isole Borromee.

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Albergo Delfino, ritorno all’antico splendore

Dopo un lungo periodo di chiusura e importanti lavori di conservazione e riqualificazione funzionale, la struttura torna al suo antico splendore. Arredi ed elementi architettonici sono quelli di un tempo: la hall con le ampie vetrate sul lago, i soffitti a cassettoni con i simboli borromaici dipinti, cementine rosse e nere e in terrazzo veneziano per i pavimenti, e lampadari anni Trenta.

I mobili vintage di bar e ristorante sono in parte originali, ma anche scovati con cura tra brocante e antiquari. Si entra in un ambiente intimo e familiare.

La Sala del Camino dell’Albergo Delfino, Isola Bella (foto Raffaella Calzoni)

Lo chef Luca Vietti, talento trentenne, guida la brigata del ristorante dell’albergo. Quattro sale e una terrazza panoramica per 150 coperti con affaccio sul lago,  dove potersi fermare tra una visita a Palazzo Borromeo e i Giardini, per un pranzo gourmet, o una cena.

I piatti sono una sintesi di cucina italiana e del territorio: alcune primizie provengono da un orto segreto – ovviamente inaccessibile – sull’Isola Bella, dove crescono varietà antiche e bizzarre di pomodori, ortaggi, ed erbe spontanee. Da ordinare: l’uovo cotto a bassa temperatura con crema di carote, parmigiano e funghi shitake di quercia, e il fusillone su crema di piselli, guanciale e ricotta affumicata di pecora.

Fusilloni crema di piselli guanciale croccante e ricotta di pecora salata di chef Luca Vietti (foto Raffaella Calzoni)

Le suite dei fiori e le case dei pescatori

I fiori sono onnipresenti sulle Isole Borromee. Tulipani e viole abbelliscono aiuole e piccoli slarghi; i vasi di limoni circondano l’ingresso di Palazzo Borromeo e dei suoi giardini, concepiti come la prua di una nave, una darsena imponente e fiabesca popolata da una colonia di pavoni bianchi di Persia che girano tra ortensie, camelie in fiore e roseti.

Non è un caso se le due suites ricavate all’ultimo piano del Delfino prendono il nome di Ortensia e Ninfea. Stile elegante, di charme, hanno zona living, angolo cucina, due bagni e vista spettacolare sul Golfo Borromeo.

la Suite Ninfea (foto Raffaella Calzoni)

Chi volesse vivere l’esperienza autentica nell’antico borgo dell’Isola Bella, ossia il dedalo di scalinate di via del Fornello, potrà riservare una delle ex case dei pescatori, ora mini appartamenti dal design minimal serviti dal Delfino come concierge e ristorazione. Un punto di partenza suggestivo e senza tempo per visitare i dintorni, come i giardini dell’Isola Madre, il Parco Pallavicino a Stresa, la Rocca di Angera, sino alla vetta del Mottarone.

 

 

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Migrazioni Verticali: il sito che racconta “un’altra montagna”

Sembra proprio che il 2022 sia l’anno della montagna. E non solo perché l’ONU ha stabilito che questo è l’International Year of Sustainable Mountain Development, o perché, a 40 anni dall’ultimo disegno di legge, ora c’è, nel nostro Paese, un nuovo provvedimento che dovrebbe mettere le basi per un suo rilancio, considerando poi che i fondi per lo sviluppo delle montagne italiane sarebbero 100 milioni oggi e ben 200 a decorrere dal 2023.

Il 2022 sarà infatti anche il 70esimo compleanno dell’Uncem, l’Unione Nazionale degli Enti Montani, il 100esimo del Parco Nazionale del Gran Paradiso e di quello d’Abruzzo, Lazio e Molise. Quello che sta succedendo alle Terre Alte, però, va oltre un elenco festante di anniversari. È una sorta di ripensamento collettivo, nell’identità e nella frequentazione, che anima centri di ricerca universitari come amministrazioni o associazioni delle piccola comunità montane.

Metromontagna per esempio, è solo l’ultimo neologismo nato per indicare il nuovo sguardo rivolto alla montagna: lo si deve ad Antonio De Rossi (libro edito da Donzelli nella serie di Riabitare l’Italia), direttore del Centro di Ricerca IAM, Istituto di Architettura Montana del Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino, ma, come ha detto Gianluca Cepollaro, vicedirettore della Trentino School of Management e responsabile di Accademia di Montagna: «Basterebbe guardare l’evoluzione del Trento Film Festival per accorgersi di come sia cambiata la percezione della montagna: una volta i film raccontavano di ferrate e conquiste muscolari delle vette, ora di territorio, cambiamento climatico, connessione con la natura, vita rurale». Ma è davvero così?

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Migrazioni Verticali: il sito che racconta “un’altra montagna”

«Un anno fa ho attivato Google Alert per ricevere avvisi rispetto alla presenza sul web della parola “montagna”. Il 99 per cento dei link che tutt’ora arrivano nella mia casella mail parlano di grandi imprese sulle vette o di tragedie. Nonostante quello che si possa pensare, la montagna, almeno nella narrazione mainstream, è ancora nella sua dimensione “eroica”. Io desideravo invece un luogo dove le valli e le località montane si raccontassero per quelle che sono: territori spesso in “salita”, ma dove alla fine si può anche vivere. O almeno si può scegliere di farlo».

Quel luogo è il sito Migrazioni Verticali, dove Manuela Mimosa Ravasio raccoglie, dopo un inizio sperimentale su ClubHouse a febbraio 2021, riflessioni, o meglio desideri a leggere il claim, di “un’altra montagna” (migrazioniverticali.it).

«Sono desideri perché io stessa mi definisco “aspirante migrante verticale”, e perché, nei miei sempre più lunghi soggiorni in quota, ho capito che prima di tutto, se volevo rispettarla, la montagna la dovevo studiare, il che per me significa “scriverla”».

Non solo per lei. La profusione di libri (Cognetti docet, con il film tratto dal suo Le otto montagne, regia di Felix van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, in concorso per la Palma d’Oro al prossimo Festival del cinema di Cannes), siti, account Instagram, che riguardano Alpi e Appennini, è in continua ascesa.

«Non ho nessuna pretesa di essere una capocordata! Ho i miei “maestri”, come Franco Arminio o Antonia Pozzi; da giornalista seguo ricerche e studi come quelli di Riabitare l’Italia sui giovani “restanti”, leggo tutto quello che riesco e, soprattutto, ascolto chi in montagna ci vive da sempre. Con Migrazioni Verticali voglio solo condividere la “mia” montagna, che poi è fatta di persone che spesso non si ritrovano nelle narrazioni comuni delle terre alte, che il più delle volte oscillano tra il racconto di un mondo idealizzato e felice e quello di un luogo rischioso e inospitale».

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Bivacchi d’autore, racconti partecipati, storie in alta quota

In Migrazioni Verticali trovano così spazio le storie di Alt(r)i luoghi come Melle in Valvaraita o Paraloup; di Gente Comune come la pittrice Barbara Tutino che sta ritraendo gli abitanti di Cogne nel tentativo di costruire una memoria futura; ci sono le Architetture Alpine di bivacchi e rifugi dal design estremo; e anche i Pensieri in Salita, la parte più riflessiva sul territorio della montagna, spesso con progetti sperimentali di narrazione partecipata come nel caso de Le Dolomiti del Silenzio di Isoipse Impresa sociale, sviluppato insieme all’Università di Udine e alla Regione Friuli Venezia Giulia, nell’ambito della Convenzione con la Fondazione Dolomiti UNESCO.

«La montagna per me è ispirazione e aspirazione insieme. Mi piacerebbe che venisse fuori questo», dice Ravasio. «Recentemente, sono stata a un evento a Borgata Paraloup dove ci si è chiesto cosa e chi fossero la montagna o i montanari. E davvero solo una questione di altitudine? Perché in montagna si stanno facendo delle riflessioni sul valore della comunità, sull’ambiente e sulla qualità della vita, che valgono per ogni altezza o latitudine. Ed è vero quando si dice che la montagna oggi è il vero laboratorio per l’innovazione, anche sociale».

Come nel caso del borgo di San Leo in Valmarecchia, “ospite” con Samuele Nucci a un evento ClubHouse di Migrazioni Verticali lo scorso anno e da poco scelto da Euromontana, con la cooperativa di comunità Fermenti Leontine, già sostenuta dalla Fondazione Garrone che da anni si occupa di aiutare i giovani che vogliono fare impresa sulle Alpi e gli Appennini, come una delle 17 associazioni capaci di guidare il cambiamento nelle aree montane.

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La montagna come luogo di innovazione

Raccontare dunque la montagna come luogo di innovazione, questa la sfida. Parafrasando quello che scriveva il poeta e ambientalista Gary Snyder sulla natura, “non un posto da visitare, ma da abitare”. Lo cita anche Luca Mercalli nel suo Salire in montagna (Einaudi), in cui indica la montagna come via possibile per sfuggire al riscaldamento globale causato dal cambiamento climatico.

Valentina Boschetto Doorly, nel suo La Terra Chiama (Il Saggiatore), dedica invece un capitolo ai “nuovi highlander”, vecchi montanari, amenity migrant e montanari per scelta, assicurando che sarà la montagna la scelta del futuro, sostenuta anche da sportelli di formazione per “futuri montanari” come Vado a vivere in montagna e Vieni a vivere in montagna di InnovAree, partner del Centro per l’Innovazione Sociale SocialFare, o come la GrandUP! IMPACT Mountain School (seconda edizione dal 19 al 24 luglio 2022 a Ostana, ai piedi del Monviso).

Anche tutto questo trova posto in Migrazioni Verticali. «Mi chiedo spesso, visto che si parla molto di ecologia e sostenibilità, cosa sia una comunicazione sostenibile. Nel caso della montagna, mi sono chiesta se raccontando la montagna come “luogo altro”, rifugio del corpo e dello spirito, non si rischiasse di farlo diventare l’ultimo luxury escape della contemporaneità. Peggio della retorica, c’è solo lo snobismo.

È allora che cerco di ascoltare le parole dei e delle montanare. Giorni fa ho fatto per esempio il viaggio in auto verso Borgata Paraloup, un’ex borgata partigiana che la Fondazione Nuto Revelli ha trasformato, ai 1360m di Rittana, in un centro culturale sulla montagna, con la responsabile del coordinamento Donne di Montagna nato in Val Maira, Patrizia Palonta.

Mi ha raccontato di Wecho, l’eco delle donne della montagna, la ricerca che la Fondazione Revelli ha voluto per dare voce alle donne che hanno scelto di abitare la montagna. Chiedere loro di cosa hanno bisogno, quali sono le loro visioni, cosa serve, quali servizi, per vivere bene in montagna. Ecco, è dalle loro storie, dalle loro richieste, che la montagna esce da ogni retorica, da ogni snobismo.

Anche per questo che le donne hanno un posto particolare in Migrazioni Verticali. Ma soprattutto perché per loro, come emerge dalla ricerca, la montagna è il “luogo delle possibilità”. Non è una cosa bellissima da raccontare?».

 

 

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“Scopri l’Italia che non sapevi”: nasce un nuovo modo di promuovere il turismo in Italia, senza confini

Uniti si vince. E finalmente si può fare: così è nata la nuova strategia promozionale italiana che punta sul claim “Scopri l’Italia che non sapevi“. Una licenza poetica che sottolinea quanto poco tutti noi conosciamo o diamo per scontato il nostro Paese e quanto possa ancora sorprenderci nella sua interezza, a prescindere dalla singola regione o dal singolo itinerario.

In questa estate 2022 in cui, con sempre più forza, si cerca di reagire ai mesi di casalinghitudine forzata dettati dalla pandemia,  l’obiettivo torna a essere quello di stare all’aria aperta il più possibile, muoversi e scoprire nuovi luoghi in cui sentirsi protagonisti. È un ulteriore passo avanti verso quel turismo slow e attivo che, da qualche tempo, non è più un desiderio di pochi visitatori di nicchia, magari un po’ agé o molto sportivi, ma è diventato una necessità intergenerazionale. Millennial in testa, che scelgono i cammini italiani personalizzando ogni percorso con l’ausilio delle tante app geolocalizzate.

Un turismo lento che punta a valorizzare, in particolare, le vie del mare, del bike e del nordic walking, perché alla vacanza, breve o lunga che sia, si chiede soprattutto di essere rigenerante, portatrice di un benessere psico-fisico che possa restituire le energie (e la speranza) perdute.

Un modo nuovo di raccontare “Il viaggio italiano”

Grazie all’accordo di programma tra il Ministero del Turismo e la Commissione Politiche per il Turismo – coordinata dalla Regione Abruzzo – della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, in collaborazione con ENIT, è nato un modo di raccontare i territori senza campanilismi, mettendo in comune tutte le informazioni e i saperi utili a chi vuole vivere “Il viaggio italiano” con sempre maggiore consapevolezza.

Il progetto è guidato, in particolare, da tre Regioni: Emilia-Romagna, Umbria e Marche, ciascuna coinvolta in un approfondimento diverso, dai Borghi e paesaggi italiani, identità, stile, qualità della vita” (capofila Emilia Romagna); al “Turismo lento: cammini, enogastronomia, arte, beni culturali” (capofila Umbria) fino al “Turismo attivo: bike, nautica, nordic walking e attività outdoor per l’estate e l’inverno” (capofila Marche), con l’Abruzzo responsabile degli aspetti legati alla condivisione di tutte le informazioni raccolte in quello che è stato chiamato dagli addetti ai lavori TDH il Tourism Digital Hub, lo spazio online in cui tutto questo si tradurrà nei prossimi mesi e che sarà una sezione dell’attuale portale Italia.it gestito da ENIT.

La campagna “L’Italia che non sapevi”, ideata da Dilemma con la strategia media di The Gate Communication, inaugura il primo progetto turistico organico e integrato che, da ora in poi, unirà tutte le istituzioni italiane. Un nuovo modo di viaggiare è iniziato.

 

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Green pass, mascherine, viaggi: cosa cambia dal 1° maggio

Green pass e mascherine: cosa cambia dal primo maggio? Come già annunciato lo scorso 31 marzo con la fine dello stato d’emergenza, il 1° maggio avrebbe segnato un’ulteriore tappa nell’allentamento delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria.

Con la firma dell’ordinanza del 28 aprile 2022 da parte del ministro Roberto Speranza, sono state così dettate le nuove norme che regoleranno i comportamenti da tenere nelle prossime settimane. Dal 1° maggio, appunto, “fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge 24 marzo 2022 e non oltre il 15 giugno”, quando si tornerà a fare il punto sulla circolazione del virus.

Un ulteriore passo in avanti, dunque, verso il ritorno alla normalità, anche se la risalita dei contagi di questi giorni impongono ancora una certa prudenza.

Ma vediamo, dunque, da domenica 1° maggio cosa cambierà.

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Viaggi: dal 1° maggio via il Passenger Locator Form

Con la nuova ordinanza, viene affrontato anche l’aspetto relativo ai viaggi all’estero. Dal 1° maggio – e fino a fine mese – non sarà più necessario il dPLF (digital Passenger Locator Form) per chi arriva o per il rientro in Italia da Paesi esteri.

Per il resto, rimangono valide, almeno fino al 31 maggio 2022, le disposizioni adottate dall’Ordinanza del 22 febbraio 2022: abolizione degli elenchi di Paesi A, B, C, D ed E; eliminazione delle limitazioni ai viaggi dall’Italia verso i Paesi dell’ex elenco E; annullamento delle Ordinanze relative ai voli Covid-tested e ai Corridoi Turistici Covid-free, in quanto superate. Insomma, si potrà tornare a viaggiare con maggiore libertà e meno pensieri.

Dal 1° maggio, poi, continuerà ad esistere e ad essere richiesto il green pass base (vaccinazione, guarigione, test) per i viaggi all’estero ma non in Italia. Sebbene si vada verso una semplificazione, non si può ancora ritenere conclusa l’emergenza sanitaria nel mondo ed è necessario continuare a informarsi sulle misure adottate dai singoli Paesi.

Prima di mettersi in viaggio, consigliamo di consultare sempre il sito viaggiaresicuri.it, la pagina degli aggiornamenti Paese per Paese e il questionario per chi vuole partire).

Mascherine: ancora obbligatorie nei luoghi chiusi

Non è ancora il momento di dire addio alla mascherina. Dal 1° maggio e fino al 15 giugno, infatti, resta obbligatorio l’uso della mascherina FFP2 sui mezzi di trasporto pubblico locale (autobus, tram e metropolitane) e a lunga percorrenza (treni, pullman, aerei, traghetti).

Deve essere indossata, poi, durante spettacoli ed eventi sportivi che si svolgono in luoghi al chiuso, come cinema, teatri, sale da concerto e palazzetti dello sport. Sarà ancora obbligatoria nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie, come ospedali, Rsa e hospice.
Anche in assenza di obbligo, è comunque fortemente raccomandato l’uso della mascherina in tutti quei luoghi di lavoro – ad esempio -ristoranti, centri commerciali, negozi – dove ci sia il rischio di assembramento.

A scuola, infine, resta l’obbligo di indossare la mascherina per tutti gli studenti dai 6 anni in su, fino alla fine dell’anno scolastico, come prevede la legge già in vigore.

Dall’obbligo sono esentati i bambini di età inferiore ai sei anni, le persone con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina e le persone che stanno svolgendo attività sportiva.

Green Pass: stop (o quasi) al certificato verde

Un forte segnale di cambiamento riguarda il Green Pass. Dal 1° maggio, continuerà ad esistere e ad essere richiesto il green pass base (vaccinazione, guarigione, test) per i viaggi all’estero ma non in Italia. Decade, però, l’uso per l’accesso ai luoghi di lavoro, alle mense, per consumazioni al bar e nei ristoranti al chiuso, sui mezzi di trasporto pubblico, negli stadi, teatri e concerti all’aperto.

Non sarà più richiesto, invece, il green pass rafforzato (ciclo vaccinale completo o guarigione) per frequentare palestre, piscine al chiuso, discoteche e sale da gioco, andare al cinema e a teatro, per partecipare a convegni e congressi o cerimonie. Resta però in vigore, e fino al 31 dicembre, per visite in ospedale e Rsa.

Vaccini, obbligo fino al 15 giugno per gli over 50

Prosegue la campagna di vaccinazioni e, almeno fino al 15 giugno, resta in vigore l’obbligo di vaccinazione per insegnanti, personale scolastico, forze dell’ordine e per tutti i cittadini dai 50 anni in su. Il vaccino continuerà a essere obbligatorio fino al 31 dicembre soltanto per i medici, infermieri, personale sanitario e delle Rsa, per i quali sarà un requisito essenziale anche per lavorare.

 

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