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Weekend a Lecce in autunno, tra cultura e shopping

Piazze senza folla e voli davvero low cost. Ma la vera sorpresa di un weekend a Lecce in autunno è trovare un capoluogo vivace, aperto, forse quest’anno ancora di più. Non ci sono solo i palazzi barocchi da visitare, ma anche spazi dedicati all’arte contemporanea e alla musica. Per un weekend alternativo in una città da esplorare a piedi o in bicicletta, scaricando l’app per il bike sharing BicinCittà o noleggiando due ruote (info: salentobicitour.org).

Ci si scalda poi a tavola. A pochi passi da viale Lo Re, l’ottocentesca caffetteria La Cotognata Leccese di viale Marconi si è appena rifatta il look. I registi Edoardo Winspeare e Ferzan Özpetek, amici dell’attrice Barbara de Matteis, proprietaria del locale, sono di casa: qui si gusta il tipico dolce di mele cotogne, caratteristico della città.

Dietro al multisala Massimo ha aperto in agosto W Club, cocktail bar, ristorante e spazio per musica dal vivo, tutto vetri, specchi e glamour anni Ottanta. I cocktail si ispirano ai vari generi musicali e sono accompagnati da tacos, taboulè e carpacci. A cena si gustano piatti etnici e barbecue creativi della cucina cosmopolita di Ivan Scrimitore, come l’anatra affumicata al legno di pecan con salsa senape e chips di cipolla caramellata.

La cocktail room del W Club

Il mite autunno salentino invita a gironzolare. Magari per scoprire la città medievale e romana. Si può iniziare dal castello Carlo V, dove si visitano i sotterranei e le prigioni, per proseguire poi con la basilica di Santa Croce, nell’antico quartiere ebraico medievale, e con il Museo ebraico di Palazzo Taurino, ex Personé, di fronte alla basilica, che nell’ipogeo ospita i luoghi per l’abluzione rituale e i resti della ex sinagoga.

Palazzo Personé accanto alla basilica di Santa Croce

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Qui, fino al 28 febbraio 2021, si visita (verificare in tempo reale l’apertura, in base alle normative anti-Covid) la mostra Il Filo della Storia, con una decina di tele ricamate con temi ebraici da Federico Caputo e le sculture di Margherita Grasselli, che ha forgiato morbide bambine di argilla, collocate qui e nei cortili dei Palazzi dei Celestini, Adorno e Tamborino Cezzi.
Attenzione; da quest’anno le chiese principali del centro sono a pagamento (da 3 a 9 euro, info: chieselecce.it; visite turistiche sospese causa Covid).

La mostra Il Filo della storia, a Palazzo Celestini

Tutta Lecce mescola storia e nuove idee. Il bistrot di Palazzo Taurino è gestito dai proprietari di Vico dei Bolognesi, concept store di via Matteotti dove scovare pezzi vintage per la casa, bijoux, capi no logo, lampade di design.
Sullo stesso vicolo si trova Buon Consiglio, due ampi appartamenti (prezzi: doppia b&b da 75 a 130 euro) in un palazzo del Quattrocento. I titolari sono perfetti personal shopper e hanno una linea di borse e accessori di lusso fatti a mano.

Uno scorcio serale di piazza Duomo (ph: Getty Images)

Punta tutto su moda, design italiano e firme giovani Chiara Giulia Micoccio, anima dello showroom CGM.
Palazzo BN, del 1930, era invece la sede del Banco di Napoli. Oggi offre 13 appartamenti (Prezzi: Basic da 220 a 280 euro; Presidenziale, da 95 mq, con terrazza, da 400 a 590 euro) con roof garden, una palestra nell’ex caveau e un spazio ristorazione con quattro proposte gastronomiche: dal Banco lounge bar al bistrot di pesce Ammos, dal ristorante Red alla salsamenteria Terra, dove acquistare e degustare vini, frise e formaggi.

L’Ammos Fish Bar, nel complesso di Palazzo BN

Aria nuova anche nelle sale del Museo Castromediano, il più antico di Puglia, oggi laboratorio di sperimentazione e dialogo fra le arti, tra concerti di musica classica, mostre, incontri con autori e persino sessioni di yoga.
Pochi passi a piedi e si raggiunge il Convitto Palmieri, sede della Biblioteca Bernardini e della Fabbrica delle Parole, percorso permanente sull’arte della stampa, dove curiosare tra macchine tipografiche e computer d’antan.

Una sala del Museo Castromediano

A pranzo, poco lontano, la cucina al femminile di 63 Osteria Contemporanea propone orecchiette artigianali con grani antichi e torta ricotta e zucca. E, per la notte, il vicino b&b La luna in cortile (prezzi: doppia b&b da 80 a 100 euro) ingloba tracce delle mura medievali.

Il b&b La luna in cortile, ricavato presso le Mura urbiche, la cinta difensiva medievale

Per una gita fuori porta, è aperto, ogni weekend, il Parco archeologico di Rudiae, raggiungibile in bici sulla strada per San Pietro in Lama. L’ultima sorpresa è che Lecce ha ben due anfiteatri romani a distanza di tre chilometri: quello di Lupiae, in piazza Sant’Oronzo e, appunto, quello della città messapica di Rudiae, che diede i natali al poeta latino Quinto Ennio. Ieri il teatro, oggi il cinema e la musica: i leccesi amano essere al centro della scena.

Il Parco Archeologico Rudiae

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Il Sentiero d’arte di Torrechiara: un tour tra cultura e buona tavola

Una passeggiata nell’arte, nella natura. E nel gusto. Poco più di sei chilometri, nel Parmense, per ammirare, passo dopo passo, affreschi rinascimentali e installazioni di arte contemporanea e per assaporare salumi di eccellenza e fiabeschi paesaggi rurali. Il Sentiero d’arte di Torrechiara (info: sentieroditorrechiara.it) si percorre in un’ora e mezzo.

Si parte dalla rinascimentale badia benedettina di Santa Maria della Neve, si tocca il borgo di Torrechiara, dominato dallo scenografico castello, per poi costeggiare il canale San Michele, attraverso vigneti e campi, incontrando dieci installazioni open air firmate da nove artisti contemporanei. Fino alle porte di Langhirano, dove è d’obbligo la visita al Museo del Prosciutto di Parma.

Il Sentiero d’arte di Torrechiara: un museo diffuso

“Il Sentiero d’arte è figlio di un incendio”, racconta Carlo Galloni, presidente dell’associazione Sentiero d’Arte Torrechiara – Langhirano Odv e della Fratelli Galloni Spa, uno dei più rinomati prosciuttifici della zona. “Quattro artisti avevano creato per l’azienda opere con i rottami plasmati dalle fiamme che ci hanno colpito nel 2016. Opere che sono oggi in mostra nel rinato stabilimento. Da quell’esperienza, Alberto Vettori, curatore del museo diffuso lungo il sentiero, ha avuto l’idea di portare l’arte anche all’esterno, coinvolgendo altri nomi della scena contemporanea e altri attori sul territorio”. Il progetto di Torrechiara è sostenuto da una rete (info: parmaiocisto.com) che comprende associazioni, istituzioni culturali e imprenditori e si innesta su quello più ampio di Parma Capitale della cultura 2020+21 (info: parma2020.it).

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Il chiostro della badia benedettina di Santa Maria della Neve

Nel borgo di Torrechiara

All’interno della cinta muraria del quattrocentesco castello di Torrechiara, in un’atmosfera sospesa tra Medioevo e Rinascimento, ci si può anche fermare a dormire e a mangiare. La Locanda del Borgo, ristrutturata nel 2019, è un ottimo punto di partenza per esplorare i colli di Parma: il proprietario, Walter Leonardi, è titolare anche di E-bike Tour, che organizza itinerari guidati con bici elettriche.

A tavola ci si siede nell’ampio salone o nelle tre salette, più intime, della Taverna del castello, per gustare i tortelli d’erbetta al burro fuso e Parmigiano Reggiano dop, ingrediente nobile di tutte le cucine della zona, siano esse stellate o casalinghe, insieme al prosciutto di Parma dop e al fungo di Borgotaro igp, orgoglio della vicina Val di Taro.

La Locanda del borgo a Torrechiara

Prosciuttifici, caseifici E gastronomie nel Parmense: dove comprare i prodotti tipici

Decine di prosciuttifici e caseifici di eccellenza sono le tappe di un pellegrinaggio nel santuario del gusto, la Food Valley Italiana (Parma, con il suo territorio, dal 2015 è anche Città creativa Unesco per la gastronomia).

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Ma se non si ha molto tempo per collezionare visite e assaggi, si può mettere insieme un bottino goloso di tutto rispetto andando a colpo sicuro in soli due indirizzi: la Salumeria Ugolotti, che dal 1869 vende i migliori salumi parmensi nel centro di Langhirano, e La bottega di Mora, ai piedi del castello di Torrechiara, che, da semplice macelleria aperta nel 1968, si è evoluta in un paradiso del palato a tutto tondo.

Non ancora sazi, si può scendere dalle colline verso Parma, puntando alle rive del Po. A metà strada, a Noceto, vale la sosta il caseificio dell’azienda agricola Bertinelli, che all’area di produzione del Parmigiano Reggiano (anche kosher) ha affiancato un agribar, per gustose colazioni e aperitivi, e un’agribottega per la vendita di formaggi e di altre eccellenze.

Il Museo del prosciutto di Parma a Langhirano

Sul Po, tra la nebbia, nella Bassa Parmense

Meta finale per viziarsi sulla sponda del Po è l’Antica Corte Pallavicina, a Polesine Parmense, un castello trecentesco trasformato in relais con undici camere. Nel ristorante stellato si sperimenta la cucina “gastrofluviale” dello chef Massimo Spigaroli, mentre nella Hosteria del Maiale regna la tradizione casalinga, tra vini dell’azienda agricola e i salumi di eccellenza: le antiche cantine di stagionatura sono famose in tutto il mondo. A completare questo paradiso per golosi, il Museo del culatello e del casalèn (il norcino) e l’agribottega, aperta nell’estate 2020 a poca distanza dalla corte.

L’Hosteria del Maiale (ph: Infraordinario)

Novembre è perfetto per un fine settimana in zona: nella Bassa Parmense è ormai appuntamento fisso da quasi vent’anni November Porc… speriamo ci sia la nebbia! (info: novemberporc.it). In quattro weekend, Sissa Trecasali, Polesine Parmense, Zibello e Roccabianca si passano il testimone in una staffetta degli assaggi. Quest’anno, a causa della pandemia Covid-19, gli eventi pubblici della rassegna sono saltati ma restano possibili le visite nei caseifici, salumifici, spacci. E i ristoranti coinvolti mantengono la tradizione con “A tavola con november porc”. Così anche per questo 2020 la mariola di Parma, strolghino, culatello di Zibello dop e le rarità “preti” e “vescovi” restano i protagonisti della manifestazione. Insieme alla poetica nebbia che aleggia sul Po.

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Weekend a Torino: cosa vedere e cosa fare in città

Weekend a Torino: cosa vedere e cosa fare in città
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Tra le grandi città italiane, Torino è stata quella che ho visitato più tardi. Avevo pianificato tutto più volte, ma il viaggio era sempre saltato per un motivo o per l’altro. Se però sono arrivata tardi, appena un paio d’anni fa, è anche vero che nel giro di poco ci sono tornata tre volte per recuperare il tempo perduto. Direi quindi che è arrivato il momento di parlarne un po’ anche qui: vi racconto cosa vedere a Torino e cosa fare nella città piemontese. 

#roncaTO

L’occasione per tornare a Torino è stata una bella promozione che vede collaborare Roncato, Booking Piemonte, Turismo Torino, Federalberghi Torino e vari altri operatori della città per il rilancio del turismo. Fino al 31 gennaio 2021, infatti, per ogni acquisto effettuato sul sito di Valigeria Roncato – che vi consiglio di andare a visitare perché non ci sono solo splendidi trolley, ma anche zaini, marsupi e accessori per viaggiatori – riceverete un buono sconto del 20% da spendere su pernottamenti ed esperienze a Torino. In più, un ulteriore 20% di sconto presso Osteria Rabezzana, Eataly e Gelateria Pepino.

Qui il link per acquistare: Valigeria Roncato.

(Nella foto: zaino porta computer collezione Agency e trolley da cabina Biz 4.0)

Cosa vedere a Torino in un weekend

Le Piazze del centro storico

Torino si vive prima di tutto all’aperto, passeggiando per il suo centro storico da una piazza all’altra. La più bella è probabilmente Piazza San Carlo, chiamata “il salotto di Torino”, ampissima ed elegante, un vero e proprio gioiello splendido a qualsiasi ora del giorno. A poca distanza si trova Piazza Castello, su cui si affacciano com’è facile intuire il Castello Reale e Palazzo Madama. C’è poi Piazza Solferino, e poco più lontano Piazza Statuto dove si sarebbero dovuti trovare uffici e ministeri della nuova capitale d’Italia – peccato che quando la costruzione degli edifici affacciati sulla piazza si concluse, la capitale era già stata spostata altrove. Infine, camminando fino alla riva del Po si raggiunge Piazza Vittorio Veneto, anche questa ampissima e ricca di caffè, da cui si può ammirare la chiesa della Gran Madre sull’altra sponda del fiume. 

Piazza Castello Torino

I musei da visitare a Torino

Anche per chi non ama i musei, sarà difficile lasciare Torino senza averne visitato almeno uno. Un po’ perché la città offre musei davvero vari, un po’ perché in alcuni casi si tratta di assolute eccellenze a livello italiano e non solo. Ve ne consiglio alcuni, credo i più significativi:

Museo Egizio: primo tra tutti e non poteva essere altrimenti. Sia per l’incredibile ricchezza della collezione, sia per l’ottima gestione, il Museo Egizio di Torino è una vera e propria eccellenza del settore e una tappa imperdibile in città: pensate che è il più antico museo al mondo dedicato interamente alla civiltà egizia. 

Museo del Cinema e Mole Antonelliana: se desiderate salire in cima alla Mole Antonelliana, uno dei simboli indiscussi di Torino, potrete scegliere di pagare il biglietto per il solo ascensore panoramico oppure aggiungere anche la visita al Museo del Cinema, per pochi euro in più. Personalmente vi consiglio la seconda opzione, perché il museo offre una collezione interessante per appassionati e non. 

Musei Reali: un complesso enorme che include tra le altre cose le sale del Palazzo Reale, la Galleria Sabauda e la Cappella della Sacra Sindone. Vi consiglio di visitarlo soprattutto per quest’ultima, un capolavoro d’architettura da non perdere. 

Museo dell’Auto: infine, nella capitale italiana dell’automobile non si può non citare il MAUTO Da ignorante in materia (pur con marito super appassionato) posso dire che la collezione è interessante anche per chi come me non sa granché in fatto di automobili. Unica pecca il fatto che si trovi un pochino fuori dal centro, ma tenetelo presente magari per una seconda visita in città. 

Museo Auto Torino

Il parco del Valentino

Lungo le rive del Po, tra le cose da vedere a Torino non posso non citare infine il Parco del Valentino, vero e proprio cuore verde della città. Perdetevi tra viali alberati, ruscelli e giochi d’acqua, ammirate il Borgo Medievale e cercate la famosa panchina con i “lampioni innamorati” realizzata da Rodolfo Marasciuolo. In questo periodo dell’anno, è anche un luogo perfetto per ammirare i colori dell’autunno.

Torino cosa vedere

Cosa fare a Torino

Fare un walking tour a tema

Per conoscere qualcosa di più su una destinazione, sapete che i walking tour sono sempre tra i miei primi consigli. Nel corso del mio ultimo viaggio a Torino ne ho provati ad esempio due:

♦ Il tour della “Torino Magica”, organizzato da Somewhere, che si svolge la sera e racconta storie e leggende che hanno regalato a Torino una fama piuttosto esoterica. La stessa agenzia propone anche tour della Torino Sotterranea, Torino Noir e altro ancora. 

♦ Il tour della “Torino liberty”, organizzato invece da Cultural Way, dedicato ad alcuni quartieri della città che hanno reso Torino la capitale italiana dello stile liberty. Consigliato a tutti gli appassionati di architettura e in generale a chi magari è già stato a Torino e cerca qualcosa di originale. Anche in questo caso, l’agenzia organizza altri tour che trovate sul sito: io sarei molto curiosa ad esempio di fare quello dedicato ai caffè storici di Torino.

Merenda Reale Torino

Bere un Bicerin e fare la Merenda Reale

Pensavate che non avrei inserito una sosta golosa, in una città famosa tra le altre cose per i Gianduiotti? Tra le cose da fare a Torino non può senz’altro mancare l’assaggiare un Bicerin, bevanda inventata nel locale storico che ancora porta questo nome, a base di caffè, cioccolata e crema di latte. Il bicerin non va zuccherato né mescolato, si assapora a piccoli sorsi lasciando che le tre diverse componenti si mischino direttamente sul palato. Oggi lo trovate non solo appunto Al Bicerin – dove vi consiglio in ogni caso di passare – ma anche in altri locali del centro, tra cui i molti caffè storici dove pare di fare un viaggio indietro nel tempo.

Per una pausa ancora più completa, potete poi provare l’esperienza della “Merenda Reale”: accanto a bicerin o cioccolata calda vi verranno serviti dolci e biscotteria, che riprendono la tradizione appunto della merenda di Corte. Noi l’abbiamo provata alla storica Gelateria Pepino ma potete trovarla anche in altre caffetterie, inclusa quella di Palazzo Reale. 

Ammirare il panorama da Superga

Infine, se avete ancora tempo a disposizione vi consiglio di lasciare per un po’ il centro Torino e andare ad ammirare la città dall’alto. Noto anche per il tragico incidente aereo del 1949, il colle di Superga ospita un’imponente e splendida Basilica in cui sono tumulati alcuni dei Savoia. Ma è soprattutto per la vista che si arriva fin qui: da Superga infatti si può godere di uno splendido panorama su tutta Torino, con alle spalle le Alpi. 

Superga Torino

Dove dormire a Torino

Per quest’ultimo tour siamo stati ospitati in tre diversi hotel, tutti a due passi dalla stazione di Torino Porta Nuova – vostro probabile punto di arrivo se sceglierete di lasciare l’auto a casa e raggiungere la città in treno. Nello specifico io ho dormito all’Hotel Genio, mentre altri blogger sono stati all’Hotel Genova e all’Hotel Luxor. Tutti e tre sono assolutamente consigliati, con camere ampie e buoni servizi, oltre appunto a una posizione comoda per esplorare il centro di Torino in un weekend. 

Dove mangiare a Torino

Chiudiamo come sempre con i consigli di gola veri e propri. Vi lascio alcuni indirizzi che ho testato e che vi consiglio per mangiare a Torino, oltre a Bicerin e Pepino che ho già citato per la merenda reale:

♦ Osteria Rabezzana: osteria con enoteca a due passi da Piazza Castello, da provare la pasta fatta in casa e in generale la cucina tipica piemontese.

♦ Eataly Lingotto: un pochino più lontano dal centro, ma la cucina è ottima e vale senz’altro lo sforzo (ci si arriva comunque comodamente con metro o autobus).

♦ Da Cianci: osteria super tradizionale, meglio prenotare perché il locale è davvero piccino e molto frequentato dai torinesi.

♦ Il Melograno: se volete fare l’esperienza di mangiare (letteralmente) sotto la Mole. 

Weekend a Torino: cosa vedere e cosa fare in città
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Itinerario in Friuli: un weekend nelle Dolomiti Friulane

Itinerario in Friuli: un weekend nelle Dolomiti Friulane
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Qualche settimana fa ho avuto modo di tornare a visitare una zona d’Italia di cui vi avevo già parlato in passato: mi riferisco a Maniago, in provincia di Pordenone, e ai suoi dintorni. Un nome che forse ai più potrà non dire molto, ma che è in realtà ricca di cose da fare e da vedere. Colgo quindi l’occasione per ampliare ciò che vi avevo raccontato e proporvi un itinerario in Friuli da replicare in un weekend: cosa vedere e cosa fare nel Parco delle Dolomiti Friulane in tre giorni.

Cosa vedere Dolomiti Friulane

Dolomiti Friulane: cosa vedere in un weekend

Giorno 1: Maniago e Poffabro

La base per questo weekend friulano sarà Maniago, città delle coltellerie di cui vi avevo già parlato in questo articolo. Si trova in posizione centrale rispetto alle località da visitare, perciò vi consiglio di cercare una camera qui e spostarvi poi in giornata. 

Per ambientarvi ed iniziare a conoscere il territorio, iniziate col visitare il Museo dell’Arte Fabbrile e delle Coltellerie: rimarrete sorpresi da quanta storia si può celare dietro una “semplice” lama. Sapevate ad esempio che le spade utilizzate in Braveheart vengono proprio da qui?

Per ammirare Maniago dall’alto vi consiglio poi di raggiungere il suo castello, in auto oppure a piedi con una camminata di qualche ora lungo l’anello del Monte Jouf e della Valpiccola. 

Poco distante da qui si trovano poi uno dei borghi più belli d’Italia, Poffabro, un piccolo presepe a cielo aperto che si riempie di decine di altri presepi durante il periodo natalizio, e la vicina Frisanco. Entrambi i borghi sono interessanti testimonianze dell’architettura tradizionale della Val Colvera.

Ecomuseo Lis Aganis

Dal 2004 l’Ecomuseo regionale delle Dolomiti friulane Lis Aganis si occupa attivamente di promuovere questo territorio attraverso numerose attività: percorsi didattici, mostre, eventi e molto altro.

Per saperne di più, scoprire i percorsi studiati tra Acqua, Sassi e Mestieri, avere altri spunti su cosa fare in zona e anche per imparare cosa sono “Lis Aganis”, vi consiglio di dare un’occhiata al loro sito.

Ecomuseo

Poffabro itinerario Friuli

Giorno 2: Val Tramontina

Per il secondo giorno ci spostiamo in Val Tramontina, iniziando così ad esplorare la natura della zona. L’attrazione principale da queste parti è senz’altro quella delle Pozze Smeraldine, diventate improvvisamente celebri qualche anno fa grazie a un articolo del Guardian. Le Pozze sono delle piscine naturali formate dal fiume Meduna, che grazie al fondale di roccia bianca e alla luce del sole diventano di uno splendido color smeraldo. In estate sono molto frequentate – a volte anche troppo, quindi tenetelo a mente se volete passare di qui ad agosto – e i più temerari possono azzardare anche un bagno nelle fredde, verdi acque.

Le Pozze Smeraldine si raggiungono percorrendo un breve sentiero da Tramonti di Sopra, troverete diversi cartelli che indicano il parcheggio e l’inizio della strada.

Dopo questa bella passeggiata naturalistica, potete esplorare i tre borghi principali della valle: Tramonti di Sopra, di Mezzo e di Sotto. Ma anche scattare qualche foto al lago di Redona e – se il livello dell’acqua è basso – cercare di avvistare i resti dei villaggi che furono sommersi per creare questo bacino artificiale.

Pozze Smeraldine

Giorno 3: Barcis + Vajont

Altro giorno, altra valle: puntiamo il lago di Barcis con i suoi splendidi colori e la vicina Strada Vecchia della Valcellina. Quella che era l’unica strada di collegamento con la pianura all’inizio del Novecento, oggi è un bel percorso ciclo-pedonale affacciata sulla Forra del Cellina. Si accede nel periodo estivo con un biglietto di 3€, chi lo desidera può aggiungere altri 3€ per percorrere il Ponte Tibetano che è stato realizzato proprio sopra il torrente. Nel prezzo è inclusa tutta l’attrezzatura – imbragatura e casco -, vi basterà rivolgervi al centro visite.

Dopo aver esplorato la Valcellina, tempo di rimettersi in viaggio fino ai confini con la provincia di Belluno. È proprio qui, al confine tra due Regioni, che si trova la valle del Vajont, un nome che purtroppo non ha bisogno di presentazioni. Da trevigiana, con parenti nel bellunese, mi era capitato più volte di vedere la diga dalla strada, ma dal 2007 è possibile percorrere a piedi il suo coronamento e la tappa finale del nostro tour è stata proprio questa. Non vi dirò che è una visita “facile”, perché è chiaro che si prova un senso di angoscia molto forte nel camminare sul filo di un’opera così maestosa e così tragica. Nel sentirne raccontare nuovamente la storia, nel confrontare il livello del terreno dall’una e dall’altra parte della diga, rendendosi presto conto che quello è il volume – enorme – della frana. È qualcosa di incredibilmente pesante dal punto di vista emotivo, ma credo anche sia una di quelle visite doverose, una volta nella vita, per non dimenticare mai quanto tante piccole scelte sbagliate fatte da persone assolutamente comuni possano condurre a un disastro.

A questo link trovate le informazioni per prenotare una visita al camminamento del Vajont.

Per non chiudere questo itinerario in Friuli con l’animo troppo pesante, prima di ripartire vi consiglio però una visita al “Bosco Vecchio”. Si può raggiungere con una visita guidata più lunga (ma al momento le prenotazioni non sono disponibili), oppure in autonomia partendo dal parcheggio degli autobus. In questa zona boschiva, che prima del 1963 si trovava centinaia di metri più in alto, una parte degli alberi franati ha resistito, contro ogni pronostico, riadattandosi. Alberi piegati ma non del tutto spezzati, dove i rami si sono trasformati in nuovi tronchi sporgendosi verso il cielo per sopravvivere. Un ultimo messaggio di speranza, di cui si ha sempre bisogno.

Bosco Vecchio Vajont

Dove e cosa mangiare

L’occasione per tornare a Maniago e nelle Dolomiti Friulane è stata un’iniziativa di promozione della Pitina IGP, perciò non posso che partire da lei. La Pitina è un salume di carne ovina o di selvaggina, molto speziato, con una caratteristica forma a polpetta ricoperta da farina di mais. È tipica proprio di queste zone e i suoi produttori si stanno impegnando per promuoverne la tradizione, creando tra le altre cose il club di prodotto “Pitina&Friends”.

Altre ricette tradizionali che non possono mancare da queste parti sono il classico frico, a base di formaggio, patate e cipolla, i cjarsons simili a ravioli, spesso con ripieni molto particolari per l’abbinamento dolce/salato, o ancora orzotti, risotti, piatti di carne e molto altro.

Questi sono alcuni ristoranti che abbiamo avuto modo di testare (anche troppo!) e che vi consiglio:

  • Trattoria alla Casasola: a due passi dal centro di Maniago, un ambiente elegante ma senza rinunciare a quel calore accogliente delle trattorie tradizionali. A proposito di promozione della Pitina, non perdetevi la “Mesta alla Casasola”, un antipasto ricchissimo (e buonissimo) che ha guadagnato al ristorante il premio Mattia Trivelli.
  • Palazzo d’Attimis: sempre a Maniago, impossibile non citare l’Antica Taverna di Palazzo d’Attimis, la splendida residenza nobiliare che domina Piazza Italia. Oggi all’interno si trovano appunto un ristorante – com’è ovvio, molto elegante – e alcune camere.
  • Trattoria Ai Cacciatori: poco distante da Maniago, e precisamente a Cavasso Nuovo, si trova questa trattoria molto più rustica che puntualmente finisce sulle guide gastronomiche. Gli ingredienti: prodotti a chilometro zero, ricette tradizionali ma con abbinamenti inconsueti, e sicuramente tanta passione dei titolari.
  • Trattoria La Pignata: altro indirizzo da segnare, questa volta tra i vicoli di Poffabro. Non perdetevi lo splendido panorama dalla terrazza esterna.
  • Trattoria Julia: infine un’ultima trattoria a due passi dalla diga del Vajont, ottima tappa per visitare anche i borghi di Erto e Casso – toccati ma per fortuna non distrutti dalla tragedia. Si trova proprio accanto al laboratorio di Mauro Corona.

Dove mangiare Maniago

Dove dormire a Maniago

Come base per questo itinerario tra le Dolomiti Friulane vi consiglio di dormire a Maniago, ad esempio all’Eurohotel Palace, a due passi da Piazza Italia e con camere spaziose.

Itinerario in Friuli: un weekend nelle Dolomiti Friulane
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Autunno a Padova: Van Gogh e i quartieri della street art, cosa vedere in un weekend

Dalle visite virtuali nei musei agli albi da colorare, fino ai corsi di pittura negli ospedali, si è parlato molto di arteterapia in questo 2020. Anche in Italia, dove varie amministrazioni e aziende sanitarie hanno promosso questo approccio. Certo, praticarlo davanti alle tele di uno degli artisti più amati, in occasione di una delle grandi mostre d’autunno, è un’altra cosa. Dal 10 ottobre all’11 aprile 2021 al Centro San Gaetano di Padova scatta Van Gogh. I colori della vita. E, per l’occasione, l’intero capoluogo veneto si veste di bellezza e di idee. Ecco cosa non perdere in un weekend.

Mostra di Van Gogh a Padova 2020

Ideata e curata da Marco Goldin, la mostra di Van Gogh a Padova prevede cinque sezioni, con 83 opere tra quadri e disegni – in arrivo da istituzioni prestigiose, tra cui il Kröller-Müller Museum di Otterlo e il Van Gogh Museum di Amsterdam – che seguono tutto il percorso artistico del maestro. Ecco i celebri paesaggi provenzali, i campi di grano pieni di sole, icone assolute come l’Autoritratto con cappello di feltro grigio e Il seminatore, Il postino Roulin e L’Arlesiana.

Vincent Van Gogh, Frutteto in fiore (1888), ispirato alle stampe di Hiroshige ed esposto a Padova dal 10 ottobre per la mostra Van Gogh. I colori della vita.
Vincent Van Gogh, Frutteto in fiore (1888), ispirato alle stampe di Hiroshige ed esposto a Padova dal 10 ottobre per la mostra Van Gogh. I colori della vita.

La mostra di Padova, ha spiegato Goldin, segue l’intimo rapporto di Van Gogh con il colore, ma anche il tema dell’artista “come eroe”, colui cioè che “ha un compito” e “sacrifica tutto a una missione da compiere”. Una rassegna-racconto, che passa anche dall’epistolario del pittore e da un percorso in 15 opere tra chi ispirò Van Gogh, come Georges Seurat, Jean-Françoise Millet, Paul Signac, Camille Pissarro, Paul Gauguin e il giapponese Hiroshige, e chi invece ne subì poi il fascino e l’ispirazione, come Francis Bacon.

Vincent van Gogh, Autoritratto con cappello di feltro grigio, 1887, olio su tela, cm 44,5 x 37.2. Van Gogh Museum (Vincent van Gogh Foundation), Amsterdam
Vincent van Gogh, Autoritratto con cappello di feltro grigio, 1887, olio su tela (Vincent van Gogh Foundation)

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L’Urbs Picta e la Cappella degli Scrovegni

A Padova l’avventura del colore si vive nei toni infuocati dell’autunno all’Orto Botanico. Il giardino universitario più antico del mondo, creato nel 1545 e oggi patrimonio Unesco, ha riaperto a fine maggio con un bel programma di visite a tema (si consiglia di prenotare l’ultimo turno, al tramonto).

Il grande passato della città si scopre seguendo il percorso Padova Urbs Picta, candidato proprio quest’anno nel suo insieme a diventare un nuovo patrimonio Unesco: lo spettacolo della pittura medioevale che tocca, tra gli altri il Palazzo della Ragione, il battistero della cattedrale (con gli affreschi di Giusto de’ Menabuoi appena splendidamente restaurati), la basilica e il convento di sant’Antonio, fino al trionfo della giottesca Cappella degli Scrovegni.

un dettaglio della Cappella degli Scrovegni, tappa imperdibile di un weekend a Padova (ph. istock)
un dettaglio della Cappella degli Scrovegni, tappa imperdibile di un weekend a Padova (ph. istock)

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Padova e la street art: itinerario per un weekend creativo

Anche il presente della città è a tinte vivaci. Nel 2019 Padova ha visto la prima edizione della Biennale Street Art e oggi è una capitale di questa forma d’espressione contemporanea. Graffiti e murales riqualificano le periferie e accendono gli scorci più belli del centro, con opere di writer come Tony Gallo, Kenny Random e molti altri (se ne trova una mappa su biennalestreetart.com). Anch’essi sono pittori eroi: quest’anno hanno messo all’asta le loro opere per aiutare la sanità. E celebrato medici e infermieri con un’enorme Wonder Woman con stetoscopio, decorata da Alessio B sull’ospedale cittadino.

Sotto i portici, nei vicoli, immagini romantiche e animaletti strappano sorrisi. Da Piazza della Frutta si imbocca via d’Abano, si svolta in via Santa Lucia e si scopre una ragazza col cuore di farfalle, un uomo col cilindro, un gallo.

Il murale Dritto al cuore, di Tony Gallo (2017), in via Savonarola.
Il murale Dritto al cuore, di Tony Gallo (2017), in via Savonarola, a Padova (ph. Luma Video)

In via Sauro si può portare via una delle poesie scritte a mano appese sotto le arcate, poi si taglia Piazza dei Signori fino a scovare l’effigie di una coppia di innamorati all’angolo di via Manin.

Da via dei Soncin, nel silenzio delle piazzette dell’antico ghetto, si sbuca nella frizzante via Roma che, tra farfalle e ritratti di bambini, accompagna a Prato della Valle. Tra le piazze monumentali più grandi d’Europa, questa ellisse verde è un’antica cittadella d’acqua, prati, statue. L’ultimo quadro nella luce di un pomeriggio d’autunno.

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Informazioni pratiche per visitare la mostra di Van Gogh a Padova

Il Centro San Gaetano è nell’ex tribunale. Per la mostra su Van Gogh a Padova meglio prenotare; la sicurezza è garantita da termoscanner, percorso unico e contingentato, impianto di ricambio dell’aria. Indirizzo: via Altinate 71,  Tel. 049.82.04.857 (call center mostra Van Gogh: tel. 0422.42.99.99), Web: altinatesangaetano.it

Per i biglietti: biglietto.lineadombra.it

Prezzi: ingresso 17 €; con guida 24; bambini fino a 5 anni gratis.

Dove dormire nel weekend a Padova per Van Gogh

BELLUDI 37. Piccolo boutique hotel in un palazzo storico vicino a Prato della Valle. Camere 107 e 218 con vista sulla basilica di Sant’Antonio. Web: collezionebelludi.it 

SCROVEGNI ROOM & BREAKFAST. Soffitti affrescati, travi e pavimenti in legno per camere moderne in centro. Rilassante il piccolo giardino. Web: bebscrovegni.it

ERÏK LANGER SUITES & APARTMENTS. Sparsi in centro, suite, mono e bilocali di design da due a sei persone. Chiedere la terrazza e l’affaccio sul caffè Pedrocchi. Web: eriklanger.it

Una stanza dell'Hotel Belludi a Padova
Una stanza dell’Hotel Belludi 37 a Padova

Dove mangiare nel weekend a Padova: ristoranti e locali per l’aperitivo

A BANDA DEL BUSO. Giovane osteria con ampio menu locale. Aperitivi e degustazioni di vini e grappe. Ordinare gli spunciotti, tipici stuzzichini, e la gallina imbriaga, marinata al vino. Web: abandadelbuso.it

OSTERIA SUCABARUCA. In una villetta liberty, menu di terra e mare. Chiedere i tavoli in giardino; provare il baccalà mantecato. Web: osteriasucabaruca.it

RADICI TERRA E GUSTO. Ricerca e attenzione a stagioni e territorio. Risotto de sepa con seppia, pomodoro, origano e basilico. Web: radicirestaurant.it 

FUEL RISTORANTE. Cucina gourmet di carne e pesce, ampia lista di vini. Dehors su Prato della Valle. Web: fuelristorante.com

Ristorante Radici Terra e Gusto om
Uno dei piatti del Ristorante Radici Terra e Gusto, a Padova

Info utili per il weekend a Padova

L’Ufficio turismo di Padova è in Galleria Cappellato Pedrocchi 1. Info: turismopadova.it.

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Lisbona, Capitale verde europea 2020: cosa vedere in un weekend

La Lisbona degli azulejos, dei pasteis de nata, dei vecchi tram, riparte. Amatissima dagli italiani, più desiderata che mai dal pubblico internazionale: secondo gli osservatori del mercato residenziale dell’agenzia Knight Frank, la capitale portoghese è, con Londra, il luogo dove, chi può, cercherà la sua casa da sogno per l’era post Covid-19.

Lisbona è la Capitale verde europea del 2020

La città sul Tago, dalle tante vite – medioevale, liberty, ebraica o africana, letteraria o coloniale – piace per quello che è stata e per quello che è, ma forse anche, e sempre di più, per quello che vuole diventare: la Lisbona green e smart, che guarda all’Atlantico e porta la cultura nelle periferie postindustriali. Un processo, partito anni fa, che ora ritrova slancio.

È lei del resto la Capitale verde europea 2020 eletta dalla Commissione europea. La città che ha dimezzato le emissioni di Co2, ridotto il consumo d’acqua ed energia, trasformato vecchi opifici in centri culturali, e si è impegnata a sviluppare ed estendere i parchi pubblici. Può iniziare da qui un tour urbano alternativo che eviti il già visto. Buono per chi torna e anche per chi Lisbona ha deciso di scoprirla ora. A piedi e senza guide.

Gli iconici tram, nelle strade di Lisbona (ph. istock)
Gli iconici tram, nelle strade di Lisbona (ph. istock)

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I giardini di Lisbona e le fabbriche della cultura

Il giardino Garcia de Orta si trova al Parque das Nações, quartiere della riva nordorientale, ed è un omaggio ai grandi navigatori lusitani, con scampoli dei paesaggi e ambienti naturali incontrati nei loro viaggi. Tra angoli nascosti e arte contemporanea, ospita sempre eventi e manifestazioni e ultimamente, in zona, ristoranti e locali.

Da non perdere, nell’ala est del rinnovato Terreiro do Paço, il Lisboa Story Centre, spazio innovativo dedicato alla storia della capitale, progettato come esperienza interattiva per i visitatori.

Merita una visita, appena sarà possibile (i lavori sono in corso, l’apertura non prima di fine 2020), anche l’HCB, l’Hub Criativo Beato, la più ambiziosa opera di rigenerazione urbana mai lanciata in Portogallo. Un ex complesso militare, 40 mila metri quadri e una quindicina di edifici, che andrà a ospitare startup, coworking e coliving, cinema, gallerie e negozi, un’accademia per lo sport e aree street food.

Lx Factory, 23 mila metri quadri nel quartiere di Alcântara, dedicati ad arte e cultura (ph. istock)
Lx Factory, 23 mila metri quadri nel quartiere di Alcântara, dedicati ad arte e cultura (ph. istock)

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Lx Factory è invece uno spazio di 23 mila metri quadri nel quartiere di Alcântara, ex porto sul Tago: da metà Ottocento ha ospitato fabbriche e società manufatturiere; oggi è un polo creativo, animato da eventi di moda, arte, architettura, uno spazio comune dove ascoltare musica o mangiare qualcosa in uno dei numerosi ristoranti.

A poco più di mezz’ora di passeggiata, ecco il Jardim das Amoreiras, a Mãe d’Água, il quartiere settentrionale dell’industria della seta. I suoi 331 gelsi furono piantati nel 1759 per l’allevamento dei bachi. Oggi il giardino, restaurato, comprende un laghetto e un parco giochi ed è poco conosciuto dai turisti.

In piena Alfama, l’ex fabbrica di ceramiche Viúva Lamego è invece il nuovo showroom di A Vida Portuguesa, il negozio più bello del Paese: 500 metri quadri per più di seimila prodotti tipici lusitani.

 i volumi spettacolari del Maat, il Museo di arte, architettura e tecnologia di Lisbona.
I volumi spettacolari del Maat, il Museo di arte, architettura e tecnologia di Lisbona (ph. Gettyimages)

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Al tramonto la nuova Lisbona pulsa a sud, quasi sull’oceano, intorno al Maat, Museo di arte, architettura e tecnologia ricavato da una splendida centrale elettrica d’epoca. Il suo rivestimento, in ceramiche calçada, riflette la luce che cambia e le increspature del Tago. Il Maat è nato nel 2016, dal 2019 ha una direttrice italiana, Beatrice Leanza, e una nuova ala d’ingresso, pensata come agorà per il dialogo e la multimedialità.

Non lontano, l’ultima pausa verde: ha riaperto a gennaio, dopo una lunga ristrutturazione, il Giardino botanico tropicale, con specie esotiche da tutto il mondo.

Le meraviglie del Giardino botanico tropicale.
Le meraviglie del Giardino botanico tropicale (ph. Jardim Botânico Tropical, University of Lisbon, Portugal. Foto César Garcia, University of Lisbon)

Il mare di Lisbona: le spiagge di Sintra e Cascais

È ancora stagione per un bagno. A Cascais, bella cittadina di mare a 40 minuti di treno da Lisbona, il Comune ha preparato 18 parchi che funzionino, fino a fine settembre, come piccole spiagge urbane. Il progetto Make the beach in the park prevede aree con irrigatori d’acqua che consentano ai cittadini di godersi la natura circostante.

Per chi vuole le spiagge vere e proprie, i 145 chilometri quadrati del Parque Natural de Sintra e Cascais ne regalano un paio da sogno: Praia da Adraga, bella e fotogenica, è incastonata tra falesie ricamate dal mare; Praia da Ursa, dominata da enormi formazioni rocciose, è accessibile solo da un sentiero scosceso. Mete ideali dove restarsene davvero da soli, di fronte alla potenza dell’oceano.

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Selvaggio Magredi: weekend alla scoperta della steppa vicino a Pordenone

Terra, sassi, licheni. E un grande silenzio. Ecco i Magredi. Un paesaggio sorprendente. Dove domina la pietra, ma l’acqua sgorga all’improvviso. Essenziale, ma ricco di biodiversità, vini generosi e borghi colorati.

Magredi, la steppa vicino a Pordenone

Tutto inizia dove i fiumi Meduna e Cellina si incontrano e fluiscono sottoterra a nordest di Pordenone, lasciando un greto di sassi bianchi. I Magredi, appunto.

Divisi tra i comuni di Cordenons, Maniago, San Quirino e Vivaro, questi oltre diecimila ettari di piano – qui li chiamano anche patus, prati stabili – sono dal 2013 Zona di protezione speciale. Oggi li tutela anche il progetto Life Magredi grasslands, tra i finalisti del premio Natura 2000 della Commissione Ue.

D’inverno ricordano i piani del Caucaso, d’estate la savana. Aridi, ma pieni di vita. Nei loro cieli si avvistano l’aquila reale, la poiana, il nibbio. Più in basso volteggiano allodole e gruccioni. E tra i sassi nidifica il raro e timido occhione, simbolo di queste terre.

Il raro occhione, simbolo del Magredi (Ph. Sergio Vaccher om)
Il raro occhione, simbolo del Magredi (Ph. Sergio Vaccher om)

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Magredi: girare la steppa in bici, a piedi o a cavallo

Binocolo al collo, si esplora la zona su facili anelli ciclabili come il Magredi Sud, che da Cordenons, in 42 chilometri, tocca Domanins, Rauscedo e Vivaro; per provarlo c’è il team di The.mtb.biker.

Stefano Fabian, funzionario della Regione e coordinatore di Life Magredi, consiglia invece un giro da fare a piedi o a cavallo: “Sono otto ore di cammino. Dal biotopo naturale regionale dei Magredi di San Quirino, attraverso la zona di speciale conservazione Magredi del Cellina, fino alla torretta d’osservazione di San Foca. Si attraversa il ponte sul torrente Cellina verso Dandolo e si raggiunge l’area dove stiamo ripristinando le praterie magre”. Intorno scorrono i vari habitat dei Magredi: il greto di sassi incrostati di licheni, muschio, erbe pioniere. Il “magredo primitivo”, dalla vegetazione rada e testarda. E l’“evoluto”: una prateria di fiori colorati ed erbe aromatiche.

Il paesaggio dei Magredi, a nordest di Pordenone.
Il paesaggio dei Magredi, steppa a nordest di Pordenone (ph. Gettyimages)

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Cosa vedere vicino al Magredi: i borghi più belli

Come si vive qui? Vivaro, l’antica Vivarium amata dai Romani per la caccia a cavallo, è un borgo costruito coi sassi dei torrenti. Vi nascono formaggi robusti come il formai dal Cit. Si offrono tour a cavallo, come al podere Gelindo dei Magredi della famiglia Trevisanutto.

Si incontrano meraviglie: in frazione Basaldella, Villa Cigolotti, tenuta veneziana del Settecento; a Polcenigo, vicino alle sorgenti carsiche del Gorgazzo e a quelle ampie del Livenza, la pianura si fa terra d’acqua. E di cuochi: è l’unico borgo a vantare un museo dell’arte cucinaria.

Gli affreschi sulla facciata del castello di Spilimbergo (ph. istock)
Gli affreschi sulla facciata del castello di Spilimbergo (ph. istock)

Ancora a est, Valvasone è dominato da un castello e sparsa di affreschi tardogotici. Vigne e campagne scortano fino a Casarsa della Delizia, dove il Centro studi Pier Paolo Pasolini ricorda il letterato e regista cresciuto in questi luoghi.

Poche decine di chilometri a nord, i prati lasciano il fondovalle e iniziano a salire. Qui, come intagliato nella pietra della Val Colvera, Poffabro, frazione di Frisacco, tra i Borghi più belli d’Italia, è celebre per i presepi e i ballatoi di legno. Ed ecco Spilimbergo, antica città di scambi e commerci, cosmopolita, ricca di osterie e giardini. Qui la celebre scuola del mosaico trasmette la tecnica romana e bizantina che utilizzava i claps, sassi colorati del Tagliamento. Insegnando come, anche dalla pietra più inerte, può nascere la bellezza.

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Estate a Policoro: le spiagge più belle, il golf e i borghi da scoprire

Non è il solito mare. Lo scrittore britannico Norman Douglas se n’era accorto già nel 1915, quando passò dal Bosco Pantano di Policoro per il suo Grand Tour: è un luogo unico questo groviglio verde nel tratto di costa che si estende per 35 chilometri tra i confini di Puglia e Calabria. “Una palude tropicale”, la chiamò poi Douglas nel suo Old Calabria, dove “si può anche immaginare di essere in qualche primitiva regione del globo terrestre, dove mai piede umano è penetrato”.

Il Bosco Pantano di Policoro

Oggi riserva regionale orientata, il bosco è la perla di un tratto di Ionio appena nobilitato da quattro Bandiere blu. Ed è ancora un luogo a sé, nel meridione. Un mix di vegetazione fitta e aree paludose intricate. Una reliquia della foresta di latifoglie che, fino alla riforma agraria, ricopriva gran parte della costa.

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“Un piccolo scrigno di biodiversità”, spiega Antonio Colucci, responsabile dell’oasi Wwf. “Ma anche un riferimento per lo studio e la protezione di varie specie animali”. Fra queste, le tartarughe marine, che ogni anno depongono sugli arenili. Si vedono anche lontre e perfino la foca monaca, mentre tra salici, frassini e ontani neri vivono istrici, volpi, una coppia di lupi con un cucciolo e oltre 150 specie di uccelli.

La Riserva naturale del Bosco Pantano di Policoro (ph. Dionisio Iemma)

L’oasi ospita campi di volontariato per famiglie, in cui si affiancano i ricercatori nei centri di recupero per animali selvatici o nelle spedizioni davanti al litorale. Sono ben cinque i fiumi che sfociano sulla costa della Basilicata. Ognuno crea un ecosistema umido dove si fermano fenicotteri, gru e cicogne.

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Policoro, le spiagge più belle

Il rapporto con il mare ha radici profonde a Policoro, dove nell’VIII secolo a.C. approdarono i coloni greci per costellarne il territorio di templi, agorà e ricche necropoli. Oggi il riferimento dei navigatori è il circolo velico Lucano, base anche per windsurf, canoa e sci nautico, che promuove crociere per disabili.

Chi arriva con la propria barca può raggiungere il lussuoso Marinagri Hotel & Spa via acqua, grazie a una rete di canali e a un porticciolo. Sapore di Ionio, e di viaggi, anche nei menu del ristorante Essenza, che mescola tradizione ed escursioni esotiche.

E per incontrarlo di persona, il mare, c’è il lido di Policoro, lunga distesa di sabbia fine e dorata che alterna stabilimenti balneari ad ampi tratti di litorale libero tra le foci dell’Agri e del Sinni. Le spiagge qui sono sabbiose, dai bassi fondali, bordate a tratti da dune e macchia mediterranea.

policoro-spiaggia di sabbia
A Policoro si trovano spiagge di sabbia bianca (Dionisio Iemma)

Fra le più belle, a sud di Policoro, Nova Siri, Bandiera blu 2020, al confine con la Calabria. A nord, ancora Bandiere blu: il lido di Scanzano Jonico, con la spiaggia Terzo Cavone, dalla sabbia finissima; Infine, il lido di Metaponto, ampio e ben attrezzato per le famiglie. Marina di Pisticci, con il Porto degli Argonauti, collegato all’omonimo resort: il primo marina turistico lucano inaugurato nel 2009.

spiaggia di marina di Pisticci
La spiaggia della Marina di Pisticci (ph. Dionisio Iemma)

Progettato come un borgo, con villette attorno una piccola piazza, il Porto degli Argonauti è immerso nella natura. Qui lo spazio non manca: c’è una lussureggiante pineta di settanta ettari, la spiaggia con ampio spazio tra gli ombrelloni (tra i 24 e 44 metri ciascuno), una strepitosa piscina di 6mila metri quadrati. E per una cena romantica a pelo d’acqua, ci sono i due bei ristoranti all’aperto con affaccio sulla darsena. Non manca poi il Circolo Vela che propone corsi di vela deriva e altura, competizioni veliche e che offre la possibilità di conseguire la patente nautica.

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Il Porto degli Argonauti, marino resort di lusso

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Cosa fare in vacanza a Policoro: golf, musei e visite in cantina

Si può anche decidere quest’estate, nelle settimane di punta, di guardare il mare un po’ più da lontano. Welcome Lucania propone tour nell’entroterra sempre interessanti. Alle Cantine Battifarano di Nova Siri, per visite in vigna e degustazioni.

Al Museo archeologico nazionale della Siritide, a Policoro, o a quello di Metaponto, ricchi di reperti provenienti dalle colonie greche di Siris-Herakleia e Metapontum, dove nel 495 a.C. morì Pitagora.

sito archeologico di Metaponto
Il sito archeologico di Metaponto (ph. Dionisio Iemma).

A pochi minuti dalle spiagge ci sono anche le mete per sportivi, come il Golf Club Metaponto, con 18 buche fra uliveti e agrumeti.

Mete per buongustai, come La Barchetta, trattoria del pesce lucano. Perfino mete per cinefili: un aperitivo con cocktail d’autore e buona musica al Concept – Lunatic Bistrot di Bernalda, borgo a 15 chilometri dal mare reso celebre dalle nozze di Sofia Coppola, regista e figlia di Francis Ford, con Thomas Mars, nel 2011. Da favola la sede della cerimonia: Palazzo Margherita, trasformato dal padre, di origini lucane, in un cinque stelle frequentato da star del cinema. Fra i vicoli lastricati del paese, ecco le dimore di charme di Borgo San Gaetano, ricavate da un vecchio frantoio.

Il borgo di Bernalda
Il borgo di Bernalda (ph. Dionisio Iemma)

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Cosa vedere e dove dormire a Pisticci e dintorni

Lucania che si reinventa in chiave chic. Come nel boutique hotel Torre Fiore, in una masseria del Cinquecento della vicina Pisticci. Qui ci si ferma per il Museo Essenza Lucano, fra gli aromi dell’amaro più noto della regione.

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Uno scorcio sui tetti di Pisticci, alle porte dei Calanchi Lucani (Dionisio Iemma)

Ma anche perché il paese, con le sue casedde bianche a schiera, è una delle porte ai Calanchi Lucani, formazioni sinuose create dal tempo e dalle intemperie nel terreno argilloso. Paesaggi lunari, levigati, minerali. Eppure anche da qui si sente il mare.

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Lago di Como: long weekend a Lezzeno fra tour in bici, relax con vista e buona cucina

A Lezzeno in sella a una bici, tra le salite e le discese del Triangolo lariano del lago di Como. Alla scoperta del terzo dei laghi italiani per estensione, lungo i suoi 170 chilometri di coste, in un’infilata di nuovi scorci a ogni curva. Partendo da un piccolo centro dove quiete e relax sono assicurati. Un’idea weekend che unisce turismo di prossimità, sport, riposo e buoni sapori, lontano dalla folla ma a un passo dai luoghi imperdibili del Lario.

Weekend nel Triangolo Lariano: Lezzeno

Il punto di partenza e di arrivo ideale per questo weekend lariano è Lezzeno, Léscen in dialetto comasco: una striscia sottile di costa che si estende per oltre sette chilometri lungo la sponda orientale del lago. È a pochi chilometri dalla rinomata Bellagio, dal capoluogo Como, da Nesso famoso per il suo spettacolare orrido.

Quel che di più prezioso Lezzeno ha da offrire è proprio la pace e la calma di trovarsi esattamente nel mezzo: poco al di qua e poco al di là dei grandi e più famosi centri turistici del territorio, ma con la stessa vista sul lago e sulle montagne. E la stessa colonna sonora: lo sciabordio lento e tranquillo delle onde che risuona ancora più limpido nel silenzio delle giornate più tranquille.

In più il piccolo centro lariano consente di raggiungere in auto, o più agilmente in battello, tutti i luoghi simbolo del Lario. Per scoprirli, visitarli e quindi tornare la sera a godere della sua quiete. Magari prima del tramonto, per un aperitivo o una cena in terrazza, con lo spettacolo delle luci che accendono la riva est del ramo occidentale del lago lombardo.

Panorama dal belvedere del Monte Nuvolone su Bellagio e sulla riva orientale del lago di Como.

In bici sul Lago di Como: itinerario da Lezzeno alla vetta di San Primo

Da Lezzeno, in sella a una mountain bike o a una e-MTB (a pedalata assistita, per i meno allenati), in direzione Nesso inizia l’itinerario che porta alla vetta di San Primo. Il consiglio è di partire senza pedalata assistita (con il selettore in posizione off), sfruttando la leggera pendenza per risparmiare batteria in vista della salita (impegnativa) fino alla cima. Dopo una prima parte di percorso su asfalto, si arriva a Zelbio, Gelbi in dialetto comasco, un piccolo comune di 200 abitanti a 800 metri di altitudine. Qui si può fare tappa al Ristorante Bar Sole, che ha un ingresso direttamente su strada e offre una vista panoramica sulle montagne e i boschi dalla grande vetrata della sala da pranzo. Ci si ferma per un caffè o una bibita prima di proseguire (o per una polenta uncia o un piatto di pasta fresca fatta in casa e selvaggina se si passa per l’ora del pranzo o della cena).

In bici al Pian del Tivano

Proseguendo, in una tirata unica e con il fiato un po’ corto, alleggerito però dalla pedalata assistita, si arriva a Pian del Tivano. Un pianoro carsico nel Triangolo Lariano che è già di per sé una bella meta per chi desideri trascorrere una giornata a contatto con la natura. Accessibile anche in auto, offre diversi ristoranti e bar, aziende agrituristiche, un campeggio per roulotte, prati verdi dove fare un barbecue, un picnic o semplicemente riposarsi al sole (e anche una pista di sci di fondo, per l’inverno).

La salita verso la vetta di San Primo

Itinerario in bici da Lezzeno a San Primo, con rientro in discesa da Bellagio. Il percorso ad anello è lungo circa 45 km, con 1450 metri di dislivello.
Itinerario in bici da Lezzeno a San Primo, con rientro in discesa da Bellagio. Il percorso ad anello è lungo circa 45 km, con 1450 metri di dislivello.

È qui, a circa 950 metri di altitudine, che inizia l’ultima parte del percorso per raggiungere la vetta di San Primo, che si snoda tra sentieri, pascoli e mulattiere, con alcuni passaggi più ripidi dove scegliere i rapporti più agili della mountain bile o selezionare un livelo di potenza maggiore alla pedalata assitita (ma occhio sempre al consumo della batteria).

L’itinerario si può percorrere anche a piedi: in due-tre ore circa di cammino (600 metri di dislivello), si arriva alla meta. Da lassù, si può godere di una delle viste più ampie su tutto il lago di Como: a nord la punta di Bellagio che si protende tra i due rami del lago, comasco e lecchese verso Colico e le Alpi; a sud le colline della Brianza, la pianura e poco oltre il profilo degli Appennini. E poi, le cime del lago e i tanti borghi sulle sue rive.

La discesa verso Bellagio

Con gli occhi pieni di bellezza, il rientro è, sì, tutto in discesa, ma non senza fatica: la via è ripida all’andata come al ritorno, richiede attenzione, soprattutto se si decide di tornare percorrendo il giro ad anello che passa dall’Alpe delle Ville e arriva, circa un’ora dopo, a Bellagio. La difficoltà è concentrata nel primo tratto di sterrato, dove non mancano diversi passaggi tecnici e rocce sporgenti che sbucano dal terreno.

In alternativa, si può rientrare lungo la stessa strada fatta all’andata, ripassare da Nesso e magari approfittarne per vedere lo spettacolo dell’orrido. Già citato da Leonardo da Vinci nel suo “Codice Atlantico”, è una ripida forra rocciosa che si è formata nei secoli. Si lascia guardare in tutta la sua bellezza da Piazza Castello o dal ponte medioevale della “Civera”, in riva al lago, raggiungibile da una gradinata con oltre 300 scalini.

Le acque della cascata che lo attraversano, formata dalla confluenza dei torrenti Tuf e Nosè, erano un tempo sfruttate per alimentare mulini, cartiere, magli, “folloni” per la battitura dei panni di lana e anche un filatoio ed un oleificio, e hanno procurato al piccolo paese di Nesso un notevole benessere economico.

Triangolo Lariano: le salite classiche

Tra le tante salite attorno al lago di Como, le due più leggendarie sono l’ascesa al santuario della Madonna del Ghisallo, dal 1949 la patrona universale dei ciclisti, e il mitico Muro di Sormano.

Al santuario si può arrivare da due versanti. Da nord, dalla strada che parte da Bellagio, lungo un tratto di salita impegnativo; oppure da sud, dalla strada che da Erba raggiunge Magreglio attraverso Canzo e Asso, che sale molto più dolcemente, presentando difficoltà significative (pendenza fino al 10%) solo nell’ultimo chilometro e mezzo. A fianco del santuario si possono visitare il Museo del ciclismo e il Monumento al ciclista, progettato e realizzato da Elio Ponti, scultore comasco di Ponzate.

Santuario della Madonna del Ghisallo protettrice dei ciclisti
Tra le salite più dure del lago di Como e più ambite da amatori e appassionati di tutto il mondo, quella che porta al Santuario della Madonna del Ghisallo, protettrice dei ciclisti.

Il muro di Sormano, la sfida dei ciclisti

Un’ascesa breve, ma dalle pendenze fortissime (1.7 chilometri con punte del 25%) è invece il Muro di Sormano, divenuta famosa nel 1960 quando il patron del Giro di Lombardia, il dirigente sportivo Vicenzo Torriani, la inserì come tappa nel percorso del Giro, dopo il tradizionale passaggio sul Ghisallo e prima dell’arrivo a Como, per renderlo ancora più selettivo.

Muro di Sormano in bicicletta salita micidiale_ph credit BikeIt! noleggio bici Bellagio
Il Muro di Sormano è considerata la pista ciclabile più dura del mondo: è una salita senza tregua, ogni metro di altitudine è segnalato sull’asfalto, insieme con le frasi e le dediche di alcuni grandi campioni del ciclismo.

Oggi la strada è chiusa al traffico a motore ed è percorsa solo da appassionati di ciclismo e amatori che arrivano da tutto il mondo per misurarsi con questa salita dalla pendenza micidiale. La strada del Muro inizia dal bivio lungo la provinciale che da Asso porta verso Pian del Tivano, alcune centinaia di metri dopo l’abitato di Sormano. E termina in località Colma di Sormano, a quota 1124 metri, dove inizia la discesa che porta a Nesso, a quota 275 metri.

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Weekend in bici nel Traingolo Lariano: noleggio e guide

Per scoprire il lago di Como in bicicletta un buon compagno di avventura è Bike it!, noleggio di Bellagio gestito da due giovani: Luca, lariano d’origine, e la moglie Casey, nata a Washington e trasferitasi in Italia per amore. Appassionati di bici e di itinerari vista lago, dopo aver mappato il territorio in sella alle loro bici, hanno deciso di unire lavoro e passione e di aprire la loro attività. Oltre al noleggio, effettuano anche la vendita di bici da corsa, mountain bike e biciclette elettriche a marchio Bianchi. Luca e Casey si offrono anche come guide per accompagnare singoli o gruppi di appassionati ciclisti. Chi invece desidera pedalare da solo, ma non conosce la zona, può sentirsi libero e sicuro con le tracce GPS caricate sul navigatore montato sulle bici.

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Weekend a Lezzeno: relax con vista

Un buen retiro per realizzare una vacanza tra sport e relax è l’Hotel Filario a Lezzeno, una delle novità più interessanti e notevoli del centro lago. Architettura moderna ispirata alle linee del razionalismo comasco, design mai invadente, eleganza sobria sia dentro che fuori. E un plus, solo 13 camere ampie e spaziose, tutte fronte lago, tutte con balcone o terrazza privata (a sfioro sull’acqua e con piscina idromassaggio esterna nelle due suite).

Hotel Filario Lezzeno lago di Como spiaggia privata
La spiaggia del Filario Hotel a Lezzeno, con cabana e sdraio riservati agli ospiti, beach bar e porticciolo privato.

Intima e riservata è anche la piccola spiaggia privata, dove, stesi sui lettini con baldacchini è un attimo sentirsi come al mare. L’hotel gestisce anche degli appartamenti in una struttura adiacente a quella principale dove è possibile trascorrere in autonomia il proprio soggiorno, godendo anche dei servizi alberghieri (cambio lenzuola, pulizia camere, servizio colazione) messi a disposizione dall’hotel: una buona alternativa per chi si muove con la propria famiglia.

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La pisicna a sfioro con vista sul lago di Como del Filario Hotel a Lezzeno.

Per chi cerca una soluzione più intima e familiare, sempre a Lezzeno il B&B Nest on the Lake offre un appartamento con cucina e soggiorno e tre camere ricavate in un’antica casa di pescatori degli inizi del 1800. Info: www.nestonthelake.it

Weekend a Lezzeno: i migliori ristoranti con vista sul lago

Per un pranzo light, ma gourmet, c’è la pizza del beach bar Yeast Side (a cui si arriva anche in barca, attraccando al porticciolo annesso dell’hotel). Mentre la cena diventa esperienza nel Ristorante Filo. A cominciare dalla vista sulla veranda, che spazia dalll’Isola Comacina (di proprietà dell’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano) a Punta del Balbianello (proprietà del FAI), ad alcune bellissime ville d’epoca, fra cui Villa Cassinella.

La vista del beach bar Yeast Side a Lezzeno
La vista del beach bar Yeast Side a Lezzeno

Fresche e ricercate, ma sempre rispettose delle materie prime e dei sapori originari, le proposte dello Chef Alessandro Parisi. Il menù a la cartè cambia periodicamente, ma sono da segnalare il gambero rosso del Mazara del Vallo e la mozzarella di bufala DOP e pomodori tra gli antipasti, le linguine di Gragnano alla puttanesca di baccalà tra i primi, ma anche piatti più legati alla tradizione reinterpretati in modo originale ma mai fine a sé stesso .

Chef Alessandro Parisi ristorante Filo a Lezzeno Hotel Filario Lago di Como
Napoletano di nascita, lo chef Alessandro Parisi del ristorante Filo a Lezzeno propone una cucina mediterranea, arricchita da un tocco di personale creatività.

Ai cultori dei dolci e, in particolare, del cioccolato fondente è dedicata la Mousse al cioccolato Valrhona, caramello e sale Maldon. Per chi avesse dubbi su cosa scegliere, il maître di sala Luigi saprà dare ottimi consigli anche sull’abbinamento del giusto vino (oltre che dell’olio). E per una sintesi completa dello stile dello chef, c’è il menù degustazione con quattro portate più l’entrée di benvenuto.

Dove mangiare a Lezzeno: la tradizione

Sempre a Lezzeno, poi, l’Osteria il Governo è un’istituzione dal 1801. Qui sono passati personaggi storici, tra cui Silvio Pellico e Odoardo Bonelli, il carbonaro sardo, e poeti come Giunio Bazzoni; sono nate idee e si è scritta un parte di storia. E in questo ristoro sul lario, immerso nel Bello, oggi si gustano piatti di cucina tradizionale Lombarda, dalla Valtellina fin giù al Parmense, con gustosi viaggi ed incursioni di rapina lungo tutta l’Italia. Pochi piatti, da gustare nel piccolo cortile vista lago o nelle sale all’interno.

Tra questi, antipasti all’insegna di salumi e formaggi, con i taglieri, detto Legno, nelle varianti Misto, di Valtellina, di Piacenza e Bergamo, o Gran Legno Misto per chi vuole assaggiare tutto. E poi primi di pasta fresca fatta in casa, secondi di carne e pesce di lago, dolci semplici, ma golosi, tra cui spicca la Torta di pane, cioccolato e mele. Info: www.osteriailgoverno.com

Dove mangiare nei dintorni di Lezzeno

Champagne RUINART LANGOSTERIA COMO Capesante Dripping
Capesante Dripping e Ruinart Blanc de Blancs magnum è tra le proposte del menù Luminous Pop di Langosteria Lago di Como.

Poco distante da Lezzeno, nel comune di Blevio, nella cornice dell’hotel Mandarin Oriental, la Langostria Lago di Como è una tappa di gusto imperdibile per una cena a base di pescato fresco di mare con splendida vista lago. Qui, ogni mercoledì fino al 13 settembre Food for Art è l’appuntamento culinario dedicato alle cuvée emblematiche della Maison Ruinart. Lo speciale menù della serata, chiamato Luminous Pop, è ispirato alla fantasia creativa, ai lavori colorati, “pop” e luminosi della giovane fotografa Elsa Leydier, vincitrice del Premio Maison Ruinart 2019. Ogni portata, dalle Capesante Dripping ai Cappellacci di melanzane e ricotta, crudo di scampi al lime e acqua di pomodoro, è stata creata dagli Chef di Langosteria con lo Chef di Mandarin Oriental, per abbinarsi perfettamente alle note eleganti e fresche delle Cuvée Ruinart Blanc de Blancs, R de Ruinart e Rosé e, anche visivamente, richiamare le nuances luminose degli Champagne. Info: www.langosteria.com

E per chi ama il pesce di lago, la specialità del Ristorante dell’hotel Villa Aurora a Lezzeno sono i ravioli fatti in casa con ripieno di pesce persico e salvia croccante, che fanno il paio con altri primi come il risotto con filetti di persico, i tagliolini freschi sempre a base di pesce di lago o i paccheri al ragù bianco serviti con pistacchio di Bronte e speck. Ogni sera e il sabato a pranzo, alla normale carta si aggiunge un’ampia scelta di pizze cotte nel tradizionale forno a legna. Info: www.hotelauroralezzeno.com

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Weekend in Val di Merse: on the road da Sovicille all’abbazia di San Galgano

In Toscana, ad appena una ventina di minuti d’auto da Siena, il tempo sembra rallentare. Paesaggi calmi, colline costellate da pievi, castelli, abbazie, torri e villaggi di origine medievale: è la Val di Merse, dove si trova anche la famosa abbazia di San Galgano.

Val di Merse, cosa vedere

Il piccolo centro di Sovicille è una buona base per esplorare questa terra dal carattere riservato e dai ritmi a misura d’uomo, incastonata tra le Colline Metallifere, le Crete Senesi e l’alta Maremma. Meritano una passeggiata le viuzze del nucleo storico, le case dai muri in pietra. Spicca il profilo arrotondato della settecentesca Villa Lechner, costruita sulla cinta muraria del castello, con una scalinata che scende ai giardini. I dintorni invitano a mettere gli scarponi o a inforcare la bici, e a girovagare nel verde, seguendo l’istinto (la Via Francigena passa poco lontano) o uno dei tanti percorsi ben indicati dai pannelli turistici.

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Nei dintorni di Sovicille in bicicletta

Girotondo a Sovicille è un itinerario rilassante, adatto anche alle famiglie, che si snoda su strade secondarie orlate da campi di girasoli, vigne, uliveti e muretti a secco. E la sorpresa è sempre dietro l’angolo. Non è un obbligo pedalare lungo tutti i suoi 29 chilometri, ma vale la pena di raggiungere almeno la pieve romanica di Ponte allo Spino, l’antica fortezza del Palazzaccio di Toiano, il castello di Poggiarello e poi deviare per Villa Cetinale, nel circuito Il parco più bello d’Italia: un labirinto di siepi geometriche, agrumeti, boschi sparsi di cappelle votive.

Villa Cetinale, in val di merse
Villa Cetinale si raggiunge in bici dal borgo di Sovicille (ph. Getty Images)

O, ancora, spingersi fino al borgo fortificato di Torri. Qui, in fondo a un viale di cipressi, basta oltrepassare l’antico arco di accesso per ritrovarsi nel Medioevo. Vicoli lastricati, piazzette, edifici in pietra, loggiati, il vecchio forno, il monastero millenario della Santissima Trinità e Santa Mustiola, con il chiostro a tre ordini sovrapposti di arcate, si visitano con calma.

I ciclisti più allenati si cimentano nel Grand Tour della Val di Merse, percorso permanente a tappe di oltre 177 chilometri che si sviluppa su strade secondarie e che abbraccia tutto il territorio fino a lambire Siena. Suggestivo il tratto che si tuffa nei boschi della Montagnola, zona d’origine della cinta senese: l’antica razza suina autoctona, vanto della gastronomia locale, è allevata allo stato brado proprio qui.

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San Galgano e la spada nella roccia

È un’emozione la salita in mezzo a una campagna lussureggiante fino a Monticiano, paesino medievale appollaiato su un colle, da dove si imbocca il sentiero panoramico ad anello che, in circa quattro chilometri, porta a piedi all’abbazia di San Galgano. Una passeggiata da mettere in programma nel tardo pomeriggio, quando, appena prima del tramonto, i raggi del sole accendono d’oro il paesaggio. Boschi di pini e castagni accompagnano il cammino che incontra il fiume Merse fino alla spettacolare costruzione in stile gotico cistercense tra i campi di grano. Priva di tetto (nel XVI secolo un abate vendette la copertura in bronzo), per soffitto ha le nuvole e le stelle.

Il vicino eremo di Montesiepi ospita, infissa in una roccia, la spada san Galgano avrebbe trasformato in croce in segno di rinuncia alla vita mondana.

All'abbazia di San Galgano si scopre la leggenda della spada nella roccia
All’abbazia di San Galgano si scopre la leggenda della spada nella roccia (ph. istock)

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Dove mangiare e dormire in Val di Merse e vicino a San Galgano

È facile, in zona, trovare agriturismi o alberghi diffusi dove una famiglia può trovare privacy e spazi protetti, ma anche piccole sorprese gastronomiche. A Chiusdino, al Meo Modo, una stella Michelin nel relais di charme Borgo Santo Pietro, le ricette seguono le stagioni e sono a base dei prodotti della fattoria biologica della tenuta.

Il ristorante Meo Mondo, in Val di Merse
Il ristorante Meo Mondo, in Val di Merse

Lo chef Giovanni Di Giorgio racconta in tavola “la meraviglia della natura incontaminata e ricca di storia della valle. La mia visione ‘dalla terra al piatto’ si traduce in sostenibilità, chilometro zero, nella riscoperta di ciò che offre l’ambiente circostante, comprese le erbe spontanee, quelle aromatiche e i fiori”.

Poggio alla Rocca val di merse
Poggio alla Rocca, albergo diffuso nel borgo di Monte Acuto, in Val di Merse

La notte trascorre sui colli a Poggio alla Rocca, albergo diffuso nel cuore di Monte Acuto, un borgo di circa 200 abitanti tra le riserve naturali del Farma e del Basso Merse. I loro boschi, basse colline e scorci rocciosi lungo il fiume si possono visitare all’indomani. Prima, nei cinque appartamenti sparsi nel verde, fra travi in legno e pavimenti in cotto, è il momento di contemplare il paesaggio toscano che scorre indisturbato fino a Montalcino e al Monte Amiata. Soli con la bellezza.

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